lunedì 25 novembre 2019

Roma Hi-Fidelity 2019

Sul blog non ho quasi mai scritto resoconti di mostre di alta fedeltà, non sempre sono interessanti, faccio un'eccezione per Roma Hi-Fidelity, che si è tenuta il 23 e 24 novembre, perché per lungo tempo sono quasi spariti eventi di questo tipo, con presenza di molti espositori. Il numero degli espositori e l'affluenza molto elevata del pubblico fanno invece pensare che sia iniziata un'inversione di tendenza. In altre parole, che a qualcuno stia tornando la voglia di ascoltare la musica al meglio che la tecnologia consente, dopo anni di deprimenti lettori MP3, cuffiette intraurali, ascolto con il cellulare o lo smartphone, cassettine 2+1 per PC dal costo di 15€ e infine Alexa, Google Home o Sonos by Ikea.

Il sistema hi-fi "umanista" proposto dalla piccola casa italiana Novaudio
Il pubblico
Grande affollamento, difficile spesso entrare nelle salette di ascolto, molto bene. Però si trattava ancora, almeno nella mattina di sabato, dello stesso target di sempre, ovvero per il 90% uomini "di mezza età" (secondo i canoni attuali: ovvero sulla sessantina e oltre). E il 90% delle donne apparivano essere pazienti accompagnatrici di mariti o compagni. Una differenza con le mostre di un tempo (dove erano temo gli stessi, ma sulla quarantina) è che ad ogni saletta i visitatori facevano sistematicamente le foto ai componenti con lo smartphone (anche io, ovviamente).

La musica
Considerando il target di età ci si aspetterebbe che la classica facesse da padrone, invece era totalmente assente, al massimo qualcosa di lirica, ma molto poco ricercato (La donna è mobile!). I tempi sono cambiati, e la passione per la musica al pubblico presente è arrivata prepontemente nella fase dell'adolescenza e quindi si sentiva quasi solo rock, con in grande evidenza i Dire Straits o Knopfler da solo, ma anche Deep Purple o Eagles, più l'immancabile De Andrè. Assenti invece, almeno durante la mattinata che ho passato nella mostra, i Pink Floyd che un tempo erano i preferiti dei dimostratori.
Anche jazz e fusion in abbondanza, ma l'obiettivo era sempre di far suonare l'impianto "forte" mettendo in evidenza la resa sui medio bassi che effettivamente i diffusori e gli amplificatori attuali riescono a produrre indistorti e con grande dinamica anche senza usare woofer grandi come un piatto per pizza (con un'eccezione che si vede nella foto).

Gli imponenti diffusori a dipolo Quasar di The Sound of the Valve
Il volume 
Per superare il chiacchericcio delle sale affollate (così mi ha detto qualche dimostratore) o per mettere in evidenza i "bassi" oppure per compensare l'inevitabile calo uditivo del target non più giovanissimo, sta di fatto che nelle salette, spesso molto piccole (era un albergo), il volume era sempre elevatissimo. Non realistico, neanche sedendo ai primi posti della platea davanti alle casse.
In un paio di casi ho dovuto chiedere io di abbassare, per ricondurlo a un ascolto realistico, ad esempio, come avrei potuto sentire dal vivo la voce o la chitarra acustica nella stanza oppure in un concerto. In fondo l'obiettivo sarebbe la "fedeltà" del suono.
Anche così non era semplice il confronto, per l'assoluta prevalenza di musica "mixata" e non acustica. Anche gli eventuali strumenti acustici (occasionali incisi di sax e simili) erano evidentemente passati per l'editing in studio. Ho chiesto in un caso di ascoltare qualcosa di acustico con la voce femminile, ad esempio Diana Krall, e con molta fatica è stato estratto dalla playlist Temptation, dal disco meno jazz della pianista e cantante canadese, The Girl In The Other Room.

I dischi test e le sorgenti
Non è una novità che nelle mostre si ascolti musica che non consente di valutare l'impianto e normalmente porto quindi con me un paio di CD che consentono un minimo di ascolto critico e di confronto a memoria (Love Scenes di Diana Krall e Lush Life di Joe Henderson). Ma non ho potuto proporli perchè i lettori CD negli impianti in prova erano quasi spariti. In maggiornaza si usavano network player o in un caso (forse di più) anche lo streaming (Tidal). Si possono inviare anche dallo smartphone ma ogni impianto ha le sue caratteristiche, non è più così semplice come infilare un CD.

Le esperienze di ascolto
Veniamo alle esperienze di ascolto che possono risultare interessanti e che sono anticipate da alcune foto. Premetto che gli ascolti erano focalizzati ai diffusori (per esigenze mie di un upgrade).

B&W Formation Duo (Hi-Fi D'Agostini)
La prima saletta era dedicata alla importante novità di B&W (nonché risposta alle KEF LS50/ LSX, grande successo) provata anche molto positivamente qualche settimana fa da Audiostream. La saletta era organizzata dal noto negozio di Roma, ma la presentazione era gestita direttamente da una persona di B&W Italia. Si tratta come noto di due diffusori attivi wireless a due vie, di elevato livello, che possono essere integrati da un subwoofer dedicato.
Erano proposti in un pacchetto con Formation DUO associato a un monitor TV Philips Oled, il sub, la soundabar Formation e un componente multi-room della stessa serie (Formation Flex). Il tutto, e anche questo era molto interessante, comandato dal sempre più citato media server Roon, installato sul suo music server (un PC dedicato e venduto direttamente da Roon). Una proposta quindi home-theater e multiroom e non stereo e la musica scelta era, coerentemente, il video con l'esecuzione dal vivo di Hotel California che è un classico delle mostre hi-fi (la sentivo 20 anni fa ad un Hi-End di Milano).

Questa volta non ho fatto la foto, ma era un ambiente molto piccolo
Come da aspettative la performance era ineccepibile, dettaglio di grande livello, nessuna distorsione o colorazione avvertibile, grande dinamica e ottima estensione sui bassi grazie al piccolo sub. Credo sulla parola che sarebbero state allo stesso livello anche con un contenuto musicale più impegnativo. La soluzione stereo (Formation DUO + Subwoofer) costa al prezzo offerto poco più di 5.000 € quindi come un impianto completo di buon livello, ma ha il vantaggio di essere "ready-to-go" e dal risultato certo, oltre che più compatta e inseribile in ambiente, senza penalizzazioni su nessun parametro hi-fi. Un'alternativa che sta diventando interessante per molti.

The Sound of the Valve Quasar
Il costruttore e anche rivenditore di Napoli era in pratica anche l'organizzatore della mostra (e della gemella a Milano) e si era riservato una sala più ampia e ben separata, nella quale proponeva un impianto che era l'esatto opposto del precedente: enormi diffusori (i Quasar) adatti anche all'occorrenza per sonorizzare un cinema e una distesa di pre e finali, crossover elettronici e altro, ovviamente tutti a valvole. Il costo era di un ordine di grandezza superiore, ma non stratosferico (19.000 € solo i diffusori, ma c'è di molto peggio) perché in fondo sono realizzati con componenti non esoterici.

Le Quasar in primo piano
Sono infatti dei 3 vie dove l'elemento centrale e principale è il noto altoparlante a banda intera Lowther, coadiuvato però da 4 altoparlanti da 15" (38 cm) per estendere i bassi e da un supertweeter a nastro. I diffusori sono a dipolo, ovvero sono aperti dietro, una scelta precisa del costruttore. Nel sito infatti si legge "diffusore a cabinet chiuso, emissione frontale unipolare, l'emissione posteriore dell'altoparlante va a "sbattere" contro le pareti posteriori e laterali del cabinet creando distorsioni indesiderate". Io sapevo che la emissione posteriore "sbatte" comunque da qualche altra parte creando altri problemi e per questo Vilchur negli anni '50 ha inventato la sospensione pneumatica e più tardi sono stati elaborati sistemi sempre più precisi di recupero dell'emissione posteriore chiamati "bass-reflex" ora usati quasi da tutti. Ma, per un costruttore che punta tutto sul recupero del passato (vedi il nome), ci sta.

E certo non suonavano male. Quando sono entrato erano impegnati a riprodurre un infuocato assolo del batterista Manu Katchè (più rock che jazz nel suo curriculum) a volume impressionante, sicuramente più alto di come avrebbe potuto sentire un ipotetico ascoltatore a 2 metri di distanza, ma anche di quanto sentiva lo stesso batterista. Il tutto però senza distorsione, con bassi ovviamente potentissimi (con quasi un metro quadro di superfice di emissione del suono non è difficile) ma precisi e indistorti e, soprattutto, tutti gli altri suoni della batteria del funambolico musicista, inclusi i piatti di varie dimensioni, si sentivano distintamente e quasi sottolineati, per niente coperti, con una dinamica e un ritmo notevoli. Si trattava peraltro di un CD proposto da un visitatore. In seguito siamo passati brevemente alla voce femminile e maschile (Mark Knopfler) e devo dire che si tornava alla normalità.

Novaudio Classic 8
Si torna sulla terra e nei territori conosciuti del suono nella saletta di questo costruttore che, mi spiegava il gentile dimostratore, era in origine specializzato nella produzione e preparazione di soluzioni custom per aziende e per privati e che da qualche anno propone una sua linea di diffusori. Che per alcuni modelli ha una caratteristica ormai molto rara (e preziosa): sono a sospensione pneumatica. Che sto apprezzando in questi giorni perché, causa un guaio sui miei diffusori principali, sto ascoltando con le mie vecchie AR 48S di 3 decenni fa, opportunamente revisionate. In più per predispormi bene, la sorgente era un fantastico registratore a bobine Studer. La saletta in questo caso era proprio una saletta e nel piccolo ambiente di ascolto le casse stavano a meno di 2 metri di distanza dal punto di ascolto (ero riuscito a mettermi al centro).

Causa il nastro, passare ad altri ascolti non era molto semplice ma ho potuto ascoltare un classico brano jazz con piano in evidenza con una resa eccellente di tutti gli strumenti e, come da aspettarsi, un basso consistente, realistico e ben controllato. Il tutto da un semplice diffusore a due vie con woofer da 8" (20 cm) al ragionevole prezzo di 2000 € circa, a dimostrazione che Vilchur non aveva poi tutti i torti.

Ancora un'immagine dell'ambiene d'ascolto minimal. Sullo sfondo un correttore d'ambiente che risultava parecchio efficace all'ascolto.
Dynaudio Confidence 30 (Hi-Fi D'Agostini)
Il negozio di Roma in un altro grande spazio presentava anche un modello tower della nuova serie dell'apprezzato costruttore danese, di cui si parla molto bene. L'ambiente era stato accuratamente messo a punto con pannelli fono assorbenti e accorgimenti vari perché l'acustica altrimenti era tremenda, mi hanno detto, e il risultato appariva in effetti più che buono. In generale in tutti gli ascolti non ho rilevato grandi problemi di ambiente, c'è una maggiore attenzione evidentemente.

Gli ascolti sono stati due a distanza di tempo. L'amplificazione era Hegel e la sorgente, come ho scoperto dopo, era Tidal in streaming con contenuti MQA (l'alta definizione "compressa" secondo Tidal e Meridian) da una playlist dimostrativa e quindi c'erano parecchi musicisti che non conoscevo o conoscevo poco (elenco per chi fosse curioso: Adam Cohen - Love Is, ARY - The Sea, Anette Askvik - Liberty, poi sono arrivati su richiesta i Dire Straits). La riproduzione era come da aspettative senza pecche avvertibili, in un ascolto per forza di cose non molto approfondito e con brani non conosciuti. Dinamica, estensione sui bassi, assenza di distorsione, buon equilibrio (ma una certa prevalenza dei medio bassi, non so se da registrazione). In particolare in questo set di prove mi ha colpito la voce della a me sinora sconosciuta musicista norvegese Anette Askvik, molto variabile, con veloci cambi di intonazione, resa in modo molto trasparente dall'impianto in prova.

Sono tornato a fine mattinata nella sala per provare a sentire qualcosa di acustico e possibilmente qualcosa che conoscevo già, approfittando della progressiva leggera diminuzione dei visitatori ma il massimo che ho ottenuto è stato l'ascolto di Temptation di Diana Krall che ho citato prima. Corretto, ma non ho scoperto nulla di più di quanto avevo sentito a casa, sempre in HD, con un impianto più datato. Fatta sempre la tara dell'ascolto a distanza. In sintesi un ascolto di alta qualità ma, se passiamo nel terreno meno deterministico delle impressioni, che non mi ha trasmesso entusiasmo. Che mi sarei aspettato visto il prezzo di 20.000 € (e non sono il modello top della serie).

Le Confidence 30 in un raro e breve momento di pubblico scarso. La foto è stata ripresa  durante la prova d'ascolto.
TAD Evolution One TX (Centro Musicale Roma)
Veniamo infine all'ascolto di un prodotto di punta di uno dei più rinomati produttori internazionali del mondo, unici concorrenti (dicono) la Magico o la Wilson Audio. Era il modello recente, aggiornato con la introduzione di due porte simmetriche bass-reflex di forma circolare (Bi-Directional ADS* Port) che sfruttano l'emissione posteriore dei due woofer da 16 cm di progettazione TAD (Technical Audio Devices Laboratories, California) e si aggiungono all'esclusivo coassiale tweeter - midrange sempre di loro progettazione esclusiva. Più altre raffinatezze tecnologiche.
TAD Evolution One TX

Saletta purtroppo un po' piccola ma ben sonorizzata. Ascolto all'inizio di un gruppo jazz al solito volume eccessivo, ma poi ho potuto chiedere di riportarlo a un livello naturale (sempre ben più alto del livello "condominio") e mi è stato possibile sedermi nella posizione ideale, anche se molto ravvicinata. Ora a a cantare e suonare era Mark Knopfler in uno dei suoi recenti dischi come solista (Privateering). E qui la sensazione di ascoltare ad un livello superiore passava tutta. Il buon vecchio Mark sembrava che fosse proprio lì davanti a noi, con la sua preziosa Fender Stratocaster del 1965 scelta per questo album (tra le molte della sua collezione privata). Non ho avuto ovviamente la fortuna di sentirlo di persona a casa mia o in un ambiente simile, ma la sensazione di realismo, naturalezza e musicalità me lo faceva pensare. Per il resto tutto a posto, notevole anche la resa controllatissima sui bassi, tenendo conto che si tratta in fondo di diffusori compatti con due soli woofer da 16.

Per ottenere questo risultato è necessario un certo impegno economico, circa 25.000 €, ma in fondo la vita è fatta di priorità, io ad esempio potevo tenermi la mia vecchia Mini BMW invece di comprarmi una nuova auto, che mi è costata pure di più, ma ci sarebbe da aggiungere anche l'amplificazione, che erano pre e finali VTL a valvole, praticamente il top. Quelli del noto negozio di strumenti musicali e componenti per l'ascolto hanno voluto esagerare.

Altre informazioni
Ho ascoltato anche altri impianti ma mi limito a questi a cui ho dedicato più tempo e che mi sono sembrati più significativi. Aggiungo che c'era anche un'affollata sezione dedicata alla musica da comprare, vinili (tanti) e non solo. Da segnalare uno stand con SACD nuovi non di classica, evidentemente non facili da trovare visti i prezzi stratosferici (anche 40 €), e un altro stand con nastri pre registrati semi-nuovi provenienti (mi hanno detto) in gran parte da una collezione privata, con prezzi ragionevoli (10-25 €), sicuramente meno di quanto costa comprarli in USA, considerando il costo di spedizione. Li vende un negozio di Ravenna, Musica & Video. Ovviamente non ho resistito e ho comprato un reel-to-reel di Dean Martin alla modica cifra di 15 €. Piccoli piaceri riservati ai possessori di registratori a bobine (presenti anche nella sala, a cura di un altro negozio di Varese).



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