domenica 13 settembre 2009

Il PC può essere un componente Hi-Fi?

Nei post precedenti abbiamo esaminato le nuove interessanti possibilità che Internet propone (o che sono in arrivo) per ascoltare musica in alta definizione o almeno in qualità CD.
Per apprezzare l'alta definizione, così come serve uno schermo Full-HD nel settore video, così serve un impianto Full-Hi-Fi (sigla che sinora non usa nessuno) nel settore audio.
La sorgente del suono in questo impianto (che si può costruire. per chi non lo ha, seguendo i consigli del sito TNT-Audio, o anche quelli più semplificati e orientati ad un primo impianto che abbiamo pubblicato la scorsa settimana su Musica & Memoria) normalmente è il lettore CD, o un lettore multiformato.

Ma potrebbe essere invece, comodamente, proprio il PC? Si eviterebbe in questo modo la operazione di trasferimento di quanto scaricato con il download digitale su un CD o su un DVD. Operazione né complessa né costosa, ma da eseguire comunque con attenzione e che può richiedere tempo, variabile in funzione del formato HD o CD in ingresso.

La risposta sarebbe sì, se il PC avesse tre caratteristiche: 1) una uscita linea (non amplificata), 2) un convertitore digitale / analogico di qualità almeno pari a quella di un lettore Hi-Fi, 3) una silenziosità totale o quasi.

Il problema è che tutte e tre queste caratteristiche assieme non si trovano in nessun PC, fisso o notebook che sia, Windows o Mac che sia. Quindi al massimo si può trovare una soluzione di compromesso.
Vediamo:

La silenziosità
Per motivi misteriosi quasi tutti i PC con Windows sono rumorosi (la ventola di raffreddamento) e possono disturbare l'ascolto, mentre i PC della Apple, fissi o portatili, con una maggiore vocazione multimediale, invece non lo sono. Questa può essere una prima risposta.

Il convertitore digitale / analogico nei notebook
Quello inserito come standard nei notebook non è a qualità CD. Inoltre prevede molto raramente una uscita non amplificata (Line) ma solo una uscita cuffia, che passa per un amplificatore molto semplificato (un circuito integrato) e degrada ulteriormente il suono. Quindi, pur se sarebbero una soluzione comoda, potendoli spostare vicino all'impianto, i notebook non sono una soluzione adeguata con la dotazione standard. Richiedono una scheda audio specializzata e di qualità (con convertitori 96/24 o 192/24) che si può acquistare a parte e inserire nello slot PCMCIA se il notebook ancora la include. Non sono però così facili da trovare, la più nota (Audigy 2Z s della Creative) sembra essere uscita di produzione.
Una soluzione che invece si sta diffondendo è una unità DAC esterna, collegabile su una porta del PC, che può essere S/PDIF o FireWire (se presenti) e soprattutto la più diffusa USB.

Il convertitore digitale / analogico nei PC fissi (desktop)Anche in questo caso è necessaria una scheda audio di qualità, che però spesso è già presente e comunque è un componente piuttosto diffuso e non molto costoso.
Il problema è la rumorosità ancora più elevata, che pone ovvi problemi di inserimento nell'impianto.
Una volta dotato il PC di una scheda audio adeguata o verificata l'adeguatezza di quella a bordo, per utilizzare il PC come sorgente Hi-Fi si possono presentare due scenari:

Impianto già esistente:
a) basta collegare l'uscita della scheda audio o del DAC esterno ad un ingresso analogico dell'amplificatore, con un cavo RCA sbilanciato (terminato con un mini-jack stereo sul lato PC oppure, molto meglio, se la scheda lo consente, con un cavo terminato RCA anche da questo lato, che a questo punto potrà essere anche di elevata qualità); b) per risolvere il problema della rumorosità si può utilizzare un cavo lungo (fino a 5 m.) e sistemare ad opportuna distanza dal punto di ascolto il PC.

Impianto non esistente o impianto separato
La soluzione più semplice e funzionale è rappresentata da un paio di casse amplificate, come le Genelec 8050 in foto, che si possono collegare nello stesso modo dell'amplificatore Hi-Fi. Tutto l'impianto, estremamente compatto, sarebbe rappresentato dal notebook o dal PC fisso, dal DAC e da due casse da piedistallo (che si potrebbero anche mettere in libreria, ma sarebbe veramente un peccato mortificarle così).

NB: Questo post risale al  2009.
La tecnologia per l'ascolto della musica liquida nel frattempo ha
avuto notevoli evoluzioni. Per un quadro sintetico delle soluzioni
possibili per un impianto per l'ascolto della musica liquida
comprendente un PC si consiglia di consultare questo articolo.
(Nota 4.1.2015)

Ma ...
... non ci sono altre alternative, di cui parlano tutti?

Sì, potrebbe essere utilizzato un media center, o uno storage server dotato di uscite audio-video, oppure una connessione wireless, oppure una connessione power-line, oppure si potrebbe connettere il PC su un ingresso digitale ...

Wireless, powerline, connessione digitale: tutte soluzioni in fase di evoluzione, da vedere e approfondire caso per caso, modello per modello. Non si può certo farne una sintesi di valore generale. Sono comunque adatte a persone disposte a spendere tempo e pazienza nell'assemblare l'impianto e a manutenerlo.

Media center, storage server: non sono altro che PC specializzati (e silenziosi, allora si può). Ma non sono la soluzione: 1) la qualità dei convertitori non è "Full-Hi-Fi", non è questo il loro scopo; 2) non è detto che supportino i formati HD nuovi (al momento no) 3) richiedono comunque il trasferimento della musica scaricata da PC, con tempi non molto diversi dalla creazione di un disco HD (DVD-Audio o HDAD o simili) e del tutto analoghi a quelli di creazione di un CD.
Molto più comodi (anche per le tipiche esigenze di un media center) i lettori DVD o multiformato con ingresso USB 2.0.

In sintesi:
Il PC come componente Hi-Fi è una strada a cui si può anche pensare, soprattutto in situazioni nelle quali un completo impianto Hi-Fi è comunque complesso da installare per vincoli di spazio e di costo (e magari di tempo). E dobbiamo ancora approfondire cosa si può fare con gli Apple.

sabato 5 settembre 2009

Il download digitale HD in Internet

Qual era la domanda implicita nel precedente post? Riassumendo, era: "Quali risorse web esistono per scaricare musica in qualità superiore al CD o uguale al CD?"
Non avevamo trovato quasi nulla, in sostanza, perché HDtracks, l'unica iniziativa utile per un appassionato di musica (e non di tecnologia) rimane ufficialmente non disponibile al di fuori degli USA.
Cercando cercando qualcosa si trova, ma non abbastanza da abbandonare il CD, per ora è sufficiente solo per provare le differenze, o magari per scoprire qualche autore nuovo.
Anticipo che la musica in download digitale di maggiore qualità si trova sul sito della casa discografica della Linn (noto e storico produttore di alta fedeltà inglese) che è anche quello che propone il catalogo più vasto, pur se sempre ristretto alla propria etichetta e a poche altre piccole etichette indipendenti.
Approccio totalmente opposto è quello dell'altra iniziativa più interessante: Magnatune, la capofila delle "etichette Internet", punto di scambio tra musicisti senza contratto con una casa discografica e appassionati di musica, lo stesso modello seguito dalla nostra (nel senso di italiana) iniziativa OnClassical.

Quello che la rete propone oggi


MusicGiants (o HDgiants)
Sulla carta era la iniziativa più interessante. Aveva accordi anche con le majors ed il catalogo era quindi abbastanza ricco e con la possibilità di crescere. In parallelo c'era anche una sezione per film in HD. Prevedeva diversi sistemi di distribuzione.
Purtroppo la società ha dichiarato fallimento nella primavera del 2009. I tempi probabilmente non erano ancora maturi o hanno fatto il passo più lungo della gamba. Il sito però esiste ancora (anche se alcune pagine non sono disponibili). Non credo sia consigliabile concludere qualche acquisto.
La musica disponibile è tutta di artisti affiliati al sito, che percepiscono poi una quota in base allo scaricato (in percentuale molto superiorie a quella normalmente offerta dagli editori musicali).
Esiste da quattro anni e il catalogo è diventato nel tempo piuttosto ricco. Naturalmente i musicisti sono tutti sconosciuti o quasi e quindi non è qui che si può trovare il disco che stiamo cercando perché abbiamo letto una recensione positiva.
Per la musica classica il problema è minore. Se la ricerca è sull'autore o sul brano, si possono trovare molte interessanti esecuzioni, di livello professionale. Certo l'esecutore non sarà una star della classica come Anne Sophie Mutter o Lang Lang.
La qualità è dipendente dalla registrazione, che spesso è eseguita dalla stessa Magnatune (leggi qui le modalità di realizzazione dei master), riportata su formato FLAC (a quanto sembra in 48/24 e forse anche 88,2/24).
La modalità di vendita, oltre al download, prevede l'abbonamento con canone mensile e possibilità di scaricamento illimitato. Possibile anche lo streaming, senza pubblicità (in abbonamento) o con un messaggio tra un brano e l'altro, ma gratis.
I prezzi, vista la notorietà degli autori e degli esecutori, sono inferiori a quelli standard di iTunes.

Come già detto, è il negozio on-line della nota casa discografica creata dalla Linn diversi anni per produrre album registrati con la massima qualità possibile (audiophile). Comprende anche diverse altre piccole label specializzate. Oltre che su supporto fisico (CD, HDCD o SACD) ogni album è disponibile in "qualità master" quindi la massima possibile in base alla registrazione, fino a 192/24, quindi anche teoricamente superiore al SACD (equivalente a 88,2/24). Un album intero 192/24 ha una dimensione di 3GB.
Prezzi allineati a quelli di iTunes sino a livello CD (c'è quindi un vantaggio di qualità) e superiori salendo di qualità. Supporto fisico (CD, SACD, HDCD) 18 € + spedizione, download CD 11 €, download 192/24 23 €.
Altra iniziativa interessante, ma solo sulla carta. Il catalogo veramente ridotto (poche decine di titoli) rende al momento il sito di ben poca utilità.
L'idea sarebbe di trasferire in alta definizione (96/24) le registrazioni storiche public domain e distribuirle a basso costo su supporto fisico (DVD Audio) o via download digitale. I prezzi sono 16 $ nel primo caso e solo 4$ nel secondo.
Secondo i curatori del sito le esecuzioni diventano public domain dopo 28 anni, perchè considerano che dopo questa data la registrazione spesso non viene rinnovata e i diritti decadono (almeno in USA). Sarà. Mi pare di ricordare che i limiti siano superiori e quindi chissà se vendono qualcosa che ancora appartiene ad altri. Sta di fatto che il catalogo è molto ristretto e quindi probabilmente possono essere sicuri solo per pochi titoli.
In pratica quindi non vendono la musica in quanto tale ma il lavoro di trasferimento in digitale HD che hanno fatto.
Ovviamente si tratta in larga parte di musica classica, con diritti di editore quindi facilmente scaduti.
Una piccola iniziativa. Il catalogo sembra composto essenzialmente da esecuzioni di classica o jazz uscite in SACD o DVD-A su piccole etichette e rese disponibili, oltre che in questo formato fisico, con download digitale. Solito limite del catalogo ristretto.
La nota casa discografica, numero uno nella musica classica da decenni, ha aperto anche un negozio online (web shop) che risponde al link di sopra, dal quale si può scaricare la musica anche in qualità CD, oltre che acquistare i dischi per corrispondenza.
Il formato utilizzato è anche in questo caso il FLAC e quindi è anche DRM-free (caso eccezionale per una major). Il livello di qualità non sono riuscito a trovarlo ma non dovrebbe essere superiore a quello standard del CD (comunque superiore a iTunes, e nella classica si sente).
Disponibile anche il download brano per brano in formato compresso "alta qualità" (MP3 VBR 320Kbps, equivalente al formato alta qualità di iTunes). Catalogo ovviamente molto vasto (oltre 3000 titoli).
Si trova anche musica in alta definizione o qualità CD:
- nel sito della etichetta specializzata della Onkyo (ma bisogna conoscere il giapponese)
- nel sito Shockwave (che però è specializzato in musica di ambiente e license free


Da citare anche i siti di vendita on-line di due note case di dischi audiophile (quindi tipicamente specializzate in vinile). Vendono però solo supporti fisici.
Reference recordings: si scopre che vende anche in formato SACD
Classic Records: si scopre che invece, per il digitale, non ha scelto nè il SACD né il DVD-Audio, ma il formato HDAD (DVD-V solo audio 96/24), che può essere comunque letto da qualsiasi player DVD recente.


Qual è la prossima domanda?
A questo rimane da rispondere al quesito successivo: come e dove la ascoltiamo la musica digitale in alta definizione che abbiamo scaricato da Internet?


(Altri due strumenti che richiedono impianti ed incisioni ad alta fedeltà: il vibrafono e il contrabbasso)

venerdì 28 agosto 2009

Download digitale e alta definizione

Il download digitale della musica da Internet e l'alta definizione, come noto, non vanno troppo d'accordo. Il motivo è che, quando tutta la storia è iniziata (ai tempi di Napster) la maggior parte delle connessioni erano le prime ADSL (o DSL in USA e Nord Europa) a qualche centinaio di Kb, o addirittura ancora via modem. La bassa definizione, inevitabile conseguenza del sistema di compressione MP3 (un prodotto in parte italiano) era quindi un prezzo inevitabile da pagare per avere la musica gratis. Solo che poi è rimasto anche quando la musica non è stata più gratis (iTunes) e quando la velocità in ADSL è diventata di diversi Mb. Ora, con i tempi che occorrevano un tempo per scaricare una canzone o due, si può scaricare un film in formato compresso DiVX. E allora perché non si passa, non dico all'alta definizione, ma almeno alla definizione normale del CD?
Facciamo il punto:
  • MP3 128Kbps (compresso, bassa definizione): 3-4 MB per canzone
  • MP3 o AAC 320Kbps (compresso, media definizione): 6-7 MB per canzone
  • WAV 44.1KHz/16bit (standard CD, non compresso, media definizione): 40-50 MB per canzone
  • WAV 192KHz/24bit (alta definizione in formato DVD-Audio): 200-300 MB per canzone
  • DiVX (compresso, bassa definizione, video): 700-1000 MB per film
Visto che ormai si scaricano comunemente i film via Internet (non approfondiamo come) non dovrebbe essere un problema per nessuno scaricare:
  • un intero CD in formato standard (400-500MB, 200-250 se compresso lossless, senza perdita di qualità, ad esempio con il formato FLAC)
  • canzoni in formato HD (100 MB compresse MLP)
  • un intero album in formato HD (1-2 GB)
La maggior parte delle connessioni sono ADSL flat e quindi sarebbe solo questione di tempo maggiore di connessione, il costo sarebbe lo stesso. Dovrebbe esistere quindi ormai un mercato, magari piccolo, di nicchia, per gli irriducibili fanatici della qualità (come noi) che danno importanza alla differenza di suono tra MP3, CD, HD, magari pochi in percentuale, ma sempre molti nella mega dimensione di Internet. Invece di siti Internet che distribuiscono musica in formato non compresso (e quindi almeno con la qualità di un normale CD, uno standard ormai di 30 anni fa) o superiore ne esitono ben pochi. Ne commentiamo brevemente per ora due, uno è italiano:
  • il primo è HDtracks, una iniziativa coraggiosa della piccola etichetta Chesky Records, specializzata in dischi audiophile, discreto catalogo, comunque molto limitato, ma, come Hulu (o Napster 2, o Rhapsody) è ufficialmente disponibile solo per chi si connette dagli USA (soliti diktat delle case discografiche?); offre musica in media definizione compatibile con iTunes e in alta definizione;
  • il secondo è OnClassical, catalogo piccolissimo, solo musica classica, ma è italiano e forse indica che qualcosa si muove; offre musica in formato non compresso, qualità CD, e DRM-free (senza vincoli di copie successive) ed è a anche editore della musica che propone, con innovative condizioni per i musicisti.
OnClassical dimostra che anche in un mondo così difficile e così chiuso e vincolato come quello degli editori discografici è possibile muoversi sfruttando le possibilità sinora inesplorate della tecnologia.
HDtracks potrebbe dimostrare (vedremo i risultati l'anno prossimo) che un interesse esiste per l'alta definizione anche nella musica digitale. Il problema principale rimane sempre quello del catalogo. Sono presenti molte etichette anche importanti, come la ECM (con buona parte della produzione di Keith Jarrett o Jan Garbarek) o la Harmonia Mundi, o ovviamente la Chesky Records. Ma non ci sono, ad esempio, la Deutsche Grammophon o la Blue Note (le cito perché gli appassionati di classica e di jazz dovrebbero essere il primo target per queste operazioni). Non ci sono perchè le majors su HDtracks, almeno al momento, non ci sono (non basta loro evidentemente la limitazione agli USA, o chiedono troppo per HDtracks).

Siamo sempre al punto che la scelta viene fatta più sul formato che sul contenuto. Normalmente uno sceglie prima la musica e poi il formato migliore. Qui siamo ancora al processo opposto: vediamo qual è la musica più interessante su questo formato.

E i prezzi?
Allineati a quelli di iTunes (che fa il mercato per il download digitale) in entrambi i casi. In particolare una canzone costa 1,49 (contro 1,39 di iTunes per il formato AAC in alta qualitò) e un album 11,98. Con il vantaggio però che in entrambi i casi è DRM-free e comunque a definizione superiore.


E per ascoltare?
Chiaramente esistono software per PC che supportano il formato FLAC. Il problema è che il PC non è un impianto di alta fedeltà. Per il formato CD sarà opportuno appunto creare un CD e utilizzare un lettore CD hi-fi. Per sfruttare l'alta definizione del formato FLAC scelto da HDtracks sarà necessario utilizzare un lettore DVD-CD multiformato che legga anche questo standard (ad esempio il T+A E-Series o il Linn Klimax DS, macchine non propriamente economiche, ma certo altre arriveranno, gli aggiornamenti si possono consultare
qui) oppure effettuare una conversione su PC in formato DVD-Audio non compresso. E' ovviamente un settore agli inizi e quindi nuovi prodotti arriveranno.
Rimandiamo ai prossimi sviluppi per un approfondimento, sperando che il vincolo USA sia presto rimosso. E sperimentiamo OnClassical. E osserviamo le altre inizative in corso, che pure esistono (come High Resolution Music oppure Magnatune).


(Nell'immagine uno degli strumenti che più facilmente mette in risalto la differenza tra media e alta risoluzione, tra suono compresso e non compresso: il pianoforte gran coda)

giovedì 23 luglio 2009

Fine di una lunga storia (la Rollei)

Finisce la lunga storia della Rollei, uno dei marchi simbolo della storia della fotografia. Franke & Heidecke, i fondatori, avevano iniziato negli anni '30 del 900 in un vero e proprio mercato di nicchia, le macchine fotografiche stereoscopiche, ma poi avevano azzeccato il modello che sarebbe diventato la Rollei per eccellenza. Si trattava della prima reflex moderna, biottica (quindi più semplice rispetto ad una reflex vera e propria) ma altrettanto efficace, a parte la limitazione dell'ottica fissa. Con una solida costruzione in metallo e ottimi obiettivi la classica Rolleiflex (e, in parallelo, la più economica Rolleicord) è stata usata per decenni dai fotografi professionisti sia per il reportage sia per servizi fotografici, vincendo nel tempo grazie anche al plus della efficiente sincronizzazione del flash. Tra i numeri uno nel mercato fotografico grazie anche alla eccellente qualità sino agli anni '60 e all'avvento delle reflex moderne, ha comunque proposto modelli interessanti anche tra le reflex monobiettivo sia 35mm sia 6x6. E poi, proprio quando sembrava ormai un marchio del passato, ha azzeccato un altro modello-tipo, la prima compatta 35mm, la Rollei 35, prototipo di un tipo di macchina fotografica che sarebbe diventata la più diffusa tra tutte dagli anni '70 in poi.

La notizia completa, da PhotoNet Forum, racconta degli ultimi vani tentativi di mantenere una piccola produzione per il mercato professionale, con in prima fila i discendenti dei fondatori (si intravede una vicenda alla Heimat) e la riduzione finale di tutta la storia Rollei al solo nome, da utilizzare sul mercato delle macchine digitali fatte in oriente per chiedere qualche euro in più agli acquirenti. Pura immagine riflessa di una lunga storia, che ha lasciato sedimenti e vaghe memorie che evidentemente ancora sono presenti nell'immaginario collettivo.

Sad news. Yesterday, the business section of the Hannoversche Allgemeine, reported that the last remaining employees of Franke & Heidecke (formerlyRollei Fototechnik) in Braunschweig have now been made redundant, Thecompany filed insolvency in February and the liquidator now sees little chanceof the company recovering, as it has as good as no assets (its premises arerented and the machinery is leased). He did, however, mention that certainparties are still interested in maintaining the production of RolleiProfessional cameras - who they are was not disclosed, nor was how they intendto operate. Good news for the 16 apprentices at the factory, they have beenpromised an opportunity to complete their apprenticeships at other companiesin the region. So, it looks like the professional segment of Rollei has nowended its long history after a brave attempt to keep it afloat by messrsFranke and Heidecke (descendants of the original founders of Rollei). Thename of Rollei continues in the marketing organisation that was spun off a fewyears ago to market Rollei-branded digitals manufactured in Asia and moved toBerlin. (23 luglio 2009)
Una piccola storia delle macchine fotografiche? La puoi leggere qui.

mercoledì 22 luglio 2009

Pirate Bay diventa buona

Leggiamo su Key4biz che:

Il nuovo proprietario di Pirate Bay Hans Pandeya, amministratore delegato della società GGF ha dichiarato: “Pirate Bay ha bisogno di un nuovo modello di business che soddisfi tutte le parti in causa: i fornitori di contenuti, gli operatori a banda larga, gli utenti e la giustizia. Chi crea e chi fornisce i contenuti deve essere pagato”. e, prima:

La Baia dei Pirati è stata acquista per circa 5,6 milioni di euro dal gruppo svedese Global Gaming Factory (GGF).

e, ancora prima:

il tribunale svedese ha condannato a un anno di prigione i quattro responsabili, infliggendo loro anche un risarcimento pari a 2,72 milioni di euro a favore dell'industria musicale e cinematografica. L’accusa è quella di pirateria.

Quindi possiamo senz'altro concludere che i quattro fondatori di Pirate Bay, oltre a riuscire (indirettamente) a far eleggere al parlamento europeo il leader del Partito dei Pirati, dai giovani svedesi, hanno fatto alla fine anche un discreto affare, precisamente un affare da 5,6 - 2,72 = 2,88 milioni di Euro, 720 mila € per ciascuno, un appartamento a Roma potranno comprarselo, a Stoccolma forse anche due. E poi, la sentenza non è ancora definitiva.
Non è chiaro invece come quelli di GFG pensino di recuperare l'investimento. A 1 Euro per canzone comincerebbero a guadagarci (break even point) dopo aver venduto 5,6 milioni di canzoni. Ipotizzando ottimisticamente costi zero. Per un raffronto, l'intero mercato italiano 2008 del downlooad digitale (dati FIMI - Deloitte) è pari a 7 milioni di € = ca. 7 milioni di canzoni.
Certo, l'Italia è indietro sul download digitale (ma molto avanti sul P2P illegale) ma è un paese di 60 milioni di abitanti, mentre gli svedesi sono 9 milioni.
Probabilmente cercheranno di vendere spazi pubblicitari agli ignari visitatori ancora alla ricerca di musica gratis (per un po'). Quanto a trasformare un marchio famoso per la musica gratis in un posto dove si paga ... come dice lo stesso AD, si tratta di conciliare le esigenze di chi vuole farsi pagare con quelle di chi non vuole pagare. L'analoga iniziativa USA di Napster 2.0 non è stata un successo. Vivacchia perché fa parte di un gruppo, ma non è leader del settore.
Si sospetta che dietro ci siano le solite majors che finanziano chi libera la rete da pericolosi siti P2P ma ne dubito, non hanno più margini per queste operazioni.

Sicuramente quelli di GFG hanno dei finanziatori molto fiduciosi sulla musica in Internet come generatore di profitti e sul valore nel tempo dei marchi nel mondo Internet. Due elementi non sempre confermati dalla realtà.

giovedì 16 luglio 2009

Il CD è in omaggio

Agli inizi degli anni '80 il CD era qualcosa di prezioso. Prometteva "la perfezione del suono digitale" (pubblicità Philips) e costava più dell'obsoleto LP, con la sua testina che sfregava anacronisticamente contro il vinile nei (micro) solchi. Nella famosa (allora) catena di discoteche Ricordi, non avendo ancora espositori adatti, i CD li tenevano addirittura sotto chiave, in armadi con antine di vetro, per scongiurare il furto dei costosi dischetti (rubavano persino gli LP nascondendoli nei cappotti e negli eskimo, non avevano poi tutti i torti, a dire la verità).

Chi poteva mai prevedere che proprio la stessa Philips, con la mossa di mettere sul mercato il masterizzatore come componente "commodity" (dal prezzo calante velocemente, cioè), beninteso dopo aver abbandonato il mercato discografico cedendo la sua etichetta, avrebbe innescato una spirale interminabile di svalorizzazione del povero CD.
Che è arrivato infine al valore percepito ... zero. Apripista della nuova tendenza è la casa discografica Nonesuch per l'ultimo disco dei Wilco (che si chiama semplicemente The Album), un ottimo gruppo rock USA. E' disponibile in CD, d'accordo. Ma è disponibile anche in una bella versione in vinile da 180 grammi e in questo caso, per comodità dei compratori (per esempio per sentirlo in auto) è incluso gratuitamente lo stesso disco in formato CD. I prezzi? Tredici dollari (12,99) il CD e 20 dollari l'LP.

Così recita l'annuncio:

An audiophile, 180-gram vinyl pressing of Wilco (the album). This first edition pressing is manufactured in Germany and boasts a gate-fold cover. As a bonus, each vinyl copy also includes a copy of the album on CD. Side A: Wilco (the song) / Deeper Down / One Wing / Bull Black Nova / You And I / You Never Know Side B: Country Disappeared / Solitaire / I'll Fight / Sonny Feeling / Everlasting Everything

E' una mossa perfettamete logica, tenendo conto che il costo di una ulteriore copia su formato CD è di pochi centesimi, mentre il valore del grande LP si vede e si percepisce tutto. E i prezzi fotografano efficacemente i valori in campo.

Sarà alla fine l'LP il successore del CD come supporto fisico? Questo no, ma la ripresa del buon vecchio vinile continua.

mercoledì 25 marzo 2009

PrestoPRIME versus YouTube

Dalle newsletter specializzate: "Obiettivo dell'iniziativa PrestoPRIME, finanziata dall'Unione Europea e alla quale partecipano quindici partner, dall'Institut National de l'Audiovisuel francese alla Rai, con Teche e Centro Ricerche, dalla Bbc alla Orf, insieme a università ed altri enti, è trovare un linguaggio comune, uno standard internazionale, che permetta di conservare e preservare nel lungo periodo la memoria audiovisiva digitale già disponibile nelle teche degli enti radiotelevisivi europei e quella, su supporto analogico o su pellicola, che le teche stesse stanno recuperando e restaurando nei loro archivi."

Una buona notizia, apparentemente, forse il materiale audiovisivo contenuto nelle "teche" della RAI e delle altre emittenti, quando c'è e non è andato distrutto (per le trasmissioni dal vivo) e quando è già digitalizzato potrebbe diventare finalmente disponibile, invece di restare sepolto negli archivi, come ora. O messo in linea in modo frammentario o incomprensibile. Vedi su Teche RAI il materiale audio sulla storica trasmissione Alto gradimento di Arbore e Boncompagni; essendo incompleto abbiamo preso l'iniziativa di mettere in linea, quello che si trova, su Musica & Memoria (speriamo bene) anche se ovviamente parzializzato.

Il risultato è che su Google con la chiave di ricerca "alto gradimento" il primo sito è proprio Musica & Memoria .

E di Per voi giovani, ne vogliamo parlare? Nulla di nulla. Stiamo provando anche qui a mettere in linea qualcosa, con l'aiuto prezioso di volenterosi visitatori.

Leggendo invece il seguito della notizia, si ricava che possiamo anche metterci tranquilli, il progetto per ora si concentra su uno standard comune per la messa in rete dei documenti, che salvaguardi i diritti dei detentori del copyright sui materiali.

Ora, la parola standard in Europa è sempre un po' problematica, a parte la lingua, non sono standard neanche le prese della luce. Non lo vedo un percorso facile. Se poi ci aggiungiamo la paranoia della protezione dei diritti, le previsioni sui tempi diventano ancora più aleatorie.

Insomma vogliono prima riuscire a fare qualcosa del genere "determinare un insieme di regole che consentano “la generazione automatica di metadati standard che descrivono il diritto durante tutto il ciclo di vita del prodotto” e definire un modello standard di tracciamento del materiale che ne consenta l'utilizzo ripetuto, in toto o in parte, in contesti diversi da quello di origine."

Auguri. Ma non è materiale storico? Non è ormai public domain dopo 50 anni? Già puntano ai 90 anni degli USA? E, ancora, non ci hanno già pensato le case cinematografiche, Sony e Microsoft per il Blu Ray? O magari le iniziative di Chairiglione sul "copyleft" e dintorni? Devono inventare una specie di ISBN per le "teche"? Evidentemente hanno tempo da perdere, nazionalismi da coltivare, finanziamenti da raccogliere.

Nel frattempo le vere teche ci sono già. E' sempre qualcosa di anarchico, incerto, mutevole nel tempo, ma c'è. Si chiama YouTube e lì, se cerchi una registrazione di una vecchia Canzonissima o del Cantagiro, o anche qualcosa di maggiore spessore, può darsi che la trovi.

Il vero digital divide non è quello tra i vecchietti e l'ADSL, ma quello tra i detentori dei diritti e la nuova informazione globale e orizzontale di Internet.

martedì 6 gennaio 2009

Il Blu Ray nasce già vecchio?

Dopo una lunga guerra commerciale il Blu Ray Disc, sponsorizzato dalla Sony, ha avuto la meglio sul concorrente HD-DVD sponsorizzato dalla Toshiba. L'obiettivo era duplice: rimpiazzare il DVD (e quindi provocare il solito aggiornamento del parco hardware, benefica occasione ricorrente per i conti delle società di elettronica) e avere un supporto adatto per introdurre a livello di massa l'alta definizione nel video. Avendo anche qui l'opportunità di un rinnovamento del parco software (film) e di un rilancio, o un innalzamento, delle vendite nel mercato consumer.

Ora ci sono arrivati e nei negozi si trovano i lettori Blu-Ray, a un prezzo che è circa 3 volte quello di un lettore DVD buono (e anche sei volte quello di un entry-level) e qualche sorpresa tecnologica per i primi entusiasti acquirenti, come il tempo di attesa veramente lungo (stile PC), nei primi modelli in commercio, tra l'inserimento del dischetto e la comparsa del menù sullo schermo del televisore.

Tutta la giustificazione tecnologica del Blu Ray disc, come di tutti gli altri supporti a disco ottico che lo hanno preceduto, è la possibilità di archiviare grandi quantità di dati digitali (come quelle richieste per il video ad alta definizione), con un costo minore rispetto alle memorie a stato solido o a disco fisso.

Il fatto è che nel frattempo le memorie a stato solido, ormai da anni disponibili in formato rimovibile con vari fomati (tipo Secur Data SanDisk o simili) sono in continua diminuzione di prezzo da anni, così come le memorie su hard-disk.

Vediamo i prezzi a gennaio 2009 (fonte: Kelkoo): - Blu ray 25GB 2x non riscrivibile: 10-12 € - Blu Ray 25GB 2x riscrivibile: 14-20 € - Memoria Secure Digital 1GB riscrivibile: 2,5 - 3 € - Memoria Secure Digital 8GB riscrivibile: 12 - 15 € - Memoria Secure Digital 16GB riscrivibile: 25-30 € - Memoria Secure Digital 32GB riscrivibile: 100 € (i lettori Blu-Ray sono ancora intorno a 300-400 €)

Da notare che: a) i dischi hanno ancora tempi di scrittura estremamente lenti (2x) mentre le schede di memoria sono molto più veloci (anche quelle non speciali); b) abbiamo messo per confronto il prezzo anche di una scheda da 1GB, che era di ca. 10 € fino a un paio di anni fa, e si è ridotta a un quarto; c) per un film ad alta definizione non sono necessari per forza 25 GB, con varie tecniche di compressione lossless (senza perdita di qualità) si può archiviare il film su memorie di capacità inferiore; d) vista la praticità di gestione delle schede e l'accesso immediato un film si può anche sudividere su due schede a prezzo inferiore (es. primo e secondo tempo); e) la scheda di memoria è unversale, e può essere usata per la visione del film anche su un PC, un notebook o addirittura su un telefonino.

In sintesi le schede costano di più, ma il trend di discesa dei prezzi è probabilmente più veloce, perché il mercato è più vasto. E' probabile quindi che si arrivi in breve a un pareggio dei costi a parità di funzionalità.

E a quel punto diventerà discriminante il fondamentale vantaggio delle memorie su scheda: la minore complessità e la maggiore affidabilità. Chiunque utilizza un DVD (o un CD) sa infatti che se la superficie è sporca con ditate o altro o rigata la lettura può anche essere impossibile, nonostante i sistemi di correzione di errore previsti dal sistema. Perché il disco ottico è un sistema complesso all'origine: i dati sono messi su un supporto (il dischetto) con un metodo di archiviazione e trasferiti sull'hardware con un sistema di lettura laser di tipo elettro-meccanico (motore per la rotazione, braccio e testa di lettura laser ecc.); per definizione, è qualcosa che si può rompere.

Una scheda di memoria archivia i dati e li presenta già come li richiede il decoder di un DVD (che è un computer specializzato) o un PC. Senza meccanica, senza elettronica di controllo, senza parti in movimento. Un ipotetico "lettore DVD" o un "lettore Blu-Ray" a stato solido potrebbe avere la dimensione di un iPod e un prezzo a tendere di poche decine di Euro.

Scontato il relativo successo tra gli appassionati di nuove tecnologie, non sarà ormai tardi, per il Blu-Ray, per una affermazione di massa?

sabato 3 gennaio 2009

Il Povero CD

L'industria discografica, sempre alla ricerca di successori del CD che possano in qualche modo compensare la continua discesa dei fatturati, pare abbiano ideato una soluzione: un nuovo supporto che potremmo chiamare Povero CD. Non si tratta di una novità tecnologica, il dischetto vero e proprio è come tutti gli altri, senza nessuna funzionalità in più o in meno. La novità è tutta nel packaging, che è stato ridotto all'osso. Si tratta di una specie di digi-pack semplificato, un contenitore di cartone plastificato nel quale è infilato il supporto di plastica dove va incastrato il dischetto. Una lunetta sul lato consente di spingere fuori il CD.

Il libretto? Non c'è, è stato eliminato assieme a tutte le informazioni che conteneva, come i testi delle canzoni, il personale che ha suonato nel disco, le foto della registrazione e tutte le altre cose che si solito si potevano leggere su di esso.

Addirittura, sono eliminate anche le informazioni minime indispensabili che erano presenti quasi sempre anche sulle etichette dei dischi in vinile, quindi anche sui dischi con busta non personalizzata. Ci riferiamo ai nomi degli autori delle canzoni e alla durata delle suddette canzoni.Per salvare i diritti degli autori sul Povero CD si possono leggere, sul bordo, scritte come questa: "For credits write to UMGI, 364-366 Kensington High Street, London". L'esempio è tratto dal disco di Amy Winehouse "Frank", che è pubblicato appunto dalla Universal Music Group - Island.

Ridotto in questo modo il CD è veramente un supporto e nulla più, consente appunto di portare la musica dall'editore al consumatore in modo alternativo al download da Internet.Il costo è lo stesso (ovviamente il Povero CD costa meno del CD, il senso dell'operazione è tutto qui) e le informazioni che mancano (testi, autori ecc.) si possono trovare su Internet. Così come avviene per il download musicale.

Vantaggi rispetto al download: formato non compresso e maggiore semplicità per chi non ha tanta dimestichezza con Internet e con iTunes e/o non ha una carta di credito o prepagata.Svantaggi: tutto il resto, a cominciare dalla praticità, il download, ad esempio, di Frank della Winehouse, richiede pochi minuti e quello che si scarica può essere immediatamente utilizzato in molti modi.

Una operazione che appare quindi più una mossa per contrastare iTunes o per coprire fette di mercato residuali. ma in controtendenza con quanto la logica suggerirebbe: aumentare il valore dell'oggetto CD, rappresentato non solo dalla musica, ma anche dalla bellezza della confezione e dalla ricchezza dei contenuti informativi accessori. Gli elementi che hanno fatto la fortuna dell'LP in vinile, e che gli hanno consentito di sopravvivere contro tutto e contro tutti, anche a 25 anni di CD.

Il Povero CD spogliato di ogni valore si mostra per quello che è: un dischetto con un contenitore. E qualunque acquirente sa che quel dischetto costa poche decine di centesimi di Euro, e la copertina poco di più. Mentre la casa discografica vorrebbe vendercelo a 10 Euro. Naturalmente è un formato alternativo a quello standard, che quindi le case discografiche ritengono di poter vendere con maggiore credibilità ai soliti 20 Euro (loro ossessivo obiettivo, di anno in anno sempre più irrangiubile). Il problema è che poi, passati pochi mesi, vengono magari rimessi in vendita gli stessi CD come catalogo a 12, 13 o 15 Euro.

Tutti elementi (incertezza sul prezzo effettivo, poca chiarezza di comunicazione sul valore del prodotto, variazioni di prezzo nel tempo, canali alternativi in competizione) che tradizionalmente hanno un effetto sicuro: deprimono la domanda.

Slot Music. L'album a stato solido diventa una realtà

In un post precedente erano esposte le potenzialità delle schede di memoria (memory stick, tipo SD e similari) come possibili sostituti del CD, nuovo supporto per la distribuzione della musica. Secondo alcune notizie di stampa pare che ci stiamo arrivando, ma con premesse piuttosto diverse (ed esiti, penso, meno promettenti, sia per l'industria sia per gli appassionati di musica).

La notizia, riferita da Ernesto Assante su La Repubblica - Affari e Finanza, è che la SanDisk, la casa leader nelle memorie a stato solido intercambiabili, lancerà a partire da metà ottobre sul mercato americano, facendo anche leva su un accordo con la grande distribuzione USA (Wal Mart e Best Buy), oltre che con le 4 major, un nuovo supporto chiamato Slot Music. In pratica una scheda SD da 1 GB contenente un album con vari contenuti extra (video ecc.) a un prezzo iniziale che dovrebbe essere di 15$ o forse qualcosa di meno. I titoli che saranno disponibili per il lancio saranno all'inizio solo 29, in attesa, evidentemente, di vedere come andrà.

L'annuncio (del 22 settembre 2008) è stato ripreso da molti, ma cosa c'è dentro queste memory stick e chi le vende in realtà? Non sembra un annuncio epocale come è stato presentato: nessuna traccia sul sito della Sony e neanche su quello della SanDisk, solo un link nelle news. In mezzo a tanti che ripetono con copia e incolla l'annuncio iniziale, l'articolo più informato sembra questo del New York Times.

In sintesi: 1) gli album sono venduti in realtà dalle case discografiche, SanDisk fornisce solo il supporto, come qualsiasi stampatore di CD, mentre la dsitribuzione è curata da alcune grandi catene di distribuzione e centri commerciali USA; 2) il formato scelto è il Micro-SD da 1GB, le schede delle dimensioni di un'unghia usate soprattutto nei telefonini (è molto più piccola della foto, il lato corto è 1 cm. ca.); 3) il target è quindi chiaramente rappresentato dai telefonini di ultima generazione con lettore MP3 incorporato, sui quali effettivamente non è sempre facile scaricare la musica da iTunes o da Internet; 4) il costo dovrebbe essere comparabile a quello della scheda SD vergine (10-15 dollari, 10€ da noi); la attrattiva economica principale sembra quindi rappresentata dalla possibilità di riusare la scheda in seguito; 5) il formato sarà MP3 "alta qualità" (320Kbps) senza protezioni DRM, quindi analogo ai download iTunes ad "alta qualità", niente alta definizione quindi (e neanche la media definizione del CD) e nessun tentativo di indirizzare il settore Hi-Fi; 6) non si parla da nessuna parte del packaging, quindi è improbabile che questo aspetto sia stato indirizzato come prioritario, le schede Micro-SD sono vendute normalmente in confezioni di plastica saldata di 4-5 cm di lato assieme a un contenitore per usarle su slot SD (quelli dei computer o delle macchine fotografiche digitali), è possibile che sia associato un libretto con i titoli ecc.; 7) da nessuna parte si parla dei titoli dei 29 album, quindi è probabile che siano stati selezionati da catalogo, magari recenti, e orientati al mercato USA, quindi nessun inedito per trainare l'iniziativa; 8) le Slot music non sono utilizzabili così come sono sui coordinati Hi-Fi di casa e neanche sulle autoradio predisposte per iPod e lettori MP3, da qualche parte si parla di adattatore MP3 (un oggetto comunissimo del costo di 10 € e meno) ma non credo che ne sarà venduto uno per ogni Slot Music, per evidenti motivi di costo. Magari sarà offerto come accessorio a parte, personalizzato per lo scopo; 8) la musica vera e propria occuperà 1/3 delle schede, grazie al formato compresso (ah ahi, poveri appassionati di Hi-Fi sempre dimenticati), il resto sarà riempito con "contenuti extra", i soliti video clip, interviste esclusive altre minuzie che già aggravano inutilmente i DVD (ma li guarda mai qualcuno?); 10) la rinuncia al DRM (protezione dalle copie) sarà stato estorto alle major probabilmente proprio perchè il nuovo supporto rimarrà probabilmente confinato al mondo dei telefonini (oltre al ridotto numero di titoli iniziale).

Prospettive? Non sembra affatto una iniziativa epocale o in grado di indicare una nuova strada. Sembra piuttosto una iniziativa mirata ad un target ben preciso, una nicchia non ben coperta da iTunes, magari anche una nicchia profittevole. Per sostituire il CD manca: a) un incremento di qualità; b) un incremento percepibile di valore (c'è solo la possibilità di riuso, non so se basta); c) un incremento di praticità. Bisogna anche vedere se sarà proposto in Europa e in Italia. Resta invece a nostro parere sempre interessante l'adozione della tecnologia delle memorie a stato solido in una logica di incremento delle prestazioni e della qualità del CD.

(Pubblicato originariamente su Musica & Memoria nel mese di ottobre 2008)