sabato 30 giugno 2018

Lo streaming HD: a che punto è?

La situazione dello streaming in HD che sembrava ormai pronto per un lancio sul mercato nel 2015 appare ora un po' confusa. Il sistema di compressione MQA che avrebbe consentito di distribuirlo sta suscitando sempre maggiori perplessità. Ma prima di addentrarci chiediamoci se è vero che ...

Lo streaming in HD richiede un formato compresso?
I file audio HD sono più grandi e richiedono più spazio disco e, per lo streaming, più banda, e quindi più velocità e più costi, da qui la teorica necessità di rendere la trasmissione meno impegnativa. Ma di quanto più grande?
Per prima cosa, è solo un potenziale problema in mobilità, perché la banda richiesta (da 1,152 Mbps a 2,3 Mbps, vedi tabella) è ampiamente entro le specifiche anche di un ADSL economico e la tariffa è flat. Ma non sarebbe un problema neanche in mobilità, considerando che un normale video YouTube utilizza un bitrate di 2,5Mbps a 480p, e tutti vedono video in 4G senza farsi problemi di consumo e le reti attuali normalmente lo consentono (altrimenti nessuno comprerebbe più smartphone né contratti da 8Gb / mese e oltre). E al momento comunque non lo è per i servizi in streaming Tidal e HRA HighresAudio (vedi dopo) che sono disponibili solo su desktop.
Quindi possiamo concludere che, per l'utente serve a poco un formato compresso per l'HD in grado di comprimere il classico formato HD (24/96) da 2,3Mbps a 1,5Mbps (dato dichiarato anche se medio, per MQA).

Lo pagina di presentazione dello streaming HRA di HigresAudio
Per l'utente, ma per la rete?
A livello di rete il problema è diverso, deriva dallo streaming contemporaneo di più utenti, il broadcast su una rete IP. Le reti analogiche (in FM, in PAL-TV) erano un vero boradcast, la stessa diffusione di onde radio serviva per un numero virtualmente infinito di riceventi. In una rete IP base serve invece una connessione 1 a 1 per ogni utente che fa streaming. Il problema si è posto in modo più marcato e molto prima che per la musica per la TV, per servizi come Netflix o Sky On Demand in HD. Su migliaia o milioni di connessioni anche pochi bit risparmiati fanno la differenza. E proprio un efficiente protocollo proprietario di compressione adattativa (lossy, con perdita, ovviamente) per la visione in HD ha fatto la fortuna di Netflix. Oltre alla evoluzione delle reti con l'introduzione dell'IP cast e del casting parallelo. In pratica (e semplificando) un'unica connessione sincronizzata per più utenti fino al nodo più vicino dove si possono raggruppare più utenti per lo stesso programma. Per questo a volte si deve aspettare un po' per il film che abbiamo scelto su Netflix o Sky: l'algoritmo sta aspettando di sincronizzare più utenti con la nostra stessa scelta.

Sarebbe bello che anche lo streaming in HD ponesse lo stesso problema e richiedesse quindi MQA o altri formati ancora più efficienti, ma siamo molto indietro: anche gli abbonati in streaming in qualità CD sono ancora mosche bianche. Per ora quindi non è ancora una necessità neanche per la rete, ma in un'ipotetico futuro in HD consentirebbe una riduzione del 35% in termini di banda. Non poco, anche se basterebbe passare a 24/48 (la differenza è difficilmente avvertibile) per avere lo stesso risultato.

Ma il formato Master Quality Authenticated da' la "qualità master"
In pratica, rende più musicale, più piacevole il suono, come confermato da molte recensioni (e anche dalla prova molto parziale che ho fatto su questo blog, a confronto però con un formato CD, non con un altro formato HD). E qui cominciano le critiche però. HighresAudio, Linn e anche Computer Audiohile sostengono, anche dopo test e analisi del brevetto, che non si tratta altro che di un formato lossy (con perdita) che però introduce alcuni artefatti che rendono l'ascolto più piacevole. Una efficace equalizzazione che però non è reversibile, nel senso che da un file audio codificato in MQA non si può tornare al file originario in formato HD. Come l'MP3 in altre parole, ma a un livello di qualità più alto. per chi vuole approfondire ecco i link agli articoli citati. Nessuno di essi è stato sinora confutato da Meridian, nonostante sia HighresAudio sia CA lo abbiano anticipato:
In sintesi, secondo HighresAudio, che fa riferimento ad un ampio studio di Xivero, una società specializzata nonché centro di ricerca nell'audio digitale (di cui abbiamo già parlato), le principali conclusioni dello studio sono:
  • MQA non è lossless. Il segnale digitale originale non può essere recuperato
  • dopo decodifica il formato effettivo è 17 bit / 96KHz
  • la riduzione del bitrate è raggiungibile con un diverso metodo che è effettivamente lossless; (si tratta ovviamente del formato proposto da HighresAudio che poi non è altro che il PCM 24/96 compresso lossless in FLAC, chiamato però high-bit FLAC e P-MQS: Pure Master Quality Sound)
  • MQA non è utilizzabile per DAC di generazione precedente (ovvero non MQA) causa elevato fenomeno di aliasing oltre i 18KHz
  • Non possono esseri i miglioramenti nel timing come affermato da MQA perché il dominio nel tempo e il dominio nella frequenza sono equivalenti e correlati
  • l'applicazione di filtri adattivi che modificano in modo permanente il segnale originale può causare  probabilmente più danni che benefici. 
  • è sempre preferibile preservare il segnale originale e non qualcosa che cerca di assomigliare ad esso. Può sembrare migliore all'ascolto, ma come può essere migliore della registrazione originale?
Queste conclusioni piuttosto generiche sono confortate dalle dissertazioni tecniche molto approfondite contenute negli studi citati e che i più attenti e interessati tra i lettori possono leggere nei link (se spariscono scriveteci, i documenti li ho salvati).
Da notare però che  le osservazioni di Xivero non sono del tutto imparziali, perché questa società ha ideato e commercializza un sistema di compressione lossless, Xifeo, con il quale si raggiungerebbe secondo il produttore un incremento di efficienza in compressione Flac dal 30 al 50%. In questo link la descrizione del prodotto.



I punti a favore di MQA
Meridian non ha risposto sinora alle osservazioni tecniche di Xivero o di Computer Audiophile, ma leggendo vari articoli e report di ascolti a confronto tra MQA e HD tradizionale emerge come principale plus la coerenza nel dominio del tempo, il timing. Secondo Meridian la coerenza richiede una gestione unica end-to-end, quindi dal flusso inviato in streaming al DAC, e in questo modo si raggiunge un livello superiore di controllo della "sfocatura" derivante da fluttuazioni nel dominio del tempo (de-blurring). Questo aspetto, citato ad esempio nella presentazione di MQA sul noto sito Audiostream, è negato su base teorica da Xivero (come abbiamo visto), ma è confermato che un effetto possa esserci da varie prove di ascolto, ad esempio quella di Waht Hi-fi su Qobuz Sublime+.

Il master non è più questo sconosciuto
Una innovazione importante, non tecnica ma di trasparenza, che arriva con il MQS è la classificazione dei master per tecnica di registrazione adottata. La qualità dell'ascolto deriva infatti più che dalla risoluzione HD più o meno spinta, dalla tecnica di registrazione. La classificazione è piuttosto elementare, non indica il livello di compressione dinamica (loudness) o la tecnologia digitale adottata nello studio di registrazione, ma è sempre meglio di niente, speriamo che sia dichiarata da ora in poi:
  • MQ-A - Taken from an Analogue Master Source
  • MQ-C - Sourced from a 16bit 44.1KHz CD master and upsampled
  • MQ-D - Sourced directly from a Direct Stream Digital DSD Master
  • MQ-P - Sourced from a minimum 20bit master with a minimum 48KHz sample rate
La critica di Linn
Diversa e non tecnica la critica al nuovo standard di Linn (e di Linn Records). L'attenzione è sugli scopi reali dell'operazione, che non è soltanto aumentare la qualità senza incremento di consumo di banda (esigenza non stringente, come abbiamo visto) ma di imporre un nuovo standard proprietario. Si sottolinea infatti che si tratta in realtà di una joint venture tra Meridian (concorrente di Linn, btw) e una delle tre major superstit, la Warner Music.
Lo scopo è il solito, rivendere il catalogo con un nuovo formato ai soliti appassionati danarosi o presunti tali (che saremmo poi noi audiofili). Guadagnando tra diritti e licenze d'uso in tutto il ciclo di produzione e imponendo infine anche il DRM quando sarà uno standard effettivo. E facendo guadagnare qualcosa anche ai produttori di hardware, che saranno così arruolati come complici. Il tutto per avere qualcosa che non da' nessun vantaggio rispetto al PCM HD.
L'articolo si conclude però con una facile profezia, ovvero che il nuovo standard farà la stessa fine del SACD, quindi un flop o di Apple Lossless che poi Apple ha dovuto aprire dopo aver verificato che non poteva imporlo come standard.
Interessanti considerazioni per niente lontane dalla realtà, pur se provengono da un competitore.

Lo streaming in HD MQA di Tidal
Che sia efficace anche se ci rimane il dubbio che qualcosa si perde, oppure che sia veramente una soluzione ottimale, resta il fatto che al costo standard di 19,9 €/mese su Tidal lo streaming HD (con MQA) c'è da tempo, e qui è stato anche provato con valutazione positiva. Il limite più che nella qualità è nella quantità (ed è ancora in buona parte così): la musica già ascoltabile in MQA è una piccola parte del grande catalogo di Tidal, nonostante la partnership con Warner che sicuramente un grande catalogo lo ha.
I test parziali effettuati da me (vedi anche la nota in fondo al post) e soprattutto quelli di riconosciuti esperti del settore hanno valutato l'ascolto di materiale codificato in MQA molto convincente, che sia effetto di un'equalizzazione o meno, i DAC compatibili MQA non costano necessariamente di più di quelli che non lo sono, e quindi tralasciando le considerazioni etiche Tidal+MQA rimane un'alternativa molto interessante 
Ma ora per i puristi c'è un'alternativa.

Lo streaming in HD di HighresAudio
La critica di questo noto servizio tedesco non è in realtà molto imparziale, perché propongono uno streaming HD alternativo, in un normale formato Flac (come lo streaming in qualità CD). Il costo in realtà non è alto, sono circa 17 € / mese, ma è richiesto il pagamento anticipato per 6 mesi (circa 105 €) e quindi è almeno psicologicamente è meno facile la sottoscrizione. Prevedono comunque un periodo di prova senza restrizioni, anche se limitato a soli 7 giorni, e presto faremo questa prova.
Il catalogo anche qui però è il problema, perché è ovviamente limitato all'offerta in download del servizio streaming tedesco, quindi parecchio materiale, ma incomparabilmente molto inferiore la scelta rispetto a quanto è disponibile in qualità CD su Qobuz o Tidal. Poi c'è da verificare la disponibilità da noi dello specifico allbum, visto che molto materiale in download non è accessibile.
L'abbonamento al servizio HRA Streaming è comunque possibile dall'Italia.

Il principale punto critico  dell'offerta è che per l'album che vogliamo ascoltare non è sempre disponibile l'ascolto alternativo in qualità CD come in Tidal. Per avere la disponibilità di un catalogo completo e comparabile bisognerebbe aggiungere un secondo servizio, quindi in totale 37 € / mese. Non poco, come un abbonamento Sky standard.
Altro punto critico, ma è annunciato il superamento: è che il servizio non è disponibile in mobilità, ovvero in 4G, solo su desktop Windows o MAC. Ciò comporta che le prestazioni al momento non sono un problema, considerando che i file originali possono essere anche 24/192.

La cosa più curiosa invece è che, nonostante le critiche al formato, HighresAudio vende album codificati in MQA, nella sezione download. A dimostrazione che il formato ha comunque un suo appeal (indipendente dall'esigenza di compressione) e anche che la coerenza non è il loro forte.


Qobuz Sublime+
Anche Qobuz con la versione plus di Sublime, il suo servizio di punta, fornisce ora l'ascolto in streaming in HD, fino a 24/192, e anche in mobilità in 4G, se la rete del vostro gestore ce la fa. Il catalogo dichiarato è ampio, 70.000 brani in 24/192-24/96 e il 90% del catalogo (che è di 40 milioni di brani) disponibile a 24 bit con frequenza da 44,1 a 48KHz. Nessuna tecnologia particolare o nomi marketing speciali, la trasmissione è in FLAC e quindi servono fino a 4,6Mbps a 24/192.
Il costo è elevato anche psicologicamente, perché come HRA di Highresaudio è su lungo periodo (annuale in questo caso) e anticipato, 350 € per un anno. A differenza di HRA HighresAudio però si può ascoltare quasi tutta la musica che ci va di ascoltare quasi seempre in HD, e quando non c'è comunque in qualità CD.

Del servizio Qobuz Sublime+  What Hi-Fi ha fatto un'approfondita recensione, molto positiva, unico punto critico (a parte il costo) il timing non a livello dell'equivalente brano ascoltato con Tidal MQA, a conferma di ascolto della sua controversa superiorità su questo aspetto. Si trattava però di qualcosa che è stato evidenziato con un brano del noto rapper Kendrick Lamar se, come me, non ascoltate il rap o l'hip-hop e non riuscite neanche a comprendere chi lo ascolta, non appare una carenza decisiva.

In sintesi
Passare allo streaming si può e la soluzione migliore appare ancora essere Tidal, almeno in attesa che gli altri due arricchiscano il catalogo o passino ad una formula di pagamento mensile. Condizione necessaria è che non abbiate appena comprato un costoso DAC non compatibile MQA e che quindi possiate acquistare assieme a Tidal un DAC MQA compliant, che lo straming sia soprattutto da desktop e non in mobilità 4G e inoltre che scegliate cosa ascoltare sulla base della musica e non del formato. In altre parole: se c'è in MQA bene, se non c'è va benissimo anche la qualità CD.
Ma se invece pagare anticipatamente un anno a circa 30 € / mese non vi provica nessuna ansia, Qobuz Sublime+ è una soluzione migliore da tutti i punti di vista.

Appendice

1. Tabella di comparazione del bitrate massimo necessario per vari formati audio e video

Formato Numero di bit Frequenza KHz KBit /sec (stereo) FLAC
CD 16 44,1 1411,20 705,60
DAT 16 48 1536,00 768,00
Audio DVD 24 48 2304,00 1152,00
SACD PCM 24 88,2 4233,60 2116,80
PCM 96 24 96 4608,00 2304,00
Video YouTube 480p 2500,00
PCM 192 24 192 9216,00 4608,00
DSD64 1 2822,4 5644,00 5644,00

2. Osservazioni sul test di MQA effettuato sul blog

Secondo gli approfonditi studi dei HighresAudio con Xivero, MQA non da' vantaggi su altri formati HD e può addirittura introdurre distorsione in certi casi, in particolare per fenomeni di distorsione causa aliasing oltre i 18KHz se usato con DAC non MQA. La prova che ho fatto era proprio su un DAC non MQA ma non ho sentito alcuna distorsione, anzi, ho registrato un marginale miglioramento su alcuni parametri, derivante quindi non da MQA in quanto tale, ma dall'ascolto a risoluzione superiore.

Quindi la prova con esito positivo che ho fatto tempo fa era frutto di suggestione? Può essere sempre presente una indeterminatezza o una dipendenza dalla musica test, ma più semplicemente, i brani di musica che ho usato come test non avevano contenuto musicale oltre i 18KHz e, anche se sorprendentemente ne avessero avuto, avendo io superato da tempo i 20 anni, non ho un udito che arriva ad ascoltare molto oltre i 16KHz, come tutti o quasi. Non posso di conseguenza

giovedì 10 maggio 2018

C'era una volta: la doppia barra di registrazione

Gli impianti hi-fi moderni sono sempre più semplici. Per ascoltare tutta la musica del mondo e in qualità CD possono essere sufficienti anche, ho fatto questo esempio più volte, un iPad e due casse attive.
Anche gli amplificatori, quando ci sono, hanno funzioni sempre più semplificate, con al massimo 4 o 5 ingressi e nessun intervento sulla sorgente.
Quelli degli anni '60 e '70 invece erano chiamati anche "centralina" perché erano progettati per ospitare tutte le connessioni di un impianto anche complesso. Ad esempio nelle immagini vediamo il frontale e lo schema di connessioni completo di un classico dell'hi-fi d'annata, un ottimo amplificatore che si chiama Yamaha CA-600 (e che è anche, casualmente, il primo che ho posseduto).


Due giradischi, uno anche con testina MC, due registratori, più altri 3 ingressi, più 2 ingressi microfono e 2 coppie di casse che potevano suonare alternativamente o in parallelo, assieme alle cuffie o essendo escluse. E poi la possibilità di invertire o miscelare i canali, il famoso deprecato loudness e gli altrettanto discussi controlli di tono (comunque escludibili) più filtri passa-alto e passa-basso (fissi). E infine ingressi e uscite separate per pre e finale e la famosa doppia barra di registrazione.


In questo caso la doppia barra di registrazione era particolarmente versatile perché indipendente per i due registratori. Ma a cosa serviva?

Lo scopo iniziale della doppia barra di registrazione
Serviva a due scopi: 1) il monitoraggio della registrazione 2) rendere indipendente la registrazione dall'ascolto, in altre parole registrare qualcosa (ad esempio un disco per un amico) mentre si sta ascoltando qualcos'altro.
La funzione di monitor serve e ha senso solo se il registratore ha 3 testine: una di cancellazione, una di registrazione, una di riproduzione. Con un ampli che ha questa funzionalità si può ascoltare in alternativa la sorgente e la registrazione appena effettuata, selezionando la testina di lettura. In questi modelli Yamaha poi esageravano proprio, e c'era anche la possibilità di registrare da un registratore all'altro (pratica non molto consigliabile neanche coi registratori a bobina delle immagini). Registratori a bobina perché quando è stato immesso sul mercato questo ampli registratori a cassette a tre testine non esistevano. Ma sarebbero arrivati da lì a poco, con il mitico Nakamichi 1000.

Lo scopo attuale della doppia barra di registrazione
La registrazione, analogica o digitale che sia, non ha molto senso oggi, a meno di registrare qualcosa di suonato da noi o da amiche e amici, ma può servire anche per superare una mancanza degli ampli moderni: la sparizione delle uscite e ingressi separate per pre e finale. Nel CA-600 c'era, ma adesso è rara anche sugli integrati top.
L'uso originario era passare ad un finale più potente o usare il finale da solo con un altro pre, quindi non molto comune, ma la separazione consentiva anche di inserire un processore di segnale un amplificatore specializzato per cuffia. Un tipico processore è un equalizzatore analogico, ma ora può essere anche un DSP digitale.

Come inserire un equalizzatore (o altro processore di segnale) nell'impianto
Deve essere inserito ovviamente nel percorso del segnale, per questo, quando esiste ancora, si inserisce nel tape-loop, che è un altro nome per la doppia barra di registrazione. La vediamo implementata in un altro integrato, di un paio di decenni dopo, minimal ma ancora dotato di questa funzione (il Fase Evoluzione Audio Performance 2.0 che, sempre casualmente, è un altro ottimo ampli che ho posseduto)


Come si vede i selettori degli ingressi / uscite sono due, uno è quello per indirizzare la sorgente alle casse, l'altro per indirizzarla al registratore. In questo modo si può ascoltare una sorgente e, in parallelo, effettuare una registrazione sull'altra. Tra le sorgenti è presente su entrambi selettori anche il "tape", in questo modo, se il registratore ha 3 testine, ovvero testine separate per registrazione e lettura, selezionando tape sul selettore indirizzato alle casse (quello di destra) si può ascoltare quello che sta registrando il nostro registratore, in tempo reale. Se invece ha due testine si sentirà ancora la sorgente, ma dopo il passaggio nell'elettronica del tape recorder, una cosa inutile, insomma.


Se nel tape loop viene inserito un processore digitale, il segnale audio della sorgente può attraversarlo inserendo la sua uscita sull'ingresso tape. Il selettore tape (a sinistra) selezionerà ora l'ingresso che si manda in ascolto alle casse passando per il processore. Il selettore di sinistra consentirà di selezionare l'ingresso tape (con processore) o in alternativa gli altri ingressi ascoltandoli, senza processore.
La stessa cosa che si potrebbe fare inserendo il processore (ad esempio un equalizzatore) tra pre e finale e attivando o disattivando il bypass.

Un ampli per cuffia nel tape loop
Questa configurazione è più semplice, perché è soltanto un output alternativo alle casse. Nella configurazione più semplice è sufficiente collegare l'ampli per cuffia all'uscita tape. Col selettore di sinistra "tape" si sceglie la sorgente da ascoltare. C'è però anche il problema di silenziare le casse. Negli ampli che ancore hanno l'uscita cuffia, è automatico, ma nel caso di una classica doppia barra di registrazione è disponibile (come in questo caso) anche una posizione off (serve per registrare senza ascoltare nulla) e quindi non c'è problema.
Ovviamente si perde la possibilità di collegare in modo permanente un registratore, a meno che l'ampli per cuffia abbia una seconda uscita alternativa e un bypass. La seconda uscita si può collegare a un registratore. Non sarà più possibile il monitor della registrazione, ma la registrazione sì.

Se il tape loop non c'è
Nella maggioranza degli amplificatori di ultima generazione è sparito, perché non serve più essendo spariti nell'uso comune i registratori analogici a 3 testine. Ma un'uscita tape di solito resiste ancora e può essere usata per collegare un ampli per cuffia. Per evitare di sentire anche le casse è sufficiente  mettere il volume a zero (l'uscita tape bypassa ovviamente il controllo di volume). Ma non sempre è sufficiente: in molti amplificatori di ultima generazione il volume è controllato digitalmente e se viene portato a zero equivale a mettere il componente in stand-by. L'unica soluzione in questo caso è mantenere il volume al livello più basso della scala.
Un'altra soluzione è inserire gli ingressi su un preamplificatore passivo (vedi post di qualche tempo fa). Tra il pre e l'ingresso dell'ampli principale si può inserire sia un processore di segnale sia un ampli per cuffia. Il segnale dovrà passare tra due controlli di volume, ma il primo controllo, passivo, non dovrebbe provocare nessuna alterazione. In alcuni amplificatori poi esiste la possibilità di configurare un ingresso con bypass del pre, ovvero del controllo di volume.

sabato 21 aprile 2018

Chiude Oppo Digital

Una triste notizia, con un annuncio che per i veri appassionati è veramente un fulmine a ciel sereno, la Oppo Digital, il miglior produttore al mondo di lettori digitali e DAC (e anche recentemente di eccellenti cuffie) famoso soprattutto per lo straordinario rapporto qualità / prezzo, sospende tutta la produzione. Mantenendo gli aggiornamenti firmware, promettono.

La ditta è americana e produce in Cina da 14 anni, negli ultimi anni era passata del tutto in mani cinesi, anche se gli headquarters  e la ricerca erano sempre in California, e all'inizio di questo mese di aprile 2018 sul sito compare l'annuncio di addio.


Non sono fornite spiegazioni, non penso che l'azienda fosse in perdita, i prodotti come i BDP-203 e BDP-205, senza confronti i migliori lettori HD multi-formato in produzione (il 205 specializzato per la musica e il 203 per il video) non erano comunque super-economici. E' più probabile che non generassero sufficienti utili per gli investitori e che fosse stato valutato in "outlook negativo" (nessuna prospettiva a medio-breve termina di crescita dei margini). Da notare che il loro era comunque un mercato di nicchia a livello globale.

Io possiedo un lettore multi-formato Oppo, uno dei primi modelli (ha più di 10 anni) e posso testimoniare che la fama è pienamente meritata.

E' veramente un peccato, un altro caso in cui la qualità e l'eccellenza non sono premiate dal mercato di massa e dal pubblico, cominciamo a diventare troppo frequenti.

Sarà ricordato a lungo l'Oppo UDP-205, il migliore e più versatile lettore
multi-formato "audiofilo" di oggi e probabilmente anche per un altro bel po' di tempo





mercoledì 28 marzo 2018

La pulizia dei dischi in vinile

Un problema sconosciuto a chi è passato al digitale dematerializzato (o musica liquida) e anche a chi rimane con i CD. Uno dei motivi della iniziale fortuna del CD, peraltro. Ma abbastanza sconosciuto anche per chi mantiene i vinili con ragionevole cura.
Per me ad esempio si pone solo nel caso di vinili ritrovati da amici o parenti che me li offrono perché magari non hanno un giradischi, o di dischi veramente rari trovati casualmente in qualche mercatino. Per i vinili che ho comprato io, anche se magari hanno 30 anni basta la normale spazzola con fibre di carbonio tipo record brush o simili. Lo stesso vale per i vinili che compro su eBay, che sono sempre di classica ben tenuti, ascoltati poco o in qualche caso apparentemente mai. Ma in generale su eBay la classificazione dello stato del disco e' veritiera e quindi basta acquistare solo near mint o very good++

Quando c'è bisogno di una pulizia incisiva
Premessa: chi si ostina ad utilizzare ed ascoltare i vinili, riconoscendo in essi un particolare ed esclusivo anche se indefinibile fascino del suono (come me), sa che qualche occasionale disturbo può capitare di doverlo ascoltare, ed è in grado di sopportarlo, se è limitato. L'esigenza di pulizia è limitata quindi, a parte l'esigenza di una costante manutenzione (ovvero: evitare che si raccolga troppa polvere) ai casi difficili ma recuperabili.


Quando NON E' recuperabile
I casi non recuperabili sono quelli di vinili graffiati o con fruscio. I graffi si vedono facilmente ad occhio nudo, e comunque sono evidenti anche all'ascolto, sono il toc che si ripete a intervalli regolari, ad ogni giro del disco. Deriva ovviamente da una passata di puntina per braccio caduto sul disco o da altre "effrazioni" al sacro disco nero. Il fruscio invece si riconosce solo all'ascolto. È un disturbo continuo che incide anche sulla qualità del suono, che sembra distorto. Deriva dal passaggio del vinile su un giradischi non ben tarato o con puntina rovinata o, peggio, su uno dei proto giradischi con puntina piezolettrica, responsabili della irrimediabile distruzione di tanti vinili dell'epoca d'oro.
Per un disco frusciato non si può fare nulla, può servire solo come oggetto d'arredamento. Un disco graffiato, ma solo se il contenuto è veramente raro, può essere recuperato digitalizzandolo ed eliminando gli effetti del graffio con un editor audio come Audacity e una buona dose di pazienza.

Un vero peccato: una copia di In The Wake Of Poseidon dei King Crimson
rimasta per 20 anni in uno scatolone in un box, in ottime condizioni generalie ma,
prima di finire nello scatolone, forse un passaggio maldestro, e questo bel graffio su una facciata
Quando e' recuperabile
L'altro disturbo udibile sono i crich-crack (li chiamavamo così) a periodicità variabile; possono avere due cause: polvere annidata nei solchi (che il record brush non riesce a togliere) o cariche elettrostatiche. Nel primo caso (polvere) esiste uno strumento di rimozione relativamente economico e di efficacia dimostrata, che l'appassionato di vinile dovrebbe sempre procurarsi assieme alla spazzola record brush e allo spazzolino per pulire la puntina. Si chiama Nagaoka Rolling e, dopo che per anni è stato fuori produzione, da qualche tempo è di nuovo disponibile su Amazon (potenza del grande ritorno del vinili). Attenzione però: ci sono diverse imitazioni e l'unico efficace è quello nella scatola speciale di plexiglas (e con recensioni) indicato in figura. E che è anche inevitabilmente il più costoso (non è un oggetto economico).

Il vero Nagaoka, distribuito tramite Amazon da un noto negozio online specializzato per il vinile
Non economico, però molto efficace, è un rullo di un materiale speciale che riesce a entrare dentro ai microsolchi e sul quale la polvere si attacca. La comprova si ha dopo la pulizia di un certo numero di LP, quando ci si accorge che non è più appiccicoso e bisogna lavarlo (seguendo attentamente le istruzioni). Dopo il lavaggio torna efficace come prima, anche per anni o decenni come testimonia la prova di Lycio Cadeddu su TNT-Audio cui rimandiamo per altri dettagli.

Le cariche elettrostatiche
Per quest'altro fenomeno sono stati prodotti nel tempo diversi strumenti di usi casalingo. Il record brush dovrebbe fare qualcosa grazie alle setole conduttrici (in fibra di carbonio) ma quasi sempre serve un intervento più radicale. Il più efficace strumento casalingo, secondo quasi unanimi recensioni è la "pistola" Zerostat (anche questa tornata in commercio da poco a seguito del rinascimento vinilico) da usare con una certa attenzione e lontano dal giradischi. Eliminando l'elettricità statica dal disco previene anche l'accumulo di polvere.
Non l'ho mai acquistato e quindi provato perché sono passato invece direttamente all'intervento definitivo, quindi non posso confermarne l'efficacia, ma le opinioni in rete sono convergenti in tal senso.

La macchina lavadischi
Questo è l'intervento definitivo, dopo il lavaggio con una macchina professionale più pulito il vostro disco non diventerà. Ce ne sono diverse, funzionano all'incirca secondo lo stesso principio (lavaggio con liquido e asciugatura), ma sono accomunate dal costo molto elevato e dall'uso quindi riservato tipicamente ai soli negozi specializzati, che chiedono il pagamento per singolo lavaggio, eventualmente accompagnato dalla consegna di una busta di carta protettiva per il 33 giri. Il costo varia tra 1,5 e 3 euro a disco, più eventualmente un tot per la busta (o per la spedizione per i negozi che fanno il lavaggio solo per corrispondenza).

Io ho fatto lavare con la macchina illustrata qui sotto in un noto negozio specializzato di Roma (Elastic Rock, un omaggio penso ai miei amati Nucleus di Ian Carr). Il risultato è stato molto positivo, per dischi recuperati dal box citato prima, dove erano rimasti più di 20 anni (ma ben imballati) e già passati per il Nagaoka il progresso è stato udibile e l'ascolto, a livelli quasi ottimali.
La macchina lavadischi del negozio Elastic Rock che ho (indirettamente) provato.
E' la nota Clearaudio Smart Matrix, una delle migliori.
Essendo pochi i dischi da trattare questa soluzione è senz'altro non solo la più efficace ma anche la più conveniente. L'acquisito di una macchina lavadischi può essere giustificato solo da chi deve recuperare una grande quantità di vinili. Se siete in questa invidiabile o non invidiabile situazione (dipende dai punti di vista) esistono alternative più economiche rispetto alla Clearaudio, che credo sia una delle più costose (intorno ai 1.000 €) inclusa una soluzione proposta da Pro-Ject con costo circa la metà ed altre simili.

Conclusione 
Il delicato vinile si conferma molto più resistente e duraturo della sua fama denigrata all'epoca del CD, e ascoltare un disco pazientemente e amorevolmente recuperato che suona splendidamente è sempre emozionante. In minore, può ricordare il recupero di un affresco o di uno strumento musicale storico dalle offese degli anni. Anche se magari bastava comprare il CD o al massimo il trasferimento in HD dello stesso album.

mercoledì 21 marzo 2018

Acquistare componenti hi-FI usati, oggi

Fino a pochi anni fa il mercato dell'usato sul web era un'alternativa molto attraente al nuovo. Ampia scelta anche di componenti fuori produzione ma ancora validi, oggetti elettronici, soggetti molto poco all'usura del tempo, molte informazioni in rete sulla validità dei vari modelli, manuali disponibili in rete, prezzi solitamente bassi per la grande competizione tra i venditori ma, incappando nell'asta giusta, anche estremamente convenienti. E, cosa ancora più importante, una garanzia efficace sulla sicurezza della transazione.

Era l'epoca felice di eBay monopolista o quasi sul mercato che aveva praticamente inventato, assieme alla piattaforma PayPal per i pagamenti assicurati acquistata allo scopo. Epoca che però nel frattempo è finita: a livello mondiale l'anno scorso l’88% degli annunci su eBay è categorizzato come “Buy It Now”  e l’81% delle merci in vendita è descritta come “nuovo”. L'usato è residuale, e di conseguenza è sparito quel periodo in cui su eBay gli appassionati di musica trovavano qualsiasi LP usato che venisse loro in mente o avevano a disposizione una vasta e sempre rinnovata scelta di componenti comuni (amplificatori, giradischi, casse) o meno (registratori a bobine, DAT, Minidisc, sintonizzatori). 


Un particolare del giradischi Pro-Ject Debut Carbon,  un componente
molto trattato sui siti online discussi in questo post (187 risultati su eBay nel test)
Questo è vero a livello mondiale ma lo è ancor di più in Italia, dove c'è una tradizionale forte resistenza a pagare i servizi, una massa di aspiranti venditori si è spostata quindi su servizi che non fanno intermediazione, e che di conseguenza non chiedono una tariffa per l'annuncio. Come la più diffusa attualmente, che è Subito.It.

"Acquista subito" su eBay 
Su eBay le garanzie previste dal portale rimangono comunque tutte: la valutazione del venditore con i feedback e la possibilità di pagamento assicurato con PayPal, la possibilità di vedere le domande e risposte di chiarimento e i costi di spedizione, la garanzia sul rispetto della graduatoria finale in un'asta. In più per l'acquisto immediato è quasi sempre prevista la possibilità di chiedere uno sconto sul prezzo richiesto ("fai un'offerta") che il venditore può accettare ,chiudendo così l'acquisto e, in molti casi, anche la possibilità di restituzione. Ora la maggior parte dei componenti in vendita sono nuovi o dichiarati tali, in "ricerca  avanzata" bisogna quindi selezionare l'apposito flag per vedere solo le offerte di usato. Si può ancora selezionare ovviamente in ricerca la modalità "asta" e se si trovano offerte interessanti la transazione seguirà le regole tradizionali di eBay (vedi la pagina di M&M di qua,che anno fa).
Se si trova quello che stiamo cercando ad un prezzo conveniente o anche solo ragionevole, rimane la modalità di acquisto più sicura e quindi con meno pensieri, per l'usato. Per il nuovo conviene invece confrontare sempre le offerte su Amazon e considerare se le differenze in termini di servizio e garanzia valgono il prezzo inferiore (sempre che sia inferiore).


L'oggetto più venduto su eBay USA nel 2017 nel settore elettronica
è s
tato questo

Il portale Subìto.It
Quando invece su eBay non si trova quello che stiamo cercando con l'aiuto di Google si tenterà di trovarlo su altre piattaforme e, almeno in Italia, si arriverà molto probabilmente su Subito.It oppure, ma meno frequentemente su Kijiji.com.
Sulla piattaforma Subìto.It scordatevi tutti i servizi di eBay, non c'è n'è proprio nessuno. E' solo uno spazio d'incontro tra chi vende e chi è interessato all'acquisito, il portale non offre alcun servizio a parte lo spazio a disposizione per le offerte e d'altra parte non chiede alcuna commissione al venditore o all'acquirente, solo una registrazione gratuita. Il guadagno per il portale apparentemente arriva solo dalla pubblicità veicolata.
In un tipico annuncio ci sono le foto dell'oggetto, una descrizione a cura dell'inserzionista con corredo fotografico e quindi non "standard" (nel senso che ognuno descrive gli elementi per lui più rilevanti) e un contatto. Che a volte è una email e a volte soltanto un numero di cellulare. In questo caso il portale non lo mostra subito e manda al potenziale compratore un warning ("Se possibile incontra il venditore di persona per concludere l'affare. Cerca di evitare strumenti di pagamento non tracciabili.").

Un tipico annuncio di Subito.It  Ovviamente è camuffato e reso anonimo e non individuabile
Il contatto
Normalmente si tratta di una email e quindi il potenziale acquirente non deve fare altro che scrivere e dichiarare il suo interesse, mantenendosi basso (nelle trattative dirette funziona così) e chiedendo se necessario, quindi quasi sempre, formazioni aggiuntive. Se c'è solo un  numero di telefono conviene invece seguire sempre e alla lettera il suggerimento del portale riportato sopra.
In un caso e nell'altro il contatto diventa una trattativa e se si arriva all'accordo sul prezzo la transazione si conclude in modo informale, quindi senza nessun impegno vincolante da entrambe le parti.

La consegna
Visto che tutta la transazione è basata unicamente sulla fiducia reciproca la modalità preferenziale su Subito.It è ovviamente la consegna di persona (siamo sul web ma si è tornati così agli annunci sul giornale). Se è possibile non c'è molto da aggiungere, il pagamento avverrà in contanti o assegno circolare e l'acquirente dovrà solo chiedere di poter visionare l'oggetto prima dell'acquisto (e possibilmente provarlo).

La spedizione
Se invece è in un'altra città bisogna accordarsi sulla spedizione. Che quasi mai è prevista e comunicata nell'offerta, a conferma che la consegna e il pagamento di persona è lo standard su questo portale. Ci si trova quindi in una situazione piuttosto strana, nella quale chi deve pagare, l'acquirente, deve interessarsi delle modalità di spedizione che preferisce e comunicarle all'acquirente che deve accettarle. Nell'era di Amazon e degli acquisti online i servizi di spedizione tracciata si sono moltiplicati, c'è competizione, servizi buoni e prezzi bassi, e quindi si può scegliere tra TNT, BRT (Bartolini), SDA di Poste, DHL, GLS e altri. Subito.It ha una convenzione con Nexive con qualche vantaggio minimo. Per capirsi, sugli annunci cliccando su "Chiedi la spedizione" si va su Nexive anziché chiedere al venditore.
In tutti i casi poiché l'acquisto è tutto a rischio e pericolo dell'acquirente, bisogna optare per una spedizione tracciata e assicurata e su un vettore noto per la sua affidabilità.

Il pagamento
Una volta che ci si è accordati sulla spedizione (e sul suo costo) si può affrontare la fase più delicata ovvero il pagamento. Che quasi sempre sarà anticipato. Potrebbe in teoria essere anche contrassegno ma raramente il venditore lo accetterà, perché il rischio, anche se solo di perdita di tempo e attesa del rientro del bene, passerebbe a lui. Niente PayPal nè carte di credito essendo un pagamento quasi sempre tra privati, il pagamento più sicuro è quindi il bonifico con IBAN (che si  può anche revocare entro un limite temporale). In questo caso si conoscerà il conto, il nome del venditore, la banca, insomma non più anonimo. Poi per la spedizione si dovrà conoscere il luogo di residenza e magari il domicilio del venditore, a ulteriore garanzia (e possibilità di ricerca mediante Google Maps). Alcuni elementi che in caso di mancato ritiro da parte del corriere o mancata consegna (corriere mai contattato dal venditore) potranno servire per protestare con qualche probabilità di successo o addirittura per un tentativo di denuncia.
Più utile però sarà cercare di avere comunque un contatto telefonico accompagnato da messaggi via SMS o Whatsapp, per testare "a sensazione" di che tipo di venditore si tratta e per chiedere informazioni aggiuntive. Tutte le altre forme di pagamento (ricarica carte prepagate, pagamento con Money transfer e simili) sono invece da evitare, a meno che il venditore non sia un parente!
Da aggiungere che Subito.It mette a disposizione correttamente una guida su come pagare riducendo i rischi.

Le informazioni aggiuntive
Le descrizioni su Subito.It raramente sono dettagliate, sempre per avere meno sorprese possibili è consigliabile chiedere alcune informazioni aggiuntive, che si applicano a tutti i componenti, e servono soprattutto per valutare il prezzo richiesto a confronto con altre offerte, se ce ne sono. Le informazioni essenziali che è sempre bene richiedere sono:
  • quando è stato comprato (mese / anno)
  • se è stato comprato nuovo (e possibilmente dove) o era già usato
  • se è stato revisionato e, se sì, quando e da chi e se c'è una documentazione che lo prova (non è necessario che sia fiscale!)
  • se verrà consegnato nell'imballo originale.
Funziona?
La verifica se quello che abbiamo comprato corrisponde alla descrizione e se tutto funziona (come sicuramente è dichiarato nell'avviso) arriverà solo quando avremo l'oggetto tra le mani, indipendentemente dalle assicurazioni e descrizioni più o meno convincenti del venditore al telefono. E' così anche su eBay, ma si può scegliere un venditore che accetta la riconsegna. Costo di spedizione a carico nostro, ma sarà sempre inferiore al valore e a quanto abbiamo speso. Su eBay non può rifiutare la riconsegna se l'ha inclusa se non vuole essere cancellato dalla piattaforma.
Qui invece tipicamente sosterrà che da lui tutto funzionava perfettamente o che quella funzionalità non l'ha mai provata e quindi ignorava il malfunzionamento e gli dispiace molto, se sia vero oppure no, non lo sapremo mai. E, a meno che sia veramente una persona seria finirà tutto lì.

Il test a distanza
Per ridurre il rischi di delusione (per acquisiti di una certa importanza) è meglio chiedere di effettuare un test a distanza su nostre specifiche. Dovremo fidarci dei suoi risultati ma l'accettazione del test sarà almeno una prova della sua buona volontà, e la eventuale scoperta di qualche malfunzionamento anche da parte sua potrà generare qualche sconto, oppure la nostra rinuncia all'acquisto. Il test può servire anche nel caso di consegna a mano.
Ovviamente la prima domanda è se il componente è collegabile e provabile dal venditore. Se già risponde che non è in grado di testarlo bisogna proprio approfondire. Esempi di checlkist base:

Amplificatore stereo:
  1. Casse collegate, sorgente a piacere: entrambi i canali funzionano regolarmente
  2. Canali bilanciati: invertendo le uscite agli altoparlanti il bilanciamento non cambia 
  3. Canali livellati: scollegando un canale alla volta e con una sorgente mono verificare se il volume è allo stesso livello per i due canali (usare una app fonometro)
  4. Test degli ingressi: provare la sorgente su tutti gli ingressi linea e ripetere i test 1 e 2
  5. Test comando volume: nessun rumore / disturbo durante la rotazione 
  6. Test comando volume e selezione ingressi da telecomando (se previsto)
  7. Test uscita cuffia (se prevista)
  8. Test uscita tape (un po' più difficile): collegare all'uscita tape un ampli per cuffia oppure un registratore con uscita cuffia e verificare se l'uscita è indipendente dal volume (non varia e rimane  anche a volume zero)
I test 1 e 2 si possono fare a orecchio anche con un contenuto musicale a scelta. Per il test 3 occorre invece usare un audio identico per i 2 canali (quindi mono) e costante. Si può scaricare dal nostro sito audio-clips a questo link (rumore rosa). Per una verifica più estesa alla stessa pagina sono presenti altri audio test. Una valutazione dei livelli oggettiva si può fare ora senza difficoltà installando una delle molte app per smartphone o tablet che forniscono le stesse funzioni di un fonometro. Non altrettanto preciso ovviamente, ma sufficiente per lo scopo.

Casse acustiche:
  1. I primi 3 test come sopra
  2. Se le casse sono predisposte per il bi-wiring (hanno 4 morsetti) collegarle all'amplificatore a 2 a 2 (togliere i ponticelli) per provare separatamente la sezione bassi e quella medio-alti e ripetere per entrambe le casse e per entrambe le sezioni la prova 2 sopra descritta
  3. controllo a vista (con foto) di tutti i componenti per verificare lo stato (sospensioni integre, tweeter senza "ditate" e altre anomalie (non ci saranno, i woofer probabilmente non avranno sospensioni in foam, ma è una verifica semplice e rapida ed è consigliabile farla).
Lettori CD o multiformato: sono componenti meno soggetti a usura con poche parti meccaniche o elettriche, può essere sufficiente verificare i classici punti deboli:
  1. Il funzionamento fluido e senza incertezze dello sportellino per il caricamento
  2. Il display funzionante correttamente con tutti i caratteri correttamente visualizzati
Registratori analogici sono componenti molto specializzati e non è necessario soffermarci su di essi, mentre i DAC sono componenti di molto minor rischio, ma l'usato ha meno senso per via del continuo aggiornamento tecnologico. Tranne che per i modelli professionali o semi-professionali che sono evidentemente solo per esperti (visto il costo anche se usati).

L'impegno del venditore
A differenza di eBay dove esiste una graduatoria al termine dell'asta o in base all'ordine di offerta, che il portale fa rispettare, su Subito.It non esiste la prenotazione, l'oggetto è acquistato nel momento in cui è pagato. Il venditore impegnato in una complessa operazione di spedizione può quindi anche decidere di ritirare l'offerta e cambiare acquirente, se gli capita un acquirente con meno problemi (che può ritirare di persona, ad esempio) o che è pronto a pagare un prezzo più alto, 

Il portale Kijiji
E' la risposta di eBay ai portali per la vendita da persona a persona. Il funzionamento e le garanzie offerte sono simili a quelle di Subito.It (che è nato dopo) anche perché sono quelle di qualsiasi servizio di piccoli annunci. 

Una ulteriore complicazione nel mondo post-eBay
Per concludere, non c'è solo la complicazione di cercare l'amplificatore o il giradischi che ci serve su più portali (frammentazione) ma anche il fatto che, essendo i servizi di annunci gratuiti, molti venditori mettono in vendita lo stesso oggetto su più di uno. E' il caso dell'esempio che abbiamo scelto, presente oggi anche su Kijiji con le stesse foto e tutto il resto. Potreste iniziare una trattativa su un portale mentre un altro appassionato sta trattando lo stesso oggetto con lo stesso venditore su un altro. In pratica un'asta coperta nella quale è il venditore che tira le fila. 

Ultima domanda
Se tutti i vantaggi in questi siti di annunci sono per i venditori, che però senza acquirenti non prosperano, perché questi ultimi non li disertano e hanno invece abbandonato progressivamente il vecchio eBay (provocandone la trasformazione)? Il motivo è semplice: vanno dove c'è qualcosa da comprare. La legge della domanda e dell'offerta è tornata a pendere dalla parte dell'offerta.

mercoledì 7 marzo 2018

Qobuz disponibile in Italia

Qobuz, il servizio streaming in qualità CD proposto da anni dall'operatore francese, è ora finalmente disponibile in Italia. Un'alternativa a Tidal con caratteristiche simili come catalogo e come funzionalità, ma senza i tentativi di inserirsi in generi alla moda come quelli del rapper Jay-Z, comproprietario, o in modalità di ascolto proposte come attuali ma che sono poi la TV su web, solo che adesso si chiama live streaming.
Ci sono lo stesso però, per chi non è interessato agli album,  sempre nuove playlist e una continua proposta di novità discografiche (anche se ormai il disco non c'è più o quasi, continuiamo a chiamarle così).

Non c'è l'HD con il nuovo formato MQA presentato anche qui mesi fa perché incluso in Tidal premium, ma Qobuz propone abbonamenti non mensili ma annuali che consentono di avere a disposizione un numero grande o molto grande di download HD inclusi. Perché Qobuz nasce proprio come sito d download (tipo HDtracks e simili).


Io lo uso da tempo perché anni fa su semplice richiesta via email avevano accettato il mio abbonamento, pur se accedevo dall'Italia, e ho avuto accesso così alla versione francese. Posso testimoniare che il servizio è molto buono perché lo utilizzo addirittura in mobilità, in auto (dove ovviamente non ho l'impianto di serie), e con una connessione 4G. Nel 99% dei casi ascolto tranquillamente interi album in qualità CD, solo molto raramente (e per problemi di copertura o di handover del mio gestore) ho sperimentato brevi interruzioni.  Album scelti su un catalogo veramente ampio, dove se manca qualcosa si tratta essenzialmente di alcune uscite recenti o di album di etichette indie e minori (jazz contemporaneo soprattutto).

Evidentemente hanno risolto, per fortuna, i problemi finanziari di un paio di anni fa, e ci danno ulteriore speranze sull'affermazione dello streaming. L'amministratore delegato di Xandrie, Denis Thébaud, che è editore di Qobuz, saluta noi cugini latini così:

"Con l’apertura di Qobuz in Italia e Spagna entriamo in un nuovo ciclo di sviluppo del nostro servizio. Questo ciclo include dei miglioramenti funzionali ed editoriali che permetteranno a Qobuz di mantenere le sue promesse in termini di eccellenza. Quando pensiamo a Qobuz, pensiamo alla qualità. È il nostro tratto distintivo da più di dieci anni. Storicamente, possiamo affermare che sia stato Qobuz a far affacciare lo streaming musicale a un’esigenza di qualità d’ascolto di livello superiore. Un'esperienza nuova per il cliente, singolare e d'alta gamma sarà al centro della questione. I servizi spagnoli e italiani sono totalmente concentrati, animati e scritti ad un livello di qualità tale, che pensiamo stabiliranno un nuovo standard."

domenica 18 febbraio 2018

Powerline, la soluzione per la musica digitale

La musica digitale e il suo impianto hanno bisogno di connessioni tra i componenti, esattamente come la musica analogica. La soluzione più immediata e più comoda è anche la più applicata, è il wireless, con tecnologia wi-fi, ovvero lo standard IEEE 802.11, con successive sotto versioni di prestazioni sempre più elevate e diversificate, oppure il Bluetooth, sviluppato dalla Ericsson nel 1994 e ora gestito dalla associazione tra produttori Bluetooth SIG (Special Interest Group). che nella versione APTX in grado di trasferire anche contenuti digitali fino alla risoluzione CD.

Niente cavi niente complicazioni, a meno che in parti della casa il segnale non arrivi o che le prestazioni non siano sufficienti per l'alta definizione audio o video.

Un'alternativa c'è
per chi ha case grandi e su più piani o con mura tradizionali un'alternativa esiste, sviluppata da tempo e incrementata nelle prestazione ben oltre le possibilità del wi-fi anche ultima versione: il Powerline.
Molti la conoscono la usano ma la maggioranza penso di no, e così al powerlink (che uso da più di 10 anni) ho voluto dedicare questo post. Tra l'altro il Powerline consente di eliminare anche un altro problema, l'inquinamento eletromagnetico del wi-fi. Che non è pericoloso per la salute, come ormai ampiamente dimostrato, se la irradiazione è a distanza corretta. Ma proprio per questo se possiamo eliminare la sorgente (il punto di maggiore irradiazione) o non avere vincoli a metterla lontano dalle stanze dove soggiorniamo più a lungo, è meglio (non mettere il router wi-fi sul comodino, per esempio).

Una immagine illustrativa dal sito della TP-Link, produttore di soluzioni Powerline
La tecnologia Powerline
Non è uno standard unico ma un insieme di soluzioni proposte da vari costruttori, tutte basate sulla tecnologia BPL (Broadband over power lines) per la trasmissione di segnali ad alta frequenza sulla rete elettrica, utilizzata praticamente da sempre dalle compagnie elettriche. Con l'avanzare della tecnologia è stato possibile trasmettere a frequenze sempre più elevate, adatte anche alla trasmissione dati e non solo a messaggi di segnalazione o monitoraggio delle linee. Lo standard di riferimento attuale è lo IEEE 1901 emesso nel 2010 ma il cui sviluppo è iniziato nel 2005. Per allineare e coordinare le varie soluzioni proprietarie è nata la Home Plug Powerline Alliance.

Brevissima storia
Sono state ovviamente in primis le compagnie elettriche ad avere l'idea di perfezionare e proporre questa tecnologia per la trasmissione dati, quando l'ADSL ancora non era diventato uno standard, e far evolvere la loro capillare rete elettrica in una rete anche per dati. In Italia ci ha provato anche l'ENEL, che proprio alla fine degli anni '90 aveva creato una propria compagnia per entrare nel settore dell'informatica e del web, si chiamava ENEL.IT. La società puntò subito alla tecnologia Powelink con una sua implementazione, e iniziò una sperimentazione in diversi quartieri di una città della Toscana, Grosseto.
Ma nè l'ENEL nè le altre compagnie elettriche ce l'hanno fatta, l'ADSL ha raggiunto prima della loro soluzione le alte velocità (per l'epoca) che costituivano un sensibile passo avanti rispetto ai modem analogici su linea commutata. Così la vittoria è andata alle compagnie telefoniche che hanno conquistato (temporaneamente) il predominio sul web.

Il Powerline a casa nostra
Di questa storia ci interessa poco ormai, e il Powerline domestico è una cosa molto più semplice: piccoli ripetitori che connettono il router ADSL alla rete elettrica realizzando anche in casa nostra una rete locale ad alte prestazioni, senza opere murarie o antiestetiche canaline a vista. Fino al contatore della luce che costituisce il "tappo" verso l'esterno (gli altri condomini non vedranno la nostra rete né noi la loro).
I ripetitori sono scatolette di varia forma e caratteristiche, di vari produttori e di varie prestazioni, che si connettono semplicemente da un lato alla presa della luce e dall'altro tramite un cavo Ethernet standard al router oppure ai componenti che devono collegarsi a Internet.

Le prestazioni sono cresciute con gli anni. i primi ripetitori che ho installato a casa mia, suggerimento di un negoziante innovatore, erano a 40Mbps massimo, poi sono passate a nuovi modelli a 200 Mbps e infine a 600Mbps, ma ce ne sono anche che arrivano a 1GBps. Naturalmente sono sempre prestazioni massime e ideali e, soprattutto, dipendono dalla velocità in ingresso al nostro router. Che, se non abbiamo un collegamento diretto in fibra fino a casa nostra, non può arrivare attualmente oltre i 200Mbps (ma tipicamente è intorno ai 100) con la tecnologia FFTC (Fiber To The Cabinet) usata alla data di questo per la connessione chiamata Ultra Fibra, o simili nomi commerciali.
Per la sicurezza i ripetitori possono essere appaiati (pair) e quindi resi incompatibili con altri eventualmente infilati nelle prese da spie che si aggirano nella nostra abitazione, oppure si può anche decidere di proteggere maggiormente la rete (che è sempre interna alla nostra casa) con una password. A parte queste eventuali operazioni tutti i modelli più recenti sono auto-installanti (si riconoscono da soli) ed è necessario solo seguire le semplicissime istruzioni fonite.
I produttori sono molti e comprendono molti dei principali, come Netgear e TP-Link. Il costo è alla portata di tutti perché i modelli standard (600Mbps) sono attorno a 40 € la coppia. Poichè usano implementazioni personalizzate della tecnologia, al momento devono essere tutti dello stesso produttore.

Le prestazioni
Misurate a casa mia su notebook nelle condizioni standard di test (tutti i programmi chiusi), in download sono (con Powerline 600Mbps):
  • Collegamento diretto al router: 115 Mbps
  • Collegamento tramite due PL da 600 connessi a presa: 65 Mbps
  • Collegamento tramite due PL da 600 connessi anche su presa multipla (o "ciabatta"): 43 Mbps
  • Collegamento wi-fi: 40 Mbps nella stanza del router (inferiore anche fino alla metà in altre stanze della casa)
I connettori sono TP-Link e il gestore è Fastweb. Ho aggiunto il test con la presa multipla perché il suo utilizzo è sconsigliato dai produttori (appunto perché abbatte le prestazioni) ma è tanto comodo. Da notare poi che le prese multiple non sono tutti uguali, consiglio di testarle sempre prima. Sarà un caso, ma i modelli a 3 prese sembrano essere più performanti.
In sintesi le prestazioni sono ampiamente sufficienti per tutti gli usi e comunque superiori a quelle del wi-fi e, soprattutto, costanti nei vari luoghi dell'abitazione.

Perché è la soluzione ideale per la musica digitale
Prima di tutto perché nelle ultime versioni è ampiamente sufficiente a trasmettere musica anche in alta definizione, al massimo infatti raggiunge 11,6Mbps (DSD256) o al limite (ma non c'è praticamente software a queste prestazioni) 23Mbps con il DSD512 o  24,5Mbps  (PCM 32bit / 384KHz), la metà circa per il PCM se si adotta il FLAC (quindi al massimo 12,25Mbps).
In secondo luogo perché è stabile e non soggetta a perturbazioni e interferenze esterne. Anche il wi-fi ultima generazione ha ormai prestazioni molto elevate ma per l'alta definizione, anche 24/96 (4,6Mbps non compresso) possono esserci problemi di interruzioni momentanee. Una soluzione quindi molto più adatta ad un impianto "serio" e, una volta configurata ed installata, a cui non pensare più, ma anche molto più semplice e altrettanto poco invasiva del wi-fi.
Con soli 4 ripetitori si può ad esempio implementare una rete completa anche con componenti di alto livello, come questa schematizzata in figura:

Dove:

  • NP: Network Audio Player
  • ASL: Acrive Speaker Left
  • ASR: Acrive Speaker Right
  • PL: Powerline adapter
  • DTEL: Doppino telefonico (presa telefono)
  • EL: Presa elettrica

Il network audio player si collega ai servizi streaming tramite il router collegato alla rete elettrica e al web tramite doppino standard (o fibra) e adattatore Powerline. Le casse attive si collegano al network audio player anch'esse tramite l'adattatore Powerline. Gli adattatori sono del tipo con presa elettrica passante come quelli in figura e quindi per ogni componente collegato alla rete locale (e che deve essere ovviamente collegato alla rete elettrica) è sufficiente utilizzare una sola presa elettrica di casa.




sabato 10 febbraio 2018

La manutenzione dell'impianto: il giradischi

Il vero appassionato di musica vorrebbe con il suo impianto fare solo una cosa: ascoltare la musica che ama. La tecnologia però ha le sue esigenze e richiede a volte di sottrarre tempo prezioso al poco che, in una normale vita piena di impegni, una persona può dedicare alla musica.
Poi ci sono anche quelli che trovano più divertente occuparsi dell'impianto o di archiviare i dischi, un po' come quelli che passano più tempo a fare manutenzione alla barca piuttosto che a metterla in mare e navigare, il post non è per loro. 

Il giradischi per il ritrovato piacere di ascoltare i vinili
Cominciamo dal componente più complicato, quello che, non a caso, è stato abbandonato con una certa precipitazione (assai eccessiva) quando l'industria della musica ha proposto un'alternativa chiamata CD. Chi non ha una collezione di vinili come prima cosa deve quindi valutare se veramente e' così fondamentale recuperare questa tecnologia. Perché oltre alla relativa complessità c'è anche il costo non trascurabile dei vinili.

Ma iniziamo con ordine, quindi dai componenti, che sono, fino al cavo di connessione di segnale, parecchi di più di quelli che compongono un lettore CD (solo uno: il lettore), sono:

  • il giradischi
  • il braccio
  • lo shell porta testina 
  • la testina 
  • la puntina
  • il preamplificatore phono
Tutti componenti acquistabili separatamente, intercambiabili e da assemblare, nel caso di giradischi di fascia alta e altissima. In un sistema di lettura moderno (consigliabile) e di fascia medio-alta invece  il giradischi e il braccio sono normalmente integrati, e il punto delicato è rimasto solo uno: la "testina", ovvero il fonorivelatore (o cartridge in inglese).

Cosa può succedere, ad esempio
Il cantilever, che sostiene la puntina, è un componente molto delicato, basta un piccolo colpo per piegarlo e renderlo inutilizzabile. Altro punto delicato sono i 4 cavetti del diametro di un capello che trasmettono il segnale elettrico generato dal fonorivelatore al pre phono. La connessione è realizzata con quattro spinotti sui quali a pressione vanno infilati i minuscoli connettori dei 4 cavetti.
Nel fare questa operazione, aiutandosi con delle pinzette, bisogna assolutamente evitare di tirare i cavetti perché potrebbero perdere la connessione o renderla instabile nei punti di saldatura con interruzioni del segnale o generazione di ronzio. Risultato: giradischi inutilizzabile e da riparare a costi non trascurabili, delicate operazioni di installazione e di taratura da ripetere.

Il Thorens TD 240-2, deriva a un modello Dual

Prevenire i problemi
La prima scelta che l'appassionato deve fare è il modello di giradischi che sceglie, quelli tradizionali con shell separato e smontabile sono i più facili da gestire, mentre i modelli più raffinati hanno ormai quasi sempre un braccio integrato con lo shell.
In un modello tradizionale come i vecchi Thorens TD 160 o TD 125 o i rari nuovi modelli con shell come il Thorens TD 240-2 (nella foto) i problemi sono pochi:

  • il braccio ha un fermo che evita spostamenti imprevisti del braccio che possono danneggiare la puntina
  • la testina può essere dotata di una protezione mobile per la puntina 
  • la puntina può essere sostituibile
  • lo shell è smontabile e l'installazione può essere effettuata comodamente lontano dal giradischi
  • i cavetti sono all'interno dello shell e se si dovessero danneggiare inavvertitamente basta comprare e cambiare lo shell.
Un giradischi moderno ad alte prestazioni
Tutte questa facilitazioni (che possono avere qualche effetto negativo sul suono) nei giradischi di ultima generazione sono state abolite e quindi le cose sono un po' più complicate. Per esempio un Pro-Ject di fascia alta come il mio:

  • non ha un blocco del braccio ma un semplice richiamo magnetico
  • ha un raffinato braccio leggerissimo in fibra di carbonio realizzato con un blocco unico
  • il braccio ha un movimento molto ridotto per ottimizzare i punti di snodo
  • la testina per evitare pesi e componenti superflui non ha una protezione mobile per la puntina
Il risultato è che un colpo al piatto può danneggiare la puntina e innescare tutta una serie di interventi.

Azioni preventive
Con giradischi moderni come questi sono opportuni quindi alcuni accorgimenti aggiuntivi:

  • un blocco fisico, anche fatto in casa, per il braccio
  • una testina con protezione integrata, come la Ortofon MC Rondo (che però non è più in produzione da poco, anche queste stanno sparendo)
  • estrema attenzione nel montaggio della testina, oppure:
  • affidare il montaggio a un tecnico specializzato.
L'alternativa è ovviamente rivolgere l'attenzione a modelli che adottano ancora il braccio con shell smontabile e intercambiabile, a patto che siano nello stesso range di prestazioni.

Una testina pronta per essere collegata con i 4 cavetti dei 2 canali
Individuare i problemi
Se malauguratamente qualcosa non funziona, si ascolta un ronzio a basso volume, funziona un canale solo, il volume è troppo basso e così via, essendo il giradischi in realtà una catena di riproduzione esso stesso, bisogna individuare l'origine del malfunzionamento. Si deve procedere per esclusioni, come sempre quando sono in gioco più elementi:

  1. escludere che il problema sia la puntina o meglio il cantilever danneggiato: basta un esame ad occhio anche senza lente d'ingrandimento; ovviamente non deve essere piegato e deve potersi muovere; attenzione a non danneggiarlo nell'esame;
  2. escludere che il problema dipenda dai cavi: basta sostituirli con cavi anche economici e, per i canali, alternarli tra destro e sinistro; se tutto continua a funzionare il problema non è nei cavi; se invece il problema sparisce siete molto fortunati;
  3. escludere il percorso a valle del giradischi: se avete un amplificatore con ingresso phono (anche vecchio, anche economico, anche prestato da un amico o recuperato dal papà o dallo zio) basta collegare il vostro prezioso giradischi all'ingresso phono; se il problema sparisce il malfunzionamento è localizzato nel vostro pre phono, se (come è probabile) persiste è proprio nel giradischi.
  4. a questo punto bisogna per forza separare il giradischi dalla testina, e quindi procedere alla noiosa e delicata operazione di smontaggio;
  5. se avete un secondo giradischi, anche molto economico o prestato, è più semplice installare la testina smontata dal giradischi principale su quello di confronto; una volta collegato al pre phono il giradischi di confronto, se il problema persiste dipende dalla testina, se (come è più probabile) sparisce, è proprio nel braccio del giradischi principale;
  6. se non lo avete a disposizione bisogna recuperare una seconda testina di confronto, va bene anche una testina dismessa per troppi ascolti o per migliorare l'impianto; anche questa può essere prestata da un amico; se proprio non si trova bisognerà comprarne una super-economica, bastano anche 25-30 €.
Una visione ravvicinata della testina e dei cavetti.
Nella realtà l'altezza della testina è circa un centimetro e
alcune testine (come la Grado che ho io) non adottano il codice colore.
A questo punto sappiamo come agire:
  • se il malfunzionamento è stato localizzato nel pre, si porta a controllare e riparare, sempre se è possibile la riparazione e se vale la pena (dipende dal costo originale del componente);
  • se il malfunzionamento è nella testina, è da escludere che la causa sia la puntina usurata, ovvero abbia letto troppi dischi: è una situazione molto improbabile oggi e anche piuttosto rara ieri, perché servono veramente moltissime ore di ascolto per avere un effetto udibile in modo evidente;
  • riparare una testina è un'operazione delicata, quasi da alta orologeria, e i laboratori specializzati sono molto rari; a meno che sia una testina di alto livello (ce ne sono che costano anche più di 5.000 €) e quindi sarete piuttosto disperati, la soluzione rimarrà solo comprarne una nuova;
  • se infine il problema è nel giradischi, e più specificatamente nel braccio:
    • per prima cosa dovrete rimontare la testina con grande attenzione (al codice colore dei cavetti per prima cosa) ri-tarare tutto con attenzione e riprovare l'impianto, può darsi che fosse un problema di montaggio;
    • se così non è, dovete individuare il riparatore autorizzato del vostro giradischi (chiedendo magari all'importatore) o cercarne uno tramite il vostro negoziante di fiducia, smontare il giradischi e portarglielo, preparando una spiegazione esaustiva e un report sintetico delle prove fatte.
  • suggerimento: se il problema è variabile, ovvero a volte sparisce, è importante tenere una specie di diario per il riparatore, descrivendo bene cosa avveniva, e possibilmente registrare ronzii e rumori non desiderati con lo smartphone.
Considerazioni finali
Non bisogna pensare che siano situazioni comuni o frequenti, per fortuna, quando capitano e se capitano è però buona cosa affrontarli in maniera sistematica e razionale, con tecniche di "problem solving". Ma da questa lettura si può comprendere l'entusiasmo di molti appassionati quando è arrivato il CD e il suo lettore tutto automatico e integrato, e con zero manutenzione.

lunedì 29 gennaio 2018

Il vinile digitale

Vinile è sinonimo di suono analogico, per questo è tornato non solo come moda ma anche come quota di mercato e di vendita. Ma non è detto che sia sempre così, neanche nei tempi d'oro in cui il CD era ancora a livello di progetto o ai primissimi e pionieristici passi.

Per esempio in questo ottimo LP della Telefunken che ho acquistato su eBay. E' un'abitudine che ho da un paio d'anni, eccezionali dischi di musica barocca, eseguiti con strumenti originali da musicisti del calibro di Nikolaus Harnoncourt, Gustav Leonhardt, Frans Bruggen, Alice Harnoncourt e così via, registrati splendidamente e stampati con cura per la mitica serie Das Alte Werk della Telefunken (o Teldec) si trovano abbastanza facilmente su eBay a buon prezzo, 15 € o meno inclusa spedizione (dalla Germania quasi sempre). E sono sempre semi nuovi o proprio mai suonati, come questo.


Ma sul retro copertina si può leggere: "This TELDEC DIGITAL RECORDING establishes new standards for optimum sound quality. Digital magnetic tape recorders were used for the recordings. In addition, a newly developed microphone technique and ultra-modern production facilities were employed. Compared with cenventional analagous recordings it is now possible to produce completely faulltless and authentic recordings. In order to retain these significant improvements of the quality on the conventional (analogous) disk, the fabrication process has been further enhanced.
This TELDEC DIGITAL RECORDING offers: - clarity and transparency of sound obtained until now only by "Direct Cut" methods, no tape hiss, high impulse fidelity, no sound compression, optimum dynamic range of the program material".

Naturalmente avrei preferito un disco registrato con "conventional analogous technology" e magari con la tecnica di incisione "direct cut" (ovvero Digital Metal Master o DMM) citata ma non usata qui, ma la incisione all'ascolto è comunque valida oltre che essere un'esecuzione storica per questo repertorio. Probabilmente però il prezzo particolarmente conveniente (4,99 £) derivava proprio da questa parola "digital". Ma a questo punto emerge una curiosità: come l'avranno registrato?

Il digitale prima del CD
E' nata assai prima del CD la tecnologia digitale PCM, come si sa, per la precisione, durante la II Guerra Mondiale, nei Bell Labs, anche come forma di crittografia per trasmettere il parlato in modo non intercettabile dai tedeschi. La tecnologia digitale per il suono (ancora parlato) è arrivata poi alle radio nel 1960 con la rete radiofonica giapponese NHK, che ha sviluppato i primi registratori PCM (erano a 13 bit come parola e 32KHz come frequenza di campionamento, neanche disprezzabili). Per l'utilizzo con la musica sono passati altri 8-9 anni e ancora una compagnia giapponese, la Denon, ha iniziato questa nuova avventura partendo proprio dalla tecnologia NHK, nel 1969.
E così è stato registrato e pubbliacato il primo disco digitale, Something di Steve Marcus (un sassofonista americano) nel 1971. Nel frattempo la Denon stava migliorando la tecnologia NHK e nel 1972 metteva in produzione un registratore digitale ad 8 canali, con risoluzione a 13 bit e frequenza di campionamento 47,25KHz (già superiore a quella del CD). La registrazione avveniva su normali nastri a bobina da computer già comuni a quel tempo. Il primo LP registrato con questa tecnologia conteneva i quartetti di Mozart K458 e K471 eseguiti dal quartetto Smetana. Ovviamente l'etichetta era Denon.

L'ingegnere della Denon Takeaki Anawanacon il registratore digitale Denon DN-023R,
il primo mdello a 13 bit.

Nel 1977 la Denon sviluppa un ulteriore modello più perfezionato, a 14 bit con enfatizzazione (corrisponde a 15,5 bit) e sempre la stessa frequenza. Prestazioni di targa quindi superiore a quelle del mio primo lettore CD Philips di qualche anno dopo (poi da me incautamente venduto) che era 14 bit e 44.1KHz, seppur con oversampling.
Negli stessi anni in USA una compagnia chiamata SoundStream sviluppava il PCM per la musica con una risoluzione maggiore, 16 bit, prima con frequenza ancora limitata a 37,5KHz (non arrivava quindi alla frequenza audio di 20KHz) ma nel 1978, con un incremento di prestazioni, sono arrivati a 16 bit / 50KHz, quindi meglio del CD e pure del DAT, e hanno anche pubblicato alcuni dischi di classica con questo formato.
In Europa un percorso analogo lo seguiva la Decca, negli stessi anni, con alcune incisioni digitali all'attivo.

Il digitale che però è analogico
Tutto questo sforzo orientato ad una registrazione digitale, quindi secondo le aspettative del tempo più pulita e trasparente (con meno distorsione conosciuta ma, come sappiamo con più distorsione ancora non conosciuta) era però abbastanza sterile, visto che poi il tutto doveva essere convertito di nuovo in analogico e trasferito su un media certo non ottimale come dinamica, rumore di fondo e distorsione, il vinile appunto.
Qui veniva in soccorso la tecnica "direct cut" o DMM messa a punto proprio dalla Telefunken assieme alla Neumann. Il master per stampare i vinili veniva prodotto con una incisione su supporto metallico anziché su una classica "lacca" con parecchi vantaggi in termini di qualità delle stampe e di minori passaggi (su Wikipedia ampie spiegazioni). Ma il vinile che avevamo a casa alla fine di tutti questi sforzi sempre quelle prestazioni aveva.

E il mio nuovo come è stato registrato?
Non ho trovato informazioni sulla tecnologia che usava la Telefunken ma, poiché l'album è stato prodotto nel 1982, anno di nascita del CD, è probabile anzi quasi certo che usassero gli stessi registratori digitali con cui si accingevano a produrre le prime registrazioni (DDD = digital recording, digital mixing, digital transfer). Quindi i primi modelli messi a disposizione delle case discografiche da Sony e Philips, 16 bit e 44.1 KHz e multicanale. Con parecchi limiti nei Codec e nei DAC, come sappiamo.

Sarebbe stato meglio non lasciare la strada vecchia per la nuova?
Certamente sì, con quello che sappiamo ora. Fantastici registratori analogici da 1 pollice e 38 cm/sec, registrazioni dirette senza mixer a 2 canali o al massimo 4, microfoni a condensatore già ai massimi livelli, stampa magari senza master, "direct-to disc", tutte cose che sono oggetti del desiderio oggi e che alla Telefunken erano lo standard, erano neglette e trascurate per creare un "quasi CD" negli anni in cui il vinile e chi lo produceva viveva un acuto complesso di inferiorità. Peccato, ma la tecnologia a volte ha corsi e ricorsi storici.

Però è lo standard di oggi, o quasi
Non possiamo più di tanto stupirci o scandalizzarci, se compriamo vinili nuovi e non vinili usati come faccio io. I vinili prodotti oggi, salvo rarissimi casi, sono prodotti nello stesso modo: una registrazione digitale che poi viene riversata in analogico.
E' molto migliore il registratore digitale, perché ora è un componente ad alta risoluzione, 32 bit e 382 KHz almeno, e anche il trasferimento su vinile è migliorato e meno soggetto a difetti di stampa (infatti i vinili nuovi costano un occhio della testa).
Quindi risultati senza dubbio buoni e all'altezza dell'alta definizione. Ma se vinile deve essere, che vinile sia, a partire dal nastro a bobina per la registrazione.

(Le informazioni sui primi passi del digitale in musica sono tratti dallo studio The Dawn of Commercial Digital Recording di Thomas Fine, pubblicato dall'ARSC Journal dell'Audio Engineering Society nel 2008)