sabato 4 luglio 2020

Test: a quale risoluzione ascoltiamo veramente?

La musica in HD (High Definition), lo sappiamo da tempo, non è come la televisione in HD. Per accorgersi della differenza con la SD (Standard Definition) non basta uno sguardo (ai titoli di coda, in genere). Ma, con tutti i giri e le conversioni che la musica in HD fa, in special modo se arriva in streaming, può venire il dubbio se quello che stiamo ascoltando è rimasto in HD o qualche downgrade l'ha riportata in SD (in qualità CD, nel nostro caso).

Possiamo impegnarci in un ascolto attento e comtinuativo, l'ho fatto, ma rimane sempre il dubbio se non sia la nostra aspettativa di una migliore qualità a farcela sentire tale. Sarebbe preferibile un test oggettivo, con uno strumento di misura, per fugare ogni dubbio. Uno strumento di misura che può essere banalmente un DAC con display della frequenza di campionamento. Togliamoci quindi qualche dubbio.

Primo test: lo streaming da PC
Ovviamente deve essere HD il contenuto, e questo è possibile da oltre un anno con Qobuz, che offre anche lo streaming in HD fino a 24/192. Per ascoltare da PC ci sono due sistemi: un player accessibile da browser oppure una app player da installare sul sistema, messa a disposizione da Qobuz sia per ambiente Windows che Mac.

Nel primo caso rilevare la risoluzione effettiva che proviene dallo streaming non è possibile con le impostazioni di configurazione del browser e del sistema. Non è possibile impostare sul player un driver audio a controllo esclusivo e inviare l'output sul DAC con display. Viene configurato di default il driver Windows standard dove la frequenza di campionamento è un parametro di configurazione, dunque troveremo fatalmente quella che abbiamo impostato noi. D'altra parte la sezione audio del browser non è progettata per contenuti HD e a quanto si legge nelle poche informazioni che si trovano è già tanto se lavora a qualità CD.

I servizi streaming in HD (Qobuz e Tidal) però ci hanno pensato e mettono a disposizione degli abbonati una app, che per Qobuz si presenta così:


Come si vede è possibile selezionare e configurare il dispositivo di riproduzione, scegliendo Wasapi in modo esclusivo; si bypassa così il driver Windows e al DAC viene passato il contenuto acquisito dalla rete, senza elaborazioni. Quindi se scegliamo un album disponibile in HD, come questo recente della pianista Alice Sara Ott, si dovrebbe ascoltare in HD. Utilizzando come DAC in output il mio vecchio HRT il risultato è questo:


Tutto secondo requisiti e premesse: se il contenuto è in HD lo ascolteremo in HD. Fino a 96KHz in questo caso perché era il limite del DAC.
Seconda prova: streaming in wi-fi
Collegando senza fili dispositivi multi-uso come un tablet all'impianto si aggiunge alla qualità dell'ascolto anche la massima comodità e semplicità d'uso. La configurazione, che è anche quella più usata da me, è la seguente:
iPad con Qobuz HD --- WiFi----> Chromecast Audio --- Toslink ---> DAC

L'uscita analogica del DAC può essere connessa a una porta di input dell'amplificatore e quindi all'impianto oppure ad una cuffia stereo.

Anche in questo caso lo strumento di test più semplice è un DAC con display del sample rate. Collegando in wi-fi i 3 componenti (più una cuffia) il risultalto è questo:



Nonostante i molti strati di software, driver e hardware per cui sono passati, i contenuti digitali in HD arrivano intatti al convertitore da digitale ad analogico.

La fonte dei dubbi
Ci si potrebbe chiedere il motivo di queste prove, perché mai non dovrebbe essere come dichiarato? La riposta è: perché non sempre è dichiarata la qualità degli output audio, in special modo per smartphone e tablet e in particolar modo per quelli di Apple. Poiché da varie parti, anche attendibili come What Hi-Fi, è riportato che il driver audio iOS continua ad essere limitato a 24/48, sorge il dubbio che lo stesso taglio venga fatto anche nella connessione wi-fi. Inoltre, il sistema Apple AirPort per il trasporto dei contenuti via wi-fi è effettivamente limitato a 16/44.1.
Per superare queste limitazioni la app Qobuz dovrebbe by-passare eventuali limitazioni standard di iOS e trasmettere direttamente con il protocollo ChromeCast, che arriva ufficialmente al minimo a 24/96
Un dubbio può sorgere anche per Chromecast Audio: è dichiarato che il DAC interno è 24/96, c'è una uscita integrata analogico / digitale ottico (Toslink) e dobbiamo supporre che quest'ultima sia a 24/96 anch'essa, senza limitazioni, ma anche di questo non c'è evidenza nella documentazione tecnica.

Come si vede nelle immagini i dubbi per fortuna sono infondati, quello che arriva ad una certa risoluzione esce con la stessa risoluzione, l'unico dubbio o domanda è perché non lo scrivono nella documentazione. Probabilmente pensano che non interessi a nessuno (e forse è così). Ma è una buona cosa saperlo per certo, per chi è interessato.

Note tecniche
Perché è proprio necessario un DAC? Su Windows ma anche su Mac non sono riuscito a trovare un software che mostri nel display il bandwith e/o il sampling rate in input. Anche raffinati editor / registratori come Audacity impostano loro la qualità input, provvedendo a downgrade o upgrade a seconda dei casi. Ho provato anche con mixer digitali come Arbour ma senza successo e prima ancora con raffinati software di analisi di audio digitale come il MusiScope di Xivero, contattandoli anche per sapere se con qualche configurazione si potesse ottenere questa informazione, ma la cortese risposta è stata anche in questo caso "non è possibile, non è una funzione presente".
Per il test ho dovuto quindi per forza utilizzare un DAC esterno che mostri il sampling rate in ingresso. Anche se forse un sistema c'era (leggi dopo).

Non avendo il mio DAC un display ed essendo necessario un ingresso digitale ottico, scartando l'idea di acquistare un nuovo DAC solo per questo scopo, ho approfittato dell'esigenza di un mini DAC per l'ascolto da PC (che uso in un'altra stanza) cercandone uno che avesse anche il display e più ingressi oltre all'ampli per cuffia. Non ce ne sono molti di prezzo compatibile con questa esigenza minore. Ma la ditta cinese S.M.S.L. che produce diversi DAC anche di fascia medio-alta che stanno suscitando un discreto interesse, na ha uno in catalogo, il modello mini M3 delle ultime immagini.
Non è allo stato dell'arte perché non supporta il DSD, non è di progettazione recente, ma ha il vantaggio di costare molto poco (76 € acquistando in Cina, 85 € su Amazon). Un buon acquisto, pubblicherò prossimamente una prova.


Un momento, c'è ancora un dubbio
Certo, il dubbio ripetuto in tutti i forum: ma è veramente 24/96 o semplice upgrading dei normali contenuti in qualità CD? Numerosi utenti solitamente anonimi o nascosti da nickname ripetono da anni con grande sicurezza (ma nessuna evidenza) questa diceria.
Per sfatare questa leggenda non ho dovuto però fare test specifici, perchè l'ha già fatto la rivista online audioXpress in una prova di Qobuz molto esauriente e abbastanza recente (maggio 2019) dal titolo "Exploring Qobuz High-Resolution Streaming". Tra i molti elementi testati c'è anche il confronto tra i file audio originali in HD e il contenuto trasmesso via streaming. Risultato: sono uguali, nessun downgrade e nessun upgrade.

Confronto eseguito proprio con MusiScope. Il che mi ha fatto considerare che il sistema invece c'era, anche senza DAC: accedere alla libreria in locale della app Qobuz desktop. Operazione di "jailbreak" non semplice ma che comunque doveva essere creduta sulla fiducia, mentre quella che ho proposto può essere effettuata da chiunque e in modo molto semplice.

2 commenti:

  1. Anonimo5/7/20

    Articolo interessante e ben fatto, come al solito.
    Anche se io sono un dinosauro, non ascolto in streaming. Feci a suo tempo il passaggio dall'analogico al digitale, ma allo streaming non ce la posso fare.
    E, per confortarmi, penso: un giorno tutto questo streaming, per un motivi vari, finirà e l'utente si troverà con un pugno di mosche in mano.
    :-)
    Grazie.
    enrico

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    Risposte
    1. Ci sono due approcci per lo streaming: considerarlo una sostituzione oppure un'integrazione. Nel primo caso ci si può riempire la vita di musica ma senza che rimanga niente di tangibile nelle mani. Un po' come il cinema nell'era pre DVD se ci pensi bene. Nessuno aveva una cineteca in casa semplicemente perché non poteva avere il cinema in casa. Nel secondo caso un appassionato che ha magari migliaia di vinili, di CD, di file audio archiviati su hard disk o NAS, adotta *anche* lo streaming per estendere ancora di più l'accesso alla musica da scoprire o riscoprire. Scelte personali, la prima sembra effettivamente poco digeribile per chi ha iniziato collezionando LP, ma non è affatto obbligata.

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