giovedì 23 giugno 2022

Il Backup, ovvero come mettere al sicuro la propria musica digitale

Mettere al sicuro la musica su supporto fisico, vinile o CD, significa essenzialmente riporla bene, visto che il maggior rischio è la caduta rovinosa e questo quasi solo per gli LP, perché nei CD la cosa più fragile è il famigerato jewel box (quello di plastica, che però si può ricomprare). Servono quindi armadi capienti, ben fissati al muro e con gli sportelli a prova del gatto di casa, che magari sceglie i bordi degli LP per rifarsi le unghie. Anche i furti sono improbabili, considerato lo scarso valore per il ladro, a meno che siano dischi da collezione, tipo la prima stampa di Please Please Me o una rara copia di un LP del progressive italiano. Ma i collezionisti sanno come proteggere i loro tesori.

In fondo anche Arianna aveva pensato a un backup (casualmente, Labyrinth di Ian Carr è uno dei miei album preferiti, suggerimento di ascolto)

Problemi inediti
La libreria musicale digitale pone invece problemi inediti, che meritano un'integrazione al precedente post sul sistema di archiviazione, il NAS (Network Attached Storage). Una libreria digitale deve essere maggiormente protetta considerando quanto è costata per l'acquisto (la parte acquisita in download) nonché per il tempo impiegato per crearla (il ripping di CD o LP) e, soprattutto, quanto è facile e rapido farla sparire. I rischi infatti sono:

  1. rottura del disco/i su cui è archiviata la libreria musicale
  2. cancellazione accidentale di file audio (alcuni, molti, tutti) per un errore manuale
  3. cancellazione accidentale di file audio (alcuni, molti, tutti) per rottura del NAS o malfunzionamento del software
  4. furto temporaneo delle libreria per mano di ladri informatici che usano virus di tipo ransomeware (sistema del ricatto)
Il rischio (1) si risolve semplicemente acquistando un NAS al minimo con RAID 0 (2 dischi) e intervenendo tempestivamente in caso di warning inviati dal software.

Per risolvere con la massima sicurezza il (2) e il (3) la soluzione si chiama "Backup incrementale" e consiste nella possibilità di tornare sempre indietro, a prima dell'incidente.

Per risolvere con la massima sicurezza il rischio (4), a quanto pare ormai non più tanto improbabile, la soluzione si chiama "Backup Disaster recovery", Vediamo le ultime due.

Backup incrementale della libreria musicale
E' un sistema di sicurezza fortemente consigliabile in ambienti di lavoro dove file dati sono modificati di frequente (sviluppo di software, produzione di contenuti ecc.). Il normale cestino non può bastare per recuperare "2 errori fa" e per alcuni errori manuali. Non è questo il caso di una libreria musicale, dove i file audio non vengono modificati se non in casi molto rari (es, conversioni di formato) e al peggio possono essere cancellati per errore, e in questo caso basta abilitare il cestino.
Inoltre, i file audio che contengono un album non sono originali e possono essere quasi sempre recuperati, se sono CD o vinili facendo nuovamente il ripping, se sono acquisiti da un sito di digital download scaricandoli di nuovo (tutti i siti consentono di scaricare più volte un album acquistato). Se poi sono andati persi o rubati, si possono sempre ricomprare, solo innrari casi saranno introvabili su quasiasi supporto fisico o "liquido".

Per la maggiore tranquillità si può comunque decidere di attivare anche il backup incrementale, oltre alla copia in parallelo su due dischi. Ma bisogna considerare che è piuttosto impegnativo in tutti i sensi, per i seguenti motivi:
  • le dimensioni della libreria, che viene ulteriormente raddoppiata
  • la relativa staticità della libreria, che solitamente viene creata a partire da una libreria fisica, e a seguire con un numero di integrazioni non rilevanti rispetto alle dimensioni iniziali
  • il tempo necessario per la copia completa (che va effettata la prima volta, ma anche ripetuta periodicamente per maggiore sicurezza)
  • la possibilità di recuperare eventuali file audio aggiunti (o cancellati per errore) dalla copia fisica o con un nuovo download,
Non è invece un problema il costo perché esistono eccellenti software di backup, come Uranium Backup, anche in versione free.
Un problema può essere invece la velocità di trasferimento. E' consigliabile che sia il PC sui cui gira il software di backup sia il NAS siano collegati in Ethernet al router,

Copia di Disaster recovery della libreria musicale
Se effettivamente gli incrementi non sono numericamente consistenti e frequenti, può essere sufficiente anche la copia per il disaster recovery. Si tratta di una copia completa, da effettuare su un hard disk esterno di sufficiente capacità e affidabilità e, soprattutto, da tenere sempre offline dopo la copia, al sicuro quindi dal blocco dei dati, che può essere attuato da un software pirata ransomware che riuscisse a penetrare nel PC che controlla la libreria musicale, superando le protezioni degli antivirus.
La periodicità dell'operazione dipende molto dai tempi necessari, ma certamente non deve essere frequente, per ridurre l'esposizione sul web e quindi il rischio di contagio. Tenendo conto della presenza di altri backup un buon compromesso potrebbe essere una volta al mese. In molti casi avvenuti e di cui si è saputo, si è scoperto che per DB professionali la periodicità era anche più lunga (quando un sistema di disaster recovery era previsto, e non sempre pare che sia così).

In sintesi
La libreria musicale è un capitale, in termini di impegno economico e di impegno personale per realizzarla e mantenerla, un capitale che quindi va tutelato. Riepilogando, le azioni che si suggerisce caldamente di mettere in campo sono:
  1. Archiviare la libreria su un NAS a livello di ridondanza doppio disco (obbligatorio)
  2. Conservare i supporti fisici originali (obbligatorio)
  3. Fare a cadenza almeno mensile un salvataggio completo  per "disaster recovery" su una terza unità, da mantenere poi offline dopo il completamento della copia (fortemente consigliato)
  4. Configurare e un processo di backup incrementale dell'intera libreria su una quarta unità di medesima capacità. (opzionale). 
La dimensione complessiva richiesta per gli archivi dipende ovviamente dal numero di album. Se sono tutti in formato CD, la dimensione di un album può variare da 250 a 450 GB (esempi: un album uscito su vinile come Sticky Fingers dei Rolling Stones: 278GB, oppure un disco recente e abbastanza lungo uscito su CD come Songs in A Minor di Alocia Keys; 405 GB) un disco da 1 TB può archiviare 2.800-3.000 album. Se un certo numero sono in HD o, ancor più, in DSD, il numero ovviamente cala ma almeno 1000-1500 album possono essere archiviati, con un mix realistico.

Quindi per una libreria musicale da 1TB, serve un NAS con 2 dischi da almeno 2 TB più 2 altri hard disk esterni da 1 TB ciascuno, in totale 4 TB.

lunedì 9 maggio 2022

Amazon Music Unlimited HD alla prova

Da poco meno di un anno ai due servizi di musica in streaming che consentono anche l'ascolto in alta definizione (High-Res), ovvero Qobuz e Tidal, si è aggiunto anche il servizio streaming del gigante Amazon. Per quest'ultimo l'ascolto in High-Res era possibile in USA e altri Paesi anche in precedenza, ma è stato esteso anche all'Italia e ad altri Paesi. Quindi è un'alternativa, e in questo post vediamo analogie e differenze con gli altri, e anche un flash sull'ascolto.

Doverosa premessa sul costo, che è uguale a Qobuz per un abbonamento a cadenza mensile (14,99 € / mese) mentre Tidal è a 19,99 € / mese,

Amazon Music si presenta così


Una presentazione dei contenuti che punta quindi alle playlist e ai generi musicali più popolari e non orientati a un ascoltare giovane (magari mi hanno profilato), Niente classica, niente jazz e soprattutto è ignorato il formato album. Grosse differenze quindi, ad esempio con la pagina iniziale di Qobuz, dedicata agli album novità, di tutti i generi, anche se classica e jazz sono un po' di meno di quelli di musica popolare moderna.

L' approccio diverso e maggiormente diretto a un pubblico generalista si vede anche nella seconda (scarna) pagina di ricerca ...


... che mette in evidenza la musica di accompagnamento e di sottofondo (radio e playlist). la musica più ascoltata, di successo (classifiche) e infine le novità. Il target quindi è ben definito: il target a cui l'alta definizione non interessa, e forse non la conosce neppure (vedi il post recente su Spotify). Forse ci sbagliamo, forse Amazon vuole anticipare i tempi, forse aggiungerla non gli costa niente o quasi e quindi lo fa.

Il catalogo
Considerando la potenza della corporation ci aspettiamo che sia il più vasto di tutti, come anche è dichiarato, per sapere se c'è veramente un plus di solito verifico su alcuni artisti che in Qobuz non si trovano, come ad esempio Van Morrison che ha (aveva) una presenza ridotta a pochi titoli per beghe sul copyright. Test fallito perché il suo catalogo ora è completo anche su Qobuz, ma dovendo scegliere qualcosa in High-Res da ascoltare sono rimasto su Van Morrison e sul suo album più popolare, Moondance, disponibile anche in alta definizione. 

La scelta del brano e le funzioni del player
Quindi rimanendo sulla produzione di Van Morrison vengono proposti come sempre per primi i brani più celebri, una selezione degli album e l'elenco completo. I suoi molti album mi sembra ci siano tutti.


Non manca ovviamente la scelta per brani, i più popolari o quelli scelti da qualche algoritmo.

Scegliamo invece Moondance album, come anticipavo.

Amazon Music ha una funzione esclusiva, il testo visualizzabile durante l'ascolto nella app, che scorre a tempo come nei karaoke.


Torniamo al catalogo con altre ricerche
Per trovare conferme della maggiore ampiezza di Amazon Music sono andato sulle recensioni di Audio Review di jazz e inseriti nella sezione "non la solita musica" alla ricerca di artisti veramente poco noti. alla fine dopo una decina di tentativi un album non disponibile su Qobuz ma invece ascoltabile su Amazon l'ho trovato: un album di musica ambient costruito a distanza da due specialisti del genere, Roedelius e Tim Story, dal titolo 4 Hands,

Però durante la ricerca avevo anche trovato in precedenza un album di jazz di Walter Bishop JR's 4th Cycle (Keeper On My Soul, una ristampa di un album minore degli anni '70) che si trova su Qobuz ma non su Amazon Music.
Per fare emergere una completa valutazione dell'effettiva ampiezza del catalogo servirebbero prove più estese, ma da questo primo test non sembra che questo sia un plus decisivo per lo streaming di Amazon.

L'ascolto e le sue sorprese
Dopo aver selezionato Moondance ovviamente ho anche avviato l'ascolto per verificare che tutto andasse bene, in particolare che effettivamente l'audio fosse in alta definizione. Il mio DAC ha un display a LED e correttamente indicava 96Kbps come sample rate. Tutto bene, salvo che dopo qualche minuto di ascolto qualcosa non mi tornava, la voce di Van Morrison, che mi è sembrata più chiara di quanto mi ricordavo e anche la base musicale, che era piuttosto scarna e con con bassi"freddi", che sembravano così senza code. Ho fatto subito un confronto con l'ascolto in locale, perché è un album che ho anche in digital download e in HD, e ascoltando con Foobar2000 ma sullo stesso DAC tutto andava a posto, suono e voce pieni e con tutte le sfumature, 

Un problema del master usato da Amazon? Ho provato allora a confronto altri brani che conosco bene e che uso per i test, All Or Nothing At All interpretato da  Diana Krall, accompagnata solo dal suo piano e dal contrabbasso di Christian McBride, e Black Crow interpretata da Cassandra Wilson. In misura minore ma l'effetto "camera anecoica" persisteva. Infine l'ultima prova sempre con Cassandra Wilson con un album in HD (l'album con Black Crow è in qualità CD) e la sua cover di Fragile, primo brano del suo album Glamoured e qui la differenza si sentiva bene, ancora  una sensazione di musica asciugata e priva di contorni e sfumature,

Improbabile che fosse un problema nei master, bisognava indagare sul player, controllando magari la  sua configurazione. Ebbene, probema risolto, era in modalità di ascolto standard e non Ultra HD. In Amazon quindi considerano "standard" un ascolto in alta definizione (apparente) ma compresso (e molto immagino).

Dovevo controllare prima e non fidarmi solo del sample rate. Ma senza volere ho fatto un test interessante (per questo lo riporto qui) sulla differenza tra musica compressa e musica in HD, che si percepisce piuttosto bene e che si può anche individuare nelle sue conseguenze più evidenti senza grande impegno o competenza.

Inutile aggiungere che posizionando l'ascolto in Ultra HD le differenze tornavano nell'area delle non percepibili ad un ascolto anche attento ma limitato a pochi brani e all'ascolto in cuffia.

In sintesi
Da questa prova a mio parere non emergono elementi di vantaggio di Amazon Music rispetto ai due player a confronto. Se devo dare una preferenza mi permetto di consigliare ancora Qobuz.

giovedì 5 maggio 2022

"Svelato il segreto dei violini Stradivari"

(Post breve)  - Il segreto, come si apprende dall'articolo dell'AGI citato sotto, è che "suonano bene". A parte l'umorismo involontario, leggendo la descrizione di questa ricerca che ha impegnato il CNR, 70 maestri liutai, il Politecnico di Milano e l'Università di Padova, possiamo ricavare qualcosa che interessa anche a noi "audiofili" che non sappiamo suonare un violino.

Il metodo scientifico che è stato adottato per questa ricerca multidisciplinare è stato infatti l'ascolto affidato a esperti (70 liutai) già in possesso delle capacità di individuare e valutare i vari parametri che concorrono alla gradevolezza del suono. Seguendo questo metodo è stato confermato che i violini Stradivari hanno oggettivamente caratteristiche di equilibrio timbrico superiore a violini più recenti o di altre scuole, che li fanno preferire agli altri usati per confronto.

La violinista Lena Yokoyama suona con uno Stradivari alla Villa Reale di Monza

Nessun segreto sulla tecnica di costruzione degli storici violini di Cremona  è stato svelato, ma è stato individuato un riferimento, una particolare combinazione di parametri, anche fissata con misure sulle vibrazioni, lacui conoscenza può servire nella realizzazione e nella messa a punto della timbrica di violini moderni.

A noi interessa in particolare il metodo usato, basato su un audio da ascoltare il più possibile neutro, ascoltatori esperti, e ascolto in doppio cieco, ovvero né gli ascoltatori né gli organizzatori sapevano quale dei suoni a confronto provenivano da violini Stradivari e quali no. 

Con questo metodo, non so poi se da definire scientifico o più semplicemente di buon senso, si è anche smentito il test di alcuni anni fa nel quale passanti ed anche musicisti avevano preferito violini moderni ad uno Stradivari o non avevano individuato le differenze. Così come chi beve vino e lo apprezza non è detto che sappia distinguere due annate di un Sassicaia, anche un violinista non è detto che sappia riconoscere due violini diversi e possa preferire uno o l'altro in base ai suoi gusti personali.

In sintesi, è consigliabile mantenere adeguata cautela nel fare propri i giudizi e le descrizioni del suono di un componente Hi-Fi (incluse quelle che faccio io, quando mi ci avventuro), se non è stato effettuato un confronto in doppio cieco, o almeno in cieco (ovvero, mai, sulle riviste online e no). Meglio considerarli un parere da approfondire,


mercoledì 20 aprile 2022

Come dividere in tracce un album registrato

Alcuni post precedenti sono dedicati alla registrazione analogica o digitale di un album partendo dagli LP oppure da un servizio streaming (solo per copia di album che già possediamo). Quello che si ottiene è, nella operazione standard, un file audio unico, e quindi rimane il compito di dividerlo in tracce come l'album originale. Un'operazione che è ancora in gran parte manuale e non tanto breve, e che merita un post.

Le alternative
Non per gli LP ma per la registrazione in digitale, una semplice alternativa è registrare una traccia alla volta, ha lo svantaggio di dover ascoltare tutto l'album e fermarsi ad ogni brano, ma se fa piacere riascoltare l'album può anche essere una soluzione, alla fine dell'ascolto, un po' più lungo del normale, sarà quasi tutto fatto.
Ma se l'album è intero le alternative sono (sempre considerando Audacity come registratore):

  1. Trovare un file .cue e e utilizzare un programma "cue splitter" per separare le tracce
  2. Creare un file .cue e e utilizzare un programma "cue splitter" per separare le tracce
  3. Utilizzare la funzione di Audacity "Export multiple"
  4. Utilizzare le funzioni di editing di Audacity per tagliare, copiare ed esportare singolarmente ogni traccia (cut & paste).

La prima alternativa, trovando il file, è l'unica che potrebbe essere automatica e rapida, basta solo dare in input il cue file a un programma di spacchettamento come il noto Medieval CueSplitter, ma trovare il file giusto è quasi impossibile ora e quindi la salto. E' citata solo per ricordare che qualcuno ha pensato a una soluzione, ed era molto usata ai tempi del peer-to-peer, ma quei tempi sono passati. Anche l'alternativa di creare noi file cue ha più svantaggi che vantaggi e in pratica rimangono praticabili solo le ultime due. Chi non è interessato a sapere perché è quasi impossibile creare i file cue può saltare subito all'alternativa 3.

2. Creare un file clue
Si tratta di un file di tipo testo con un formato standard che fornisce al programma di splitting le istruzioni su dove inizia e dove finisce ogni brano, più alcuni tags come opzione aggiuntiva.
E' un file di tipo testo e quindi si può anche creare a mano, ma esistono molti programmini free che possono generarlo. Su Discogs o Wikipedia è facile trovare la durata delle tracce, che è l'unica informazione che serve, e quindi sembra tutto molto facile. Se non ci fossero peò le pause tra un brano all'altro, che non sono di lunghezza standard, e a volte neanche ci sono.
I file che si trovavano un tempo erano di solito associati a un album e venivano generati nella stessa fase di ripping o registrazione da LP, quindi riportavano gli esatti "punti di inizio" (cue in inglese). Ma di quella edizione dell'album, e quindi non certi al 100% neanche quelli.

Per farli noi dovremmo individuare i punti di inizio a vista, o la durata delle pause, osservando lo spettrogramma. Esiste un'applicazione che fa questo lavoro (credo l'unica), si chiama Visual Audio Splitter & Joiner ed è prodotta da una società che si chiama ManiacTools. Buona idea se non fosse quasi inutilizzabile perché mostra lo spettrogramma in una finestra alti pochi millimetri e individuare i punti di inizio, anche ingrandendo. è impresa quasi impossibile. Inoltre, è a pagamento, e ha un costo assurdo, al mese quasi uguale a Sky con l'opzione sport, perché insieme ti vogliono dare altri 20 tools dall'uso improbabile.
Il tutto per fare un lavoro che può fare molto meglio Audacity.

3. La funzione di Audacity "Export multiple"
Su Audacity osservando lo spettrogramma è possibile con relativa facilità individuare i punti di inizio delle varie tracce e quindi nel software è inclusa la possibilità di marcarli e poi di esportare le tracce come file audio singoli. L'operazione non è complessa in sé, lo diventa nell'implementazione perché consente una serie di varianti di dubbia utilità che complicano l'uso. Quindi è utile una breve guida.

Configurazione
La prima cosa da controllare sono i settaggi iniziali, devono essere questi (ma di solito sono di default), Controllare:
  • Edit > Labels > Type to create a label (flaggato)
  • Edit > Preferences > Tracks > Tracks Behaviour -  flaggare:
    • Select all audio if selection required
    • Type to create a label
Il processo di splitting passo-passo
Si parte ovviamente dal file audio con la registrazione dell'intero album, obbligatoriamente in WAV.
  1. Individuare l'inizio del primo brano e controllare (anche ascoltando) che non ci sia nessun contenuto audio prima. Se c'è, tagliarlo con Ctrl-X
  2. Individuare l'inizio del secondo brano e posizionare il cursore in questo punto
  3. Ingrandire col comando + lo spettrogramma per verificare il punto di inizio effettivo e posizionare il cursore a questo punto
  4. senza muovere il cursore rimpicciolire fino a vedere anche il punto di inizio precedente e selezionare con il mouse tutto il contenuto audio da inizio a inizio
  5. creare la traccia ("label" la chiama Audacity) col comando Ctrl-B
  6. viene così creata una nuova finestra "Label Track " sotto a quella con gli spettrogrammi dei due canali stereo (fig. 1 e 2)
  7. Nella finestra sottostante cliccare col tasto destro sul rettangolino che compare (un mistero perché abbiano scelto questa grafica)  (fig.3)
  8. Nel menu a tendina selezionare "edit label" e compare un pop-up con una scheda (in alternativa si può scrivere direttamente nel rettangolino)
  9. Nella scheda inserire il nome del brano che sarà anche il nome del file, consiglio di numerarli (01. Nome e così via). Non serve inserire altro; (fig. 4)
  10. Continuare nello stesso modo fino all'ultimo brano
  11. Alla fine, selezionare File > Export > Multiple
  12. Si apre una scheda nella quale si può scegliere il formato del file, si può quindi già direttamente creare il brano in formato FLAC
  13. Per ogni brano viene proposta una form per inserire i tag (e con già il nome del brano inserito prima). Conviene rimandare il tagging a dopo (perché si fa molto prima) e dare solo Ok per ogni brano
  14. Finito. Nella directory che abbiamo selezionato si trovano tutti i brani separati 
  15. Chiudere Audacity salvando il progetto (cioè il lavoro di separazione che abbiamo fatto. Potrebbe servire ancora).
  16. Rimane da completare solo il tagging, ma lo vediamo dopo.  
Negli screenshot seguenti i passi principali della funzione Export multiple

1. La creazione con CTRL-B di una Label Track

2. Prima traccia creata con nome del file audio

3, Il menu a tendina che si apre cliccando sul piccolo rettangolo

4. La scheda per l'inserimento delle informazioni sulla traccia

Difetti
Il processo una volta capito è abbastanza fluido e in caso di errori si può tornare indietro, per completare un album occorre comunque pianificare un tempo non breve 15-30'. Dipende molto da come è organizzato l'album, ovvero se ha le pause tradizionali di silenzio tra un brano e l'altro, facilmente individuabili, o se invece nel master sono previsti passaggi con una pausa minima o nulla tra i brani, come è tipico per gli album live o anche per album studiati come questo gioiello dei Working Week che ho usato come test.
In questo secondo caso individuare il punto giusto non è semplice e, soprattutto, se all'ascolto dell'album ci accorgiamo che all'inizio rimane una coda del precedente o alla fine inizia il successivo, bisogna rifare tutto il lavoro da capo. Per album organizzati in questo modo è preferibile il metodo successivo.

4. La funzione cut & paste di Audacity
Audacity è un editor per audio digitale in formato WAV e quindi sul file audio ottenuto dalla registrazione e che contiene un intero album si può operare come in qualsiasi editor, con le classiche funzioni di cut & paste. Quindi: 
  1. individuare una traccia aiutandosi anche con l'ascolto
  2. selezionare col mouse tutta la traccia includendo anche la coda delle precedente e l'inizio della successiva
  3. fare CTRL-X
  4. aprire una nuova finestra di Audacity: File > New
  5. copiare la traccia con CTRL-V (sarà visualizzata con dettaglio elevato)
  6. individuare il punto esatto di inizio, selezionare l'audio precedente e tagliarlo con CTRL-X
  7. individuare il punto esatto di fine, selezionare la fine effettiva del brano  e tagliarlo con CTRL-X (nelle due operazioni può essere utile diminuire il dettaglio)
  8. Salvare il file audio "ripulito" con il comando File > Export, nella form successiva selezionare ovviamente il formato WAV e poi nella form del tagging inserire solo il nome del brano preceduto al numero della traccia (01. ecc.). 
  9. Chiudere la nuova finestra creata
  10. Viene richiesto di salvare il progetto, rispondere No perché non serve più, 
  11. Dopo il No si torna al file audio con tutto l'album e si ricomincia il processo fino all'ultima traccia
  12. Completate tutte le tracce e salvate nella directory di destinazione, aprirle con Foobar2000 e convertirle da WAV a FLAC.
Gli screenshot per questo secondo metodo di spacchettamento.

Selezione della traccia da tagliare e copiare
La traccia tagliata e copiata in una nuova finestra, ampiezza elevata

Controllo della coda e tagli dell'inizio del brano successivo

Esportazione della traccia singola

Difetti
Questo metodo è apparentemente più semplice del primo però richiede attenzione, perché la sequenza deve essere sempre eseguita correttamente in serie e, in caso di errore, si perdono le informazioni o si può compromettere il file audio "master" (farne sempre una copia di sicurezza prima di iniziare).

Il tagging
Alla fine nella directory di destinazione, sia con l'alternativa 3 che con l'alternativa 4 si avranno tutte le tracce numerate, in formato FLAC o in WAV. Però senza tags, che volendo potevamo mettere a mano per ogni brano in entrambi i metodi. Un processo lungo con molte cose da scrivere che si può evitare e automatizzare con la funzione di tagging di Foobar2000.

Selezionando con CTRL-A tutte le tracce e poi premendo il tasto si apre un menu nel quale c'è anche l'opzione "tagging". Di default è incluso prendendo le informazioni su FreeDB (apre Get tags from FreeDB). Questo contenitore spesso non trova l'album e quindi conviene aggiungere due components ulteriori:
  • foo_musicbrainz
  • foo_discogs
Entrambi richiedono di inserire il nome dell'album e/o dell'artista e poi partono nella ricerca (che può richiedere un po' di tempo) e propongono alcune alternative. Discogs inoltre richiede di registrarsi appunto su Discogs e di eseguire anche un processo di autenticazione. Impossibile dire qual è il più completo, conviene quindi installarli tutti e due per avere le maggiori probabilità di successo.
Una volta individuato l'album col comando Write o Update si inseriscono in un attimo e in modo automatico tutti i tags e il lavoro è completo. Rimane solo da inserire la cover dell'album facilmente trovabile sul web (foo_discogs inserisce anche questo).
Gi screenshot:

Nella funzione di tagging sono state installate le opzioni aggiuntive Discogs e Musicbrainz (selezionata)

La ricerca in questo caso non è automatica in base alle tracce ma deve essere aiutata specificando artista e album (o altre informazioni)  

In sintesi
Il processo di spacchettamento o splitting delle tracce richiede un po' di tempo, con album con molte tracce anche mezz'ora. I due sistemi proposti hanno tempi molto simili e conviene sperimentarli entrambi e scegliere il più adatto volta per volta. 

Appendice - Creare un file cue
Si tratta di un file di tipo testo con un formato standard che fornisce al programma di splitting le istruzioni su dove inizia e dove finisce ogni brano, più alcuni tags come opzione aggiuntiva.
E' un file di tipo testo e quindi si può anche creare a mano, ma esistono molti programmini free che possono generarlo. Su Discogs o Wikipedia è facile trovare la durata delle tracce, che è l'unica informazione che serve, e quindi sembra tutto molto facile. Se non ci fossero le pause tra un brano all'altro, che non sono di lunghezza standard, e a volte per scelta nel mastering neanche ci sono e non sono di durata simile tra tutti i brani.
I file che si trovavano un tempo erano di solito associati a un album e venivano generati nella stessa fase di ripping o registrazione da LP, quindi riportavano gli esatti "punti di inizio" (cue in inglese). Ma di quella edizione dell'album, e quindi non certi al 100% neanche quelli.

Per farli noi in modo semplice dovremmo individuare i punti di inizio a vista, o la durata delle pause, osservando lo spettrogramma. Esiste un'applicazione che fa questo lavoro (credo l'unica), si chiama Visual Audio Splitter & Joiner ed è prodotta da una società che si chiama ManiacTools. Buona idea se non fosse quasi inutilizzabile perché mostra lo spettrogramma in una finestra alta pochi millimetri e individuare i punti di inizio, anche ingrandendo. è impresa quasi impossibile. Inoltre, è a pagamento, e ha un costo assurdo, al mese quasi uguale a Sky con l'opzione sport, perché insieme ti vogliono dare altri 20 tools dall'uso improbabile.
Il tutto per fare un lavoro che può fare molto meglio Audacity.

Quindi: alternativa 2 impraticabile.







lunedì 11 aprile 2022

Registrare in digitale su un PC Windows o Mac

In un post di qualche tempo fa era spiegato come si possono registrare in digitale i contenuti audio disponibili in streaming, senza passare per una conversione in analogico. Un'operazione ammessa solo per digitalizzare album di cui siamo già in possesso su supporto analogico, quindi essenzialmente LP, in modo molto più semplice e con risultato certo, rispetto ad una digitalizzazione diretta da LP. E' sufficiente, come intuibile, che l'album sia disponibile, almeno in qualità CD, sulla piattaforma di streaming. [11.6.2022 - alcuni aggiornamenti sul processo di registrazione]

Ma c'è un problema
L'operazione descritta nel post precedente del 2019 non era complessa, ma nel frattempo è emerso un problema: sia il trasmettitore che il ricevitore del flusso tutto digitale sono usciti di produzione. Come trasmettitore infatti si proponeva di usare Chromecast Audio, che ha un output anche in digitale ottico (Toslink) e come ricevitore un Mac Mini, che ha tra i vari ingressi un digitale ottico Toslink. Purtroppo Chromecast Audio è stato dismesso da Google proprio nel 2019 e l'ultima edizione del Mac Mini con ingresso digitale è del 2014. 

La soluzione
... sarebbe semplice: un convertitore da digitale ottico o coassiale a USB per dotare qualsiasi PC Windows o Mac di un ingresso digitale e, nel caso la sorgente non sia già digitale (ad esempio se vogliamo registrare da una tastiera elettronica o da un mixer digitale), un convertitore da uscita USB a digitale, per consentire a qualsiasi PC di diventare la sorgente, dopo aver attivato il servizio streaming e avviata la riproduzione del LP da registrare.

Semplice, ma introvabile o quasi
Probabilmente non è un caso, considerando il possibile abuso, ma pare che esistano interfacce veramente per tutte le combinazioni tranne che per questa, e le poche esistenti sono uscite di produzione. O meglio, sono introvabili per questo scopo, su mixer digitali ci sono, così come per altri componenti da studio di registrazione. Che hanno però in genere costi molto elevati, probabilmente superiori alla alternativa di comprare i CD degli album in LP e farne il ripping.

I componenti Hifime Audio
Ma nel vasto mondo dei componenti digitali esiste per fortuna una piccola ditta cinese che si è indirizzata a questa nicchia di mercato, si chiama Hifime Audio e produce proprio, probabilmente unica al mondo, quello che cerchiamo. Scovata da un visitatore del blog che l'ha segnalata, ha diversi modelli di convertitori e altri componenti specializzati, a costi ragionevoli (decine di Euro, pochi oltre i 100) tra cui i due che ci servono: 

  • Hifime UR23 SPDIF: Optical to USB converter
  • Hifime UT23 – USB to Optical SPDIF converter

Il primo l'ho acquistato, dopo aver fatto altri due infruttuosi tentativi di soluzione del problema con interfacce prodotte con altri scopi (vedi Appendice), e qui di seguito c'è la prova con le istruzioni e le avvertenze d'uso.

Costano entrambe circa 30 € ma bisogna aggiungere il costo di spedizione dall'Irlanda e la dogana e in totale sono circa 45 € cadauno. Non sono disponibili su Amazon.

Il set di prova

La registrazione digitale in pratica: 1) la sorgente
La sorgente delle musica digitale da registrare è un player con uscita digitale. Può essere:

  • uno streamer (o network player) con uscita digitale al quale si connette il servizio di streaming; ad esempio Cocktail Audio X35 o X45, Cambridge Audio CXN e simili;
  • un connettore Wi-Fi come Sonos Connect o Bluesound Node (o Chromecast Audio per chi ancora ne ha uno) e una sorgente (smartphone o tablet) che si connette in Wi-Fi;
  • un PC, utilizzando il componente di Hifime UT23 citato prima. 
L'uscita dovrebbe essere digitale ottica, ma anche se fosse digitale coassiale sono disponibili economici connettori. Il player naturalmente deve fare solo il suo lavoro, la relativa complessità è solo sul lato della registrazione.

La registrazione digitale in pratica: 2) La registrazione con Audacity e Hifime UR23
Il primo passo è naturalmente connettere la piccola unità UR23, che ha già un cavetto USB tipo B, a un ingresso USB 3.0 del PC. Il driver si installa automaticamente (è già in Windows) e l'unità è visualizzata tra le altre unità di registrazione, selezionando in Windows

        Pannello di controllo > Audio > Registrazione 

L'unità è identificata su Windows come "Interfaccia SPDIF" e viene impostata automaticamente alla connessione come "Dispositivo predefinito" e con formato di default 24bit / 48Khz.

Il secondo passo consiste nel configurare Audacity per la registrazione digitale, ovvero per il trasferimento diretto senza modifiche dall'ingresso digitale alla memoria del PC, su un file audio. Le configurazioni si fanno tutte selezionando da Edit (Modifica) la sezione Preferenze e configurando le schede:

Device:
Interface Host: deve essere impostata Windows DirectSound, solo in questa modalità il flusso dati in ingresso non viene convertito in analogico dal driver di ingresso, vanificando l'obiettivo. Si può controllare che il flusso sia effettivamente digitale  dal selettore di ingresso (quello che ha il simbolo del microfono): se è stato convertito in analogico il cursore può scorrere e regolare il volume in ingresso, se è rimasto in digitale puro il cursore è disabilitato e rimane fisso al massimo.
Recording Device: Interfaccia SPDIF (UR23 USB SPDIF). Essendo impostato come dispositivo dovrebbe essere già così ma è preferibile controllare.

Recording:
Options: è consigliabile sempre monitorare l'input selezionando "Software playthrough of input";
Sound Activated Recording: comoda funzione che fa partire la registrazione al rilevamento del suono, è possibile con uno slider Level (dB) regolare il livello di silenzio (es -40dB).

Quality:
Risoluzione (Sample rate e sample format): deve essere la stessa della sorgente dell'unità di registrazione (vedi dopo)
Real time conversion e  High quality conversion:  non dovrebbe esserci nessuna conversione e neppure downsampling oppure upsampling ma comunque per prudenza è meglio impostare Best quality.

Volume in ingresso
L'audio in ingresso è digitale ed è quindi disabilitato il controllo del livello di registrazione di Audacity, che agisce sull'audio analogico prima di passarlo al codec analogico-digitale (dentro il PC ovviamente tutto è digitale).
Un controllo di volume può essere applicato però nel player di ingresso, ed è sicuramente previsto nella app del servizio di streaming. Ci accorgiamo della sua esistenza perché variandolo cambia anche il livello di registrazione che vediamo su Audacity. Senza entrare qui nei dettagli di funzionamento del volume digitale ricordo che per la copia ideale il livello dovrebbe essere al massimo perché il controllo digitale opera in attenuazione riducendo la risoluzione.

In Audacity però il controllo del contenuto in ingresso è attivo anche nella registrazione da digitale a digitale e i display per il controllo della registrazione sono sensibili al volume impostato sul player, indicando "rosso" ovvero saturazione se troppo alto. Viene quindi il sospetto che questo possa avere effetto sulla qualità della registrazione e quindi l'idea di abbassarlo (ad esempio al 75%) per evitare un possibile effetto negativo.

In realtà da prove che ho fatto in seguito, su registrazioni che sembravano in saturazione sui picchi (tutti alla stessa identica altezza, quindi presumibilmente tagliati) non sono emerse differenze riducendo il volume del player (Vedi gli spettrogrammi in Appendice 3) il che vuol dire che era già così nel flusso di input inviato da Qobuz. Ha tagliato i picchi Qobuz per adeguarsi al LUFS (vedi ultimi articoli su Audio Review 441 e 442)? Oppure erano già tagliati nel master usato per la stampa su LP o su quello per il CD? Mi riprometto di fare la prova a confronto a partire dallo stesso album su LP.

In mancanza di riscontri oggettivi il consiglio è per ora di regolare il volume prossimo al massimo (es 75-80%) ma non al massimo.

Avvertenze
Il vincolo principale per la registrazione con questa configurazione è la perfetta coerenza tra la risoluzione della sorgente e la risoluzione impostata sul driver della unità UR23 e su Audacity. Se sono diverse si verificano disturbi e anomalie nella registrazione. Sono molto evidenti in ascolto e quindi accorgersi del problema (o della dimenticanza) è facile. A patto però che sia abilitato il monitor (playthrough), se si fa tutto sulla fiducia e sulla memoria si potrebbe sbagliare un intero album. 

Il vincolo dipende dal driver della unità UR23 che non effettua nessun adattamento alla risoluzione d'ingresso. Da ricordare che invece Audacity opera upsampling o downsampling riportando sempre il flusso al valore impostato nella scheda "Quality". In altre parole se la sorgente è in qualità CD ma è impostato 24/96 su Audacity avremo dei file teoricamente 24/96 ma in realtà in qualità CD. Pur non essendo un vincolo che impedisce la registrazione è quindi sempre consigliabile allineare anche questa impostazione.

Altra avvertenza riguarda il settaggio standard: alla connessione dell'unità UR23 viene sempre riportato il settaggio al valore di default 24/48 e quindi prima di registrare, se il PC nel frattempo è stato spento, bisogna sempre controllare e impostare la configurazione (pannello di controllo > Registrazione > Avanzate) alla stessa risoluzione della sorgente. 

Inoltre, l'unità UR23 ha la possibilità di gestire una risoluzione massima limitata a 24/96. Se sul servizio streaming l'album è disponibile in risoluzione 24/192 bisogna impostare una limitazione della risoluzione. Se come sorgente si usa la app del servizio per smartphone o tablet bisogna andare su Il mio Qobuz > Impostazioni e selezionare la risoluzione massima 24/96 per la riproduzione (questo con Qobuz, con Tidal ci sono certamente comandi simili). Se come sorgente si usa uno streamer bisogna verificare sulle istruzioni come effettuare questa operazione.

Come arriva HifMe UR23. Nella dotazione il cavo ottiche e il comodo adattatore da presa quadrata a mini-jack

Infine un'avvertenza sul player, se la sorgente è un servizio streaming che stiamo usando su un PC desktop o laptop: non bisogna attivare l'ascolto dal browser ma bisogna usare solo la app Windows o Mac da installare sul computer, l'ascolto sul browser è limitato normalmente a 16/44.1 e solo con la app specifica si può trasferire l'audio in HD (prova pratica effettuata tempo fa).

In sintesi
E' confermato che questa semplice interfaccia, che spero rimanga in produzione ancora per un bel po', è effettivamente la soluzione per trasferire e archiviare in digitale senza conversioni un contenuto originale in formato digitale. Se si tratta di un album rimane "solo" lo splitting del contenuto in tracce, che non è un'operazione così immediata come sembra e alla quale ho deciso di dedicare il prossimo post, per non appesantire troppo questo.


Appendice 1 - Tentativi falliti 
Prima di acquistare l'interfaccia UR23 ho fatto gli ultimi due tentativi che avevo in programma per registrare su un PC da una porta USB direttamente in digitale. 

L'interfaccia OTG
Il primo tentativo era utilizzare una interfaccia OTG (on-to-go) per smartphone o tablet (quella della foto sopra). Un componente già usato e provato per collegare un DAC esterno a queste device. La funzionalità OTG serve per istruire il driver di uscita dello smartphone o del tablet ad inviare la riproduzione audio, ancora in digitale, all'uscita Lightning (per iPhone) o USB-C (per quasi tutti gli Android) e non agli speaker interni. Avevo comprato allo scopo questo componente che effettivamente, una volta connesso a un DAC, faceva e fa quello che promette. 

Bastava quindi in teoria collegarlo all'ingresso USB del PC, avviare Audacity e verificare se arrivava effettivamente un flusso digitale. L'unico ostacolo è che l'uscita USB del connettore è di tipo femmina così come quella dell'ingresso di tutti i PC. Convertitori USB maschio-maschio non  ne avevo, ma con due in serie l'ho realizzato ugualmente. Risultato: non funziona, l'audio va sugli speaker della device (e niente ad Audacity). Probabilmente nei vari passaggi  l'OTG veniva disabilitato. Allora ho deciso di tagliare la testa al toro: comprare un'interfaccia con uscita USB maschio. C'è tutto in questo campo, ma questa configurazione proprio no (penso non a caso, ma forse anche perché lo scopo di queste interfacce è un altro: collegare le uscite di fotocamere o cineprese digitali allo smartphone per scaricare foto o film), quindi, niente da fare. Per  scrupolo ho comprato anche un'interfaccia integrata maschio-maschio ma nulla da fare, non è una soluzione.

L'interfaccia HDMI
Su tutti i PC nuovi è sempre presente, ma ho scoperto che è solo funzionante in uscita. Esistono però delle interfacce pensate per registrare contenuti video su PC connettendo un cavo HDMI a una sorgente video, come quello in figura (e altri simili) si chiamano piuù o meno sempre Video Capture, costo circa 16 €. Ho pensato quindi di provarlo per inviare i contenuti audio con Chromecast (quello video, ancora in produzione) che, come avevo già visto in un'altra prova, può anche trasmettere solo in audio.

Già all'origine si partiva però con un handicap: i contenuti audio trasmessi da Chromecast sono limitati a 24/48. Inoltre anche in questo caso era necessario un connettore USB maschio-maschio. Stavolta però era veramente trasparente e l'audio arrivava correttamente ad Audacity per essere registrato.
Bisognava solo capire, con quale qualità, sulle scarne specifiche allegate all'oggettino made in China era indicato solo "audio format : L-PCM" ovvero Linear PCM, che non vuol dire nulla perché vale per qualsiasi risoluzione. Comunque, provando a registrare, tutto sembrava funzionare e potevo dedurre che, almeno la qualità CD era preservata. Ma, stante così le cose, valeva la pena di puntare al componente di Hifime e l'ho ordinato.

Facendo però qualche altro test di questa interfaccia per questo post, sono andato sul pannello di controllo, dove questa unità di registrazione compare come "USB 3.0 Capture" e ho scoperto che è configurabile solo mono. Risoluzione 96K ma solo un canale. Per scrupolo ho provato a registrare lo stesso ed è proprio così, se Audacity è settato stereo registra la stessa traccia sui due canali. Cercando su Internet pare che dipenda dal fatto che usano un driver Microsoft per le webcam. Pare proprio che non sia un problema di configurazione, è fatto così. Per registrare video da TV evidentemente a qualcuno basta, perché tra le molte recensioni ne ho trovato solo una che cita questa mancanza.

Mancanza che però lo rende totalmente inutile per il nostro scopo. Il componente Hifime UR23 rimane l'unica soluzione.

Nelle immagini che seguono il Video capture in test e le impostazioni sul pannello di controllo.




Appendice 2 - Test: effetto del volume della sorgente sulla registrazione

Nei due spettrogrammi che seguono un brano di John Lennon (Cleanup Time) a confronto, registrato prima con il volume di Qobuz prima all'88% e poi al 70%. Come si vede l'azione probabile di taglio dei picchi in saturazione è presente in entrambi.




domenica 27 marzo 2022

"La verità sullo streaming"

Questo è il claim in copertina dell'ultimo numero di Audio-Review (440),Il titolo dell'articolo in realtà è un po' diverso (Streaming: Alta Fedeltà ... ma a che cosa?) e punta a dare risposte sui dubbi degli utenti di servizi streaming in merito alla effettiva qualità di quello che le piattaforme trasmettono.
In effetti, mentre se guardiamo Netflix quando abbassa la qualità per prestazioni di rete insufficienti, ce ne accorgiamo subito se non vediamo più in HD, mentre in musica non è immediato. Il dubbio che ho sentito più spesso è sulla effettiva qualità in HD di servizi come Qobuz e Tidal, alcuni sospettano che siano semplici upsample di materiale in qualità CD. e non effettive registrazioni HD, Cosa peraltro non difficile da verificare con strumenti anche semplici.

L'articolo però non prende in esame questo dubbio, e neanche l'alta fedeltà propriamente detta, ovvero la fedeltà rispetto al contenuto musicale originale, ma la fedeltà  rispetto al master originale e quindi in sostanza al supporto fisico originale. In effetti le informazioni su quale emissione dello stesso album sia stata inserita nella libreria musicale non si trovano quasi mai e sarebbe meglio che ci fossero, ma in genere non si trovano neanche sui CD fisici e, peraltro, non abbiamo neanche informazioni, se non nel caso di album molto celebri, su quale sia il master migliore (e poi, migliore rispetto a cosa?).

I LUFS, la loudness war e le scelte dei servizi
Il punto centrale analizzato, visto che sul master si può scoprire ben poco, è invece l'impatto che ha sulla differenza lo standard introdotto alcuni anni fa dalla ITU (International telecommunications Union) per normalizzare l'ascolto sui media di diffusione della musica, il LUFS (Loudness Units relative to Full Scale) che misura il volume medio sotto al livello massimo riproducibile (che è 0dB). Il livello medio viene scelto dal servizio, a volte comunicato e a volte no, e a volte l'utente può scegliere tra 2-3 livelli distinti.
La qualità dell'ascolto può essere impattata dall'applicazione di questo standard perché in queste operazioni di normalizzazione il servizio potrebbe applicare una compressione dinamica superiore a quella presente sul master (o che sul master non c'era), Questo sia nel caso in cui il volume medio originale sia troppo alto, sia che l'utente scelga un volume superiore al target del servizio. Nel primo caso mantenendo lo stesso range dinamico i "pianissimo" sarebbero troppo bassi ed è necessario un adeguato intervento di compressione. Idem nel secondo caso se il contenuto dinamico dell'originale fosse già compresso mandando i picchi fuori dallo standard.

Si scopre leggendo l'articolo che riguardo a questi spetti alcuni servizi dichiarano la loro politica riguardo al volume medio misurato in LUFS, e che lo fa in particolare il più diffuso, Spotify. Per altri sono state effettuate misure indipendenti (riportate nel blog del sito Mastering The Mix) che mostrano una certa variabilità di scelte.

Mastering specializzato
Uniformare il volume ha senso evidentemente solo nella diffusione broadcast (streaming o radio) mentre non ha senso nell'ascolto casalingo da un supporto fisico o da contenuti acquisiti in digital download, quindi teoricamente il master engineering e gli studi dovrebbero preparare master specializzati per canale d'ascolto. Impresa non semplice considerando la variabilità delle scelte ed anche il fatto che non siano sempre dichiarate e che sia dichiarato che sarebbero sempre seguite.

A chi interessa tutto questo?
A leggere l'articolo essenzialmente a chi è abbonato ai servizi che diffondono musica in streaming solo in formato compresso, visto che nella tabella e nelle misurazioni del sito citato prima non sono inclusi Qobuz e Tidal. Ma dovrebbe essere il contrario, visto che le registrazioni in alta definizione dovrebbero logicamente essere accurate anche nel preservare la dinamica del master originale e/o della esecuzione reale e gli utenti di questi servizi vorrebbero essere rassicurati che nulla venga fatto in tal senso.
Non possono essere rassicurati perché nessuno dei due pubblica informazioni esaurienti sulla normalizzazione del volume e/o del loudness, Qobuz non da' proprio alcuna informazione in merito, almeo alla data, mentre Tidal adotta la loudness normalisation dal 2017. Il livello scelto da Tidal è -14 LUFS quindi come Spotify Standard, più alto del livello consigliato di -16. Questo fa supporre che una compressione dinamica sia necessaria per contenuti con dinamica estesa, ma non ci sono conferme in merito.
Per contro in Qobuz, non essendo dichiarato nulla, il parere prevalente è che non venga svolta alcuna operazione e che i contenuti siano diffusi così come sono archiviati nella libreria musicale.

Vantaggi e svantaggi
Nella ipotesi che Qobuz non adotti alcuna normalizzazione gli svantaggi possono essere nelle variazioni di volume ascoltando playlist da album diversi e nella difficoltà di ascoltare a volume adeguato in contesti non hi-fi, tipo in cuffia in mobilità, in auto e simili. Mentre ha sicuramente un vantaggio nell'ascolto sull'impianto casalingo dove si può apprezzare il realismo di una dinamica elevata, simile a quella di un evento dal vivo.

Le altre differenze
Preservare la dinamica è importante ma a volte una limitata compressione può portare alla luce particolari che sfuggivano, aumentando il piacere dell'ascolto, qualcosa di simile ad una foto più contrastata rispetto ad una foto "morbida" dello stesso soggetto, Sono molti altri i parametri che rendono diverso l'ascolto della stessa musica, e anche su questi sarebbe interessante fare un confronto tra i due servizi "rivali" che interessano agli audiofili. Impresa non semplice e che deve partire dagli stessi master per essere significativo il confronto, ma che Audio Review si ripromette di fare. Confermando che inizia ad esserci un interesse per lo streaming di qualità anche nel mondo finora piuttosto conservatore degli audiofili.



sabato 12 marzo 2022

Spotify Hi-Fi in qualità CD? Cinque anni di rinvii.

Mentre una parte degli audiofili si dispiace per la transizione all'alta definizione che non arriva mai, anche la transizione dalla musica compressa almeno alla qualità CD non è che stia molto meglio.
E' stato annunciato da Spotify  nel 2017 come una nuova opzione che avrebbe allineato il servizio ai concorrenti (che proponeva già quasi tutti anche la qualità CD), è rimasto nel limbo fino all'inizio del 2021 quando era annunciata la disponibilità entro la fine dello stesso anno, ma non è successo niente. Ora le ultime notizie lo danno come non pianificato, cioè, non esplicitano che non lo faranno mai, ma non lo fanno lo stesso.

Perché Spotify è importante?
Perché il servizio di streaming nato in Svezia è di gran lunga leader del settore con il 31% del mercato globale, includendo anche Paesi "extra Google" ovvero Cina e Russia. Nel solo nostro mondo "occidentale" (culturalmente parlando) la quota di mercato equivale quasi alla somma del mercato dei servizi streaming delle tre big del web (Apple, Amazon e Google)..


Tencent e Netease sono servizi streaming cinesi, Yandex Music è un servizio 
streaming russo. Sono ovviamente rivolti al mercato interno. Dati Q2 2021

Spotify sta inoltre ulteriormente crescendo anche al di fuori della musica, essendo la piattaforma di riferimento per i podcast, il nuovo apprezzatissimo canale per le news e l'intrattenimento (come noto stiamo abbandonando progressivamente la scrittura per tornare gradatamente al "verbo", quindi all'inizio).

E' quindi molto importante approfondire le scelte del n.1, tenendo conto che anche due dei tre "followers" sono anch'essi ancora "lossy". Se non si decide ad un passo che peraltro non richiede grandi investimenti avrà i suoi buoni motivi, ed è interessante quindi comprenderli. Che sono di due tipi: economici e tecnici.

Motivi economici: ma la domanda esiste?
Spotify ha lanciato il progetto Hi-Fi ovvero la disponibilità dell'ascolto lossless, in risposta alla competizione, quasi tutti gli altri servizi stavano proponendo la qualità CD con un sovrapprezzo (e solo a pagamento), un plus che, speravano, avrebbe avuto un riscontro in termini di abbonamento e di fatturato. Per prudenza o forse per motivi organizzativi stavano arrivando comunque tardi e hanno fatto in tempo a verificare che l'attesa domanda e progressivo abbandono della codifica complessa "lossy" premium a favore della qualità CD non c'erano stati.

Anzi, i principali promotori (Tidal e Qobuz) hanno rilanciato puntando all'alta definizione,  e trovando una nicchia di audiofili interessati che comunque, per quanto piccola, è stata sufficiente per ora per sostenere i costi, garantire un margine e rendere così stabile il servizio (anche con successiva riduzione del prezzo).

Per gli utenti generici l'attrattiva si è rivelata trascurabile, per gli stessi motivi già proposti come spiegazione nel post precedente.

A fronte di questo traino insufficiente per Spotify poteva essere anche un rischio: è un servizio che è gratuito con pubblicità o premium, il servizio gratuito da' il maggior numero di abbonati, quello premium la maggior parte dei ricavi. Affiancare a premium un'alternativa dichiarata migliore ne abbassa il valore e anche l'attrattiva. In assenza di un vantaggio percepito e condiviso e senza una politica di prezzi aggressiva (= riduzione dei margini) il ritorno economico diventava problematico. Essendo per loro anche più costoso tenendo conto del grande numero di utenti che hanno. Probabilmente hanno fatto 5 anni di risk analysis e il risultato è stato sempre lo stesso.

Motivazioni tecniche: la percezione della migliore qualità
Sono regolarmente accolte con interesse le continue novità nel settore dei monitor TV (e dei contenuti) o delle fotocamere degli smartphone, senza polemiche sull'interesse delle case produttrici, quindi deve esserci una differenza ed elementi specifici che la generano. 
Ed in effetti:

  1. il nostro senso della vista è molto più addestrato ad osservare le differenze rispetto al senso dell'udito, in special modo se utilizzato per seguire suoni "astratti" (la musica) e non rumori e suoni di ambiente
  2. la ricerca della "qualità" non è detto che sia la ricerca della "fedeltà" 
La fedeltà del suono e la fedeltà delle immagini
Cominciamo dal secondo elemento perché influisce anche sul primo. In un test a confronto tra due monitor HD che adottano le ultime innovazioni (4K, HDR, OLED ...) il commesso chiederà certamente "quale le piace di più" dopo aver scelto un video adatto. Non chiederà mai, "quale è più vicino alla realtà". Ed è ovvio perché il video demo, come il 90% dei contenuti video che il cliente guarderà, è stato costruito in un set, che siano serial Netflix o HBO, film, talk show, sia che siano stati registrati in studio, in un luogo selezionato o all'aperto. Il cliente non ha modo di confrontare quello che vede con la scena originale, lo confronta quindi con la sua aspettativa di un video di alta qualità, una scelta estetica, che di solito punta a premiare i colori più vividi e contrastati e la naturalezza dell'incarnato per le persone (la sua personale idea di naturalezza).

Nella musica, se Hi-Fi ha un senso, il riferimento invece c'è, ed è la ricostruzione di un'esecuzione dal vivo, ma con strumenti acustici, "fedele" nella timbrica, nei dettagli, nella distribuzione spaziale stereo. In tutti gli altri casi, e sempre, per un ascoltatore che non ha mai ascoltato quegli strumenti dal vivo, anche per l'ascolto della musica la scelta è essenzialmente estetica. Difatti anche in questo caso la domanda al cliente che sta facendo una prova è quasi sempre "quale le è piaciuto di più tra l'amplificatore A e l'amplificatore B?".

Il criterio non è la fedeltà
Il criterio che guida la scelta, questo ha capito probabilmente Netflix, in musica per la clientela di massa non è la fedeltà, certificata da esperti redattori e dalle loro prove d'ascolto, questo poteva essere vero negli anni '70 ma non è più così. Il criterio è la personale estetica del suono che apprezza il cliente, e non la troverà nel passaggio alla qualità CD, anche per la motivazione (1) indicata sopra, ovvero la difficoltà di individuare le differenze in un ascolto veloce. Molto di più farà la scelte delle cuffie stereo.
Meglio restare alla qualità premium (320Kbps) risparmiando gli investimenti sulla piattaforma di diffusione della musica in streaming.

La fedeltà può anche abbassare la qualità percepita
Senza andare lontano, di questo paradosso siamo testimoni tutti quando fotografiamo col nostro smartphone. Il processore interno è programmato proprio per realizzare foto "infedeli", che trasformano un giorno di colori spenti in un giorno di colori accesi, che correggono l'incarnato, che, addirittura, negli ultimi modelli trasformano una scena di notte in scarse condizioni di luce in una scena illuminata. E regalare al possessore immagini che sembrano più vere del vero, come questa che ho scattato io con un iPhone neanche recentissimo, qualche mese fa.

Il Palazzo delle Civiltà e del lavoro, per i romani il "Colosseo quadrato" all'EUR, in una notte d'estate. La foto non è ritoccata digitalmente, è come è stata scattata con le impostazioni standard dall'ormai vetusto iPhone 8

Succede anche in musica
L'alta definizione ha lo scopo di rilevare la maggior parte possibile di particolari del suono originale. Ma non è detto che chi ascolta la musica sia alla ricerca di tutti i particolari e non invece di una musica netta, contrastata, diretta, nella quale gli strumenti fisici o elettronici che siano, si riconoscono bene, che emoziona. Questo è emerso in un esteso test in doppio cieco tenuto anni fa, dove un buon numero di partecipanti al test, specialmente se erano abituati ad ascoltare in cuffia, preferivano l'audio compresso alla qualità CD. E' qualcosa di simile alla preferenza che diamo normalmente ad una foto contrastata rispetto ad una foto a basso contrasto. La seconda contiene più particolari (i mezzi toni) ma appare grigia e meno emozionante (un esempio in Appendice).

In sintesi
La scelta di Spotify appare logica dal loro punto di vista, sia economicamente che per mantenere il ruolo di preminenza nel mercato. Potrebbe forse fornire anche la qualità CD più avanti, ma solo per uniformarsi ai competitors, 

Appendice
Per un esempio di foto che perde qualcosa passando da alto contrasto a stampa "morbida" (con più mezzi toni) utilizzo una celebre foto naturalistica di Sebastiao Salgado. La prima qui sotto è l'originale, nella seconda il contrasto è stato ridotto con un editor di immagini digitali schiarendo la scena. Si vedono più particolari del suolo, ma l'immagine è meno emozionante. Lavorando sul negativo la differenza poteva essere anche molto più visibile.









domenica 27 febbraio 2022

L'alta definizione ha un futuro?

Sarebbe più giusto chiamarla alta risoluzione, visto che il logo ufficiale è Hi-Res Audio. E' commercializzata da 20 anni ormai, ma è ancora la nicchia di una nicchia, quella dei cosiddetti "audiofili", possessori di impianti stereo di variabile complessità e impegno economico, unici interessati. Che già sappiamo che sono pochi ed in maggioranza di età matura ed oltre. Si riconoscono perché sono tutti quelli che hanno un DAC, un oggetto con molti produttori e molta offerta, che ha senso logico acquistare solo da parte di chi ha contenuti in alta definizione, quindi album ottenuti in download o diffusi in streaming dai servizi HD.

Una situazione anomala, le innovazioni tecnologiche destinate al mercato consumer hanno solo due esiti: il successo, sostituendo o marginalizzando la tecnologia precedente, o il flop, e vent'anni sono tanti. In questo periodo abbiamo assistito ad esempio al flop della televisione 3D o del multicanale in musica (quello solo per la musica) o al successo totale degli smartphone o quello quasi totale della musica digitale sui supporti fisici digitali (decisamente marginalizzati) o quello, totale, della fotografia digitale, dove la produzione di apparecchi analogici è addirittura cessata (vedi post precedente).

I paradossi dell'alta definizione
Una situazione peculiare e anche paradossale per diversi motivi:

  • I possibili fruitori di contenuti HD sono una minima minoranza sul totale dei fruitori di musica, ma una gran parte delle nuove uscite e delle riedizioni di album è Hi-Res
  • La tecnologia precedente, in termini di risoluzione, risale ad ulteriori 20 anni prima, giusto 40 anni alla data di questo post, un'era geologica nel campo dell'informatica e del digitale
  • Il congelamento riguarda solo i fruitori, chi produce musica usa l'alta e altissima risoluzione da sempre, man mano che è stata disponibile. 
  • Come conseguenza, il costo all'origine dei contenuti in Hi-Res e il medesimo, per i produttori, del costo dei contenuti in qualità CD o compresso.
  • Anche dal lato dei fruitori la riproduzione in Hi-Res dai device più diffusi (gli smartphone) avrebbe un costo nullo, non richiederebbe alcuna sostituzione. E gli smartphone potrebbero fungere da lettori anche per impianti tradizionali.
  • Alla fine degli anni '70 praticamente in ogni casa che aveva una sala e un televisore (a colori nel secondo quinquennio) era presente la "catena hi-fi" spesso mono-fornitore e non di qualità eccelsa, ma comunque superiore (e di molto), se ben installata, a uno smartphone collegato a uno speaker bluetooth. Era uno status-symbol ma anche la testimonianza del valore che si dava alla musica in famiglia. Ma dagli anni '90 in poi questi impianti sono finiti in cantina, o peggio, e mai più sostituiti.
Una transizione che sarebbe stata impegnativa e costosa (ma neanche più di altre) nel 2000 del lancio (fallito) del SACD ma che da molti anni sarebbe a costo anche zero e disponibile per tutti.
Ma che non avviene. Proviamo a individuare i possibili motivi.

1. L'interesse economico di case discografiche e produttori di hardware
Per anni avete letto che l'alta definizione in musica era tutta una speculazione delle case discografiche e dei produttori di hardware per vendere qualcosa che non serviva. Non sarebbe uno scandalo perché il mercato dell'entertainment funziona così e i produttori non sono società no profit, e certo all'inizio questo è stato l'intento. Ma il primo tentativo è andato a vuoto (SACD e DVD-Audio) e i successivi (Dual Disc, Pure Blu Ray) sono rimasti ignoti ai più. 

A questo punto le case discografiche avrebbero dovuto far riconoscere il valore dell'HD ad una platea il più possibile vasta avendo anche il vantaggio che nel frattempo era diventata solo "liquida", dematerializzata, con costi pressoché nulli di produzione dei file audio e da bassi a nulli per i clienti. Ma non ci hanno neanche provato, hanno beneficiato solo delle iniziative dei produttori hardware di DAC e poi di quelle dei servizi streaming HD, indirizzando solo il target audiofili.
Per la clientela di massa la mancanza di un supporto fisico che rappresenta in modo tangibile l'elevamento di qualità è stato considerato (o è stato nei fatti) un ostacolo insuperabile per puntare al successo. Ed infatti, alla fine, per trovare un oggetto tangibile che testimoni l'elevamento della qualità hanno dovuto rispolverare il vinile, rimasto miracolosamente in vita grazie all'opera di ostinati (e fortunati) appassionati della musica analogica e senza alcun merito delle case discografiche e dei grandi produttori di hardware.

Sul lato dei produttori di hardware a frenare ogni iniziativa dopo i flop degli anni zero è stato l'avvento dello smartphone. Un oggetto che poteva tranquillamente suonare anche i file HD con solo pochi interventi, li tagliava in prospettiva fuori dal mercato di massa. Non hanno fatto quindi alcun investimento, anche perché le major non si muovevano e si sono dedicate al mercato degli audiofili e dei proprietari di impianti producendo DAC e streamer, rinunciando al mass market.

Quindi Motivo n.1: Nessuna promozione verso il grande pubblico

2. Una tecnologia obsoleta, ma non si vede
Premesso che ci sono tecnologie e pratiche obsolete che ci affascinano e hanno un mercato (vedi la cucina regionale o le moto Harley-Davidson) qui la tecnologia obsoleta è una tecnologia digitale, e il grado di obsolescenza è veramente enorme (guardate il bitrate) confrontato con l'evoluzione di un'altra tecnologia digitale e informatica come il PC.

Anno

Utente Musica

Bit Depth

Sample Rate

Bit Rate

1982

Consumer

16 bit

44,1 kHz

1.411 bps

1982

Studio di registrazione

16 bit

44,1 kHz

1.411 bps

2022

Consumer

16 bit

44,1 kHz

1.411 bps

2022

Consumer HD

24 bit

192 kHz

4,608 bps

2022

Studio di registrazione

32 bit

384 kHz

24.576 bps


Anno

PC

CPU

RAM

Disco

Tecnologia

1982

PC IBM

2.9 MHz

16-128 KB

160KB

Floppy Disk

1983

PC IBM XT

3.1 MHz

128-640 KB

10 MB

HDD

2020

Notebook i5

2.4 GHz

4 GB

500 GB

HDD

2022

Notebook i7

2.9 GHz

8 GB

250 GB

SDD


L'evoluzione non è stata così clamorosa come per le memorie e la potenza dei computer, ma è comunque sempre più di 6 volte per gli utenti che ascoltano in HD e oltre 17 volte per gli studi di registrazione più attrezzati (ovviamente in crescita, considerando che i codec con queste prestazioni sono ormai in produzione di massa).
E' veramente difficile pensare che a fronte di questo aumento di prestazioni non ci sia stato un aumento di qualità (quello che abbiamo sperimentato in modo estremamente elevato nei PC e negli smartphone ma anche nei monitor TV) anche perché l'evoluzione nel settore professionale è stata sempre seguita. 

La differenza però è che questo salto tecnologico non si "vede" nel senso che non è facile percepire la differenza, come conseguenza,   ascoltare oggi un file audio su un PC con la tecnologia di 40 anni fa non è come guardare i film in casa con un televisore a colori a tubo catodico degli anni '80. 

Motivo n.2: L'audio del 1982 è invecchiato ma non si vede. Non crea imbarazzo e "bisogno" di sostituzione.

3. La musica è cambiata
La musica negli anni '70 era diventata centrale nel settore dell'entertainment, confinante in questo caso con l'arte: una esplosione di creatività, la riscoperta quasi di massa della musica classica e poi della musica barocca, il movimento progressive con suoni e arrangiamenti sempre più elaborati, le musiche del mondo da scoprire. L'impianto stereo di qualità era una necessità assoluta per apprezzare il progressive, popolarissimo e seguitissimo, e lo stesso valeva per la classica. 
Passano gli anni e la centralità della musica è insidiata e poi superata dal gaming, dalla musica in mobilità con il Sony Walkman, e la qualità diventa un'esigenza sempre più trascurabile con il punk, l'hip-hop e il rap, per il quale basta il "boombox" (in Italia "il bambino"), lo stereo compatto ma ipertrofico con i bassi gonfiati. La musica è accompagnamento, sottofondo e consumo, sempre meno solo quelli che l'ascoltano come opera d'arte da ascoltare con attenzione e quasi con sacralità. Il formato "album" inizia il suo percorso di marginalizzazione.

Motivo n.3: La musica non è più centrale, da ascoltare con sacralità, si perde anche interesse all'ascolto in stereo, come può suscitare interesse di massa lo stereo Hi-Res? 

Un boombox anni '90 in azione (immagine 123RF- thumbnail size 1/10)

4. L'alta fedeltà è diventata un mondo chiuso
Quando l'alta fedeltà era di moda  e in ogni salotto c'era un impianto (magari super-economico) la tecnologia affascinava e più o meno tutti conoscevano il significato del termine bass-reflex. Negli anni successivi l'alta fedeltà è diventata elitaria, "esoterica", hi-end. Di questo mondo di impallinati arrivano solo alla massa delle persone già meno interessate alla musica perché impegnate in altre passioni, vaghe notizie di costi stratosferici e dimensioni concepite per villoni da oligarchi russi.

Il che però è anche comprensibile se si legge Audio Review negli ultimi due numeri (438 e 439) dove venivano presentati un paio di diffusori dal costo di 65.000 € e dal peso di 140 Kg l'uno e nel secondo di un finale mono (ne servono quindi due) dal costo complessivo di più di 50.000 € e dal peso di 60 Kg ciascuno (erano i diffusori Albedo Acclara Diamond e l'amplificatore Audia Fight Strumento n.8, entrambi prodotti italiani). Componenti sicuramente validi, dal costo e inserimento inconcepibili per una persona normale e presentati nella recensione come in grado di far scoprire veramente la musica senza nascondere nulla di quanto registrato. Il che però significa che impianti e componenti di minor costo (ma sempre fuori portata per quasi tutti) sono lontani dal massimo. Che peraltro, leggendo le riviste, è molto erratico.

L'utente medio inevitabilmente pensa: se ascoltare la musica realmente in stereo hi-fi è qualcosa per me irraggiungibile, e anche facendo uno sforzo sarei comunque molto lontano dal top, rinuncio e mi tengo le mie cuffie Beats collegate allo smartphone, con le quali secondo me si sente benissimo. Questo pensa l'utente potenziale medio.

Motivo n.4. L'interesse per l'alta fedeltà, obiettivo irraggiungibile e pure incerto, è ai minimi storici

5. Non si sente la differenza
E questo è normalmente considerato il motivo principale, ma deriva in realtà, a mio parere, dai primi quattro. Certo non è immediato percepirla come per un monitor TV HD o 4K rispetto ad uno di 15 anni fa (anche perché vengono  usati per confronto video studiati allo scopo), ma se: 
1) nessuno fa pubblicità alla nuova tecnologia, 
2) la differenza non si vede, non faccio la figura di un pezzente come quello che ha ancora la TV LCD di 15 anni fa, 
3) la musica che mi piace la sento benissimo così, 
4) è qualcosa che riguarda solo quegli impallinati dell'alta fedeltà, costa un boato di soldi 
non mi interessa neppure cercarla questa fantomatica differenza.

In sintesi
Dalle considerazioni fatte e dai molti elementi che le supportano appare improbabile una transizione di massa al nuovo standard, al massimo (ma non è certo) si potrà assistere al superamento della musica compressa (che è compressa rispetto al CD) rendendo universale il formato CD 16/44.1 per tutti gli usi audio. Mentre lo Hi-Res Audio rimarrà, perché a differenza degli altri standard precedenti abbandonati non ha costi da sostenere per mantenerlo in vita, ed anche perché è lo standard utilizzato nelle registrazioni del 99,9% della musica che ascoltiamo, e rimarrà di interesse solo per la nicchia degli appassionati audiofili.