domenica 20 dicembre 2020

L'equalizzazione della stanza d'ascolto - 2) La misura

Proseguendo nella prova dell'equalizzazione digitale della stanza d'ascolto, passiamo alla seconda parte, dedicata alla misura della risposta in frequenza e di alri parametri caratteristica del suono nel luogo dove ascoltiamo la musica.

Prima parte: Gli strumenti / Seconda parte: La misura / Terza parte: La correzione

Il microfono di misura e il suo posizionamento
Si tratta ovviamente del componente essenziale per la misura. Le varie soluzioni "chiavi in mano" di solito lo includono, nella soluzione "fai da te" invece occorre acquistarlo (anzi può essere l'unica cosa da acquistare). La scelta non è molto ampia, perché ovviamente vogliamo un microfono "digitale" ovvero collegabile al PC via USB. In particolare questo modello UMIK-1, della società di Hong-Kong MiniDSP, specializzata in questo settore e che ha progettato e produce anche il noto correttore integrato DIRAC (disponibile in più versioni).

Il microfono di misura installato su uno stabile cavalletto fotografico

Viene consegnato come si vede nella foto seguente, completo di micro-treppiede e clip per orientarlo. Il posizionamento deve essere il più possibile coerente con il nostro punto d'ascolto, ovvero con le nostre orecchie sul divano o sulla poltrono davanti alle casse acustiche, quindi servirebbe uno sgabello o uno scaffale molto alto per posizionarlo alla giusta altezza.

Un treppiede fotografico, come illustrato nella prima foto, se lo avete, può essere una soluzione molto più pratica e più stabile, a garanzia anche della correttezza delle misure. E' consentita dal fatto che la clip di sostegno è collegata al piccolo treppiede proprio con una madrevite con un passo utilizzato nei treppiede fotografici. Non però il più comune, ma quello da 3/8 di pollice utilizzato per le macchine più pesanti, a grande formato. Occorre quindi un riduttore per il più comune passo da 1/4 di pollice. Non facile da trovare nei negozi di ferramenta (o di fotografia) ma, come per il microfono di misura, ci pensa Amazon (costa 5 €).

Il microfono alla fine è posizionato stabilmente sul mio cavalletto fotografico Manfrotto (la fotografia dopo la musica è la mia seconda passione) e può essere posizionato a qualsiasi altezza e a qualsiasi angolazione con facilità. 

Per chi non avesse un treppiede a disposizione naturalmente la soluzione alternativa più semplice è procurarsi una staffa per microfono con il supporto per una clip da 3/8. Anche di queste numerose offerte su Amazon (o altri siti di e-commerce).

La calibrazione del microfono
Perché la misura sia corretta il software deve conoscere l'esatta risposta del microfono in uso. Con questo modello di microfono si può evitare il delicato processo di calibrazione perché la calibrazione è effettuata in fabbrica e viene fornita assieme al microfono. E' sufficiente collegarsi al sito del produttore e inserire il numero di serie del microfono che ci è arrivata, e viene spedito il file di calibrazione personalizzato (che ha nome uguale al S/N ed è un file di tipo testo) che è leggibile dal software di misura, ovviamente.

Le operazioni di misura
Non sono particolarmente complesse ma neppure tanto semplici, perché richiedono di fare scelte tra numerosi parametri. Ma per fortuna REW include sul sito una guida d'uso molto dettagliata e ricca di esempi, che è stata pure tradotta in italiano da utenti (a quanto si legge) di buona esperienza nel settore, perché è tradotta veramente bene ed è molto chiara. La prima operazione è comunque la più semplice, perchè è guidata e obbligata, e riguarda la dichiarazione del microfono che sarà usato (e che è ovviamente già collegato su una porta USB, scegliete quella 3.0 per prudenza) e il file di calibrazione.

Completata questa operazione banale si seleziona la scheda Measure e compare questo pannello con il quale si selezionano i parametri e si effettua il check del volume per ottenere una misura corretta. Vediamo le configurazioni indispensabili nella scheda di configurazione della misura

Figura 1 - Il pannello della fuznione di misura

Per una misura standard possono essere lasciati i parametri di default per il tipo di misura (SPL), per il metodo di misura (Sweep) e ovviamente per il playback (che si effettua con REW e con il microfono). Lo stesso vale per il livello base (-12dBFS). Anche gli altri parametri sul settaggio della misura e il timing possono essere lasciati come impostati di default. Passiamo a quelli che devono essere impostati obbligatoriamente, indicati con le frecce:
  1. Livello di input. Nell'ultima versione del software REW la impostazione è automatizzata: è sufficiente regolare il volume dell'amplificatore a un livello medio-alto e avviare "check levels". L'applicazione verificherà se il livello rientra nel range ammesso fornendo un "Ok levels" come nello screenshot. In caso contrario sarò necessario ovviamente aggiustare il volume.
  2. Range di misura: può essere su tutta la banda audio o solo sui bassi, e la seconda sarà la scelta normale se si vuole normalizzare la risposta solo per il subwoofer.
  3. Frequenza di campionamento: come anticipato nella prima parte (post precedente) sarà quella scelta come standard, tipicamente 96KHz o 192KHz.
  4. Canale su cui effettuare la misura: teoricamente dovrebbe essere separata per i canali destro e sinistro perché sarà sempre in parte differente, ma bisogna che poi il player sia in grado di applicare le correzioni separatamente. Non è il caso, ad esempio, di J River. Occorre quindi di solito selezionare la misura media R+L. 
  5. Per ultima cosa deve essere dato il nome alla misura per poterla poi recuperare ed utilizzare, è possibile anche far inserire automaticamente la data.
Effettuazione della misura
Ovviamente dovrà essere inviato un segnale opportuno alle casse acustiche, REW utilizza di default un segnale sweep, ovvero un cosiddetto "spazzolmento" sul range di frequenze impostato, considerato il sistema più efficace allo scopo. E' generato direttamente da REW e quindi dal PC sui cui si sta lavorando, ed è necessario quindi che sia collegato all'amplificatore e alle casse dell'impianto che vogliamo misurare.

Si può collegare l'uscita cuffie del PC ad uno degli ingressi dell'ampli, ma è preferibile per la massima precisione utilizzare un DAC collegato a una porta USB e così ho fatto, utilizzando il DAC SMSL citato e utilizzato in un precedente post, che consente anche di verificare la frequenza di campionamento del segnale generato.
Il microfono deve essere posizionato, come si può immaginare facilmente, nelle stessa posizione e alla stessa altezza delle orecchie del punto ideale d'ascolto. La stanza deve essere sistemata come nelle condizioni normali di ascolto e le casse acustiche posizionate e orientate nel modo migliore in precedenza individuato cone le prove a orecchio, compatibilmente con i vincoli presenti.

I risultati delle misure
Dallo stesso pannello di Figura 1 è sufficiente selezionare Start e la misura ha inizia. Dura pochi secondi e si ascolta una sorta di muggito sulle note basse e un fischio a tonalità sempre più acuta sulle note alte, se il range di misura selezionato le include. Il fischio sulle note alte può essere fastidioso per l'udito e quindi conviene attenuare in qualche modo, magari con una cuffia chiusa.
Il risultato, che ovviamente è istantaneo al termine dello "sweep", può essere visualizzato in vari modi, quello più "leggibile" è il diagramma di distorsione, che contiene anche la risposta in frequenza. La vediamo prima per una misura sull'intera gamma audio.

Figura 2

Nella seconda immagine è visualizzata invece per il range di frequenza che ci interessa, la gamma bassa.

Figura 3

Come si vede la risposta è piuttosto accidentata, Se fosse questa la risposta "di fabbrica" delle mie Kef R5 dovrei preoccuparmi del mio acquisto. Ma così non è, questa è la risposta della stanza di ascolto, le casse acustiche su un segnale semplice come lo sweep o il rumore rosa o il rumore bianco, cioè i segnali usati per le misure, non evidenziano differenze (salvo sull'estensione alle basse). Se avessi fatto il test con le mie vecchie AR48S di 30 anni fa il grafico sarebbe stato quasi uguale. Per verificare la risposta propria delle casse è necessario annullare le riflessione, serve cioè una camera anecoica.

Una delle prime riviste di hi-fi degli anni '70, non avendo a disposizione una camera anecoica (che costa parecchio) ma invece avendo microfoni e strumenti di misura, magari affittati, proponeva prove dei diffusori effettuati in una stanza normale. In questo modo pero la risposta di casse AR e JBL, notoriamente molto diverse all'ascolto, erano quasi uguali, e loro si ingegnavano di individuare e motivare le minime differenze (dovute magari ad altri fattori, basta aprire o chiudere una porta). Il fatto non è sfuggito alla rivista concorrente (Suono Stereo) che invece aveva una camera anecoica e ha rimarcato che questi test erano privi di utilità. Ed è rimasta l'unica rivista hi-fi per un po'.

L'analisi delle misure
Come si vede la risposta sulla parte bassa dello spettro è molto accidentata, si notano un paio di interferenze distruttive (onde sonore di frequenza e forma d'onda simile che si annullano in controfase) e esaltazioni in diverse altri punti (in questo caso le riflessioni sono in fase).  
Il motivo è semplice, causa alcuni interventi nella stanza d'ascolto e per le caratteristiche dei nuovi diffusori, che sono più profondi dei precedenti e hanno i condotti bass reflex posteriori, la posizione precedente (non ideale ma sopportabile) produce queste anomalie nella risposta, descrivibili normalmente come "rigonfiamento dei medio-bassi".

L'intervento correttivo "manuale" è semplice e consiste nello spostare in avanti le casse (di quasi un metro) ed effettivamente in altre misure che ho fatto si confermava che le maggiori alterazioni sparivano o si riducevano.
Ma spostare i diffusori prima dell'ascolto non è esattamente la situazione ideale ed è questo uno dei motivi (a fianco della curiosità tecnologica) per impegnarmi in questa complessa prova della room equalization.
Potrà essere una soluzione, correggendo il posizionamento non ottimale?
Vedremo nella prossima ed ultima puntata che qualche interessante risultato tangibile (e ascoltabile) si ottiene.

domenica 13 dicembre 2020

L'equalizzazione della stanza d'ascolto - 1) Gli strumenti

Ripetiamo continuamente che la stanza d'ascolto ha un impatto sulla qualità del suono molto maggiore rispetto alle differenze tra amplificatori, DAC, lettori CD o SACD o qualsiasi altro componente della catena Hi-Fi.

Allora è venuto il tempo di metterci mano, perché la musica diventata digitale e la potenza di calcolo e la velocità dei PC attuali rendono accessibile anche ad un comune appassionato l'equalizzazione della stanza d'ascolto, attraverso un processo in due fasi: A) rilevamento della risposta in frequenza e di altri parametri caratteristici dell'impianto hi-fi nella situazione reale, ovvero nella stanza; B) Generazione e applicazione di una curva di correzione che rende l'emissione più lineare, che vedremo in due successivi post (Seconda parte: La misura / Terza parte: La correzione).

Ottenere gli stessi risultati nel mondo analogico era impossibile (solo approssimabile) e anche molto costoso, e poteva avere anche effetti sulla qualità del suono, ma ora sono sufficienti solo tre componenti, molto accessibili:

  1. Un microfono di misura
  2. Un'applicazione software per l'analisi e l'equalizzazione
  3. Un player software che può applicare il file di correzione
Probabilmente il più versatile equalizzatore analogico commercializzato ai tempi d'oro dell'hi-fi era l'Altec Lansing Acousta Voicette. Ben 24 frequenze sull'intera banda audio, ovvero a terzi di ottava

Il microfono di misura
Componente solo professionale e dal costo accessibile solo a laboratori dei produttori o delle riviste hi-fi, anche perché doveva essere accompagnato da un mixer microfonico di qualità, ora è un microfono di caratteristiche e prestaziooni analoghe (o comunque più che sufficienti per un utilizzo "home") che si può collegare direttamente ad una porta USB del PC. Il modello consigliato e supportato dai due principali software si chiama MiniDSP UMIK-1. Uno potrebbe pensare che essendo un  prodotto di nicchia si possa acquistare solo con complicate transazioni nel Paese di produzione o in USA. Ma invece è tranquillamente disponibile su Amazon e arriva pure in 3-4 giorni, e costa poco più di 100 €. Vedremo nella seconda puntata l'uso pratico.

Il software
Le due applicazioni per PC più note ed usate sono:
  1. Room Equalization Wizard (REW): gratuito, con donazione facoltativa;
  2. MathAudio Room Eq: a pagamento (100 $), più completo.
Gestiscono entrambe tutto il processo, la seconda consente anche la correzione di fase, impossibile nel dominio analogico e di discreta importanza.
Poi ci sono soluzioni commerciali complete che stanno creando un nuovo mercato come Dirac Live, Anthem Room Correction, gli amplificatori Lyngdorf, integrate con l'amplificatore e quindi a valle di player e DAC. Ma siamo fuori dell'ambito "fai da te" che è l'obiettivo di questo post.

Il player 
Probabilmente ce ne sono altri, ma già due player molto diffusi possono prendere in carico il file nel quale è codificata la correzione (convolution) ed applicarla prima di passare il contenuto al DAC, sono i ben noti:
  • Foobar2000 (con il component Impulse Response Convolver - foo convolve): gratuito;
  • J River Media Center (di default): a pagamento (40-60 $).
Il principale concorrente di J River, ovvero Audirvana, non supporta la convolution, servono eventualmente dei componenti aggiuntivi.
Possono operare anche su un PC diverso da quello dove è stata effettuata la misura, in input serve solo caricare il file descrittivo della correzione.

Limitazioni
Ci sono, e la prima è piuttosto importante per alcuni o forse molti: è ovviamente applicabile solo a contenuti musicali digitalizzati. La musica su vinile e nastri registrati analogici può essere trattata solo se preventivamente digitalizzata (on fly) da un codec. 
La seconda riguarda la risoluzione: l'analisi e la correzione va fatta scegliendo una risoluzione (PCM) e la stessa risoluzione deve avere il file audio da ascoltare. Per ascoltare in HD senza impazzire con l'applicazione ogni volta del file di convolution coerente, è necessario scegliere una risoluzione (per esempio 24/96) e impostare il player per riportare in riproduzione il file audio alla risoluzione scelta.
Terzo limite, come si sarà già capito: non è supportata la codifica DSD.
Quindi in sintesi:
  • no vinile
  • no nastri pre-registrati
  • no player CD e/o SACD
  • no DSD 
  • risoluzione PCM unificata
Per i formati non supportati rimane quindi la scelta se convertirli in digitale PCM oppure se rinunciare per essi alla room correction. 

Ai tempi d'oro dell'hi-fi si aveva grande fiducia sull'equalizzazione. Questa era la dotazione di un grande classico dell'amplificazione, l'italiano Galactron MK120. Serviva in realtà anche per equalizzare registrazioni su disco non perfette (o non gradite). Della stanza ci si preoccupava un po' meno.

La room equalization manuale
Naturalmente l'acustica della stanza si può correggere anche ad orecchio, facendo magari ricorso a dischi test. Tipicamente occorre allontanare (anche di parecchio) le casse acustiche dalla parete di fondo, ridurre al minimo le suoerfici riflettenti, evitare che tra i diffusori e il punto d'ascolto ci siano arredi o oggetti, le solite cose ben note. Che però non sempre sono possibili per vincoli sull'uso della stanza (che di solito è dedicata anche ad altre attività).
La room equalization può linearizzare con discreta efficacia le alterazioni introdotte da posizionamento non ottimale dei diffusori (con conseguenti anomalie sulle frequenze basse), può fare molto meno sulle riflessioni della parte alta delle frquenze.
In tutti i casi il consiglio è di intervenire il più possibile sulla stanza prima di passare alla correzione digitale. Che però può sempre migliorare la situazione.

L'utilità delle misure
la misura della risposta nella stanza d'ascolto è comunque utile anche quando la correzione applicata dal player (o dall'amplificatore) non è possibile per scelta dell'audiofilo, ovvero per impianti solo analogici o solo con sorgenti CD, SACD o DSD.
In questo caso rilevare la risposta prima e dopo gli interventi correttivi può aiutare a individuare quelli più efficaci e quelli ancora necessari. Un ausilio molto efficace ed oggettivo all'ascolto, che comunque rimane decisivo.

I limiti dell'equalizzazione analogica
Come si può intuire già dalla prima immagine, il primo limite è che le frequenze su cui si può intervenire negli equalizzatori tradizionali sono fisse. Se l'intervento è sui 57Hz ma il cursore più vicino è a 40Hz l'intervento è impossibile o comunque impreciso. Sono stati realizzati in seguito equalizzatori parametrici, nel quale la frequenza d'intervento è variabile. A parte che in questi apparecchi i punti d'intervento sono molti di meno, rimane il problema del Q, ovvero della pendenza della correzione, che tipicamente non era mai più ripida di 12dB/ottava. Queso significa che anche l'intervento preciso a 57Hz poteva avere effetto su un gran numero di frequenze (e di suoni) vicini.
Infine, il problema della fase. Come vedremo in una prossima puntata, per linearizzare la risposta in frequenza occorre operare in "fase minima" cosa non possibile con equalizzatori elettronici, che introducono comunque una rotazione di fase.
In sintesi: si può ottenere una correzione,  ma con molte approssimazioni e limitazioni e possibile degrado dell'ascolto. Per questo motivo l'equalizzazione analogica è stata abbandonata, a cominciare dai mitici controlli di tono degli amplificatori.

Provare la room correction
Non resta che provare, iniziando da REW che sembra già sufficiente per apprezzare i risultati, e verificare in una situazione reale cosa bisogna fare e cosa si ottiene nei processi di misura, di generazione della correzione e di applicazione della correzione.

Una prova che ovviamente ho fatto. Il resoconto, che funge anche da guida,  nelle prossime puntate, ad iniziare dalla misura della risposta in una stanza reale. 

domenica 29 novembre 2020

L'audiofilo e la pre-enfasi dei CD

Un audiofilo attento a tutto quello che può minacciare i buoni ascolti deve sempre stare sul chi vive, dopo la loudness war scatenata anni fa dalle major, una nuova minaccia arriva dal lontano passato, e potrebbe essere nascosta nei suoi CD. E proprio quelli più vecchi, i primi comprati con fiducia e grandi aspettative nei primi anni '80, quando costavano il doppio degli LP, quelli che portano con loro ricordi di quei tempi gloriosi. E' un problema noto, ma è tornato all'attenzione (almeno alla mia) con una serie di post di TNT-Audio dedicati ai "CD vintage". Ho voluto quindi approfondire e provare.

Il CD è nato ed è stato commercializzato quando i chip dei codec (i convertitori digitale-analogico) erano ancora a 14 bit (come quello del mio primo lettore CD della Philips, uno dei primi modelli usciti) e potevano indurre un udibile rumore di quantizzazione dopo la conversione, in special modo sulle alte frequenze.

Per non ritardare il lancio fino alla disponibilita di codec più performanti, i progettisti della Philips e della Sony sono ricorsi allo stesso tipo di intervento adottato per il microsolco, la pre-emphasisovvero applicare una enfatizzazione (solo sulle alte frequenze, in questo caso) sul CD registrato, da eliminare non  a cura del codec, ma della successiva sezione analogica, prima dell'ascolto.

In questo modo si riduceva il rumore di quantizzazione, perché sul contenuto a volume più vicino al massimo il codec introduceva meno rumore, ed era anche possibile, sempre nella sezione analogica, filtrarlo ulteriorrmente e ridurre al minimo la possibilità di udirlo. Tagliando ovviamente anche qualche eventuale segnale musicale ad alta frequenza in quella zona.

Il primo lettore messo in commercio dalla Philips, il CD100 (1983)

L'applicazione limitata della pre-enfasi
La pre-empahsis o o pre-enfasi o pre-enfatizzazione non era però applicata su tutti i CD, ma a scelta della casa discografica e, secondo la migliore tradizione di questo standard, non era dichiarata sulla confezione del CD nè su altre fonti. E' stata riservata soprattutto alla musica classica ed è stata applicata in modo abbastanza esteso solo nella prima metà degli anni '80, salvo casi particolari (vedi in seguito).

Come la gestivano i CD player e i lettori su PC 
La pre-enfasi è stata codificata in una successiva versione del RED Book e quindi i produttori dei lettori CD erano tenuti a implementare sui loro modelli il riconoscimento di questa codifica ed il processo contrario di de-enfasi prima dell'invio del segnale all'amplificatore. 

La curva di de-enfasi che il lettore CD deve applicare. Come si vede l'intervento di enfatizzazione è molto significativo.

Un intervento di normalizzazione che i CD player hanno eseguito diligentemente fino agli anni '90, dopodichè le informazioni diventano vaghe e discordi. Secondo alcune fonti, essendo previsto dallo standard, solo pochi CD player non hanno inserito il rilevamento e il trattamento della pre-enfasi, secondo altre fonti è stata praticamente abbandonata (violando la compatibilità all'indietro). In ogni caso, sempre mantenendo la tradizione di scarsa trasparenza dello standard CD, nelle specifiche dei CD player questa funzione non è quasi mai specificata. Da tutte le fonti si esclude invece che i lettori CD inclusi nei PC abbiano la funzione di de-enfatizzazione.

Finché il CD rimaneva fisico e si scoltava con un CD player Hi-Fi c'era quindi una buona probabilità che la pre-enfasi fosse corretta e non ce ne dovessimo preoccupare ma, da un certo punto in poi (fine anni '90) il contenuto del CD è stato convertito su file, che mantenevano ovviamemte la pre-enfasi, essendo applicata direttamente in digitale. La de-enfasi in questo caso doveva essere applicata dal lettore del PC, e questo in alcuni casi è avvenuto (per esempio da  iTunes, sia in lettura che in importazione, notizie incerte invece su WMP).

Il primo CD player commercializzato dalla Sony (e il primo in assoluto), il CDP-101 (1982)


Come ascoltare i CD pre-enfatizzati
Dovrei quindi  passare in rassegna i sistemi disponibili per l'ascolto corretto dei CD pre-enfatizzati, ma forse prima è necessario porsi una domanda; quanti sono quelli nella nostra libreria digitale? Magari sono pochissimi, o nessuno, e quindi squesto ipotetico problema lo si può dimenticare, anche perché sono ben pochi, si presume, gli audiofili interessati a comprare CD usati dei primi anni '80.

Individuare i CD con pre-emphasis
Visto che se ne parla da anni e che ci sono applicazioni software per ogni esigenza ci si aspetterebbe che qualcuno abbia realizzato un tool che legge il CD inserito sul PC e ce lo fa sapere. Ma non è così, per la ricerca esiste solo un metodo indiretto, e neanche in grado di scoprire tutti i casi. Prima però bisogna chiedersi come fa il lettore CD a sapere che il CD è registrato con la pre-emphasis: l'informazione può essere riportata nella TOC (Table Of Contents) del CD oppure nel "subcode" del CD. Nel primo caso si riesce a scoprire, nel secondo caso no (se non con analisi approfondite del CD).

Come si trova la pre-enfasi
Basta utilizzare un'applicazione di ripping che genera anche il file cue del CD. Si tratta di quel file usato per "splittare" un CD che (per ignoti motivi, ma ne esistono) è stato rippato su un solo file. Questo file che ,nonostante l'estensione, è un semplice file di testo, contiene anche i tags del CD, che vengono consultati dal lettore. Tra questi c'è un tag chiamato FLAGS PRE che indica che la pre-enfatizzazione è stata applicata. I ripper con questa funzionalità sono CueRipper (si trova nel pacchetto free CueTools), EAC (versioni vecchie, pare) e DBpowerAmp. Io seguendo le informazioni riportate su TNT-Audio ho usato il primo. Le operazioni sono molto semplici:

  • avviare CueRipping (è un eseguibile)
  • inserire il CD sospetto: CueRipper lo riconosce automaticamente
  • avviare il ripping con il pulsante Go
  • se il ripping non interessa, sospendere dopo completata la prima fase "detecting gap"
  • nella cartella di destinazione (quella dove si trova la cartella CueTools) sarà stato generato un file .cue con il nome del CD
  • cambiare l'estensione da .cue a .txt
  • accedere al file e verificare se è presente il temuto tag FLAGS PRE
Se non c'è non è detto che la pre-emphasis non sia applicata, potrebbe essere indicata nel misterioso "subcode", L'unico sistema per scoprirlo è ascoltare il CD. Se suona come se i controlli di tono ci fossero ancora e fossere alzati al massimo gli alti, probabilmente la pre-enfasi c'è (oppure è il master che fa schifo).

Come scoltare i CD pre-enfatizzati (2)
I file audio rippati si possono comunque ascoltare, anche se non è semplicissimo. Ma forse prima di elencare i sistemi per ascoltarli è meglio farsi ancora un'altra domanda: quanti sono nella nostra libreria musicale digitale?

Quanti sono i CD pre-enfatizzati in una tipica libreria musicale
Riepilogando, la pre-emphasis era usata solo nell'era pionieristica del CD, e soprattutto per la musica classica, poi non serviva più ed è stata progressivamente abbandonata, con alcune eccezioni. Secondo molte fonti hanno continuato a produrre CD con pre-emphasis la Denon nella sua collana Denon Classical, e molti CD prodotti per il mercato giapponese la includevano, fino a tutti gli anni '90.
Anche diversi CD di rock e pop erano codificati così e qualcuno ha tentato di censirli, la lista si può consultare qui, ma se sparisse o se preferite controllarla con i titoli in ordine alfabetico si può anche scaricare qui dal nostro sito.
Non dovrebbe essere quindi molto frequente la presenza di CD con questa codifica in una libreria discografica ma chi avesse un certo numero di CD "sospetti" in base a queste indicazioni, può fare il controllo illustrato prima.

Un test
Nella mia libreria musicale i CD dei primi anni '80 sono pochi e quelli Denon non ci sono (solo uno pop-rock) ho testato tutti quelli sospetti (una trentina) e quello Denon ma il risultato è che nessuno era codificato con pre-emphasis, il tag FLAG PRE non è mai comparso. Consultando le varie fonti in rete ci sono testimonianze di audiofili con miglaia di CD (molti più dei miei) che ne hanno individuati solo 4-5 pre-enfatizzata, a conferma che non dovrebbe essere un problema diffuso.

Aggiornamento 23/12/2020
Mi lasciava insoddisfatto non aver verificato su nessun CD della mia discoteca la presenza della pre-enfasi, ho cercato quindi se erano disponibili da qualche parte i CD presenti nella lista linkata sopra. Uno piuttosto diffuso e quindi disponibile a basso prezzo era acquistabile su Discogs da diversi venditori, tra cui uno in UK, era Working with Fire and Steel dei China Crisis. L'ho acquistato 3 settimane fa e, sfidando brexit e seconda o  terza ondata in UK, la Royal Mail è riuscita a farlo arrivare fino a casa mia. E il famoso FLAGS PRE effettivamente c'è:

TRACK 01 AUDIO
    FLAGS PRE
    PERFORMER "China Crisis"
    TITLE "Working With Fire and Steel"
    INDEX 00 00:00:00
    INDEX 01 00:00:33

Come ascoltare i CD pre-enfatizzati (3)
Anche se, come abbiamo visto, è una situazione rara, occorre però trovare un sistema per ascoltare comunque i CD individuati con pre-enfasi. Le soluzioni possibili sono le seguenti:
  1. Ascoltarli con il lettore CD, anche se sono stati rippati (la soluzione migliore, se li abbiamo ancora)
  2. Ascoltarli con Foobar2000 dopo aver installato il component foo_deemph; attenzione però: occorre aggiungere prima per ogni traccia con pre-emphasis il tag PRE_EMPHASIS o PRE-EMPHASIS con valore 1 oppure on oppure yes (mettere in conto un po' di lavoro)
  3. Ascoltare con Roon il file audio rippato attivando la gestione della de-enfasi (presente nelle ultime versioni di Roon)
  4. Editare il file audio per de-enfatizzarlo, con un editor audio come SoX. La guida per fare questa operazione si trova nel blog del noto audiofilo e grande esperto di musica digitale Archimago (link).
  5. Cercare l'album su un servizio streaming lossless e ascoltarlo così.
  6. Non ascoltarli con J River MC, perché non implementa la de-enfasi.
A parte gli utenti di Roon (nell'eventualità che l'operazione sia veramente automatica), le uniche azioni sensate a mio parere sono la 1 e la 5. Anche perché un altro esperto del settore su web (Steve Hoffman) fa notare giustamente che la de-enfasi è un processo da effettuare (come la pre-enfasi) nel dominio analogico, replicarla in digitale non è facile ed in particolare non è facile recuperare la fase originaria, si ripristina solo la risposta in frequenza. Una modifica in parte irriversibile, quindi. 

In sintesi: il problema non c'è
La minaccia ai buoni ascolti dell'audiofilo, peraltro subdola, difficilmente individuabile, si rivela quindi poco consistente. Se i dischi sospetti sono pochi, a livello di curiosità il test si può anche fare. Negli altri casi conviene non fare nulla. Soltanto, quando si ascolta un CD con gli alti "sparati",  come se i controlli di toni ci fossero ancora e fossero al massimo, eseguire il test ed applicare eventualmente il rimedio. Se invece il test è positivo ma non si sente nulla di anomalo (può capitare con CD di classica i cui contenuti non erano ricchi di alte) continuare ad ascoltare tranquillamente.               

domenica 8 novembre 2020

Guida all'uso di un registratore a bobine (Akai 4000 DB)

Premessa
Qualche entusiasta ha definito i nastri preregistrati (ree-to-reel prerecorded tapes) il "nuovo vinile", nel senso che sono analogici e hanno però una qualità del suono anche superiore e minori problemi di degrado del supporto. Una grossa differenza la fanno però i lettori-registratori perchè, a differenza dei giradischi, dove i produttori sono ora più numerosi di quelli che erano presenti quando il vinile era il principale supporto fisico, nessun nuovo produttore si è avventurato nella proposta di nuovi modelli, con le uniche eccezioni di un paio di produttori high-end a prezzi elevatissimi di cui solo uno (Ballfinger, tedesco) è ancora attivo alla data del post. Nel post sui supporti fisici alcune informazioni su dove si possono acquistare i nastri reel-to-reel.

Un registratore a bobine classico
Per ascoltare i nastri preregistrati (dal suono spesso sorprendente) bisogna quindi rivolgersi all'usato (ancora con discreta offerta) e i modelli della Akai, i 4000 soprattutto, erano negli anni d'oro dell'Hi-Fi (anni '70) i più diffusi nella fascia media e tuttora sono abbastanza accessibili.
Utilizzare un registratore a bobine per chi non li ha mai usati all'epoca o arriva adesso non è affatto immediato, anche l'interfaccia utente è "analogica" ed è utile quindi ripercorrere le azioni da fare per ascoltare un nastro preregistrato o registrarne uno.
L'Akai 4000 ha una disposizione dei comandi abbastanza simile ai modelli di altre marche e quindi può fungere anche da guida esplicativa generale questo post. E' ovviamente una macchina per nastri da 1/4 di pollice come tutti i modelli semi-professionali o amatoriali.
La lettura può essere aiutata dal manuale originale che si può consultare qui.

1. Montare un nastro
Inserire un CD è intuitivo ed immediato, mettere sul piatto un vinile è intuitivo ma richiede attenzione (per non lasciare ditate sul disco), inserire un nastro da ascoltare richiede invece un minimo di manualità:

  • la bobina con il nastro da ascoltare va inserita a sinistra, quella ricevente a destra
  • si inserisce sul perno che ha tre alette (sistema di fissaggio "Cine" simile come si intuisce, a quello delle "pizze" o rulli dei film) ed è diviso in due parti, per far entrare la bobina le alette devono essere allineate
  • una volta che la bobina è inserita si tira il perno, che ha una molla, e lo si gira per fissare stabilmente la bobina (più difficile descriverlo che farlo)
  • il capo del nastro (solitamente di plastica colorata) deve quindi essere condotto a mano seguendo il percorso della figura 1; il percorso passa ovviamente per il gruppo testina e poi tra il capstan e la rotella di trascinamento, fino ad arrivare alla bobina ricevente
  • nel percorso passa anche a un perno mobile che serve per lo spegnimento automatico quando il nastro finisce
  • tutto questo passaggio di nastro deve essere ovviamente eseguito mantenendo il lato magnetizzato (quello opaco) sempre interno alle bobine e al contatto delle 3 testine di lettura, scrittura e cancellazione
  • anche l'aggancio alla bobina ricevente non è immediato: bisogna far arrivare il capo del nastro alla fessura presente sulla bobina, tenerlo fermo con un dito e far girare la bobina per un giro in modo che il nastro si sovrapponga a quello del giro precedente, per attrito dopo un paio di giri è agganciato e si può far partire l'ascolto.
  • al termine dell'ascolto del nastro si deve andare in fast forward (seconda leva verticale) sino a far uscire il nastro dalla bobina di sinistra, e quindi togliere la bobina (tirando il perno e allineando le alette) e portare la bobina destra, rivoltata, sul perno di sinistra, e ricominciare da capo.
Figura 1

Nella immagine sopra e nella visione ravvicinata visibile sotto si vede il percorso che deve fare il nastro per passare da una bobina all'altra e, ovviamente, anche davanti al gruppo testine. Il capo del nastro, infilato nella apposita fessura, esce quel tanto che basta per fermarlo nei primi giri.


Nelle successive due foto il particolare dei perni per inserire le bobine con bobina inserita e non.



2. Ascoltare il nastro
Il comando è di uso semplice e intuitivo, è la leva verticale di sinistra (vedi la prima foto) che ha solo due posizioni: FWD-Forward per l'ascolto e REC per la registrazione. Prima però bisogna fare alcune operazioni preliminari in base al tipo di nastro, partiamo dal più comune:
  • nastro stereo a 4 tracce, velocità 7-1/2 ips (7,5 inches per second, ovvero ca.19 cm/sec):
    • selettore traccia su stereo
    • equalizzatore velocità su 7-1/2 (fin qui tutto facile)
    • equilizzatore nastro: su low noise (ma serve solo per la registrazione)
    • SOS (sound on sound) su off
    • Dolby:su off
    • livelli di controllo registrazione: non servono, ovviamemte
  • nastro stereo a 4 tracce, velocità 3-3/4 ips (3,75 inches per second, ovvero ca.9cm/sec)
    • ovviamente tutto uguale salvo l'equalizzatore velocità
  • nastro mono a due tracce
    • traccia 1: selettore traccia su 1-4
    • tirare verso fuori il pomello di regolazione volume registrazione microfono destro: in questo modo la lettura si limita alla traccia 1 (corrispondente al canale sinistro nello stereo) e non viene letta (al contrario) la traccia 3; per tutto l'ascolto deve essere lasciato così
    • traccia 2 (quando si volta il nastro): selettore traccia sempre su 1-4
    • tutti gli altri comandi come sopra
  • nastro mono a 4 tracce
    • traccia 3: selettore traccia su 3-2
    • traccia 4 (quando si volta il nastro): selettore traccia sempre su 3-2
    • tutti gli altri comandi come sopra

Note:

  • La sequenza delle tracce mono nei nastri 4 tracce (rari per la musica) è illustrata a pagina 8 del manuale;
  • L'ascolto dei nastri mono avverrà solo sulla cassa acustica di sinistra; se l'amplificatore ha un (raro, ormai) comando per miscelare i due canali stereo si potrà ascoltare dalle due casse; in alternativa servirebbe un selettore / ripartitore (assai difficile da trovare) e usare un ingresso diverso dell'ampli;
  • I nastri preregistrati possono avere solo questi formati, nastri master o professionali sempre a 1/4 di pollice possono essere anche a 2 tracce stereo, e non possono essere letti da registratori di questo tipo.
3. Il cambio della velocità
Essendo un modello (come tutti quelli analoghi) a due velocità, ci si aspetta di trovare un selettore per selezionare quella richiesta. Ma non è così (e il neofita probabilmente si perderebbe senza un aiuto o il manuale). Il cambio avviene invece in modo meccanico, il motore elettrico va sempre alla stessa velocità. Si ottiene cambiando il diametro del capstan, il componente che trascina il nastro davanti alle testine alla velocità esatta opponendosi alla rotella gommata vista prima, con lo stesso principio del cambio di una bicicletta. Per cambiare il diametro bisogna fisicamente estrarre il cilindretto esterno e posizionarlo su un perno poco superiore (che serve solo per non perderlo). Con il diametro maggiore si ha la velocità superiore di 7-1/2 ips.


Nella foto sopra il registratore settato per la velocità inferiore di 3-3/4 ips. Il cilindretto di diametro maggiore è stato tolto svitando la rondella zigrinata e posizionato nel perno sopra a destra. Il capstan (al centro) è al diametro inferiore e trascina il nastro a velocità costante in concorso con la rotella gommata. E' in esecuzione un nastro mono a 2 tracce 3-3/4 e il selettore a sinistra è quindi posizionato su 1-4. A destra il comando per lo spegnimento automatico, che scatta quando il nastro finisce e la molla fa scendere il perno nella posizione inferiore. 
Nella foto sotto il registratore settato invece per la velocità standard di 7-1/2 ips.


4. La ricerca dei brani
Niente accesso immediato come nei CD e neanche a vista come negli LP e neppure con un sistema di ricerca automatica della pausa come nelle ultime piastre a cassette. Tutto manuale, gli album si sentono normalmente per intero, una facciata dopo l'altra.
Un aiuto per la ricerca del brano però esiste, è il contatore, molto preciso, a 4 cifre.

Per cercare un brano occorre quindi al primo ascolto di un nastro preregistrato azzerare il contatore e segnare su un foglietto i numeri del contatore all'inizio di tutti i brani, e poi mettere il foglietto nella confezione del nastro. Con il comando fast forward (avanti veloce) si raggiungerà l'inizio e il brano. Tutto analogico.

5. La registrazione
La registrazione era certamente l'uso primario dei registratori (che infatti si chiamano così) quando erano stati comprati negli anni '70. Registrazioni sia di esecuzioni proprie o di amici, con i microfoni, sia per copia di LP. Due esigenze ora coperte con facilità d'uso incomparabilmente superiore e qualità comparabile dalla registrazione digitale.
A parte la sperimentazione e il divertimento di padroneggiare tecniche di un tempo, rimane interessante la possibilità di registrare contenuti analogici, LP o radio FM Stereo, rimenendo nel dominio analogico. E anche di registrare esecuzioni dal vivo (casalinghe o meno) per chi non ha un set di registrazione digitale. E' utile quindi ripercorrere brevemente la tecnica di registrazione con un registratore a bobine.

Attenzione: Ricordarsi però sempre di non usare per distrazione nastri pre registrati o nastri già registrati. Non esiste alcun fermo o controllo e i contenuti originali sarebebro cancellati e andrebbero persi per sempre.

Comandi e strumenti
I comandi e gli strumenti da utilizzare nelle registrazioni sono mostrati nella foto che segue.

Da sinistra in alto, sono:

  • Ingressi microfoni stereo (qui va collegata anche l'uscita di un eventuale mixer per più microfoni)
  • Ingresso cuffia stereo (indispensabile)
  • Selettore Dolby (da usare solo se necessario, raro sui registratori a bobina)
  • Vu meters per i due canali
  • Regolatori volume per i due canali; ghiera esterna per registrazione linea, interna per registrazione microfono
  • Selettore Monitor Tape-Source: sui registratori a 3 testine come questo è possibile confrontare in tempo reale la sorgente e la sua registrazione su nastro
  • Selettore sound-on-sound: da non usare, lasciare su normal (uso particolare)
  • Selettore velocità: ovviamente la registrazione sarà sempre a 7-1/2, massima qualità
  • Tipo di nastro: sempre low noise
  • In alto a destra: 
    • Comando registrazione: schiacciare il tasto (di sicurezza) e ruotare la leva su REC, si accende la spia rossa
    • Comando pausa: comodo per l'avvio sincronizzato, predisporre la registrazione e mettere in pausa, poi con il solo comando Start si avvia
    • Utile anche per verificare i livelli prima di registrare, ovviamente selezionando Source sul tasto Monitor
Il livello di registrazione
Chiunque si sia cimentato un tempo con la registrazione analogica sa che il passaggio critico per il successo dell'operazione è la regolazione del livello di registrazione. Troppo alto va in saturazione il nastro, troppo basso si sente il rumore di fondo, e regolare al centro non è facile perchè il livello in una musica cambia di continuo, e nella musica classica può essere molto ampio, dal pianissimo al fortissimo. E' la famosa dinamica di cui tanto si parla.
In un registratore a bobine usando la velocità superiore 7-1/2 ips però è un problema marginale (per questo i più esigenti li preferivano alle piastre a cassette), la dinamica del nastro è sufficiente anche per la musica classica con grande orchestra. In casi particolari o anche per comodità di regolazione può tornare utile il Dolby incluso in questo apparecchio, che in pratica è un espansore di dinamica.

I nastri non registrati
E i nastri cosiddetti vergini dove li trovo? Una fabbrica che li produce ancora esiste, si chiama Recording The Masters ed è francese, produce vari nastri con vari prezzi tra cui nastri con le stesse caratteristiche degli Agfa o Emtec non più in produzione da anni (marchio Pyral o LPR). Non costano moltissimo, modelli buoni a meno di 30 €. Il distributore italiano si chiama Datatex.
Si trovano anche sul mercato dell'usato, quindi su eBay e affini, ma la qualità è una scommessa (consultare sempre Soundfan per approfondimenti e consigli). I prezzi inoltre sono simili se non superiori. Il nastro ha una grande importanza nel risultato e quindi, se volete impegnarvi in registrazioni di qualità sfruttando questa tecnologia analogica tuttora molto valida, bisogna dotarsi di nastri buoni.

Durata di un nastro
Per questo modello di registratore il nastro standard è quello da 7" (18 cm) e con lo spessore più comune contiene 48' per lato a 19cm/sec - 7-1/2 ips, quindi proprio quanto serve per contenere facilmente un LP.

Come si spegne il registratore
Con il selettore on-off di accensione a destra, penserete voi. Invece no, non sempre, se la bobina è montata e agganciata alla bobina ricevente il perno scorrevole che indica se la registrazione o l'ascolto sono finiti rimane in posizione "non finito" anche a selettore off, e il capstan continua a girare. Per spegnere occorre arrivare alla fine, secondo Akai è quello che dovrebbe avvenire in una sessione standard, salvo brevi sospensioni. Se la sospensione invece è più lunga e vogliamo lo stesso spegnere luci e motori si può aggirare questa funzionalità standard semplicemente facendo scendere il perno nella posizione "fine" (tutto in basso) facendo scendere il nastro dalla bobina ricevente.

La manutenzione
I nastri possono depositare sulle testine particelle del materiale magnetizzabile, che, se in quantità eccessiva, può degradare l'ascolto o la registrazione. Il manuale consiglia di pulire le testine, con un cotton fiocc o simili e alcool, dopo ogni uso anche di media durata.

martedì 3 novembre 2020

Dove comprare i supporti fisici analogici

Premesse
Conosciamo la storia del principale supporto analogico, il vinile, l'LP, che doveva sparire dal commercio alla fine degli anni '80, sostituito dal CD, ha resistito quasi in clandestinità con pochi produttori di vinili e di giradischi (dalla vista lunga, come Heinz Lichtenegger della Pro-Ject) fino alla metà a metà degli anni 2000, da quando è iniziata una ripresa prima lenta e poi sempre più rapida, che ha portato nel 2019 ad avvicinare in USA il fatturato del CD, quasi 500 milioni di $ (497) contro poco più di 600 milioni di $ (614) per il CD. Il sorpasso è prevedibile e il vinile non sparirà più, magari invece succederà per il CD.

Anche se rimane un mercato di nicchia, soprattutto in Italia, e richiede un lettore non semplice da utilizzare (con i parametri attuali) come il giradischi, i negozi specializzati e i punti di vendita ci sono e sono anche in crescita e più forniti di quelli per i CD. Anche perché i titoli prodotti sono molti meno.

Shady Grove dei Quicksilver Messenger Service, una delle più affascinanti coperine di LP folding

Categorie di dischi in vinile
Possono essere suddivisi in quattro categorie:

  1. LP usati pubblicati prima del 1980
  2. Ristampe (nuove) di LP pubblicati prima del 1980
  3. LP usati pubblicati dal 1990 in poi
  4. LP nuovi pubblicati dal 1990 in poi
Le date fanno riferimento alle date indicative di passaggio alla registrazione digitale anche per la produzione dei dischi in vinile. Questo riguarda non solo dischi pubblicati anche in CD (dal 1982) ma anche LP pubblicati prima di quella data o anche in vinile. La registrazione digitale, al contrario di quello che avviene ora, era considerata un plus e le console digitali erano già presenti in preparazione del digitale. Essendo le prime erano anche quelle dal suono meno convincente (come si è capito col senno di poi).
In generale è preferibile controllare sempre se la registrazione del LP che pensiamo di acquistare era analogica. Di solito essendo un plus è indicato sulla copertina, e si tratta soprattutto di dischi di classica.

Stranded dei Roxy Music, ai vertici per le copertine folding degli LP

Perché è importante la suddivisione temporale
Tutto dipende dalla motivazione per l'acquisto di un LP, considerando che i contenuti musicali sono nel 99% ascoltabili anche in digitale al minimo in qualità CD. Se la motivazione è avere in casa la splendida copertina folding, ad esempio di Stranded dei Roxy Music, ma anche delle ultime uscite, l'importanza della registrazione digitale o analogica è pari a zero. Ma chi cerca di afferrare il "magico suono del vinile" evidentemente non può pensare di catturarlo da un processo di registrazione che proprio all'inizio è digitale (e in genere con non nota risoluzione).

Usato o ristampa
Un LP usato, ben tenuto e ben pulito, ben stampato all'origine, ha una qualità comparabile ad una ristampa "standard". Questo vale soprattutto per gli LP di classica, invece per la musica pop e rock e per album di successo è più difficile ormai trovare usato all'altezza. Questo avveniva nei tempi d'oro (per gli analogisti) nei quali la gente si liberava degli ingombranti LP. Erano gli anni 2000, da tempo chi li ha ancora si è accorto del valore di ciò che ha e di solito i suoi LP entrano nel giro dei negozi e dei siti specializzati a prezzi analoghi, al minimo, a quelli dei CD nuovi.
Se lo stato di usura non è certo ed è disponibile una ristampa, per i non collezionisti la ristampa è preferibile. E' bello ascoltare il vinile ma è ancora più bello ascoltarlo senza toc periodici o sfrigolii.
Negli altri casi controllore bene (ma se il negoziante è serio da' una valutazione reale, magari con un filo di ottimismo) e chiedere sempre, se disponibile in negozio, il lavaggio.

Altro classico tra le copertine floating è Pawn Hearts dei Van Der Graaf Generator

Sì, ma dove si comprano?
Gli stessi negozi che vendono ancora CD hanno ormai una sezione dedicata al vinile. Molto ampia, anzi prevalente, nei negozi specializzati, più ridotta e di solito limitata a ristampe nuove o nuove uscite per i centri di vendita delle grandi catene.
Un altro canale sono le mostre online di Hi-Fi, a volte dedicate solo al vinile, che si tengono con una certa regolarità (e che torneranno si spera presto, post-pandemia), che mettono a disposizione, ovviamente, una grande scelta di titoli.
I prezzi come noto non sono economici (per questo le case discografiche si sono infine arrese al ritorno al vinile), il nuovo parte da circa 25 € per arrivare a 45 € e oltre per dischi speciali (vinile più pesante e selezionato, doppi, ecc.). Da controllare sempre se la ristampa mantiene la copertina originale, in particolare, se è folding come l'originale.
Da considerare inoltre che l'LP è un oggetto fragile (a me una volta mi è arrivato rotto, ma c'è da dire che arrivava dall'Australia) ed inoltre c'è sempre il problema, per chi non ha un portiere o può far effettuare la consegna in ufficio, di essere presenti ala consegna.

Acquisto online
Qui invece la differenza è maggiore. Amazon vende anche i vinili ma non ha uno shop dedicato. In altre parole bisogna cercare il vinile che interessa, non si può girare nel negozio virtuale per farsi ispirare. E non c'è tutto. Non ci sono inoltre siti specializzati generalisti con una grande disponibilità di titoli, più che altro negozi che trattano oltre a Hi-FI anche una selezione di titoli in vinile "audiofili" e li vendono anche online, come ad esempio Musica & Video di Maurizio Vecchi, spesso presente alla mostre del settore citate in precedenza.

Le ristampe mono
Come ho approfondito in un post tempo fa, la codifica in stereo è stata applicata sistematicamente ai dischi, e quasi solo agli LP, a partire dal 1960, i primissimi LP sono di fine 1958 e le prime uscite vere sono del 1959. Fino alla prima metà degli anni '60 gli LP di musica moderna venivano pubblicati anche in mono. Chi compra le ristampe cerca di solito una copia "filologica" e quindi il mono non è un problema ma, attenzione, ascoltare un disco mono al massimo delle sue possibilità (che sono interessanti) richiederebbe un set di ascolto mono, o almeno un giradischi con testina mono. Solo in questo modo infatti c'è la certezza che alle due casse acustiche arrivi lo stesso segnale e quindi ci sia la perfetta ricostruzione al centro. Avere due giradischi uno per LP stereo e uno per LP mono comporta qualche problema logistico (ed economico), i giradischi che consentono di montare due bracci sono ormai una rarità così come quelli con shell intercambiabile e comunque sarebbe necessaria in questo caso una taratura tutte le volte. In sintesi per queste edizioni mono, limitate ad un periodo di tempo breve, conviene valutare se sono preferibili le riedizioni digitali in HD, quando esistono.

Il vinile non è il solo supporto analogico
Ci sono anche i nastri preregistrati. Dimenticando subito le musicassette registrate (che hanno una triste storia di qualità infima, molto inferiore alle musicassette casalinghe) sono state commercializzate sin dagli anni '50 bobine (reel-to-reel) preregistrate con tecniche di duplicazione adeguate dalle case discografiche. La qualità e l'assenza di alcuni difetti del vinile erano i punti di forza. Ho illustrato  diffusamente questo supporto di qualità notevole, e ben resistente al tempo, in un post di qualche anno fa che forniva indicazioni anche sull'acquisto dell'usato (essenzialmente eBay è il canale) ancora valide. Negli anni si sono aggiunti siti web di vendita sia dell'usato (ma siamo dalle parti del collezionismo = prezzi alti) sia di nastri nuovi, copie da master d'epoca o prodotti da registrazioni recenti, realizzati allo stato dell'arte (= prezzi altissimi, nell'ordine delle centinaia di Euro). I siti di riferimento sono Master Tape Sound Lab e The Tape Project o l'etichetta OpenReel Records.

Un nastro registrato dalla qualità eccellente, West Side Story con il cast originale di Broadway.

Ovviamente per l'ascolto serve un buon registratore a bobine ma, a differenza del vinile, dove i produttori di giradischi sono ora più numerosi di quelli che erano presenti quando il vinile era il principale supporto fisico, la produzione delle marche storiche (Revox, Akai, Technics, Teac, ecc.) è stata sospesa pochi anni dopo l'avvento della musica e della registrazione digitale (il DAT in particolare è stato il "killer") e nessun nuovo produttore ha tentato di riprendere il discorso sino a pochi anni fa. Attualmente è attivo solo un nuovo produttore high-end tedesco, Ballfinger, con ottimi registratori che partono però da 11.000 €. L'offerta è quindi rappresentata sostanzialmente solo dall'usato che però non è scarso, erano puttosto diffusi, molto affidabili e in grado di raggiungere i livelli del tempo con una revisione. Il sito di riferimento per sapere tutto di marche e modelli e tecnologia è sicuramente Soundfan (italiano). 

In conclusione
Acquistare LP sta diventando sempre più semplice, anche se con perduranti limitazioni per la vendita via web. Ritengo personalmemte che chi fa una scelta analogica, magari non esclusiva, ma sicuramente impegnativa in termini di costi e tempi, debba andare fino in fondo, rendendo analogico anche il processo di scelta e di acquisto. Andate quindi ai negozi singoli, affidatevi alla loro competenza, e comprate da questo canale. I nastri preregistrati sono invece un mondo a parte, decisamente di nicchia, ma in realtà abbastanza accessibile e affascinante per chi volesse avventurarsi.

domenica 1 novembre 2020

Dove comprare i supporti fisici digitali

Premessa
Per chi è passato al download o allo streaming questo è un tema superato, e i supporti fisici (se ne hanno), sono casomai un problema di "stoccaggio". Ma una buona parte degli audiofili con impianto sono legati alla fisicità della musica, e il piacere di avere un supporto con il suo booklet ricco di informazioni ha ancora un valore e un prezzo. E quindi deve riuscire a trovare le nuove strade per procurarsi i preziosi e accuratamente selezionati supporti. Ma, oltre a questa esigenza, ci sono ancora (pochi) album o artisti reperibili solo su supporto fisico, o per loro scelta o perchè molto rari o "locali". 

I supporti fisici oggi
Il CD resiste e viene ancora acquistato, in USA nel 2019 sono state spedite nel 2019 ai punti vendita 42,5 milioni di CD contro 60 milioni nel 2018. I dati italiani non sono pubblicati da tempo dalla FIMI, ma il fatto che esistano da noi ancora punti vendita dimostra che una domanda resiste. L'unico altro supporto fisico digitale che può essere ancora acquistato nuovo è il SACD, ma solo per la musica classica.

I negozi di nuovo, le catene
Il tradizionale canale di vendita sono i negozi. Resistono ancora nelle grandi città ma, salvo casi particolari, per il nuovo sono solo sezioni di librerie e di catene di librerie. A Roma come in tutta Italia le librerie Feltrinelli oppure la grande libreria dell'Auditorium. La disponibilità di CD è ampia e sono presentati come sempre per generi, è sempre presente un'ampia sezione di offerte a prezzo ribassato. Sono proposti con sempre maggiore frequenza cofanetti di più CD di autori amati del jazz e della classica a prezzo per CD molto ribassato. Prezzo che non è più standard come un tempo, ma variabile in base al contenuto, all'incirca da 10 a 25 €. 
I SACD sono in vendita nei negozi più grandi, ma di solito non in una sezione separata, bensì mischiati ai CD di classica e, ovviamente, solo di tipo ibrido (leggibili aanche da un lettore CD). Una dimostrazione ulteriore della scarsa attrattiva (in Italia almeno) del formato e dell'alta definizione in generale.

Il Notebook Store dell'Auditorium di Roma

I negozi specializzati di nuovo e usato
Sempre nelle grandi città resistono negozi specializzati solo in supporti fisici. La parte maggiore ora la fanno i vinili, nuovi e usati, ma ovviamente è sempre presente anche una sezione CD, a volte anche nuovi. A Roma per esempio esistono 4 negozi di questo tipo, tre dei quali fanno riferimento simpaticamente nel nome a storici album e gruppi (Dark Star, Pink Moon, Elastic Rock) e il quarto è lo storico e resiliente Millerecords. La disponibilità è ovviamente legata al caso ma alcuni (ad esempio Elastic Rock) possono anche ordinare via web con consegna al negozio. Anche i prezzi sono ovviamente variabili in base allo stato del CD o alla sua rarità, come sempre nell'usato.
SACD usati sono disponibili solo casualmente, negozi specializzati esistono, come Musica & Video di Ravenna, ma vendono sopratutto online e li vediamo dopo.

L'acquisto sul web
Considerando che 1) i negozi "fisici", causa domanda sempre più ridotta, possono resistere solo in grandi città 2) la enorme crescita dei titoli pubblicati rende impossibile avere in negozio una selezione sufficiente di CD per i vari generi (soprattutto per la musica moderna), il web è il canale giocoforza primario per chi intende ancora acquistare supporti fisici nuovi o usati. Le piattaforme principali sono: a) Amazon (e negozi associati), b) Ebay e le altre piattaforme di vendita tra privati (e piccoli negozi), c) i siti delle case discografiche, d) negozi solo online, e) Discogs.
La consegna avviene ovviamente per posta con relativo costo aggiuntivo.

Amazon
Ovviamente vende anche CD e vinili (non esplicitamente SACD, non prevede un filtro specifico). Oltre che CD (solitamente successi del momento) venduti direttamente da Amazon, è soprattutto una piattaforma per moltissimi "negozi online" di ogni dimensione, che vendono sia nuovo che usato. Sia per i primi che per i secondi è spesso disponibile il servizio Prime, ovvero la consegna gratuita con abbonamento annuale.

eBay e altre piattaforme di vendita online
Ampia offerta di CD e di SACD da parte di privati e più di frequente  da parte di "negozi online" di ogni dimesìnsione. Quasi sparite le aste che consentivano un tempo ottimi affari, il prezzo lo fa il venditore ed è ovviamente molto variabile.
I SACD non di classica (quindi fuori catalogo) sono presenti in buona quantità a volte anche "sealed" (nuovi o presunti tali). I prezzi non sono purtroppo quelli dei tempi, prima che il SACD venisse riscoperto, e sono quasi sempre oltre i 40€ inclusa spedizione, e spesso oltre i 50.

SACD di Miles Davis (pubblicati negli "anni zero") disponibili su eBay alla data del post

I siti delle case discografiche 
Alcune case discografiche di classica e praticamente tutte quelle che pubblicano anche in formato SACD hanno la possibilità di acquistare online e di spedire per posta i supporti fisici. A volte si appoggiano a piattaforme esterne, a volte fanno tutto in proprio. Avevo sperimentato tempo fa l'acquisto da 2L The Nordic Sound (era un SACD) ma altre case che non li pubblicano, come Hyperion o DG - Deutsche Grammophon mettono a disposizione questo tipo di acquisto. Ovviamente costa più che in negozio per via del costo della spedizione e, sul nuovo, conviene verificare prima se il negozio fisico a cui ci si rivolge può ordinarli e farli avere in negozio, come si usa per i libri.

Un disco Hyperion di recente pubblicazione acquistabile per posta come CD fisico

Per confronto, i prezzi per l'acquisto in download

I negozi online
In genere collegati ad Amazon, soprattutto ad Amazon inglese, vendevano CD anche a 1 centesimo (ne riferivo in un post nel 2012) e comunque a meno di 2-3 € con la spedizione. Gli anni sono passati, quelli che si disfavano dei CD hanno completato l'operazione, la domanda è risalita e i CD in svendita non ci sono più. Anche se provare a venderli su eBay è fatica sprecata. I negozi online indipendenti da Amazon come Momox fanno adesso il servizio opposto, ovvero acquistano CD selezionati (più o meno rari e con domanda), che possono vendere ad appassionati anche a 20-30 € e più. 

Discogs
Il popolare sito / catalogo universale di tutti i dischi pubblicati nell'orbe terracqueo è in realtà un sito collaborativo, i dati sono forniti dai visitatori / utenti del sito. Che da qualche anno hanno anche la possibilità di vendere i dischi rari dei quali inseriscono i dati. Cercando su Discogs si possono trovare quindi anche CD e SACD (di solito usati) ed acquistarli. Prezzi variabili ma allineati a quelli di eBay (quindi alti) per i SACD.

In sintesi
Grazie al web l'appassionato che desidera continuare ad ascoltare ai suoi personali e propri supporti fisici può continuare a farlo, così come chi sta sfruttando la musica in streaming o in download ma vuole avere alcuni selezionati album.
Il negozio può continuare ad essere la scelta preferita per gli appassionati "in cerca dell'ispirazione" per i loro acquisti, mentre per gli acquisti mirati dei titoli di cui si sono lette recensioni o dei nostri artisti preferiti, la scelta sarà molto probabilmente il web con le sue molte risorse. Con il consiglio di provare comunque la strada  dell'ordinativo in negozio, per dare un contributo a mantenerli aperti.

giovedì 29 ottobre 2020

La scelta dell'impianto

Ritorno sulla scelta dell'impianto, un tema centrale per l'appassionato di musica che è già stato trattato sul blog, ma un aggiornamento è necessario perché l'evoluzione della tecnologia e delle scelte di mercato, sia nella distibuzione della musica, sia nei prodotti disponibili, ha visto la introduzione di novità interessanti e che consentono notevoli semplificazioni. E, inoltre, ha visto la scomparsa (per scelta di Google) di Chromecast Audio, un componente ideale (oltre che economicissimo) per configurare un impianto, che era inserito spesso nelle configurazioni precedenti. Come nei post precedenti si procede per gradi con 5 tipologie di ascoltatori, proponendo per ciascuna la scelta ottimale.

Impianto A: Massima semplicità con una piena qualità di ascolto
Siete giovani e non avete nessun CD se non quei 2-3 che ha regalato per il compleanno uno zio distratto? Ne avevate qualcuno ma ve ne siete liberai perché non li ascoltate più da anni, ascoltate solo dai vari servizi in streaming, in cuffia o da un wireless speaker? Se avete deciso di passare alla vera "alta fedeltà", alla ricostruzione spaziale della scena sonora, alla dinamica della musica dal vivo e all'ascolto degli strumenti con una timbrica realistica, l'impianto A è una soluzione adatta per voi. Ma è adatta anche per un secondo impianto o per chi si è stancato della vecchia "catena".

Per l'impianto A è sufficiente un solo acquisto: una coppia di diffusori attivi wireless Wi-Fi. Includono già, oltre alla cassa acustica vera e propria, amplificatore, DAC e streamer, e per completare l'impianto bastano un componente che già avete senz'altro, un tablet (meglio) o anche uno smartphone, e un abbonamento a un servizio streaming in qualità CD (almeno, meglio estendere a HD) ovvero a scelta Qobuz, Tidal e/o Idagio (per la classica).

La scelta dei diffusori con queste caratteristiche (che non richiedeono nient'altro) non è per ora molto ampia, ma molto valida, perchè sono proposti dalle due case inglesi di maggior prestigio e diffusione nel settore, ovvero Kef e B&W - Bowers & Wilkins. Si tratta delle Kef LS50W e delle B&W Creation Duo. Prestazioni molto elevate, da vero impianto di livello medio-alto, con l'aggiunta del subwoofer previsto dal sistema può arrivare a livelli alto. Sul blog le prove di ascolto sia delle prime che delle seconde.

Impianto B: Una variante per aumentare la flessibilità  
I sistemi Kef o B&W (o gli altri che li seguiranno) sono fuori budget, ma invece potete recuperare alcuni componenti da un impianto ancora valido che avete (o che proviene da vostro zio)? Oppure invece avete ambizioni più elevate da quelle che possono garantire quei diffusori mini? Casse elettrostatiche, amplificatori a valvole, componenti separati pre e finale? 

Il componente che lo consente, l'elemento di congiunzione tra i due mondi, non è più purtroppo l'economicissimo Chromecast Audio, ma una tipologia di componenti in continua espansione, che vengono chiamati streamer e che comprendono modelli molto economici ma non confrontabili con Chromecast Audio, un ristretto numero di componenti confrontabili anche se a un livello di costo superiore, elencati e descritti in questo post di un anno fa, e modelli anche molto superiori come funzionalità e prezzo, che sono citati nell'impianto C.

Impianto C: Ascoltiamo anche la "nostra" musica (digitalizzata)
Avete "rippato" i vostri CD per archiviare il contenuto su un NAS, dove magari sono memorizzati anche album acquistati dai siti di digital download? Lo streamer (a differenza di Chromecast Audio) può collegarsi anche a questo archivio digitale con il protocollo DLNA, e tutto può continuare ad essere gestito dalla poltrona con il tablet. 


Note: Nella figura è mostrata la configurazione B con questo addendum, che però può applicarsi anche alla configurazione A, perchè sia le KEF LS50W sia le B&W Creation Duo possono collegare un NAS via DLNA. Nella figura inoltre la connessione al NAS è esemplificata, può essere realizzata infatti sia con Wi-Fi sia collegando lo streamer ed il NAS in rete locale con due powerline unit. Molti streamer inoltre non includono il DAC (un esempio è lo Streamer BOX S2 Ultra di Pro-Ject) e quindi nella configurazione deve essere inclus anche il DAC.

Impianto D: Scoperta o riscoperta dell'analogico
Avete recuperato e ricondizionato il vostro giradischi degli anni '70 o ne avete comprato uno nuovo perchè siete giovani post anni '80 ma incuriositi dal "magico suono del vinile"? All'impianto sinora tutto digitale si può aggiungere senza problemi anche questa sorgente di suono analogico, scegliendo, mi raccomando, una buona testina e un buon preamplificatore phono (altrimenti addio "magia del vinile"). 

Note: L'upgrade analogico può essere applicato anche alla soluzione A. Gli speaker wireless hanno anche ingresso analogico asservito a un decoder analogico digitale, e lo stesso tipo di collegamento si può fare anche nell'impianto D collegando il pre phono allo streamer. Il vantaggio è che il volume del giradischi è sempre comandabile dal tablet. Lo svantaggio (non indifferente) è che il suono non sarebbe più analogico. Per questo motivo la configurazione D così come è mostrata è preferibile.

Impianto E - Ascoltiamo anche i CD, e al meglio
Avete ancora il lettore, i CD non sono ancora stati archiviati in cantina e ogni tanto vi piace ascoltarli, per godere dei vantaggi del classico supporto fisico? Ovviamente all'impianto si può aggiungere anche il lettore CD ma, approfittando della configurazione nata digitale e con controllo remoto da tablet, si può anche avere comodità e soprattutto qualità in più. Invece che connettere il lettore direttamente all'ampli (o allo speaker wireless, nell'impianto A) si può collegare allo streamer, e dotare magari anche lo streamer di un DAC esterno più performante di quello interno (che comunque è probabilmente superiore a quello del lettore CD, perché più aggiornato). In questo modo il tablet con la app dello streamer può controllare il volume anche di questa sorgente.

Ulteriori varianti
La disponibilità di chipset consente ai produttori di hardware proporre combinazioni che integrano alcune funzioni in componenti tradizionali e che quindi possono semplificare le configurazione, ma anche renderle più vincolanti. Le varianti principali sono:

  1. L'ampificatore con streamer / DAC integrati: esistono molte soluzioni di questo tipo, anche molto aggiornate (per esempio il Cyrus One Cast). Nel caso sia in programma l'acqusito di un nuovo amplificatore puà essere presa in considerazione questa possibilità, attenzione però che:
    • la connessione wireless sia anche wi-fi, il bluetooth anche Aptx, pseudo HD, è comunque una trasmissione "lossy" con perdita di informazioni;
    • sia possibile l'upgrade con un DAC esterno, ovvero sia presente una uscita in digitale ottico o coassiale o, ancor meglio, in USB
  2. Casse attive anche di categoria superiore ma non "native wi-fi/streamer", lo diventano con uno streamer proprietario che si  aggiunge. Sono ad esempio i modelli proposti dalle case danesi Dynaudio (Xeo) e Dali (Callisto).
In conclusione
Le configurazioni proposte dimostrano che assemblare un impianto in grado di garantire un ascolto in alta fedeltà nell'era della musica digitale e dematerializzata è semplice, economico e ha anche un impatto quasi trascurabile sull'abitazione e il suo arredo, considerando il ridotto numero di componenti per le soluzioni A, B e C e che la soluzione A è anche priva di cavi di collegamento.

lunedì 19 ottobre 2020

La musica secondo i giganti del web

Si è aggiunta ora con una sua linea (sviluppata in collaborazione con Sonos) anche Ikea ai giganti del web, tutti impegnati a rispondere al bisogno di musica sempre più impellente nel mondo attuale, nel quale è quasi impossibile imbattersi in un a volte benefico e benvenuto silenzio.

Google ha schierato i suoi nuovi prodotti qualche settimana fa, la linea si chiama Nest Audio (un nido per l'audio), e le dimensioni sono quelle di un nido, ma non di quello di una cicogna:

la grande novità della nuova linea viene espressa con entusiasmo nel claim che accompagna il lancio "Basta accoppiare due altoparlanti Nest Audio per un effetto audio stereo". Non una grande novità, lo stereo risale a 90 anni fa, ma il claim è rivolto al concorrente Amazon, che di speaker ne propone solo uno, ma a 360°. Il tizio biancovestito della foto promozionale sembra molto soddisfatto di aver scoperto lo stereo, nonostante l'apprezzi poco (vista la posizione dalla quale sta ascoltando).

Certo c'è da chiedersi come mai uno che possiede un'elegante casa con boiserie e mobili di design non possa spendere qualcosa di più di 200 € per ascoltare la musica in modo decente. Probabilmente ignora questa alternativa (Google o chi se ne occupa non so).

Il concorrente è quindi Amazon, che ritiene coerente con la parola "musica" ascoltarla con questo oggetto, chiamato Alexa Echo Dot (faccio outing, in casa ne ho due, ma non ci ascolto la musica, e a dir la verità neanche un granché di altre funzioni).

Ma in Amazon sono consapevoli che la musica richiede di più, e secondo entusiasti recensori (ovviamente assolutamente indipendenti) ha compiuto "Il passo di Amazon nel mondo della musica audiophile", con quest'altro oggetto. Alexa Echo Studio (successore di Echo Plus):

Secondo Amazon ne basta uno, perché "si adatta automaticamente all'acustica dell'ambiente su cui si trova" ma, bontà loro, è possibile per i conservatori ostinati disporne due in stereo. 

Non poteva mancare al terzetto la Apple, che risponde agli altri due giganti con una recentissima proposta (settembre 2020) ancora più radicale, ecco a voi l'HomePod Mini:

Se fate fatica a individuarlo nella foto promozionale, è quella palletta davanti alla mano destra del bambino, non è un porta matite vuoto. Ma niente paura, suona benissimo, probabilmente meglio delle nostre arcaiche casse a torre, perché "HomePod Mini include tecnologie innovative e software evoluti che insieme abilitano l’audio computazionale per offrire una qualità strepitosa ovunque lo si posizioni". Il prezzo ovviamente è sempre il solito: 99€. Il claim è "un suono che riempie la stanza", anche per lui. Ah, se vi chiedete che cos'è "l'audio computazionale", si tratta della definizione che il marketing della Apple ha voluto dare al DSP. 

Possiamo tirare delle conclusioni?
Lo so, prima di tirare le conclusioni bisognerebbe ascoltare i 3 oggetti, ma è difficile credere ai miracoli, anche perché i 3 soggetti non mi sembrano titolati a farne. Personalmente ho ascoltato musica solo con Alexa Echo Dot, ma ho promesso a me stesso di non farlo più, per rispetto prima di tutto a chi la musica la crea, fosse anche Al Bano. Ho ascoltato anche Echo Plus a casa di mia figlia, che al massimo può servire a suggerire un vero ascolto o a ricordarlo, avendo la cautela di non alzare il volume. Ho ascoltato il Mu-So di Naim, realizzato con ben altro spiegamento di mezzi, dotato di DSP, e che pur valido nel suo contesto, non può per motivi fisici equiparare il risultato ottenibile con 2 diffusori separati di dimensioni adeguate, attivi o meno. E' improbabile che abbiano fatto di meglio a 1/10 del costo e 1/50 di dimensioni.

Ma hanno sicuramente ragione loro
Quindi, tirando le prime conclusioni, anche se le scelte tecnologiche dei giganti del web ci gettano nel più nero sconforto, cominciamo col dire che hanno sicuramente ragione loro, quello che propongono è quello che la maggior parte delle persone cerca. Qualcosa che suona con decente precisione una musica da sottofondo. Non importa la ricostruzione spaziale, ma che la musica si diffonda nella stanza. Non importa distinguere gli strumenti, le finezze di arrangiamento o le sfumature della voce, ma solo ricreare le sensazioni e le emozioni delle canzoni che già si conoscono dai video su YouTube.

Prima però di iniziare la solita tirata sull'ignoranza della massa e sui bei tempi andati quando tutti amavano la musica e compravano la "catena" hi-fi, applico un sistema che ho imparato negli anni. Ovvero, se la maggior parte delle persone vanno da un'altra parte, prima di ergersi a giudici che criticano dall'alto del proprio sapere e gusto raffinato, è meglio cercare di capire cosa succede e perché.

Il paradosso delle cuffie stereo
Nell'ascolto "open ear" non c'è dubbio che la tendenza sia questa. Ma le stesse persone che non si sognano proprio di spendere più di 200€ per ascoltare la musica in casa investono invece somme anche molto superiori per cuffie stereo o auricolari "in ear" di qualità. Un mercato infatti in continuo sviluppo con proposte sempre più raffinate tecnologicamente ed esteticamente, e prezzi che salgono ben oltre i 1000 €. E sappiamo che bastano gli auricolari in ear, anche economici se ben realizzati e ben inseriti nel padiglione auricolare, per apprezzare tutti quegli aspetti dell'ascolto che vanno persi con le cassettine di Apple, Google e Amazon: i bassi ci sono, gli strumenti si distinguono e si posizionano, le sfumature anche. La musica è salva e lo sforzo creativo degli autori non va perduto.

Le strade per arrivare alla musica
Quindi, non saltiamo a conclusioni affrettate, non è l'ignoranza di quello che la musica rappresenta che produce la domanda a cui i 3 big +1 prontamente rispondono. E' il fatto che la musica arriva ora agli ascoltatori per tre strade ben distinte:

  1. La scoperta: la strada è il video, la musica che emoziona e che piace viene scoperta o si consolida tramite il video su YouTube, senza il video si confonderebbe con 1000 altre, con il video si fissa l'emozione ed entra nella "heavy rotation" personale
  2. L'approfondimento: quando vale la pena, arrivano le cuffie stereo, ci si astrae dal resto (la cuffia è l'ideale per questo) e l'udito è l'unico senso libero (siamo in metro, ad esempio, o sul lettino in spiaggia), è possibile concentrarsi sulle parole, sui dettagli e sulle sorprese dell'arrangiamento
  3. L'accompagnamento: in casa, in ufficio, in negozio bisogna sconfiggere il silenzio e la musica, quella preferita e conosciuta e quella che assomiglia (generata automaticamente dalle playlist mix di YouTube o Spotify) diventa sottofondo, deve solo espandersi nell'ambiente, non disturbare, non occorre sentirla con concentrazione, stiamo facendo altro (come il personaggio della pubblicità di Google) d'altra parte la conosciamo già.
Due mondi separati e divergenti
Lo sono, in conclusione, il loro e il nostro, quello degli ostinati e ormai non più giovanissimi "audiofili" e dei più giovani rincalzi attirati sia dalla loro conoscenza della musica (magari anche suonata) sia dall'oggetto esclusivo e distintivo. Quelli che ascoltano gli album e non le playlist, concentrati sulla musica (si spera, non sull'impianto), senza essere impegnati in altre attività, a volume realistico (alto, come in una sala di concerto). Due mondi distinti e che si allontanano sempre più, incomprensibili gli uni agli altri, unico punto di contatto le cuffie stereo ad alte prestazioni, oggetto del desiderio per entrambi.

A meno che ...
... un giovane interessato anche alla musica sia colpito sulla via di Damasco dall'ascolto di un vero impianto. Come è successo al fidanzato di mia figlia che, una volta che eravamo a casa mia in attesa delle rispettive compagne uscite a fare shopping, ho coinvolto in un ascolto del mio impianto. Lui suona un piano ed ha passioni musicali, come gli Oasis di cui ha acquistato l'opera omnia, ma impianti zero. La dinamica, l'impatto, ma soprattutto individuare i vari strumenti posizionati sul fronte sonoro (suonava il quintetto di Miles Davis) realistici e precisi per distinguere senza sforzo il suono diverso dei sax tenore di Coltrane e di quello di Hank Mobley, sono stati una sorpresa per lui, ed è scattato forse il desiderio di ascoltare così anche a casa loro. Forse, perchè per ora nulla è successo, ma è anche questione di priorità, per una giovane coppia.

Miles Davis, Cannonball Adderley e John Coltrane registrano Milestones (1958)