lunedì 28 aprile 2014

Sentire la differenza

CD contro SACD, Vinile contro CD, musica compressa o non compressa, liquida o solida, valvole o stato solido, testine MM o MC: nella riproduzione della musica da sempre si cerca il meglio e da sempre si diffida o si polemizza di e con chi afferma di sentire la differenza tra un sistema ed un altro, una tecnologia o un'altra, più nuova (o più vecchia).
Sembra che nella musica sia difficile se non impossibile avere una risposta oggettiva e condivisa, mentre in fondo solo di tecnologia si tratta, e in altri campi, per esempio nei computer o negli smartphone, nessuno ha dubbi su quali siano gli indicatori di qualità.
Non si tratta però solo di una anomalia congenita insita in chi si occupa di musica riprodotta, ma di una difficoltà oggettiva. Approfondiamola.

Dove la differenza si vede
Approfondiamo, prendendo come riferimento un settore dove chiunque riesce a individuare la tecnologia migliore (e in certi casi anche il prodotto migliore). Mi riferisco ad un confronto che sicuramente tutti abbiamo fatto a anche più volte nella vita: quello per la scelta del monitor TV, del televisore. Chiunque è in grado di vedere la differenza tra un monitor in alta definizione ed uno standard, ed ora tra uno in Ultra HD o 4K e uno in HD standard. Utilizziamo per farlo un sistema intuitivo, in parte pilotato dai produttori per enfatizzare le differenze, che è applicato anche per confrontare due modelli diversi che adottano la stessa tecnologia.

Il sistema si basa su alcuni semplici test su cui faremo una riflessione riconducendoli alla musica: 1) utilizzare un filmato che include le immagini più critiche da riprodurre; 2) utilizzare immagini che possiamo confrontare con la nostra esperienza nella vita reale; 3) mettere a confronto affiancati i due monitor che vogliamo giudicare; 4) avvicinarsi al massimo per analizzare l'immagine nei dettagli; 5) mettere i due monitor nelle medesime condizioni operative, cioè con lo stesso contenuto video e nelle stesse condizioni di luce.


Supponiamo che, invece, nel classico test a confronto nel media store non venissero seguite queste regole intuitive, ad esempio: 1) come video di test venisse usato un cartone animato giapponese a basso costo, tipo Dragon Ball o simili; 2) come ulteriore video venissero usate riprese in luoghi a noi sconosciuti, profondi abissi, eruzioni di vulcani, riprese sulla Luna, e non i soliti cesti di frutta, campi fioriti in primavera, giovani donne solitamente coreane che si aggirano in eleganti case con tanto legno, villaggi norvegesi con case multicolori in una rara giornata di sole, sloop a vele spiegate nella finale della Coppa America o auto di Formula 1 a Montecarlo; 3) venisse osservato un solo monitor alla volta facendo il confronto a memoria 4) si rimanesse a debita distanza 5) si usassero sorgenti diverse e monitor posizionati diversamente tra loro.

Avremmo alcune inevitabili conseguenze:
1) i manga giapponesi sono disegnati al risparmio, hanno colori pieni, senza sfumature, i movimenti sono spesso simulati, solo poche parti del disegno sono modificate tra un fotogramma e l'altro (di solito la bocca che parla), il movimento avviene spesso con cambi di scena: la differenza tra HD e SD sarebbe annullata; 2) potremmo vedere colori e immagini che ci piacciono di più o di meno, ma non avendo un confronto con la realtà potrebbe non essere la riproduzione più fedele, e rendere meno realistico in seguito l'incarnato della ragazza coreana, quando invece dovessimo vedere un video più comune; 4) a distanza il nostro occhio compensa la mancanza di dettagli, in alcuni casi con video di buona qualità la differenza sarebbe percepibile con difficoltà e potrebbe essere preferito il filmato a minore definizione perché magari con colori più brillanti  e contrastati; 5) evidentemente riproducendo un DVD su un monitor HD o sintonizzandosi su emittenti TV non HD l'alta definizione non ci sarebbe in origine e la differenza sarebbe minima.
Con questo processo di confronto poco efficace sarebbe assai difficile individuare il miglioramento di qualità e potremmo anche concludere che con un monitor HD non si vede alcuna differenza, e anche giustificare il nostro giudizio, sostenendo che tanto guardiamo solo cartoni giapponesi o programmi TV non in HD, che non abbiamo bisogno di avvicinarci allo schermo e non ci interessano i titoli di coda (un elemento di confronto oggettivo tra SD e HD è come noto la loro leggibilità) e che per i nostri gusti anche i colori innaturali vanno bene (ma poi compreremmo lo stesso il monitor HD per non fare brutta figura con vicini o parenti).

L'equivalente in musica
Un confronto con gli stessi errori di base e' molto più facile in campo musicale: 1) l'equivalente dei manga (senza voler dare alcun giudizio estetico) è la musica sintetica, house, hip-hop e simili e anche il garage rock così diffuso dai REM in poi; 2) test effettuati con musica più complessa, magari classica o corale, ma con strumenti o voci che non abbiamo mai sentito dal vivo; 3) il confronto in parallelo in musica non si può fare, la musica si compone nel tempo e non nello spazio e possiamo ascoltare una sola sorgente musicale alla volta; 4) anche "ingrandire il suono" è impossibile, la curva del nostro udito varia con la pressione sonora, a basso volume siamo meno sensibili alle note basse, ad alto volume perdiamo la capacità di percepire i dettagli; 5) anche in musica per percepire i vantaggi di una tecnologia teoricamente superiore bisogna che non solo il supporto, ma anche la registrazione e il sistema di riproduzione, siano stati realizzati con la stessa tecnologia.

Le cose sono ancora più complesse
A rendere più complicate le cose concorre anche il diverso livello di conoscenza del riferimento reale. Nel giudicare un video, un riferimento reale lo abbiamo per forza, è nel mondo che ci circonda. In campo musicale non è affatto detto che chi sta valutando il suono di un impianto o di una sorgente abbia mai ascoltato dal vivo una orchestra o un piccolo gruppo con strumenti acustici. Sarà quindi ben difficile giudicare se è realistico il suono del sax o della tromba che si sta ascoltando. E magari anche riconoscere non solo se è un sax baritono o un sax tenore ma anche se è un sax o una tromba non è banale. Non è quindi detto che per tutti gli ascoltatori i suoni acustici siano i più adatti ad individuare le differenze, può darsi che vengano invece percepiti più facilmente nella musica che è più frequente e familiare all'ascolto.

Il risultato atteso
È quindi possibile che l'ascoltatore occasionale, che ha una conoscenza parziale della musica non riesca a individuare le differenze tra componenti, per aver scelto. ad esempio, come musica di test qualcosa che normalmente ascolta ma che per le sue caratteristiche non è tale da evidenziare le differenze. L'ultimo successo di Bruno Mars o di Lana Del Rey è infatti registrato proprio per non evidenziare le differenze, dinamica compressa, estensione in frequenza limitata alle medio alte e alle medio basse, proprio per poter essere ascoltato bene o almeno decentemente anche su coordinati hi-fi, iPad e smartphone.
Questo non vuol dire che non ci sia un suono che piace più di un altro, che risponde quindi a scelte estetiche più che al realismo evidentemente difficile da individuare e neanche ricercato. Il problema può essere la variabilità nel tempo di queste scelte estetiche, mancando un riferimento al suono reale.
Non vuole neanche dire che il suono "acustico" sia per forza il più rivelatore delle differenze. Chi conosce bene il suono degli strumenti elettronici può rilevare proprio dalla presenza di deviazioni o suoni spuri la riproduzione migliore o peggiore, come conferma ad esempio un noto studio del 2009 della McGill University (Subjective evaluation of MP3 compression for different musical genres) che misurava con test in doppio cieco la capacità di tre diversi panel di ascoltatori di individuare differenze tra CD e MP3.


L'ascolto esperto
Per un ascolto a confronto efficace bisogna quindi investire tempo e pazienza e applicare la massima cura dei particolari, oltre che essere coscienti che l'affinamento delle capacità di valutazione cresce con il tempo e con gli ascolti. Le tecniche e le pratiche per una sessione di ascolto efficace sono state trattate in una pagina apposita del sito Musica & Memoria a cui rimandiamo per approfondimenti, senza ripeterle inutilmente qui. Ma lo scopo di quella pagina era fornire consigli per confrontare componenti e soluzioni nelle delicate fasi di messa a punto o di miglioramento dell'impianto. Non per trasformare l'ascolto della musica nell'ascolto dell'impianto, alla ricerca dell'anello debole o del componente da migliorare.

La memoria del suono
Infine c'è anche un elemento differenziante che è il più difficile da spiegare ma che molti ascoltatori hanno sperimentato. A me ad esempio è successo quando ho dovuto mandare in riparazione per un intervento banale il mio lettore CD Audio Analogue e ho usato al suo posto per qualche settimana il precedente, modello valido ma datato e "budget". Mancava qualcosa, e qualcos'altro di poco piacevole, meno musicale sembrava aggiunto. Eppure al negozio quando li avevo confrontati prima del nuovo acquisto erano serviti diversi ascolti per individuare le differenze nella resa sonora, che pur c'erano. Ora invece era evidente, anche se non era immediato individuare in quale parametro fosse concentrata la differenza in negativo. Semplicemente il mio ascolto si era adeguato progressivamente ad un livello superiore su molti parametri ed ora il passaggio all'indietro evidenziava in modo netto una generale minore musicalità e forzatura del suono. D'altronde è la stessa cosa che capita a chi prende l'abitudine di consumare champagne o spumanti di qualità, o vini, e ritorna a quelli da supermercato che un tempo gli parevano indistinguibili. Le differenze al gusto per vini e cucina ricercata, sono strette parenti di quelle musicali, anche qui percepirle è spesso materia da specialisti, ma una volta abituato il proprio gusto a un livello superiore è molto difficile tornare indietro. Un ulteriore elemento di complessità e una possibile indeterminatezza per i test a confronto, anche in doppio cieco.

Un approccio umanistico
Come ho cercato di dimostrare con alcuni esempi, non è semplice per un non professionista individuare a "colpo d'orecchio" il suono migliore o i difetti nascosti, anzi è possibile, e capita effettivamente, che in tempi diversi si possano avere anche sensazioni d'ascolto discordanti. La ricerca continua delle differenze e dei difetti può sottrarre quindi molto tempo (anche tutto) all'ascolto vero e proprio della musica. A parte la ovvia attenzione a che tutto sia a posto e ai difetti evidenti, l'approccio umanistico che consiglio è concentrarsi sul piacere d'ascolto. Quello che stiamo ascoltando ci soddisfa, la musica ci arriva portando l'emozione che ci attendiamo? Non sentiamo difetti evidenti, distorsioni, compressione di dinamica? Basta così, concentriamoci sul molto che c'è e non su quello che manca.

Quello che manca cerchiamolo casomai negli ascolti dal vivo, possibilmente in piccoli ambienti o partecipando noi stessi all'evento, se ne abbiamo le capacità. Dal confronto dal vivo ricaveremo le indicazioni per andare alla ricerca dei limiti del nostro impianto. Che saranno probabilmente concentrati sulla sensazione d'ascolto più ardua da replicare in casa, vale a dire la ricostruzione spaziale. Per la quale più che la ossessiva ricerca del componente o del software migliore è decisiva la attenzione alla installazione e la conoscenza delle regole dell'acustica ambientale. Che spesso entrano in conflitto con le regole di distribuzione dei mobili e con gli altri utilizzi degli ambienti d'ascolto. Altre problematiche quindi, che un amplificatore a valvole o un nuovo preamplificatore phono difficilmente risolveranno.

I professionisti
Un momento, a chi mi riferivo prima, citandoli di sfuggita? A quelli che per mestiere si occupano della riproduzione della musica e quindi questa qualità la devono acquisire per forza. Ad esempio quello che chiamiamo ad accordare il pianoforte sicuramente è in grado di valutare le deviazioni anche di frazioni di tono che noi non riusciamo ad individuare, riuscendo a malapena ad accordare una chitarra. O il liutaio che deve rimettere a nuovo un violino o una chitarra classica. O i tecnici di registrazione, i progettisti di strumenti per creare o riprodurre il suono e così via. Come conferma anche lo studio citato prima. E c'entra poco la capacità uditiva calante con l'età, il maestro Abbado anche ben oltre i 70 anni individuava le inesattezze di intonazione del violino di seconda fila e dell'ultimo degli strumenti a fiato. Conta l'orecchio, la conoscenza della musica, l'esperienza pratica affinata negli anni. Sono capacità quindi che si possono acquisire con lo studio della musica, gli ascolti in diverse condizioni, la cultura musicale, avendo l'umiltà di riconoscere l'impegno che richiede questo percorso. Fanno parte dei professionisti del suono o almeno degli amatori evoluti anche i celebri recensori delle riviste o i nuovi frequentatori dei forum dalle molte certezze? Dovrebbero, ma qui si apre tutta un'altra serie di questioni che ci porterebbero fuori tema.

(Le immagini che illustrano l'articolo si riferiscono ad alcuni classici album "audiophile" per gli ascolti a confronto, pubblicati negli anni dalla Chesky Records con varie "regine" del genere. Dall'alto Rebecca Pidgeon, Ana Caram, Badi Assad, Christy Baron, Sara K, Amber Rubarth, più l'"intrusa" Lana Del Rey)

lunedì 14 aprile 2014

Un music server su Mac Mini - V parte - l'uso pratico

Dopo alcuni mesi di utilizzo ed oltre 700 album caricati nella libreria musicale può essere utile condividere le lezioni apprese dall'uso pratico della soluzione per la musica liquida illustrata nel post del 24 maggio 2013 e poi integrata dai successivi articoli sul media player, sulla integrazione con Spotify e sul lettore hi-fi Fidelia.
La soluzione era una implementazione del music server proposto nel suo noto libro da Oliver Masciarotte, con qualche semplificazione e variazione, ed è una composizione di vari componenti hardware e software, anche gratuiti. La principale soluzione alternativa è un music server integrato e dedicato come quelli proposti da Linn, Naim, Olive o Marantz (o molti altri). Rispetto a questa proporrò quindi gli eventuali confronti.




Lo storage di rete
La scelta era caduta su uno storage semplice, non ridondato (non NAS) anche per ragioni di spazio e di "intrusività" casalinga. Nessun problema (almeno sinora), funzionamento sempre perfetto, ma anche questo componente a modo suo è intrusivo. Nel senso che la strategia di "sleep" di default di Lacie comporta che lo storage rimanga quasi sempre attivo, con il classico ronzio del disco che gira (pur appena avvertibile) e con la scenografica luce azzurra sottostante. Basta che in casa sulla rete wi-fi ci sia qualche componente acceso che con qualche app si collega allo storage server (praticamente accade sempre) e lo storage server si attiva o rimane tale. Problema minimo, ma nel caso improbabile che vi venga in mente di posizionarlo nella camera da letto di qualcuno col sonno leggero, dovreste cambiare idea, o leggere attentamente il manuale individuando la modalità di gestione adatta al vostro caso (operando da un computer sull'unità) oppure, più intuitivamente, spegnendo e riaccendendo manualmente l'unità con il tasto posteriore (premendolo per tre secondi).

I limiti di iTunes

E' il media player più logico per un utilizzo su un Mac, essendo integrato, oltre che gratuito, e quindi il test ha puntato su questa scelta. Nessun problema neanche qui, ma l'uso pratico ha mostrato alcune rigidità e storiche carenze di un prodotto pensato per un ecosistema tutto Apple.

La prima rigidità deriva dalla scelta dello storage di rete. Nonostante la lettura della documentazione Apple e numerose re-installazioni ha sempre vinto lui (iTunes): la struttura della libreria la installa sul disco del Mac. Questo comporta che la libreria debba essere sincronizzata ogni volta che aggiungiamo con ripping o con download nuovo materiale (come descritto in maggior dettaglio nel primo articolo). In più lo storage server Lacie, come riportato sopra, non si spegne tanto spesso, ma capita che sia in "sonno" proprio quando iTunes vorrebbe vederlo. E in questo caso bisogna "svegliarlo" con Finder.
La stessa necessità si ripete anche per Fidelia, in questo caso però è sistematica, nel senso che l'operazione di "rescan" (vedi il post su Fidelia) deve essere effettuata ogni volta. Ho scritto anche al produttore Audiofile Engineering e la operazione dovrebbe essere automatica, ma in questo caso non lo è, altro probabile effetto dello storage server esterno, tenendo conto che Fidelia si appoggia alla libreria di iTunes.

Ne consegue che la soluzione più pratica per chi sceglie Mac + iTunes è utilizzare il disco interno del Mac Mini e farselo bastare. Negli ultimi modelli è da 500GB o 1TB ed è già è sufficiente in molti casi, ancor più se si evita di rippare i CD che si ascoltano con la stessa qualità con Spotify Premium (vedi post precedente). E usare il Mac anche per le operazioni di ripping e per caricare i file audio acquisiti in download (con i modelli di Mac Mini che hanno ancora il lettore di dischi ottici). Naturalmente si perde la possibilità di usare lo storage server per altri usi, tipo archivio foto e video per tutti i computer e marchingegni vari della casa.

File audio duplicati
Altri due storici limiti di iTunes (che è la prima applicazione Apple del nuovo corso trionfale, lo ricordo, e quindi è un po' datata) è la propensione a creare duplicati e la difficoltà di reperire le copertine degli album. Non si capisce perché la grande Apple, azienda di informatica numero 1 al mondo, su un prodotto arrivato alla release 11 non sia riuscita a risolvere il problema. Che presumibilmente è risolvibile, perché altri fornitori vendono da anni prodotti ad hoc per risistemare la libreria ed eliminare i duplicati, di solito a pagamento. Sta di fatto che si creano ogni tanto e che la soluzione con disco esterno sembra favorire il fenomeno (e impedire il funzionamento di quelli gratuiti od open source).

La soluzione più semplice, anche se ovviamente non molto rapida, è cancellare e ricreare la libreria. Mi è capitato di doverlo fare solo una volta. Ci sono le istruzioni sul sito di supporto della Apple, sono due o tre semplici azioni, bisogna ricordarsi di resettare il flag che prevede la copia della intera libreria sul Mac (ovviamente). Naturalmente se la libreria ha raggiunto nel frattempo i 500GB o il TB la ricostruzione della libreria richiede parecchio tempo (decine di minuti).
I prodotti citati mi sono rifiutato di comprarli (non sono disponibili neanche in demo) e non posso testimoniare se e quanto siano efficaci. In ogni caso hanno un costo simile a quello di J.River Media (di cui parlo anche dopo) che invece consente una gestione della libreria musicale più completa e che integra anche un player di qualità, quindi rendono non conveniente la soluzione basata su iTunes.


Copertine introvabili (per iTunes)
L'altra storica carenza già citata è la ricerca automatica delle copertine degli album. Che in realtà nella musica liquida non servirebbero, ma pare che psicologicamente non ne possiamo fare a meno. È stato anzi il plus alla base del successo dello storico iPod.
Quelle di dischi rari (o italiani) spesso iTunes non riesce a trovarle, ma a volte capita anche per quelle di album noti. Dipende in questo caso di solito da difformità nei metadata, che sono anche individuabili facilmente. Così come sono facilmente individuabili ed inseribili tra le info le copertine mancanti. Ma per centinaia o anche per decine di album è un lavoro certosino e ripetitivo che mi sono rifiutato di fare, così come mi sono rifiutato di comprare i prodotti che promettono di risolvere anche questo problema, per uno scopo in fondo del tutto inutile. Ho tenuto quelle che individuava lui (circa 6 su 7) e poi il problema si è risolto definitivamente quando ho deciso di usare come player Fidelia, che nella app Fidelia Remote non le supporta proprio.

L'organizzazione della musica classica
Da citare sempre per iTunes il noto problema della classica. La struttura di metadata del noto media player non prende proprio in considerazione l'alternativa tra autore ed esecutore e la classificazione in sotto generi. Questo comporta che quando carichiamo su iTunes il classico disco di classica strutturato come recital, con brani di più autori, verrà di solito spezzettato in più "album", uno per autore. La conseguenza è una ricerca complessa se la sezione di classica della nostra libreria è consistente e vogliamo ascoltare gli album così come sono stati pensati. Oppure passare ad un ascolto più creativo, tipo playlist, anche per la classica. Per un utilizzo che consenta l'organizzazione tradizionale serve quindi qualche media player più completo, come J.River Media (vedi l'esempio che segue) che però gratuito non è.



Lo start-up

Altra prevedibile conseguenza della scelta di realizzare il music server personalizzando un computer che magari già abbiamo, è la necessità di attendere lo start-up del sistema. L'ambiente operativo del Mac è considerato più rapido rispetto a quello di Windows, ma nella pratica, per l'avvio di quattro applicazioni, pur se automatizzate, occorrono alcuni minuti e a volte anche qualche intervento manuale. Le applicazioni sono iTunes, Spotify, Spotify Remote, Fidelia, sono configurate per la partenza in automatico allo start-up ma, come tutte le applicazioni per computer, prevedono spesso aggiornamenti che bisognerà confermare prima o poi, più quelle richieste dal sistema operativo, naturalmente. In più, c'è la necessità già ricordata di sincronizzare lo storage server anche per Fidelia.

L'alternativa
La soluzione alternativa per un appassionato che voglia inserire nell'impianto un sistema completo per la riproduzione della musica liquida è rappresentata da un music server integrato, come quelli prodotti da Linn, Marantz, Olive, Naim o altri, con alcune variazioni di configurazione (ad esempio Linn e Naim includono di solito anche l'amplificatore). Non ho sperimentato direttamente questo tipo di componenti ma ho partecipato a diverse dimostrazioni della Linn presso il negozio Musical Cherubini e il comportamento e l'utilizzo, peraltro semplicissimo, sono chiari. Come anche i vantaggi e gli svantaggi delle due soluzioni. Il componente integrato è più comodo, non deve essere assemblato, non deve essere configurato e periodicamente aggiornato, si accende ed è subito disponibile. Ma ha lo svantaggio di essere legato alle scelte del produttore e quindi a rischio di obsolescenza tecnologica in un settore in rapida evoluzione.

Il music server su computer ha tutti i piccoli (o grandi, dipende dai punti di vista) inconvenienti descritti nell'articolo, ma ha il vantaggio di essere flessibile e di poter evolvere con l'avanzare della tecnologia, ad esempio sostituendo il DAC o i componenti software più critici.

Il costo dipende dalle scelte che si fanno, può essere inferiore partendo da un computer, ma non è detto, soprattutto se si usano music server multimediali economici come quelli "made in China" di Popcorn Hour e similari. Normalmente più elevati invece i costi dei prodotti Linn e Naim, che includono però anche una amplificazione di qualità. Ognuno potrà scegliere in base alle proprie esigenze e preferenze.
 
Gli altri articoli che descrivono questa configurazione completa per la musica liquida:

Prima parte: Lo storage server e la rete
Seconda parte: Il media player
Terza parte: L'ascolto in streaming con Spotify
Quarta parte: Il player Hi-Fi Fidelia in prova



sabato 29 marzo 2014

Dilemma: streaming o download (o CD)?

Parliamo ancora della musica moderna e delle possibilità concrete che ci sono, dopo 4 o 5 anni di gran parlare di musica liquida, di fare effettivamente a meno del CD.
Qualcosa è cambiato, vediamo le nuove possibilità, sempre con esempi pratici.

Le recensioni nell'era dello streaming
Come facciamo a scegliere la musica che vogliamo ascoltare? Se un musicista risponde ai nostri gusti musicali, la scegliamo spesso in base alla fiducia, quindi cerchiamo il suo ultimo album anche se ancora non l'abbiamo sentito. Magari, per chi ha questa innocua fissazione, anche per collezionismo, per averli tutti. Se puntiamo a qualcosa di nuovo leggiamo le recensioni, sulle riviste specializzate o in rete. Se ascoltiamo dalla radio qualcosa che troviamo stimolante, se riusciamo a carpire il nome del musicista o del brano, lo ricerchiamo. Per conferma poi nel negozio di dischi vediamo se è possibile ascoltarlo (in qualche negozio, per esempio Discoteca Laziale di Roma, recentemente rinnovato dagli ottimisti proprietari, a meno che sia di qualche major, è ancora possibile).

Nel mondo digitale è tutto più semplice, da un lato, e più difficile dall'altro. Tanto per cominciare grazie allo streaming se leggiamo una recensione che parla in termini positivi di un album di un musicista sconosciuto (caso molto frequente, la produzione discografica aumenta continuamente) ma abbiamo qualche dubbio sugli entusiasmi del recensore, possiamo verificare se c'è in streaming ed ascoltare tutto l'album. Anche per quello che ascoltiamo casualmente dalla radio la tecnologia aiuta. Di solito il titolo non sarà annunciato o fatalmente lo perderemo, ma c'è Shazam, che si può anche lasciare sempre attivo (se la batteria del vostro smartphone regge). Peccato che le radio che trasmettono musica di un qualche interesse e non facciano solo heavy rotation nel frattempo si siano estinte.

Una prova pratica
Ma passiamo dalla teoria alla pratica. Prendendo come punto di partenza le recensioni molto positive, dal voto 8 in su, comparse nella sezione musicale negli ultimi due numeri della rivista Audio Review. I più votati sono stati questi:

  • Cate Le Bon - Mug Museum (la musicista nelle foto qui sopra)
  • Brendan Benson - You Were Right
  • Linda Thompson - Won't Be Long Now
  • Laura Marling - Once I Was An Eagle
  • Eleanor Friedberger - Personal Record
Lo so che non sapete chi sono. Non li conoscevo neanche io, tranne Laura Marling e, ovviamente, Linda Thompson, ma secondo i recensori sono tra le cose migliori appena uscite, tra folk e rock rinnovato. Anche se come sempre non tutti (es. Onda Rock) condividono il giudizio.

Il nostro giudizio
Nel nuovo mondo digitale però il giudizio possiamo darlo direttamente noi, perché tutti e cinque questi album in Spotify ci sono, integralmente, e possiamo passare dalla lettura della recensione all'ascolto senza altre intermediazioni. E scoprire che, come sempre, le recensioni possono dare una idea diversa. Per esempio di questo songwriter americano, Brendan Benson, dalla recensione mi sembrava che proponesse un crossover molto creativo con qualche momento energico, lontano dalle lentezze un po' noiose che a volte assume il new folk. In realtà è un disco di rock con qualche vago tentativo di introdurre idee musicali se non inaspettate, almeno inconsuete; in sostanza, astraendosi un momento, potrebbe essere stato registrato una quarantina d'anni fa (tranne che per l'età dell'autore).
Altri potranno giudicare diversamente questo o i restanti album di questa selezione, ma rimane il vantaggio di non averci rimesso nulla, avremo soltanto, al massimo, sottratto ad altri ascolti più stimolanti parte del nostro tempo prezioso. Mentre sappiamo che di delusioni, leggendo solo le recensioni, ne abbiamo incontrate parecchie.



Sorpresa. Sono disponibili anche in HD
Dopo l'ascolto si pone il dilemma: è un album degno di far parte della mia collezione? Soprattutto e ancor prima: lo sentirò ancora? Se le risposte sono due SI,  può venire il desiderio di acquistarlo con la massima qualità possibile (sulla qualità dell'ascolto con Spotify torno dopo). In un impeto di ottimismo ho cercato questi album di musicisti certo non notissimi in HD (usando il motore di ricerca specializzato Find HD Music recensito nel post precedente). E due ci sono, quello della songwriter gallese Cate Le Bon (nessuna parentela con Simon Le Bon) e quello della signora del folk Linda Thompson. Si trovano proprio su HDtracks e sono liberamente acquistabili anche fuori dagli USA. Gli album sono pubblicati da due etichette indipendenti che evidentemente si fanno meno problemi delle major. Tra l'altro la Wichita Recordings, l'etichetta della Le Bon, rende disponibile in HD anche l'ultimo disco del gruppo indie-rock Los Campesinos! (sono abbastanza noti nel genere) gallesi anche loro, come l'etichetta, supponiamo. 
E per gli altri tre? Rimane solo il CD. Ma comprandolo su Amazon UK cambio e spedizione compresi, ricorrendo magari all'usato (anche se sono novità, ci sono già) si rimane sui 10-11 € ciascuno (17,98 $ ovvero circa 13 € invece da HDtracks). 



L'ascolto con Spotify
Veniamo a quest'ultimo, non secondario, aspetto, e vediamo anche perché si fa riferimento solo a questo servizio e non agli altri (che sono, lo ricordo: Sony Unlimited e Google Play Music Unlimited). Perché, come riportato da altri blog e come sperimentato, la codifica adottata dal servizio svedese, OGG Vorbis con bitrate 320Kbps, garantisce per la musica moderna e non troppo complessa una qualità di ascolto molto buona. Soprattutto se la registrazione originale è ben fatta o comunque funzionale al genere di musica. Con ascolti a confronto anche se "a memoria" siamo a un livello migliore rispetto all'AAC a 256Kbps adottato da iTunes Match e anche in seguito da Sony. Mentre Google utilizza MP3 a 256Kps o 320 che è senza dubbio inferiore. Non sono differenze evidenti, semplicemente alla fine di un album ascoltato da Spotify la sensazione è di completezza e di piena soddisfazione, mentre con iTunes Match (il confronto che ho fatto, ovviamente con DAC identici e di qualità) in alcuni momenti e in alcuni brani sembrano intervenire quelle asprezze e forzature che riconosciamo come suono compresso. Dipenderà magari dalla diffusione via streaming, dallo stato delle connessioni, dalle tecniche di ottimizzazione che usano, non sono confronti facili da valutare. Ma sono facili da replicare e quindi chiunque legge questi post può provare in cuffia o sul suo impianto un album di genere moderno via streaming con uno o l'altro servizio o dal CD, scegliendone uno a sua scelta. E dare il suo giudizio sulla qualità di ascolto con Spotify.


In sintesi
L'ascolto con Spotify sembra essere del tutto soddisfacente, trovare un album veramente memorabile e senza "filler" è arduo, la logica conseguenza è che per il genere moderno l'ascolto in streaming, magari ripetuto, rimarrà l'unico. I musicisti sono comunque pagati, pochi centesimi a brano (ma non so quanto di meno rispetto al CD) e quindi anche la coscienza è a posto.
Preferiremmo lo streaming anche in qualità CD ma forse possiamo accontentarci. Tanto anche la mitica qualità CD ormai non è altro che una forma di compressione, nel senso di perdita di informazioni musicali, visto che il master è sempre a 24 bit e frequenza di campionamento 96 o 192KHz o anche oltre. Aspettiamo fiduciosi lo streaming in qualità HD, possibilmente prima dello sbarco dell'uomo su Marte.










sabato 8 marzo 2014

Il download digitale in alta definizione nel 2014. Come cercarlo in rete.

Riprendiamo l'analisi di quello che offre il mercato anche alla luce delle recenti novità, con le restrizioni alla vendita fuori dagli USA imposte recentemente anche ad HDtracks.

Il download digitale sul web
Se cerchiamo musica in formato compresso non abbiamo problemi neanche se abitiamo nell'inaffidabile (a giudizio dei discografici) penisola italiana (o in Europa in generale). Chi insiste, nonostante la scarsa convenienza economica, a praticare il download ha a disposizione iTunes con centinaia di milioni di brani, tutta la musica mondiale o quasi. Chi è già passato allo streaming ha a disposizione Spotify (la scelta che appare migliore per qualità e versatilità), oppure Google Play Music Unlimited o Sony Music Unlimited, e anche in questo caso la possibilità di trovare la musica che si vuole ascoltare, seppur un poco inferiore, è sempre vicina al 100%. Se poi non interessa troppo la qualità e non infastidisce il relativo caos nelle ricerche, e si accetta la intrusione della pubblicità, c'è YouTube.
Tutto ciò riguardo alla musica moderna, per la musica classica la situazione è leggermente diversa, ma in senso migliorativo: minore disponibilità su iTunes e in streaming (lato interpreti) ma disponibilità alternativa, anche in formato non compresso o HD, su siti e portali specializzati.

Negozi e distributori
Qualcuno ricorda la situazione prima della musica sul web, quando la musica si poteva acquistare solo su supporto fisico (vinile o musicassetta)?  C'erano i negozi di dischi (qualcuno resiste ancora) "multi-etichetta", che avevano in negozio una parte (ovviamente non tutta, anche per motivi logistici) della produzione distribuita nel Paese per le etichette trattate. Poi c'erano i negozi "mono-marca", di una specifica etichetta (Ricordi in Italia, Virgin in UK) ma che vendevano anche i dischi delle altre. Infine c'erano i distributori per ogni Paese, e quindi una certa parte della produzione straniera non era distribuita in Italia, era disponibile solo "import".



La situazione per il download di musica in HD o anche in qualità CD è molto simile, ma le limitazioni sono persino maggiori. I negozi "multi-etichetta" sono i portali, come eClassical, The Classic Channel, iTrax, HDtracks, Linn Records. Questi ultimi due in realtà sono "negozi" legati ad una etichetta, ma la gran parte del materiale che vendono appartiene ad altre etichette. In più c'è il vincolo legato alla distribuzione per Paese, nel senso che non tutto quello che hanno negli scaffali virtuali è disponibile per il paese da cui proviene il visitatore. Come se al cliente del negozio Virgin a Londra venisse chiesto il passaporto prima di vendergli un disco. Nel moderno mondo web però non esistono neanche i negozi "import". O, almeno, non sono legali.

La situazione attuale
Una impostazione arcaica nel mondo globalizzato e su web, ma è quella che cercano di imporre da sempre le case discografiche, qui ci riescono con maggiore successo perché la domanda è meno forte. Il motivo è soltanto economico (ci tornerò sopra in un altro post) anche se i risultati, con il calo costante dei fatturati e il fallimento progressivo delle major (3 su 6 negli ultimi 10-12 anni) non confermano la capacità di fare i propri interessi delle suddette case discografiche.
Nella pratica questo comporta che il materiale in alta definizione (che comprende anche la qualità CD, non ci sono grandi differenze) esiste e anche in discreta quantità (di più sulla classica) ma è distribuito su un numero molto elevato di canali che applicano prezzi diversi e, per di più, hanno disponibilità solo di una parte dell'offerta, e spesso non sono abilitati a venderlo in Italia. Acquistare non è facile e richiede pazienza e determinazione.

Aggirare il problema
Questa è la situazione e prima o poi cambierà. O per la definitiva sparizione delle case discografiche, o sulla spinta di un player globale come Apple o Google che decide di lanciare l'alta definizione, o per un risveglio del mercato. Se ne parla da anni e la prima analisi che ho fatto su questo blog sul download digitale in alta definizione  risale alla seconda metà del 2009. Tempi remoti per la tecnologia e per la rete, nel 2009 si doveva ancora affermare l'iPhone (c'era il 3GS), non era iniziata la invasione degli smartphone, e l'iPad era ancora una idea nella mente di Steve Jobs. Per dire a che livello di immobilismo siamo nella distribuzione della musica.
Seguendo l'approccio pragmatico di Candide di vivere nel migliore dei modi nel peggior dei mondi, cerchiamo di vedere come aggirare il problema ed ottenere il massimo possibile al momento. Sfruttando quello che abbiamo, cioè la rete.

Motori di ricerca specializzati
Una situazione frammentata e dispersa e la conseguente difficoltà nel trovare quello che si cerca, non è una novità in Internet, per dare una risposta sono nati e si sono affermati come risorsa principale del web i motori di ricerca. Nel caso della musica in alta definizione però serve un motore di ricerca specializzato, perché la ricerca su Google non da' risultati utilizzabili, i termini da usare sono troppo generici e soprattutto i risultati sono oscurati dagli infiniti siti che propongono (o affermano di proporre, ma è solo uno specchietto per le allodole) musica in modo non legale. Che è una strada alternativa ma che, occorre saperlo, a parte le giuste considerazioni di ordine etico, è diventata ormai praticabile solo usando estrema attenzione. Non tanto per il rischio di essere intercettati e tracciati da chi difende il copyright quanto per la certezza di incappare in raffinati sistemi di spyware e malware che sono veicolati assieme al materiale gratuito.

Find HD Music
Il motore di ricerca specializzato che sembra al momento più completo ed efficiente si chiama Find HD Music. Sembra essere una iniziativa privata (benemerita) non collegata alle case discografiche e alla IFPI (dove pensano solo alla musica compressa) e che trae il suo profitto dalla pubblicità. Molto ben organizzato, basta andare ad esempio sulla lista dei siti che offrono download in HD per avere un elenco veramente completo e, ritengo, periodicamente aggiornato, delle risorse in rete. Sulla pagina inziale sono messe in evidenza le offerte speciali, si possono confrontare i prezzi e la organizzazione della ricerca è molto intuitiva ed efficiente. Il limite è che è un sito USA e quindi comprende anche il materiale non disponibile da noi. Non è però un grandissimo problema perché come risultato della ricerca vengono mostrate tutte le alternative e, conoscendo i siti o semplicemente cliccando, si può verificare se la disponibilità nel paese c'è.

Ad esempio cercando l'ultimo album di Diana Krall, Glad Rag Doll, vengono mostrati numerosi risultati. Alcuni sono su siti USA che in tutto (Highresolutionaudio) o in parte (HDtracks) non sono disponibili, ma si scopre anche che l'album è disponibile in Europa (e in Italia) tramite Linn Records.
Si scopre che è disponibile anche in Giappone dal sito Onkyo. Ma il cambio con lo Yen non è favorevole e alla fine costa come pagarlo in Euro (alla Linn che pure è fuori zona Euro). Di più che in USA, e forse si capisce qualcosa sulla mancata disponibilità.


Cerchiamo ancora qualcos'altro di recente in alta definizione, provando ad esempio con Mumford & Sons; non ce lo saremmo aspettato, ma vediamo che il loro secondo album (e inaspettato successo mondiale) è disponibile anche in HD 24/48.


Attivata anche la funzione di confronto dei prezzi, notiamo che le barriere doganali imposte dalle case discografiche (che rimpiangono evidentemente l'ottocento) sono reciproche, nel senso che anche i siti europei come Linn Records o Qobuz non sono disponibili in USA. Salta all'occhio il prezzo molto conveniente di Qobuz, che però, ça va sans dire (sono francesi) non è disponibile in Italia. Loro però affermano, se si tenta di accedere, che "We are working hard to make Qobuz available in your country". Vedremo.

Grazie all'informazione fornita successivamente da un gentile visitatore (vedi i commenti) si è scoperto che l'acquisto su Qobuz è possibile, ovvero la indisponibilità è aggirabile. Basta registrarsi e poi inviare una richiesta al loro supporto di acquistare dall'Italia. Dovrebbero rispondere subito (come nel test che ho fatto) e abilitare l'acquisto. Dopodiché è possibile acquistare normalmente quanto disponibile a catalogo.

Facendo altre ricerche si conferma la utilità del motore di ricerca specializzato e si scoprono anche altri negozi on line o le disponibilità di quelli noti. In particolare da segnalare Linn Records, che ha stretto accordi con molte case discografiche maggiori (tra cui la Universal, come si è visto) e che ha un'offerta ormai interessante anche nella musica moderna. A prezzi alti, ma è l'unico al momento.

Invito i visitatori e lettori a fare autonomamente le ricerche e le verifiche su che è di loro interesse proprio perché la situazione appare molto mutevole ed eventuali risultati pubblicati qui sul blog potrebbero diventare obsoleti, o nuove risorse più interessanti potrebbero emergere in seguito.

mercoledì 5 marzo 2014

Audio Review un anno (e mezzo) dopo

Ad ottobre 2012 un editoriale dell'allora direttore Roberto Lucchesi sul numero 337 annunciava, senza che nessuno ne avesse avuto sentore prima, la cessazione immediata delle attività della principale rivista di alta fedeltà presente nel nostro Paese, Audio Review, erede di Suono Stereo, il primo e storico mensile che ha accompagnato il boom del settore negli anni '70 e '80, essendo fondata dallo stesso team capitanato da Paolo Nuti.

Nelle settimane successive un gruppo di redattori della rivista e dei periodici collegati e pubblicati dallo stesso editore New MediaPro (che entrava in gestione fallimentare) non accettava la prematura scomparsa delle testate e riusciva a far ripartire le pubblicazioni con la formula "tre riviste in una", associando ad Audio Review il periodico specializzato negli impianti per auto (RCS - Radio Car Stereo) e quello dedicato agli autocsotruttori (Auto Costruzione). In più veniva operata una parziale revisione del piano editoriale per adattarlo al mercato in forte cambiamento, assieme ad azioni per riequilibrare il conto economico, rappresentate dall'abbassamento della qualità della carta e dall'innalzamento del prezzo di vendita.
Un anno e mezzo dopo la rivista è ancora in edicola con la stessa formula, la carta appena un po' migliore, un po' più di pubblicità (nei primi numeri auto gestiti era quasi sparita, e non per scelta) e una paginazione tornata ai livelli originali o quasi. Sempre a cura dello stesso editore in gestione fallimentare, come dichiara il nuovo direttore, Mauro Neri, nell'editoriale del numero di gennaio 2014.
Cosa sia successo veramente non si è mai capito bene, se c'erano anche contrasti interni a valle della decisione o meno, ma ci interessa poco. Lo storico fondatore Nuti sembra essere uscito dal mondo dell'hi-fi e segue solo l'altra sua attività nel settore Internet (è il fondatore anche di MC Link e presidente dell'associazione tra i provider italiani), così come Lucchesi. Alcuni redattori e recensori non si vedono più tra le firme ma i più noti ci sono ancora tutti (Cicogna, Benedetti, Montanucci, ecc.) e Guglielmi continua a seguire la parte musicale con il gruppo dei recensori musicali già noto.

Tutto risolto dunque?
Il post che avevo scritto a caldo, e che è stato visitato moltissime volte producendo anche un gran numero di commenti (e anche incredibilmente alcune polemiche, in Italia attualmente si riesce a polemizzare su tutto) era intitolato "Audio Review: fine di un'epoca". A differenza di quanto ha deciso di fare Lucio Cadeddu di TNT-Audio ho deciso di mantenerlo anche dopo aver saputo che la rivista non finiva lì la sua storia. Non so cosa avesse scritto Cadeddu, non lo sa nessuno perché ha deciso di non pubblicarlo, ma a mio parere quella decisione, poi in qualche modo superata (e mi fa veramente piacere per tutte le persone che ci lavoravano), certificava la fine della fase di espansione dell'hi-fi come componente elettronico da avere in una casa che si rispetti, e quindi anche come oggetto del desiderio e come oggetto che distingue il possessore. Per diventare qualcos'altro, uno strumento a disposizione di nuove esigenze, che ho cercato di individuare in un post su "l'ascoltatore post-hi-fi".

Una rivista di un'altra epoca?
Migliore o peggiore che sia (l'altra epoca) questa sembra essere oggi Audio Review, nonostante gli apprezzabili e volonterosi sforzi di aggiornamento che si intravedono. Io continuo a comprare e a leggere la rivista, ma faccio parte del gruppo, un tempo nutrito, di chi ha sviluppato un interesse non solo per la musica ma anche per gli strumenti per riprodurla al meglio. Il problema di Audio Review come delle altre riviste specializzate di qualsiasi genere, è il ricambio. Il mondo sta andando velocemente verso i contenuti fruiti soltanto online e a ricerca immediata, quando servono. L'approfondimento, la riflessione, l'interesse a diventare "esperti" si concentra su altri settori (la cucina creativa al momento va per la maggiore, direi) e sconta anche la illusione di poter diventare esperti con poca fatica, un iPad, la rete, Wikipedia e qualche sito o blog di riferimento. Questo, almeno, è ciò che si osserva e che in molti ripetono.

Direzioni divergenti
A queste criticità generali se ne aggiungono di specifiche del settore, sempre più diviso tra quelli che non si appassionano agli strumenti, ma vorrebbero ascoltare la musica al meglio, e sono alla ricerca quindi di soluzioni veloci e definitive, e quelli che invece continuano a fare dell'alta fedeltà un hobby. I soggetti del secondo tipo sono in diminuzione e a ricambio lento, così come le aziende che producono per loro e i negozi nei quali possono esercitare una azione fondamentale per questo hobby (e per l'acquisto impegnativo in genere): l'ascolto. Ma non stanno sparendo e non spariranno. Diventa un classico "settore di nicchia" come molti altri, le nicchie aumentano e aumenteranno. I primi sono molti o forse quasi tutti in varie fasi della vita e della evoluzione degli interessi, ma non sono disposti ad impegnare il tempo necessario all'approfondimento, sono alla ricerca di risposte immediate.

Anche il mercato si divide per i due soggetti: prodotti tradizionali da marchi consolidati per gli "appassionati" e prodotti spesso innovativi e con ciclo di vita ridotto per gli "ascoltatori post-hi-fi". Con differenze di prezzo che confermano le direzioni divergenti: semplicemente spropositati per gli ascoltatori post-hi-fi quelli dei componenti tradizionali, talmente bassi da non essere credibili, per gli "appassionati", quelli dei componenti rivolti al mercato di massa. L'esempio più evidente di questa differenza di percezione è rappresentato sicuramente dagli amplificatori in classe D, a partire dall'ormai storico T-Amp.

Una rivista oggi
Non può rivolgersi solo al settore di nicchia degli appassionati, non ha sufficiente massa critica per reggere i costi della distribuzione, deve uscire e arrivare anche agli altri. Come sta tentando di fare AR con prove come quella delle cuffie "per giovani" del numero di gennaio 2014 o le prove di componenti per musica liquida, ampli con DAC integrati di basso costo e così via. Un obiettivo non facile, ma riguardo al quale facciamo glia uguri al nuovo staff della rivista, perchè rivolto ad una fascia di potenziali lettori che prende difficilmente in considerazione l'idea di cercare quelle risposte in una rivista da comprare in edicola, che sembra per di più richiedere una specifica competenza per essere letta.

L'autorevolezza
Non mi metto certo qui a individuare possibili soluzioni pratiche o dare consigli, non mi compete e non è il mio campo. Noto soltanto che quello che sicuramente chi cerca risposte sul web cerca, in ogni settore e anche in questo, è l'autorevolezza. Sapere che lì su quel blog, o anche su quella rivista da comprare in edicola, magari solo per il periodo che serve, c'è una risposta autorevole, attendibile, imparziale, che non sarà smentita in seguito. Il web e ancor più i social media propongono a raffica risposte apparentemente autorevoli e altrettanto velocemente smentite, con polemiche connesse. E' uno dei punti critici dell'intero sistema, intrecciato anche alla diffusione dei siti che puntano a rendere autorevole la rete stessa grazie alla forza dei grandi numeri, sul modello di TripAdvisor.

Come rendere una rivista hi-fi autorevole, con tutta la storia pregressa e la forzata contiguità con le imprese del settore (anche loro alle prese con una difficile transizione) non è certo facile. Gli elementi di base sono però sempre i soliti: la competenza di chi da' giudizi, la imparzialità rispetto a chi è giudicato. Il profilo professionale dei recensori, comprensivo delle loro competenze in campo musicale (conoscere la musica e saper suonare uno strumento, ad esempio) e la totale indipendenza rispetto al componente provato (acquistato in modo anonimo, pubblicità solo indiretta) non sarebbero interventi semplici, ma farebbero una grossa differenza.

domenica 23 febbraio 2014

Il download in alta definizione e il sito HDtracks

Aggiornamento annuale, o quasi, sulla situazione del download lossless, ovvero sui siti dai quali è possibile acquistare musica liquida in alta definizione o in qualità CD. L'aggiornamento precedente risale in realtà a 14 mesi fa ma la situazione non è cambiata di molto. Tutto evolve velocemente nel mondo della tecnologia e dell'entertainment, ma nel campo della musica, e dell'alta definizione in particolare, la progressione continua ad essere molto lenta e anche la direzione verso cui si va non appare chiara.

Avvertenza: Dopo la pubblicazione di questo post anche Hdtracks ha purtroppo iniziato ad inserire restrizioni sulla vendita di alcuni titoli derivanti dal paese da cui si accede al sito, e quindi non tutto il catalogo è acquistabile per visitatori italiani, anche se registrati. Continua quindi  la politica assurda e autolesionista delle case discografiche di respingere i clienti. E diventa meno interessante questo sito come fonte di materiale in HD, anche se in buona parte, almeno per ora, rimane disponibile. Non sappiamo a questo punto se la tendenza sarà verso una ulteriore restrizione. Lascio comunque il post come documentazione ma con l'avvertenza che la ricerca a volte potrà essere frustrata dalle restrizioni imposte dai discografici nemici della musica. Per la situazione 2014 leggi il successivo post.

Il ruolo delle major
Sono rimaste solo in tre, continuano a veder diminuire il loro fatturato, in un mondo che consuma sempre più musica, ma non sembrano aver alcuna intenzione di cambiare strategia. Concentrandoci solo sulla musica liquida e lasciando alla apposita sezione del sito Musica & Memoria gli approfondimenti sui supporti fisici e sul mercato, le major continuano a puntare solo ed unicamente sui formati compressi. Aprendo anche allo streaming a livello globale (novità dell'anno) e potendo ora contare su una distribuzione con più "trasmittenti" in concorrenza, una dei quali peraltro loro (Sony Unlimited). Il download di musica in qualità CD è confinato al genere classico e per alcune major (Sony, EMI) anche a livello geografico (Italia no). Unica altra timida e recente apertura la disponibilità tramite HDtracks (lo vediamo dopo) di alcuni titoli e musicisti in CD e anche HD. Unica novità rispetto al precedente report una limitata apertura sui generi moderni, ma solo per il mercato USA (+ Canada) con il sito SuperHirez di Acoustic Sounds, al quale sono stati concessi i diritti per molti titoli, tutti però da catalogo e in maggioranza già disponibili a prezzi analoghi, se non inferiori. Unica novità di questo sito (pare su licenza Sony) la disponibilità anche in formato DSD nativo (non convertito in PCM). Il download non è disponibile in Italia per la solita politica miope e autolesionista delle major e quindi il nostro interesse per questo sito è prossimo allo zero.

La classica
Per il genere classico continua e si conferma la migrazione verso la liquida e l'HD, anche su supporto fisico (SACD). L'appassionato di classica può ormai decidere, se vuole, di rinunciare ai CD e trovare comunque una scelta molto ampia di autori ed interpreti. I siti di riferimento continuano ad essere quello della Deutsche Grammophon (solo qualità CD) e quelli delle etichette indipendenti Hyperion (anche HD, il principale per ampiezza), della Linn Records e della Channel Records e i portali eClassics e iTrax con numerose altre etichette. Più altri che progressivamente si aggiungono e che consiglio di cercare. Sul lato delle major si registra una timida apertura verso l'alta definizione attraverso la concessione di una parte del catalogo (non molto ampia) al sito HDtracks ma quasi incredibile, anche la disponibilità di alcune novità molto pubblicizzate, come l'ultima uscita della pianista super virtuosa Yuia Wang impegnata nel famoso n.3 di Rachmaninov (con il secondo di Prokofiev). Forse la Deutsche Grammophon sta sperimentando la domanda per l'HD (non sul proprio sito).
Quindi rispetto al precedente rilevamento di fine 2012 non si registrano novità di rilievo nella classica, ma solo una progressiva crescita dell'offerta sul lato delle indies e l'utilizzo, pur se ancora limitato, del sito HDtracks come distributore da parte delle major.

La musica moderna
Nella musica moderna (rock, pop, folk, jazz, ecc.) major ed etichette indipendenti condividono invece la stessa strategia, puntano unicamente (con le limitate accezioni per gli USA segnalate) alla distribuzione di musica in formato compresso, mediante download o streaming, appoggiandosi ai leader di settore già accennati prima, quindi iTunes per il download e Spotify, Google Play Music Unlimited, Sony Unlimited e iTunes Radio per lo streaming. Per l'alta definizione e anche per la qualità CD l'unico canale utilizzato è HDtracks, al quale sia major sia indies concedono una parte (molto selezionata) del loro catalogo.
La novità rispetto all'ultimo aggiornamento è rappresentata quindi solo dall'estensione dell'offerta su HDtracks, a cui dedichiamo quindi il resto dell'approfondimento.

L'offerta HDtracks nel 2014
La prima novità importante è che l'acquisto non è più ristretto geograficamente. Si trattava come noto di una restrizione solo virtuale, perché pagando con PayPal l'acquisto era possibile anche dall'Italia, il sito non effettuava controlli (a differenza di SuperHirez, come abbiamo verificato). Ora però, da fine 2013, viene richiesto obbligatoriamente di completare un profilo utente con la provenienza, e l'Italia nel menù a tendina compare e si può selezionare senza conseguenze.
La seconda novità ancora più importante è la decisa estensione del catalogo, che comprende ora molti titoli, anche delle major, incluso anche il settore classica. Sempre molto ridotta la disponibilità di novità ma ogni tanto qualcuna c'è. Sempre con limitazioni sul lato HD, confermando le paranoie delle case discografiche (tutte, major e indies).


La navigazione sul sito
Una conseguenza di questa estensione è una maggiore difficoltà di ricerca nel sito, diviso per sezioni, ma con criteri legati però soprattutto alla disponibilità di titoli. Il problema è che ora i titoli sono tanti, ma in numero ancora lontanissimo da quello che sarebbe un catalogo universale (servirebbero oltre 10 o 15 milioni di album, ce ne sarà qualche migliaio) quindi la semplice ricerca per autore o album non è applicabile. Darebbe quasi sempre un risultato vuoto. È un po' la situazione dei primi siti di download prima dell'arrivo di iTunes. La forza di iTunes è stata proprio chiudere accordi con le principali etichette e fornire un catalogo universale orientato anche e soprattutto alle novità. Solo che i simpatici fratelli Chesky, i proprietari di HDtracks, non sono la Apple.
Quindi siamo in mezzo al guado. Non più in una situazione nella quale si acquista musica che non avremmo scelto, almeno come prima scelta, soltanto perché è in alta definizione, ma neanche in quella di scegliere un artista e un album e di trovarlo sul sito con un clic, almeno con una buona percentuale di successo.
Vediamo comunque come è organizzato il sito e come si trova il materiale che propone.

Il "genere" Classic 100
Le proposte di HDtracks
La prima cosa che si nota dalla home page è che la struttura del sito è pensata più per creare il desiderio di acquisto che per aiutare la ricerca, per gli ovvi motivi accennati sopra. Quindi è presentata in una serie di "generi" che non solo quelli soliti ma: new, more new, special of the week, grammy hall of fame, classic 100, audiophile picks, rock, pop, rolling stones, jazz, R&B, world, classical, binaural+. Come si vede un mix di stili musicali, tecnologia o tecnica di registrazione, novità e così via.
Sul lato sinistro invece un menu a discesa consente ulteriori ricerche (a volte ripetute) raggruppate stavolta per catalogo, etichette collegate, novità, più una sezione per la ricerca libera.
Da segnalare la sezione dedicata alla piccola ma interessante e promettente produzione (della stessa Chescky Records) registrata con tecnica Binaural+ (binaurale ma ascoltabile anche con le casse) alla quale dedicherò presto un approfondimento.

Il catalogo
E' il primo nella lista perché al momento è il punto di forza del sito se gli acquirenti tipo sono interessati più a comprare in alta definizione quello che già conoscono piuttosto che a cercare novità e generi recenti (anche perché difficilmente li trova qui), non è un sito per giovani, per intendersi.
Quindi per navigare nel catalogo è pensata la sezione The Classic Albums (Classic 100 Rock, Classic 100 Jazz, Classic 100 Classical, Classic, 50 Blues, Classic 50 Americana, 50 Best Live Recordings, Audiophile Picks, Grammy Hall of Fame, Top Hi-Res Female Vocalists, Top Hi-Res Male Vocalists). Anche questa sezione è organizzata più per gusti e preferenze di ascolto.

Il "negozio" della Warner Bros
Le etichette
Indies ma anche majors cominciano a concedere titoli ad HDtracks dando al sito una posizione di preminenza nel campo del download e quindi la seconda sezione in maggior evidenza è quella con l'elenco, in crescita, delle etichette collegate. La sezione si chiama Shop By Label e vede presenti al momento come principali Warner Music Group Store, Warner Classics/Erato Store, Blue Note Store, Atlantic Soul Store, ECM Store, Rolling Stones Store, Motown Store, Verve Store più un'altra quarantina di etichette minori (tra cui ad esempio la nota 2L norvegese). Come si vede le principali sono presentate come "negozio nel negozio" sempre con approccio marketing, anche se in alcuni casi (ECM, Atlantic Soul) i titoli sono poi piuttosto pochi. Nelle più ricche (Blue Note, Warner) ci sono 2-3 pagine fitte di titoli. Il negozio nel negozio non è però altro che una serie di album.


Album only
Un altro elemento a conferma che HDtracks continua ad essere (purtroppo) un sito "adults only" si ricava dalla progressiva sparizione della possibilità di acquisto di brani singoli. Su iTunes è la norma e l'acquisto degli album è l'eccezione, come d'altra parte è una eccezione nel modo di fruire la musica da parte dei giovani o neanche più tanto giovani (iTunes Store è partito nel 2003 e alla fine di quell'anno era già un successo affermato). Per la maggior parte dei titoli presenti e, pare dai test effettuati, la quasi totalità di quelli HD la possibilità di acquisto è solo per l'intero album. Al prezzo, facilitato dal cambio (fino a che non ci sarà una versione in Euro del sito) di 15 € o poco meno per un album in HD.


La ricerca
E' orientata evidentemente a chi ha saputo che su HDtracks o in generale in HD quel titolo c'è, perché altrimenti con un numero di titoli abbastanza elevato in assoluto, ma minimo rispetto al totale delle uscite, trovare quello che si cerca sarà un evento molto raro. Le chiavi sono solo tre: per artista, per genere e per "hi-res store".


Quest'ultimo è una diversa vista di quello che abbiamo già elencato prima, ma consente di selezionare il solo materiale in alta definizione, raggruppandolo, come si vede nella immagine che segue, per risoluzione (da 44,1/24 in su), per etichetta o per genere. Curiosamente si notano qui alcuni piccoli errori di navigazione sul sito, ad esempio invece che 192/24 è indicata la risoluzione CD 44,1/16 e dal genere "contemporary christian" (che stavo cliccando per vedere chi era che lo proponeva in HD) si vede la lista completa. Non tanto grave soprattutto in quest'ultimo caso, penso che spariranno. Per la cronaca l'album in HD (24/48) di genere contemporary christian è Only a Mountain di Jason Castro (dal talent show USA American Idol).



In sintesi
Fa piacere osservare che un sito gestito e promosso da persone interessate alla qualità della registrazione e della riproduzione sia in crescita come offerta e probabilmente anche come numeri, e attiri persino l'attenzione delle insensibili (a questi aspetti) major discografiche. Con il ritmo attuale, però, perché HDtracks raggiunga il ruolo che ha avuto alcuni anni fa iTunes per il download in formato compresso ci vorranno 20 anni o giù di lì, e a quel punto avremo probabilmente la possibilità di installare un chip nel cervello comandabile con lo sguardo per accedere a tutta la produzione musicale mondiale passata, presente e futura.

Visto che a noi invece interessa il presente possiamo concludere che HDtracks e gli altri siti che propongono musica moderna in download sono ancora la fonte per la ricerca di opportunità interessanti di ascoltare o riascoltare buona musica in HD. Mentre quando la priorità è la musica in sè le due alternative che abbiamo a disposizione continuano ad essere Spotify (o Google Play All Music) per tutto quanto registrato in qualità media, oppure l'acquisto del buon vecchio CD da Amazon (per pura questione di prezzo) quando invece anche la qualità della registrazione ha la sua importanza. CD che poi provvederemo a trasferire in formato liquido con le tecniche di ripping ampiamente approfondite su questo blog. Per la classica invece tutto è più avanti come ho già scritto.

Il futuro del download digitale con la qualità che la tecnologia di registrazione e di rete consentirebbe senza problema alcuno rimane quindi nelle mani dei grandi player globali Apple e Google (più eventualmente Spotify) e dei tempi che si daranno per affrontare e vincere le resistenze delle case discografiche, sulla scia di quello che già hanno fatto per la globalizzazione dei servizi in streaming.

venerdì 31 gennaio 2014

Accrescere la propria raccolta di musica legalmente utilizzando il digitale terrestre televisivo

Registrare dalla radio e formare così una propria libreria musicale, come ai tempi delle radio libere e dei registratori a cassette, è ancora possibile, e in digitale. Grazie ad un sistema di diffusione broadcast che tutti abbiamo in casa: la televisione digitale terrestre o DTT o DVB-T (Digital Video Broadcasting Terrestrial, DVB-S per il Satellitare). E del tutto legalmente, perché la musica che ascoltiamo ha già pagato i suoi diritti. Basta ovviamente non farne commercio.

La qualità non è la massima possibile, perché i canali radio della DTT sono compressi, ma è comunque al livello dei servizi in streaming e comunque tranne pochissime emittenti in Italia anche in FM Stereo l'audio era compresso in origine. In compenso la stabilità e l'assenza di disturbi sono garantite. Una alternativa quindi molto interessante per registrazioni non pubblicate su CD e/o non disponibili via streaming o digital download, quindi in special modo per la classica, il jazz e la musica alternativa, che si possono ascoltare ad esempio su canali come FD5 o RAI Radiorai 3, oltre che per eventi live (tipo prime della Scala, concerti del Quirinale e simili) trasmessi da Radiorai 3 o da FD5.

In questo articolo viene proposta una guida sintetica alla registrazione digitale dalla DTT, specifica per la registrazione audio, mentre quelle disponibili sull'argomento in rete sono focalizzate sul montaggio video, e non spiegano chiaramente come mantenere la qualità audio originale del file, senza ricomprimere.

Cosa occorre
  • Un decoder digitale terrestre DVBT zapper (cioè un modello base, senza servizi di pay tv) con ingresso USB (prezzo a partire dai 25 euro) ad esempio della MAJESTIC (identici a quelli marcati AUDIOLA) o della TELESYSTEM
  • Una chiavetta o pendrive USB
  • Un computer con sistema operativo Windows (anche XP) o MAC
  • Il programma MPEG Streamclip di Squared 5
  • Se Windows: eventualmente il programma Quicktime Alternative 1.81
Cosa è possibile fare
  • Registrare dai canali radio della DTT audio in formato MPEG 1 audio layer 2 a 192kbit/s e 48khz (ad esempio le trasmissioni di RAI FD5 di musica classica, che propongono spesso materiale raro e/o non pubblicato)
  • Registrare dai canali TV della DTT concerti con audio in formato MPEG 1 audio layer 2 fino a 384kbit/s e 48khz
  • Rimuovere la pubblicità, la voce dell'annunciatore, mantenere i brani preferiti
  • Ascoltare con la qualità originale della trasmissione i file ottenuti, non solo su PC, ma anche su device esterne
  • Convertire quanto registrato in formati audio ad alta qualità per l'uso su altri apparecchi
L'applicazione MPEG StreamClip
E' l'applicazione di base necessaria per salvare ed editare i file scaricati da DTT. Si può scaricare da questo sito . E' un programma gratuito e non necessita di installazione, è sufficiente decomprimere la cartella zippata e lanciare l'eseguibile. Funziona agilmente su computer anche molto vecchi o poco potenti (Pentium 4 del 2004, Asus Eeepc). Sul computer deve essere installato preventivamente un programma a scelta tra Apple Quicktime (download link), compreso il suo modulo a pagamento (per Windows 18 €, incluso nelle ultime versioni Mac) per la codifica degli MPEG. In alternativa si può usare Quicktime Alternative 1.81 che è gratuito e comprende già il modulo per la decodifica degli MPEG. Quicktime Alternative 1.81 è disponibile per Windows, e si può scaricare dai soliti siti di download (attenzione ad eventuali "regalini"). Conviene fare riferimento al link presente sul sito ufficiale di MPEG StreamClip.


La homepage di Squared 5, dove troveremo i link per scaricare ilprogramma
MPEG StreamClip (per Windows e MAC) ed eventualmente
Quicktime Alternative 1.81 per Windows

Prima fase: registrare sul decoder i file audio e video
Con il decoder DVBT zapper è possibile registrare un programma sia dai canali TV che dai canali radio della DTT, memorizzandolo semplicemente in una pendrive (o chiavetta) connessa alla porta USB. Nella chiavetta, in una cartella con il nome dell'emittente, saranno contenuti uno o più files con estensione MPG o TS ( aseconda del modello di decoder), numerati in sequenza (001, 002, 003 etc.). Su alcuni decoder si può scegliere quale formato usare. Il TS, oltre ad audio e video, contiene dati aggiuntivi, ad esempio le pagine del televideo e i sottotitoli del film, che si possono visualizzare con il player VLC. Il formato MPG (o PS) contiene solo audio e video, ed è maggiormente compatibile con i vari programmi di montaggio video.

In MPEG Streamclip la colonna “File” contiene i comandi principali. Dopo aver aperto il file TS o MPG con “Open Files”, salveremo il risultato del nostro lavoro di editing con “Demux”-->”to MPA” per ottenere file audio compatibili con la maggior parte dei programmi. “Export Audio” ci permette di convertire direttamente in formati compatibili per l'ascolto su iPod/iPhone, sia lossy (AAC/M4A) che lossless (AIFF).

Quale formato scegliere per conservare le nostre registrazioni
Premesso che possiamo accontentarci di ascoltare i file tali e quali sul nostro computer direttamente dalla chiavetta che abbiamo usato sul decoder, tramite VLC (consigliato) o Windows Media Player, e che è possibile editarli con MPEG StreamClip mantenendo il formato di partenza (MPG, TS, PS), il formato da usare è senza dubbio MPA, che è l'estensione dei file MPEG 1 Layer II, solo audio.
Infatti, un file MPA:
  1. ha la stessa qualità audio del file originale (è un flusso audio copiato tale e quale in un “contenitore” diverso)
  2. è leggibile da VLC o Windows Media Player senza problemi
  3. può essere editato ulteriormente con MPEG StreamClip, ad esempio per isolare i singoli brani di un concerto (per aprire gli MPA, dopo il comando “open files”, nella casella “tipo file”, selezionare “audio files” o “all files”).
  4. può essere editato ulteriormente con MP3 DirectCut di Mpesch Audio Tools, comprensivo della sua estensione aggiuntiva per la codifica dei file MP2.
  5. si può aprire e modificare con l'editor open source AUDACITY (rispetto a MPEG StreamClip e MP3 DirectCut, per mantenere la qualità audio originale si dovrà salvare il risultato in WAVE, FLAC o altri formati lossless)
  6. inoltre, rinominandolo in MP2, si può ascoltare (o convertire in altri formati) anche con FOOBAR2000. 
Codifica dei file audio
Con MPEG StreamClip si possono aprire ed editare i file registrati sulla pendrive con i formati citati in precedenza. La registrazione sarà normalmente contenuta in un solo file di nome 0001.TS, in alcuni casi potrebbe essere suddivisa in più file (vedi dopo).
Per ottenere un file audio la procedura più semplice ed universale è quella indicata nel seguito.
Con MPEG StreamClip aprire il file 0001.TS, quindi dare il comando"fix timecode breaks", in questa fase si può già applicare l'editing prima di fare "demux to mpa". L'editing si può fare anche in un secondo tempo, aprendo il file MPA, sempre con MPEG StreamClip (nella casella "tipo file" scegliere "audio files"). Non c'è perdita di qualità se si edita l'MPA piuttosto che il TS.
1) Salvataggio in formato MPA
Se la registrazione è molto lunga, può capitare che il pezzo finale di ciò che ci interessa si trovi nel file 0002.TS. In questo caso, dopo aver lavorato con il file 0001.TS e averlo salvato come MPA con un nome a piacere (esempio "01.MPA"), apri il file 0002.TS, esegui gli stessi passaggi, e salvalo come MPA (esempio "02.MPA). Quando vorrai, con MPEG StreamClip, potrai aprire con selezione multipla 01.MPA e 02.MPA, fare "fix time code breaks", "save as", e ottenere un unico file MPA con un nome a piacere (esempio "programma completo.MPA"). Anche la giunzione di file diversi non fa perdere qualità.

Il comando “Demux to MPA” ci permette di estrarre l'audio delle registrazioni radio e TV dal digitale terrestre, ma è solo una delle tante possibilità offerte dal programma. Per esempio il comando “Demux to AC3” ci permette di estrarre l'audio dai DVD dopo averne aperto i file VOB.

2) Editing (pulizia) della registrazione

La procedura è la medesima per file TS, MPG, MPA, e vale anche per il video, e consente di eliminare dalla registrazione il parlato (annunci) e gli inserti pubblicitari.
  • Cercare l'inizio della parte da conservare, premere O e tagliare con CTRL+X
  • Cercare la fine della parte da conservare, premere I e tagliare con CTRL+X
  • Cercare l'inizio della parte da eliminare, premere I, cercare la fine della parte da eliminare, premere O, e quindi tagliare con CTRL+X
Per analizzare il file scorrere nei punti di interesse con play, oppure con mouse sulla barra inferiore agganciando il cursore cliccandoci sopra e mantenendo il tasto premuto. Salto di 10 secondi con i tasti fast forward e rewind. Con i tasti direzionali su e giù scorrere di una manciata di fotogrammi (o trentesimi di secondo se è solo audio). Con i tasti direzionali sinistra e destra, scorrere di un fotogramma (o di un trentesimo di secondo se c'è solo audio).

MPEG StreamClip all'opera con un file registrato dalla radio digitale: si nota al centro la barra di scorrimento. Nel processare un file contenente video, lo schermo sarebbe occupato dall'anteprima, mentre la barra si troverebbe in basso, sopra i pulsanti “play/pausa” e scorrimento veloce.

Come ascoltare i file audio così registrati
Sul computer il programma VLC legge senza problemi i file TS e MPA. Per i file .MPA è possibile utilizzare come player anche Foobar2000 a patto di modificare la estensione del file da .MPA a .MP2. Una operazione che si può fare in ambiente Windows andando in OPZIONI CARTELLA e deselezionando la voce "NASCONDI L'ESTENSIONE PER I FILE CONOSCIUTI").
Per leggerli poi su lettori portatili o smartphone basterà convertirli in formati supportati, per esempio per iTunes su iPhone possono essere convertiti in ALAC o AAC, usando un convertitore su PC come lo stesso Foobar2000.

Codifica di file video ed estrazione dei contenuti audio
Abbiamo registrato il video di un concerto, e vogliamo ottenere un file audio. In MPEG StreamClip si aprono tutti i files che sono stati registrati, facendo una selezione multipla. Sembrerà, leggendo ad esempio nella schermata del programma “0001.TS”, di aver aperto solo il primo, ma di fatto i files seguenti sono stati già uniti al principale. Dare il comando “fix timecode breaks” e se si ha tempo, fare già l'editing.
Per il salvataggio ci sono due alternative:
  1. conservare video e audio insieme: dare il comando “file --> convert to MPG”. Non è una vera conversione, ma una copia diretta di audio e video in un contenitore diverso. Il file ottenuto è compatibile con praticamente tutti i programmi player multimediali e di video-editing, con i media player dei televisori con ingresso USB, con tutti i decoder DVBT e con alcuni lettori DVD o BLU-RAY (se sul lettore non c'è l'ingresso USB, è possibile masterizzare i file su CD o DVD).
  2. conservare solo l'audio: dare il comando “file --> ”DEMUX TO MPA” per ottenere un file con estensione MPA identico a quelli che abbiamo visto nella sezione dedicata all'audio. Questa operazione può essere fatta anche partendo dal file MPG ottenuto al punto precedente, senza alcuna perdita di qualità.
Le opzioni avanzate di MPEG StreamClip. Chi volesse ottenere tagli più “conservativi” può accettare l'opzione “Preserve GOPS”, con il rischio di ritrovare nelle proprie registrazioni editate qualche frammento di pubblicità che si riteneva eliminata.
Altri consigli pratici
Il palinsesto di RAI FD5 (canale 5 filodiffusione) si scarica in PDF dal sito con due settimane di anticipo! Si può scegliere cosa ascoltare e registrare.
Ogni decoder riesce a scrivere a piena velocità su alcune particolari marche di memorie. Se la scrittura è rallentata, non è un problema per la registrazione della radio, mentre registrando i canali video si possono avere salti e/o interruzioni.
La registrazione video di un concerto in MPG (in MPEG StreamClip "convert to MPG"), non è una conversione ma una copia perfetta di audio e video in un file MPG) ed è compatibile con i media player di tutti i televisori con ingresso uUSB, con tutti i decoder DVBT e con alcuni lettori DVD o BLU-RAY (se sul lettore non c'è l'ingresso USB, è possibile masterizzare i file su CD o DVD).
Il file MPG, con una procedura di DEMUX, e successivo REMUX, può essere masterizzato su DVD con la stessa qualità della trasmissione televisiva, in formato DVD VIDEO compatibile con qualunque lettore DVD. (La procedura è lunga, ed esula dall'argomento musicale del blog). Con la stessa procedura si può obbligare un vecchio lettore DVD a riprodurre la musica che abbiamo ottenuto dalla radio, unendo un segmento video a nostra scelta, ad esempio una serie di immagini statiche, all'audio di nostro interesse, e salvando il tutto in unico file MPG, conservando la qualità dell'audio originale.

Qualità delle registrazioni audio
L'audio sulla televisione digitale terrestre utilizza il formato previsto dallo standard DVB-T. Che per la parte audio adotta il formato MUSICAM (Masking-pattern Universal Sub-band Integrated Coding And Multiplexing) poi classificato come MPEG-1 Audio Layer II.
E' un formato lossy, con compressione, simile al noto MP3, che prevede come freqenza di campionamento 32, 44.1 o 48KHz e come bitrate un'ampia gamma che va da 32 a 384Kbps.
L'audio della DTT adotta un bitrate di 192Kbps ed una frequenza di campionamento di 48KHz. Quindi l'audio proveniente da DVD o altro software in alta definizione è preservato come frequenza di campionamento, mentre l'audio proveniente da CD, a meno che sia stato già compresso in Selector e apparati simili, è ricampionato da 44.1 a 48KHz.
Qualità quindi un poco inferiore a quella dei servizi streaming attuali, con l'eventuale plus dei 48KHz, ma per materiale audio meno facilmente reperibile in streaming o download.

(Questo articolo è a cura della redazione di Musica & Memoria)