venerdì 13 settembre 2019

Il CD: l'affare del secolo per le case discografiche

Sul sito della RIAA si possono consultare eccellenti infografiche personalizzabili che consentono di valutare a colpo d'occhio l'andamento del consumo di musica in USA in un esteso arco di tempo, che va dagli anni '70 ai giorni nostri. Selezionando le opzioni di visualizzazione si può vedere per prima cosa che con l'avvento e il successo del CD le case discografiche hanno raggiunto il fatturato più elevato di sempre, ben 21,5 miliardi di dollari nel 1999.


La curva è meno spettacolare se viene applicato l'allineamento all'inflazione, equiparando il valore del dollaro al 2018. Come si vede anche nel 1978 le cose non andavano male, il fatturato attualizzato era 15,5 miliardi di $ e gli LP incidevano per 9,3 M$, ma contribuivano non poco anche le cassette di vario tipo (anche 8-track tipiche USA per le auto), per altri 6,2 M$. Poi però è iniziata una veloce curva discendente. Ma dal 1985 è arrivato in soccorso il CD. Che nel 1999 ha consentito da solo un fatturato di 18,9 M$, il doppio del LP nel suo anno migliore.
Il che apre qualche raggio di luce sulla premura con cui Sony e Philips hanno messo a punto e lanciato il nuovo standard.


Poi è arrivata Internet con l'ADSL, Leonardo Chiariglione e Shawn Fenning alias Napster senza volerlo hanno colpito duro e il mercato è crollato fino ai 7,1 M$ del 2014, con il CD in caduta libera. Unica luce in fondo al tunnel, insperata ciambella di salvataggio (senza alcun contributo delle case discografiche) iTunes e iPod di Steve Jobs e il download digitale legale, dal 2005.

Vediamo però anche i volumi, che sono abbastanza impressionanti, a  confronto tra CD e LP. Nel 1978 in USA sono stati acquistati 341 milioni di LP, ma nel 1999 gli album su CD acquistati sono stati 942 milioni. Gli abitanti degli Stati Uniti sono circa 300 milioni , inclusi bambini e anziani con problemi di udito, e in media hanno acquistato 3 CD all'anno. Mentre gli LP erano scesi a 5 milioni. Bei tempi per le case discografiche: l'anno scorso erano 52 milioni, ogni 6 persone c'era uno che ha comprato un CD in un anno.
In compenso il vinile che doveva essere abbandnato è risalito a oltre 16 milioni, dopo essersi inabissato per 4 anni (tra il 2005 e il 2008) sotto al milione di copie. Nel grafico che segue si vede ben evidenziato il doppio passaggio di consegne tra LP e CD e viceversa.


Interessante anche quest'altro grafico derivato dalle statistiche, sulla importanza delle cassette (preregistrate) negli anni '70. Che si sono continuate a vendere, anche a ritimi sostenuti, mentre il vinile stava crollando, dal 1984 fino al 1997-98. Parliamo di oltre 400 milioni di unità dal 1987 in poi e oltre i 100 milioni fino al 1999. Era questo l'unico supporto analogico superstite degli anni '80 e '90, e certo non faceva concorrenza al CD come qualità del suono.


Infine un'ultimo grafico che illustra il successo della presunta speculazione delle case discografiche sull'alta definizione. Indipendentemente dalle reali intenzioni, un flop totale.


Il DVD-Audio, commercializzato in USA (da noi neanche arrivato) non è andato mai oltre le 500 mila copie acquistate e nel 2013 è pure andato in rosso per 100 mila unità (i resi hanno superato il venduto). Il Super Audio CD tanto promozionato ha raggiunto al massimo i livelli del LP prima della momentanea caduta (1,3 milioni nel 2003) e almeno in USA le vendite sono così ridotte che è sparito dalle statistiche dal 2013. Invece il DVD-Audio in USA è ancora acquistato e quindi ancora prodotto, per il multicanale, essenzialmente.

Tutti i dati statistici, personalizzabili, sono sul sito RIAA in questa sezione . I dati globali almeno per i grandi numeri sono sempre stati simili in proporzione all'incirca USA = resto del mondo.

Nei grafici sono ovviamemte presenti anche i dati relativi alla musica digitale in download e in streaming, che ha consentito all'industria della musica di risalire la china a partire dal 2016, e arrivare al fatturato globale pre-boom del CD, ovvero al 1985, poco meno di 10 miliardi di $ (allineati all'inflazione). Il che è una cosa buona, perché è giusto che chi crea e produce la musica abbia una corretta renumerazione, qualunque sia il suo ruolo.

martedì 3 settembre 2019

La qualità CD è realmente "lossless"?

Il livello di risoluzione adottato negli anni '80 per i CD (16 bit / 44.100Hz) è citata sempre come "lossless" ovvero "compressione senza perdita". Ma è veramente così?

La compressione dei dati: "lossless" e "lossy"
La differenza è semplice ed intuibile, senza perdita significa che con una decompressione si può tornare al file di dati originario, con perdita invece no. Due esempi noti a tutti, al di fuori del mondo della musica sono le applicazioni ZIP o RAR (che sono lossless) e JPEG (che è lossy).
Come funziona: la popolare compressione ZIP sappiamo che è particolarmente efficace su file Word mentre comprime poco o nulla file immagini o audio. Il motivo è che un file Word o di qualsiasi altra applicazione basata su "segni" (come l'alfabeto) può essere facilmente ricodificato in modo semplificato. L'esempio tipico è una lunga sequenza di caratteri di spazio, che può essere ricondotta ad un numero ed un solo carattere di spazio. In analogia con i sistemi grafici si puà parlare di una codifica "vettoriale". In musica l'equivalente è la codifica Midi che fa riferimento alla notazione musicale su pentagramma anziché all'alfabeto.

Dati vettoriali e dati raster
Un file immagine generato da una macchina digitale è invece la semplice memorizzazione dei pixel dello schermo CCD, che esegue il campionamento dell'immagine analogica. Ogni pixel collocato nella griglia (raster) dello schermo contiene una specifica informazione che concorre alla qualità dell'immagine, senza correlazioni con i pixel vicini. In questo caso la compressione, se deve essere lossless, deve ricavare un significato dai singoli pixel (o in generale dai campioni) per poterli archiviare con minore ridondanza. Nel campo delle immagini questa esigenza è poco sentita e i sistemi di compressione lossless (RLE, JPEG 2000) sono poco utilizzati.
Viene invece molto utilizzato un notissimo algoritmo di compressione lossy, JPEG, che elimina dall'immagine le informazioni meno importanti per la qualità, con diversi gradi di intervento, mentre il file originale (RAW) nelle macchine professionali viene generato in parallelo senza compressione e rimane disponibile per gli editori grafici per le post elaborazioni più complesse.

Nella musica invece la esigenza della compressione lossless è maggiormente sentita e si sono ampiamente affermati sistemi come i noti FLAC e ALAC a fianco dei sempre molto usati formati lossless come MP3, AAC e Ogg Vorbis. La compressioen lossless in musica è come sappiamo molto meno efficiente anche dei livelli di compressione lossy a più elevata qualità, e raggiunge al massimo il 50% circa di riduzione + del file originario. Da ricordare che i sistemi di compressione lossless sono però stati sviluppati solo per il formato PCM e non per il formato DSD.

La qualità della registrazione
Fatto il punto anche se sinteticamente su cosa significa realmente "lossless" occorre farsi una seconda domanda: qual è la qualità di partenza? Ovvero, a che livello di risoluzione è registrata la musica che vogliamo ascoltare. Questa informazione purtoppo non è inserita nelle note che accompagnano un qualsiasi album prodotto, sia nell'attuale mondo digitale, sia in precedenza, quando il suono era registrato solo per via analogica.
Possiamo quindi solo dedurlo. Partendo da alcune premesse ampiamente conosciute: 1) sono molto rare le produzioni musicali in cui tutto il processo di registrazione sino al master è analogico 2) poiché i convertitori AD/DA (analogico/digitale e viceversa) sono ormai da anni progettati per risoluzione 24 bit / 192KHz e superiori, il master digitale sarà nella quasi totalità dei casi alla massima risoluzione possibile.

Un convertitore AD/DA professionale recente, presente in molti studi di registrazione, il DAD AX32
Qualche dettaglio in più sulla registrazione del master
Questa fase è il regno dell'ingegnere del suono e dei suoi collaboratori. Non esiste uno standard perché in base ai suoi gusti personali, al tipo di musica e di contenuti che vuole o deve creare, delle sue preferenze riguardo agli strumenti e alle tecnologie, le scelte possono essere anche molto diverse.
Le sorgenti da registrare possono essere di 4 tipi:
  • acustica (che include la voce umana): deve essere acquisita con un microfono analogico e passata a un mixer microfonico, anche questo normalmente ancora analogico ma che può essere anche digitale
  • strumenti elettrificati (chitarra elettrica, basso elettrico, organo Hammond, piano elettrico ecc.): l'acquisizione è diretta senza bisogno di microfoni, ma il suono prodotto è sempre nel dominio analogico
  • strumenti digitali (piano digitale): strumenti che simulano i suoni analogici ma con tecniche computerizzate; possono essere collegati direttamente al mixer / console digitale
  • suoni generati da computer o sintetizzatori digitali: come sopra.
L'ingegnere del suono in base agli strumenti e al genere di musica potrà decidere di spostare più o meno in avanti la conversione in digitale, al limite potrebbe decidere di usare ancora una console analogica, ma comunque alla fine, tranne che per registrazioni dedicate ai puristi del vinile, tutto il materiale registrato selezionato per comporre l'album sarà convertito in digitale.

Lo studio di registrazione digitale
Come anticipato, quasi mai nella documentazione degli album sono fornite informazioni sulla tecnica e sugli strumenti di registrazione. Le informazioni sullo studio di registrazione digitale dobbiamo quindi ricercarle nella documentazione dei produttori. Come per esempio Digital Audio Denmark (DAD) che fornisce convertitori e mixer digitali per varie fasce di prezzo agli studi di case discografiche specializzate come 2L The Nordic Sound, Classic Sound, Acoustic Records ma anche a studi e orchestre molto note come gli Abbey Road Studios, la Sidney Opera House, la Royal Opera House di Londra, la Filarmonica di S. Pietroburgo e molte altre. Il suo prodotto di punta è l'AX 32 della foto precedente, che segue il precedente AX 24 (ovviamente passando da 24bit a 32bit) e che consente di configurare fino a 48 canali di ingresso AD (anche microfonici, 8 per l'AX 24) con risoluzione fino a 32/384 oppure DSD fino a DSD128.
I suoni convertiti o ricondizionati in digitale alla risoluzione scelta dall'ingegnere del suono sono poi messi a disposizione su più canali a matrice alla console / mixer digitale, che attualmente non è altro che un computer molto potente con una interfaccia specializzata, che riprende in buona parte i comandi delle tradizionali console analogiche.

Uno studio di registrazione che utilizza la tecnologia digitale ed in particolare quella della DAD. E' il Tritone Studios (Lussemburgo)
Cosa avviene dopo tutto questo lavoro
Dopo aver scelto i "take" migliori, aver elaborato i suoni acquisiti nei vari canali, averli mixati tra loro e avere aggiunto effetti vari, sarà disponibile il master dell'album, e sarà ovviamente "congelato" come si usa nel software, anche se naturalmente potrà essere sempre realizzata in seguito una diversa masterizzazione partendo dai "take" originali. Come si faceva anche ai tempi dell'analogico, solo che le registrazioni dei singoli canali erano su nastro da 2 pollici e non su file audio.

La risoluzione del master digitale
Ancora una volta non sappiamo a quale risoluzione viene prodotto il master digitale. Certamente fino a che negli studi di registrazione c'erano solo convertitori a 16/44.1 o al massimo a 16/48 (per gestire i DAT) la risoluzione era questa. Con l'arrivo dell'alta definizione a partire dagli anni zero i convertitori AD sono passati progressivamente a 24/96 e poi a 24/192 (oppure a DSD64) e quindi è altamente probabile che, per garantire il minimo degrado nei passaggi successivi è normalmente utilizzata la risoluzione superiore possibile e gestibile ancora con praticità.
Possiamo dedurre quindi che anche il master sarà in alta definizione, se non altro per poter sfruttare in un secondo momento l'album originariamente uscito a qualità CD per una ristampa n HD, pratica ormai diffusa anche in generi musicali come il pop o il rap. Quindi al minimo in risoluzione 24/96 oppure superiori.

Quindi abbiamo la risposta
No, un album in qualità CD non è "lossless", è in formato compresso, "lossy" rispetto al master, da 24 a 16 bit  bit ogni campione, e la frequenza di campionamento ridotta a più della metà. Ed è con perdita, perché dal CD, anche se "rippato", non potremo mai recuperare tutte le informazioni del master. Potremo fare un "upsampling" ma l'incremento è solo apparente, perchè nei bit aggiunti o nei campioni aggiunti non è presente nessuna informazione in più rispetto al CD di partenza.


martedì 13 agosto 2019

Cosa ne facciamo dei nostri CD?

Una domanda che non si pongono gli appassionati di musica che vivono benissimo senza rispondere al richiamo del download digitale o dello streaming audio in qualità CD (la musica liquida) e ascoltano solo la loro vasta libreria musicale, e hanno anche una casa grande o una moglie molto paziente.

Una domanda pressante invece per tutti gli altri, sia perché si accorgono presto che i CD non li ascoltano più, sia perché la moglie, o la logistica dell’abitazione, li spinge a liberare lo spazio occupato da tutti quei CD ormai ridotti al ruolo di soprammobili. Neanche dotati del fascino vintage dei vinili eventualmente posseduti, e magari ancora ascoltati.

Perché non li ascoltiamo più?
Perché i CD saranno stati nel frattempo diligentemente tutti o quasi rippati, per gli appassionati di tipo 1, ovvero quelli che ascoltano solo la musica che possiedono e rifiutano lo streaming (ancora prevalenti in Italia a quanto si capisce), e il DAC collegato allo streamer e’ sicuramente più recente e di più alta qualità di quello incluso nell’ormai datato lettore CD.
Mentre coloro che sono passati allo streaming in qualità CD o addirittura HD (vedi post sulla prova di Qobuz HD) si accorgono presto che quasi tutti i loro CD sono anche ascoltabili in streaming e, poiché anche loro si saranno sicuramente dotati di una valida e più recente catena di riproduzione, la motivazione per ascoltare il CD svanisce.

Il primo CD che ho comprato nell'ormai lontano 1986 è questa edizione su strumenti originali di due celebri sinfonie di Mozart. Registrato con tecnica digitale dell'epoca a novembre 1981 e febbraio-marzo 1982 e publicato nel 1983 dalla Decca. Lo ascoltavo sul mio primo lettore CD, il Philips CD100, che era anche il primo modello commerciale profotto dalla casa olandese
In entrambi i casi elencati sopra il lettore CD rimane probabilmente nell’impianto, per ascoltare CD rari o prestati, come rimane il giradischi per la piccola o grande libreria musicale di vinili, o il registratore a bobine per i pochi fortunati che hanno anche questa sorgente. Ma la maggior parte dei 500 o 1000 CD rimane inascoltata negli scaffali.

Metterli in soffitta?
E’ veramente un peccato disfarsene, anche pensando a quanto sono costati, seppur l’acquisto e’ stato diluito in lustri (1000 CD = 15-20.000 Euro). Ma anche al booklet interno spesso ricco di informazioni interessanti, nonché all’immagine dell’oggetto, certo non affascinante come un LP ma comunque “tangibile”. Anzi forse una motivazione per continuare ad ascoltarli ci sarebbe, possono essere le informazioni facilmente reperibili sul booklet, anche se poi cercando di leggere i testi delle canzoni si scopre che sono illeggibili per i caratteri troppo piccoli o perché sono scritti a mano dall’autore. E si passa a un comodo tablet e al web dove c’è tutto sull’album che volevamo ascoltare.
In questo caso l’unica soluzione è archiviare, avendo il posto o trovandolo, in fondo i CD sono abbastanza compatti (lo afferma la parola stessa) e, non si sa mai, magari tornerà un interesse e un valore come per i vinili, tra qualche anno.

Venderli?
Questa è la seconda opzione, tentata da molti, emuli di quelli che si sono liberati negli anni ‘90 della collezione di vinili, che ancora girano nei vari siti di usato online a distanza di anni. Qui i casi sono due: o siamo attualmente ancora nella fase in cui il supporto ormai obsoleto non interessa a nessuno (ricordo che sulle auto e’ sparito già da qualche anno e che ormai anche i ventenni e oltre non li hanno in maggioranza mai usati ne’ ascoltati) come avveniva per i vinili negli anni ‘90 ma prima poi tornerà un interesse diffuso anche per l'usato, come avviene da tempo per i vinili.
Oppure sono veramente destinati all’oblio e disfarsene non sarà mai una perdita economica.

In ogni caso la situazione dell’usato per i CD non ha certamente raggiunto la fase del collezionismo, e quindi non è adatta ad una vendita occasionale da venditori privati. Al momento è gestita solo da venditori professionali più o meno grandi che operano soprattutto su Amazon con margini strettissimi raggiunti grazie ad accordi e prezzi molto scontati con i gestori postali.
In sintesi, venderli significa comunque archiviarli in attesa di trovare un compratore, almeno per ora è per qualche anno ancora.

E regalarli?
Bisognerebbe trovare l’unica tipologia di persona che potrebbe essere interessata, ovvero l’appassionato del primo tipo, quello che sente solo musica che ha acquistato o gli hanno regalato, comunque sua, e che non è interessato alla musica liquida. E che non ha problemi di spazio a casa. Dovrebbe però non avere gli stessi vostri dischi, e quindi gusti molto diversi, ma essere anche interessato a scoprire i vostri. Un soggetto molto difficile da trovare, quasi impossibile: gli appassionati hanno in percentuale del 50% e oltre gli stessi dischi e in più parecchie idiosincrasie musicali.

Liberarsene definitivamente?
Questa ultima ipotesi non la prendiamo neanche in considerazione. I nostri CD, molti dei quali anche messaggeri di memoria dei tempi e dei motivi per cui sono stati acquistati, gettati dentro un cassonetto? Tra l’altro non saprei neanche dove andrebbero nella differenziata.
Non deve essere questa la soluzione. Archiviateli, ben raggruppati in contenitori. In soffitta, in cantina, nel box, in un soppalco, da qualche parte un posto si troverà. In attesa che il tempo restituisca in parte il loro valore o che cada su di essi l’oblio, ma non per nostra mano.

venerdì 5 luglio 2019

Qobuz: lo streaming in alta definizione alla prova

Il servizio di streaming in qualità CD francese Qobuz l'anno passato, oltre a sbarcare negli USA (paese n.1 per lo streaming) ha esteso l'offerta anche all'audio in alta definizione. A differenza di Tidal, principale competitore, non ha adottato un sistema di compressione proprietario per la diffusione dell'audio, l'ormai ben noto e discusso MQA (Master Quality Authenticated) che, pur da molti apprezzato, non è lossless, Qobuz ha adottato invece una normalissima compressione FLAC (Free Lossless Audio Codec) applicata ad audio codificato in PCM, fino a 24 bit / 192 KHz.

L'upgrade in HD costa 5 € al mese, e il costo quindi passa dai tradizionali 19,99 € a 24,99 €. Un incremento, per fare un parallelo, uguale a quello richiesto da Sky per vedere i contenuti on-demand anche su tablet, e che i clienti sottoscrivono diffusamente senza sentirsi taglieggiati. E sicuramente trascurabile anche per i tuttora pochi appassionati di musica (in Italia) interessanti più alla musica che al suo possesso (immateriale, peraltro). Una volta sottoscritta questa estensione all'abbonamento è possibile ascoltare i HD i contenuti disponibili, come per esempio questo eccellente album della regina del jazz alternativo Melody Gardot.


Qobuz a differenza di Tidal è anche un servizio di download digitale, ovvero si possono comprare (sia se si è abbonati oppure no) album o tracce audio in qualità CD o HD e ottenerne il possesso privato illimitato (come il buon vecchio iTunes che, nel frattempo, Apple sta chiudendo). La disponibilità dei contenuti HD ascoltabili in streaming è quindi la stessa dei contenuti già disponibili da anni in download, ormai abbastanza ampia e dipendente dalle scelte delle varie case discografiche, sia per la proposta di contenuti in HD oltre alla qualità CD, sia per la scelta del livello di risoluzione, che è sempre 24 bit, a frequenza di campionamento 192, 96, 48 o in rari (per fortuna) casi 44.1KHz.

Una volta sottoscritto il servizio è inevitabile che il sottoscrittore dia, almeno per un  po', la priorità ai contenuti in HD disponibili su Qobuz. Per verificare se ci sono è sufficiente selezionare in ricerca il nome dell'artista che ci interessa, e comparirà nell'elenco il logo standard dell'HD per gli album disponibili in alta risoluzione. Si può fare questa verifica sulla app per smartphone o tablet oppure dal browser, su PC o tablet, nel primo caso è sufficiente selezionare "vedi tutti gli album" per avere visualizzato l'elenco con la indicazione HD "at-a-glance".  Questa ad esempio è la situazione per Diana Krall, i cui album sono come noto già da molto tempo pressoché tutti disponibili in HD.


Non completa invece la disponibilità per Melody Gardot.


Una precisazione: i testi nelle videate sono in francese perché, come abbonato "anticipato" sono considerato francese, ma potrei ora selezionare l'interfaccia in italiano, cosa che non ho ancora fatto sul nuovo iPad. Terzo esempio, Norah Jones, anche per la cantautrice country-jazz americana ma con un po' di sangue indiano (dell'India) la disponibilità è quasi totale, anche se a volte a campionamento limitato a 44.1KHz. Per motivi non noti (forse legati alla ripubblicazione dello stesso album) appaiono diversi album ripetuti, a diverso prezzo, se in digital download, ma qui evidentemente equivalenti.


In sintesi una interfaccia molto più pratica e immediata di quella di Tidal per scegliere i contenuti in HD (che sono anche in quantità molto superiore).

L'ascolto
Come tutti i servizi streaming, Qobuz mette a disposizione i player per tutte le piattaforme in commercio, quindi si può ascoltare la musica con:

  • App per iOS iPhone
  • App per Android smartphone
  • App per iOS iPad
  • App per Android tablet
  • App per desktop Windows
  • App per desktop macOS
  • Player per browser web (https://play.qobuz.com)
Ogni implementazione ha oltre che interfaccia, comandi leggermente diversi ma, per quanto riguarda l'ascolto in alta definizione, l'unica cosa da fare per chi ha sottoscritto l'abbonamento Studio con questa opzione (o l'abbonamento Sublime+, annuale e non mensile, con qualche plus) è selezionare la qualità di ascolto per tutti gli ascolti o per singolo ascolto. Ad esempio sulla interfaccia per browser, una volta scelto il brano o l'album da ascoltare, si seleziona il menu a tendina e la risoluzione desiderata. Nell'esempio, di un album di Dexter Gordon disponibile in streaming a risoluzione 24/192 (lo merita sia per qualità artistica sia per la registrazione Blue Note, pur se degli anni '60) viene selezionato ovviamente 24/192.


Con le configurazioni di interfaccia, sia può invece scegliere la risoluzione in modo stabile, anche qui tutto molto semplice.


L'unica notazione da fare  riguarda l'ascolto da smartphone o iPhone in mobilità, che può essere ovviamente attivato anche in 4G e quindi a consumo (con un tetto per i GB inclusi, ormai molto elevato). In questo caso Qobuz avverte correttaemente, se selezioniamo Hi-Res anche per l'ascolto in mobilità (e non Wi-Fi) che potremmo consumare una quota elevata della banda ammessa. 

Per avere un'idea, questo album (circa 42') a 24/192 richiede di scaricare 1,6GB (in FLAC compresso lossless). Per un confronto, un album a 24/96 di durata analoga, come The Black Saint and the Sinner Lady di Charles Mingus, ha una dimensione di 848MB. Ovviamente si può scegliere per la riproduzione una risoluzione inferiore a quella dell'album HD che si vuole ascoltare. Tenendo anche conto della catena di riproduzione che abbiamo a disposizione in mobilità, che difficilmente arriverà a questi livelli. Ad esempio su iPhone e iPad la risoluzione massima è 24/48 per ascolto in cuffia, e su Android dipende dal modello. Segnalo che però che alcuni gestori stanno iniziando a proporre la formula traffico illimitato anche sul 4G (e futuro 5G) proprio per lo streaming.

Ma si sente la differenza?
Una volta constatato che il materiale audio disponibile in HD è effettivamente disponibile e anche in grande quantità e che, a differenza di TIDAL, è anche facile individuarlo, la domanda classica che ogni appassionato si pone è “ma si sente la differenza?”
Qui, come sa chi legge anche occasionalmente questo blog, tra gli “audiofili” non c’è unanimità, si passa dai negazionisti assoluti, quelli che sostengono che il CD e’ meglio (e che ovviamente e’ tutto un complotto delle perfide major del disco) ai negazionisti moderati, quelli che sostengono che non si sente alcuna differenza (la prova e’ che non la sentono loro), agli entusiasti che non ascoltano più i CD, agli analogisti puri per cui il problema non si pone (ascoltano solo vinili e bobine, qualcuno anche 78 giri e cassette), ai sostenitori convinti dell’Alta Definizione, ma solo se e’ codificata DSD.

Quindi una consistente fetta del mondo "audiofilo" che non è interessato allo streaming HD perchè non è interessato proprio all'audio in HD. Nel caso che qualcuno sia invece incuriosito da questa nuova opportunità, segnalo che la valutazione dell'audio HD non può venire da un articolo specializzato, ma che ognuno deve darsela da solo, con le sue orecchie e il suo sistema uditivo e il suo impianto, non necessariamente sottoscrivendo il servizio, e’ sufficiente acquisire in downoad 2 o 3 brani test in HD già posseduti in CD e fare il confronto.

Con solo tre avvertenze, 1) fare il test alla cieca 2) provare a lungo e concentrarsi sulle differenze senza aspettarsi miglioram eclatanti, 3) una volta concluso che non c’è differenza fare un test di conferma: il confronto tra lo stesso brano in MP3 e in CD. Sul blog per chi fosse interessato ci sono diverse guide sugli ascolti a confronto.

Anche per la brava cantante jazz coreana Youn Sun Nah esiste l'opzioen HD
Per chi invece è interessato all'alta definizione
In questo caso aggiungo alle molte impressioni di ascolto che si possono leggere in rete anche le mie. Ho semplicemente ascoltato a confronto alcuni brani che avevo già in HD, scaricati in download, e usando lo stesso DAC. L’obiettivo era verificare se gli stessi miglioramenti rispetto al CD, leggeri ma comunque apprezzabili alla distanza (e che danno “ assuefazione”, come noto) si percepivano ancora. La prova e’ stata fatta solo su alcuni brani acustici con la voce in evidenza, Blue e A Case Of You di Joni Mitchell e All Or Nothing At All di Diana Krall. La verifica e’ stata positiva: con tutti gli altri elementi della catena identici, l’effetto HD anche in streaming si apprezza bene.

Per quanto mi riguarda è sufficiente considerando il costo esiguo dell’upgrade. Come per molti altri interventi sulla catena Hi-Fi la logica che seguo (e consiglio) è quella di mettersi nelle condizioni migliori possibili tenendo conto anche dell'impegno economico.




lunedì 20 maggio 2019

La manutenzione delle musicassette

Visto il timido ritorno di questo supporto fisico, sull'onda della perdurante elevata (troppo) attenzione al vintage hi-fi, può essere utile a qualcuno un breve riepilogo su come si trattano e si gestiscono le musicassette, magari trovate in qualche armadio dimenticato. Per un riascolto che può essere anche musicalmente interessante (vedi post precedente) o per recuperare documentazioni audio.

Come è fatta una musicassetta
Non è stato il primo tentativo di rendere più facile l'utilizzo del nastro magnetico. Nelle normali bobine (reel-to-reel) infatti inserire un nastro sul registratore e girarlo, se è a 4 tracce, è una operazione che richiede una discreta manualità ed un buon livello di attenzione, e anche un po' di tempo. La stessa attenzione è richiesta per trasportarlo, se cade o esce dalla scatola c'è il rischio che si srotoli, diventando inutilizzabile, e lo stesso vale per la sicurezza del contenuto, nessun blocco che possa evitare di registrare sopra un nastro già usato, perdendo magari un preziosissimo contenuto.
Quindi la Philips ha studiato, brevettato e prodotto una cassetta fatta così.

Da notare le 5 viti a crociera, che consentono (nelle cassette di qualità, come questa) di aprire il guscio di plastica ed accedere al nastro. Aprendola, la musicassetta si presenta così.


Questa in realtà è di capacità maggiore, la massima possibile, C120 ovvero 120 minuti (girando la cassetta). Nastro più sottile, più fragile e più soggetto a effetto copia e smagnetizzazione. Il formato migliore era il C60, ma quello quasi universalmente usato era il C90, che consentiva di registrare un LP per lato. Molti produttori come la Sony hanno però adottato gusci trasparenti, più comodi per individuare eventuali problemi, ecco la foto di una C60 con il primo strumento di manutenzione nell'era delle cassette: il cacciavite.


Apriamola e approfondiamo come è fatta.


In pratica è un "reel-to-reel" (da bobina a bobina) premontato, facilmente inseribile nel lettore/registratore, e per girare il nastro e ascoltare l'altro lato basta estrarre la cassetta e inserirla rivoltata, la bobina giusta sarà di nuovo sul lato cedente. Più tardi (con le piastre auto-reverse) anche questa operazione sarà automatizzata. Il nastro trasparente nella immagine è quello iniziale, dopo pochi secondi arriva quello magnetico vero. Tutto molto semplice e intuitivo.

Le frecce indicano dove avviene il trasferimento del contenuto audio. La freccia rossa indica l'apertura centrale, dove il nastro entra in contatto con la testina integrata di registrazione / lettura (primo punto debole del nuovo supporto) e si vede anche il pressore realizzato con un tampone di feltro su un supporto elastico, che deve garantire il contatto stabile tra la testina e il nastro (secondo punto debole). Le frecce blu indicano le altre due aperture per la testina di cancellazione. Sono due perché la cassetta deve funzionare anche rivoltata.

La protezione delle compact cassette
La protezione rispetto alla riscrittura accidentale di una cassetta già registrata era realizzata in modo molto semplice, meccanico: dovevano essere spezzate due linguette di plastica sul retro della cassetta (sono indicate dalle frecce nella immagine sotto, di una cassetta protetta), se non erano presenti un semplice sensore meccanico verificava che la cassetta era protetta e impediva la registrazione. E se invece volevamo riutilizzare la cassetta? Bastava coprire nuovamente il foro con un pezzo di scotch e tornava scrivibile.


La tecnica di registrazione e riproduzione
Il funzionamento effettivo è ovviamente più complesso, si può comprendere bene da questa immagine e dalla relativa legenda, tratta da un'esauriente descrizione tecnica contenuta nella Philps Technical Review del 1970. Per comodità di lettura commento inserisco in appendice i vari elementi del funzionamento. E'anche possibile per veri interessati scaricare il documento tecnico citato, di 16 pagine.


La limitazione delle due testine e il mitico Nakamichi 1000
Per le migliori prestazioni le testine di registrazione e di lettura dovrebbero essere separate, perchè devono avere carateristiche tecniche diverse. E' possibile utilizzare anche una testina unica integrata, ma è una soluzione di compromesso. Nella compact cassette, che non era nata per l'hi-fi, era prevista una testina integrata, per ragioni di costo e per ottenere le dimensioni più compatte possibili per la cassetta. Solo due aperture per le due testine indispensabili, di cancellazione e di lettura/scrittura.
Una terza (minuscola) apertura però c'era, per i 2 tenditori del nastro (indicata in rosso nell'immagine sotto).


Sfruttando con una acrobazia tecnologica questa apertura, nel 1973 Ted Nakamichi ha realizzato il primo registratore a cassette a 3 testine, il Nakamichi 1000. Nella figura seguente, tratta dal manuale tecnico sull'utilizzo delle 3 testine per questo modello, sono illustrate la diversa posizione della testina di cancellazione e la diversa struttura dei roller, per consentire alla testina di scrittura di magnetizzare il nastro utilizzando la terza apertura, e lasciando alla testina centrale la sola funzione di lettura. Il tutto continuando ad utilizzare e a condividere con altre piastre le cassette standard.


Ovviamente costava moltissimo, ma il prezzo era certamente giustificato, basta guardare il service manual di 117 pagine (!) disponibile per eventuali curiosi dal noto sito Hifi Engine. Negli anni successivi e fino ai primi anni '80 anche questa tecnologia è diventata però progressivamente accessibile e le ultime piastre top erano a 3 testine.

Perché era necessario aprire le cassette?
La meccanica delle cassette, super-economica e semplificata al massimo, era soggetta a problemi vari, di solito risolvibili con interventi sul nastro o sul guscio. I più comuni:
  1. nastro spezzato
  2. nastro rovinato 
  3. scorrimento del nastro bloccato
  4. scorrimento del nastro non regolare
Nastro spezzato o rovinato
Una tipologia di incidente spesso causato dall'ascolto su piastre difettose che "catturavano" il nastro avvolgendolo nel capstan. L'intervento consisteva, semplicemente, in una giunzione tra le due parti di nastro "buono" eliminando, nel secondo caso, la parte inascoltabile (e una porzione di musica, forzatamente). Un intervento simile a quello necessario per le pellicole cinematografiche.
Se il nastro era rientrato era ovviamente necessaria l'apertura della cassetta.


Se invece non era spezzato si poteva estrarre, tagliare via la parte danneggiata, e giuntarla di nuovo in due punti. La giunta si poteva e si può fare con un semplice nastro adesivo scotch sottile, da utilizzare ovviamente sul dorso del nastro (la parte lucida) e facendo un taglio diagonale per impattare il meno possibile sulla testina al momento del passaggio per contatto. Per avvolgere o svolgere il nastro durante queste operazioni lo strumento necessario era solo questo: una penna BIC.


Scorrimento bloccato
Come abbiamo visto nelle figure le due bobine non erano imperniate su sistemi di rotazione a basso attrito, bronzine o cuscinetti a sfera, ma semplicemente sul guscio della cassetta. In molti modelli era anche previsto un sottile foglio di materiale plastico a basso attrito per rendere più scorrevole il movimento. Non sempre perché in altri si curava semplicemente la parte interna della cassetta perché fosse il più possibile liscia e a basso attrito.
Se si bloccava o il trascinamento era difficoltoso e provocava variazioni di velocità o fluttuazioni ben udibili, le cause potevano essere due: nastro non ben avvolto, non allineato, come nella figura seguente, oppure guscio deformato o arcuato (anche per soli decimi di millimetro).
La diagnosi si effettuava semplicemente a mano usando la penna BIC illustrata prima. Nel primo caso il blocco o l'avanzamento "frenato" erano in alcuni punti, nel secondo, di solito, più esteso.


Nel primo caso la prima azione era molto semplice ma spesso efficace: avvolgere e riavvolgere più volte il nastro. Riposiziandosi e stendendosi in modo corretto il nastro, di solito il problema spariva.
Nel secondo caso l'unico intervento possibile e solitamente risolutivo era la sostituzione del guscio, una sorta di "trapianto" del nastro. Bisognava fare molta attenzione nell'estrarre e riposizionare nel nuovo guscio le due bobine. Senza farle cadere perché il nastro si sarebbe srotolato, richiedendo un lungo e delicato riavvolgimento a mano, ammesso che risultasse possibile.
Nel secondo caso era necessaria ovviamente una cassetta "donatrice" mai usata (ovvero "vergine", come la si chiamava) o comunque seminuova. Le cui bobine sarebbero state gettate per ospitare quelle, evidentemente preziose, da recuperare.


L'operazione richiedeva una particolare attenzione anche nel ripristinare lo scorrimento corretto del nastro, attorno ai roller e ai pin previsti (conveniva memorizzare , ora fotografare con l'iPhone, il percorso precedente). Importante anche riposizionare attentamente il tampone di feltro (che è solo appoggiato nel suo alloggiamento).
Con un poco di attenzione era però possibile ripristinare e riascoltare cassette che avevano avuto inconvenienti. Un altro elemento caratteristico, di tecnologia aperta, rispetto ai futuri supporti digitali.

Le cassette senza viti
Esistevano anche cassette più economiche con il guscio incollato, non apribili. Decisamente sconsigliabili per un uso hi-fi perché solitamente anche il nastro era di bassa qualità, ma potevano essere state utilizzate per registrare documenti audio di interesse, come le registrazioni di trasmissioni radio (la Rai queste registrazioni non le faceva) e quindi potrebbe essere necessario interventire per ripristinarle. Anche in questo caso un poco estremo è possibile. E' possibile aprire con un taglia balsa e con un cacciavite i due gusci separandoli (forzando l'incollatura) e poi recuperare semplicemente il nastro come visto prima, trasferendolo su un guscio nuovo. Al limite si potrebbe anche richiudere la stessa cassetta con lo scotch. Era uno standard molto tollerante.

In sintesi
Penso che siano stati coperti tutti i casi più comuni, se ce ne fossero altri ponete una domanda nei commenti.

Appendice: il funzionamento in maggior dettaglio
Tornando all'immagine esplicativa riportata sopra, possiamo individuare tutti i componenti necessari alla registrazione e all'ascolto con questo popolarissimo (e tuttora usato) supporto fisico.


I componenti che si possono vedere in figura (aguzzando la vista) sono:

  1. le due bobine (hubs)
  2. l'aggancio iniziale del nastro alla bobina (clamp)
  3. il rivestimento in materiale plastico per rendere più scorrevole la rotazione della bobina (lining)
  4. i rulli per il trascinamento del nastro (rollers)
  5. la testina di cancellazione (erase head)
  6. la testina di registrazione / riproduzione (record playback head)
  7. il rullo a pressione per tendere il nastro (pressure roller)
  8. il capstan, ovvero il mandrino rotante che, giustapponendosi al rullo (7) garantisce la frizione necessaria per trascinare il nastro a velocità costante
  9. lo schermo ad alta permeabilità necessario per la formazione del campo magnetico (high permeability screening)
  10. il pressore con feltro per mantenere pressato il nastro contro la testina durante il processo di magnetizzazione o lettura, con una forza tra 0,1 e 0,2N (felt pressure pad)
  11. i fori per consentire l'inserimento nella cassetta dei due perni di posizionamento (locating pins) necessari a mantenere il nastro correttamente in linea
  12. i fori posteriori e il sensore meccanico (un semplice dente angolato) per prevenire la scrittura accidentale di una cassetta già registrata (recording lock)
  13. due linguette per guidare e mantenere corretto lo scorrimento del nastro (support point for tape transport)
  14. guida nastro per il posizionamento esatto sulla testina R/P (tape guides)
  15. guida nastro per il posizionamento esatto sulla testina E (tape guides)
  16. vite per la regolazione dell'azimuth (screw for adjiusting azimuth)
Il funzionamento del registratore a cassette, ovviamente simile negli elementi essenziali a quello dei registratori a bobine, ma con diverse varianti legate al diverso supporto, possono essere approfondite in questo articolo del 1970 del bollettino tecnico Philips.






domenica 12 maggio 2019

Il ritorno delle musicassette

Ma davvero qualcuno pensa ad un ritorno delle amate/odiate compact cassette Philips? Visto che è tornato prepontemente il vinile, sulla scia della (ri)scoperta del suono analogico ora tocca a loro?
Se ne parla su un editoriale recente di TNT-Audio, citando la poduzione in aumento, ma è probabile che sia diretta ad alcuni paesi meno sviluppati, dove le cassette non sono mai state abbandonate, nel senso che sono ancora usati i lettori, sia a casa sia in auto. E i numeri sono comunque esigui.

Dal punto di vista tecnico non sarebbe un'eresia, ne scrivevo in un post sul blog diversi anni fa. Effettivamente con gli ultimi modelli prodotti di "piastre" a 3 testine il suono reggeva il confronto con il vinile e quindi, per chi volesse provare la vera o presunta superiorità del suono analogico, potrebbe essere un'alternativa. Ma nessuno l'ha proposta, nessun nuovo modello (mentre i produttori di giradischi stann arrivando al centinaio), produzione minima di cassette vergini, presenza sul web apparentemente nulla di siti di appassionati revivalisti.

Il motivo principale è che le cassette preregistrate sono sempre state di infima qualità sonora. A differenza del vinile non c'è quindi nessun tesoro da riscoprire e da far suonare. L'acquisto di una piastra vintage potrebbe servire quindi solo: 1) a registrare i vinili (cosa priva di senso, ora), oppure 2) a registrare i CD per renderli "analogici" (altra operazione priva di senso, essendoci ormai quasi sempre l'alternativa delle ristampe in vinile o la disponibilità in HD/DSD).

Inutile quindi, a meno di un altro, e solo, possibile uso, decisamente vintage e quasi nostalgico: recuperare le cassette registrate da noi o da nostri amici (o padri) e ascoltarle di nuovo con la recuperata "magia dell'analogico". E' quello che ho provato a fare io ed è il tema di questo post.

La prima cassetta test era la registrazione di questo doppio LP
Le cassette analogiche di tanti anni fa
Risalgono all'incirca a prima del 1985, quando il CD ha soppiantato il vinile, e sono interessanti solo se a) il giradischi e il pre phono  dell'amplificatore erano di qualità adeguata; b) il registratore era di qualità adeguata, possibilmente a 3 testine c) la registrazione era fatta con cura; d) non erano copie da CD; e) il disco era in buone condizioni  f) la cassetta era di qualità e di durata adeguata (non C120) ed infine g) il nastro non è danneggiato o smagnetizzato.
Lo spunto per il test è essere incappato (cercando altro) in una scatola di cassette dei miei anni del liceo, tutte da vinile, alcune registrate da me o da mio fratello sul nostro buon impianto, oppure da un nostro amico che aveva un impianto anche migliore (noi avevamo un Thorens TD 166, un ampli Yamaha NS-600 e una piastra Aiwa a 2 testine, l'amico un TD-165, un pre Quad 33 e una piastra Harman-Kardon sempre a 2 testine). Gli LP di solito erano in buone condizioni, mentre per le cassette ho visto che a volte ci facevamo prendere da esigenze economiche, e non sempre erano al biossido di cromo e di qualità top. Quindi condizioni quasi rispettate, non resta che verificare le condizioni delle cassette all'ascolto.

Cassetta anni'80. Non ci sono le viti perché usata per il prossimo post
(la manutenzione delle musicassette)
La piastra di test
Nel mio impianto ho abolito il registratore a cassette a fine degli anni '80, come tutti o quasi, e sono passato pochi anni dopo al MiniDisc (non un grande progresso), ma anni dopo ho ricomprato (ovviamente usato) una piastra a cassette per convertire in digitale alcune decine di trasmissioni di programmi musicali storici della Rai (Popoff e Per voi giovani) che mi aveva messo a disposizione Carlo Massarini, che le aveva registrate su cassette, per digitazzirarle e metterle online. Operazione piuttosto lunga e impegnativa ma ormai completata da un po', sono ascoltabili integralmente sull'altro sito che gestisco, Audio-Clips.it.


La principale esigenza che avevo era che fosse compatto ed auto-reverse, ed è questo onesto modello in foto della Sony risalente già all'era CD. Non un modello top a 3 testine quindi. Ne ha uno invece mio fratello e conto quindi di pubblicare più avanti una seconda puntata.

Il test
La gran parte delle cassette erano di classica e di jazz. Ne ho ascoltate a campione alcune e, sarà stata la smagnetizzazione (quasi 40 anni non sono pochi) oppure qualche limite in registrazione o dei dischi origine, ma in diversi casi non c'era nessun tesoro da scoprire: sono ascoltabili, ma la mancanza di dettaglio e una certa opacità del suono rendono l'ascolto poco interessante.

Mi sono concentrato quindi su due cassette che apparivano invece al primo ascolto molto interessanti, la copia di un LP doppio di Ella Fitzgerald al festival jazz di Newport del 1973 e un LP di canzoni e musiche medievali dell'ensemble di John Sothcott. Il secondo è presente anche su Qobuz e quindi è possibile un confronto. Mentre il primo non si trova, pare che Ella Fitzgerald abbia pubblicato 1700 dischi (!) e tanti ci sono su Qobuz, ma questo no. In effetti pare che sia un disco raro e in questo senso è anche interessante il recupero.
Il primo era stato registrato sull'impianto dell'amico, il secondo sul nostro. I nastri erano in entrambi i casi Maxell UL 90 (qualità medio-alta).

Ella Fitzgerald e il suo gruppo
Ascolto molto interessante. I parametri fondamentali dell'hi-fi sono rispettati: separazione stereo e collocazione spaziale, timbrica degli strumenti, realismo della voce, dinamica (il rumore di fondo col Dolby inserito è inavvertibile), distorsione sotto controllo. Non siamo ai parametri massimi, non ho avuto la possibilità di ascoltare lo stesso album su altro supporto, ma confrontando altri di Ella Fitzgerald (anche precedenti) la sua bellissima voce sembra meno ricca di sfumature (anche se sempre soprendente, per esempio nella sua versione di People quasi per voce sola, ed era tutto dal vivo ovviamente). Questo limite sembra presente anche per gli strumenti di accompagnamento, in particolare per la batteria, ma bisognerebbe appurare come erano registrati sul LP originale.
Problema tecnico specifico è invece un probabile effetto copia che si avverte però solo sul lato A della cassetta, e che si manifesta come un leggero riverbero sulla voce nei toni alti o quando più strumenti suonano assieme, l'effetto è quello di una sorta di alone attorno al suono.


La musica medievale di John Sothcott con il gruppo St. George's Canzona
Si tratta di un musicista e di un gruppo che sono stati tra i pionieri nella ricostruzione dei suoni, delle musiche e degli strumenti del Medio Evo. Ricostruzione nel vero senso della parola, nel caso degli  strumenti ad arco come la rebeca e la viella, il cui ricordo è stato tramandato solo in quadri e disegni dell'epoca.
Qui ho ascoltato prima la cassetta poi a confronto gli stessi brani in qualità CD in streaming.
Anche qui paramentri rispettati in un ascolto diretto, ma il confronto evidenzia una differenza che si sente in modo netto: minore presenza delle frequenze alte e una minore risoluzione nei momenti più complessi del contenuto musicale (che comunque è abbastanza facile da riprodurre: sono strumenti semplici, in gran parte percussivi, e le voci sono naturali). Non ho riferimenti di confronto con gli strumenti reali che ovviamente non conosco, non essendo quelli tipici delle orchestre, e quindi non posso valutare se siano più naturali come riprodotti in digitale (dovrebbe essere così) oppure dalla cassetta d'annata.
Ma devo dire che alcuni strumenti percussivi (penso che siano campanelli e tamburello metallico) erano molto squillanti in digitale e in generale era molto presente, molto avanti, l'accompagnamento strumentale rispetto alla voce. Questo nelle sezioni "Festivities in the Tavern"e "Festivities in the Manor".


A confronto la copia analogica sembra rendere il contenuto musicale più vicino a come ci aspettiamo che si ascoltasse nella taverna (o nel maniero): offuscato dal fumo dei camini e dall'ambiente affollato, con strumenti primitivi e imperfetti e coperti dalle voci. Mi rendo conto che siamo nel campo dell'opinabile e delle sensazioni, ma devo riferire questa impressione,
Anche perché l'intenzione del gruppo e del suo direttore non era la fedeltà assoluta, la filologia, perchè (vedi Allmusic) utilizzavano strumenti anche di varie epoche e inserivano brani eterogenei in situazioni create ad hoc (come appunto la taverna e il maniero nelle festività natalizie). E' probabile che il loro obiettivo fosse invece proprio la maggior brillantezza possibile e la presenza dei loro strumenti "originali" pazientemente ricostruiti.
In ogni caso, tornando alla corretta riproduzione, sarebbe necessario confrontare anche il vinile originale e verificare se la maggiore presenza sia stata una scelta nel master digitale, nonché come e quando è stato fatto.

In sintesi
Il recupero di cassette ben registrate è possibile (con molte limitazioni) e può essere interessante per chi trova sfidante e interessante recuperare e far suonare tutte o quasi le molte tecnologie che sono state inventate per riprodurre la nostra amata musica. A maggior ragione se si possono riascoltare, e anche discretamente bene, musiche dimenticate o non più disponibili nei canali usuali, e difficili da reperire anche nell'usato.

lunedì 22 aprile 2019

Il download digitale in qualità CD è finalmente disponibile in Italia

Buone notizie per gli appassionati di alta fedeltà interessati al download in alta definizione o in qualità CD. Dopo molti anni di ostracismo e diffidenza, da alcuni mesi anche in Italia è possibile scaricare legalmente album o singoli brani da un sito di download digitale. Tutto ciò grazie a Qobuz che, oltre ad essere un servizio streaming in qualità CD, disponibile anche in Italia dall’anno scorso, e’ anche un servizio di digital download e consente l’acquisto degli stessi contenuti musicali disponibile in streaming. A differenza di Tidal e Deezer, gli altri due servizi di streaming in qualità CD disponibili da noi, che forniscono solo streaming in abbonamento.

Il download digitale e’ in forte calo di interesse (e vendite) da ormai 2-3, anni mentre sono in forte crescita lo streaming (e il vinile tra i supporti fisici) ma, soprattutto in Italia, il settore di nicchia degli audiofili preferisce invece a grande maggioranza il possesso della propria musica piuttosto che l’ascolto senza limiti in abbonamento. Quindi certamente per la maggior parte degli appassionati (e quindi anche per i visitatori di questo blog), questa e’ una buona notizia. Non dovranno più acquistare su HDtracks simulando con vari (e pericolosi) sistemi di essere su Internet USA.

Differenza tra download e offline
Una precisazione necessaria sui diversi servizi offerti, prima di passare a un sintetico test. Tutti i servizi di streaming permettono, nella versione a pagamento o premium (e quelli a qualità CD lo sono tutti) di scaricare i contenuti musicali in locale per ascoltarli anche online. Non si tratta però di download digitale perché la proprietà rimane del servizio. I contenuti sono crittografati, se l’abbonamento scade non sono più ascoltabili.

Nel download digitale diventano invece di proprietà perpetua di chi li acquista, anche se non duplicabili (se non per copia personale di sicurezza) e non rivendibili. E’ appunto questo possesso perpetuo che interessa agli audiofili, soprattutto se italiani a quanto sembra, anche se si tratta del possesso di un bene immateriale che ha lo stesso costo del bene materiale corrispondente (CD, SACD o vinile). Ultima annotazione : tutto quanto premesso non vale per Il DSD, su Qobuz non c’è e resta quindi acquistabile in Italia solo dal sito tedesco HigResaudio, ma non per tutti i titoli.

Cosa si trova nella boutique digitale di Qobuz
La risposta è semplice: tutto quello che si trova disponibile in streaming, inclusi, integralmente, gli album ascoltabili solo come extract ovvero con l'ascolto del primo minuto circa, perché non disponibili (di solito temporaneamente ) per lo streaming. E anche in alta definizione quando già disponibili in HD in streaming, con il relativo upgrade del servizio.
Vediamo in pratica cosa si può comprare, con 4 esempi:
  • rock classico, il genere più richiesto dall'audiofilo “maturo”: Jethro Tull
  • un protagonista ormai classico del folk-pop-jazz: Norah Jones
  • le regina del cantautorato alternative: Melody Gardot
  • il nuovo giovane re del country rock USA più genuino: Ryan Bingham
  • jazz classico / moderno ma anche solo recentemente disponibile sul web: Keith Jarrett
Naturalmente ho anche fatto qualche acquisto come test, l’ultimo e stato Cookin' With The Miles Davis Quintet in HD, uno dei migliori risultati del periodo “Coltrane” del grande band leader. Che non era tra quelli scaricabili in Italia da HighResaudio. Gli screenshot sono in francese perché rimasta la mia configurazione base ma in Qobuz ora è disponibile anche l'interfaccia in italiano.











Come si vede dagli esempi e’ disponibile tutta la produzione, anche gli album più recenti, e si può scegliere tra qualità CD, sempre presente, e HD. Di solito è anche possibile il download di brani singoli.

mercoledì 17 aprile 2019

Creare un DVD multicanale con LPLEX

Questo è un post di nicchia, rivolto quindi a un numero ridotto di visitatori, considerato che il multicanale vero e non simulato in Italia è raro anche tra gli appassionati di video, che sono molti, e tra quelli di alta fedeltà, che sono molti di meno, siamo a livelli ancora più bassi. Peccato perché l’esperienza del immersive sound, a cui si stanno dedicando anche etichette audiofile come 2L, è certamente da provare e consente di raggiungere un realismo non raggiungibile con l'ascolto in stereo.

Parliamo qui di un’esigenza particolare: ascoltare i file audio multicanale provenienti dal web, da siti public domain o di album di cui siamo già in possesso.
Sarebbe molto facile avendo a disposizione un DAC multicanale, ma sono molto rari e costano moltissimo. Un sistema più semplice ed economico e’ invece masterizzarli su un DVD e ascoltarli su lettore multiformato e multicanale, che potrebbe essere anche un economico lettore Blu Ray.

Programmi per creare DVD
Fino a qualche anno fa esistevano due prodotti software appositi, a pagamento ma disponibili anche in versione trial: DVD Audio Solo di Cirlinca e Discwelder Bronze di Minnetonka. Gli anni sono passati, l’interesse per l’audio su DVD e’ diminuito e i due prodotti non sono più in commercio, non solo, sono sparite e fallite anche le due società. Non sono spariti però i kit e a quanto pare neanche l’esigenza, visto che sono usati da diversi siti come inseminator di virus e spyware vari, quindi, evitateli assolutamente. E tanto non funzionano, penso non siano neanche i kit veri (più o meno come succede per DVD Shrink).

Per il terzo test è stato scelto l'apprezzato album virtuosistico di Joe Henderson
Rimane LplexQuindi l’unico strumento effettivamente disponibile per creare DVD multicanale (o multi-channel) rimane Lplex di Sourceforge (a meno di ricorrere a complessi e costosi software professionali). Ne ho scritto su un post diversi anni fa, ma solo per i DVD stereo, nel frattempo si è aggiunto il supporto anche per il multicanale.
Si può fare quasi tutto ma non tutto con una operatività non molto immediata, piuttosto primitiva, e alcune limitazioni non sempre aggirabili, esplicitate o meno:
  • File audio: solo LPCM (Lossless PCM), nella pratica solo Wav o Flac
  • Multichannel: solo 6 canali ovvero 5+1 (anche se non esplicitato)
  • Combinazioni ammesse, soltanto 16/48 oppure 24/48 (24/96 solo per lo stereo)
Ricordo che 5+1 significa FR-FL-FC-LFE-RR-RL ovvero Front Right - Front Left - Front Centre - Low Frequency Effects (Subwoofer ovvero il +1) - Rear Right - Rear Left (sempre in questo ordine).

Secondo test con Miles Davis e con uno dei suoi fondamentali album del periodo Coltrane
File audio reali da trattare
I file audio multi-channel (MC) che possiamo avere la necessità di passare su DVD per l’ascolto possono provenire da DVD standard, da DVD-Audio o da Sacd:
  • DVD standard: può essere solo 16/48 oppure 24/48 e normalmente sono 5+1: in questo caso la compatibilità con Lplex è sempre garantita
  • DVD-Audio: il protocollo di compressione lossless è MLP (Meridian Lossless Protocol) e la frequenza di campionamento (sample rate) di solito è 96KHz; i canali dovrebbero essere sempre 5+1
  • SACD: il protocollo di compressione può essere Dolby Surround o DTS, la frequenza è sempre 88KHz e i canali possono essere anche 5.0.
Downsampling
Quando è necessario ridurre il sample rate a 48KHz lo strumento non può essere più il comodo e affidabile R8Brain, che supporta solo file audio stereo. Lo strumento che si può usare in alternativa è il resampler di Foobar2000 (in conversione). Attenzione a disabilitare tutti gli altri DSP sia in conversione sia in lettura, qualora fossero stati attivati. Lasciandoli attivi il file audio ha caratteristiche non digeribili per Lplex.
In Foobar2000 si utilizza la funzione Convert selezionando in DSP Processing “Resampler” e, nella finestra di configurazione “48000” (vedi esempio, il DSP resampler è un component da aggiungere).


Conversione a 6 canali
Nel caso in cui i canali non fossero 6 (ma in numero inferiore, che siano di più è in pratica impossibile) per usare Lplex è necessario intervenire in editing sul file audio ed aggiungere 1 o più canali fittizi. Gli editor free che consentono di lavorare su file audio multi-channel sono il ben noto e molto potente Audacity di Sourceforge e il meno noto ma sempre gratuito WaveShop, realizzato da una nota sviluppatrice. Servono tutti e due e la procedura non è semplicissima, soprattutto, è un po’ lunga.

Passo 1: analizzare i file audio
Aprendo il file audio con Audacity o con WaveShop si possono visualizzare gli spettrogramma di tutti i canali registrati. Qui possono arrivare alcune sorprese, che commento prima di continuare nella guida. Per prima cosa, alcuni canali possono essere vuoti. Come nella versione multi-channel del grande successo di Herbie Hancock, uno dei capisaldi della musica fusion: Head Hunters


Come si vede nella immagine, in realtà si tratta di un multi-channel 4.0, difatti il canale centrale è vuoto, non contiene alcun suono, su tutte e 4 le tracce. Dipende dal fatto che il master originale già nello stesso 1974 di uscita era stato rimasterizzato aggiungendo i canali posteriori (riverbero e ambienza) per pubblicare l’album su vinile quadrifonico o su cartucce magnetiche Quad-8 (uno standard mai neanche arrivato in Italia e forse in Europa).

Secondo esempio, altro notissimo album, Someday My Prince Will Come di Miles Davis, qui le tracce effettive sono solo tre, tutte frontali, è aggiunta solo una traccia centrale. Non si tratta neanche in questo caso di un remix multi-channel recente, ma di un master alternativo creato già nel 1959, con Wynton Kelly (piano), sulla destra e John Coltrane e Hank Mobley (sax tenore) sulla sinistra, così come Jimmy Cobb (batteria), Paul Chambers (basso) al centro o anche distribuito sui 3 canali e ovviamente Miles al centro. Una registrazione molto interessante e un motivo per avere il multicanale.


Un altro esempio recente e registrato anche in multicanale è il ben noto album Lush Life di Joe Henderson. Qui il raffinato tenorista suona con più formazioni da 2 a 5 elementi oltre che in solo e anche l’utilizzo dei 5 canali cambia di conseguenza, in alcuni casi il centrale quasi non c’è, in altri sono prevalenti i posteriori, ma sono sempre usate tutte le tracce.

Nella prima traccia, Isfahn, sono presenti solo Henderson e il contrabbasso di Christian McBride, il suono proviene in prevalenza dal canale centrale, terzo dall'alto, e dalle riflessioni dai canali posteriori. In secondo piano i due canali destro e sinistro: i due musicisti sono abbastanza vicini, al centro della scena. 
Passo 2: creare i file audio con 6 canali partendo da un canale vuoto
Prendendo come esempio Head Hunters, per aggiungere il canale mancante, che è il “+1” ovvero il numero 4 (LFE) bisogna estrarre su un file dal file audio multi-channel originale il canale vuoto (il centrale) e poi aggiungerlo nella giusta posizione per creare una versione 5.1 del file audio MC. Per fare questa operazione occorre usare entrambi gli editor citati prima, perché nessuno dei due ha entrambe le funzioni, almeno nelle versioni attuali:
  • Audacity: consente di generare un file audio per ciascun canale
  • WaveShop: consente di inserire (o anche cancellare) canali e di generare un nuovo file MC
Passo 2.1: generare per ogni traccia un file audio con unico canale vuoto (Audacity):
  • creare una directory con una sottodirectory per ciascuna traccia (es. 01, 02, ecc.)
  • aprire la prima traccia con Audacity: si vedranno 5 sotto-finestre, una per canale
  • creare per ogni traccia 5 file (uno per canale) selezionando File > Export e, nel menu a tendina “Export multiple”
  • archiviare i 5 file sulla sottodirectory 01 e poi proseguire con le restanti tracce
Passo 2.2: Aggiungere il canale mancante 4 LFE
  • aprire su WaveShop il file originale della prima traccia
  • posizionarsi con il mouse sul quarto canale e, utilizzando il tasto destro, selezionare “insert channel”
  • selezionare un file audio con il canale vuoto nella sotto-directory creata in precedenza (nel caso di Herbie Hancok sarà la terza, nel caso di Miles Davis la quarta)
  • creare il file audio a 6 tracce con il comando File > Export e selezionando nel menù a tendina “Wave (Microsoft)”
Fatte queste operazioni preliminari si ritorna al Passo 1 convertendo il file audio appena creato in Flac con sample rate 48KHz.
Nel caso in cui i canali mancanti fossero più di uno (come in Someday My Prince Will Come) la copia del canale vuoto riguarderà più canali.

Passo 3 - creare i file audio con 6 canali senza canale vuoto
Nel caso di Lush Life ma in generale per tutte le numerose registrazioni 5.0 (ovvero senza subbwoofer), se nell’impianto il sub non c’è potremmo mettere un canale qualsiasi, tanto nessun suono potrà essere emesso. Ma in questo modo se volessimo in seguito ascoltare il DVD su un impianto 5.1 potremmo incontrare problemi. Bisogna quindi, se insistiamo nell’intento, creare noi un canale vuoto. Possiamo partire da un canale esistente già a basso livello, per esempio uno dei canali posteriori, e ridurre il volume il più possibile utilizzando le funzioni effects di audacity.
In ascolto poi occorrerà comunque annullare l’output diretto al sub.

Creazione della immagine disco (file ISO) con LPLEX
Quando abbiamo finalmente a disposizione tutte le tracce nel formato 24/48 e a 6 canali è sufficiente (come da istruzioni) spostarle con il mouse (drag & drop) sull’applicazione Lplex e partirà una finestra “prompt dei comandi” nella quale verranno visualizzate le operazioni, prima l’acquisizione e la elaborazione delle tracce (multiplexing) ed infine la creazione dell’immagine disco e anche in parallelo di una directory con la struttura standard del formato DVD (VIDEO_TS, AUDIO_TS).
L’immagine ISO e la directory sono create sulla stessa directory nel quale sono memorizzati i file audio MC di partenza.

L’ultima operazione da fare è quindi creare il DVD fisico, conviene usare a questo scopo il popolare e affidabile ImgBurn selezionando la funzione “Write Image File to Disc“