sabato 19 settembre 2020

Isolatori acustici IsoAcustics Gaia. Installazione e prova

Premesse
Breve premessa sui piedini da terra per i diffusori da pavimento, o a torre. 
Possono essere di due tipi: rigidi a cono / punta o smorzanti a fondo piatto. Hanno lo stesso scopo, ridurre e possibilmente annullare le vibrazioni che si propagano dalla cassa al pavimento e viceversoa. Nel primo caso attraverso un contatto puntiforme concentrano il peso in un punto aumentando la stabilità, nel secondo caso le smorzano fungendo da ammortizzatore. Le punte a cono sono la soluzione migliore su pavimenti rigidi e resistenti, come quelli più comuni, con piastrelle in monocottura e solaio in cemento armato, nel caso di parquet si dovranno usare dei dischetti sotto le punte con conseguente leggera diminuzione dell’efficacia. I piedini smorzanti sono invece la soluzione migliore nelle case con muri portanti, ovvero nelle case storiche costruite fino alla II guerra mondiale, e una soluzione alternativa e comunque valida per i pavimenti in parquet o comunque delicati. Il palazzo dove abito ha più di cento anni e i pavimenti sono in parquet e quindi i piedini smorzanti sono la soluzione migliore. E un acquisto quasi obbligato, considerato che i nuovi diffusori che ho acquistato qualche mese fa hanno di serie piedini a puntale. 


La scelta 
I piedini smorzanti IsoAcoustics Gaia hanno raccolto, oltre che il riconoscimento EISA Award, molte recensioni positive secondo le quali sono uno dei rari accessori che hanno un effetto sul suono effettivamente percepibile. E li ha proposti anche il negozio a cui mi sono rivolto per l’acquisto delle mie nuove casse acustiche, in sostituzione delle storiche Kef 103/4 causa guasto difficilmente riparabile di uno dei due coassiali. Rispondono in pieno all’esigenza pratica di sostituire i piedini di serie, del tipo a cono / punta e, promettono un un udibile miglioramento come accennato. Ho quindi comprato i piedini isolatori, dopo averci pensato un po’ perché non sono esattamente economici. Sulla fiducia perché la prova a confronto di accessori di questo e’ di complessità quasi insormontabile. Sarebbero state necessarie due coppie di diffusori identici o meglio, per essere precisi, due impianti identici, per commutazione al volo. Ora sono montati al posto dei puntali e sono soddisfatto. La recensione tratta soprattutto l’installazione, non semplicissima, e fornisce il feedback all’ascolto basato solo, come da premesse, su un confronto a memoria.


L’installazione 
I piedini arrivano a gruppi di 4 in eleganti scatole quadrate (vedi la prima immagine) che contengono sintetiche istruzioni di montaggio. Sono utilizzabili solo su diffusori già predisposti, ovvero con piedini di serie intercambiabili. I piedini arrivano già con viti e dadi di 3 sezioni diverse, e possono essere richiesti per altre.
In più, esistono tutorial su YouTube del produttore o rivenditori, in inglese (parlato molto velocemente) non proprio chiarissimi. 
Riassumo quindi le azioni da fare, anche per ricordarle nel caso le dovessi ripetere. 
  1. I piedini (piedoni in questo caso) devono essere completati prima del montaggio inserendo le viti e le ghiere, dopo aver ovviamente individuate tra le 3 disponibili quelle adatte alle nostre casse. Le ghiere sono due, una destinata a bloccare il piedino rispetto alla cassa, l’altra per bloccare l’altezza del piedino, che ovviamente deve essere regolabile per mettere in piano la cassa. La prima ghiera sono e' zigrinata per stringerla a mano, operazione non semplicissima quando sono a pavimento. Se fosse pensata per stringerla con una chiave non sarebbe una cattiva idea. 
  2. Montare i piedini sulla base delle casse. Nei video la fanno facile, dicono di mettere le casse a testa in giù con la base in alto. Se però si tratta di casse a torre dal peso di 30 kg (come le mie), o anche di più (non sono poche) non è un’operazione che si possa fare da soli. In ogni caso prevedere sempre un tappeto spesso per questa operazione, per evitare di rovinarle. 
  3. Io ero da solo e quindi ho usato il principio della leva inclinandole ora da un lato e ora dall’altro e avvitando i piedini da sotto. Serve un certo equilibrismo, parecchio sudore e tempo. Una soluzione più pratica, essendo in due, potrebbe essere sollevare le casse e appoggiarle su un supporto stabile di altezza 40-50 cm da cui i piedi sporgono.
  4. Una particolarità che e’ anche una complicazione e’ che la base in gomma dei piedini funziona come una ventosa su pavimenti lisci (quelli in cui si applicano questi piedini, come anticipato).
  5. Altra particolarità e’ che, per far operare al meglio la sospensione interna (così e’ scritto) i piedini richiedono un orientamento preciso, ovvero la scritta del marchio deve essere obbligatoriamente centrata e in avanti (o indietro). Peccato che non ci sia un riferimento visibile evidente, tipo il puntino rosso o bianco degli obiettivi con innesto a baionetta, ma solo la scritta, in elegante grigio su grigio. 
Una volta montati i piedini sulle casse (8 in tutto ovviamente) resta “solo” da metterle in piano e disporle nella posizione ottimale di ascolto, operazione resa assai impegnativa dalle particolarità riportate sopra e dal peso delle casse che hanno bisogno dei piedini (di norma decine di chili l’una). 

Consigli
Per rendere un po’ più semplice l’operazione, che richiede comunque parecchio tempo e pazienza, alcuni consigli: 
  1. Mettete un adesivo bianco per indicare la posizione frontale, per non impazzire a scorgere la scritta mentre regolate i piedini 
  2. Mettete sotto le casse e i piedini un telo di stoffa non spesso ma che consenta di far scivolare le casse sul pavimento (come indicato nelle istruzioni su YouTube) e quindi consenta una certa libertà di movimento rispetto alla posizione ideale.
  3. Se avete già individuato la posizione ideale, segnarla rispetto al telo
  4. Se e’ ancora da individuare, individuarla prima di iniziare il montaggio dei piedini, e segnarla come sopra 
  5. Trovate una persona molto paziente che vi aiuti a tenere le casse inclinate durante la regolazione dei piedini. Non serve una particolare forza fisica per reggerle, ma farlo da soli oltre i 25 Kg può essere a rischio di cadute rovinose (della cassa) o di colpi della strega.
  6. A meno che il vostro pavimento non sia perfettamente in piano, fate l’operazione di messa in piano senza spostarvi molto dalla posizione ideale già individuata, sempre ovviamente con l’aiuto di una buona livella (e sperando che il top delle casse sia piatto e orizzontale). 
Come si comprende, questi piedini sono piuttosto scomodi quando si vuole o si deve cambiare spesso la posizione dei diffusori. 

L’ascolto
Premetto che le casse erano già nella posizione ideale ed erano stati installati e regolati i piedini a punta di serie. In altre parole, suonavano già bene. Considerando la posizione obbligata il mio principale obiettivo, oltre a completare al meglio l’installazione, era un maggior controllo dei bassi che, secondo alcune recensioni, e’ uno dei plus di questo componente. In ascolto ho notato effettivamente un miglioramento non eclatante di questo aspetto, ma comunque presente, mentre invece un miglioramento più apprezzabile si riconosce nella ricostruzione della scena, che appare più ampia e realistica grazie al posizionamento e alla localizzazione degli strumenti, che risultano più netti. Un elemento citato da molte recensioni e che confermo.

Un acquisto quindi valido e che ripeterei, aggiungo solo che, se i canadesi che li producono ideassero anche un sistema più pratico, agevole e rapido per la regolazione in altezza, sarebbe veramente una buona cosa.

Appendice: il libretto d'istruzioni 
E' bilingue inglese-francese perché la società è canadese
I QR-Code fanno andare ai tutorial su YouTube






venerdì 21 agosto 2020

I vascelli fantasma del Web

Il Web, anche se sarebbe una "ragnatela", viene immaginato più come un mare, visto che per l'azione di cercare e visualizzare i contenuti si usa il termine "navigare". Lo stesso avviene nei Paesi anglosassoni dove però l'azione è descritta come più impegnativa e anche un po' pericolosa: "surfing the web"(ultimamente potrebbero avere ragione loro). I siti web potrebbero essere visti quindi come delle navi su cui il navigatore sale e percorre un tratto (spesso breve) per poi saltare su un'altra.

Negli anni, ormai molti, di attività sul web e di creazione e gestione di diversi siti web, sempre dedicati alla musica, sono incappato spesso in siti web che sembravano ormai abbandonati, come i vascelli fantasma dei lontani anni delle esplorazioni. Nessuno ci fa caso a quanto pare, io invece come "produttore" mi chiedo spesso cosa potrebbe essere avvenuto a quel vascello.

Vascelli in fondo al mare e vascelli fantasma
I siti in questione sono di due tipi: i più comuni sono i siti abbandonati, li avevo linkati su Musica & Memoria perché erano dedicati a gruppi o musicisti, a fenonemi musicali e di costume, e nella periodica verifica dei link si scopre che non ci sono più. Come vascelli inabissati e definitivamente perduti.

Sono storie spesso tristi, siti di musicisti che non sono più da anni tra noi, come il pioniere del beat e  primo front-man dei Camaleonti, Riki Maiocchi, probabilmente i parenti hanno ritenuto che la pagina su Wikipedia, che invece resiste, può bastare. O come il bel sito dedicato da Jim Capaldi a tutta la discografia di pete Seeger (che è particolarmente estesa e disordinata), sparito anch'esso poco dopo la purtroppo prematura scomparsa del leggendario batterista dei Traffic. I suoi parenti non si sono dimostrati molto rispettosi della sua memoria. In altri casi sono siti contenenti informazioni molto utili, come accuratissime discografie complete che però, a un certo punto e senza preavviso, scompaiono nel nulla. Da anni ho quindi l'abitudine di salvare le informazioni preziose e rare, ed è servito molte volte.

Più affascinanti sono i veri e propri vascelli fantasma, i siti che continuano ad aspettare sul grande mare del web occasionali visitatori senza nessun aggiornamento da anni ed anni, e ancor più lo sono quelli che apparentemente hanno ancora una vita a bordo, ma ci si accorge che si tratta solo di un programma software, magari un feed RSS delle news che continuerà ad aggiornare il sito anche per secoli, se nessuno lo fermerà, senza richiedere nessun intervento umano. Neanche per fermarlo peraltro, perchè questo avverrà alla scadenza del contratto di registrazione del dominio e del servizio. Contratto che di solito ha durata annuale e costo molto limitato, ma per alcuni sembrerebbe che l'autore abbia fatto un contratto decennale prima di svanire nel nulla (spero per occuparsi d'altro).

Qualche esempio
Cominciamo dai gloriosi e celebrati anni '60, che purtoppo si allontanano sempre più nel tempo, decennio dopo decennio:

  • Il sito della rivista Anni '60, un revival anch'esso ormai lontano (1986), ripropone i contenuti e altre informazioni pubblicate a suo tempo. Cercando gli ultimi aggiornamenti si trova una pagina degli annunci, il cui ultimo aggiornamento risale al dicembre del 2007. Sono ormai dodici anni di navigazione solitaria.

  • Il sito della Beat Boutique 67, con cui sono stato in contatto per diversi anni per il mio sito Musica & Memoria, il creatore e gestore (che era giovane) credo che si occupi di altro, ma la sua "creatura" rimane sul web, congelata all'ultima edizione della rivista (2013) e del festival organizzato a Viguzzolo (2012).

Altri due esempi con contenuti più recenti: 

  • Un sito molto ben fatto, Chinese Restaurant, sincero e vivace e con una bella grafica, dedicato da Stefania, una fan, ai Krisma, ovvero a Maurizio Arcieri e a Cristina Moser, un omaggio che è bello si trovi ancora sul web, e si legge anche che era diventato il sito ufficiale del duo, ma gli ultimi segni di vita risalgono al 2004, mentre Maurizio purtroppo è scomparso nel 2015 e di questo non c'è notizia sul sito. Cosa sarà successo nel frattempo?

  • E per finire un esempio di un sito che si aggiorna da solo, che può continuare la sua navigazione anche senza intervento umano. Solitary Beach, un sito veramente eccellente come grafica, organizzazione e contenuti, dedicato a Franco Battiato, definito dall'ignoto autore (nessuna informazione su di lui o su di lei, solo il suo nickname, Kar) con grande finezza "un gesto informativo". E' ospitato su una piattaforma che offre spazio web gratuitamente (altervista) e quindi può continuare all'infinito, se la piattaforma non chiude. Anche perché il sito è apparentemente attivo, la sezione news si aggiorna automaticamente con le notizie che citano Battiato e le ultime che appaiono sono di questo agosto 2020.

    Mentre l'aggiornamento vero e proprio è fermo al 2009, ultimo album del maestro citato nella discografia (Inneres Auge), mancano i 4 album successivi e i 2 dal vivo, d'altronde sono passati quasi 11 anni. Altra particolarità è la home page "muta", nel senso che è priva dei link alle pagine interne. Penso per un problema successivo perché anni fa era navigabile normalmente. Si può comunque accedere alle pagine partendo dalla site map.

Un mare virtuale 
Questi sono solo pochi esempi e mi sono limitato ai siti, ma ci sono anche i blog che, utilizzando tipicamente una piattaforma gratuita (come questa, Blogger) non hanno nessuna scadenza. Trasmettono, i siti e blog abbandonati a sè stessi, un mix di malinconia e sensazione di avere davanti un mare infinito. 

La pagina News del sito Solitary Beach "fotografata" il 18 agosto 2020

martedì 18 agosto 2020

Creare suonerie personalizzate su iPhone e Android

Un appassionato di musica spesso preferisce una suoneria personalizzata alle solite di fabbrica. Le guide che si trovano sul web oltre che essere infarcite di pubblicità non sempre sono chiare lineari e per chi ne abbia bisogno ecco quindi una guida semplice passo-passo.
Creare suonerie su iPhone utilizzando un PC Windows è un poco più complicato che su Android, essenzialmente perché occorre passare per iTunes, che quindi deve essere installato su Windows. Nel seguito le azioni da fare per i due ambienti smartphone, utilizzando Audacity come editor audio.

iPhone
  1. Creare il file audio per la suoneria:
    • deve essere di 30", in formato m4r (r sta per "ringtone"), occorre quindi:
      • editare con Audacity il brano scelto 
      • convertirlo in AAC estensione m4a (Audacity lavora in Wav) (su Foobar2000 è necessario installare Free Encoder Pack)
      • modificare l'estensione in m4r
      • salvarlo in una directory "comoda" del PC (p.es. la cartella desktop)
  2. Trasferire il file suoneria creato mediante iTunes
    • avviare iTunes
    • collegare l'iPhone sulla porta USB
    • dare le richieste autorizzazioni sia sul iPhone sia sul PC, su iTunes
    • selezionare l'icona dell'iPhone su iTunes (in alto a sinistra) 
    • selezionare tra le cartelle ora mostrate la cartella Suonerie
    • trascinare il file m4r sulla cartella Suonerie
  3. Selezionare la nuova suoneria su iPhone
    • selezionare Impostazioni > Suoni e feedback > Suonerie
    • nell'elenco, nella sezione iniziale, sarà ora presente il file audio e sarà possibile selezionarlo e attivare quindi la nuova suonerie.


Android
In ambiente Android il file audio può essere in formato MP3 e per il trasferimento è sufficiente la email. La prima parte delle operazioni è ovviamente uguale.
  1. Creare il file audio per la suoneria:
    • deve essere di 30", in qualsiasi formato (esempio MP3):
      • editare con Audacity il brano scelto 
      • convertirlo in MP3 dandogli un nome facile da individuare
  2. Trasferire il file suoneria sullo smartphone:
    • inviarlo via email come allegato a un account leggibile sullo smartphone
    • salvare il file audio (va automaticamente su Play Music)
  3. Selezionare la nuova suoneria
    • selezionare Impostazioni > Audio e notifiche > Suoneria telefono
    • selezionare "Aggiungi nuova suoneria" (o simile azione) in fondo all'elenco (in alcuni modelli Samsung sostituito da un segno + in alto a destra, nei modelli dual SIM bisogna selezionare la SIM)
    • vengono ora visualizzati tutti i file audio presenti in Pay Music tra i quali si potrà individuare il file audio predisposto come suoneria e selezionarlo.
Queste ultime istruzioni sono state provate su uno smartphone Samsung, può essere che su modelli di altre marche come Huawei o Xiomi ci siano piccole differenze.

lunedì 13 luglio 2020

Stax SR-L500 e le altre cuffie elettrostatiche

Forse non serve ma una breve premessa non si può saltare. L'altoparlante elettrostatico è la principale alternativa all'altoparlante dinamico sin dagli anni '60 del secolo scorso. Semplificando al massimo e saltando una descrizione funzionale che si può trovare sul web senza problemi, l'altoparlante elettrostatico muove l'aria e quindi diffonde la musica con una superfice leggerissima nella quale ogni punto è mosso dal driver, mentre nell'altoparlante dinamico magnetico l'aria è messa in movimento da un altoparlante a forma di cono o di cupola di materiale rigido ma il driver agisce solo alla sua base.

Il risultato è che quasi nulla si perde in distorsione o risposta in frequenza non lineare rispetto al segnale elettrico in ingresso, nel quale era stata codificata la musica. Mentre nell'altorparlante dinamico le mai del tutto eliminabili deformazioni dell'equipaggio mobile introducono inevitabilmente distorsione e anomalie nella risposta in frequenza e nella risposta. Per dimensionare la differenza, un elettrostatico ha un tasso di distorsione di uno o due ordini di grandezza inferiori, una risposta ai transienti molto più veloce grazie all'equipaggio mobile estremamente leggero e una risposta in frequenza molto più lineare sia in ampiezza che in fase.

Bene, allora perché si continuano a costruire diffusori con altoparlanti dinamici?
Non solo, sono anche la quasi totalità. Il motivo è semplice: per muovere la quantità di aria necessaria a riprodurre le frequenze inferiori occorre una superfice molto grande e quindi diffusori molto ingombranti e ci sono quindi pochissimi esempi di diffusori elettrostatici full-range, che inoltre diventano costosissimi. La principale casa che produce ancora diffusori elettrostatici, la Martin Logan, adotta una soluzione ibrida con una sezione bassi con altroparlanti dinamici (woofer) e medio-alti elettrostatici.
Negli ultimi anni, inoltre, la tecnica degli altoparlanti dinamici ha fatto grandi passi avanti riducendo in parte il distacco.

Una immagine della STAX SR-L500, il modello oggetto della prova

 Le limitazioni del sistema elettrostatico diventano ovviamente meno stringenti se lo si vuole utilizzare per realizzare delle cuffie stereo e di conseguenza sin dagli inizi dell’Hi-Fi sono state progettate cuffie con questa tecnologia.
Rimangono sempre alcuni vincoli e costi più elevati rispetto alle cuffie dinamiche: a) e’ necessaria un’unità driver specifica, non si possono  collegare alle uscite cuffia standard; b)  non possono essere quindi usate in mobilità;  c) richiedono una costruzione particolare per la necessità di gestire in sicurezza corrente ad alto voltaggio (anche se a basso amperaggio).
Le marche che propongono modelli con questa tecnologia sono quindi state sempre poche e lo sono tutt’ora, al momento 3, Hifiman, Sennheiser e Stax, solo  quest’ultima con una gamma completa.

A cosa servono le cuffie elettrostatiche
In base alle premesse, ad ascoltare la musica con la migliore tecnologia disponibile, e quindi con la massima fedeltà al contenuto musicale. Un obiettivo di una certa rilevanza quindi, anche se ovviamente sempre con i limiti nella ricostruzione spaziale, tipici delle cuffie.
In un impianto ha anche un altro scopo:  costituire un riferimento per valutare gli altri suoi componenti. Per i loro limiti intrinseci non potranno mai avere le stesse prestazioni e quindi si potrà giudicare con precisione le loro carenze, il gap, grande o piccolo che sia.
Per questo scopo negli impianti tradizionali degli anni ‘70 erano sempre previste cuffie stereo di qualità.

Le cuffie elettrostatiche in prova: Stax SR-L500
Dopo tutta questa premessa teorica, però necessaria perché la tecnologia elettrostatica e’ molto poco diffusa e anche poco conosciuta, veniamo finalmente alla presentazione e breve prova sul campo delle cuffie da me recentemente acquistate.

Il produttore
La Stax e’ una casa giapponese che ha inizato a proporre cuffie elettrostaticihe nel 1960 e che non ne ha mai cessato la produzione.  Da diversi anni non era più distribuita in italia ma da 2 anni ha ripreso la distribuzione ed e’ spesso presente nelle mostre ad opera di alcuni negozi che la propongono. Ha una gamma completa che parte da un modello entry level a prezzo ancora umano per arrivare a modelli top dal costo di migliaia di Euro (come tutte le cuffie top).
Per il set completo cuffie + driver unit si parte da poco più di 1000 € per arrivare a 10.000 circa per i top di gamma. Anche per driver unit c’è tutta una gamma che parte da modelli semplici a modelli che includono anche un DAC o con finale a tubi.

Come è fatta e come si collega
La driver unit e’ l’equivalente di un ampli per cuffie, ma può pilotare solo cuffie elettrostatiche Stax, con un connettore a standard AEB. Ovviamente ha un controllo di volume e si connette all’uscita tape dell’amplificatore (o a qualsiasi uscita RCA pin jack).
La cuffia vera e propria e’ di tipo circumauruale (racchiude l’orecchio) per garantire il massimo isolamento e le massime prestazioni e il cavo a 5 poli e’ piuttosto consistente anch’esso.

La cuffia come arriva nel suo box
L’ascolto
Una volta collegata la driver unit con un buon cavo non bisogna fare altro che indossare le cuffie e avviare l’ascolto, il comfort non è ai massimi livelli ma nonostante sia piuttosto pesante si bilancia abbastanza bene sul capo e si può indossare anche a lungo, inclusi i mesi estivi. Questo nei modelli della serie L (lambda). Nei modelli superiori 007 e 009 con l’uso di materiali più pregiati il comfort dovrebbe essere un poco superiore.

Riguardo all’ascolto vero e proprio la prima cosa da descrivere e’ la prima impressione (che per me risale a qualche anno fa, non è la mia prima ES) che e’, lo devo dire, di stupore. Tutto quello che vorremmo apprezzare nell’ascolto ci viene proposto con disarmante facilità. Ci stupiscono in particolare:
  • la trasparenza: gli strumenti e la voce ci arrivano così come sono stati  registrati, grazie alla bassissima distorsione, e si sente
  • il bilanciamento ottimale tra di essi, grazie alla risposta in frequenza lineare, piatta
  • l’assenza di code e la risposta istantanea ai transienti
  • la risposta estesa alle basse frequenze riprodotte senza rimbombi ed enfatizzazioni derivanti dall’ambiente
  • la localizzazione immediata degli strumenti e voci nell’immagine stereo.
Per intendersi, non è che livelli simili di precisione non si possano apprezzare anche con cuffie dinamiche top di gamma, la differenza è che qui il risultato è garantito, dipende dalla tecnologia adottata e correttamente implementata, l'impressione netta è di essere arrivati al top e che non ci sia nulla da chiedere in più. Come conferma anche il fatto che ci viene naturale alzare il volume.

Alcuni esempi di ascolto
Beatles
Con una cuffia elettrostatica si parte inevitabilmente alla riscoperta di qualcosa che si conosce. Ad esempio i Beatles, White Album. Volevo riascoltare While My Guitar Gently Weeps di cui avevo revisionato la traduzione. La separazione tra gli strumenti e le voci non mi sembravano ottimali in un recente ascolto. Colpa del missaggio stereo? No, con la Stax si apprezza l'assieme ma volendo ci si può concentrare sui singoli strumenti, per esempio la chitarra acustica di George inevitabilmente meno evidente rispetto alla chitarra elettrica di Eric Clapton nell'ascolto precedente con la Grado SR-80. Oppure sull'accompagnamento al basso di Paul, dove potevo seguire bene le variazioni di ritmo e tono e apprezzare la precisione del grande Macca o, ancora, sulla chiara evidenza della voce raddoppiata per George, accorgimento spesso adottato qui nel missaggio. Ma la riscoperta più interessante è stata Dear Prudence, una canzone apparentemente "minore" in questo storico album, ma in realtà piuttosto interessante. Si apprezza ancor più il notevole apporto di Paul al basso, i continui cambi di tempo che arricchiscono un brano molto semplice come struttura e idea musicale, nettissimo il suono del suo celebre "violin bass" Hofner 500/1.

Dead Can Dance
Netti e precisi i suoni etnici che punteggiano l'album Into The Labyrinth, ma l'obiettivo era ascoltare la versione per voce sola della ballata irlandese The Wind That Shakes The Barley, sempre alla ricerca delle differenze e dei plus rispetto agli ascolti precedenti con le casse acustiche o con la cuffia dinamica. Ottima presenza della voce e delle sue particolarità ma l'elemento distintivo che emerge con maggiore chiarezza è l'eco aggiunto (credo) nella registrazione, che appare ora molto naturale, quasi necessario. L'impressione è di ascoltare la voce limpida e il canto espressivo di Lisa Gerrard in un grande ambiente dal tetto altissimo nel quale ci siamo solo lei e noi che la ascoltiamo.

Miles Davis Quintet
L'album scelto è uno dei migliori (secondo me) pubblicati con lo storico quintetto degli anni '60,  Sorcerer. Anche qui nulla da dire sulla precisione sia ritmica sia timbrica degli strumenti solisti nel primo brano Prince Of Darkness (di Wayne Shorter come quasi tutti quelli di questo album del 1967) ovvero della tromba di Miles Davis che inizia e poi di Shorter al sax tenore che si alterna con lui, con successivi inserti di Herbie Hancock al piano acustico. Ma quello che emerge con maggiore nettezza è lo splendido lavoro di Andy Williams alla batteria, che spazia in tutto il brano con continue invenzioni ritimiche e di suono, potente e musicale. La batteria è uno strumento con una gamma dinamica molto ampia e qui si nota un altro plus delle elettrostatiche: la capacità di seguire senza andare in compressione una gamma dinamica molto estesa, anche alzando il volume i vari suoni della batteria rimangono sempre ben distinti, puliti e indistorti. Più indietro invece anche se ben distinguibile il contrabbasso di Ron Carter, una scelta in registrazione o del band leader? Altri particolari che si notano in cuffia. Passando a Limbo, un brano che inizia con Hancock e Ron Carter quasi da soli, il basso ritorna in evidenza, chiaro e ritmico come deve essere.


Prokofiev, concerti per piano e per violino
Anche gli ascolti di musica classica hanno confermato, come c'era da attendersi, la qualità del suono riprodotto in termini di timbrica, micro-dinamica, trasparenza già citati. Ho voluto approfondire un aspetto particolare della riproduzione della grande orchestra classica, la parte assegnata alla sezione dei contrabbassi, ai timpani, ai basso-tuba. In molte opere, anche durante le parti solistiche, è presente un tappeto sulle frequenze basse, fatto di note profonde e prolungate, sul quale si "appoggia" lo strumento solista o la sezione dei violini che espone il tema, la melodia principale.
Un effetto particolarmente difficile da ricreare in una normale abitazione, perché la riproduzione a queste frequenze coinvolge in modo accentuato la stanza stessa e le sue riflessioni, con il rischio di impastare il suono e renderlo una sola nota indistinta e continua.
La scelta è quindi caduta su un autore che adotta in modo marcato il "tappeto" dei bassi assieme ad un uso esteso delle percussioni e della dinamica dell'orchestra, e sui suoi concerti n.2 e 3 per piano, più il celebre concerto per violino.

Anche in questo caso l'ascolto in cuffia conferma i suoi plus, prima di tutto la dinamica, l'autentica esplosione al minuto 8:20 del concerto per violino (I movimento Notturno) gestita senza traccia di distorsione o di compressione, la sezione dei bassi al giusto livello, potente ma ben modulato, un complemento necessario alla melodia e agli interventi dei vari strumenti.
Un riferimento oggettivo quindi per la messa a punto dell'impianto in ambiente, sia attraverso spostamenti delle casse acustiche, sia con correzioni "fisiche" sia con l'equalizzazione personalizzata dell'ambiente, oramai una opzione accessibile nel mondo digitale.
Sappiamo ora che l'obiettivo è questo, non che la sezione bassi debba suonare come un contrabbasso jazz.

Un punto d' arrivo definitivo?
Ovviamente, no, esistono anche nella gamma Stax modelli superiori che in alcuni aspetti (per esempio proprio sui bassi) promettono ancora di più. E lo stesso vale per i modelli citati di Hifiman e Sennheiser, che sono di livello superiore come costo. Ma vale anche per i molti produttori di cuffie stereo che hanno adottato tecnologie diverse ma simili nei risultati, come la "magneto-planare" dove la membrana che genera il suono è immersa in un campo magnetico anzichè in un campo elettrico (e tutto è più semplice come costruzione). Bisognerebbe fare attenti confronti alternati concentrandosi sui dettagli, e poi ripeterli.

A parte la difficoltà di reperire e poter provare cuffie che costano dai 5000 € in su, non è davvero il mio obiettivo. Posso solo confermare che un paio di cuffie elettrostatiche ti fa letteralmente riscoprire la musica che ami, perchè dopo un ascolto ne segue inevitabilmente un altro e poi un altro ancora, sempre alla ricerca dei particolari che ci erano sfuggiti o al semplice godimento della musica riprodotta al meglio. Anche per chi non ama troppo le cuffie.
L'impegno economico è elevato certamente, ma si parte dal livello di uno smartphone o di un notebook di fascia alta. Ognunio può valutare in base alle sue priorità.


Appendice: Gli album usati nel test e il loro formato

The Beatles - White Album
CD "Mini LP" EMI Japan
Lettore Audio Analogue Paganini 192/24

Dead Can Dance - Into The Labyrinth
File Audio HD 24/88.2
J River Media Center + DAC Pro-Ject S2+

Miles Davis Quintet - Sorcerer
SACD Mobile Fidelity Sound Lab "Original Master Recording"
Lettore multiformato Oppo DV-980H

Sergei Prokofiev - Piano Concerto N.2,3 - Freddy Kempf - Bergen Philarmonic Orchestra - Andrew Litton
SACD BIS 1820
Lettore multiformato Oppo DV-980H

Sergei Prokofiev - Violin Concerto N.1 - Leonidas Kavakos - Marinsky Orchestra - Valery Gergiev
SACD Marinsky MAR0524
Lettore multiformato Oppo DV-980H

sabato 4 luglio 2020

Test: a quale risoluzione ascoltiamo veramente?

La musica in HD (High Definition), lo sappiamo da tempo, non è come la televisione in HD. Per accorgersi della differenza con la SD (Standard Definition) non basta uno sguardo (ai titoli di coda, in genere). Ma, con tutti i giri e le conversioni che la musica in HD fa, in special modo se arriva in streaming, può venire il dubbio se quello che stiamo ascoltando è rimasto in HD o qualche downgrade l'ha riportata in SD (in qualità CD, nel nostro caso).

Possiamo impegnarci in un ascolto attento e continuativo, l'ho fatto, ma rimane sempre il dubbio se non sia la nostra aspettativa di una migliore qualità a farcela sentire tale. Sarebbe preferibile un test oggettivo, con uno strumento di misura, per fugare ogni dubbio. Uno strumento di misura che può essere banalmente un DAC con display della frequenza di campionamento. Togliamoci quindi qualche dubbio.

Primo test: lo streaming da PC
Ovviamente deve essere HD il contenuto, e questo è possibile da oltre un anno con Qobuz, che offre anche lo streaming in HD fino a 24/192. Per ascoltare da PC ci sono due sistemi: un player accessibile da browser oppure una app player da installare sul sistema, messa a disposizione da Qobuz sia per ambiente Windows che Mac.

Nel primo caso rilevare la risoluzione effettiva che proviene dallo streaming non è possibile con le impostazioni di configurazione del browser e del sistema. Non è possibile impostare sul player un driver audio a controllo esclusivo e inviare l'output sul DAC con display. Viene configurato di default il driver Windows standard dove la frequenza di campionamento è un parametro di configurazione, dunque troveremo fatalmente quella che abbiamo impostato noi. D'altra parte la sezione audio del browser non è progettata per contenuti HD e a quanto si legge nelle poche informazioni che si trovano è già tanto se lavora a qualità CD.

I servizi streaming in HD (Qobuz e Tidal) però ci hanno pensato e mettono a disposizione degli abbonati una app, che per Qobuz si presenta così:


Come si vede è possibile selezionare e configurare il dispositivo di riproduzione, scegliendo Wasapi in modo esclusivo; si bypassa così il driver Windows e al DAC viene passato il contenuto acquisito dalla rete, senza elaborazioni. Quindi se scegliamo un album disponibile in HD, come questo recente della pianista Alice Sara Ott, si dovrebbe ascoltare in HD. Utilizzando come DAC in output il mio vecchio HRT il risultato è questo:


Tutto secondo requisiti e premesse: se il contenuto è in HD lo ascolteremo in HD. Fino a 96KHz in questo caso perché era il limite del DAC.
Seconda prova: streaming in wi-fi
Collegando senza fili dispositivi multi-uso come un tablet all'impianto si aggiunge alla qualità dell'ascolto anche la massima comodità e semplicità d'uso. La configurazione, che è anche quella più usata da me, è la seguente:
iPad con Qobuz HD --- WiFi----> Chromecast Audio --- Toslink ---> DAC

L'uscita analogica del DAC può essere connessa a una porta di input dell'amplificatore e quindi all'impianto oppure ad una cuffia stereo.

Anche in questo caso lo strumento di test più semplice è un DAC con display del sample rate. Collegando in wi-fi i 3 componenti (più una cuffia) il risultalto è questo:



Nonostante i molti strati di software, driver e hardware per cui sono passati, i contenuti digitali in HD arrivano intatti al convertitore da digitale ad analogico.

La fonte dei dubbi
Ci si potrebbe chiedere il motivo di queste prove, perché mai non dovrebbe essere come dichiarato? La risposta è: perché non sempre è dichiarata la qualità degli output audio, in special modo per smartphone e tablet e in particolar modo per quelli di Apple. Poiché da varie parti, anche attendibili come What Hi-Fi, è riportato che il driver audio iOS continua ad essere limitato a 24/48, sorge il dubbio che lo stesso taglio venga fatto anche nella connessione wi-fi. Inoltre, il sistema Apple AirPort per il trasporto dei contenuti via wi-fi è effettivamente limitato a 16/44.1.
Per superare queste limitazioni la app Qobuz dovrebbe by-passare eventuali limitazioni standard di iOS e trasmettere direttamente con il protocollo ChromeCast, che arriva ufficialmente al minimo a 24/96
Un dubbio può sorgere anche per Chromecast Audio: è dichiarato che il DAC interno è 24/96, c'è una uscita integrata analogico / digitale ottico (Toslink) e dobbiamo supporre che quest'ultima sia a 24/96 anch'essa, senza limitazioni, ma anche di questo non c'è evidenza nella documentazione tecnica.

Come si vede nelle immagini i dubbi per fortuna sono infondati, quello che arriva ad una certa risoluzione esce con la stessa risoluzione, l'unico dubbio o domanda è perché non lo scrivono nella documentazione. Probabilmente pensano che non interessi a nessuno (e forse è così). Ma è una buona cosa saperlo per certo, per chi è interessato.

Note tecniche
Perché è proprio necessario un DAC? Su Windows ma anche su Mac non sono riuscito a trovare un software che mostri nel display il bandwith e/o il sampling rate in input. Anche raffinati editor / registratori come Audacity impostano loro la qualità input, provvedendo a downgrade o upgrade a seconda dei casi. Ho provato anche con mixer digitali come Arbour ma senza successo e prima ancora con raffinati software di analisi di audio digitale come il MusiScope di Xivero, contattandoli anche per sapere se con qualche configurazione si potesse ottenere questa informazione, ma la cortese risposta è stata anche in questo caso "non è possibile, non è una funzione presente".
Per il test ho dovuto quindi per forza utilizzare un DAC esterno che mostri il sampling rate in ingresso. Anche se forse un sistema c'era (leggi dopo).

Non avendo il mio DAC un display ed essendo necessario un ingresso digitale ottico, scartando l'idea di acquistare un nuovo DAC solo per questo scopo, ho approfittato dell'esigenza di un mini DAC per l'ascolto da PC (che uso in un'altra stanza) cercandone uno che avesse anche il display e più ingressi oltre all'ampli per cuffia. Non ce ne sono molti di prezzo compatibile con questa esigenza minore. Ma la ditta cinese S.M.S.L. che produce diversi DAC anche di fascia medio-alta che stanno suscitando un discreto interesse, na ha uno in catalogo, il modello mini M3 delle ultime immagini.
Non è allo stato dell'arte perché non supporta il DSD, non è di progettazione recente, ma ha il vantaggio di costare molto poco (76 € acquistando in Cina, 85 € su Amazon). Un buon acquisto, pubblicherò prossimamente una prova.


Un momento, c'è ancora un dubbio
Certo, il dubbio ripetuto in tutti i forum: ma è veramente 24/96 o semplice upgrading dei normali contenuti in qualità CD? Numerosi utenti solitamente anonimi o nascosti da nickname ripetono da anni con grande sicurezza (ma nessuna evidenza) questa diceria.
Per sfatare questa leggenda non ho dovuto però fare test specifici, perchè l'ha già fatto la rivista online audioXpress in una prova di Qobuz molto esauriente e abbastanza recente (maggio 2019) dal titolo "Exploring Qobuz High-Resolution Streaming". Tra i molti elementi testati c'è anche il confronto tra i file audio originali in HD e il contenuto trasmesso via streaming. Risultato: sono uguali, nessun downgrade e nessun upgrade.

Confronto eseguito proprio con MusiScope. Il che mi ha fatto considerare che il sistema invece c'era, anche senza DAC: accedere alla libreria in locale della app Qobuz desktop. Operazione di "jailbreak" non semplice ma che comunque doveva essere creduta sulla fiducia, mentre quella che ho proposto può essere effettuata da chiunque e in modo molto semplice.

giovedì 18 giugno 2020

Quando mono è meglio di stereo

Siamo portati a pensare che la musica che ascoltiamo in qualsiasi modo sia normalmente in stereo, ma non è così. Per motivi anagrafici, essendo i dischi stereo sul mercato dal 1959 e non per tutte le edizioni (mai per i 45 giri, ad esempio), pur essendo stata la registrazione stereofonica brevettata da Blumlein e dalla EMI nel 1931. Ma serviva un supporto più pratico del nastro magnetico per una diffusione e questo è arrivato con l'LP microsolco (anni '40) e poi con lo sviluppo delle testine di riproduzione stereofoniche (1957-58).

Della tecnica stereofonica ha beneficiato sin da subito la musica acustica, quindi la classica e il jazz. Nella classica la registrazione poteva essere dal vivo, in concerto, oppure da esecuzioni senza pubblico, per il disco, ma sempre con tutta l'orchestra o il gruppo di musica da camera al completo. Nel jazz si usava a volte registrare alcuni strumenti del quartetto o del quintetto su piste diverse del registratore di studio e poi mixarli, ma nella realizzazione del master si puntava sempre a ricostruire l'immagine di un gruppo che suonava dal vivo, nel classico jazz club.

In entrambi i casi nel disco pubblicato gli strumenti erano disposti come erano in registrazione o come avrebbero dovuto essere (vedi il post sulla posizione degli strumenti). Con un buon impianto già nei primi anni '60 si poteva ottenere in casa una buona ricostruzione spaziale del gruppo che suona. Alcuni degli album di quel periodo sono considerati ancora dei riferimenti per realismo e qualità del suono, ad esempio Someday My Prince Will Come o Kind Of Blue di Miles Davis

Lo stereo e gli effetti
Diversa la situazione nella musica pop, beat e rock. Musica non acustica, con la maggioranza degli strumenti elettrificati, e suonata così anche dal vivo, quando l'esecuzione dal vivo c'era. Perché molti successi del 1959 venivano proposti per radio e TV, al concerto si arrivava solo per gli interpreti affermati. Mancava un riferimento per la ricostruzione spaziale dell'evento musicale (unico plus della stereofonia) e mancavano anche gli impianti per riprodurre in stereo. Musica di massa, grandi numeri, quindi pensata e registrata per essere suonata su giradischi e compatti economici, su fonovaligie e sulle radioline a transistor che stavano arrivando dal Giappone.

Così per buona prima metà dei '60 tutti gli LP di musica popolare continuavano ad essere pubblicati in mono e solo in pochi casi in stereo-mono, ovvero ascoltabili senza problemi anche su giradischi solo mono. I master quindi erano due, per lo stereo e per il mono, mentre le registrazioni, sempre o quasi multitraccia, erano le stesse. Spesso su 3 soli canali.


Il master mono non era una novità, era il prodotto standard da anni, occorreva solo bilanciare bene il suono e il volume dei vari strumenti e si poteva ottenere un ottimo risultato.

Per il master stereo invece l'ingegnere del suono aveva più alternative. Poteva puntare ad una registrazione che simulava una ipotetica esecuzione dal vivo, esempio cantante e chitarra solista al centro, basso e batteria sulla destra, chitarra ritmica a sinistra. Ma con la limitata separazione stereo dei giradischi più economici la differenza con la versione mono poteva diventare difficilmente percepibile.

E allora poteva puntare ad evidenziare lo stereo, separando in modo più netto gli strumenti. Come ad esempio negli LP dei primi anni '60 dei Beatles o degli Stones, dove si poteva così ascoltare John Lennon cantare sulla destra, e la base strumentale sulla sinistra, inclusa la chitarra ritmica suonata da lui (Girl dalla versione stereo su LP in Rubber Soul, 1965). Oppure Satisfaction con Mick Jagger accompagnato dalla chitarra acustica di Keith Richards sulla destra, e gli altri strumenti inclusa la chitarra solista di Brian Jones sulla sinistra.
Non molto realistico, mai avrebbero suonato così in concerto, seppur teoricamente possibile, ma in compenso si capiva subito che si stava ascoltando in stereo.


Andava ancora peggio quando l'interprete era uno solo, come nella musica folk, ad esempio Bob Dylan che suonava la chitarra, cantava o suonava alternativamente l'armonica a bocca, recuperando lo stile dei veri musicisti di strada. Per una migliore ripresa venivano usati due microfoni, uno per la voce e l'armonica e l'altro per la chitarra acustica, ma i pezzi con l'armonica erano ovviamente separabili senza problemi da quelli con la voce. E quindi ecco che all'ingegnere del suono poteva venire in mente di posizionare la voce al centro, la chitarra sulla destra e l'armonica sulla sinistra. Realismo addio a meno di immaginare Dylan moltiplicato per tre. E così è per le edizioni in stereo dei suoi primi album acustici.

Ascoltare in mono
Fatte queste premesse passiamo allora ad una prova d'ascolto a confronto fra la versione stereo e quella mono, prendendo i due album citati, Rubber Soul e The Freewheelin' Bob Dylan.

Rubber Soul
Proviamo ad ascoltare una sequenza centrale del fondamentale album del 1965, da The Word a Girl, passando per Michelle e What Goes On.
L'ascolto in stereo è piuttosto spiazzante:

  • In The Word la voce solistra di John e i cori di George e Paul sono sulla destra, a sinistra tutto l'accompagnamento (batteria, maracas, chitarra solista) inclusa la chitarra ritmica suonata da John! A destra compare invece alla fine il breve assolo di armonium suonato da George Martin.
  • In Michelle la voce solista di Paul è a destra, e a destra sono anche gli strumenti, tranne la chitarra acustica (di George, penso) al centro, a sinistra i cori di John e George
  • In What Goes On si cambia ancora: la voce solista è di Ringo che questa volta, con un minimo di coerenza, si trova a sinistra assieme alla sua batteria, le voci del coro sono al centro e la chitarra elettrica di George è sulla destra
  • In Girl la voce solista di John e i cori di George e Paul con annessi sospiri sono a destra, tutti gli strumenti a sinistra, tranne un breve inciso della chitarra acustica solista di George (credo) a destra.
Se fosse un concerto avremmo visto i 4 spostarsi incessantemente sul palco. Ascoltando invece la versione in mono ma con un impianto stereo (ovvero con due casse a custiche) tutto torna più coerente: tutte le voci e gli strumenti sono irradiate centralmente ma ovviamente si "allargano" nella stanza (anche con una cassa sola sarebbe così, se ha una buona diffusione fuori asse, ovvero un buon tweeter e un buon midrange).
La localizzazione si perde ma non sembra che tutte le sorgenti sonore siano compresse in un punto, anche perché le riflessioni nella stanza agiscono in modo diverso. L'effetto è alla fine molto simile a come si sente in concerto musica di questo tipo: non si individua la posizione degli strumenti, perché sono amplificati e riprodotti tutti assieme dalle grandi casse sul palco. Si ascolta una sorta di "wall of sound" come piaceva a Phil Spector.
Da aggiungere che, sarà per il minor numero di passaggi di missaggio o per la posizione più naturale, nella versione mono (sempre in qualtà CD come quella in stereo) le voci di John e Paul sono più realistiche e presenti, e anche il suono degli strumenti è piu gradevole.

The Freewheelin' Bob Dylan
Qui le canzoni prese a esempio sono Girl From The North Country (solo Bob Dylan) e Corrina Corrina (con batteria e basso). Il confronto è tra la versione su SACD (stereo) e quella originale su LP (mono).
  • Girl From The North Country: già accennato, Bob Dylan si divide in tre, la separazione stereo non è molto spinta ma chitarra e armonica sono spostate rispettivamente a destra e a sinistra (più evidente anche in cuffia l'armonica a sinistra). 
  • Corrina, Corrina: qui la voce di Dylan e l'armonica sono al centro, la sua chitarra a destra e batteria e basso sulla destra.
Passiamo al vinile in mono e ovviamente il primo brano diventa subito più realistico, visto che Dylan è solo a suonare e cantare, ed è logico che sia al centro. Ma anche la seconda canzone, con due strumenti in più, diventa più realistica, anche se lo snaturamento era meno evidente.
Da aggiungere anche qui la qualità del suono e il realismo che appare notevole nella versione in mono, ascoltata per di più su un disco che ha parecchi anni (è mio dal 1967, regalo di mio zio per un compleanno lontano). Non si percepiscono grandi miglioramenti nel SACD neanche nel suono, sarebbe stato meglio che fossero partiti dal master mono.

In sintesi
E' vero, come sostengono gli appassionati ad esempio dei Beatles da anni, che le versioni in mono sono superiori a quelle stereo, per quel periodo della storia del disco. E, in generale, non è vero che l'ascolto in mono sia penalizzante, può essere altrettanto appagante, basta evitare per una volta di cercare di individuare l'origine del suono degli strumenti davanti a noi, e concentrarsi invece sulla musica come somma di strumenti e voci.

lunedì 1 giugno 2020

Convertire, creare e ascoltare correttamente i file audio DSD

E' diffusa nel piccolo mondo degli audiofili la convinzione che la codifica DSD a 1 bit garantisca ottimi risultati all'ascolto, forse superiori alla codifica standard PCM. In questo post vediamo come si può creare un file audio DSD a partire da un file audio PCM, come si fa a convertire in formato DSF (con tagging) i file audio DSD in formato ISO e come settare il player per ascoltare in DSD nativo.

Breve riepilogo sulla codifica DSD
I file audio DSD si possono ottenere dai dischi SACD, oppure in digital download da alcuni siti specializzati (vedi la situazione al 2020) e si possono ascoltare con tutti i media player più recenti: J River, Roon, Audirvana, Foobar2000.
Possono essere in 3 formati file, tutti ascoltabili con i player elencati, e tutti non compressi (=dimensioni consistenti):
  • ISO, quando provengono dalla conversione diretta di un SACD, non include il tagging dei contenuti
  • DSF, comunemente usato dai siti di e-commerce, include il tagging dei contenuti
  • DFF, identico nel contenuto musicale, non include il tagging dei contenuti, è equivalente al WAV per la codifica PCM
I media player, ad esempio J River e Foobar2000, consentono un tagging esterno, su un file XML, e quindi si possono catalogare nella libreria anche file audio ISO o DFF, ma se fosse necessario spostarli si perderebbero i tags. Quindi risulta utile convertire i file audio in DSF.

Sempre restando in tema di conversione, a qualcuno potrebbe venire la curiosità di convertire file audio PCM in alta definizione in DSD. Non dovrebbe cambiare nulla, ma se molti acquistano vinili realizzati a partire da una registrazione digitale, questa operazione non sembra così bizzarra. Magari qualcuno riesce a sentire una differenza.

Infine l'ascolto, tutti i lettori digeriscono tranquillamente i file audio in questi formati (con appositi plug-in nel caso di Foobar2000) ma poi si ascolta proprio in DSD nativo? Anche qui occorre fare qualcosa.

Convertire un file audio ISO in DSF
Tra le molte funzioni di Foobar2000 questa non è prevista, occorre usare un altro tool, che però esiste nel vasto mondo della musica digitale. E' prodotto da una società specializzata nell'audio digitale, Sonore, si chiama ISO2DSD, ed è gratuito. Si trova sul sito di Sonore, il download è un semplice file zip che occorre solo estrarre e salvare per esempio sulla raccolta Musica, nella cartella c'è un eseguibile che è la interfaccia del convertitore
Come dice il nome stesso nasce per fare proprio questa funzione. Vediamolo in pratica con due schermate.

Il programma è veramente molto semplice, è solo un eseguibile, basta lanciare la GUI. Dove gli unici comandi essenziali consentono di individuare la directory dove si trova il file ISO, e il file ISO, e di selezionare il formato dei file audio di output, DSF in questo esempio.  
A questo punto basta dare il comando Execute e la conversione inizia, i vari passi sono visualizzati nella finestra in basso, dopo pochi minuti il processo si conclude e di default viene creata una cartella con i file audio DSF nella stessa directory che contiene l'applicativo con lo stesso nome del file ISO. Il convertitore può anche trasformare file audio multicanale (DST) in file stereo DSF selezionando il flag relativo.
Un'applicazione quindi molto semplice, basic, che fa in modo efficace e senza inutili orpelli quello per cui è stata sviluppata.

Convertire un file audio PCM in DSD
Sembrerebbe una funzione specializzata, reperibile solo in prodotti professionali, da studio di produzione, non è un'esigenza comune per un audiofilo "privato". In parte è così, perché si tratta di un tool software prodotto dalla Tascam, come complemento dei suoi registratori digitali. Però è scaricabile tranquillamente e gratuitamente dal loro sito, ed è di facilissimo uso. Si possono creare file in formato DSF o DFF, non solo a risoluzione standard (DSD64) ma anche a risoluzione superiore DSD128 e DSD256. L'applicazione si chiama Tascam Hi-Res Editor ed è sacaricabile dal sito Tascam.
Vediamolo in pratica anche qui con alcune schermate.

Il prodotto si presenta segnalando che serve un PC potente e che il driver preferito è ASIO. Disponibile anche il WASAPI di Windows.
Il file audio di prova è Glad Rag Doll di Diana Krall in HD 24/96 convertito in WAV, unico formato di input accettato dall'applicazione
Il file audio è riconosciuo con le sue caratteristiche (vedi in basso) ed è acquisito.
I parametri di conversione.In coerenza con la frequenza di campionamento in input ho impostato 2,8Mhz ovvero DSD64 standard. Una frequenza maggiore del flusso a 1 bit non avrebbe avuto senso. Tra i formati è selezionato il DSF.
La conversione è completata in poco più di 1 minuto.


Ecco il risultato della conversione in Foobar2000. Il file audio ora è in formato DSD ed è riprodotto in DSD (su un DAC compatibile ovviamente)
Osservazione: la facilità di questa conversione fa pensare riguardo alla sicurezza che quello che troviamo sul web dsia veramente DSD e non  DSD creato da qualcuno. Non c'è neanche un limite sul file di input, potrebbe essere anche 16/44.1 e potrebbe essere convertito a DSD128. Meglio affidarsi a siti sicuri.

Ascoltare correttamente i file audio DSD
Naturalmente il prerequisito è avere un DAC compatibile DSD, ovvero che effettua la codifica da digitale ad analogico con la conversione a 1 bit. I DAC di qualche anno fa e i modelli più economici sono solo PCM, ma possono riprodurre anche contenuti in DSD grazie al player, che effettua online una conversione da DSD a PCM (funzione DSD2PCM). Una funzionalità presente in tutti i player citati prima. Ovviamente in questo modo si perdono tutti gli ipotetici plus all'ascoltio della codifica in DSD.

Anche con i DAC compatibili DSD però esistono due modalità di conversione: DoP (DSD over PCM) oppure nativa. In realtà non dovrebbero essere percepibili differenze all'ascolto (vedi il post che esaminava il DSD nativo), ma solo in modalità nativa si accende il led che in quasi tutti i DAC conferma che si sta ascoltando direttaemente in DSD. Per questo plus psicologico e per avere la certezza che nulla si perda del prezioso contenuto, l'audiofilo medio preferisce il DSD nativo.
Nella recensione a J River sono indicati i comandi necessari per abilitare il DSD nativo. Vediamo qui nel seguito cosa occorre fare con Foobar2000.
  1. Come prima cosa, se già non sono installati, occorre installare i plug-in per la gestione della codifica DSD, che sono:
    • foo_dsd_processor.fb2k-component
    • foo_input_sacd.fb2k-component
  2. Poi deve essere anche installato il supporto ASIO, si scopre che solo con un driver ASIO si può operare in DSD nativo
    • ASIOProxyInstall-0.9.4.exe
    • foo_out_asio.fb2k-component
  3. A questo punto occorre installare il driver completo del proprio DAC, Da questo punto le istruzioni possono variare per i diversi produttori e modelli. Per il Project Dac Box S2+ il driver si scarica dal sito del produttore e il file di installazione alla data del post è questo:
    • UNI_Project_v4.38.0_2017-12-07_setup.exe
  4. Possiamo quindi procedere con le configurazioni, che riguardano:
    • File > Preferences > Playback > ASIO
    • File > Preferences > Tools > SACD
    • File > Preferences > Playback
  5. Nella prima configurazione si dovrebbero vedere tra i driver ASIO foo_dsd_asio e il driver del DAC che stiamo usando (Project Dac Box ASIO Driver nel caso del test), quindi:
    • Selezionando Add new si aggiunge nel secondo pannello  di configurazione Customer Channel Mappings il driver del DAC
    • Con il comando Edit si può così procedere alla configurazione se necessario, ovvero se con la configurazione standard non è attivo il DSD nativo
    • Nel caso del Dac Box S2+ non è necessario e quindi ci si ferma qui (come si fa a sapere che non è necessario? provando ad ascoltare un brano in DSD)
    • Negli altri casi sarà necessario consultare il manuale del DAC o interpretare il pannello che viene proposto.
  6. Nella configurazione Tools > SACD possiamo scegliere tra ascolto in DSD o DoP, ovviamente dobbiamo selezionare DSD
  7. Nella configurazione Preferences > Playback dobbiamo selezionare il driver di output conforme e ovviamente selezioniamo DSD : ASIO : Project Dac Box ASIO Driver 
  8. Non resta che mandare in play un brano in codifica DSD e verificare che suona, che nel display di Foobar2000 è indicato il bitrate corretto, e che anche il DAC conferma con il suo LED acceso, che sta ricevendo un flusso DVD nativo.
Nel seguito le schermate del test / guida. Avvertenza importante: Foobar2000 si può configurare in molti modi e qundi alcuni passi potrebbero richiedere una sequenza diversa con altri DAC. In ogni caso le configurazioni necessarie sempre sono quelle del passo 4.

I componenti richiesti sono installati su Foobar2000

Il pannello di configurazione per il diriver ASIO
La configurazione del driver ASIO del DAC. In questo caso va bene la configurazione di derfault
La selezione della modalità di codifica DSD Nativo, la modalità PCM equivale a DSD2PCM (viene sempre convertito in PCM, in quella DSD+PCM viene usata la trasmissione del fliusso in DoP
La selezione del driver del DAC per l'ascolto in DSD nativo
Il risultato desiderato: la conversione è in DSD e (vedi foto sotto) si accende a conferma il LED del DAC che conferma che anche la trasmissione è in DSD nativo

Ultimo test in DSD128 (5,6MHz). Anche in questo caso l'ascolto è in DSD nativo, come desiderato



lunedì 25 maggio 2020

Quali sono le regole per caricare un video musicale su YouTube?

Le regole sono molto semplici, apparentemente, perché sono quelle dettate dalla legislazione sul diritto d'autore, quelle nazionali e quelle internazionali, perché il sito è di proprietà USA ma accessibile da tutto il mondo.

Quindi ricordiamoci sempre che su qualsiasi brano musicale sono tutelati due tipi di diritti:
  • il diritto dell'autore dell'"opera di ingegno": compositore e autore del testo o elaboratore originale; in inglese copyright license;
  • il diritto dell'interprete: il cantante e il musicista che ha registrato (nel senso di registrazione audio su un qualsiasi supporto) l'esecuzione che vogliamo mettere a commento del video; in inglese synchronization license.
La durata dei diritti e la loro scadenza è diversa nei due casi:
  • syncronization license: 50 anni in Europa, più elevata in USA (vedi dopo)
  • copyright license: 70 anni dalla morte dell'autore (va agli eredi).
La tutela di questi diritti non è però automatica e garantita dalla legge o dalla Polizia Postale, ma è a cura degli interessati, che per prima cosa devono registrare l'opera (se non è registrata è di pubblico dominio) e poi se non vogliono farlo loro (impresa impossibile) devono rivolgersi a una collecting society, come la nostra SIAE, alla quale si affidano per raccogliere per loro conto quanto gli spetta, o per vietare la diffusione (su YouTube o altri canali di diffusione della musica).

Esiste musica per cui sono scaduti i diritti?
Teoricamente sì: un'esecuzione pubblicata e registrata (come proprietario dei diritti) oltre 50 anni fa in Europa e di autore o autori i cui diritti sono scaduti anche per gli eredi (deceduto da più di 70 anni) oppure i cui diritti non sono mai stati registrati (perché di autore ignoto). Ma lo vediamo in pratica più avanti, dopo i test.

Il caso più semplice sembra quindi quello di una canzone tradizionale, di autore ignoto come musica e parole, eseguita e registrata in Europa più di 50 anni fa. Ad esempio la canzone di origine tardo medievale Donna lombarda, presente con dialetti diversi in più regioni d'Italia, e registrata dal Nuovo Canzoniere Italiano per lo spettacolo Ci ragiono e canto nel 1966, oppure la molto più nota Bella ciao sempre di autori ignoti, pur essendo assai più recente, eseguita e pubblicata sempre dal Nuovo Canzoniere Italiano nel 1964 per lo spettacolo omonimo.

La prima ricerca: Donna lombarda
Per prima cosa occorre sincerarsi se si tratta effettivamente di brani liberi da diritti. Potrebbero riguardare anche elaborazioni della musica o una particolare versione del testo. In un precedente test anni fa avevo utilizzato canzoni tradizionali irlandesi, le collecting societies su cui fare la ricerca sono diverse, e per questo sono passato a due canzoni italiane e la ricerca si può indirizzare alla sola SIAE. Si scopre così che Donna lombarda è stata depositata in SIAE come propria opera da ben 54 autori diversi (vedi Appendice 2). In massima parte come compositore originale (codice CO), altri come autore originale (AO) oppure elaboratore opere (EL), inoltre tra le 54 sono incluse le varianti regionali della canzoni.
Non si capisce come faccia la SIAE ad accettare che ci siano più di un compositore originale per una canzone, ma così è. Evidentemente dipende dal fatto che il vero compositore originale, essendo ignoto, non può protestare.

Donna Lombarda da "Ci ragiono e canto" - 1966

L'inserimento: Donna lombarda
Ho inserito la canzone su YouTube (non solo per lo scopo di verifica di questo post) con ampio corredo di foto dell'interprete (Caterina Bueno, purtroppo non più con noi da anni) e dopo un mese non è arrivato nessun reclamo nè richiesta di riconoscimento dei diritti. Può darsi che arrivino in seguito ma solitamente sono azioni immediate e automatiche.

La seconda ricerca: Bella ciao
L'identificazione degli autori di musica e testo di questa canzone ormai universale (oltre 40 versioni in altrettante lingue) è un rebus appassionante su cui sono stati scritti libri (leggi qui una sintesi). Per la SIAE invece sembra invece tutto chiaro perché i compositori originali o comunque accampatori di diritti sono ben 264 (vedi Appendice 2).
Sul canale YouTube di Musica & Memoria è stata inserita Bella ciao a confronto tra la versione delle mondine e quella dei partigiani che tutti conosciamo, in questo caso è arrivato il reclamo automatico dopo pochi secondi. La musica del video era tratta dal LP tratto dallo storico spettacolo omonimo del 1964 (anche l'album è dello stesso anno) da me trasferito in digitale.
Il copyright claim è per conto di Filippo Crivelli, regista e curatore dello spettacolo che, tra le altre cose, ha fatto conoscere questa canzone fuori dai circuiti politici o specializzati nel folklore italiano, ed è stato attuato da IDOL Distribution, una collecting society attiva a livello internazionale nella musica digitale, della quale evidentemente Crivelli (vivente) è cliente.

Il video di Bella ciao

Considerazioni
Confrontando i due casi e i precedenti di musica irlandese si deduce una possibile spiegazione legata all'arrangiamento del brano, che è considerato anch'esso un'opera d'ingegno, quindi registrabile. Con una certa larghezza la SIAE accetta anche per brani tradizionali o di autore ignoto la registrazione come "compositore originale" anziché come "elaboratore opere" e quindi IDOL ha avuto la motivazione per il copyright claim. Difatti l'estratto che ho caricato presenta le due versioni Bella ciao, quella "delle mondine" (in realtà successiva) e quella nota a tutti "dei partigiani". Una idea di fusione e sovrapposizione che appartiene sicuramente ai due autori, ovvero Filippo Crivelli e Roberto Leydi, che l'hanno rivendicata a suo tempo. Non avrei quindi motivazioni per contestare il claim.

Nel caso di Donna lombarda la situazione è invece probabilmente opposta, non c'è alcun copyright specifico su questa registrazione audio degli autori di "Ci ragiono e canto" da cui è tratta la registrazione stessa, e quello della interprete Caterina Bueno è probabilmente relativo ad un suo personale arrangiamento del brano tradizionale pubblicato diversi anni dopo.

Prime considerazioni
La risposta al quesito "esiste musica per cui sono scaduti i diritti?" è sostanzialmente No. Nel senso che vale (solo
in Europa) per:

  1. esecuzioni di composizioni musicali i cui autori sono deceduti da più di 70 anni (tutti se sono più di uno, come è in genere per le canzoni) e risalenti a più di 50 anni fa;
  2. esecuzioni di composizioni musicali di autore anonimo i cui esecutori sono deceduti da più di 70 anni;
  3. esecuzioni di composizioni musicali di autore anonimo o deceduto da più di 70 anni fatte da noi.
Nel caso delle esecuzioni tradizionali di autore anonimo, ogni nuova esecuzione con registrazione audio è per definizione un arrangiamento originale (poiché un originale vero non è conosciuto), l'esecutore può essere quindi registrato come autore, e i suoi diritti passano agli eredi per 70 anni, e se hanno dato mandato a una collecting society di esigere i diritti, il video su YouTube sarà bloccato o segnalato (i proventi pubblicitari eventuali li riscuoteranno loro).
Esiste solo la possibilità, non infrequente, che non abbiano dato mandato ad alcuno e quindi che non arrivi alcun copyright claim.

La protezione dei diritti in USA per le audio registrations
Alcuni anni fa per un'azione iniziata e condotta anche da Sonny Bono, nel frattempo diventato senatore in USA, la protezione dei diritti di esecuzione registrata (audio registration) è stato esteso nel tempo. Aggiungere la informazione "per quanti anni" non è facile e soprattutto non è facile sintetizzarlo considerando i vari casi e sotto casi. La complessità è però legata a un solo obiettivo: estendere il più possibile il copyright a tutte le varie sfaccetature delle esecuzioni musicali e non. La motivazione nobile era tutelare l'ingegno americano, quella meno nobile ma assai concreta era tutelare il business. Di conseguenza la situazione si può sintetizzare così:
  1. pressochè ogni registrazione audio effettuata in ogni Paese con mezzi di registrazione noti (dai 78 giri in poi) può essere stata posta sotto copyright in USA ed essere tuttora tutelata anche ben oltre i 50 anni;
  2. tutte le registrazioni audio prodotte in USA sono sotto copyright in USA (a meno di quelle pensate all'origine come public domain) e quindi sono pressoché tutte ancora tutelate;
  3. ogni audio non prodotto da noi che inseriamo in un video, a meno che sia public domain all'origine, può produrre un copyright claim o un blocco "limitato ad alcuni Paesi" (USA tipicamente);
  4. se invece è prodotto in Europa ma non è posto sotto copyright in USA (registrato presso una collecting society accreditata in USA) valgono le regole europee sintetizzate prima.
Il caso del jazz
Come penultima cosa c'è da considerare il caso del jazz e in particolare degli standard. Sono improvvisazioni su una musica non propria e di autore noto e quindi per il jazzista è tutelata solo la registrazione audio. Nei dischi infatti è sempre indicato l'autore per gli standard come But Not For Me, How Deep Is The Ocean e così via.
Per la legge europea quindi, se la registrazione audio è anteriore di 50 anni e l'autore o gli autori sono deceduti più di 70 anni fa l'esecuzione è effettivamente public domain.

Andando però a fare un test tra gli standard più noti è arduo trovarne uno dove tutti gli autori (sono canzoni, sono quasi sempre minimo due) siano scomparsi prima del 1950 (alla data di questo post).
Mentre per l'esecuzione è ormai molto frequente, basti pensare che sono incluse tutte le esecuzioni di Miles Davis col suo storico quintetto degli anni '60, fino agli inizi della fase fusion.
I jazzisti principali sono però americani e per quanto scritto prima sulla legge USA sono ancora sotto diritti, qualsiasi sia la data della registrazione audio, quindi almeno per gli USA i video saranno bloccati o segnalati, salvo che l'esecutore non abbia dato mandato per proteggere i suoi diritti o il mandato sia scaduto.
Mentre per jazzisti europei che hanno registrato loro esecuzioni prima del 1970 (ad esempio Django Reinhardt, Stephane Grappelli, Tomasz Stanko, Ian Carr), eventuali registrazioni audio di standard con diritti scaduti sarebbero public domain.

Il caso della classica
Come ultimo caso rimane la classica dove, come suggerisce la parola stessa, gli autori più noti non sono deceduti di recente. Quindi esecuzioni anteriori al 1970 di Mahler, Puccini, Bartok, Mascagni, Rachmaninov, per fare alcuni esempi, dovrebbero essere pubblic domain (il condizionale è d'obbligo per via della legge USA). Attenzione che invece per alcuni grandi nomi come Prokofiev (2023) o Stravinsky (2041) non è ancora così. 


Appendice 1 - Gli autori degli standards
In questo elenco la situazione dei diritti d'autore degli eredi per alcuni celebri autori di standards.
Solo per pochi i diritti sono scaduti.

Autore Data d. Scadenza
George Gershwin 1937 2007
Ira Gershwin 1983 2053
Jimmy Van Heusen 1990 2060
Ann Ronell 1993 2063
Kurt Weill 1950 2020
Ogden Nash 1971 2041
Nat King Cole 1965 2035
Victor Young 1956 2026
Irving Berlin 1989 2059
Arthur Hamilton Vivente
Cole Porter 1964 2034
Richard Rodgers 1979 2049
Lorenz Hart 1943 2013
Johnny Mercer 1976 2046
Hoagy Carmichael 1981 2051
Howard Dietz 1983 2053
Rube Bloom 1976 2046

Appendice 2 - Le ricerche in SIAE