lunedì 20 maggio 2019

La manutenzione delle musicassette

Visto il timido ritorno di questo supporto fisico, sull'onda della perdurante elevata (troppo) attenzione al vintage hi-fi, può essere utile a qualcuno un breve riepilogo su come si trattano e si gestiscono le musicassette, magari trovate in qualche armadio dimenticato. Per un riascolto che può essere anche musicalmente interessante (vedi post precedente) o per recuperare documentazioni audio.

Come è fatta una musicassetta
Non è stato il primo tentativo di rendere più facile l'utilizzo del nastro magnetico. Nelle normali bobine (reel-to-reel) infatti inserire un nastro sul registratore e girarlo, se è a 4 tracce, è una operazione che richiede una discreta manualità ed un buon livello di attenzione, e anche un po' di tempo. La stessa attenzione è richiesta per trasportarlo, se cade o esce dalla scatola c'è il rischio che si srotoli, diventando inutilizzabile, e lo stesso vale per la sicurezza del contenuto, nessun blocco che possa evitare di registrare sopra un nastro già usato, perdendo magari un preziosissimo contenuto.
Quindi la Philips ha studiato, brevettato e prodotto una cassetta fatta così.

Da notare le 5 viti a crociera, che consentono (nelle cassette di qualità, come questa) di aprire il guscio di plastica ed accedere al nastro. Aprendola, la musicassetta si presenta così.


Questa in realtà è di capacità maggiore, la massima possibile, C120 ovvero 120 minuti (girando la cassetta). Nastro più sottile, più fragile e più soggetto a effetto copia e smagnetizzazione. Il formato migliore era il C60, ma quello quasi universalmente usato era il C90, che consentiva di registrare un LP per lato. Molti produttori come la Sony hanno però adottato gusci trasparenti, più comodi per individuare eventuali problemi, ecco la foto di una C60 con il primo strumento di manutenzione nell'era delle cassette: il cacciavite.


Apriamola e approfondiamo come è fatta.


In pratica è un "reel-to-reel" (da bobina a bobina) premontato, facilmente inseribile nel lettore/registratore, e per girare il nastro e ascoltare l'altro lato basta estrarre la cassetta e inserirla rivoltata, la bobina giusta sarà di nuovo sul lato cedente. Più tardi (con le piastre auto-reverse) anche questa operazione sarà automatizzata. Il nastro trasparente nella immagine è quello iniziale, dopo pochi secondi arriva quello magnetico vero. Tutto molto semplice e intuitivo.

Le frecce indicano dove avviene il trasferimento del contenuto audio. La freccia rossa indica l'apertura centrale, dove il nastro entra in contatto con la testina integrata di registrazione / lettura (primo punto debole del nuovo supporto) e si vede anche il pressore realizzato con un tampone di feltro su un supporto elastico, che deve garantire il contatto stabile tra la testina e il nastro (secondo punto debole). Le frecce blu indicano le altre due aperture per la testina di cancellazione. Sono due perché la cassetta deve funzionare anche rivoltata.

La protezione delle compact cassette
La protezione rispetto alla riscrittura accidentale di una cassetta già registrata era realizzata in modo molto semplice, meccanico: dovevano essere spezzate due linguette di plastica sul retro della cassetta (sono indicate dalle frecce nella immagine sotto, di una cassetta protetta), se non erano presenti un semplice sensore meccanico verificava che la cassetta era protetta e impediva la registrazione. E se invece volevamo riutilizzare la cassetta? Bastava coprire nuovamente il foro con un pezzo di scotch e tornava scrivibile.


La tecnica di registrazione e riproduzione
Il funzionamento effettivo è ovviamente più complesso, si può comprendere bene da questa immagine e dalla relativa legenda, tratta da un'esauriente descrizione tecnica contenuta nella Philps Technical Review del 1970. Per comodità di lettura commento inserisco in appendice i vari elementi del funzionamento. E'anche possibile per veri interessati scaricare il documento tecnico citato, di 16 pagine.


La limitazione delle due testine e il mitico Nakamichi 1000
Per le migliori prestazioni le testine di registrazione e di lettura dovrebbero essere separate, perchè devono avere carateristiche tecniche diverse. E' possibile utilizzare anche una testina unica integrata, ma è una soluzione di compromesso. Nella compact cassette, che non era nata per l'hi-fi, era prevista una testina integrata, per ragioni di costo e per ottenere le dimensioni più compatte possibili per la cassetta. Solo due aperture per le due testine indispensabili, di cancellazione e di lettura/scrittura.
Una terza (minuscola) apertura però c'era, per i 2 tenditori del nastro (indicata in rosso nell'immagine sotto).


Sfruttando con una acrobazia tecnologica questa apertura, nel 1973 Ted Nakamichi ha realizzato il primo registratore a cassette a 3 testine, il Nakamichi 1000. Nella figura seguente, tratta dal manuale tecnico sull'utilizzo delle 3 testine per questo modello, sono illustrate la diversa posizione della testina di cancellazione e la diversa struttura dei roller, per consentire alla testina di scrittura di magnetizzare il nastro utilizzando la terza apertura, e lasciando alla testina centrale la sola funzione di lettura. Il tutto continuando ad utilizzare e a condividere con altre piastre le cassette standard.


Ovviamente costava moltissimo, ma il prezzo era certamente giustificato, basta guardare il service manual di 117 pagine (!) disponibile per eventuali curiosi dal noto sito Hifi Engine. Negli anni successivi e fino ai primi anni '80 anche questa tecnologia è diventata però progressivamente accessibile e le ultime piastre top erano a 3 testine.

Perché era necessario aprire le cassette?
La meccanica delle cassette, super-economica e semplificata al massimo, era soggetta a problemi vari, di solito risolvibili con interventi sul nastro o sul guscio. I più comuni:
  1. nastro spezzato
  2. nastro rovinato 
  3. scorrimento del nastro bloccato
  4. scorrimento del nastro non regolare
Nastro spezzato o rovinato
Una tipologia di incidente spesso causato dall'ascolto su piastre difettose che "catturavano" il nastro avvolgendolo nel capstan. L'intervento consisteva, semplicemente, in una giunzione tra le due parti di nastro "buono" eliminando, nel secondo caso, la parte inascoltabile (e una porzione di musica, forzatamente). Un intervento simile a quello necessario per le pellicole cinematografiche.
Se il nastro era rientrato era ovviamente necessaria l'apertura della cassetta.


Se invece non era spezzato si poteva estrarre, tagliare via la parte danneggiata, e giuntarla di nuovo in due punti. La giunta si poteva e si può fare con un semplice nastro adesivo scotch sottile, da utilizzare ovviamente sul dorso del nastro (la parte lucida) e facendo un taglio diagonale per impattare il meno possibile sulla testina al momento del passaggio per contatto. Per avvolgere o svolgere il nastro durante queste operazioni lo strumento necessario era solo questo: una penna BIC.


Scorrimento bloccato
Come abbiamo visto nelle figure le due bobine non erano imperniate su sistemi di rotazione a basso attrito, bronzine o cuscinetti a sfera, ma semplicemente sul guscio della cassetta. In molti modelli era anche previsto un sottile foglio di materiale plastico a basso attrito per rendere più scorrevole il movimento. Non sempre perché in altri si curava semplicemente la parte interna della cassetta perché fosse il più possibile liscia e a basso attrito.
Se si bloccava o il trascinamento era difficoltoso e provocava variazioni di velocità o fluttuazioni ben udibili, le cause potevano essere due: nastro non ben avvolto, non allineato, come nella figura seguente, oppure guscio deformato o arcuato (anche per soli decimi di millimetro).
La diagnosi si effettuava semplicemente a mano usando la penna BIC illustrata prima. Nel primo caso il blocco o l'avanzamento "frenato" erano in alcuni punti, nel secondo, di solito, più esteso.


Nel primo caso la prima azione era molto semplice ma spesso efficace: avvolgere e riavvolgere più volte il nastro. Riposiziandosi e stendendosi in modo corretto il nastro, di solito il problema spariva.
Nel secondo caso l'unico intervento possibile e solitamente risolutivo era la sostituzione del guscio, una sorta di "trapianto" del nastro. Bisognava fare molta attenzione nell'estrarre e riposizionare nel nuovo guscio le due bobine. Senza farle cadere perché il nastro si sarebbe srotolato, richiedendo un lungo e delicato riavvolgimento a mano, ammesso che risultasse possibile.
Nel secondo caso era necessaria ovviamente una cassetta "donatrice" mai usata (ovvero "vergine", come la si chiamava) o comunque seminuova. Le cui bobine sarebbero state gettate per ospitare quelle, evidentemente preziose, da recuperare.


L'operazione richiedeva una particolare attenzione anche nel ripristinare lo scorrimento corretto del nastro, attorno ai roller e ai pin previsti (conveniva memorizzare , ora fotografare con l'iPhone, il percorso precedente). Importante anche riposizionare attentamente il tampone di feltro (che è solo appoggiato nel suo alloggiamento).
Con un poco di attenzione era però possibile ripristinare e riascoltare cassette che avevano avuto inconvenienti. Un altro elemento caratteristico, di tecnologia aperta, rispetto ai futuri supporti digitali.

Le cassette senza viti
Esistevano anche cassette più economiche con il guscio incollato, non apribili. Decisamente sconsigliabili per un uso hi-fi perché solitamente anche il nastro era di bassa qualità, ma potevano essere state utilizzate per registrare documenti audio di interesse, come le registrazioni di trasmissioni radio (la Rai queste registrazioni non le faceva) e quindi potrebbe essere necessario interventire per ripristinarle. Anche in questo caso un poco estremo è possibile. E' possibile aprire con un taglia balsa e con un cacciavite i due gusci separandoli (forzando l'incollatura) e poi recuperare semplicemente il nastro come visto prima, trasferendolo su un guscio nuovo. Al limite si potrebbe anche richiudere la stessa cassetta con lo scotch. Era uno standard molto tollerante.

In sintesi
Penso che siano stati coperti tutti i casi più comuni, se ce ne fossero altri ponete una domanda nei commenti.

Appendice: il funzionamento in maggior dettaglio
Tornando all'immagine esplicativa riportata sopra, possiamo individuare tutti i componenti necessari alla registrazione e all'ascolto con questo popolarissimo (e tuttora usato) supporto fisico.


I componenti che si possono vedere in figura (aguzzando la vista) sono:

  1. le due bobine (hubs)
  2. l'aggancio iniziale del nastro alla bobina (clamp)
  3. il rivestimento in materiale plastico per rendere più scorrevole la rotazione della bobina (lining)
  4. i rulli per il trascinamento del nastro (rollers)
  5. la testina di cancellazione (erase head)
  6. la testina di registrazione / riproduzione (record playback head)
  7. il rullo a pressione per tendere il nastro (pressure roller)
  8. il capstan, ovvero il mandrino rotante che, giustapponendosi al rullo (7) garantisce la frizione necessaria per trascinare il nastro a velocità costante
  9. lo schermo ad alta permeabilità necessario per la formazione del campo magnetico (high permeability screening)
  10. il pressore con feltro per mantenere pressato il nastro contro la testina durante il processo di magnetizzazione o lettura, con una forza tra 0,1 e 0,2N (felt pressure pad)
  11. i fori per consentire l'inserimento nella cassetta dei due perni di posizionamento (locating pins) necessari a mantenere il nastro correttamente in linea
  12. i fori posteriori e il sensore meccanico (un semplice dente angolato) per prevenire la scrittura accidentale di una cassetta già registrata (recording lock)
  13. due linguette per guidare e mantenere corretto lo scorrimento del nastro (support point for tape transport)
  14. guida nastro per il posizionamento esatto sulla testina R/P (tape guides)
  15. guida nastro per il posizionamento esatto sulla testina E (tape guides)
  16. vite per la regolazione dell'azimuth (screw for adjiusting azimuth)
Il funzionamento del registratore a cassette, ovviamente simile negli elementi essenziali a quello dei registratori a bobine, ma con diverse varianti legate al diverso supporto, possono essere approfondite in questo articolo del 1970 del bollettino tecnico Philips.






domenica 12 maggio 2019

Il ritorno delle musicassette

Ma davvero qualcuno pensa ad un ritorno delle amate/odiate compact cassette Philips? Visto che è tornato prepontemente il vinile, sulla scia della (ri)scoperta del suono analogico ora tocca a loro?
Se ne parla su un editoriale recente di TNT-Audio, citando la poduzione in aumento, ma è probabile che sia diretta ad alcuni paesi meno sviluppati, dove le cassette non sono mai state abbandonate, nel senso che sono ancora usati i lettori, sia a casa sia in auto. E i numeri sono comunque esigui.

Dal punto di vista tecnico non sarebbe un'eresia, ne scrivevo in un post sul blog diversi anni fa. Effettivamente con gli ultimi modelli prodotti di "piastre" a 3 testine il suono reggeva il confronto con il vinile e quindi, per chi volesse provare la vera o presunta superiorità del suono analogico, potrebbe essere un'alternativa. Ma nessuno l'ha proposta, nessun nuovo modello (mentre i produttori di giradischi stann arrivando al centinaio), produzione minima di cassette vergini, presenza sul web apparentemente nulla di siti di appassionati revivalisti.

Il motivo principale è che le cassette preregistrate sono sempre state di infima qualità sonora. A differenza del vinile non c'è quindi nessun tesoro da riscoprire e da far suonare. L'acquisto di una piastra vintage potrebbe servire quindi solo: 1) a registrare i vinili (cosa priva di senso, ora), oppure 2) a registrare i CD per renderli "analogici" (altra operazione priva di senso, essendoci ormai quasi sempre l'alternativa delle ristampe in vinile o la disponibilità in HD/DSD).

Inutile quindi, a meno di un altro, e solo, possibile uso, decisamente vintage e quasi nostalgico: recuperare le cassette registrate da noi o da nostri amici (o padri) e ascoltarle di nuovo con la recuperata "magia dell'analogico". E' quello che ho provato a fare io ed è il tema di questo post.

La prima cassetta test era la registrazione di questo doppio LP
Le cassette analogiche di tanti anni fa
Risalgono all'incirca a prima del 1985, quando il CD ha soppiantato il vinile, e sono interessanti solo se a) il giradischi e il pre phono  dell'amplificatore erano di qualità adeguata; b) il registratore era di qualità adeguata, possibilmente a 3 testine c) la registrazione era fatta con cura; d) non erano copie da CD; e) il disco era in buone condizioni  f) la cassetta era di qualità e di durata adeguata (non C120) ed infine g) il nastro non è danneggiato o smagnetizzato.
Lo spunto per il test è essere incappato (cercando altro) in una scatola di cassette dei miei anni del liceo, tutte da vinile, alcune registrate da me o da mio fratello sul nostro buon impianto, oppure da un nostro amico che aveva un impianto anche migliore (noi avevamo un Thorens TD 166, un ampli Yamaha NS-600 e una piastra Aiwa a 2 testine, l'amico un TD-165, un pre Quad 33 e una piastra Harman-Kardon sempre a 2 testine). Gli LP di solito erano in buone condizioni, mentre per le cassette ho visto che a volte ci facevamo prendere da esigenze economiche, e non sempre erano al biossido di cromo e di qualità top. Quindi condizioni quasi rispettate, non resta che verificare le condizioni delle cassette all'ascolto.

Cassetta anni'80. Non ci sono le viti perché usata per il prossimo post
(la manutenzione delle musicassette)
La piastra di test
Nel mio impianto ho abolito il registratore a cassette a fine degli anni '80, come tutti o quasi, e sono passato pochi anni dopo al MiniDisc (non un grande progresso), ma anni dopo ho ricomprato (ovviamente usato) una piastra a cassette per convertire in digitale alcune decine di trasmissioni di programmi musicali storici della Rai (Popoff e Per voi giovani) che mi aveva messo a disposizione Carlo Massarini, che le aveva registrate su cassette, per digitazzirarle e metterle online. Operazione piuttosto lunga e impegnativa ma ormai completata da un po', sono ascoltabili integralmente sull'altro sito che gestisco, Audio-Clips.it.


La principale esigenza che avevo era che fosse compatto ed auto-reverse, ed è questo onesto modello in foto della Sony risalente già all'era CD. Non un modello top a 3 testine quindi. Ne ha uno invece mio fratello e conto quindi di pubblicare più avanti una seconda puntata.

Il test
La gran parte delle cassette erano di classica e di jazz. Ne ho ascoltate a campione alcune e, sarà stata la smagnetizzazione (quasi 40 anni non sono pochi) oppure qualche limite in registrazione o dei dischi origine, ma in diversi casi non c'era nessun tesoro da scoprire: sono ascoltabili, ma la mancanza di dettaglio e una certa opacità del suono rendono l'ascolto poco interessante.

Mi sono concentrato quindi su due cassette che apparivano invece al primo ascolto molto interessanti, la copia di un LP doppio di Ella Fitzgerald al festival jazz di Newport del 1973 e un LP di canzoni e musiche medievali dell'ensemble di John Sothcott. Il secondo è presente anche su Qobuz e quindi è possibile un confronto. Mentre il primo non si trova, pare che Ella Fitzgerald abbia pubblicato 1700 dischi (!) e tanti ci sono su Qobuz, ma questo no. In effetti pare che sia un disco raro e in questo senso è anche interessante il recupero.
Il primo era stato registrato sull'impianto dell'amico, il secondo sul nostro. I nastri erano in entrambi i casi Maxell UL 90 (qualità medio-alta).

Ella Fitzgerald e il suo gruppo
Ascolto molto interessante. I parametri fondamentali dell'hi-fi sono rispettati: separazione stereo e collocazione spaziale, timbrica degli strumenti, realismo della voce, dinamica (il rumore di fondo col Dolby inserito è inavvertibile), distorsione sotto controllo. Non siamo ai parametri massimi, non ho avuto la possibilità di ascoltare lo stesso album su altro supporto, ma confrontando altri di Ella Fitzgerald (anche precedenti) la sua bellissima voce sembra meno ricca di sfumature (anche se sempre soprendente, per esempio nella sua versione di People quasi per voce sola, ed era tutto dal vivo ovviamente). Questo limite sembra presente anche per gli strumenti di accompagnamento, in particolare per la batteria, ma bisognerebbe appurare come erano registrati sul LP originale.
Problema tecnico specifico è invece un probabile effetto copia che si avverte però solo sul lato A della cassetta, e che si manifesta come un leggero riverbero sulla voce nei toni alti o quando più strumenti suonano assieme, l'effetto è quello di una sorta di alone attorno al suono.


La musica medievale di John Sothcott con il gruppo St. George's Canzona
Si tratta di un musicista e di un gruppo che sono stati tra i pionieri nella ricostruzione dei suoni, delle musiche e degli strumenti del Medio Evo. Ricostruzione nel vero senso della parola, nel caso degli  strumenti ad arco come la rebeca e la viella, il cui ricordo è stato tramandato solo in quadri e disegni dell'epoca.
Qui ho ascoltato prima la cassetta poi a confronto gli stessi brani in qualità CD in streaming.
Anche qui paramentri rispettati in un ascolto diretto, ma il confronto evidenzia una differenza che si sente in modo netto: minore presenza delle frequenze alte e una minore risoluzione nei momenti più complessi del contenuto musicale (che comunque è abbastanza facile da riprodurre: sono strumenti semplici, in gran parte percussivi, e le voci sono naturali). Non ho riferimenti di confronto con gli strumenti reali che ovviamente non conosco, non essendo quelli tipici delle orchestre, e quindi non posso valutare se siano più naturali come riprodotti in digitale (dovrebbe essere così) oppure dalla cassetta d'annata.
Ma devo dire che alcuni strumenti percussivi (penso che siano campanelli e tamburello metallico) erano molto squillanti in digitale e in generale era molto presente, molto avanti, l'accompagnamento strumentale rispetto alla voce. Questo nelle sezioni "Festivities in the Tavern"e "Festivities in the Manor".


A confronto la copia analogica sembra rendere il contenuto musicale più vicino a come ci aspettiamo che si ascoltasse nella taverna (o nel maniero): offuscato dal fumo dei camini e dall'ambiente affollato, con strumenti primitivi e imperfetti e coperti dalle voci. Mi rendo conto che siamo nel campo dell'opinabile e delle sensazioni, ma devo riferire questa impressione,
Anche perché l'intenzione del gruppo e del suo direttore non era la fedeltà assoluta, la filologia, perchè (vedi Allmusic) utilizzavano strumenti anche di varie epoche e inserivano brani eterogenei in situazioni create ad hoc (come appunto la taverna e il maniero nelle festività natalizie). E' probabile che il loro obiettivo fosse invece proprio la maggior brillantezza possibile e la presenza dei loro strumenti "originali" pazientemente ricostruiti.
In ogni caso, tornando alla corretta riproduzione, sarebbe necessario confrontare anche il vinile originale e verificare se la maggiore presenza sia stata una scelta nel master digitale, nonché come e quando è stato fatto.

In sintesi
Il recupero di cassette ben registrate è possibile (con molte limitazioni) e può essere interessante per chi trova sfidante e interessante recuperare e far suonare tutte o quasi le molte tecnologie che sono state inventate per riprodurre la nostra amata musica. A maggior ragione se si possono riascoltare, e anche discretamente bene, musiche dimenticate o non più disponibili nei canali usuali, e difficili da reperire anche nell'usato.

lunedì 22 aprile 2019

Il download digitale in qualità CD è finalmente disponibile in Italia

Buone notizie per gli appassionati di alta fedeltà interessati al download in alta definizione o in qualità CD. Dopo molti anni di ostracismo e diffidenza, da alcuni mesi anche in Italia è possibile scaricare legalmente album o singoli brani da un sito di download digitale. Tutto ciò grazie a Qobuz che, oltre ad essere un servizio streaming in qualità CD, disponibile anche in Italia dall’anno scorso, e’ anche un servizio di digital download e consente l’acquisto degli stessi contenuti musicali disponibile in streaming. A differenza di Tidal e Deezer, gli altri due servizi di streaming in qualità CD disponibili da noi, che forniscono solo streaming in abbonamento.

Il download digitale e’ in forte calo di interesse (e vendite) da ormai 2-3, anni mentre sono in forte crescita lo streaming (e il vinile tra i supporti fisici) ma, soprattutto in Italia, il settore di nicchia degli audiofili preferisce invece a grande maggioranza il possesso della propria musica piuttosto che l’ascolto senza limiti in abbonamento. Quindi certamente per la maggior parte degli appassionati (e quindi anche per i visitatori di questo blog), questa e’ una buona notizia. Non dovranno più acquistare su HDtracks simulando con vari (e pericolosi) sistemi di essere su Internet USA.

Differenza tra download e offline
Una precisazione necessaria sui diversi servizi offerti, prima di passare a un sintetico test. Tutti i servizi di streaming permettono, nella versione a pagamento o premium (e quelli a qualità CD lo sono tutti) di scaricare i contenuti musicali in locale per ascoltarli anche online. Non si tratta però di download digitale perché la proprietà rimane del servizio. I contenuti sono crittografati, se l’abbonamento scade non sono più ascoltabili.

Nel download digitale diventano invece di proprietà perpetua di chi li acquista, anche se non duplicabili (se non per copia personale di sicurezza) e non rivendibili. E’ appunto questo possesso perpetuo che interessa agli audiofili, soprattutto se italiani a quanto sembra, anche se si tratta del possesso di un bene immateriale che ha lo stesso costo del bene materiale corrispondente (CD, SACD o vinile). Ultima annotazione : tutto quanto premesso non vale per Il DSD, su Qobuz non c’è e resta quindi acquistabile in Italia solo dal sito tedesco HigResaudio, ma non per tutti i titoli.

Cosa si trova nella boutique digitale di Qobuz
La risposta è semplice: tutto quello che si trova disponibile in streaming, inclusi, integralmente, gli album ascoltabili solo come extract ovvero con l'ascolto del primo minuto circa, perché non disponibili (di solito temporaneamente ) per lo streaming. E anche in alta definizione quando già disponibili in HD in streaming, con il relativo upgrade del servizio.
Vediamo in pratica cosa si può comprare, con 4 esempi:
  • rock classico, il genere più richiesto dall'audiofilo “maturo”: Jethro Tull
  • un protagonista ormai classico del folk-pop-jazz: Norah Jones
  • le regina del cantautorato alternative: Melody Gardot
  • il nuovo giovane re del country rock USA più genuino: Ryan Bingham
  • jazz classico / moderno ma anche solo recentemente disponibile sul web: Keith Jarrett
Naturalmente ho anche fatto qualche acquisto come test, l’ultimo e stato Cookin' With The Miles Davis Quintet in HD, uno dei migliori risultati del periodo “Coltrane” del grande band leader. Che non era tra quelli scaricabili in Italia da HighResaudio. Gli screenshot sono in francese perché rimasta la mia configurazione base ma in Qobuz ora è disponibile anche l'interfaccia in italiano.











Come si vede dagli esempi e’ disponibile tutta la produzione, anche gli album più recenti, e si può scegliere tra qualità CD, sempre presente, e HD. Di solito è anche possibile il download di brani singoli.

mercoledì 17 aprile 2019

Creare un DVD multicanale con LPLEX

Questo è un post di nicchia, rivolto quindi a un numero ridotto di visitatori, considerato che il multicanale vero e non simulato in Italia è raro anche tra gli appassionati di video, che sono molti, e tra quelli di alta fedeltà, che sono molti di meno, siamo a livelli ancora più bassi. Peccato perché l’esperienza del immersive sound, a cui si stanno dedicando anche etichette audiofile come 2L, è certamente da provare e consente di raggiungere un realismo non raggiungibile con l'ascolto in stereo.

Parliamo qui di un’esigenza particolare: ascoltare i file audio multicanale provenienti dal web, da siti public domain o di album di cui siamo già in possesso.
Sarebbe molto facile avendo a disposizione un DAC multicanale, ma sono molto rari e costano moltissimo. Un sistema più semplice ed economico e’ invece masterizzarli su un DVD e ascoltarli su lettore multiformato e multicanale, che potrebbe essere anche un economico lettore Blu Ray.

Programmi per creare DVD
Fino a qualche anno fa esistevano due prodotti software appositi, a pagamento ma disponibili anche in versione trial: DVD Audio Solo di Cirlinca e Discwelder Bronze di Minnetonka. Gli anni sono passati, l’interesse per l’audio su DVD e’ diminuito e i due prodotti non sono più in commercio, non solo, sono sparite e fallite anche le due società. Non sono spariti però i kit e a quanto pare neanche l’esigenza, visto che sono usati da diversi siti come inseminator di virus e spyware vari, quindi, evitateli assolutamente. E tanto non funzionano, penso non siano neanche i kit veri (più o meno come succede per DVD Shrink).

Per il terzo test è stato scelto l'apprezzato album virtuosistico di Joe Henderson
Rimane LplexQuindi l’unico strumento effettivamente disponibile per creare DVD multicanale (o multi-channel) rimane Lplex di Sourceforge (a meno di ricorrere a complessi e costosi software professionali). Ne ho scritto su un post diversi anni fa, ma solo per i DVD stereo, nel frattempo si è aggiunto il supporto anche per il multicanale.
Si può fare quasi tutto ma non tutto con una operatività non molto immediata, piuttosto primitiva, e alcune limitazioni non sempre aggirabili, esplicitate o meno:
  • File audio: solo LPCM (Lossless PCM), nella pratica solo Wav o Flac
  • Multichannel: solo 6 canali ovvero 5+1 (anche se non esplicitato)
  • Combinazioni ammesse, soltanto 16/48 oppure 24/48 (24/96 solo per lo stereo)
Ricordo che 5+1 significa FR-FL-FC-LFE-RR-RL ovvero Front Right - Front Left - Front Centre - Low Frequency Effects (Subwoofer ovvero il +1) - Rear Right - Rear Left (sempre in questo ordine).

Secondo test con Miles Davis e con uno dei suoi fondamentali album del periodo Coltrane
File audio reali da trattare
I file audio multi-channel (MC) che possiamo avere la necessità di passare su DVD per l’ascolto possono provenire da DVD standard, da DVD-Audio o da Sacd:
  • DVD standard: può essere solo 16/48 oppure 24/48 e normalmente sono 5+1: in questo caso la compatibilità con Lplex è sempre garantita
  • DVD-Audio: il protocollo di compressione lossless è MLP (Meridian Lossless Protocol) e la frequenza di campionamento (sample rate) di solito è 96KHz; i canali dovrebbero essere sempre 5+1
  • SACD: il protocollo di compressione può essere Dolby Surround o DTS, la frequenza è sempre 88KHz e i canali possono essere anche 5.0.
Downsampling
Quando è necessario ridurre il sample rate a 48KHz lo strumento non può essere più il comodo e affidabile R8Brain, che supporta solo file audio stereo. Lo strumento che si può usare in alternativa è il resampler di Foobar2000 (in conversione). Attenzione a disabilitare tutti gli altri DSP sia in conversione sia in lettura, qualora fossero stati attivati. Lasciandoli attivi il file audio ha caratteristiche non digeribili per Lplex.
In Foobar2000 si utilizza la funzione Convert selezionando in DSP Processing “Resampler” e, nella finestra di configurazione “48000” (vedi esempio, il DSP resampler è un component da aggiungere).


Conversione a 6 canali
Nel caso in cui i canali non fossero 6 (ma in numero inferiore, che siano di più è in pratica impossibile) per usare Lplex è necessario intervenire in editing sul file audio ed aggiungere 1 o più canali fittizi. Gli editor free che consentono di lavorare su file audio multi-channel sono il ben noto e molto potente Audacity di Sourceforge e il meno noto ma sempre gratuito WaveShop, realizzato da una nota sviluppatrice. Servono tutti e due e la procedura non è semplicissima, soprattutto, è un po’ lunga.

Passo 1: analizzare i file audio
Aprendo il file audio con Audacity o con WaveShop si possono visualizzare gli spettrogramma di tutti i canali registrati. Qui possono arrivare alcune sorprese, che commento prima di continuare nella guida. Per prima cosa, alcuni canali possono essere vuoti. Come nella versione multi-channel del grande successo di Herbie Hancock, uno dei capisaldi della musica fusion: Head Hunters


Come si vede nella immagine, in realtà si tratta di un multi-channel 4.0, difatti il canale centrale è vuoto, non contiene alcun suono, su tutte e 4 le tracce. Dipende dal fatto che il master originale già nello stesso 1974 di uscita era stato rimasterizzato aggiungendo i canali posteriori (riverbero e ambienza) per pubblicare l’album su vinile quadrifonico o su cartucce magnetiche Quad-8 (uno standard mai neanche arrivato in Italia e forse in Europa).

Secondo esempio, altro notissimo album, Someday My Prince Will Come di Miles Davis, qui le tracce effettive sono solo tre, tutte frontali, è aggiunta solo una traccia centrale. Non si tratta neanche in questo caso di un remix multi-channel recente, ma di un master alternativo creato già nel 1959, con Wynton Kelly (piano), sulla destra e John Coltrane e Hank Mobley (sax tenore) sulla sinistra, così come Jimmy Cobb (batteria), Paul Chambers (basso) al centro o anche distribuito sui 3 canali e ovviamente Miles al centro. Una registrazione molto interessante e un motivo per avere il multicanale.


Un altro esempio recente e registrato anche in multicanale è il ben noto album Lush Life di Joe Henderson. Qui il raffinato tenorista suona con più formazioni da 2 a 5 elementi oltre che in solo e anche l’utilizzo dei 5 canali cambia di conseguenza, in alcuni casi il centrale quasi non c’è, in altri sono prevalenti i posteriori, ma sono sempre usate tutte le tracce.

Nella prima traccia, Isfahn, sono presenti solo Henderson e il contrabbasso di Christian McBride, il suono proviene in prevalenza dal canale centrale, terzo dall'alto, e dalle riflessioni dai canali posteriori. In secondo piano i due canali destro e sinistro: i due musicisti sono abbastanza vicini, al centro della scena. 
Passo 2: creare i file audio con 6 canali partendo da un canale vuoto
Prendendo come esempio Head Hunters, per aggiungere il canale mancante, che è il “+1” ovvero il numero 4 (LFE) bisogna estrarre su un file dal file audio multi-channel originale il canale vuoto (il centrale) e poi aggiungerlo nella giusta posizione per creare una versione 5.1 del file audio MC. Per fare questa operazione occorre usare entrambi gli editor citati prima, perché nessuno dei due ha entrambe le funzioni, almeno nelle versioni attuali:
  • Audacity: consente di generare un file audio per ciascun canale
  • WaveShop: consente di inserire (o anche cancellare) canali e di generare un nuovo file MC
Passo 2.1: generare per ogni traccia un file audio con unico canale vuoto (Audacity):
  • creare una directory con una sottodirectory per ciascuna traccia (es. 01, 02, ecc.)
  • aprire la prima traccia con Audacity: si vedranno 5 sotto-finestre, una per canale
  • creare per ogni traccia 5 file (uno per canale) selezionando File > Export e, nel menu a tendina “Export multiple”
  • archiviare i 5 file sulla sottodirectory 01 e poi proseguire con le restanti tracce
Passo 2.2: Aggiungere il canale mancante 4 LFE
  • aprire su WaveShop il file originale della prima traccia
  • posizionarsi con il mouse sul quarto canale e, utilizzando il tasto destro, selezionare “insert channel”
  • selezionare un file audio con il canale vuoto nella sotto-directory creata in precedenza (nel caso di Herbie Hancok sarà la terza, nel caso di Miles Davis la quarta)
  • creare il file audio a 6 tracce con il comando File > Export e selezionando nel menù a tendina “Wave (Microsoft)”
Fatte queste operazioni preliminari si ritorna al Passo 1 convertendo il file audio appena creato in Flac con sample rate 48KHz.
Nel caso in cui i canali mancanti fossero più di uno (come in Someday My Prince Will Come) la copia del canale vuoto riguarderà più canali.

Passo 3 - creare i file audio con 6 canali senza canale vuoto
Nel caso di Lush Life ma in generale per tutte le numerose registrazioni 5.0 (ovvero senza subbwoofer), se nell’impianto il sub non c’è potremmo mettere un canale qualsiasi, tanto nessun suono potrà essere emesso. Ma in questo modo se volessimo in seguito ascoltare il DVD su un impianto 5.1 potremmo incontrare problemi. Bisogna quindi, se insistiamo nell’intento, creare noi un canale vuoto. Possiamo partire da un canale esistente già a basso livello, per esempio uno dei canali posteriori, e ridurre il volume il più possibile utilizzando le funzioni effects di audacity.
In ascolto poi occorrerà comunque annullare l’output diretto al sub.

Creazione della immagine disco (file ISO) con LPLEX
Quando abbiamo finalmente a disposizione tutte le tracce nel formato 24/48 e a 6 canali è sufficiente (come da istruzioni) spostarle con il mouse (drag & drop) sull’applicazione Lplex e partirà una finestra “prompt dei comandi” nella quale verranno visualizzate le operazioni, prima l’acquisizione e la elaborazione delle tracce (multiplexing) ed infine la creazione dell’immagine disco e anche in parallelo di una directory con la struttura standard del formato DVD (VIDEO_TS, AUDIO_TS).
L’immagine ISO e la directory sono create sulla stessa directory nel quale sono memorizzati i file audio MC di partenza.

L’ultima operazione da fare è quindi creare il DVD fisico, conviene usare a questo scopo il popolare e affidabile ImgBurn selezionando la funzione “Write Image File to Disc“

sabato 30 marzo 2019

Come convertire un vecchio DAC in un DAC per cuffie

Ascoltare in cuffia musica in HD da un PC, da uno smartphone o da un tablet non è difficile, basta collegare la cuffia all’apposito jack (o porta lightning nel caso degli ultimi iPhone). In questa configurazione però la parte più critica del lavoro la fa il DAC interno del dispositivo e la sua sezione di output analogica. Inoltre, la frequenza di campionamento potrà essere “tagliata”, per esempio a 48KHz come negli iPhone.

Gli appassionati più sensibili al buon suono, e in particolare quelli che spendono centinaia di Euro per le cuffie stereo, sono invece probabilmente interessati a componenti in grado di incrementare la qualità del suono, sostituendosi al DAC interno. Un mercato in crescita visto il grande successo (dal 2012) del noto Dragonfly DAC (dalle dimensioni di una pendrive) e degli appena più ingombranti modelli della iFI, come il recente XCan.

Hanno tutti ingresso USB e richiedono un adattatore per le device mobili, mentre sono collegabili e (immediatamente) riconoscibili su qualsiasi PC. Tipicamente hanno un controllo di volume a bordo per garantire una trasmissione bit-perfect dal PC (eliminando dal percorso il suo driver e il suo DAC) mentre il super compatto Dragonfly usa un suo driver. E hanno ovviamente un’uscita mini-jack stereo. Possono essere naturalmente usati anche come DAC per la connessione all’impianto, pur se le dimensioni compatte sono pensate per l’uso in mobilità.

Un DAC tradizionale può essere usato allo scopo?
Apparentemente no, visto che non ha né la uscita jack né il controllo di volume. Ma, se la sorgente è un PC, ho scoperto (magari era ovvio, ma non ci avevo mai pensato) che si può fare, grazie a questo semplice accessorio, dal costo di pochi Euro.


Come vedete è un semplice cavo di connessione tra PIN-jack RCA e mini-jack stereo femmina. Ne ho scoperto l’esistenza verificando se qualcuno lo produceva, e così è, viene usato soprattutto per ascoltare in cuffia da TV sprovviste dell’uscita jack o per altri usi particolari. Così l’ho acquistato per vedere se potevo in questo modo collegare il mio vecchio HRT Music Streamer II al PC (un notebook) e usarlo per l’ascolto in cuffia in unione a Foobar2000.
Un riuso che può essere utile sia per chi (come me) ama mantenere attivi tutti i suoi componenti hifi, ma anche per gli appassionati che passano a un DAC superiore, magari per aggiungere la conversione DSD, e quindi ne hanno uno riconvertibile a questo scopo.

Primo ascolto standard
Con soddisfazione ho appurato che non ci sono problemi di impedenza o di attenuazione, né di configurazione. Il Music Streamer II viene immediatamente riconosciuto dal notebook HP in Windows 10 e a questo punto basta selezionarlo come output su Foobar2000 e si può ascoltare tramite una cuffia (Grado SR80 nel caso delle mie prove) connessa al doppio cavo, la regolazione del volume è corretta, né troppo basso né troppo alto.

Secondo passo: l’ascolto bit perfect
Con la connessione standard, ovvero usando il driver audio principale, il prezioso materiale audio in HD passa per il driver del PC con le ben conosciute conseguenze.
Per un ascolto in bit perfect sono necessarie alcune configurazioni sul PC che riassumo:

  • nel pannello di controllo, selezionando il Music Streamer II, andare in impostazioni avanzate e selezionare le sue prestazioni massime (24/96)
  • per ascoltare anche file audio SACD, in Foobar2000, dopo aver installati gli upgrade che abilitano la funzione DSD2PCM (vedi questo post) in preferences > tools > SACD selezionare:
    • PCMsamplerate: 88200
    • DSD2PCMmode: Direct (32 bit, 30KHz lowpass)
  • in Foobar2000 selezionare il driver bit perfect Wasapi:
    • Preferences > Output > WASAPI (event): Altoparlanti Music Stramer II

Fatte queste operazioni si potrà verificare che il trasferimento è effettivamente bit perfect agendo sul volume del PC. Ci si accorgerà che la variazione non ha effetto, come volevasi ottenere, l’unico controllo del volume efficace sarà quello di Foobar2000. Tranne che ponendo il cursore a zero, il che equivale a mute.
Con un DAC diverso, in particolare se 24/192, le operazioni sono quasi simili con l’unica differenza che si potranno scegliere parametri di frequenza più elevati, quindi 24/192 per il driver e 176400 per la conversione da SACD a PCM.

Terzo passo: il resampling
Se, inoltre, il DAC (come nel caso del Music Streamer II) è limitato a 96KHz come frequenza di campionamento, e volete ascoltare anche file audio 24/192, è necessario aggiungere e configurare un altro component a Foobar2000, un “resampler”.
Quello che fa allo scopo si chiama foo_dsp_src_resampler.fb2k-component. La configurazione è molto semplice, bisogna andare in Preferences > Playback > DSP Manager e spuntare “+” accanto al SRC Resampler e quindi con ADD aggiungerlo ai DSP da attivare online (sarà l’unico attivo, tipicamente, a parte il limiter a 0dB o -6dB che sono sempre consigliabili nell’ascolto in cuffia, specie se creativo).
Dopodiché, cliccando sul resampler, ora a sinistra tra i DSP da applicare, si può scegliere il target rate, che sarà ovviamente 96000 nel nostro caso, e la modalità operativa (da massima qualità e maggior impegno di CPU, al viceversa). Conviene cominciare dalla prima, la massima, e scendere solo se il PC mostra qualche difficoltà (micro o macro interruzioni). Si possono anche escludere le frequenze inferiori ma probabilmente conviene lasciare la funzionalità di upsampling che qualche vantaggio può dare.

Se il DAC visualizza la frequenza in input (come il Music Streamer) si può anche verificare che Foobar2000 mostra nel display la frequenza in input (192) mentre il DAC quella dopo processamento DSP (96).

L’ascolto
Dopo queste brevi configurazioni iniziali l’appassionato puo’ dedicarsi all’ascolto della sua preziosa musica in HD, sia se acquisita in download sia se in streaming da Qobuz, essendosi garantito le migliori condizioni di base per un ascolto appagante, senza alcun costo aggiuntivo.

giovedì 21 marzo 2019

Gestione della libreria musicale: i metadati

I metadati di un file audio non sono altro che le informazioni sul contenuto musicale, come il titolo del brano e dell’album, l’interprete, il genere musicale e così via. Un particolare ma fondamentale tipo di metadato e’ l’immagine di copertina. Nei file audio comprati sono già presenti, mentre in quelli che creiamo noi con il ripping li dobbiamo inserire, e così accade anche per i file audio public domain o duplicati dei nostri che eventualmente individuiamo sul web.
Metadati completi e corretti sono fondamentali per la gestione di una libreria musicale digitale di dimensioni appena apprezzabili, di centinaia di album e oltre. Le operazioni non sono sempre così semplici e questo post intende essere una guida alla gestione dei metadati.


Formato dei file audio e metadati
La prima cosa da sapere e’ che non tutti i file audio possono archiviare i metadati, in particolare non consentono l’inserimento o sono limitati ad un set di informazioni minimo i seguenti formati non compressi:

  • WAV (PCM): il formato standard nato con il CD
  • AIFF (PCM): il formato non compresso adottato da Apple
  • DFF Audio (DSD): il formato audio per il SACD sviluppato e adottato da Philips
  • ISO (DSD): il contenitore dei file audio DSD di un album; tipicamente e’ il risultato del ripping di un SACD.

Se i file audio hanno questo formato e vogliamo archiviarli in una libreria digitale devono essere preventivamente convertiti in un formato che supporta i metadati.

Formati che supportano i metadati
Facciamo ovviamente riferimento ai soli formatI lossless. Sono stati tutti sviluppati quando l’era dei supporti fisici si avviava al tramonto (o lo si intravedeva ) e quindi supportano all’origine i metadati i seguenti formati di compressione lossless per digitalizzazione in PCM:

  • FLAC
  • ALAC
  • APE

Per il formato di digitalizzazione DSD, che è sempre non compresso, esiste un unico formato che consente l’archiviazione dei metadati:

  • DSF: il formato audio per il DSD sviluppato da Sony

Conversione in formato con metadati. PCM
Per i formati PCM la conversione e’ un’operazione molto semplice e anche veloce, il prodotto migliore per eseguirla e Foobar 2000 che è anche gratis. Il formato di output può essere indifferentemente FLAC o ALAC, sconsigliato invece APE (chiamato anche Media Monkey) che non è supportato da Foobar2000 e non da’ alcun vantaggio.

Conversione in formato con metadati. DSD
Qui le cose sono un po’ più complicate e bisogna dotarsi di programmi specifici e non molto diffusi.
Per i file ISO, dato che si tratta solo di un contenitore, e’ sufficiente estrarre le singole tracce in formato DSD ed archiviarle su un file in formato DSF. Software gratuiti che fanno questa operazione non sono molto diffusi, al momento l’unico disponibile con interfaccia utente GUI è reso disponibile da un produttore di DAC e altri apparati digitali particolari che si chiama Sonore. (www.sonore.us). Si trova nella sezione software del loro sito e si chiama, non sorprendemente, ISO2DSF. L’utilizzo e molto intuitivo (vedi screenshot). Supporta anche ISO multicanale estraendo i file in formato DFF.


Conversione da file DFF
Per i file audio DFF la ricerca di un prodotto free e facile da usare (i pochi altri richiedono di lavorare a livello di comandi) e’ disponibile al momento solo in ambiente Mac ovvero macOS, non sembra ce ne siano su Windows.
E’ prodotto da una benemerita system house che si chiama 2manyrobots (2manyrobots.com), si trova nella sezione “Free Apps” e si chiama anche questo intuitivamente DFF2DSF.
Una volta installato sul Mac il funzionamento è semplicissimo perché è unicamente drag & drop: si trascina il file o i files da convertire sulla immagine del robottino e lui effettua velocemente il repackaging nel nuovo formato. Sottolineo “repackaging” perché non viene effettuata alcuna operazione sul codice digitale in formato DSD, come nel caso precedente e come deve essere.


Tutti i file sono ora pronti, cosa si fa?
Quando tutti i file sono in grado di archiviare i metadati l’unica cosa da fare e’ inserirli, o integrare con ulteriori informazioni quelli comprati (per i quali potrebbe essere necessario anche modificare il genere se non si concorda con la scelta fatta da chi lo distribuisce). Una operazione che si può fare molto facilmente, e anche in un solo colpo per interi album, con i gestori di media library come il citato Foobar2000 così come con J River. È una operazione che richiede un po’ di tempo e di impegno, in particolare se dovete archiviare musica classica, ma il tempo impiegato ritornerà con interessi nell’utilizzo della libreria, grazie alla semplicità e velocità di ricerca di quello che desideriamo ascoltare. Unica notazione: Foobar2000 non gestisce il formato APE e quindi eventuali file in questo formato devono essere anch’essi convertiti.

Un notevole aiuto e’ fornito, come noto, dalle mega libreria di tagging come Freedb, supportate anche da Foobar2000. Basta selezionare tutte le tracce o il folder (o il CD di cui fare il ripping) e nel 90% dei casi FreeDb o i suoi equivalenti troveranno tutti i metadati da inserire. Controllarli però sempre e’ opportuno, non solo perché possono esserci più alternative, ma perché alcuni dati possono essere non corretti, in particolare la data per gli album meno recenti di solito e’ quella del CD ripubblicato e non quella di prima pubblicazione.

I metadati aggiunti dai media library
Bisogna anche dire che i media library, inclusi quelli citati, possono anche gestire i metadati dei file audio che non li supportano, semplicemente aggiungendoli alle informazioni di gestione della libreria.
Si tratta di una soluzione sconsigliabile, perché dovrà essere eseguita di nuovo qualora decidessimo in futuro di passare ad un diverso media server con la sua media library, e la stessa cosa potrebbe essere necessaria anche nel caso di spostamento fisico dei file audio, per esempio da un disco standard ad un NAS o ad un NAS più performante. Considerando il tempo impiegato per inserire i metadati fare una seconda volta le stesse cose e’ certamente una eventualità da evitare.
Archiviando i metadati direttamente sul file audio li rende invece indipendenti da ogni contenitore fisico o virtuale o libreria Windows o Mac.


Le immagini di copertina
Alla fine, anziché tramite titolo o interprete, non sarà infrequente che la ricerca più veloce sia proprio tramite l’immagine di copertina del’album. Questo metadato particolare non può essere registrato nel file audio, ma deve essere memorizzato a fianco ad esso, ovvero nella stessa directory. Per riconoscerlo come tale, non ci sono standard internazionali, comuni tra player e media library di diversi fornitori, e l’unica informazione che possiamo passare a questi software e’ il nome del file. I nomi standard riconosciuti da Foobar2000, J River e da molti player sono "folder" o “cover” o “front”, quindi ogni immagine individuata deve essere scaricata e memorizzata nella directory con questo nome. J River ha una funzionalità per individuare e gestire le copertine anche con altri nomi, ma è consigliabile ricondursi a questi.


giovedì 14 marzo 2019

J Remote alla prova

Un test interessante solo per chi ha adottato come Media server e Player il diffuso e apprezzato J River Media Center, probabilmente il numero uno del settore anche se si sta impoendo il più completo e ambizioso (e costoso) media center Roon.

J Remote infatti è la app che consente da smartphone o tablet di gestire la libreria musicale, selezionare la musica, mandarla in riproduzione, cambiare brani, regolare il volume e così via. Con la app il music server, che nel caso di J River è forzatamente un PC, lo si dimentica proprio, basta che sia acceso e si fa tutto (o quasi) comodamente dal dispositivo mobile.


Installazione, acquisto e sincronizzazione
La app si scarica come al solito dagli store di Apple o di Google e non è gratis. Il prezzo è quasi spropositato se lo confrontiamo alla medie delle app, ma è un'inezia se paragonato ai costi dell'hi-fi: 10,99 € su Apple Store (la prova è su un iPad). La app si presenta subito con una interfaccia molto professionale che mostra una guida grafica alle funzioni presenti. La prima operazione da fare però è la sincronizzazione con il media center J River sul PC. Il sistema è molto semplice, ogni installazione J River ha una access key univoca, la si va a leggere sul PC seguendo le istruzioni e la si immette sull'iPAD.

Fatta questa operazione J Remote mostra con istruzioni grafiche le sue funzioni di base.


Selezionando Audio vengono mostrati tutti gli album della libreria, o in alternativa si possono selezionare gli artisti o i generi musicali. Come sul PC.


Scegliendo un album da ascoltare vengono mostrate ovviamente le tracce, e se era già in esecuzione un altro album rimane visibile anch'esso. Nella parte bassa della schermata i tradizionali comandi di avanti, indietro, pausa e stop e il controllo del volume.


E' disponibile anche una comoda funzione di ricerca nella libreria.


Esiste un'eccezione per il controllo del volume (ma è così anche con J River su PC): non è disponibile in DSD. In questo formato le informazioni il controllo digitale del volume non è possibile e di conseguenza il flusso è trasmesso al DAC a 0dB di attenuazione. Il controllo del volume ritorna quindi sull'amplificatore analogico collegato al DAC (che magari ha un suo telecomando). E' il caso di questo album di Dusty Springfield in ascolto (vedere la parte bassa dello schermo) che è stato pubblicato anche in SACD. Il volume come si vede è disabilitato.


Nel caso più comune di audio digitalizzato in PCM, come per l'album di Enya in ascolto, il volume è regolabile dalla app J Remote


Cliccando sulla freccetta in alto a sinistra si può aprire un player più completo e gradevole, contenente varie indicazioni e funzioni ulteriori.


Cliccando sul simbolo dell'attach in basso a destra si possono visualizzare booklet e altre informazioni di tipo immagine o pdf presenti sulla directory nella quale è memorizzato l'album scelto dell'ascolto. Cliccando su "action" si possono ottenere quelle funzioni abbastanza superflue come l'asolto shuffle o il play doctor, il solito algoritmo che ci suggerisce quello che vogliamo ascoltare (e non ci azzecca mai).


Più utili le indicazioni dettagliate sulla qualità dell'audio che stiamo ascoltando, come questo album di HDtracks in HD, registrato in binaurale.

J Remote può selezionare e comandare anche video o film, se nella libreria avete inserito anche contenuti di questo tipo. Ovviamente per vederli in modo adeguato il PC dove gira J River dovrà essere collegato con una porta HDMI ad un monitor TV.


Le informazioni sull'audio in esecuzione sono mostrate anche per le tracce in formato DSD, anche in  risoluzione Quad DSD (ovvero DSD256) come questa egistrata e pubblicata dall'etichetta specializzata norvegese 2L The Nordic Sound.


Le playlist
Una limitazione della app riguarda le playlist. Si possono ovviamente selezionare ed ascoltare, saltare brani ecc. ma non si possono creare sulla app. Bisogna crearle sul PC. Peccato perché sarebbe molto più comodo farlo dalla app. In una tipica installazione J River il PC sarà dedicato unicamente a questo scopo (come nella mia configurazione) e potrebbe essere non molto agevole fare operazioni di editing. Ad esempio nel mio caso (vedi la descrizione del music server di qualche anno fa) il PC, un Mac Mini, è collegato al TV monitor della sala e per gestirlo uso una tastiera wireless con touch pad integrato. Monitor e tastiera / mouse sono usate solo per le operazioni di aggiornamento della libreria o del PC. In questo modo il PC può  sparire dalla vista una volta avviato l'ascolto e convivere con l'arredamento di una sala. Con J Remote può sparire del tutto.


La sincronizzazione
Un'altra limitazione è relativa alla sincronizzazione con la libreria J River, che avviene all'avvio della app (e non in automatico). Questo fa sì che se importiamo nuovi audio oppure creiamo una playlist, per gestire i nuovi contenuti sarà necessario riavviare la app.

In sintesi
Una app molto comoda e ben funzionante, senza incertezze, le limitazioni non sono importanti ma non sarebbe un grande sforzo per i produttori superarle. Un complemento quasi obbligatorio per J River, vale la pena il piccolo investimento rispetto alle soluzioni alternative gratuite.