domenica 9 maggio 2021

J River MC: migrazione a un altro PC e libreria video

Nel precedente post con la prova di J River Media Center, il popolare software per la gestione (e l'ascolto) della nostra libreria musicale digitale, non avevo trattato queste esigenze e queste funzionalità, che si aggiungono a quella più consueta di libreria musicale. Ne ho fatto esperienza, assieme all'utilizzo e riferisco qui.

La migrazione della libreria J River
E' un'esigenza indiretta, perché dopo anni di onorato servizio ho mandato in pensione il mio vecchio Mac Mini. Pur se di prestazioni non comparabili ai nuovi era sufficiente per il carico non elevato rappresentato dalla riproduzione della musica (anche in HD e DSD). Il fatto è che, essendo proprio uno dei primi modelli, la seconda serie, del 2006, le ultime versioni del MacOS non erano più supportate da anni, così come molte applicazioni che uso (Fidelia per esempio, o il player Qobuz). Non così J River, che però era bloccato alla versone 24 (ora è alla 27). E' l'obsolescenza dei PC, che non dipende quasi mai dall'hardware ma quasi sempre dal software. I componenti elettronici non avevano questi problemi. Il mio sintonizzatore Kenwood per esempio, che è del 1978, continua a funzionare perfettamente con zero manutenzione e a mostrare sul display una data di 43 anni dopo, che mai avrebbe supposto di raggiungere. Il problema qui però è che nel frattempo sono sparite le radio FM stereo che trasmettono in analogico.

Ma torniamo alla migrazione, che è un'operazione molto semplice ma non automatica. J River indicizza i file audio su una o più librerie, in pratica crea un data base con le informazioni legate ai brani e agli album. I file audio non erano nel Mac Mini ma in un disco eserno e quindi la migrazione dei contenuti è senza problemi. La libreria era necessario solo copiarla sul nuovo Mac (che è un modello usato, di fine 2014, l'ultimo con l'utilissimo ingresso digitale) e, dopo le installazioni, l'aspettativa era di rivedere sul nuovo Mac la libreria di 1.200 album esattamente come l'avevo lasciata.

E' andata effettivamente così. Quasi. Perché gli album c'erano tutti, la musica suonava, ma di parecchi album era sparita la copertina, Che, nel mondo digitale non servirebbe, ma per noi umani che usiamo le librerie digitali pare invece irrinunciabile (e così è, anche per me). Ricostruendo la situazione ho verificato che nelle directory di molti album l'immagine della copertina non c'era. Effettivamente avevo usato spesso per comodità e rapidità la comoda funzione Cover Art > Get from Internet. Le immagini erano comunque archiviate nella libreria-DB e quindi pensavo che sarebbero tornate fuori.
Invece, probabilmente le librerie erano in una diversa posizione nelle directory del disco o in più librerie separate (bisognerebbe conoscere in dettaglio l'architettura software di J River) e i link non funzionvano più.

Risultato: ho dovuto ricercare e copiare di nuovo qualche centinaio di copertine. Non ho usato più la funzione citata prima, e le ho invece caricate nelle directory di ogni album. Nel caso di una futura migrazione così non dovrò rifare queso lavoro (J River le trova auomaticamente con la funzione Quick find file in directory), non ci è voluto molto e facendolo ho anche sisemato alcune anomalie nell'architettura dei file, ma avrei preferito fare altro. Quindi, uniche avvertenze:

  • fare sempre  i backup delle librerie J River
  • segnarsi il path delle directory che contengono le librere e replicarlo
  • adottare come regola quella di completare ogni directory che contiene le tracce audio con la immagine della copertina.
La libreria dei film come è presentata su J River MC. Qui è aperta da un iPad con la app J Remote, che consente in questo caso di vedere i film direttamente sul tablet oppure di comandarne la visione sul monitor TV

La libreria video
L'avevo provata a suo tempo ma mai completata, ora l'idea era di raccogliere e avere una vista d'insieme di tutti i film su DVD o su file, e di poterli vedere immediatamente dal Mac Mini (il cui schermo è il monitor TV di casa). Confidavo anche sulle funzionalità più avanzate della nuova versione.
I film erano nei più vari formati, molti da Divx o XiVD in genere AVI, a volte MP4, quindi compressi e di varia provenienza. Altri copie dei miei DVD con DVDShrink (eccellente applicazione un tempo free, ora dall'incerto presente) quindi non compresse o compresse poco (solo per entrare nel DVD di copia).
Queste ultime erano su file ISO. E qui arriva il primo problema: J River riproduce senza problemi file ISO con contenuto musicale ma non con contenuti video. Avevo trovato le istruzioni per insegnarli a farlo, ma ho scoperto poi che valgono solo per la versione Windows.

Parentesi: Tentativo con Kodi
Ho cercato quindi un'alternativa, che abbondano, ma possibilmente free. Per esempio la celebre Kodi, che pare essere la preferita nel settore. Non capisco come mai, visto che è un'applicazione assurda, per cominciare è l'unica che conosco che prende un controllo esclusivo sul PC. Nel senso che quando parte nessun altra funzione del PC è accessible, l'unico modo per recuperarlo è chiudere Kodi. Se arriva una email non la possiamo vedere (neppure la notifica) se vogliamo cercare qualcosa sul web dobbiamo prendere l'iPhone o l'iPad. Poi ha la solita interfaccia semplificata per fare senza problemi (o quasi) le funzioni che secondo i programmatori di Kodi sono standard. Per le altre bisogna cercarle sul web (spegnendo Kodi e rientrando) e non è facile e immediato perchè di infomazioni ce ne sono molte e riguardano versioni diverse, magari, vecchie.r
Infine anche qui, il problema copertine (senza la visione delle copertine che libreria sarebbe? a questo punto basterebbero le direcory di Window o MacOS). Quando va bene (film USA in genere) le trova automaticamente anche con un'ampia scheda informativa in inglese. Quando non le trova bisogna fare più operazioni e perfino ingannare l'applicazione cambiando il nome del file se Kodi si ostina ad esempio a presentare un film indiano al posto di un film francese perchè ha lo stesso titolo (Welcome).

Si torna a J River MC
Dove l'obiettivo non è creare un'applicazione che fa tutto da sola, ma un'appicazione con tante funzioni e che prevede un comando chiaro per ogni funzione a disposizione dell'utente umano. E così locandina e informazioni sul film si possono trovare semplicemente con il comando Quick find film or TV inserendo il titolo nella lingua originale o in italiano, e i tag descrittivi si possono modificare singolarmente. Si costruisce così con facilità una libreria organizzata e facilmente consultabile e usabile e che si presenta come si vede nella prima immagine. 

Vedere i film in formato ISO su J River
Poichè i DVD trasferiti su PC sono tipicamente cog,nvertiti in formato ISO, torniamo al problema della visione dei file ISO, che in J River Mac ho scoperto si può anche aggirare (per J River Windows è invece previsto). Aggiungendo tra i tipi di file da importare anche "data" J River importa nella sua libreria video anche i file ISO. Cliccando sul film J River apre il file ISO e ne mostra il contenuto.

Un file ISO è un contenitore e contiene in questo caso due folder: AUDIO_TS e VIDEO_TS (TS sta per Title Set), il primo è previsto per i DVD-Audio, quindi è vuoto, il secondo è il film, archiviato in alcune decine di file con estensione .BUP, .IFO o .VOB. Tra questi ultimi quelli che contengono il film (VOB=Video OBject) si chiamano VTS_02_x.VOB. Il primo, VTS_02_0.VOB contiene il menu dei titoli o altre informazioni peliminari al film vero e proprio, i successivi 1, 2, 3 ... contengono il film suddiviso però in più parti di lunghezza pari a circa 20'. La lunghezza tipica di un film è 90' e quindi di questi file ce ne saranno di solito 5, di dimensione 1,07 GB i primi 4 e inferiore l'ultimo.
Per vederli su J River su Mac occorre aver installato anche un lettore universale, come VLC e, aprendo Video TS, cercando VTS_02_1.VOB e cliccandoci sopra parte la visione.

Certo, poi ogni 20' circa bisogna passare al secondo "rullo" e così via. Si torna a una visione come nei vecchi cinema, in quelle sale dove l'operatore separava la visione anche in tre tempi per favorire l'omino che vendeva durante l'intervallo popcorn e gelati.

Una soluzione più pratica e definitiva
Si può anche fare, anzi è quasi preferibile per persone riflessive e che vivono "a un'altra veocità", ma forse bisogna cercare una soluzione più pratica e definitiva. Che esiste ed è la conversione, invece che in ISO, in un formato compatibile ma comunque lossless o quasi. Il concetto di "lossless" e HD per i DVD però è molto diverso che per i CD. Rimando per questo aspetto all'appendice. I formati compatibili del file o del contenitore sono praticamene tutti gli altri, MKV, MP4, MPG, AVI ecc. I convertitori disponibili sono molti, proposti da diverse piccole software o da consorzi open source. Quelli gratuiti sono pochi e spesso con limitazioni, quelli a pagamento molti e spesso abbastanza cari. Tra i gratuiti il più consigliabile è Handbrake ("freno a mano" chissà perchè lo hanno chiamato così) che consente di convertire il film in formato MP4 o MKV e con buona qualità. Le limitazioni sono la impossibilità di gestire DVD protetti e la impossibilità di trasferire su PC a qualità piena. Tra i molti a pagamento si può segnalare DVD-Ripper Pro di WonderFox, per la facilità d'uso, la gestione di DVD protetti, la possibilità di trasferire su PC a qualità piena in codifica MPG (o MPEG-2)  in tempi ridotti, e anche per il prezzo inferiore a molti concorrenti.

Perché trasferire i DVD su PC
Oltre alla comodità logistica legata alla digitalizzazione e alla consultazione tramite una libreria digitale occorre considerare che: 1) i supporti DVD non sono eterni e sono soggetti a guasti con difficoltà o impossibilità di lettura, non è una situazione frequente, ma è meno rara che nei CD; 2) richiedono un lettore DVD o Blu Ray per la fruizione, che potrebbe essere un componente non più necessario in casa, se la visione con DVD è saltuaria o episodica.
E' consigliabile quindi, anche indipendememente dall'intenzione di creare una libreria digitale dei film, pensare al trasferimento su PC dei propri DVD e, se non sono veramente pochi, sarà necessario ricorrere a un'applicazione a pagamento.

Appendice: La qualità dei DVD
La vendita per visione privata dei film è iniziata a livello di massa con le cassette VHS solo negli anni '80, prima di allora, a causa delle difficoltà tecniche, la commercailizzazione per visione casalinga di una copia su pellicola, anche in piccolo formato, non era sostanzialmente possibile. Le video cassette avevano una qualità inferiore non solo al cinema, ma anche alla TV del tempo. Il DVD è stato commercializzato a partire dal 1998 per sostituire i VHS fornendo una qualità incrementata ed importanti plus funzionali. Adottava a questo scopo, 15 anni dopo, la stessa tecnologia a disco ottico del CD, con possibilità di memorizzazione molto superiori. La qualità era così incrementata per portarla almeno al livello della tele-visione che, all'epoca, che era ancora a tubo catodico (gli schermi "piatti" a LCD sono stati commercializzati in massa dal 2001).

La qualità quindi era allineata alla risoluzione massima di un monitor TV dell'epoca, ovvero 720 x 576 pixels a 25 frame per secondo per monitor europei a 50 Hz (720 x 480 pixel at 29.97 frame per secondo per i TV USA). Tutti i DVD commercalizzati da noi hanno la risoluzione massima europea. Inoltre, il DVD nella prima edizione aveva una capacià di 4,5GB che non era sufficiente per film di lunga durata e per aggiungere le informazioni aggiuntive che, secondo il marketing, erano necessarie per giustificare il costo maggiore e l'abbandono dei VHS (ma che non sono guardate quasi da nessuno senza che ciò abbia compromesso il rapido abbandono del VHS). La decisione quindi è stata di memorizzare il contenuto video in formato compresso, e la codifica adottata scelta è stata la MPEG-2, definita dalle organizzazioni internazionali ISO e IEC.

I film memorizzati su DVD sono quindi già "lossy" (anche per l'audio, si tratta di quello che conosciamo come AAC) e il massimo che possiamo ottenere è non ridurre ulteriormente la qualità con un'altra compressione lossy, e quindi non effettuare trasferimenti su PC in MP4 o AVI (che sono altri standard di compressione) ma trasferire direttamene in MPG, indipendentemente dall'efficienza della compressione. Non essendo necessaria alcuna codifica, il trasferimento sarà anche più veloce. Nella scelta dell'applicazione di ripping è consigliabile quindi sceglierne uno che supporta questa modalità.

sabato 24 aprile 2021

La copia di SACD tramite HDMI

Post di nicchia dedicato ai possessori di SACD oltre che ai curiosi di tecnologia in genere. Lo standard SACD come sappiamo è stato creato da Sony e Philips come successore al CD c l'biettivo di ripeterne il successo. Facendo tesoro dell'esperienza del CD hanno rimediato ad un loro errore: averlo creato come supporto universale senza considerare che in questo modo la musica poteva essere facilmente copiata. Così l'hanno blindato, no lettori SACD sui PC, no masterizzatori SACD, no uso per dati. Questo avveniva 20 anni fa e sappiamo com'è finita: il SACD (anche perché era blindato) è stato ignorato dal mercato ed è sopravissuto, a dispetto dei suoi stessi creatori (che l'hanno abbandonato) solo grazie a un buon numero di piccole case discografiche di musica classica e contemporanea. 

Uno dei magnifici SACD di Miles Davis con l'inarrivabile quintetto degli anni '60. Pubblicato da Mobile Fidelity Sound Lab 15 anni fa, comprato forzatamente usato

Ma Sony 10 anni dopo ha commesso un errore, ha aperto la porta blindata dotando la Playstation PS3 della possibilità di leggere anche i SACD, dimenticando di inibire l'output digitale. Hanno corretto prontamente l'errore nella versione successiva ma i soliti volonterosi nel frattempo avevano già copiato più o meno tutti i SACD allora in commercio, e hanno continuato per un bel po' comprando le PS3 usate, diventate nel tempo preziose. E le copie si sono sparse sul web, come al solito. 

Chiudo qui questa premessa che serve ma è già troppo lunga, per passare al tema: ovvero come fare una copia di un SACD che abbiamo, di sicurezza e/o per inserirla nella nostra libreria musicale digitale?
Per i titoli d'annata una ricerca sul web con le consuete attenzioni può risolvere il problema, ma non sempre e molto difficilmente per i titoli nuovi. Rimane quindi solo la ricerca di una ormai costosa PS3 usata. Oppure il sistema alternativo ideato da qualche anno. Metterlo in pratica e verificarlo è l'oggetto di questo post. 

Usare la porta  HDMI
I lettori multiformato audio / video, inclusi i diffusi lettori Blu Ray, hanno sempre la possibilità di leggere i SACD e, come tutti i lettori audio, l'output digitale ottco per questa codifica è bloccato. Hanno però anche, per forza, una porta digitale HDMI per il video. Per qualche motivo di architettura dei decoder interni, o per scelta dei produttori o per resa di Sony su HDMI, l'audio di un disco SACD passa invece sul canal audio HDMI. Ho nell'impianto un lettore multiformato che ha queste caratteristiche (Oppo DV980H) e quindi ho voluto provare se si riesce veramente a registrare il contenuto di un SACD mntenendolo in alta defnizione usando questa strada.

Primo: passo controllare le premesse
Ovvero se l'audio del SACD passa veramente dall'uscita HDMI sul lettore in prova. Verificarlo è molto semplice, si prende un SACD non ibrido (senza le tracce in formato CD), si seleziona l'outpt HDMI e lo si ascolta collegato solo al monitor TV. Se il TV suonerà le specifiche sono rispettate. Per prima cosa occorre controllare la configurazine del lettore, nel pannello audio è effettivamente possibile selezionare l'uscita per il formato audio SACD su HDMI,  scegiendo tra PCM o DSD. Ovviamente seleziono PCM e stereo. Si fa quindi partire il disco, e il test è positivo, sull'audio del TV si ascolta il SACD. Scontato ma non troppo, magari serviva qualche altra configurazione specifica. Andare per gradi e isolare le funzioni serve a non complicare l'analisi dopo.

Secondo passo: l'ingresso digitale
Se i notebook avessero un ingresso HDMI oltre all'uscita HDMI (ormai quasi standard) avremmo praticamente finito la prova, ma non risulta che ne esistano, serve quindi un converitore di interaccia. A volte serve negli impanti HT che non hanno abbastanza ingressi HDMI e così qualcuno l'ha progettato e commercializzato. Si chiama Tancai si trova su Amazon a prezzo accessibile (16,99 €) sembra che faccia quello che ci serve, quindi l'ho acquistato per proseguire la prova (che in realtà è nata proprio perché l'ho trovato). E' un convertore da HDMI a digitale S/PDIF, un ingresso presente con connessione coassiale od ottica in quasi tutti i DAC, in quache PC Mac e in alcune schede audio per PC fissi.

Terzo passo: la verifica della risoluzione effettiva
Il contenuto di un SACD ci interessa solo perchè è in alta definizione, bisogna quindi controllare se nei vari passaggi non viene effettuato un downsampling, potrebbe anche essere perchè il convertitore è un componente attivo, alimentato, svolge il suo compito con un circuito integrato, forse una scheda commerciale configuata allo scopo, un chip che riporta il flusso a qualità CD potrebbe esserci.
Per farlo serve un DAC che mostra la risoluzione come il mio SMSL M3 che uso per l'ascolto in cuffia da notebook, e la configurazione è molto semplice:

Oppo DV980 -- cavo HDMI --> Convertitore Tancai -- cavo S/PDIF ottico --> SMSL M3

La configurazione in pratica nella foto qui sotto: sulla destra il convertitore Tancai, sul retro il cavo HDMI uscente dal lettore Oppo e il cavo digitale ottico (il cavo sottile che si intravede appena) che lo collega al DAC S.M.S.L. al quale è collegata una cuffia stereo per controllo.


Quarto passo: verificare di nuovo la configurazione.
Sul lettore Oppo ci sono altri settaggi dell'uscita audio ma cambiare per tentativi l'output digitale d PCM a RAW non sortisce alcun cambiamento. Sul convertitore però è presente un selettore a 3 posizioni, 2ch, 5+1ch e Pass. Avevo selezionato 2ch perchè questa era la posizione per l'uscita audio stereo secondo le scarne istruzioni, decido di provare il pass, forse in questo modo bypassa il downsampling, anche se questa selezioe pareva riservata all'uscita passante in HDMI. Provo e nulla cambia, ma provo anche per scrupoolo a usare anche l'uscita HDMI ricollegando il TV. E con questa configurazione si arriva, un po' per caso, al risultato, testimoniato nella foto. Al DAC arriva un flusso in alta risoluzione 88.2KHz, frutto della conversione in PCM effettuata dalla scheda di uscita dell'Oppo. Quello che si voleva ottenere.
Il test ha avuto successo: sul lettore si legge la indicazione che è in riproduzione un SACD, sul pannello di LED del DAC si vedono accese le spie dell'ingresso ottico in uso e del flusso dati rilevato in ingresso, che ha frequenza 88.2KHz, quella di un SACD convertito in PCM

Probabilmente solo collegando il cavo si attiva veramente e stabilmente la modalità pass-through, che si applica per fortuna anche all'audio, altrimenti rimane lo stesso percorso usato per l'audio puro, che include invece il downsampling.

Quinto passo: la registrazione
Questo è il piu facile, una volta ottenuto un flusso dati PCM in qualità HD, basta inserirlo nell'ingresso digitale di un PC e registrarlo con un'applicazione come la più volte citata Audacity, che ha la funzione di registrazione anche in HD. Un PC come il mio Mac Mini che uso come music server, e che nel frattempo è stato sostituito con un quasi nuovo modello, late 2014. Non l'ultimo perché questa serie dei Mac Mini è l'ultima che ha ancora ingressi e uscite S/PDIF. Una funzionalità già provata (vedi) e che consente di registrare senza perdita ogni SACD, anche senza PS3.

Ma invece la copia in DSD?
Questo sarebbe il sesto passo, preservare anche la codifica DSD con i suoi vantaggi veri o presunti (vedi post precedente). Ma qui le cose si fanno complicate: 1) i SACD sono protetti, criptati, occorre rimuovere la proezione (Oppo l'ha fatto per noi) e per questo serve proprio la PS3; 2) il sotware più diffuso, forse unico per questo scopo (creare l'immagine ISO del SACD) e che si chiama sacd-ripper, esiste solo per Linux (a meno che sia ben nascosto). Dobbiamo accontentarci, almeno per ora.

E invece, a cosa serve una uscita in DSD?
Escludendo questo uso certamente non previsto, perché nel lettore Oppo (non so nei lettori Blu-Ray) esiste la possibilità di uscire in DSD nativo? Sul manuale indica che può essere usato per connettere un "receiver that supports HDMI v1.2a with DSD over HDMI" quindi si parla di amplificatori multicanale che possono riprodurre anche un SACD multicanale. Il multicanale era infatti l'altra funzionalità innovativa e distintiva del SACD rispetto al CD.





lunedì 5 aprile 2021

Un NAS nell'impianto stereo

L'audiofilo analogico descritto nel post precedente ha una libreria musicale fisica, che può essere sì ingombrante e difficile da conciliare con un appartamento di città, soprattutto se ha qualche migliaio di LP e CD, ma che per essere utilizzata richiede solo le sue mani e soprattutto la sua memoria (per trovare gli album, dopo averli disposti con una logica "archivistica").
L'audiofilo digitale invece, a meno che non ascolti solo in streaming, ha bisogno di una memoria digitale sicura nella quale archiviare i file audio che costituiscono la sua libreria musicale.
E non bastano allo scopo:

  • il disco interno del PC (capacità insufficiente) 
  • un hard-disk o addirittura una pen-drive collegata a un ingresso USB del network audio player (non c'è il librarian per cercare i brani da ascoltare)
  • non basta neanche un hard-disk esterno collegato a una porta USB del PC (il problema è il backup) 
 La soluzione però esiste, ed è praticamente obbligata, è il NAS (Network Attached Storage).

Il NAS
(Breve riepilogo da saltare per chi sa già tutto) Componente tipico dei CED, i centri di elaborazione dati, da almeno due decenni, sono unità intelligenti ed autonome, connesse ovviametnte in rete locale (LAN), ma che effettuano solo le funzione di memorizzazione e condivisione dati per tutti i computer della rete.  
Non avevano senso per i PC quando in casa ce ne era uno solo, i dati da memorizzare non erano molti e non erano particolarmente preziosi, e soprattutto, non esistevano gli smartphone.

Ma il mondo è cambiato e i NAS, in versione miniaturizzata, sono entrati nelle case e vi si stanno diffondendo. Forniscono:
  • centralizzazione: condivisione delle informazioni per tutti i PC, smartphone e tablet della casa
  • sicurezza dei dati
  • disponibilità H24
  • accesso anche dall'esterno via web
Centralizzazione e condivisione
Se quelle foto del bimbo che vogliamo rivedere e spedire sono sul PC del papà e non su quello della mamma, bisogna andare sul PC del papà (se è in casa e non ha messo la password) e trasferirle, magari con una pendrive.
Con il NAS possono stare in un contenitore unico (e di solito nascosto) sempre acceso ed accessibile, per tutti i PC, gli smartphone e i tablet della casa.
La cosa vale anche per la libreria musicale, e quindi è evidente il beneficio di avere un NAS anziché la libreria connessa ad un PC, anche a chi potrebbe non interessare (ad esempio un/una single, ma il NAS può essere acceduto anche da un suo ospite).

Il modello DS220J di Synology illustrato in questo post

Sicurezza dei dati, ovvero "Backup"
Quando le foto erano analogiche e cartacee il backup erano i negativi, e anche per i vinili i più prudenti facevano una copia su cassetta. Ma c'è una differenza fondamentale: i dischi si possono ricomprare, quasi sempre, le foto fatte da noi, no.  E questo vale per ogni altra nostra produzione digitale, incluso il nostro libro di memorie rimasto da anni a pagina 20, le registrazioni del saggio al piano della figlia, le prime email scambiate con la futura moglie o  magari la musica composta e suonata e registrata da noi.
I dischi dei computer non sono eterni e possono rompersi, e il recupero dei dati non è affatto scontato né economico (vedi altro post precedente) e quindi è necessario avere almeno una copia dei contenuti più preziosi.

Teoricamente, per le foto, sarebbe sufficiente ricordarsi di farlo sistematicamente ogni volta che le carichiamo su PC da una scheda, ma le esperienze di decenni di informatica hanno insegnato che nessun umano è così sistematico da farlo proprio tutte le volte e, in base alla legge di Murphy, il disco si guasterà proprio quella volta che per giorni non ha potuto farlo, per i più diversi motivi. Per questo, sempre da decenni, esistono le applicazioni automatiche di backup incrementale, che copiano quindi le differenze (file modificati o file nuovi) e consentono di recuperare i contenuti originali.

Usare un NAS per il backup dei dati
Il NAS viene utilizzato per tre scopi: 1) garantire con il mirroring dei supporti di memorizzazione (dischi o SSD) la sicurezza in tempo reale dei dati critici, 2) lavorare soltanto su dati salvati in tempo reale 3) archiviare in modo sicuro il backup incrementale automatizzato.
  1. Ridondanza mirata: i dati sono memorizzati automaticamente e in tempo reale su 2 o più dischi dal NAS, se uno si guasta c'e l'altro (o gli altri) a mantenere i dati. E' una tecnica in uso da decenni chiamata RAID (Redundant Array of Independent Disks) e può essere realizzata con due dischi (RAID 1) o più dischi, con efficienza (ma costo) via via maggiore. Nel caso più comune la ridondanza è riservata solo ai dati critici, per esempio le foto o la musica vengono memorizzate direttamente sul NAS, scaricando la scheda SD o facendo il download da un sito, o rippando un proprio CD)

  2. Ridondanza completa: tutti i dati, quindi anche i file di lavoro, appunti ecc. sono memorizzati direttamente sul NAS, che viene usato come se fosse un disco interno del PC. Ovviamente la capacità del NAS in questo caso deve essere superiore.

  3. Backup incrementale automatizzato: è un'applicazione non inclusa nel NAS che deve essere installata sul PC, ce ne sono diverse free, per esempio Uranium Backup. Si selezionano le directory su cui fare il backup e si schedulano i tempi (ad esempio uno a settimana) scegliendoli ovviamente quando il notebook è di solito acceso. E' importante considerare che questo è un backup che salva solo le variazioni, ma mantiene anche le versioni precedenti dei file. Oltre ad essere più efficente e anche più sicuro perchè consente di recuperare anche i dati cancellati per un errore umano (cancellazione di file sbagliati, infauste cancellazioni di intere directory, cut and paste maldestri ecc.).  
Combinando il backup automatizzato e la memorizzazione su NAS si garantisce la massima sicurezza rispetto alla perdita di dati, sia per guasto del supporto (copia ridondante in tempo reale) sia rispetto all'errore umano (backup incrementale, si può risalire sempre alla versione precedente).
In ambito professionale è richiesto un ulteriore livello di sicurezza, il disaster recovery, cioè un'ulteriore copia di sicurezza dei dati critici in una location diversa e fisicamente distante e non correlata. Ma per i nosri scopi sarebbe eccessivo.

Ma nella musica serve un backup?
Non è critico come per le nostre foto o i nostri documenti. Ma la perdita della musica digitale causa guasto del disco dove è archiviata può essere comunque un problema. Molto dipende da dove proviene, quindi dalla possibilità e dai tempi per recuperarla:
  • acquistata da un sito di digital download (HDtracks, Qobuz, Highresaudio, ecc.): può essere sempre scaricata nuovamente, eventualmente con una procedura di autorizzazione che il sito richiede; l'unica possibiltà di perderla è che il sito sia nel frattempo fallito e sparito (può succedere, ma non di frequente);
  • "rippata" da un CD che ancora abbiamo: bisogna fare di nuovo l'operazione; 15-20' a CD, e se sono 1000 può essere un discreto problema; può succedere anche che alcuni CD non siano più leggibili dopo anni (evento comunque raro);
  • "rippata" da un CD di cui ci siamo disfatti (venduto o rottamato): si perde tutto e l'unico rccupero possibile è comprarlo di nuovo (o rinunciare e passare allo streamng); quindi metteteli magari in cantina ma non disfatevi mai dai CD;
  • digitalizzata da un LP che ancora abbiamo (non prendo neanche in considerazione l'ipotesi che sia stato, dopo, venduto o rottamato): come per il ripping dei CD ma il tempo occorrente è molto di più, almeno 2-3 volte tanto, e richiede un'attenzione cotinua al processo;
  • scaricata da un sito di digital download "free": non sono legali e cambiano di continuo e quindi difficilmente si ritrovano nello stesso posto, elevata probabilità di non trovare più gli album scaricati.
Quindi, in sintesi, serve. Ed è quasi obbligatorio se la libreria digitale è consisternte (500, 1000 album e più) sia per la buona probabilità di perdere qualcosa, sia per il costo in termini di tempo e a volte anche di denaro che comporta.

Il NAS nell'impianto stereo dell'audiofilo digitale
Quindi è inevitabile che l'audiofilo digitale o ibrido analogico-digitale debba inserire questo nuovo componente nel suo impianto H-Fi. Quindi un riepilogo dei punti da considerare, più che una prova, può essere utile. Preliminarmente però dobbiamo individuare un dimensionamento, considerando l'uso previsto. Considerando tre parametri tipici:
  • spazio di archiviazione 
  • velocità di trasferimento dati
  • ridondanza 
Il primo dipende dall'ampiezza della libreria musicale che a sua volta dipende dal formato. Ad esempio un album di 60' in FLAC e qualità CD richiede 250MB circa, mentre in DSD64 non compresso più di 1GB. Difficilmente però un appassionato avrà 1000 album in formato DSD e quindi per una classica libreria da 1000-1200 album già 1TB è sufficiente. Come sempre però bisogna largheggiare.

La velocità di trasferimento dati può essere critica per film in HD o in 4K da trasmettere su uno smart TV che accede al NAS, non lo è certamente per audio in PCM archiviato in FLAC. Potrebbe esserlo forse per formati estremi come DSD256, ma si può risolvere incrementando il buffering. Non molto critica per la musica.

La ridondanza deve esserci ma non particolarmente critica, anche per la dimensione dello spazio di archviazione. Non serve quindi un RAID 2 o superiore ed è sufficiente il RAID 1, ovvero banalmente due dischi gemelli sui quali viene memorizzato automaticamente e in parallelo lo stesso file audio. Probabilità quasi nulla che si rompano entrambi nello stesso momento, rimarrebbe solo il disaster recovery ma in ogni caso non potrebbe essere realizzato nel NAS.

In sintesi, il NAS tipico per la musica è un 2-bay (2 dischi) in RAID 1. Come ad esempio il Synology DS220J mostrato prima oppure questo modello Terramaster dove i due slot per i dischi sono visibili anche esternamente.


La scelta dei dischi
Un NAS è un server di archiviazione e quindi l'elemento fondamentale sono i dischi: cominciamo da loro. Anche perché le opzioni sono poche e semplici. Per prima cosa, esistono dischi progettati apposta per i NAS, "rinforzati" per uso inteso e continuo, come quelli ben noti della Seagate (la maggior azienda del settore attualmente, credo) battezzati dal produttore IronWolf, come si vede nell'immagne successiva sul disco stesso è specificato NAS (la serie progettata per uso interno al PC si chiama invece Barracuda).
La capienza attualmente può essere 1, 2, 3, 4, 6, 8  o 12 TB con costo ovviamente crescente, mentre con la gamma Pro ancora più adatta ad uso intenso arriva fino a 18 TB.

Per un NAS RAID 1 occorrono dischi di buona capienza, mentre per RAID con più dischi potrebbero essere usati di capienza minore (leggermente più veloci). Per archiviare la libreria musicale è consigliabile un 4TB perché probabilmente il NAS potrà servire anche ad altri scopi (foto e video della famiglia in primis) e il costo è ancora accettabile (110-130 €). Da ricordare che il disco contiene anche il sistema operativo e le applicazioni del NAS (che è un computer specializzato) e quindi lo spazio effettivo sarà circa di 3,6TB per un disco 4TB.


La scelta del NAS
Esistono molte alternative, proposte sia di produttori di dischi sia da società specializzate, e il mercato inoltre si sta espandendo con nuovi produttori provenienti di solito dalla Cina. Il produttore più popolare, non so se anche il numero uno per vendite, è certamente Synology. Orientarsi sui suoi modelli è la scelta più facile, anche perché il costo è all'incirca lo stesso dei competitori. I puristi non l'apprezzano molto perché adotta alcune scelte proprietarie, come il sistema di archiviazione ridondante  SHR (Synology Hybrid RAID) e qundi preferiscono i NAS ad esempio della QNAP, molto apprezzati. 
La differenza sarebbe che si avrebbero dischi con una formattazione standard, più facile da recuperare in caso di improbabilissimo doppio guasto contemporaneo, ma in compenso la configurazione sarebbe più complessa.

La configurazione iniziale
Invece con il Synology (mia scelta, è il modello DS220J 2-bay della prima immagine) è tutto molto semplice, a cominciare dall'assemblaggio iniziale (che consiste  nell'aprire il NAS e infilarci i dischi) che è documentato con istruzioni stile Ikea (solo figure) e si completa in 4 passi. Dopo di che si collega il NAS al router principale con un cavo Ethernet (attenzione, è obbligatorio, no Wi-Fi, no Powerline) e si inserisce sul browser l'indirizzo http://find.synology.com, si attende che venga individuato il NAS nella rete e da questo punto in poi occorre solo seguire le istruzioni (in italiano), saltando e rinviando (suggerimento) l'installazione dei pacchetti opzionali. Ovviamente durante l'installazione dovremo decidere il nome del NAS  e creare l'utenza amminstratore e la password, da scegliere con cura ed evitare di dimenticare. Le solite cose. Alla fine rientrando dal browser sul NAS si vede questo pannello home (i monitoraggi a destra possono essere selezionati su più indicatori), mentre dai PC Windows della rete casalinga sarà visibile su Explorer andando al settore Rete. 

Accesso al NAS. La grafica di Synology è piuttosto old-style

La configurazione della libreria musicale sul NAS
Selezionado Rete e fornendo le credenzali di amministratore si attiva il pannello di controllo del NAS già visto prima e, selezionando Disk Station si possono creare le aree condivise, che saranno viste, ciascuna di esse, come "unità" su Windows o Mac, ovvero come se fossero dischi interni o esterni del PC. Su ciascuna unità si potranno poi creare directory e sub-directory come sempre. Il disco fisico del NAS non è quindi visto come disco dal PC, che vede invece i dischi virtuali creati come "cartelle condivise". Per queste cartelle condivse si potranno definire criteri di accesso (per esempio solo amministrtore o più aperte) e le solite cose. 

Creare una cartella condivisa con il pacchetto Disk Station su un NAS Synology

Per vedere questi dischi-cartelle condivise dal PC bsogna connetterli, il comando si trova da Explorer (Eplora file) selezionando "Questo PC" e, nella barra dei menu in alto,"Connetti unità di rete". Si apre questo pannello dove viene mostrata la prima unità libera (partendo dalla Z) alla quale collegare la cartella condivisa indicandola semplicemente come \\NOME-NAS\Nome Cartella. 


Completata la connessione le nuove unità su NAS sono mostrate su Explorer come:
 Nome Cartella (\\NOME-NAS) (X:)
e con un simbolo diverso dai dischi standard. E sono utilizzabili come qualsiasi disco da qualsiasi applicazione. Per esempio da Foobar2000 che, se configuriamo la music-library sulla cartella condivsa Music-Library, la può indicizzare come sua libreria musicale, cercare per genere, per artista ecc. Quindi conviene pensare come "dischi" le cartelle condivise, crearne poche e organizzare le directory al loro interno.

La struttura della libreria
L'indicizzazione, Foobar2000 , J River e gli altri media server, la fanno basandosi sui tags presenti nei file audio, ma è sempre consigliabile archiviarli su disco in modo organizzato, per una gestione più ordinata, gestibile anche dal PC. E' sufficiente una semplice struttura a due livelli di directory. Quella che uso io ad esempio utilizza solo 4 macro generi (Classica, Jazz, Rock, World) e all'interno di essi suddivide i file audio per qualità (CD, HD PCM, DSD); all'interno di ogni directoy, ovviamente, una directory per ogni album.

Le porte opzionali USB
I NAS spesso hanno anche alcune porte USB disponibili per collegare hard-disk esterni aggiuntivi o anche al limite pen-drive. E' il caso anche del Synology DS220 che ha due porte. Gli hard-disk una volta collegati sono automaticamente riconosciuti e collegati come cartelle condivise con i nomi. standard "usbshare1" e "usbshare2" (oppure usbshare1-1 ecc. se sono partizionati). Per vederli da qualsiasi PC della rete (sharing, appunto) è sufficiente connetterli con questo nome. Ovviamente non beneficiano del backup, il NAS fa solo da connettore in rete.
Dopodichè potranno essere usate come memoria aggiuntiva esattamente come se fosse connessa al PC che stiamo usando (che magari è un MacBook senza porte USB o uno di quei notebook sottilissimi recenti con poche porte USB). Possono essere anche sede del backup incrementale degli archivi su NAS, essendo i dischi eterni collegabili via USB ormai anche a capacità di diversi TB. Essendo collegati in locale la velocità di trasferimento sarà superiore e i tempi di copia più ridotti.
Nel caso che siano hard-disk usati anche su PC Mac (quindi tipicamente con file system exFAT), per collegarli è necessario installare sul NAS Synology il pacchetto exFAT Access (a pagamento, ca. 5 €)

Il collegamento diretto di un disco esterno può servire anche per trasferire grandi quantità di dati sul NAS, beneficiando della velocità di trasmissione dati tipicamente superiore a quella attraverso la rete locale, via cavo o Wi-Fi, come anicipato.

Altre funzionalità del NAS
Almeno per Synology sono parecchie, a giudicare dal grande numero di pacchetti disponibili. La più richiesta è sicuramente la possibilità di usarlo anche come multimedia server, installando un pacchetto che implemeta DLNA come ad esempo Plex (che è incluso, quindi è gratuito). 

In sintesi
L'audiofilo digitale non solo fa molta fatica a dimenticarsi dell'onnipresente PC per ascoltare la sua musica preferita, ma deve anche occuparsi di sofisticate e potenti periferiche aggiuntive, un tempo presenti solo nei CED.

domenica 28 marzo 2021

Ascoltare la musica dal divano (con Foobar2000 e MonkeyMote)

Chi ascolta la musica con uno speaker wireless seduto alla scrivania o con le  cuffie stereo in giro per casa o fuori non si pone proprio il problema (che poi sarebbe un'opportunità) di ascoltare la musca comodamente seduto sul suo divano preferito. Si tratta di un obiettivo che riguarda solo gli audiofili che hanno un vero impianto stereo, con le due casse acustiche a debita e stanza e il famoso triangolo equilatero dell'ascolto stereo. L'audiofilo analogico può avere a disposizione un telecomando per regolare il volume e selezionare i brani (a volte ne servono anche due) ma l'audiofilo digitale può estendere il controllo remoto anche oltre, usando il suo smartphone come telecomando.

Una app di controllo remoto per Foobar2000: MonkeyMote
Non è certo una funzionalità nuova, esiste da molti anni ed è prevista per i media player più diffusi, come J River, Audirvana o Roon, che forniscono una loro app di facile uso e installazione. Il compianto "connettore" ChromeCast Audio forniva poi una soluzione universale sfruttata da app come Mconnect Player, recentemente provata. Ma il più noto e apprezzato player e media center, Foobar2000, sembrava tagliato fuori da questa possibilità. Ho cercato a lungo una soluzione che non richiedesse di essere un tecnico informatico per installarla, ho addirittura proposto in un recente post di remotizzare tutta l'interfaccia del PC. Ma, continuando a cercare, è uscita fuori una soluzione decisamente più comoda, proposta come app per il noto player MediaMonkey da chi lo sviluppa, ma astutamente estesa anche a Foobar2000, in due versioni Lite e Premium a pagamento (2,29 €).

MonkeyMote Lite
La versione free consente di fare esattamente le cose che possono fare i telecomandi analogici degli amplificatori e dei lettori CD, ovvero regolare il volume e scegliere il brano da ascoltare, dopo aver scelto e inserito il CD. In questo caso, dopo aver acceso il PC, avviato Foobar2000 e aver  scelto l'album da ascoltare. Funzioni base, ottenibili gratuitamente accettando un po' di pubblicità non invasiva.



Lo screenshot iniziale della versione lite mostra solo la funzionalità di accesso al PC individuato automaticamente sulla rete locale con Foobar2000 (vediamo dopo come). Selezionando il PC si passa direttamente all'album selezionato sul PC e predisposto per la esecuzione su Foobar2000. In questo caso Lay It Down dei Cowboy Junkies. Cliccando sulla app su un brano inizia la riproduzione sul PC. Negli screenshot si nota anche la pubblicità in basso.


Selezionando "back" in alto a sinistra si passa al player vero e proprio con le classiche funzioni di ascolto e pausa, salto del brano e scorrimento, incluso ovviamente il controllo di volume, Come si vede nel secondo screenshot è possibile anche visualizzare al volo le informazioni (tags) sul brano.

MonkeyMote Premium
Quanto sopra è tutto per la versione Lite, ma la versione a pagamento offre molto di più, a parte l'assenza di pubbicità: beneficiare del vero valore aggiunto di avere una libreria musicale digitalizzata. Penso che l'investimento necessario di 2,29 € sia sopportabile per l'audiofilo medio. Come si vede negli screenshot succesivi le funzioni base sono molte di più così come le opzioni di funzionamento. Che includono pure lo "shake gesture" ovvero passare al brano successivo scuotendo l'iPhone (una funzione di cui non si può proprio fare a meno). 



Le funzioni veramente importanti però ci sono e in particolare c'è la ricerca dell'album nella libreria, con la copertina per individuarlo al volo, e le classiche categorie di archivizione (titolo, artista, genere, ecc.) come si vede nel primo screenshot che segue,



Fare attenzione però anche al secondo screenshot, che è il primo che viene visualizzato dopo la connessione automatica al server. Il minuscolo simbolo di una croma sulla sinistra in basso è l'unico pulsante disponibile per passare appunto alla ricerca nella libreria musicale (non ne ho trovati altri). Gli altri due sono inutilissime funzioni di timer e "party mode" (il palloncino).


Selezionando l'album (scorrendo verso sinistra l'immagine della copertina) si possono scegliere i brani da ascoltare si raggiunge lo scopo senza muoversi dal divano o dalla poltrona: il nostro impianto ci presenterà al suo meglio la musica che ci va di ascoltare, che sia jazz o pop.

Installazione su PC
Ovviamente occorre installare il componente che risponde ai comandi della app anche su Foobar2000 e consente l'indivduazione automatica vista prima, il component si scarica da questo link (se cambia basta cercare "monkeymote foobar"). Conviene scaricare il package che è auto installante, su Foobar sarà necessario solo applicarlo. Nella pagina di download si possono vedere anche le altre versioni di MonkeyMote.


Osservazioni e critiche
La app, che è disponibile sia per iOS che per Android, è abbastanza fluida nonostante le strane scelte di interfaccia commentate prima, prendendo confidenza l'uso dovrebbe diventare presto familiare. La app è molto sensibile alla qualità e alle prestazioni del Wi-Fi di casa, tenerne conto in case con copertura variabile. La connessione manuale consente altre funzioni, in particolare la "wake-on-LAN" ovvero la possibilità di accendere il PC dando un comando dalla app che sarà gestito dalla scheda Ethernet del PC. Per attivare questa funzione occorre però creare un account TCP, il che richiede di agire sul firewall e le impostazioni di rete. Una cosa piuttosto complessa per una funzionalità non indispensabile  e per di più poco documenata sulla user guide.
Infine un'ultima osservazione sulle copertine, anche questa app come quasi tutte (tranne Mconnect, tra quelle che ho provato, e le app "professionali" come JRemote) non visualizza le copertine in qualità decente, pur se sul piccolo schermo di uno smartphone. Una cosa piuttosto irritante, soprattutto perché non è certo una sfida tecnologica garantire queste prestazioni di base.

In sintesi
Una soluzione efficace che pone Foobar2000 allo stesso livello di funzionalità dei media center professionali come J River, anche se l'operatività non è allo stesso livello. Ma comunque accettabile per tutti gli audiofili che apprezzano la grande versatilità di Foobar2000, che non hanno un computer Apple, e che preferiscono un tool gratuito.

mercoledì 17 marzo 2021

L'audiofilo analogico e l'audiofilo digitale

Man mano che apprendo e spesso provo nuove funzionalità che l'audio digitale mette a disposizione, mi convinco che l'ascolto dell'audio di qualità si sta dividendo in due mondi (di utenti, di prodotti) divergenti, non comunicanti, che si allontanano sempre di più e che fanno fatica a coesistere nello stesso impianto, ma entrambi con le loro motivazioni.

L'audiofilo digitale 
Schematizzando, l'utente tipico di questo "mondo" può fare parte di tre grandi categorie:

  1. Nativi digitali: non hanno mai comprato CD perché sono nati in questo millennio o pochi anni prima, non sono affascinati dal vinile anzi non comprendono per quali motivi si dovrebbero comprare. Persone pratiche, raggiungono il massimo risultato col minimo impegno finanziario e il minore impatto sull'arredo di casa.

  2. Audiofili convertiti: hanno iniziato con l'analogico oppure col CD ma ora sono affascinati dalle nuove frontiere del digitale: DAC di prestazioni sempre più estreme, altissima definizione, 32bit, DSD512, streamer e player audiofili o addirittura "ecosistemi" come Roon. Sono colpiti dalla ricerca del continuo miglioramento, malattia comune tra gli audiofili.

  3. Sperimentatori. Il mondo digitale offre un grandissimo numero di applicazioni che consentono di sperimentare la elaborazione del suono, il suono in 3D, l'equalizzazione delle stanza di ascolto, sempre nuovi formati digitali, l'editing audio, il confronto tra diversi componenti software (player e media center in primis) spesso anche free grazie al fatto che non richiede la disponibilità di componenti.
In tutti e tre i casi la sorgente della musica è rappresentata quasi unicamente dall'accoppiata computer+web.
Dal sito web di Roon, l'ecosistema digitale attuale massima espressione delle potenzialità della musica digitale

L'audiofilo analogico
Può essere audiofilo da sempre o essere stato contagiato da poco dalla passione, ma ha un elemento unico e caratteristico in comune: la separazione dalla accoppiata computer+web.

Il suo impianto quindi vive e cresce senza ricorrere in alcun modo al computer e al web, che l'audiofilo utilizza sicuramente, ma per altri scopi. le sorgenti sono soltanto supporti fisici, e tanto basta.
Non importa che siano digitali, CD o SACD, questa è solo la tecnica di memorizzazioen del suono, un mezzo, come il microsolco o il nastro magnetico. Come non si interessava a suo tempo di come facesse la musica a essere memorizzata in quei solchi sul piatto in vinile, non si interessa oggi di come possa essere memorizzata sul dischetto a lettura ottica chiamato CD.

Che il processo di memorizzazione utilizzi la tecnologia digitale è completamente trasparente e può essere ignoto come la conoscenza dei fenomeni di magnetizzazione sfruttati per la registrazione analogica su nastro. Il resto dell'impianto può essere indistinguibile da quello di un audiofilo digitale.

Dovendo scegliere l'esempio per definizione di impianto di impianto analogico , non si può non pensare al classico pre-finale più casse elettrostatiche della Quad. Fortunato chi lo ha ancora e in piena efficienza. 

L'impegno extra-musicale
Entrambi i mondi richiedono da un lato un certo impegno per continuare a far suonare l'impianto (manutenzione) e dall'altro un impegno più gradevole indirzzato a renderlo migliore (sperimentazione / innovazione).

L'audiofilo analogico deve occuparsi di interventi periodici, a volte anche quotidiani, come pulire i dischi in vinile, pulire la puntina, pulire le testine del registratore, a volte periodiche ma necessarie (controllare le regolazioni del braccio del giradischi, regolare le valvole).

Interventi sconosciuti all'audiofilo digitale, che però, avendo a che fare con applicazioni che girano su computer (vero e proprio oppure inserito in una "appliance") deve occuparsi degli aggiornamenti del software, della compatibilità con il sistema operativo, della obsolescenza dei prodotti che ha scelto (molto più veloce che nel mondo analogico, e qui quando diventa obsoleto il software può anche diventare inusabile, perché non più supportato). E potrà anche avere la necessità di occuparsi di riconfigurazioni e inspiegabili malfunzionamenti occasionali, le cui soluzioni dovrà trovare sil web.

Tutto questo difficilmente si può considerare parte dell'hobby, mentre lo è senz'altro la tensione al miglioramento, che si estrinseca in modo diverso. Per sostituzione nel caso dell'analogico (testina a bobina mobile al posto di quella a magnete monile, pre-phono di alta qualità ecc.) ma anche in interventi di tweaking (piedini ecc,).
Per l'audiofilo digitale invece è prevalente la sperimentazione di nuove soluzioni, le applicazioni digitali costano poco rispetto ai componenti di un impianto analogico, e possono anche essere provate gratuitamente (trial) nella maggioranza dei casi.

Nell'immagine dell'impianto analogico non era compreso il componente principale, che non può essere che il classico LP12 Sondek della Linn

La differenza
Sta quindi tecnicamente soltanto nella sorgente della musica, e può essere paragonata, anche se non completamente, con la situazione dei libri. Anche qui è possibile scegliere il libro digitale con i suoi vantaggi logistici, oppure rimanere affezionati ai libri di carta, e questa rimane una questione di preferenza individuale.
Ma nel mondo della musica esistono due grandi differenze oggettive:
  • nella musica sono disponibili in abbonamento a basso costo servizi che consentono di ascoltare una percentuale elevatissima di tutta la musica disponibile in digitale
    • per i libri questi servizi non esistono in forma legale, di conseguenza sia i libri digitali che quelli cartacei devono essere acquistati, e solo quelli cartacei presi a prestito da biblioteche (anche gratuitamente)
  • nel caso dei libri la qualità del processo di lettura è sostanzialmente simile, il libro digitale consente vantaggi esclusivamente logistici, per la lettura in mobilità o in viaggio
    • nella musica invece l'alta qualità o alta definizione è accessibile solo con un impianto digitale (ovvero che fa ricorso ad un PC e al web), se si esclude la limitata produzione di SACD.
La differenza è quindi che nella musica il mondo digitale offre di più: più musica da ascoltare (molta molta di più) e una qualità superiore all'audio digitale disponibile su supporto fisico (CD e SACD) oltre che una scelta enormemente superiore di titoli.

Le motivazioni di una scelta
La preferenza logicamente dovrebbe andare a chi offre di più, e quindi il passaggio al digitale dovrebbe essere una scelta quasi ovvia per l'audiofilo appassionato di musica. Ma non mancano i vantaggi che possono condurre alla scelta opposta. Il primo è proprio non avere bisogno di un computer e/o di uno smartphone. Nella vita materiale e nel lavoro ormai sono ben pochi quelli che ne possono fare a meno, mentre nella musica potrà ritagliare uno spazio "computer free" nel quale tutto scorre "a un'altra velocità" e gli strumenti sono fisici, toccabili con mano e valutabili anche esteticamente con i propri occhi. Una motivazione che ha una (forte) ragione di essere.

Anche la disponibilità di "tutta la musica del mondo" può non essere un elemento decisivo di preferenza, soprattutto perchè non abbiamo comunque il tempo, anche in un'intera lunga vita, di ascoltarla tutta, anche limitandoci solo a quella che ci piace.
Scegliere e costruire nel tempo una propria libreria musicale, ovviamente non limitata a pochi titoli ma abbastanza ampia, vuol dire conoscere ed approfondire quello che sentiamo più vicino al nostro modo di sentire. Anche in questo caso, se la libreria ha centinaia o migliaia di titoli, gli anni per conoscerli bene non sono pochi. Ed e' quello che da sempre si fa con una biblioteca di libri.
Infine la qualità, sulla quale il dibattito è aperto da decenni. Anche qui la scelta umanistica dell'impianto analogico non è detto che sia perdente, perché livelli di qualità d'ascolto molto elevati sono raggiungibili comunque e le differenze non sono facilmente individuabili.

Fanno la differenza gli impegni extra-musicali?
Può farla la facilità e comodità d'uso. Un impianto analogico di buon livello richiede manutenzione frequente e attenzione adeguata nella operatività. Non da' la certezza di ascoltare sempre nelle migliori condizioni quando diamo il comando start. Un impegno che sottrae tempo alla musica e che rende più "umanistico" il ricorso alla opzione digitale nel quale lo start è sempre immediato. 
A patto però che l'impianto digitale rimanga semplice al massimo e quindi, per dirlo chiaramente, senza un PC in mezzo, soprattutto se Windows. Perché in questo caso, non sempre dando il comando start si ascolterà la musica.

In sintesi
Questione di scelte individuali, poco da aggiungere. E due mondi che si allontanano.

sabato 27 febbraio 2021

La via più semplice alla musica liquida

Nel blog ho scritto molti post che cercano di facilitare la strada a chi vuole passare alla "musica liquida", sia che si tratti già di un appassionato col suo impianto consolidato, sia che inizi ora, ma sia consapevole che la qualità dell'ascolto è un valore a cui non rinunciare, ed è pure accessibile.

Il problema è che, mentre per suonare un CD o un LP il lettore, il player, è un componente ben definito, nel caso della musica memorizzata su file la creatività dei produttori di hardware si è scatenata proponendo front end in varie combinazioni di funzionalità (DAC+ampli, streaming + DAC + DLNA senza ampli, streaming + DAC + ampli + hard disk, streaming e DLNA e basta, ecc.). All'appassionato l'onere della scelta non solo del modello con il miglior rapporto qualità / prezzo, ma anche della combinazione ottimale per lui. Con l'aggravante che il componente più critico, più soggetto all'obsolscenza funzionale o prestazionale, ovvero il DAC, è inserito e non intercambiabile. Rischiando di far diventare obsoleto tutto il front-end.

Facciamo un reset
Un reset anche rispetto ai molti post del blog e alle classificazioni, peraltro inevitabilmente soggette a obsolescenza anch'esse. Cominciamo con il circoscrivere questa generica "musica liquida", che alla fine può essere:

  1. memorizzata in cloud, e accessibile in streaming
  2. memorizzata su un NAS DLNA, un componente dedicato nella rete locale casalinga
Nel secondo caso il NAS conterrà la musica acquisita via digital download, o digitalizzata in proprio a partire da CD (o LP) già posseduti.
Sul lato opposto ci sono le casse acustiche e il loro amplificatore (separato o incluso, se sono casse attive), quello che c'è in mezzo è il "componente" da semplificare.

L'anello di congiunzione dal file alle casse (all'ascoltatore)
Fino a un paio di anni fa veniva in soccorso un componente eccezionalmente funzionale e super economico fornito da Google, ovvero Chromecast Audio. Ma Google ha deciso di sospendere la produzione e un sostituto altrettanto universale e altrettanto economico non è stato proposto da nessuno. Lasciando quindi ancora una volta la scelta all'appassionato oppure a chi lo consiglia, alle prese con componenti dai prezzi più vari (e comunque superiori) e per di più soggetti a obsolescenza.

Cercando in casa, invece ce l'abbiamo già
Difatti, quello che ci serve alla fine non è altro che una piattaforma su cui installare un player, che nel caso (1) è la app del servizio streaming (Qobuz, Tidal, Music Unlimited HD) e nel caso (2) un player digitale, che possa trasferire il file decodificato sul DAC. Ma questo mestiere lo può fare qualsiasi PC, e pure un tablet, volendo.
Con solo uno svantaggio: si ritorna al cavo, che deve connettere il PC o il tablet al DAC. Ma con un vantaggio: costo quasi nullo.

Una scomodità relativa 
Con Chromecast Audio, un tablet, uno smartphone o un notebook poteva scegliere e mandare in esecuzione la musica da qualunque punto della casa. Sostituendolo con un cavo tutto dipende da dove si trova l'impianto. Se è nello studio dove già abbiamo un PC (che ormai è essenzialmente un notebook) basta un cavo un po' lungo (nessun problema) tra il DAC e l'amplificatore e si risolve tutto.
Se l'impianto è nella posizione classica, nella sala davanti a poltrona o divano, è un po' più complicato. Da escludere un PC fisso sia per l'estetica e la necessità di avere tastiera e schermo separati sia perché solitamente umoroso, sarà necessario usare un notebook, che può essere dedicato a questo scopo o spostato quando serve. Sarebbero ideali a questo scopo i notebook ultrasottili e con batterie lunga durata di ultima generazione.
Portare il notebook vicino all'impianto, collegare il cavo USB al DAC, è tutto quello che serve per iniziare ad ascoltare la musica.

Bitches Brew, un classico album da ascoltare in poltrona e senza interruzioni (vedi dopo)

Cosa serve
In sintesi, poche cose, per cominciare, la musica:
  1. l'abbonamento a un servizio streaming (Qobuz, Tidal o Music Unlimited HD al momento) e l'installazione della relativa app per desktop;
  2. l'archiviazione su un NAS (ridondante o meno, ridondante è ovviamente meglio) dei file audio posseduti, organizzati per directory e sottodirectory, ma solo per semplicità di gestione (ma per iniziare può bastare un hard disk collegato al notebook, basta fare un backup ogni tanto).
E poi il player, che puo essere per Mac:
  1. J River Media Center (vedi la prova)
  2. Audirvana Plus (vedi la prova)
Entrambi a pagamento, ma non molto esosi (60 € il primo, 100 € il secondo)

Invece per Windows:
  1. J River Media Center
  2. Audirvana Plus
  3. Foobar2000
Foobar2000 ha il vantaggio ben noto di essere gratuito e di avere funzionalità e prestazioni simili agli altri due, ed in più una estesa disponibilità di add-on per qualsiasi uso. Ma più complesso perché deve essere "assemblato" installando vari plug-in (o "component"). Inoltre, come si può intuire, non è disponibile per Mac.
I player che ho indicato ovviamente sono anche dei media center, includono quindi anche la libreria musicale che costruiscono automaticamente accedendo al NAS e che consentono di gestire.
Infine, un amplificatore, 2 diffusori stereo, un notebook, un DAC, la rete wi-fi, i cavi e niente altro.


Un'operatività paragonibile a quella tradizionale
L'operatività non è molto diversa da quella tradizionale, se vogliamo ascoltare un intero album, una sinfonia o un concerto. Bisogna alzarsi dalla poltrona, prendere il CD o l'LP, metterlo nel lettore o sul piatto, farlo partire e tornare a sedersi per godersi la musica, con l'unico ausilio, quando c'è, del telecomando del volume dell'amplificatore. Anche qui la sequenza è simile, ci si alza dalla poltrona, si accende il notebook, si avvia il player software, si cerca (più facilmente) l'album da ascoltare, si avvia il player e si torna alla poltrona. In tempi paragonabili.

E l'ascolto in poltrona?
Ma l'arrivo degli smartphone e dei tablet loro derivati ci ha abituati ad una comodità prima sconosciuta, ovvero fare tutto comodamente seduti in poltrona e, in più, passare da un brano all'altro o da un album all'altro o da un genere all'altro usando solo la "mobile device" che teniamo in mano. Si può fare anche questo, con un un impegno tecnologico ridotto. Vediamo i tre casi.

Ascolto in poltrona dal NAS con i player a pagamento citati
Nessun problema, basta procurarsi l'apposita app "remote" che ciascuno dei due produttori rende disponibile a modico prezzo (ca. 10 €) e lo smartphone o il tablet diventa un potente telecomando e non è più necessario operare sul notebook (basta che sia acceso, come l'amplificatore, peraltro). Comodo, veloce, tutto sottomano, difficile chiedere di più.

Ascolto in poltrona in streaming
Purtroppo invece la funzione "remote" non è disponibile per nessuno dei servizi in streaming in qualità CD/HD elencati. Era disponibile fino a qualche anno fa per Spotify ma la app (Spot Remote) è in seguito stata ritirata. Non è una realizzazione molto semplice perché richiede un componente "gateway" da installare sul PC, oltre alla app per mobile device.
L'unica soluzione disponibile senza complicare la configurazione con un nuovo componente (che faccia le veci di Chromecast Audio) è installare sul tablet (in questo caso, obbligatorio, per via dello schermo) una app per "desktop remoto", che consente cioè di portare sul tablet stesso lo schermo, il mouse e la tastiera del notebook, e quindi comandarlo a distanza. Si fa login sul notebook (che ovviamente non deve aver nessun utente attivo), si avvia la app desktop di Tidal o di Qobuz, e si procede come se si fosse davanti al notebook, con solo qualche lentezza e impaccio in più.

Operare in desktop remoto
Per valutare quanto impaccio in più, ho provato questa operatività con una delle tante app che fanno questo mestiere, quella proposta da Microsoft (desktop remoto Microsoft, il nome). 
Qualche difficoltà iniziale per connettere il notebook, bisogna modificare i settaggi standard in Windows 10 per consentire la connessione remota e individuare l'account di rete e inoltre bisogna ricordarsi di configurare l'audio su notebook e non sul tablet, e poi l'operatività è discreta come velocità, un po' contro-intuitiva nell'uso del mouse (non basta il dito, il dito deve andare sul puntatore) ma accettabile.
Per un uso normale, ovvero ascoltare la musica preferita in relax, senza bisogno di saltare compulsivamente da un brano all'altro o da un album all'altro, ma solo con occasionali variazioni della "scaletta" va bene. Altrimenti può rallentare parecchio, e quindi biosgna passare alla app dedicata per tablet del servizio streaming, con ascolto in cuffia; oppure dalle casse acustiche, ma acquistando un componente "cast" che faccia le funzioni di Chromecast, per l'invio dell'audio al DAC, come Yamaha WXAD-10 o Sonos Connect. Che rimane la soluzione più comoda e pratica, comunque.

Una soluzione per Foobar2000?  (sezione aggiornata il 28/03/2021)
Rimane da trattare il popolare media center e player gratuito, per il quale non è stato realizzato dal suo progettista Peter Pawlowski una app per il controllo remoto, nè è inclusa tra i "components ufficiali", ovvero quelli inseriti nell'apposita sezione di foobar2000.org. La società Ventis Media, che sviluppa e commercializza il noto player MediaMonkey ha però deciso di proporre la sua app per il controllo remoto del player anche per il concorrente Foobar2000. La app si chiama MonkeyMote ed è stata provata in tempi successivi alla prima versione di questo post. E' risultata del tutto adeguata allo scopo e quindi consente di considerare Foobar2000 un'alternativa equivaente come funzionalità alle due elencate prima. Ha un costo molto limitato (2,29 €) e approfondire le sue funzionalità si può leggere la prova prima citata.

In sintesi
Come si è visto, anche acquistando o recuperando una semplice accoppiata amplificatore-diffusori stereo, ed usando il notebook di casa, si può mettere assieme un eccellente impianto hi-fi con sorgente "liquida" della musica, basta aggiungere solo un DAC (ma in alcuni amplificatori di recente produzione è incluso). Una soluzione apparentemente banale, certamente non penalizzante il suono, da considere accanto alle altre basate su componenti specializzati più o meno "all-in-1".

venerdì 5 febbraio 2021

Mconnect Player: una app DLNA e Chromecast che funziona bene

La musica e i video sono su un NAS connesso in rete con protocollo DLNA. Voglio sentirli e vederli su uno smartphone o su un tablet usandolo come una cuffia senza filo o come un visore remoto e portatile. Ma voglio ascoltarli anche sul mio impianto Hi-Fi inviando i contenuto digitalizzati in rete con il protocollo Chromecast.  App che fanno questo mestiere apparentemente ce ne sono decine ma, o sono solo per il video, oppure, come l'unica anche audio, funzionano male ed ora per niente (PlayerXtreme, anche provata qui nel 2018). Ma ne esiste per fortuna una che funziona bene e che è disponibile anche in versione free: Mconnect Player di Conversdigital, una società coreana. Che è l'oggetto di questa breve prova.

Mconnect Player per iPhone
La prova è su smartphone, della versione Lite, gratuita e con pubblicità. Su iPad funziona ma è la stessa app, in verticale, a tutto schermo. Esiste anche Mconnect Player HD per iPad, orizzontale, a pagamento. La versione free, a parte una pubblicità non molto invasiva, non ha funzioni in meno.

Avvio e settaggio della libreria
La videata home è veramente senza fronzoli. Per la configurazione iniziale bisogna andare su Play To in basso, e si passa al pannello dove si sceglie l'origine della musica (l'iPhone stesso o un NAS collegato con UPnP) e il dispositivo dove suonarla (l'iPhone o via Chromecast, icona in alto a destra).
In una fascia in basso lo spazio per la pubblicità, se è la versione Lite.

Selezionando UPnP Devices con l'icona di aggiornameto sulla destra si visualizzano i servizi DLNA disponibili in rete. Uno solo in questo caso. Si tratta in realtà di J River Media, come si capisce anche dal logo, ma Mconnect inserisce il nome del router attraverso il quale lo ha rilevato. Cliccando sul nome però si possono visualizzare tutte le informazioni sul servizio (vedi lo screenshot più avanti). In realtà nelle rete locale c'è anche un altro servizio DLNA (PS3 Media Server) che però è un po' obsoleto e non è visto da Mconnect. Attenzione: a volte per la visualizzazione dei servizi DLNA è necessario attendere per più di qualche secondo.

Per scegliere cosa ascoltare si deve passare al pulsante Browser, che mostra tutte le opzioni. Come si vede è possibile centralizzare anche l'ascolto dei servizi streaming in qualità CD/HD.



Accedendo alla media library su J Remote, si sceglie sempre con la funzione Browser il tipo di media che si vuole riprodurre (Audio) e si può scendere al pannello di ricerca per Album, Artisti, Genere ecc. 

Figura 5

Figura 6


A questo punto si sceglie un artista (Belle and Sebastian) e un album (Fold Your Hands) e si può avviare l'ascolto di una canzone.




La canzone è I Fought in a War e nel player troviamo una gradita sorpresa: le informazioni sulla codifica e sulla risoluzione dei contenuti audio che stiamo trasferendo (FLAC 24/48 in questo caso). Naturalmente prima dell'ascolto avremmo dovuto decidere dove ascoltare, ma possiamo farlo anche ora, il comando è sempre Play To. Cliccando sull'icona di Chromecast si possono elencare i servizi cast disponibili e selezionare quello prescelto. Nel caso mostrato sono, come si capisce anche dalle icone, un servizio Chromecast Audio e un servizio Chromecast "standard", ovvero video. Quello ancora disponibile in vendita.



Si arriva quindi fino all'ascolto con una serie di azioni e menu' molto lineari e logici, e tutto procede sempre con passaggi molto fluidi e veloci, sia che si scelga l'ascolto in locale, sull'iPhone sia che si scelga di inviarlo all'impianto con Chromecast Audio.

A questo punto verifichiamo se sono supportati tutti i formati, anche il DSD. L'album è Nashville Skyline di Bob Dylan e la bellissima Girl From The North Country è riprodotta senza problemi sull'iPhone, anche se è un file DSF in codifica DSD64 proveniente da un SACD di qualche anno fa che ho.



Il file in formato DSF e in codifica a 1 bit DSF viene quindi trasferito e ascoltato correttamente dopo trascodifica, visto che il DAC dell'iPhone non supporta il DSD (e neanche il PCM oltre 48KHz).
Nel secondo screenshot vediamo il dettaglio del servizio DLNA citato prima.

Compatibilità e qualità audio
Restano da fare alcune verifiche di compatibilità e di qualità effettiva in riproduzione:
  • riproduzione su Chromecast di file audio DSD
  • effettiva risoluzione nel trasferimento tramite protocollo Chromecast
Per la prima verifica fare altro che inviare un brano codificato DSD in riproduzione su Chromecast invece che sull'iPhone, per controllare se la trascodifica viene applicata anche in questo caso. La risposta è "probabilmente" no, perché Mconnect continua a girare senza che la riproduzione parta. E' possibile che a livello di protocollo di trasmissione non sia implementato.

Per la seconda verifica ho utilizzato il piccolo DAC SMSL M3 che uso per l'ascolto da notebook. Chromecast è collegato sull'ingresso ottico, ed ecco la conferma che nulla si perde, in PCM:
  • Prima prova - 24/48 OK
  • Seconda prova - 24/88 OK
  • Terza prova - 24/96 OK
  • Quarta prova 24/192: downgrade a 24/96 e suona correttamente
Il test di riproduzione a risoluzione 24/88. In ascolto Cannonball Adderley.

La gestione dei video
la stessa app può consentire di vedere un video sul tablet in qualsiasi luogo della casa o di usare lo smartphone come un telecomando per mandare con Chromecast su un monitor TV video, film, concerti o riprese personali, archiviate sul NAS  DLNA.
La gestione è la stessa, basta selezionare (vedi figura 5) "Video" invece che "Audio" e si visualizzano le varie categorie in cui è suddivisa (in modo un po' arbitrario, dipende da come sono classificati i video, "show" oppure "movie" ad esempio) e quindi, all'interno di una categoria, il video da vedere.


Il video selezionato è di un bel concerto di Fiorella Mannoia del 2005, rippato su NAS a partrire da un DVD della mia libreria di video di concerti. Che si può così vedere tramite Mconnect sullo smartphone, oppure (meglio) trasmettere con Chromecast su un monitor TV (altro test fatto).



La scelta in realtà non è casuale ma obbligata perché dal test si appura che, a differenza dell'audio, per i video Mconnect (almeno nella versione Lite) non supporta tutti i formati. Anzi forse solo uno, MP4, e sicuramente non i più diffusi AVI e MKV che nel mio caso sono derivati in genere da ripping con DVD Shrink dai DVD fisici. Per qualche casualità che non ricordo quello della Mannoia è l'unico MP4 tra i non molti video che ho sul NAS. Ho cercato sul sito di Conversdigital se sono specificati i formati supportati ma, a differenza che per l'audio, non è presente alcuna informazione in merito.

E' stata però l'occasione per risentire una bellissima canzone di Ivano Fossati, "I treni a vapore" nella splendida interpretazione di Fiorella Mannoia.