mercoledì 19 agosto 2026

I giovani non conoscono l'alta fedeltà

Cioè...sanno di cosa si tratta, un modo di sentire la musica molto costoso e complicato che piace solo ai boomer danarosi maschi. Non la conoscono perché non hanno  mai ascoltato la musica con un impianto Hi-FI (a volte neanche se è quello del padre), e anche quando lo hanno sentito non hanno colto il vantaggio che dovrebbe portare, a parte la possibilità di riprodurre la musica a livelli molto elevati.

Bisogna semplificare la tecnologia per portarla ai giovani!
Così dicono le riviste specializzate, online e non. Ed è effettivamente una priorità per tutto il settore, che non potrà sopravvivere senza un turn-over generazionale. E così si propongono (forse l'ho fatto anche io) impianti ready to use che grazie alle tecnologie digitali possono ricreare in una stanza un suono Hi-Fi, quindi che può  ricreare lo stage della registrazione, con gli strumenti e le voci disposti davanti al punto di ascolto, che riproduce fedelmente il suono degli strumenti e della voce, che può ricreare la dinamica della registrazione originale, e quindi sentire e godere  la musica come se fossimo lì assieme ai musicisti in un concerto.

Ma quale musica?
Qui forse è il problema.
Facciamo un passo indietro: che musica ascoltavano i giovani ai  tempi del boom del Hi-Fi, negli anni '70 e '80? rock, da quello un po'commerciale, al hard rock, al west coast, fino al metal, cantautori italiani e songwriters anglosassoni, musica progressive, ma anche, in nicchie allora piuttosto ampie, musica classica, (specialmente  musica barocca) , folk rock, jazz acustico , fusion, musica etnica.
Tutti generi che per prima cosa si trovavano solo in firmato LP, il singolo 45 andava a sparire, in particolare per i giovani, non bastava più il giradischi economico che accettava solo i 7", nè quello integrato nelle radio.

qui serviva un buon stereo


Ma anche il mitici giradischi del Reader Digest o la fonovaligia Lesa non erano sufficienti , anche se leggevano gli LP e affermavano di essere stereo, perché non potevano riprodurre in modo adeguato i bassi, troppo flebili e distorti. Per ascoltare l'assolo alla batteria di Ian Paice  nel mitico Made In Japan serviva una vera "catena" HiFi, anche la giapponese più economica, e ne potevano avere facilmente conferma andando in in un uno dei molti negozi di Hi-Fi degli anni del boom o  a casa di un amico più abbiente. Percepire i bassi giusti era un esercizio alla portata di tutti. e così andavano dal papa' a trattare l'acquisto (e compravano le molte riviste del settore  per diventare esperti)
Egli altri generi? Per quasi tutti  un vero Hi-Fi  era ugualmente  indispensabile, ma faceva bene anche a cantautori e songwriters.

Il Lesaphone vertical era una "fonovaligia"

E adesso?
Sono cambiate molte cose, i giovani che ascoltano classica e jazz ci sono ancora ma sono nicchie veramente piccole e non sono neanche sempre interessati all'ascosto della musica registrata. La musica più ascoltata è il pop mainstream con una produzione che sarà ormai cento volte quella degli anni '70 e 0'80 ma destinata a crescere ancora con i brani creati con la AI, attualmente respinti ma non troppo. In ogni caso è sempre musica registrata per essere  ascoltata con il riproduttore in assoluto più utilizzato, cioè lo smartphone, Altro genere con grande seguito e' il rap con i suoi derivati, e anche qui l'ascolto non è impregnativo, visto che spesso la parte più consistente del brano non è neanche musica, ma è parlato.

Auricolari e  Cuffie
Può avvenire, però, che la base musicale del rap sia molto incisiva e potente o che il pop ambisca a raggiungere l'emozione del rock come (ad esempio) nel celebre refrain della canzone Maria  dei Blondie, e qui lo smartphone e Alexa soccombono, servirebbe un vero impianto Hi-Fi. Ma la tecnologia è venuta in supporto all'oggetto che ogni giorno passa nelle mani di circa 8 miliardi di persone al mondo (un mercato molto appetibile) . La soluzione e' semplice e nota da tempo : arrivare direttamente, senza componenti intermedi, al nostro sistema uditivo, curando però la qualità dell'ascolto, prima con le cuffie che rinforzavano i bassi, e da quest'anno con la disponibilità di cuffie planari non più riservate solo a chi poteva pagarle qualche migliaia di euro, ma per tutti.

Il tramonto del formato album
Quindi con una buona cuffia planare si può ascoltare ovunque  (o quasi, è meglio astenersi quando si attraversa una strada o si guida) la musica attuale o anche classici del passato, ma si  perde l'ascolto attento e immersivo dell'album, un formato non più dedicato solo alla  sinfonia di Beethoven  ma dagli anni '60  anche alle opere  degli artisti contemporanei preferiti, cosi' iniziava nel silenzio più assoluto, davanti all'impianto nel posto  giusto, il primo ascolto del prezioso LP di Whish You Were Here, di John Barleycorn Must Die o di Radici, nel rigoroso ordine previsto dagli  artisti ( e non solo  solo perché era difficile saltare i brani con gli LP) interrotto solo per  voltare il disco, a cui seguiva un secondo ascolto più approfondito, magari dopo aver tradotto alcune canzoni.

Niente di tutto ciò è rimasto se non per le nicchie di cui sopra e per i boomers, per tutti gli altri al posto dell'album c'è la playlist autoprodotta (raro) o proposta dal servizio streaming.

In  sintesi : l'alta fedeltà ha un futuro?
In base alle considerazioni fatte sopra sembra proprio di no, anche la possibilità di ricreare l'evento sonoro come fosse dal vivo, citata qualche volta in riviste del settore come possibile arma per avvicinare i giovani alla riproduzione fedele, la vedo poco efficace e riservata  solo alle nicchie di cui sopra, perché la gran parte degli ascoltatori di oggi non ha mai provato (né cercato) l'esperienza di un ascolto dal vivo con  gli strumenti e le voci vere, i concerti spesso oceanici sono progettati come eventi da vivere assieme all'artista ascoltando e cantando canzoni che conoscono già, impossibile ricrearlo con un impianto stereo, ci vorrebbe semmai un sistema home theatre

Una possibile salvezza: il vinile 
Se c'è un oggetto che proprio non serve agli ascoltatori attuali e' il disco in vinile, costoso, da trattare con attenzione, complicato farlo suonare, poco adatto per ascolti continuati  (la esecrabile musica di sottofondo) da completare per sentire un suono con altri 4 o 5 componenti costosi anche quelli.
Parecchi handicap ma superabili e che consentono di offrire agli amici una esperienza diversa che testimonia anche le capacita e lo stile del padrone di casa. Ed infatti scoprire che la musica  arriva non si sa come da un disco di plastica e non dall' etere (come quasi tutto) con l'aiuto indispensabile di altri oggetti al giradischi può essere una sorpresa, rinforzata sentendo che la musica che si ascolta è anche migliore di com'era stata ascoltata finora, con questa tecnologia di 90 anni fa. Se poi tra gli ospiti c'è uno  che ha fatto la stessa scelta, si possono intavolare quelle simpatiche discussioni su quale sia il migliore, tipiche del tempi d'oro del Hi-Fi.
Ah, quanto costa? non molto, con qualcosa di usato anche meno di un smartphone ultimo modello

In sintesi, c'è una speranza di un ricambio generazionale?
Secondo me è molto difficile un vero ricambio,  la decrescita e già in atto come notava TNT-Audio in un recente  editoriale e i produttori già reagiscono alzando sempre più il livello dei prezzi, puntando ai boomer  più ricchi che non vogliono mancare il componente più estremo.
Ma la continua, se pur non clamorosa, crescita delle vendite di vinili nuovi può dipendere solo da nuovi interessati, che, se vogliono anche ascoltarli, devono per forza dotarsi di un impianto Hi-Fi come si deve (non possono certo squalificarsi con gli orrendi pseudo giradischi all-in-one  da centro commerciale). 
Poi, da cosa nasce cosa, magari nasce col tempo un interesse per la musica acustica.