venerdì 8 marzo 2019

Quattro DAC (e tre chip set) a confronto

Per gli appassionati che hanno adottato come sorgente principale l'alta definizione il DAC, il digital to analog converter, ha preso il posto che un tempo aveva (ed ha ancora) il giradischi con tutti i suoi componenti (testina, braccio, pre-phono e giradischi vero e proprio) e più recentemente il lettore CD (che invece è tipicamente un componente unico).

Il cuore di quasi tutti i DAC è un chip set prodotto da pochi produttori di semiconduttori che operano a livello mondiale. Proseguendo con la analogia con il mondo analogico, con il vinile, il chip set ha un ruolo e un compito analogo a quello della testina, è la vera origine del suono. Ci sono due differenze importanti:
  • Il chip set non è scelto dell'appassionato (se non indirettamente) ma dal produttore del DAC;
  • Lo stesso chip set può essere scelto ed utilizzato per DAC di fascia e prezzo anche molto diversi.
Nascono inevitabilmente alcuni dubbi e interrogativi sulle effettive differenze tra i molti DAC proposti sul mercato nonché sul loro prezzo, e quindi ampie discettazioni sui forum specializzati.

(Esistono anche DAC non basati su un chip set commerciale? Sì, vedi l'appendice)

L'analisi desk
Quella che propongo per orientarsi un po' di più in questo (relativamente) nuovo mercato  è una cosiddetta analisi desk, basata quindi sull'esame delle caratteristiche di 4 DAC a partire dalle sole caratteristiche dichiarate. Non una prova d'ascolto quindi, che richiederebbe, come documentato in un recente post, uno spiegamento di forze e di tempo attualmente fuori portata (almeno 2-3 persone impegnate e test in  doppio cieco, oltre che la disponibilità dei DAC).
Le informazioni che si ricavano sono comunque a mio parere ugualmente interessanti.

I quattro DAC
Per avere un'idea di come si muovono i produttori ho scelto uno dei principali del settore, nella fascia media. Un marchio che non ha assolutamente iniziato con il digitale, perché è Pro-Ject, ma che nel corso degli anni ha applicato la sua efficiente formula produttiva anche al digitale, estendendo la gamma anche a tipologie innovative di componenti, e arrivando infine a proporre più serie (o famiglie) di componenti con caratteristiche uniformi, e fascia di qualità e costo via via crescenti.

Per i DAC analizziamo quindi i modelli proposti per le 4 serie principali; RS (la serie top), DS2 (la serie di fascia alta), DS (la serie "analogica"), S2 (la serie miniaturizzata).


DAC BOX RS (900 €)
Il modello top di Pro-Ject (ma di prezzo sempre terreno confrontato con altri DAC) è estremamente flessibile, con addirittura 9 ingressi digitali, circuiteria bilanciata e output XLR bilanciati e la possibilità di scgliere lo stadio di uscita a valvole o a stato solido.
Il chip set che ha scelto la Pro-Ject è un classico del settore, il Texas Instruments PCM1792. Un circuito integrato monolitico in commercio dal 2003, rinnovato nel 2010 con la versione 1792A. Nella documentazione non è indicato che si tratta del modello A ma dovrebbe essere così, poiché il precedente modello non è più in produzione, se non per sostituzioni, sin dal 2010.
Si tratta di un chip sviluppato e prodotto dalla Burr Brown, una casa che era tra le prime nel settore ma che è stata acquisita e incorporata dalla Texas Instruments nel 2000.

Non è quindi un modello recente e in grado di fornire le massime prestazioni e le più aggiornate funzionalità di conversione. La scelta di Pro-Ject appare quindi dettata dal desiderio di fornire un modello basato su un chip adottato da modelli di fascia alta e altissima, come il Bel Canto e.One e altri modelli del noto produttore specializzato.
Si tratta quindi di un DAC che converte in PCM fino a 24/192 e  in DSD fino a a DSD128 (Double DSD), con trasmissione in DSD solo in modalità DoP (vedi post precedente). I filtri digitali sono solo 2.


DAC Box DS2 ultra (600 €)
La serie immediatamente inferiore adotta invece un chip totalmente diverso rispetto al modello RS, con 6 ingressi digitali e uscite sbilanciate RCA. Questa volta Pro-Ject (che ha una politica di copertura di più fasce di mercato differenziate) ha adottato un chip set recente (2014) e ovviamente con le massime prestazioni e funzionalità della tecnologia attuale. E' un prodotto della giapponese Asahi Kasei, AK4490, e quindi garantisce conversione in PCM fino a 32 bit e 768KHz e DSD fino a DS256 (trasmissione in nativo fino a 128, poi DoP), 5 possibilità di filtraggio. Esiste un modello più recente (2017) AK4493 ma pare che non sia quello adottato, perché sul sito del produttore giapponese risulta in grado di arrivare alla conversione in DSD512.
Anche in questo caso lo stesso chip è utilizzato per modelli di fascia più elevata, come il RME ADI 2 Pro (un DAC prodotto in Germania da una nuova firma del settore).


DAC Box DS (300 €)
Per il modello della linea che punta ai clienti più orientati all'analogico Pro-Ject ancora il chip TI PCM1792 già visto nel modello RS. Questa volta però la conversione di file audio DSD non è proprio supportata neanche in DoP. E' presentato come un modello dalla realizzazione particolarmente curata.


DAC Box S2+ (230 €)
La linea S2 propone componenti di dimensioni minime (inferiori in pianta al jewel box dei CD) ma con prestazioni analoghe alla linea DS2. Per il DAC è stato scelto il chip set di punta dell'altro grande produttore mondiale, ESS, il chipset è il ESS Sabre 9038, il più recente della casa americana, ma con produzione anche in Cina. In realtà il nome completo è 9038PRO ma pare che in Pro-Ject prediligono la sintesi. Non esiste comunque a quanto sembra un 9038 non Pro.
Le prestazioni di targa sono allo stato dell'arte e del tutto simili al modello RS: PCM fino a 32 bit e 768KHz e DSD fino a DS256 (trasmissione in nativo fino a 128, poi DoP) e 5 filtri digitali selezionabili, 3 ingressi come il modello superiore DS.
L'ESS 9038Pro è utilizzato da molti DAC recenti di fascia alta, come l'Ayre Qx-5 Twenty o i Mytek Manhattan II e Brooklyn+. Non è specificato nelle carateristiche del mini DAC della Pro-Ject ma il chip gestisce anche il formato di compressione MQA.

L'importanza del chip set
Da questa breve rassegna si può dedurre che la differenza tra i DAC la fa solo il chip set? Ovvero che un componente budget come il Pro-Ject abbia prestazioni simili al Mytek Manhattan che costa più di 6.000 €? Con conseguente sorpresa visto il costo molto ridotto dei chip set. Ovviamente no, e non solo per la flessibilità e le funzioni operative. Per un motivo molto più semplice che si può spiegare per similitudine partendo sempre dai giradischi che in genere tutti conosciamo e che comunque hanno componenti "visibili".

Il chip set ha una funzione molto simile a quella della testina: estrae il suono da dove è nascosto, da una sequenza di bit 0 e 1 invece che da un solco inciso su un piatto di plastica. Ma, come una ottima testina non servita da un braccio in grado di supportarlo secondo le specifiche, su un piatto mosso da un giradischi che mantenga costante al massimo grado di precisione la rotazione, e da un pre-phono che amplifica e corregga con la massima accuratezza il debole segnale analogico creato, non potrà garantire le prestazioni di cui sarebbe capace. E sappiamo quante raffinatezze e diverse implementazioni sono state ideate ed attuate in tutti questi altri componenti.
Nel mondo digitale la situazione è simile: il chip set è fondamentale perché il resto dei componenti non potrà correggere sue carenze, ma è la configurazione complessiva che potrà garantire il risultato.
Da notare anche, nel confronto, che i chip set sono in realtà "famiglie" e possono avere diversi modelli con diverse configurazioni, non sempre esplicitate nelle specifiche pubblicate sul web.

Limiti veri o ipotetici
Dalla breve carrelata di confronto si nota anche che 2 dei 4 modelli, e non i più cari, hanno prestazioni che arrivano ai massimi livelli attuali (o quasi) riguardo ai formati supportati, mentre gli altri 2 hanno limitazioni. Nulla da obiettare sul modello DS, che sicuramente per chi è interessato al DSD non è la scelta adatta. Mentre per il modello top RS la limitazione a DSD128 è piuttosto ipotetica, vista la scarsità di musica registrata e distribuita in download in formato DSD a risoluzione DSDx4 ovvero DSD256 (e ancor più a DSD512). Inoltre è anche tutta da dimostrare la effettiva udibilità della superiore qualità, un po' come nel PCM tra 24/96 e 24/192.

Appendice: i DAC "custom"
Non tutti i DAC fanno ricorso per la prima fase della conversione in analogico a un chip set acquisito da uno dei produttori mondiali di semiconduttori. E' possibile anche una scelta alternativa, facendo ricorso ai component FPGA (Field Programmable Gate Array), le cui funzionalità sono programmabili mediante linguaggi di descrizione del processamento effettuato in hardware. I progettisti del DAC possono quindi implementare loro specifici algoritmi di gestione della decodifica o della gestione della sincronizzazione tra i componenti, di caratteristiche superiori o comunque diverse rispetto agli algoritmi sviluppati dalle case di semiconduttori, oltre ad adottare un'architettura del sistema di decodifica  più articolata.
E' il caso quindi di componenti professionali o di fascia molto alta, progettati da specialisti del settore e appartenenti alla fascia top del settore. Prezzi ovviamente proporzionati ai costi di sviluppo e produzione in piccola serie, per esempio il Playback Designs MPD-8 Dream DAC progettato dal noto specialista Andreas Koch e che costa 27.000 € (prezzo base, ci sono anche estensioni).  Recensione entusiastica sul numero 406 di Audio Review.



5 commenti:

  1. Buonasera.
    Approfitto di questo post, ma avrei potuto usarne un altro qualsiasi, per fare qualcosa che volevo fare da tempo, cioe'complimentarmi con l'autore di questo Blog per il modo (esaustivo, professionale, ma pratico) in cui tratta i vari argomenti, uno piu' interessante dell'altro.
    Uno degli angoli piu' "to the point" sull' Hi-fi nel Web italiano, con molte informazioni e poche chiacchere inutili.
    Continuate cosi'!

    Massimo

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    1. Ti ringrazio per l'apprezzamento, l'obiettivo dei post è proprio quello descritto, spero di riuscirci sempre, e la intenzione, ti confermo, è di continuare così!

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  2. Anonimo16/7/19

    salve intanto complimenti, sono indeciso se acquistare un dac ,ne ho scrutati parecchi ma tutti molto costosi,non saprei poi se ne vale la pena spendere alte cifre con risultati percepibili ad apparecchi meno costosi.Cosa ne pensi pro-ject ,eventualmente quale mi consiglieresti,grazie.Cordiali saluti

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  3. intanto complimenti, sono indeciso se acqustando un dac in questo caso dopo averne spulciati tanti ma con costi elevati,(non so se alla fine fanno cosi tanta differenza)avrei optato per pro-ject dac. quale modello mi consiglieresti,grazie.Cordiali saluti

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  4. Acquistare un DAC se ascolti musica dal PC in qualità CD o HD è quasi un obbligo, perché l'incremento di qualità rispetto alla scheda audio del PC è consistente anche con modelli entry level.
    In questo post sono esaminati i modelli della Pro-ject che sono tutti ben progettati e ben suonanti.
    Personalmente ero alla ricerca di un modello compatto ma con tutto (DSD in particolare, che non era supportato dal mio DAC precedente) e ho scelto il DAC Box S2+, alternativa era il modello Micro DAC della Ifi che ha anch'esso ottime recensioni. La scelta essenzialmente dovuta alla presenza sul Pro-Ject di un secondo ingresso digitale ottico che mi serviva per collegare il Chromecast Audio. Posso testimoniare che il suono è ottimo, risponde alle aspettative e sono molto soddisfatto. Per estensione posso consigliarti quindi di valutare anche il modello superiore DAC Box S2 che ha un'impostazione simile anche se con chip diverso.
    Se pensi di ascoltare anche in mobilità (per esempio dal notebook in viaggio) ti segnalo anche i modelli Nano della iFI e soprattuto l'ormi celebre Dragonfly ultima versione che è molto apprezzato e ha costo simile al S2+

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