lunedì 18 marzo 2013

Spotify II parte

Qualche dato in più su Spotify ripreso dal numero in edicola di Wired, che presenta il servizio musicale  come il prossimo winner nel settore.
Intanto chi c'è dietro al successo, non soltanto il gruppo di sviluppatori svedese guidato da Daniel Ek ma anche Sean Parker, già alla guida di Napster 2.0 (un servizio ad abbonamento che esiste da molti anni, disponibile solo in USA). Con il suo contributo sono arrivati gli accordi con le case discografiche e con Facebook. I primi hanno consentito a Spotify di mettere a disposizione una libreria con 20 milioni di titoli con un ritmo di aggiornamento di 100-200 mila brani al giorno (per questo si trova quasi tutto) e in seguito l'estensione ad altri paesi europei incluso il nostro ( assieme a Polonia e Portogallo, evidentemente godono della stessa reputazione).
L'accordo con FB ha consentito di dotare il sistema delle versatili funzioni di socializzazione che sono state all'origine della rapida affermazione di Spotify, piuttosto che l'ampiezza del catalogo, secondo l'opinione di Wired, che quindi differisce dalla mia (ma forse hanno ragione loro, dal punto di vista del consumatore medio di musica).

L'annuncio per lo sbarco in Italia

Social Spotify
In effetti realizzare e condividere playlist con amici vecchi e nuovi che hanno gusti musicali simili o anche diversi e' divertente e stimolante. FB e' il media che trasmette il link alla playlist e tutto ciò che resta da fare e' mettersi in ascolto, saltando magari le selezioni che ci piacciono meno, oppure fare modifiche o integrazioni alla playlist proposta, della quale manteniamo l'idea il filo conduttore.
L'altra funzione principale, quella di accedere alle moltissime stazioni radio, flussi continui di musica create da appassionati o da software che analizzano i nostri gusti musicali, può anch'essa essere desiderabile per molti, penso ad esempio all'accompagnamento di sottofondo (brutta abitudine, se è intesa per sonorizzare un ristorante o altri luoghi dove un po' di silenzio piuttosto che musica imposta sarebbe preferibile, ma questa e' un'altra storia). Si avrà a disposizione un gran numero di stazioni a tema, senza interruzioni pubblicitarie, con qualità audio in genere superiore a quella delle web radio, raggruppate tra loro e facilmente cercabili.

I fondatori di Spotify Martin Lorentzon e Daniel Ek

Un vero premium
Il succo però è che su Spotify i servizi disponibili con l'opzione premium, a differenza di molti altri ambienti dove è presente anche un'opzione gratuita, sono effettivamente percepiti come un valore in più e, considerando il costo non eccessivo (anche solo 4,99 € al mese per chi usa solo PC e Notebook, ma è difficile rinunciare ai plus di uno smartphone o di un tablet, e qui si arriva ad un ancora ragionevole 9,99, peraltro interrompibile a piacere). E questo spiega il successo mondiale di Spotify nel mercato della musica digitale, dove si avvia ad essere un player competitivo con l'"incumbent" iTunes; un successo che ha consentito in poco tempo di aprire sedi in 20 paesi al mondo con 700 dipendenti (di cui ora qualcuno anche italiano). Con un contributo all'industria della musica non marginale, si parla di 500 milioni di dollari di diritti d'autore sinora versati alle case discografiche, a cui finiscono, secondo Spotify, il 70% dei ricavi del servizio.
Gli abbonati al servizio a pagamento al 31 dicembre 2012 erano (fonte Spotify) 5 milioni di cui 1 milione negli USA, quindi si può avere una idea del fatturato, tra i 30 e i 40 milioni di Euro solo per gli abbonamenti, a cui si aggiunge la raccolta pubblicitaria. Che e' diretta agli altri 15 milioni di utenti che utilizzano il servizio free. Non si sa quanti siano attivi, ma sono un bel numero e dovrebbero garantire tariffe per le inserzioni piuttosto consistenti.

Numeri elevati ma che, considerando l'ampiezza della rete e il vento in poppa per questo nuovo servizio (nuovo da noi, ma anche in assoluto, e' al quarto anno di attività) garantiscono un notevole potenziale. Vedremo.



E iTunes ?
In realtà queste funzioni di condivisione, pubblicazioni di playlist e simili ci sono anche sul portale di Apple, sia con la funzione Genius, per la generazione automatica di playlist (che funziona bene) sia con la possibilità di condividere (pubblicare) le playlist. Con una fondamentale limitazione però, che lavora solo sulla musica che si trova nella nostra libreria, non nella libreria universale. Oltre a non essere così integrata con Facebook e neanche con i dispositivi mobili.
Non c'è partita quindi, e secondo molti commentatori il futuro della musica liquida, anzi il sistema che renderà veramente liquida e de materializzata la musica sarà proprio Spotify o suoi eventuali epigoni. L'obiettivo di Spotify e' in effetti superare iTunes in un paio di anni e già ora secondo alcuni analisti ha superato tutti gli altri competitori del portale e sono il contributore esterno numero due dell'industria discografica, anche se a notevole distanza (il fatturato della sola parte musicale di iTunes per il 2012 non è facile da trovare, ma era 6,2 miliardi di $ nel 2011 e la parte musicale e' rimasta prevalente anche nel 2012, dovrebbe essere dell'ordine di grandezza di 5 miliardi, quindi 10 volte considerando anche che il contributo all'industria della musica del portale Apple e' stato di 3,2 miliardi).

Un dubbio
Ma tutto ciò avverrà subito o quando? Un plus per iTunes rimane, e' ampiamente in attivo e genera profitti per la Apple, anche solo come portale di e-commerce musicale. Marginali per il gigante Apple (sotto al 10%) ma consistenti in assoluto. Non così Spotify, almeno per l'ultimo anno, in base ai dati in parte resi noti o ricavabili da Internet (TechCrunch in particolare). Il fatturato e' stato consistente nel 2012, primo anno di quasi attivo, ma detraendo i diritti da passare a editori e case discografiche, il 70% di cui si parlava prima, e i costi di struttura il margine lordo era di 40 milioni di $. Con gli investimenti per la espansione l'anno si è chiuso, secondo queste fonti, ancora in rosso per 60 M$. Non è una novità per le start-up su Internet, un certo periodo di tempo a carico dei venture capitalists. Ma, ancora una volta, sorge la riflessione sulla miopia delle case discografiche che devono solo sperare che questa nuova scialuppa di salvataggio (per loro) resista abbastanza a lungo alle loro pretese, evidentemente fuori mercato.

Negli uffici della Spotify

Prova pratica in mobilità
Tornando alle funzionalità rimaneva da provare l'uso con uno smartphone e in mobilità. Poco da dire, l'interfaccia è ben fatta e si usa con buona facilità anche sullo schermo da 4 pollici di un iPhone. Ho testato l'uso più interessante che può fare, come sorgente inesauribile di musica, da ascoltare in cuffia in viaggio o in momenti di relax, oppure collegata all'impianto dell'auto, anche con un semplice cavo stereo mini-jack sull'ingresso aux se l'impianto non è uno di quelli ultimi e raffinati con la connessione per iPhone (che peraltro ha assurdamente cambiato standard). Un uso analogo a quello possibile con iTunes Match e che avevo provato a suo tempo. Solo che qui la libreria a cui attingere non è quella nostra personale, ma quella di Spotify con i 20 milioni di brani di cui dicevo prima, magari già esplorata e trasformata in accattivanti playlist da amici o parenti (mio fratello inesauribile produttore, nel mio caso). Le prestazioni in numerosi trasferimenti nella città di Roma, anche in qualità massima e a velocità sostenuta sono del tutto soddisfacenti, l'ascolto procede senza intoppi come per iTunes Match con solo occasionali interruzioni del flusso audio, dovute con ogni probabilità alla rete 3G (operatore Tim nel mio caso) leggermente più frequenti che con iTunes Match, ma è probabile che si tratti di una casualità e non delle prestazioni dei server.

Il download
Per ovviare a questo problema potenziale (soprattutto in aree congestionate o poco coperte) anche Spotify permette un download in locale e l'ascolto offline. Il fatto è che su iTunes Match quello che scarichiamo è già nostro (o così si spera) mentre per Spotify si tratta di una forma particolare di noleggio, e in ogni caso i contenuti musicali dovrebbero rimanere a nostra disposizione solo fino a che è attivo l'abbonamento. Il sistema ideato è la memorizzazione in una struttura di cartelle complessa e nascosta e con formati probabilmente crittografati. Inutile dire che volonterosi programmatori si sono già ingegnati con alterne fortune ad aprire la "scatola" entro la quale Spotify archivia provvisoriamente i materiali audio per l'ascolto offline. Non hanno capito che stiamo entrando nella nuova era della musica quando serve, ma molto oltre i confini del vecchio juke-box, e della liberazione dalle librerie musicali personali, da accumulare (oltre le capacità fisiche di ascolto) e da incrementare  per il puro ed effimero piacere del possesso.



mercoledì 13 marzo 2013

La ricostruzione spaziale - II Parte

Per chi ha effettuato i test proposti nel precedente articolo e ha percepito in modo più o meno conforme alle premesse gli effetti dichiarati, magari chiedendo conferma a famigliari e amici con la tecnica del blind test, in questo post è proposto un tentativo di analisi sulle premesse e possibilità della ricostruzione spaziale nell'audio.

Ingannare l'orecchio
Come è possibile ottenere da due semplici diffusori le riproduzioni apparentemente a 3D provate nel post precedente? In tutti i casi è stato, ovviamente, ingannato il nostro sistema uditivo. Così come una serie di fotografie in sequenza rapida da' l'impressione del movimento, o una serie di riflessioni delle onde sonore da' l'impressione che il suono provenga da una direzione diversa (l'eco), anche in questi casi si sono utilizzate tecniche mirate, come la somma di segnali sonori, l'abbassamento progressivo del volume o altri artifici legati alle riflessioni in ambiente o alle somma di suoni in contro fase, che vanno sotto il nome di "3D audio effects" o "3D sound synthesis". Il più semplice e ovvio dei quali è inviare lo stesso segnale a tutti e due i diffusori, ottenendo come risultato una sorgente sonora, tipicamente il cantante o la cantante, apparentemente in mezzo alla stanza e davanti a noi, dove non c'è nessun diffusore.

Un compendio efficace di cosa si è realizzato in questo campo si può leggere in questo articolo pubblicato sul sito di una università americana (di Washington D.C.). Se il link fosse modificato nel frattempo e' possibile anche leggerlo qui. Ben fatta, pur se molto sintetica, anche la voce di Wikipedia versione inglese sui "3D audio effect".
Sono sviluppi in parte sperimentali, che hanno però in massima parte scopi diversi dalla riproduzione di musica. In particolare, riuscire a posizionare i suoni nello spazio in modo efficace può servire per creare interfacce computer e sistemi di comando e controllo per ipovedenti e non vedenti. O anche ludici, per essere inseriti in videogiochi.

Il test LEDR Lateral sulla scala temporale
Lo spettrogramma del test LEDR Lateral - Prevalenza di frequenze alte
Sistemi audio 3D in campo aperto
Con questi sistemi e con soli due diffusori si può arrivare però solo fino ad un certo livello di simulazione di suoni "tridimensionali". Per andare oltre è necessario uno spiegamento di forze superiore, ed in particolare l'utilizzo di più diffusori. Come nell'audio multicanale, che l'industria del settore propone almeno dagli anni '70 (quando si chiamava quadrifonia) con alterne fortune. Con 4 o 5 diffusori nella stanza si possono registrare e riprodurre anche le riflessioni delle onde sonore ottenendo un effetto di suono avvolgente. Con impianti 7+1 e una disposizione dei diffusori a diverse altezze si possono riprodurre con una certa efficacia gli effetti di suono tridimensionale usati spesso nel cinema (si pensi alla sequenza della battaglia nella foresta nel terzo episodio del primo ciclo di Guerre stellari).

Chi si occupa professionalmente di riproduzione audio in 3D non considera però sufficiente questa tecnologia. I diffusori, per poter riprodurre quelle composizioni di onde sonore che il nostro sistema uditivo utilizza per individuare la provenienza dei suoni (vedere l'elenco nell'articolo citato prima) secondo la maggior parte degli studi del settore devono essere posizionati in una specie di cubo sonoro ("Audio Image Sound Cube") e le registrazioni devono seguire specifici criteri. Una serie di articoli esaurienti su queste tecniche e ricerche si possono leggere sul sito di Audio Central Magazine, dedicato soprattutto alla musica elettronica, segnalato a suo tempo anche da un visitatore del blog, dove si può apprendere anche che la tecnica del cubo sonoro è stata messa a punto dallo studioso britannico Michael Gerzon, con il sistema di registrazione e riproduzione Ambisonics (parecchia documentazione in rete per chi voglia approfondire).

Il test LEDR più discusso, UpR. Come si vede i suoni non sono
emessi solo sul canale destro
Sistemi audio 3D in cuffia
Di questa alternativa ho già scritto in un precedente post dedicato all'ascolto binaurale. Utilizzando una testa artificiale (dummy head) si può catturare la maggior parte delle informazioni che il nostro sistema uditivo utilizza per individuare la provenienza dei suoni e per mezzo di un sistema di riproduzione strettamente controllato, senza riflessioni in campo aperto o regole di posizionamento particolari per i diffusori, si possono poi riprodurre per un ascoltatore. Ottenendo un risultato molto realistico, come può verificare chiunque sperimenti i molti esempi di uso di questa tecnica presenti in YouTube e in Internet.

Audio binaurale in campo aperto
Usando due diffusori invece della cuffia non si riesce a ricreare del tutto lo stesso insieme di suoni dell'evento originale a causa del "crosstalk": l'ascolto con l'orecchio destro dei suoni che erano stati registrati con il microfono sinistro, e viceversa, a causa delle riflessioni nell'ambiente d'ascolto. Questo degrado di efficacia si può diminuire modificando la disposizione dei diffusori. Avvicinando la posizione di ascolto ai diffusori e avvicinandoli tra loro, allontanandoli contemporaneamente dalle pareti, si dovrebbe, secondo alcuni articoli in rete di esperti, diminuire il crosstalk e ricreare in parte la condizione di un ascolto in cuffia. Più interessanti per un uso pratico, e studiate e proposte da anni, sono le tecniche di post-processing per ridurre o eliminare il cross-talk, il più noto sistema si chiama Ambiophonics e vi ho accennato nel post dedicato all'ascolto binaurale. E' stato implementato recentemente come DSP (Digital Signal Processor) ed è disponibile ora anche come app per iPad, consentendo quindi una sperimentazione accessibile che mi riprometto di fare prima o poi. Aggiungo solo che i primi test hanno evidenziato una notevole complessità di messa a punto.

Che utilità hanno tutte queste tecniche per l'ascolto della musica?
Nessuna. Per i sistemi più efficaci non sono stati mai proposti commercialmente sistemi di riproduzione casalinga né materiale audio per alimentarli. Per impianti multicanale 7+1 il software disponibile è rappresentato quasi soltanto da film per grande schermo. Anche l'audio binaurale è una rarità, se si parla di musica. Pochissimi titoli anche nei cataloghi delle etichette audiophile come Chesky Records e, a quanto sembra, nessun interesse neanche nel settore della musica classica.
Non mi risultano neanche esperimenti "fai da te" (che sarebbero probabilmente realizzabili) da parte di autocostruttori (magari qualcuno che capita su questa pagina mi smentirà).
Quindi l'interesse per queste tecniche è al momento puramente teorico e di sperimentazione.
Anni luce di distanza dal mondo del video e del cinema dove il 3D è stato ed è un controverso punto di forza della tecnologia attuale. Peccato perché l'audio 3D è forse anche più spettacolare, come sa chi ha assistito anche ad una demo in multicanale, solo in parte 3D.

Accontentiamoci del nostro stereo
Che non potrà offrire una riproduzione pienamente 3D (gli addetti ai lavori sono precisissimi su questo) ma utilizza raffinati tweeter con dispersione quasi a 180°, progetti che tengono conto delle riflessioni della stanza e in definitiva hanno la possibilità di restituire buona parte del contenuto informativo dell'evento musicale originario, consentendo nei casi migliori di "suggerire" in modo efficace la disposizione dei musicisti (soprattutto per chi la conosce frequentando anche concerti dal vivo e non solo a casa propria), la cosiddetta "immagine spaziale", con risultati già soddisfacenti e che non richiedono eccessive complicazioni ulteriori, come sostiene da anni la nota rivista online TNT-Audio con la campagna "real stereo" che ha ottenuto nel corso degli anni un gran numero di adesioni.

Dalla teoria alla pratica
Personalmente non sono così negativo sulle possibilità del multicanale, come ho scritto su questo blog a suo tempo. Ma la cruda realtà è in effetti dalla parte di Lucio Cadeddu e di TNT-Audio. Perché per ascoltare un suono stereo con un impianto stereo è necessario che le case discografiche producano materiale stereo, e questo negli anni '60 e '70 l'hanno fatto, abbandonando presto il mono. Ma anche per ascoltare in multicanale o con una registrazione che preservi l'ambienza dell'evento originale è necessario che avvenga la stessa cosa. Ma, con l'eccezione della solita musica classica e in minima parte del jazz, non è affatto così.

Come si registra (in stereo)
La ripresa dell'immagine spaziale non pare essere un obiettivo primario, a giudicare dal fatto che non viene mai o quasi mai dichiarata e commentata la tecnica di registrazione ed eventualmente evidenziato come un plus una ripresa fedele all'evento originale (sempre al di fuori della classica). Vediamo una sintesi delle tecniche di registrazione in uso (l'opinabile raggruppamento adottato, in un tentativo di sintesi, è mio):
  1. multitraccia studio: strumenti e voci sono registrati singolarmente, con microfoni (o con connessione diretta, se strumenti elettronici), e poi oggetto di operazioni di editing e di missaggio; le registrazioni possono essere anche effettuate in tempi diversi;
  2. multitraccia live: come sopra ma con registrazione, ovviamente in contemporanea, di tutto l'ensemble strumentale o vocale; può anche essere registrata e mixata in modo opportuno l"ambienza" per consentire di ricreare l'impressione dell'ascolto dal vivo;
  3. due tracce acustica live/studio: utilizzo di due microfoni disposti in "Blumlein pair" (o ad Y) sistemati nella posizione d'ascolto ottimale; l'obiettivo è registrare l'evento sonoro nel modo in cui l'ascolterebbe un umano nella stessa posizione, suoni diretti e riflessi assieme; 
  4. sostituendo alla coppia di microfoni una "dummy head" si può realizzare una registrazione binaurale.
La maggior parte del software musicale è registrato con le tecniche (1), inclusa parte della musica classica e jazz. La modalità (2) è usata soprattutto per la classica e il jazz, la (3) sempre per classica, jazz e acustica in genere soprattutto in produzioni "audiophile", la (4) solo per pochissime produzioni di musica vera e propria. Salvo che in pochissimi casi, confinati alla classica e alle produzioni audiophile, non vengono fornite informazioni né sulla tecnica di registrazione adottata né sulla collocazione spaziale dei musicisti nella esecuzione o nell'evento originale.
L'immagine spaziale nelle registrazioni della musica pop
Nel processo di editing, di progettazione del risultato sonoro a cui si vuole arrivare, è inserita anche la ricostruzione spaziale? Una ricostruzione che sarà evidentemente "inventata" nel primo caso e "rimessa assieme" nel secondo. L'impressione, non solo per le note polemiche sulla loudness war, è che non sia certo questo l'obiettivo durante la produzione di un album di musica pop.
Ma quello che conta è cosa viene venduto. Nel cinema il 3D, che sia poi efficace o meno, nativo o ricostruito, viene dichiarato e fatto anche pagare di più. Nella musica, come accennato prima, la ricostruzione spaziale viene dichiarata come obiettivo solo per la produzione multi canale e in genere per la produzione cosiddetta "audiophile" mentre è del tutto ignorata, e quindi priva di valore percepito, per tutta la produzione restante, quella di più ampia diffusione (ma non necessariamente di minore qualità, non faccio certo una distinzione di valore in base alla tecnica di registrazione): la musica moderna, suonata quasi sempre con un mix di strumenti acustici ed elettronici, registrata in studio e non dal vivo.

Il concerto live nella musica pop
Sembra che oltre a non essere venduto dalle case discografiche come un plus, non sia neanche cercato dagli ascoltatori / consumatori. In effetti, nella quasi totalità dei casi non esiste un riferimento per la ricostruzione d'immagine. In un concerto di musica moderna tutti gli strumenti, anche quelli acustici, sono amplificati: il suono proviene dagli altoparlanti. Che sono disposti di solito su un piano orizzontale, coerentemente con la posizione degli esecutori sul palco, che è anch'essa orizzontale con la sola eccezione, a volte, di una pedana per il batterista (che altrimenti non vedrebbe nessuno). In più gli altoparlanti sono anche disposti spesso in altezza, per raggiungere gli spettatori più lontani. In questo modo può capitare, stando tra le prime file, di ascoltare la voce del cantante, che sarebbe davanti a noi, provenire dai potenti altoparlanti in alto.
Non c'è quindi nessun riferimento reale che ponga il problema della ricostruzione spaziale all'ingegnere del suono.
L'ascoltatore di musica moderna non si aspetta niente sotto questo aspetto, a parte la collocazione sul piano orizzontale, in "stereo", e questo è un bene per l'industria discografica perché per vendere il suo prodotto non richiede al suo cliente altro che cuffie e impianti da scrivania per PC o coordinati di bassa qualità e basso prezzo.

Il concerto di musica classica
L'unico genere musicale che è ancora proposto in concerto senza amplificazione è la classica (musica barocca e antica inclusa). Il frequentatore di concerti di questi generi può quindi pretendere di ascoltare a casa una immagine spaziale che ricordi quella dal vivo. Dove di solito sui complessi strumentali più ampi i musicisti sono disposti su una gradinata, con gli archi in prima fila, i legni dietro e più in alto, gli ottoni ancora più in alto e infine le percussioni, che poi sono anche gli strumenti con i suoni più direttivi (quelli sul registro acuto, triangolo, piatti, xilofono) assieme alle trombe (vedi immagini seguenti).
Ma non sempre, per esempio in un teatro dell'Opera non è così. E non sempre chi ascolta può stare in una posizione che, anche dal vivo, possa consentirgli di riconoscere facilmente la provenienza degli strumenti. Ad esempio all'Auditorium di Roma, nella sala più grande (Santa Cecilia), una delle più ampie d'Europa, dalla platea non si vedono i suonatori in fondo, dalla galleria si vede tutto ma il palco è piuttosto lontano e la posizione degli strumenti meno direzionali si percepisce con difficoltà. Nel vecchio auditorium della RAI, più piccolo, la collocazione era invece più facile da percepire.
Una riproduzione casalinga di una registrazione con una ambienza corretta può quindi persino fornire più informazioni, grazie al diverso punto di ripresa.

La disposizione dell'orchestra nella Sala Santa Cecilia dell'Auditorium di Roma
in un recente concerto diretto da Battistoni, vista dalla prima galleria
La disposizione al Teatro Petruzzelli di Bari per il concerto di Capodanno,
con l'Orchestra della Bielorussia

In sintesi
La ricostruzione spaziale dell'immagine è possibile con tecniche esistenti da anni, accessibili, e in alcuni casi anche economiche (con riferimento in particolare all'audio binaurale). Il mercato della musica, a parte il tentativo della quadrifonia di molti anni fa ('70) non ha mai spinto la transizione a queste nuove tecnologie, a differenza di quanto fece negli anni '60 con lo stereo. Anche gli ascoltatori di musica non sembrano interessati ad ampliare l'emozione dell'ascolto con una riproduzione audio che vada oltre le potenzialità (comunque elevate) dello stereo, tranne che quando l'audio è un complemento ad un film. Non si sa se questo dipenda dalla non conoscenza delle potenzialità della riproduzione audio o da altri motivi.
Fanno eccezione gli appassionati di musica classica e acustica in genere (e, si spera, anche gli appassionati e cultori dell'alta fedeltà) che sono a conoscenza della potenzialità e la ricercano. In misura percentuale sono in numero però insufficiente, ad esclusione dei cultori della classica, per costituire un target interessante per le case discografiche.



domenica 24 febbraio 2013

Spotify arriva in Italia

Dopo Music Unlimited di Sony e iTunes Match di Apple l'embargo all'inaffidabile Italia (secondo le case discografiche) e' stato superato anche dal popolare servizio di streaming musicale Spotify, grande successo in tutto il mondo. Rimangono ancora fuori, tra quelli più noti, Rhapsody (che penso rimarrà solo USA), Google Music e Netflix (per il video) che però sembra stia per arrivare.
Spotify ha diversi punti di contatto con Sony Music Unlimited, che avevo provato diverso tempo fa ed è sempre disponibile (non so quanto diffuso). Alcune differenze ovviamente ci sono, la più evidente è che il servizio è fornito anche gratuitamente. Il servizio gratuito prevede naturalmente limitazioni, anzitutto è disponibile solo in ambiente PC e non su terminali mobili, poi alcuni servizi, e in particolare la qualità audio superiore, non sono disponibili. In più, c'è la pubblicità. In alternativa il servizio è in abbonamento alla modica cifra di 4,99 € al mese con ancora alcune limitazioni oppure a 9,99 €, lo stesso prezzo di Music Unlimited, per l'abbonamento premium.

La versione per iPad - Maschera Novità

Il catalogo
La prima cosa da verificare come sempre è il catalogo. La disponibilità con la opzione premium e veramente ampia, ho fatto come test alcune ricerche di musicisti del passato molto di nicchia come Pentangle, Shawn Phillips e Anne Briggs, o classici come Jaon Baez, e ci sono. Sui moderni ho provato Lia Ices e anche per la cantautrice americana c'è tutta la produzione. Ho provato poi qualcosa di molto recente, Privateering, l'ultimo album di Mark Knopfler, oggetto proprio in questi giorni di una interessante iniziativa della Linn di promozione delle proprie soluzioni per la musica liquida e l'HD, Linn Lounge. Poi ho continuato col progressive italiano e anche qui Banco, Alusa Fallax, Quella vecchia locanda, si trova un po' tutto. Qualcosa che non c'è però l'ho individuato, le produzioni di Rebecca Pidgeon, Ana Caram, Christy Baron, tipiche interpreti da dischi "audiophile" che cercavo appunto per un test sulla qualità. Di Sara K c'è tutto, ma manca ad esempio il noto The Raven della Pidgeon.
Ampia nel senso delle composizioni, meno degli interpreti come sempre, anche la disponibilità per la classica. Quindi a questa prima impressione appare essere, come il già citato Music Unlimited, un servizio in grado di soddisfare quasi tutte le curiosità musicali di chi lo sceglierà. D'altra parte arriva da noi ad uno stadio di maturità, dopo essere stato lanciato e poi via via sempre più apprezzato in altri paesi.



La versione free
Tutto ciò nella versione premium, pagando l'abbonamento. Con la versione free ecco l'elenco di quello che non c'è: Accesso completo sul tuo cellulare, Modalità offline, Qualità audio superiore, Accesso illimitato in viaggio, Contenuti esclusivi, Spotify senza pubblicità. Viene il dubbio che i contenuti esclusivi possano essere, ad esempio, album recentemente usciti e promozionati. A questo scopo avevo scelto quello di Mark Knopfler, che è di settembre scorso ed è venduto in due o tre edizioni tra cui una deluxe molto costosa. Ma, come si vede nelle videate di test, c'è, completo e in ascolto integrale. Con qualità 90kbps e un po' di pubblicità, la maggior parte inerente il mondo della musica, a quanto sembra. Come quella della immagine, che promuove il vincitore dell'ultimo Sanremo (e di uno degli ultimi X-Factor made in RAI), Marco Mengoni. Cosa promuove non mi è chiaro, visto che la sua ultima produzione, incluso il brano vincitore a Sanremo, L'essenziale, è ascoltabile qui su Spotify senza limiti e senza problemi, sembra anzi che tutti i contenuti disponibili a pagamento su iTunes siano disponibili anche su Spotify, gratis. Non si capisce perché mai qualcuno dovrebbe comprarli. L'unica differenza sarebbe la maggiore qualità all'ascolto, ma non sembra che iTunes o chiunque altro punti su questo. La promozione a quanto pare è sulla "comunità" (di fans), sul social e quindi sui concerti e gli eventi. Ma questo, sul business model della musica oggi, sarebbe un altro discorso.


Radio musicale
Il punto di forza e la novità di Spotify non è però tanto il servizio di musica on demand, ma la possibilità di utilizzo come una radio musicale, sia scegliendo playlist proposte da Spotify o da altri abbonati, sia lanciando l'ascolto "passivo" come una classica radio musicale. Ma senza annunciatori e senza spot. Avendo anche la possibilità di scegliere la stazione secondo i propri gusti tra una moltitudine di alternative.
Praticamente ogni utente può creare proprie "stazioni" e proporre scalette e così non resta che sceglierne una. Nell'esempio una stazione ispirata al gruppo new folk inglese Mumford & Sons, che inizia con i Kooks. Si può anche scegliere un approccio sul tipo di Genius di iTunes, che genera playlist in base ad una canzone che scegliamo. Devo dire che ho provato con i Belle and Sebastian e mi ha proposto, almeno per le prime 5-6 scelte solo brani dell'ensemble scozzese.
E' comunque un buon modo per conoscere nuova musica e per accompagnare ascolti rilassati e meno impegnati.



La qualità
Qui c'e' un importante plus rispetto a Music Unlimited, che non dichiara il bitrate, ma dovrebbe essere 90-120 pur se con un algoritmo di compressione di derivazione Atrac particolarmente efficace (anche se a breve arrivare l'alta qualità anche per il servizio della Sony). In Spotify invece le opzioni possibili (con la formula premium) sono tre (bassa, media e alta) tutte dichiarate e la più elevata (vedi figura, relativa alla app per iPad) e' pari a 320kbps, quindi adatta per avere una qualità non distinguibile dal CD almeno per la musica moderna, e ancora adeguata per la classica o la musica acustica registrata con attenzione particolare alla fedeltà. Nella versione desktop c'è solo una opzione "ascolto in alta qualità". Leggendo varie informazioni in Internet sembra essere 320kbps, a patto che l'originale lo sia, e quindi dovrebbe essere così sempre. Come iTunes, in pratica.
L'algoritmo di compressione adottato è Ogg Vorbis, quindi uno dei migliori, sicuramente superiore all'MP3. Da aggiungere che è presente anche una opzione di compressione dinamica, utile per ascolto in auto o in ambienti rumorosi, ma da eliminare per un ascolto casalingo e più accurato.



Le funzioni social
Non mancano mai e per una parte degli utenti possono essere un punto di forza. Vertono essenzialmente sulla condivisione delle playlist e quindi sono orientate sempre alla scoperta di nuovi stimoli nel mondo sempre più vasto e variegato della musica. Ci sono anche su iTunes (o Amazon) ma la mia impressione e' che per vari motivi, il principale dei quali è che Spotify è un servizio che fornisce anche musica gratuitamente, su Spotify questi servizi siano molto più utilizzati che su iTunes e quindi più interessanti e realmente un plus. C'è anche una integrazione molto più spinta con Facebook, i due account funzionano in tandem e in questo modo i vostri amici su FB potranno sapere tutto quello che fate su Spotify momento per momento, e probabilmente vi bloccheranno, esausti, dopo un po'. Spotify cerca in tutti in modi di agganciarsi al vostro account FB. Al momento della sincronizzazione vengono però dichiarati con sufficiente trasparenza i livelli di privacy. In ogni caso possiamo fare outing solo dei nostri gusti musicali, non dovrebbe essere troppo "pericoloso".



Le app
Il concetto di app si diffonde anche se tende a costituire, come ha scritto qualcuno, un mondo organizzato in giardini privati accessibili ai soli sottoscrittori o acquirenti dei prodotti di questo o quel sistema. Comunque ci sono anche qui, prodotte dai soggetti che operano nel settore e in particolare dalle case discografiche. Credo che siano tutte gratuite. Alcune sono veramente interessanti e ben fatte e danno un valore aggiunto, ad esempio da provare è quella della Blue Note, nota e storica (ma tuttora attivissima) casa discografica specializzata in jazz e ampi dintorni.


Le varie versioni
Spotify è utilizzabile su desktop e su dispositivi mobili con apposite app. Io ho provato quella per desktop Windows, quella per iPad e quella per iPhone, e le immagini si riferiscono alle prime due. La versione per desktop ha una interfaccia molto simile a quella di iTunes, e appena installata si collega alla libreria del media player di Apple, se è installato, con l'obiettivo esplicito di prendere il suo posto. Con qualche possibilità di successo, considerato che può aggiungere la possibilità dell'ascolto gratis o quasi. La operatività sulle versioni che ho provato (desktop e iPad) sembra molto buona, a livello di iTunes, si conferma che è un prodotto maturo e ben progettato. Niente a che vedere con Deezer o iMesh. Funzionale e ben fatta anche quella per iPhone.



L'account premium in condivisione
Per accedere al servizio premium si usano come sempre le credenziali, username e password che, sia su iPad/iPhone/Android sia su desktop, rimangono in memoria da una sessione all'altra e quindi non è necessario inserirle ogni volta, o dopo che si è spento o scaricato lo smartphone. Le stesse credenziali si usano su tutti gli ambienti senza alcuna complicazione. Ma con una limitazione sì, ovviamente: uno alla volta. Altrimenti con lo stesso account Spotify potrebbe ascoltare musica in modo illimitato un intero condominio, ed oltre. Il controllo non è troppo drastico, nel senso che se vengono rilevati dai server di Spotify due terminali che stanno scaricando musica dallo stesso account, solo dopo un certo tempo viene interrotta la riproduzione, con un messaggio che indica esplicitamente il motivo. Questo avviene per il sistema di caricamento su buffer, quindi asincrono. Da notare che viene inibito anche l'ascolto di eventuali playlist o album che avevamo scaricato in locale per l'ascolto offline, sempre per l'intuibile motivo di garantire una giusta renumerazione al servizio.

In sintesi
In sintesi, è un vero peccato che l'audio disponibile per questo sistema come per tutti i concorrenti sia ancora ostinatamente in formato compresso, pur se di qualità più che accettabile per la musica moderna di genere pop. Altrimenti Spotify con il suo vasto catalogo e le molte funzioni potrebbe soddisfare quasi ogni esigenza di ascolto della musica, pur se con qualche rischio di passare inevitabilmente e fatalmente ad un ascolto passivo invece che guidato dalle nostre scelte. Rimarrebbe fuori solo qualcosa di raro o specifico o il piacere dell'ascolto "eufonico" con il vinile.
Ascolto che può uscire dal mondo PC ed essere veicolato direttamente dall'iPad all'impianto Hi-Fi con un music digital streamer, come ad esempio il Linn Majik DSM, che era in funzione ieri all'evento Linn Lounge di cui ho fatto cenno prima, e che appunto è stato usato, non a caso, anche in connessione con Spotify (passando però negli ascolti successivi all'alta definizione).

mercoledì 20 febbraio 2013

La ricostruzione spaziale in stereofonia - Parte I

La stereofonia e gli esperimenti di riproduzione sonora che l'hanno preceduta sono nati per tentare di realizzare una ricostruzione spaziale effettiva, quindi in tre dimensioni, ma in un ambiente diverso da quello dell'evento originale. Senza questa esigenza, raggiungere un certo grado di realismo nella riproduzione (che poi è stato battezzato ottimisticamente "alta fedeltà"), sarebbe stata sufficiente la monofonia degli inizi, molto più semplice ed economica, che invece è rimasta (a parte alcune "sette" di appassionati) solo dove è l'unica soluzione applicabile.

Ma è veramente possibile ottenere con due soli diffusori una ricostruzione spaziale? Senza voler avere l'ambizioso, anzi irrealizzabile, obiettivo di dare una risposta definitiva o anche solo condivisa su un tema che suscita molte discussioni nel mondo ristretto e, pare, in costante riduzione numerica (forse anche per queste discussioni) degli appassionati "audiofili", dopo il precedente articolo sui risultati ottenibili con la riproduzione binaurale, metto in fila a partire da questo post alcuni elementi di riflessione.

Una prova pratica
Visto che l'obiettivo finale è l'ascolto in casa nostra con un impianto economicamente e logisticamente accessibile, la prima cosa che viene naturale fare è una prova pratica. Un test accessibile a chiunque, senza strumenti di misura che non siano il sistema uditivo di un audiofilo medio, il suo impianto (correttamente installato) e la musica o i suoni da riprodurre.

Prima prova: da dove proviene il suono
Visto che davanti a noi abbiamo due diffusori, disposti ai due vertici di un triangolo equilatero dove al terzo vertice, seduti comodamente in poltrona, ci siamo noi, se la ricostruzione spaziale non ci fosse o fosse carente ci aspetteremmo di sentire il suono provenire dai suddetti diffusori.
Se mettiamo nel lettore CD un brano semplicissimo, per voce e strumenti acustici, possiamo fare questa prima prova, apparentemente banale. Meglio una voce femminile, più sui toni acuti e più direttiva, per esempio è ottima a questo scopo la versione di Waters Of March, il celebre brano di Tom Jobim, nella esecuzione della cantante canadese Holly Cole, oppure Diana Krall in versione quasi solo acustica nel suo album Love Scenes, oppure qualsiasi altro brano di caratteristiche analoghe.

Da dove sembra provenire la voce della cantante? Dal centro della scena, quindi ben al di fuori dei diffusori, oppure da qualche punto indistinto? E anche chitarra e basso acustico riusciamo a percepirli in una zona intermedia tra i diffusori e il centro dove dovrebbe essersi "materializzata" (come scrivono di solito nelle recensioni) l'una o l'altra delle interpreti canadesi citate? Oppure sembrano provenire dal rettangolo di spazio coperto dalle casse?

Un primo test facile, dall'esito penso scontato. Ma da quale altezza dal suolo sembra provenire la voce della cantante? I suoni nell'intervallo di frequenza della voce femminile sono riprodotti in buona parte dal tweeter, e sono anche i più direttivi, il tweeter nelle nostre casse (a torre o mini diffusori da piedistallo, supponiamo, sono le soluzioni più diffuse) sono a circa 80-90 cm di altezza, un poco più in basso della nostra testa mentre siamo seduti in poltrona, e quindi se fossero percepiti allo stesso livello dei tweeter di cui sopra dovremmo avere l'impressione che Holly Cole, che pure non è molto alta, stia cantando seduta per terra o al massimo su una sedia molto bassa.
E' così, oppure la voce sembra provenire da una posizione più elevata, quella che effettivamente ci attendiamo per una riproduzione "naturale", con la cantante che canta in piedi? Discorso opposto per la chitarra, che non ci aspettiamo proprio il chitarrista imbracci alla stessa altezza del capo della cantante. Il suono appare provenire da un punto situato più in basso o anche in questo caso è alla stessa altezza dei tweeter?

Seconda prova: suoni in movimento
Utilizzando questa volta alcuni suoni 3D opportunamente sintetizzati che un cortese team di addetti ai lavori mette gratuitamente a disposizione sul sito Audiocheck, assieme a molti altri test utilizzabili per vari scopi possiamo effettuare una prova più approfondita.
Si chiamano LEDR (Listening Environment Diagnostic Recording), sono stati messi a punto da uno studioso di acustica di nome Doug Jones, professore al Columbia College e membro della Audio Engineering Society. E' possibile scaricarli in formato Wav (usando la minuscola freccetta laterale rivolta verso il basso nella figura minimalista che usano sul sito). Nel sito sono presenti anche molti altri suoni di test utili per la messa in fase e altri scopi.

Il test
Per effettuare il test il sistema più semplice è creare un CD, con i suoni di test in una opportuna sequenza che riportiamo qui di seguito.
  • Left 
  • Right
  • Center
  • LEDR: Lateral 
  • LEDR: Up: Left 
  • LEDR: Up: Right 
  • LEDR: Over 
  • LEDR: Behind 
Abbiamo aggiunto tre test iniziali molto semplici, per mettere a punto il centro della scena provato in precedenza. Quindi si parte con solo canale sinistro, solo canale destro, e infine entrambi i canali, quindi in monofonia e riproduzione centrale.
Questi 3 test audio forniti da Audiocheck sono troppo brevi per essere trasferiti su CD, li ho elaborati opportunamente (allungandoli per semplice ripetizione a 5 secondi) e si possono scaricare da questo link.
Un primo insieme di test semplice, la cosa più importante da verificare, come anticipato, è che nel terzo di essi il suono provenga effettivamente dal centro. Potremmo accorgerci che la nostra posizione di ascolto preferita non è così centrale come credevamo.

Nei test successivi un suono sintetizzato (che ricorda uno sfregamento di oggetti) si muove davanti a noi simulando  il movimento. Poiché non sono annunciati, non sarà sempre possibile individuare quando comincia un test e ne inizia un altro. Per rendere più agevole la prova  si può inserire prima di ciascuno di essi un annuncio. Allo scopo, sempre dalla stessa pagina, si possono scaricare file audio con i numeri da 1 a 5 (in inglese, in italiano col generatore che ho usato avevano un accento che non mi piaceva). Perché i numeri? Per non influenzare il test annunciando cosa si dovrebbe sentire. In questo modo si potrà anche organizzare facilmente un blind test.

Nel primo dei 5 test LEDR (che sul CD avrà la numerazione 5) la sorgente del suono si dovrebbe spostare da sinistra a destra e viceversa, su un piano orizzontale.

Con i successivi tre test passiamo dalla dimensione orizzontale a quella verticale. Lo stesso suono si dovrebbe percepire in ascesa verticale prima sul diffusore sinistro, poi su quello destro, poi in movimento secondo un arco di circonferenza da sinistra a destra e viceversa. Come descritto con la sottile ironia anglo-sassone che caratterizza il sito Audiocheck, l'effetto dovrebbe essere questo:

UP paths, Left and Right. The sound should begin at about eye level and then travel as straight as possible up to one or two meters above the loudspeaker. Use the Left and Right paths to check for symmetry. If the sound does not rise up from your loudspeakers, try using high quality headphones instead. If headphones work, your loudspeakers and/or listening environment are at fault. If not, the pinna transform embedded into the test signal is possibly too different from your own pinna transfer function; the LEDR test will then fail in this particular case.

OVER. The sound should begin at one speaker and travel in a smooth arc to the other speaker, from left to right and then return back to the left. The arc should be unbroken, smooth and symmetrical. The top of the rainbow should be as high as the Up signals.

Siete riusciti a percepire questo movimento? O tutto continuava ad essere confinato nelle casse? Se il primo test era positivo dovreste aver percepito quanto previsto anche da quest'altro insieme di test, pur se normalmente in modo meno netto rispetto al test destra-sinistra. Altrimenti, come suggeriscono quelli di Audiocheck, il problema potrebbe risiedere nel processamento del suono tra il padiglione esterno delle vostre orecchie e il vostro cervello (pinna transform).

La terza dimensione
Abbiamo provato la dimensione orizzontale, quella verticale, non rimane che provare la profondità. Questa è però più facile da simulare, perché il nostro sistema uditivo percepisce come allontanamento anche un suono che diminuisce di intensità. La percezione della profondità su normali brani musicali richiede un impianto assemblato e posizionato con grande cura ed è notoriamente una verifica cruciale per questi aspetti. In particolare, le casse devono avere un sufficiente spazio dietro di esse. Nel gruppo di test LEDR di audiocheck c'è n'è anche uno per questo scopo (Behind) che utilizza sempre un rumore sintetizzato.
Nella immagine seguente come appare all'editor audio uno dei test LEDR (lateral).


Il blind test
Poiché sappiamo già all'origine, dal titolo stesso dei test, cosa dobbiamo aspettarci, e anche che quello che il test si propone di verificare dovrebbe essere un requisito di un impianto hi-fi regolarmente composto e installato, mentalmente potremmo tentare di adeguare la sensazione uditiva alle aspettative.
Per evitare queste ipotetiche auto-suggestioni possiamo sottomettere il test a qualcuno che non sa cosa deve ascoltare, e non è neanche troppo interessato alla questione. Mogli e figlie o figli, se dotate/i della necessaria pazienza (ma in tutto sono meno di tre minuti) sono l'ideale allo scopo. Meno adatti gli amici audiofili. Il famoso test "alla cieca". Come ho fatto anche io, ricorrendo a mia moglie e mia figlia.

I risultati
Ho volutamente proposto un test molto semplice e replicabile (come peraltro quasi tutti i test di ascolto e di funzionamento su questo blog), provvedendo anche a mettere a disposizione strumenti e file già pronti per semplificarne la  realizzazione. Quindi non è necessario riferire i risultati ottenuti sul mio impianto, ogni lettore / visitatore interessato a questo tema potrà verificare la ricostruzione spaziale sul suo proprio impianto. E, se lo desidera, riferire le sue impressioni nei commenti.

Il prossimo passo
Dopo questo test saremo pronti per affrontare la successiva parte (non so se anche l'ultima) di questa serie di articoli, nel quale ci chiederemo se con un impianto stereo si può effettivamente ascoltare in tre dimensioni e con quali prerequisiti, o cos'altro è necessario per raggiungere compiutamente questo risultato.

martedì 29 gennaio 2013

Un compressore dinamico in prova

Un precedente post era dedicato agli effetti negativi della compressione dinamica sui buoni ascolti e a tutta la polemica su questo argomento che normalmente è indicata con il termine "loudness war".
La compressione dinamica rende la musica meno realistica all'ascolto, ma più adatta ad essere suonata su impianti non hi-fi (i più diffusi) o in situazioni in cui ascolti hi-fi non sono possibili.

La compressione dinamica può però aggiungere al nostro corredo di applicazioni per la gestione dei contenuti una funzionalità utile per l'ascolto di materiale musicale ad alta dinamica in ambienti o situazioni nei quali la gamma dinamica non è sufficiente. Esempio tipico è l'ascolto in auto di musica classica, un ambiente che non può essere silenzioso come una stanza della nostra casa e contenuti musicali che, come abbiamo visto nel post precedente dedicato alla misura della dinamica con il metodo DR (dynamic range) possono raggiungere anche i 16-17 dB di variazione rispetto al valor medio pesato. Questo post è dedicato alla verifica dell'efficacia di questa soluzione.

Il compressore di dinamica
Un compressore di dinamica è un algoritmo della categoria DSP (digital signal processing) che alza opportunamente i passaggi a basso livello, quelli che sarebbero coperti dal rumore di fondo, e abbassa quelli ad alto livello, che porterebbero l'impianto in zona distorsione e/o sarebbero troppo elevati in auto e anche non sicuri perché mascherano i rumori esterni. Dovrebbe fare il tutto in modo automatico e più efficace quello che facciamo noi istintivamente in questa situazione, abbassando e alzando continuamente il volume, e perdendo molto presto ogni interesse a proseguire l'ascolto in questa situazione.
L'ideale sarebbe che questa funzionalità di elaborazione audio fosse inclusa direttamente negli impianti di serie delle vetture, ma così non è, e una diversa strategia può essere quella di preparare preventivamente il materiale compresso per l'ascolto in auto, partendo da quello non compresso che ascoltiamo a casa.

Il component Effect DSP di Foobar2000
Un compressore di dinamica può essere un componente specializzato professionale per studio di registrazione ma può essere anche una applicazione per PC. Ne esistono diverse ed una che gode buona fama si chiama vlevel ed è stata sviluppata per ambiente Linux. E' stata portata anche in ambiente Windows con la realizzazione di un component per Foobar2000, ma provando ad installarlo sull'ultima versione del popolare media player da' un errore di incompatibilità. Problemi di aggiornamento evidentemente. Ho ripiegato quindi su un diverso component, che aggiunge alle funzioni DSP già presenti di default sul media player la compressione dinamica.

Preparazione del materiale
Una volta installato, il component, che si chiama Effect DSP (foo_dsp_effect) è auto-installante e si trova alla solita pagina dei componenti aggiuntivi, non fa altre che aggiungere, tra molte altre, una nuova funzionalità "dynamic compressor" alla lista di quelle attivabili nella sezione processing del converter setup, come si vede nella figura sotto. Per ottenere un brano o un intero album compresso dinamicamente l'unica cosa da fare quindi è convertirlo in questo modo. Ricordandosi poi di deselezionare questa funzionalità e di rinominare i file o la cartella per riconoscerli come compressi.


Con il tasto Configure selected si possono variare i parametri della compressione. Nel test che ho fatto ho lasciato i valori di default, confidando che non siano scelti a caso ma perché sono quelli comunemente più efficaci.


Per verificare l'efficacia bisogna fare una prova d'ascolto, ma per rendere più oggettivo il test si può anche misurare l'effetto del processamento usando proprio la utility dynamic range già analizzata in un precedente post, prima e dopo la cura. I brani che ho scelto erano di musica classica, ovviamente, provenienti da un eccellente disco della BIS (un SACD, ma ho usato lo strato CD) e da un altro CD sempre di musica per piano, ma più semplice, e sempre di Prokofiev:


  • Prokofiev: Piano Concerto No. 2 in G minor, Op. 16 - III. Intermezzo- Allegro moderato - Pianista Freddy Kempf, Bergen Philharmonic Orchestra diretta da Andrew Litton
  • Prokofiev: Piano Sonata No. 2 in D minor, Op. 14 - IV. Vivace, Moderato, Vivace
  • Prokofiev: Toccata da 10 Small Pieces, pianista Eteri Andjaparidze

L'analisi mostrava sul primo pezzo un DR pari a 15, 16 sul secondo e 12 sul terzo. Tutti brani quindi effettivamente ad alta dinamica. Dopo il trattamento il primo scendeva a 12, il secondo a 14 e il terzo a 11 DR. Qui nel seguito i dati del primo pezzo prima e dopo la compressione.


Come si vede dai log riportati sotto il programma ha anche livellato i due canali e ha alzato di parecchio il livello più basso (RMS è il punto medio) mentre non ha agito sul massimo ovviamente, che era già prossimo allo 0dB,



Per l'ascolto in auto occorre poi trasferire i file audio convertiti su un CD o su una pen-drive USB a seconda degli ingressi disponibili sul lettore dell'auto. Io ho usato un CD. L'importante è scegliere l'ingresso sul quale non viene fatto alcun pre-processamento, normalmente il lettore CD (se ancora c'è) dovrebbe essere "pulito".

L'ascolto in auto
Occorre fare una doverosa premessa. Un impianto di serie, tranne (forse) alcune auto alto di gamma, è in criticità proprio all'origine per un ascolto con una escursione dinamica elevata, perché ha difficoltà a produrre alti volumi senza distorcere in maniera udibile. I risultati ottimali richiedono un impianto realizzato da un installatore specializzato con amplificatori dedicati alle diverse vie e altri accorgimenti connessi. Come quello che ho in auto e su cui ho fatto la prova, che non si applica quindi ad impianti di serie dove, ritengo, l'effetto potrebbe essere meno evidente.
Nel CD avevo semplicemente alternato gli stessi brani non compressi e compressi e ho proceduto all'ascolto in un normale trasferimento in città quindi in condizioni di rumorosità ambientale medie. Per fornire tutti i dati aggiungo che l'auto è una Mini ultimo tipo, quindi un'auto di impostazione sportiva ma non troppo, quindi non ai massimi livelli di silenziosità ma comunque con buon livello di insonorizzazione rispetto ai rumori esterni (non avevo a disposizione un'Audi A8 per fare una prova comparativa).

Risultato ottenuto
Il risultato all'ascolto, anche con i parametri di default è stato molto positivo. Tutti e tre i brani, ma più marcatamente il secondo, senza compressione risultavano molto difficili da ascoltare con soddisfazione, i frequenti passaggi a basso livello diventavano meno intellegibili perché disturbati dal rumore di fondo. La compressione invece era molto efficace. Per prima cosa, non avvertibile alcun effetto artificioso né un abbattimento eccessivo della dinamica, che sembrava anzi ancora più evidente, paradossalmente, perché percepibile per intero. Basta solo trovare il volume giusto (non troppo alto nei fortissimo) e poi godersi la musica, anche nei momenti più critici rumoristicamente parlando, come gli occasionali passaggi sul mitico sampietrino (pavé) romano. Uno strumento molto utile.

domenica 6 gennaio 2013

Foobar2000 versione 1.2: Aggiornamenti

I prodotti software evolvono, arrivano nuove versioni, e le guide in Internet inevitabilmente invecchiano. Succede anche per quelle che abbiamo pubblicato per Foobar2000, arrivato ora alla versione 1.2. Ora un po' più semplice da configurare.
Questo post è quindi un aggiornamento alle precedenti mini-guide di Foobar2000 elencate nel seguito:
1. Dopo l'installazione
La versione 1.2 comprende già una serie di componenti (vedi figura) e all'avvio la prima volta consente di scegliere "a vista" la interfaccia che si vuole usare tra una decina di configurazioni (si può cambiare anche dopo). Ho scelto quella più semplice che mostra i dati dell'album che si sta eseguendo. Si può anche inserire in una delle finestre la libreria (album list) oppure lasciare la visione della libreria in una finestra a parte, attivabile con Library > Album List e poi configurabile.
Questa configurazione a vista è anche richiamabile in seguito con View > Layout > Quick Setup.




2. Quello che è già incluso

Playback
Sono già inclusi nel kit quasi tutti i formati audio lossless, sono da installare a parte solo Monkey Audio (.APE) e SACD (.DFF). Quelli inclusi quindi sono:
  • non compressi: WAV, AIFF
  • compressi lossless: WMA, FLAC, ALAC, WavPack
  • compressi lossy: AAC, MP3, MusePack
Convert
Come in precedenza il kit arriva con inclusi soltanto i convertitori ai formati non compressi WAV e AIFF. Per tutti gli altri formati occorre inserire in una directory del PC l'appropriato encoder e selezionarlo la prima volta. Dopodiché penserà Foobar2000 a ritrovarlo e a procedere con la conversione. Gli encoder bisogna cercarli pazientemente in rete ma quasi tutti i formati sono già preconfigurati sul media player e quindi non bisogna fare nulla di più.

I formati lossless di Apple (ALAC) e Microsoft (WMA) non sono invece preconfigurati e quindi occorre anche creare un nuovo formato nella sezione converter. In sintesi:
  • formati output non compressi supportati: WAV, AIFF
  • formati output compressi lossless preconfigurati da aggiungere: FLAC, WavPack
  • formati output compressi lossy preconfigurati da aggiungere: AAC, MP3, Musepack, Ogg Vorbis
  • formati output compressi lossless non preconfigurati: ALAC, WMA, APE (vedi nel seguito)

Driver bit perfect
Nella versione standard i driver vengono selezionati tra quelli installati sul sistema, incluso quello dell'eventuale driver esterno. Volendo utilizzare un driver bit perfect (WASAPI o ASIO) bisogna procedere con la installazione di un componente aggiuntivo (vedi dopo).

DLNA / UpNP
La configurazione di Foobar2000 per funzionare con protocollo DLNA come media renderer o media library è un'altra operazione che bisogna fare a posteriori.

Masterizzazione CD (Burn Audio CD)
Un'altra funzione molto utile che deve essere installata a parte. Consente di creare CD Audio standard da qualsiasi formato gestito da Foobar2000 e si aggiunge alle funzioni di Convert.

3. Mini guida alle personalizzazioni più utili
Sono disponibili nella libreria di Foobar2000 i components già pronti per aggiungere le seguenti personalizzazioni:
  • supporto WASAPI
  • supporto ASIO
  • supporto APE (MediaMonkey)
  • supporto DFF (file audio DSD - SACD)
  • funzionalità DLNA/UpNP
  • funzionalità Burn Audio CD
E' invece necessario rivolgersi a componenti esterni per i convertitori in formato ALAC e WMA.
Un'altra novità è che per molti components è ora disponibile un kit auto-installante. Basta quindi attivarlo cliccandovi sopra per inserire la nuova funzionalità in Foobar2000. Per gli altri bisogna invece procedere come prima, quindi: 1) estrarre dal file zippato l'eseguibile in formato .dll  2) trascinare col mouse il component estratto nel pannello che si apre con la sequenza Preferences > Components  3) selezionare il componente da installare e cliccare sul tasto Apply.

WASAPI
A differenza che in precedenti configurazioni il supporto WASAPI deve essere installato a parte. Il component si scarica sempre da http://www.foobar2000.org/components e per la ricerca si può usare CTRL-F > wasapi. Il componente specifico è foo_out_wasapi ed è auto-installante: si lancia, si aggiunge agli altri automaticamente , bisogna solo selezionare il pulsante Apply in Preferences > Output.
La novità è che ora sono presenti due modalità, Events e Push tra le quali si può scegliere (vedi figura). La modalità Events secondo la documentazione è quella preferibile, se il DAC USB la supporta.


ASIO
Identiche operazioni per il supporto ASIO. In questo caso è prevista una sola opzione e procedendo come sempre viene aggiunta la nuova funzionalità.


Player: Supporto APE
Anche in questo caso il component scaricato è auto installante e tutto funziona in pochi attimi, consentendo si ascoltare mediante Foobar2000 anche file audio in questo formato.

Player: Supporto DFF
Sono i file per PC convertiti da album in formato SACD, quindi in risoluzione 24/88.2.
Il component in questo caso non è auto installante e bisogna inserirlo a mano, come anticipato in precedenza. Almeno su Windows 7 ho notato che l'unico sistema che funziona è il drag & drop. In altre parole bisogna aprire il pop-up Preferences > Component e trascinare il file .dll dalla directory in cui è stato decompresso e salvato sull'elenco dei componenti. Dopodiché si procede con Apply come negli altri casi.

Conversione in ALAC
E' il  formato più compodo per chi usa anche iTunes e quindi inserisco alcune informazioni aggiuntive perché l'installazione è un poco laboriosa.
L'encoder si chiama qaac.exe e si trova (almeno attualmente) in questo sito della organizzazione che lo ha sviluppato. Nel testo descrittivo a un certo punto viene indicato dove scaricare gli eseguibili (... download latest version here ...).
Si deve inserire in una directory a propria scelta e poi configurare un nuovo encoder nel pannello Convert > Choose Output Format di Foobar2000.
Per aggiungere un nuovo convertitore utilizzare il pulsante Add New  e poi nel menu a tendina la opzione Custom (vedi figura).
I vari campi del pannello vanno compilati esattamente come indicato nella seconda figura, nel primo campo va inserita la directory dove è stata salvata l'applicazione qaac.exe, nel secondo la estensione del file che verrà creato, nel terzo i parametri e così via. Usare esattamente questi valori e selezionare l'ultima versione (la 2.10 in questo momento).
Importante, per funzionare deve essere installato anche Quick Time, che sarà però presente già se avete installato iTunes.
Fatte queste operazioni preliminari la conversione si potrà eseguire nel solito modo e sarà come sempre molto veloce.



Nota 1: La verifica delle funzionalità a cui si riferiscono gli screenshots pubblicati nel post è stata effettuata con Foobar2000 alla versione 1.2 su sistema operativo Windows 7 Home Premium aggiornato a Service Pack 1.
Nota 2: Possono esservi modalità diverse in altre versione del sistema operativo, nel caso ciò avvenga, può essere segnalato nei commenti.

giovedì 3 gennaio 2013

Dynamic Range: prova pratica

Proseguendo il discorso iniziato con il post precedente, e prendendo spunto dai commenti, proviamo ad approfondire gli strumenti e le analisi sulla tecniche di registrazione utilizzate negli ultimi anni e soprattutto sulla tendenza a utilizzare compressione dinamica ed equalizzazione loudness per far suonare "forte" le ultime produzioni, con possibili effetti collaterali negativi sulla qualità del suono.

Rendere (nuovamente) piacevole la musica
L'associazione che ho citato nel post precedente, e alla quale ha fatto riferimento in più riprese TNT-Audio, che ha preso il nome di Pleasurize Music Foundation, è nata proprio con lo scopo di proporre e diffondere una misura della dinamica per ogni nuovo album in uscita che, secondo le loro intenzioni, avrebbe aiutato, come una specie di marchio DOC, la diffusione di registrazioni migliori e quindi la fine di quella rincorsa senza fine a cui è stato dato il nome di loudness war.
Intenzione lodevole ma a quanto sembra poi arenatesi, visto che gli ultimi aggiornamenti sul sito risalgono al 2010 (l'iniziativa era partita nel 2009), nonostante il buon interesse riscontrato, con oltre 20 mila sostenitori, in grande maggioranza operatori del settore.

Il Dynamic Range (DR)
La misura del Dynamic Range è però rimasta come risultato, oltre che tutto il sito dove, nelle interessanti FAQ si possono leggere informazioni sugli effetti negativi che la compressione ha sul risultato all'ascolto, secondo i componenti dell'associazione (in gran parte professori universitari e simili). In particolare, è stato sviluppato un software open source e portabile per misurare questo dato, ed è stato possibile per sviluppatori di ogni parte del mondo crearne altre versioni. Tra questi un benemerito programmatore olandese ha sviluppato anche un component per Foobar2000, che ha il vantaggio di poter applicare la misura a quasi tutti i formati supportati dal popolare media player, oltre che di rendere molto agevoli le operazioni. Il programmatore si chiama Soerin Jockan e il component per Foobar2000 si può scaricare da questo link. Ovviamente l'ho provato, sembra che funzioni correttamente, e nel resto dell'articolo sono commentati i risultati delle prove.
(Se il link non fosse disponibile è possibile recuperare il component a questo link sul nostro blog).

Le misure di Dynamic Range 
Valutare in modo oggettivo la qualità di una registrazione non è impresa facile, ammesso che sia possibile, l'obiettivo quindi è più limitato, un indicatore della dinamica effettivamente presente nella registrazione, e dell'eventuale ricorso alla compressione. Come spiegato nel sito dell'associazione che ha introdotto la misura non si tratta di un semplice rapporto tra il livello sonoro più alto e il più basso nel pezzo musicale da analizzare, ma della misura della distanza in decibel tra il livello medio di attenuazione rispetto allo zero e il livello di picco presenti nella registrazione, applicando anche opportuni correttori, per esempio per eliminare l'effetto dell'intro o della coda. Una sorta di media pesata della variazione dinamica, che può essere applicata alla durata di un brano o di un intero album. In questa sezione del sito (finché rimane accessibile) per chi voglia approfondire c'è una spiegazione più ampia del metodo seguito.

Il risultato tipico della misura è tra 8 e 12, ma il significato può variare in base al genere musicale, e quindi alla variabilità dinamica intrinseca che si porta dietro. In questa tabella, ripresa sempre dal sito, sono indicati i livelli di DR ottimali, buoni, o indicativi di compressione (verde, giallo, rosso) per i vari generi musicali.


Le misure
Prendendo come riferimento questa tabella ho iniziato a misurare alcuni album, per verificare se con questo metodo si possono recuperare informazioni più oggettive sullo stato della musica registrata.


La prima misura si riferisce al risultato più elevato in termini di dinamica che ho rilevato. Di 3 dB superiore al livello ottimale secondo la tabella (quindi un incremento consistente, essendo una scala logaritmica), è il dato ottenuto dalla registrazione diretta e senza editing della Chesky Records di un set tutto percussivo, lo stesso di cui ho parlato nel post dedicato all'audio binaurale.
L'applicazione è fatta molto bene e prevede anche un log con il dettaglio delle operazioni di misura effettuate.


Come si può vedere in questo brano il valore efficace del segnale (root mean square) è posizionato a meno 21 dB circa rispetto allo zero, e il valore di picco è prossimo allo zero. Con i correttivi previsti la misura secondo il metodo fornisce un valore di 17 per il Dynamic Range, o DR.

Con altri album di jazz e di classica che ho provato siamo sempre in zona verde, sopra al 12, fino anche al 16.




Vediamo come va sul rock
Ho iniziato da un album famoso per la qualità della registrazione, Dark Side Of The Moon, il risultato almeno da questo punto di vista, e secondo questo metodo di misura, è medio, DR11 sul brano più "dinamico".


Si trattava di una edizione rimasterizzata su CD, quindi sperabilmente corretta. Per scrupolo ho provato anche una versione in alta definizione (SACD) ma convertita per PC. Il risultato è simile, d'altra parte il livello di risoluzione non dovrebbe avere relazione con la dinamica.
Ho cercato quindi se altre registrazioni rock avevano una gamma più ampia. Andando un po' a caso ho trovato risultati prossimi all'ottimale con due incisioni sempre anni '70 degli Audience e dei Creedence Clearwater Revival (o CCR come li chiamavano i numerosi fans).



Con altri album eravamo sempre sopra al 10, quindi non in zona critica. Anche con album di musica soul recente e quindi apparentemente diretta ad un pubblico non da hi-fi casalingo, come Get Lifted di John Legend. Ma si tratta di una edizione in Dual Disc 16/48, forse questo fa la differenza.


Alla ricerca della compressione
A questo punto non restava che cercare qualche registrazione più recente, per vedere se effettivamente la gamma dinamica teoricamente riproducibile viene effettivamente compressa in alcuni casi. Proviamo con un album dell'anno scorso e di grande successo di una interprete molto trendy, Lana Del Rey.


Qui effettivamente siamo a livelli molto inferiori, prossimi alla zona rossa. Analizzando anche il log si vede che la attenuazione parte proprio dallo zero e in questo brano il livello medio è a meno di 7dB sotto lo zero.


Può darsi che questo dipenda dal tipo di musica, da un brano che per sua natura ha poche variazioni di dinamica. Per tentare una controprova ho pensato di esaminare qualcosa che intrinsecamente ha poca dinamica, per esempio un brano folk con solo chitarra, voce e armonica. Ad esempio un classico di Bob Dylan.


E' lo strato CD di un SACD recente, quindi rieditato con tutti i crismi, ma anche con un contenuto musicale così semplice la dinamica c'è. E anche un altro album di Dylan che era invece un CD standard aveva gli stessi valori. Sembra proprio che nell'album di Lana Del Rey, come in altri di genere analogo e recenti che ho provato (es. Avril Lavigne, DR7) la compressione dinamica sia applicata. Insomma, è una questione di genere musicale, ribadisco quello che scrivevo nel post precedente, esiste, c'è un motivo perché esiste, non si può farci molto (come dimostra indirettamente la apparente conclusione degli sforzi della associazione citata) e per il resto è anche questione di gusti musicali.

Prove aperte
La installazione del component è molto semplice e segue le solite regole per Foobar2000, la misura è molto veloce (pochi secondi per un brano, un minuto o anche meno per un album intero) e quindi eventuali lettori curiosi possono fare le loro prove, per esempio per verificare se ci sono differenze tra case discografiche o se altre registrazioni hanno valori ancora più elevati di quelli che ho trovato, o se successive edizioni dello stesso album presentano valori diversi. E magari condividerle qui.