giovedì 18 giugno 2026

Le Cassette LTO . Cosa sono , a cosa servono e perché pssono interessare anche la musica

Le  ho scoperte grazie a un maldestro commento in una articolo di una rivista Hi-FI , ho approfondito e ho scoperto un mondo tecnologico che non conoscevo, in crescita, che adotta una tecnologia degli anni 30 del secolo scorso.
Sono infatti cassette di dimensioni simili al jewel box dei CD che con una organizzazione interna particolare  contengono ante diversi terabyte di dati, non sono quindi progettate per registrare contenuti analogici, ma solo digitali, come le antiche "pizzone" di nastro usate nei CED fino agli anni '80.

Iloro uso, che ho scoperto essere assai diffuso, è nel backup informatico offline, ovvero per implementare  il cosiddetto disaster recovery.  siamo quindi nell'area della protezione dei dati digitali, come noto sempre più nel mirino dei nuovi criminali, che n tutto il mondo stanno cercando nuove modalità di furto, essendo sempre meno gli oggetti fisici che hanno un valore e possono costituire un refurtiva significativa.
Ricordo qui , perché e sempre utile, le caratteristi che deve avere una protezione efficace dei dati:

  1. almeno 2 copie automatiche dei dati su sistemi di archiviazione diversi, es.  NAS, hard disk e cloud
  2. copia fisica su un sistema di archiviazione rimuovile, da conservare  fisicamente separato in un luogo diverso
lo standard LTO (Linear Tape-Open) e nato per fornire un sistema di massima sicurezza per il punto 2.Il contenuto della cassetta non è infatti accessibile neanche se fosse fisicamente collegata a un server nel quale è entrato un hacker mal intenzionato (per esempio lasciato per errore durante il caricamento ìdelle cassette, grazie a due accorgimenti specifici:
  • Sono disponibili anche cassette WORM (Write Once, Read Many) con le quali  se l'hacker riesce ad accedere forzando la password al PC/server che comanda il drive LTO (un componente elettronico che offre le funzioni di lettura e scrittura delle cassette) non potrebbe attuare  le azioni tipiche del ransomware, ovvero la cifratura dei dati con una chiave posseduta solo dal hacker  o la minaccia di cancellare tutto, se la vittima non paga un riscatto.
  • per la massima sicurezza è anche possibile  cifrare il contenuto prima della scrittura su nastro per rendere impossibile anche il furto dei dati..
Queste due funzioni sono realizzabili anche su un hard disk, ma sono più lunghe e complicate mentre qui sono già presenti nel supporto, senza contare che un hard disk non ha una sua password e che, se ricollegato a un server ancora infetto, può perdere i dati portati al sicuro in un luogo lontano.
Bene, un ottimo sistema, ma con la musica cosa c'entra?
La musica registrata ormai è solo digitale, resistono alcuni supporti fisici un grande numero di audiofili ha unna libreria musicale di migliaia di album in versione digitale salvati su un NAS o un server dedicato. Userà sistemi di backup automatico per prevenire errori umani o guati dei dischi o  delle memorie dove sono archiviati, ma deve anche premunirsi rispetto a un attacco esterno. Non è una banca, rubare gli album caricati nel NAS , perché la musica che contengono é disponibile in streaming a basso costo e anche gratis, ma trovare la libreria inaccessibile o cancellata richiederebbe il ricorso al disaster recovery, che dovrà essere allineata e ancora accessibile e, come ricorda la Legge di Mhurfy "se una cosa non deve succedere , succederà.
E 'quindi possibile che audiofili con librerie musicali molto grandi, nelle quali sono  archiviati anche contenuti unici, non pubblici, prodotti dall' audiofilo e suoi amici o derivati da registrazioni di concerti o eventi, possa decidere decidere di proteggere la sua preziosa libreria musicale digitale, creata con anni di lavoro, adottando il sistema di protezione più completo oggi, anche se la  probabilità che ci siano già hacker interessati a questo di librerie dovrebbe essere molto bassa. Non ho conferma che ci siano già audiofili che hanno fatto questo passo ma in rete c'è chi lo sostiene.



Bello, però quanto costa?
costa molto perché è una soluzione pensata, dalle società che hanno proposto il sistema (IBM, HP e Quantum) per grandi  Data Center ma , con i costi attuali della HiFi non sono proibitivi per gli appassionati più danarosi, parliamo di una spesa intorno ai10.000 €.

A cosa NON serve?
Ad ascoltare la musica, il sistema di scrittura adottato (Serpentine Recording) è ottimizzato per l'archiviazione e sarebbe troppo lento per un utilizzo in tempo reale quindi per passare i dati a un DAC.
Non sarà un nuovo formato fisico.







sabato 30 maggio 2026

Come ascoltare le cuffie "premium"

 Come   ascoltate voi la musica in cuffia? Per la strada quando andate in giro? In metro? Al supermercato quando fate la spesa? In aeroporto mentre aspettate il numero di imbarco del vostro volo?  Mentre state portando a spasso il cane? Se è così questo post non vi interessa, al massimo può essere utile per ricordarsi ti non alzare troppo il volume, per non perdere la fermata, il posto in fila alla cassa, o il cane, e soprattutto per non finire sotto a una macchina.

Non interessa perché qui parlo delle nuove cuffie, quelle non pensate per  essere collegate a uno smartphone e portate in giro, ma per ascoltare la musica, anche in alta definizione o il vinile, con una qualità e trasparenza anche superiore a un impianto di alto livello o alle mitiche  cuffie elettrostatiche STAX , le cuffie spesso definite "premium".

Parlo quindi delle HiFiMAN Susvara. Planari ultrasottili, delle MEZE AUDIO Elite con driver isodinamico  elettrostatico ibrido,  delle ABYSS Diana  planare molto elaborato, per fare alcuni esempi. Tutte intorno al 5.000 - 6.000 €, primo motivo per non portarle in giro con lo smartphone. Ma non ci sono solo queste dal costo per molti esagerato, perché  i driver planari non hanno necessariamente  costi così alti, e dinamiche aziende cinesi stanno proponendo modelli con questa tecnologia a prezzi molto inferiori, da citare in particolare FIIO con il modello JT7  provato nel numero di questo mese di Audio Rewiev con ottimo giudizio, sulla quale dirò prossimamente qualcosa anch'io.



Il set di ascolto
Evidentemente per ottenere le prestazioni che queste cuffie promettono serve una catena senza punti deboli, che faccia arrivare il contenuto musicale con la massima trasparenza alle cuffie, Prendiamo come esempio un set digitale tipico e versatile, un notebook che riceve i contenuti musicali da un NAS o da un servizio streaming, contenuti ovviamente in alta definizione  per avere il meglio.il notebook potrebbe avere una uscita cuffia ma come abbiamo visto nel post precedente per cuffie con queste prestazioni la uscita cuffia, pensata per le cuffie economiche classiche, non consente di ascoltare a volume adeguato.,,

Oltre a questo il flusso dei dati non sarebbe "bit


perfect" ma passerebbe per i driver audio standard di Windows e poi per il DAC interno e il controllo di volume del notebook. Bisogna quindi passare a una configurazione più HiFi inserendo un DAC esterno, nel player ( l'ideale è Foobar 2000) o nella app  del servizio streaming Qobuz o Tidal; si sceglie il driver WASAPI di Windows e la conversione in analogico sarà fatta sul contenuto originale con gli stessi bit come si voleva.



A questo punto bisogna collegare le cuffie , e bisogna scegliere tra due configurazioni : 1) il DAC non è un convertitore puro ma ha anche una uscita cuffia, e quindi anche un piccolo amplificatore con controllo di volume ; 2) il DAC e' un convertitore  puro e si collega a un amplificatore progettato per le cuffie.
In entrambi i casi potranno essere collegate tutte le cuffie , anche le meno sensibili, e quindi non si avranno variazioni significative. La soluzione 2 è comunque la più H-End e quindi coerente con le cuffie di alta gamma che ho citato. Per informazioni sugli amplificatori per cuffia rimando a un post precedente nel quale sono anche illustrati alcuni modelli.



Una alternativa più semplice
Il  vasto mondo dei connettori progettati per collegare tra loro componenti non pensati per lavorare insieme  offre però una soluzione piu semplice ed economica. Il componente in questione è un dongle  (traduzione "chiavetta" ma non è una chiavetta USB dei tempi andati) e serve per collegare una cuffia a un PC che non ha l'uscita cuffia. E un cavetto che si collega  a una porta USB del PC e dal lato opposto ha una uscita MiniJack femmina per collegare la cuffia. Non è però un componente passivo, i chip costano ormai cosi poco e sono così miniaturizzati che nel "cavetto" hanno messo un DAC 24/96 con la sua uscita analogica. E' piu conveniente così perché tutta la conversione è nel dongle e sono annullati possibili problemi di compatibilità col PC.
Questo dongle fa tutte le funzioni della soluzione 1) vista prima e fornisce la connessione trasparente e di qualità alle cuffie che se lo meritano. Certo con componenti separatati hi-end si avrebbero forse prestazioni superiori e si potrebbero ascoltar anche contenuti in sin risoluzione 2/192 o DSD, ma parliamo di un oggetto che costa attorno ai 15 euro. Una alternativa adatta in particolare per le cuffie planari low cost che  stanno arrivando.

In sintesi
Un post che prende spunto dal grande interesse  per le cuffie premium (che come sempre nel mondo del HiFi veleggiano sempre verso l'alto con obiettivo ormi 10.000.) per segnalare invece  un effetto collaterale positivo, un nuovo  settore di mercato che punta alle prestazioni delle cuffie alto di gamma ma con prezzi terreni, come la già citata FiiO JT7  che costa 130 € o il modello superiore FT1 PRO che costa circa 230 € , la prima  secondo le  recensioni piu versatile la seconda più "audofila".
 Nelle foto, dall'alto la HiFi MAN Susara unveil, la Fiio JJT7 e la Meze Audio Elite







venerdì 9 gennaio 2026

Un amplificatore per cuffie stereo molto economico

In un post tempo fa avevo descritto le interessanti possibilità di Foobar 2000 per il miglioramento dell'ascolto in cuffia, grazie al ricorso al "crossfeed naturale". Il set per godere questa modalità di ascolto che consente una corretta percezione dell'effetto stereo era molto semplice: Foobar 2000,  driver wasapi per la trasmissione bit perfect, un DAC con uscita cuffia connesso a una porta USB del PC e le cuffie.

Il set alternativo
Grazie ad un problema inatteso verificatosi dopo diverso tempo dagli ultimi ascolti, ho sperimentato un set alternativo migliore e in molti casi anche più economico.
Il problema inatteso era il break down del DAC S.M.S.L M3 che usavo da tempo, semplicemente non suonava più, ho dato la colpa all'ingresso USB che è a standard microUSB (non molto affidabile, infatti in via di sostituzione con il nuovo USB C)  e sono passato all'ingresso ottico Toslink. Non era così, il DAC restava muto anche se il flusso di dati arrivava. Molto insolito per un componente così ma evidentemente succede.

Maddy Prior, la front woman del gruppo folk inglese Steeleye Span che ho scelto per i  test di ascolto (approfitto sempre per suggerire buoni ascolti) 

Semplice soluzione
Dovevo  quindi comprare  un altro DAC con uscita cuffia ma mi mi sono ricordato del DAC che avevo comprato diversi anni fa,  e che avevo poi sostituito  perché  volevo provare la codifica DSD di  cui tanto si parlava. Era uno dei primi,  molto apprezzato, della HRT (Hirgh Resolution Tecnhologies) , USA, solo PCM , max 24/96, un ingresso USB B da un lato,  due uscite RCA stereo dall'altra, un convertitore Burr Brown 1793 al centro e sei spie per mostrare la risoluzione in ingresso (da 23KHz a 96KHz).

Nessuna uscita per cuffia ma per alcuni test avevo comprato un cavo che aveva da una parte due RCA Stereo maschi dall'altra un mini jack stereo femmina. Potevo quindi collegare una cuffia, l'unico dubbio era sul volume in cuffia. Mi sembrava troppo semplice come soluzione, ma collegando la mia Grado SR80 (con attenzione e dal minimo volume  per prevenire danni alla cuffia o al mio udito) il volume era corretto e si poteva regolare facilmente all'origine da Foobar. 
Il nuovo set , come si vede dalla foto, non è  molto elegante per via dei cavi ma non si deve intervenire sul DAC ed è solo un problema estetico o di postazione (serve un appoggio).


Un po' di attenzione
In questo test ho collegato tra loro un  DAC che si aspettava di collegarsi agli ingressi linea di un amplificatore e una cuffia che si aspettava di collegarsi a un'uscita cuffia mini jack, essendo in entrambe le direzioni non l'utilizzo standard possono sorgere delle incolpabilità. 
Questo dipende dalle diverse necessità "elettriche", il DAC deve entrare in un ingresso linea,  non deve erogare molta energia, quindi ha una impedenza alta (100-1000  Ohm tipicamente) e unflusso di corrente basso e questo non va bene con cuffie con bassa sensibilità  (90dB o meno) e bassa impedenza, in questo caso il DAC laverebbe  fuori  range potendo anche andare insaturazione e la cuffia non potrebbe arrivare a un livello di volume adeguato
Questo non avveniva nel test che ho fatto perché la Grado R80 ha una impedenza di 32 Ohm e una sensibilità  molto elevata di 99-100 dB.

L'ascolto con laGrado R80

Un confronto diretto non era possibile, ho cercato nella memoria e negli appunti le valutazioni della esperienza precedente, ma la netta impressione è stato di un miglioramento,  l'ascolto era veramente gradevole e naturale, grazie prima di tutto al Meier crossfeed:  portando l'effetto su 70 (vedi prova precedente) gli strumenti acustici  (le prime prove le ho fatte con folk inglese, Steeleye Span e Pentangle) non entravano più dai lati sulle orecchie ma erano disposti davanti a me e collocati in un credibile spazio virtuale, la voce era ben netta davanti a me e con alcun brani era di notevole realismo, fino alla classica sensazione momentanea che la cantante fosse li nella stanza (questa era Diana Krall con All or Nothing at All)
Una motivazione tecnica di questa superiore qualità può essere il percorso diretto del flusso di bit, che non deve passare per il volume digitale del DAC/ampli cuffia , e quindi è sempre al livello impostato con Foobar, e la qualità del DAC, anche se datato, un prodotto pensato pe l'Hi-Fi rispetto a uno più recente ma basic come target.

Il DAC HRT Music Streamer II - non più in produzione da anni, anche la HRT non esiste più 

L'ascolto con una cuffia a bassa sensibilità
Visto quello che ho premesso ho fatto una prova anche con una cuffia poco adatta, con 18 Ohm di impedenza e 90 dB di sensibilità (una cuffia notevole di cui parlerò in un prossimo post). Non c'è stata una caduta di qualità avvertibile subito, il DAC non ha mostrato cedimenti 
né surriscaldamento e l'ascolto era corretto senza distorsioni palesi, ma il volume arrivava "a tappo" cioè al massimo possibile rimanendo all'ascolto su un volume medio basso, a conferma che una cuffia con queste caratteristiche ha bisogno di un  "motore" più performante, ma per con completezza aggiungo che lo stesso problema si verifica anche collegando la cuffia alla uscita mini jack del notebook, modello recente.

In sintesi  
Una possibilità interessante a mio parere per il sempre più adottato ascolto in cuffia, in particolare per chi ha qualche DAC non più usato in cantina e ovviamente una cuffia  compatibile. Poiché chi soffre di piu è il DAC consiglio però, se volete provare, di usarne uno non prezioso.