sabato 7 marzo 2020

La scelta dei cavi di potenza

Argomento molto delicato, da trattare con attenzione, quello dei cavi in un impianto Hi-Fi. Qualcuno, per non impegnarsi in polemiche, ha deciso di non occuparsene più (TNT-Audio) altri, come Audio Review, non ne provano né li citano o quasi da anni.
Il fatto è che per questi indispensabili componenti si assiste da anni a una contrapposizione molto accesa tra i sostenitori della importanza dei cavi e i negazionisti totali. Una contrapposizione che a quanto pare non ammette mediazioni.

Anche io ne vorrei rimanerne fuori ma, a seguito del cambio a lungo rimandato ed ora avvenuto dei diffusori, e dopo osservazione dello stato dei cavi, che hanno ormai 25 anni (e non erano hi-end), ho ritenuto di mettere a piano l'acquisto di cavi di potenza nuovi.
Già questa frase, però, potrebbe innescare una vibrante polemica da parte di un negazionista puro che capitasse su questo blog, perché sosterrebbe sicuramente che i cavi non invecchiano mai e che, se ai due capi paiono ossidati, basta tagliarne un pezzo. Probabilmente è vero per il cavo conduttore (meno per la copertura), ma invecchiano tecnologicamente: nonostante il gran numero di negazionisti i produttori di cavi sono molti e introducono sempre nuovi perfezionamenti, dall'efficacia ovviamente ampiamente discussa.

Ma non voglio addentrarmi nella querelle, riferisco solo che i negazionsiti sostengono l'impossibilità di percpepire una differenza all'ascolto qualsiasi sia il cavo, nuovo o di recupero, di qualsiasi sezione, di qualsiasi lunghezza, probabilmente anche di qualsiasi metallo conduttore, e il motivo è che il segnale elettrico musicale è limitato in frequenza e in distanza da percorrere. Mentre i sostenitori sono convinti che i cavi incidono invece sull'ascolto al punto da poter essere usati come equalizzatori di questa o quella carenza dell'impianto.

In mancanza di riscontri obiettivi (vedi in appendice l'esperienza di un incontro casuale in rete con un negazionista) preferisco tenermi su una linea di banale buon senso: mettere i nostri preziosi componenti Hi-Fi nelle migliori condizioni di funzionamento, allontanare in ascolto ogni dubbio che eventuali difetti provengano dai cavi. Un cavo di qualità realizzato secondo specifiche stringenti e con le tecnologie considerate quasi unanimene migliori, ed entro un budget ragionevole, non sproporzionato, niente di più. Quello che fa un qualsiasi professionista quando installa un sistema di sonorizzazione o un car-audio.

Veniamo quindi a quello che ho imparato dall'esperienza e che può essere forse utile per qualcun altro.

La lunghezza dei cavi
Se l'amplicatore si trova al centro tra le due casse acustiche in una stanza normale, 6-7 metri di cavo sono sufficienti e anche il costo non è certo un problema, cavi di buona qualità progettati per questo uso si trovano già a 10 € al metro o anche qualcosa di meno. Ma se l'impianto sta su un altro lato della stanza la distanza delle due casse è diseguale e possono servire anche 8-10 metri da una parte, tenedo conto di rientranze varie, mentre ne bastano 4 o 5 dall'altra. E qui le regole dell'installazione erano molto severe: devono essere di lunghezza uguale. Sì, ma dove si mettono i metri eccedenti da un lato e, soprattutto, perchè?

I possibili effetti negativi sarebbero il ritardo nella trasmissione causa diversa lunghezza e la resistenza del cavo, che aumenta anch'essa in base alla lunghezza. Il primo effetto è però minimo e inavvertibile su distanze così piccole, teniamo conto che la velocità di trasmissione in un filo di rame è tra il 55% e il 75% della velocità della luce. Mentre l'aumento di resistenza dipende anche dalla sezione (II legge di Ohm) e quindi anche questo ipotetico effetto negativo può essere annullato adottando un cavo di buona sezione. In sintesi i cavi possono essere di lunghezza diversa, evitando quindi anche il problema del cavo che deve collegare la cassa acustica più vicina, che è sconsigliabile avvolgere in una spira (anche qui per effetti indesiderati ipotetici, ma cassiamo all'origine il problema).

La sezione dei cavi
Un cavo economico ma già valido può avere anche 2,5mmq come sezione, una maggiore sezione parte da 4-6 mmq. Attenzione che sono millimetri quadrati, non è il diametro del cavo. Quindi ad esempio un cavo di diametro 2,25mm di diametro è indicato come cavo da 4mmq e uno da 2,75 come 6mmq.

Il materiale dei cavi
Ovviamente il più comune è il rame, ma si usano anche l'argento e la fibra di carbonio, o soluzioni ibride. Si scopre leggendo le caratteristiche dei cavi che nel mondo la maggioranza del rame è di recupero, non è vergine. Ovviamente non è un problema lo cito come curiosità. Più importante secondo tutti i "sostenitori" è che il rame sia privo di impurità e in particolare di ossigeno, non perché ha così una migliore conduttività ma per altri effetti negativi percepibili all'ascolto (dicono). Il rame trattato per essere privo di ossigeno si chiama OFC (Oxygen Free Copper) e costa un po' di più. Sempre per prudenza e per non addentrarsi nel perché sarebbe preferibile, conviene scegliere un cavo in rame OFC come pressochè tutti i cavi audio (ma viene usato anche in altri settori per esempio nei processi di produzione dei semiconduttori e superconduttori).

Le tecnologie di costruzione dei cavi
Ce ne sono decine e con le più varie motivazioni tecniche. Tre le più adottate quelle che sono intese ad eliminare l'effetto pelle tra i trefoli di rame che compongono il cavo. Un sistema semplice consiste nell'avvolgere con una patina di stagno ogni trefolo. Altra soluzione adottata da molti cavi è una struttura a "piattina" che mantiene a distanza i due poli riducendo la capacità del cavo. Il che può essere un vantaggio per l'amplificatore se è poco tollerante a un carico capacitivo (cosa rara). Poi ci sono anche cavi di potenza schermati per eliminare possibili interferenze che i cavi stessi possono generare.

La differenza si sente?
Ovviamente ognuno può fare la prova, non molto agevole ovviamente perché bisogna staccare e riattaccare due cavi, niente confronto senza interruzione. Personalmente l'ho fatta anni fa (all'epoca dell'acquisto del cavo venticinquennale). Ho confrontato il cavo specializzato di qualità ignota che avevo con un cavo elettrico tipo piattina. La differenza si sentiva, nulla di eclatante, ma con la piattina il suono appariva leggermente più forzato, con qualche impressione di asprezza. Il test era con le mie casse acustiche dell'epoca, AR48S, Naturalmenti molti potrebbero pensare che essendo un test non alla cieca fossi influenzato dalla ricerca dei difetti "attesi", ma è quello che francamente ho provato dopo numerosi ascolti. Il risultato comunque è che per prudenza ho comprato un cavo progettato per l'hi-fi, il cavo venticinquennale citato prima.

Le scelte
Inutile dire che nel mio impianto la situazione è proprio quella asimettrica (parecchio) e quindi i metri di cavo necessari sono molti (e il cavo che avanza da un lato è di molti metri). Inutile anche dire che non volevo spendere per i cavi più del costo dei miei nuovo diffusori. Dopo varie ricerche e considerando che i venditori di cavi sono circa 10.000 mi sono concentrato su due produttori noti: Van Den Hul e Supra, tanto non avrei mai potuto valutare i pro e i contro degli altri 9998.
E, riguardo alla tecnologia e alla diatriba di cui sopra, mi sono tenuto in una via mediana: cavo specializzato ma con qualche cedimento ai negazionisti (ovvero: supposizione che non si sentiranno tanto facilmente le differenze con cavi che costano il quadruplo).

Van Den Hul D-352 Hybrid

Il modello interessante della Van De Hul era questo. E' di tipo capacitivo come quello precedente ma aveva ora tutti i ritrovati successivi (rame OFC, no effetto pelle, rivestimento halogen free ecc.). Costava però abbastanza per i 15m che mi servivano (9+6), ed inoltre il mio amplificatore a stato solido (Audio Analogue Puccini Settanta Rev2) non risulta abbia problemi con un carico capacitivo, mentre la sezione era di soli 2,5mmq.
In alternativa ho individuato dopo molte recensioni il modello Classic di Supra, un noto campione del rapporto qualità / prezzo di questa casa specializzata, con molti degli accorgimenti presenti sul Van Den Hul, ma non tutti, e non capacitivo, ma disponible in più versioni, anche con sezione più grande. Alla fine ho scelto il Supra Classic 6, da 6mmq, per via dello sbilanciamento nella lunghezza (foto sotto). Ben conscio che la stessa Supra produce diverse serie a loro dire superiori (anche nel prezzo ovviamente).

Supra Classic 6
L'alternativa era rivolgersi allo stesso negozio nel quale ho comprato i diffusori, o comunque in un negozio hi-fi. Sicuramente logica come strategia, ma c'è da tenere presente che i commessi e titolari dei negozi credono molto nei cavi e negli effetti che hanno sul suono, sono spesso assai convincenti, ed il rischio è trovarsi alla fine a spendere per i cavi la metà di quello che si è speso per le casse acustiche. Senza possibilità di riscontro perché, come anticipavo, provare a confronto i cavi è pressochè impraticabile.

Il montaggio
Oltre alla lunghezza dei due canali, che salvo impossibilità tecnica dovrebbe essere uguale, l'altro requisito di cui si parla è la direzione dei cavi. Che infatti è segnata sui cavi stessi come si vede dalle foto. Non perchè siano progettati per andare in un verso, ma perchè, dicono diversi testi, il cavo si "conforma" allo scorrimento della corrente e il verso non dovrebbe essere più cambiato. Immagino quanto questo possa suonare assurdo a un negazionista, ma non mancano dotte dissertazioni che lo affermano, e usare questa cautela non costa nulla.

Ovviamente bisogna fare attenzione alla fase e realizzare con la massima cura la connessione all'ampli e alle casse. Se si usano i cavi spellati non serve niente altro che l'attenzione di cui sopra,  ma se si preferiscono (come succede a me) i pratici connettori a banana si apre la questione scelta anche per questi componenti. Anche qui infatti esistono modelli medi e modelli top, che possono costare 25 € l'uno o anche più, ma quelli già buoni costano 1/4 e quindi con 50€  si possono acquistare le 8 banane che servono per una connessione standard (non bi-wiring, dove si raddoppia tutto).
Le cose su cui fare attenzione sono la dimensione del cavo che possono accogliere e la modalità di connessione. Conviene ovviamente scegliere un modello che ospiti senza problemi il cavo della sezione che abbiamo scelto e controllare prima come avviene il serraggio, In alcuni modelli serve infatti una crimpatrice (anche manuale) ovvero una pinza serracavi, e quindi il collegamento diventa irreversibile (in altre parole, la banana non si potrà usare una seconda volta). In altre il cavo rimane "aperto" in un foro e bisogna fare attenzione che non tocchi l'altra "banana" armeggiando ad amplificatore acceso. Preferibili quelli dove il capo del cavo rimane interno alla banana. Esistono inoltre anche fornitori che vendono i cavi già terminati con connettori a scelta.

Infine il terzo passo è la stesura del cavo. Se la installazione è la classica con l'impiano al centro e le casse sulla stessa parete potrà probabilmente essere "libero" senza grande sacrificio estetico. Negli altri casi invece potrà essere necessario che segua le pareti, di solito sopra il battiscopa e, salvo i casi di mogli molto tolleranti (o installazioni in una stanza dedicata) sarà necessario pensare ad una canalina, di buone dimensioni, e adatta ad una installazione casalinga. Ne esistono ormai per fortuna molti modelli e sarà necessario solo armarsi di un altro po' di pazienza e manualità.

In sintesi
Dopo l'installazione il risultato all'ascolto è stato sostanzialmente quello atteso, nessuna stravolgente differenza, solo una avvertibile ma non marcata maggiore presenza della gamma bassa e un qualcosa di meglio nella trasparenza, testimoniata ad esempio dal fatto che non mi sembrava di aver mai sentito in modo così chiaro provenire da punti diversi dello spazio le note basse (mano sinistra) e alte (mano destra) di un pianoforte, come quello di Esborn Svensson che stavo ascoltando con grande piacere giorni fa. Nessun consiglio quindi, chi vuole inoltrarsi nel vasto territorio dei cavi deve armarsi di grande fiducia o di grande pazienza (ascolti impegnativi) chi invece ha altre priorità può affidarsi al buon senso e a cavi buoni ma ancora economici, come ad esempio il Supra "basic" Classic 2.5.

Appendice 1 - Le caratteristiche dei due cavi citati (dal sito Audioteka)

Van Den Hul D-352
  • Tipo: Cavo a due conduttori
  • Materiali Conduttori: Ibrido: Rame ad alta purezza Crystal OFC placcato Argento ad alta purezza + Carbonio a struttura lineare "Linear Structured Carbon"®  saturated layer(s)  
  • Dimensioni diametro esterno: 21 x 6,5 mm
  • Resistenza 20 °C: 0.34 Ohm/100 m.
  • Capacità: 32,5 pF/m.
  • Dielettrici (guaina protettiva): HULLIFLEX (Halogen free)
  • Voltaggio: 3 / 300 Vrms min
Supra Classic 6

Specifiche meccaniche
  • Sezione conduttore: 6.0mmq
  • Numero di conduttori: 2
  • Numero di trefoli per conduttore: 756
  • Diametro del filo: 0,10 mm
  • Materiale conduttore: Rame stagnato privo di ossigeno
  • Giacca in PVC resistente al calore e all'invecchiamento
  • Dimensioni esterne: 5,5 x 11,2 mm
  • Peso: 154 g / m
  • Senza alogeni e ritardante di fiamma: No
Prestazioni elettriche
  • Resistenza: 2,9 Ohm / km
  • Induttanza: 0,59 uH / m
Appendice 2 - Dialogo con un negazionista

Questa mia attenzione e relative ricerche sul web hanno ovviamente generato segnalazioni su Facebook nonché la segnalazione su YouTube di un video chiamato "Prova cavi casse 2". Dove un tecnico (o almeno un possessore di oscilloscopio) provava a confronto un classico vecchio doppino per casse, quello rosso e nero, con un cavo coassiale, inviando un'onda quadra. Veniva fuori che il doppino era anche meglio del coassiale.

Ho inserito nei commenti una domanda perchè fosse chiamato "prova cavi casse 2" un test di un cavo che non è usato per le casse (il coassiale), e la risposta è stata che "Il coassiale collega il canale di riferimento nella convinzione che un cavo coassiale specifico trasporti in modo più preciso il segnale del generatore all'oscilloscopio". Gli ho fatto notare a questo punto che aveva dimostrato solo che il doppino è meglio di quel coassiale, non era un test di cavi per casse, ed è arrivata la risposta definitiva "il test dimostra che il povero doppino va benissimo per collegare le casse acustiche e chi vende altro truffa i clienti". Siamo quindi parecchio lontani dal metodo sperimentale di galileiana memoria, proprio al contrario in effetti: si parte dall'assunto e si cerca un test che con un po' di fantasia lo possa provare.
Difatti alla ulteriore domanda, che segnalava sempre con garbo che la risposta confermava che non si trattava di una prova per cavi per casse (che per inciso, non trasmettono un'onda quadra, ma musica) ma che sarebbe stata una prova a confronto di cavi per casse, il dialogo si è interrotto.
Aggiungo che il video ha decine di commenti entusiasti.

4 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  2. Buonasera. Gradirei sapere perché utilizzare cavi di potenza che costano una cifra, dato che internamente all’amplificatore e ai diffusori vengono usati dei cavi che più economici non si può. Per non parlare dei fusibili (se ci sono) e dei cavi di segnale. Di colli di bottiglia tra la sorgente e i diffusori ce ne sono diversi. Quindi perché preoccuparsi di sezione, lunghezza, prezzo e qualità dei cavi???. Secondo il mio modestissimo parere il doppino del milan va più che bene. Un saluto. Franco.

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    1. Non sei il solo a pensarla così. Ma una prova di ascolto a conferma l'hai mai fatta?

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  3. Anonimo30/3/20

    Voglio esprimere un mio personale parere (e non sono il solo) circa le lunghezze, le sezioni dei cavi d'alimentazione delle casse e la loro raccordatura. In base alla mia esperienza come amatore, sono d'accordo su ciò che hai descritto. I cavi di potenza, principalmente vanno adeguati come sezione (mmq), in base alle distanze tra ampli e casse, ma anche alle potenze delle stesse casse.
    Poi è fondamentale non avvolgere le eccedenze di cavo quando non si ha simmetria tra le casse e l'amplificatore, per evitare resistenze dannose, sia per la prevenzione agli incendi, ma anche per eventuali disturbi che si possono percepire all'ascolto.
    I pin jack o spinotti o banane o trattenimento a galletto o a molletta del terminale dei cavi, penso non sia un grosso problema, basta assicurare con decisione il cavo all'apparecchiatura, l’importante è evitare falsi contatti che provocherebbero dannosi scintillii con conseguenze indesiderate. Non sono molto convinto del (chi più spende, meno spende), poiché ho avuto occasione di ascoltare una stessa musica, in precedenza col mio impianto giradischi, confrontata su un impianto Hi-Fi di ultima generazione di mio figlio, con quei cavi costosissimi da te citati. In sostanza, penso che, anche un orecchio assoluto avrebbe difficoltà a percepire alcune differenze di qualità audio tra i vecchi cavi a piattina (rosso e nero) da 2.5 mmq, ultra trentennali come i miei e i super cavi tanto decantati. Come hai giustamente detto (nessuna stravolgente differenza). Da vecchio purista e neofita delle tecnologie avanzate in ambito Hi-Fi, termino affermando che; una qualità audio penso che si debba ricercare nel resto dell'impianto: amplificatore, giradischi, riproduttore CD, audiocassette, altoparlanti e il loro posizionamento, ma anche le cuffie, in ultimo, una adeguata fono assorbenza delle pareti ospitanti l’impianto.
    Un cordiale saluto
    Ignazio

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