domenica 5 luglio 2015

Apple Music alla prova

Dato che la Apple, esprimendo anche così tutta la sua potenza, offre il servizio in prova gratuita per tre mesi, ecco una prima prova del probabile (ma non certo) prossimo numero 1 nel settore. Premetto però subito che non darò qui risposte su due aspetti del servizio che vedo già ampiamente dibattuti: le funzionalità di ascolto "creativo" e il confronto di qualità con i concorrenti.

L'ascolto passivo
Per il primo punto, perché l'ascolto creativo è ascolto passivo: poche indicazioni (il genere, una canzone come esempio) e al resto pensa il servizio streaming, offrendo playlist condivise da altri, o create ad hoc, o radio virtuali con scalette scelte da algoritmi di computer invece che da DJ umani (e non è detto che sia peggio). Probabilmente è la maniera preferita di ascoltare la musica della maggior parte delle persone, in particolare se sono sotto i 25 anni, l'ascolto non è più per album ma per singoli brani, è confinato in un genere ma consente di scoprire cose nuove e inaspettate (ma magari invece la musica passa e va senza far caso a chi l'abbia prodotta), è vario e spesso più gradevole, come in una playlist fatta bene da noi, con il vantaggio che non abbiamo dovuto impiegare parecchio del nostro prezioso tempo per comporla. Probabilmente sarà il futuro anche questo, ma personalmente riesco ancora a leggere le recensioni, interessarmi a più generi e cercare di ritenere quello che scopro per arricchire la mia cultura. Ma ognuno fa quello che vuole e non pretendo che questo sia il giusto. Solo che non praticando l'ascolto passivo non ho elementi di raffronto. 



Prima di cominciare
Chiusa la digressione, che volendo si può anche saltare, cominciamo a prendere confidenza con la nuova applicazione che potremmo anche chiamare "ecosistema" come si usa ora.
Si scopre infatti che Apple Music è proprio un componente del sistema operativo IOS. Difatti bisogna obbligatoriamente scaricare e installare la nuova versione 8.4 che, come principale modifica, introduce proprio il supporto del nuovo servizio streaming + libreria. Questo già fa capire parecchio delle intenzioni e aspettative di Apple.
Dopo aver accettato la iscrizione con il nostro account iTunes (ricordarsi di disdire tra tre mesi se la prova non sarà convincente) la seconda cosa da fare e' passare in cloud. Non è obbligatorio ma se si passa allo streaming è logico abbandonare anche le librerie locali. In questo modo tra l'altro non sarà necessaria la rincorsa a tablet o smartphone con memoria sempre più estesa. 16 GB sono sufficienti. Questa operazione si fa dalle impostazioni IOS (il test è su un iPad 2). La libreria si trasferisce quindi in cloud, si unisce con le altre se abbiamo un contratto family, e viene rimpiazzata con quella già sul cloud se abbiamo iTunes Match (che ormai non servirà più).

La terza cosa da fare è accedere ad Apple Music dallo store e godersi i filmati promozionali, che sono veramente belli e ben fatti, in particolare quello sulla storia della musica di cui pubblico alcune immagini. 



Tutto girato apposta, non sono immagini tratte da film o documentari. Non servono a niente ma sono belli da vedere, e ci danno in più una conferma della potenza attuale di Apple. I tre fotogrammi tratti dal filmato illustrano con nostalgia tre ere nella storia della musica: l'era del 45 giri, l'era del juke-box, l'era dell'autoradio).



I nostri gusti musicali
Apple Music ci vuole conoscere più di quanto lo richiedono gli altri servizi (io faccio riferimento essenzialmente a Spotify, il più diffuso). Li venivano dedotti da quello che sceglievamo di ascoltare, qui li dichiariamo noi in base ad una specie di sondaggio realizzato con la grafica a palle rosse che probabilmente abbiamo visto nelle varie presentazioni sui media. Scelti i generi musicali, vengono proposti gli artisti più significativi in affinamenti successivi (4 o 5 passi). In questo modo si completano anche gli artisti da seguire e con cui eventualmente interagire nella sezione  @connect. Oltre a questi elementi il nostro profilo è completato con il contenuto della libreria e con le ricerche e gli ascolti. Si comincia da qui.



Come si vede i generi musicali non ci sono tutti, Ad esempio non c'è il folk, che avrei messo. Ho scelto quindi jazz e R&B per indirizzare i suggerimenti musicali. Alla fine dopo cinque passi Apple Music si dichiara soddisfatto, mi ha inquadrato, e mi fornirà suggerimenti in base a questi artisti "tipo". Non c'è Miles Davis perché non mi sembra mi sia stato mai proposto, anche i musicisti non ci sono tutti, penso che usino raffinate tecniche associative, o forse si affidano invece al caso.



Le funzioni base
Finita la visione delle belle cose che attendono chi crede in Apple Music e completata la profilazione, arriviamo alle funzioni base di un servizio in streaming a pagamento: ascoltare liberamente e in buona qualità tutta la musica che ci interessa, ovunque e da qualsiasi dispositivo. 

A differenza di Spotify o Qobuz questo è un servizio misto libreria + streaming (per continuità con iTunes, si vuole dare il messaggio che quello che si è comprato li, magari parecchia roba, non è inutile. In realtà lo è, fatta eccezione per il materiale non presente nello store che abbiamo caricato noi, ma la intenzione di salvare il pregresso è comprensibile. Quindi in ricerca e in altre operazioni vengono mostrate in alto le due opzioni: Apple Music o la libreria personale. 
L'interfaccia grafica seguendo il trend già noto dalle ultime versioni di iTunes è veramente minimal, e anche con scelte inconsuete come una certa abbondanza di scritte e grafica in colore rosso. Niente cover flow, abbandonata da tempo (non si sa perché, piaceva a tutti) direi che dopo la ricchezza grafica dei video promo è un bello stacco, quasi una caduta. Ma se hanno scelto così sarà stato a ragion veduta, probabilmente hanno pensato all'uso continuativo. Ecco come si presenta la libreria.


La ricerca e l'ascolto
La funzione di ricerca come da premesse è separata tra ricerca globale su Apple Music e ricerca locale sulla propria libreria (dove potrebbe esserci anche musica che in streaming non c'è e che abbiamo caricato noi). Una ricerca ad esempio di Pat Metheny da' questo risultato.


La grafica è minimal come si diceva e quindi per gli album la presenza di una parentesi acuta (>) indica che ce ne sono altri per questo artista e che cliccando si possono visualizzare in una seconda pagina, mentre se non c'è, gli album sono solo quelli mostrati.

Selezionando l'album può iniziare l'ascolto. Anche qui attenzione ai simboli minimalisti, Se, come me, non avete mai capito perché uno dovrebbe ascoltare in ordine casuale, se l'artista con il suo staff, dopo lunghi pensamenti, ha definito invece una ben precisa sequenza, e se, per qualche ignoto motivo (forse per automatismi, forse per dita che hanno toccato dove non dovevano, non ho capito) vi trovate invece con ascolto shuffle, dovete far caso ai due simboletti in basso a sinistra, e scegliere quello per l'ascolto seriale, con le freccette separate.



Quella che segue è la videata per ascolto con tutte le tracce, la canzone in ascolto è indicata con un minuscolo spettrogramma attivo. L'album in ascolto è ovviamente di Diana Krall che, come sanno i lettori di questo blog, non manca mai in queste recensioni.


Qui c'è da notare l'assenza di una funzione molto comoda e presente sugli altri servizi come Spotify o Qobuz: la creazione automatica di una playlist da un album. Comoda per un ascolto in tempi successivi di qualcosa che abbiamo trovato e che troviamo interessante, soprattutto se si tratta di un pianista jazz polacco da nome impronunciabile e non memorizzabile ma di cui abbiamo letto una favorevole recensione su Audio Review. Su Apple Music niente da fare, bisogna creare la playlist a parte, dargli un nome, e poi tornare e inserire i brani nella playlist. Oppure scaricare l'album per ascolto offline (e poi esaurire la memoria e dover occuparsi di liberarla).
Per quelli di Apple evidentemente le playlist devono essere proprio sequenze personalizzate di brani singoli dia autori diversi scelti da noi.

Altra funziona simile a quella di altri servizi, selezionando un album durante l'ascolto vengono proposti altri album dello stesso artista (qui Cat Power).



Le funzioni social
Vediamo qualcosa della parte più innovativa e più evidenziata come pus di Apple Music, Per prima cosa le schede sugli artisti. Ci sono anche su altri servizi (Tidal in particolare ci puntava proprio) ma come abbiamo visto c'è ancora molto poco. Anche su Apple non c'è per tutti ma per molti si. Ovviamente le stesse informazioni, anzi molto di più, si trovano sul web, ma il vantaggio annunciato è che qui è tutto integrato, immediatamente accessibile, già predisposto per la visione su dispositivi mobili e, soprattutto, è ascoltabile immediatamente e senza alcun costo e altre faticose ricerche tutta la produzione musicale dell'artista. Vediamo una schede esempio, in italiano quella di Keith Jarrett,


Ma non tutte, anzi poche, sono nella nostra lingua; come esempio ne pubblico una di Melody Gardot. In generale, per fruire delle funzioni sociali, come vedremo subito dopo con la sezione @connect, la conoscenza a discreto livello dell'inglese è indispensabile.



La sezione @connect è la più interessante come possibilità di sviluppo e consente una interazione con gli artisti che seguiamo in modalità forum ma anche, in prospettiva, chat online, o altre forme di comunicazione ancora più coinvolgenti (la tecnologia attuale non ha limiti sotto questo punto di vista). Dipenderà ovviamente anche dal grado di disponibilità degli artisti, e dal tempo che rimarrà loro dopo aver seguito le altre reti social. Questa di Apple Music però probabilmente gli interesserà di più, perché oltre ai "mi piace" potranno anche ottenere vendite o ascolti, con royaltes magari basse, ma pagate.

Ecco un esempio per Moby, che si sofferma sul fascino dei componenti analogici da studio.


Condividendo la sua fascinazione con le persone che sono interessate alla sua produzione musicale e al suo percorso artistico, e che commentano positivamente.


Il catalogo
Arriviamo quindi a quello che dovrebbe essere il punto di forza per il servizio fornito dalla compagnia numero uno al mondo, con i suoi famosi 30 milioni di brani, e cerchiamo di capire se è vero che c'è proprio tutto. Andiamo per confronto con Qobuz, vedendo se quello che sul servizio francese è disponibile solo come estratto qui c'è . Ad esempio i primi album di Pat Metheny o gli ultimi di Paolo Fresu. E ci sono.


Vediamo poi se ci sono anche quegli album di artisti veramente poco noti, segnalati da recensioni su Audio Review o da amici, come ad esempio questa cantante jazz norvegese Randi Tytingvag (non male). Forse essendo prodotti di nicchia ci sono solo su Qobuz, che è un servizio rivolto ad appassionati, e non invece su un servizio di massa come Apple Music / iTunes. Ma invece ci sono.



Passiamo poi alla classica, dove le major seguono ancora una politica che da' priorità al supporto fisico per le ultime uscite, e non le rende disponibili in download neanche dai propri siti, oppure le limita per nazione. Per la musica in formato compresso non hanno mai fatto limitazioni particolari e la scelta è confermata: le ultime uscite di Deutsche Grammophon o Sony Classical ci sono.





Quello che manca
Qualcosa che manca però c'è. Sono le etichette che decidono di non esserci, quelle che seguono la strategia di proteggere il proprio patrimonio veicolandolo solo attraverso il canale tradizionale dei supporti fisici, come la nota ECM di Manfred Eicher, distillando le uscite in digitale, o quelle come la BIS svedese (classica) che puntano sull'alta definizione, in supporto fisico o download. Il loro target è interessato soprattutto alla qualità e agli artisti sotto contratto e non al prezzo o all'ascolto con playlist. Questo comporta che per Keith Jarrett, principale nome della ECM, e per gli altri nomi celebri della etichetta tedesca, su Apple Music c'è veramente poco: la produzione per altre etichette (di molti anni fa) o pochi album concordati.

Non è però una scelta standard per tutte le etichette che puntano alla qualità. Ad esempio la nota etichetta norvegese 2L The Nordic Sound, forse la numero uno nell'alta e altissima definizione, c'è (non in HD, ovviamente). Qui come esempio un album per piano solo del pianista Jan Gunnar Hoff.


I videoclip
Un altro plus di Apple Music sono i videoclip. Erano annunciati anche in Tidal ma come avevamo visto in realtà la disponibilità era molto limitata. Se ne parla su Spotify ma amcora non ci sono, su Apple Music invece ci sono come c'erano su iTunes, sono in ottima qualità e con l'abbonamento in streaming si selezionano e si vedono senza problemi, se non la necessità, come logico, di una buona banda. Non sono però tutti i video dei vari artisti, sono una specie di selezione secondo non so quali criteri. Su YouTube ce ne sono senz'altro di più, il vantaggio è che qui sono puliti, con buon audio, senza pubblicità e integrati con tutto il resto. Non so se ce ne siano anche di esclusivi (sarebbe una verifica lunga e complicata) devo dire che ho visto un video notevole e che non avevo mai visto di Amy Winehouse che cantava dal vivo Back To Black con solo accompagnamento di una chitarra acustica davanti a un piccolo e attento pubblico (che spreco della sua vita e del suo talento ha fatto).

Come esempio nelle immagini seguenti si può vedere la disponibilità dei video dei Belle and Sebastian e, a seguire, come vengono visualizzati su iPad.





In sintesi
Non c'è dubbio che sia un servizio ben progettato e ricco di funzionalità e potenzialità. Si ha effettivamente la sensazione di avere a portata di mano, selezionando semplicemente la app "Musica" su un iPad, tutto quello che serve per esplorare questo mondo e scegliere cosa ascoltare, in modo creativo o tradizionale. Il confronto con gli altri servizi streaming e le prospettive di mercato (per loro) le lascio a un successivo post, anticipo solo che certamente la differenza la fanno in questa fase la efficacia della presenza sul mondo Android, il plus dei videoclip e la mancanza di una versione free (che c'è invece su Spotify e Deezer), oltre che le mosse e le alleanze di Google e di Sony.
Per quanto mi riguarda ritengo il plus di qualità offerto dai servizi di streaming lossless di importanza prevalente su qualsiasi altro aspetto, e i 10 € di differenza perfettamente giustificati, quindi rimarrò con Qobuz, ma chi non pone come prioritario questo elemento può trovare in Apple Music su IOS una valida alternativa ai servizi di streaming già affermati.

Qualche altra immagine
Per finir alcune altre immagini che illustrano le caratteristiche del servizio e la promozione in corso a livello mondiale. Cominciamo con tre esempi dei suggerimenti "Per te" generati dal sistema per rispondere alla domanda "cosa mi andrebbe di ascoltare oggi?".




A seguire altre tre immagini dal video promozionale che fanno intendere chiaramente quale sia il target cui intende puntare Apple e la importanza che viene data ai testimonial, da Dr. Dre che è presente nel video indirettamente con la Beats, a Trent Reznor che compare direttamente per lanciare le nuove funzioni social e @connect.





domenica 21 giugno 2015

Streaming: arrivano i big (Apple e Netflix)

Non c'è dubbio che sia lo streaming il futuro dell'entertainment, lo dicono ormai tutti, e in questo blog se ne parla da tempo, fin dal primo streaming di Sony (Music Unlimited) disponibile in Italia nel 2009. Un futuro già abbondantemente cominciato, che manderà in pensione non solo i supporti fisici (a parte il vinile che è un caso a parte) ma anche il download digitale. I big del settore sono stati sino ad ora a guardare oppure, come nel caso di Sony, hanno addirittura abbandonato il campo preferendo dedicarsi alla produzione di contenuti o di strumenti per l'ascolto.

Lo streaming è rimasto quindi fino ad ora nelle mani di pochi nuovi player, pionieri del mercato, due ormai piuttosto grandi, Spotify (Svezia) e Deezer (Francia) più due coraggiosi outsider che propongono sì lo streaming, ma non compresso, o lossless, cioè quello che cerchiamo noi, e sono Tidal (Norvegia) e Qobuz (Francia). Ci sarebbe poi anche lo streaming di Google (Play Music Unlimited) ma sinceramente non ho ancora capito se Google lo spinge veramente e non ho informazioni sul livello di abbonamenti. Non sembra che Google ci creda molto. Sembra più una risposta dovuta, per avere comunque qualche cosa di proprio anche sui sistemi Android. E sembra anche che la vera strategia di Google nello streaming sia la versione premium di YouTube. Non competere quindi con gli altri sul loro terreno, ma scegliere il proprio.

Apple Music sull'Apple Store. La foto è scura volutamente. Vuol dare l'idea
di qualcosa ancora da scoprire, che pian piano si schiarirà.

Apple e la musica
Questo scenario sta cambiando e cambierà velocemente, come previsto e atteso ormai da anni, con l'annuncio nell'ultimo WWDC15 di Apple (8 giugno), nel quale è stato annunciato Apple Music. Come afferma la Apple col nuovo capo Tim Cook: "Music has been part of the Apple DNA from the beginning." aggiungendo "We’ve had a long relationship with music at apple and music has had a very rich history of change, some of which we’ve played a part in”.
Una relazione che secondo me poteva essere più affettuosa e rispettosa della suddetta musica, se la compagnia di informatica e tecnologia numero 1 al mondo avesse avuto o volesse avere in futuro un interesse anche per la qualità di ascolto. Come pare avesse Steve Jobs, ma ormai non c'è più e se la evoluzione verso la qualità CD o addirittura verso l'HD fosse mai stata in programma veramente, non lo sapremo mai. Sicuramente ora non lo è, quindi rimaniamo sulla musica compressa in formato AAC. Come per iTunes, che però non viene citato negli annunci. Quindi si volta pagina, iTunes diventa un marchio con un connotato ormai rivolto al passato e al digital download, in inevitabile calo, destinato ad una nicchia ancora grande ma in fatale riduzione di clienti "abitudinari", in via di abbandono anche l'esperimento iTunes Radio, mai arrivato in Italia. Idem per iTunes Match, lo streaming (in abbonamento, a un decimo del costo) ma limitato solo al materiale posseduto da noi.

La possibilità di indirizzare la radio verso i nostri generi preferiti (di sempre o del momento)
tramite i favoriti. Nulla di nuovo a quanto previsto da Spotify o soci ma estetica Apple

L'abbonamento Apple Music
Il nuovo servizio si caratterizza per essere incentrato sullo streaming in abbonamento e si presenta così; "Apple Music is a revolutionary music service, a 24/7 global radio, and a new way to connect with artists". Quindi un servizio in abbonamento (per niente rivoluzionario, come gli altri con qualche variante non necessariamente positiva) più servizi gratuiti di radio on demand e guidata dai gusti e dalle lingue (ma anche tradizionale in voce) e una finestra aperta sugli artisti (connect), cioè una piattaforma di interazione (e social) che vuole mettere insieme quello che è frammentato tra migliaia di "siti ufficiali dell'artista". Detesto fortemente quelli che citano sé stessi come grandi anticipatori che hanno previsto queste evoluzioni da tempo, ma non posso non notare che questo obiettivo assomiglia molto al portale "XYZ music" di cui parlavo (come necessità) oltre 10 anni fa.
Apple Music però non si ferma qui, ma si pone anche un altro obiettivo che deve suonare piuttosto preoccupante ai player attuali (e in parte anche a noi): "Right now, the music experience is fragmented. Fans need to use a lot of different services to listen to and connect with their favorite artists."

Qualcosa che gli altri non hanno: una sempre più precisa interfaccia vocale.
Sarà utile, ad esempio, per l'ascolto in auto.
Le preoccupazioni dei concorrenti (e in parte anche nostre)
Faccio riferimento qui sia ad una intervista ad uno dei fondatori di Qobuz (Yves Riesel) al sito francese Challenges.fr, sia ad un articolo sul sito Audiostream. I problemi che pone Riesel ruotano essenzialmente intorno alla sostenibilità finanziaria di un servizio in streaming. Chi lo propone infatti si trova in mezzo tra due rigidità, tra l'incudine e il martello, come si dice. Da un lato i ricavi, direttamente proporzionali al prezzo dell'abbonamento e dal numero di abbonati, e dall'altro i costi, dove la voce principale è rappresentata dalla percentuale da girare ai detentori dei diritti, ovvero alla case discografiche. I costi di gestione (server, storage, rete ecc.) sono invece come noto in continua decrescita. Il prezzo dell'abbonamento è in pratica fissato dal mercato e dalle sue abitudini, sopra ai 10 € / mese per uno streaming lossy non si può andare, e i 20 € / mese per lo streaming lossless sembrano già troppi. Qui gioca l'abitudine ormai acquisita della massa degli ascoltatori all'ascolto gratis, non tanto e non più grazie alla pirateria (che comunque resiste) ma grazie a YouTube. Il "premium" sarebbe costituito dalla qualità ma, con mezzo mondo (inclusi ahimè molti "audiofili") che sostiene, sbagliando, che la differenza non si sente (con gli auricolari o con l'audio di uno smartphone in effetti è vero) non è facile per i pochi valorosi francesi e scandinavi sostenere il contrario e vendere questa differenza.

La disponibilità come sempre è per più device. Ma questa volta c'è una novità.
Non era presentata con foto all'evento e neanche sullo store, ma ora Apple Music
è disponibile anche su Android.


Abbonamenti free, scarso mercato pubblicitario, diritti costosi
Yves Riesel punta il dito in particolare sugli abbonamenti free, teoricamente sostenuti dalla pubblicità. Sostenendo (a ragione, secondo me) che sono in realtà dumping. E' dumping quello di Deezer, servizio aggiunto per i suoi clienti e sostenuto finanziariamente dal potente gestore di telefonia mobile Orange. Dumping camuffato anche quello di Spotify, sostenuto dai suoi finanziatori (pare che il break even point non sia ancora arrivato e ricavi veri e propri non ci siano ancora) che puntano semplicemente ad essere presenti, anzi i primi, nel mercato musicale del futuro. Al momento giusto (stile Whatsapp) potranno magari rientrare dagli investimenti e magari guadagnandoci anche molto, semplicemente vendendo tutto. D'altra parte lo stesso YouTube, pur se non in perdita, non è notoriamente una delle voci di ricavo principali per Google. Non c'è quindi un grande spazio per ricavi solo da pubblicità legati alla musica (e senza video).
Sull'altro lato c'è il martello delle case discografiche, che concedono volentieri i diritti di quello che si vende poco, ma se hanno per le mani qualcosa che il pubblico vuole anche in alta qualità (alta è anche il lossy pulito) cerca di guadagnarci di più, mediante l'esclusiva. Facendo leva quindi sulla competizione, mettendo all'asta i contenuti più pregiati.

Un portale, anzi un "ecosistema" come si dice ora, a 360 gradi, vuol dire anche
avere partner noti e prestigiosi, per le playlist, o per le radio (sotto)

Apple, l'esclusiva e il player unico
E qui si arriva all'ingresso a lungo atteso e temuto di Apple. Con un fatturato che è ormai a livello di una nazione neanche tanto piccola, nel mercato della musica, con le dimensioni che ha raggiunto dopo 15 anni di decrescita (vedi gli ultimi dati nell'aggiornamento annuale di Musica & Memoria) può fare quel che vuole. E quel che vuole lo afferma con una certa trasparenza: essere l'unico, come è stato in sostanza per anni iTunes nel download. Il sistema più semplice è ovviamente l'esclusiva, sia a livello di nazioni, sia soprattutto di artisti, ottenendo quella degli artisti più seguiti, quelli per cui i fan sono disposti a pagare. Negli USA, primo mercato mondiale, sono i rapper e i divi dell'hip-hop. e infatti da lì e ormai da tempo è iniziata la operazione Apple. Va bene per le case discografiche che vedranno aumentare gli abbonati e quindi indirettamente gli introiti, va bene anche per gli abbonati che con un unico abbonamento avranno tutto. Va molto bene per Spotify che non so come potrà resistere.

la principale novità è la sezione connect. Tutto quanto mette in contatto l'ascoltatore
e l'appassionato con i musicisti che segue.

Va bene anche per noi?
Forse sì, nel senso che non ci tocca. Apple Music continuerà a fornire solo musica compressa, e quindi non farà concorrenza ai servizi lossless che ci interessano. Anzi, forse Spotify e Deezer (che già lo offre in alcuni mercati come Deezer+) potrebbero migrare anche loro sul settore lossless, non potendo competere con Apple.
Forse no, se veramente Apple spingerà molto sulle esclusive, aumentando ancora di più il numero degli artisti o degli album non disponibili sui servizi streaming minori e di qualità. Va bene che si tratterà soprattutto di musica commerciale e "di passaggio" oltre al rap e hip-hop citato prima, ma ogni tanto magari ci interesserà qualcosa di valido ma comunque casualmente anche di successo commerciale, come Adele o i Mumford & Sons prima maniera, e non vorremmo dover fare un secondo abbonamento apposta per questo oltre a quello lossless (ma c'e sempre iTunes). Ammesso che i player in questo settore attualmente di nicchia resistano. Il che però è probabile, magari non Qobuz che ha avuto già i suoi problemi, ma Tidal sembra più solido. E, soprattutto, il mercato, pur se di nicchia c'è, e soprattutto è in crescita grazie al progressivo ritrovato interesse per la musica liquida ascoltata bene (o meglio) testimoniato dal rinato mercato delle cuffie di qualità (e dei DAC portatili).

Bello. Ma noi continuiamo a preferire lo streaming di qualità di Qobiz (o anche di Tidal)
Ho citato anche Netflix
Che è un servizio streaming in un settore molto diverso e con competitori molto diversi (i media TV in abbonamento come Sky), perché è una testimonianza della veloce affermazione dello streaming e della dematerializzazione. Aveva cominciato anni fa come servizio di noleggio per corrispondenza di DVD (le poste USA funzionano un po' meglio delle nostre) ed ora ha solo in USA 40 milioni di utenti per il vieo on demand in streaming, anche e soprattutto HD, nonché produttore di contenuti. Tenendo conto che una utenza = una famiglia si ha una idea di dove siamo già e dove andremo inevitabilmente.


sabato 30 maggio 2015

Il preamplificatore phono

Forse non tutti sono d'accordo sulla superiorità del suono analogico, di sicuro non è affatto facile dimostrare che il suono del vinile sia superiore, nonostante le misure, al suono digitale in genere, nonostante a molti sembri così, o lo diano addirittura per scontato. Per questo un po' ironicamente ho chiamato questi post sugli strumenti pre-digitali per ascoltare la musica "magia dell'analogico".
Qualcosa di magico almeno nella riproduzione dei vinili però sembra esserci, confrontando il realismo del suono che esce fuori con il percorso che deve fare. 

Un sistema di lettura complesso
È inciso nei (micro)solchi di un disco di plastica, e questo processo di stampaggio possiamo considerarlo un esercizio tecnologico non particolarmente complicato; la forma dei solchi si trasforma poi in energia (elettrica) grazie ad una puntina di diamante montata su un minuscolo braccetto, che sul lato opposto ha un magnete permanente, che si muove in un campo magnetico generato da una bobina (anzi due, il microsolco è anche stereo) e genera così un segnale elettrico variabile, che diventerà poi, dopo altri 5 o 6 passaggi, la musica che ascoltiamo. Ma qualcuno (molti anni fa) ha pensato ad una variante, montare sul braccetto, in configurazione opposta, due minuscole bobine, e usare un magnete permanente. Sono le testine a bobina mobile, o moving coil (MC) che per vari motivi tecnici riescono a recuperare con ancor maggiore precisione il segnale codificato nei microsolchi. Ma sono più complesse e costose da costruire e il livello del segnale elettrico generato è inferiore. E non è detto che siano sempre superiori o che lo siano per tutti.

Potrei andare oltre illustrando tutte le varianti e le criticità degli altri componenti che devono lavorare insieme per estrarre il suono inciso sul disco di vinile (il braccio, l'articolazione, il piatto, il motore che lo muove, i diversi sistemi di trasmissione del moto, il sistema di isolamento delle vibrazioni, il sistema di correzione dell'errore radiale, il motore, l'alimentatore ...). Ma volevo solo sottolineare la complessità di questo sistema di lettura, la variabilità delle soluzioni possibili, la variabilità della configurazione, che dipende anche dalle scelte dell'audiofilo acquirente, la sensibilità del risultato da ogni anche piccola variazione dei parametri scelti o della messa a punto. E arrivare al punto: sapendo quanti elementi devono lavorare assieme in modo sinergico, ha veramente qualcosa di magico ascoltare un risultato finale così appagante come qualità del suono.

Il preamplificatore phono
Un buon esempio dell'inattesa importanza di ogni componente, e di uno in particolare, è il ruolo dell'unico componente elettronico di tutta la catena, che è anche il protagonista di questo post. Il suo compito è semplice, quasi umile. Deve elevare il segnale di tensione molto bassa (o bassissima per le MC) estratto dalla testina, per passarlo ad uno degli ingressi dell'amplificatore, introducendo il minimo di distorsione possibile e mantenendo al minimo livello il rumore di fondo. In più deve anche raddrizzare, linearizzare il segnale. Che a suo tempo, per facilitare sia l'incisione sia il rilevamento, l'associazione dei fonografici USA, la famosa RIAA, ha deciso di incidere con bassi attenuati ed alti enfatizzati. È la famosa curva RIAA che il pre phono deve equalizzare al contrario, arrivando ad una risposta flat.



Non è un compito complesso e la tecnologia è matura, i componenti elettronici non sono molti, un pre phono di discreta qualità, può anche presentarsi semplicemente così:




Il pre phono separato
Questo è l'interno di un pre phono "storico",  il primo componente separato di questo tipo ma economico della Pro-Ject, il Phono Box, pensato per sostituire con migliori prestazioni i pre phono inclusi negli amplificatori fino a un trentina di anni fa. Mestiere che questo pre e altri analoghi come quello della NAD facevano molto bene, garantendo di solito un riconoscibile miglioramento. Il che ha fatto venire a molti l'idea di sostituirlo comunque, a quello incluso di serie.

Come si vede anche ad occhio dalla immagine precedente, non si tratta di un circuito complicato e quindi di un componente complesso, si vedono solo alcune resistenze, alcune capacità e un paio di operazionali. D'altra parte un circuito base per la equalizzazione RIAA ha questo tipo di topologia:


Evoluzioni della curva originale e affinamento della tecnologia, nonché la introduzione di operazionali specializzati o l'alternativa di utilizzare come componenti attivi le valvole termoioniche hanno un po' complicato le cose, e così un pre phono all'interno può anche essere realizzato così.


Questo è l'Audio Research Reference Phono 2se, un raffinato modello top, a valvole, dal modico costo di 12.000 € o giù di lì. D'altra parte secondo l'importatore Audio Natali: "il bilanciamento tonale e la dinamica esplosiva sono semplicemente meravigliosi, c'è un senso di immediatezza e controllo che crea dipendenza". Non voglio però fare facile ironia su questi entusiasmi dal chiaro sapore marketing, come ho scritto più volte, per i componenti audio vale lo stesso discorso che per gli strumenti musicali, la perfezione non esiste e anche per piccoli o magari trascurabili miglioramenti ci vuole impegno da parte di chi produce e disponibilità a pagare salato da chi fruisce.

La scelta per l'upgrade
Ma pagare salato non è per niente obbligatorio nel mondo globalizzato e così ricco di competitors dell'audio di oggi. Nel mio caso non avendo questo budget mi sono rivolto a pre phono di classe media, in particolare a due noti pre tedeschi a suo tempo provati (nelle versioni precedenti) da TNT-Audio, il Trigon Vanguard (o Advance, versione con alimentazione anche a batteria) e l'ancora più noto Lehmann Black Cube. Oggetti che comunque nelle versioni attuali non costano poco, tra 800 e 1000 €, impegno non trascurabile tenendo conto che magari potrebbe essere diretto ad altri componenti della catena più critici anche per le altre sorgenti, non solo per il vinile. Mi incuriosivano anche le ultime serie della Pro-Ject, che nel frattempo sfruttando il successo dei suoi giradischi e l'inatteso ritorno del vinile (ci hanno visto giusto) ha ampliato di molto la gamma dei prodotti e ovviamente anche quella dei pre-phono. Dove le serie sono ora 5 (ognuna con diversi modelli), partendo dalla serie Elemental (evoluzione di quello che avevo io e il cui interno è mostrato sopra) alla serie RS. Quest'ultima ha costi analoghi ai modelli citati prima, ma la serie immediatamente seguente, la DS, soprattutto per i modelli senza fronzoli (display, valvole in qualche parte del circuito) aveva un prezzo molto competitivo, considerando le ottime recensioni leggibili sul web.

La tentazione di pagare un quarto per avere prestazioni comparabili con un prodotto assistito da un fornitore noto e solido mi attirava non poco, e devo dire che alla fine il dubbio me l'ha tolto proprio il commesso di Musical Cherubini. Dopo avermi proposto i modelli tedeschi citati sopra a buon prezzo, ha aggiunto di aver provato anche il Pro-Ject Phono Box DS che gli proponevo come alternativa, in diverse configurazioni anche con alimentazione esterna potenziata (nessun particolare vantaggio) e in impianti di elevato livello, notando un grande equilibrio ed ottime prestazioni.
Secondo il mio approccio "umanista" il mio obiettivo è arrivare a sentire la musica bene piuttosto che estenuarmi in infiniti e ardui confronti (molto difficili in questo caso) e quindi mi bastava così e l'ho ordinato. Da loro e non su Amazon (dove c'è) perché fino a che posso comprare in un negozio confrontandomi con qualcuno competente, lo preferisco, e così inoltre quando è arrivato mi ha dato lui le indicazioni per il settaggio del pre sulle caratteristiche della mia testina (un'altra funzionalità in più dei pre phono separati). Non che fosse una configurazione complessa, ma fa parte del servizio che uno si aspetta comprando in un negozio.


Senza contare poi la scelta della Pro-Ject di adottare il circuito phono messo a punto dal Dr. Sykora, come è evidenziato sulle brochure e anche sulla confezione. Solo che non so e non sono riuscito a trovare neanche sul web, lo confesso, chi sia questo signore e cosa abbia di speciale questo circuito. Ho scoperto soltanto che probabilmente si chiama Jan, ed è un esperto di elettronica slovacco. Forse.

Impressioni di ascolto
Impressioni nel vero senso della parola, non un confronto col modello precedente o con gli altri modelli citati. Non solo perché di ardua organizzazione (molto ardua se si volessero fare in cieco) ma soprattutto perché avrebbero senso soltanto per lettori del blog che hanno la mia stessa configurazione come catena di lettura del vinile, considerando la dipendenza del risultato finale dalle interazioni e dagli interfacciamenti tra i vari componenti in gioco. Impressioni di ascolto che possono solo testimoniare se l'ascolto alla fine è soddisfacente e appagante e se un miglioramento è avvertibile.

Come primo ascolto ho puntato come sempre sulla voce (siamo per educazione uditiva molto sensibili alla voce umana, è lo strumento dove è più facile avvertire le differenze) prendendo per curiosità un vecchio disco di Yves Montand di più di 30 anni fa, che era di mio padre. Che però ha un arrangiamento molto moderno, di taglio jazz e acustico invece che la solita orchestra d'archi più batteria degli anni '60. Un inizio molto positivo, la voce del grande cantante e attore italo-francese (una delle voci maschili più belle in assoluto) veniva fuori in grande evidenza, con naturalezza e con una "rotondità" (non trovo un'altra descrizione) particolare e, devo dire, affascinante, sembrava di avere Ivo Livi nella mia sala e non ricordavo di averlo mai ascoltato così.

Sono passato quindi ad un LP che avevo ascoltato da meno tempo, uno dei dischi Telefunken Das Alte Werk di musica barocca e antica che acquisto su eBay con una certa regolarità grazie all'ottima idea di parecchi appassionati di musica tedeschi di disfarsene, forse per problemi di spazio, o forse sono i loro insensibili eredi (sono degli anni '70). Sta di fatto che sono in offerta spesso, i prezzi sono veramente bassi (tenendo conto che ci sono anche i costi di spedizione) e che sono tra i vinili meglio registrati e più accuratamente incisi in assoluto, a suo tempo per me studente liceale squattrinato quasi inarrivabili. Tra questi c'è un LP con le cantate profane di Bach sempre in esecuzione curata da Harnoncourt e dal Concentus Musicum Wien, Voci molto naturali e anche queste "originali" nel senso di meno impostate delle classiche voci liriche, che venivano presentate dal mio impianto col nuovo Phono Box decisamente bene, mi ha colpito in particolare il movimento sulla scena della soprano (le registrazioni erano praticamente dal vivo) e il posizionamento anche in profondità delle altre voci nella "Cantata del caffè".

Per gli strumenti era logico proseguire a questo punto con la musica barocca, tra quelli acquistati c'è un LP dedicato alle sonate per pochi strumenti di Vivaldi nel quale è compresa una sonata musicalmente molto bella, la P89. Sono eseguite con strumenti originali, e devo dire che sentivo ora la differenza di timbro del violino barocco, più "legnoso" potrei definirlo, non aspro, ma più caratterizzato. Mi fermo qui perché non vorrei scivolare nelle descrizioni in stile "bravo recensore", ma è solo per testimoniare che qui e nella esecuzione precedente la differenza si sentiva, e scoprivo sfumature nuove che arricchivano il piacere d'ascolto.

Era il momento di passare a qualcosa di moderno e di più ritmico. Anche perché (per motivi che non ho mai capito) molti recensori amanti del vinile sostengono che questa sorgente è più "ritmica" e che il CD e il digitale in genere fanno perdere il senso ritmico. O qualcosa del genere, Ritmo che c'è sicuramente nel secondo album degli Eurythmics, Touch (forse anche più bello del loro celebre esordio Sweet Dreams). L'avevo ascoltato da poco in una edizione in alta definizione e quindi il confronto (sempre a distanza di tempo, lo so che non è il massimo dell'oggettività) era addirittura tra analogico e HD. Cosa dire? Anche qui la voce scura e potente ma flessibile e ricca di sfumature di Annie Lennox usciva fuori con grande evidenza allineandosi ottimamente con i molti suoni e strumenti del creativo arrangiamento di Dave Stewart, nel brano più noto dell'album, Here Comes The Rain Again. Riandando con la memoria all'ascolto in HD (che mi era piaciuto molto) non notavo onestamente alcuna differenza sul ritmo, ricordavo una dinamica ancora più estesa, ma non la stessa sensazione di avere la Lennox davanti a me alla giusta altezza e con lo stesso realismo. Simile magari (non ricordavo alcun difetto) ma non mi aveva colpito allo stesso modo.

C'è stato anche un ascolto che mi ha in parte deluso. E' un disco che amo molto e che sento spesso, ottimo e poco conosciuto, Working Nights di un trio rock-jazz inglese degli anni '80, i Working Week. Qui andava tutto più o meno bene, ma la voce della brava cantante del trio era un po' indietro, quasi soffocata dagli strumenti. Ricordavo qualcosa di meglio. Un risultato in controtendenza rispetto agli altri, forse una maggiore sensibilità rispetto alle scelte in fase di registrazione, che qui esaltavano maggiormente basso batteria e sax?

Rimaneva solo per completezza un ascolto di jazz più classico, e la scelta è caduta su un album di Sonny Rollins con Coleman Hawkins dove i due tenor sassofonisti di due generazioni successive (e ormai assai lontane entrambe, pur se il grande Sonny è ancora attivo) si confrontavano alternandosi e suonando assieme standard in puro be-bop, uno sulla destra (Rollins) e uno sulla sinistra (Hawk). Bel suono dei due sassofoni, chiaramente riconoscibili nello stile (potente e pulito Rollins, più incline al tradizionale soffiato Hawkins) ben separati anche quando suonavano assieme. E l'accompagnamento, ritmico, piano, basso e batteria, tutti ben distinti e posizionati. Quando l'ascolto è un piacere.

In sintesi
Mi sono lasciato andare a qualche entusiasmo di troppo, che qualche visitatore criticherà nei commenti? Può darsi, ma il mio intendimento è solo testimoniare che il vinile per qualche misterioso e spero non "magico" motivo, riesce a dare qualcosa di più e far venire la voglia (come si è capito) di riascoltare e riscoprire LP rimasti a lungo negli scaffali (ce ne sono stati anche molti altri). Che è poi quello che cerchiamo, ascoltare e apprezzare a fondo la musica (e non l'impianto).

Per saperne di più
Una guida al ritorno al vinile su Musica & Memoria
Una guida su come si gestisce e si tratta il vinile su questo stesso blog

sabato 9 maggio 2015

Linn Exakt: la soluzione tutta digitale

Tutto digitale fino dove si può, naturalmente, cioè fino alla interazione con il nostro sistema uditivo, visto che noi ascoltatori siamo ancora analogici. Quindi fino agli altoparlanti e al loro amplificatore di potenza, e preciso altoparlanti perché anche il diffusore in questa nuova serie della Linn è tutto digitale.

La Linn si conferma quindi la ditta che più spinge verso lo sfruttamento completo della tecnologia digitale per la riproduzione della musica in alta qualità, anche se la architettura che hanno chiamato Exakt non è del tutto nuova, qualcosa di simile ma non così radicale è proposto da anni da un'altra casa britannica, la Meridian, ed è anche utilizzata in un settore della riproduzione molto diverso di cui parlerò più avanti.

Vediamo questa interessante evoluzione tecnologica e assieme alcune impressioni di ascolto derivanti da una dimostrazione presso il partner di Linn, Key Systems ed un'altra organizzata dalla stessa Linn in una configurazione diversa. Quello che segue è il logo e il claim che evidenzia il ruolo centrale dei diffusori nel sistema.


L'architettura Linn Exakt
Dalla premessa fatta non è difficile descrivere architettura e componenti della soluzione Linn Exakt. Ogni altoparlante (non diffusore) ha un suo proprio amplificatore e un suo proprio DAC, e continuando il percorso fino alla sorgente è tutto in digitale. Digitale il crossover che separa il segnale musicale nelle bande di frequenza di ogni altoparlante. Digitale il processore, il DSP che agisce sul segnale per elaborazioni su cui torniamo dopo, digitale il pre per selezionare le sorgenti e digitali ovviamente le sorgenti. Oppure analogiche (incluso ovviamente un giradischi) ma servite da un convertitore analogico digitale.

Vantaggi e svantaggi
Il primo svantaggio lo abbiamo visto, la moltiplicazione dei DAC, uno per ogni altoparlante, sei per casse a tre vie, 10 per casse a 5 vie come i modelli Linn di fascia alta. La soluzione Meridian era meno radicale e prevedeva una cassa master ed una slave con un cross over elettronico (ma analogico) e quindi un solo DAC. Non è tanto un problema di costo ormai, ma di aggiornamento tecnologico. Il DAC è un componente in continua evoluzione. Di conseguenza i DAC interni potrebbero essere superati tecnologicamente nel tempo. Anche se, come per tutti i modelli di fascia alta, sono possibili aggiornamenti via rete del firmware.

I vantaggi invece risiedono soprattutto nelle possibilità di trattazione del segnale senza introdurre distorsione (o almeno distorsione nota). Il primo di questi trattamenti è la suddivione in frequenze per le casse a più vie, ed è effettuato in tutti i diffusori passivi, quelli usati nella grande maggioranza degli impianti, con un crossover, ovviamente passivo. Il crossover è un filtro passa-alto o passa-basso o passa-banda e per quanto ben realizzato produce un tasso di distorsione elevato rispetto agli altri componenti dell'impianto. Realizzato invece nel dominio digitale, oltre a non introdure distorsione nel percorso del segnale, può avere prestazioni non raggiungibili dai crossover passivi, come pendenze non ottenibili neanche da un cross over elettronico, e queste opzioni possono essere utilizzate dai progettisti per ottimizzare il comportamento degli altoparlanti.
Il secondo svantaggio lo è probabilmente per qualcuno ma non per Linn, e consiste nel mancato supporto del formato DSD. Exakt funziona solo con musica digitale in formato PCM (ovviamente anche in alta risoluzione) sia per scelta Linn (vedi precedente post sul DSD) che non ritiene utile né attuale questo formato, sia perché la parola ad 1 bit rende molto complessi o impossibili le elaborazioni del segnale digitale che sono poi i principali plus del sistema.


La elaborazione del segnale (Digital Signal Processing o DSP)
Qui si aprono potenzialità notevoli che meritano un approfondimento. La prima è la ottimizzazione e linearizzazione degli altoparlanti. Non ci si pensa quasi mai, ma ogni altoparlante ha sue caratteristiche fisiche e tolleranze di lavorazione che incidono sulla resa sonora. In un mondo ideale i due altoparlanti che devono lavorare in tandem (o i tre di un impianto HT) dovrebbero essere identici. Nel mondo reale questo non è possibile e l'obiettivo si può solo approssimare con una attenta (e costosa) selezione. Nel mondo digitale è possibile inviare in input al DSP la risposta misurata di ogni singolo altoparlante e introdurre le opportune correzioni sulla coppia da montare sulle casse per allinearle, ovviamente all'interno di un range di tolleranza correggibile.
La seconda potenzialità è la ottimizzazione rispetto alla posizione delle casse in ambiente. Come tutti sanno i diffusori garantiscono le prestazioni migliori se correttamente posizionati. Quindi a una certa distanza dalle pareti posteriori e laterali, collocate in un ambiente semi riflettente è così via. Se questo non è possibile nella nostra abitazione (come spesso purtroppo avviene) si può comunicare al DSP la posizione reale ed entro certi limiti la risposta può essere corretta per evitare l'eccessivo rinforzo o atteniazione dei bassi o altre alterazioni prevedibili in base alla configurazione effettiva.
Infine la terza e più radicale possibilitàche però la Linn per ora lascia a sviluppi futuri e partnership tecniche qualificate: la equalizzazione personalizzata dell'ambiente. Qui deve essere effettuata una misura con microfoni opportunamente posizionati delle risposta reale in ambiente e quindi generata una curva di correzione per linearizzare la risposta effettiva e portarla il più vicino a quella ideale. O anche a più curve ideali, in base al tipo di segnale o al genere musicale.
Molto interessante.

Kimax Exakt con i diffusori Exakt 350 a 5 vie

Impressioni di ascolto
Sono recenti, nei mesi di gennaio e febbraio, e riguardano ascolti abbastanza prolungati. Non però con musica portata da me, quindi non posso parlare di differenze (seppur a distanza) con altri sistemi ma solo delle impressioni assolute rispetto al materiale musicale proposto.
Nel primo caso, nella elegante e accogliente saletta per dimostrazioni e consulenze audio di Key Systems, un partner di Linn che opera anche nella consulenza e messa a punto degli impianti, era stata fatta la scelta di mantenere la configurazione flat, quindi nessuna correzione di ambiente, solo quella di fabbrica. L'impianto proposto era della serie Kilax, quindi top, ed era posizionato in posizione abbastanza raccolta con un punto di ascolto a poco meno di tre metri nella gradevole sala di ascolto più simile ad un'abitazione elegante che alla classica sala di un negozio.
Nessun problema perché gli ascoltatori previsti erano al massimo 2-3 e potevano ascoltare la musica in posizione ideale.

Dopo una interessante ed esauriente illustrazione della innovativa soluzione da parte di uno dei titolari, con ascolti mirati a mostrare le caratteristiche del sistema e anche la integrazione con Tidal, l'ascolto vero e proprio, seguendo i gusti del secondo titolare e anche di altri dei presenti, si è incentrato soprattutto su rock e concerti dal vivo. Tutto in HD comunque. Non si evidenziava così la risposta in ambiente o la naturalezza della voce (da cui invece di solito parto io) ma si evidenziava particolarmente la dinamica. Che è poi il tratto maggiormente caratterizzante di questi impianti Linn tutti con casse attive. Assieme alla grande precisione, che definirei nettezza dei suoni e delle voci. Due elementi che sono diretta conseguenza di due caratteristiche di realizzazione: l'amplificazione singola per altoparlante (dinamica assoluta e velocità nel seguire le variazioni anche momentanee nel segnale) e l'abolizione del cross over passivo (forte riduzione della distorsione). Gli appassionati di rock ma anche di lirica o di grande orchestra classica possono trovare con questi sistemi la quadratura del cerchio tra impatto e precisione.

Klimax System: Kimax Exakt DSM + Exakt 350 Speakers


Secondo ascolto: sistema Akubarik
Le successive impressioni di ascolto di un impianto basato sul sistema Exakt sono relative ad un secondo evento presso Musical Cherubini, gestito direttamente dalla Linn assieme ai titolari del noto negozio di strumenti musicali ed alta fedeltà, che puntava sopratutto ad una dimostrazione dello streaming lossless Tidal (trattato in un altro post). L'impianto era quello intermedio Akubarik, che in questo caso, a quanto dichiarato dal rappresentante della Linn, era stato configurato per la installazione, non era in posizione flat. Installazione che era organizzata nella sala grande del negozio. Oltre a materiale selezionato su Tidal abbiamo ascoltato anche musica in alta definizione, tra cui Diana Krall e Beatles classici rimasterizzatati. L'ascolto ha confermato le sensazioni precedenti, grande nettezza e precisione degli strumenti e delle voci, variazioni dinamiche seguite senza sforzo dall'impianto, come avviene con strumenti o voci reali, buona presenza dei bassi anche se i diffusori erano più compatti, nessuna forzatura sulle altissime nonostante (o grazie) il supertweeter. Un impianto equilibrato e versatile che consente di ascoltare con soddisfazione musica di ogni genere. Con in più la versatilità del processing nel dominio digitale, con tutte le sue potenzialità. 
Lo svantaggio? Il solito, è tutto Linn, anche se la Linn sta preparando soluzioni integrabili in impianti plurimarca.

Akurate System: Akurate Exakt DSM + Akubarik Speakers

Non è una tecnologia così nuova
Perché in un altro settore laterale e non molto frequentato dagli audiofili è una architettura applicata e diffusa. Sto parlando dell'alta fedeltà per auto dove ditte come la italiana Audison producono processori digitali come il Bit One della immagine seguente, che implementano le stesse funzionalità di Linn Exakt. Restando sempre nel dominio digitale queste centrali di processo digitali suddividono i segnali in ingresso nei 4 o più canali e nelle frequenze per i vari amplificatori multicanale (tipici del car audio) e relativi altoparlanti suddividono il segnale audio in frequenza realizzando anche la fuznione del crossover, e alla fine, visto che il nostro mondo è analogico si occupano, come Linn Exakt, di effettuare la decodifica per tutti i canali e per tutti gli altoparlanti. In più, includono una potente funzione di elaborazione (processing) del segnale per correggere le alterazioni introdotte dall'abitacolo, riposizionare l'immagine stereo al centro anche per chi ascolta da un lato (il guidatore), utilizzando allo scopo variazioni di livello, di frequenza di taglio, di pendenza nei filtri e così via. . Una equalizzazione molto flessibile e potente a disposizione dell'installatore mediante un software per PC che si connette all'unità. Ma che può arrivare anche oltre, alla creazione di una correzione ed equalizzazione ottenuta tramite la misurazione con microfoni in abitacolo e la creazione di una curva di correzione ad hoc mediante software.


Funzionalità molto avanzate al momento non presenti nella soluzione Linn Exakt ma sicuramente implementabili con questa tecnologia. Da notareinfatti  che una soluzione simile "in the box" è recentemente proposta anche da Linn, in modo da poter utilizzare Linn Exakt anche in impianti con diffusori o amplificatori di altre case.

Il pannello di controllo del software Bit-One

Entusiasmo?
Non vorrei che questo post così illustrativo e positivo fosse preso per un articolo entusiastico o addirittura pubblicitario, anche e soprattutto perché non ho rapporti di alcun genere con la Linn. Si tratta, come ho premesso, di una soluzione non per tutti (i prezzi si possono consultare sul sito Linn) e come sempre nell'alta fedeltà non bisogna pensare che con impianti tutto digitale come questi si ascolti una musica diversa e mai conosciuta prima,  un suono altrettanto appagante se non superiore si può ascoltare con impianti assolutamente tradizionali. L'interesse nasce dal fatto che sfruttando in pieno le potenzialità del digitale e seguendo strade nuove e magari poco usuali per gli audiofili (come l'impianto mono marca) si possono raggiungere con estrema facilità risultati di livello molto elevato e risolvere efficacemente anche i problemi di inserimento in ambiente che sono, come sanno molti appassionati, spesso i più difficili da indirizzare. Considerazione che hanno già fatto probabilmente quegli utenti di car audio che, come me, già sperimentano concretamente i risultati estremamente soddisfacenti all'ascolto di una catena tutta digitale sino ai singoli altoparlanti e ai loro amplificatori dedicati e delle funzioni DSP correttamente configurate.

La configurazione di un sistema Exakt. Le casse e il sistema master sono
collegati semplicemente in Ethernet, consigliata una connessione Powerline.

sabato 11 aprile 2015

Il punto sullo streaming

La rivoluzione streaming nella musica prosegue e, per una volta, coinvolge anche il nostro paese. Vediamo cosa è successo sul lato dell'offerta, quale è l'accoglienza del mercato e il gradimento degli ascoltatori e perché lo streaming è importante.

All'inizio era solo uno
In USA i servizi in abbonamento esistono da diversi anni ma l'affermazione è arrivata in tempi recenti, con la decisione delle case discografiche di concedere quasi tutto il loro catalogo ai servizi di streaming, e in primo luogo a Spotify, rendendo lo streaming una alternativa effettiva al download, ovvero a iTunes.
All'inizio, come sempre, era una alternativa solo per i nordamericani, ma nel 2009 l'embargo è stato superato da una multinazionale attiva anche nel settore discografico, la Sony, che ha reso disponibile il servizio Sony Music Unlimited in Europa, e anche in Italia.

Spotify free

La situazione nel 2015
I servizi streaming musicali disponibili in Italia sono:
- Spotify
- Deezer
- Google Play Music Unlimited
- Tidal
Il servizio Sony Music Unlimited della Sony, che aveva consentito anche agli italiani di sperimentare i vantaggi dello streaming è invece cessato, la multinazionale giapponese ha optato per un accordo con Spotify, inserendo una licenza gratuita Spotify in tutte le playstation e lettori musicali multimediali e siglando una partnership globale con la compagnia svedese.


Caratteristiche a confronto
In tabella e mostrato un confronto delle caratteristiche principali dei servizi disponibili da noi. E' aggiunto anche il servizio francese Qobuz che su richiesta (e accettazione discrezionale) è anch'esso disponibile da noi.


(1) La versione free suona solo la musica presente sul dispositivo
(2) Servizi social minimali


Come si vede gli elementi differenzianti sono essenzialmente la disponibilità di una opzione free con restrizioni funzionali (max qualità, operatività) e pubblicità, la possibilità di ascoltare alla stessa qualità del formato CD e la generazione automatica di playlist a tema (funzione radio). Anche il costo mensile è allineato tra i vari servizi, e si raddoppia con la qualità CD.


Come si presenta Deezer




su iPhone


Il mercato
La soluzione streaming sta velocemente crescendo come quota di mercato e nel 2014 ha raggiunto in USA una quota del 27% contro il 32% di tutti i supporti fisici (annual report RIAA). Considerando solo il CD e includendo nello streaming anche Internet radio e pubblicità sui servizi streaming i due mercati si equivalgono (1,87 - 1,85 B$). Il player più importante a livello internazionale è Spotify che nel 2014 ha raggiunto i 60 milioni di sottoscrittori, di cui 11 milioni paganti (abbonamenti premium).
Nel grafico (proveniente dal portale aggregatore di statistiche di ogni genere statista.com) l'andamento di Spotify negli ultimi 3 anni.


La crescita è molto più rapida per i servizi free che per i servizi premium e questo per alcuni analisti potrebbe essere un problema di sostenibilità del modello di business. Ma bisogna considerare che i servizi free sono tali per modo di dire, come la TV in chiaro. Infatti sono veicolo di pubblicità sia visuale sia audio (ogni 3-4 brani) e sono anche oggetto di accordi commerciali della compagnia con vari partner (come Sony per le playstation). Ovviamente sono anche limitati nelle funzionalità, attualmente come libertà di scelta dei brani da ascoltare (shuffling obbligatorio) oltre che per la qualità solo standard (un aspetto che come noto non a tutti interessa).

I vari servizi fanno a gara nel proporre immagini d'impatto per i nuovi clienti
Molto più bassa la penetrazione dei servizi in qualità CD o lossless, Tidal e Qobuz, con il primo in aggressiva estensione mondiale a partire da quest'anno. Costi di gestione superiori, solo abbonamento, scarsa sensibilità degli ascoltatori e clienti potenziali alla maggiore qualità, sono gli handicap che devono superare per una affermazione che ci auguriamo arrivi quanto prima.

Perché lo streaming conviene (e a chi)
In occasione del lancio in Italia di Tidal la compagnia scandinava ha aperto una pagina Facebook e molti commenti rimarcavano il costo elevato (19,9 € / mese) e la stessa criticità ho rilevato diverse volte anche io parlando di questi servizi, e anche di Spotify che costa circa la metà (9,9 €/mese).
Per un appassionato di musica che mette a confronto la quantità di musica che può ascoltare in un mese con questi servizi, con il costo di un solo CD seppur scontato (10 € in media, per esempio) questa criticità appare priva di senso e il vantaggio dello streaming indubbio. E ancora più decisivo se consideriamo la flessibilità di ascolto praticamente ovunque e in qualsiasi condizione.
Ma probabilmente è l'elemento di confronto che è sbagliato.

Il nuovo player desktop di Qobuz

La vera alternativa allo streaming
E' un altro servizio streaming, gratuito e diffusissimo, che in più fornisce anche un accompagnamento video, gradito se non atteso obbligatoriamente nella società visuale nella quale siamo immersi. Il servizio in questione è ovviamente YouTube. Anche Google sta pensando di introdurre una verisone premium senza pubblicità, dovrebbe arrivare prima dell'estate, ma sarà solo un'altra alternativa analoga a quelle in tabella. All'ascoltatore standard interessa ed in genere basta YouTube in chiaro, cioè con la pubblicità. Come si riconosce l'ascoltatore standard? Prima di tutto cerca ed ascolta canzoni e brani singoli, non album. E' interessato all'ascolto passivo, cioè all'ascolto "radio", canzoni non scelte da lui (solo il genere) ma dall'emittente. Non compra CD da almeno 10 anni e anzi, se è nato negli anni '90 non ne ha mai comprati  eli considera un oggetto del passato e gli unici che ha sono regali fuori tempo di qualche zio. Infine non è interessato alla qualità perché ascolta da tablet o PC con gli altoparlanti, o con auricolari infraurali, o con cuffie ma magari in mobilità, con rumore di fondo considerevole. Avrebbe difficoltà a riconoscere una qualità superiore, anzi in molti casi purtroppo non l'ha mai conosciuta.

Per un ascoltatore di questo tipo obiettivamente un servizio streaming a pagamento ha pochi plus, praticamente solo le funzionalità social, le playlist da condividere. Più, forse, un ambiente più ordinato e meno caotico e pieno di duplicazioni. Ma ha un minus, la parte video.
Quindi, perché pagare per avere qualcosa che si può ottenere gratis? O apparentemente gratis? (la pubblicità qualcuno la pagherà all'interno dei prodotti promozionati, non è detto che siano per forza "gli altri").

Lo streaming è la soluzione ideale e una porta aperta sul futuro
E' tutte queste cose per un altro target, per i visitatori questo blog, ad esempio (almeno spero), per i lettori delle riviste musicali, per chi suona e per chi è appassionato di musica, di tutti i generi o dei suoi preferiti. Un appassionato ascoltatore che dedica una quota del suo tempo a scoprire o riscoprire o riascoltare musica, non solo in sottofondo ma dedicandosi tutte le volte che può all'ascolto e ponendo attenzione a quello che ascolta, dedicando il tempo necessario agli ascolti più impegnativi e andando quindi anche oltre al formato canzone, e avendo anche una sufficiente conoscenza della offerta musicale per scegliere quello che vuole ascoltare.
Per l'ascoltatore appassionato di musica (che non è sicuramente un uomo o una donna superiore a chi appassionato non è, ha solo diverse priorità) lo streaming consente una scelta se non illimitata sicuramente vastissima (e molto più ampia delle sue più ottimistiche possibilità di ascolto), a un costo incomparabilmente inferiore a quello che era richiesto nell'era precedente e in via di rapido tramonto, quella dei supporti fisici.

La app di Qobuz per iPad, sezione playlist

Rimane fuori portata almeno per ora tutta l'offerta in alta definizione, ma non per molto, si spera, perché non è certamente un limite tecnologico, considerando che il cinema in streaming in HD (che richiede un bitrate molto più elevato) è da tempo una realtà, anche da noi, e lo diventerà ancora di più con l'arrivo ormai prossimo di Netflix in Europa e in Italia.

Un confronto impari
Basta pensare alla tipica discoteca, all'appassionato che scrive in forum o articoli su riviste di avere in casa 1000, o 2000 o più CD. A un prezzo medio di 15 € l'uno 1000 CD sono un investimento di 15.000 € e 1500 mesi di streaming, che sono ben 125 anni. Ci entrerebbe dentro bene anche uno streaming lossless, anche se sarebbero "solo" 75 anni. Per aver poi a disposizione non tutta la musica del mondo, ma solo una minima, molto minima parte.

Il confronto è presto fatto e quindi non c'è alcun dubbio che il futuro sia lo streaming, più supporti che sono "premium" per il loro valore intrinseco di oggetti, come i vinili (o i libri d'arte). Ma che non saranno mai più 1000 o 2000.

Perché è una porta sul futuro
Ma perché lo stesso sistema nel mondo digitalizzato o iperconnesso si può applicare ad ogni consumo culturale o ad ogni esigenza pratica. Ai libri, dove infatti si sta affacciando l'abbonamento per gli e-book, alle auto o alle moto con i servizi di car sharing con o senza autista, ai mobili, ai quadri, magari persino alle case! (dove un tempo remoto era già la norma). Certo sarà una vita molto più transeunte (vedi precedente post sulla casa del futuro) ma dobbiamo prepararci al cambiamento.