sabato 2 ottobre 2021

Ma non è che siamo tutti degli impallinati (per gli altri)?

C'è un podcast de Il Post, quello tenuto da Matteo Bordone e che si chiama Tienimi Bordone, che si occupa ogni tanto di hi-fi (caso raro) con una sotto-rubrica chiamata Tanta Fedeltà. E' un sostenitore dell'alta fedeltà per tutti, wi-fi e mini casse attive e simili, e prende in giro garbatamente (ma neanche troppo) gli audiofili tradizionali, cioè noi, o almeno la maggior parte di quelli che leggono questo blog.

Istintivamente avrei voluto scrivergli per ricordargli (non è un inesperto della materia) che solo con i nostri impianti, quelli caratterizzati da due casse acustiche ben posizionate e ben distanziate, a gamma estesa, e con una sorgente di qualità, analogica o digitale, si può apprezzare un suono che possa essere definito ad "alta fedeltà". 

Ma mi sono bloccato il giorno dopo, leggendo su Audiostream, il blog di Sterophile, delle ultime novità del settore, che mi hanno fatto sorgere qualche dubbio. Fino a  questo oggetto che che vedete, pubblicato sullo stesso blog, che mi ha confermato ancora di più che quelli che pensano di noi che siamo degli impallinati fuori dal mondo, forse non hanno tutti i torti.


No, non si tratta di una brillante realizzazione col Meccano di un sogno notturno ad opera di un ragazzino geniale ma un po' fanatico, è proprio un giradischi, in prova. Di alta qualità, supponiamo, perché costa 360.000 dollari. E richiede, per suonare il vinile disposto sul piatto, ancora una testina e un pre-phono di costo (e si spera qualità) coerenti con il suo livello (giradischi OMA K3 e braccio Schröder).

E, qui sta il punto, il proprietario, per il quale 360.000 $ sono come per noi 3.600 € (ma non è questo il punto) è invece come noi, convinto che con componenti sempre più raffinati si  possa  raggiungere il suono perfetto e, soprattutto, di essere in grado di individuare senza incertezze il suo giradischi a confronto, ad esempio,  con  un Pro-Ject RPM-10 da, appunto, 3.500 €.

Gli altri ci vedono così
Tutti ascoltano musica, molti solo associata alle immagini, molti altri anche senza immagini, ma come sottofondo, altri ancora, sempre molti, ma meno, anche da sola e con un minimo di attenzione, ma comunque o con casse attive collegate al PC, o con un unico altoparlante wireless più o meno stereo, o (e sono quelli che ascoltano meglio) con le cuffie stereo collegate allo smartphone, come sorgenti YouTube o Spotify. E vedono tutti noi coi nostri impianti come un unico gruppo indistinto che comprende quelli che cercano di comporre un impianto con il criterio razionale del miglior rapporto qualità / prezzo e quelli che invece puntano a un'irraggiungibile qualità assoluta senza badare al prezzo. E questi ultimi sono quelli che ovviamente colpiscono di più, e caratterizzano il nostro piccolo mondo.

Ma poi, chi sono,  e quanti sono?
Sempre consultando Audiostream e sempre tra i giradischi (l'oggetto più esoterico, perché anche la sua effettiva utilità è da capire) si trovano altri esempi eclatanti, come questo altro giradischi "assoluto", opera di un progettista giapponese, Hideaki Nishikawa in precedenza in Stax e poi in Micro-Seiki e infine con la sua linea di giradischi TechDas: questo è il top assoluto, il modello Air Force Zero, che si porta via (con qualche aiuto, pesa circa 350 Kg) con la discreta somma di 450.000 $, ed è enorme, come si vede rispetto al disco 33 giri. 

Almeno non è esteticamente impresentabile come quello visto prima e, posizionato nella sala, sicuramente può generare un'impressione di potenza (o di follia) verso l'audiofilo che l'ha comprato. E ne esistono di acquirenti, perché nella prova il recensore precisa che la produzione è di 40 esemplari (probabilmente c'è anche un problema di materie prime, il piatto ad esempio è in titanio) e quello che il recensore ha provato ha il numero di serie 18.

Guardando l'immagine non posso non pensare al povero LP al centro, che sembra quasi intimidito dallo spiegamento di forze attorno a lui, sembra che dica "Ma sarò all'altezza?". Uno spiegamento di forze inteso, semplificando, ad annullare la forza di gravità assieme ad ogni vibrazione generata dal fatto che la Terra gira.

Ma sono molti di più
Questa ipotesi la ricavo sempre da Audiostrem, dove è pubblicata anche la rassegna Recommended Components Fall 2021 Edition, dove per ogni categoria (ad esempio, turntables) sono elencati in base ad una scala di valutazione da A+ a E. Solo nella A tra i giradischi ne sono indicati 5 A+ e 15 A. Nella A+ troviamo ovviamente quello con la gru e il modello della TechDas da 350 Kg più un giradischi svedese e il modello "stradale" della stessa TechDas (che si chiama "uno" e che costa solo 100.000-160.000 $ in base all'allestimento).

TechDas Air Force One

Sat XD1

Gli A semplici 
Questi sono di più e alcuni anche abbastanza noti e più o meno abbordabili. Classe A significa "Capable of producing the best attainable sound almost without practical considerations. A Class A system is one for which, with the best recordings, you don't have to make a leap of faith to believe you're hearing the music live". Ovvero il miglior suono ottenibile senza che all'acquirente rimanga alcun dubbio (glielo hanno tolto prima Sterophile e i suoi recensori). Può ascoltare tranquillamente la musica. Ma se comunque gli rimane il dubbio ci sono sempre i "best in class" A+. Seguono alcuni modelli scelti tra i più "esoterici".

AMG Viella Forte Engraved

Bergmann Galder Turntable con braccio tangenziale Odin


Döhmann Audio Helix One

J.Sikora Initial

In questo gruppo ci sono anche modelli sotto ai 10.000 $, tra i quali alcuni ben noti come il Linn Sondek LP12, il Rega Planar 10, lo SME Model 6, il Clearaudio Concept Active e addirittura uno da 2000 €, il MoFi Ultradeck della Mobile Fidelity (qui sotto). Almeno un campione del rapporto qualità / prezzo deve esserci.


Esistono i giradischi ma anche gli audiofili che li comprano
Le immagini che sono pubblicate sopra sono selezionate tra quelli delle case di produzione che neanche io ho mai sentito nominare. Le ho pubblicate solo come esempio di un altro fenomeno noto del nostro mondo Hi-Fi: il numero spropositato di produttori. Non improvvisati, soltanto guardando questi giradischi, che hanno prezzi dai 5.000 ai 30.000 $, si capisce che dietro c'è un lungo studio di progettazione e che la produzione non è banale, richiede alti standard di precisione e un attento controllo qualità, richiede l'uso di materiali particolari e macchinari specializzati. 

Se esistono e resistono da anni devono avere anche un numero di clienti sufficienti a sostenerli, Ma ci sono così tante persone che 1) hanno e comprano vinili 2) cambiano il giradischi 3) sono disposti a spendere più di 5-10.000 $?
L'unico raffronto che posso fare è sul numero di LP venduti in USA l'anno scorso, erano 22 milioni. Quanti per audiofilo? Diciamo in media 5 all'anno, sono 4 milioni, ovviamene con giradischi, quanti lo avranno cambiato con un modello di fascia così alta?
Evidentemente più di quelli che pensiamo.

In conclusione
E' inutile negarlo, il settore dell'Hi-Fi si regge per una parte importante sugli audiofili che, per vari motivi, ritengono appagante per loro comporre un impianto di alto e altissimo livello e anche cambiare spesso i componenti seguendo le mode esoteriche (ed abbandonando quelle non più di moda) e che, soprattutto, hanno mezzi sufficienti per farlo. 
Per gli audiofili interessanti all'ascolto migliore possibile, da raggiungere però compatibilmente con le proprie priorità e le disponibilità finanziare e di spazio, l'offerta si restringe sempre di più ed è limitata a sempre meno marchi (come B&W, Kef, Rotel, Marantz ecc.) che producono ancora componenti per loro. Interessante osservare a questo proposito che la nota rivista online TNT-Audio, che ha come target questo tipo di audiofili (come anche questo blog) popone da anni come soluzioni alternative l'usato, la scoperta della qualità di nuove tecnologie nate economiche come la classe D e T, e il DIY (do it yourself) in varie modalità.

In conclusione, chi ci osserva da fuori difficilmente è interessato a entrare nel nostro mondo, non c'è un'offerta attraente per loro, e le stesse case tradizionali citate prima allargano sempre di più l'offerta al "loro" modo di sentire la musica (wireless speakers e cuffie) e l'offerta nella quale possono invece incappare più facilmente è quella esoterica e fuori dal mondo di cui ho dato diversi esempi in questo post.
Niente di più facile che ci considerino semplicemente degli impallinati.

Note
Non ho messo i link alle recensioni dei giradischi citati perché possono cambiare, ma si trovano tutte, per i curiosi, sul citato blog Audiostream, basta inserire nella ricerca Google:
<nome componente> site: www.stereophile.com
 

6 commenti:

  1. Complimenti per il nuovo post!
    Faccio parte di quel vasto mondo di appassionati audiofili ma non mi ritengo un impallinato.
    Nel 1975 feci un buon investimento e ancora oggi ne sto godendo i frutti. Ho un giradischi Garrard GT20 con testina Shure, un ottimo amplificatore Luxman L3, due casse Indiana Line da 70 Watt e una cuffia di qualità medio-alta Sennheiser. Nelle casse, visto il lungo periodo di utilizzo, mi limitai a sostituire la gomma di sospensione dei coni, ormai sbriciolata, cosa comune per qualsiasi marca di altoparlanti e l'intero impianto, per il resto, non m'ha mai tradito.
    Guardo la realtà con molta attenzione, ma vedendo nuovi prodotti con certi prezzi, mi assale sempre un sospetto. Per assurdo, dovendo disporre di più "grana", non andrei mai ad avventurarmi in qualcosa di esagerato con quei prezzi esorbitanti e che magari, dovendo fare il confronto con il mio vecchio impianto, non sarei molto convinto della qualità superiore di queste nuove generazioni di giradischi, ossia, nonostante abbia un buon udito, non sarei in grado di scorgerne una minima differenza all'ascolto.
    I prezzi elevati ci possono stare per via dei metalli pregiati impiegati, ma anche per i design d'autore, non penso alla stessa maniera per una qualità audio superiore a qualsiasi altro apparecchio di marca, leader nel settore.
    In ogni periodo ci sono state evoluzioni nel progettare e mettere nel mercato nuove tecnologie, anche per giradischi, casse e quant'altro, con tanto di materiali di qualità, confezionati dalle più prestigiose industrie del settore e con design curati, ad oggi ancora apprezzabili. Tengo a precisare che, i suddetti componenti il mio impianto Hi-Fi, nel 1975 erano il top per quel periodo e ancora oggi lo dimostrano e i prezzi erano anche accessibili a una percentuale alta di audiofili.
    Cosa diversa è oggi. Magari l'impallinato, o meglio, colui che è stato colpito, lo è solo per l'oggetto prezioso in quanto tale.
    Saluti.
    Ignazio

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    1. Anonimo6/10/21

      La penso proprio come te. Anch’io ho
      un’ impianto stereo che risale al 1978 e
      non ho mai sentito la necessità di
      sostituire nulla. Ascolto ancora oggi con
      soddisfazione tutti i miei apparecchi
      compreso il sintonizzatore FM e il
      registratore a cassette. Quando vado a
      curiosare nei reparti hi-fi dei centri commerciali vedo tutte quelle apparecchiature con il frontale di plastica, mi passa subito la voglia di fare acquisti.
      L’unico acquisto recente che ho fatto è il cavetto che collega l’uscita cuffie del PC al alle prese tape 2 che ci sono sul frontale del mio amplificatore JVC A-S5, che mi permette
      di ascoltare tutta le musica che voglio da internet.
      Buona serata e buoni ascolti. Franco.

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  2. Anonimo8/10/21

    Secondo me qli impallinati sono quelli
    che eseguono l’up grade tutti gli anni,
    quelli che acquistano i cavi di potenza
    ultra costosi rifiutando sdegnosamente
    il cavetto rosso/nero, quelli che si fanno
    suggestionare dagli altri senza credere
    alle proprie orecchie e quelli che ascoltano
    l'impianto e non la musica. Buona giornata.

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    1. Uno che fa un upgrade all'anno dello stesso componente vuol dire non solo che gli interessa più l'impianto ma anche che non sa scegliere molto bene, probabilmente perchè ascolta poca musica, quindi sono d'accordo con te.
      Ma per rispetto del lavoro dei progettisti, che hanno curato con attenzione cablaggi e saldature interne, qualità dei conduttori, alimentazione, e della linea di produzione che ha cercato di attuare al meglio i loro progetti, evitiamo di azzerare i loro sforzi con un cavo di rame impuro e di sezione insufficiente. Un cavo in rame OFC di 2,5mm2 da 10 mt ha un costo da 20 € in su e anche quelli delle primarie marche partono dai 40. Secondo alcuni la differenza non si sente, secondo altri (tra cui me) sì, anche se ovviamente sono solo sfumature che si apprezzano con attenzione e tempo, ma diamo non dico il meglio, ma almeno il minimo sindacale al nostro impianto, se gli vogliamo un po' bene.

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    3. Anonimo14/10/21

      Ho molto rispetto per il lavoro degli altri, ma quando si guarda all’interno di diffusori e amplificatori, si vede che i progettisti
      non si sono sprecati molto. Mi riferisco ai cablaggi supereconomici, alle piattine multifilari con il conduttore interno più sottile di un capello, alle saldature mal fatte che non tengono e agli eventuali fusibili di protezione. Forse le mie osservazioni non riguardano le apparecchiature ultra hi end, ma per un impianto stereo casalingo di medio livello, il cavetto rosso/nero da 2,5 mm.
      va oltre il minimo sindacale.
      Scusa se sono andato fuori tema e rispetto le tue opinioni, ho solo espresso il mio pensiero. Ti auguro una buona giornata. Luca.

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