martedì 21 aprile 2020

Acquistare musica in formato DSD

La verifica annuale della disponibilità di musica in download in alta definizione o in qualità CD, sia a livello globale sia soprattutto per l'Italia, si è conclusa nel 2018 grazie alla presenza, finalmente, di un sito di download aperto anche ai clienti italiani (Qobuz).
Rimane da testare la disponibilità di musica nel formato DSD, nuovo nirvana musicale con sostenitori convinti e in continua crescita. Forte interesse e forte domanda dovrebbe produrre forte offerta, ma non è esattamente così.

L'ultimo album, del 2018, della brava e simpatica cantante jazz canadese Holly Cole è stato il primo test di acquisto di musica in DSD.
Breve premessa: come si acquista e chi e come produce il DSD
I canali attraverso i quali si può acquisire e ascoltare musica in DSD sono solo due:
  • fisico (dischi SACD): la produzione continua solo per la classica da parte di etichette minori con vendita sia online sia (molto meno) nei negozi specializzati; per altri generi ed esecutori classici noti esiste solo il mercato dell'usato (a prezzi via via crescenti);
  • download: alcuni siti di vendita online offrono una parte del catalogo in DSD
Per il DSD non esistono al momento servizi di streaming, anche se alcuni produttori ne hanno testato la fattibilità (tecnicamente esiste).

La musica disponibile attualmente in DSD può avere più origini:
  • SACD prodotti in passato e trasferiti da master su file (in formato DSF o ISO) dalle case discografiche per venderli in dowload;
  • master analogici "storici" convertiti in DSD da case discografiche specializzate (es. 2xHD);
  • nuova produzione disponibile anche in DSD (solitamente anche in PCM); la tecnica di registrazione a scelta dell'etichetta può essere in digiale PCM, direttamente in DSD o anche analogica;
  • da citare anche il mercato parallelo dei SACD prodotti in passato e trasferiti su file (su formato ISO) da privati, e a volte disponibili solo in questo canale non ufficiale.
Lo stato del mercato DSD nel 2020
Prendiamo quindi in esame solo il download, dove sono operativi al momento (censiti in FindHD.com) 26 siti di e-commerce. Solo una parte di essi copre anche il formato DSD (non Qobuz ad esempio). La verifica è quindi stata ristretta ai principali e agli specializzati che sono:
  • Principali: HDtracks (USA), HDtracks (GER), HDtracks (UK), AcousticSound, Highresaudio
  • Specializzati: Native DSD, ProStudioMasters, Blue Coast Records, 2L The Nordic Sound
Di questi siti soltanto quelli in blu consentono l'acquisto senza restrizioni anche da clienti residenti in Italia. Occorre però considerare l'ampiezza del catalogo. Gli specializzati Blue Coast e 2L ovviamente vendono solo la loro produzione, mentre Native DSD ha a catalogo solo una parte della produzione delle etichette specializzate (ad esempio quella di 2xHD, che ha un catalogo piuttosto vasto). Invece ProStudioMasters ha a catalogo tutta la produzione di 2xHD e di altre etichette specializzate in DSD, ma è accessibile solo da USA e Canada.

I siti a disponibilità selettiva
Per altri siti generalisti, in particolare quelli in rosso che sono stati testati, la disponibilità è solo per alcuni paesi, e non per l'Italia, ma con deroghe disposte dalla casa discografica per il suo catalogo o per specifici album. Per esempio per HDtracks, il primo sito di vendita online in qualità CD e HD, e che ha quindi un catalogo molto vasto, nel test fatto erano disponibili gli album editi dalla 2xHD Records (in quantità molto maggiore che su Native DSD) mentre quelli, ad esempio, della Sony o della Columbia, erano non disponibili. Mentre su Highresaudio alcuni titoli di una major (Columbia, Miles Davis In A Silent Way) erano disponibili. In linea di massima sono disponibili i DSD di alcune piccole etichette e non sono disponibili quelli delle major.

La disponibilità sul web
Negli anni in cui le major credevano ancora al SACD interi cataloghi di artisti tra i più importanti, come ad esempio Miles Davis o Bob Dylan, sono stati pubblicati anche su SACD, partendo dai master originali (a volte anche in multicanale o a 3 canali). Ci si aspetterebbe di trovare tutti questi titoli ora disponibili sui siti citati, magari solo per USA e Canada, ma non è così. Per esempio su HDtracks non è disponibile neanche uno degli album di Miles Davis in DSD, mentre su Highresaudio ce n'è uno solo su oltre 20-30 pubblicati.
Ma sul web invece ci sono, grazie alla famosa Playstation 3 nella quale la Sony in un momento di entusiasmo per il SACD aveva incautamente inserito la possibilità di leggerli, la masterizzazione su file in formato ISO era così possibile e un numero imprecisato di appassionati (a volte anche di non disinteressati) ha fatto questa operazione, e i file ISO sono inevitabilmente circolati sul web.

Quanto costa il DSD
Non poco. Si parte, per un album, da circa 20-21 per il formato standard DSD64 per arrivare a 24-30 per DSD128 e anche a 40 (Blue Coast Records) per DSD256. Pochissimi i titoli a DSD512 ma a costo ancora più alto. Nonostante ciò gli acquirenti ci sarebbero, ma le case discografiche non glieli vogliono vendere, a quanto pare.

In sintesi
La situazione rimane non buona per chi ricerca la massima qualità e il motivo è sempre la strategia delle major. Mentre per l'alta definizione non DSD ormai è quasi possibile scegliere la musica in base alla qualità e non al formato, essendo una gran quantità i titoli disponibili anche in HD, per il DSD non è così, non solo in Italia, dove la situazione è pessima, ma anche nei paesi più amati dalle case discografiche.
I titoli in DSD devono essere ancora cercati, nel 2020, per il formato e non per la qualità, e la ricerca non è neanche facile (le interfacce utente di Highresaudio e HDtracks sono allucinanti).
Con l'aggravante che una volta trovato faticosamente un titolo che interessa si scopre (solo alla fine) che non è disponibile in Italia. Esiste il modo, come noto, di bypassare il blocco, camuffando la propria provenienza, e pare che diversi appassionati di HD un tempo e ora di DSD lo facciano.
Ma è una pratica illegale, e che espone anche a rischi perché occorre installare software di dubbia provenienza. E' probabile che diversi appassionati si chiedano se abbia senso fare un'operazione illegale, per di più pagando, per evitare di fare un'operazione illegale non pagando.

Appendice. la sequenza dei test

Primo test: ProStudioMasters

Nel vasto catalogo del sito web specializzto in HD sono stati selezionati gli album disponibili anche in DSD della cantante jazz canadese Holly Cole.
L'album selezionato per verificare se era acquistabile era Girl
La risposta è stata che non si può.
"ProStudioMasters only has the rights to sell music in The United States and Canada at this time, and as such we cannot accept your credit card information for purchase."

Secondo test: Native DSD

Proviamo a cercare gli stessi album di Holly Cole in quest'altro sito specializzato in DSD (ma vende anche altri formati). Non ci sono tutti gli album della musicista canadese e in particolare non c'è quello che cercavamo prima. Proviamo con il suo ultimo album, del 2018. La scheda mostra che è disponibile in risoluzione DSD64 e DSD128, e in stereo.
L'album è acquistabile. In risoluzione DSD128 costa 23,99 €. Il sito avverte gentilmente che per ascoltarlo serve un DAC che supporta il formato DSD

Per acquistare come sempre serve un account, e questo sito chiede anche il modello del DAC che sarà utilizzato (magari per essere sicuri che supporta il DSD) 
L'acquisto va abuon fine senza problemi, si può pagare con Paypal, il dowload si fa semplicemente e comodamente  da browser senza installare app di download
Terzo test . HIGHRESAUDIO
Il sito tedesco ha una delle interfacce utenti meno funzionali alla ricerca che si siano viste nella lunga storia del web, è solo bello esteticamente, ma con la necessaria ostinazione e una certa fatica si riesce a trovare l'unico album di Miles Davis disponibile anche in DSD.


L'unico album di Miles Davis disponibile in DSD sui minimo 15 pubblicati a suo tempo dalla Columbia è disponibile su HIGHRESAUDIO in vendita. A un prezzo molto conveniente (17 €)

L'acquisto è possibile senza problemi.
Quarto test : Blue Coast Records
E' un'etichetta "audiophile" specializzata in audio in alta definizione, con predilezione per il DSD. Mlto apprezzata la loro produzione anche per la estrema cura nella registrazione e mastering. Genere folk, country, soft jazz, un po' di classica.


I file musicali selezionati, un test di ascolto in più formati (gratuito) e una selezioen della cantante folk Jane Selkye.

L'acquisto va ovviamente a buon fine senza incertezze.

Quinto test: HDtracks UK
Nel fare il test prosegue per controprova anche sui siti che dichiaratamente non sono disponibili in Italia e viene fuori una sorpresa. HDtracks, il primo sito di vendita online in qualità CD e HD, nella sua versione per il Regno Unito, ha consentito un acquisto senza alcun problema. Pur essendomi registrato dall'Italia e aver dichiarato nelle informazioni di profilo una residenza in Italia.

La scelta è caduta su uno dei raffinati recuperi di nastri degli anni '50 da parte di 2xHD Records. La musicista è la cantante jazz Peggy Lee


Pagamento con Paypal senza problemi

Ringraziamenti e dowload (sotto)

Eppure la sezione "Terms & Conditions" di HDtracs UK è esplicita in proposito:
3.3.[Our website is provided for users in the United Kingdom only.  Although it may be possible to access the website from other countries, we make no representation that our website is compliant with any legal requirements in force in any jurisdiction other than the United Kingdom, or that the content available on the website will be appropriate for users in other countries or states.]

Da notare però la raffinata declaratoria, che vorrebbe lasciare la responsabilità a chi acquista. E' noto però che i siti di e-comemrce non possono tutelarsi così, altrimenti anche i siti russi ben noti sarebbero in regola. In realtà c'è un accordo tacito e mutuamente conveniente con la label. Infatti basta andare a cercare un album di una major ed ecco che ...


..."This product is not currently available due to region restrictions."
Poichè HDtracks è probabilmente il primo sito al mondo di download HD, e ha un amplissimo catalogo, vediamo la situazione per il DSD adottando ancora come test Miles Davis.



Sei album di Miles Davis, tutti a suo tempo pubblicati anche su SACD e quindi disponibili anche in DSD per il download, ma in catalogo solo in PCM 24/96 o addirittura nel punitivo 24/44.1. La casa discografica, una majot, preferisce non vendere, neanche in un paese "amico" come il Regno Unito.


Appendice 2 - I siti di e-commerce per il digital download (da Findhd.com)

2L - The Nordic Sound
AcousticSounds
Analekta
ATMA Classique
Channel Classics Records
Cybele Records
Dacapo Records
eClassical
Gimell Records
Gubemusic
hd-klassik.com
HDtracks (Germany)
HDtracks (UK)
HDtracks (USA)
HIGHRESAUDIO
Hyperion Records
iTrax
Linn Records
Melba Recordings
Naim Label
Native DSD Music
Presto Classical
Primephonic
ProStudioMasters
Qobuz
The Classical Shop

giovedì 2 aprile 2020

Digitalizzare LP in alta definizione con Audacity

Semplici istruzioni per registrare in alta definizione da un supporto analogico (vinile, cassette, bobine, radio FM) con Audacity.

Sommario:
Perché digitalizzare
La conversione da analogico a digitale
Perché Audacity
La configurazione
La digitalizzazione del vinile passo passo
  1 Predisposizione del supporto fisico e del giradischi
  2 Configurazione della app Audacity
  3 Avvio della registrazione
  4 Monitoraggio durante la registrazione
  5 Salvataggio
L'editing del contenuto digitale

Perché digitalizzare
Solo in pochissimi casi e’ un’operazione necessaria per salvare contenuto altrimenti irrecuperabili in assoluto (tipo unica copia al mondo). E’ anche raro il caso che il contenuto non sia ascoltabile in altro modo dal proprietario (e’ quasi sempre ascoltabile in streaming). Rimane quindi essenzialmente una scelta personale: il desiderio di salvare i contenuti del proprio vinile e di continuare ad averli come proprietà, oppure di ascoltare anche in digitale con una qualità simile al vinile. Nel processo di digitalizzazione in alta definizione si preservano infatti, in gran parte, la qualità di suono del front-end analogico (testina e pre-phono) e il master editing del vinile. Questo secondo aspetto può essere un plus quando i successivi remix per il CD hanno introdotto variazioni peggiorative, come la compressione dinamica (loudness) a volte adottata nei remaster su CD per alcuni generi di musica.

La conversione da analogico a digitale
E' una funzione presente su qualsiasi PC che ha un ingresso audio, quindi ad esempio su tutti i notebook, dato che un computer evidentemente può gestire, suonare, registrare solo audio digitale. Questo ingresso ha quindi integrata la funzione ADAC (analog to digital audio codec).
Il problema è la qualità della conversione, che nei primi modelli era limitata solo a quella necessaria per la voce e poco più, per l'ingresso microfono. Nei modelli più recenti, da qualche anno, è presente anche un driver specializzato per audio stereo, con prestazioni di targa elevate, ovvero con capacità di conversione fino a 24 bit / 192KHz, come per esempio sulle schede IDT presenti sui diffusi notebook HP,  come il mio.
L'ADAC di serie su computer è realizzato con un chipset commerciale solitamente non dichiarato, la qualità non è nota ed è presumibilmente allo stesso livello del DAC presente in uscita (forse è implementata nello stesso chipset), il punto debole può essere rappresentato dalla sezione analogica.

Poiché per l'ascolto usiamo invece di solito un DAC esterno collegato a una porta USB, dovremmo teroricamete fare la stessa cosa anche per la conversione in ingresso. Il problema è che, mentre i DAC in commercio sono centinaia, gli ADAC non professionali per PC sono pochissimi, al momento a quanto pare addirittura solo uno, il Creative Sound Blaster X-FI HD, che adotta un codec 24/96. In alternativa per chi ha un PC fisso si possono installare schede audio specializzate per le quali la scelta è più ampia. Altra alternativa sono le unità di conversione "audio to PC" usate negli studi di registrazione, ne esistono anche di relativamente economiche, per piccoli studi semi professionali  come questa della Tascam, che costa intorno ai 200 €, ed è dotato di porta USB 2.0 e ADAC 24/96. La qualità, in considerazione dell'uso per cui è proegttata, dovrebbe essere superiore alla scheda audio del PC, in particolare per la sezione analogica d'ingresso.

Tascam US-4X4
La configurazione
Prendiamo il caso più comune, la digitalizzazione di un disco in vinile. Servono:
  • Giradischi
  • Pre phono
  • ADAC interno o esterno
  • PC con app Audacity
  • Cuffia per monitoraggio
  • Cavi di connessionr
La digitalizzazione del vinile passo passo

1. Predisposizione del supporto fisico e del giradischi
Poiché ogni difetto viene registrato, il vinile deve essere accuratamente pulito, idealmente con una macchina apposita, tipo quelle presenti nei migliori negozi specializzati. Questo passo e’ obbligatorio se il vinile non e’ già in buone condizioni. Per i dischi in buono stato un’accurata pulizia "casalinga" per eliminare la polvere con le spazzole in fibra di carbonio è comunque d’obbligo.

Anche il giradischi ovviamente deve essere tarato accuratamente, al minimo devono essere sempre effettuati il controllo del peso della testina con la bilancia, la pulizia della puntina prima dell’ascolto di ciascuno dei due lati del disco, il controllo che il giradischi sia in piano, con la livella, la verifica delle configurazioni del pre. Infine ricordarsi di posizionare il centratore sul disco, se previsto.
La connessione normalmente va effettuata sull’uscita tape dell’amplificatore, ma se il front-end analogico prevede un pre-phono dedicato (come è sempre consigliato) è preferibile connettere il cavo direttamente alle uscite RCA pin-jack del pre phono stesso, scollegando quelle dirette all’ampli. Il percorso più breve è sempre preferibile. Se l’ingresso sul PC è un mini-jack stereo occorre un normalissimo cavo RCA-mini-jack.

2. Configurazione della app Audacity
Prima di avviare la registrazione bisogna impostare i seguenti parametri sul Audacity e sul ADAC interno o esterno.
  • configurare l'ADAC interno, ovvero l'ingresso audio ("ingresso integrato" su Mac o "stereo mix" su Windows): risoluzione 24/96 ed eliminazione, se presente, di effetti ed equalizzazioni;
  • idem per ADAC esterno;
  • in Audacity selezionare come ingresso (icona microfono) “ingresso integrato” su Mac o "stereo mix" su Windows, oppure il device ADAC
  • in Audacity impostare la frequenza di campionamento dell'ingresso a 24/96
  • NB: l'impostazione di default sia per l'ingresso che per Audacity è 44.1, quindi ricordarsi sempre di impostarla su HD.
  • regolare il livello di registrazione (icona microfono): impostare a 0,5 e fare una registrazione di prova per il settaggio fine. 
  • impostare la funzione di monitoring:
    • monitoraggio della registrazione (non della sorgente, chiamata“software playthrough”)
    • “uscita integrata” su Mac oppure cuffia su Windows
    • volume del monitoring a livello appropriato (meno del 50%: attenzione che di default e’ il massimo, soprattutto se effettuate il monitor in cuffia).
Per regolare il livello di registrazione occorre fare alcune prove preliminari. Il livello ideale dovrebbe non andare mai in saturazione (zona rossa, arrivare al massimo al giallo nei picchi) ma non essere troppo basso per mantenere il più limitato possibile il rumore di fondo.
Occorre fare un test su un brano a volume basso e ad uno con picchi elevati e impostare la miglior soluzione di compromesso.

3. Avvio della registrazione
La sequenza corretta è: 1, avvio del piatto e posizionamento del braccio sul primo solco, 2. avvio della registrazione su PC, 3. discesa del braccio. I tempi tra una fase e l’altra possono essere anche relativamente lunghi perché poi si provvederà a tagliare in editing la parte iniziale senza musica.
Una volta avviata la registrazione Audacity mostrerà in tempo reale lo spettrogramma del segnale audio per le due tracce stereo (o 1 sola traccia se abbiamo selezionato mono), il livello dinamico di registrazione con la indicazione di warning (giallo) o di sforamento (rosso). Durante la registrazione si potrà variare il livello di input (icona microfono) cosa sconsigliata se non per piccole variazioni, e il volume in output (cuffia).


4. Monitoraggio della registrazione
Le operazioni di avvio devono essere eseguite indossando la cuffia per controllare in tempo reale che tutto parta bene, per questo l’ascolto (come di default) deve essere impostato sul contenuto registrato e non sul sorgente (il vinile). Dopodiché idealmente non occorre fare nulla se non ricordarsi di rimettersi in cuffia (o guardare il giradischi) verso il termine della facciata per fermare sia il disco sia la registrazione. Non c’è fretta perché tanto la coda si potrà tagliare in editing. Dopodichè si passa alla seconda facciata.

Essendo una registrazione digitale non è necessario monitorare la sorgente per verificare a confronto se qualcosa non va in registrazione, come si faceva sui registratori analogici (potevano avere le testine sporche o altri problemi “fisici”, impossibili in digitale). Si può comunque fare selezionando in Audacity l’ascolto in “software playthrough”.
Non è neanche utile controllare lungo tutto l’ascolto se, nonostante le prove, in alcuni brani i picchi sono andati in zona rossa. Questo si potrà vedere facilmente in editing e l’unica soluzione (la stessa che dovremmo fare se ce ne accorgessimo in tempo reale) è registrare di nuovo il brano.

La coda della registrazione in vinile con l'impulso creato dal braccio che viene sollevato
5. Salvataggio della registrazione
Dopo aver “stoppato” la registrazione l’operazione da fare è esportare il contenuto, il comando è:
File > Esporta Audio.
L'esportazione può essere fatta in vari formati, poichè dobbiamo poi procedere a un editing è opportuno scegliere quello a qualità maggiore, ovvero WAV Microsoft 32 bit. Anche la codifica WAV è un obbligo perché solo in questo formato si potrà poi utilizzare ancora Audacity per l’editing. Il file audio per una facciata del vinile a 32 bit e 96K può avere dimensioni di circa 1GB o poco meno.

Dopo il comando Esporta > Audio sono richiesti il nome del file e il formato e la risoluzione richiesta
Viene quindi mostrato il pannello per l'inserimento dei tag. Si può saltare con Ok perché il tagging si farà più facilmente nella fase successiva
Dopo i tag si passa alla generazione del file. A 24/96 circa 1GB a facciata di LP
Editing della registrazione

(25.6.2022) Per la suddivisione in tracce dell'album registrato è possibile usare in alternativa una funzione specifica presente in Audacity, che consente di eseguire l'operazione in meno tempo e con meno passaggi. In un post successivo è disponibile un tutorial su questa funzione chiamata "Export Multiple".


Bisogna dire subito che è la fase più lunga e per di più non comprimibile, tutta manuale, ma anche con una registrazione da streaming digitale (vedi) sarebbe necessaria. Perché è necessario separare i brani, e non esiste un software che può farlo in automatico. O meglio, esiste (sono i vari splitter software), ma azzeccare i delay da applicare per i singoli brani è operazione complessa e non destinata a sicuro successo, probabilmente più lunga dello splitting a mano. Che descriviamo passo passo. Ovviamente bisogna ascoltare in cuffia.
  1. Aprire il file audio Wav con Audacity (selezionare “più veloce” nel menu proposto in avvio)
  2. Individuare le tracce, operazione molto facile a vista (vedi screenshot)
  3. Selezionare una traccia, copiarla e aprire una nuova finestra (File > Nuovo)
  4. Incollare la traccia sulla nuova finestra
  5. Tagliare l’intro senza musica. Nella prima traccia di ogni lato si può lasciare il suono della puntina che scende sul solco, per maggiore realismo e garanzia che si tratta di una registrazione originale da analogico. Per operare in modo più comodo si può “zoomare” con i comandi + e - ingrandendo lo spettrogramma o comprimendolo
  6. Tagliare la coda senza musica (il comando è sempre ctrl-x)
  7. Controllare il contenuto per eventuali correzioni (solo quelle essenziali).
  8. Esportare l’audio ancora in Wav e cancellare (non salvare) la nuova finestra creata (non serve più)
  9. Procedere con le altre tracce della facciata.
La prima facciata del LP Quah di Jorma Kaukonen dopo la digitalizzazione.Le sei tracce sono facilmente individuabili. La selezione si fa con il mouse e i comandi copia e incolla sono quelli standard. 
Per la esportazione è preferibile utilizzare ancora il formato Wav anziché esportare direttamente in FLAC, per rendere più veloce l’ultima operazione da fare, il tagging, che con Foobar2000 si può fare con unica operazione su tutto l’album per molti tag. Per rendere più veloci le operazioni si può procedere così:
  • PRELIMINARI: 
    • creare un file testo con tutti i brani (copiandolo ad esempio da Discogs)
    • aggiungere il numero traccia (01, 02, …)
  • ESPORTAZIONE: 
    • File > Esporta Audio e selezione Wav 32
    • nella maschera che richiede il nome di file copiare e incollare il titolo della traccia con numero prendendolo dal file testo
    • nella successiva maschera dei tag inserire solo il titolo del brano (senza il numero traccia)
    • concludere l’esportazione, si vedrà sulla directory prescelta un file del tipo 01. Titolo brano.wav
    • arrivati all’ultimo brano sulla directory ci saranno tutte le tracce dell’album in file wav separati
  • CONVERSIONE: 
    • aprire con Foobar2000 tutto l’album, selezionare tutti i brani e attivare la funzione di conversione, selezionando FLAC o ALAC a scelta
    • avviare la conversione
    • deselezionare da Foobar2000 i file Wav
  • TAGGING: 
    • selezionare da Foobar2000 i file FLAC
    • selezionare con tasto destro “proprietà” su tutti i file i tag comuni (Nome album, artista, genere, numero brani)
    • Aggiungere file per file il tag numero di traccia
Completate questa serie di operazioni avremo una copia digitalizzata in alta definizione 24/96 del LP in vinile originale. .


venerdì 27 marzo 2020

Recuperare il "balance" nel mondo digitale

Come abbiamo visto nel post precedente il comando "balance" è quasi sparito negli amplificatori attualmente in produzione. Chi lo considera essenziale o almeno molto utile deve rivolgersi ad amplificatori piuttosto impegnativi economicamente come gli Accuphase oppure al mercato dell'usato.

Il mondo digitale nel quale la musica è ormai immersa è più complicato ma anche più ricco di funzionalità e, con un po' di impegno si può recuperare. Non solo il balance in senso stretto, ma anche le funzioni di separazione o unione dei canali presenti nel comando "Mode" citato nei commenti. Vediamo come si raggiunge l'obiettivo utilizzando le funzionalità DSP (Digital Signal Processing) del noto media player  Foobar2000, che ha le caratteristiche di essere di elevata qualità "audiofila", molto versatile e per di più grastuito (open source). Vediamo quindi come recuperare il balance: le due soluzioni con Foobar2000.

Premessa rapida
Foobar2000 è un media player (e altro) per ambiente Windows desktop, può suonare file audio in qualsiasi formato (anche DSD) presenti sulla memoria del computer e anche sul lettore CD integrato se, c'è. Come output può usare il driver interno e le cuffie / altoparlanti del computer o anche (più di frquente) un DAC collegato in USB, usando driver "bit perfect" WASAPI o ASIO (il supporto è incluso). Nel download sono incluse le fiunzioni base, che possono essere ampliate accedendo ad una nutrita libreria di plug-in (che in Foobar2000 chiamano "component"). L'installazione è molto semplice: si scarica il component, che è contenuto in un file zip, si seleziona
File > Preferences > Components > Install
si individua il component nella directory in cui è stato caricato, si seleziona >Apply, si fa restart della app, e il nuovo component compare nella lista degli "Installed components" che si possono selezionare.

Il pannello di installazione dei component aggiuntivi. Quello che interessa noi si chiama "stereo balance"

Soluzione 1: "Stereo balance"
E' una delle utility DSP presente in un set chiamato Utility DSP Array sviluppato da un programmatore che si chiama Peter Pawlowski, aggiornato al 2019. Il componnt si chiama "foo_dsp_utility". Una volta installato si trova tra i moduli DSP disponibili e si deve selezionare prima dell'ascolto con la sequenza di comandi
File > Preferences > Playback > DSP Manager
Per inserire il component basta selezionarlo e portarlo sulla sezione sinistra dei moduli usando le freccette. Per attivarlo bisogna selezionare "configure selected" e comparirà il pannello con il comando balance, dove bisogna solo dare "ok".
In riproduzione si dovrà solo spostare lo slider.


Attenzione però: perché il balance abbia effetto in tempo reale è necessario che ci sia un ritardo minimo tra l'avvio della riproduzione e la lettura del file audio, in altre parole che sia ridotta al minimo la funzione di cache. Se così non è, se avete selezionato una cache consistente (di solito è così, è consigliato ma non è obbligatorio su computer performanti) occorre ridurla al minimo. Nei test ho usato 380ms ed è sufficiente. Il comando è
File > Preferences > Output > Device + Buffer Lenght


Soluzione 2: Surround Pan
Questa altra utility DSP ottiene lo stesso risultato fornendo però una funzione aggiuntiva a chi non ha un impianto multicanale, ovvero il balance anche delle casse posteriori, mediante la interfaccia intuitiva che si vede nell'immagine. Ignorandolo, come in figura, si ottiene il balance stereo. Il piccolo vantaggio è che non bisogna installare un intero "array" di utility che ne contiene altre molto specializzate, ma solo il component foo_dsp_span.



Giocare coi due canali stereo
Il comando Mode consentiva di ascoltare sulla due casse acustiche il solo canale destro, oppure il sisnistro, o entrambi miscelati in mono.

Queste funzioni si ottengono stavolta con due component che operano in sequenza. E possono essere utilizzate sia in ascolto sia per registrare una versione "mono canale" o mono del brano inserendo i DSP in conversione anzichè in ascolto. Qualcosa di più di quello che si poteva ottenere con l'uscita tape degli ampli anni '70, a meno che avessero anche l'uscita pre (queste funzionalità erano nel pre ed erano by-passate nell'uscita tape).
Le due funzioni sono "channel mixer" e "downmix to mono". Channel mixer va configurato intuitivamente come indicato in figura, downmix to mono invece fa una funzione sola e non deve essere configurato. Attivando questi moduli DSP in riproduzione si ascolterà un canale solo, in mono.

Per il test ho adottato, come suggerito dal visitatore "caniceps" nei commenti del post precedente, uno dei brani editati in stereo del classico album del 1965 dei Beatles Rubber Soul, ed in  particolare Girl dove sul canale destro si può ascoltare la sola vice di John lennon isolata, tranne il coro nel refrain. Dallo stesso storico album si può ascoltare anche (sempre selezionando il canale destro) Norwegian Wood senza sitar e con la voce di John in evidenza, quasi come se fosse eseguita per solo voce e chitarra acustica.


Se invece vogliamo salvare questa elaborazione del brano dobbiamo semplicemente selezionare questi due moduli DSP prima di attivare la conversione (comando "convert", si attiva col tasto destro) come si vede in figura..


Un esempio pratico
A questo punto non resta che provare ed ascoltare il risultato. Seguendo le istruzioni si potrà ascoltare la celebre canzone romantica e nostalgica dei Beatles con la sola voce di John Lennon (l'autore) isolata dagli altri 3 che intervengono solo a fare il coro nel refrain, con il bel testo in evidenza.
Vorrei condividerla su YouTube come esempio ma purtroppo non è possibile per le restrizioni di copyright che, per i Beatles, rimangono rigide e "bloccanti" da parte della UMG,



giovedì 19 marzo 2020

C'era una volta: il "balance"

Un recente e divertente articolo di TNT-Audio è dedicato alla sparizione del comando "balance", un tempo praticamente obbligatorio sugli amplificatori e ora confinato ai modelli più commerciali ed economici. Uno di quei casi in cui si paga di più per avere meno. Un rischio sempre presente per gli "audiofili" sensibili alle mode hi-end ma, a mio parere, non so se siano meglio quelli che negano la possibilità di sentire le differenze o che proprio non conoscono il piacere di ascoltare la musica su un buon impianto, anche entry-level. Comunque la sparizione ormai è avvenuta su quasi tutti gli amplificatori di qualità, e vediamo allora come si può fare altrimenti.

A cosa serve un comando di bilanciamento
La risposta è banale: correggere qualcosa che è sbilanciato, nel caso di un impianto stereo, il volume di un canale rispetto all'altro. Una eventualità che però dovrebbe essere esclusa all'origine, per componenti e software correttamente funzionanti:
  • la sorgente, vinile o CD: è impensabile che sia stato prodotto dal mixer engineer con volume sbilanciato tra i due canali
  • la testina, il pre phono, il lettore CD: se l'uscita è a livello diverso tra i canali c'è un malfunzionamento
  • l'amplificatore: i due canali suonano a volume diverso? C'è qualche guasto nel pre o in uno dei due finali
  • le casse acustiche: una delle due suona a volume più basso, specie alle medio-alte frequenze?
Negli ultimi tre casi, se si percepisce in ascolto uno sbilanciamento, bisogna verificare e isolare il problema, cominciando dall'ascolto in cuffia del supporto fisico e del confronto con un altro, quindi invertendo gli ingressi e, come ultima cosa, le casse.
Una volta individuato il componente difettoso bisogna portarlo a riparare, la cosa da non fare è proprio usare il balance per ripristinare la situazione. Un impianto stereo è basato sul fatto che ci siano due canali con prestazioni identiche, se così non è c'è un malfunzionamento che difficilmente riguarda solo il volume, ma coinvolge anche altri parametri ,e in particolare la distorsione o la risposta in frequenza.

Yamaha CA-1000 (1973) - Il comando balance è coassiale al volume

Per cos'altro può servire 
Abbiamo visto che non serve e non deve servire per correggere i malfunzionamenti, ma per qualche uso meno frequente potrebbe essere utile, per esempio per ascoltare un solo canale da una sola cassa acustica, oppure per correggere cassette o bobine registrate da noi (esigenza non più tanto comune, anzi rarissima), oppure per ascoltare da un punto di ascolto non centrato, oppure ancora perchè nel punto di centro del classico triangolo equilatero dello stereo il suono non è centrato.
Niente da dire sul primo utilizzo, è sicuramente più comodo che staccare i cavi delle casse, ma non si tratta certo di un'esigenza frequente, anzi potrebbe non capitare mai di averne bisogno. la seconda esigenza è ormai molto rara. Sulle ultime due conviene fare un approfondimento.

Voglio ascoltare da una posizione non ottimale
La domanda che nasce spontanea è: perché? Se ci sono più persone è inevitabile, ma comunque bisogna capire perché dovrebbe essere favorito quello a destra o quello a sinistra. Una reale esigenza di questo tipo riguarda l'ascolto in auto. Qui negli impianti custom migliori, ad esempio quelli con processore digitale come il noto Bit One di Audison, è possibile simulare che il punto centrale sia davanti al guidatore anche se ovviamente è seduto a sinistra. Ma il risultato non è ottenuto solo agendo sul volume, ma anche con altri interventi sulla frequenza e la fase. Il balance ha quindi un'utilità solo parziale ed episodica, per spostamenti temporanei del punto di ascolto.

Luxman L-80 (1978). In questo modello il balance è separato, sotto al volume, e anche i controlli di tono sono separati per canale
Sto al centro, tutto funziona ma la voce della cantante non è al centro
Cosa sta succedendo? Tutto funziona tranne l'ultimo elemento della catena audio: la stanza. Che potrebbe avere una forma irregolare, arredi e mobili diversi come capacità di riflettere il suono dai due lati, elementi d'arredo che ostacolano il suono da una delle due casse, ogni altra cosa. Non dovrebbe succedere mai in una stanza ideale di forma rettangolare e trattata acusticamente, ma sappiamo che questa stanza ideale raramente esiste nella vita reale degli audiofili.
In questo caso il balance potrebbe effettivamente far comodo, ma rimane qualche dubbio.

Una soluzione alternativa
Se il balance non c'è, esiste una soluzione alternativa. Molto semplice: ci spostiamo noi. Trovare il punto ottimale non è difficile. Si sceglie un audio che consente di focalizzare con efficacia il suono che proviene dal centro. Può essere uno dei tanti dischi test ma anche un brano con la voce della cantante o del cantante con un accompagnamento musicale molto uniforme, sul quale la voce emerge con evidenza. Poi si parte da destra o da sinistra e ci si sposta (anche in piedi) lentamente verso la parte opposta, a un certo punto la voce della cantante si materialzzerà proprio davanti a noi. Non saremo magari al centro, ma quello, per effetto delle riflessioni nella stanza, è il punto centrale effettivo. A questo punto potremmo anche tentare di correggerlo, spostando le casse. Potremo cominciare ad orientarle in modo diverso (meno direttiva quella del canale prevalente, ad esempio) e poi proseguire per tentativi con altri piccoli spostamenti. E' possibile che con le nuove posizioni individuate si ritorni al centro o quasi. Ma la pratica fatta potrebbe anche essere propedeutica ad interventi più incisivi e definitivi, come correzioni dell'ambiente con pannelli acustici o sostituzione / spostamento di arredi. Una soluzione senza dubbio preferibile, perché gli effetti sulla localizzazione spaziale non sono limitati solo alla voce.
Accuphase E-480 (2019). Un amplificatore moderno di eccellente qualità con balance e controlli di tono.
In sintesi
E' senz'altro vero che un amplificatore versatile e con molti controlli può essere comodo per questo uso e anche per altri, e non è affatto detto che ci siano effetti sul suono, se tutto è realizzato bene (vedi gli amplificatori Accuphase come quello mostrato sopra, sui quali nessuno si azzarda a fare critiche). Ma se ne può fare anche a meno, anzi, in molti casi è proprio meglio ignorarlo, il comando balance. Ripensandoci, sui miei tre primi amplificatori, dove c'era ancora, a memoria non l'ho mai usato per il suo utilizzo proprio, soltanto qualche volta per sentire solo da una cassa, nella ricerca di qualche ipotetico problema, oppure per correggere in qualche modo durante l'ascolto cassette registrate male.

sabato 7 marzo 2020

La scelta dei cavi di potenza

Argomento molto delicato, da trattare con attenzione, quello dei cavi in un impianto Hi-Fi. Qualcuno, per non impegnarsi in polemiche, ha deciso di non occuparsene più (TNT-Audio) altri, come Audio Review, non ne provano né li citano o quasi da anni.
Il fatto è che per questi indispensabili componenti si assiste da anni a una contrapposizione molto accesa tra i sostenitori della importanza dei cavi e i negazionisti totali. Una contrapposizione che a quanto pare non ammette mediazioni.

Anche io ne vorrei rimanerne fuori ma, a seguito del cambio a lungo rimandato ed ora avvenuto dei diffusori, e dopo osservazione dello stato dei cavi, che hanno ormai 25 anni (e non erano hi-end), ho ritenuto di mettere a piano l'acquisto di cavi di potenza nuovi.
Già questa frase, però, potrebbe innescare una vibrante polemica da parte di un negazionista puro che capitasse su questo blog, perché sosterrebbe sicuramente che i cavi non invecchiano mai e che, se ai due capi paiono ossidati, basta tagliarne un pezzo. Probabilmente è vero per il cavo conduttore (meno per la copertura), ma invecchiano tecnologicamente: nonostante il gran numero di negazionisti i produttori di cavi sono molti e introducono sempre nuovi perfezionamenti, dall'efficacia ovviamente ampiamente discussa.

Ma non voglio addentrarmi nella querelle, riferisco solo che i negazionsiti sostengono l'impossibilità di percpepire una differenza all'ascolto qualsiasi sia il cavo, nuovo o di recupero, di qualsiasi sezione, di qualsiasi lunghezza, probabilmente anche di qualsiasi metallo conduttore, e il motivo è che il segnale elettrico musicale è limitato in frequenza e in distanza da percorrere. Mentre i sostenitori sono convinti che i cavi incidono invece sull'ascolto al punto da poter essere usati come equalizzatori di questa o quella carenza dell'impianto.

In mancanza di riscontri obiettivi (vedi in appendice l'esperienza di un incontro casuale in rete con un negazionista) preferisco tenermi su una linea di banale buon senso: mettere i nostri preziosi componenti Hi-Fi nelle migliori condizioni di funzionamento, allontanare in ascolto ogni dubbio che eventuali difetti provengano dai cavi. Un cavo di qualità realizzato secondo specifiche stringenti e con le tecnologie considerate quasi unanimene migliori, ed entro un budget ragionevole, non sproporzionato, niente di più. Quello che fa un qualsiasi professionista quando installa un sistema di sonorizzazione o un car-audio.

Veniamo quindi a quello che ho imparato dall'esperienza e che può essere forse utile per qualcun altro.

La lunghezza dei cavi
Se l'amplicatore si trova al centro tra le due casse acustiche in una stanza normale, 6-7 metri di cavo sono sufficienti e anche il costo non è certo un problema, cavi di buona qualità progettati per questo uso si trovano già a 10 € al metro o anche qualcosa di meno. Ma se l'impianto sta su un altro lato della stanza la distanza delle due casse è diseguale e possono servire anche 8-10 metri da una parte, tenedo conto di rientranze varie, mentre ne bastano 4 o 5 dall'altra. E qui le regole dell'installazione erano molto severe: devono essere di lunghezza uguale. Sì, ma dove si mettono i metri eccedenti da un lato e, soprattutto, perchè?

I possibili effetti negativi sarebbero il ritardo nella trasmissione causa diversa lunghezza e la resistenza del cavo, che aumenta anch'essa in base alla lunghezza. Il primo effetto è però minimo e inavvertibile su distanze così piccole, teniamo conto che la velocità di trasmissione in un filo di rame è tra il 55% e il 75% della velocità della luce. Mentre l'aumento di resistenza dipende anche dalla sezione (II legge di Ohm) e quindi anche questo ipotetico effetto negativo può essere annullato adottando un cavo di buona sezione. In sintesi i cavi possono essere di lunghezza diversa, evitando quindi anche il problema del cavo che deve collegare la cassa acustica più vicina, che è sconsigliabile avvolgere in una spira (anche qui per effetti indesiderati ipotetici, ma cassiamo all'origine il problema).

La sezione dei cavi
Un cavo economico ma già valido può avere anche 2,5mmq come sezione, una maggiore sezione parte da 4-6 mmq. Attenzione che sono millimetri quadrati, non è il diametro del cavo. Quindi ad esempio un cavo di diametro 2,25mm di diametro è indicato come cavo da 4mmq e uno da 2,75 come 6mmq.

Il materiale dei cavi
Ovviamente il più comune è il rame, ma si usano anche l'argento e la fibra di carbonio, o soluzioni ibride. Si scopre leggendo le caratteristiche dei cavi che nel mondo la maggioranza del rame è di recupero, non è vergine. Ovviamente non è un problema lo cito come curiosità. Più importante secondo tutti i "sostenitori" è che il rame sia privo di impurità e in particolare di ossigeno, non perché ha così una migliore conduttività ma per altri effetti negativi percepibili all'ascolto (dicono). Il rame trattato per essere privo di ossigeno si chiama OFC (Oxygen Free Copper) e costa un po' di più. Sempre per prudenza e per non addentrarsi nel perché sarebbe preferibile, conviene scegliere un cavo in rame OFC come pressochè tutti i cavi audio (ma viene usato anche in altri settori per esempio nei processi di produzione dei semiconduttori e superconduttori).

Le tecnologie di costruzione dei cavi
Ce ne sono decine e con le più varie motivazioni tecniche. Tre le più adottate quelle che sono intese ad eliminare l'effetto pelle tra i trefoli di rame che compongono il cavo. Un sistema semplice consiste nell'avvolgere con una patina di stagno ogni trefolo. Altra soluzione adottata da molti cavi è una struttura a "piattina" che mantiene a distanza i due poli riducendo la capacità del cavo. Il che può essere un vantaggio per l'amplificatore se è poco tollerante a un carico capacitivo (cosa rara). Poi ci sono anche cavi di potenza schermati per eliminare possibili interferenze che i cavi stessi possono generare.

La differenza si sente?
Ovviamente ognuno può fare la prova, non molto agevole ovviamente perché bisogna staccare e riattaccare due cavi, niente confronto senza interruzione. Personalmente l'ho fatta anni fa (all'epoca dell'acquisto del cavo venticinquennale). Ho confrontato il cavo specializzato di qualità ignota che avevo con un cavo elettrico tipo piattina. La differenza si sentiva, nulla di eclatante, ma con la piattina il suono appariva leggermente più forzato, con qualche impressione di asprezza. Il test era con le mie casse acustiche dell'epoca, AR48S, Naturalmenti molti potrebbero pensare che essendo un test non alla cieca fossi influenzato dalla ricerca dei difetti "attesi", ma è quello che francamente ho provato dopo numerosi ascolti. Il risultato comunque è che per prudenza ho comprato un cavo progettato per l'hi-fi, il cavo venticinquennale citato prima.

Le scelte
Inutile dire che nel mio impianto la situazione è proprio quella asimettrica (parecchio) e quindi i metri di cavo necessari sono molti (e il cavo che avanza da un lato è di molti metri). Inutile anche dire che non volevo spendere per i cavi più del costo dei miei nuovo diffusori. Dopo varie ricerche e considerando che i venditori di cavi sono circa 10.000 mi sono concentrato su due produttori noti: Van Den Hul e Supra, tanto non avrei mai potuto valutare i pro e i contro degli altri 9998.
E, riguardo alla tecnologia e alla diatriba di cui sopra, mi sono tenuto in una via mediana: cavo specializzato ma con qualche cedimento ai negazionisti (ovvero: supposizione che non si sentiranno tanto facilmente le differenze con cavi che costano il quadruplo).

Van Den Hul D-352 Hybrid

Il modello interessante della Van De Hul era questo. E' di tipo capacitivo come quello precedente ma aveva ora tutti i ritrovati successivi (rame OFC, no effetto pelle, rivestimento halogen free ecc.). Costava però abbastanza per i 15m che mi servivano (9+6), ed inoltre il mio amplificatore a stato solido (Audio Analogue Puccini Settanta Rev2) non risulta abbia problemi con un carico capacitivo, mentre la sezione era di soli 2,5mmq.
In alternativa ho individuato dopo molte recensioni il modello Classic di Supra, un noto campione del rapporto qualità / prezzo di questa casa specializzata, con molti degli accorgimenti presenti sul Van Den Hul, ma non tutti, e non capacitivo, ma disponible in più versioni, anche con sezione più grande. Alla fine ho scelto il Supra Classic 6, da 6mmq, per via dello sbilanciamento nella lunghezza (foto sotto). Ben conscio che la stessa Supra produce diverse serie a loro dire superiori (anche nel prezzo ovviamente).

Supra Classic 6
L'alternativa era rivolgersi allo stesso negozio nel quale ho comprato i diffusori, o comunque in un negozio hi-fi. Sicuramente logica come strategia, ma c'è da tenere presente che i commessi e titolari dei negozi credono molto nei cavi e negli effetti che hanno sul suono, sono spesso assai convincenti, ed il rischio è trovarsi alla fine a spendere per i cavi la metà di quello che si è speso per le casse acustiche. Senza possibilità di riscontro perché, come anticipavo, provare a confronto i cavi è pressochè impraticabile.

Il montaggio
Oltre alla lunghezza dei due canali, che salvo impossibilità tecnica dovrebbe essere uguale, l'altro requisito di cui si parla è la direzione dei cavi. Che infatti è segnata sui cavi stessi come si vede dalle foto. Non perchè siano progettati per andare in un verso, ma perchè, dicono diversi testi, il cavo si "conforma" allo scorrimento della corrente e il verso non dovrebbe essere più cambiato. Immagino quanto questo possa suonare assurdo a un negazionista, ma non mancano dotte dissertazioni che lo affermano, e usare questa cautela non costa nulla.

Ovviamente bisogna fare attenzione alla fase e realizzare con la massima cura la connessione all'ampli e alle casse. Se si usano i cavi spellati non serve niente altro che l'attenzione di cui sopra,  ma se si preferiscono (come succede a me) i pratici connettori a banana si apre la questione scelta anche per questi componenti. Anche qui infatti esistono modelli medi e modelli top, che possono costare 25 € l'uno o anche più, ma quelli già buoni costano 1/4 e quindi con 50€  si possono acquistare le 8 banane che servono per una connessione standard (non bi-wiring, dove si raddoppia tutto).
Le cose su cui fare attenzione sono la dimensione del cavo che possono accogliere e la modalità di connessione. Conviene ovviamente scegliere un modello che ospiti senza problemi il cavo della sezione che abbiamo scelto e controllare prima come avviene il serraggio, In alcuni modelli serve infatti una crimpatrice (anche manuale) ovvero una pinza serracavi, e quindi il collegamento diventa irreversibile (in altre parole, la banana non si potrà usare una seconda volta). In altre il cavo rimane "aperto" in un foro e bisogna fare attenzione che non tocchi l'altra "banana" armeggiando ad amplificatore acceso. Preferibili quelli dove il capo del cavo rimane interno alla banana. Esistono inoltre anche fornitori che vendono i cavi già terminati con connettori a scelta.

Infine il terzo passo è la stesura del cavo. Se la installazione è la classica con l'impiano al centro e le casse sulla stessa parete potrà probabilmente essere "libero" senza grande sacrificio estetico. Negli altri casi invece potrà essere necessario che segua le pareti, di solito sopra il battiscopa e, salvo i casi di mogli molto tolleranti (o installazioni in una stanza dedicata) sarà necessario pensare ad una canalina, di buone dimensioni, e adatta ad una installazione casalinga. Ne esistono ormai per fortuna molti modelli e sarà necessario solo armarsi di un altro po' di pazienza e manualità.

In sintesi
Dopo l'installazione il risultato all'ascolto è stato sostanzialmente quello atteso, nessuna stravolgente differenza, solo una avvertibile ma non marcata maggiore presenza della gamma bassa e un qualcosa di meglio nella trasparenza, testimoniata ad esempio dal fatto che non mi sembrava di aver mai sentito in modo così chiaro provenire da punti diversi dello spazio le note basse (mano sinistra) e alte (mano destra) di un pianoforte, come quello di Esborn Svensson che stavo ascoltando con grande piacere giorni fa. Nessun consiglio quindi, chi vuole inoltrarsi nel vasto territorio dei cavi deve armarsi di grande fiducia o di grande pazienza (ascolti impegnativi) chi invece ha altre priorità può affidarsi al buon senso e a cavi buoni ma ancora economici, come ad esempio il Supra "basic" Classic 2.5.

Appendice 1 - Le caratteristiche dei due cavi citati (dal sito Audioteka)

Van Den Hul D-352
  • Tipo: Cavo a due conduttori
  • Materiali Conduttori: Ibrido: Rame ad alta purezza Crystal OFC placcato Argento ad alta purezza + Carbonio a struttura lineare "Linear Structured Carbon"®  saturated layer(s)  
  • Dimensioni diametro esterno: 21 x 6,5 mm
  • Resistenza 20 °C: 0.34 Ohm/100 m.
  • Capacità: 32,5 pF/m.
  • Dielettrici (guaina protettiva): HULLIFLEX (Halogen free)
  • Voltaggio: 3 / 300 Vrms min
Supra Classic 6

Specifiche meccaniche
  • Sezione conduttore: 6.0mmq
  • Numero di conduttori: 2
  • Numero di trefoli per conduttore: 756
  • Diametro del filo: 0,10 mm
  • Materiale conduttore: Rame stagnato privo di ossigeno
  • Giacca in PVC resistente al calore e all'invecchiamento
  • Dimensioni esterne: 5,5 x 11,2 mm
  • Peso: 154 g / m
  • Senza alogeni e ritardante di fiamma: No
Prestazioni elettriche
  • Resistenza: 2,9 Ohm / km
  • Induttanza: 0,59 uH / m
Appendice 2 - Dialogo con un negazionista

Questa mia attenzione e relative ricerche sul web hanno ovviamente generato segnalazioni su Facebook nonché la segnalazione su YouTube di un video chiamato "Prova cavi casse 2". Dove un tecnico (o almeno un possessore di oscilloscopio) provava a confronto un classico vecchio doppino per casse, quello rosso e nero, con un cavo coassiale, inviando un'onda quadra. Veniva fuori che il doppino era anche meglio del coassiale.

Ho inserito nei commenti una domanda perchè fosse chiamato "prova cavi casse 2" un test di un cavo che non è usato per le casse (il coassiale), e la risposta è stata che "Il coassiale collega il canale di riferimento nella convinzione che un cavo coassiale specifico trasporti in modo più preciso il segnale del generatore all'oscilloscopio". Gli ho fatto notare a questo punto che aveva dimostrato solo che il doppino è meglio di quel coassiale, non era un test di cavi per casse, ed è arrivata la risposta definitiva "il test dimostra che il povero doppino va benissimo per collegare le casse acustiche e chi vende altro truffa i clienti". Siamo quindi parecchio lontani dal metodo sperimentale di galileiana memoria, proprio al contrario in effetti: si parte dall'assunto e si cerca un test che con un po' di fantasia lo possa provare.
Difatti alla ulteriore domanda, che segnalava sempre con garbo che la risposta confermava che non si trattava di una prova per cavi per casse (che per inciso, non trasmettono un'onda quadra, ma musica) ma che sarebbe stata una prova a confronto di cavi per casse, il dialogo si è interrotto.
Aggiungo che il video ha decine di commenti entusiasti.

lunedì 13 gennaio 2020

La vera alta fedeltà esiste

Per ascoltare un pianoforte in casa nostra con elevato realismo, quasi come se fosse proprio nella nostra (ampia, necessariamente) stanza serve un impianto di alto livello, lo sappiamo. Diffusori allo stato dell'arte, amplificazione a più telai all'altezza, una registrazione accuratissima riversata in DSD512 oppure, se rimaniamo in analogico, riprodotta da uno Studer con nastro da 1 pollice a 2 tracce e che legge a 38 cm/sec. Un impianto da sogno per un appassionato audiofilo, un impianto per il quale l'investimento necessario è nell'ordine delle decine di migliaia di Euro. Ma sappiamo che non sarà comunque mai una qualità assoluta, l'esatta riproduzione del pianista quando lo suonava.

La perfezione assoluta però esiste, ed è anche banale raggiungerla: un pianoforte a coda che suona nella nostra stanza (che, ripeto, deve essere adeguata). Sì, direte voi, ma servirebbe anche che sullo sgabello sedesse Yuja Wang in persona, o qualcuna delle sue amiche, o amici. Non il nostro amico che dice che ha studiato pianoforte quando andava alle medie. E meno che mai, noi. Ebbene ora ci siamo, ci ha pensato proprio una casa di strumenti musicali che è un mito nel settore.


Spirio
Con questo nome curioso la Steinway & Sons (sono proprio loro) propone la versione per il terzo millennio dei music-rolls  Ampico di cui avevo scritto qualche anno fa. Molta meno meccanica, rimpiazzata da elettronica e digitale e ovviamente connessione in wi-fi ad una apposita app, e il pianoforte (Steinway ovviamente) suona da solo, ora come allora, 120 anni dopo. Ripetendo esattamente la durata e la pressione sui tasti del famoso/famosa pianista che ha registrato uno dei brani del nutrito catalogo di Spirio (la Steinway è una potenza nel settore), non c'è dubbio che la riproduzione sarà di qualità irraggiungibile anche per l'impianto più raffinato e costoso che si possa immaginare. Accedendo al sito (questo è il link) si può vedere il video dimostrativo e leggere l'ampio corredo informativo.


Cosa si può ascoltare
I pianoforti Steinway sono adottati da un gran numero di sale da concerto e di studi di registrazione e quindi come prevedibile sono molti i nomi noti che hanno registrato loro esecuzioni con tecnologia Spirio. A cominciare dalle star cinesi della classica, ma arrivando anche ad altre sensibilità, come  Ludovico Einaudi. Il catalogo attuale si può consultare a questo link.


E i grandi nomi del passato? Ovviamente non possono aver registrato direttamente per Spirio, ma attraverso un software di trascodifica da registrazioni esistenti (di adeguata qualità, si suppone) sono disponibili anche loro registrazioni, da Glenn Gould a Thelonious Monk a Duke Ellington a Bill Evans, ai grandi nomi della classica, inclusi Arturo Benedetti Michelangeli o Claudio Arrau. Sono gli "Spirio Artists".
In questo caso la trascodifica e soprattutto la registrazione originale non potrà aver catturato esattamente come hanno suonato questi grandi pianisti, e anche il pianoforte non sarà il medesimo. Ma il suono del piano sarà comunque sempre più realistico di come lo potranno mai riprodurre i sistemi top di Magico, TAD o Wilson Audio.

Bellissimo, ma è più accessibile?
Non proprio, perchè oltre a Spirio, che ha "prezzo a richiesta" (e quindi sospettiamo che non sia troppo economico) serve anche un pianoforte a coda Steinway. Il modello base compatibile si chiama O-180 e parte da 33.000 €, oppure è possibile adattare a Spirio anche il B-211, che parte da 55.000 €.
Per chi fosse interessato si possono avere più informazioni e, per i più coraggiosi, anche un'offerta, a 3 centri musicali d'Italia, incluso il noto Alfonsi di Via Giovanni Lanza a Roma.
Affascinante ma assai impegnativo.

giovedì 2 gennaio 2020

Il mitico Master e i dubbi su MQA

Come noto, nel percorso complicato della musica digitale verso l’alta definizione, tuttora accompagnato da una diffusa diffidenza, che individua nel CD un risultato definitivo e insuperabile, si è inserita 3 anni fa la variante della codifica MQA. Proposta da Bob Stuart della Meridian, notissimo progettista del settore, adottata dal servizio di streaming Tidal, supportata dalle 3 major superstiti, ha raccolto da subito molto interesse da parte di chi ha potuto sentire musica in formato MQA, e quindi notevole attesa. A questa fase e’ seguita però una fase di scetticismo. Tentiamo di fare il punto.

MQA ovvero Masters Quality Authenticated
Partiamo proprio dall’acronimo scelto, perché e’ proprio una dichiarazione d’intenti, una mission per il nuovo standard (qualità master autenticata), e cominciamo proprio dall’elemento più importante, la ragion d’essere, ovvero la qualità.

Quality
Essendo un formato che ottimizza la trasmissione e l’archiviazione dei dati dovrebbe garantire di mantenere la stessa qualità di ascolto dei formati di compressione lossless esistenti (FLAC o ALAC) ma in realtà promette anche di più. Ovvero, attraverso la registrazione di informazioni sull’andamento della musica nel dominio del tempo, di preservare meglio il timing del messaggio musicale. Così almeno si capisce dalle affermazioni presenti nella presentazione del formato sul sito MQA e sul sito di Bob Stuart con affermazioni come quella che segue.

It would be strange indeed if our remarkable time-domain acuity were irrelevant to the perception of music. In fact there is persuasive evidence that this is not the case: those experimental subjects who have proven most adept at resolving time-frequency uncertainty are musicians, suggesting that time-domain acuity is enhanced – trained – by the process of becoming a musician. So the traditional frequency-domain view of audio system performance is fundamentally at odds with our perception of music.

Tutto condivisibile, sarebbe però importante capire come fa MQA, partendo da master registrati in PCM, a preservare meglio o eventualmente a ricreare queste informazioni.

La cantante e attrice Rebecca Pidgeon. Il suo album The Raven, un evergreen per gli audiofili di tutti i continenti, è preso come esempio di confronto con la codifica PCM sul sito di Bob Stuart. 
L'analisi di Computer Audiophile
Un noto esperto del settore, che utilizza strumenti di misura analoghi a quelli dell’industria e pubblica da tempo approfondite analisi tecniche sulla musica digitale, ha voluto però andare in profondità, oltre le parole non chiarissime di presentazione, analizzando anche i documenti tecnici allegati al brevetto e misurando le prestazioni effettive, e i suoi risultati e considerazioni sono stati ospitati dalla prestigiosa rivista online Computer Audiophile. L’esperto ha come nickname Archimago ma la sua identità e’ nota alla rivista e nel settore. Le sue osservazioni sono piuttosto critiche e si possono leggere nell’articolo, che non è breve. Riassumo le principali conclusioni:
  • dall’analisi dello schema di compressione allegato al brevetto emerge senza possibilità di smentita che nel processo vengono mantenuti solo i 13 bit più significativi del campione e viene inoltre effettuato un downgrade della frequenza di campionamento a 48KHz
  • e’ dichiarato che la riduzione viene effettuata selezionando le informazioni più significative all’ascolto secondo gli ultimi risultati delle neuroscienze applicata alle capacità di ascolto di noi esseri umani.
  • la compressione quindi non è lossless, le informazioni omesse non vengono mantenute seppur recodificate, non è possibile tornare al file originario
  • non si trova alcuna evidenza tecnica di dove sarebbero memorizzate le informazioni sul timing
  • il processo di decodifica e conversione in analogico, testato su alcuni DAC di fascia alta conformi pienamente a MQA (Mytek) ha mostrato la presenza di artefatti legati proprio al tipo di compressione effettuata (leggere l’articolo per i test mostrati e le spiegazioni)
  • l’articolo e’ stato sottoposto preventivamente al consorzio MQA per fornire proprie contro deduzioni che però non sono pervenute, e’ stato ignorato.
Una critica quindi molto incisiva e documentata (molte altre osservazioni si possono leggere nell'articolo), che si contrappone alle molte testimonianze e prove d’ascolto che si possono leggere in rete, a volte entusiastiche e comunque quasi sempre positive.
Com’è possibile? Non è la prima volta che succede nel mondo dell’alta fedeltà, sappiamo che il vinile e’ teoricamente inferiore al CD per dinamica, risposta in frequenza e distorsione, eppure molti (anzi la maggioranza) lo preferiscono in ascolto. Idem per gli amplificatori a valvole dove si da’ addirittura come spiegazione che il nostro sistema uditivo apprezza particolarmente la distorsione di II armonica che i tubi termoionici offrono in buona quantità. In sostanza, la nostra capacità uditiva nasconde ancora alcuni misteri.
Questa potrebbe essere una spiegazione, ma in quei casi si confrontava digitale con analogico, mentre qui digitale con digitale, con qualche inevitabile dubbio in più.

Master
Una parola chiave che sta trascolorando nel mito, adottata dal consorzio come principale elemento preferenziale. Ma cos’è il master? Escludendo i rari esempi di musica in registrazione diretta, il processo che arriva al file musicale prevede 3 passi +1:
  1. La registrazione su una traccia di uno o più strumenti e della voce (anche in tempi e a volte luoghi diversi) effettuata dal record engineer
  2. Il missaggio (mixing) delle varie tracce, con eventuale inserimento di effetti, per comporre il contenuto musicale finale pronto per il mastering (mixing engineer)
  3. La produzione e del master che costituirà il file audio “padre” dal quale saranno prodotte tutte le copie di una emissione (dell’album o altro tipo di pubblicazione e diffusione). Quest’ultima fase può prevedere interventi ulteriori sul mixing (ad esempio compressione dinamica per consentire una più agevole fruizione su speaker o cuffie di minore qualità) (mastering engineer)
  4. Le registrazioni su singola traccia e il mixing sono poi archiviati per consentire in tempi successivi la produzione di master con caratteristiche diverse, sia per il mezzo di diffusione (ad esempio in HD anziché in qualità CD) sia per l’adeguamento a una estetica musicale diversa e nel frattempo evoluti (ad esempio i celebrati remaster di Steven Wilson dei capolavori progressive rock degli anni ‘70).
Il primo passo è responsabilità del tecnico del suono (record engineer), il successivo del mixing engineer (che può essere la stessa persona) e l’ultimo dal master engineer, che può essere anche il produttore dell’album o lo stesso tecnico del suono assieme al musicista.

Poi ci sono cento varianti ma qui ho riepilogato la situazione tipica. Alla quale ho avuto la fortuna di poter assistere parecchi anni fa, era un album del Banco del Mutuo Soccorso (Come in un'ultima cena), alla console c’era Vittorio Nocenzi col tecnico del suono Peter Kaukonen, il fratello di Jorma Kaukonen, e le registrazioni delle tracce erano della voce di Francesco Di Giacomo e di alcuni inserti di chitarra di Rodolfo Maltese.

Cosa sappiamo del master?
Si può comprendere dalla sintetica descrizione che e’ molto importante per la qualità del suono che ascolteremo, probabilmente ha un peso molto superiore al formato adottato per la diffusione (ed è così) e non a caso MQA l’ha adottato come “bandiera” (claim). Ma cosa ne sappiamo noi acquirenti e fruitori della musica? Poco o niente. A volte ma non sempre il nome dei tecnici del suono (come per l’album che ho citato) più l’anno di produzione per i remaster, spesso legati alla riproposizione dell’album in formato CD o HD.

Ma non sappiamo quasi niente su come sono stati prodotti il mixing e il master. In primo luogo, se sono stati realizzati con tecnologia analogica o digitale. Inoltre, limitandoci alla produzione digitale, la codifica adottata (PCM o DSD), la risoluzione selezionata nei vari passaggi, gli strumenti di acquisizione, in particolare per le tracce prodotte con voce o strumenti acustici, gli effetti applicati, gli strumenti usati per il mixing e il mastering. Inoltre e soprattutto non sappiamo in cosa si differenziano i vari successivi mixing e mastering a cui sono stati sottoposti gli album più noti.
Sappiamo solo, e non sempre, l’anno di produzione del master e i nomi del record engineering, del mixer engineering e del master engineering.

Al master e alla sua produzione e’ legata l'attendibilità’ di una delle affermazioni di MQA, ovvero preservare le informazioni sul timing. Se il master e’ analogico, e’ possibile che in qualche modo non spiegato e non noto si preservino le informazioni che invece vanno perse nel concorrente PCM, ma se è in PCM (quasi tutta la musica da metà degli anni ‘80 ad oggi) questo è impossibile.

Authenticated
Ci aspetteremmo che MQA poiché afferma di metterci a disposizione il master, anzi addirittura ci assicura che è “autentico” (non usa però il termine più’ impegnativo: certificato) ci dia qualche informazione in più sul master "DOC" che ci mette a disposizione. Per cercare di capire se è così  ho consultato le informazioni sul master "autenticato" MQA fornite dalla app Tidal a confronto con quelle fornite da Qobuz, per un paio di ben noti album: Rumors dei Fleetwood Mac e Love Scenes di Diana Krall. L'analisi dettagliata è in allegato, e la conclusione è che non viene data sistematicamente  una informazione che consenta di individuare lo specifico master e meno che mai informazioni aggiuntive rispetto a quelle note e reperibili sul web. Per capire cosa intende MQA per "authenticated" bisogna approfondire la struttura di MQA.

I folder MQA
Bisogna considerare che MQA prevede tre livelli successivi di qualità e che per raggiungere il più elevato occorre un DAC pienamente conforme. Usano per descriverli la metafora di un pieghevole a tre facce che viene progressivamente aperto. Riporto le descrizioni del sito MQA.
  • MQA Core Decoder - Con la prima apertura il file MQA offre una qualità già superiore a quella del CD. È incluso in alcuni prodotti con output digitali come lettori Pioneer e Onkyo, nonché servizi di streaming e app desktop e mobili come TIDAL e Xiami Music. Anche lettori multimediali come Audirvana e Roon hanno implementato il decodificatore core. Il decoder restituisce il contenuto digitale originale in risoluzione 24/88.2 o 24/96
  • MQA Renderer - Abbinato a un Core Decoder, può completare il dispiegamento fino alla terza fase. I renderer possono essere ottimi prodotti portatili come DAC USB per cuffie. Ad esempio AudioQuest DragonFly, o alcuni prodotti iFi, possono connettersi all’uscita di un Core Decoder e completare la decodifica del file MQA (estraendo tutte le informazioni aggiuntive discusse in precedenza)
  • MQA Full Decoder - Effettuano tutte e tre le fasi di decodifica. Son DAC di diversi produttori (Mytek, dCS, BlueSounds, NAD, ecc.). Afferma il sito: ”A questo livello di riproduzione ascolti ciò che gli artisti hanno creato in studio grazie ad una compensazione e ad una gestione DAC specifiche per file e piattaforme” (ma dovrebbe essere lo stesso per la soluzione 2).
Attenzione quindi a quello che stiamo ascoltando, se confrontiamo file MQA con Tidal con file Hi-Res PCM con Qobuz o da un player (o se stiamo leggendo prove a confronto sul web). Nel primo caso si ascolta l’equivalente di un MP3 a confronto con un CD, ma meglio di un CD perché comunque in qualità HD seppur compressa con criteri psicoacustici. Solo nelle altre due configurazioni potremo apprezzare i veri o presunti plus della codifica MQA. a confronto con un tradizione Hi-Res PCM.

In sintesi: "Authenticated" significa banalmente che il master, sommariamente indicato, dell'album che ascoltiamo è stato codificato secondo il formato MQA e messo a disposizione su Tidal. Solo se arriviamo a dispiegare il terzo folder ascoltiamo i benefici dichiarati di questa codifica.
In altre parole, puro marketing attraverso la scelta di un nome evocativo, non viene comunicato rispetto a cosa ciò che ascoltiamo sarebbe “autentico”.

Dal sito MQA (mqa.co.uk) l'elenco dei produttori di hardware che hanno in catalogo DAC conformi a MQA (core o full decoder)
L’altro plus: l’efficienza
MQA accanto alla superiore qualità continua a evidenziare la maggiore efficienza, in termini di banda e di archiviazione. Un plus ormai trascurabile e che cito solo per completezza, con reti casalinghe FTTC che arrivano ai 100Mb/s al costo di un normale ADSL e il 5G in arrivo (ma posso testimoniare che si ascolta l’HD, ad esempio da Qobuz, anche in 4G senza particolari problemi). Se il plus fosse solo questo sarebbero arrivati decisamente tardi.

I confronti
Fatte queste premesse e fornite queste sintetiche informazioni possiamo analizzare criticamente le varie testimonianze presenti in rete di confronti tra gli stessi brani codificati MQA e PCM, trasmessi da Tidal o Qobuz. Come questi presenti in un forum di utenti Roon.
La prima cosa da verificare per quanto premesso è se si stanno confrontando gli stessi master. Nel primo confronto, vinto da MQA, il primo brano test è dei Doors, la celebre Riders In The Storm dall'album L.A. Woman.

Su Qobuz è presente in HD 24/96, non è indicata la data del master e neanche su Tidal dove è presente in qualità Master. Da MusicBrainz sappiamo che la prima versione Hi-Res è del 2000, per DVD-Audio, poi c'è una versione successiva del 2012 per digital download, su etichetta Rhino invece che Elektra, presente ad esempio su HDtracks, infine anche una versione per SACD del 2013. Possiamo dedurre che su Qobuz sia presente la versione del 2012, non sappiamo se il master è lo stesso del 2000 ma è probabile che sia così, perché la Rhino fa essenzialmente "repackaging" (dice MusicBrainz). Su Tidal è indicata come data del master il 1971 e che si tratta di un album in qualità master. Dovremmo dedurre che la versione MQA sia tratta dal master originale analogico, quindi sia stato fatto ad hoc per Tidal e per il consorzio MQA. E' probabile che invece la base sia lo stesso master per il download digitale in 24/96 fornito a Qobuz. In questo secondo caso il confronto illustrati dall'utente Roon Thomas Grosse sarebbe corretto, nel primo caso invece avrebbe confrontato master molto diversi e il risultato non sarebbe attendibile.

Tralascio gli altri due test perché è troppo difficile individuare l'album del pianista islandese Vikingur Olafsson e perché l'album di Margo Price non è in qualità master su Tidal (forse lo è solo in USA). Passo invece a una seconda considerazione: il test è stato eseguito nella modalità Core Decoder (una funzione fornita da Roon) su un DAC non conforme MQA. Il confronto è quindi stato fatto con ogni probabilità sullo stesso contenuto 24/96, con Qobuz compresso lossless in FLAC, e con Tidal compresso lossy MQA, ma non "autenticato". Un probabile altro caso di preferenza per il suono compresso, che a volte appare più dettagliato (succede anche per MP3 in confronto al CD).

Negli altri test altri utenti in maggioranza dichiarano un pareggio tra i due formati, con leggera prevalenza del PCM di Qobuz, in altri è preferito MQA, ma non sempre è chiaro se sono stati effettuati a livello "folding 3". Difficile trarre un verdetto.

In sintesi
In presenza di critiche che appaiono molto fondate e avendo come contraltare le descrizioni veramente fumose che si trovano sui siti di MQA e di Stuart, non mi sentirei proprio di consigliare il passaggio a MQA, essendo disponibile in alternativa un vero HD non compresso e perlomeno allineato, se non al mitico master, alla copia per il download in HD. Ancor più considerando che è sceso in campo nel frattempo anche Amazon.
Nel settore si nota comunque una diffusa fiducia nel nuovo formato, sia tra i produttori di software, ovvero le case discografiche, sia tra quelli di hardware, e qui però si passa a considerazioni sulla convenienza economica sulle quali non mi soffermo qui.

Fidandosi delle nostre capacità di ascolto bisognerebbe confrontare i due formati, ma sarebbe necesario usare un DAC che supporta i tre “folder” della codifica MQA, e al momento sono tutti di fascia alta e alto costo, e anche verificare preventivamente e con attenzione che stiamo ascoltando lo stesso master. Aspettiamo e vediamo.

Allegato: Master a confronto

Rumours dei Fleetwood Mac.
Ci viene comunicato che e’ ascoltabile in MQA, l’album è stato registrato in analogico (e’ del 1977) ma dalle scarne informazioni fornite apprendiamo che quello che ascolteremo è il remaster del 2001. Quindi non è evidentemente il primo master del 1977, e neanche il primo master per l’uscita in CD, che è del 1984 (informazione ricavata su MusicBrainz) ma il remastering del 2001, eseguito per pubblicare l’album su DVD-Audio in Hi-Res (24/96), difatti anche il team in sala di registrazione è ampliato. Facendo il confronto con Qobuz (nel quale lo stesso album è disponibile Hi-Res) si può verificare che si tratta della stessa edizione del 2001 e che collimano anche i nomi del team.

Love Scenes di Diana Krall
Anche questo album è disponibile in MQA su Tidal (e in Hi-Res su Qobuz), qui però le date non collimano. Su Tidal viene indicata come data del master il 1997, quindi in digitale, che è la stessa data di uscita dell’album su CD, su Qobuz (sono parchi di informazioni anche loro) invece la data non è comunicata, ci viene detto solo che la risoluzione è 24/96. Io ho anche il DVD-Audio dove è indicato il 2003 come data di uscita (e del remaster di cui si fa menzione). Il controllo su MusicBrainz conferma che non ci sono state uscite intermedie. E’ quindi quasi certo che su Qobuz viene diffuso il master prodotto per il DVD-Audio. Mentre per Tidal rimane il dubbio: è un MQA che parte dal mixer originario del 1997 registrato in 24/96, prima della produzione del master con downgrade a 16/44.1 per la pubblicazione su CD? Lo stesso usato nel 2003 dai tecnici della Verve per la versione stereo sul DVD-Audio, dove il remaster riguardava solo la nuova versione multichannel? Può darsi, ma sono solo ipotesi.