mercoledì 6 gennaio 2010

Alla riscoperta dei nastri pre-registrati



Continuando ad andare avanti e indietro tra il futuro digitale, con al centro il PC, e l'affascinante passato vintage, rappresentato dalle alternative al vinile, torno ancora sui registratori a bobine, o reel-to-reel.
Come si è visto nei post precedenti funzionano bene, molto bene, e garantiscono una qualità del suono con tutto il meglio dell'analogico, ma senza alcuni difetti del vinile.  Resta però da capire cosa si potrebbe fare, oggi, con un registratore a bobine.

La copia di backup dei CD? E' proprio impossibile che il suono migliori, quindi, se proprio è necessario fare queste copie, si ottengono gli stessi risultati, con molta maggiore comodità, meno spesa e meno tempo facendo le copie da PC su un altro CD o su hard-disk (ovviamente, rigorosamente lossless).

La copia di backup degli LP? Anche in questo basterebbe un decoder analogico-digitale e si potrebbe fare la copia in digitale con meno spesa e molta maggiore praticità. E' vero che un decoder analogico-digitale buono non costa poco, ma occorre chiedersi prima perché si fa la copia. Pochi, pochissimi LP sono veramente rari, introvabili. La maggior parte sono stati ripubblicati su CD o sono comunque disponibili nel grande circo Internet.

La registrazione di eventi dal vivo? Affascinante ipotesi, e probabilmente l'uso nel quale si avrebbero i migliori e più sorprendenti risultati. Anche qui però ormai il digitale è vincente (e più affidabile) con l'ultima generazione di registratori dotati di decoder superiori ai 16 bit.



Ma c'è un altro uso interessante: l'ascolto dei nastri pre-registrati. Sconosciuti da noi in Italia, non ricordo di averne mai visti nei negozi né mai sentito parlare sulle riviste specializzate di musica o di alta fedeltà.
Erano invece piuttosto diffusi in USA e anche in UK. Una buona parte del catalogo (sicuramente superiore in percentuale a quella che le case discografiche hanno concesso ai poveri formati ad alta definizione degli anni 2000, ormai abbandonati, il SACD e il DVD-Audio) era messa in commercio sin dalla fine degli anni '50 in questo formato.

All'inizio venivano usati nastri in mono (solitamente a due tracce) con velocità 9,5 cm/sec (3 3/4 di pollice o ips, inch per second). Un album normale di 40-45' poteva essere contenuto in una bobina compatta da 13 cm., con dimensioni quindi simili agli attuali CD, e molto inferiori all'LP, come il musical South Pacific della immagini in alto o l'album di Paul Robeson qui sopra. Erano nastri registrati su due lati, quindi da voltare a fine corsa.

Dagli anni '60 le case discografiche hanno iniziato a puntare alla qualità (allora lo facevano) proponendo copie in stereo (ovviamente) e a velocità maggiore, 19 cm/sec. (o 7 1/2 ips) e su 4 tracce. In questo caso occorrevano bobine da 18 cm., comunque sempre più compatte degli LP (che erano e sono da 30 cm., come noto).
La qualità era opportunamente enfatizzata, "masterworks" era il nome usato ad esempio dalla Columbia, mentre la EMI per i suoi nastri mono dei primi anni '60 usava il marchio "Emitape" ("this is not an ordinary tape. When you hear it you'll realise that this is not ordinary tape. Its fidelity is remarkable - as close, in fact, to the original as modern techniques can make it.").


Molti musical, grandi orchestre easy-listening dell'epoca (Herb Alpert, Mantovani, Percy Faith, Andre Kostelanetz) e buona parte del pop di successo dell'epoca, ma anche, a partire dalla seconda metà del decennio, il rock, con gli album più noti di Bob Dylan, Joan Baez, Judy Collins, Peter, Paul & Mary, dei Beatles, poi degli America, dei Led Zeppelin. E poi, molta musica classica, ad esempio buona parte della produzione Deutsche Grammophon degli anni '70, con i vari Karajan, Gilels ecc. è stata pubblicata anche su bobina preregistrata.

Erano abbastanza diffusi da garantire un mercato abbastanza ampio e quindi una buona scelta su eBay ancora oggi. La scelta più estesa è su eBay USA, anche se si trova parecchio pure su eBay UK. I prezzi sono più che ragionevoli (grazie anche al nostro caro Euro forte) e compresa la spedizione (non economicissima, sono oggetti relativamente ingombranti e pesanti, costa tra i 12 e i 18 $) si riesce a stare quasi sempre sotto i 20 € e spesso sotto i 15. Tranne ovviamente per i nastri che hanno un mercato collezionistico, come quelli dei Beatles (sopra ai 50 $ e anche oltre).


La domanda non sembra particolarmente intensa, e il prezzo sembra essere influenzato soprattutto dallo stato di conservazione della scatola (che erano corredate da immagini come quelle degli LP), a volte non perfetta (erano pur sempre fatte di cartone e hanno più di 30 anni). Il nastro però di solito è in buone condizioni (sembra che in molti casi siano scorte da magazzino, mai usate) e, almeno nelle prove che ho fatto, non sembra avere effetto copia. Naturalmente i venditori non danno alcuna garanzia e di solito affermano (mentendo, per non avere problemi e impegni, penso) che non possono provare i nastri perché non hanno un registratore a bobine. Con questi prezzi però qualche rischio si può prendere.

Interessa sentire questi classici album, spesso molto ben registrati, su un supporto di qualità superiore all'LP? Ovviamente sì, e quindi ho iniziato subito ad acquistarne e a provarli sul mio impianto.

I primi che mi sono arrivati erano mono, diversi Emitape come quello illustrato (South Pacific di Rodgers e Hammerstein). Con i limiti della monofonia e del tempo (questi sono di inizio '60 o fine '50, a giudicare dal repertorio) i risultati all'ascolto sono più che buoni, ascolto piacevole e naturale di questi vecchi musical e di questi arrangiamenti anni '50, ma anche di queste voci indimenticabili, come quella di Paul Robeson. Da notare che tutti gli Emitape, per facilitare la gestione dell'archivio, avevano una etichetta anche sul nastro, sul "leading tape" iniziale.


Il successivo ascolto in stereo, su un nastro pubblicato da Elektra negli anni '70 (il '73 per la precisione) con un album della cantante folk Judy Collins, True Stories, è stato decisamente all'altezza delle aspettative. La voce di soprano della ragazza congli occhi blu (Judy's Blue Eyes, la canzone che le dedicà Stephen Stills) esce particolarmente naturale, con le "esse" al punto giusto, la intonazione perfetta e i vocalizzi ben fermi e scanditi, e gli accompagnamenti, in questo caso non sempre minimal come da folk tradizionale (orchestra, piano, cori) ben posizionati e timbricamente corretti.

Niente polvere in agguato come negli LP in vinile con i suoi effetti collaterali (tic-toc), minor consumo ad ogni ascolto, graffi, ditate, necessità di pulire la superficie sono cose sconosciute. E maggiore qualità intrinseca. Chissà come mai sono rimasti un mercato di nicchia. E in Italia del tutto sconosciuto. Forse da noi ha contato  l'esperienza (drammatica) delle cassette preregistrate (che si vendevano, e anche molto, ma avevano, come ricorderà qualcuno, una qualità infima, ben inferiore a quanto poteva fare uno qualsiasi di noi con un registratore a cassette casalingo).
Sono in arrivo altri nastri di musica classica e di musica per orchestra e ne darò conto in seguito, ma per intanto posso confermare che, pur con un registratore (lettore in questo caso) che non è il massimo assoluto, e con nastri comunque prodotti industrialmente, ci si può garantire un ascolto molto ma molto piacevole.

Ma la cosa più straordinaria è che si possono trovare anche nastri pre-registrati nuovi. Qualcuno li produce e li commercializza ancora. Ad esempio la nota etichetta audiophile italiana Velut Luna, per mezzo del sito e-commerce AudiophileShop. E si tratta veramente di nastri ad alta qualità, quasi tutti a 38 cm/sec. e 2 tracce stereo e attacco nastro NAB (c'è anche questa variante, è un mondo difficile, i nastri USA hanno comunque tutti il più diffuso attacco cine). Richiedono registratori adeguati e compatibili, più costosi di quelli a 4 tracce come l'Akai che ho usato. Tipicamente, un Revox B-77, quasi lo standard in questo settore.
Ma c'è (purtroppo) un altro particolare: costano. Quelli nuovi, tra i 130 e i 170 €, quelli usati o storici comunque oltre i 50 €. Una prova indiretta della supremazia dei bobina: il migliore suono analogico possibile, per il quale gli appassionati sono disposti a spendere cifre anche superiori a quelle necessarie per assicurarsi i dischi "audiophile" da 2 etti l'uno.

(Nelle immagini sotto le altre informazioni presenti sui nastri pre-registrati e i vari formati dell'Emitape della EMI)
















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