domenica 20 ottobre 2013

Ripping per tutti

A giudicare dalle email che arrivano alla rubrica della posta di Musica & Memoria una delle preoccupazioni principali di chi si accinge a passare alla musica liquida è il trasferimento della propria, spesso cospicua, libreria musicale su CD.

Si confrontano due scuole: quella che ritiene che un lettore CD di un computer è un componente tecnologicamente evoluto, in grado di leggere correttamente dati e programmi per computer (altrimenti servirebbe a poco), e che la correttezza della operazione lettura è dimostrata dal fatto che un programma per PC se ha qualche byte fuori posto non funziona più. L'altra scuola invece pone la massima attenzione alla correzione di errori, che ovviamente garantisce quanto sopra, e ai suoi nefasti effetti (o presunti tali) sull'ascolto.
Provo temerariamente a fare un po' di chiarezza, allo scopo soprattutto di abbassare la criticità e lo stress attribuito a questa operazione.

Cominciamo dal CD
Questo supporto figlio di un'altra era tecnologica è stato progettato per distribuire file audio musicali (e in seconda battuta dati) con basso costo. Quindi, progettato per funzionare anche con lettori o supporti in condizioni non perfette e con un basso costo di produzione del dischetto. Le soluzioni adottate sono state l'inserimento di un efficace sistema di correzione di errori e l'adozione di un supporto stampabile. Il CD viene infatti stampato, non inciso, e questo processo non garantisce la identità al 100% col master (non lo garantirebbe neanche la masterizzatore) e tutto funziona grazie alla correzione di errore. Che non è una novità, ed è ovviamente presente anche nei dischi rigidi dei PC.

La correzione di errore
Non voglio fare qui una trattazione sui sistemi di correzione di errore, si può approfondire su varie fonti in internet. Vediamo invece perché dovrebbe avere effetto sulla musica. Si tratta come noto di una serie di informazioni aggiunte al file musicale, che consentono al software che si occupa della lettura non solo di verificare se la sequenza di bit letti non corrisponde a quella originale, ma anche di ripristinare la sequenza originale, fino ad un certo livello di alterazioni. Quale livello? Zone alterate troppo estese, quelle di cui ci accorgiamo in lettura con un clic o con altre alterazioni o con la lettura che si blocca.

In tutti gli altri casi, dell'intervento di correzione non ce ne accorgiamo, la musica fluisce senza interruzioni e apparentemente senza alterazioni. Apparentemente ...  ma le alterazioni ci sono e sono percepibili con un impianto di livello adeguato, oppure no? È opinione comune che ci siano e possano degradare l'ascolto anche se non in modo evidente, soprattutto a causa di ritardi minimi dovuti al processo di correzione che producono un aumento della distorsione nel dominio del tempo chiamata jitter e molto citata come uno dei difetti principali dell'audio digitale.
Ma questo avviene ascoltando un CD Audio con un lettore CD, in modo tradizionale. Noi invece ascoltiamo seguendo un processo diverso. Stiamo trasferendo il contenuto del CD audio su normali file da computer che poi saranno utilizzati come dati di input per un programma informatico, che chiamiamo media player (che sia Foobar2000 o iTunes o altri) da memoria fisica a memoria di lavoro, con un livello di possibili errori di molti ordini di grandezza inferiore. Difatti, come abbiamo già detto, quel PC nel quale dati di input o istruzioni di programmi arrivassero all'unità centrale, alla CPU, alterati, non funzionerebbe correttamente già da un bel po' e per tutte le altre sue funzioni.

Seguiamo allora, per chiarirci le idee, questo processo
All'origine abbiamo un CD audio che, è importante ricordarlo, non è un CD dati (CD-R) ha una organizzazione diversa, a settori (vedi Wikipedia per i dettagli) e difatti da PC non lo "vediamo" come insieme di file gestibili dal file system del PC, ma come una serie di "tracks".
Il nostro ripper, che sia foobar2000, iTunes, DBpowerAmp o altri, legge le tracce e le trasforma una per una in un file audio, per esempio in formato WAV, non compresso, il formato standard per l'audio digitale in codifica PCM, oppure ALAC se abbiamo usato iTunes e/o vogliamo mantenere i tag.

Nel farlo utilizza ovviamente il sistema di correzione di errore e quindi le informazioni ridondanti presenti sul CD, che consentono di individuare eventuali anomalie di lettura o di stampaggio e di ricreare un file audio senza errori. Se in questa fase si crea ad esempio jitter non ce ne importa nulla perché non stiamo ascoltando il CD.

A questo punto abbiamo una serie di file audio che il nostro media player leggerà, come abbiamo già detto, senza problemi e senza alterazioni e quindi potremmo vivere sereni e felici senza preoccuparci di altro.


Invece, come al solito, non è così perché non possiamo essere sicuri che il ripristino dell'audio originale abbia ricreato esattamente l'audio originale. Ha ricreato un file audio che non manda in errore il media player, certamente, ma nel ripristino, se l'errore era esteso, potrebbe non aver potuto recuperare esattamente la sequenza di bit originale.

Anche se difficilmente lo potremmo avvertire all'ascolto questa eventualità non ci farebbe dormire e quindi la vorremmo evitare, vorremmo una copia esatta dell'audio originale.

Le alternative per la copia esatta dell'originale
Proprio Exact Audio Copy o EAC si chiama il più popolare programma che fa questo mestiere. Ci avverte se la correzione di errore è stata attivata oltre a una certa soglia. La soglia la dobbiamo decidere noi in base ad una serie di parametri di configurazione. Quelli di default sono orientati ad una acquisizione veloce e senza problemi, ma si può richiedere che la estrazione si blocchi se il tempo è superiore al previsto di un tot di volte, che la qualità del recupero sia alta (di default è media) o impostare la modalità di lettura da "sicura" a "paranoid". Le prime due sono opzioni di EAC, le seconde dell'unità di lettura, ma per approfondire tutte le possibilità di configurazione è necessario leggere il manuale su wiki.hydrogenaudio.org.

Il sistema alternativo si chiama AccurateRip. è stato messo a punto per il controllo errori in stampaggio negli stabilimenti di produzione CD e usa un criterio probabilistico che, come tutti i metodi probabilistici, funziona nella maggior parte dei casi, con tendenza al 100% asintotico al crescere del campione. In pratica, oltre alla correzione di errore prevista dal CD, esegue verifiche (checksum) a intervalli regolari su porzioni di disco in lettura e le confronta con i checksum allo stesso punto in altri ripping precedenti. Tutti i controlli effettuati vengono infatti archiviati in un DB centrale e anche il nostro si aggiungerà a quelli già esistenti.

Se risulterà identico a quelli esistenti e questi sono in buon numero i casi sono due: la ricostruzione (anche dopo eventuale correzione errore) è esatta oppure in tutti i casi si è verificato lo stesso medesimo errore. Questa seconda eventualità è già molto improbabile se i dischi uguali nel DB sono pochi e diventa velocemente nulla se sono molti. Come è nella grande maggioranza dei casi. Se non risulta identica il sistema ripete la lettura per tentare di avere un risultato compatibile, se non ci riesce dopo un certo numero di tentativi, ma il file è stato comunque ripristinato ed e ascoltabile lo dichiara trasferito con "minor problems" (altrimenti saranno, evidentemente, "major problems", alias brano non trasferito e ce ne accorgeremo per forza).

Esperienza pratica 1: Foobar2000 + AccurateRip
Ho trasferito sinora, a piccole quantità alla volta, oltre 500 album e quindi posso avere una idea di quanto siano frequenti i problemi di ripping. Ho utilizzato il sistema AccurateRip incluso in Foobar2000, come descritto nel precedente articolo, ma ho testato anche EAC per completezza.
I CD erano in gran parte nuovi ma in parte non trascurabile usati, acquistati su Amazon da Zoverstock o altri negozi online specializzati. Tutti in buone condizioni ovviamente e trattati bene.
La presenza di problemi, sempre e solo minor problems, è stata piuttosto rara (meno del 5%) ed è stata indipendente dal fatto che il CD fosse nuovo o usato. Anche per album apparentemente rari il confronto si è rilevato quasi sempre possibile. 
Nel caso di minor problems si può procedere verso la presunta perfezione con una serie di azioni ulteriori:
  • impostare sulla unità di lettura la velocità dimezzata;
  • pulire accuratamente il dischetto;
  • passare alla conversione file per file, per le sole tracce che sono state convertite con minor problems (una alla volta); non so perché ma con questa azione su Foobar2000 quasi sempre il problema sparisce;
  • provare la stessa operazione su un altro PC (potrebbe essere un problema meccanico-ottico del lettore CD interno che non legge perfettamente il dischetto, si può anche provare a pulire con attenzione la lentina).
L'attenta pulizia del dischetto è stata anche l'azione correttiva per gli unici casi di major problems rilevati, che erano sempre la impossibilità di leggere il CD, quindi probabilmente la impossibilità di leggere la TOC (table of contents). 
In sintesi si riesce a trasferire un CD in 10-15' in media con una buona confidenza che sia stata fatta la migliore conversione possibile. 

L'esperienza con EAC
E' stata invece piuttosto sorprendente. Mi aspettavo che fosse un programma "schizzinoso" e trovasse problemi sui CD che ho usato come test, scegliendoli ovviamente tra quelli che erano stati diagnosticati con minor problems da AccurateRip. Invece la conversione si completava sempre senza errori, con confidenza vicino al 100%. Allora ho provato ad utilizzare CD meno tenuti bene, andando a cercarli tra quelli di mia figlia, che quando li usava (ormai è passata a Spotify e prima ancora usava solo iPod e iTunes) ne faceva un uso, diciamo, più libero. Anche scegliendo i più disastrati con graffi e simili, e addirittura copie piratate, per EAC andava sempre bene tutto. Allora ho settato tutti i parametri ai criteri più stringenti, inclusa la misteriosa modalità "paranoid", ma il risultato era sempre una conversione senza errori. Merito forse del lettore del mio notebook, forse di qualche altro parametro nascosto. Gli stessi album peraltro venivano letti anche da Foobar2000 al peggio con minor problems.

Ho dovuto quindi passare alle maniere forti e rigare qualche CD duplicato.

Il CD sacrificato è stato in particolare Laundry Service di Shakira, risalente alla fase pre-adolescenziale di mia figlia. Una incisione con le forbici nella parte centrale e finalmente, anche se su un brano solo, anche per EAC c'era qualcosa che non andava. Solo però impostando "salta la traccia in caso di errori", altrimenti comunque la correzione di errore riusciva a recuperare il contenuto. A conferma che il CD era stato progettato proprio per questo.
Il log però non riporta nessuna particolare informazione sul tipo di errore rilevato o sulle modalità di rilevazione, solo un generico messaggio di errore "copia annullata".

(Se qualche visitatore riesce a generare un log con errori più dettagliati e ce lo invia farebbe cosa gradita per completare questa analisi. Nella documentazione presente in rete non ho trovato molto di più al riguardo).

Riprovato il dischetto rigato anche su Foobar2000 con AccurateRip il risultato è stato il medesimo: conversione effettuata ma senza la conferma del "march" con i checksum. Come peraltro già avveniva per le altre tracce non difettate su questa copia già molto scadente (piratata). Un poco più estese le informazioni in questo caso.

Esperienza 3: l'import di iTunes
Per impiegare meno tempo in certi casi ho utilizzato un sistema alternativo semplicissimo e che anzi si propone di solito automaticamente: l'import di iTunes. Anche in questo caso è possibile configurare l'acquisizione con controllo errori. Un controllo che appare molto blando perché iTunes ha sempre  "digerito" tutto e senza problemi, e anche con tempi molto ridotti rispetto a Foobar2000 con AccurateRip. L'ho quindi usato quando trovavo problemi di qualche tipo e il CD non giustificava il tempo occorrente per arrivare alla conversione tendente alla perfezione.

Se tutto il resto non funziona?
Come premesso, sinora non mi è mai capitato che la conversione non vada a buon fine. Il merito è probabilmente da attribuire alla correzione di errori effettuata dall'unità di lettura inserita nel mio notebook Sony Vaio (una unità BD/DVD Pioneer BD-ROM BDC-TD03) come penso che avvenga per tutte le unità di ultima generazione. Consideriamo infatti che le tolleranze di lettura per DVD e ancor più per Blu Ray sono molto più stringenti che quelle per i CD.
Dall'analisi appena descritta la soluzione nel caso che un brano non sia acquisibile neanche con i rimedi indicati prima è molto semplice: si tratta di abbassare il livello di controllo, cosa fattibile sia in EAC sia con Foonbar2000 (dove si può disabilitare il controllo con AccurateRip). Oppure rinunciare.

In sintesi
Gli ulteriori test hanno confermato che Foobar2000 con AccurateRip è la soluzione di compromesso migliore per chi vuole ottenere un buon risultato di ripping, anzi vicino alla perfezione, senza dover studiare i complicati parametri di EAC, che peraltro include, volendo, anche il controllo con AccurateRip. EAC è gratuito come Foobar2000 e ha prestazioni simili, quindi può essere una alternativa comunque praticabile per chi si ritrovi meglio con questo prodotto.

Videate e log dei test effettuati
Come al solito una serie di videate a commento dei test effettuati.

1) Così si presenta EAC. Il riconoscimento automatico del CD bisogna abilitarlo, altrimenti si deve procedere manualmente




2. EAC al lavoro, in verifica delle tracce. Notare il piccolo riquadro che mostra il numero di interventi della correzione di errore.




3. Il log di EAC

Exact Audio Copy V1.0 beta 3 from 29. August 2011
File di log EAC per l'estrazione del 18. Ottobre 2013, 23:40
Neil Young & Crazy Horse / Everybody Knows This Is Nowhere
Unità predefinita : PIONEER BD-ROM  BDC-TD03   Adapter: 0  ID: 1

Modalità di lettura       : Sicura
Utilizza lettura accurata : Sì
Disattiva cache audio     : Sì
Rileva errori lettura C2  : No

Correzione offset di lettura                         : 667
Compensa lettura nel Lead-In e nel Lead-Out          : No
Riempi sample offset mancanti con silenzio           : Sì
Rimuovi blocchi di silenzio ad inizio e fine traccia : No
Usa i sample nulli nel calcolo CRC                   : Sì
Interfaccia usata                                    : Interfaccia nativa Win32 Per Windows XP/Vista/Win 7
Gestione Gap                                         : Non rilevato, così aggiunto a traccia precedente

Effettua un'estrazione solo di prova


TOC del CD estratto

     Traccia |  Inizio  | Lunghezza | Inizio settore | Fine settore 
    ----------------------------------------------------------------
         1   |  0:00.32 |   3:00.18 |         32     |     13549    
         2   |  3:00.50 |   2:28.55 |      13550     |     24704    
         3   |  5:29.30 |   5:53.50 |      24705     |     51229    
         4   | 11:23.05 |   9:16.70 |      51230     |     92999    
         5   | 20:40.00 |   4:07.00 |      93000     |    111524    
         6   | 24:47.00 |   5:36.07 |     111525     |    136731    
         7   | 30:23.07 |  10:06.55 |     136732     |    182236    


Traccia  1

     Nome file 01. Neil Young & Crazy Horse - Cinnamon Girl.wav

     Livello di picco 89.4 %
     Velocità estrazione 2.1 X
     Qualità traccia 99.9 %
     Verifica CRC 18BB3D2A
     Estratta accuratamente (Confidence 28)  [B61D45EA]  (AR v2)
     Copia corretta

sabato 12 ottobre 2013

Linn Longue a Roma

La scorsa settimana un nuovo evento della iniziativa Linn Longue, ospitato dal noto negozio di strumenti musicali e alta fedeltà Cherubini di Roma, ha fornito la opportunità di ascoltare due componenti di fascia alta della Linn (ovviamente). Il tema del pomeriggio era la produzione dei Beatles, nella edizione rimasterizzata e distribuita a 24 bit pochi anni fa. Come in altre occasioni era previsto anche un percorso storico e critico sul più celebre gruppo musicale degli ultimi decenni, a cura del noto giornalista musicale John Vignola. Ma in questa occasione, che era una data aggiunta per il notevole numero di prenotazioni, per un contrattempo non è potuto esserci (peccato, è sempre molto interessante) e quindi tutto il tempo è stato impiegato per gli ascolti.


I componenti proposti erano un network music player, il modello Akurate DSM, e due diffusori attivi, gli Akurate Akubarik (immagine a destra); i file audio erano archiviati sul NAS del negozio ed erano in formato HD (o quasi) 24 bit e 44.1 KHz e l'impianto era comandato con un iPad sul quale era installata una app dedicata della Linn.

Non mi dilungo sulle caratteristiche dei due apparati, che si possono consultare facilmente sul sito della Linn. Particolarmente interessante l'ascolto delle casse attive, una tecnologia che fornisce grandi vantaggi, a cui ho dedicato un post qualche tempo fa, e che non è frequente poter verificare dal vivo.

L'attesa del giornalista, piuttosto prolungata, ha consentito di fare anche qualche ascolto a confronto con gli impianti presenti, in particolare ho potuto ascoltare con altri 3-4 appassionati un notevole impianto di categoria top, con diffusori Wind design della Totem Acoustic e un sistema di amplificazione a quattro telai (!) delle dimensioni di una lavastoviglie (ma più pesante, penso) della inglese Exposure. Audio sempre liquido tramite PC + DAC.
Qui abbiamo ascoltato Something da Abbey Road con un risultato veramente convincente. È chiaro che non è il tipo di registrazione più adatta per un test ma la voce, la dinamica e la correttezza timbrica erano di elevato livello, come peraltro è lecito attendersi da un impianto top a questi livelli di prezzo; soprattutto si apprezzava la capacità dell'impianto, delle casse soprattutto, di sparire dal palcoscenico immaginario.

La presentazione dell'impianto liquido "minimale" (due soli componenti) è poi iniziato con alcune scelte dal repertorio dei Beatles che volevano anche dimostrare come il remastering e il trasferimento in (quasi) HD consentissero di scoprire "i Beatles come non li avete mai sentiti". Alcuni ascolti come I Love Her, Let It Be o Get Back effettivamente mostravano una gamma di frequenza ben estesa, ottima individuazione di strumenti e voce, bassa distorsione ed elevata dinamica. Su sollecitazione di una giovane partecipante alla dimostrazione è stato anche selezionato un brano di maggiore impatto, l 'anticipazione dell'hard rock con la geniale Helter Skelter di Paul, e anche qui l'effetto è stato "impressive" come direbbero gli inglesi.

Altre registrazioni dimostravano però la importanza non eludibile del master originale. Ad esempio Help!, una delle canzoni più belle e importanti del gruppo, era a un livello inferiore, con un suono leggermente meno definito, impastato direi.


Per verificare almeno in parte la presunta eccellenza del remastering il giorno dopo (quindi a distanza e con tutti i limiti del caso, e su un diverso impianto) ho riascoltato gli stessi brani sul mio impianto, da vinile. Devo dire che Let It Be dalla edizione recente "naked" e su vinile di alta qualità non sfigurava affatto, non sembrava di perdere qualcosa. Ma anche Help! di cui ho solo una stampa italiana anni '70, certamente non al top, non risolveva i problemi verificati nell'ascolto al Linn Longue. Insomma buone edizioni, da avere per chi non le ha, ma sconsiglierei chi ha già i vinili in buone condizioni e di buona qualità di procurarsele.

Una seconda parte dell'incontro ha riguardato le possibilità operative del music server. Che può fare anche da pre su più ingressi (anche video) e inoltre, supportando il protocollo Apple AirPlay, consente di ricevere e riprodurre anche contenuti audio da iPhone o iPad. Sono stati sollecitati i presenti e anche io ho provato l'ascolto sull'impianto da una playlist Spotify (già scaricate in locale, in questo caso). La mia scelta è caduta su una cantante new jazz coreana attiva un Francia, Youn Sun Nah, scoperta devo dire grazie alla sezione musicale di Audio Review, una musicista che trovo molto gradevole e originale. Audio compresso ma di alta qualità (Ogg Vorbis 320K), l'ascolto era molto buono. Anche altri presenti hanno veicolato dai loro iPhone musica soprattutto rock.


Resta da dire dell'ascolto a distanza di Something su quest'altro impianto, che ovviamente ho chiesto, e dopo questa parte è stato fatto. Un ascolto diverso, parere condiviso anche da altri presenti, nel quale l'impianto Linn metteva in luce soprattutto la notevole capacità dinamica, senza evidenziare nessuna apprezzabile carenza. Pur se filtrato dal confronto a memoria alcune caratteristiche di naturalezza particolare del suono, apprezzate in precedenza, restavano però appannaggio dell'impianto top. Che peraltro ha un costo che è circa il doppio, e la differenza in valore assoluto non è poca.

In conclusione le casse attive si confermano una soluzione che garantisce bassa distorsione ed elevata dinamica, due parametri fondamentali nell'alta fedeltà, consentendo anche di comporre un impianto con molta maggiore semplicità e meno impegno, lasciando più tempo alla musica, il che non guasta. Una soluzione che probabilmente avrà sviluppi interessanti. Si conferma anche che la Linn, avendo iniziato prima degli altri a credere nella musica liquida, ha conquistato e mantiene un vantaggio notevole. Peccato che i prezzi continuino a restare piuttosto elevati, anche per i componenti entry level (si fa per dire).

lunedì 23 settembre 2013

A volte ritornano: la digital radio

Tutti conoscono e hanno seguito la lunga e complicata vicenda della televisione digitale terrestre, o DTT, ma ben pochi sanno che la stessa migrazione da analogico a digitale era prevista anche per la radio. Si chiamava DAB, Digital Audio Broadcasting, e il sistema di trasmissione non era dissimile a quello adottato dallo standard DTT, trasmissione di un segnale digitale via onde radio, quindi ancora con una architettura broadcast, da una antenna a molti ricevitori.
La storia in sintesi del DAB, del suo stentato avvio, della promozione insufficiente, e poi del progressivo ma mai definitivamente ufficializzato abbandono, si può leggere sulla pagina che abbiamo dedicato al digitale terrestre su Musica & Memoria.

Una storia che qualcuno sembra intenzionato a riaprire nonostante il flop passato, con una sperimentazione iniziata in una regione italiana, il Trentino Alto Adige, e il rilancio sostenuto anche da una campagna promozionale (via radio ovviamente). Vediamo in sintesi chi è interessato, perché è fallito il primo tentativo, che vantaggi ci sarebbero e che probabilità (secondo me) ci sono per il secondo tentativo e che cosa stanno facendo gli altri in Europa.



Chi ne trarrà giovamento
Diciamo subito che il nuovo standard può dare vantaggi solo agli operatori del settore. Il nuovo standard consente di ridurre i costi di trasmissione, migliorare la qualità e la copertura senza mettere mano a un complicato riordino delle frequenze (sostituito da una specie di sanatoria), e di mantenere almeno all'inizio le posizioni di mercato acquisite. Il passaggio alle web radio sarebbe invece un percorso molto più impegnativo ed a rischio per le radio attuali, che si troverebbero ad affrontare una concorrenza molto più estesa.

Dal punto di vista degli ascoltatori la qualità non sarebbe superiore, l'audio rimarrebbe compresso come è già per la maggior parte delle radio, e addirittura inferiore per le pochissime radio che trasmettono ancora in FM puro, senza compressione (come la benemerita FD5 della Rai). Sarebbe invece migliorata la situazione sul lato dell'ascolto e della riduzione dei disturbi e delle sovrapposizioni, sarebbe questo il "suono perfetto" (già sentita questa) degli annunci pubblicitari. Senza disturbi, non si parla di qualità audio. Ma il problemi della ricezione non è un limite dello standard FM, bensì della tradizionale incapacità organizzativa italiana, a cui si è aggiunta la battaglia per le frequenze da liberare, e che invece erano occupate da una certa rete TV privata, creando il cosiddetto "caos delle frequenze" che si trascina da venti e più anni. E che sarebbe risolto, anche in questo caso, non mettendo ordine, ma cambiando sistema, come è avvenuto per la DTT.



Perché è fallito
Il caos delle frequenze citato e la prevalenza totale della TV in Italia, anche per le note ragioni politiche, sono la prima causa dello stallo che ha fatto dimenticare dopo pochi anni il tentativo DAB (iniziato ormai il ... secolo scorso). Ora con lo switch over al digitale completato questo problema non dovrebbe esistere più. Ma rimane il secondo problema: la incompatibilità dello standard con i ricevitori attuali. In casa non era e non sarebbe un grande problema, perché gli ascoltatori sono ormai molto pochi, e sarebbe stato sufficiente l'acquisto di un nuovo ricevitore (prezzi accessibili). Il problema erano e sono le autoradio. Un grosso problema perché l'ascolto della radio era (ed è ) quasi tutto in auto. Teoricamente anche qui si potevano utilizzare decoder esterni. Ma una soluzione così scomoda è stata accettata (con proteste) per la DTT solo perché la migrazione era imposta per legge (la famosa legge Gasparri). E questo è l'ulteriore motivo del flop, qui nessun obbligo c'è mai stato.



Perché ora dovrebbe riuscire
L'unico passo avanti è che ora ci sono le frequenze disponibili. Inoltre in altri paesi europei, soltanto due in realtà, Germania e UK, la migrazione è andata avanti, senza raggiungere però il completamento, e alcuni produttori di auto hanno inserito tra gli optional per l'autoradio di serie la compatibilità col DAB. Che tutto ciò possa bastare è assai improbabile, perché questi optional sono molto costosi e molto poco diffusi. Così come i decoder che in più rendono più complicato l'uso in auto, un ambiente dove invece tutto deve essere semplice e diretto. Gli automobilisti si accollerebbero spese e scomodità solo se obbligati, o per vantaggi eccezionali offerti dalla tecnologia. Vantaggi che proprio non si vedono, anzi non si sentono. All'ascolto una radio DAB è una radio.

In più c'è la situazione delle emittenti, quasi tutte in difficoltà finanziarie per la riduzione degli introiti pubblicitari, derivante non solo dalla crisi ma anche dalla incredibile vicenda di Audiradio (anche su questo aspetto si può consultare Musica & Memoria). Una situazione che rende molto difficile per la maggior parte delle stazioni affrontare nuovi investimenti in infrastrutture tecnologiche. Nonostante ciò alcune radio, inclusa anche Radio 24, pare che ci credano e hanno iniziato a trasmettere in DAB+ (successore, ovviamente non compatibile, del primo DAB). Sono del settore, avranno fatto i loro calcoli, ma vedo che tra gli addetti ai lavori prevale lo scetticismo totale.




La situazione in Europa
Qualcosa continua a muoversi, sulla spinta evidentemente delle emittenti attuali. UK è il paese più avanti, aveva raggiunto anni fa una penetrazione del 50% ma poi il trend si è fermato per la concorrenza dei servizi via web, ormai sempre più integrati con il sistema audio-navigatore delle nuove auto. In Germania la situazione è simile anche se la migrazione è ancora più indietro. La Francia ha sperimentato ma non ha fatto quasi nulla, situazione simile alla nostra. Ben poco negli altri paesi. Si registra la intenzione dichiarata del paese più ricco d'Europa (la Norvegia) di passare al digitale terrestre. Ma nonostante la loro capacità di investimento il programma parla di uno switch over completato nel 2017. Prospettive incerte anche qui, in sostanza.

I vantaggi

Ci sarebbero anche. Per l'ambiente, in prospettiva. Se fallisce anche il secondo tentativo per la radio digitale terrestre la soluzione inevitabile, lo standard che prima o poi sostituirà la FM sarà la radio via web. Che funziona ma è tecnologicamente un assurdo, perché richiede una connessione punto a punto per ciascun ascoltatore. Le reti di ora non sarebbero in grado di sopportare tutte le auto di una città collegate via web contemporaneamente e in ascolto di stazioni web radio. In futuro forse lo saranno (la stessa criticità riguarda la web TV) ma con una efficienza molto minore del razionale sistema broadcast. E conseguente spreco di energia. È molto probabile però che anche sul web quando sarà necessario verranno messe a punto (in parte già ci sono) tecniche di trasmissione "uno a molti" più efficienti sul modello broadcast.

In sintesi

La cenerentola dei media rimane nel cono d'ombra. Temo che ancora per molto in Italia gli ascoltatori dovranno lottare contro il caos delle frequenze e le trasmissioni fuori norma, e si conferma che purtroppo la qualità audio non è una priorità per nessuno.




(Nelle immagini i siti web della nuova iniziativa Digital Radio, e dei consorzi di radio che la supportano: ClubDab, Eurodab, RaiWay-Ras e infine il più importante dopo tutto, DBTAA del Trentino-Alto Adige. Da notare che il sito EuroDab alla data di questo post non è ancora attivo e che anche sul sito principale Digital Radio le informazioni sono molto poche).

lunedì 9 settembre 2013

Google Play Music Unlimited è in Italia

Chi temeva che la possibilità di ascoltare tutta la musica del mondo in streaming, in modo legale, sia in casa sia in mobilità, ad un ragionevole costo di 30 centesimi al giorno, potesse essere solo una occasione momentanea dovuta a una congiunzione favorevole, può tranquillizzarsi. Anche se il servizio Spotify, iniziatore della universalizzazione di questa formula di abbonamento (subscription) estesa all'Europa e persino all'Italia dovesse fallire (è una compagnia svedese non ancora consolidata del tutto come modello di business) rimarrà qualcuno di ben più solido a proporre questa, che probabilmente è la soluzione del futuro.

Dopo solo pochi mesi dal lancio in USA è disponibile infatti anche in Italia il servizio Google Play Music Unlimited, che aggiunge la funzionalità di streaming (a pagamento) alla funzione tipo cloud, tipo iTunes Match, già disponibile e di cui ho riferito qualche mese fa.
Non è gratis, costa i soliti 9,90 € al mese (7,99 nell'attuale fase di lancio) ma nel frattempo anche Spotify in versione base e free è stato ulteriormente ridotto. Solo 10 ore al mese di ascolto e poi stop.

Le differenze principali con Spotify sono due: la disponibilità limitata a desktop e dispositivi Android e l'assenza di integrazione con le piattaforme social FB e Twitter. Il nome è cambiato, almeno in Europa, in origine era ancora più lungo (Google Play Music All Access).

Come funziona
Aiutandoci sin da subito con qualche videata vediamo come funziona il nuovo servizio, per il quale Google ha continuato con una impostazione minimalista e con comandi visibili ridotti al minimo.
Il servizio si aggiunge a Google Play (che è un prerequisito) e agli utenti viene proposto l'upgrade.
Quella che viene mostrata è la versione desktop (su Windows con IE9). Più avanti proveremo quella Android.


Il secondo passo è la sottoscrizione. Come sempre (come a suo tempo per il quasi omonimo Sony Music Unlimited, apripista in Europa e in Italia dei servizi in abbonamento) è richiesta una carta di credito per attivare la sottoscrizione al servizio, anche se nel primo mese non verrà caricato alcun importo.




Una volta avviata la sottoscrizione il servizio si presenta in modo analogo a Spotify, con le novità sponsorizzate e in più una selezione di playlist proposte dagli altri utenti, che possono essere selezionate e ascoltate col mini player del browser, come si vede nella seconda immagine.


Passiamo alla ricerca di un brano che non abbiamo e desideriamo ascoltare. Proviamo con i Tidersticks. Ci sono tutti i loro album, ne selezioniamo uno ed un brano e ascoltiamo. Tutto molto veloce, anzi istantaneo, interfaccia efficace, meno elegante ma più pratica e reattiva di quella di Spotify, a mio avviso.




Dopo l'ascolto il brano (o l'album) viene automaticamente aggiunto alla raccolta personale per altri ascolti. In altre parole la parte "cloud" di Google Play (la nostra musica caricata sul servizio di Google) e la parte streaming sono integrate. Cosa ovviamente non possibile tra Spotify e iTunes Match.



Catalogo
Spotify dichiara 20 milioni di brani nella sua libreria musicale, Google Play MU ne dichiara 18, nessuno credo si è messo a verificare questi dati o a cercare in modo sistematico quello che non c'è in assoluto, ma il test che viene spontaneo fare è la ricerca di quello che NON c'è su Spotify. In particolare, a parte i Beatles, come sanno tutti, 3-4 artisti che, preparando le playlist di Musica & Memoria per Spotify, mi sono accorto che mancavano.

La prima era Amy Winehouse. Che qui invece c'è e con tutta la produzione. Accordi diversi con l'editore, evidentemente.


La seconda era Cindy Lauper. Su Google Play MU c'è, anche se non tutta la produzione è presente, ma Time After Time si può ascoltare senza problemi.


Niente da fare invece per Eva Cassidy. Nessun accordo per la "regina delle cover", grande e indimenticata artista, la cui produzione deve essere per forza scaricata da iTunes e simili. Questa è la scelta della sua casa discografica.


Infine una videata della produzione di un gruppo noto ma non certo universalmente conosciuto  come i Pentangle, tutta presente.


Un check anche per la musica classica, dove la vastità del catalogo e la numerosità delle piccole etichette rende la ricerca e la individuazione delle carenze meno significative.
Per il noto pianista star Lang Lang nessun problema.


Invece per il grande direttore Nikolaus Harnoncourt, iniziatore delle esecuzioni filologiche e della riscoperta del barocco, solo antologie (è tutto quel che c'è).



Impostazioni e altri comandi
Pochissieme le possibilità di personalizzazione. Meglio così. L'importante è trovare la musica e ascoltarla. Non perdere tempo con lo strumento.


Qualità
Il formato di compressione è MP3 come per All Access, e la qualità massima è 320Kbps. Su desktop è regolata automaticamente e se la connessione è ADSL, come nel 99% dei casi, sarà alla massima qualità possibile (vedi quello che dice la guida). Su una unità mobile Android invece, in dipendenza delle prestazioni della connessione, si potrà ridurre la qualità fino a 192Kbps.

Quando riproduci la tua musica dalla cloud, Google Play rileva la velocità della connessione Internet e regola la velocità in bit in base alla larghezza di banda disponibile. Se la connessione Internet è veloce, la musica viene riprodotta a una velocità in bit superiore (fino a 320 Kbps).

Google Play offre la possibilità di riprodurre in streaming solo brani in alta qualità, indipendentemente dalla larghezza di banda correntemente disponibile.
•Accesso all'applicazione Google Play Music sul dispositivo
•Tocca il pulsante "Menu" sul dispositivo e seleziona "Impostazioni".
•Seleziona la casella "Streaming alta qualità".

Se scegli di riprodurre i brani in streaming alla massima qualità indipendentemente dalla disponibilità di larghezza di banda, potresti riscontrare un aumento del tempo di buffering e ritardi quando passi a un altro brano. Per mantenere questa alta qualità senza buffering, potresti essere interessato a lasciare la musica sempre visualizzata per l'ascolto offline.

In sintesi
Una alternativa interessante per la disponibilità di musica e la facilità d'uso. Interessante ovviamente solo per chi pensa di utilizzare il desktop e in mobilità ha solo dispositivi Android. E che utilizza sia il cloud per la propria libreria personale, sia lo streaming per quello che non c'è. Priva d'interesse per il vasto mondo di smartphone e tablet Apple. Per ora e probabilmente ancora per molto, visto che sono concorrenti. A meno di cambi di strategia.

mercoledì 4 settembre 2013

La casa del futuro

Nei film e nei libri di fantascienza degli anni '60 e '70 la casa del futuro era di solito tutta bianca, con pochissimi armadi (tanto vestivano tutti uguali) molta tecnologia, schermi televisivi giganti e la cucina non c'era quasi mai, perché si mangiavano cibi sintetici, ma iper proteici.

Ora che nel futuro ci siamo abbondantemente arrivati, sappiamo che l'unica cosa che è veramente tra noi è il televisore a forma di quadro (anche con i comandi vocali come nel film di Spielberg) ma per il resto la casa di oggi assomiglia moltissimo (e vuole assomigliare il più possibile) alla casa del passato, con mobili vintage, tappeti, oggetti etnici da ogni parte del mondo e parquet di vero legno ovunque. E la cucina anziché sparire è diventata il centro della casa, attrezzata come quella di un ristorante di lusso, per milioni di aspiranti chef alla riscoperta della cucina regionale rivisitata (in genere italiana), sulle orme di Gordon Ramsey e Jamie Oliver.


Una dimostrazione che "Fare previsioni è una cosa molto difficile, specialmente se riguardano il futuro", come sosteneva il fisico Niels Bohr, e difatti la invenzione che veramente ha cambiato la nostra vita, il telefono cellulare poi diventato nel tempo smartphone dall'uso universale, includendo anche immagini e video, che ci rende sempre connessi, non la troverete in nessun libro e in nessun film di fantascienza dell'epoca.

Un radicale cambiamento
Qualcosa però sta per cambiare e renderà in tempi brevi la casa del futuro molto diversa dalla casa di oggi e dalla casa di ieri. Sparirà qualcosa che la tecnologia rende già ora superfluo, e che inevitabilmente superfluo diventerà, una cosa che in termine tecnico si chiama "supporto", un oggetto il cui unico scopo è trasportare fino a noi e alla nostra capacità cognitiva un contenuto creato da una o più persone in un altro luogo. Un processo che ha avuto la musica come apripista involontario e primo esempio universale, e che si chiama "dematerializzazione".

La dematerializzazione
Un testo, che sia prosa, poesia, manuale tecnico o documento burocratico, una immagine, un video, un brano musicale, acquistano un senso quando noi li guardiamo, li ascoltiamo, li comprendiamo con il nostro complesso e raffinato sistema di acquisizione e scambio di informazioni. Per trasportarli abbiamo avuto bisogno sino ad oggi della carta o di supporti che, assieme ad un lettore, fossero in grado di ricreare parlato, musica o immagini in movimento. Del lettore, tranne che per i testi, continuiamo ad averne bisogno, ma del supporto non più.
La dematerializzazione in azienda o nella pubblica amministrazione ha vantaggi che nessuno mette in discussione, costi ridotti, accesso facilitato, comunicazioni in tempo reale. Nessuno di noi ha nostalgia di bollette, estratti conto o certificati e, una volta appurato che si può fare a meno della copia cartacea, non abbiamo problemi a smettere di archiviare religiosamente ogni settimana bollette o documenti della banca, se possiamo passare tutto online.
Nella musica la rivoluzione è già arrivata
Per la generazione del CD o addirittura del vinile una casa senza CD e senza vinili non sembra una casa. Ma tra i giovani, anno dopo anno, diminuiscono quelli che danno una qualsiasi importanza al CD o che addirittura ne hanno mai maneggiato uno.

La prima casa di un giovane sarà senza CD (e DVD).
La musica e i film saranno per qualche anno (o mese) ancora memorizzati su hard disk rimovibili, unità USB, dischi di rete o altri sistemi di archiviazione fisici. Ma stanno sparendo anche questi sistemi, sostituiti dallo stesso spazio disco, ma fisicamente localizzato da qualche parte nella rete mondiale, sul cloud, come si definisce ora.
Ma non è ancora l'ultimo passo. L'ultimo passo è la smaterializzazione completa non solo dei contenuti, ma anche del possesso. Con la combinazione abbonamento + streaming cade anche la necessità di scegliere e costruire nel tempo il nostro particolare "sezionamento" dell'immenso universo della musica registrata. Già ora con Spotify o con Google Play Music Unlimited (e presto con iTunes, secondo le anticipazioni) è annullata la distanza temporale e fisica tra il momento in cui viene voglia di ascoltare un certo brano e il momento in cui lo si ascolta. Quasi annullata, perché il suddetto brano deve trovarsi nel vasto catalogo dei due servizi, che però sono già molto ampi (20 o 18 milioni di brani rispettivamente) e non c'è dubbio che potranno solo estendersi.

Senza contare il servizio di ascolto e di visione che già tutti usano, apparentemente gratis come la TV generalista (si paga con la pubblicità), cioè il notissimo YouTube. Che fornisce la stessa funzionalità e un catalogo di dimensioni ignote ma probabilmente anche più estese.
Di cosa avrà bisogno il giovane nella sua nuova casa? Può bastare anche uno smart TV, un tablet e un paio di casse attive. O soluzioni più articolate e complete per chi vuole di più, che non mancano e non mancheranno di certo.
Niente CD e discoteche per casa, niente archivi su hard disk e necessità di scaricare più o meno legalmente la musica, impiegando nella operazione una parte del nostro tempo prezioso. Tempo zero tra la volontà e il risultato.

Cose belle ma inutili
Le nostre case si differenziano dalla casa del futuro anche perché continuano ad essere piene di cose belle ma inutili, quadri, soprammobili, vasi, collezioni di oggetti privi di ogni utilità pratica e disposti strategicamente in vetrinette apposite, acquari (passati parecchio di moda, però), libri d'arte negligentemente abbandonati (ma a bella posta) sul tavolino della sala, come nel film Carnage di Polanskyi. Oggetti che trasmettono messaggi di identità a chi entra nel nostro spazio, o di conferma e rassicurazione per noi stessi. Tra questi oggetti comparirà sempre più spesso il giradischi, accompagnato dai suoi vinili, e magari anche il registratore a bobine. Neanche del tutto inutili e superflui se i servizi in streaming accennati prima rimarranno ancora a lungo in bassa qualità (anche se loro la dichiarano "massima", nientemeno). Il giradischi sarà l'unica sorgente in alta qualità nella casa dematerializzata. Per una piccola parte della musica, purtroppo. Scenario tecnicamente assurdo ma non del tutto improbabile, viste le altre illogiche evoluzioni del mercato della musica.


Il passo successivo (e definitivo)
La dematerializzazione della musica, ormai avviata e, penso, inarrestabile, è solo il primo passo per la completa dematerializzazione dei contenuti di qualsiasi genere. Ne rimane un altro che ancora facciamo fatica a concepire in modo globale, ma che arriverà prima o poi. In teoria poteva essere il primo, perché la difficoltà tecnica era molto inferiore che per la musica e per il video. Ma la resistenza delle case editrici si è dimostrata ben più coriacea ed efficace di quella tentata dalle case discografiche. Come ha sperimentato persino il gigante Google con il suo progetto Books e la marcia indietro che ha dovuto subire ed accettare (ben altri e più ambiziosi erano gli obiettivi iniziali).

Dove Google ha fallito ha invece avuto successo Amazon, con un approccio più graduale e prudente, e ormai anche il libro può essere del tutto dematerializzato, con Kindle e i suoi epigoni.
Non ci sono qui ancora servizi in abbonamento, ma non sarebbero una novità, sarebbero l'equivalente della biblioteca nel mondo digitale. E' quindi possibile e anche probabile, in tempi anche non troppo lunghi, lo scenario di una casa senza libri. Che però non sarebbe uno scenario da incubo, come quello immaginato nel famoso libro di Ray Bradbury Farenheit 451 (e nel celebre film che ne trasse Francois Truffaut). Perché la stessa casa potrebbe essere abitata da incalliti lettori. Diversi da noi solo perché non accumulano in casa nel corso degli anni i libri che hanno letto, e che difficilmente leggeranno una seconda volta.
Ci saranno invece in molti casi gli equivalenti dei vinili. Libri d'arte o di fotografia. Libri antichi, edizioni rare. Belli di per sè, per il piacere di possederli.



Una casa vuota
La tecnologia ci conduce e in parte ci ha già accompagnato (per la musica e per i film) verso una casa vuota, dove non c'è traccia visibile del consumo culturale. La traccia è solo quello che è stato accolto e memorizzato nella nostra mente. Più quei pochi contenuti che consideriamo altamente simobolici e caratterizzanti la nostra identità e che vorremmo a tutti i costi mantenere "fisici".
Uno scenario inquietante? Non si può dire ora, anche se fa impressione l'idea di non potere (almeno non facilmente come ora) lasciare la nostra impronta, con la biblioteca e la discoteca che rimarrà a disposizione dei nostri figli. E che già ora, che sono ancora in casa, lo è, trasmettendo loro almeno in parte le nostre scelte e il nostro imprinting educativo. Come ha fatto mio padre con me e come sto facendo con mia figlia. Ancora una volta, è solo una questione di decidere se usare tecnologie e funzioni che già ci sono. Nella musica si chiamano "preferiti" o "playlist". Molto meno poetiche, meno immediate, ma volendo gli strumenti ci sono.




(Nelle immagini: una ambientazione futuristica dal film "2001 Odissea nello spazio", un giradischi Pro-Ject (6 Perspex), una scena dal film Carnage col tavolino rivelatore, due ambientazioni per una stanza audio video tra passato e futuro di B&O)