giovedì 19 novembre 2009

E' la terza volta che compriamo gli stessi dischi!


"E' la terza volta che compriamo gli stessi dischi!". Questo era il grido di dolore che era sgorgato dal cuore a non pochi audiofili degli anni '90 quando si sono resi conto che stavano comprando ancora una volta gli album dei Pink Floyd, dei Rolling Stones, dei Beatles.


Una prima volta da adolescenti in vinile, poi, negli anni '80, quando l'industria discografica ha lanciato la "perfezione del suono digitale", in CD, finalmente senza fruscio e tic, eredità dei fetenti giradischi da giovani squattrinati. Poi, ecco che si scopre che il CD non è così privo di difetti e anzi i primi riversamenti in digitale sono del tutto innaturali, da dimenticare, ed è necessario tornare al vinile, unico supporto che può fare giustizia a quegli amati dischi. Ed ecco quindi il terzo acquisto di Sgt. Pepper, o Dark Side Of The Moon, o Disraeli Gears, questa volta su pregiato vinile da 180 gr.

Ma non finisce qui, bisogna trovare un successore al CD e quindi l'industria (quella dell'hardware, soprattutto) propone il Super Audio CD (o SACD), ma anche il DVD-Audio, tanto per complicarsi un po' la vita. Non ce la fanno a pubblicare tutto in questo nuovo formato, ma qualcosa sì. E così ad esempio gli appassionati dei Genesis saranno arrivati anche al quarto acquisto, grazie alla confezione rimasterizzata di tutti i loro album, proposta in SACD proprio l'anno scorso.

Ma anche il SACD e il DVD-Audio dopo una decina d'anni di tentativi infruttuosi vanno verso un rapido tramonto, e si annuncia una nuova era: il download digitale in qualità CD, o addirittura in alta definizione, a 24 bit. Destinazione: la libreria iTunes o addirittura l'iPod. Ma i dischi rimangono sempre gli stessi.

Ad esempio quelli dei Beatles. Messi al sicuro dall'infido mondo digitale sin dalle origini ed ora finalmente disponibili, dal 7 dicembre, su una poco romantica "chiavetta" da 16GB, che contiene tutti gli album del quartetto più famoso del mondo, ovviamente rimasterizzati, ripuliti e così via. Resa un poco più appetibile, come regalo di Natale, da una confezione a forma di mela (una micro-mela) che cita sia l'immagine simbolo della storica etichetta dei Beatles, la Apple, sia la Apple di Steve Jobs, sponsor, a quanto si capisce, della operazione (che però è nominalmente della casa discografica dei Beatles, la EMI).

Il target però sono sempre loro, gli adolescenti degli anni '60, ormai ultra cinquantenni, e si suppone anche abbastanza danarosi, dopo 30 o 40 anni di lavoro, da ricomprare ancora Revolver o Rubber Soul in digitale per ascoltarlo su PC, spendendo 250 $ o giù di lì.


Sulla chiavetta gli album sono disponibili comodamente già pronti per l'iPod o qualsiasi altro lettore, in formato MP3 a 320Kbps (quindi a qualità più alta del normale, anche se ancora "lossy") ma anche in formato lossless a qualità superiore del CD, a 24 bit, addirittura in formato Flac, quindi, presumibilmente, senza protezioni.


Ma niente paura, si sono lasciati da parte la possibilità di proporre ai fan dei Beatles degli anni '60, quando avranno appunto 60 anni ed oltre, gli stessi quattordici album in qualità ancora maggiore, perché nella chiavetta infilata nella mela di plastica verde hanno provveduto ad inserire la musica codificata sì a 24 bit, ma limitata a 44,1KHz come frequenza di campionamento, la stessa del CD. Un deterrente per la copia selvaggia, forse.


Nessuno sa se qualcosa sarebbe cambiato come qualità sonora (i master originali certo non erano né a 16 né a 24 bit, erano analogici, alcuni addirittura mono, pare) se li avessero inseriti a 48, 96 o 192KHz.
Ma è sicuro che tra qualche anno proveranno a proporre il quinto acquisto rendendoli disponibili a 24/192.

Sarebbe forse il momento, per i ragazzi degli anni '60, di scoprire anche qualcosa di nuovo, non importa in quale formato.

sabato 14 novembre 2009

Il PC come componente Hi-FI: la soluzione DAC USB

Nel precedente post nel quale ponevo la domanda se il PC può essere un componente Hi-FI (nello specifico, un lettore di musica digitale, possibilmente in alta definizione) mettevo in evidenza la criticità della scheda audio, che per questo uso deve essere sostituita con una di adeguata qualità, interna od esterna.


Nel frattempo il mercato (un mercato per modo di dire, veramente agli inizi) pare dirigersi in modo abbastanza deciso verso la soluzione esterna, con il moltiplicarsi di proposte di convertitori digitale - analogico (DAC) da collegare comodamente ad una porta USB del computer, oppure ad una uscita digitale ottica o coassiale.

Questi oggetti, proposti da diverse ditte specializzate, apparentemente di livello ancora decisamente artigianale, sostituiscono la scheda audio e si connettono quindi logicamente al player software che utilizziamo nel PC per ascoltare la musica, che può essere ad esempio Winamp o MediaMonkey, Foobar o i molti altri disponibili. L'uscita può essere poi di diverso tipo, ma quella che interessa a noi è la uscita analogica, fornita su due tradizionali spinotti RCA, collegabili poi al resto dell'impianto (vedremo poi le alternative). Da notare che non è solitamente un DAC puro, ma si comporta come un pre+DAC, perché è sensibile al comando di volume del PC.

La catena sarà quindi formata dal player, ad esempio Winamp che si assumerà il compito di decodificare il formato del file musicale (ad esempio compresso lossless in Flac) e portarlo al formato standard digitale PCM, qui dovrebbe intervenire la scheda audio con il suo DAC integrato, che viene invece by-passata, trasmettendo invece il flusso via connessione USB al DAC esterno.

Qui un decoder di maggiore qualità e isolato dal "rumore" del PC sarà in grado di generare un segnale analogico che si può definire in alta fedeltà.

E' veramente così?
Secondo la ben nota rivista Internet di alta fedeltà TNT-Audio, sì. Proprio sull'ultimo numero di novembre c'è una prova molto positiva di alcuni DAC USB, peraltro di costo non elevato (sotto i 300 €). Che sono giudicati decisamente superiori ad equivalenti lettori CD specializzati, non dico dello stesso ordine di prezzo, ma anche di prezzo superiore.

Possono essere usati anche per la musica in alta definizione?
Non tutti. Due di quelli provati da TNT-Audio (KingRex e DevilSound) ad esempio no, sono DAC a 16 bit e quindi servono solo con materiale di qualità CD.
Per ascoltare il materiale in alta definizione a 24 bit scaricato da HDtracks o Linn Records occorrono DAC USB di categoria superiore, come i Benchmark (partiamo dai 1000 € o poco meno) o i Wavelenght Audio (componenti  high-end molto costosi) e comunque di solito limitati a 96 KHz (che non sarebbe un gran problema). Le caratteristiche tecniche della connessione USB non consentono infatti di trasferire facilmente flussi di dati a 24bit e frequenza di campionamento più elevata (non mi soffermo sui dettagli).

Con la parziale eccezione dell'oggetto illustrato nella foto sopra, prodotto da una ditta (di Hong Kong) che si chiama DiyKits (nome che suona orientato ad una produzione artigianale). L'oggetto si chiama SuperPro 24/192 e, come suggerisce il nome, supporta anche la conversione in analogico a partire da una codifica PCM a 24 bit. Dalla prova di TNT-Audio sembra anche piuttosto valido come qualità sonora. Dalle specifiche che mi sono fatto inviare (non molto chiare) sembra però che la frequenza massima di campionamento sia limitata a 48 KHz e che i 24 bit siano disponibili solo sull'ingresso digitale ottico o SPDIF (quindi, nella pratica, per i Mac). Non si può avere tutto dalla vita. Comunque 24/48 garantisce una qualità decisamente superiore ai 16/44,1 del CD.

Cosa ci si fa con l'output analogico?
I tre usi possibili dipendono dalla disposizione del nostro PC (o notebook, più probabilmente) e dalla scelta che facciamo per ascoltare la musica:

1. Alle due uscite RCA sbilanciate stereo (i soliti spinotti presenti in tutti i componenti Hi-FI) colleghiamo due casse amplificate, come le Genelec illustrate nel precedente post. Per ascoltare musica in modo eccellente non serve altro. Il Notebook con il suo disco interno (o esterno) diventa anche un archivio di musica, un super iPod in grado di contenere intere collezioni di dischi. Magari anche su iTunes (se supportasse magari il formato Flac ...). Oppure si possono usare memorie esterne per memorizzare intere discografie. Ad esempio una normalissima "chiavetta" da 4GB può contenere l'equivalente di 15-16 CD in formato complesso lossless WMA o Flac. L'intera discografia di un tipico gruppo rock. Ma può anche suonare musica in streaming. Possibilmente non quella di YouTube (bassa qualità) ma alcune webradio incominciano a trasmettere a qualità discreta.



2. Come sopra, ma collegando gli spinotti all'amplificatore e quindi all'impianto stereo tradizionale. Nessuna differenza, se non di criticità di layout, di disposizione. Ci torno dopo.

3. Al preamplificatore di una cuffia elettrostatica (Stax, nel 99,9% dei casi). Soluzione elegante e funzionale, se è gradito l'ascolto in cuffia. Ai massimi livelli possibili, in questo caso. Se il PC è un notebook, a parte qualche problema di prese elettriche, l'ascolto potrà avvenire ovunque in casa, o nella casa fuori, e comunque sempre in vera alta fedeltà, molto alta. E una cuffia normale, dinamica? Non con tutti gli scatolotti si può, se non hanno l'output per cuffia, serve un amplificatore per cuffia esterno. Molti DAC la includono già, come il DAC1 di Benhmark.



Il layout
Come si assemblano tutti questi componenti così sparpagliati e, purtroppo, tutti con qualche esigenza di alimentazione? Proviamo a fare una lista:
- Notebook: teoricamente funziona a batteria ma, come sappiamo, prima o poi si scarica e occorre cercare una presa;
- SuperPro: teoricamente funziona anche lui a batteria oppure addirittura con l'alimentazione USB (se è 2.0) ma già quest'ultima possibilità è caldamente sconsigliata dai recensori (perché peggiora la qualità, effettivamente l'alimentazione è sempre un punto critico), anche lui dovrà essere probabilmente alimentato a rete;
- Disco esterno: se usiamo uno storage server per tutta la musica e i film, anche questo dovrà essere collegato; di solito sono USB ed è solo quindi un problema di dove appoggiarlo.

Dopodiché l'impianto o le casse amplificate avranno le altre loro connessioni di rete.
E il Notebook non potrà stare perennemente collegato all'impianto o alle casse (se no, che portatile è). E il PC fisso dovrebbe essere piazzato proprio vicino all'impianto, e non sarà sempre (anzi quasi mai) la sua posizione naturale. E poi c'è il problema del rumore, della ventola, se non è un MacBook.


In sintesi il rischio è che prima di ascoltare la musica si debba assemblare ogni volta tutto il sistema di lettura (notebook + USB dac + storage server) con tutti i suoi alimentatori esterni. Oltre ad accendere il PC e aspettare pazientemente che parta (se non è un Mac). Qualcosa di molto meno immediato che inserire un DVD nello sportello del lettore.

Insomma, affascinante, ma a prezzo di qualche scomodità. La soluzione alternativa di trasferire la musica digitale in HD su DVD sembra avere ancora una sua considerevole attrattiva. E oltre a tutto, fino a che non saranno disponibili DAC ad alta definizione di prezzo basso ed affidabili, è anche meno costosa.

E l'ascolto dei CD?
Le prove fatte da TNT-Audio sono orientate solo ai tradizionali CD a 16 bit. Quindi anche le osservazioni sulle lievi carenze del SuperPro valgono solo per questo formato. Non si sa invece come suona su materiale a 24 bit. E' presumibile che i risultati siano migliori, sino ad annullare ogni differenza.

Se l'input è comunque un CD, inteso come supporto fisico, si introduce un'altra variabile (o complicazione): come si trasferisce il contenuto musicale al PC? La soluzione più immediata sarebbe quella di usare il lettore CD integrato nel PC o nel notebook (se c'è). Ma questo vorrebbe dire usare per la lettura un componente di qualità ignota per questo uso, probabilmente assai carente.
Per mettersi nelle migliori condizioni bisognerebbe prima trasferire il CD sul disco del PC (rip) ovviamente non in formato compresso "lossy" (con perdita, come l'MP3) ma in formato pieno (WAV) o compresso "lossless" (senza perdita, conme il Flac o il WMA Lossless o l'Apple Lossless selezionabile in iTunes).

Una ultima cosa
Nel mondo del PC niente è semplice e chi vi si è avventurato consiglia di fare attenzione anche ad un altro elemento: il driver software che supporta l'audio. Quello standard dei sistemi Microsoft non ha, pare, qualità adeguata, e deve essere sostituito. E i lettori non sono tutti uguali. Ad esempio ora nei vari forum si parla particolarmente bene di Foobar. Anche qui, prima di partire con l'ascolto, bisogna assemblare l'ambiente software, leggendo prove e forum, confrontando, e installando le ultime versioni. Decisamente un approccio molto lontano dal plug & play. Per ascoltatori pazienti, ovvero disposti ad impiegare parecchie energie e ad aspettare il tempo necessario per poter ascoltare al meglio la loro musica.

(I componenti SuperPro - foto in alto -  Benchmark - foto centrali, modello DAC1 - e DevilSound sono disponibili tramite il negozio on-line Item Audio. I componenti Wavelenght Audio - nella foto in basso il modello Cosecant, che parte da 3500 $ - che includono anche modelli a 16 bit di prezzo un po' inferiore, sono descritti in dettaglio nel sito del produttore).

mercoledì 4 novembre 2009

La Deutsche Grammophon nel mondo digitale

Altra interessante fonte di audio digitale in alta definizione scaricabile via Internet è il sito della Deutsche Grammophon. La più classica delle case discografiche specializzate in musica classica è da sempre attenta alla tecnologia ed è ben inserita anche nel nuovo scenario della musica digitale scaricabile da Internet (quella che alcuni chiamano musica "liquida"). E per di più, essendo la famosa etichetta entrata anni fa nella UMG (Universal Music Group) ed essendo di proprietà della suddetta major UMG anche la sua storica rivale Decca, dallo stesso sito è possibile scaricare anche gli album Decca.

Dal sito è possibile acquistare gli album della DG via posta (a un buon prezzo: 15,99 per un album standard a cui si aggiungono però le spese di spedizione) oppure scaricarli con tre diverse modalità: in qualità CD in formato FLAC (12,99 €, solo intero album, qualità 16/44,1, senza protezione DRM), MP3 320Kbps (10,99 intero album, oppure singoli brani, con prezzo variabile in base alla durata) oppure anche in streaming a 0,99 € per album (su questo ci torniamo dopo).

Il catalogo è molto ricco, essendo quello della principale casa di musica classica (con occasionali incursioni all'esterno, come nel caso del nuovo disco di Sting, If On A Winter's Night ... che esce proprio per DG) e include incisioni di interpreti tra i più famosi, da Pollini a Lang Lang ad Anne-Sophie Mutter. 

La DG non pare dare molto credito, almeno ora, molto all''alta definizione: pochi i titoli al momento, soltanto 6 in tutto, l'ultima uscita è del 2006, e tutti in formato SACD. Mi pare di ricordare che in passato fossero usciti più titoli, forse nel frattempo sono andati fuori catalogo. Nelle FAQ è affermato (diplomaticamente, penso) che l'interesse permane, ma nei fatti hanno sospeso le uscite. E' invece affermato chiaramente che non supportano il DVD-Audio (e questa è un posizione UMG) perché non ci sono accordi chiari sui sistemi di protezione. Insomma ritengono che i DVD-Audio, in quanto usabili anche sui PC, si possano copiare facilmente. Solita fissa delle case discografiche, per evitare il rischio che qualcuno copi la musica, preferiscono non venderla affatto.

Ma soprattutto, come già notato nei commenti ad un precedente post, non è possibile scaricare i brani musicali in qualità superiore a quella CD, neanche quando il master originale (come in tutte le incisioni recenti) era a 24 bit. Si tratta evidentemente di una scelta. Ho chiesto via e-mail se è in programma in futuro anche questa possibilità, ma sinora senza risposta.

Lo streaming: una idea interessante
Da notare una interessante funzionalità, non presente in altri siti analoghi: la possibilità di ascoltare l'intero album per pochi centesimi di Euro in modalità streaming (senza scaricarlo, cioè). L'ascolto non è certo in alta definizione, è sicuramente in formato compresso (non è dichiarato il fattore di compressione, dovrebbe essere dalla parti dei 96KHz, ma comunque almeno è in stereo), Ho provato la travolgente versione di Anne-Sophie Mutter del concerto per violino ed orchestra op. 64 di Mendelssohn, che all'origine era un SACD, sul mio notebook il volume è un po' basso, ma la qualità è comunque ancora adeguata per un ascolto in cuffia da PC.
 


Il costo è di 0,99 € per un album intero, ma la possibilità di ascolto è limitata a 7 giorni. L'idea è quindi evidentemente quella di provare se vale la pena di acquistare l'album, avendo comunque la possibilità di ascoltarlo per intero anche più volte. Poche volte? Quanti dei dischi che avete acquistato li avete ascoltati solo una volta e forse neanche per intero?

Certo, è più frequente con la musica pop o alternativa che con la classica, per questi generi sarebbe assai più utile questa modalità di acquisto in prova. Speriamo che la interessante idea sia seguita anche da altre etichette. Ah, ovviamente i 99 centesimi saranno scontati in caso di acquisto (ci hanno pensato, non è questo che fa la differenza, ma è apprezzabile la cura dei dettagli).

A qualcuno potrebbe anche venire in mente di catturare lo streaming con uno dei molti programmi che fanno questo mestiere, ma non mi sembra una grande idea: la qualità con l'ulteriore passaggio si degrada ulteriormente (io ho provato con il noto Wondershare SAR) ed è veramente un delitto ascoltare in queste condizioni musica classica registrata con il massimo impegno e la massima qualità possibile.

Se la molla dell'acquisto non scatta non è un problema, a mio avviso: di musica ce n'è ancora tanta. Continuiamo la ricerca.
 

mercoledì 28 ottobre 2009

Ascoltiamo la musica in Flac

Quasi tutto il materiale disponibile in rete è in questo formato, free lossless audio codec, uno standard piuttosto, recente, free, lossless (senza perdita di informazione) e in grado di supportare anche campionamento a 24 bit e frequenza fino a 192KHz, in altre parole, l'alta definizione in musica, lo stesso livello di qualità dei master realizzati in studio di registrazione.


L'unico svantaggio che ha è che non è supportato da tutti i lettori presenti sui PC, masterizzatori per il trasferimento su disco, lettori DVD multiformato da casa.
Facciamo il punto della situazione ad oggi, ben consci che è in continuo movimento e che quindi questo post è destinato inevitabilmente a diventare obsoleto in breve tempo.

Lettori PC
Pochi problemi. Il popolare lettore Winamp supporta Flac, un altro lettore di ultima generazione che lo supporta è MediaMonkey. Da ricordare sempre che per un ascolto in vera alta definizione su PC è necessario che la scheda audio sia a 24 bit (cosa niente affatto scontata) altrimenti si ascolterà a qualità CD (comunque superiore a MP3, ammesso che la qualità della scheda consenta di appreezzare la differenza). Da valutare attentamente anche la qualità e il rumore di fondo della scheda audio, specie nei Notebook.

Masterizzatori
Per il trasferimento in DVD Audio  o DVD universale rimando al precedente post. Ma se vogliamo semplicemente trasferire in formato CD  per ascoltare la musica in auto o in un formato compatibile per ascoltarla su iPod?
Il più diffuso masterizzatore, Nero della Ahead supporto il formato Flac dalla versione 6, richiedendo però la installazione di appositi plug-in reperibili in rete gratuitamente, almeno sino alla versione 7. Il principale concorrente di Nero, Easy CD Creator della Roxio, è in grado anch'esso di effettuare al volo la conversione da Flac al formato Wave (quello dei CD).
Natuaralmente si otterrà un CD standard, non un disco ad alta definizione.


Una strada alternativa è la conversione preventiva da Flac a Wave (o .Wav) per mezzo di una utility esterna. Questa è anche la strada che consente il caricamento su iTunes e quindi su iPod.
Software gratuiti che fanno questo lavoro sono il popolare dbPowerAmp oppure Foobar.
In tutti i casi con pochi passi, familiari a chiunque armeggi con file audio su PC, si ottiene il risultato. Senza dover combattere, vantaggio non da poco, con lacci e lacciuoli imposti dai vari sistemi DRM. Ricordo a questo proposito che anni fa ho acquistato come test un brano dal sistema e-commerce di Alice (ora sparito) e non sono letteralemnte riuscito ad ascoltarlo, se non dopo numerosi tentativi e aggiornamenti dei vari lettori, che avrebbero scoraggiato qualsiasi utilizzatore poco o mediamente esperto (o paziente).

Lettori DVD
Già ho detto che al momento nessun lettore di prezzo terreno supporta direttamente il Flac. E' iniziata però finalmente la distribuzione (in USA) del nuovo lettore Blu-ray e DVD di Oppo, il modello BDP-83 che supporta (a quanto mi hanno scritto dalla stessa Oppo) anche il formato Flac, in aggiunta agli altri standard di compressione. Costa in USA ca. 500 $ (i soliti 499) e quindi dovrebbe costare da noi (temo) intorno ai 500 € (ma comprarlo in USA non conviene per i ben noti problemi di diversa frequenza di rete). In ogni caso un prezzo più che ragionevole, se rapportato alle prestazioni e funzionalità eccezionali.


Si tratta del modo più comodo per ascoltare la musica "liquida" in formato Flac. Basta copiarla su una pen-drive e collegarla alla porta USB del lettore (tutti i migliori modelli di ultima generazione ce l'hanno).
Per ora bisogna passare per la conversione che ho già illustrato.



(L'immagine si riferisce ad un'altra cantante della "scuderia" Chesky, la nota etichetta audiophile: Rebecca Pidgeon, i cui dischi sono disponibili per il download digitale in alta definizione)

sabato 10 ottobre 2009

Dalla rete Internet all'impianto Hi-Fi

Riepilogando, abbiamo visto che qualche effetto positivo l'alta definizione ce l'ha, che i dischi HD (SACD o DVD-Audio) sono in via di estinzione per i noti motivi, che in rete si comincia a trovare musica in alta definizione (digitale e di qualità superiore al CD), che non è tanto facile ascoltarla in alta definizione sul PC sul quale l'abbiamo scaricata.

La nuova domanda alla quale cerchiamo di rispondere quindi è: come si porta la musica in HD dalla rete all'impianto Hi-Fi?

Escludendo i fortunati possessori dei pochissimi (due, al momento) lettori multistandard in grado di leggere direttamente file in formato FLAC, l'unica strada percorribile è il trasferimento su un DVD e l'utilizzo come sorgente di un lettore DVD di adeguata qualità.

Vediamo in breve come sono andati i test che abbiamo fatto.

I siti
La musica è stata scaricata dai due siti che presentano al momento un catalogo più completo: HDTracks e Linn Records. Su questi e su altre fonti di musica digitale HD abbiamo già pubblicato un post.

HDtracks
Il primo sito è una iniziativa della nota etichetta discografica Chesky Records, ma presenta molte altre etichette interessanti, tra cui la ECM. La maggior parte del materiale è in qualità CD ma è disponibile molta buona musica in formato SACD (riconvertita in PCM 88,2/24) e DVD-Audio PCM 96/24. La conversione in 88,2/24 è necessaria per poter ascoltare la musica anche sui PC, dove il formato SACD DSD solitamente non è supportato (tranne i recenti Sony Vaio). Non è al momento disponibile musica in formato 192/24.

Il sito teoricamente è accessibile solo per cittadini USA ma, come ci ha fatto notare un gentile visitatore, non viene effettuato il controllo se si passa subito al checkout con PayPal (non si sa le è una svista o la cosa è voluta) e quindi si possono acquistare tranquillamente brani o album interi.

I prezzi sono differenziati per qualità CD e alta definizione, in questo secondo caso arrivano a 18 $ circa (il solito 17,98 secondo le abitudini USA) per un intero album e 2,5 a brano. Sfruttando il cambio favorevole (forse è per questo che è disponibile solo per gli USA, i discografici di solito vogliono allineare i prezzi) la spesa si riduce a 12-13 € per album che è sempre un po' alta per musica "liquida", ma accettabile.

Comunque con l'album intero (per il download ci vuole un po': può essere ben oltre il GB) arriva anche la copertina e il booklet completo. Per ricrearlo completo (pieghevole eccetera) servirebbe però un centro stampa o una attrezzatura casalinga discreta (tipo stampante laser a colori). Se è questo l'obiettivo conviene controllare quanto costerebbe acquistare l'album su supporto fisico, se è disponibile.

Linn Records invece è in Europa (UK) ed è accessibile dall'Italia in modo regolare. Anche i prezzi sono regolari e quindi piuttosto alti. Si arriva a 23 € per un album completo in alta definizione e a 3, 5 o anche 11 € per brano (dipende dalla lunghezza). Anche qui viene spedito il booklet e tutto il resto, completo addirittura di matrice colore per la tipografia.

Sono disponibili anche album alla massima risoluzione possibile al momento (loro la chiamano Studio Master), vale a dire 192KHz e 24 bit e, come già scrivevo in precedenza, il catalogo è più ridotto e specializzato rispetto ad HDtracks.

Il trasferimento su DVD
Diciamo subito che si può puntare sia al formato DVD-Audio competo sia a creare un DVD solo audio. La qualità non cambia e dipende solo dalla traccia audio del DVD. nel secondo caso il dischetto sarà leggibile da qualsiasi lettore DVD e non solo da quelli di ultima generazione, ma occorre fare attenzione alle specifiche. In molti casi i convertitori arrivano solo a supportare la frequenza a 48KHz e quindi non si può sentire in pieno il vantaggio della musica in definizione 96/24 (e meno che mai 128/24).

Di programmi ne esistono diversi, ma dai test che abbiamo fatto o dalle recensioni in Internet quelli effettivamente usabili al momento sono tre:
  • free (licenza GNU): un programma veramente minimalista chiamato Lplex. Fa una sola cosa, crea un disco DVD solo audio (schermo nero) partendo da musica in formato FLAC 48/24 o 96/24. In uscita genera solo dischi in formato 96/24 sotto forma di file immagine (ISO) che poi bisogna masterizzare. Attenzione: è talmente minimale che per l'ordine dei brani utilizza un solo criterio: l'ordine alfabetico per nome. Quindi occorre premettere 01, 02, 03 ... Comunque è semplice ma funziona.


  • a pagamento (45 $): DVD Audio Solo di Cirlinca. E' un software di authoring completo ma di facile uso. Si può creare un DVD Audio con anche il supporto delle immagini oppure in alternativa un DVD universale e fare anche altre cose, per esempio leggere DVD Audio acquistati o registrare audio e trasferirlo su DVD Audio (o DVD). Supporta in ingresso anche i formati che Lplex non accetta (88,2 dei SACD o 192) ma in uscita arriva solo sino al 96/24 anche se questa limitazione non è evidenziata né nel manuale né sul sito. E' possibile scaricare la versione trial di durata 30 giorni e 5 album completi (ma senza limitazione di numero per dischi di prova sotto ai 700 MB). Il programma può masterizzare direttamente il DVD o creare un file ISO.


  • a pagamento (69 €): DiscWelder Bronze di Minnetonka, per ambiente Mac e ora anche Windows. E' il modello base di una vasta gamma di prodotti audio professionali ed è ovviamente molto completo (non l'ho provato) supportando in uscita anche il 192/24 e includendo funzioni quali la conversione da DSD (il formato dei SACD) a PCM. Non è disponibile una versione trial. Bisogna comprarlo a scatola chiusa, ma è un software ben noto nell'ambiente professionale Mac.
Il risultato è buono in entrambi i primi due casi (e sicuramente anche nel terzo): con pochi passi e senza impazzire per leggere le istruzioni o i siti (non se qualcuno in ascolto ha mai provato a creare un film in DVD) si ottiene un album che il lettore DVD legge senza problemi e si può immergersi nella musica.

Gli album del test
I dischi sui quali ho fatto il test sono ancora di jazz cantato (Christy Baron in questo caso, Take This Journey è il suo ultimo disco, 96/24), moderno jazz mainstream (Alyn Cosker, un batterista che incide per la Linn Records e che non conoscevo, sempre 96/24), classica da camera (concerti per oboe e archi di Mozart, 88,2/24 di provenienza SACD PentaTone) e classica per orchestra (il terzo concerto di Beethoven nella esecuzione della Scottish Chamber Orchestra, questo era 192/24, il pianista è un giovane pianista portoghese, Artur Pizarro, i grandi nomi non sono frequenti nelle etichette audiophile).

In tutti i casi il risultato è più che buono, eccellente per la resa del piano di Pizarro, anche se non ho potuto effettuare confronti con le stesse incisioni in qualità CD, ma occorre notare che sono state tutte evidentemente registrate già in alta definizione, quindi è necessario un "downgrade" per inciderle su CD, operazione che non può che abbassare la qualità.

E se li comprassimo già pronti?
In Internet i dischi si possono anche comprare e farseli spedire. Bisogna pagare qualcosa per la spedizione, avere un "fermo posta" sicuro (tipo le case con portiere, un genere in via di estinzione) e un po' di pazienza (un po' di più dagli USA). Esiste per i titoli disponibili su Linn Records o HDtracks questa alternativa?

Per Linn Records no, la etichetta inglese pubblica solo su CD e vinile, e quindi l'unica possibilità di acquisire le incisioni in qualità "studio master" e il download, il che dovrebbe giustificare l'alto prezzo (i CD corrispondenti costano 18-20 € sul catalogo online, a cui però dovrà essere aggiunto il costo di spedizione).

Chesky Records e le altre etichette presenti su HDtracks hanno anche, ma non sempre, le corrispondenti incisioni disponibili su supporto fisico. Ad esempio il disco di Christy Baron che abbiamo selezionato è disponibile solo su CD, mentre il precedente Steppin' era stato pubblicato anche su SACD (ma in multicanale, non è chiaro se ci fosse anche una traccia stereo, penso di no, comunque è un SACD ibrido). Altri album, ad esempio di Ana Caram o Rebecca Pidgeon (altre interpreti ben note nel circuito "audiophile" e di spicco per questa label) sono disponibili sia in CD sia in SACD (e ovviamente anche in download, in formato 96/24). Il costo? E' di poco superiore, circa 20 $ (il solito 19,98) contro i 18 del download, ai quali bisogna aggiungere però il costo di spedizione. Da notare che Chesky ha pubblicato quasi solo in formato SACD, poco o nulla su DVD-Audio.

Quindi riassumendo, come titoli in alta definizione la scelta è più ampia nella soluzione download, e la differenza non potrà che allargarsi nel tempo. Se però vi interessa proprio quel disco ed è disponibile già su supporto fisico, il mio consiglio è di acquistarlo già pronto.

In sintesi ...
... cosa vogliamo fare con questa musica ora disponibile in alta definizione? Acquistare solo questa perché è in alta definizione? O acquistarla solo se ha una qualità artistica superiore a quella disponibile su CD? Nel secondo caso (che sarebbe il più corretto) ne acquisteremo ben poca, sino a che le majors non decideranno di puntare all'alta qualità (se mai lo faranno).
E ancora, per noi è importante avere un disco fisico con una bella copertina e un bel libretto stampato su buona carta, o ci interessa solo quello che sentiamo?
Nel primo caso è consigliabile ricorrere alla musica liquida solo quando proprio il supporto fisico non è disponibile, per quanti sforzi si facciano, il dischetto e il suo contenitore rimarranno sempre "artigianali".

Nel secondo caso il percorso che abbiamo individuato, con la utility free Lplex, o con il più versatile prodotto DVD Audio Solo per un uso più frequente o che include anche formati diversi dal 96/24, che peraltro è il più diffuso.

domenica 4 ottobre 2009

DVD-Audio versus CD

Una prova sugli effettivi vantaggi dell'alta definizione a questo punto si impone. Nelle riviste specializzate di solito usano un SACD ibrido, confrontando lo strato CD con quello in formato DSD del Super Audio CD su un lettore appunto SACD. Non mancano quelli che pensano che le differenze siano enfatizzate ad arte (la traccia CD non è allo stato dell'arte, la sezione di conversione PCM del lettore non è al livello di quella SACD), non credo che sia così ma, anche per maggiore praticità, abbiamo organizzato una semplice prova (che non pretende certamente di essere esaustiva) partendo da due edizioni dello stesso disco. E dal formato DVD-Audio, che mi sta più simpatico.

Love Scenes di Diana Krall, un disco eccellente della cantante canadese accompagnata solo dal contrabbasso acustico del virtuoso Christian McBride e dalla chitarra semi-acustica di Russel Malone, oltre ovviamente al piano della stessa Krall, pubblicato in entrambi i formati, può essere un buon test.
Cominciamo a confrontare le confezioni e il contenuto, solo a livello di curiosità, ormai, essendo il formato DVD-Audio ormai sulla via dell'abbandono (come il suo antagonista SACD) senza essere mai arrivato al grande pubblico (neanche a quello medio).


Il CD in questo caso era al suo meglio, in formato digipack (cartonato) e con ricco libretto interno con foto, testi e commenti vari.


Il DVD-Audio è invece in una specie di jewel-box di dimensioni intermedie tra quelle dei DVD per film e quello dei CD, più elegante (angoli arrotondati, come i jewel-box ultima generazione usati spesso in edizioni UK) e con lo stesso libretto interno leggermente più grande. Una confezione comunque piuttosto attraente, che da' una sensazione di valore all'oggetto, superiore comunque a quelle dei SACD, che di solito sono del tutto simili a quelle dei CD, in spregio a qualsiasi regola di base del marketing.
Il DVD-Audio contiene le canzoni in due formati, stereo e multicanale, assieme ad alcuni contenuti video (intervista alla cantante e pianista) visibili su un monitor TV collegato al lettore, dove è visualizzato anche il menu stile DVD. Per ascoltare la musica comunque lo schermo TV non è strettamente indispensabile e bastano il telecomando o i comandi frontali del lettore.

Il contenuto in formato stereo è digitalizzato a 24/bit - 96KHz, quindi non al massimo teorico del DVD-Audio (192 KHz). Il disco era stato registrato nel 2003 a quanto si capisce direttamente in digitale, con apparecchiatura a 20bit e frequenza non dichiarata (presumibilmente 48KHz, ma forse già a 96KHz) e poi portata a 96/24 con un remastering. L'alta definizione non è quindi al suo massimo teorico ma è già sufficiente per consentire un vantaggio apprezzabile sul 44,1/16 del CD.

La prova è stata effettuata con due lettori diversi, come si anticipava. Per il CD un lettore di fascia alta e di ultima generazione, un Audio Analogue Paganini 24/192, che quindi riporta preventivamente il campionamento CD al livello superiore del suo convertitore (DAC) interno (come altri lettori CD recenti). Per il DVD-Audio è stato invece usato un lettore multiformato ben noto e apprezzato, l'Oppo DV980H, di livello teoricamente inferiore, ma noto per la sezione di conversione che assicura un eccellente rapporto qualità/prezzo.

L'amplificatore era un Fase Evoluzione Audio e i diffusori due classiche Kef 103/4 da pavimento. Da aggiungere che il Paganini era collegato con un cavo di alta qualità in argento (cioè, non proprio di argento pieno, ovviamente) mentre l'Oppo con un cavo di buona qualità ma di tipo standard e, ovviamente, sono state usate le tracce stereo del DVD-A.

Allora, la differenza si sente?
Come sempre in questi casi non si avvertono stravolgimenti clamorosi (ci mancherebbe altro) ma, sì, la differenza c'è. Sul contrabbasso e la chitarra acustica il confronto non mostra differenze che catturano l'attenzione, e ancor meno il pianoforte; la prima cosa che si nota, dopo aver attentamente calibrato i livelli (cosa possibile perché l'Oppo include il controllo di volume) è la ricostruzione della scena sonora.
Sul DVD è più precisa e la voce della Krall sembra provenire da una posizione più alta, più naturale.

Non so come sia stata effettuata la registrazione originale e a che altezza abbia collocato la voce l'ingegnere del suono Al Schmitt, ma è presumibile che, essendo lei anche impegnata al pianoforte, fosse in una posizione seduta ma leggermente rialzata. Ed era lì che sembrava essere, rispetto alla posizione di ascolto (anch'essa da seduto, ovviamente). Anche il contrabbasso sembrava più stabilmente posizionato su un lato del pianoforte. Non che sul CD la scena sonora non ci fosse, sia chiaro, ma usciva fuori più netta sul formato ad alta definizione, prestando attenzione e dando tempo al tempo. Come per altro ci si aspetta.

La differenza più avvertibile è però sulla voce, più fluida, più naturale, in una parola più piacevole. Ho subito fatto attenzione alle "esse" per vedere se con l'alta definizione il classico accenno al sibilo ci fosse ancora e, sì, c'è ancora. Bisogna vedere se però c'era anche nel master originale o ... nella realtà. Infatti non poche persone, magari perché di origine emiliana (come me) lo producono naturalmente ...
In ogni caso anche su questo difficile fonema una differenza si avverte, anche in questo caso passa via meno avvertibile, per usare la terminologia tipica dei recensori delle riviste di alta fedeltà, "più naturale, più musicale".

Il test decisivo l'ho però fatto effettuare da una persona non coinvolta in diatribe sui formati e sulla tecnologia, non influenzabile da aspettative particolari, ma con un orecchio musicale superiore, vale a dire da una donna, nello specifico mia moglie. Che ha sentenziato dopo meno di un minuto di ascolto che la sua preferenza andava nettamente al DVD-Audio, proprio perché la voce era più naturale, addirittura meno aspra. Ovviamente era un test alla cieca ma, in ogni caso la cosa non avrebbe avuto influenza.


Sarà un test significativo? Con un lettore CD di ancora maggiore qualità si poteva diminuire la differenza? Non saprei, ma certo è sul lato DVD-Audio che si può teoricamente salire molto di più di qualità, soprattutto sulla parte analogica, che nell'Oppo è realizzata con componenti standard. Oltre che sul lato software con registrazioni ancora più recenti e già native a 24 bit e 192 KHz.

Quindi mi sento di concludere che ha ragione chi, come il DT di Audio Review Montanucci, esprime il suo rimpianto per l'occasione persa con questi formati ad alta definizione, dissennatamente gettata al vento dalla assurda rivalità dei costruttori di hardware e dalle paure della industria discografica, ossessionata dalle copie su PC, e che già vedeva milioni di DVD-Audio inesorabilmente copiati sui PC e distribuiti in rete con eMule e BitTorrent.

Ma se è una occasione persa per la industria discografica e per quella dell'hardware, non lo è per gli appassionati che, grazie alla rete, possono comunque acquisire contenuti in alta definizione dalle varie fonti che abbiamo già commentate e sulle quali torneremo.
Resta da dire qualcosa sul DVD-Audio e sul Super Audio CD in ambiente PC, ma lascio questo argomento ad un prossimo post. Assieme, ma qui è necessario un poco più di tempo, all'approfondimento su come si porta la musica digitale HD da Internet al nostro impiano Hi-Fi.

Nelle foto seguenti il digi-pack del CD aperto e come si presenta il DVD-Audio aperto e chiuso.





domenica 13 settembre 2009

Il PC può essere un componente Hi-Fi?

Nei post precedenti abbiamo esaminato le nuove interessanti possibilità che Internet propone (o che sono in arrivo) per ascoltare musica in alta definizione o almeno in qualità CD.
Per apprezzare l'alta definizione, così come serve uno schermo Full-HD nel settore video, così serve un impianto Full-Hi-Fi (sigla che sinora non usa nessuno) nel settore audio.
La sorgente del suono in questo impianto (che si può costruire. per chi non lo ha, seguendo i consigli del sito TNT-Audio o anche quelli più semplificati e orientati ad un primo impianto che abbiamo pubblicato la scorsa settimana su Musica & Memoria) normalmente è il lettore CD, o un lettore multiformato.

Ma potrebbe essere invece, comodamente, proprio il PC? Si eviterebbe in questo modo la operazione di trasferimento di quanto scaricato con il download digitale su un CD o su un DVD. Operazione né complessa né costosa, ma da eseguire comunque con attenzione e che può richiedere tempo, variabile in funzione del formato HD o CD in ingresso.

La risposta sarebbe sì, se il PC avesse tre caratteristiche: 1) una uscita linea (non amplificata), 2) un convertitore digitale / analogico di qualità almeno pari a quella di un lettore Hi-Fi, 3) una silenziosità totale o quasi.

Il problema è che tutte e tre queste caratteristiche assieme non si trovano in nessun PC, fisso o notebook che sia. Quindi al massimo si può trovare una soluzione di compromesso.
Vediamo:

La silenziosità
Per motivi misteriosi quasi tutti i PC con Windows son rumorosi (la ventola di raffreddamento) e possono disturbare l'ascolto, mentre i PC della Apple, fissi o portatili, con una maggiore vocazione multimediale, invece non lo sono. Questa può essere una prima risposta (che approfondiremo in un prossimo post).

Il convertitore digitale / analogico nei notebook
Quello inserito come standard nei notebook non è a qualità CD. Inoltre prevede di rado una uscita non amplificata (Line) ma solo una uscita cuffia, che passa per un amplificatore molto semplificato e degrada ulteriormente il suono. Quindi, pur se sarebbero una soluzione comoda, potendoli spostare vicino all'impianto, non sono una soluzione con la dotazione standard. Richiedono una scheda audio specializzata e di qualità (con convertitori 96/24 o 192/24) che si può acquistare a parte e inserire nello slot PCMCIA che ancora è presente sulla maggior parte dei portatili. Non sono però così facili da trovare, la più nota (Audigy 2Z s della Creative) sembra essere uscita di produzione.

Il convertitore digitale / analogico nei PC fissi (desktop)
Anche in questo caso è necessaria una scheda audio di qualità, che però spesso è già presente e comunque è un componente piuttosto diffuso e non molto costoso.
Il problema è la rumorosità ancora più elevata, che pone molti problemi di collegamento all'impianto.

Una volta dotato il PC di una scheda audio adeguata o verificata l'adeguatezza di quella a bordo, per utilizzare il PC come sorgente Hi-Fi possono esserci due scenari:

Impianto già esistente:
a) basta collegarlo ad un ingresso analogico dell'amplificatore, con un cavo RCA sbilanciato (terminato con un mini-jack stereo sul lato PC oppure, molto meglio, se la scheda lo consente, con un cavo teminato RCA anche da questo lato, che a questo punto potrà essere anche di elevata qualità); b) per risolvere il problema della rumorosità si può utilizzare un cavo lungo (fino a 5 mt) e sistemare opportunamente il PC (o non spostare il PC fisso). Da notare che alcuni notebook recenti sono dotati (o dotabili) per queste funzioni di un comodo telecomando.

Impianto non esistente o impianto separato
La soluzione più semplice e funzionale è rappresentata da un paio di casse amplificate, come le Genelec 8050 in foto, che si possono collegare nello stesso modo dell'amplificatore Hi-Fi. Tutto l'impianto, estremamente compatto, sarebbe rappresentato dal notebook o dal PC fisso e da due casse da piedistallo (che si potrebbero anche mettere in libreria, ma sarebbe veramente un peccato mortificarle così). Per risolvere almeno in parte il problema del rumore, oltre a pensarci al momento dell'acquisto, si potrebbe mettere il notebook (ad esempio) il più lontano possibile, ad esempio vicino alle casse.

Mah ...
... non ci sono altre alternative, di cui parlano tutti?

Sì, potrebbe essere utilizzato un media center, o uno storage server dotato di uscite audio-video, oppure una connessione wireless, oppure una connessione power-line, oppure si potrebbe connettere il PC su un ingresso digitale ...

Wireless, powerline, connessione digitale: tutte soluzioni in fase di evoluzione, da vedere e approfondire caso per caso, modello per modello. Non si può certo farne una sintesi di valore generale. Sono comunque adatte a persone disposte a spendere tempo e pazienza nell'assemblare l'impianto e a manutenerlo.

Media center, storage server: non sono altro che PC specializzati (e silenziosi, allora si può). Ma non sono la soluzione: 1) la qualità dei convertitori non è "Full-Hi-FI", non è questo il loro scopo; 2) non è detto che supportino i formati HD nuovi (al momento no) 3) richiedono comunque il trasferimento della musica scaricata da PC, con tempi non molto diversi dalla creazione di un disco HD (DVD-Audio o HDAD o simili) e del tutto analoghi a quelli di creazione di un CD.
Molto più comodi (anche per le tipiche esigenze di un media center) i lettori DVD o multiformato con ingresso USB 2.0.

In sintesi: il PC come componente Hi-Fi è una strada a cui si può anche pensare, soprattutto in situazioni nelle quali un completo impianto Hi-Fi è comunque complesso da installare per vincoli di spazio e di costo (e magari di tempo). E dobbiamo ancora approfondire cosa si può fare con gli Apple.

sabato 5 settembre 2009

Il download digitale HD in Internet

Qual era la domanda implicita nel precedente post? Riassumento, era: "Quali risorse web esistono per scaricare musica in qualità superiore al CD o uguale al CD?"
Non avevamo trovato nulla, in sostanza, perché HDtracks, l'unica iniziativa utile per un appassionato di musica (e non di tecnologia) rimane non disponibile al di fuori degli USA.
Cercando cercando qualcosa si trova, ma non abbastanza da abbandonare il CD, per ora è sufficiente solo per provare le differenze, o magari per scoprire qualche autore nuovo.
Anticipo che la musica in download digitale di maggiore qualità si trova sul sito della casa discografica della Linn (noto e storico produttore di alta fedeltà inglese) che è anche quello che propone il catalogo più vasto, pur se sempre ristretto alla propria etichetta e a poche altre piccole etichette indipendenti.
Approccio totalmente opposto è quello dell'altra iniziativa più interessante: Magnatune, la capofila delle "etichette Internet", punto di scambio tra musicisti senza contratto con una casa discografica e appassionati di musica, lo stesso modello seguito dalla nostra (nel senso di italiana) iniziativa OnClassical.

Quello che la rete propone oggi


MusicGiants (o HDgiants)
Sulla carta era la iniziativa più interessante. Aveva accordi anche con le majors ed il catalogo era quindi abbastanza ricco e con la possibilità di crescere. In parallelo c'era anche una sezione per film in HD. Prevedeva diversi sistemi di distribuzione.
Purtroppo la società ha dichiarato fallimento nella primavera del 2009. I tempi probabilmente non erano ancora maturi o hanno fatto il passo più lungo della gamba. Il sito però esiste ancora (anche se alcune pagine non sono disponibili). Non credo sia consigliabile concludere qualche acquisto.
La musica disponibile è tutta di artisti affiliati al sito, che percepiscono poi una quota in base allo scaricato (in percentuale molto superiorie a quella normalmente offerta dagli editori musicali).
Esiste da quattro anni e il catalogo è diventato nel tempo piuttosto ricco. Naturalmente i musicisti sono tutti sconosciuti o quasi e quindi non è qui che si può trovare il disco che stiamo cercando perché abbiamo letto una recensione positiva.
Per la musica classica il problema è minore. Se la ricerca è sull'autore o sul brano, si possono trovare molte interessanti esecuzioni, di livello professionale. Certo l'esecutore non sarà una star della classica come Anne Sophie Mutter o Lang Lang.
La qualità è dipendente dalla registrazione, che spesso è eseguita dalla stessa Magnatune (leggi qui le modalità di realizzazione dei master), riportata su formato FLAC (a quanto sembra in 48/24 e forse anche 88,2/24).
La modalità di vendita, oltre al download, prevede l'abbonamento con canone mensile e possibilità di scaricamento illimitato. Possibile anche lo streaming, senza pubblicità (in abbonamento) o con un messaggio tra un brano e l'altro, ma gratis.
I prezzi, vista la notorietà degli autori e degli esecutori, sono inferiori a quelli standard di iTunes.

Come già detto, è il negozio on-line della nota casa discografica creata dalla Linn diversi anni per produrre album registrati con la massima qualità possibile (audiophile). Comprende anche diverse altre piccole label specializzate. Oltre che su supporto fisico (CD, HDCD o SACD) ogni album è disponibile in "qualità master" quindi la massima possibile in base alla registrazione, fino a 192/24, quindi anche teoricamente superiore al SACD (equivalente a 88,2/24). Un album intero 192/24 ha una dimensione di 3GB.
Prezzi allineati a quelli di iTunes sino a livello CD (c'è quindi un vantaggio di qualità) e superiori salendo di qualità. Supporto fisico (CD, SACD, HDCD) 18 € + spedizione, download CD 11 €, download 192/24 23 €.
Altra iniziativa interessante, ma solo sulla carta. Il catalogo veramente ridotto (poche decine di titoli) rende al momento il sito di ben poca utilità.
L'idea sarebbe di trasferire in alta definizione (96/24) le registrazioni storiche public domain e distribuirle a basso costo su supporto fisico (DVD Audio) o via download digitale. I prezzi sono 16 $ nel primo caso e solo 4$ nel secondo.
Secondo i curatori del sito le esecuzioni diventano public domain dopo 28 anni, perchè considerano che dopo questa data la registrazione spesso non viene rinnovata e i diritti decadono (almeno in USA). Sarà. Mi pare di ricordare che i limiti siano superiori e quindi chissà se vendono qualcosa che ancora appartiene ad altri. Sta di fatto che il catalogo è molto ristretto e quindi probabilmente possono essere sicuri solo per pochi titoli.
In pratica quindi non vendono la musica in quanto tale ma il lavoro di trasferimento in digitale HD che hanno fatto.
Ovviamente si tratta in larga parte di musica classica, con diritti di editore quindi facilmente scaduti.
Una piccola iniziativa. Il catalogo sembra composto essenzialmente da esecuzioni di classica o jazz uscite in SACD o DVD-A su piccole etichette e rese disponibili, oltre che in questo formato fisico, con download digitale. Solito limite del catalogo ristretto.
La nota casa discografica, numero uno nella musica classica da decenni, ha aperto anche un negozio online (web shop) che risponde al link di sopra, dal quale si può scaricare la musica anche in qualità CD, oltre che acquistare i dischi per corrispondenza.
Il formato utilizzato è anche in questo caso il FLAC e quindi è anche DRM-free (caso eccezionale per una major). Il livello di qualità non sono riuscito a trovarlo ma non dovrebbe essere superiore a quello standard del CD (comunque superiore a iTunes, e nella classica si sente).
Disponibile anche il download brano per brano in formato compresso "alta qualità" (MP3 VBR 320Kbps, equivalente al formato alta qualità di iTunes). Catalogo ovviamente molto vasto (oltre 3000 titoli).
Si trova anche musica in alta definizione o qualità CD:
- nel sito della etichetta specializzata della Onkyo (ma bisogna conoscere il giapponese)
- nel sito Shockwave (che però è specializzato in musica di ambiente e license free


Da citare anche i siti di vendita on-line di due note case di dischi audiophile (quindi tipicamente specializzate in vinile). Vendono però solo supporti fisici.
Reference recordings: si scopre che vende anche in formato SACD
Classic Records: si scopre che invece, per il digitale, non ha scelto nè il SACD né il DVD-Audio, ma il formato HDAD (DVD-V solo audio 96/24), che può essere comunque letto da qualsiasi player DVD recente.


Qual è la prossima domanda?
A questo rimane da rispondere al quesito successivo: come e dove la ascoltiamo la musica digitale in alta definizione che abbiamo scaricato da Internet?


(Altri due strumenti che richiedono impianti ed incisioni ad alta fedeltà: il vibrafono e il contrabbasso)

venerdì 28 agosto 2009

Download digitale e alta definizione

Il download digitale della musica da Internet e l'alta definizione, come noto, non vanno d'accordo. Il motivo è che, quando tutta la storia è iniziata (ai tempi di Napster) la maggior parte delle connessioni erano le prime ADSL (o DSL in USA e Nord Europa) a qualche centinaio di Kb, o addirittura ancora via modem. La bassa definizione, inevitabile conseguenza del sistema di compressione MP3 (un prodotto italiano) era quindi un prezzo inevitabile da pagare per avere la musica gratis. Solo che poi è rimasto anche quando la musica non è stata più gratis (iTunes) e quando la velocità in ADSL è diventata di diversi Mb. Ora, con i tempi che occorrevano un tempo per scaricare una canzone o due, si può scaricare un film in formato compresso DiVX. E allora perché non si passa, non dico all'alta definizione, ma almeno alla definizione normale del CD?
Facciamo il punto:
  • MP3 128Kbps (compresso, bassa definizione): 3-4 MB per canzone
  • MP3 o AAC 320Kbps (compresso, media definizione): 6-7 MB per canzone
  • WAV 44K/16bit (standard CD, non compresso, media definizione): 40-50 MB per canzone
  • WAV 192K/24bit (alta definizione in formato DVD-Audio): 200-300 MB per canzone
  • DiVX (compresso, bassa definizione, video): 700-1000 MB per film
Visto che ormai si scaricano comunemente i film via Internet (non approfondiamo come) non dovrebbe essere un problema per nessuno scaricare:
  • un intero CD in formato standard (400-500MB, 200-250 se compresso lossless, senza perdita di qualità, ad esempio con il formato MLP, o ancor meno, 1/3, con il formato FLAC)
  • canzoni in formato HD (100 MB compresse MLP)
  • un intero album in formato HD (1-2 GB)
La maggior parte delle connessioni sono ADSL flat e quindi sarebbe solo questione di tempo maggiore di connessione, il costo sarebbe lo stesso. Dovrebbe esistere quindi ormai un mercato, magari piccolo, di nicchia, per gli irriducibili fanatici della qualità (come noi) che danno importanza alla differenza di suono tra MP3, CD, HD, magari pochi in percentuale, ma sempre molti nella mega dimensione di Internet. Invece di siti Internet che distribuiscono musica in formato non compresso (e quindi almeno con la qualità di un normale CD, uno standard ormai di 30 anni fa) o superiore ne esitono ben pochi. Ne commentiamo brevemente per ora due, uno è italiano:
  • il primo è HDtracks, una iniziativa coraggiosa della piccola etichetta Chesky records, specializzata in dischi audiophile, discreto catalogo, comunque molto limitato, ma, come Hulu (o Napster 2, o Rhapsody) è caparbiamente disponibile solo per chi si connette dagli USA (soliti diktat delle case discografiche?); offre musica in media definizione compatibile con iTunes e in alta definizione;
  • il secondo è OnClassical, catalogo piccolissimo, solo musica classica, ma è italiano e forse indica che qualcosa si muove; offre musica in formato non compresso, qualità CD, e DRM-free (senza vincoli di copie successive) ed è a anche editore della musica che propone, con innovative condizioni per i musicisti.

OnClassical dimostra che anche in un mondo così difficile e così chiuso e vincolato come quello degli editori discografici è possibile muoversi sfruttando le possibilità inesplorate sinora della tecnologia.

HDtracks potrebbe dimostrare (vedremo i risultati l'anno prossimo) che un interesse esiste per l'alta definizione anche nella musica digitale. Il problema principale rimane sempre quello del catalogo. Sono presenti molte etichette anche importanti, come la ECM (con buona parte della produzione di Keith Jarrett o Jan Garbarek) o la Harmonia Mundi, o ovviamente la Chesky Records. Ma non ci sono, ad esempio, la Deutsch Grammophon o la Blue Note (le cito perché gli appassionati di classica e di jazz dovrebbero essere il primo target per queste operazioni). Non ci sono perchè le majors su HDtracks, almeno al momento, non ci sono (non basta loro evidentemente la limitazione agli USA, o chiedono troppo per HDtracks).

Siamo sempre al punto che la scelta viene fatta più sul formato che sul contenuto. Normalmente uno sceglie prima la musica e poi il formato migliore. Qui siamo ancora al processo opposto: vediamo qual è la musica più interessante su questo formato.

E i prezzi? Allineati a quelli di iTunes (che fa il mercato per il download digitale) in entrambi i casi. In particolare una canzone costa 1,49 (contro 1,39 di iTunes per il formato AAC in alta qualitò) e un album 11,98. Con il vantaggio però che in entrambi i casi è DRM-free e comunque a definizione superiore.

E per ascoltare? Chiaramente esistono lettori per PC che supportano il formato FLAC. Il problema è che il PC non è un impianto di alta fedeltà. Per il formato CD sarà opportuno appunto creare un CD e utilizzare un lettore CD hi-fi. Per sfruttare l'alta definizione del formato FLAC scelto da HDtracks sarà necessario utilizzare un lettore DVD-CD multiformato che legga anche questo standard (ad esempio il T+A E-Series o il Linn Klimax DS, macchine non propriamente economiche, ma certo altre arriveranno, gli aggiornamenti si possono consultare
qui) oppure effettuare una conversione su PC in formato DVD-Audio non compresso. E' ovviamente un settore agli inizi e quindi nuovi prodotti arriveranno.
Rimandiamo ai prossimi sviluppi per un approfondimento, sperando che il vincolo USA sia presto rimosso. E sperimentiamo OnClassical. E osserviamo le altre inizative in corso, che pure esistono (come High Resolution Music oppure Magnatune).

(nell'immagine uno degli strumenti che più facilmente mette in risalto la differenza tra media e alta risoluzione, tra suono compresso e non compresso: il pianoforte gran coda)

giovedì 23 luglio 2009

Fine di una lunga storia (la Rollei)

Finisce la lunga storia della Rollei, uno dei marchi simbolo della storia della fotografia. Franke & Heidecke, i fondatori, avevano iniziato negli anni '30 del 900 in un vero e proprio mercato di nicchia, le macchine fotografiche stereoscopiche, ma poi avevano azzeccato il modello che sarebbe diventato la Rollei per eccellenza. Si trattava della prima reflex moderna, biottica (quindi più semplice rispetto ad una reflex vera e propria) ma altrettanto efficace, a parte la limitazione dell'ottica fissa. Con una solida costruzione in metallo e ottimi obiettivi la classica Rolleiflex (e, in parallelo, la più economica Rolleicord) è stata usata per decenni dai fotografi professionisti sia per il reportage sia per servizi fotografici, vincendo nel tempo grazie anche al plus della efficiente sincronizzazione del flash. Tra i numeri uno nel mercato fotografico grazie anche alla eccellente qualità sino agli anni '60 e all'avvento delle reflex moderne, ha comunque proposto modelli interessanti anche tra le reflex monobiettivo sia 35mm sia 6x6. E poi, proprio quando sembrava ormai un marchio del passato, ha azzeccato un altro modello-tipo, la prima compatta 35mm, la Rollei 35, prototipo di un tipo di macchina fotografica che sarebbe diventata la più diffusa tra tutte dagli anni '70 in poi.

La notizia completa, da PhotoNet Forum, racconta degli ultimi vani tentativi di mantenere una piccola produzione per il mercato professionale, con in prima fila i discendenti dei fondatori (si intravede una vicenda alla Heimat) e la riduzione finale di tutta la storia Rollei al solo nome, da utilizzare sul mercato delle macchine digitali fatte in oriente per chiedere qualche euro in più agli acquirenti. Pura immagine riflessa di una lunga storia, che ha lasciato sedimenti e vaghe memorie che evidentemente ancora sono presenti nell'immaginario collettivo.

Sad news. Yesterday, the business section of the Hannoversche Allgemeine, reported that the last remaining employees of Franke & Heidecke (formerlyRollei Fototechnik) in Braunschweig have now been made redundant, Thecompany filed insolvency in February and the liquidator now sees little chanceof the company recovering, as it has as good as no assets (its premises arerented and the machinery is leased). He did, however, mention that certainparties are still interested in maintaining the production of RolleiProfessional cameras - who they are was not disclosed, nor was how they intendto operate. Good news for the 16 apprentices at the factory, they have beenpromised an opportunity to complete their apprenticeships at other companiesin the region. So, it looks like the professional segment of Rollei has nowended its long history after a brave attempt to keep it afloat by messrsFranke and Heidecke (descendants of the original founders of Rollei). Thename of Rollei continues in the marketing organisation that was spun off a fewyears ago to market Rollei-branded digitals manufactured in Asia and moved toBerlin. (23 luglio 2009)
Una piccola storia delle macchine fotografiche? La puoi leggere qui.

mercoledì 22 luglio 2009

Pirate Bay diventa buona

Leggiamo su Key4biz che:

Il nuovo proprietario di Pirate Bay Hans Pandeya, amministratore delegato della società GGF ha dichiarato: “Pirate Bay ha bisogno di un nuovo modello di business che soddisfi tutte le parti in causa: i fornitori di contenuti, gli operatori a banda larga, gli utenti e la giustizia. Chi crea e chi fornisce i contenuti deve essere pagato”. e, prima:

La Baia dei Pirati è stata acquista per circa 5,6 milioni di euro dal gruppo svedese Global Gaming Factory (GGF).

e, ancora prima:

il tribunale svedese ha condannato a un anno di prigione i quattro responsabili, infliggendo loro anche un risarcimento pari a 2,72 milioni di euro a favore dell'industria musicale e cinematografica. L’accusa è quella di pirateria.

Quindi possiamo senz'altro concludere che i quattro fondatori di Pirate Bay, oltre a riuscire (indirettamente) a far eleggere al parlamento europeo il leader del Partito dei Pirati, dai giovani svedesi, hanno fatto alla fine anche un discreto affare, precisamente un affare da 5,6 - 2,72 = 2,88 milioni di Euro, 720 mila € per ciascuno, un appartamento a Roma potranno comprarselo, a Stoccolma forse anche due. E poi, la sentenza non è ancora definitiva.
Non è chiaro invece come quelli di GFG pensino di recuperare l'investimento. A 1 Euro per canzone comincerebbero a guadagarci (break even point) dopo aver venduto 5,6 milioni di canzoni. Ipotizzando ottimisticamente costi zero. Per un raffronto, l'intero mercato italiano 2008 del downlooad digitale (dati FIMI - Deloitte) è pari a 7 milioni di € = ca. 7 milioni di canzoni.
Certo, l'Italia è indietro sul download digitale (ma molto avanti sul P2P illegale) ma è un paese di 60 milioni di abitanti, mentre gli svedesi sono 9 milioni.
Probabilmente cercheranno di vendere spazi pubblicitari agli ignari visitatori ancora alla ricerca di musica gratis (per un po'). Quanto a trasformare un marchio famoso per la musica gratis in un posto dove si paga ... come dice lo stesso AD, si tratta di conciliare le esigenze di chi vuole farsi pagare con quelle di chi non vuole pagare. L'analoga iniziativa USA di Napster 2.0 non è stata un successo. Vivacchia perché fa parte di un gruppo, ma non è leader del settore.
Si sospetta che dietro ci siano le solite majors che finanziano chi libera la rete da pericolosi siti P2P ma ne dubito, non hanno più margini per queste operazioni.

Sicuramente quelli di GFG hanno dei finanziatori molto fiduciosi sulla musica in Internet come generatore di profitti e sul valore nel tempo dei marchi nel mondo Internet. Due elementi non sempre confermati dalla realtà.

giovedì 16 luglio 2009

Il CD è in omaggio

Agli inizi degli anni '80 il CD era qualcosa di prezioso. Prometteva "la perfezione del suono digitale" (pubblicità Philips) e costava più dell'obsoleto LP, con la sua testina che sfregava anacronisticamente contro il vinile nei (micro) solchi. Nella famosa (allora) catena di discoteche Ricordi, non avendo ancora espositori adatti, i CD li tenevano addirittura sotto chiave, in armadi con antine di vetro, per scongiurare il furto dei costosi dischetti (rubavano persino gli LP nascondendoli nei cappotti e negli eskimo, non avevano poi tutti i torti, a dire la verità).

Chi poteva mai prevedere che proprio la stessa Philips, con la mossa di mettere sul mercato il masterizzatore come componente "commodity" (dal prezzo calante velocemente, cioè), beninteso dopo aver abbandonato il mercato discografico cedendo la sua etichetta, avrebbe innescato una spirale interminabile di svalorizzazione del povero CD.
Che è arrivato infine al valore percepito ... zero. Apripista della nuova tendenza è la casa discografica Nonesuch per l'ultimo disco dei Wilco (che si chiama semplicemente The Album), un ottimo gruppo rock USA. E' disponibile in CD, d'accordo. Ma è disponibile anche in una bella versione in vinile da 180 grammi e in questo caso, per comodità dei compratori (per esempio per sentirlo in auto) è incluso gratuitamente lo stesso disco in formato CD. I prezzi? Tredici dollari (12,99) il CD e 20 dollari l'LP.

Così recita l'annuncio:

An audiophile, 180-gram vinyl pressing of Wilco (the album). This first edition pressing is manufactured in Germany and boasts a gate-fold cover. As a bonus, each vinyl copy also includes a copy of the album on CD. Side A: Wilco (the song) / Deeper Down / One Wing / Bull Black Nova / You And I / You Never Know Side B: Country Disappeared / Solitaire / I'll Fight / Sonny Feeling / Everlasting Everything

E' una mossa perfettamete logica, tenendo conto che il costo di una ulteriore copia su formato CD è di pochi centesimi, mentre il valore del grande LP si vede e si percepisce tutto. E i prezzi fotografano efficacemente i valori in campo.

Sarà alla fine l'LP il successore del CD come supporto fisico? Questo no, ma la ripresa del buon vecchio vinile continua.

mercoledì 25 marzo 2009

PrestoPRIME versus YouTube

Dalle newsletter specializzate: "Obiettivo dell'iniziativa PrestoPRIME, finanziata dall'Unione Europea e alla quale partecipano quindici partner, dall'Institut National de l'Audiovisuel francese alla Rai, con Teche e Centro Ricerche, dalla Bbc alla Orf, insieme a università ed altri enti, è trovare un linguaggio comune, uno standard internazionale, che permetta di conservare e preservare nel lungo periodo la memoria audiovisiva digitale già disponibile nelle teche degli enti radiotelevisivi europei e quella, su supporto analogico o su pellicola, che le teche stesse stanno recuperando e restaurando nei loro archivi."

Una buona notizia, apparentemente, forse il materiale audiovisivo contenuto nelle "teche" della RAI e delle altre emittenti, quando c'è e non è andato distrutto (per le trasmissioni dal vivo) e quando è già digitalizzato potrebbe diventare finalmente disponibile, invece di restare sepolto negli archivi, come ora. O messo in linea in modo frammentario o incomprensibile. Vedi su Teche RAI il materiale audio sulla storica trasmissione Alto gradimento di Arbore e Boncompagni; essendo incompleto abbiamo preso l'iniziativa di mettere in linea, quello che si trova, su Musica & Memoria (speriamo bene) anche se ovviamente parzializzato.

Il risultato è che su Google con la chiave di ricerca "alto gradimento" il primo sito è proprio Musica & Memoria .

E di Per voi giovani, ne vogliamo parlare? Nulla di nulla. Stiamo provando anche qui a mettere in linea qualcosa, con l'aiuto prezioso di volenterosi visitatori.

Leggendo invece il seguito della notizia, si ricava che possiamo anche metterci tranquilli, il progetto per ora si concentra su uno standard comune per la messa in rete dei documenti, che salvaguardi i diritti dei detentori del copyright sui materiali.

Ora, la parola standard in Europa è sempre un po' problematica, a parte la lingua, non sono standard neanche le prese della luce. Non lo vedo un percorso facile. Se poi ci aggiungiamo la paranoia della protezione dei diritti, le previsioni sui tempi diventano ancora più aleatorie.

Insomma vogliono prima riuscire a fare qualcosa del genere "determinare un insieme di regole che consentano “la generazione automatica di metadati standard che descrivono il diritto durante tutto il ciclo di vita del prodotto” e definire un modello standard di tracciamento del materiale che ne consenta l'utilizzo ripetuto, in toto o in parte, in contesti diversi da quello di origine."

Auguri. Ma non è materiale storico? Non è ormai public domain dopo 50 anni? Già puntano ai 90 anni degli USA? E, ancora, non ci hanno già pensato le case cinematografiche, Sony e Microsoft per il Blu Ray? O magari le iniziative di Chairiglione sul "copyleft" e dintorni? Devono inventare una specie di ISBN per le "teche"? Evidentemente hanno tempo da perdere, nazionalismi da coltivare, finanziamenti da raccogliere.

Nel frattempo le vere teche ci sono già. E' sempre qualcosa di anarchico, incerto, mutevole nel tempo, ma c'è. Si chiama YouTube e lì, se cerchi una registrazione di una vecchia Canzonissima o del Cantagiro, o anche qualcosa di maggiore spessore, può darsi che la trovi.

Il vero digital divide non è quello tra i vecchietti e l'ADSL, ma quello tra i detentori dei diritti e la nuova informazione globale e orizzontale di Internet.

martedì 6 gennaio 2009

Il Blu Ray nasce già vecchio?

Dopo una lunga guerra commerciale il Blu Ray Disc, sponsorizzato dalla Sony, ha avuto la meglio sul concorrente HD-DVD sponsorizzato dalla Toshiba. L'obiettivo era duplice: rimpiazzare il DVD (e quindi provocare il solito aggiornamento del parco hardware, benefica occasione ricorrente per i conti delle società di elettronica) e avere un supporto adatto per introdurre a livello di massa l'alta definizione nel video. Avendo anche qui l'opportunità di un rinnovamento del parco software (film) e di un rilancio, o un innalzamento, delle vendite nel mercato consumer.

Ora ci sono arrivati e nei negozi si trovano i lettori Blu-Ray, a un prezzo che è circa 3 volte quello di un lettore DVD buono (e anche sei volte quello di un entry-level) e qualche sorpresa tecnologica per i primi entusiasti acquirenti, come il tempo di attesa veramente lungo (stile PC), nei primi modelli in commercio, tra l'inserimento del dischetto e la comparsa del menù sullo schermo del televisore.

Tutta la giustificazione tecnologica del Blu Ray disc, come di tutti gli altri supporti a disco ottico che lo hanno preceduto, è la possibilità di archiviare grandi quantità di dati digitali (come quelle richieste per il video ad alta definizione), con un costo minore rispetto alle memorie a stato solido o a disco fisso.

Il fatto è che nel frattempo le memorie a stato solido, ormai da anni disponibili in formato rimovibile con vari fomati (tipo Secur Data SanDisk o simili) sono in continua diminuzione di prezzo da anni, così come le memorie su hard-disk.

Vediamo i prezzi a gennaio 2009 (fonte: Kelkoo): - Blu ray 25GB 2x non riscrivibile: 10-12 € - Blu Ray 25GB 2x riscrivibile: 14-20 € - Memoria Secure Digital 1GB riscrivibile: 2,5 - 3 € - Memoria Secure Digital 8GB riscrivibile: 12 - 15 € - Memoria Secure Digital 16GB riscrivibile: 25-30 € - Memoria Secure Digital 32GB riscrivibile: 100 € (i lettori Blu-Ray sono ancora intorno a 300-400 €)

Da notare che: a) i dischi hanno ancora tempi di scrittura estremamente lenti (2x) mentre le schede di memoria sono molto più veloci (anche quelle non speciali); b) abbiamo messo per confronto il prezzo anche di una scheda da 1GB, che era di ca. 10 € fino a un paio di anni fa, e si è ridotta a un quarto; c) per un film ad alta definizione non sono necessari per forza 25 GB, con varie tecniche di compressione lossless (senza perdita di qualità) si può archiviare il film su memorie di capacità inferiore; d) vista la praticità di gestione delle schede e l'accesso immediato un film si può anche sudividere su due schede a prezzo inferiore (es. primo e secondo tempo); e) la scheda di memoria è unversale, e può essere usata per la visione del film anche su un PC, un notebook o addirittura su un telefonino.

In sintesi le schede costano di più, ma il trend di discesa dei prezzi è probabilmente più veloce, perché il mercato è più vasto. E' probabile quindi che si arrivi in breve a un pareggio dei costi a parità di funzionalità.

E a quel punto diventerà discriminante il fondamentale vantaggio delle memorie su scheda: la minore complessità e la maggiore affidabilità. Chiunque utilizza un DVD (o un CD) sa infatti che se la superficie è sporca con ditate o altro o rigata la lettura può anche essere impossibile, nonostante i sistemi di correzione di errore previsti dal sistema. Perché il disco ottico è un sistema complesso all'origine: i dati sono messi su un supporto (il dischetto) con un metodo di archiviazione e trasferiti sull'hardware con un sistema di lettura laser di tipo elettro-meccanico (motore per la rotazione, braccio e testa di lettura laser ecc.); per definizione, è qualcosa che si può rompere.

Una scheda di memoria archivia i dati e li presenta già come li richiede il decoder di un DVD (che è un computer specializzato) o un PC. Senza meccanica, senza elettronica di controllo, senza parti in movimento. Un ipotetico "lettore DVD" o un "lettore Blu-Ray" a stato solido potrebbe avere la dimensione di un iPod e un prezzo a tendere di poche decine di Euro.

Scontato il relativo successo tra gli appassionati di nuove tecnologie, non sarà ormai tardi, per il Blu-Ray, per una affermazione di massa?

sabato 3 gennaio 2009

Il Povero CD

L'industria discografica, sempre alla ricerca di successori del CD che possano in qualche modo compensare la continua discesa dei fatturati, pare abbiano ideato una soluzione: un nuovo supporto che potremmo chiamare Povero CD. Non si tratta di una novità tecnologica, il dischetto vero e proprio è come tutti gli altri, senza nessuna funzionalità in più o in meno. La novità è tutta nel packaging, che è stato ridotto all'osso. Si tratta di una specie di digi-pack semplificato, un contenitore di cartone plastificato nel quale è infilato il supporto di plastica dove va incastrato il dischetto. Una lunetta sul lato consente di spingere fuori il CD.

Il libretto? Non c'è, è stato eliminato assieme a tutte le informazioni che conteneva, come i testi delle canzoni, il personale che ha suonato nel disco, le foto della registrazione e tutte le altre cose che si solito si potevano leggere su di esso.

Addirittura, sono eliminate anche le informazioni minime indispensabili che erano presenti quasi sempre anche sulle etichette dei dischi in vinile, quindi anche sui dischi con busta non personalizzata. Ci riferiamo ai nomi degli autori delle canzoni e alla durata delle suddette canzoni.Per salvare i diritti degli autori sul Povero CD si possono leggere, sul bordo, scritte come questa: "For credits write to UMGI, 364-366 Kensington High Street, London". L'esempio è tratto dal disco di Amy Winehouse "Frank", che è pubblicato appunto dalla Universal Music Group - Island.

Ridotto in questo modo il CD è veramente un supporto e nulla più, consente appunto di portare la musica dall'editore al consumatore in modo alternativo al download da Internet.Il costo è lo stesso (ovviamente il Povero CD costa meno del CD, il senso dell'operazione è tutto qui) e le informazioni che mancano (testi, autori ecc.) si possono trovare su Internet. Così come avviene per il download musicale.

Vantaggi rispetto al download: formato non compresso e maggiore semplicità per chi non ha tanta dimestichezza con Internet e con iTunes e/o non ha una carta di credito o prepagata.Svantaggi: tutto il resto, a cominciare dalla praticità, il download, ad esempio, di Frank della Winehouse, richiede pochi minuti e quello che si scarica può essere immediatamente utilizzato in molti modi.

Una operazione che appare quindi più una mossa per contrastare iTunes o per coprire fette di mercato residuali. ma in controtendenza con quanto la logica suggerirebbe: aumentare il valore dell'oggetto CD, rappresentato non solo dalla musica, ma anche dalla bellezza della confezione e dalla ricchezza dei contenuti informativi accessori. Gli elementi che hanno fatto la fortuna dell'LP in vinile, e che gli hanno consentito di sopravvivere contro tutto e contro tutti, anche a 25 anni di CD.

Il Povero CD spogliato di ogni valore si mostra per quello che è: un dischetto con un contenitore. E qualunque acquirente sa che quel dischetto costa poche decine di centesimi di Euro, e la copertina poco di più. Mentre la casa discografica vorrebbe vendercelo a 10 Euro. Naturalmente è un formato alternativo a quello standard, che quindi le case discografiche ritengono di poter vendere con maggiore credibilità ai soliti 20 Euro (loro ossessivo obiettivo, di anno in anno sempre più irrangiubile). Il problema è che poi, passati pochi mesi, vengono magari rimessi in vendita gli stessi CD come catalogo a 12, 13 o 15 Euro.

Tutti elementi (incertezza sul prezzo effettivo, poca chiarezza di comunicazione sul valore del prodotto, variazioni di prezzo nel tempo, canali alternativi in competizione) che tradizionalmente hanno un effetto sicuro: deprimono la domanda.