venerdì 25 dicembre 2009

I "bobina"


Torno ancora sui registratori a bobina, le  macchine da musica in grado di fornire il migliore suono analogico. Non mi è chiaro cosa se ne potrebbe fare oggi, ma sono oggetti affascinanti come pochi.

Rimandando al sito Soundfan già riferito nel post precedente per informazioni di dettaglio, in particolare sulla manutenzione, sui modelli e sui consigli per l'eventuale acquisto, vediamo brevemente di cosa si tratta (nell'articolo precedente era dato quasi per scontato).

Bobine e cassette
Il supporto utilizzato è il nastro magnetico, una tecnologia che tutti conoscono, perché era utilizzata fino ad ieri nelle popolari e diffusissime musicassette Philips, e che poi è stata alla base delle videocassette VHS. Anche per le musicassette il funzionamento era "da bobina a bobina" (reel to reel e R2R) con il nastro che scorreva dall'una all'altra e la necessità di rivoltarlo a fine corsa. Solo che tutto era reso di uso molto più facile grazie appunto alla "cassetta", il contenitore che racchiudeva le due bobine in una struttura compatta.

Purtroppo per ottenere questo risultato la Philips aveva dimezzato l'altezza del nastro, da 1/4 di pollice usato nei "bobina" amatoriali, ad 1/8 di pollice, e dimezzato anche la velocità minore che veniva usata sui suddetti (non tutti) reel to reel per la musica, portandola a 4,75 cm/sec. Inoltre, per rendere più agevole il caricamento rapido, veniva usata una sola testina combinata per la registrazione e la lettura. Mentre purtroppo queste due funzioni avevano esigenze tecniche opposte.

Poiché le prestazioni della registrazione magnetica (una tecnologia sviluppata in Germania negli anni '30 e diffusa commercialmente negli anni '50) in termini di risposta in frequenza e dinamica, è dipendente fortemente da questi elementi, si può immaginare che le prestazioni dei registratori a cassette fossero molto inferiori a quelle dei registratori a bobine.

I registratori a bobina aperta (reel to reel)

Che invece utilizzavano (ed utilizzano) due bobine aperte, ed avevano (ed hanno) la possibilità di variare tutti gli altri parametri.

Quindi i registratori a bobine da studio, quelli usati (in parte ancora oggi) per realizzare i master dei dischi, utilizzano nastro da 1/2 pollice o da 1 pollice, velocità di 38 cm/sec o 76 cm/sec e da 2 ad 8 tracce indipendenti (ed oltre) per la registrazione multitraccia (ad esempio per registrare strumenti e accompagnamento in tempi successivi).

I registratori amatoriali, come l'Akai 4000 illustrato sopra o il Tandberg qui a lato, utilizzano invece un nastro più maneggevole da 1/4 di pollice, una gamma di velocità da 4,75 a 38 cm/sec (passando per 9,5 e 19) e la scrittura su due o quattro tracce,  e bobine da 13, 18 o 26 cm.

Una grande flessibilità che comporta però un prezzo in termini di scarsa standardizzazione. Evidentemente per ascoltare un nastro registrato ad una certa velocità su un altro registratore è necessario che anche quest'ultimo abbia la stessa velocità tra quelle disponibili, e che il numero di tracce sia conforme. Problemi di compatibilità potevano derivare anche dalle dimensioni delle bobine: solo una parte dei modelli (di fascia alta) potevano ospitare quelle più grandi da 26 cm.
I più diffusi comunque erano a due velocità, 9,5 e 19 (ovvero 3-3/4 o 7 1/2 in pollici),  4 tracce e con bobine da 18 cm, anche perché i nastri preregistrati erano prodotti quasi solo in questi due formati e su bobine da 18 o da 13. Sui  nastri preregistrati ci tornerò presto, dopo le prove che sto effettuando, è l'uso più interessante e affascinante che si può fare di questi apparecchi.

Una affascinante operatività "vintage"
Usare una di queste macchine risulta probabilmente ad un utilizzatore di oggi di una complessità quasi sorprendente: bisogna far passare fisicamente il nastro tra le testine e il capstan fino alla seconda bobina e agganciarlo (ma non è previsto alcun "gancio").

Poi, alla fine, se il nastro è a 4 tracce, bisogna rivoltarlo e  ripetere tutta l'operazione da capo. Il nastro quindi è in qualche modo indipendente dalla bobina che lo ospita. E difatti nei nastri preregistrati la parte iniziale (leader tape) ha di solito sovrascritti il titolo e l'esecutore. Altre forme di archiviazione, in particolare per i nastri registrati da noi, non sono così agevoli; se abbiamo utilizzato la bobina per indicare il contenuto occorre quindi riportare il nastro sulla sua bobina iniziale anche quando non l'abbiamo ascoltato per intero, dai due lati.

Inutile aggiungere che non è possibile l'accesso diretto ai brani (negli ultimi modelli di cassette avevano inventato un sistema che ovviava al problema utilizzando i "vuoti" tra le canzoni). C'è un contatore dei giri del nastro, ma bisognerebbe segnare per ogni brano l'inizio. E poi comunque attendere i tempi dell'avanzamento veloce o del rewind.

E che, come tutte le macchine analogiche, richiedono manutenzione periodica, pulizia ed allineamento testine, accortezze nella archiviazione dei nastri, ma tutto sommato meno di quanto necessario per mantenere ai massimi livelli un giradischi d'epoca.

Bobine vs cassette
Limiti operativi superati appunto dalle musicassette, a prezzo però di una forte diminuzione di qualità. Che si può anche calcolare, facendo riferimento per semplicità alla quantità di materiale magnetico utilizzato per ogni unità di musica. Sulle cassette, che sono a 4 tracce anch'esse, tanto per cominciare la dimensione (l'altezza) è la metà. Anche la velocità è la metà di quella più bassa usata per la musica (9,5 cm/sec, i 4,75 nei bobina erano usati solo per il parlato e simili) e quindi siamo a 4 volte in meno. Otto volte in meno se usiamo sui bobina la velocità di 19 cm/sec, 16 volte se usiamo un modello a 2 tracce, e addirittura 32 volte con la velocità massima di 38 cm/sec. E la bassa velocità si portava dietro il ben noto problema del "soffio", il rumore di fondo che le cassette hanno vinto grazie al sistema Dolby B.

Ma limiti operativi che incidono poco se quello che si ascolta è un album, oppure una composizione di musica classica od operistica. E che si superano velocemente con un minimo di pratica. Certo non bisogna essere cultori della "fast music". Senza contare che queste macchine possono fare egregiamente un altro mestiere: registrare la musica dal vivo con una qualità molto vicina a quella delle macchine da studio. Ma qui serve un altro post a parte.

Il premio
Costosi, pesanti, scomodi da usare (anche rispetto agli LP) ma la qualità è veramente la massima possibile in campo analogico e forse anche la massima desiderabile in assoluto. Potremmo partire ancora dal paragonecon le cassette, che più o meno tutti conoscono: se i migliori modelli a cassette dopo alcuni anni di perfezionamento, anche se a 2 testine (ma Nakamichi era riuscito ad infilarci 3 testine) avevano raggiunto una qualità quasi indistinguibile da quella degli LP, come potevano suonare i bobina che partivano con 16 o 32 lunghezze di vantaggio?


Oppure vederla da un'altro lato: di cosa ha bisogno la musica, la più complessa da riprodurre, diciamo la musica della grande orchestra sinfonica, magari anche con coro e voci soliste? In termini tecnici di risposta in frequenza estesa oltre quella percepibile dal sistema uditivo umano, dinamica superiore a quella dell'evento reale, minima distorsione, e la capacità di registrare e riprodurre fedelmente il complesso segnale musicale.
Un registratore a bobine perfettamente a punto, a due tracce, a 38 cm/sec. ha in tutti questi parametri prestazioni che eccedono quelle necessarie alla registrazione dell'evento musicale, e quindi non richiede alcuna soluzione di compromesso o nessun artificio per acquisirlo e farcelo riascoltare. Da aggiungere che anche a velocità inferiore (19 cm/sec.) e a 4 tracce le prestazioni rimangono più che adeguate e comunque confrontabili, se non superiori (non mi inoltro, per prudenza, in questi dibattiti) a quelle del microsolco in vinile, dell'LP.

Superiori quindi anche all'audio digitale in alta definizione?
Qui il dibattito sarebbe ancora più acceso. Come noto per alcuni il digitale non potrà mai rivaleggiare con l'analogico. Perché la musica nasce analogica. Non mi addentro neanche in questa diatriba, dico solo che, parlando di prestazioni pure, con l'alta definizione siamo ad un livello ancora superiore (in particolare nella dinamica) ma che comunque siamo anche oltre quello che è richiesto dalla musica in originale, anche la più complessa (e dalla possibilità di un ascolto casalingo). Comunque l'alta definizione promette, e a quanto pare mantiene, prestazioni agli stessi livelli del nastro analogico, con molta maggiore semplicità d'uso (per chi tiene anche a questo aspetto).

(Le immagini si riferiscono ad alcuni modelli di "bobina" anni '70 e '80. Dall'alto l'Akai GX 646, il Tandberg TD 20a, l'Akai GX 4000D, evoluzione del classico 4000, il semi professionale Technics RS1520)

2 commenti:

  1. Come avete ragione.Oggi la qualita' audio ve la offrono con l'i-pod.Mi viene da ridere.Ma davvero qualcuno ha mai ascoltato un'orchesta con un registratore a bobine e poi con l'i-pod,
    oppure hanno solo sentito frastoni di quattro
    scalcagnati che bestemmiano ''musica''.Siamo ormai nella pochezza assoluta.
    Ciao a tutti Aldo Lamberti

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  2. veramente la qualità audio non me l'ha mai offerta nessuno,me la sono sempre cercata.
    Mi spiace per quei tanti giovani che non conoscono niente di niente e che nessuno gli spiega... d'altra parte,in un paese che non legge un libro,che ormai non sa più parlare la propria lingua e che non sa neppure scriverla correttamente che cosa si può pretendere?
    Ognuno si tenga la cultura che ha e buona notte,certo che è davvero penoso.

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