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mercoledì 23 novembre 2022

Abbiamo bisogno di un amplificatore per le cuffie stereo?

La risposta era probabilmente no, quando tutti gli amplificatori avevano un'uscita per le cuffie (siglata "phones") e le cuffie erano usate solo in studio di registrazione o a casa, quando l'appassionato voleva ascoltare di notte, o apprezzare alcuni dettagli della musica che ascoltava oppure controllare se sulle casse acustiche qualcosa non andava. Le marche erano poche e il mercato se lo dividevano la Koss per le cuffie chiuse e la Sennheiser per quelle semi-aperte. Poi i tempi sono cambiati e, partendo dai walkman, le cuffie hanno conquistato il mondo, diventando il dispositivo di ascolto principale in mobilità e fuori casa, con una produzione vastissima e anche di livello e costo molto alti. Un raro mercato in crescita nel nostro settore, nel quale si buttano in tanti.

Durante questo percorso le cuffie hanno perso di importanza per l'ascolto casalingo, gli amplificatori per essere o sembrare hi-end hanno perso progressivamente comandi tra cui l'uscita cuffia, rimasta solo sui rari ampli moderni versatili (come gli entry level Rotel) o per case particolari come la Naim.

L'amplificatore dedicato alla cuffie
Ovviamente negli ampli l'uscita per le cuffie è servita da un piccolo amplificatore dedicato, al quale arriva il suono della sorgente selezionata, e la chiusura del circuito disconnette automaticamente le casse acustiche confermando l'utilizzo preferenziale di "ascolto privato".
La potenza richiesta è poca, il compito poco impegnativo e di conseguenza per le uscite venivano (e credo vengano ancora) utilizzate soluzioni molto economiche. Già negli anni d'oro quindi si cominciava a intravedere la necessità di un ampli dedicato di maggiore qualità e qualcuno ha cominciato a produrlo, anche se non è mai diventato un componente comune. Ora è però proprio una necessità, se vogliamo ascoltare le sorgenti collegate all'amplificatore con le cuffie stereo, a casa nostra,

Quello che vogliamo e come ottenerlo
Ci basta quello che consentiva un classico ampli degli anni '70, un Marantz o uno Yamaha: ascoltare una qualsiasi delle sorgenti connesse all'ampli, silenziare le casse acustiche, un'amplificazione corretta e curata come quella destinata alle casse. Ma non è così semplice ora, dipende dalla flessibilità come ingressi dell'ampli delle casse (e dell'ampli cuffie, vediamo dopo alcuni modelli). Vediamo i vari casi

La connessione standard
Gli amplificatori per cuffie analogici sono pensati per un amplificatore che ha almeno una uscita "line", che a suo tempo era chiamate di solito "tape" o "recorder" perché serviva soprattutto per registrare la musica su registratore a cassette o nastro. Questa uscita bypassa il pre e quindi il controllo di volume e lascia quindi il controllo del volume all'ampli per cuffia, come vogliamo. Perché sia utilizzabile immediatamente per collegare le cuffie è necessario però che l'amplificatore abbia anche la "doppia barra di registrazione" ovvero che possa inviare l'input sia all'uscita line, sia alle casse. Serviva per registrare una cosa mentre ne ascoltavi un'altra, esigenza sentita nell'era delle musicassette.
Nel nostro caso serve invece a silenziare le casse, perché la doppia barra (che consiste in un secondo selettore input) include anche una posizione "off" che serve per registrare senza ascoltare nulla, ed è quello che cerchiamo.

I workaround: se la doppia barra di registrazione non c'è
Questa è le situazione di praticamente tutti gli ampli moderni, con poche eccezioni come ad esempio gli integrati Accuphase (mio sogno proibito) che propongono la più recente e raffinata tecnologia mantenendo la grande versatilità degli ampli di un tempo (vedi immagine sopra, integrato E-270), con un occhio di riguardo anche per chi vuole perseverare nella registrazione analogica (su nastro a bobine, ovviamente).

In questo caso bisogna aggirare il problema, e di solito è abbastanza facile: dato che l'ingresso line (ancora presente su molti integrati recenti) non passa per il controllo volume basta portare a zero il volume. Quasi sempre, perché se il volume è "digitale", ovvero a step, può darsi che portandolo a zero si annulli anche l'uscita line. Così è ad esempio nel mio Audio Analogue Puccini Rev2.0. Serve quindi un aggiramento doppio, mettere il livello a mute e passare al primo step. Alle casse arriverà qualcosa ma a livello bassissimo. 

L'amplificatore integrato Primare Prisma I-25 è un esempio di ampli moderno con uscita Line e uscita Pre

I Alternativa: L'uscita pre
Quando non c'è neanche l'uscita tape potrebbe esserci l'uscita del preamplificatore, di solito assieme all'ingresso del finale. Servono per sostituire il finale con uno più potente o per utilizzare l'integrato come finale. Nel loop pre-finale può essere inserito un altro componente e quindi anche un ampli per cuffie. L'ampli cuffie ha un interruttore che invia l'input alle cuffie o all'indietro al finale dell'ampli principale chiudendo il loop e cosi garantisce che nell'ascolto in cuffie le casse siano silenziosem ma anche ci si possa passare facilmente all'ascolto dalle casse,

E' la configurazione più semplice anche nell'uso ed è ben comprensibile in questa immagine di un economico ma molto valido ampli per cuffie, il Schiit Magni+, come si vede ci sono un ingresso e una uscita RCA e il selettore Input (suona la cuffia) oppure output (suonano le casse connesse al finale o le casse attive). Magni+ funziona quindi come pre.


Rimangono però due problemi: 1) il volume del pre è attivo, degrado probabilmente non avvertibile ma il segnale passa per due pre, e bisogna bilanciare bene i due volumi 2) e, soprattutto, non sono molti i moderni ampli con pre e finale.

II workaround: Se c'è solo uscita pre
Gli amplificatori integrati della Rotel hanno solo l'uscita pre, e presumo non siano i soli, L'ampli per cuffie può essere collegato come nel caso precedente con lo stesso non fondamentale limite del doppio comando del volume. Ma c'e'  un problema più importante: le casse continuano a diffondere la musica. Il fatto è che questa connessione serve proprio a questo, attivare un secondo finale e un secondo paio di casse, magari in un'altra stanza, per soluzioni multiroom. Almeno sui componenti Rotel un workaround però si trova; su questi amplificatori le uscite ad alto livello per le casse sono doppie, se la seconda copia di casse non c'è, basta selezionare la seconda uscita come "tappo" dal quale non esce il suono.

Amplificatore Rotel A12-MK2, l'uscita pre è il numero 22

L'alternativa digitale
Tutto quanto riportato sin qui riguarda un ascolto in cuffia che preservi le sorgenti analogiche senza alcuna conversione, e nel quale sorgenti digitali basate su supporti fisici (CD o SACD) siano rappresentate da lettori che effettuano anche la conversione in analogico. Se invece l'impianto è incentrato sulle sorgenti digitali, quindi il componente centrale non è un amplificatore ma un "music server". In questo caso il problema è di facile soluzione se il "music server" (non esiste un nome, ogni produttore usa il suo) ha un'uscita digitale. In questo caso basta scegliere un amplificatore per cuffie con DAC (o, se preferite, un DAC con uscita cuffia) e il problema è risolto. A patto che abbia prestazioni superiori a quello dell'ingresso cuffie del music server, perché col ritorno delle cuffie è tornato anche questo, Un esempio è lo streamer Marantz 6006 che ha, come si vede in figura, sia un'uscita digitale ottica che un'uscita "line" (qui la chiamano "fixed" e può usare tutti i tipi di ampli per cuffie.

Ma, cercando esempi, ho notato che se il music server è completo e include anche l'amplificatore per pilotare le casse acustiche, l'uscita digitale spesso non c'è. Forse dipende dal fatto che il componente promette di includere tutto. Con questi componenti (gli esempi sono il Cambridge Audio Evo 75, nella foto, il Naim Uniti Atom,  Roksan Attessa) usare un ampli cuffie esterno non è possibile, a meno che trai molti comandi non ce ne sia uno che inibisce l'uscita alle casse.


In sintesi:

  • per collegare un amplificatore per cuffie serve sull'ampli una uscita che bypassa il pre, denominata di solito "line", "tape" o "fixed", se è anche presente la doppia barra di registrazione è meglio ma non indispensabile;
  • in alternativa può essere usata anche una uscita pre, regolando opportunamente il volume, a patto che l'amplificatore abbia anche l'ingresso finale per chiudere il loop;
  • se c'è solo una uscita pre, è presente solo per collegare un secondo sistema in multiroom e non è adatta a collegare un ampli per cuffie
  • se tutti gli ingressi sono digitali o convertiti in digitale su un music server si può adottare un ampli per cuffie con DAC
  • la maggior parte dei nuovi amplificatori o music server hanno un ingresso cuffie di serie, in questo caso un ampli dedicato per cuffie ha senso solo quando è di qualità superiore a quella dell'ingresso interno.
Gli amplificatori per cuffie
Dopo aver spiegato come si collegano è utile aggiungere anche una sezione sui componenti in quanto tali, si tratta di un settore molto specializzato, i produttori raramente sono di primo piano, e quindi alcuni esempi possono essere utili per sapere di cosa si parla. Ovviamente sono riferimenti destinati a diventare obsoleti, considerato l'elevato turn-over che ormai caratterizza anche il mercato hi-fi.

Schiit Magni+
Campione nel rapporto qualità / prezzo secondo molti recensori, costituisce certamente la prima alternativa da considerare. Nella figura precedente si vedono gli ingressi e uscite, quando si connettono le cuffie l'uscita viene automaticamente annullata. Il selettore frontale consente di impostare il guadagno su tre valori (0dB, +15dB, -10dB) per adattarsi alle diverse sensibilità delle cuffie stereo. Costa ca. attualmente 109 $. 



Tra i 5 modelli di headphones amp prodotti da Schiit, che è un produttore USA con sedi in California e Texas (progettazione USA e produzione in oriente) c'è anche un modello superiore Magni + che costa circa il doppio che ha in più uscite bilanciate sia per le cuffie che per l'uscita verso finale o casse amplificate, Più interessante la versione a valvole chiamate Vali, identiche funzionalità e comandi, costa solo 149$  attualmente, per chi vuole sperimentare se il suono delle valvole (una in questo caso) è veramente magico. Altri due modelli sono a valvole ma senza trasformatori (OTL) in uscita (considerati di classe più elevata), modello Valhala e infine il top Lyr che è ibrido, a scelta valvole o stato solido.

S.M.S.L. SH 8S
Un'alternativa tutta cinese ma di una ditta che produce molti buoni DAC e componenti vari è questo modello tutto analogico. Costo sempre sui 100 € come il Magni+ ma in più ci sono ingressi e uscite bilanciate (le cuffie con ingresso bilanciato sono in crescita). Secondo le recensioni è un componente che punta alla massima trasparenza del suono. Una caratteristica coerente con l'uso delle cuffie come analizzatori della qualità della sorgente e del materiale audio, e come confronto con le casse. Ma non sempre apprezzata per l'uso di puro ascolto perché piuttosto severe con materiale audio carente per età o cattivo mastering. 

iFi Audio Zen CAN Signature 6XX / HFM
Salendo nell'investimento si può pensare anche a un ampli per cuffie prodotto in UK da una ditta sempre più apprezzata e valutato addirittura come finalista nel settore accessori dalla prestigiosa rivista online Stereophile. Particolarmente positivo il giudizio sul suono raffinato di questo modello dalla forma vagamente retro e dai comandi non proprio ergonomici. Caratteristiche simili agli altri, particolarità anche qui gli ingressi e uscite bilanciate e in più i 4 livelli selezionabili per il guadagno la possibilità di equalizzazione. Una particolarità curiosa di questo componente e possibile plus è che viene venduto in due configurazioni equalizzate e personalizzate : la 6XX per le diffuse Sennheiser HD250 e la HFM per le cuffie prodotte dal marchio HIFIMAN, attualmente di grande successo (molti modelli, alcune nel range 200-400 e gli altri che costano in genere più delle STAX). L'equalizzazione si può escludere (e perdere) da chi ha cuffie di altre marche e modelli, una scelta di marketing quindi piuttosto curiosa, i modelli prescelti sono molto diffusi, ma modelli e marchi di cuffie sono molti e in crescita. Circa 300 € il prezzo attuale.




venerdì 9 gennaio 2026

Un amplificatore per cuffie stereo molto economico

In un post tempo fa avevo descritto le interessanti possibilità di Foobar 2000 per il miglioramento dell'ascolto in cuffia, grazie al ricorso al "crossfeed naturale". Il set per godere questa modalità di ascolto che consente una corretta percezione dell'effetto stereo era molto semplice: Foobar 2000,  driver wasapi per la trasmissione bit perfect, un DAC con uscita cuffia connesso a una porta USB del PC e le cuffie.

Il set alternativo
Grazie ad un problema inatteso verificatosi dopo diverso tempo dagli ultimi ascolti, ho sperimentato un set alternativo migliore e in molti casi anche più economico.
Il problema inatteso era il break down del DAC S.M.S.L M3 che usavo da tempo, semplicemente non suonava più, ho dato la colpa all'ingresso USB che è a standard microUSB (non molto affidabile, infatti in via di sostituzione con il nuovo USB C)  e sono passato all'ingresso ottico Toslink. Non era così, il DAC restava muto anche se il flusso di dati arrivava. Molto insolito per un componente così ma evidentemente succede.

Maddy Prior, la front woman del gruppo folk inglese Steeleye Span che ho scelto per i  test di ascolto (approfitto sempre per suggerire buoni ascolti) 

Semplice soluzione
Dovevo  quindi comprare  un altro DAC con uscita cuffia ma mi mi sono ricordato del DAC che avevo comprato diversi anni fa,  e che avevo poi sostituito  perché  volevo provare la codifica DSD di  cui tanto si parlava. Era uno dei primi,  molto apprezzato, della HRT (Hirgh Resolution Tecnhologies) , USA, solo PCM , max 24/96, un ingresso USB B da un lato,  due uscite RCA stereo dall'altra, un convertitore Burr Brown 1793 al centro e sei spie per mostrare la risoluzione in ingresso (da 23KHz a 96KHz).

Nessuna uscita per cuffia ma per alcuni test avevo comprato un cavo che aveva da una parte due RCA Stereo maschi dall'altra un mini jack stereo femmina. Potevo quindi collegare una cuffia, l'unico dubbio era sul volume in cuffia. Mi sembrava troppo semplice come soluzione, ma collegando la mia Grado SR80 (con attenzione e dal minimo volume  per prevenire danni alla cuffia o al mio udito) il volume era corretto e si poteva regolare facilmente all'origine da Foobar. 
Il nuovo set , come si vede dalla foto, non è  molto elegante per via dei cavi ma non si deve intervenire sul DAC ed è solo un problema estetico o di postazione (serve un appoggio).


Un po' di attenzione
In questo test ho collegato tra loro un  DAC che si aspettava di collegarsi agli ingressi linea di un amplificatore e una cuffia che si aspettava di collegarsi a un'uscita cuffia mini jack, essendo in entrambe le direzioni non l'utilizzo standard possono sorgere delle incolpabilità. 
Questo dipende dalle diverse necessità "elettriche", il DAC deve entrare in un ingresso linea,  non deve erogare molta energia, quindi ha una impedenza alta (100-1000  Ohm tipicamente) e unflusso di corrente basso e questo non va bene con cuffie con bassa sensibilità  (90dB o meno) e bassa impedenza, in questo caso il DAC laverebbe  fuori  range potendo anche andare insaturazione e la cuffia non potrebbe arrivare a un livello di volume adeguato
Questo non avveniva nel test che ho fatto perché la Grado R80 ha una impedenza di 32 Ohm e una sensibilità  molto elevata di 99-100 dB.

L'ascolto con laGrado R80

Un confronto diretto non era possibile, ho cercato nella memoria e negli appunti le valutazioni della esperienza precedente, ma la netta impressione è stato di un miglioramento,  l'ascolto era veramente gradevole e naturale, grazie prima di tutto al Meier crossfeed:  portando l'effetto su 70 (vedi prova precedente) gli strumenti acustici  (le prime prove le ho fatte con folk inglese, Steeleye Span e Pentangle) non entravano più dai lati sulle orecchie ma erano disposti davanti a me e collocati in un credibile spazio virtuale, la voce era ben netta davanti a me e con alcun brani era di notevole realismo, fino alla classica sensazione momentanea che la cantante fosse li nella stanza (questa era Diana Krall con All or Nothing at All)
Una motivazione tecnica di questa superiore qualità può essere il percorso diretto del flusso di bit, che non deve passare per il volume digitale del DAC/ampli cuffia , e quindi è sempre al livello impostato con Foobar, e la qualità del DAC, anche se datato, un prodotto pensato pe l'Hi-Fi rispetto a uno più recente ma basic come target.

Il DAC HRT Music Streamer II - non più in produzione da anni, anche la HRT non esiste più 

L'ascolto con una cuffia a bassa sensibilità
Visto quello che ho premesso ho fatto una prova anche con una cuffia poco adatta, con 18 Ohm di impedenza e 90 dB di sensibilità (una cuffia notevole di cui parlerò in un prossimo post). Non c'è stata una caduta di qualità avvertibile subito, il DAC non ha mostrato cedimenti 
né surriscaldamento e l'ascolto era corretto senza distorsioni palesi, ma il volume arrivava "a tappo" cioè al massimo possibile rimanendo all'ascolto su un volume medio basso, a conferma che una cuffia con queste caratteristiche ha bisogno di un  "motore" più performante, ma per con completezza aggiungo che lo stesso problema si verifica anche collegando la cuffia alla uscita mini jack del notebook, modello recente.

In sintesi  
Una possibilità interessante a mio parere per il sempre più adottato ascolto in cuffia, in particolare per chi ha qualche DAC non più usato in cantina e ovviamente una cuffia  compatibile. Poiché chi soffre di piu è il DAC consiglio però, se volete provare, di usarne uno non prezioso.



sabato 30 maggio 2026

Come ascoltare le cuffie "premium"

 Come   ascoltate voi la musica in cuffia? Per la strada quando andate in giro? In metro? Al supermercato quando fate la spesa? In aeroporto mentre aspettate il numero di imbarco del vostro volo?  Mentre state portando a spasso il cane? Se è così questo post non vi interessa, al massimo può essere utile per ricordarsi ti non alzare troppo il volume, per non perdere la fermata, il posto in fila alla cassa, o il cane, e soprattutto per non finire sotto a una macchina.

Non interessa perché qui parlo delle nuove cuffie, quelle non pensate per  essere collegate a uno smartphone e portate in giro, ma per ascoltare la musica, anche in alta definizione o il vinile, con una qualità e trasparenza anche superiore a un impianto di alto livello o alle mitiche  cuffie elettrostatiche STAX , le cuffie spesso definite "premium".

Parlo quindi delle HiFiMAN Susvara. Planari ultrasottili, delle MEZE AUDIO Elite con driver isodinamico  elettrostatico ibrido,  delle ABYSS Diana  planare molto elaborato, per fare alcuni esempi. Tutte intorno al 5.000 - 6.000 €, primo motivo per non portarle in giro con lo smartphone. Ma non ci sono solo queste dal costo per molti esagerato, perché  i driver planari non hanno necessariamente  costi così alti, e dinamiche aziende cinesi stanno proponendo modelli con questa tecnologia a prezzi molto inferiori, da citare in particolare FIIO con il modello JT7  provato nel numero di questo mese di Audio Rewiev con ottimo giudizio, sulla quale dirò prossimamente qualcosa anch'io.



Il set di ascolto
Evidentemente per ottenere le prestazioni che queste cuffie promettono serve una catena senza punti deboli, che faccia arrivare il contenuto musicale con la massima trasparenza alle cuffie, Prendiamo come esempio un set digitale tipico e versatile, un notebook che riceve i contenuti musicali da un NAS o da un servizio streaming, contenuti ovviamente in alta definizione  per avere il meglio.il notebook potrebbe avere una uscita cuffia ma come abbiamo visto nel post precedente per cuffie con queste prestazioni la uscita cuffia, pensata per le cuffie economiche classiche, non consente di ascoltare a volume adeguato.,,

Oltre a questo il flusso dei dati non sarebbe "bit


perfect" ma passerebbe per i driver audio standard di Windows e poi per il DAC interno e il controllo di volume del notebook. Bisogna quindi passare a una configurazione più HiFi inserendo un DAC esterno, nel player ( l'ideale è Foobar 2000) o nella app  del servizio streaming Qobuz o Tidal; si sceglie il driver WASAPI di Windows e la conversione in analogico sarà fatta sul contenuto originale con gli stessi bit come si voleva.



A questo punto bisogna collegare le cuffie , e bisogna scegliere tra due configurazioni : 1) il DAC non è un convertitore puro ma ha anche una uscita cuffia, e quindi anche un piccolo amplificatore con controllo di volume ; 2) il DAC e' un convertitore  puro e si collega a un amplificatore progettato per le cuffie.
In entrambi i casi potranno essere collegate tutte le cuffie , anche le meno sensibili, e quindi non si avranno variazioni significative. La soluzione 2 è comunque la più H-End e quindi coerente con le cuffie di alta gamma che ho citato. Per informazioni sugli amplificatori per cuffia rimando a un post precedente nel quale sono anche illustrati alcuni modelli.



Una alternativa più semplice
Il  vasto mondo dei connettori progettati per collegare tra loro componenti non pensati per lavorare insieme  offre però una soluzione piu semplice ed economica. Il componente in questione è un dongle  (traduzione "chiavetta" ma non è una chiavetta USB dei tempi andati) e serve per collegare una cuffia a un PC che non ha l'uscita cuffia. E un cavetto che si collega  a una porta USB del PC e dal lato opposto ha una uscita MiniJack femmina per collegare la cuffia. Non è però un componente passivo, i chip costano ormai cosi poco e sono così miniaturizzati che nel "cavetto" hanno messo un DAC 24/96 con la sua uscita analogica. E' piu conveniente così perché tutta la conversione è nel dongle e sono annullati possibili problemi di compatibilità col PC.
Questo dongle fa tutte le funzioni della soluzione 1) vista prima e fornisce la connessione trasparente e di qualità alle cuffie che se lo meritano. Certo con componenti separatati hi-end si avrebbero forse prestazioni superiori e si potrebbero ascoltar anche contenuti in sin risoluzione 2/192 o DSD, ma parliamo di un oggetto che costa attorno ai 15 euro. Una alternativa adatta in particolare per le cuffie planari low cost che  stanno arrivando.

In sintesi
Un post che prende spunto dal grande interesse  per le cuffie premium (che come sempre nel mondo del HiFi veleggiano sempre verso l'alto con obiettivo ormi 10.000.) per segnalare invece  un effetto collaterale positivo, un nuovo  settore di mercato che punta alle prestazioni delle cuffie alto di gamma ma con prezzi terreni, come la già citata FiiO JT7  che costa 130 € o il modello superiore FT1 PRO che costa circa 230 € , la prima  secondo le  recensioni piu versatile la seconda più "audofila".
 Nelle foto, dall'alto la HiFi MAN Susara unveil, la Fiio JJT7 e la Meze Audio Elite







giovedì 10 maggio 2018

C'era una volta: la doppia barra di registrazione

Gli impianti hi-fi moderni sono sempre più semplici. Per ascoltare tutta la musica del mondo e in qualità CD possono essere sufficienti anche, ho fatto questo esempio più volte, un iPad e due casse attive.
Anche gli amplificatori, quando ci sono, hanno funzioni sempre più semplificate, con al massimo 4 o 5 ingressi e nessun intervento sulla sorgente.
Quelli degli anni '60 e '70 invece erano chiamati anche "centralina" perché erano progettati per ospitare tutte le connessioni di un impianto anche complesso. Ad esempio nelle immagini vediamo il frontale e lo schema di connessioni completo di un classico dell'hi-fi d'annata, un ottimo amplificatore che si chiama Yamaha CA-600 (e che è anche, casualmente, il primo che ho posseduto).


Due giradischi, uno anche con testina MC, due registratori, più altri 3 ingressi, più 2 ingressi microfono e 2 coppie di casse che potevano suonare alternativamente o in parallelo, assieme alle cuffie o essendo escluse. E poi la possibilità di invertire o miscelare i canali, il famoso deprecato loudness e gli altrettanto discussi controlli di tono (comunque escludibili) più filtri passa-alto e passa-basso (fissi). E infine ingressi e uscite separate per pre e finale e la famosa doppia barra di registrazione.


In questo caso la doppia barra di registrazione era particolarmente versatile perché indipendente per i due registratori. Ma a cosa serviva?

Lo scopo iniziale della doppia barra di registrazione
Serviva a due scopi: 1) il monitoraggio della registrazione 2) rendere indipendente la registrazione dall'ascolto, in altre parole registrare qualcosa (ad esempio un disco per un amico) mentre si sta ascoltando qualcos'altro.
La funzione di monitor serve e ha senso solo se il registratore ha 3 testine: una di cancellazione, una di registrazione, una di riproduzione. Con un ampli che ha questa funzionalità si può ascoltare in alternativa la sorgente e la registrazione appena effettuata, selezionando la testina di lettura. In questi modelli Yamaha poi esageravano proprio, e c'era anche la possibilità di registrare da un registratore all'altro (pratica non molto consigliabile neanche coi registratori a bobina delle immagini). Registratori a bobina perché quando è stato immesso sul mercato questo ampli registratori a cassette a tre testine non esistevano. Ma sarebbero arrivati da lì a poco, con il mitico Nakamichi 1000.

Lo scopo attuale della doppia barra di registrazione
La registrazione, analogica o digitale che sia, non ha molto senso oggi, a meno di registrare qualcosa di suonato da noi o da amiche e amici, ma può servire anche per superare una mancanza degli ampli moderni: la sparizione delle uscite e ingressi separate per pre e finale. Nel CA-600 c'era, ma adesso è rara anche sugli integrati top.
L'uso originario era passare ad un finale più potente o usare il finale da solo con un altro pre, quindi non molto comune, ma la separazione consentiva anche di inserire un processore di segnale un amplificatore specializzato per cuffia. Un tipico processore è un equalizzatore analogico, ma ora può essere anche un DSP digitale.

Come inserire un equalizzatore (o altro processore di segnale) nell'impianto
Deve essere inserito ovviamente nel percorso del segnale, per questo, quando esiste ancora, si inserisce nel tape-loop, che è un altro nome per la doppia barra di registrazione. La vediamo implementata in un altro integrato, di un paio di decenni dopo, minimal ma ancora dotato di questa funzione (il Fase Evoluzione Audio Performance 2.0 che, sempre casualmente, è un altro ottimo ampli che ho posseduto)


Come si vede i selettori degli ingressi / uscite sono due, uno è quello per indirizzare la sorgente alle casse, l'altro per indirizzarla al registratore. In questo modo si può ascoltare una sorgente e, in parallelo, effettuare una registrazione sull'altra. Tra le sorgenti è presente su entrambi selettori anche il "tape", in questo modo, se il registratore ha 3 testine, ovvero testine separate per registrazione e lettura, selezionando tape sul selettore indirizzato alle casse (quello di destra) si può ascoltare quello che sta registrando il nostro registratore, in tempo reale. Se invece ha due testine si sentirà ancora la sorgente, ma dopo il passaggio nell'elettronica del tape recorder, una cosa inutile, insomma.


Se nel tape loop viene inserito un processore digitale, il segnale audio della sorgente può attraversarlo inserendo la sua uscita sull'ingresso tape. Il selettore tape (a sinistra) selezionerà ora l'ingresso che si manda in ascolto alle casse passando per il processore. Il selettore di sinistra consentirà di selezionare l'ingresso tape (con processore) o in alternativa gli altri ingressi ascoltandoli, senza processore.
La stessa cosa che si potrebbe fare inserendo il processore (ad esempio un equalizzatore) tra pre e finale e attivando o disattivando il bypass.

Un ampli per cuffia nel tape loop
Questa configurazione è più semplice, perché è soltanto un output alternativo alle casse. Nella configurazione più semplice è sufficiente collegare l'ampli per cuffia all'uscita tape. Col selettore di sinistra "tape" si sceglie la sorgente da ascoltare. C'è però anche il problema di silenziare le casse. Negli ampli che ancore hanno l'uscita cuffia, è automatico, ma nel caso di una classica doppia barra di registrazione è disponibile (come in questo caso) anche una posizione off (serve per registrare senza ascoltare nulla) e quindi non c'è problema.
Ovviamente si perde la possibilità di collegare in modo permanente un registratore, a meno che l'ampli per cuffia abbia una seconda uscita alternativa e un bypass. La seconda uscita si può collegare a un registratore. Non sarà più possibile il monitor della registrazione, ma la registrazione sì.

Se il tape loop non c'è
Nella maggioranza degli amplificatori di ultima generazione è sparito, perché non serve più essendo spariti nell'uso comune i registratori analogici a 3 testine. Ma un'uscita tape di solito resiste ancora e può essere usata per collegare un ampli per cuffia. Per evitare di sentire anche le casse è sufficiente  mettere il volume a zero (l'uscita tape bypassa ovviamente il controllo di volume). Ma non sempre è sufficiente: in molti amplificatori di ultima generazione il volume è controllato digitalmente e se viene portato a zero equivale a mettere il componente in stand-by. L'unica soluzione in questo caso è mantenere il volume al livello più basso della scala.
Un'altra soluzione è inserire gli ingressi su un preamplificatore passivo (vedi post di qualche tempo fa). Tra il pre e l'ingresso dell'ampli principale si può inserire sia un processore di segnale sia un ampli per cuffia. Il segnale dovrà passare tra due controlli di volume, ma il primo controllo, passivo, non dovrebbe provocare nessuna alterazione. In alcuni amplificatori poi esiste la possibilità di configurare un ingresso con bypass del pre, ovvero del controllo di volume.

mercoledì 12 gennaio 2022

Come ascoltare (bene) con le cuffie stereo

L'ascolto in ambiente è normalmente preferito all'ascolto in cuffia, essendo più naturale, più vicino all'ascolto del vivo, mentre le cuffie stereo sono di solito riservate all'ascolto approfondito, sia per una maggiore conoscenza di un brano, sia per motivi professionali.

Eppure due buone cuffie stereo, possibilmente con un amplificatore specializzato e dedicato, consentono di raggiungere, su molti parametri, una qualità del suono che per un impianto completo, con amplificatore e casse acustiche, richiede investimenti anche di 5 o 10 volte tanto.
Non per tutti i parametri purtroppo, perché l'ascolto in cuffia taglia fuori, per intuibili motivi, tutte le informazioni di "ambienza" ovvero i tempi di propagazione delle onde sonore e la loro direzione, le riflessioni nell'ambiente, il ruolo dell'orecchio esterno, quindi le informazioni che il nostro raffinato sistema uditivo ha sviluppato per individuare l'origine dei suoni. Un'esigenza fondamentale per l'evoluzione della specie, essendo l'homo sapiens fin dai primordi sia cacciatore che preda.

Le Grado SR 80, le cuffie usate per il test del Meier Crossfeed

In un impianto stereo le informazioni di ambienza sono riprodotte grazie alla presenza di due sorgenti sonore posizionate opportunamente, delle riflessioni della stanza e dal fatto che ovviamente le nostre orecchie sono libere di ricevere tutti i suoni, e anche di ascoltarli da direzioni diverse muovendo il capo (anche questo aiuta a riconoscere l'origine di un suono, e difatti lo facciamo istintivamente quando cerchiamo di individuarlo).

Ma ascoltare bene in cuffia si può
Ed è molto utile perché ci sono molte situazioni in cui può servire, quando l'impianto non è agibile, quando siamo per un certo periodo in un'altra casa o in viaggio per lavoro, quando non si può ascoltare con l'impianto, per esempio di notte. Servono, in sintesi, due cose:

  • un buon set di ascolto (cuffie + sorgente) e un audio da ascoltare di qualità
  • un sistema efficace per ricostruire almeno in parte l'ambienza
Il set di ascolto in cuffia
Ovviamente ci sono molte alternative, quello che illustro è il set che ho usato per provare il sistema di ricostruzione dell'ambienza. Un set semplice, economico e facilmente replicabile, costituito da:
  • un notebook Windows (HP i5 con Windows 10)
  • un music player software (Foobar2000 rel. 1.6.2)
  • un DAC con uscita cuffia  (S.M.S.L. M3)
  • una cuffia dinamica di buona qualità (Grado Prestige SR 80)

DAC e cuffie potrebbero essere di livello superiore o potrebbe essere anche aggiunto un amplificatore specializzato per l'ascolto in cuffia, pilotato dal DAC. L'importante è che gli altri parametri di ascolto che la cuffia può garantire: bassa distorsione, dinamica, estensione sui bassi, timbrica corretta ecc. siano di elevato livello e quindi in grado di supportare gli interventi migliorativi sull'ambienza. 

Il sistema di ricostruzione dell'ambienza
L'unico intervento che si può fare è sul tempo di propagazione delle onde sonore nei due canali, ovvero la ricostruzione del crossfeed. Il crossfeed (incrocio delle sorgenti del suono) è ciò che avviene in un impianto stereo e costituisce il principale mezzo col quale nell'ascolto hi-fi riusciamo a ricostruire la direzione del suono: il suono emesso dalla cassa destra si ascolta, attenuato e ritardato, anche dall'orecchio sinistro e viceversa. 

I filtri "natural crossfeed"
Ricostruire questo fenomeno nell'ascolto in cuffia (dove ovviamente ogni orecchio ascolta solo la sua cuffia, nello stesso istante) è qualcosa che è stato tentato da decenni, anche nel mondo analogico mediante un semplice mix dei due canali in misura percentuale. Una funzione presente in molti amplificatori d'annata, come ad esempio il Dynaco SCA-80. In questo modo però viene aggiunto un suono attenuato e ritardato anche ai suoni (e agli strumenti) che sono registrati al centro, introducendo una interferenza che peggiora la qualità del suono,
Sono stati sviluppati e realizzati nel mondo digitale filtri più complessi e raffinati, che individuano il suono dei diversi strumenti, la loro presenza sui canali destro e sinistro e la loro posizione in un arco di 180°. Una volta individuati, applicano l'intervento in modo proporzionale, ricreando in modo più preciso l'effetto crossfeed. Si chiamano quindi filtri "natural crossfeed"

Il filtro Meier-Audio Crossfeed
Un filtro natural crossfeed molto apprezzato è quello sviluppato dalla casa tedesca Meier-Audio per la sua linea di amplificatori per cuffie Corda. Un benemerito sviluppatore finlandese con nickname Case ha realizzato in software questo filtro come component (plug-in) per Foobar2000, quindi gratuito con licenza ISC, e ci consente quindi di provare e, come vedremo, apprezzare, l'efficacia di questo sistema per rendere più gradevole, e concorrenziale con l'impianto come risultato e piacere d'ascolto, l'ascolto in cuffia.
Sul sito di Meier-Audio, a questo link, sono spiegati con maggiore dettaglio i principi di realizzazione e di funzionamento del filtro e la sua efficacia con alcuni esempi da ascoltare.

Prove di ascolto in natural crossfeed
Dopo aver installato su Foobar2000 il component Meier Crossfeed DSP (foo_dsp_meiercf) l'azione da fare è attivare in playback su Foobar2000 la funzione DSP Manager, selezionare il Meier Crossfeed e scegliere la sua intensità di intervento. Comando:
File > Preferences > Playback> DSP Manager > Meier Crossfeed. 

Applicando la sequenza di comandi riportata sopra si apre il pop-up con il cursore che consente di regolare da 0 a 100 l'effetto del filtro crossfeed

Come audio musicale ho scelto una esecuzione acustica: è più facile individuare la provenienza di strumenti acustici che di strumenti elettronici, e quindi sembra più adatta a evidenziare l'efficacia del filtro, ho scelto un'esecuzione dal vivo, che di solito è meno soggetta a interventi in mastering e quindi ha una probabile maggiore quantità di informazioni sulla direzione dei vari suoni. Tra le molte alternative ne ho scelta una con pochi strumenti e universalmente nota per essere una delle migliori registrazioni dal vivo di sempre, ovvero Sunday At The Village Vanguard del trio di Bill Evans, che ho anche in alta definizione 24/88.2. 

Ho messo quindi il software nelle condizioni ideali ma, nonostante ciò, non ero molto ottimista sul risultato perché, provando a suo tempo analoghe applicazioni per migliorare l'ascolto in cuffia (per iPad e anche per Foobar), avevo fatto molta fatica ad individuare i miglioramenti promessi.

Bill Evans Trio - Sunday At The Village Vanguard (Solar)
Ho quindi iniziato l'ascolto della esecuzione del trio di un brano di Miles Davis particolarmente efficace, utilizzato anche per alcuni test su AudioStream (che mi hanno dato l'idea). Mettendo l'effetto del filtro al minimo l'ascolto è decisamente poco realistico: il contrabbasso di Scott La Faro arrivava tutto nell'orecchio destro, poco sopra la mia testa, davanti ci sono la batteria e i piatti di Paul Motian e a destra a circa ore 3 il piano di Bill Evans. Come se fossi sul palco del Village Vanguard Club in mezzo a loro tre, ma con Scott La Faro che suona rivolto verso di me piuttosto che verso il pubblico. 

Spostando il cursore verso il massimo invece si avvertiva distintamente l'effetto del recupero del crossfeed: il contrabbasso arretrava e si poneva alla sinistra della batteria, un po' più avanti, e lo stesso il piano sulla destra, senza nessun effetto sulla qualità del suono, che restava magnifico e consentiva di apprezzare l'inesauribile fantasia espressa da Scott in questo brano e in queste sessioni, con il suo strumento distinguibile nota per nota, oltre alla maestria di Evans e Motion. Un ascolto che diventava ora gradevole e anche rilassante, perché la mente non doveva sforzarsi di riposizionare con l'immaginazione gli strumenti secondo la logica e la realtà.

Amber Rubarth - Sessions from the 17th Ward (vari brani)
Questa musicista folk americana difficilmente la conoscete, ho questo album in HD perché è stato registrato con la testa artificiale dalla Chesky Record ed ero curioso di verificare il realismo che questa tecnica dovrebbe consentire di raggiungere. Un album comunque piacevole, ma l'effetto non lo sentivo proprio, sembrava di essere in ginocchio davanti alla cantante e chitarrista, e i due altri strumentisti ai lati, un po' dietro. Molto meglio con le casse, ma bisognava spostarle ai lati del punto d'ascolto, non molto pratico.
Con il crossfeed al massimo l'effetto si riduce, ma senza sparire del tutto: gli strumenti di accompagnamento vanno ora al loro posto a fianco di Amber (come nelle foto sul disco) e la cantante è più arretrata ma sempre un po' alta e un po' vicina. Si cambia di poco. Probabile conseguenza dell'utilizzo di questa tecnica di ripresa del suono

Diana Krall -  Turn Up the Quiet  (Like Someone In Love, Isn't It Romantic)
Nella presentazione del DSP Meier-Sound preavvertiva che il miglioramento è meno avvertibile su musica registrata già in modo naturale, senza artifizi, insomma con registrazioni moderne. Ho provato quindi un album recente di Diana Krall, anche questo solo acustico, stavolta in 16/44.1, rippato dal CD. Effettivamente il miglioramento è meno clamoroso, il contrabbasso è registrato evidentemente vicino alla musicista canadese (come avviene nei concerti dal vivo visibili su DVD) e quindi è già a posto, ma proseguendo nell'ascolto, in particolare nel secondo brano, il pianoforte, troppo spostato a destra, torna dove dovrebbe stare (ovvero assieme alla voce della pianista e cantante) e anche la chitarra sulla sinistra torna al suo lato ma più vicino, Minor impatto immediato ma preferenza netta per l'uso del crossfeed. Da notare anche la voce di Diana particolarmente affascinante e presente, in primo piano in questo ascolto in cuffia, probabilmente un effetto "mono" dovuto anch'esso dalla correzione del crossfeed.

R.E.M. - Out Of Time (Half A World Away, Belong)
Restava da provare musica non acustica dove mi attendevo, da premesse, un effetto meno marcato. E' stato così per il primo brano scelto, dove il miglioramento più che sulla posizione degli strumenti e suoni vari di completamento, era sulla maggiore compattezza del fronte sonoro, che sembrava meno "scollato", ma non era una differenza molto significativa. Più marcato l'intervento su Belong, che inizia con applausi ritmati e piccole percussioni su entrambi i lati, che senza correzioni apparivano ai due lati e con il crossfeed tornavano nel fronte sonoro che era così ricompattato e più realistico, ricreando l'effetto stage.

Beatles - Rubber Soul (Girl)
Rimaneva però la curiosità di provare l'intervento con una celebre incisione stereo "anni '60" con effetto stereo portato all'estremo (anche per farlo percepire dagli impianti casalinghi dell'epoca: non tutti avevano un impianto Marantz-AR, c'erano anche i mobili Grundig). In Girl di John Lennon, in particolare, la voce di John era stata posta nel master stereo sul lato destro, isolata, sul sinistro le chitarre (inclusa la sua) e il basso, e il coro a destra-centro. Operando sul crossfeed (vicino al massimo) il risultato è notevole e il fronte sonoro si ricompone in una immagine quasi realistica, con i musicisti davanti a noi da destra a sinistra in fronte compatto. Meglio anche della incisione mono che molti preferiscono, per i motivi citati prima.

In sintesi
Adottare un sistema di recupero del crossfeed è sicuramente consigliabile, e questo plug-in disponibile con Foobar2000 è senza dubbio efficace, ed ha anche il vantaggio di non costare nulla. Una possibile criticità segnalata da alcuni è un peggioramento della definizione quando si applica il cossfeed al massimo. In altre parole, si perde qualcosa della direttività che consente di ascoltare con grande attenzione ogni dettaglio di suono, l'ascolto "monitor" tipico delle cuffie.  Durante i test non ho in realtà mai avvertito questa limitazione, dovrei fare delle prove più approfondite con la cuffia elettrostatica, ma nel caso lo si avverta la soluzione è semplice: si porta il potenziometro virtuale del filtro verso lo zero.

Questo significa che bisogna regolare l'effetto per ogni brano? Teoricamente sì, per ottenere il massimo bisognerebbe anche trovare nel brano le parti maggiormente soggette a miglioramento. 
Ma così si perde il piacere di scoprire un nuovo album, ascoltando con rilassata continuità quindi il consiglio è di passare dalla teoria alla pratica e scegliere un intervento del 70-80% che garantisce buoni risultati nella maggior parte delle situazioni. E lasciare la correzione di fino solo ai brani più "starati". Una buona soluzione considerando che nelle registrazioni dai '70 in poi gli sbilanciamenti più consistenti sono molto rari. 

Una limitazione più consistente invece deriva dal fatto che si può apprezzare l'intervento di recupero di questo plug-in solo con Foobar2000, quindi è escluso l'ascolto in streaming. Per questo servono dei media player con questa ulteriore funzionalità, come Roon, che prima o poi dovrò provare.

domenica 15 gennaio 2012

Quando gli ingressi non bastano

Negli anni '70 e '80 gli amplificatori integrati erano chiamati anche "centraline", perché tra le altre numerose funzioni consentivano anche di selezionare le molte sorgenti che erano presenti in un impianto tipo dell'epoca: giradischi, sintonizzatore, piastra a cassette, registratore a bobine. I registratori a cassette potevano essere anche due, per effettuare riversamenti, e dalla metà degli anni '80 si è aggiunto anche il lettore CD e, più tardi, anche se non molto diffuso, il Mini Disc. Nessun problema, perché anche i modelli medi avevano molti ingressi e spesso la sezione registrazione o addirittura quella phono duplicata.
Un amplificatore moderno molto versatile: l'Accuphase E-460
In pochi anni le varie sorgenti alternative al CD sono sparite, e in parallelo è iniziata la semplificazione degli amplificatori con la progressiva riduzione delle funzionalità (ad iniziare dai controlli di tono e dalla uscita per cuffia) e degli ingressi.

Un integrato super versatile di fine anni '70, il Sansui AU 20000. Due ingressi per giradischi e ben tre per  registratori
A un certo punto, nella seconda metà degli anni '90, di ingressi, d'altra parte, ne bastava uno solo, quello per il lettore CD, e gli altri rimanevano vuoti. Tanto che sarebbe bastato aggiungere una sezione di preamplificazione vera e propria al lettore (non il controllo del volume digitale) per eliminare i pre e usare solo un finale.

Questo non è avvenuto, ma la sezione pre è diventata sempre più essenziale, 3 o 4 ingressi al massimo più la uscita rec (bypassando il controllo di volume e gli altri eventuali controlli del pre), teoricamente da usare per la registrazione analogica. In realtà, essendo ormai stata abbandonata per la registrazione digitale (leggasi: copia dal CD sul computer) utile solo per collegare ampli per cuffia o altre esigenze particolari.
L'Unison Research S9 - 4 ingressi linea in tutto
Ma poi è arrivato l'interesse per il vintage, la musica liquida, le Internet radio e i 3 ingressi del raffinato amplificatore integrato minimalista possono diventare insufficienti. Gli asceti dell'alta fedeltà forse possono considerare una soluzione togliere e mettere gli spinotti volta per volta, ma per un uso vero di più sorgenti serve un selettore, che male non fa. 
Nel mio caso devo collegare un giradischi, un CD, un lettore multiformato, un tuner, un DAC, un registratore a bobina, un registratore a cassette, un registratore Mini Disc. Mi servirebbero 8 ingressi, mentre il mio amplificatore ne ha 3, più un ingresso tape e un ingresso phono, che però non posso usare perché ho un pre phono separato (altamente consigliabile). Dovrei cambiare amplificatore, ma trovarne uno con 7-8 ingressi è impresa non facile.

Esiste un'altra soluzione, che può essere applicata anche agli amplificatori più minimalisti. Non un selettore separato per gli ingressi, ne esistono, ma sono realizzati con la stessa cura dei cavi dei tempi andati, prodotti da supermercato a cui un appassionato di musica difficilmente affiderebbe il prezioso flusso sonoro proveniente da una delle sue sorgenti.

Esiste un oggetto alta fedeltà che può fare anche questa funzione nel modo più semplice, ed è il pre amplificatore passivo. Un oggetto affascinante, una semplicissima interfaccia tra le sorgenti e l'amplificatore vero e proprio, l'amplificatore finale, e che aggiunge solo due funzioni: la selezione della sorgente e il volume, o meglio l'attenuazione del volume della sorgente.

Può essere realizzato con cavetteria d'argento puro e componenti super selezionati e costare comunque tantissimo, ma se è realizzato con semplici cavi di rame e componenti di buona qualità non può costare molto perché è il componente hi-fi più semplice che si possa immaginare. Basta cercare in Internet per verificare che esistono diversi modelli di marca, quelli medi a 2-300 € e modelli senza marca made in Hong-Kong anche a meno di 100 €. Prezzi che non devono insospettire perché i componenti base sono veramente semplici ed economici, così come il tempo di realizzazione.

Come si presenta all'interno un preamplificatore passivo. Un selettore, un regolatore di volume (stepped attenuator in questo caso) e la cavetteria verso i pin-jack RCA degli ingressi e delle uscite.

La differenza la può fare il controllo di volume, che può essere un tradizionale potenziometro, di qualità più o meno elevata oppure, ancor meglio, uno "stepped attenuator", ovvero una rete di resistenze a più "passi", le più comuni a 24 posizioni, le più raffinate a 48 (24 sono un po' poche).

Il dibattito sulla qualità dei pre passivi a confronto dei più diffusi (e più complessi) pre attivi è aperto da anni nel mondo un po' bizzarro dell'alta fedeltà "high-end" e questo dimostra, se non altro, che i pre passivi qualche punto a favore lo hanno.
Per i nostri scopi però l'elemento più critico (forse l'unico) neanche serve, perché per usarlo come selettore aggiunto il volume non è necessario. Se il pre passivo ha anche una uscita diretta (non connessa al controllo di volume, cioè la tradizionale uscita rec) basta collegarlo a questa. Altrimenti sarà sufficiente lasciare il controllo di volume al massimo.

Naturalmente per questo uso (improprio) è necessario un pre passivo con un numero accettabile di ingressi, almeno 3-4, considerando che uno degli ingressi dell'ampli integrato dovrà essere dedicato al collegamento, quindi con un pre passivo a 4 ingressi e un ampli a 4 ingressi si hanno a disposizione 7 ingressi. Lo schema molto semplice è indicato in figura.

Chiaramente parliamo sempre di ingressi tradizionali sbilanciati (RCA) e non di ingressi bilanciati. Pur se esistono rari pre passivi con ingressi bilanciati. Che costituiscono un problema minore perché ben pochi componenti li adottano, normalmente solo lettori CD o multiformato. Difficile che in un impianto ce ne sia più d'uno.

Il percorso del "flusso sonoro" dei componenti collegati al pre passivo è più lungo e tortuoso di quello dei componenti connessi direttamente all'ampli e quindi, anche se non è detto che questo possa effettivamente influenzare in qualche modo il risultato sonoro, sarà preferibile mantenere per prudenza su quest'ultimo le sorgenti più "pregiate" e/o di più frequente utilizzo.

Poi, una volta apprezzato il suono "trasparente" (per forza) del pre passivo può anche darsi che si passi ad una semplificazione netta, collegandolo direttamente all'ingresso del finale (o a un nuovo finale) promuovendolo a preamplificatore principale dell'impianto.

domenica 6 ottobre 2024

Il mitico MAC Mini 2014 e la musica

Come si capisce già dal titolo si tratta di un modello non più in produzione, ma che si può trovare usato, che ha una caratteristica unica e utile probabilmente solo nel mondo della musica digitale. Per questo Apple non l'ha proposto nelle versioni successive, perché ha perso ogni interesse riguardo alla musica e alla qualità di riproduzione, ritenendo (a ragione) più profittevole il mondo dei video in alta definizione e soprattutto del gaming. Ingrati, perché devono alla musica la rinascita del marchio, in grande crisi negli anni '90.

Cos'ha di speciale?

Quello che si vede a destra nell'immagine, due ingressi /uscita che sembrano apparentemente banali e scontati, a standard Mini-Jack 3.5, quello che c'è (o c'era) in ogni smartphone, nei walkman e discman, nelle radioline. Sì, ma stavolta non è solo analogico, è anche digitale, perché lo standard TosLink per la trasmissione digitale ottica esiste anche con questo tipo di connessione.

E la scoperta che ho fatto (e che giustifica questo post) è che anche l'output, indicato solo genericamente come "cuffie", è digitale e può trasmettere i contenuti digitali a un componente esterno (come un DAC) con ingresso TosLink (praticamente tutti). Il Mac Mini 2014 quindi ha sia un input digitale per acquisire contenuti musicali sia un output musicale digitale per trasmetterli a un altro componente con ingresso digitale. Una dotazione molto rara in un PC, forse unica al momento.

A cosa serve l'output in digitale ottico?

Ma a cosa serve, considerando che di uscite digitali ne ha già due, rimaste anche nelle versioni successive?
Non per esigenze comuni, ma per impianti piuttosto articolati potrebbe essere utile, per esempio per usare alternativamente senza staccare cavi due DAC diversi, uno principale che si collega all'amplificatore e quindi all'impianto, e un altro che si collega a un amplificatore per cuffia con ingresso digitale Toslink come ad esempio il Fiio K7, mantenendo il flusso in alta risoluzione, Oppure, altro esempio, per separare il percorso dell'impianto al fine di poter sia ascoltare contenuti  DSD che utilizzare la correzione di ambiente con elaborazione Dirac Live oppure ARC, che è possibile solo con contenuti codificati in PCM, il tutto utilizzando contemporaneamente due DAC separati, uno diretto all'ampli e l'altro che passa prima da un DSP  come quelli prodotti dalla società MiniDSP.
Sono certamente esigenze di nicchia,  ma difficilmente realizzabili in altro modo

Ma non si potrebbe invece usare l'uscita HDMI invece, ?

Sì, usando però un convertitore esterno da HDMI a Toslink ottico, come quello provato per la copia di SACD e per registrare in digitale usando una uscita HDMI. Ma con questa uscita l'audio, che è considerato audio di un video, viene convertito a 48Khz e quindi si perde risoluzione nel caso di contenuti HD a 96Khz o 192KHz, oltre che passare per una conversione non sappiamo quanto "bit perfect". Un peccato perché questa è rimasta (ovviamente) anche in tutti i modelli successivi.

La prova

Tutto ciò in teoria, ma per essere sicuri bisogna fare una prova e verificare se la musica passa  effettivamente e se la risoluzione rimane invariata.

Per prima cosa serve questo: un cavo di connessione digitale ottica con un attacco Toslink standard (a sinistra) e uno MiniJack 3,5 (a sinistra). Si trova facilmente su Amazon.


Poi bisogna collegare il Mac mini a un DAC von ingresso TosLink come il mio S.M.S.L. che uso per questi test..


Infine bisogna mandare in esecuzione sul Mac Mini un file audio in HD, cosa che ho fatto con il media center J River installato sul Mac Mini scegliendo un file in risoluzione 24/96Khz. Con una cuffia collegata al DAC ho potuto sentire la musica (un brano del 10,000 Maniacs per la cronaca) confermando cosi che l'output è anche digitale , e il display del DAC ha mostrato che il contenuto in ingresso era effettivamente a 96Khz, trasferimento trasparente, senza downgrade.


Ma, un PC di 10 anni fa è ancora utilizzabile?

Sì, ma con qualche intervento. La serie Mac Mini nel frattempo è ovviamente evoluta ed è arrivata alla 13ma generazione con il modello 2020, con un notevole potenziamento della CPU. In parallelo il sistema operativo MacOS ha avuto altre versioni che sfruttavano la maggiore potenza per altre funzionalità e incrementi della sicurezza. Ciò comporta, come sempre, che le versioni di Mac OS successive a quelle del 2014 rallentano molto il funzionamento del PC se rimane alla dotazione hardware originale, in particolare. con l'HD fisico da 500GB. E' obbligatorio quindi sostituirlo con un disco a stato solido SSD. Un intervento che costa 100-120 € ma indispensabile. Non è invece indispensabile estendere la memoria di massa, almeno per questi usi audio, ed è un bene perché non è sostituibile. Spesso i Mac Mini 2014 usati che si trovano su eBay hanno già questo upgrade

Ma non si potrebbero avere le stesse funzionalità con un componente dedicato?

Si ma servirebbe uno streamer puro (senza DAC) e ce ne sono pochissimi in commercio, non si sa perché, ne ho parlato in questo link. Al momento, al netto di ulteriori ricerche, ne risulta solo uno, il Primare Prisma NP5 MK2 (e non il PRO-JECT Stream Box S2 Ultra citato nel post nè altri modelli della Pro-Jet).


sabato 14 novembre 2009

Il PC come componente Hi-FI: la soluzione DAC USB


Aggiornamento 2014: Attenzione, questo post è del 2009. Nel frattempo la tecnologia per l'ascolto della musica da PC ha fatto molti passi avanti ed in particolare il mercato dei DAC ha avuto una fortissima evoluzione, con molti nuovi modelli proposti anche dalle case principali del settore, tutti in alta definizione e con interfaccia USB. Per un quadro aggiornato della situazione consigliamo di leggere gli articoli più recenti (vedi la pagina di indice) o la completa sezione di FAQ sulla musica liquida sul sito Musica & Memoria, cui questo blog è collegato.

Nel precedente post nel quale ponevo la domanda se il PC può essere un componente Hi-FI (nello specifico, un lettore di musica digitale, possibilmente in alta definizione) mettevo in evidenza la criticità della scheda audio, che per questo uso deve essere sostituita con una di adeguata qualità, interna od esterna.

Nel frattempo il mercato (un mercato per modo di dire, veramente agli inizi) pare dirigersi in modo abbastanza deciso verso la soluzione esterna, con il moltiplicarsi di proposte di convertitori digitale - analogico (DAC) da collegare comodamente ad una porta USB del computer, oppure ad una uscita digitale ottica o coassiale.

Questi oggetti, proposti da diverse ditte specializzate, apparentemente di livello ancora decisamente artigianale, sostituiscono la scheda audio e si connettono quindi logicamente al player software che utilizziamo nel PC per ascoltare la musica, che può essere ad esempio Winamp o MediaMonkey, Foobar2000 o lo stesso iTunes o i molti altri disponibili. L'uscita può essere poi di diverso tipo, ma quella che interessa a noi è la uscita analogica, fornita su due tradizionali spinotti RCA, collegabili poi al resto dell'impianto (vedremo poi le alternative). Da notare che non è solitamente un DAC puro, ma si comporta come un pre+DAC, perché è sensibile al comando di volume del PC.

La catena sarà quindi formata dal player, ad esempio Winamp che si assumerà il compito di decodificare il formato del file musicale (ad esempio compresso lossless in Flac) e portarlo al formato standard digitale PCM, qui dovrebbe intervenire la scheda audio con il suo DAC integrato, che viene invece by-passata, trasmettendo invece il flusso via connessione USB al DAC esterno.

Qui un decoder di maggiore qualità e isolato dal "rumore" del PC sarà in grado di generare un segnale analogico che si può definire in alta fedeltà.

E' veramente così?
Secondo la ben nota rivista Internet di alta fedeltà TNT-Audio, sì. Proprio sull'ultimo numero di novembre c'è una prova molto positiva di alcuni DAC USB, peraltro di costo non elevato (sotto i 300 €). Che sono giudicati decisamente superiori ad equivalenti lettori CD specializzati, non dico dello stesso ordine di prezzo, ma anche di prezzo superiore.

Possono essere usati anche per la musica in alta definizione?
Non tutti. Due di quelli provati da TNT-Audio (KingRex e DevilSound) ad esempio no, sono DAC a 16 bit e quindi servono solo con materiale di qualità CD.
Per ascoltare il materiale in alta definizione a 24 bit scaricato da HDtracks o Linn Records occorrono DAC USB di categoria superiore, come i Benchmark (partiamo dai 1000 € o poco meno) o i Wavelenght Audio (componenti  high-end molto costosi) e comunque di solito limitati a 96 KHz (che non sarebbe un gran problema). Le caratteristiche tecniche della connessione USB non consentono infatti di trasferire facilmente flussi di dati a 24bit e frequenza di campionamento più elevata (non mi soffermo sui dettagli).

Con la parziale eccezione dell'oggetto illustrato nella foto sopra, prodotto da una ditta (di Hong Kong) che si chiama DiyKits (nome che suona orientato ad una produzione artigianale). L'oggetto si chiama SuperPro 24/192 e, come suggerisce il nome, supporta anche la conversione in analogico a partire da una codifica PCM a 24 bit. Dalla prova di TNT-Audio sembra anche piuttosto valido come qualità sonora. Dalle specifiche che mi sono fatto inviare (non molto chiare) sembra però che la frequenza massima di campionamento sia limitata a 48 KHz e che i 24 bit siano disponibili solo sull'ingresso digitale ottico o SPDIF (quindi, nella pratica, per i Mac). Non si può avere tutto dalla vita. Comunque 24/48 garantisce una qualità decisamente superiore ai 16/44,1 del CD.

Cosa ci si fa con l'output analogico?
I tre usi possibili dipendono dalla disposizione del nostro PC (o notebook, più probabilmente) e dalla scelta che facciamo per ascoltare la musica:

1. Alle due uscite RCA sbilanciate stereo (i soliti spinotti presenti in tutti i componenti Hi-FI) colleghiamo due casse amplificate, come le Genelec illustrate nel precedente post. Per ascoltare musica in modo eccellente non serve altro. Il Notebook con il suo disco interno (o esterno) diventa anche un archivio di musica, un super iPod in grado di contenere intere collezioni di dischi. Magari anche su iTunes (se supportasse magari il formato Flac ...). Oppure si possono usare memorie esterne per memorizzare intere discografie. Ad esempio una normalissima "chiavetta" da 4GB può contenere l'equivalente di 15-16 CD in formato complesso lossless WMA o Flac. L'intera discografia di un tipico gruppo rock. Ma può anche suonare musica in streaming. Possibilmente non quella di YouTube (bassa qualità) ma alcune webradio incominciano a trasmettere a qualità discreta.


2. Come sopra, ma collegando gli spinotti all'amplificatore e quindi all'impianto stereo tradizionale. Nessuna differenza, se non di criticità di layout, di disposizione. Ci torno dopo.

3. Al preamplificatore di una cuffia elettrostatica (Stax, nel 99,9% dei casi). Soluzione elegante e funzionale, se è gradito l'ascolto in cuffia. Ai massimi livelli possibili, in questo caso. Se il PC è un notebook, a parte qualche problema di prese elettriche, l'ascolto potrà avvenire ovunque in casa, o nella casa fuori, e comunque sempre in vera alta fedeltà, molto alta. E una cuffia normale, dinamica? Non con tutti gli scatolotti si può, se non hanno l'output per cuffia, serve un amplificatore per cuffia esterno. Molti DAC la includono già, come il DAC1 di Benhmark.


Il layout
Come si assemblano tutti questi componenti così sparpagliati e, purtroppo, tutti con qualche esigenza di alimentazione? Proviamo a fare una lista:
- Notebook: teoricamente funziona a batteria ma, come sappiamo, prima o poi si scarica e occorre cercare una presa;
- SuperPro: teoricamente funziona anche lui a batteria oppure addirittura con l'alimentazione USB (se è 2.0) ma già quest'ultima possibilità è caldamente sconsigliata dai recensori (perché peggiora la qualità, effettivamente l'alimentazione è sempre un punto critico), anche lui dovrà essere probabilmente alimentato a rete;
- Disco esterno: se usiamo uno storage server per tutta la musica e i film, anche questo dovrà essere collegato; di solito sono USB ed è solo quindi un problema di dove appoggiarlo.

Dopodiché l'impianto o le casse amplificate avranno le altre loro connessioni di rete.
E il Notebook non potrà stare perennemente collegato all'impianto o alle casse (se no, che portatile è). E il PC fisso dovrebbe essere piazzato proprio vicino all'impianto, e non sarà sempre (anzi quasi mai) la sua posizione naturale. E poi c'è il problema del rumore, della ventola, se non è un MacBook.

In sintesi il rischio è che prima di ascoltare la musica si debba assemblare ogni volta tutto il sistema di lettura (notebook + USB dac + storage server) con tutti i suoi alimentatori esterni. Oltre ad accendere il PC e aspettare pazientemente che parta (se non è un Mac). Qualcosa di molto meno immediato che inserire un DVD nello sportello del lettore.

Insomma, affascinante, ma a prezzo di qualche scomodità. La soluzione alternativa di trasferire la musica digitale in HD su DVD sembra avere ancora una sua considerevole attrattiva. E oltre a tutto, fino a che non saranno disponibili DAC ad alta definizione di prezzo basso ed affidabili, è anche meno costosa.

E l'ascolto dei CD?
Le prove fatte da TNT-Audio sono orientate solo ai tradizionali CD a 16 bit. Quindi anche le osservazioni sulle lievi carenze del SuperPro valgono solo per questo formato. Non si sa invece come suona su materiale a 24 bit. E' presumibile che i risultati siano migliori, sino ad annullare ogni differenza.

Se l'input è comunque un CD, inteso come supporto fisico, si introduce un'altra variabile (o complicazione): come si trasferisce il contenuto musicale al PC? La soluzione più immediata sarebbe quella di usare il lettore CD integrato nel PC o nel notebook (se c'è). Ma questo vorrebbe dire usare per la lettura un componente di qualità ignota per questo uso, probabilmente assai carente.
Per mettersi nelle migliori condizioni bisognerebbe prima trasferire il CD sul disco del PC (rip) ovviamente non in formato compresso "lossy" (con perdita, come l'MP3) ma in formato pieno (WAV) o compresso "lossless" (senza perdita, conme il Flac o il WMA Lossless o l'Apple Lossless selezionabile in iTunes).

Una ultima cosa
Nel mondo del PC niente è semplice e chi vi si è avventurato consiglia di fare attenzione anche ad un altro elemento: il driver software che supporta l'audio. Quello standard dei sistemi Microsoft non ha, pare, qualità adeguata, e deve essere sostituito. E i lettori non sono tutti uguali. Ad esempio ora nei vari forum si parla particolarmente bene di Foobar. Anche qui, prima di partire con l'ascolto, bisogna assemblare l'ambiente software, leggendo prove e forum, confrontando, e installando le ultime versioni. Decisamente un approccio molto lontano dal plug & play. Per ascoltatori pazienti, ovvero disposti ad impiegare parecchie energie e ad aspettare il tempo necessario per poter ascoltare al meglio la loro musica.

(I componenti SuperPro - foto in alto -  Benchmark - foto centrali, modello DAC1 - e DevilSound sono disponibili tramite il negozio on-line Item Audio. I componenti Wavelenght Audio - nella foto in basso il modello Cosecant, che parte da 3500 $ - che includono anche modelli a 16 bit di prezzo un po' inferiore, sono descritti in dettaglio nel sito del produttore).