sabato 13 ottobre 2018

Un NAS su PC

Un NAS, come abbiamo visto nel post precedente, non costa meno di 300 € se ha una ridondanza per backup dei dati, ed è un oggetto abbastanza ingombrante e discretamemte rumoroso, non facilissimo da collocare in una abitazione piccola. Per le esigenze di condivisione della musica, ovvero per utilzzarlo come media server, grandi capacità di memorizzaizione non servono, a meno che abbiate una discoteca digitale sconfinata, ed una soluzione altenative esiste.

Creare un media server DLNA su PC
Per le nostre esigenze di condivisione della libreria musicale digitale per tutte le devices che vogliamo utilizzare per accedervi (smartphone, tablet o altri PC) possiamo utilizzare in alternativa un media server DLNA software da installare su un PC. Ce ne sono diversi, anche gratuiti, la installazione non è difficile e non ci sono differenze di accesso rispetto ad un NAS dedicato.

A cosa serve un NAS per PC? Ad ascoltare buona musica ovviamente.
Dove si applica questa soluzione
E' una soluzione indicata per chi sceglie di utilizzare  per l'ascolto della musica in alta definizione o in streaming un PC come media server e player (ovvero come sorgente), anziché componenti dedicati (network audio player) tipo Cocktail Audio o i Marantz della serie NA e simili. In questo secondo caso il NAS è una soluzione obbligata.
Un esempio pratico di media server e player basato su PC (Mac Mini, che è l'ideale per questo scopo) è stata presentata qui da tempo e rimando ad essa per approfondimenti. La soluzione "senza NAS" è però interessante anche per chi usa per l'ascolto della musica solo device mobili con le cuffie o speaker wireless.

Cosa serve
A parte il software, un PC che ovviamente dovrà essere acceso tutte le volte che la condivisione serve e un disco interno o esterno (USB) di capienza sufficiente. Per una libreria HD di 500 album servono più o meno 400 GB di spazio e quindi in alternativa può essere usato il disco interno se ha capienza di 1TB (sempre meglio abbondare) oppure in alternativa un disco esterno da collegare in USB. Questi ormai costano 70 Euro o meno con capienza di 2TB e siamo quindi molto lontani dal costo di un NAS, e magari ne avete già uno utilizzabile di questi hard disk.
Se esiste già un PC usato come media server e player ovviamente il media server DLNA sarà attivato su di esso. Altrmenti potrà essere attivato su qualsiasi altro PC, desktop o notebook della casa. Ovviamente la connessione può essere wi-fi o powerline indifferenemente. Problemi di prestazioni anche con l'HD non ci sono più, con le velocità di rete ormai standard.

Cosa si deve fare (su Mac)
Installazione e configurazione sono molto semplici. Tra i molti media server disponibili è consigliabile quello sviluppato a suo tempo per la playstation PS3 (e che si può usare per qualsiasi altro scopo) perché è semplice nella configurazione ed è ora gestito e aggiornato dalla organizzazione open source sourceforge, quindi garantita rispetto a spyware e simili, oltre che gratuita e disponibile per Mac, Windows e Linux. Il link per scaricarlo alla data di questo post è questo, ma se dovesse cambiare basta cercare "sourceforge ps3mediaserver".

Dopo averlo installato sono necessarie solo alcune semplici operazioni. Una guida semplice e ben fatta per la installazione su Mac è disponibile in rete sul noto blog di Cris, Il blog è chiuso da un po' ma ancora accessibile, se la guida non fosse più raggiungibile si può leggere anche qui. L'unica cosa da cambiare è l'indirizzo per il download.
I passi, con alcuni warning derivati dalla installazione che ho eseguito, sono:
  1. Installare il software (se non compare tra i programmi nelle barra delle applicazioni del Mac andare nella cartella "applicazioni" e attivarlo manualmente)
  2. Inserire le impostazioni di condivisione (vanno bene quelle suggerite)
  3. Cartella da condividere:
    • qui deve essere inserito il percorso della cartella "musica" nella quale abbiamo organizzato la nostra libreria digitale strutturandola come meglio riteniamo (di solito per genere, risoluzione e album)
    • se non è sul disco fisico del Mac ma in un disco esterno USB, come indicato nelle istruzioni, bisogna selezionare il disco fisico del Mac e poi andare alla cartella "volumes", lì si troveranno i volumi esterni come il disco esterno USB e si potrà accedere alle sue cartelle
  4. Salvare la configurazione (se avete fatto degli errori e dovete cambiare la configurazione, stoppare e riattivare ps3mediaserver per attivare la nuova configurazione)
  5. Accedere con una app player DLNA (p.es. Foobar2000 app) da smartphone o tablet e verificare che tutto sia a posto, ovvero se potete navigare sulla libreria, selezionare un brano ed ascoltarlo.

Cosa si deve fare (su Windows)
Se scegliete di adottare ps3mediaserver, le stesse operazioni. In alternativa Windows ha già un suo media server DLNA che è sufficiente attivare seguendo le istruzioni del supporto Microsoft o le molte reperibili in rete. Supporta anche i formati audio in alta definizione e quindi fornisce le stesse funzionalità. E' un po' più laboriosa l'installazione e quindi a voi la scelta se scegliere questa soluzione o l'altra illustrata sopra.

Gli svantaggi rispetto a un NAS 
Le soluzioni gratis hanno il vantaggio di non costare nulla ma di solito qualche svantaggio, inevitabilmente. In questo caso:
  • Rispetto ad un NAS 1-slot (ovvero con un disco solo, quelli compatti e più silenziosi dal costo intorno ai 150-200 € al momento) lo svantaggio è che il NAS può rimanere sempre in stand-by e pronto all'uso, grazie alla funzione sleep normalmente disponibile; il PC invece bisognerà accenderlo oppure, se lo si lascia sempre acceso (per il Mac Mini si può), sarà necessario "risvegliarlo" connettendosi. Una piccola scomodità che si supera pagando, non molto ma neanche poco.
  • Rispetto ad un NAS con mirroring o RAID 5 lo svantaggio è più consistente: si perde il backup automatico. Che è una bella comodità perché i dischi (e l'elettronica) non sono eterni e il recupero non è previsto se non pagando molto. Quindi dobbiamo pensarci noi, utilizzando un secondo disco e soprattutto avendo la costanza di farlo sistematicamente. Lo vediamo a parte.
Il backup fai-da-te
Il backup è necessario per preservare:
  1. il lavoro fatto di organizzazione della libreria digitale
  2. la musica liquida scaricata in rete (non sempre è possibile scaricarla di nuovo)
  3. il lavoro di ripping dei nostri CD 
  4. il lavoro di trasferimento in digitale dei nostri LP
  5. i contenuti stessi, se ci liberiamo o vendiamo i CD o addirittura gli LP (eretici)
Per il backup basta un secondo hard disk esterno di capienza adeguata, i costi per i dischi USB sono sempre più bassi e magari lo abbiamo già. Niente zip o altro (tanto lo spazio necessario si riduce di poco) solo copia pura e semplice che può anche andare avanti da sola per ora. Quello che serve è solo la sistematicità, ovvero farlo ad intervalli regolari e frequenti, e sempre per intero, perchè il backup incrementale a mano non è mai sicuro.

In sintesi, la soluzione no-NAS:
  • Va bene per librerie digitali non molto grandi
    (sotto ad 1TB al momento e con le prestazioni di trasferimento attuali) soprattutto non molto movimentate. L'eventuale guasto del disco è recuperabile con un po' di lavoro e soprattutto non è irrecuperabile (nei casi 1-4).
  • Non va bene per librerie digitali più grandi e soprattutto con continui aggiornamenti, qui il costo del NAS si ripaga ampiamente in comodità, tempo risparmiato e sicurezza.
  • Non va assolutamente bene se avete l'intenzione di liberarvi dei CD (sbagliato) o addrittura degli LP (orrore). In questo caso il NAS con backup integrato e automatico (RAID 5) è obbligatorio, e speriamo che sia sufficiente.

(Le immagini sono riferte a musica suonata e da ascoltare, visto che è difficile illustrare un media server software in immagini, vediamo a cosa serve: ad esempio ad ascoltare la nuova numero 1 del rock alternativo: Anna Calvi, songwriter inglese ma di ovvia origine italiana).

venerdì 5 ottobre 2018

La manutenzione del NAS

Il termine "manutenzione" in realtà è applicabile in questo caso solo in senso lato, perché i NAS, come ha scoperto chi li adotta, ha solo due stati, e senza ritorno: funzionante / non funzionante. Ma vediamo prima cosa è un NAS, ovvero un Network Audio Storage.

Il NAS
Si tratta come sappiamo di un componente hardware che è diventato uno standard da almeno due decenni nei CED ma che da almeno 10 anni è arrivato anche nelle case, con lo scopo di memorizzare in un unico punto condiviso le immagini, i video e la musica per una famigia, sia che si tratti di contenuti acquistati (la musica, di solito), sia auto prodotti (le foto, di solito), sia entrambi (i video).

Ed è arrivato in particolare nel mondo della musica dove, grazie al protocollo DLNA può centralizzare tutta la nostra musica digitalizzata, o musica liquida, in qualità CD o in alta definizione, in PCM o in DSD, e metterla a disposizione a player di qualsisi tipo accessibili in rete, via wi-fi o via powerline.

Non è altro che un computer specializzato per l'archiviazione dei dati, a disposizione per tutti i computer di una rete locale. Con l'arrivo degli smartphone e del wi-fi la soluzione si è estesa anche a tutte le device mobili.
Si compone quindi di due parti: una CPU che gestisce la condivisione in rete e i procolli di comunicazione specializzati per i vari media, e i dischi di archiviazione, che possono essere i tradizionali dischi magnetici o, meno di frequente, ma in crescita, veloci dischi virtuali a stato solido. La CPU, in più gestisce anche, se prevista, la sicurezza dei dati.

I due tipi fondamentali di NAS
Proprio la gestione della sicurezza dei dati (ovvero il backup e restore automatico) distingue i NAS in due grandi famiglie: i NAS ad 1-slot (ovvero con un solo disco) e quelli a più slot (con sicurezza dei dati più o meno spinta).
  • NAS a uno slot: la gestione del backup è a cura dell'utente esattamente come per i normali dischi USB,, quindi manuale o con software da acquistare a parte
  • NAS a due o più slot: possono essere dotati da due dischi in su in base alla capienza del case per aumentare la capacità ma soprattutto per consentire un backup automatico effettuato direttamente dall'unità. Che può essere un semplice mirroring nel caso di NAS a due slot (ogni dato viene copiato due volte in due dischi distinti, quindi se sono da 2TB la capacità totale rimane di 2TB) opure con tecnica RAID da 3 in su. 
  • Nei dischi RAID la scrittura avviene in parallelo su più unità per ottenere una velocità di scrittura più elevata (sono utilizzati in parallelo più braccetti di scrittura) ma inserendo anche informazioni per il recupero dei dati che utilizzano tecniche ottimizzate di protezione che usano l'insieme dei dischi. Il risultato è che lo spazio utilizzato per i dati è maggiore di quello dedicato alla loro protezione e sicurezza. Con tre dischi da 2TB (6TB complessivi) e tecnica RAID 5 si hanno ad esempio a disposizione 4GB di spazio, e 2TB sono utilizzati per la protezione.
  • La tecnica RAID 5 garantisce sempre il recupero se una unità si guasta, se se ne rompono 2 o più assieme il recupero non è garantito se il numero di dischi non è sufficiente, per esempio se sono 3 non basta e ne servirebbero 5 e così via. Si tratta comunque di un evento (due assieme) che per un uso casalingo ha una probabilità molto bassa. 
  • La tecnica di mirror tradizionale ovviamente fornisce lo stesso livello di sicurezza del RAID 5 (se si guastano i due dischi assieme di perdono i dati).
Cosa si può fare quando un disco si guasta
Nel caso di un NAS a 2 o più dischi sono dolenti solo per il portafoglio perché sarà necessario ricomprare il disco guasto (costo dai 100 € in su per i dischi di tipo RED, adatti ad un uso continuativo, che si usano tipicamente nei NAS) e poi effettuare le operazioni di ripristino con le utility fornite dal produttore del NAS.

Cosa si può fare nel caso di unità singole
Passiamo alle dolenti note più serie. Nel senso che si scopre che:
  1. La riparazione del guasto non è prevista dal fornitore:
    • se è in garanzia è prevista la sostituzione dell'unità senza costi (o al massimo coi soli costi di spedizione) ma ovviamente con perdita completa dei dati contenuti;
    • se non è in garanzia è lo stesso, soltanto che bisogna pagare di nuovo il NAS, ammesso che sia ancora in produzione (di solito quindi lo sfortunato utente ne comprerà uno nuovo di un'aktra marca);
    • laboratori anche privati che ci mettono le mani non si trovano, il problema è che anche il file system può essere proprietario.
  2. Il recupero è possibile ma ha un costo, che può essere molto consistente (anche da 600 € in su). Ci sono molti laboratori che offrono questi servizi con varie modalità (per esempio selezionare i file da recuperare) e alcuni grandi nomi del settore (come Seagate) che offrono un servizio specifico con varie opzioni non solo per i propri prodotti, ma anche per la concorrenza. Pare che il recupero dati sia un buon business, a giudicare dal numero di laboratori. I guasti quindi non devono essere pochi e rari.
Se abbiamo quindi fatto un backup manuale o con qualche software specifico sarà necessario in entrambi i casi (garanzia e non) ricopiare tutta la musica andata persa sul disco guasto dal backup. Perdendo probabilmente quella caricata dopo l'ultimo aggiornamento (nel post successivo saranno illustrate le varie strategie di backup).
Se invece sono anni che non facciamo nessun backup l'unica alternativa sarà tra pagare il consistente importo e recuperare i dati (e non è certo il successo) oppure ripartire da zero e riflettere sulla opportunità di passare ad un NAS Raid 5.

Il piano di servizio recupero dati
Un noto produttore, tra i principali (Seagate) propone da alcuni anni un'alternativa interessante: un piano di servizio di recupero da sottoscrivere come abbonamento, e che comprende fino a 2 recuperi nel periodo. Non costa molto (29,99 € per 2 anni) e qindi conviene comunque attivarlo. La descrizione è molto sintetica e non è chiaro se si applica anche a prodotti dei competitori (come il recupero in laboratorio su richiesta che comunque Seagate fornisce) o solo ai propri nè le modalità.

Mi pare probabile che con questi costi deve essere basata su un backup in cloud, del tipo di iCloud di Apple versione full. Solo che qui il volume dei dati e' 20 o 30 volte superiore. Può darsi che salvino periodicamente dati sul disco utili per il recupero o per prevenire i guasti.  Non si trovano altre informazioni in rete e neanche nella loro documentazione. Per altre informazioni è possibile chiamarli, hanno un numero verde internazionale ma tra le lingue supportate c'è anche l'italiano.
Seagate però non produce NAS ma solo dischi e quindi per ottenere questo tipo di protezione (che non ho trovato offerta da altri produttori) occorre acquistare anche un NAS 1-slot (tipo il Synology 119i) e aggiungere il disco Seagate della capacità desiderata. Per un costo di ca. 220 € al momento, quindi comunque minore di un 30% rispetto ad un NAS "autonomo" RAID 5 a 3 slot.

In sintesi
L'archiviazione della musica digitalizzata è un'area da non trascurare per chi vuole estendere le possibilità di ascolto anche all'alta definizione. Le diverse soluzioni e i  vari produttori non introducono alcuna differenza nell'ascolto ma non deve essere affatto trascurato l'aspetto legato alla sicurezza rispetto alla perdita dei dati. Nel prossimo post una soluzione alternativa di NAS fai-da-te e un approfondimento sul salvataggio della nostra preziosa "musica liquida".
Per ulteriore informazione, tutte queste cose le ho apprese quando si è guastato il mio NAS ...

(Nelle immagini 3 NAS ad 1 slot del tipo "pronti all'uso", dall'alto il Personal NAS MyCloud di Western Digital, il modello 119i di Synology e il My Cloud Home sempre di Western Digital)

domenica 23 settembre 2018

La manutenzione delle casse

Tra i componenti di un impianto stereo che richiedono meno attenzione alla manutenzione ci sono senza dubbio le casse (correttamente sarebbero “diffusori” o “sistemi di altoparlanti”, ma usiamo il termine con cui tutti le chiamano). Pochi elementi tutti meccanici o elettrici (non elettronici) consentono una vita lunga e soprattutto di svolgere il loro ruolo, diffondere la musica, per decenni senza alcun intervento di manutenzione. E’ da dimostrare però se il suono che emettono e’ ancora quello progettato dal costruttore e che ascoltavamo nei primi tempi. Proprio perché sono componenti meccanici sono soggetti ad usura da funzionamento o da deterioramento dei materiali, e quindi a nonrispettare più le specifiche iniziali.

Le sospensioni degli altoparlanti
Questo è l'elemento più soggetto ad usura, ed è anche il tipo di usura più facile da verificare. Gli altoparlanti tradizionali, quelli usati in quasi tutte le casse, ricreano le onde sonore spostando l’aria con un movimento alternato a frequenza variabile e per farlo, il cono o la cupola che sposta l’aria devono essere collegati ad una sospensione realizzata con un materiale elastico. Per i woofer fino agli anni ‘80 il materiale usato era il foam, un tipo di plastica spugnosa molto adatta a seguire i movimenti del cono senza introdurre alterazioni nel movimento. Purtroppo, per effetto del movimento e per semplice invecchiamento del materiale a causa degli agenti atmosferici, dopo un numero di anni variabile ma non certo elevato (possono bastare anche 5 anni) il foam soltamente si squama fino a produrre veri e propri buchi che compromettono la tenuta e dell’aria e quindi anche la risposta.

Un diffusore AR 48S del 1984 dopo essere
per circa 20 anni nel salone di un appartamento
di città con riscaldamento centralizzato, e mai
utilizzato per suonare.
Ma il woofer emette solo le frequenze basse, il cono si muove lo stesso e quindi le casse continuano a suonare, l’appassionato audiofilo probabilmente si accorge che qualcosa non va, e magari inizia a sospettare dell’amplificatore, della sorgente, dei cavi o del suo udito. Poi però si ricorda di antichi articoli sulla “riconatura”, toglie la tela di protezione degli altoparlanti e scopre a vista perché i bassi non gli sembravano più quelli di un tempo (vedi foto).

Le sospensioni in gomma
Dagli anni 80 circa i costruttori hanno progressivamente abbandonato il foam, per questo motivo, e adottato per le sospensioni plastiche con analoghe caratteristiche, ma meno soggette al degrado “naturale” ovvero non dovuto al movimento. I tempi quindi si allungano di molto ma: 1) l’uso ovvero il movimento stressa il materiale modificando progressivamente le sue caratteristiche elastiche e anche 2) il non uso irrigidisce il materiale e può arrivare anche a farlo crepare . Un degrado meno facile da verificare a vista anche se il confronto visivo di un woofer che ha fatto molti chilometri con uno nuovo dello stesso tipo può dare già qualche motivo di sospetto. Inoltre, anche le sospensioni in gomma a volte possono degradarsi e sfarinarsi come quelle dei midrange delle AR48S del 1984 in figura, ridotte così solo dagli anni e dalla permanenza non attiva in un ambiente favorevole per l’uomo (ampio salone molto riscaldato d’inverno) ma meno per loro. Quindi e’ consigliabile una verifica periodica a vista anche per gli altoparlanti con le sospensioni in gomma.

La riconatura
L’alta fedeltà e gli impianti tradizionali non sono più sulla cresta dell’onda e trovare riparatori non è sempre facile, ma gli altoparlanti sono usati anche per la diffusione commerciale e per la musica dal vivo e quindi l’esigenza di riconare periodicamente gli altoparlanti e’ universale.
Trovare un laboratorio per riconare le nostre casse non è quindi difficile, ma è meglio farsi consigliare dal negozio hi-fi di fiducia un riparatore specializzato in casse hi-fi. Perché la sospensione deve avere ovviamente le caratteristiche più simili possibili all’originale, se non proprio le stesse e, soprattutto, l'intervento non deve riguardare solo gli altoparlanti deteriorati, ma anche la loro installazione nel diffusore.  I passi che un buon laboratorio specializzato deve eseguire e documentare, sono, per un altoparlante con sospensione in foam:

  • Smontaggio degi altoparlanti, rimozione e pulizia del foam danneggiato 
  • Posizionamento e centratura driver / bobina mobile
  • Incollaggio con colle specifiche del kit refoam interno ed esterno 
  • Controllo audio e meccanico al banco del rispetto delle specifiche originali
  • Rimontaggio woofer e centratura del supporto meccanico nell'alloggiamento previsto
  • Saldatura dei contatti e controllo funzionalità del crossove
  • Riposizionamento del materiale fonoassorbente
  • Chiusura delle casse e test audio continuativo
 Nella appendice la documentazione fotografica di un intervento di refoam su un paio di casse KEF 103/4 (con woofer interni) nel quale sono stati seguiti questi passi.

Gli altri componenti di un diffusore
Sono elencati nel seguito, indicando le possibilità di degrado nel tempo.

  • Magneti degli atoparlanti: possono perdere nel tempo le proprietà magnetiche; l'effetto sul suono è comunqe difficilmente avvertibile
  • Bobine degli altoparlanti: è formato da un cavo in rame che nel tempo può ossidarsi;
  • Crossover: è realizzato mediante resistenze, capacità e induttori, gli induttori se del tipo a filo possono ossidarsi e le capacità possono variare le loro caratteristiche.
  • Contatti: possono ossidarsi soprattutto se del tipo "faston" (a incastro).
Sono tutti fenomeni di invecchiamento meno evidenti negli effetti e che possono generarsi con tempi molto più lunghi di quelli che possono interessare le sospensioni degli altoparlanti.
Per rinnovare e riportare un paio di casse per cui valga la pena allo stato iniziale può essere però valutata la possibilità di far sostituire ad un laboratorio specializzato la cablatura interna e i connettori, e le capacità e infittori dei crossover, ovviamente con elementi delle stesse identiche specifiche. Non sono invece consigliabili interventi su bobine e magneti degli altoparlanti, a meno di casi eccezionali.

In sintesi
La priorità per le casse è solo una: controllare periodicamente lo stato delle sospensioni. Per gli altri elementi che le compongono eventuali interventi sono essenzialmente legati al desiderio di perfezione. Acquisire comunque la consapevolezza che le casse non sono eterne e non mantengono eternamente le stesse caratteristiche nel suono. 

Appendice: la riconatura di un paio di Kef 103/4 del 1990
La riconatura completa è stata effettuata 15 anni dopo.

Lo stato iniziale: le sospensioni dei 4 woofer (2 per cassa) erano molto degradate,
pur essendo stati sempre attici ed in un appartamento normale.
La centratura

Dopo il rincollaggio delle nuove sospensioni (originali Kef)


Dettaglio

Il montaggio interno e il collegamento al centratore  
Uno dei woofer rimontato in sede


Il riposizionamento del materiale fonoassorbente


sabato 30 giugno 2018

Lo streaming HD: a che punto è?

La situazione dello streaming in HD che sembrava ormai pronto per un lancio sul mercato nel 2015 appare ora un po' confusa. Il sistema di compressione MQA che avrebbe consentito di distribuirlo sta suscitando sempre maggiori perplessità. Ma prima di addentrarci chiediamoci se è vero che ...

Lo streaming in HD richiede un formato compresso?
I file audio HD sono più grandi e richiedono più spazio disco e, per lo streaming, più banda, e quindi più velocità e più costi, da qui la teorica necessità di rendere la trasmissione meno impegnativa. Ma di quanto più grande?
Per prima cosa, è solo un potenziale problema in mobilità, perché la banda richiesta (da 1,152 Mbps a 2,3 Mbps, vedi tabella) è ampiamente entro le specifiche anche di un ADSL economico e la tariffa è flat. Ma non sarebbe un problema neanche in mobilità, considerando che un normale video YouTube utilizza un bitrate di 2,5Mbps a 480p, e tutti vedono video in 4G senza farsi problemi di consumo e le reti attuali normalmente lo consentono (altrimenti nessuno comprerebbe più smartphone né contratti da 8Gb / mese e oltre). E al momento comunque non lo è per i servizi in streaming Tidal e HRA HighresAudio (vedi dopo) che sono disponibili solo su desktop.
Quindi possiamo concludere che, per l'utente serve a poco un formato compresso per l'HD in grado di comprimere il classico formato HD (24/96) da 2,3Mbps a 1,5Mbps (dato dichiarato anche se medio, per MQA).

Lo pagina di presentazione dello streaming HRA di HigresAudio
Per l'utente, ma per la rete?
A livello di rete il problema è diverso, deriva dallo streaming contemporaneo di più utenti, il broadcast su una rete IP. Le reti analogiche (in FM, in PAL-TV) erano un vero boradcast, la stessa diffusione di onde radio serviva per un numero virtualmente infinito di riceventi. In una rete IP base serve invece una connessione 1 a 1 per ogni utente che fa streaming. Il problema si è posto in modo più marcato e molto prima che per la musica per la TV, per servizi come Netflix o Sky On Demand in HD. Su migliaia o milioni di connessioni anche pochi bit risparmiati fanno la differenza. E proprio un efficiente protocollo proprietario di compressione adattativa (lossy, con perdita, ovviamente) per la visione in HD ha fatto la fortuna di Netflix. Oltre alla evoluzione delle reti con l'introduzione dell'IP cast e del casting parallelo. In pratica (e semplificando) un'unica connessione sincronizzata per più utenti fino al nodo più vicino dove si possono raggruppare più utenti per lo stesso programma. Per questo a volte si deve aspettare un po' per il film che abbiamo scelto su Netflix o Sky: l'algoritmo sta aspettando di sincronizzare più utenti con la nostra stessa scelta.

Sarebbe bello che anche lo streaming in HD ponesse lo stesso problema e richiedesse quindi MQA o altri formati ancora più efficienti, ma siamo molto indietro: anche gli abbonati in streaming in qualità CD sono ancora mosche bianche. Per ora quindi non è ancora una necessità neanche per la rete, ma in un'ipotetico futuro in HD consentirebbe una riduzione del 35% in termini di banda. Non poco, anche se basterebbe passare a 24/48 (la differenza è difficilmente avvertibile) per avere lo stesso risultato.

Ma il formato Master Quality Authenticated da' la "qualità master"
In pratica, rende più musicale, più piacevole il suono, come confermato da molte recensioni (e anche dalla prova molto parziale che ho fatto su questo blog, a confronto però con un formato CD, non con un altro formato HD). E qui cominciano le critiche però. HighresAudio, Linn e anche Computer Audiohile sostengono, anche dopo test e analisi del brevetto, che non si tratta altro che di un formato lossy (con perdita) che però introduce alcuni artefatti che rendono l'ascolto più piacevole. Una efficace equalizzazione che però non è reversibile, nel senso che da un file audio codificato in MQA non si può tornare al file originario in formato HD. Come l'MP3 in altre parole, ma a un livello di qualità più alto. per chi vuole approfondire ecco i link agli articoli citati. Nessuno di essi è stato sinora confutato da Meridian, nonostante sia HighresAudio sia CA lo abbiano anticipato:
In sintesi, secondo HighresAudio, che fa riferimento ad un ampio studio di Xivero, una società specializzata nonché centro di ricerca nell'audio digitale (di cui abbiamo già parlato), le principali conclusioni dello studio sono:
  • MQA non è lossless. Il segnale digitale originale non può essere recuperato
  • dopo decodifica il formato effettivo è 17 bit / 96KHz
  • la riduzione del bitrate è raggiungibile con un diverso metodo che è effettivamente lossless; (si tratta ovviamente del formato proposto da HighresAudio che poi non è altro che il PCM 24/96 compresso lossless in FLAC, chiamato però high-bit FLAC e P-MQS: Pure Master Quality Sound)
  • MQA non è utilizzabile per DAC di generazione precedente (ovvero non MQA) causa elevato fenomeno di aliasing oltre i 18KHz
  • Non possono esseri i miglioramenti nel timing come affermato da MQA perché il dominio nel tempo e il dominio nella frequenza sono equivalenti e correlati
  • l'applicazione di filtri adattivi che modificano in modo permanente il segnale originale può causare  probabilmente più danni che benefici. 
  • è sempre preferibile preservare il segnale originale e non qualcosa che cerca di assomigliare ad esso. Può sembrare migliore all'ascolto, ma come può essere migliore della registrazione originale?
Queste conclusioni piuttosto generiche sono confortate dalle dissertazioni tecniche molto approfondite contenute negli studi citati e che i più attenti e interessati tra i lettori possono leggere nei link (se spariscono scriveteci, i documenti li ho salvati).
Da notare però che  le osservazioni di Xivero non sono del tutto imparziali, perché questa società ha ideato e commercializza un sistema di compressione lossless, Xifeo, con il quale si raggiungerebbe secondo il produttore un incremento di efficienza in compressione Flac dal 30 al 50%. In questo link la descrizione del prodotto.



I punti a favore di MQA
Meridian non ha risposto sinora alle osservazioni tecniche di Xivero o di Computer Audiophile, ma leggendo vari articoli e report di ascolti a confronto tra MQA e HD tradizionale emerge come principale plus la coerenza nel dominio del tempo, il timing. Secondo Meridian la coerenza richiede una gestione unica end-to-end, quindi dal flusso inviato in streaming al DAC, e in questo modo si raggiunge un livello superiore di controllo della "sfocatura" derivante da fluttuazioni nel dominio del tempo (de-blurring). Questo aspetto, citato ad esempio nella presentazione di MQA sul noto sito Audiostream, è negato su base teorica da Xivero (come abbiamo visto), ma è confermato che un effetto possa esserci da varie prove di ascolto, ad esempio quella di Waht Hi-fi su Qobuz Sublime+.

Il master non è più questo sconosciuto
Una innovazione importante, non tecnica ma di trasparenza, che arriva con il MQS è la classificazione dei master per tecnica di registrazione adottata. La qualità dell'ascolto deriva infatti più che dalla risoluzione HD più o meno spinta, dalla tecnica di registrazione. La classificazione è piuttosto elementare, non indica il livello di compressione dinamica (loudness) o la tecnologia digitale adottata nello studio di registrazione, ma è sempre meglio di niente, speriamo che sia dichiarata da ora in poi:
  • MQ-A - Taken from an Analogue Master Source
  • MQ-C - Sourced from a 16bit 44.1KHz CD master and upsampled
  • MQ-D - Sourced directly from a Direct Stream Digital DSD Master
  • MQ-P - Sourced from a minimum 20bit master with a minimum 48KHz sample rate
La critica di Linn
Diversa e non tecnica la critica al nuovo standard di Linn (e di Linn Records). L'attenzione è sugli scopi reali dell'operazione, che non è soltanto aumentare la qualità senza incremento di consumo di banda (esigenza non stringente, come abbiamo visto) ma di imporre un nuovo standard proprietario. Si sottolinea infatti che si tratta in realtà di una joint venture tra Meridian (concorrente di Linn, btw) e una delle tre major superstit, la Warner Music.
Lo scopo è il solito, rivendere il catalogo con un nuovo formato ai soliti appassionati danarosi o presunti tali (che saremmo poi noi audiofili). Guadagnando tra diritti e licenze d'uso in tutto il ciclo di produzione e imponendo infine anche il DRM quando sarà uno standard effettivo. E facendo guadagnare qualcosa anche ai produttori di hardware, che saranno così arruolati come complici. Il tutto per avere qualcosa che non da' nessun vantaggio rispetto al PCM HD.
L'articolo si conclude però con una facile profezia, ovvero che il nuovo standard farà la stessa fine del SACD, quindi un flop o di Apple Lossless che poi Apple ha dovuto aprire dopo aver verificato che non poteva imporlo come standard.
Interessanti considerazioni per niente lontane dalla realtà, pur se provengono da un competitore.

Lo streaming in HD MQA di Tidal
Che sia efficace anche se ci rimane il dubbio che qualcosa si perde, oppure che sia veramente una soluzione ottimale, resta il fatto che al costo standard di 19,9 €/mese su Tidal lo streaming HD (con MQA) c'è da tempo, e qui è stato anche provato con valutazione positiva. Il limite più che nella qualità è nella quantità (ed è ancora in buona parte così): la musica già ascoltabile in MQA è una piccola parte del grande catalogo di Tidal, nonostante la partnership con Warner che sicuramente un grande catalogo lo ha.
I test parziali effettuati da me (vedi anche la nota in fondo al post) e soprattutto quelli di riconosciuti esperti del settore hanno valutato l'ascolto di materiale codificato in MQA molto convincente, che sia effetto di un'equalizzazione o meno, i DAC compatibili MQA non costano necessariamente di più di quelli che non lo sono, e quindi tralasciando le considerazioni etiche Tidal+MQA rimane un'alternativa molto interessante 
Ma ora per i puristi c'è un'alternativa.

Lo streaming in HD di HighresAudio
La critica di questo noto servizio tedesco non è in realtà molto imparziale, perché propongono uno streaming HD alternativo, in un normale formato Flac (come lo streaming in qualità CD). Il costo in realtà non è alto, sono circa 17 € / mese, ma è richiesto il pagamento anticipato per 6 mesi (circa 105 €) e quindi è almeno psicologicamente è meno facile la sottoscrizione. Prevedono comunque un periodo di prova senza restrizioni, anche se limitato a soli 7 giorni, e presto faremo questa prova.
Il catalogo anche qui però è il problema, perché è ovviamente limitato all'offerta in download del servizio streaming tedesco, quindi parecchio materiale, ma incomparabilmente molto inferiore la scelta rispetto a quanto è disponibile in qualità CD su Qobuz o Tidal. Poi c'è da verificare la disponibilità da noi dello specifico allbum, visto che molto materiale in download non è accessibile.
L'abbonamento al servizio HRA Streaming è comunque possibile dall'Italia.

Il principale punto critico  dell'offerta è che per l'album che vogliamo ascoltare non è sempre disponibile l'ascolto alternativo in qualità CD come in Tidal. Per avere la disponibilità di un catalogo completo e comparabile bisognerebbe aggiungere un secondo servizio, quindi in totale 37 € / mese. Non poco, come un abbonamento Sky standard.
Altro punto critico, ma è annunciato il superamento: è che il servizio non è disponibile in mobilità, ovvero in 4G, solo su desktop Windows o MAC. Ciò comporta che le prestazioni al momento non sono un problema, considerando che i file originali possono essere anche 24/192.

La cosa più curiosa invece è che, nonostante le critiche al formato, HighresAudio vende album codificati in MQA, nella sezione download. A dimostrazione che il formato ha comunque un suo appeal (indipendente dall'esigenza di compressione) e anche che la coerenza non è il loro forte.


Qobuz Sublime+
Anche Qobuz con la versione plus di Sublime, il suo servizio di punta, fornisce ora l'ascolto in streaming in HD, fino a 24/192, e anche in mobilità in 4G, se la rete del vostro gestore ce la fa. Il catalogo dichiarato è ampio, 70.000 brani in 24/192-24/96 e il 90% del catalogo (che è di 40 milioni di brani) disponibile a 24 bit con frequenza da 44,1 a 48KHz. Nessuna tecnologia particolare o nomi marketing speciali, la trasmissione è in FLAC e quindi servono fino a 4,6Mbps a 24/192.
Il costo è elevato anche psicologicamente, perché come HRA di Highresaudio è su lungo periodo (annuale in questo caso) e anticipato, 350 € per un anno. A differenza di HRA HighresAudio però si può ascoltare quasi tutta la musica che ci va di ascoltare quasi seempre in HD, e quando non c'è comunque in qualità CD.

Del servizio Qobuz Sublime+  What Hi-Fi ha fatto un'approfondita recensione, molto positiva, unico punto critico (a parte il costo) il timing non a livello dell'equivalente brano ascoltato con Tidal MQA, a conferma di ascolto della sua controversa superiorità su questo aspetto. Si trattava però di qualcosa che è stato evidenziato con un brano del noto rapper Kendrick Lamar se, come me, non ascoltate il rap o l'hip-hop e non riuscite neanche a comprendere chi lo ascolta, non appare una carenza decisiva.

In sintesi
Passare allo streaming si può e la soluzione migliore appare ancora essere Tidal, almeno in attesa che gli altri due arricchiscano il catalogo o passino ad una formula di pagamento mensile. Condizione necessaria è che non abbiate appena comprato un costoso DAC non compatibile MQA e che quindi possiate acquistare assieme a Tidal un DAC MQA compliant, che lo straming sia soprattutto da desktop e non in mobilità 4G e inoltre che scegliate cosa ascoltare sulla base della musica e non del formato. In altre parole: se c'è in MQA bene, se non c'è va benissimo anche la qualità CD.
Ma se invece pagare anticipatamente un anno a circa 30 € / mese non vi provica nessuna ansia, Qobuz Sublime+ è una soluzione migliore da tutti i punti di vista.

Appendice

1. Tabella di comparazione del bitrate massimo necessario per vari formati audio e video

Formato Numero di bit Frequenza KHz KBit /sec (stereo) FLAC
CD 16 44,1 1411,20 705,60
DAT 16 48 1536,00 768,00
Audio DVD 24 48 2304,00 1152,00
SACD PCM 24 88,2 4233,60 2116,80
PCM 96 24 96 4608,00 2304,00
Video YouTube 480p 2500,00
PCM 192 24 192 9216,00 4608,00
DSD64 1 2822,4 5644,00 5644,00

2. Osservazioni sul test di MQA effettuato sul blog

Secondo gli approfonditi studi dei HighresAudio con Xivero, MQA non da' vantaggi su altri formati HD e può addirittura introdurre distorsione in certi casi, in particolare per fenomeni di distorsione causa aliasing oltre i 18KHz se usato con DAC non MQA. La prova che ho fatto era proprio su un DAC non MQA ma non ho sentito alcuna distorsione, anzi, ho registrato un marginale miglioramento su alcuni parametri, derivante quindi non da MQA in quanto tale, ma dall'ascolto a risoluzione superiore.

Quindi la prova con esito positivo che ho fatto tempo fa era frutto di suggestione? Può essere sempre presente una indeterminatezza o una dipendenza dalla musica test, ma più semplicemente, i brani di musica che ho usato come test non avevano contenuto musicale oltre i 18KHz e, anche se sorprendentemente ne avessero avuto, avendo io superato da tempo i 20 anni, non ho un udito che arriva ad ascoltare molto oltre i 16KHz, come tutti o quasi. Non posso di conseguenza

giovedì 10 maggio 2018

C'era una volta: la doppia barra di registrazione

Gli impianti hi-fi moderni sono sempre più semplici. Per ascoltare tutta la musica del mondo e in qualità CD possono essere sufficienti anche, ho fatto questo esempio più volte, un iPad e due casse attive.
Anche gli amplificatori, quando ci sono, hanno funzioni sempre più semplificate, con al massimo 4 o 5 ingressi e nessun intervento sulla sorgente.
Quelli degli anni '60 e '70 invece erano chiamati anche "centralina" perché erano progettati per ospitare tutte le connessioni di un impianto anche complesso. Ad esempio nelle immagini vediamo il frontale e lo schema di connessioni completo di un classico dell'hi-fi d'annata, un ottimo amplificatore che si chiama Yamaha CA-600 (e che è anche, casualmente, il primo che ho posseduto).


Due giradischi, uno anche con testina MC, due registratori, più altri 3 ingressi, più 2 ingressi microfono e 2 coppie di casse che potevano suonare alternativamente o in parallelo, assieme alle cuffie o essendo escluse. E poi la possibilità di invertire o miscelare i canali, il famoso deprecato loudness e gli altrettanto discussi controlli di tono (comunque escludibili) più filtri passa-alto e passa-basso (fissi). E infine ingressi e uscite separate per pre e finale e la famosa doppia barra di registrazione.


In questo caso la doppia barra di registrazione era particolarmente versatile perché indipendente per i due registratori. Ma a cosa serviva?

Lo scopo iniziale della doppia barra di registrazione
Serviva a due scopi: 1) il monitoraggio della registrazione 2) rendere indipendente la registrazione dall'ascolto, in altre parole registrare qualcosa (ad esempio un disco per un amico) mentre si sta ascoltando qualcos'altro.
La funzione di monitor serve e ha senso solo se il registratore ha 3 testine: una di cancellazione, una di registrazione, una di riproduzione. Con un ampli che ha questa funzionalità si può ascoltare in alternativa la sorgente e la registrazione appena effettuata, selezionando la testina di lettura. In questi modelli Yamaha poi esageravano proprio, e c'era anche la possibilità di registrare da un registratore all'altro (pratica non molto consigliabile neanche coi registratori a bobina delle immagini). Registratori a bobina perché quando è stato immesso sul mercato questo ampli registratori a cassette a tre testine non esistevano. Ma sarebbero arrivati da lì a poco, con il mitico Nakamichi 1000.

Lo scopo attuale della doppia barra di registrazione
La registrazione, analogica o digitale che sia, non ha molto senso oggi, a meno di registrare qualcosa di suonato da noi o da amiche e amici, ma può servire anche per superare una mancanza degli ampli moderni: la sparizione delle uscite e ingressi separate per pre e finale. Nel CA-600 c'era, ma adesso è rara anche sugli integrati top.
L'uso originario era passare ad un finale più potente o usare il finale da solo con un altro pre, quindi non molto comune, ma la separazione consentiva anche di inserire un processore di segnale un amplificatore specializzato per cuffia. Un tipico processore è un equalizzatore analogico, ma ora può essere anche un DSP digitale.

Come inserire un equalizzatore (o altro processore di segnale) nell'impianto
Deve essere inserito ovviamente nel percorso del segnale, per questo, quando esiste ancora, si inserisce nel tape-loop, che è un altro nome per la doppia barra di registrazione. La vediamo implementata in un altro integrato, di un paio di decenni dopo, minimal ma ancora dotato di questa funzione (il Fase Evoluzione Audio Performance 2.0 che, sempre casualmente, è un altro ottimo ampli che ho posseduto)


Come si vede i selettori degli ingressi / uscite sono due, uno è quello per indirizzare la sorgente alle casse, l'altro per indirizzarla al registratore. In questo modo si può ascoltare una sorgente e, in parallelo, effettuare una registrazione sull'altra. Tra le sorgenti è presente su entrambi selettori anche il "tape", in questo modo, se il registratore ha 3 testine, ovvero testine separate per registrazione e lettura, selezionando tape sul selettore indirizzato alle casse (quello di destra) si può ascoltare quello che sta registrando il nostro registratore, in tempo reale. Se invece ha due testine si sentirà ancora la sorgente, ma dopo il passaggio nell'elettronica del tape recorder, una cosa inutile, insomma.


Se nel tape loop viene inserito un processore digitale, il segnale audio della sorgente può attraversarlo inserendo la sua uscita sull'ingresso tape. Il selettore tape (a sinistra) selezionerà ora l'ingresso che si manda in ascolto alle casse passando per il processore. Il selettore di sinistra consentirà di selezionare l'ingresso tape (con processore) o in alternativa gli altri ingressi ascoltandoli, senza processore.
La stessa cosa che si potrebbe fare inserendo il processore (ad esempio un equalizzatore) tra pre e finale e attivando o disattivando il bypass.

Un ampli per cuffia nel tape loop
Questa configurazione è più semplice, perché è soltanto un output alternativo alle casse. Nella configurazione più semplice è sufficiente collegare l'ampli per cuffia all'uscita tape. Col selettore di sinistra "tape" si sceglie la sorgente da ascoltare. C'è però anche il problema di silenziare le casse. Negli ampli che ancore hanno l'uscita cuffia, è automatico, ma nel caso di una classica doppia barra di registrazione è disponibile (come in questo caso) anche una posizione off (serve per registrare senza ascoltare nulla) e quindi non c'è problema.
Ovviamente si perde la possibilità di collegare in modo permanente un registratore, a meno che l'ampli per cuffia abbia una seconda uscita alternativa e un bypass. La seconda uscita si può collegare a un registratore. Non sarà più possibile il monitor della registrazione, ma la registrazione sì.

Se il tape loop non c'è
Nella maggioranza degli amplificatori di ultima generazione è sparito, perché non serve più essendo spariti nell'uso comune i registratori analogici a 3 testine. Ma un'uscita tape di solito resiste ancora e può essere usata per collegare un ampli per cuffia. Per evitare di sentire anche le casse è sufficiente  mettere il volume a zero (l'uscita tape bypassa ovviamente il controllo di volume). Ma non sempre è sufficiente: in molti amplificatori di ultima generazione il volume è controllato digitalmente e se viene portato a zero equivale a mettere il componente in stand-by. L'unica soluzione in questo caso è mantenere il volume al livello più basso della scala.
Un'altra soluzione è inserire gli ingressi su un preamplificatore passivo (vedi post di qualche tempo fa). Tra il pre e l'ingresso dell'ampli principale si può inserire sia un processore di segnale sia un ampli per cuffia. Il segnale dovrà passare tra due controlli di volume, ma il primo controllo, passivo, non dovrebbe provocare nessuna alterazione. In alcuni amplificatori poi esiste la possibilità di configurare un ingresso con bypass del pre, ovvero del controllo di volume.

sabato 21 aprile 2018

Chiude Oppo Digital

Una triste notizia, con un annuncio che per i veri appassionati è veramente un fulmine a ciel sereno, la Oppo Digital, il miglior produttore al mondo di lettori digitali e DAC (e anche recentemente di eccellenti cuffie) famoso soprattutto per lo straordinario rapporto qualità / prezzo, sospende tutta la produzione. Mantenendo gli aggiornamenti firmware, promettono.

La ditta è americana e produce in Cina da 14 anni, negli ultimi anni era passata del tutto in mani cinesi, anche se gli headquarters  e la ricerca erano sempre in California, e all'inizio di questo mese di aprile 2018 sul sito compare l'annuncio di addio.


Non sono fornite spiegazioni, non penso che l'azienda fosse in perdita, i prodotti come i BDP-203 e BDP-205, senza confronti i migliori lettori HD multi-formato in produzione (il 205 specializzato per la musica e il 203 per il video) non erano comunque super-economici. E' più probabile che non generassero sufficienti utili per gli investitori e che fosse stato valutato in "outlook negativo" (nessuna prospettiva a medio-breve termina di crescita dei margini). Da notare che il loro era comunque un mercato di nicchia a livello globale.

Io possiedo un lettore multi-formato Oppo, uno dei primi modelli (ha più di 10 anni) e posso testimoniare che la fama è pienamente meritata.

E' veramente un peccato, un altro caso in cui la qualità e l'eccellenza non sono premiate dal mercato di massa e dal pubblico, cominciamo a diventare troppo frequenti.

Sarà ricordato a lungo l'Oppo UDP-205, il migliore e più versatile lettore
multi-formato "audiofilo" di oggi e probabilmente anche per un altro bel po' di tempo





mercoledì 28 marzo 2018

La pulizia dei dischi in vinile

Un problema sconosciuto a chi è passato al digitale dematerializzato (o musica liquida) e anche a chi rimane con i CD. Uno dei motivi della iniziale fortuna del CD, peraltro. Ma abbastanza sconosciuto anche per chi mantiene i vinili con ragionevole cura.
Per me ad esempio si pone solo nel caso di vinili ritrovati da amici o parenti che me li offrono perché magari non hanno un giradischi, o di dischi veramente rari trovati casualmente in qualche mercatino. Per i vinili che ho comprato io, anche se magari hanno 30 anni basta la normale spazzola con fibre di carbonio tipo record brush o simili. Lo stesso vale per i vinili che compro su eBay, che sono sempre di classica ben tenuti, ascoltati poco o in qualche caso apparentemente mai. Ma in generale su eBay la classificazione dello stato del disco e' veritiera e quindi basta acquistare solo near mint o very good++

Quando c'è bisogno di una pulizia incisiva
Premessa: chi si ostina ad utilizzare ed ascoltare i vinili, riconoscendo in essi un particolare ed esclusivo anche se indefinibile fascino del suono (come me), sa che qualche occasionale disturbo può capitare di doverlo ascoltare, ed è in grado di sopportarlo, se è limitato. L'esigenza di pulizia è limitata quindi, a parte l'esigenza di una costante manutenzione (ovvero: evitare che si raccolga troppa polvere) ai casi difficili ma recuperabili.


Quando NON E' recuperabile
I casi non recuperabili sono quelli di vinili graffiati o con fruscio. I graffi si vedono facilmente ad occhio nudo, e comunque sono evidenti anche all'ascolto, sono il toc che si ripete a intervalli regolari, ad ogni giro del disco. Deriva ovviamente da una passata di puntina per braccio caduto sul disco o da altre "effrazioni" al sacro disco nero. Il fruscio invece si riconosce solo all'ascolto. È un disturbo continuo che incide anche sulla qualità del suono, che sembra distorto. Deriva dal passaggio del vinile su un giradischi non ben tarato o con puntina rovinata o, peggio, su uno dei proto giradischi con puntina piezolettrica, responsabili della irrimediabile distruzione di tanti vinili dell'epoca d'oro.
Per un disco frusciato non si può fare nulla, può servire solo come oggetto d'arredamento. Un disco graffiato, ma solo se il contenuto è veramente raro, può essere recuperato digitalizzandolo ed eliminando gli effetti del graffio con un editor audio come Audacity e una buona dose di pazienza.

Un vero peccato: una copia di In The Wake Of Poseidon dei King Crimson
rimasta per 20 anni in uno scatolone in un box, in ottime condizioni generalie ma,
prima di finire nello scatolone, forse un passaggio maldestro, e questo bel graffio su una facciata
Quando e' recuperabile
L'altro disturbo udibile sono i crich-crack (li chiamavamo così) a periodicità variabile; possono avere due cause: polvere annidata nei solchi (che il record brush non riesce a togliere) o cariche elettrostatiche. Nel primo caso (polvere) esiste uno strumento di rimozione relativamente economico e di efficacia dimostrata, che l'appassionato di vinile dovrebbe sempre procurarsi assieme alla spazzola record brush e allo spazzolino per pulire la puntina. Si chiama Nagaoka Rolling e, dopo che per anni è stato fuori produzione, da qualche tempo è di nuovo disponibile su Amazon (potenza del grande ritorno del vinili). Attenzione però: ci sono diverse imitazioni e l'unico efficace è quello nella scatola speciale di plexiglas (e con recensioni) indicato in figura. E che è anche inevitabilmente il più costoso (non è un oggetto economico).

Il vero Nagaoka, distribuito tramite Amazon da un noto negozio online specializzato per il vinile
Non economico, però molto efficace, è un rullo di un materiale speciale che riesce a entrare dentro ai microsolchi e sul quale la polvere si attacca. La comprova si ha dopo la pulizia di un certo numero di LP, quando ci si accorge che non è più appiccicoso e bisogna lavarlo (seguendo attentamente le istruzioni). Dopo il lavaggio torna efficace come prima, anche per anni o decenni come testimonia la prova di Lycio Cadeddu su TNT-Audio cui rimandiamo per altri dettagli.

Le cariche elettrostatiche
Per quest'altro fenomeno sono stati prodotti nel tempo diversi strumenti di usi casalingo. Il record brush dovrebbe fare qualcosa grazie alle setole conduttrici (in fibra di carbonio) ma quasi sempre serve un intervento più radicale. Il più efficace strumento casalingo, secondo quasi unanimi recensioni è la "pistola" Zerostat (anche questa tornata in commercio da poco a seguito del rinascimento vinilico) da usare con una certa attenzione e lontano dal giradischi. Eliminando l'elettricità statica dal disco previene anche l'accumulo di polvere.
Non l'ho mai acquistato e quindi provato perché sono passato invece direttamente all'intervento definitivo, quindi non posso confermarne l'efficacia, ma le opinioni in rete sono convergenti in tal senso.

La macchina lavadischi
Questo è l'intervento definitivo, dopo il lavaggio con una macchina professionale più pulito il vostro disco non diventerà. Ce ne sono diverse, funzionano all'incirca secondo lo stesso principio (lavaggio con liquido e asciugatura), ma sono accomunate dal costo molto elevato e dall'uso quindi riservato tipicamente ai soli negozi specializzati, che chiedono il pagamento per singolo lavaggio, eventualmente accompagnato dalla consegna di una busta di carta protettiva per il 33 giri. Il costo varia tra 1,5 e 3 euro a disco, più eventualmente un tot per la busta (o per la spedizione per i negozi che fanno il lavaggio solo per corrispondenza).

Io ho fatto lavare con la macchina illustrata qui sotto in un noto negozio specializzato di Roma (Elastic Rock, un omaggio penso ai miei amati Nucleus di Ian Carr). Il risultato è stato molto positivo, per dischi recuperati dal box citato prima, dove erano rimasti più di 20 anni (ma ben imballati) e già passati per il Nagaoka il progresso è stato udibile e l'ascolto, a livelli quasi ottimali.
La macchina lavadischi del negozio Elastic Rock che ho (indirettamente) provato.
E' la nota Clearaudio Smart Matrix, una delle migliori.
Essendo pochi i dischi da trattare questa soluzione è senz'altro non solo la più efficace ma anche la più conveniente. L'acquisito di una macchina lavadischi può essere giustificato solo da chi deve recuperare una grande quantità di vinili. Se siete in questa invidiabile o non invidiabile situazione (dipende dai punti di vista) esistono alternative più economiche rispetto alla Clearaudio, che credo sia una delle più costose (intorno ai 1.000 €) inclusa una soluzione proposta da Pro-Ject con costo circa la metà ed altre simili.

Conclusione 
Il delicato vinile si conferma molto più resistente e duraturo della sua fama denigrata all'epoca del CD, e ascoltare un disco pazientemente e amorevolmente recuperato che suona splendidamente è sempre emozionante. In minore, può ricordare il recupero di un affresco o di uno strumento musicale storico dalle offese degli anni. Anche se magari bastava comprare il CD o al massimo il trasferimento in HD dello stesso album.

mercoledì 21 marzo 2018

Acquistare componenti hi-FI usati, oggi

Fino a pochi anni fa il mercato dell'usato sul web era un'alternativa molto attraente al nuovo. Ampia scelta anche di componenti fuori produzione ma ancora validi, oggetti elettronici, soggetti molto poco all'usura del tempo, molte informazioni in rete sulla validità dei vari modelli, manuali disponibili in rete, prezzi solitamente bassi per la grande competizione tra i venditori ma, incappando nell'asta giusta, anche estremamente convenienti. E, cosa ancora più importante, una garanzia efficace sulla sicurezza della transazione.

Era l'epoca felice di eBay monopolista o quasi sul mercato che aveva praticamente inventato, assieme alla piattaforma PayPal per i pagamenti assicurati acquistata allo scopo. Epoca che però nel frattempo è finita: a livello mondiale l'anno scorso l’88% degli annunci su eBay è categorizzato come “Buy It Now”  e l’81% delle merci in vendita è descritta come “nuovo”. L'usato è residuale, e di conseguenza è sparito quel periodo in cui su eBay gli appassionati di musica trovavano qualsiasi LP usato che venisse loro in mente o avevano a disposizione una vasta e sempre rinnovata scelta di componenti comuni (amplificatori, giradischi, casse) o meno (registratori a bobine, DAT, Minidisc, sintonizzatori). 


Un particolare del giradischi Pro-Ject Debut Carbon,  un componente
molto trattato sui siti online discussi in questo post (187 risultati su eBay nel test)
Questo è vero a livello mondiale ma lo è ancor di più in Italia, dove c'è una tradizionale forte resistenza a pagare i servizi, una massa di aspiranti venditori si è spostata quindi su servizi che non fanno intermediazione, e che di conseguenza non chiedono una tariffa per l'annuncio. Come la più diffusa attualmente, che è Subito.It.

"Acquista subito" su eBay 
Su eBay le garanzie previste dal portale rimangono comunque tutte: la valutazione del venditore con i feedback e la possibilità di pagamento assicurato con PayPal, la possibilità di vedere le domande e risposte di chiarimento e i costi di spedizione, la garanzia sul rispetto della graduatoria finale in un'asta. In più per l'acquisto immediato è quasi sempre prevista la possibilità di chiedere uno sconto sul prezzo richiesto ("fai un'offerta") che il venditore può accettare ,chiudendo così l'acquisto e, in molti casi, anche la possibilità di restituzione. Ora la maggior parte dei componenti in vendita sono nuovi o dichiarati tali, in "ricerca  avanzata" bisogna quindi selezionare l'apposito flag per vedere solo le offerte di usato. Si può ancora selezionare ovviamente in ricerca la modalità "asta" e se si trovano offerte interessanti la transazione seguirà le regole tradizionali di eBay (vedi la pagina di M&M di qua,che anno fa).
Se si trova quello che stiamo cercando ad un prezzo conveniente o anche solo ragionevole, rimane la modalità di acquisto più sicura e quindi con meno pensieri, per l'usato. Per il nuovo conviene invece confrontare sempre le offerte su Amazon e considerare se le differenze in termini di servizio e garanzia valgono il prezzo inferiore (sempre che sia inferiore).


L'oggetto più venduto su eBay USA nel 2017 nel settore elettronica
è s
tato questo

Il portale Subìto.It
Quando invece su eBay non si trova quello che stiamo cercando con l'aiuto di Google si tenterà di trovarlo su altre piattaforme e, almeno in Italia, si arriverà molto probabilmente su Subito.It oppure, ma meno frequentemente su Kijiji.com.
Sulla piattaforma Subìto.It scordatevi tutti i servizi di eBay, non c'è n'è proprio nessuno. E' solo uno spazio d'incontro tra chi vende e chi è interessato all'acquisito, il portale non offre alcun servizio a parte lo spazio a disposizione per le offerte e d'altra parte non chiede alcuna commissione al venditore o all'acquirente, solo una registrazione gratuita. Il guadagno per il portale apparentemente arriva solo dalla pubblicità veicolata.
In un tipico annuncio ci sono le foto dell'oggetto, una descrizione a cura dell'inserzionista con corredo fotografico e quindi non "standard" (nel senso che ognuno descrive gli elementi per lui più rilevanti) e un contatto. Che a volte è una email e a volte soltanto un numero di cellulare. In questo caso il portale non lo mostra subito e manda al potenziale compratore un warning ("Se possibile incontra il venditore di persona per concludere l'affare. Cerca di evitare strumenti di pagamento non tracciabili.").

Un tipico annuncio di Subito.It  Ovviamente è camuffato e reso anonimo e non individuabile
Il contatto
Normalmente si tratta di una email e quindi il potenziale acquirente non deve fare altro che scrivere e dichiarare il suo interesse, mantenendosi basso (nelle trattative dirette funziona così) e chiedendo se necessario, quindi quasi sempre, formazioni aggiuntive. Se c'è solo un  numero di telefono conviene invece seguire sempre e alla lettera il suggerimento del portale riportato sopra.
In un caso e nell'altro il contatto diventa una trattativa e se si arriva all'accordo sul prezzo la transazione si conclude in modo informale, quindi senza nessun impegno vincolante da entrambe le parti.

La consegna
Visto che tutta la transazione è basata unicamente sulla fiducia reciproca la modalità preferenziale su Subito.It è ovviamente la consegna di persona (siamo sul web ma si è tornati così agli annunci sul giornale). Se è possibile non c'è molto da aggiungere, il pagamento avverrà in contanti o assegno circolare e l'acquirente dovrà solo chiedere di poter visionare l'oggetto prima dell'acquisto (e possibilmente provarlo).

La spedizione
Se invece è in un'altra città bisogna accordarsi sulla spedizione. Che quasi mai è prevista e comunicata nell'offerta, a conferma che la consegna e il pagamento di persona è lo standard su questo portale. Ci si trova quindi in una situazione piuttosto strana, nella quale chi deve pagare, l'acquirente, deve interessarsi delle modalità di spedizione che preferisce e comunicarle all'acquirente che deve accettarle. Nell'era di Amazon e degli acquisti online i servizi di spedizione tracciata si sono moltiplicati, c'è competizione, servizi buoni e prezzi bassi, e quindi si può scegliere tra TNT, BRT (Bartolini), SDA di Poste, DHL, GLS e altri. Subito.It ha una convenzione con Nexive con qualche vantaggio minimo. Per capirsi, sugli annunci cliccando su "Chiedi la spedizione" si va su Nexive anziché chiedere al venditore.
In tutti i casi poiché l'acquisto è tutto a rischio e pericolo dell'acquirente, bisogna optare per una spedizione tracciata e assicurata e su un vettore noto per la sua affidabilità.

Il pagamento
Una volta che ci si è accordati sulla spedizione (e sul suo costo) si può affrontare la fase più delicata ovvero il pagamento. Che quasi sempre sarà anticipato. Potrebbe in teoria essere anche contrassegno ma raramente il venditore lo accetterà, perché il rischio, anche se solo di perdita di tempo e attesa del rientro del bene, passerebbe a lui. Niente PayPal nè carte di credito essendo un pagamento quasi sempre tra privati, il pagamento più sicuro è quindi il bonifico con IBAN (che si  può anche revocare entro un limite temporale). In questo caso si conoscerà il conto, il nome del venditore, la banca, insomma non più anonimo. Poi per la spedizione si dovrà conoscere il luogo di residenza e magari il domicilio del venditore, a ulteriore garanzia (e possibilità di ricerca mediante Google Maps). Alcuni elementi che in caso di mancato ritiro da parte del corriere o mancata consegna (corriere mai contattato dal venditore) potranno servire per protestare con qualche probabilità di successo o addirittura per un tentativo di denuncia.
Più utile però sarà cercare di avere comunque un contatto telefonico accompagnato da messaggi via SMS o Whatsapp, per testare "a sensazione" di che tipo di venditore si tratta e per chiedere informazioni aggiuntive. Tutte le altre forme di pagamento (ricarica carte prepagate, pagamento con Money transfer e simili) sono invece da evitare, a meno che il venditore non sia un parente!
Da aggiungere che Subito.It mette a disposizione correttamente una guida su come pagare riducendo i rischi.

Le informazioni aggiuntive
Le descrizioni su Subito.It raramente sono dettagliate, sempre per avere meno sorprese possibili è consigliabile chiedere alcune informazioni aggiuntive, che si applicano a tutti i componenti, e servono soprattutto per valutare il prezzo richiesto a confronto con altre offerte, se ce ne sono. Le informazioni essenziali che è sempre bene richiedere sono:
  • quando è stato comprato (mese / anno)
  • se è stato comprato nuovo (e possibilmente dove) o era già usato
  • se è stato revisionato e, se sì, quando e da chi e se c'è una documentazione che lo prova (non è necessario che sia fiscale!)
  • se verrà consegnato nell'imballo originale.
Funziona?
La verifica se quello che abbiamo comprato corrisponde alla descrizione e se tutto funziona (come sicuramente è dichiarato nell'avviso) arriverà solo quando avremo l'oggetto tra le mani, indipendentemente dalle assicurazioni e descrizioni più o meno convincenti del venditore al telefono. E' così anche su eBay, ma si può scegliere un venditore che accetta la riconsegna. Costo di spedizione a carico nostro, ma sarà sempre inferiore al valore e a quanto abbiamo speso. Su eBay non può rifiutare la riconsegna se l'ha inclusa se non vuole essere cancellato dalla piattaforma.
Qui invece tipicamente sosterrà che da lui tutto funzionava perfettamente o che quella funzionalità non l'ha mai provata e quindi ignorava il malfunzionamento e gli dispiace molto, se sia vero oppure no, non lo sapremo mai. E, a meno che sia veramente una persona seria finirà tutto lì.

Il test a distanza
Per ridurre il rischi di delusione (per acquisiti di una certa importanza) è meglio chiedere di effettuare un test a distanza su nostre specifiche. Dovremo fidarci dei suoi risultati ma l'accettazione del test sarà almeno una prova della sua buona volontà, e la eventuale scoperta di qualche malfunzionamento anche da parte sua potrà generare qualche sconto, oppure la nostra rinuncia all'acquisto. Il test può servire anche nel caso di consegna a mano.
Ovviamente la prima domanda è se il componente è collegabile e provabile dal venditore. Se già risponde che non è in grado di testarlo bisogna proprio approfondire. Esempi di checlkist base:

Amplificatore stereo:
  1. Casse collegate, sorgente a piacere: entrambi i canali funzionano regolarmente
  2. Canali bilanciati: invertendo le uscite agli altoparlanti il bilanciamento non cambia 
  3. Canali livellati: scollegando un canale alla volta e con una sorgente mono verificare se il volume è allo stesso livello per i due canali (usare una app fonometro)
  4. Test degli ingressi: provare la sorgente su tutti gli ingressi linea e ripetere i test 1 e 2
  5. Test comando volume: nessun rumore / disturbo durante la rotazione 
  6. Test comando volume e selezione ingressi da telecomando (se previsto)
  7. Test uscita cuffia (se prevista)
  8. Test uscita tape (un po' più difficile): collegare all'uscita tape un ampli per cuffia oppure un registratore con uscita cuffia e verificare se l'uscita è indipendente dal volume (non varia e rimane  anche a volume zero)
I test 1 e 2 si possono fare a orecchio anche con un contenuto musicale a scelta. Per il test 3 occorre invece usare un audio identico per i 2 canali (quindi mono) e costante. Si può scaricare dal nostro sito audio-clips a questo link (rumore rosa). Per una verifica più estesa alla stessa pagina sono presenti altri audio test. Una valutazione dei livelli oggettiva si può fare ora senza difficoltà installando una delle molte app per smartphone o tablet che forniscono le stesse funzioni di un fonometro. Non altrettanto preciso ovviamente, ma sufficiente per lo scopo.

Casse acustiche:
  1. I primi 3 test come sopra
  2. Se le casse sono predisposte per il bi-wiring (hanno 4 morsetti) collegarle all'amplificatore a 2 a 2 (togliere i ponticelli) per provare separatamente la sezione bassi e quella medio-alti e ripetere per entrambe le casse e per entrambe le sezioni la prova 2 sopra descritta
  3. controllo a vista (con foto) di tutti i componenti per verificare lo stato (sospensioni integre, tweeter senza "ditate" e altre anomalie (non ci saranno, i woofer probabilmente non avranno sospensioni in foam, ma è una verifica semplice e rapida ed è consigliabile farla).
Lettori CD o multiformato: sono componenti meno soggetti a usura con poche parti meccaniche o elettriche, può essere sufficiente verificare i classici punti deboli:
  1. Il funzionamento fluido e senza incertezze dello sportellino per il caricamento
  2. Il display funzionante correttamente con tutti i caratteri correttamente visualizzati
Registratori analogici sono componenti molto specializzati e non è necessario soffermarci su di essi, mentre i DAC sono componenti di molto minor rischio, ma l'usato ha meno senso per via del continuo aggiornamento tecnologico. Tranne che per i modelli professionali o semi-professionali che sono evidentemente solo per esperti (visto il costo anche se usati).

L'impegno del venditore
A differenza di eBay dove esiste una graduatoria al termine dell'asta o in base all'ordine di offerta, che il portale fa rispettare, su Subito.It non esiste la prenotazione, l'oggetto è acquistato nel momento in cui è pagato. Il venditore impegnato in una complessa operazione di spedizione può quindi anche decidere di ritirare l'offerta e cambiare acquirente, se gli capita un acquirente con meno problemi (che può ritirare di persona, ad esempio) o che è pronto a pagare un prezzo più alto, 

Il portale Kijiji
E' la risposta di eBay ai portali per la vendita da persona a persona. Il funzionamento e le garanzie offerte sono simili a quelle di Subito.It (che è nato dopo) anche perché sono quelle di qualsiasi servizio di piccoli annunci. 

Una ulteriore complicazione nel mondo post-eBay
Per concludere, non c'è solo la complicazione di cercare l'amplificatore o il giradischi che ci serve su più portali (frammentazione) ma anche il fatto che, essendo i servizi di annunci gratuiti, molti venditori mettono in vendita lo stesso oggetto su più di uno. E' il caso dell'esempio che abbiamo scelto, presente oggi anche su Kijiji con le stesse foto e tutto il resto. Potreste iniziare una trattativa su un portale mentre un altro appassionato sta trattando lo stesso oggetto con lo stesso venditore su un altro. In pratica un'asta coperta nella quale è il venditore che tira le fila. 

Ultima domanda
Se tutti i vantaggi in questi siti di annunci sono per i venditori, che però senza acquirenti non prosperano, perché questi ultimi non li disertano e hanno invece abbandonato progressivamente il vecchio eBay (provocandone la trasformazione)? Il motivo è semplice: vanno dove c'è qualcosa da comprare. La legge della domanda e dell'offerta è tornata a pendere dalla parte dell'offerta.