sabato 4 luglio 2020

Test: a quale risoluzione ascoltiamo veramente?

La musica in HD (High Definition), lo sappiamo da tempo, non è come la televisione in HD. Per accorgersi della differenza con la SD (Standard Definition) non basta uno sguardo (ai titoli di coda, in genere). Ma, con tutti i giri e le conversioni che la musica in HD fa, in special modo se arriva in streaming, può venire il dubbio se quello che stiamo ascoltando è rimasto in HD o qualche downgrade l'ha riportata in SD (in qualità CD, nel nostro caso).

Possiamo impegnarci in un ascolto attento e comtinuativo, l'ho fatto, ma rimane sempre il dubbio se non sia la nostra aspettativa di una migliore qualità a farcela sentire tale. Sarebbe preferibile un test oggettivo, con uno strumento di misura, per fugare ogni dubbio. Uno strumento di misura che può essere banalmente un DAC con display della frequenza di campionamento. Togliamoci quindi qualche dubbio.

Primo test: lo streaming da PC
Ovviamente deve essere HD il contenuto, e questo è possibile da oltre un anno con Qobuz, che offre anche lo streaming in HD fino a 24/192. Per ascoltare da PC ci sono due sistemi: un player accessibile da browser oppure una app player da installare sul sistema, messa a disposizione da Qobuz sia per ambiente Windows che Mac.

Nel primo caso rilevare la risoluzione effettiva che proviene dallo streaming non è possibile con le impostazioni di configurazione del browser e del sistema. Non è possibile impostare sul player un driver audio a controllo esclusivo e inviare l'output sul DAC con display. Viene configurato di default il driver Windows standard dove la frequenza di campionamento è un parametro di configurazione, dunque troveremo fatalmente quella che abbiamo impostato noi. D'altra parte la sezione audio del browser non è progettata per contenuti HD e a quanto si legge nelle poche informazioni che si trovano è già tanto se lavora a qualità CD.

I servizi streaming in HD (Qobuz e Tidal) però ci hanno pensato e mettono a disposizione degli abbonati una app, che per Qobuz si presenta così:


Come si vede è possibile selezionare e configurare il dispositivo di riproduzione, scegliendo Wasapi in modo esclusivo; si bypassa così il driver Windows e al DAC viene passato il contenuto acquisito dalla rete, senza elaborazioni. Quindi se scegliamo un album disponibile in HD, come questo recente della pianista Alice Sara Ott, si dovrebbe ascoltare in HD. Utilizzando come DAC in output il mio vecchio HRT il risultato è questo:


Tutto secondo requisiti e premesse: se il contenuto è in HD lo ascolteremo in HD. Fino a 96KHz in questo caso perché era il limite del DAC.
Seconda prova: streaming in wi-fi
Collegando senza fili dispositivi multi-uso come un tablet all'impianto si aggiunge alla qualità dell'ascolto anche la massima comodità e semplicità d'uso. La configurazione, che è anche quella più usata da me, è la seguente:
iPad con Qobuz HD --- WiFi----> Chromecast Audio --- Toslink ---> DAC

L'uscita analogica del DAC può essere connessa a una porta di input dell'amplificatore e quindi all'impianto oppure ad una cuffia stereo.

Anche in questo caso lo strumento di test più semplice è un DAC con display del sample rate. Collegando in wi-fi i 3 componenti (più una cuffia) il risultalto è questo:



Nonostante i molti strati di software, driver e hardware per cui sono passati, i contenuti digitali in HD arrivano intatti al convertitore da digitale ad analogico.

La fonte dei dubbi
Ci si potrebbe chiedere il motivo di queste prove, perché mai non dovrebbe essere come dichiarato? La riposta è: perché non sempre è dichiarata la qualità degli output audio, in special modo per smartphone e tablet e in particolar modo per quelli di Apple. Poiché da varie parti, anche attendibili come What Hi-Fi, è riportato che il driver audio iOS continua ad essere limitato a 24/48, sorge il dubbio che lo stesso taglio venga fatto anche nella connessione wi-fi. Inoltre, il sistema Apple AirPort per il trasporto dei contenuti via wi-fi è effettivamente limitato a 16/44.1.
Per superare queste limitazioni la app Qobuz dovrebbe by-passare eventuali limitazioni standard di iOS e trasmettere direttamente con il protocollo ChromeCast, che arriva ufficialmente al minimo a 24/96
Un dubbio può sorgere anche per Chromecast Audio: è dichiarato che il DAC interno è 24/96, c'è una uscita integrata analogico / digitale ottico (Toslink) e dobbiamo supporre che quest'ultima sia a 24/96 anch'essa, senza limitazioni, ma anche di questo non c'è evidenza nella documentazione tecnica.

Come si vede nelle immagini i dubbi per fortuna sono infondati, quello che arriva ad una certa risoluzione esce con la stessa risoluzione, l'unico dubbio o domanda è perché non lo scrivono nella documentazione. Probabilmente pensano che non interessi a nessuno (e forse è così). Ma è una buona cosa saperlo per certo, per chi è interessato.

Note tecniche
Perché è proprio necessario un DAC? Su Windows ma anche su Mac non sono riuscito a trovare un software che mostri nel display il bandwith e/o il sampling rate in input. Anche raffinati editor / registratori come Audacity impostano loro la qualità input, provvedendo a downgrade o upgrade a seconda dei casi. Ho provato anche con mixer digitali come Arbour ma senza successo e prima ancora con raffinati software di analisi di audio digitale come il MusiScope di Xivero, contattandoli anche per sapere se con qualche configurazione si potesse ottenere questa informazione, ma la cortese risposta è stata anche in questo caso "non è possibile, non è una funzione presente".
Per il test ho dovuto quindi per forza utilizzare un DAC esterno che mostri il sampling rate in ingresso. Anche se forse un sistema c'era (leggi dopo).

Non avendo il mio DAC un display ed essendo necessario un ingresso digitale ottico, scartando l'idea di acquistare un nuovo DAC solo per questo scopo, ho approfittato dell'esigenza di un mini DAC per l'ascolto da PC (che uso in un'altra stanza) cercandone uno che avesse anche il display e più ingressi oltre all'ampli per cuffia. Non ce ne sono molti di prezzo compatibile con questa esigenza minore. Ma la ditta cinese S.M.S.L. che produce diversi DAC anche di fascia medio-alta che stanno suscitando un discreto interesse, na ha uno in catalogo, il modello mini M3 delle ultime immagini.
Non è allo stato dell'arte perché non supporta il DSD, non è di progettazione recente, ma ha il vantaggio di costare molto poco (76 € acquistando in Cina, 85 € su Amazon). Un buon acquisto, pubblicherò prossimamente una prova.


Un momento, c'è ancora un dubbio
Certo, il dubbio ripetuto in tutti i forum: ma è veramente 24/96 o semplice upgrading dei normali contenuti in qualità CD? Numerosi utenti solitamente anonimi o nascosti da nickname ripetono da anni con grande sicurezza (ma nessuna evidenza) questa diceria.
Per sfatare questa leggenda non ho dovuto però fare test specifici, perchè l'ha già fatto la rivista online audioXpress in una prova di Qobuz molto esauriente e abbastanza recente (maggio 2019) dal titolo "Exploring Qobuz High-Resolution Streaming". Tra i molti elementi testati c'è anche il confronto tra i file audio originali in HD e il contenuto trasmesso via streaming. Risultato: sono uguali, nessun downgrade e nessun upgrade.

Confronto eseguito proprio con MusiScope. Il che mi ha fatto considerare che il sistema invece c'era, anche senza DAC: accedere alla libreria in locale della app Qobuz desktop. Operazione di "jailbreak" non semplice ma che comunque doveva essere creduta sulla fiducia, mentre quella che ho proposto può essere effettuata da chiunque e in modo molto semplice.

giovedì 18 giugno 2020

Quando mono è meglio di stereo

Siamo portati a pensare che la musica che ascoltiamo in qualsiasi modo sia normalmente in stereo, ma non è così. Per motivi anagrafici, essendo i dischi stereo sul mercato dal 1959 e non per tutte le edizioni (mai per i 45 giri, ad esempio), pur essendo stata la registrazione stereofonica brevettata da Blumlein e dalla EMI nel 1931. Ma serviva un supporto più pratico del nastro magnetico per una diffusione e questo è arrivato con l'LP microsolco (anni '40) e poi con lo sviluppo delle testine di riproduzione stereofoniche (1957-58).

Della tecnica stereofonica ha beneficiato sin da subito la musica acustica, quindi la classica e il jazz. Nella classica la registrazione poteva essere dal vivo, in concerto, oppure da esecuzioni senza pubblico, per il disco, ma sempre con tutta l'orchestra o il gruppo di musica da camera al completo. Nel jazz si usava a volte registrare alcuni strumenti del quartetto o del quintetto su piste diverse del registratore di studio e poi mixarli, ma nella realizzazione del master si puntava sempre a ricostruire l'immagine di un gruppo che suonava dal vivo, nel classico jazz club.

In entrambi i casi nel disco pubblicato gli strumenti erano disposti come erano in registrazione o come avrebbero dovuto essere (vedi il post sulla posizione degli strumenti). Con un buon impianto già nei primi anni '60 si poteva ottenere in casa una buona ricostruzione spaziale del gruppo che suona. Alcuni degli album di quel periodo sono considerati ancora dei riferimenti per realismo e qualità del suono, ad esempio Someday My Prince Will Come o Kind Of Blue di Miles Davis

Lo stereo e gli effetti
Diversa la situazione nella musica pop, beat e rock. Musica non acustica, con la maggioranza degli strumenti elettrificati, e suonata così anche dal vivo, quando l'esecuzione dal vivo c'era. Perché molti successi del 1959 venivano proposti per radio e TV, al concerto si arrivava solo per gli interpreti affermati. Mancava un riferimento per la ricostruzione spaziale dell'evento musicale (unico plus della stereofonia) e mancavano anche gli impianti per riprodurre in stereo. Musica di massa, grandi numeri, quindi pensata e registrata per essere suonata su giradischi e compatti economici, su fonovaligie e sulle radioline a transistor che stavano arrivando dal Giappone.

Così per buona prima metà dei '60 tutti gli LP di musica popolare continuavano ad essere pubblicati in mono e solo in pochi casi in stereo-mono, ovvero ascoltabili senza problemi anche su giradischi solo mono. I master quindi erano due, per lo stereo e per il mono, mentre le registrazioni, sempre o quasi multitraccia, erano le stesse. Spesso su 3 soli canali.


Il master mono non era una novità, era il prodotto standard da anni, occorreva solo bilanciare bene il suono e il volume dei vari strumenti e si poteva ottenere un ottimo risultato.

Per il master stereo invece l'ingegnere del suono aveva più alternative. Poteva puntare ad una registrazione che simulava una ipotetica esecuzione dal vivo, esempio cantante e chitarra solista al centro, basso e batteria sulla destra, chitarra ritmica a sinistra. Ma con la limitata separazione stereo dei giradischi più economici la differenza con la versione mono poteva diventare difficilmente percepibile.

E allora poteva puntare ad evidenziare lo stereo, separando in modo più netto gli strumenti. Come ad esempio negli LP dei primi anni '60 dei Beatles o degli Stones, dove si poteva così ascoltare John Lennon cantare sulla destra, e la base strumentale sulla sinistra, inclusa la chitarra ritmica suonata da lui (Girl dalla versione stereo su LP in Rubber Soul, 1965). Oppure Satisfaction con Mick Jagger accompagnato dalla chitarra acustica di Keith Richards sulla destra, e gli altri strumenti inclusa la chitarra solista di Brian Jones sulla sinistra.
Non molto realistico, mai avrebbero suonato così in concerto, seppur teoricamente possibile, ma in compenso si capiva subito che si stava ascoltando in stereo.


Andava ancora peggio quando l'interprete era uno solo, come nella musica folk, ad esempio Bob Dylan che suonava la chitarra, cantava o suonava alternativamente l'armonica a bocca, recuperando lo stile dei veri musicisti di strada. Per una migliore ripresa venivano usati due microfoni, uno per la voce e l'armonica e l'altro per la chitarra acustica, ma i pezzi con l'armonica erano ovviamente separabili senza problemi da quelli con la voce. E quindi ecco che all'ingegnere del suono poteva venire in mente di posizionare la voce al centro, la chitarra sulla destra e l'armonica sulla sinistra. Realismo addio a meno di immaginare Dylan moltiplicato per tre. E così è per le edizioni in stereo dei suoi primi album acustici.

Ascoltare in mono
Fatte queste premesse passiamo allora ad una prova d'ascolto a confronto fra la versione stereo e quella mono, prendendo i due album citati, Rubber Soul e The Freewheelin' Bob Dylan.

Rubber Soul
Proviamo ad ascoltare una sequenza centrale del fondamentale album del 1965, da The Word a Girl, passando per Michelle e What Goes On.
L'ascolto in stereo è piuttosto spiazzante:

  • In The Word la voce solistra di John e i cori di George e Paul sono sulla destra, a sinistra tutto l'accompagnamento (batteria, maracas, chitarra solista) inclusa la chitarra ritmica suonata da John! A destra compare invece alla fine il breve assolo di armonium suonato da George Martin.
  • In Michelle la voce solista di Paul è a destra, e a destra sono anche gli strumenti, tranne la chitarra acustica (di George, penso) al centro, a sinistra i cori di John e George
  • In What Goes On si cambia ancora: la voce solista è di Ringo che questa volta, con un minimo di coerenza, si trova a sinistra assieme alla sua batteria, le voci del coro sono al centro e la chitarra elettrica di George è sulla destra
  • In Girl la voce solista di John e i cori di George e Paul con annessi sospiri sono a destra, tutti gli strumenti a sinistra, tranne un breve inciso della chitarra acustica solista di George (credo) a destra.
Se fosse un concerto avremmo visto i 4 spostarsi incessantemente sul palco. Ascoltando invece la versione in mono ma con un impianto stereo (ovvero con due casse a custiche) tutto torna più coerente: tutte le voci e gli strumenti sono irradiate centralmente ma ovviamente si "allargano" nella stanza (anche con una cassa sola sarebbe così, se ha una buona diffusione fuori asse, ovvero un buon tweeter e un buon midrange).
La localizzazione si perde ma non sembra che tutte le sorgenti sonore siano compresse in un punto, anche perché le riflessioni nella stanza agiscono in modo diverso. L'effetto è alla fine molto simile a come si sente in concerto musica di questo tipo: non si individua la posizione degli strumenti, perché sono amplificati e riprodotti tutti assieme dalle grandi casse sul palco. Si ascolta una sorta di "wall of sound" come piaceva a Phil Spector.
Da aggiungere che, sarà per il minor numero di passaggi di missaggio o per la posizione più naturale, nella versione mono (sempre in qualtà CD come quella in stereo) le voci di John e Paul sono più realistiche e presenti, e anche il suono degli strumenti è piu gradevole.

The Freewheelin' Bob Dylan
Qui le canzoni prese a esempio sono Girl From The North Country (solo Bob Dylan) e Corrina Corrina (con batteria e basso). Il confronto è tra la versione su SACD (stereo) e quella originale su LP (mono).
  • Girl From The North Country: già accennato, Bob Dylan si divide in tre, la separazione stereo non è molto spinta ma chitarra e armonica sono spostate rispettivamente a destra e a sinistra (più evidente anche in cuffia l'armonica a sinistra). 
  • Corrina, Corrina: qui la voce di Dylan e l'armonica sono al centro, la sua chitarra a destra e batteria e basso sulla destra.
Passiamo al vinile in mono e ovviamente il primo brano diventa subito più realistico, visto che Dylan è solo a suonare e cantare, ed è logico che sia al centro. Ma anche la seconda canzone, con due strumenti in più, diventa più realistica, anche se lo snaturamento era meno evidente.
Da aggiungere anche qui la qualità del suono e il realismo che appare notevole nella versione in mono, ascoltata per di più su un disco che ha parecchi anni (è mio dal 1967, regalo di mio zio per un compleanno lontano). Non si percepiscono grandi miglioramenti nel SACD neanche nel suono, sarebbe stato meglio che fossero partiti dal master mono.

In sintesi
E' vero, come sostengono gli appassionati ad esempio dei Beatles da anni, che le versioni in mono sono superiori a quelle stereo, per quel periodo della storia del disco. E, in generale, non è vero che l'ascolto in mono sia penalizzante, può essere altrettanto appagante, basta evitare per una volta di cercare di individuare l'origine del suono degli strumenti davanti a noi, e concentrarsi invece sulla musica come somma di strumenti e voci.

lunedì 1 giugno 2020

Convertire, creare e ascoltare correttamente i file audio DSD

E' diffusa nel piccolo mondo degli audiofili la convinzione che la codifica DSD a 1 bit garantisca ottimi risultati all'ascolto, forse superiori alla codifica standard PCM. In questo post vediamo come si può creare un file audio DSD a partire da un file audio PCM, come si fa a convertire in formato DSF (con tagging) i file audio DSD in formato ISO e come settare il player per ascoltare in DSD nativo.

Breve riepilogo sulla codifica DSD
I file audio DSD si possono ottenere dai dischi SACD, oppure in digital download da alcuni siti specializzati (vedi la situazione al 2020) e si possono ascoltare con tutti i media player più recenti: J River, Roon, Audirvana, Foobar2000.
Possono essere in 3 formati file, tutti ascoltabili con i player elencati, e tutti non compressi (=dimensioni consistenti):
  • ISO, quando provengono dalla conversione diretta di un SACD, non include il tagging dei contenuti
  • DSF, comunemente usato dai siti di e-commerce, include il tagging dei contenuti
  • DFF, identico nel contenuto musicale, non include il tagging dei contenuti, è equivalente al WAV per la codifica PCM
I media player, ad esempio J River e Foobar2000, consentono un tagging esterno, su un file XML, e quindi si possono catalogare nella libreria anche file audio ISO o DFF, ma se fosse necessario spostarli si perderebbero i tags. Quindi risulta utile convertire i file audio in DSF.

Sempre restando in tema di conversione, a qualcuno potrebbe venire la curiosità di convertire file audio PCM in alta definizione in DSD. Non dovrebbe cambiare nulla, ma se molti acquistano vinili realizzati a partire da una registrazione digitale, questa operazione non sembra così bizzarra. Magari qualcuno riesce a sentire una differenza.

Infine l'ascolto, tutti i lettori digeriscono tranquillamente i file audio in questi formati (con appositi plug-in nel caso di Foobar2000) ma poi si ascolta proprio in DSD nativo? Anche qui occorre fare qualcosa.

Convertire un file audio ISO in DSF
Tra le molte funzioni di Foobar2000 questa non è prevista, occorre usare un altro tool, che però esiste nel vasto mondo della musica digitale. E' prodotto da una società specializzata nell'audio digitale, Sonore, si chiama ISO2DSD, ed è gratuito. Si trova sul sito di Sonore, il download è un semplice file zip che occorre solo estrarre e salvare per esempio sulla raccolta Musica, nella cartella c'è un eseguibile che è la interfaccia del convertitore
Come dice il nome stesso nasce per fare proprio questa funzione. Vediamolo in pratica con due schermate.

Il programma è veramente molto semplice, è solo un eseguibile, basta lanciare la GUI. Dove gli unici comandi essenziali consentono di individuare la directory dove si trova il file ISO, e il file ISO, e di selezionare il formato dei file audio di output, DSF in questo esempio.  
A questo punto basta dare il comando Execute e la conversione inizia, i vari passi sono visualizzati nella finestra in basso, dopo pochi minuti il processo si conclude e di default viene creata una cartella con i file audio DSF nella stessa directory che contiene l'applicativo con lo stesso nome del file ISO. Il convertitore può anche trasformare file audio multicanale (DST) in file stereo DSF selezionando il flag relativo.
Un'applicazione quindi molto semplice, basic, che fa in modo efficace e senza inutili orpelli quello per cui è stata sviluppata.

Convertire un file audio PCM in DSD
Sembrerebbe una funzione specializzata, reperibile solo in prodotti professionali, da studio di produzione, non è un'esigenza comune per un audiofilo "privato". In parte è così, perché si tratta di un tool software prodotto dalla Tascam, come complemento dei suoi registratori digitali. Però è scaricabile tranquillamente e gratuitamente dal loro sito, ed è di facilissimo uso. Si possono creare file in formato DSF o DFF, non solo a risoluzione standard (DSD64) ma anche a risoluzione superiore DSD128 e DSD256. L'applicazione si chiama Tascam Hi-Res Editor ed è sacaricabile dal sito Tascam.
Vediamolo in pratica anche qui con alcune schermate.

Il prodotto si presenta segnalando che serve un PC potente e che il driver preferito è ASIO. Disponibile anche il WASAPI di Windows.
Il file audio di prova è Glad Rag Doll di Diana Krall in HD 24/96 convertito in WAV, unico formato di input accettato dall'applicazione
Il file audio è riconosciuo con le sue caratteristiche (vedi in basso) ed è acquisito.
I parametri di conversione.In coerenza con la frequenza di campionamento in input ho impostato 2,8Mhz ovvero DSD64 standard. Una frequenza maggiore del flusso a 1 bit non avrebbe avuto senso. Tra i formati è selezionato il DSF.
La conversione è completata in poco più di 1 minuto.


Ecco il risultato della conversione in Foobar2000. Il file audio ora è in formato DSD ed è riprodotto in DSD (su un DAC compatibile ovviamente)
Osservazione: la facilità di questa conversione fa pensare riguardo alla sicurezza che quello che troviamo sul web dsia veramente DSD e non  DSD creato da qualcuno. Non c'è neanche un limite sul file di input, potrebbe essere anche 16/44.1 e potrebbe essere convertito a DSD128. Meglio affidarsi a siti sicuri.

Ascoltare correttamente i file audio DSD
Naturalmente il prerequisito è avere un DAC compatibile DSD, ovvero che effettua la codifica da digitale ad analogico con la conversione a 1 bit. I DAC di qualche anno fa e i modelli più economici sono solo PCM, ma possono riprodurre anche contenuti in DSD grazie al player, che effettua online una conversione da DSD a PCM (funzione DSD2PCM). Una funzionalità presente in tutti i player citati prima. Ovviamente in questo modo si perdono tutti gli ipotetici plus all'ascoltio della codifica in DSD.

Anche con i DAC compatibili DSD però esistono due modalità di conversione: DoP (DSD over PCM) oppure nativa. In realtà non dovrebbero essere percepibili differenze all'ascolto (vedi il post che esaminava il DSD nativo), ma solo in modalità nativa si accende il led che in quasi tutti i DAC conferma che si sta ascoltando direttaemente in DSD. Per questo plus psicologico e per avere la certezza che nulla si perda del prezioso contenuto, l'audiofilo medio preferisce il DSD nativo.
Nella recensione a J River sono indicati i comandi necessari per abilitare il DSD nativo. Vediamo qui nel seguito cosa occorre fare con Foobar2000.
  1. Come prima cosa, se già non sono installati, occorre installare i plug-in per la gestione della codifica DSD, che sono:
    • foo_dsd_processor.fb2k-component
    • foo_input_sacd.fb2k-component
  2. Poi deve essere anche installato il supporto ASIO, si scopre che solo con un driver ASIO si può operare in DSD nativo
    • ASIOProxyInstall-0.9.4.exe
    • foo_out_asio.fb2k-component
  3. A questo punto occorre installare il driver completo del proprio DAC, Da questo punto le istruzioni possono variare per i diversi produttori e modelli. Per il Project Dac Box S2+ il driver si scarica dal sito del produttore e il file di installazione alla data del post è questo:
    • UNI_Project_v4.38.0_2017-12-07_setup.exe
  4. Possiamo quindi procedere con le configurazioni, che riguardano:
    • File > Preferences > Playback > ASIO
    • File > Preferences > Tools > SACD
    • File > Preferences > Playback
  5. Nella prima configurazione si dovrebbero vedere tra i driver ASIO foo_dsd_asio e il driver del DAC che stiamo usando (Project Dac Box ASIO Driver nel caso del test), quindi:
    • Selezionando Add new si aggiunge nel secondo pannello  di configurazione Customer Channel Mappings il driver del DAC
    • Con il comando Edit si può così procedere alla configurazione se necessario, ovvero se con la configurazione standard non è attivo il DSD nativo
    • Nel caso del Dac Box S2+ non è necessario e quindi ci si ferma qui (come si fa a sapere che non è necessario? provando ad ascoltare un brano in DSD)
    • Negli altri casi sarà necessario consultare il manuale del DAC o interpretare il pannello che viene proposto.
  6. Nella configurazione Tools > SACD possiamo scegliere tra ascolto in DSD o DoP, ovviamente dobbiamo selezionare DSD
  7. Nella configurazione Preferences > Playback dobbiamo selezionare il driver di output conforme e ovviamente selezioniamo DSD : ASIO : Project Dac Box ASIO Driver 
  8. Non resta che mandare in play un brano in codifica DSD e verificare che suona, che nel display di Foobar2000 è indicato il bitrate corretto, e che anche il DAC conferma con il suo LED acceso, che sta ricevendo un flusso DVD nativo.
Nel seguito le schermate del test / guida. Avvertenza importante: Foobar2000 si può configurare in molti modi e qundi alcuni passi potrebbero richiedere una sequenza diversa con altri DAC. In ogni caso le configurazioni necessarie sempre sono quelle del passo 4.

I componenti richiesti sono installati su Foobar2000

Il pannello di configurazione per il diriver ASIO
La configurazione del driver ASIO del DAC. In questo caso va bene la configurazione di derfault
La selezione della modalità di codifica DSD Nativo, la modalità PCM equivale a DSD2PCM (viene sempre convertito in PCM, in quella DSD+PCM viene usata la trasmissione del fliusso in DoP
La selezione del driver del DAC per l'ascolto in DSD nativo
Il risultato desiderato: la conversione è in DSD e (vedi foto sotto) si accende a conferma il LED del DAC che conferma che anche la trasmissione è in DSD nativo

Ultimo test in DSD128 (5,6MHz). Anche in questo caso l'ascolto è in DSD nativo, come desiderato



lunedì 25 maggio 2020

Quali sono le regole per caricare un video musicale su YouTube?

Le regole sono molto semplici, apparentemente, perché sono quelle dettate dalla legislazione sul diritto d'autore, quelle nazionali e quelle internazionali, perché il sito è di proprietà USA ma accessibile da tutto il mondo.

Quindi ricordiamoci sempre che su qualsiasi brano musicale sono tutelati due tipi di diritti:
  • il diritto dell'autore dell'"opera di ingegno": compositore e autore del testo o elaboratore originale; in inglese copyright license;
  • il diritto dell'interprete: il cantante e il musicista che ha registrato (nel senso di registrazione audio su un qualsiasi supporto) l'esecuzione che vogliamo mettere a commento del video; in inglese synchronization license.
La durata dei diritti e la loro scadenza è diversa nei due casi:
  • syncronization license: 50 anni in Europa, più elevata in USA (vedi dopo)
  • copyright license: 70 anni dalla morte dell'autore (va agli eredi).
La tutela di questi diritti non è però automatica e garantita dalla legge o dalla Polizia Postale, ma è a cura degli interessati, che per prima cosa devono registrare l'opera (se non è registrata è di pubblico dominio) e poi se non vogliono farlo loro (impresa impossibile) devono rivolgersi a una collecting society, come la nostra SIAE, alla quale si affidano per raccogliere per loro conto quanto gli spetta, o per vietare la diffusione (su YouTube o altri canali di diffusione della musica).

Esiste musica per cui sono scaduti i diritti?
Teoricamente sì: un'esecuzione pubblicata e registrata (come proprietario dei diritti) oltre 50 anni fa in Europa e di autore o autori i cui diritti sono scaduti anche per gli eredi (deceduto da più di 70 anni) oppure i cui diritti non sono mai stati registrati (perché di autore ignoto). Ma lo vediamo in pratica più avanti, dopo i test.

Il caso più semplice sembra quindi quello di una canzone tradizionale, di autore ignoto come musica e parole, eseguita e registrata in Europa più di 50 anni fa. Ad esempio la canzone di origine tardo medievale Donna lombarda, presente con dialetti diversi in più regioni d'Italia, e registrata dal Nuovo Canzoniere Italiano per lo spettacolo Ci ragiono e canto nel 1966, oppure la molto più nota Bella ciao sempre di autori ignoti, pur essendo assai più recente, eseguita e pubblicata sempre dal Nuovo Canzoniere Italiano nel 1964 per lo spettacolo omonimo.

La prima ricerca: Donna lombarda
Per prima cosa occorre sincerarsi se si tratta effettivamente di brani liberi da diritti. Potrebbero riguardare anche elaborazioni della musica o una particolare versione del testo. In un precedente test anni fa avevo utilizzato canzoni tradizionali irlandesi, le collecting societies su cui fare la ricerca sono diverse, e per questo sono passato a due canzoni italiane e la ricerca si può indirizzare alla sola SIAE. Si scopre così che Donna lombarda è stata depositata in SIAE come propria opera da ben 54 autori diversi (vedi Appendice 2). In massima parte come compositore originale (codice CO), altri come autore originale (AO) oppure elaboratore opere (EL), inoltre tra le 54 sono incluse le varianti regionali della canzoni.
Non si capisce come faccia la SIAE ad accettare che ci siano più di un compositore originale per una canzone, ma così è. Evidentemente dipende dal fatto che il vero compositore originale, essendo ignoto, non può protestare.

Donna Lombarda da "Ci ragiono e canto" - 1966

L'inserimento: Donna lombarda
Ho inserito la canzone su YouTube (non solo per lo scopo di verifica di questo post) con ampio corredo di foto dell'interprete (Caterina Bueno, purtroppo non più con noi da anni) e dopo un mese non è arrivato nessun reclamo nè richiesta di riconoscimento dei diritti. Può darsi che arrivino in seguito ma solitamente sono azioni immediate e automatiche.

La seconda ricerca: Bella ciao
L'identificazione degli autori di musica e testo di questa canzone ormai universale (oltre 40 versioni in altrettante lingue) è un rebus appassionante su cui sono stati scritti libri (leggi qui una sintesi). Per la SIAE invece sembra invece tutto chiaro perché i compositori originali o comunque accampatori di diritti sono ben 264 (vedi Appendice 2).
Sul canale YouTube di Musica & Memoria è stata inserita Bella ciao a confronto tra la versione delle mondine e quella dei partigiani che tutti conosciamo, in questo caso è arrivato il reclamo automatico dopo pochi secondi. La musica del video era tratta dal LP tratto dallo storico spettacolo omonimo del 1964 (anche l'album è dello stesso anno) da me trasferito in digitale.
Il copyright claim è per conto di Filippo Crivelli, regista e curatore dello spettacolo che, tra le altre cose, ha fatto conoscere questa canzone fuori dai circuiti politici o specializzati nel folklore italiano, ed è stato attuato da IDOL Distribution, una collecting society attiva a livello internazionale nella musica digitale, della quale evidentemente Crivelli (vivente) è cliente.

Il video di Bella ciao

Considerazioni
Confrontando i due casi e i precedenti di musica irlandese si deduce una possibile spiegazione legata all'arrangiamento del brano, che è considerato anch'esso un'opera d'ingegno, quindi registrabile. Con una certa larghezza la SIAE accetta anche per brani tradizionali o di autore ignoto la registrazione come "compositore originale" anziché come "elaboratore opere" e quindi IDOL ha avuto la motivazione per il copyright claim. Difatti l'estratto che ho caricato presenta le due versioni Bella ciao, quella "delle mondine" (in realtà successiva) e quella nota a tutti "dei partigiani". Una idea di fusione e sovrapposizione che appartiene sicuramente ai due autori, ovvero Filippo Crivelli e Roberto Leydi, che l'hanno rivendicata a suo tempo. Non avrei quindi motivazioni per contestare il claim.

Nel caso di Donna lombarda la situazione è invece probabilmente opposta, non c'è alcun copyright specifico su questa registrazione audio degli autori di "Ci ragiono e canto" da cui è tratta la registrazione stessa, e quello della interprete Caterina Bueno è probabilmente relativo ad un suo personale arrangiamento del brano tradizionale pubblicato diversi anni dopo.

Prime considerazioni
La risposta al quesito "esiste musica per cui sono scaduti i diritti?" è sostanzialmente No. Nel senso che vale (solo
in Europa) per:

  1. esecuzioni di composizioni musicali i cui autori sono deceduti da più di 70 anni (tutti se sono più di uno, come è in genere per le canzoni) e risalenti a più di 50 anni fa;
  2. esecuzioni di composizioni musicali di autore anonimo i cui esecutori sono deceduti da più di 70 anni;
  3. esecuzioni di composizioni musicali di autore anonimo o deceduto da più di 70 anni fatte da noi.
Nel caso delle esecuzioni tradizionali di autore anonimo, ogni nuova esecuzione con registrazione audio è per definizione un arrangiamento originale (poiché un originale vero non è conosciuto), l'esecutore può essere quindi registrato come autore, e i suoi diritti passano agli eredi per 70 anni, e se hanno dato mandato a una collecting society di esigere i diritti, il video su YouTube sarà bloccato o segnalato (i proventi pubblicitari eventuali li riscuoteranno loro).
Esiste solo la possibilità, non infrequente, che non abbiano dato mandato ad alcuno e quindi che non arrivi alcun copyright claim.

La protezione dei diritti in USA per le audio registrations
Alcuni anni fa per un'azione iniziata e condotta anche da Sonny Bono, nel frattempo diventato senatore in USA, la protezione dei diritti di esecuzione registrata (audio registration) è stato esteso nel tempo. Aggiungere la informazione "per quanti anni" non è facile e soprattutto non è facile sintetizzarlo considerando i vari casi e sotto casi. La complessità è però legata a un solo obiettivo: estendere il più possibile il copyright a tutte le varie sfaccetature delle esecuzioni musicali e non. La motivazione nobile era tutelare l'ingegno americano, quella meno nobile ma assai concreta era tutelare il business. Di conseguenza la situazione si può sintetizzare così:
  1. pressochè ogni registrazione audio effettuata in ogni Paese con mezzi di registrazione noti (dai 78 giri in poi) può essere stata posta sotto copyright in USA ed essere tuttora tutelata anche ben oltre i 50 anni;
  2. tutte le registrazioni audio prodotte in USA sono sotto copyright in USA (a meno di quelle pensate all'origine come public domain) e quindi sono pressoché tutte ancora tutelate;
  3. ogni audio non prodotto da noi che inseriamo in un video, a meno che sia public domain all'origine, può produrre un copyright claim o un blocco "limitato ad alcuni Paesi" (USA tipicamente);
  4. se invece è prodotto in Europa ma non è posto sotto copyright in USA (registrato presso una collecting society accreditata in USA) valgono le regole europee sintetizzate prima.
Il caso del jazz
Come penultima cosa c'è da considerare il caso del jazz e in particolare degli standard. Sono improvvisazioni su una musica non propria e di autore noto e quindi per il jazzista è tutelata solo la registrazione audio. Nei dischi infatti è sempre indicato l'autore per gli standard come But Not For Me, How Deep Is The Ocean e così via.
Per la legge europea quindi, se la registrazione audio è anteriore di 50 anni e l'autore o gli autori sono deceduti più di 70 anni fa l'esecuzione è effettivamente public domain.

Andando però a fare un test tra gli standard più noti è arduo trovarne uno dove tutti gli autori (sono canzoni, sono quasi sempre minimo due) siano scomparsi prima del 1950 (alla data di questo post).
Mentre per l'esecuzione è ormai molto frequente, basti pensare che sono incluse tutte le esecuzioni di Miles Davis col suo storico quintetto degli anni '60, fino agli inizi della fase fusion.
I jazzisti principali sono però americani e per quanto scritto prima sulla legge USA sono ancora sotto diritti, qualsiasi sia la data della registrazione audio, quindi almeno per gli USA i video saranno bloccati o segnalati, salvo che l'esecutore non abbia dato mandato per proteggere i suoi diritti o il mandato sia scaduto.
Mentre per jazzisti europei che hanno registrato loro esecuzioni prima del 1970 (ad esempio Django Reinhardt, Stephane Grappelli, Tomasz Stanko, Ian Carr), eventuali registrazioni audio di standard con diritti scaduti sarebbero public domain.

Il caso della classica
Come ultimo caso rimane la classica dove, come suggerisce la parola stessa, gli autori più noti non sono deceduti di recente. Quindi esecuzioni anteriori al 1970 di Mahler, Puccini, Bartok, Mascagni, Rachmaninov, per fare alcuni esempi, dovrebbero essere pubblic domain (il condizionale è d'obbligo per via della legge USA). Attenzione che invece per alcuni grandi nomi come Prokofiev (2023) o Stravinsky (2041) non è ancora così. 


Appendice 1 - Gli autori degli standards
In questo elenco la situazione dei diritti d'autore degli eredi per alcuni celebri autori di standards.
Solo per pochi i diritti sono scaduti.

Autore Data d. Scadenza
George Gershwin 1937 2007
Ira Gershwin 1983 2053
Jimmy Van Heusen 1990 2060
Ann Ronell 1993 2063
Kurt Weill 1950 2020
Ogden Nash 1971 2041
Nat King Cole 1965 2035
Victor Young 1956 2026
Irving Berlin 1989 2059
Arthur Hamilton Vivente
Cole Porter 1964 2034
Richard Rodgers 1979 2049
Lorenz Hart 1943 2013
Johnny Mercer 1976 2046
Hoagy Carmichael 1981 2051
Howard Dietz 1983 2053
Rube Bloom 1976 2046

Appendice 2 - Le ricerche in SIAE











lunedì 27 aprile 2020

Come sapere se un album è mono o stereo

Una domanda che negli anni 70 nessuno si poneva, perché tutti i nuovi album, gli LP, dalla seconda metà del decennio precedente erano pubblicati in stereo. E a maggior ragione nessuno si poneva nell'era del CD. Le registrazioni in mono sembravano di un'epoca lontana, un po' come i 78 giri in acetato (shellac).

Nel frattempo però la progressiva estensione della musica da ascoltare, non solo geografica, ma anche all'indietro nel tempo, ha riportato l'interesse anche sulla produzione jazz, classica e lirica degli anni '50 e persino del decennio precedente, la prima era del microsolco, dei primi LP. Con la conseguenza di ristampe e nuove edizioni, anche in HD, anche in DSD, di classici di questi generi.
Alta qualità = stereo, verrebbe da pensare, ma è sempre così? Non è detto, a volte può essere necessario verificare se il nostro prezioso album storico è mono o stereo.

Ma non basta ascoltarlo?
Certo, in cuffia e commutando magari da mono a stereo, cosa però non tanto facile perché negli amplificatori questo comando è sparito da circa 20 anni (anche per i motivi suddetti), come pure l'uscita cuffia, peraltro, ma anche così non sempre è immediato, e vediamo dopo il perché. E poi questa domanda si potrebbe porre anche in acquisto di un LP usato, scoprendo che non sempre è indicato, anzi quasi mai. Quindi vediamo cosa si può fare per saperlo in modo certo.

The Freedom Suite, 1° gennaio del 1958
Primo: l'età
Per iniziare dovremmo chiederci da quando sono pubblicati LP in stereo. Non da molto, i primi 4 LP stereo prodotti per la vendita sono usciti a marzo del 1958, da due piccole etichette specializzate USA,  Audio Fidelity Records e Belcanto Records. Questo significa che anche ben noti capolavori del jazz di Miles Davis come Miles Ahead, Milestones, Cookin' with The MDQ e proseguendo a ritroso, erano stati pubblicati in mono, così come Saxophone Colossus o The Freedom Suite di Sonny Rollins o Pithecatropous Erectius di Charles Mingus o Blue Train di John Coltrane.

Secondo: la tecnologia e l'etichetta
L'affermazione degli LP stereo non è stata immediata, e per motivi molto semplici: occorrevano testine magnetiche stereo (la produzione è iniziata nel corso del 1958) oltre che un impianto adeguato. Per contro una sorgente stereo già esisteva da anni, era il registratore magnetico, a 2 o più piste. Questo comporta che già da prima del 1958 le case discografiche potevano registrare i brani del futuro LP in stereo per prevenire la domanda, e poi pubblicare nel frattempo in mono. Come è avvenuto per esempio per Blue Train di John Coltrane (1957). Se questo è avvenuto e se l'album lo merita una successiva versione in stereo è molto probabile che sia stata pubblicata. Il problema è che anche questa informazione è assai difficile da trovare. Non solo sul web ma anche sull'etichetta del LP.

Gli indizi e la prova
Quindi l'età e le informazioni trovate sul web possono fornire indizi utili a sospettare che quel particolare album sia disponibile solo in mono oppure a escluderlo. Ma non la prova, che dobbiamo trovare noi. Se non abbiamo l'album l'unica cosa che possiamo fare è approfondire ulteriormente la ricerca della documentazione sul web, chiedere al venditore oppure, se è possibile ascoltare un'anteprima, ascoltarla o eventualmente salvarla (vedi in questo post come si può fare in modo semplice e senza software di dubbia origine).

L'ascolto
Se invece abbiamo l'album la prima prova ovviamente è l'ascolto, in cuffia e possibilmente con la possibilità di operare sui canali. Una funzione presente negli amplificatori anni fa, ma ormai molto rara (sono diventati tutti minimalisti e high-end). Utile soprattutto la possibilità di invertire durante l'ascolto i canali destro e sinistro (reverse), che consente di percepire la dufferenza  tra i due canali molto facilmente, ma può essere sufficiente anche la possibilità di ascoltare un canale solo alla volta. Chi non ha un ampli vintage puo comunque trovare tutte queste funzionalità nei plug-in DSP di Foobar2000 (vedi precedente post).
Nella gran parte dei casi riconoscere se stiamo ascoltando in stereo richiede pochi secondi, ma per gli album storici, registrati alla fine degli anni '50, possono rimanere dei dubbi. Anche se sono stati registrati in stereo su nastro magnetico, la separazione dei canali molto limitata, per limiti tecnici, invecchiamento del nastro, scelta di registrazione, tipo di contenuto musicale, può ridurre di molto l'effetto stereo percepibile al semplice ascolto. E lasciare il dubbio.

Un esempio
Un album molto noto di Miles Davis, Porgy And Bess, è uscito nel 1959 e, in retro copertina, è dichiarato essere registrato non in stereo. All'ascolto (del CD, dove è riprodotta la retro copertina originale) sembra effettivamente così, ascoltando alcune tracce, perché il contenuto è un solista (Miles) accompagnato da un'orchestra di fiati e con la batteria al centro, percepire la differenza non è immediato. Per di più risulta una edizione storica in stereo, ma non su LP, bensì su bobina reel-to-reel. Nessuna informazione si riesce a trovare sulle successive ristampe in CD (decine censite su Discogs o altre discografie) e neanche sul CD. E'possibile che nel preparare il remaster su CD non abbiano utilizzato il master stereo? Oppure che lo abbiano fatto e non l'abbiano evidenziato, quelli della Columbia? Servirebbe un test oggettivo.

La prima traccia (Buzzard Song) di Porgy and Bess acquisita su Audacity e con i due canali separati
Il test oggettivo esiste
Esiste e sfrutta un noto fenomento fisico, l'interferenza distruttiva, lo stesso fenomeno usato per le cuffie con soppressione del rumore esterno. In parole semplici, due onde audio identiche come ampiezza e forma, se ascoltate assieme in controfase si annullano a vicenda e quello che si ottiene è il silenzio. Si può ottenerlo anche con il nostro file audio sospetto, in pochi semplici passi, usando ancora l'editor audio Audacity:
  1. aprire il file audio con Audacity
  2. Dividere le tracce audio (dal menu a tendina a sinistra delle due tracce: > Dividi traccia stereo)
  3. Selezionare con il mouse solo una delle due tracce
  4. Applicare il comando Effetti > Inverti (inverte la fase)
  5. Esportare l'audio su un nuovo file, in formato Wav
In questo modo, dovendo essere le due tracce di un file audio mono identiche, abbiamo creato due tracce uguali come contenuto musicale, ma in controfase. Possiamo quindi fare un nuovo test di ascolto oggettivo, con Foobar 2000:
  1. aprire il nuovo file con Foobar2000
  2. selezionare Preferences > Output e verificare Buffer Lenght, se è elevata ridurla a 120-150ms
  3. avviare l'ascolto 
  4. selezionare Preferences > DSP Manager
  5. selezionare tra i plugin Downmix channels to mono 
  6. deselezionare Downmix channels to mono
Attivando e disattivando, se il contenuto musicale è in mono, l'audio sparisce e poi riappare. Test oggettivo. Se qualcuno vuole provare l'effetto che fa ho caricato due esempi (Miles Davis 1950 e Sonny Rollins 1958) tratti da due rispettivi CD (Birth of the Cool e The Freedom Suite ). Ovviamente sono estratti di poco più di 30" per i soliti motivi di copyright (peraltro scaduti, ma le case discografiche non si arrendono). Per provare l'effetto occorre scaricarli e ascoltarli con Foobar2000 e attivare / diasttivare l'effetto DSP Downmix channels to mono citato sopra (oppure fare la stessa cosa con altro software e con le funzioni dell'ampli o di uan console).

Qualche volta è però meno immediato
Nel fare i test ho scoperto però che in alcuni album mono possono esserci lievi differenze di livello sonoro tra le tracce, in questo caso la soppressione non funziona del tutto, nel senso che non si ha il silenzio completo. E' il caso ad esempio della versione in mono del celebre album Pet Sounds dei Beach Boys, presenti nel CD remaster di qualche anno fa, assieme alle tracce stereo. Ignoti i motivi, forse dipende dal master originale che non hanno voluto / potuto correggere. Invece del silenzio si sente, mixando le due tracce, il contenuto audio a un livello molto più basso (ascoltare l'esempio dal link precedente).  Quello che si ascolta è però diverso rispetto all'ascolto in controfase di due tracce stereo. L'esempio è ancora Miles Davis, da Star People (1983). La riduzione del volume è meno marcata ma soprattutto, facendo attenzione, si nota che una parte del contenuto audio, quella identica (i bassi) sparisce miscelando i canali. Nel caso del disco dei Beach Boys invece il contenuto ancora ascoltabile a volume molto basso era a spettro più ampio.

Se il master lo produciamo noi
Quando siamo noi a digitalizzare un LP (vedi la guida su questo post) rendere identiche le due tracce di un LP mono non è semplice. Possono esserci clic solo su una delle due tracce, rumore di fondo a livello diverso o piccole imperfezioni nella trasduzione da parte della testina. Se l'album è sicuramente mono la strategia giusta è registrarlo direttamente in mono, ovvero su una traccia unica. I perfezionisti useranno addirittura un secondo giradischi con una testina (e puntina) adatta a un microsolco con le tracce mono.
Ma se non l'abbiamo fatto o avevamo dubbi possiamo fare il confronto anche qui. L'esempio è tratto da uno storico album dei Weavers al Carnegie Hall, registrato nel 1955, digitalizzato da me. Miscelando i due canali si sente solo rumore (a bassa frequenza, evidentemente più accentuato su un canale) e audio molto attenuato. Era effettivamente mono, ovviamente.

L'album di Miles era poi stereo o mono?
Era stereo anche se la Columbia non lo riteneva abbastanza importante da evidenziarlo nell'etichetta o nel booklet del CD. In realtà lo si poteva verificare anche ascoltando e non solo con il metodo della inversione di fase. Bisogna però trovare una sezione di musica dove i due canali erano utilizzati in modo diverso, in altri, soprattutto nella celebre Summertime o nella prima traccia, tutto il contenuto musicale era ammassato al centro ed era meno immediato capirlo. La inversione consente comunque di verificare che non c'è nessuna soppressione totale del suono, e che quello che rimane è a volume consistente.

In sintesi
Abbiamo tutti gli strumenti storici, soggettivi con ausilio oppure oggettivi per sapere se un album di caratteristiche non dichiarate è stereo o mono. Anche l'ascolto in mono da' buone soddisfazioni se la registrazione è valida ed è quindi anche utile sapere se il disco o il file è realizzato con una perfetta centratura. Nel caso non lo sia è consigliabile forzare l'ascolto mono in ascolto.

martedì 21 aprile 2020

Acquistare musica in formato DSD

La verifica annuale della disponibilità di musica in download in alta definizione o in qualità CD, sia a livello globale sia soprattutto per l'Italia, si è conclusa nel 2018 grazie alla presenza, finalmente, di un sito di download aperto anche ai clienti italiani (Qobuz).
Rimane da testare la disponibilità di musica nel formato DSD, nuovo nirvana musicale con sostenitori convinti e in continua crescita. Forte interesse e forte domanda dovrebbe produrre forte offerta, ma non è esattamente così.

L'ultimo album, del 2018, della brava e simpatica cantante jazz canadese Holly Cole è stato il primo test di acquisto di musica in DSD.
Breve premessa: come si acquista e chi e come produce il DSD
I canali attraverso i quali si può acquisire e ascoltare musica in DSD sono solo due:
  • fisico (dischi SACD): la produzione continua solo per la classica da parte di etichette minori con vendita sia online sia (molto meno) nei negozi specializzati; per altri generi ed esecutori classici noti esiste solo il mercato dell'usato (a prezzi via via crescenti);
  • download: alcuni siti di vendita online offrono una parte del catalogo in DSD
Per il DSD non esistono al momento servizi di streaming, anche se alcuni produttori ne hanno testato la fattibilità (tecnicamente esiste).

La musica disponibile attualmente in DSD può avere più origini:
  • SACD prodotti in passato e trasferiti da master su file (in formato DSF o ISO) dalle case discografiche per venderli in dowload;
  • master analogici "storici" convertiti in DSD da case discografiche specializzate (es. 2xHD);
  • nuova produzione disponibile anche in DSD (solitamente anche in PCM); la tecnica di registrazione a scelta dell'etichetta può essere in digiale PCM, direttamente in DSD o anche analogica;
  • da citare anche il mercato parallelo dei SACD prodotti in passato e trasferiti su file (su formato ISO) da privati, e a volte disponibili solo in questo canale non ufficiale.
Lo stato del mercato DSD nel 2020
Prendiamo quindi in esame solo il download, dove sono operativi al momento (censiti in FindHD.com) 26 siti di e-commerce. Solo una parte di essi copre anche il formato DSD (non Qobuz ad esempio). La verifica è quindi stata ristretta ai principali e agli specializzati che sono:
  • Principali: HDtracks (USA), HDtracks (GER), HDtracks (UK), AcousticSound, Highresaudio
  • Specializzati: Native DSD, ProStudioMasters, Blue Coast Records, 2L The Nordic Sound
Di questi siti soltanto quelli in blu consentono l'acquisto senza restrizioni anche da clienti residenti in Italia. Occorre però considerare l'ampiezza del catalogo. Gli specializzati Blue Coast e 2L ovviamente vendono solo la loro produzione, mentre Native DSD ha a catalogo solo una parte della produzione delle etichette specializzate (ad esempio quella di 2xHD, che ha un catalogo piuttosto vasto). Invece ProStudioMasters ha a catalogo tutta la produzione di 2xHD e di altre etichette specializzate in DSD, ma è accessibile solo da USA e Canada.

I siti a disponibilità selettiva
Per altri siti generalisti, in particolare quelli in rosso che sono stati testati, la disponibilità è solo per alcuni paesi, e non per l'Italia, ma con deroghe disposte dalla casa discografica per il suo catalogo o per specifici album. Per esempio per HDtracks, il primo sito di vendita online in qualità CD e HD, e che ha quindi un catalogo molto vasto, nel test fatto erano disponibili gli album editi dalla 2xHD Records (in quantità molto maggiore che su Native DSD) mentre quelli, ad esempio, della Sony o della Columbia, erano non disponibili. Mentre su Highresaudio alcuni titoli di una major (Columbia, Miles Davis In A Silent Way) erano disponibili. In linea di massima sono disponibili i DSD di alcune piccole etichette e non sono disponibili quelli delle major.

La disponibilità sul web
Negli anni in cui le major credevano ancora al SACD interi cataloghi di artisti tra i più importanti, come ad esempio Miles Davis o Bob Dylan, sono stati pubblicati anche su SACD, partendo dai master originali (a volte anche in multicanale o a 3 canali). Ci si aspetterebbe di trovare tutti questi titoli ora disponibili sui siti citati, magari solo per USA e Canada, ma non è così. Per esempio su HDtracks non è disponibile neanche uno degli album di Miles Davis in DSD, mentre su Highresaudio ce n'è uno solo su oltre 20-30 pubblicati.
Ma sul web invece ci sono, grazie alla famosa Playstation 3 nella quale la Sony in un momento di entusiasmo per il SACD aveva incautamente inserito la possibilità di leggerli, la masterizzazione su file in formato ISO era così possibile e un numero imprecisato di appassionati (a volte anche di non disinteressati) ha fatto questa operazione, e i file ISO sono inevitabilmente circolati sul web.

Quanto costa il DSD
Non poco. Si parte, per un album, da circa 20-21 per il formato standard DSD64 per arrivare a 24-30 per DSD128 e anche a 40 (Blue Coast Records) per DSD256. Pochissimi i titoli a DSD512 ma a costo ancora più alto. Nonostante ciò gli acquirenti ci sarebbero, ma le case discografiche non glieli vogliono vendere, a quanto pare.

In sintesi
La situazione rimane non buona per chi ricerca la massima qualità e il motivo è sempre la strategia delle major. Mentre per l'alta definizione non DSD ormai è quasi possibile scegliere la musica in base alla qualità e non al formato, essendo una gran quantità i titoli disponibili anche in HD, per il DSD non è così, non solo in Italia, dove la situazione è pessima, ma anche nei paesi più amati dalle case discografiche.
I titoli in DSD devono essere ancora cercati, nel 2020, per il formato e non per la qualità, e la ricerca non è neanche facile (le interfacce utente di Highresaudio e HDtracks sono allucinanti).
Con l'aggravante che una volta trovato faticosamente un titolo che interessa si scopre (solo alla fine) che non è disponibile in Italia. Esiste il modo, come noto, di bypassare il blocco, camuffando la propria provenienza, e pare che diversi appassionati di HD un tempo e ora di DSD lo facciano.
Ma è una pratica illegale, e che espone anche a rischi perché occorre installare software di dubbia provenienza. E' probabile che diversi appassionati si chiedano se abbia senso fare un'operazione illegale, per di più pagando, per evitare di fare un'operazione illegale non pagando.

Appendice. la sequenza dei test

Primo test: ProStudioMasters

Nel vasto catalogo del sito web specializzto in HD sono stati selezionati gli album disponibili anche in DSD della cantante jazz canadese Holly Cole.
L'album selezionato per verificare se era acquistabile era Girl
La risposta è stata che non si può.
"ProStudioMasters only has the rights to sell music in The United States and Canada at this time, and as such we cannot accept your credit card information for purchase."

Secondo test: Native DSD

Proviamo a cercare gli stessi album di Holly Cole in quest'altro sito specializzato in DSD (ma vende anche altri formati). Non ci sono tutti gli album della musicista canadese e in particolare non c'è quello che cercavamo prima. Proviamo con il suo ultimo album, del 2018. La scheda mostra che è disponibile in risoluzione DSD64 e DSD128, e in stereo.
L'album è acquistabile. In risoluzione DSD128 costa 23,99 €. Il sito avverte gentilmente che per ascoltarlo serve un DAC che supporta il formato DSD

Per acquistare come sempre serve un account, e questo sito chiede anche il modello del DAC che sarà utilizzato (magari per essere sicuri che supporta il DSD) 
L'acquisto va abuon fine senza problemi, si può pagare con Paypal, il dowload si fa semplicemente e comodamente  da browser senza installare app di download
Terzo test . HIGHRESAUDIO
Il sito tedesco ha una delle interfacce utenti meno funzionali alla ricerca che si siano viste nella lunga storia del web, è solo bello esteticamente, ma con la necessaria ostinazione e una certa fatica si riesce a trovare l'unico album di Miles Davis disponibile anche in DSD.


L'unico album di Miles Davis disponibile in DSD sui minimo 15 pubblicati a suo tempo dalla Columbia è disponibile su HIGHRESAUDIO in vendita. A un prezzo molto conveniente (17 €)

L'acquisto è possibile senza problemi.
Quarto test : Blue Coast Records
E' un'etichetta "audiophile" specializzata in audio in alta definizione, con predilezione per il DSD. Mlto apprezzata la loro produzione anche per la estrema cura nella registrazione e mastering. Genere folk, country, soft jazz, un po' di classica.


I file musicali selezionati, un test di ascolto in più formati (gratuito) e una selezioen della cantante folk Jane Selkye.

L'acquisto va ovviamente a buon fine senza incertezze.

Quinto test: HDtracks UK
Nel fare il test prosegue per controprova anche sui siti che dichiaratamente non sono disponibili in Italia e viene fuori una sorpresa. HDtracks, il primo sito di vendita online in qualità CD e HD, nella sua versione per il Regno Unito, ha consentito un acquisto senza alcun problema. Pur essendomi registrato dall'Italia e aver dichiarato nelle informazioni di profilo una residenza in Italia.

La scelta è caduta su uno dei raffinati recuperi di nastri degli anni '50 da parte di 2xHD Records. La musicista è la cantante jazz Peggy Lee


Pagamento con Paypal senza problemi

Ringraziamenti e dowload (sotto)

Eppure la sezione "Terms & Conditions" di HDtracs UK è esplicita in proposito:
3.3.[Our website is provided for users in the United Kingdom only.  Although it may be possible to access the website from other countries, we make no representation that our website is compliant with any legal requirements in force in any jurisdiction other than the United Kingdom, or that the content available on the website will be appropriate for users in other countries or states.]

Da notare però la raffinata declaratoria, che vorrebbe lasciare la responsabilità a chi acquista. E' noto però che i siti di e-comemrce non possono tutelarsi così, altrimenti anche i siti russi ben noti sarebbero in regola. In realtà c'è un accordo tacito e mutuamente conveniente con la label. Infatti basta andare a cercare un album di una major ed ecco che ...


..."This product is not currently available due to region restrictions."
Poichè HDtracks è probabilmente il primo sito al mondo di download HD, e ha un amplissimo catalogo, vediamo la situazione per il DSD adottando ancora come test Miles Davis.



Sei album di Miles Davis, tutti a suo tempo pubblicati anche su SACD e quindi disponibili anche in DSD per il download, ma in catalogo solo in PCM 24/96 o addirittura nel punitivo 24/44.1. La casa discografica, una majot, preferisce non vendere, neanche in un paese "amico" come il Regno Unito.


Appendice 2 - I siti di e-commerce per il digital download (da Findhd.com)

2L - The Nordic Sound
AcousticSounds
Analekta
ATMA Classique
Channel Classics Records
Cybele Records
Dacapo Records
eClassical
Gimell Records
Gubemusic
hd-klassik.com
HDtracks (Germany)
HDtracks (UK)
HDtracks (USA)
HIGHRESAUDIO
Hyperion Records
iTrax
Linn Records
Melba Recordings
Naim Label
Native DSD Music
Presto Classical
Primephonic
ProStudioMasters
Qobuz
The Classical Shop