sabato 5 dicembre 2009

Il successore del CD esiste già


Il successore del CD esiste già, peccato che le case discografiche non lo sappiano. Lo hanno messo in commercio alcune piccole case discografiche "audiophile", con in evidenza la ben nota Classic Records, lo chiamavano DAD sino a un po' di tempo fa, e ora HDAD o HDAD+.

Di cosa si tratta?
Di un semplice DVD, nel quale viene però inserita solo la musica. D'altra parte DVD sta per "digital versatile disc" ed è quello che ci attendiamo da questo standard: essere versatile.Il DAD (Digital Audio Disc) è un DVD di tipo "universale" (quindi leggibile da qualsiasi lettore DVD) dove la musica è registrata in formato 24bit / 96KHz. L'altro formato più recente, HDAD (Hybrid DVD Audio Disc), arriva sino ai 24/192, utilizzando lo standard DVD-Audio. Richiede un quindi lettore DVD che supporta anche il DVD-Audio (non tutti). Per consentire di ascoltare il disco anche su lettori non multiformato e quindi non DVD-Audio, o su PC (i software di lettura comuni, tipo WinDVD o il lettore DVD standard del Mac, non lo supportano) il dischetto è a doppia faccia, e sull'altro lato è in formato DVD universale a 24/96.Se il lettore DVD è collegato a un monitor TV viene mostrato un semplice menu con i titoli dei brani da selezionare. Nente frizzi tipo DVD-Audio, interviste, videoclip, contenuti extra e simili (dei quali nessuno sente la mancanza).

Come si sente?
Io ho provato un album a confronto in formato HDAD 24/192 e CD. La scelta di titoli non è molto estesa e non tutti i titoli di Classic Records sono facilmente reperibili anche su CD. Però qualcosa c'è, ad esempio il classico di John Coltrane "Blue Train", registrato nel 1957 (ovviamente su nastro analogico di tipo professionale) dal famoso ingegnere del suono Rudy Van Gelder per la etichetta Blue Note. Uno di quei dischi da sempre citati come esempio di corretta ripresa del suono.
La versione CD è quella di pochi anni fa, rimasterizzata per la "Rudy Van Gelder Edition" dalla stessa Blue Note (ora una etichetta EMI) con le solite bonus track.

La versione in alta definizione è stata realizzata dalla Classic Records a partire dal master originale (presumibilmente un nastro da mezzo pollice a due piste) campionato in digitale a 24/192, quindi alla massima qualità oggi possibile, con una gamma dinamica dichiarata di 144 dB, quindi superiore a quella del nastro originale. La cui qualità del suono dovrebbe essere quindi totalmente preservata, per cui il marketing CR utilizza la sigla MTS (Master Tape Sound).Come nel test precedente (Diana Krall) ho messo i due dischi in due lettori diversi (un CD e un DVD multiformato) e ho switchato tra l'uno e l'altro alla ricerca delle differenze.

Dico subito che, grazie al cielo, non sono così evidenti. Per fortuna, se no dovremmo gettare le nostre preziose collezioni di CD e ricominciare da capo.
Nell'ascolto con il mio impianto (vedi il post precedente) in entrambi i formati la timbrica degli strumenti risulta corretta e molto simile. Quello che si nota però è una collocazione più netta e anche più ampia degli strumenti. La batteria nel primo brano nel CD sembra in zona semi centrale, molto vicina al pianoforte, mentre nel HDAD si posiziona sulla destra, ben lontana dal sax al lato opposto. Un effetto piuttosto evidente e anche apparentemente più naturale e probabilmente più vicina al master (anche se non è riportata sui dischi la posizione degli strumenti, presumo che Van Gelder li abbia posizionati ben scalati su tutto il fronte sonoro).


Per un approfondimento ho anche ascoltato tutti i brani con una cuffia elettrostatica Stax. Con questo componente, come noto superiore come fedeltà a pressochè ogni sistema diffusore / casse di prezzo terreno, si sente qualche altra differenza. Non tanto nella timbrica, e neanche nei leggeri effetti di eco attorno al trombone e alla tromba, che sono preservati, quanto nella separazione tra i vari strumenti, che risultano più facilmente (e "naturalmente") distinti tra loro e posizionati, ancora una volta, su un fronte sonoro più ampio, a conferma della impressione avuta con l'impianto aperto. Sembra anche leggermente più netta e precisa la resa del contrabbasso. E nessun segno di fatica d'ascolto anche sugli alti (piatti della batteria in particolare).
Da notare che le prove a confronto erano rese meno semplici rispetto al test del DVD-Audio versus CD dal fatto che questa volta il livello sonoro più basso era quello dell'HDAD. Quindi non era possibile sul mio impianto livellare le uscite e c'era quindi un tendenziale sbilanciamento a favore del CD, che suonava a volume più alto.

Nessun problema comunque a indicare se si stava ascoltando il CD oppure lo HDAD in alta definizione, e nessun dubbio su cosa poi si sceglie di continuare ad ascoltare: la versione in HDAD.
Insomma la differenza c'è e si sente.

E a 96 KHz si perde qualcosa?
Ovviamente ho provato ad ascoltare a confronto, in questo caso in sequenza, le due versioni sui due lati dell'album. Dico subito che la differenza non si sente proprio, come da altri notato, almeno, non è alla portata del mio apparato uditivo. Bisognerebbe vedere anche le prestazioni reali dell'Oppo a 192KHz, ma mi sento di affermare che, anche se i 192KHz danno la piacevole sensazione psicologica di avere il massimo, i 96KHz sono già sufficienti. Magari le case discografiche arrivassero almeno sin qui.

Un altro ascolto
Ho provato anche un altro album del catalogo CR, in questo caso un DAD 24/96. Si trattava di un altro classico tra gli album audiophile, la registrazione della reunion dei Weavers alla Carnegie Hall di New York nel lontano 1963 (ed era già una celebrazione dei primi 15 anni del primo gruppo folk moderno!). A dispetto dell'età della registrazione e del fatto che fosse dal vivo è un master celebrato per la grande naturalezza (set tutto acustico) e già pubblicato più volte su vinile da mezzo chilo o giù di lì.
Non ho però in questo caso nè la versione su vinile né su CD e quindi mi sono limitato ad ascoltare, sia in campo aperto sia in cuffia, l'impasto delle voci di Pete Seeger, Lee Hays e degli altri Weavers, la nettezza delle chitarre e dei cori con il loro perfetto impasto di voci, e l'eccellente effetto stereo nella ricreazione del fronte sonoro.
Un ascolto molto piacevole.

Ma quanto costano?
Meno del CD. Ebbene sì, nonostante un costo di spedizione non certo economico (8 $) grazie al nostro caro Euro forte il HDAD viene a costare intorno ai 20 € (20 $ in USA + spese di trasporto) e il DAD addirittura 15 € (15 $ in USA, sempre escluse le spese di trasporto).
Peccato che il catalogo sia piuttosto ridotto (quasi tutta musica classica, di orchestre e interpreti non sempre notissimi).
E peccato che le case discografiche non facciano questa semplice considerazione che il successore del CD esiste già e che forse provare a venderlo potrebbe essere una soluzione ai loro lamenti sul mercato in perenne contrazione.

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