lunedì 13 gennaio 2020

La vera alta fedeltà esiste

Per ascoltare un pianoforte in casa nostra con elevato realismo, quasi come se fosse proprio nella nostra (ampia, necessariamente) stanza serve un impianto di alto livello, lo sappiamo. Diffusori allo stato dell'arte, amplificazione a più telai all'altezza, una registrazione accuratissima riversata in DSD512 oppure, se rimaniamo in analogico, riprodotta da uno Studer con nastro da 1 pollice a 2 tracce e che legge a 38 cm/sec. Un impianto da sogno per un appassionato audiofilo, un impianto per il quale l'investimento necessario è nell'ordine delle decine di migliaia di Euro. Ma sappiamo che non sarà comunque mai una qualità assoluta, l'esatta riproduzione del pianista quando lo suonava.

La perfezione assoluta però esiste, ed è anche banale raggiungerla: un pianoforte a coda che suona nella nostra stanza (che, ripeto, deve essere adeguata). Sì, direte voi, ma servirebbe anche che sullo sgabello sedesse Yuja Wang in persona, o qualcuna delle sue amiche, o amici. Non il nostro amico che dice che ha studiato pianoforte quando andava alle medie. E meno che mai, noi. Ebbene ora ci siamo, ci ha pensato proprio una casa di strumenti musicali che è un mito nel settore.


Spirio
Con questo nome curioso la Steinway & Sons (sono proprio loro) propone la versione per il terzo millennio dei music-rolls  Ampico di cui avevo scritto qualche anno fa. Molta meno meccanica, rimpiazzata da elettronica e digitale e ovviamente connessione in wi-fi ad una apposita app, e il pianoforte (Steinway ovviamente) suona da solo, ora come allora, 120 anni dopo. Ripetendo esattamente la durata e la pressione sui tasti del famoso/famosa pianista che ha registrato uno dei brani del nutrito catalogo di Spirio (la Steinway è una potenza nel settore), non c'è dubbio che la riproduzione sarà di qualità irraggiungibile anche per l'impianto più raffinato e costoso che si possa immaginare. Accedendo al sito (questo è il link) si può vedere il video dimostrativo e leggere l'ampio corredo informativo.


Cosa si può ascoltare
I pianoforti Steinway sono adottati da un gran numero di sale da concerto e di studi di registrazione e quindi come prevedibile sono molti i nomi noti che hanno registrato loro esecuzioni con tecnologia Spirio. A cominciare dalle star cinesi della classica, ma arrivando anche ad altre sensibilità, come  Ludovico Einaudi. Il catalogo attuale si può consultare a questo link.


E i grandi nomi del passato? Ovviamente non possono aver registrato direttamente per Spirio, ma attraverso un software di trascodifica da registrazioni esistenti (di adeguata qualità, si suppone) sono disponibili anche loro registrazioni, da Glenn Gould a Thelonious Monk a Duke Ellington a Bill Evans, ai grandi nomi della classica, inclusi Arturo Benedetti Michelangeli o Claudio Arrau. Sono gli "Spirio Artists".
In questo caso la trascodifica e soprattutto la registrazione originale non potrà aver catturato esattamente come hanno suonato questi grandi pianisti, e anche il pianoforte non sarà il medesimo. Ma il suono del piano sarà comunque sempre più realistico di come lo potranno mai riprodurre i sistemi top di Magico, TAD o Wilson Audio.

Bellissimo, ma è più accessibile?
Non proprio, perchè oltre a Spirio, che ha "prezzo a richiesta" (e quindi sospettiamo che non sia troppo economico) serve anche un pianoforte a coda Steinway. Il modello base compatibile si chiama O-180 e parte da 33.000 €, oppure è possibile adattare a Spirio anche il B-211, che parte da 55.000 €.
Per chi fosse interessato si possono avere più informazioni e, per i più coraggiosi, anche un'offerta, a 3 centri musicali d'Italia, incluso il noto Alfonsi di Via Giovanni Lanza a Roma.
Affascinante ma assai impegnativo.

giovedì 2 gennaio 2020

Il mitico Master e i dubbi su MQA

Come noto, nel percorso complicato della musica digitale verso l’alta definizione, tuttora accompagnato da una diffusa diffidenza, che individua nel CD un risultato definitivo e insuperabile, si è inserita 3 anni fa la variante della codifica MQA. Proposta da Bob Stuart della Meridian, notissimo progettista del settore, adottata dal servizio di streaming Tidal, supportata dalle 3 major superstiti, ha raccolto da subito molto interesse da parte di chi ha potuto sentire musica in formato MQA, e quindi notevole attesa. A questa fase e’ seguita però una fase di scetticismo. Tentiamo di fare il punto.

MQA ovvero Masters Quality Authenticated
Partiamo proprio dall’acronimo scelto, perché e’ proprio una dichiarazione d’intenti, una mission per il nuovo standard (qualità master autenticata), e cominciamo proprio dall’elemento più importante, la ragion d’essere, ovvero la qualità.

Quality
Essendo un formato che ottimizza la trasmissione e l’archiviazione dei dati dovrebbe garantire di mantenere la stessa qualità di ascolto dei formati di compressione lossless esistenti (FLAC o ALAC) ma in realtà promette anche di più. Ovvero, attraverso la registrazione di informazioni sull’andamento della musica nel dominio del tempo, di preservare meglio il timing del messaggio musicale. Così almeno si capisce dalle affermazioni presenti nella presentazione del formato sul sito MQA e sul sito di Bob Stuart con affermazioni come quella che segue.

It would be strange indeed if our remarkable time-domain acuity were irrelevant to the perception of music. In fact there is persuasive evidence that this is not the case: those experimental subjects who have proven most adept at resolving time-frequency uncertainty are musicians, suggesting that time-domain acuity is enhanced – trained – by the process of becoming a musician. So the traditional frequency-domain view of audio system performance is fundamentally at odds with our perception of music.

Tutto condivisibile, sarebbe però importante capire come fa MQA, partendo da master registrati in PCM, a preservare meglio o eventualmente a ricreare queste informazioni.

La cantante e attrice Rebecca Pidgeon. Il suo album The Raven, un evergreen per gli audiofili di tutti i continenti, è preso come esempio di confronto con la codifica PCM sul sito di Bob Stuart. 
L'analisi di Computer Audiophile
Un noto esperto del settore, che utilizza strumenti di misura analoghi a quelli dell’industria e pubblica da tempo approfondite analisi tecniche sulla musica digitale, ha voluto però andare in profondità, oltre le parole non chiarissime di presentazione, analizzando anche i documenti tecnici allegati al brevetto e misurando le prestazioni effettive, e i suoi risultati e considerazioni sono stati ospitati dalla prestigiosa rivista online Computer Audiophile. L’esperto ha come nickname Archimago ma la sua identità e’ nota alla rivista e nel settore. Le sue osservazioni sono piuttosto critiche e si possono leggere nell’articolo, che non è breve. Riassumo le principali conclusioni:
  • dall’analisi dello schema di compressione allegato al brevetto emerge senza possibilità di smentita che nel processo vengono mantenuti solo i 13 bit più significativi del campione e viene inoltre effettuato un downgrade della frequenza di campionamento a 48KHz
  • e’ dichiarato che la riduzione viene effettuata selezionando le informazioni più significative all’ascolto secondo gli ultimi risultati delle neuroscienze applicata alle capacità di ascolto di noi esseri umani.
  • la compressione quindi non è lossless, le informazioni omesse non vengono mantenute seppur recodificate, non è possibile tornare al file originario
  • non si trova alcuna evidenza tecnica di dove sarebbero memorizzate le informazioni sul timing
  • il processo di decodifica e conversione in analogico, testato su alcuni DAC di fascia alta conformi pienamente a MQA (Mytek) ha mostrato la presenza di artefatti legati proprio al tipo di compressione effettuata (leggere l’articolo per i test mostrati e le spiegazioni)
  • l’articolo e’ stato sottoposto preventivamente al consorzio MQA per fornire proprie contro deduzioni che però non sono pervenute, e’ stato ignorato.
Una critica quindi molto incisiva e documentata (molte altre osservazioni si possono leggere nell'articolo), che si contrappone alle molte testimonianze e prove d’ascolto che si possono leggere in rete, a volte entusiastiche e comunque quasi sempre positive.
Com’è possibile? Non è la prima volta che succede nel mondo dell’alta fedeltà, sappiamo che il vinile e’ teoricamente inferiore al CD per dinamica, risposta in frequenza e distorsione, eppure molti (anzi la maggioranza) lo preferiscono in ascolto. Idem per gli amplificatori a valvole dove si da’ addirittura come spiegazione che il nostro sistema uditivo apprezza particolarmente la distorsione di II armonica che i tubi termoionici offrono in buona quantità. In sostanza, la nostra capacità uditiva nasconde ancora alcuni misteri.
Questa potrebbe essere una spiegazione, ma in quei casi si confrontava digitale con analogico, mentre qui digitale con digitale, con qualche inevitabile dubbio in più.

Master
Una parola chiave che sta trascolorando nel mito, adottata dal consorzio come principale elemento preferenziale. Ma cos’è il master? Escludendo i rari esempi di musica in registrazione diretta, il processo che arriva al file musicale prevede 3 passi +1:
  1. La registrazione su una traccia di uno o più strumenti e della voce (anche in tempi e a volte luoghi diversi) effettuata dal record engineer
  2. Il missaggio (mixing) delle varie tracce, con eventuale inserimento di effetti, per comporre il contenuto musicale finale pronto per il mastering (mixing engineer)
  3. La produzione e del master che costituirà il file audio “padre” dal quale saranno prodotte tutte le copie di una emissione (dell’album o altro tipo di pubblicazione e diffusione). Quest’ultima fase può prevedere interventi ulteriori sul mixing (ad esempio compressione dinamica per consentire una più agevole fruizione su speaker o cuffie di minore qualità) (mastering engineer)
  4. Le registrazioni su singola traccia e il mixing sono poi archiviati per consentire in tempi successivi la produzione di master con caratteristiche diverse, sia per il mezzo di diffusione (ad esempio in HD anziché in qualità CD) sia per l’adeguamento a una estetica musicale diversa e nel frattempo evoluti (ad esempio i celebrati remaster di Steven Wilson dei capolavori progressive rock degli anni ‘70).
Il primo passo è responsabilità del tecnico del suono (record engineer), il successivo del mixing engineer (che può essere la stessa persona) e l’ultimo dal master engineer, che può essere anche il produttore dell’album o lo stesso tecnico del suono assieme al musicista.

Poi ci sono cento varianti ma qui ho riepilogato la situazione tipica. Alla quale ho avuto la fortuna di poter assistere parecchi anni fa, era un album del Banco del Mutuo Soccorso (Come in un'ultima cena), alla console c’era Vittorio Nocenzi col tecnico del suono Peter Kaukonen, il fratello di Jorma Kaukonen, e le registrazioni delle tracce erano della voce di Francesco Di Giacomo e di alcuni inserti di chitarra di Rodolfo Maltese.

Cosa sappiamo del master?
Si può comprendere dalla sintetica descrizione che e’ molto importante per la qualità del suono che ascolteremo, probabilmente ha un peso molto superiore al formato adottato per la diffusione (ed è così) e non a caso MQA l’ha adottato come “bandiera” (claim). Ma cosa ne sappiamo noi acquirenti e fruitori della musica? Poco o niente. A volte ma non sempre il nome dei tecnici del suono (come per l’album che ho citato) più l’anno di produzione per i remaster, spesso legati alla riproposizione dell’album in formato CD o HD.

Ma non sappiamo quasi niente su come sono stati prodotti il mixing e il master. In primo luogo, se sono stati realizzati con tecnologia analogica o digitale. Inoltre, limitandoci alla produzione digitale, la codifica adottata (PCM o DSD), la risoluzione selezionata nei vari passaggi, gli strumenti di acquisizione, in particolare per le tracce prodotte con voce o strumenti acustici, gli effetti applicati, gli strumenti usati per il mixing e il mastering. Inoltre e soprattutto non sappiamo in cosa si differenziano i vari successivi mixing e mastering a cui sono stati sottoposti gli album più noti.
Sappiamo solo, e non sempre, l’anno di produzione del master e i nomi del record engineering, del mixer engineering e del master engineering.

Al master e alla sua produzione e’ legata l'attendibilità’ di una delle affermazioni di MQA, ovvero preservare le informazioni sul timing. Se il master e’ analogico, e’ possibile che in qualche modo non spiegato e non noto si preservino le informazioni che invece vanno perse nel concorrente PCM, ma se è in PCM (quasi tutta la musica da metà degli anni ‘80 ad oggi) questo è impossibile.

Authenticated
Ci aspetteremmo che MQA poiché afferma di metterci a disposizione il master, anzi addirittura ci assicura che è “autentico” (non usa però il termine più’ impegnativo: certificato) ci dia qualche informazione in più sul master "DOC" che ci mette a disposizione. Per cercare di capire se è così  ho consultato le informazioni sul master "autenticato" MQA fornite dalla app Tidal a confronto con quelle fornite da Qobuz, per un paio di ben noti album: Rumors dei Fleetwood Mac e Love Scenes di Diana Krall. L'analisi dettagliata è in allegato, e la conclusione è che non viene data sistematicamente  una informazione che consenta di individuare lo specifico master e meno che mai informazioni aggiuntive rispetto a quelle note e reperibili sul web. Per capire cosa intende MQA per "authenticated" bisogna approfondire la struttura di MQA.

I folder MQA
Bisogna considerare che MQA prevede tre livelli successivi di qualità e che per raggiungere il più elevato occorre un DAC pienamente conforme. Usano per descriverli la metafora di un pieghevole a tre facce che viene progressivamente aperto. Riporto le descrizioni del sito MQA.
  • MQA Core Decoder - Con la prima apertura il file MQA offre una qualità già superiore a quella del CD. È incluso in alcuni prodotti con output digitali come lettori Pioneer e Onkyo, nonché servizi di streaming e app desktop e mobili come TIDAL e Xiami Music. Anche lettori multimediali come Audirvana e Roon hanno implementato il decodificatore core. Il decoder restituisce il contenuto digitale originale in risoluzione 24/88.2 o 24/96
  • MQA Renderer - Abbinato a un Core Decoder, può completare il dispiegamento fino alla terza fase. I renderer possono essere ottimi prodotti portatili come DAC USB per cuffie. Ad esempio AudioQuest DragonFly, o alcuni prodotti iFi, possono connettersi all’uscita di un Core Decoder e completare la decodifica del file MQA (estraendo tutte le informazioni aggiuntive discusse in precedenza)
  • MQA Full Decoder - Effettuano tutte e tre le fasi di decodifica. Son DAC di diversi produttori (Mytek, dCS, BlueSounds, NAD, ecc.). Afferma il sito: ”A questo livello di riproduzione ascolti ciò che gli artisti hanno creato in studio grazie ad una compensazione e ad una gestione DAC specifiche per file e piattaforme” (ma dovrebbe essere lo stesso per la soluzione 2).
Attenzione quindi a quello che stiamo ascoltando, se confrontiamo file MQA con Tidal con file Hi-Res PCM con Qobuz o da un player (o se stiamo leggendo prove a confronto sul web). Nel primo caso si ascolta l’equivalente di un MP3 a confronto con un CD, ma meglio di un CD perché comunque in qualità HD seppur compressa con criteri psicoacustici. Solo nelle altre due configurazioni potremo apprezzare i veri o presunti plus della codifica MQA. a confronto con un tradizione Hi-Res PCM.

In sintesi: "Authenticated" significa banalmente che il master, sommariamente indicato, dell'album che ascoltiamo è stato codificato secondo il formato MQA e messo a disposizione su Tidal. Solo se arriviamo a dispiegare il terzo folder ascoltiamo i benefici dichiarati di questa codifica.
In altre parole, puro marketing attraverso la scelta di un nome evocativo, non viene comunicato rispetto a cosa ciò che ascoltiamo sarebbe “autentico”.

Dal sito MQA (mqa.co.uk) l'elenco dei produttori di hardware che hanno in catalogo DAC conformi a MQA (core o full decoder)
L’altro plus: l’efficienza
MQA accanto alla superiore qualità continua a evidenziare la maggiore efficienza, in termini di banda e di archiviazione. Un plus ormai trascurabile e che cito solo per completezza, con reti casalinghe FTTC che arrivano ai 100Mb/s al costo di un normale ADSL e il 5G in arrivo (ma posso testimoniare che si ascolta l’HD, ad esempio da Qobuz, anche in 4G senza particolari problemi). Se il plus fosse solo questo sarebbero arrivati decisamente tardi.

I confronti
Fatte queste premesse e fornite queste sintetiche informazioni possiamo analizzare criticamente le varie testimonianze presenti in rete di confronti tra gli stessi brani codificati MQA e PCM, trasmessi da Tidal o Qobuz. Come questi presenti in un forum di utenti Roon.
La prima cosa da verificare per quanto premesso è se si stanno confrontando gli stessi master. Nel primo confronto, vinto da MQA, il primo brano test è dei Doors, la celebre Riders In The Storm dall'album L.A. Woman.

Su Qobuz è presente in HD 24/96, non è indicata la data del master e neanche su Tidal dove è presente in qualità Master. Da MusicBrainz sappiamo che la prima versione Hi-Res è del 2000, per DVD-Audio, poi c'è una versione successiva del 2012 per digital download, su etichetta Rhino invece che Elektra, presente ad esempio su HDtracks, infine anche una versione per SACD del 2013. Possiamo dedurre che su Qobuz sia presente la versione del 2012, non sappiamo se il master è lo stesso del 2000 ma è probabile che sia così, perché la Rhino fa essenzialmente "repackaging" (dice MusicBrainz). Su Tidal è indicata come data del master il 1971 e che si tratta di un album in qualità master. Dovremmo dedurre che la versione MQA sia tratta dal master originale analogico, quindi sia stato fatto ad hoc per Tidal e per il consorzio MQA. E' probabile che invece la base sia lo stesso master per il download digitale in 24/96 fornito a Qobuz. In questo secondo caso il confronto illustrati dall'utente Roon Thomas Grosse sarebbe corretto, nel primo caso invece avrebbe confrontato master molto diversi e il risultato non sarebbe attendibile.

Tralascio gli altri due test perché è troppo difficile individuare l'album del pianista islandese Vikingur Olafsson e perché l'album di Margo Price non è in qualità master su Tidal (forse lo è solo in USA). Passo invece a una seconda considerazione: il test è stato eseguito nella modalità Core Decoder (una funzione fornita da Roon) su un DAC non conforme MQA. Il confronto è quindi stato fatto con ogni probabilità sullo stesso contenuto 24/96, con Qobuz compresso lossless in FLAC, e con Tidal compresso lossy MQA, ma non "autenticato". Un probabile altro caso di preferenza per il suono compresso, che a volte appare più dettagliato (succede anche per MP3 in confronto al CD).

Negli altri test altri utenti in maggioranza dichiarano un pareggio tra i due formati, con leggera prevalenza del PCM di Qobuz, in altri è preferito MQA, ma non sempre è chiaro se sono stati effettuati a livello "folding 3". Difficile trarre un verdetto.

In sintesi
In presenza di critiche che appaiono molto fondate e avendo come contraltare le descrizioni veramente fumose che si trovano sui siti di MQA e di Stuart, non mi sentirei proprio di consigliare il passaggio a MQA, essendo disponibile in alternativa un vero HD non compresso e perlomeno allineato, se non al mitico master, alla copia per il download in HD. Ancor più considerando che è sceso in campo nel frattempo anche Amazon.
Nel settore si nota comunque una diffusa fiducia nel nuovo formato, sia tra i produttori di software, ovvero le case discografiche, sia tra quelli di hardware, e qui però si passa a considerazioni sulla convenienza economica sulle quali non mi soffermo qui.

Fidandosi delle nostre capacità di ascolto bisognerebbe confrontare i due formati, ma sarebbe necesario usare un DAC che supporta i tre “folder” della codifica MQA, e al momento sono tutti di fascia alta e alto costo, e anche verificare preventivamente e con attenzione che stiamo ascoltando lo stesso master. Aspettiamo e vediamo.

Allegato: Master a confronto

Rumours dei Fleetwood Mac.
Ci viene comunicato che e’ ascoltabile in MQA, l’album è stato registrato in analogico (e’ del 1977) ma dalle scarne informazioni fornite apprendiamo che quello che ascolteremo è il remaster del 2001. Quindi non è evidentemente il primo master del 1977, e neanche il primo master per l’uscita in CD, che è del 1984 (informazione ricavata su MusicBrainz) ma il remastering del 2001, eseguito per pubblicare l’album su DVD-Audio in Hi-Res (24/96), difatti anche il team in sala di registrazione è ampliato. Facendo il confronto con Qobuz (nel quale lo stesso album è disponibile Hi-Res) si può verificare che si tratta della stessa edizione del 2001 e che collimano anche i nomi del team.

Love Scenes di Diana Krall
Anche questo album è disponibile in MQA su Tidal (e in Hi-Res su Qobuz), qui però le date non collimano. Su Tidal viene indicata come data del master il 1997, quindi in digitale, che è la stessa data di uscita dell’album su CD, su Qobuz (sono parchi di informazioni anche loro) invece la data non è comunicata, ci viene detto solo che la risoluzione è 24/96. Io ho anche il DVD-Audio dove è indicato il 2003 come data di uscita (e del remaster di cui si fa menzione). Il controllo su MusicBrainz conferma che non ci sono state uscite intermedie. E’ quindi quasi certo che su Qobuz viene diffuso il master prodotto per il DVD-Audio. Mentre per Tidal rimane il dubbio: è un MQA che parte dal mixer originario del 1997 registrato in 24/96, prima della produzione del master con downgrade a 16/44.1 per la pubblicazione su CD? Lo stesso usato nel 2003 dai tecnici della Verve per la versione stereo sul DVD-Audio, dove il remaster riguardava solo la nuova versione multichannel? Può darsi, ma sono solo ipotesi.

giovedì 19 dicembre 2019

Breve prova delle Kef LS50 Wireless

Le LS50 Wireless della Kef sono senza dubbio il componente Hi-Fi del momento, EISA Award lo scorso anno, in evidenza su siti specializzati come Audiostream, assieme al modello quasi gemello in scala ridotta, le LSX (EISA Award quest'anno) e accompagnate da un buon successo commerciale che ha convinto titolati competitor come B&W ed Elac a seguire la stessa strada.

Sono definite "wireless speaker" nei premi ricevuti ed effettivamente questo vogliono essere, un complemento per ascoltare la musica da PC, tablet o smartphone, ovviamente senza cavi. Insomma sono nella stessa categoria dei componenti integrati come il Mu-So della Naim (provato qui tempo fa), lo Zeppelin della B&W o il VISO 1 della NAD, ma anche dei comuni ed economici altoparlantini Bluetooth. La funzione è la stessa, ma quel che cambia è la qualità, ciò che ascoltiamo.

Con gli altoparlantini a volte anche 2+1 (con sub) siamo fuori dal perimetro di interesse di questo blog e anche dal rispetto dovuto alla musica, se l'amiamo almeno un po', ma con gli integrati e in particolare con il Mu-So siamo già nei territori dell'alta fedeltà, e con sistemi come le LS50W riconquistiamo anche in pieno l'immagine stereo, la collocazione spaziale del suono, e la dinamica di un'esecuzione dal vivo. A un prezzo, la minore compattezza (sono sempre due "casse") anche se la collocazione in ambiente è molto meno impegnativa rispetto a un impianto tradizionale.
Preciso che esistono anche le LS50 passive (2012), di cui le LS50W (2016) sono un'evoluzione.

Kef LS50 Wireless in versione bianco-rame
Impressioni di ascolto
Procedendo al contrario rispetto alle classiche recensioni parto subito da quello che ho rilevato in circa 30' di ascolto e a seguire aggiungo alcune informazioni sulle funzionalità, peraltro già reperibili facilmente in rete, specie se in inglese. La configurazione di ascolto era in un'area messa a disposizione nel corso di un evento Hi-Fi presso l'Auditorium di Roma. L'area per la dimostrazione, a lato della Sala Petrassi, è riconducibile ad una stanza di 20-30mq con la particolarità che un lato, verso le altre zone dell'Auditorium, è aperta. Gli speaker erano collocati regolarmente sui loro supporti, a distanza corretta dal punto di ascolto e dalle pareti, e la sorgente era Tidal in streaming via Wi-Fi. Dato che ne ho avuto la possibilità ho anche registrato la prima parte della prova e l'ho inserita su YouTube. La registrazione non consente certo di fare una valutazione oggettiva di come suonano, considerando la bassa qualità dell'audio (ripreso peraltro con un iPhone 8) su YT, ma può dare comunque un'idea e aiutare la lettura delle impressioni di ascolto.

Prima parte: I Queen
La dimostrazione era organizzata da un noto negozio di Roma (Hi-Fi D'Agostini) che, per mettere in risalto le peculiarità delle casse con un contenuto musicale noto ai più, aveva scelto i Queen (Innuendo e It's A Hard Life, un brano del loro terzo album. del 1984). La registrazione (3') si riferisce solo a questa prima parte.
Le LS50W sono casse a due vie che usano solo il ben noto coassiale Kef nell'ultima versione, con mid esterno di diametro minore rispetto alle prime versioni (12 cm). Sono piuttosto compatte e quindi ci si aspetta che non possano scendere molto sui bassi e che la dinamica sia necessariamente compressa. Queste sono quindi le prime verifiche da fare all'ascolto.


I due brani dei Queen ascoltati in sequenza sono classico rock "sinfonico" e scendono abbastanza sui medio bassi e naturalmente per emozionare richiedono un gran volume di suono e una buona capacità di seguire il ritmo.
Obiettivo pienamente raggiunto devo dire, l'ambiente pur se aperto, era "riempito" dal suono potente del gruppo di Freddie Mercury e Brian May, che avvolge completamente chi ascolta, senza segnali percepibili di "compressione" (alias distorsione) e con una timbrica corretta per la voce e gli strumenti amplificati. Il secondo brano, nella introduzione e nella prima parte, è più "intimista" e fa ricorso anche alla chitarra acustica. Consente quindi di valutare la riproduzione della voce di Freddie Mercury, che appariva corretta, potente e duttile come ci si aspetta. Non ho molti elementi di confronto perché non ascolto e non ho ascoltato molto i Queen, ma la riproduzione era del tutto godibile e non emergeva nessuna criticità. Sicuramente hi-fi.

Seconda parte: Diana Krall
Ho chiesto a questo punto di poter ascoltare anche qualcosa di acustico e che conosco bene. La scelta è caduta su un brano di Diana Krall con solo voce e contrabbasso, All Or Nothing At All da Love Scenes. Il contrabbasso di Christian McBride era riprodotto in modo molto corretto, sia come volume sia come realismo, giustamente "rotondo", non sembrava un basso elettrico a note scandite come a volte capita di percepire (attenzione: sono sempre sfumature). Molto convincente anche la riproduzione della voce della pianista e cantante canadese, ricca di sfumature e molto espressiva, ben collocata nella scena sonora, realistica e senza "s" sibilanti (per citare un classico delle recensioni sugli ascolti).

Terza parte: Miles Davis
 Il test sulla dinamica era superato, casse compatte ma in grado di ricreare una dinamica realistica come un impianto "grande". Rimaneva da provare la ricostruzione spaziale con un brano meno mixato in studio rispetto a quello dei Queen e più articolato del secondo. Il test ideale si fa secondo me con i cori ripresi dal vivo in qualche chiesa, ma era un po' complicato trovare il brano giusto tra quelli disponibili su Tidal e quindi ho ripiegato sul classico quintetto jazz impegnato in un super classico: So What da Kind Of Blue.

Si parte quindi con il basso di Paul Chambers che avvia il tema che sorreggerà tutto il brano e segue una breve introduzione di Bill Evans con i primi accenni della improvvisazione modale che sarà introdotta da Miles Davis proprio in questo brano, entra quindi la batteria di Jimmy Cobs con in evidenza i piatti. Tutti ben collocati a sinistra-centro (Evans) e a destra-centro (Chambers e Cobb). Arriva quindi il celebre assolo del leader alla tromba. Niente da dire, bel suono della tromba che sembra materializzarsi lì davanti, anche leggermente in alto. A seguire c'è l'altro ben noto assolo di John Coltrane al sax tenore. Sembra molto spostato sulla sinistra, proprio in corrispondenza alle casse. Ho controllato però più tardi in cuffia e nella registrazione è proprio nettamente sul canale sinistro. Servirebbe un altro test, comunque timbrica ok e buon realismo. E' la volta quindi di Cannoball Adderley (in questo album come noto c'erano proprio tutti) al sax alto. Che suona come è giusto più chiaro e anche più "aereo", meno posizionato sulla destra. Il quintetto comunque è davanti a noi, la batteria e il piano un po' più indietro. Quello che ci si aspetta da una riproduzione stereo. Forse una collocazione in un ambiente più tradizionale avrebbe consentito qualche cosa di più in profondità.

Quarta e ultima parte: Take Five
Proposto dal responsabile della demo l'ultimo brano, anche questo notissimo. L'occasione per confermare la capacità di rendere correttamente la timbrica e l'articolazione dei vari interpreti (lo so, sarebbero le basi per un ascolto in hi-fi, ma raggiungerle non è scontato). Il sax alto di Paul Desmond è riconoscibile come tale, ma ben diverso il suo stile da quello di Cannonbal Adderley, più morbido seppur potente, d'altra parte lui apparteneva ai "soffiatori" mentre Adderley era partito dal rhythm and blues. E' un'ottima cosa che l'impianto possa consentire di apprezzare questi particolari ma in questo test la verifica più significativa era sull'assolo di batteria di Joe Morello, altra novità del celebre album Time Out di Dave Brubeck, uno dei più noti di tutta la storia del jazz. La batteria è uno strumento che richiede grande dinamica e dettaglio e anche qui le compatte casse attive hanno dato ottima prova, riproducendo una batteria molto reale e "presente".

Paul Desmond
In sintesi con le LS50W si ascolta la musica da un fronte sonoro sufficientemente ampio e con strumenti ben localizzabili, raggiungendo un un ottimo livello di approssimazione all'evento reale.

Come si arriva a questi risultati
Una prova breve ma molto positiva, quindi. Non avendo fatto confronti immediati non posso indicare come sono posizionate rispetto a impianti tradizionali con casse passive, ma a memoria siamo su livelli medio-alti.
Per raggiungerli con dimensioni compatte e costi accettabili la Kef non ha fatto in realtà altro che adottare tecnologie proposte ed utilizzate da tempo (ma molto poco nel settore hi-fi) e ingegnerizzarle ulteriormente per una produzione orientata al grande pubblico e non solo al settore professionale:

  • Casse attive: ogni "cassa" contiene un amplificatore mono per ciascuna delle due vie, di potenza di 200W per i medio bassi e 30W per gli alti; una soluzione non nuova (Heco e Philips negli anni '70 in ambito home, poi assai diffusa in ambito professionale per i monitor da studio, vedi le ben note Genelec) che consente di evitare il cross-over passivo con le sue problematiche e di fornire agli altoparlanti un'amplificazione personalizzata. 
  • Digitale: ogni "cassa" contiene anche un DAC di ultima generazione; l'input può essere qunindi un flusso dati inviato wireless (wi.fi o bluetooth) oppure via cavo alla cassa "master" e di adottare una ciorrezione con un DSP
  • Uni-Q: un componente coassiale midwoofer-tweeter adottato da Kef da più di 2 decenni, consente di avere una sorgente del suono puntiforme, ovvero ideale teoricamente, e i due altoparlanti allineati in fase; non esclusiva, adottata da Thiel a suo tempo e ora dalle apprezzatissime TAD
  • Bass-reflex: a differenza delle prima casse attive (a sospensione pneumatica e con sisema di feedback) lo sviluppo della qualità degli altoparlanti e la capacità di progettazione del sistema reflex consentono di sfruttarne i vantaggi in termini di dinamica anche per questa categoria di diffusori
  • DSP (Digital Signal Processing) per estendere la risposta: la elaborazione in digitale consente prima di tutto di intervenire e correggere le limitazioni fisiche degli altoparlanti. In particolare, di estendere la risposta sui bassi. I bassi infatti gli altioparlanti anche di 12,5 cm se opportunamente pilotati li riproducono anche fino a 40dB, ma a livelli molto inferiori, la correzione nel dominio digitale (se supportata da altoparlanti e ampli in grado di "reggerla" consente di intervenire preventivamente estendendo la risposta allineata alle medie.
    In particolare la risposta senza DSP arriva a 79Hz -3dB a 85dB-1 metro di pressione sonora, con l'intervento massimo del DSP (ci sono 3 livelli) arriva invece a 45Hz sempre a -3dB / 85dB, un dato simile a modelli 3 vie tower passivi.
  • DSP per la correzione di ambiente: la collocazione dei diffusori incide come noto in modo significativo sulla risposta nella sezione dei medio bassi; anche qui si può intervenire con curve di risposta personalizzate per esempio per la collocazione in libreria, o su un mobile basso, o su stand, aumentando di molto la flessibilità di collocazione, una necessità per una fruizione aperta e condivisa della musica.
Le funzionalità (in sintesi)
Le riepilogo solo per completezza perché descritte in modo esauriente nei manuali Kef (se fate fatica a trovarli ecco il link a quello più completo).
Le LS50W (e le LSX) possono ricevere e riprodurre il contenuto musicale da:
  1. Un NAS o altro archivio digitale via DLNA con la app Kef Control
  2. Un NAS gestito dallì media serve Roon via DLNA con la app Kef Control
  3. Il contenuto musicale di un tablet o smartphone con la app Kef Control
  4. Un servizio streaming supportato dalla app dedicata Kef Stream: al momento Tidal e Spotify
  5. Un sistema di distribuzione della musica Sonos o Yamaha Musicast (simili a Google Chromecast Audio purtroppo non più prodotto) via Wi-Fi + cavo Toslink
  6. Una qualsiasi sorgente con uscita digitale ottica Toslink (lettore multiformato, smart TV, CD player) 
  7. Una qualsiasi sorgente (PC fisso o mobile) sulla porta USB
  8. Giradischi o qualsiasi altra sorgente analogica sull'ingresso analogico RCA. 
Le connessioni delle LS50W sulla cassa master
Le prime 4 modalità di riproduzione sono wireless, la quinta lo è parzialmente (utilizza un ripetitore), le ultime richiedono un cavo di connessione. E' anche possibile, sempre con la app, la connessione wireless via Bluetooth in qualità aptX.
Il DAC interno (presente su entrambe le casse) è PCM a risoluzione massima 24/192, non è indicato su alcuna pubblicazione il chip set adottato. E' incluso anche, come premesso, un ADC (analog to digital converter) ma non è specificato a quale frequenza e livello di campionamento operi. Una particolarità è che le due casse anche se "wireless" di nome ed entrambre dotate di DAC, devono essere connesse tra loro sulle porte Ethernet con un cavo.

Riproduzione in alta risoluzione HD
Il DAC interno supporta l'alta definizione sino a 24/192 sulla porta USB e sino a 24/96 sull'ingresso ottico Toslink. La connessione tra le due casse deve essere inoltre opportunamente settata.
Mi è stato garantito a voce che anche per le connessioni Wi-Fi se il contenuto è in HD, viene trasmesso sempre in HD dalla app Kef alle casse, senza downgrade. Nella documentazione (Owner's Manual e relative specifiche tecniche) questo non è confermato.
Non è supportato il formato DSD e quindi eventuali file audio in DSD (a qualsiasi risoluzione, anche DSD64) presenti ad esempio sul NAS, non possono essere riprodotti dalla LS50W e dalle LSX. Non è questo il loro target.
In streaming è disponibile al momento solo il formato MQA di Tidal. Sto cercando notizie sul supporto di Qobuz e Amazon Music Ultra HD e aggiornerò la pagina se troverò qualcosa.

In sintesi
Con un impianto tradizionale spendendo di più (su Amazon attualmente a 2.150 €, circa metà per le LSX, da considerare che non serve nient'altro) al prezzo di una complessità maggiore e di una minore certezza del risultato si può ancora ottenere di più in termini di ambienza, estensione sui bassi e raffinatezza del suono. Ma la distanza si sta accorciando e la scelta rimane quindi solo personale, nel bilanciamento tra praticità e tensione verso la massima qualità possibile.
Anche se teoricamente adatte anche a chi utilizza ancora supporti fisici (CD o vinili) appaiono una scelta orientata soprattutto a chi è passato alla "musica liquida" in streaming o da un archivio digitale locale o ha iniziato direttamente da qui.

venerdì 6 dicembre 2019

Registrazione digitale in alta definizione su PC

In un post precedente avevo citato la possibilità di registrare in digitale da un normale computer, quindi senza regolazione del volume e possibile introduzione di distorsione o rumore di fondo e senza doppia conversione DA/AD. La procedura illustrata (e provata) utilizzava un Mac Mini (solo versione 2014 o precedenti) e l'applicazione GarageBand, standard su Mac. Il limite di questa procedura era la risoluzione massima ottenibile di 24 bit / 44.1KHz, imposta dalla limitazione a 44.1 di GarageBand (che Apple non pare intenzionata a superare).

Vediamo in questo post come si può trasformare il proprio PC in un versatile registratore digitale senza queste limitazioni di hardware e di software. La registrazione digitale consente di acquisire, senza passare per l'analogico, musica prodotta da strumenti digitali (per esempio un piano digitale), o riprodotta da servizi streaming (avendo però acquistati i contenuti in CD o vinile) o da un nostro DVD.

L'ingresso digitale
Non è più presente dal 2015 sui Mac Mini e nemmeno sugli altri PC o notebook Apple, sui PC windows fissi o portatili comuni non è mai stato di serie. Sui PC fissi può essere aggiunta una scheda audio con ingresso digitale ottico o coassiale. Per tutti gli altri esistono invece schede audio esterne collegabili sulla porta USB. L'azienda produttrice delle note schede Sound Blaster ha in catalogo ad esempio questa interfaccia esterna con tutte le caratteristiche necessarie allo scopo, e di costo ragionevole (80-100 €): Creative Sound Blaster X-FI HD. Come si vde dall'immagine, è dotata di ingresso digitale ottico S/PDIF.

Sound Blaster X-FI HD
Il software per la registrazione digitale
Le applicazioni (a pagamento) che costituiscono un'alernativa a GarageBand hanno la possibilità di registrare sulla porta digitale del PC anche a frequenza di campionamento superiore a quella del CD, e quindi potrebbero rispondere all'esigenza. Come esempio possiamo citare Cubase, dal costo piuttosto elevato (da 65€ educational a 80-300€ standard) oppure Ardour, a pagamento volontario periodico da 1-4-10 $ al mese (provato). Sono però strumenti molto complessi, pensati per fornire le funzioni di un mixer / stazione di editing per uno studio professionale o semi-professionale. La semplice registrazione senza effetti e su due sole tracce è quindi in alcuni casi una funzionalità da individuare con qualche fatica tra le molte presenti. Soprattutto, proprio per questa grande versatilità e complessità, i prodotti più stabili e professionali non costano poco.

I registratori standard di Windows e Mac sono pensati per la registrazione vocale e poco più, e questo vale anche per le app di registrazione "finto-free" pensate più che altro per la cattura del suono. Una app sicura e open source però esiste ed è la stessa già proposta anni fa in un post dedicato alla cattura dell'audio dal driver del PC, ed è il ben noto editor audio Audacity.
L'applicazione, disponibile anche per Mac, "vede" anche un eventuale input digitale e in questo caso avviando la registrazione (che qui è una funzione molto semplice e intuitiva, simula il classico registratore a cassette o a bobine) acquisisce l'audio direttamente in digitale, disabilitando i controlli di livello di registrazione.

Registrare in digitale con Audacity
Il flusso digitale viene riconosciuto automaticamente, ma la risoluzione con cui effettuare la registrazione deve essere impostata preventivamente. Non è quindi rilevata automaticamente dal flusso di ingresso e replicata, se è diversa il software provvede online a fare il downgrade o upgrade alla frequenza impostata (la parola è sempre 32 bit float e quindi non ci sono problemi).
Per preservare la risoluzione originale occorre quindi conoscerla ed impostare la stessa frequenza di campionamento anche su Audacity. Dopodiché l'output può essere generato in formato non compresso WAV o AIFF (sempre e solo non compresso perché a seguire dovrà essere editato sempre con Audacity per separare le tracce).
Importante: ricordare sempre di impostare la risoluzione ad un valore uguale o superiore sul driver del computer. Su Mac ad esempio bisogna configurare nel pannello Midi Audio il valore massimo ammesso, che solitamente è 96000Hz al posto del default che è 44.100Hz.

Audacity in registrazione sul Mac Mini su ingresso digitale. Frequenza di campionamento impostata a 96KHz. Il controllo di volume è disattivato, muovendo il cursore il volume di registrazione non cambia. Il brano in registrazione (Youn Sun Nah - Too late) era in un passaggio a volume basso
Registrare in analogico con Audacity
L'applicazione open source della comunità SoundForge può essere una valida alternativa a GarageBand anche nell'acquisizione degli LP direttamente da analogico. Con Audacity, a differenza del recorder studio di Apple, si può impostare la frequenza di campionamento del software di registrazione a 48KHz (consigliato) oppure 96KHz per ottenere una qualità di conversione in digitale ottimale.

lunedì 25 novembre 2019

Roma Hi-Fidelity 2019

Sul blog non ho quasi mai scritto resoconti di mostre di alta fedeltà, non sempre sono interessanti, faccio un'eccezione per Roma Hi-Fidelity, che si è tenuta il 23 e 24 novembre, perché per lungo tempo sono quasi spariti eventi di questo tipo, con presenza di molti espositori. Il numero degli espositori e l'affluenza molto elevata del pubblico fanno invece pensare che sia iniziata un'inversione di tendenza. In altre parole, che a qualcuno stia tornando la voglia di ascoltare la musica al meglio che la tecnologia consente, dopo anni di deprimenti lettori MP3, cuffiette intraurali, ascolto con il cellulare o lo smartphone, cassettine 2+1 per PC dal costo di 15€ e infine Alexa, Google Home o Sonos by Ikea.

Il sistema hi-fi "umanista" proposto dalla piccola casa italiana Novaudio
Il pubblico
Grande affollamento, difficile spesso entrare nelle salette di ascolto, molto bene. Però si trattava ancora, almeno nella mattina di sabato, dello stesso target di sempre, ovvero per il 90% uomini "di mezza età" (secondo i canoni attuali: ovvero sulla sessantina e oltre). E il 90% delle donne apparivano essere pazienti accompagnatrici di mariti o compagni. Una differenza con le mostre di un tempo (dove erano temo gli stessi, ma sulla quarantina) è che ad ogni saletta i visitatori facevano sistematicamente le foto ai componenti con lo smartphone (anche io, ovviamente).

La musica
Considerando il target di età ci si aspetterebbe che la classica facesse da padrone, invece era totalmente assente, al massimo qualcosa di lirica, ma molto poco ricercato (La donna è mobile!). I tempi sono cambiati, e la passione per la musica al pubblico presente è arrivata prepontemente nella fase dell'adolescenza e quindi si sentiva quasi solo rock, con in grande evidenza i Dire Straits o Knopfler da solo, ma anche Deep Purple o Eagles, più l'immancabile De Andrè. Assenti invece, almeno durante la mattinata che ho passato nella mostra, i Pink Floyd che un tempo erano i preferiti dei dimostratori.
Anche jazz e fusion in abbondanza, ma l'obiettivo era sempre di far suonare l'impianto "forte" mettendo in evidenza la resa sui medio bassi che effettivamente i diffusori e gli amplificatori attuali riescono a produrre indistorti e con grande dinamica anche senza usare woofer grandi come un piatto per pizza (con un'eccezione che si vede nella foto).

Gli imponenti diffusori a dipolo Quasar di The Sound of the Valve
Il volume 
Per superare il chiacchericcio delle sale affollate (così mi ha detto qualche dimostratore) o per mettere in evidenza i "bassi" oppure per compensare l'inevitabile calo uditivo del target non più giovanissimo, sta di fatto che nelle salette, spesso molto piccole (era un albergo), il volume era sempre elevatissimo. Non realistico, neanche sedendo ai primi posti della platea davanti alle casse.
In un paio di casi ho dovuto chiedere io di abbassare, per ricondurlo a un ascolto realistico, ad esempio, come avrei potuto sentire dal vivo la voce o la chitarra acustica nella stanza oppure in un concerto. In fondo l'obiettivo sarebbe la "fedeltà" del suono.
Anche così non era semplice il confronto, per l'assoluta prevalenza di musica "mixata" e non acustica. Anche gli eventuali strumenti acustici (occasionali incisi di sax e simili) erano evidentemente passati per l'editing in studio. Ho chiesto in un caso di ascoltare qualcosa di acustico con la voce femminile, ad esempio Diana Krall, e con molta fatica è stato estratto dalla playlist Temptation, dal disco meno jazz della pianista e cantante canadese, The Girl In The Other Room.

I dischi test e le sorgenti
Non è una novità che nelle mostre si ascolti musica che non consente di valutare l'impianto e normalmente porto quindi con me un paio di CD che consentono un minimo di ascolto critico e di confronto a memoria (Love Scenes di Diana Krall e Lush Life di Joe Henderson). Ma non ho potuto proporli perchè i lettori CD negli impianti in prova erano quasi spariti. In maggiornaza si usavano network player o in un caso (forse di più) anche lo streaming (Tidal). Si possono inviare anche dallo smartphone ma ogni impianto ha le sue caratteristiche, non è più così semplice come infilare un CD.

Le esperienze di ascolto
Veniamo alle esperienze di ascolto che possono risultare interessanti e che sono anticipate da alcune foto. Premetto che gli ascolti erano focalizzati ai diffusori (per esigenze mie di un upgrade).

B&W Formation Duo (Hi-Fi D'Agostini)
La prima saletta era dedicata alla importante novità di B&W (nonché risposta alle KEF LS50/ LSX, grande successo) provata anche molto positivamente qualche settimana fa da Audiostream. La saletta era organizzata dal noto negozio di Roma, ma la presentazione era gestita direttamente da una persona di B&W Italia. Si tratta come noto di due diffusori attivi wireless a due vie, di elevato livello, che possono essere integrati da un subwoofer dedicato.
Erano proposti in un pacchetto con Formation DUO associato a un monitor TV Philips Oled, il sub, la soundabar Formation e un componente multi-room della stessa serie (Formation Flex). Il tutto, e anche questo era molto interessante, comandato dal sempre più citato media server Roon, installato sul suo music server (un PC dedicato e venduto direttamente da Roon). Una proposta quindi home-theater e multiroom e non stereo e la musica scelta era, coerentemente, il video con l'esecuzione dal vivo di Hotel California che è un classico delle mostre hi-fi (la sentivo 20 anni fa ad un Hi-End di Milano).

Questa volta non ho fatto la foto, ma era un ambiente molto piccolo
Come da aspettative la performance era ineccepibile, dettaglio di grande livello, nessuna distorsione o colorazione avvertibile, grande dinamica e ottima estensione sui bassi grazie al piccolo sub. Credo sulla parola che sarebbero state allo stesso livello anche con un contenuto musicale più impegnativo. La soluzione stereo (Formation DUO + Subwoofer) costa al prezzo offerto poco più di 5.000 € quindi come un impianto completo di buon livello, ma ha il vantaggio di essere "ready-to-go" e dal risultato certo, oltre che più compatta e inseribile in ambiente, senza penalizzazioni su nessun parametro hi-fi. Un'alternativa che sta diventando interessante per molti.

The Sound of the Valve Quasar
Il costruttore e anche rivenditore di Napoli era in pratica anche l'organizzatore della mostra (e della gemella a Milano) e si era riservato una sala più ampia e ben separata, nella quale proponeva un impianto che era l'esatto opposto del precedente: enormi diffusori (i Quasar) adatti anche all'occorrenza per sonorizzare un cinema e una distesa di pre e finali, crossover elettronici e altro, ovviamente tutti a valvole. Il costo era di un ordine di grandezza superiore, ma non stratosferico (19.000 € solo i diffusori, ma c'è di molto peggio) perché in fondo sono realizzati con componenti non esoterici.

Le Quasar in primo piano
Sono infatti dei 3 vie dove l'elemento centrale e principale è il noto altoparlante a banda intera Lowther, coadiuvato però da 4 altoparlanti da 15" (38 cm) per estendere i bassi e da un supertweeter a nastro. I diffusori sono a dipolo, ovvero sono aperti dietro, una scelta precisa del costruttore. Nel sito infatti si legge "diffusore a cabinet chiuso, emissione frontale unipolare, l'emissione posteriore dell'altoparlante va a "sbattere" contro le pareti posteriori e laterali del cabinet creando distorsioni indesiderate". Io sapevo che la emissione posteriore "sbatte" comunque da qualche altra parte creando altri problemi e per questo Vilchur negli anni '50 ha inventato la sospensione pneumatica e più tardi sono stati elaborati sistemi sempre più precisi di recupero dell'emissione posteriore chiamati "bass-reflex" ora usati quasi da tutti. Ma, per un costruttore che punta tutto sul recupero del passato (vedi il nome), ci sta.

E certo non suonavano male. Quando sono entrato erano impegnati a riprodurre un infuocato assolo del batterista Manu Katchè (più rock che jazz nel suo curriculum) a volume impressionante, sicuramente più alto di come avrebbe potuto sentire un ipotetico ascoltatore a 2 metri di distanza, ma anche di quanto sentiva lo stesso batterista. Il tutto però senza distorsione, con bassi ovviamente potentissimi (con quasi un metro quadro di superfice di emissione del suono non è difficile) ma precisi e indistorti e, soprattutto, tutti gli altri suoni della batteria del funambolico musicista, inclusi i piatti di varie dimensioni, si sentivano distintamente e quasi sottolineati, per niente coperti, con una dinamica e un ritmo notevoli. Si trattava peraltro di un CD proposto da un visitatore. In seguito siamo passati brevemente alla voce femminile e maschile (Mark Knopfler) e devo dire che si tornava alla normalità.

Novaudio Classic 8
Si torna sulla terra e nei territori conosciuti del suono nella saletta di questo costruttore che, mi spiegava il gentile dimostratore, era in origine specializzato nella produzione e preparazione di soluzioni custom per aziende e per privati e che da qualche anno propone una sua linea di diffusori. Che per alcuni modelli ha una caratteristica ormai molto rara (e preziosa): sono a sospensione pneumatica. Che sto apprezzando in questi giorni perché, causa un guaio sui miei diffusori principali, sto ascoltando con le mie vecchie AR 48S di 3 decenni fa, opportunamente revisionate. In più per predispormi bene, la sorgente era un fantastico registratore a bobine Studer. La saletta in questo caso era proprio una saletta e nel piccolo ambiente di ascolto le casse stavano a meno di 2 metri di distanza dal punto di ascolto (ero riuscito a mettermi al centro).

Causa il nastro, passare ad altri ascolti non era molto semplice ma ho potuto ascoltare un classico brano jazz con piano in evidenza con una resa eccellente di tutti gli strumenti e, come da aspettarsi, un basso consistente, realistico e ben controllato. Il tutto da un semplice diffusore a due vie con woofer da 8" (20 cm) al ragionevole prezzo di 2000 € circa, a dimostrazione che Vilchur non aveva poi tutti i torti.

Ancora un'immagine dell'ambiene d'ascolto minimal. Sullo sfondo un correttore d'ambiente che risultava parecchio efficace all'ascolto.
Dynaudio Confidence 30 (Hi-Fi D'Agostini)
Il negozio di Roma in un altro grande spazio presentava anche un modello tower della nuova serie dell'apprezzato costruttore danese, di cui si parla molto bene. L'ambiente era stato accuratamente messo a punto con pannelli fono assorbenti e accorgimenti vari perché l'acustica altrimenti era tremenda, mi hanno detto, e il risultato appariva in effetti più che buono. In generale in tutti gli ascolti non ho rilevato grandi problemi di ambiente, c'è una maggiore attenzione evidentemente.

Gli ascolti sono stati due a distanza di tempo. L'amplificazione era Hegel e la sorgente, come ho scoperto dopo, era Tidal in streaming con contenuti MQA (l'alta definizione "compressa" secondo Tidal e Meridian) da una playlist dimostrativa e quindi c'erano parecchi musicisti che non conoscevo o conoscevo poco (elenco per chi fosse curioso: Adam Cohen - Love Is, ARY - The Sea, Anette Askvik - Liberty, poi sono arrivati su richiesta i Dire Straits). La riproduzione era come da aspettative senza pecche avvertibili, in un ascolto per forza di cose non molto approfondito e con brani non conosciuti. Dinamica, estensione sui bassi, assenza di distorsione, buon equilibrio (ma una certa prevalenza dei medio bassi, non so se da registrazione). In particolare in questo set di prove mi ha colpito la voce della a me sinora sconosciuta musicista norvegese Anette Askvik, molto variabile, con veloci cambi di intonazione, resa in modo molto trasparente dall'impianto in prova.

Sono tornato a fine mattinata nella sala per provare a sentire qualcosa di acustico e possibilmente qualcosa che conoscevo già, approfittando della progressiva leggera diminuzione dei visitatori ma il massimo che ho ottenuto è stato l'ascolto di Temptation di Diana Krall che ho citato prima. Corretto, ma non ho scoperto nulla di più di quanto avevo sentito a casa, sempre in HD, con un impianto più datato. Fatta sempre la tara dell'ascolto a distanza. In sintesi un ascolto di alta qualità ma, se passiamo nel terreno meno deterministico delle impressioni, che non mi ha trasmesso entusiasmo. Che mi sarei aspettato visto il prezzo di 20.000 € (e non sono il modello top della serie).

Le Confidence 30 in un raro e breve momento di pubblico scarso. La foto è stata ripresa  durante la prova d'ascolto.
TAD Evolution One TX (Centro Musicale Roma)
Veniamo infine all'ascolto di un prodotto di punta di uno dei più rinomati produttori internazionali del mondo, unici concorrenti (dicono) la Magico o la Wilson Audio. Era il modello recente, aggiornato con la introduzione di due porte simmetriche bass-reflex di forma circolare (Bi-Directional ADS* Port) che sfruttano l'emissione posteriore dei due woofer da 16 cm di progettazione TAD (Technical Audio Devices Laboratories, California) e si aggiungono all'esclusivo coassiale tweeter - midrange sempre di loro progettazione esclusiva. Più altre raffinatezze tecnologiche.
TAD Evolution One TX

Saletta purtroppo un po' piccola ma ben sonorizzata. Ascolto all'inizio di un gruppo jazz al solito volume eccessivo, ma poi ho potuto chiedere di riportarlo a un livello naturale (sempre ben più alto del livello "condominio") e mi è stato possibile sedermi nella posizione ideale, anche se molto ravvicinata. Ora a a cantare e suonare era Mark Knopfler in uno dei suoi recenti dischi come solista (Privateering). E qui la sensazione di ascoltare ad un livello superiore passava tutta. Il buon vecchio Mark sembrava che fosse proprio lì davanti a noi, con la sua preziosa Fender Stratocaster del 1965 scelta per questo album (tra le molte della sua collezione privata). Non ho avuto ovviamente la fortuna di sentirlo di persona a casa mia o in un ambiente simile, ma la sensazione di realismo, naturalezza e musicalità me lo faceva pensare. Per il resto tutto a posto, notevole anche la resa controllatissima sui bassi, tenendo conto che si tratta in fondo di diffusori compatti con due soli woofer da 16.

Per ottenere questo risultato è necessario un certo impegno economico, circa 25.000 €, ma in fondo la vita è fatta di priorità, io ad esempio potevo tenermi la mia vecchia Mini BMW invece di comprarmi una nuova auto, che mi è costata pure di più, ma ci sarebbe da aggiungere anche l'amplificazione, che erano pre e finali VTL a valvole, praticamente il top. Quelli del noto negozio di strumenti musicali e componenti per l'ascolto hanno voluto esagerare.

Altre informazioni
Ho ascoltato anche altri impianti ma mi limito a questi a cui ho dedicato più tempo e che mi sono sembrati più significativi. Aggiungo che c'era anche un'affollata sezione dedicata alla musica da comprare, vinili (tanti) e non solo. Da segnalare uno stand con SACD nuovi non di classica, evidentemente non facili da trovare visti i prezzi stratosferici (anche 40 €), e un altro stand con nastri pre registrati semi-nuovi provenienti (mi hanno detto) in gran parte da una collezione privata, con prezzi ragionevoli (10-25 €), sicuramente meno di quanto costa comprarli in USA, considerando il costo di spedizione. Li vende un negozio di Ravenna, Musica & Video. Ovviamente non ho resistito e ho comprato un reel-to-reel di Dean Martin alla modica cifra di 15 €. Piccoli piaceri riservati ai possessori di registratori a bobine (presenti anche nella sala, a cura di un altro negozio di Varese).



mercoledì 13 novembre 2019

Mini-guida ai cavi e connessioni digitali

Nel meraviglioso mondo wireless i cavi sono eliminati e possiamo dimenticarceli. Ma non si può fare tutto in wireless (a parte che non è mai tanto chiaro cosa parte e cosa arriva), quindi un breve riassunto delle connessioni con cui può avere a che fare l'audiofilo ex-analogico può essere utile.
Solo cenni sulle caratteristiche dei formati utilizzati, perché si trovano già facili ed esaurienti su Wikipedia.

I tre standard
Per i sistemi professionali ci sono anche altre possibilità, ma nel mondo audiofilo ormai digitalizzato gli standard utilizzati per gli ingressi e le uscite sono tre, e non hanno le stesse caratteristiche né le stesse prestazioni:
  • S/PDIF Cavo coassiale digitale - Connettori RCA o Mini jack
  • S/PDIF Cavo Ottico - Connettori Toslink o Mini-Toslink
  • USB 2.0 o 3.0
Fino a qualche anno fa si usava anche la connessione Firewire (IEEE 1394), adottata quasi solo da Apple, che aveva allora prestazioni superiori al USB, che poi si è evoluto e anche Apple si è arresa e non lo usa più.

A cosa servono i cavi di connessione
In campo audio stereo, soltanto a collegare, in ascolto, il player al DAC, se sono realizzati con componenti separati, oppure, in registrazione, il DAC al registratore digitale. La complicazione nasce dal fatto che non tutti i player, DAC e registratori utilizzano lo stesso standard. Ad esempio, lettori CD o multiformato, quando le prevedono, utilizzano sempre uscite S/PDIF mentre computer fissi o mobili sempre uscite USB. Sono necessari quindi in alcuni casi cavi speciali in grado di connettere uno standard ad un altro.

Il CD Player Audio Analogue Paganini 192/24 Rev 2. L'uscita digitale coassiale è indicata dalla freccia.
S/PDIF e USB
E' uno standard nato assieme al CD e difatti la sigla sta per "Sony/Philips Digital Interface Format". E' progettato per utilizzare sia cavi coassiali sia cavi ottici e diverse tipologia di connettori.
Lo standard USB è invece stato sviluppato nel settore informatico per sostituire altri sistemi di trasporto dati precedenti ed in particolare la connessione SCSI (Small Computer System Interface) e in seguito anche le porte specializzate per stampanti, tastiere e mouse.
La versione 1.0 risale al 1996 e il transfer rate era solo di 1,5Mb/sec., appena sufficiente per il CD. Ora con la versione 3.0 (2007) è arrivato a 4,8Gb/sec ed è ancora ampiamente sufficiente per le applicazioni audio. Per il video in alta e altissima risoluzione invece è stato sviluppato, come noto, una standard specifico: l'HDMI (2002 versione 1.0 - High-Definition Multimedia Interface) che nella prima versione aveva prestazioni analoghe al USB 3.0 (4,9Gb/s) ed è arrivato con HDMI 2.0 (2013) a 18Gb/s

Le prestazioni audio
A parte il bitrate, che è un requisito da rispettare, le prestazioni audio nelle connessioni tra dispositivi diversi sono caratterizzate essenzialmente dalla capacità di ridurre al minimo il fenomeno del jitter, un termine generico (in inglese significa "tremolio") che nell'audio digitale può interessare il trasferimento del segnale al decoder (interface jitter) e il processo di campionamento (sampling jitter). Senza entrare in dettagli (una efficace illustrazione si può leggere in italiano su TNT-Audio) , contariamente a quanto si potrebbe ritenerere, la connessione che consente, se opportunamente utilizzata, di minimizzare meglio il fenomeno è USB invece dello standard specializzato S/PDIF. Inoltre quest'ultimo è progettato solo per la trasmissione in formato digitale PCM.
Il risultato è che nei DAC l'ingresso che consente le prestazioni di targa (es. 192KHz, DSD256) è tipicamente solo la porta USB, mentre gli ingressi S/PDIF quando presenti sono limitati a 96KHz e non possono gestire il campionamento DSD.

Esempi e soluzioni

Lettore CD con DAC esterno
La prima necessità, o curiosità, che può interessare un audiofilo è collegare il suo lettore CD ad un DAC esterno di prestazioni teoricamente superiori, eventualmente allo stesso DAC usato per l'ascolto della "musica liquida". Prerequisito ovviamente è che il lettore abbia un'uscita digitale, ma diversi modelli di fascia media-alta ne sono dotati. Di solito viene adottato lo standard S/PDIF con cavo coassiale, più raramente l'ottico. E' il caso del mio lettore (Audio Analogue Paganini 192/24 Rev 2.0).
Naturaleìmente anche il DAC deve essere un modello dotato di più ingressi e non del solo ingresso USB. In questo caso almeno un ingresso coassiale è sempre presente.

Il cavo necessario è quindi molto semplice, un cavo di connessione coassiale con spinotti RCA maschio su entrambi i lati. Come questo disponibile come Amazon Basic, che dimostra quindi che è abbastanza diffusa questa esigenza (ma può servire anche per gli impianti video).
Una volta connesso al DAC si scopre che l'uscita digitale non esclude quella analogica e quindi per i volonterosi è anche possibile effettuare agevolmente test in cieco o doppio cieco per verificare se l'utilizzo di un DAC esterno introduce effettivamenti un incremento di qualità.

Cavo digitale coassiale con spinotti RCA
Lettore multiformato con DAC esterno
Vale quanto riportato sopra con l'unica eccezione del formato SACD. Come abbiamo visto le uscite S/PDIF sono solo PCM e quindi la connessione esterna in HD potrà essere utilizzata solo con i DVD-Audio o in generale con dischi in standard DVD. Anche questa connessione è stata provata, utilizzando il mio lettore multiformato OPPO DV980, che è dotato di 2 uscite digitali S/PDIF, una ottica ed una coassiale. Il test è stato fatto ancora sulla porta di output coassiale e ha confermato, come da prevedersi, la possibilità di riproduzione sia per i CD sia per i DVD-Audio. Mentre inserendo un SACD la porta è disattivata o comunque non esce alcun suono, nè disturbi. Usando in alternativa un cavo ottico non ci sarebbero state differenze.

Monitor o decoder TV
L'audio dei contenuti in visione è normalmente trasmesso dal decoder al monitor TV con la connessione HDMI o, nel caso del monitor collegato direttamente al digitale terrestre, internamente agli altoparlanti del mnitor stesso.
Per ascoltare invece con il nostro impianto stereo e quindi con maggiore qualità, sia sui monitor sia sui decoder erano sempre presenti sino a tempi molto recenti le uscite analogiche RCA standard e quindi la connessione era possibile senza problemi.

I modelli più recenti stanno però perdendo le uscite analogiche e presentano una sola uscita digitale extra sia per l'audio stereo sia per l'audio multicanale. E' il caso del recente decoder Sky Q di Sky che, appunto ha recentemente sostituito il mio vecchio decoder Sky HD. 
Per la connessione all'impianto stereo è necessario quindi passare per un DAC a più ingressi. Nel mio caso l'ingresso Toslink ottico era già occupato (per l'uscita digitale del Chromecast Audio) e di conseguenza ho sperimentato la possibilità di connessione "mista" tra S/PDIF coassiale ed ottico. 
Per realizzarla sono disponibili scatolotti di conversione come quello di Prozor che ho acquistato (basso costo, ca. 15 €) e che consente la conversione bidirezionale, cioè da ottico a coassiale (come nel mio caso) o viceversa, selezionabile con un piccolo selettore. Non è un componente passivo e richiede l'alimentazione, che può essere fornita da una porta USB o connettendolo alla rete con una presa di ricarica fornita con uno smartphone (ne avremo in casa sicuramente qualcuna in più).
Convertitore bidirezionale S/PDIF dgitale <-> ottico Prozor
Una connessione un po' più complicata, ma quasi solo per l'impedimento dei cavi (che non si trovano facilmente più corti di un metro). Anche in questo caso, avendo cura di settare sullo scatolotto in modo corretto la direzione input > output e l'inserimento dei connettori negli ingressi di input e di output, funziona tutto correttamente. Attenzione però a settare correttamente sul decoder il formato audio digitale, che può essere multicanale Dolby B oppure stereo. Ovviamente deve essere stereo, altrimenti si ascolteranno solo le trasmissioni radio.

Connessione a registratori digitali
Non sono molto presenti negli impianti oggi, anzi penso siano piuttosto rari. Sono invece la norma in impianti pensati anche come studio di registrazione della musica, amatoriale o semi-professionale.
I registratori digitali si possono suddividere in base al sistema di archiviazione in DAT, MiniDisc, e hard disk (di solito questi ultimi hanno anche la possibilità di registrazione su schede SD). Questi componenti hanno sempre uno o più ingressi analogici e un codec analogico-digitale (che può essere usato anche per la conversione in digitale degli LP, vedi post precedente) e quasi sempre un ingresso digitale, normalmente a standard S/PDIF ottico o coassiale. I modelli professionali, come ad esempio i Nagra potrebbero anche avere un ingresso AES/EBU, che è la versione pro del S/PDIF.

Il registratore digitale può essere anche un PC con una scheda di rete specializzata e un software app di registrazione come Cubase oppure un PC che ha gia di serie un ingresso digitale, come il Mac Mini (ma solo fino alla versione 2014).

Tascam DR-680MKII
DAT e MiniDisc sono fuori produzione da anni, anzi da decenni ormai, ma possono ancora essere presenti in alcuni impianti, mentre i registratori digitali "da tavolo" come il Tascam DR-680MKII (prezzo medio) sono acquistati da chi registra musica prodotta in proprio o con amici, non per acquisire contenuti musicali in formato digitale, anche se possono fare questo mestiere (non tutti, i modelli più economici hanno spesso solo input analogici).

Una esigenza quindi piuttosto rara, ma abbastanza interessante per chi ha questi componenti hardware e/o software, perché consente copie in formato digitale anche in quei casi in cui il ripping su PC non è possibile facilmente (per esempio da DVD). Ancora una volta spossono servire cavi con di interconnessione tra connettori diversi.

Esempi di configurazioni di registrazione digitale:
  • Registrazione da Chromecast Audio a MiniDisc: cavo mini-Toslink > Toslink (provato con MiniDisc Sony MDS-JE330)
  • Registrazione da Chromecast Audio a Mac mini: cavo mini-Toslink > mini-Toslink (provato, vedi post precedente)
  • Registrazione da player multiformato su uscita S/PDIF ottica a Mac Mini con GarageBand: cavo Toslink > mini Toslink (provato con Oppo DV980H e Mac Mini)
  • Registrazione da player multiformato su uscita S/PDIF coassiale a Mac Mini con GarageBand: cavo coassiale digitale > convertitore Prozor > cavo Toslink - mini Toslink (provato con Oppo DV980H, uscita S/PDIF coassiale).
Sony MDS-JE330
In sintesi
La dotazione di cavi e dispositivi di conversione è molto ampia e può coprire praticamente tutte le esigenze anche per combinazioni abbastanza complesse. L'ampia disponibilità è favorita dal fatto che si tratta di connessioni che servono anche per il settore video e home-theater.

mercoledì 6 novembre 2019

Un sistema semplice e veloce per digitalizzare gli LP

Chi ha una collezione più o meno vasta di LP in vinile ha normalmente anche un giradischi e preferisce ascoltarli con il suo front end analogico. Ma l'esigenza di digitalizzarli può essere comunque presente, per avere una copia di sicurezza, per ascoltarli anche in situazioni diverse (in mobilità, oppure per la selezione di singoli brani o per un uso più agevole), per inserirli nella propria libreria musicale digitale, dove saranno archiviati per ricerche di brani o di album, per usare le canzoni nelle proprie playlist e così via.

La digitalizzazione, ovvero il "ripping" richiede ovviamente un giradischi, un convertitore analogico digitale e un registratore digitale, che può essere anche una applicazione per PC. Il processo può essere più o meno complesso a seconda del grado di accuratezza che vogliamo ottenere. Un articolo su questo blog illustra un sistema per ottenere un buon risultato, in digitale in alta risoluzione, senza eccessiva complessità. Un percorso che punta alla massima qualità e quindi, al limite, alla sostituzione del vinile originale con la sua copia digitale, ma con un ben maggiore impiego di tempo ed energie, è stato proposto qualche anno fa da TNT-Audio.

Whatever's For Us, eccellente album d'esordio di Joan Armatrading, non è disponibile in streaming su Qobus. Uno degli LP a cui non si applica il sistema semplificato proposto in questo post.
Esiste un sistema più semplice
Esiste però un altro sistema, che ho sperimentato in questi giorni, che consente di raggiungere gli stessi risultati del metodo già proposto, ma con una radicale semplificazione: non c'è bisogno del giradischi. Serve soltanto, al posto del giradischi, qualcosa che molti appassionati già hanno: un abbonamento in streaming a un servizio in qualità CD, Qobuz o Tidal o, prossimamente, Amazon Music. Si tratta infatti di utilizzare la digitalizzazione, che qualcuno ha già fatto, degli album che abbiamo in vinile. Ovviamente se sono disponibili in streaming, e sarà così, tipicamente nell'80% dei casi. Negli altri si dovrà procedere nel modo già illustrato, o sue varianti.

Il processo di digitalizzazione semplificato
Per far arrivare l'album dal servizio streaming al registratore digitale le strade sono molte, quella che ho seguito e sperimentato prevede questi semplici passi, dopo aver ovviamente verificato che l'album è presente sul servizio sreaming:
  1. Predisposizione dell'ascolto in modalità "cast" su iPad, ovvero con invio in wi-fi a Chromecast Audio;
  2. Collegamento dell'uscita integrata Chromecast Audio all'ingresso integrato audio del Mac Mini (per il collegamento, che è in analogico, si usa il cavo standard di Chromecast Audio: mini-jack stereo <-> mini jack stereo);
  3. Avvio di GarageBand sul Mac predisponendolo alla registrazione "no effect" (vedi l'articolo del blog citato prima per le atività preparatorie) con livello di registrazione 50-60%
  4. Avvio della riproduzione in streaming su iPad
  5. Conclusione dell'album: salvataggio del file audio con il comando "Condividi > Esporta audio"
Dopodichè saranno necessarie le solite operazioni di "spacchettamento" del file audio nelle singole tracce dell'album e di tagging, che si possono eseguire agevolmente con l'editor audio Audacity e Foobar2000.

Alternative
Naturalmente questa è solo una delle possibili combinazioni per ottenere lo stesso risultato, l'ho scelta perchè è la piu comoda per me. I componenti necessari (lettore streaming - DAC - ADC - Registratore) possono essere diversi a seconda di come è organizzato l'impianto. Per esempio:
  • per chi ha un ntetwork player le funzioni di player streaming e DAC possono essere svolte dal network player stesso;
  • il player può essere anche un PC Windows o Mac connesso a un DAC;
  • il "registratore" invece che GarageBand può essere un software di maggiori prestazioni come Cubase, che consente la registrazione con qualità superiore (su GarageBand è limitata a 24 bit 44.1KHz, comunque HD);
  • la conversione da analogico a digitale può essere fornita sempre dal network player mediante il suo ingresso analogico se prevede, come in alcuni modelli, anche il salvataggio sulla memoria interna;
  • la conversione in digitale e la registrazione potrebbero essere realizzate al limite anche sullo stesso PC utilizzando l'editor audio open source Audacity (vedi in questo articolo del blog un esempio d'uso); non saprei però quante elebarazioni sarebbe sottoposto il flusso audio in questa configurazione, difficilmente sarà "bit perfect".
Vantaggi e svantaggi rispetto al trasferimento da vinile originale
Il vantaggio principale è rappresentato ovviamente dalla eliminazione del giradischi e soprattutto del disco in vinile dal percorso. Questo significa non essere legati alla posizione fisica del giradischi, non dover spostare connessioni, non dover controllare che il complesso front-end analogico sia perfettamente tarato, non dover pulire alla perfezione i vinili. Soprattutto, non dover in seguito effettuare un post-editing per eliminare i possibili (e frequenti) difetti del vinile, tipo occasionali click, rumore di fondo avvertibile e simili. Sopportabili nell'ascolto ma che si cerca ovviamente di eliminare nella copia digitale, facendo ricorso agli editor audio come il citato Audacity. Operazione non semplice né veloce, che richiede numerose prove, come ha sperimentato chi lo ha dovuto fare.

Lo svantaggio, da valutare, è la teorica minor qualità teorica del trasferimento. Per prima cosa, è evidente che in questo modo non stiamo "digitalizzando i vinili" ma la loro versione su CD realizzata dalla casa discografica (dubito fortemente che i servizi streaming mettano a catalogo vinili che non hanno mai avuto una versione su CD).  Inoltre è altrettanto evidente che in questo processo le conversioni sono due: da digitale ad analogico e da analogico a digitale, invece che una sola. E sono i due passaggi più critici. Vediamoli.

La conversione da digitale ad analogico.
E' il passaggio in più, ma anche quello per il quale abbiamo più opzioni per incrementare la qualità, essendo in commercio DAC di prestazioni elevate, e probabilmente nell'impianto ce n'è già uno. Anche con componenti economici il continuo sviluppo del settore garantisce comunque una qualità più che adeguata allo scopo (ricordo che non è la sostituzione del vinile).

La conversione da analogico a digitale
In realtà in questo caso ne dobbiamo considerare due, perché deve essere considerata anche quella fatta dalla casa discografica per realizzare il CD (supponendo che il master fosse analogico su nasto). Una conversione sulla quale possiamo fare un atto di fiducia, in quanto sarà stata realizzata sicuramente con apparati professionali e nelle migliori condizioni possibili, direttaemente dal master. 
La seconda, quella che facciamo noi in casa, è invece una invariante, difatti è un passaggio che dobbiamo comunque fare anche partendo direttamente dal vinile. Per gli scopi di archivio e simili in premessa è più che sufficiente la qualità ottenibile con una applicazione specializzata come GarageBand o Cubase, avendo a disposizione un ingresso audio configurabile linea sul PC (non solo per microfono).
Ottenere prestazioni superiori non è semplice (leggere il lungo articolo di TNT-Audio citato prima) anche perché non esiste un vero mercato per i convertitori analogico-digitale, si passa da componenti super economici a componenti per solo uso professionale.

Ma esiste anche un sistema ancora più semplice e diretto
L'ideale sarebbe quindi eliminare del tutto il passaggio in analogico. Per chi ha gli opportuni dispositivi e prodotti è una cosa possibile, basta avere un DAC con uscita digitale e un PC con ingresso digitale e un cavo di collegamento compatibile. Il DAC pò essere Chromecast Audio, che ha un'uscita integrata mini-jack stereo analogico e mini-Toslink digitale ottico. Il PC può essere un Mac Mini che anch'esso ha un ingresso integrato mini-jack stereo analogico e mini-Toslink digitale ottico. Non però il Mac Mini attualmente in vendita (modello 2018) ma quelli precedenti (fino al Modello 2014). Nell'ultimo modello questo ingresso è stato eliminato e sostituito da più porte USB, diventate ormai lo standard anche per gli strumenti musicali digitali.

Casualmente ho questi dispositivi nel mio impianto e quindi per effettuare il test ho avuto solo la necessità di trovare un cavo di collegamento digitale ottico mini-Toslink <-> mini-Toslink. Non sono molto diffusi ma cercando bene su Amazon si trova, e costa pure meno di 5 €.


Messo alla prova funziona tutto come da premesse. L'applicazione per registrare il contenuto audio è ovviamente sempre GarageBand. Si verifica subito che il trasferimento è digitale (e riconosciuto automaticamente) perché il controllo del volume di ingresso è disattivato (vedi screenshot). Oltre che, ovviamente, perché si sente la musica che suona. Senza test e senza regolazioni del volume di ingresso e soprattutto senza altre conversioni, il contenuto digitale in ingresso viene registrato sul disco del PC. In formato AIFF 24 bit 44.100 KHz nel caso di GarageBand, che ha questo livello di conversione fisso (ma decisamente sufficiente per lo scopo).

GarageBand in registrazione digitale. La freccia indica il selettore del livello d'ingresso disattivato
I due componenti utilizzati sono fuori produzione, e le funzionalità non sono facili da trovare (per quanto riguarda l'ingresso integrato digitale / ottico) su componenti nuovi, questo è il limite principale di questa terza opzione per la digitalizzazione degli LP.

Da aggiungere che questo metodo di registrazione / acquisizione può essere usato anche per "rippare" la parte audio di un DVD musicale, per esempio di un concerto, senza far ricorso all'unico software (a pagamento) che fa questo mestiere, ovvero DVD Audio Extractor. La limitazione è che le tracce saranno registrate con risoluzione 24/44.1 anche se nei DVD le tracce stereo sono normalmente a risoluzione 24/48.

Ma, è legale?
Sì, avendo ovviamentte l'LP originale, è del tutto legale. La normativa prevede che chi ha acquistato contenuti musicali su un supporto fisico può farne una copia di sicurezza per uso personale. Ovviamente non è specificato come. Gli editori musicali, ovvero le case discografiche nel nostro caso, considerano non molto correttamente "contenuto originale" anche una edizione dello stesso album su un diverso supporto, e quindi ad esempio non prevedono un prezzo scontato per l'acquisto di un CD o di una versione HD (anzi) per chi già lo possiede su vinile, ma per la copia di un LP la questione decade perché la copia vinile su vinile non è possibile e il tipo di registrazione lo decide l'utente. Inoltre, una volta effettuata la conversione in digitale non rimane storia del processo scelto per arrivare alla versione digitalizzata.

Non è invece legale, come è ovvio, se la copia la vendiamo (fine di lucro), se copiamo album e contenuti in genere che non abbiamo su LP, e anche se facciamo copie in più (senza fine di lucro) per nostri amici e parenti. E non importa se magari è tutto già disponibile gratuitamente su YouTube. Anche i contenuti su Youtube sono in altra maniera certificati e approvati dagli editori detentori dei diritti. Quindi, attenzione.