domenica 3 luglio 2016

Alla ricerca della ricostruzione spaziale (Prova di ascolto di Ambiophonics)

Questo test, come diversi altri su questo blog, ha la caratteristica di essere ripetibile da tutti i lettori interessati. A differenza dei classici test hi-fi dove è necessaria la disponibilità del componente testato (magari assai costoso) qui servono soltanto un minimo investimento di tempo e, ma non obbligatoriamente, un ancor più ridotto investimento economico (5 € per la precisione).

L'obiettivo è la ricostruzione spaziale dell'evento originale (nel caso di registrazione acustica) o del palcoscenico virtuale che il musicista assieme al tecnico del suono ha immaginato per la sua opera. Quindi lo stesso obiettivo della stereofonia e poi delle varie implementazioni in multicanale. La metodologia Ambiophonics punta a raggiungere e superare questi sistemi eliminando il "crosstalk" ovvero l'ascolto da parte dell'orecchio sinistro dei suoni provenienti dall'altoparlante destro (per via delle riflessioni in ambiente) e viceversa. Un fenomeno che riduce di molto la possibilità di individuare l'origine dei suoni originati da due diffusori posti davanti a noi, almeno secondo i sostenitori di questo sistema. In pochissime parole eliminando il crosstalk e sfruttando simula un palcoscenico virtuale che si estende fino a 180° utilizzando e per farlo sfrutta una diversa posizione delle casse

Un sistema non nuovo, si contano diverse sperimentazioni e dimostrazioni sin dal 1981, in pochissime parole si è visto o meglio sentito che, eliminando il crosstalk e sfruttando le riflessioni della stanza e con una diversa posizione delle due casse è possibile simulare un palcoscenico virtuale che si estende fino a 180° da vanti a noi. Un sistema che  ha riacquistato un discreto interesse grazie alla tecnologia digitale, che ha consentito di implementare via software l'algoritmo di cancellazione del crosstalk che è alla base del sistema, che diventa così una funzione DSP (Digital Signal Processing) implementabile facilmente ed economicamente su programmi per PC o app. Riguardo al noome, non esiste una traduzione in italiano, controllando l'esistenza di un termine "Ambiofonia" sul web si scopre che è usato solo in Polonia. Quindi userò il nome in inglese.

Miles Davis durante le sessioni di registrazione di Someday My Prince Will Come,
uno dei test di ascolto più interessanti
Per saperne di più
Esiste il sito della organizzazione che ha sviluppato e diffonde questo sistema come logica evoluzione della stereofonia e del multicanale (www.ambiophonics.org), che ha sviluppato anche un algoritmo public domain chiamato RACE (Recursive Ambiophonic Crosstalk Elimination). Il sito contiene un vero e proprio libro in 9 capitoli che descrive teoria e pratica della metodologia. Per una trattazione più sintetica esiste però anche la voce "Ambiophonics" su Wikipedia, molto ben fatta (sempre in inglese). Ma, visto che si può sperimentarne l'effetto con il nostro stesso impianto, una alternativa può essere anche seguire le istruzioni di installazione e provare nel nostro ambiente d'ascolto se i risultati sono effettivamente interessanti e migliorativi, per noi e non in teoria.
Ciò è possibile perché alcune società, come la tedesca Xivero, hanno realizzato delle applicazioni per PC Windows o Mac e ora anche app per tablet e smartphone, che implementano l'algoritmo RACE. Sono applicazioni a pagamento ma di costo non elevato (15 € per PC e 5 € per l'app). In particolare l'applicazione per PC è anche un decoder e accetta molti formati di input, mentre quella per mobile è solo un player e legge i file dalla libreria iTunes (ora Apple Music). Esisteva un tempo anche un'applicazione gratuita (Ambiophonics) ma non è più disponibile s Apple Store e comunque non funziona più con le ultime versioni di IOS.

Cosa serve
Solo due cose: spostare le casse in una diversa posizione e il DSP. Può essere incluso in una applicazione per PC o in una app per smartphone o tablet . Per maggior comodità nel test che ho eseguito ho scelto la seconda soluzione. La app per iPad della Xivero si chiama  AMTRA
 e consente l'ascolto in ambiophonics per soli 30" nella versione free. Ma la versione a pagamento costa 4,99 € e per i test conviene dotarsene. La app funziona bene e senza incertezze, l'unica avvertenza è che effettua il digital processing sui file audio presenti nella libreria Apple Music (o iTunes) dell'iPad e quindi bisogna caricare preventivamente nella libreria i file di prova (possibilmente in formato CD, non compressi, anche se non è un obbligo). I passi per fare questa operazione sono descritti in appendice nel post precedente. La configurazione di prova quindi è semplicissima, così come il controllo dell'effetto dell'intervento.:

  • file audio di test ---> AMTRA app / iPad ---- (uscita cuffia)--- > Ingresso linea Amplificatore
  • file audio di test ---> Music app / iPad ---- (uscita cuffia)--- > Ingresso linea Amplificatore

Il posizionamento delle casse.
Invece che ai due vertici di un triangolo equilatero ideale (al terzo ci siamo noi) ovvero, se preferite, distanziate rispettivamente di 30° a sinistra o destra (60° complessivi) dal punto davanti a noi di un cerchio ideale al cui centro siamo noi, le casse devono essere avvicinate a 8-10° rispettivamente, quindi max 20° complessivi circa. In pratica vicine davanti a noi. Il punto di ascolto può rimanere lo stesso o essere avvicinato (di poco) e le casse possono essere orientate o mantenute parallele, negli esempi in rete ci sono diverse combinazioni. Occorre fare qualche prova, io ho scelto la più semplice, anche per vincoli di stanza, leggermente orientate e posizione avvicinata. Per chi abbia tempo e libertà di collocazione (e casse non troppo pesanti da spostare) consiglio di provare anche altre combinazioni. Ma dopo aver provato la collocazione più comoda e aver verificato gli effetti, per migliorarli, altrimenti diventa un labirinto di prove.

I risultati
Dico subito che il sistema funziona, che la efficacia dipende dal software, ovvero dai file audio scelti, e che quando funziona il risultato è ben avvertibile e si può parlare veramente di ricostruzione spaziale. Qualcosa quindi da provare, anche se il secondo passo, ovvero modificare il layout dell'impianto, non è detto che ci sarà, per vari motivi (vedi dopo).

I test sono stati eseguiti in massima parte con file audio in formato CD trasferiti su iPad (ma con gli equivalenti compressi in AAC alta qualità non si rilevano differenza sostanziali). In sintesi alcune prove:


Diana Krall - Glad Rag Doll
Risultati difficilmente percepibili, il fronte sonoro si allargava poco oltre le casse anche se gli strumenti erano distribuiti correttamente e non confinati in altezza dentro le casse, che erano praticamente affiancate davanti a me, voce ben centrata. Provato un altro brano dello stesso album senza avvertire differenze sostanziali. Era una prova veloce con un file audio compresso AAC e mi è venuto il dubbio che fosse quello il problema, ma prima ho provato un altro brano con strumenti in parte acustici che avevo già sulla libreria iPad e sempre compresso AAC (ma anche in vinile).


Cat Power - Fortunate Son
Una prova senza grandi aspettative e invece ecco il risultato aspettato: i violini che accompagnano questa scarna ma successiva cover del noto brano dei Creedence Clearwater Revival, che parlava ai ragazzi americani costretti a partire per il Vietnam, comparivano ben delineati all'esterno della cassa di destra, la voce della cantante americana era ben centrata ma più indietro, forse troppo, l'effetto eco che nell'ascolto stereo normale era appena avvertibile veniva molto enfatizzato. Faceva un certo effetto ascoltare un palcoscenico virtuale così ampio e apparentemente non originato dai diffusori.

A questo punto la prova diventava interessante e mi sono dedicato a trasferire sull'iPad un po' di brani di prova più significativi, tutti in formato CD ovviamente.

John Coltrane - Live at Village Vanguard / Joe Henderson - Lush Life (Isfahan)
I primi ascolti del nuovo set sono stati con un gruppo jazz acustico, una registrazione storica di Coltrane, e una più recente (anni '90) di Joe Henderson, la prima in quartetto la seconda in duo sax tenore e contrabbasso, uno dei brani che uso più spesso come test.
Delusione, risultati praticamente nulli, il fronte sonoro non si allargava oltre le casse, la separazione tra gli strumenti non si avvertiva se non ovviamente per il duo.

A questo punto mi era venuto il dubbio che l'algoritmo nella implementazione Amtra fosse ottimizzato per audio compresso. Avevo letto qualcosa che mi faceva venire questo sospetto. Quindi ho ricaricato e provato gli stessi brani compressi (MP3 320 questa volta). Dubbio privo di fondamento, non cambiava nulla. Proviamo a cambiare brano.

Miles Davis - Some Day My Prince Will Come
Altra registrazione storica ma eccelsa, un classico dei test (e anche un piacere sentire) ed ecco di nuovo l'effetto Ambiophonics. Descrivo il posizionamento degli strumenti davanti a me come l'ho segnato sul taccuino (per verificare poi a confronto con la collocazione stereo standard è possibile fare solo così): la tromba con sordina di Miles ben posizionata al centro, dietro alle casse e alla giusta altezza, il contrabbasso di Chambers sulla destra, un po' in sottofondo, soprattutto in evidenza il piano di Wynton Kelly, netto, in un punto preciso e percepibile sempre, anche quando è in accompagnamento. Molto bella sia l'entrata al sax di Hank Mobley sulla destra, morbido e con toni scuri, e a seguire, dopo un altro pregevole assolo del leader, il sax di Coltrane sulla sinistra. Tutto molto bello, la ricostruzione spaziale come la si desidera ma ... stranamente il suono delle spazzole sui tamburi nell'accompagnamento alla batteria di Jimmy Cobb sembrava proprio avanti, mentre doveva stare più indietro, eppure quando tornava alle bacchette e alla grancassa tutto tornava a posto, sulla stessa linea di profondità del sax, centrato.

Il confronto con l'ascolto in stereo
Un paio di giorni dopo ho fatto il confronto con i diffusori in posizione standard (lo spostamento non è immediato con diffusori piuttosto pesanti e da risistemare e il tempo è sempre tiranno). Nessuna drammatica caduta, per fortuna, ma il pianoforte ritornava più in sottofondo e meno identificabile come posizione nelle parti di accompagnamento, mentre le spazzole, sempre piuttosto in evidenza in questa registrazione, tornavano più indietro, la batteria ora era un po' spostata sulla destra e il contrabbasso, più netto.

Un altro confronto interessante riguardava Fortunate Son, questa volta in vinile. Qui, come ricordavo, la voce era appena accompagnata da un effetto eco, meno evidente, e anche i violini erano meno spostati sulla destra, una collocazione spaziale meno netta ma anche apparentemente più vicina alla collocazione decisa dal tecnico del suono.

Gli altri ascolti
La cosa diventava interessante, ogni album poteva contenere sorprese, quindi ho continuato con diversi altri brani, scegliendo ovviamente tra quelli che conosco bene e che ho ascoltato molte volte, per facilitare il confronto a memoria.
Cominciando da Joe Henderson (un disco che utilizzo molto spesso per i test per la sua variabilità di formazioni). L'obiettivo era verificare se la mancanza di effetto "spaziale" derivava dalla formazione con soli due strumenti. Ascolto quindi un brano in quintetto, U.M.M.G, e nulla cambia, nessuna espansione spaziale.
Che invece si manifesta bene negli altri ascolti:

Pentangle: I Loved A Lass - chitarra a sinistra e contrabbasso sempre a sinistra ma ben separati, la voce di Bert Jansch leggermente arretrata ma ben centrata (e anche qui una leggera eco) la seconda chitarra di Jansch a destra sempre ben posizionata, tutto a posto. Da segnalare che anche in un successivo ascolto (The Trees They Do Grow High) la voce di Jacqui McShee ha un leggero effetto eco.

Pentangle: Three Part Thing: solo strumentale, i 3 strumenti più le molte percussioni di Terry Cox sono ben posizionati davanti a me. Anche la timbrica appare corretta-

Diana Krall - It Could Happen To You (da This Moment On): è un brano con accompagnamento orchestrale e le varie sezioni, fiati e archi sono ben distinte e disposte su un fronte ampio, bella e precisa anche la batteria, la voce è "grande", molto in evidenza, sempre molto stabile al centro (ma onestamente nel mio impianto questa non è mai stata una carenza).

Come si sente senza Ambiophonics
L'altro test di verifica, ovvio, è ascoltare gli stessi pezzi musicali senza l'intervento del DSP, quindi direttamente dalla app Music dell'iPad. I diffusori diventano in pratica dei Near Field Monitor, ma li ascoltiamo più arretrati. Il risultato è quello che ci si aspetta: tutto diventa piccolo e confinato dentro i due diffusori, molto vicini tra loro e, per esempio, Miles Davis con la sua tromba con sordina diventa alto all'incirca come le mie Kef 103/4 Reference (quindi circa 1 metro) e posizionato al centro tra di esse. L'effetto del DSP insomma esiste ed è molto incisivo.

Personalizzazioni e parametri
L'algoritmo DSP Ambiophonics utilizato, RACE, prevede inoltre una serie di parametri che possono essere modificati per personalizzare l'effetto in base all'ambiente o al file sorgente. Nelle prove sono state mantenute le impostazioni di default, perché bisognerebbe studiare gli effetti e poi pianificare gli interventi per ottenere un risultato. Andare per tentativi richiederebbe un tempo improponibile, tenendo conto anche delle altre variabili come la distanza del punto di ascolto il raggio di ampiezza della disposizione delle casse, la distanza dalle pareti e così via, e quindi del grande numero di possibili combinazioni. Ho rimandato quindi questi interventi ad un'altra prova, ma qualcuno può avventurarsi su questa strada. E' possibile che, intervenendo su alcuni parametri, le anomalie riscontrate per alcuni strumenti o addirittura l'effetto insufficiente possano essere ridotti o eliminati. I parametri su cui è possibile agire sono:

  • RACE attenuation: l'entità dell'attenuazione del crosstalk, dipendente dall'entità del crosstalk presente (che dovrà essere verificata a orecchio, per tentativi)
  • Delay: il tempo di ritardo ovvero la durata dell'efficacia dell'attenuazione
  • Center: il livello di enfatizzazione dei suoni da posizionare al centro (o effetto mono), ovvero in che misura occorre stabilizzare la immagine centrale (voce, strumento solista)
I valori di default, adatti nella maggior parte dei casi secondo gli sviluppatori, sono i seguenti:



Vantaggi e svantaggi
I vantaggi li abbiamo visti, gli svantaggi in parte anche, non tutti i brani beneficiano allo stesso modo del trattamento (i motivi sono spiegati nella documentazione citata) e bisognerebbe lavorarci sopra, intervenendo sui parametri o addirittura sull'analisi dei file sorgenti (e sulle varie edizioni e masterizzazioni) per arrivare ad un risultato migliore. Per questo scopo servirebbe l'altro software di digital processing, quello che trascodifica in ambiophics i nostri file originali. Gli altri svantaggi di ordine pratico sono la necessità di spostare i diffusori e il punto di ascolto obbligato. Se i diffusori potessero poi restare sempre nella nuova posizione (a parte gli amici audiofili che li guarderebbero molto male) nessun problema, ma la necessità di ascoltare anche brani non "amiophonics ready" richiederebbe addirittura due impianti separati.
Infine, tutta la musica che vogliamo ascoltare dovrebbe essere digitalizzata e trasferita su file, inclusi i CD e a maggior ragione la musica su supporto analogico. Un cambio quindi abbastanza radicale.

Tirando le somme
Questo set di prove effettuato con i parametri di default e senza interventi sull'ambiente di ascolto, a parte lo spostamento dei diffusori, consente già di fare alcune considerazioni su questa metodologia. La prima è che si conferma la sensibilità dell'algoritmo alla tecnica di registrazione (come affermano anche le varie fonti). Non tutte le registrazioni possono essere elaborate digitalmente in modo efficace per ricreare le informazioni di ambienza. Ci sono alcune considerazioni tecniche sulle fonti citate relative soprattutto alle scelte effettuate sui microfoni, numero e posizionamento.

E' probabile quindi che la idiosincrasia con una registrazione normalmente apprezzata come quella di Lush Life dipenda proprio da questo. Riguardo alle anomale di posizionamento di alcuni strumenti o della voce nel palcoscenico virtuale è possibile che dipendano invece dal posizionamento in ambiente. Come ho accennato, si è trattato di uno spostamento minimale, anche per verificare se quello che afferma chi propone questo nuovo approccio (ovvero che non richiede stravolgimenti) risponde al vero. Quindi solo spostamento della casse, in un ambiente abbastanza assorbente (pavimento in legno, tappeti, tende, divani) ma anche con una grande libreria chiusa in legno più vetro (ma alle spalle e di lato dei diffusori), quadri e altri elementi riflettenti, per di più la stanza è di forma irregolare, con una parete angolata. Lavorando sul posizionamento e sui parametri e potendo agire in modo più radicale sugli arredi alcuni di questi effetti si potrebebro forse ridurre o eliminare.
Lettori del blog che volessero continuare questi test e lo facessero sapere nei commenti potrebbero dare altre utili informazioni in questo senso. Da considerare infine l'effetto ancora più radicale avrebbe l'inserimento di due diffusori alle spalle del punto di ascolto, una seconda opzione del sistema Ambiophonics, ottenendo una ricostruzione audio a 360°. C'è molto da sperimentare ancora.

Adottarlo sì o no?
Nel mio caso no, e un po' mi dispiace perché in molti casi l'efficacia è dimostrata e l'aumento del piacere d'ascolto è garantito. Ma in altri è meglio l'ascolto standard e bisognerebbe spostare ogni volta due casse dal peso di quasi 20 Kg l'una. Non molto consigliabile. Inoltre io ascolto anche da sorgenti analogiche, vinile, registratore a bobine, radio FM che non potrebbero passare per il DSP (a meno di averlo integrato nell'ampli o di digitalizzare, cosa che non ho intenzione di fare) e che sarebbero inascoltabili senza DSP.
Chi non ha questi vincoli, dopo un test approfondito che conferma i risultati positivi anche nel suo ambiente d'ascolto, un pensiero può anche farlo.

mercoledì 15 giugno 2016

La scelta delle cuffie stereo

Accessorio un tempo considerato quasi superfluo complemento di un impianto hi-fi ora diventato quasi l'unico componente alta fedeltà che suscita interesse anche al di fuori del recinto sempre più ristretto degli appassionati. Come logica conseguenza un numero sempre più elevato di nomi classici dell'alta fedeltà hanno iniziato a proporre una loro gamma di cuffie stereo, in parallelo a nomi nuovi che introducono anche nuove tecnologie o varianti di quelle classiche.
Può essere utile quindi riassumere alcune informazioni sulla scelta delle cuffie stereo. Concentrandoci però sull'uso che interessa ai nuovi utenti, ovvero collegate a dispositivi mobili, ovvero a smartphone o tablet.

Esistono altri usi?
Certo, collegate ad un impianto hi-fi, per un ascolto ad esempio notturno, oppure come monitor per un controllo accurato durante una registrazione in proprio o di altri, o di componenti dell'impianto. In questo caso saranno collegate di solito a un amplificatore specializzato per cuffie o ad un DAC con uscita cuffia, perché la maggior parte degli amplificatori da molti anni non hanno più la questa uscita. Poi ci sono le cuffie non collegate con un cavo, ma via etere con tecnologie Bluetooth o Wi-Fi, ma non sono trattate qui. E ci sono anche sistemi diversi, auricolari infraurali, auricolari e cuffie per uso durante lo sport, adatte per ascoltare l'audio dei film in un lungo viaggio aereo, per ascoltare musica di sottofondo durante allenamenti e attività fisica, usi che con l'ascolto appropriato della musica hanno poco a che fare. Infine ci sono anche cuffie che, grazie a una elaborazione digitale del suono, riducono fino ad annullarli i rumori esterni. Ideali per chi lavora in ambienti rumorosi, ma per la musica siamo lontani dalla nostra idea di ascolto, da praticare in un ambiente gradevole, casa nostra oppure in esterni in una spiaggia solitaria o in una radura in un bosco o nel patio di una casa di campagna. Non per ascoltarla in un ambiente ostile, tra i rumori del traffico o in mezzo a una folla vociante. Anche perché se qualcuno ci lancia un allarme o un ordine di evacuazione potremmo trovarci da soli quando ormai l'irreparabile e' vicino.

Sennheiser Momentum
La tecnica in breve
le uniche caratteristiche che interessano, avendo eliminato quelle sopra elencate, riguardano quindi la struttura, la sensibilità e la curva di risposta. La struttura può essere chiusa, aperta o semi aperta, e gli auricolari possono essere circumaurali (circondano l'orecchio) o sovraurali. Le cuffie chiuse e circumaurali circondano completamente l'orecchio e isolano dai rumori esterni, garantiscono la risposta ottimale sui bassi ma a volume appena elevato isolano molto dal mondo esterno, non sono adatte quindi all'uso in esterni e per la necessità di "stringere" non sono molto confortevoli. Sono adottate  soprattutto nell'uso professionale. Le sovraurali si appoggiano invece sull'orecchio e sono sempre permeabili al suono (in entrambe le direzioni), più confortevoli e di utilizzo universale, garantiscono comunque se ben progettate una risposta sufficientemente lineare e corretta. Le semi-aperte come dice il nome sono una efficace soluzione di compromesso, circumaurali ma con cuscinetti o retro padiglioni trasparenti al suono. Esistono naturalmente altre varianti. La sensibilità può variare anche di molto nei vari modelli, per l'uso con smartphone può essere un elemento da considerare, la tensione di uscita può essere bassa e la sensibilità della cuffia deve essere comunque adeguata ad ascoltare a volume realistico (mai troppo alto pero': attenzione). Infine la risposta, molte cuffie recenti sono equalizzate per correggere software di scarsa qualità ed in particolare per esaltare bassi e acuti. Scegliere sempre le cuffie cosiddette "monitor" quindi con risposta flat.

Le cuffie in assoluto migliori per noi comunque non le troveremo
Questo è il primo principio. Un tempo forse poteva anche essere possibile individuare un modello di cuffia e provarla o farsi consigliare da qualcuno di fiducia, perché i produttori in tutto erano 4 o 5, la Koss che aveva quasi il monopolio del mercato consumer, Sennheiser, Beyerdinamic e AKG che dominavano il mercato professionale e semi-pro, la Stax che produceva cuffie elettrostatiche, tecnicamente è indubitatamente migliori, ma molto costose, più tardi le spartane ma ottime Grado.
Adesso la produzione si è moltiplicata sia come case produttrici sia sopratutto come gamma, con sempre nuovi modelli. Impossibile provarle tutte o anche in buon numero. Potremo quindi solo scegliere la migliore (per noi, relativamente ai nostri scopi e al nostro budget) tra quelle disponibili e ascoltabili nel mese o nella settimana in cui la cerchiamo. 

Beyerdinamic T51i

Le cuffie non sono per sempre
Questo è il secondo principio. Sono soggette ad usura molto più di altri componenti hi-fi. Non solo per l'uso in mobilità, trasportate in valigie e zainetti, appoggiate da varie parti e a rischio caduta e così via. Anche nell'uso più attento i padiglioni e l'archetto sono a contatto con noi che produciamo inevitabilmente sudore che deteriora i materiali a contatto, che devono essere ovviamente morbidi e soffici e non impermeabili, con conseguente necessità di manutenzione e periodica sostituzione. Altri elementi critici (anche di più perché non sostituibili)  i cavetti che sono soggetti a stress continuo, lo spinotto pin-jack, le parti flessibili. Nelle cuffie soprattutto se usate di frequente tutto si usura e fatalmente dopo un certo numero di anni dovremo cambiarle. Meglio esserne coscienti. Per limitare l'obsolescenza e' opportuno dotarle sempre di una custodia protettiva da usare in ogni spostamento e sempre dopo l'uso (di solito i buoni modelli la prevedono). Altro sistema e' dotarsi di due cuffie, una da battaglia e una da tenere da conto è ben protetta per gli usi più impegnativi e preziosi. Soluzione sconsigliabile perché la cuffia buona alla fine in questo modo non la useremo quasi mai e dopo qualche anno ci chiederemo perché abbiamo rinunciato volontariamente al meglio.

Le cuffie debbono essere comode
La qualità del suono e' importante ma il comfort lo è anche di più. Sempre gradito può essere forse messo in secondo piano nell'uso professionale (prima il dovere e poi il piacere) ma nel nostro uso e' fondamentale. Le cuffie quindi devono essere leggere, non stringere sulle orecchie, non dare una sensazione di calore nella stagione estiva o in una casa molto riscaldata, avere a contatto con la pelle superfici e materiali piacevoli, non dovrebbero legare i movimenti con il cavo, insomma bisognerebbe scordarsi di averle in testa. Una esigenza che è in antitesi con quanto richiesto per una buona risposta soprattutto sui bassi, quindi tutte le cuffie nascono da un compromesso tra comfort e struttura ideale per una risposta lineare. Il consiglio è di non trascurare e non mettere mai in secondo piano il comfort, che deve essere invece una priorità.

B&W (Bowers & Wilkins) P5

Come scegliere le cuffie
Bisognerebbe poterle indossare e anche per un tempo non brevissimo, per verificare il comfort, e anche poterle provare con diversi esempi musicali e con una sorgente simile a quella che useremo, per verificare la qualità del suono. E l'operazione dovrebbe essere ripetuta, ma non a distanza di molto tempo, per tutti i modelli che abbiamo selezionato in base alle recensioni positive. In più sarebbe opportuno avere per confronto e conferma anche delle misure di laboratorio.
Sarebbe l'ideale, ma non è possibile. Per cominciare le misure non sono più effettuare dalle riviste da anni. Si facevano un tempo usando una testa artificiale, che però poteva misurare solo in parte i parametri significativi, oltre ad essere una media delle teste naturali, e probabilmente un po' diversa dalla nostra.
Poi è quasi impossibile avere a disposizione tutte le cuffie che ci interessano e soprattutto averle a disposizione per una prova, in particolar modo se di prezzo medio alto. Le cuffie usate per i test e indossate da molti aspiranti acquirenti difficilmente potevano poi essere rivendute. Con l'attuale restringimento dei margini per i negozi questa possibilità è logicamente caduta.
Rimangono quindi solo due sistemi: fidarsi delle recensioni o la prova casuale al grande magazzino di elettronica.

Fidarsi delle recensioni
Il mercato e' ricettivo e quindi le recensioni non mancano. Naturalmente possono essere pilotate o interessate, ma differenze di qualità profonde tra modelli di cuffie stereo delle principali Marche sono improbabili con le tecnologie attuali. Bisogna solo leggere con attenzione le recensioni e in particolare i dettagli o le piccole osservazioni sul suono o sulla comodità e poi scegliere tra i modelli migliori delle case più note nella fascia di prezzo che abbiamo pre- fissato. 
Per fare un esempio (che non è un consiglio, perché questi post poi rimangono visibili a lungo, e nel frattempo modelli e recensioni a cui si fa riferimento diventano rapidamente obsoleti) la popolare rivista inglese What Hi-Fi ha anche una sezione on-line accessibile liberamente nel quale pubblica recensioni sintetiche ma esaustive e che indirizzano ovviamente anche alcuni best seller attuali per rapporto qualità prezzo , come la B&W P5, la Sennheiser Momentum o la Beyerdinamic T51i. Tutte e tre di prezzo medio, aggiungerei alla lista le Grado SR225 (leggermente più scomode per via dei due cavetti separati, come le Beyerdinamic) possiamo stare sicuri che difficilmente avremo delusioni sul suono anche se non sapremo che il suono di un'altra delle 3 o 4 ci sarebbe piaciuto di più.
Come si vede dalle figure due sono semi-aperte e sovraurali (Beyerdinamic e Grado) e due  circumaurali ma semi-aperte. Leggendo le recensioni o altre informazioni dovremo solo cercare di avere una rassicurazione sulla sensibilità e sul comfort. In sintesi, il risultato con il minimo sforzo.
(Ripeto a scanso di equivoci, non sono consigli per gli acquisti, non sono state provate da me (tranne la Grado) e sono solo 4 esempi tra molti altri e molte altre cose.)

Grado SR225e

La prova casuale al grande magazzino di elettronica
Sicuramente la catena Media World ma anche altri danno la possibilità di provare un'ampia selezione delle cuffie in vendita. La prova nell'era degli smartphone è semplicissima, le cuffie sono su una specie di rastrelliera, con vicino ovviamente il modello e il prezzo, basta prenderle e collegarle al proprio smartphone, non serve altro (neanche l'assistenza di un commesso). Naturalmente non vengono igienizzate tra un test e l'altro, è una prova "nature", per chi non si fa di questi problemi (come me, che ho applicato diverse volte questo sistema anche per cuffie da regalare). Consigliabile come ovvio un giorno di non grande affollamento. Individuati i modelli che ci interessano (solo di categoria monitor, lo ricordo) in pochi minuti si hanno le risposte che cerchiamo riguardo al comfort (aspettare un po' per giudicare) e alla sensibilità, facendo riprodurre allo smartphone una musica qualsiasi e controllando che il volume non vada a fine corsa.
Per la prova della qualità audio bisogna investire più tempo, sia per la scelta dei brani giusti (vedi la pagina sulle regole per la prova di ascolto su Musica & Memoria) sia per la qualità del file audio. Che non deve essere un MP3 compresso di ignota origine. Facciamo in modo che siano file audio in qualità CD, visto che è possibile e anche facile. Mettiamo le cuffie da provare nelle condizioni più difficili e più selettive.

File audio di test in qualità CD
Gli abbonati a un servizio streaming in qualità CD come Qobuz o Tidal non devono fare praticamente nulla, se non caricare i file audio prescelti per poterli riprodurre offline (non è detto che nel negozio la ricezione sia sufficiente).
Per gli altri, se hanno uno smartphone Android i passi da fare sono semplice: collegare lo smartphone a un PC sulla porta USB e caricare, come se fosse una memoria esterna, i file audio in formato wav non compresso o Flac compresso lossless nella cartella Musica, e installare se già non l'hanno fatto la app (gratuita) del popolare player VLC (o VideoLAN). Serve perché il player standard di Android (Google Play Music) a quanto scritto sulla documentazione non supporta il formato 16/44.1, quindi effettua comunque la compressione.
Su IOS, quindi su iPhone, il trasferimento è un poco più complesso perché richiede obbligatoriamente iTunes, che deve essere quindi installato sul PC e configurato con lo stesso account anche sull'iPhone. Una volta collegato si trasferiscono via iTunes i file audio in qualità CD prescelti mediante la funzione di sincronizzazione; i file sincronizzati saranno quindi leggibili sulla app Musica dell'iPhone che supporta la conversione audio fino a qualità CD, non è necessario un altro player. Attenzione però: bisogna controllare che nella configurazione dell'iPhone non sia settato tra le opzioni "Converti brani con frequenza bit più alta a (128 o altro)".
Il processo di sincronizzazione è un po' complesso di come rappresentato qui, e in appendice è riportato con maggior dettaglio.

Il test 
Tra le cuffie presenti molto difficilmente ci saranno quelle di cui abbiamo letto le recensioni, ci saranno modelli simili o equivalenti di altre marche. Si sceglieranno per il test in base a questi elementi e al prezzo, e magari anche all'estetica e alle impressioni di robustezza e costruzione solida e/o con buoni materiali. E' il limite di questo metodo per le prove d'ascolto (che però è l'unico possibile) la scelta è limitata alle 8-10 cuffie presenti e che ricadono nei parametri a cui ci siamo orientati. Ma almeno alla fine avremo scelto qualcosa che abbiamo provato e saremo sicuri sia della comodità sia della piena compatibilità con il nostro smartphone o tablet.

In sintesi
Comprare delle buone cuffie stereo investendo tra i 100 e 200 € non è difficile, i modelli validi sono molti e le cuffie con la loro caratteristica di avvicinare il suono riescono sempre a rendere molto appagante l'esperienza di ascolto, se di qualità adeguata. Sarà improbabile rimanere insoddisfatti dell'acquisto, anche se ovviamente potremmo sempre trovare qualcosa di più soddisfacente (come in tutte le cose del mondo, avendo un tempo infinito).
Salendo di livello e di prezzo si arriva poi a una qualità sonora superiore a quella dei diffusori equivalenti, ma rimane la minor naturalezza rispetto ad un ascolto "aperto". A livelli di prezzo sopra ai 1000 € però un ascolto di prova si può anche pretendere.


Appendice: Trasferire file in qualità CD su un iPhone

Premessa: configurare iTunes su PC

1) disabilitare iTunes Match (nel caso siate abbonati a questo servizio cloud)
2) verificare che non sia abilitato "Converti brani con frequenza bit più alta a (128 o altro)".
3) collegare l'iPhone e selezionare il dispositivo tra "i miei dispositivi"

Sincronizzare ovvero trasferire file audio 16/44.1

4) Selezionare tra le viste iPhone (icona dello smartphone)
5) Selezionare "musica" (vedi fig.1)
6) Selezionare "laylist" invece di "tutti" (per non trasferire tutta la musica presente sul PC(
7) Selezionare il brano o i brani in formato CD da trasferire
8) Spuntare "Sincronizza" e attendere (vedi fig. 2); nella barra in alto viene mostrato il progresso dell'operazione
9) Sull'iPhone saranno ora presenti i brani di test da utilizzare (nel nostro caso è quello di Chris Connor spuntato con il flag)

A parte l'esigenza di effettuare un test questi passi possono essere seguiti in tutti i casi in cui si vuole trasferire sul'iPhone propri file audio rippati.

Figura 1


Figura 2

domenica 15 maggio 2016

Nuovi modi per ascoltare la musica: impianti integrati, wireless e raffinati

Sta cambiando velocemente il modo di sentire la musica, la disponibilità quasi illimitata di musica in streaming, la sparizione del supporto fisico, il declino del formato album e la preferenza per le playlist, una attenzione maggiore alla compatibilità con gli ambienti in cui si vive e si fanno molte altre cose, la tecnologia wireless, sono alcuni degli elementi che rendono sempre più di nicchia il tradizionale impianto sorgente - ampli - casse. In questo articolo è presentata una rassegna dei nuovi modi che si stanno affermando (mentre continuamente altri ne vengono proposti) soprattutto tra chi ha conosciuto solo questo nuovo approccio alla musica, i giovani, con una serie di esempi di "impianti" completamente ripensati, ma sempre ben suonanti.

Della crisi dell'impianto tradizionale ne scriveva anche il direttore di TNT-Audio, la nota rivista online dedicata all'alta fedeltà, che ha pubblicato di recente (17 aprile) un divertente ma preoccupato editoriale sulla mostra Milano hi-fidelity 2016. Invito a leggerlo, ma in sintesi mette in evidenza una situazione di progressivo rinchiudersi del settore in una proposta di prodotti di costo sempre più elevato (anche sopra i 100.000 €) per un target sempre più ristretto, e soprattutto sempre più adulto (e quasi solo maschile) con l'inevitabile conseguenza di continua riduzione per assenza di ricambio. Anche Audio Review, che resiste in edicola, penso, sempre grazie a chi ha conosciuto la hi-fi negli anni '70, insiste quasi ogni mese sulla necessità del ricambio, ma poi scivola lentamente ma inesorabilmente nella stessa direzione degli impianti e dei componenti da sogno (e inarrivabili), per un target di lettori molto diverso ma con approccio simile a quello che acquista le riviste o frequenta le mostre dedicate alle super-car.


Il fattore costo è sempre relativo (al proprio reddito) così come il fattore anagrafico. Basta fare un giro in un qualsiasi porticciolo turistico, anche all'Elba, senza andare a Cap d'Antibes, per vedere ormeggiate barche di ogni genere con skipper e altri abitanti anche piuttosto giovani. Tralasciando i non rari yacht con equipaggio, un normale cabinato a vela medio da 15 metri tutto attrezzato, ha un costo dell'ordine di 350.000 tutto attrezzato a cui si aggiungono 20-30.000 € all'anno per ormeggio, rimessaggio e manutenzione. Chi ha la disponibilità economica per acquistare un oggetto di questo tipo (non rinunciando probabilmente ad altro) pur considerando l'uso non continuativo, non avrà neanche problemi particolari ad acquistare il componente DAC + ampli Playback Design IPS-3 provato qualche tempo fa da AR, e presentato dal recensore come "una soluzione per il giovane che vuole un componente ben suonante ma con minimi problemi di configurazione", che costa però 14.000 € (e bisognerà aggiungere per restare allo stesso livello - di immagine ma anche di suono - almeno una coppia di Wilson Audio Sophia, altri 15.000 €).

Il problema non è quindi soltanto il costo, ma il fatto che il suddetto giovane benestante proprio non sente questo "bisogno". Se vuole inserire in casa un impianto di adeguata immagine probabilmente la sua scelta cadrà su componenti raffinati della B&O o di prestigio come i McIntosh (con casse magari ben nascoste).

Agli operatori del settore questa situazione provoca non poche preoccupazioni, ma molto meno a noi che, anche avendo queste cifre occasionalmente a disposizione, avremmo altre priorità, nonostante la passione audiofila. Quindi possiamo lasciarli alle loro preoccupazioni e ad ingegnarsi a trovare strade diverse per ricreare il "bisogno" che stimola l'acquisto. Ci interessa di più il paradosso di assistere al mancato incontro tra un mondo che ascolta sempre più musica e una tecnologia che consente di riprodurla in modo sempre più fedele e a costi sempre più ridotti.

Come ascoltano la musica i giovani
Cerchiamo di capire dov'è che i due mondi si incamminano su strade divergenti, riflettendo su come i maggiori consumatori ascoltano la musica. Cominciando ovviamente da ...

Le cuffie stereo
Boom di vendite, sempre più produttori specializzati in altri componenti che aprono la loro linea di cuffie (B&W, Focal, Oppo, il cui modello PM-1 è mostrato sopra, e molte altre), una scelta vastissima e una qualità effettivamente adeguata ad essere considerata hi-fi già da poco oltre i 50 € e anche i modelli più costosi non sono inarrivabili: non c'è dubbio che in questi ultimissimi anni una massa sempre più grande di consumatori di musica soprattutto giovani ha scoperto l'emozione che può dare un ascolto hi-fi e non vuole più rinunciarvi. Una soluzione certamente non universale ma che garantisce il miglior rapporto qualità / prezzo (a precise condizioni e pur con le note limitazioni) alla quale sarà dedicato il prossimo post.

L'audio da scrivania
Quando si vuole ascoltare in modo più rilassato, meno concentrato oppure (ahimè) come sottofondo sono preferiti da sempre gli altoparlanti in campo libero. Altoparlanti, perché ormai la disponibilità per tutti di PC, smartphone, tablet (e connessione web) rende la sorgente una scelta scontata: può essere uno qualsiasi di questi componenti, non più un player specializzato come un lettore CD o suoi successori, manca quindi solo lo "speaker". I produttori di tutto il mondo si stanno quindi ingegnando da tempo, sulla scia del capostipite, lo Zeppelin di B&W, di proporre modelli con buona qualità di suono, compatti, esteticamente gradevoli e originali, e possibilmente wireless. In grado si sostituire quelle soluzioni 2+1 (2 satelliti + sub) da collegare all'uscita audio dei PC, di basso costo e bassa qualità, diffusi fino a qualche tempo fa e per i quali l'interesse è in diminuzione continua (come per i PC fissi). Vediamo di cosa si tratta con alcuni esempi, partendo ovviamente dallo Zeppelin.

Zeppelin Air LCM / Wireless 
Tecnicamente è un diffusore attivo stereo a due unità "satelliti" medio-alti più subwoofer in una costruzione monoblocco. Le unità medio-alti sono composte da un tweeter e un mid e sono ai due lati e il sub (da 15 cm nel modello wireless, da 12,5 nel Air) è centrale. Una architettura simile a storici modelli da casa degli anni '60 come il Paragon della JBL, che però occupava tutta una stanza.
Unità di amplificazione separate in classe D guidano gli altoparlanti. A seconda dei modelli a sorgente si può collegare direttamente su una connessione diretta o più comodamente via wireless. I due modelli hanno funzionalità diverse sotto questo aspetto: il modello Air Speaker consente connessione diretta da device Apple o via wireless con il protocollo Apple AirPlay (più connessione USB). Il modello wireless, più recente, come dice il nome è solo wireless con protocollo AirPlay, Spotify Connect e anche Bluetooth AptX (supporta anche l'alta definizione). Il costo passa dai 400 € per il primo modello Air ai 700 € per il successivo e più performante modello Wireless. Nella gamma "New Media" la B&W propone inoltre altre varianti sul tema dello speaker wireless.

Pur essendo tuttora in produzione si trovano solo immagini, come questa, con collegato un iPhone 4
Lo Zeppelin consente un ascolto di qualità timbricamente corretto ed indistorto anche a volumi relativamente elevati e con una buona estensione sui bassi, soprattutto sul modello wireless, e può essere usato anche per sonorizzare stanze di medio-piccole dimensioni. L'uso è estremamente comodo e la musica può essere selezionata ed organizzata semplicemente usando un iPad o un iPhone, non serve niente altro se non l'abbonamento a un servizio streaming. Il limite come per tutti questi componenti è la ricostruzione spaziale della scena sonora originale. Non è un hi-fi completo insomma, ma una soluzione di compromesso.

Lo Zeppelin Wireless. La scelta estetica minimalista lo rende, come si vede, praticamente in-fotografabile.
La struttura interna del modello Air LCM

L'interno del modello wireless, molto simile ma con altoparlante sub più grande e performante

Il Paragon della JBL con componenti a tromba
Sonos Play:5 wireless speaker
Prodotto da un'azienda californiana nata nel 2002 proprio per proporre componenti per l'audio digitale e divenuta poi una delle principali del settore, è il successore 2015 del precedente modello 2009, altro apripista del settore. A parte la forma più usuale lo speaker non è molto diverso dallo Zeppelin wireless come architettura, in particolare nella precedente versione, dove c'erano due "satelliti" a 2 vie nella stessa cassa monoblocco più un altoparlante per i bassi, mentre nell'ultima versione la Sonos ha puntato maggiormente sui bassi e sulla estensione spaziale del suono, montando 3 woofer uguali da 10 cm. e 3 tweeter di cui due angolati e caricati con una piccola tromba, tutti con ampli in classe D dedicato. Inoltre il nuovo modello è a sospensione pneumatica (pensiamo per rendere possibile la correzione DSP sui bassi) mentre il precedente era bass-reflex con condotto posteriore.
Anche questo speaker, a parte un input volante con mini jack stereo, è pensato per una connessione senza fili consentendo anche una maggiore flessibilità, grazie ad app per le device mobili IOS e Android (e per desktop) e il supporto diretto per servizi di streaming come Spotify e Tidal (quindi anche in qualità CD). Niente alta definizione, a differenza dello speaker B&W, solo qualità CD.


Il Play:5 di Sonos ha inoltre altre funzionalità orientate alla sonorizzazione degli ambienti (il cosiddetto multi-room): più unità possono essere collegate assieme e possono essere anche sistemate in posizioni non ottimale grazie ad un software di correzione di ambiente DSP (chiamato Trueplay) che fa ricorso ad uno smartphone iPhone per correggere la risposta (sui bassi, riteniamo). Molto utile per riempire di musica di sottofondo gli ambienti, che è proprio quello che noi appassionati di musica vorremmo che si evitasse di fare (per rispetto della musica), ma se proprio servisse, la gamma Sonos (che comprende un Play:1 e un Play:3) è una delle possibili risposte.
Giudicato nelle recensioni anche dinamicamente superiore allo Zeppelin, nel senso che può sonorizzare ambienti anche medio-grandi garantendo bassi presenti e suono non distorto anche a volume relativamente elevato. Se i bassi per alcuni generi di musica fossero eccessivi la app consente anche la equalizzazione. Se invece se ne volessero di più c'è anche una unità sub aggiuntiva (ovviamente sempre wireless). Il prezzo attuale è intorno ai 570 €. Nelle immagini seguenti l'architettura interna.

L'archiettura del modello 2009, più "tradizionale" per questo tipo di componenti

La struttura interna del modello 2015. La foto proviene dalla recensione della rivista What Hi-Fi.
Non se ne trova al momento una migliore e tecnicamente pulita come quella precedente.

NAIM Mu-So
I due wireless speaker citati come esempio (come tutti gli altri) consentono grazie ad un buon progetto e ad una attenta costruzione di garantire una buona timbrica (anche sulla voce) e una buona dinamica con poca distorsione che consente di riprodurre anche contenuti musicali impegnativi. Quella che manca è la immagine stereo, che d'altra parte è ben difficile da ricreare con due tweeter distanziati al massimo di 50 cm. invece che dei canonici 2-3 mt (come nel JBL Paragon). La Naim Audio, prestigioso marchio inglese nato nel 1969 e da sempre orientato ad un approccio minimalista e conservatore, ha abbracciato invece tra i primi (assieme alla concorrente Linn) l'audio digitale ed è da tempo uno dei più credibili attori del settore, e recentemente è entrata anche nello specifico settore degli speaker wireless all-in-1 con questo componente dal nome un po' curioso, almeno per noi, indirizzando proprio questa limitazione.

Il Mu-so nella versione "customisation red". La base in plexiglas, ulteriore raffinatezza,
lo fa sembrare fluttuante nell'aria.
La tecnologia con cui è affrontato il problema è basata sull'utilizzo di più altoparlanti (6 nel Mu-So con  altrettanti amplificatori in classe D per complessivi 450 W) il tutto controllato da un processore digitale e da un software messo a punto da Naim. Sfruttando la forma particolare e le caratteristiche degli altoparlanti e (supponiamo, niente è dichiarato in tal senso) anche opportuni interventi di fase, il Mu-so punta a una ricostruzione spaziale a livello di quella di impianti di qualità, ovviamente non di grandi dimensioni. Assieme alla qualità del suono da tutti giudicata eccellente, questo aspetto, confermato da diverse recensioni, rende questo speaker wireless probabilmente il migliore attualmente acquistabile. Il che è anche giusto visto il prezzo che è sensibilmente superiore anche se non proibitivo, intorno ai 1250 €. Esiste però un modello più piccolo (meno bello esteticamente, è un cubo) con prestazioni ovviamente non identiche (ma dicono sempre buone) e più orientato ad un ascolto "da scrivania", chiamato Mu-so Qb, a circa 820 €.
Da segnalare anche la grande versatilità, il Mu-so può gestire praticamente ogni sorgente analogica, digitale o in cloud.

Gli altoparlanti del Mu-So sono costruiti appositamente per Naim.
Il cerchio in alto è il comando rotante multifunzione (ma per fortuna c'è anche una comoda app).
Una immagine del Mu-So in ambiente che mostra come le dimensioni siano più grandi di Sonos e Zeppelin
Tutti gli altri
Sono veramente molti, come quello delle cuffie stereo è un settore in continua espansione, segno che questa soluzione è quella che viene cercata da chi vuole ascoltare bene la musica oggi. Li stanno proponendo molte case tradizionali hi-fi, come Denon, Panasonic, Dali, NAD, e molte altre se ne aggiungono continuamente. Sono in generale variazioni sul tema ma con varie particolarità soprattutto sulle sorgenti supportate e sulla disposizione interna degli altoparlanti. I modelli seguenti presentati come esempio sono sempre i top di gamma.

Denon Heos 7 (ca. 570 €)
Panasonic SC-all9 (ca. 350 €)
Il Dali Kubik Free e il compagno Dali Kubik Xtra. Il modello Free (890 €) può funzionare anche da solo come
tutti gli altri speaker wireless. Aggiungendo il Kubik Xtra (690 €) si può creare un vero impianto stereo con la coppia
di diffusori, ma tutta wireless, oppure può essere usato in multi room. 

Una alternativa "true stereo"
Abbiamo visto 3+3 esempi di soluzioni che si stanno diffondendo nelle case, accomunate in modo più o meno marcato dalla rinuncia ad una piena immagine stereo, ovvero alla ricostruzione spaziale dell'evento musicale originale, reale o virtuale che sia. Una rinuncia a volte (forse spesso) obbligata a causa delle limitazioni nel nostro ambiente d'ascolto, ma che, se questa limitazione non c'è, è un vero peccato non superare. In particolare se la tecnologia digitale consente alternative altrettanto semplici nell'uso, anche non penalizzanti dal punto di vista estetico e dello stesso ordine di impegno economico.

Per la prima soluzione tutto quello che serve è una coppia di speaker dinamici. Possono essere wireless come i Dynaudio Xeo o tradizionali come i noti Genelec (quindi con un ingresso analogico RCA, detto anche pin jack). La connessione in tutti i casi è realizzata per la massima semplicità di configurazione con un economico connettore wireless Google ChromeCast Audio. Tutto il resto che serve probabilmente lo abbiamo già o lo possiamo acquisire facilmente in abbonamento.


Lo schema è facilmente comprensibile, sull'iPad (o su un altro tablet) attiviamo Spotify Premium o ancor meglio Qobuz in qualità CD, connettiamo il diffusore master sull'ingresso analogico attraverso Google ChromeCast e ascoltiamo dai diffusori amplificati. Costo: ca. 1270 € le Dynaudio (+ 190 per lo stand, se necessario), 10 € / mese Spotify Premium (o 20 € Qobuz) per tutta la musica del mondo o quasi, 39  € per ChromeCast Audio. In alternativa a ChromeCast Audio si può usare Dynaudio Connect (ca. 390 €) e la connessione sarà wireless sino ai diffusori, quindi senza doppia conversione AD-DA.
Risultato: anche se non con bassi profondissimi e dinamica eccezionale (ma sempre migliore degli speaker wireless che abbiamo visto prima) dato che le Dynaudio, le più piccole della serie Xeo, hanno un piccolo mid-woofer da 13 cm., avremo un vero impianto stereo in grado di restituire una credibile immagine stereo.

Ancora più semplice ed economica, anche se meno trendy, la seconda soluzione:


Qui vengono usati due diffusori passivi tradizionali, pilotati da un noto amplificatore in classe D campione nel rapporto qualità prezzo e di potenza adeguata per una stanza normale pur se non altissima (15W), come tutti gli ampli di derivazione T-Amp. In alternativa l'altrettanto noto Dayton Audio DTA 100 garantisce 30W per canale. Per i diffusori ci sono moltissime alternative, sempre restando nei bookshelf per mantenere basso il costo totale. Le nuove Indiana Line della serie superiore Diva costano solo 500 € e grazie alle dimensioni e al woofer da 17 cm garantiscono una dinamica ed una risposta sui bassi adeguata anche per programmi musicali impegnativi (concerti rock, grandi orchestre).
Costo: 500 € diffusori, 80 o 120 € amplificatore, 39 € ChromeCast più abbonamenti e cavi e supporti se necessari.

Le due presentate sono configurazioni base, pensate per confrontarsi come costo agli speaker wireless "già pronti" ma ovviamente salendo come livello sul lato diffusori (+ ampli) si possono raggiungere livelli di qualità da impianto medio-alto.

In sintesi
Si può azzardare come sintesi che da un lato è vero, l'alta fedeltà con impianto tradizionale sta diventando un prodotto di nicchia, per super appassionati, e i costi fatalmente aumentano. Niente di anomalo o di scandaloso, per citare un mercato contiguo, gli strumenti musicali, anche lì nome o lavorazione artigianale comportano (e in qualche caso giustificano) prezzi altissimi. Dall'altro lato però non mancano le soluzioni per chi non vuole imbarcarsi in impegnative combinazioni di componenti, alti costi e risultati non certi. Non allo stesso livello ma neanche troppo lontano se pensiamo ad un impianto medio, e con costi più che ragionevoli se confrontati con smartphone o notebook di ultima generazione.
Per chi invece vuole sfruttare al massimo le potenzialità del digitale, un impianto di vera alta fedeltà può essere ora semplificato al massimo, e avere un costo analogo, con soluzioni come quelle di cui sono presentati due esempi e che comportano come contropartita solo un minimo di complicazione nella installazione.

mercoledì 6 aprile 2016

L'ottimizzazione dell'ambiente d'ascolto

Il problema numero uno, per un ascolto corretto della musica che sfrutti appieno le potenzialità della stereofonia è rappresentato, come sappiamo, dall'ambiente d'ascolto. Che deve essere praticamente sempre condiviso con altri scopi (soggiorno, sala da pranzo, studio, anche tutti assieme, magari). La possibilità di ottimizzarlo per le sole esigenze dell'ascolto della musica è quindi molto remota, se non nulla.

La soluzione Linn
La casa scozzese, che da molti anni si è orientata decisamente verso l'audio digitale, ha ormai una gamma completa di music server (loro li chiamano ormai genericamente "streamer") dotati di una centrale digitale con CPU programmabile, sulla quale possono essere implementate soluzioni anche innovative, senza complessi upgrade o sostituzione con nuovi modelli, ma solo con aggiornamenti del firmware. Come la soluzione "Space Optimisation" che punta a indirizzare, almeno in parte ma puntando alla semplicità realizzativa, il problema dell'ambiente d'ascolto e dei compromessi tra diverse funzioni cui deve sottostare.
Insieme ad un altro piccolo gruppo di appassionati ho potuto partecipare ad una prova abbastanza esaustiva (quasi due ore) di questo nuovo sistema durante una presentazione, organizzata dalla Linn stessa presso un noto negozio di strumenti musicali e alta fedeltà di Roma (Musical Cherubini) e ne riassumo le impressioni in questo post.


Come funziona la soluzione Linn
Sistemi di correzione dell'ambiente esistono da anni, ed esistevano anche ai tempi dell'analogico, il digitale consente però di abbassarne i costi ed incrementare le funzionalità. Sono sistemi di correzione comuni e in normale produzione per i subwoofer e per le soundbar per l'audio home theater virtuali, mentre sono applicati solo ad impianti di alto livello, e con soluzioni custom o sperimentali, se indirizzati ad impianti stereo o multicanale completi e dedicati alla musica.
Linn ha preferito una strada molto semplificata e di limitato impatto per chi utilizza l'impianto, decidendo di limitare l'intervento solo al dominio della frequenza (i sistemi più completi coprono anche la correzione di fase), solo alle frequenze inferiori, quindi ai "bassi" (fino a 200Hz), solo in sottrazione e soprattutto rinunciando all'uso del microfono per le misure.

La modellazione dell'ambiente d'ascolto
Normalmente i sistemi citati sopra utilizzano uno o più microfoni per rilevare le riflessioni in ambiente ed apportare le correzioni, per esempio con un equalizzatore a più bande, se nel dominio della frequenza. Linn ha deciso invece di seguire una diversa strada: calcolare un modello matematico della risposta teorica in ambiente per i diffusori di propria produzione, più quelli di molte altre case (tra cui anche le Nautilus e le Klipschorn, sarebbe interessante provarle), e di costruire un modello della stanza di ascolto attraverso un set di misure che possono essere rilevate anche dall'appassionato stesso (pur se è previsto un servizio di assistenza a domicilio), perché richiede solo l'utilizzo di un normale metro, più ovviamente l'inserimento delle misure rilevate sul programma di simulazione, che si chiama Konfig.
Una volta completato il modello della stanza e del posizionamento dei diffusori partendo dai modelli pre-impostati (stanze "standard") l'algoritmo messo a punto da Linn (ed ovviamente proprietario) indicherà i punti di intervento, cioè le riflessioni generate dall'ambiente nella gamma di frequenze 20-200Hz e la loro ampiezza, e consentirà di effettuare una correzione, solo in negativo, come accennato, ovvero riducendo queste variazioni e rendendo la riposta lineare, consentendo anche aggiustamenti manuali "ad orecchio". Altri correttori più completi possono intervenire invece anche sui "buchi", ma i risultati e gli effetti collaterali sono più difficili da controllare. Ovviamente il software consente anche di confrontare ad orecchio l'effetto dell'intervento e di ridurne l'intervento, se necessario.
Per approfondire gli scopi e il funzionamento del sistema è possibile consultare l'area della documentazione tecnica messa a disposizione dalla Linn, in particolare in questa sezione.

Come si presenta il programma di configurazione in uso dopo aver inserito le misure.
NB: E' una immagine presa dalla rete (da un sito giapponese)
non si riferisce alla prova commentata in questo post

La prova
La dimostrazione prevedeva l'uso di diffusori non Linn, di uno streamer quasi entry-level (il Majik, ma il prezzo non è bassissimo, è sempre a standard Linn) e come ambiente una delle sale di ascolto di Cherubini, abbastanza vicina ad una forma standard (rettangolare) ma con una rientranza in parte corretta con due grandi elettrostatiche che facevano da (costosi) paraventi. I diffusori erano i notevoli e piuttosto noti Totem Forest Signature, casse molto semplici, reflex a due vie a torre, ma niente affatto entry level, e anche di notevole livello qualitativo, come abbiamo potuto ascoltare (le avevo sentite, modello precedente, anni addietro, e hanno confermato l'ottima impressione di allora). Erano posizionate non in modo ottimale ma neanche troppo bizzarro: potevano simulare un classico posizionamento sacrificato, ad esempio ai lati di una libreria, un po' troppo vicine alle pareti di fondo.
Il modello della stanza era stato ovviamente rilevato in precedenza, ma ci hanno fatto vedere come si procede: inserendo molte misure da rilevare e riportare con grande pazienza. Su un monitor veniva mostrato il modello calcolato e le correzioni che sarebbero state apportate,

I test di ascolto
Erano organizzati in modo semplice: due ascolti consecutivi di 30" del brano senza correzione, per familiarizzare con il brano stesso e individuare i momenti di confronto più efficaci, e aggiustare il volume, ed un ascolto a confronto con applicata la correzione.
I brani scelti erano un pezzo di musica soul-funky moderno con voce femminile (che non mi sono appuntato e non so individuare), un pezzo di musica italiana con voce maschile (De Andrè), un pezzo di prog (David Gilmour) e poi due pezzi a scelta dei presenti, io ho proposto come sempre jazz acustico con voce femminile e la scelta è caduta su Claire Martin, e un altro dei presenti un pezzo di classica con violini in evidenza, ma anche strumenti ad ancia in un passaggio della frase musicale.

I risultati
Nella descrizione dei test di ascolto vengono sempre evidenziate le differenze, come forse è giusto, ma penso che al lettore questo dia l'impressione che siano molto marcate ed immediatamente rilevabili. Come sa qualsiasi ascoltatore questo non avviene quasi mai (per fortuna, direi) e la differenza si percepisce in alcuni passaggi più complessi e anche in base alla sensibilità e alla attenzione, sempre selettiva, di chi ascolta.

Nel nostro caso le impressioni di ascolto, condivise con gli altri 4 partecipanti al test, erano anzitutto che la correzione non ha mai introdotto peggioramenti. I miglioramenti più marcati si percepivano nel brano soul-funky, sulla linea del basso elettrico, più precisa e "ritmica" e nel brano di progressive, dove il coro di voci che entrava a un certo punto era più dettagliato, con le voci meglio distinguibili, meno evidenti i miglioramenti con De Andrè, dove probabilmente ci concentravamo sulla voce particolare e ben nota del cantautore, e qualcosa di intermedio sulla classica, dove le differenze in meglio si percepivano meglio sugli strumenti ad ancia (non in evidenza nella registrazione) che risultavano più facilmente distinguibili. Non ho percepito grandi variazioni invece nella scena sonora, ma forse avrei avuto bisogno di più tempo e di brani di cui conoscevo meglio la spazialità.
Naturalmente si è aperto un dibattito su come un intervento sui soli rinforzi della stanza in fascia bassa potessero avere effetto anche sulla gamma media, ma un brano musicale come sappiamo è molto complesso e il nostro sistema uditivo lo è ancor di più, quindi non mi avventuro in teorie varie, ma sappiamo da sempre che la resa corretta sui bassi non ha benefici effetti solo sulla parte bassa del messaggio musicale.

L'ambiente della pubblicità Linn

La correzione degli errori
E' stato fatto anche un test della correzione di un posizionamento dei diffusori volutamente sbagliato (troppo larghi e asimmetrici). Qui senza correzione c'era un buco al centro, come è ovvio, che veniva ridotto (anche se un po' spostato da un lato, mia impressione, ero in posizione centrale, anzi nella posizione ottimale) con la correzione. Un effetto apprezzabile, non del tutto naturale però, che mi ricordava la correzione per il posizionamento virtuale che fa il sistema Audison nella mia auto. A mio parere questi sistemi non devono servire per posizionare con la massima libertà l'impianto e correggere il cattivo posizionamento a posteriori, ma per migliorare un posizionamento su cui già all'origine abbiamo lavorato per renderlo il migliore possibile, pur con i vincoli che abbiamo nella stanza.

La soluzione a banda intera di Linn (Space Optimisation+)
Da aggiungere per completezza che i modelli superiori di streamer, quelli che supportano la tecnologia Linn Exact che ho trattato diversi mesi fa, consentono una correzione a banda intera e che include anche interventi sulla fase, ma non se ne è parlato nel corso della presentazione. Su questi modelli inoltre l'intervento è possibile anche sugli ingressi analogici, mentre quella che abbiamo visto era dedicata ed utilizzabili solo alle sorgenti digitali.

In sintesi
Per chi possiede già uno streamer Linn o è già orientato a farne la base del suo impianto ovviamente l'adozione e l'utilizzo dello space optimisation è praticamente un obbligo. Per gli altri è sicuramente un plus importante, per la importanza unanimemente riconosciuta , ma tanto più evidente quanto più elevata la sensibilità a questo aspetto, sia per massimizzare la resa del proprio impianto, sia per correggere posizionamenti non ottimali (ma si spera non "disperati").

Le Totem Forest Signature, co-protagoniste della prova

venerdì 1 aprile 2016

Dieci euro al mese per un servizio musical streaming? Troppo!

Questa è l'osservazione che ho sentito fare diverse volte da persone giovani o quasi giovani, e comunque dell'era post CD. Una risposta che mi ha sorpreso molto, perché il confronto, dal punto di vista economico, non si pone proprio. Con il costo di un solo CD (scontato) o di un solo album in download da iTunes si può ascoltare per un intero mese tutta la musica che ci può venire in mente, con pochissime eccezioni, in ottima qualità, e comunque quasi indistinguibile da quella del CD, e da qualsiasi device. E per di più 10 € (meno il solito centesimo) in un mese anche in assoluto non sono quasi niente, non ci si pagano due birre medie in pizzeria, e neanche due pacchetti di sigarette.

Ci deve essere un'altra spiegazione
Probabilmente è il mio confronto che è errato, non bisogna confrontare questi 10 € al mese (interrompibili in qualsiasi mese) con un'alternativa che costa qualcosa. Non tanto perché i miei interlocutori e i molti che pensano la stessa cosa siano ancora seguaci della pirateria, in calo da anni per la musica, ma perché ascoltare la musica, tutta la musica, e su qualsiasi device, è alla portata di tutti, grazie ad un servizio che tutti conoscono: YouTube.

Il video di Hello di Adele: nuovo record di YouTube, oltre 1 miliardo
di visualizzazioni in pco più di due mesi.

YouTube l'ammazza streaming
Era nato per condividere video auto prodotti ed effettivamente ne vengono caricati tutti i giorni in gran numero (alla ricerca del video virale) ma è diventato anche il contenitore di tutta la musica del mondo (più di quella presente in Spotify o Apple Music, ci sono anche le musiche nazionali e ogni sorta di rarità) grazie a legioni di volonterosi "caricatori", peraltro privi di alcun fine di lucro.
Col tempo poi Google, che con lungimiranza ha acquistato YouTube tanti anni fa, ha inserito su YouTube molte funzioni tipiche dello streaming musicale, come la generazione di sequenze di brani selezionati automaticamente (funzione "radio") e ora anche la possibilità di creare e condividere playlist, Oltre che tutte le musiche del mondo ci sono quindi anche le funzioni social e l'ascolto passivo, punti di forza di Spotify e soci.
Quindi, perché pagare, anche se molto poco, per qualcosa che già posso ottenere gratis?  La pubblicità, come è stato per anni con la TV in chiaro, è un prezzo da pagare che si accetta per la mitica parola "gratis" (associata peraltro da sempre al web) facendo finta di ignorare che evidentemente qualcuno (probabilmente anche noi) comunque il servizio lo paga.

Come si ascolta la musica
A questa si aggiunge una motivazione ancor più profonda: il modo come si ascolta la musica. Non tutti, anzi temo molto pochi, la ascoltano come noi appassionati, ponendo attenzione a quello che si ascolta, mai come sottofondo, a volume non esagerato ma adeguato a sentire tutti gli strumenti e i particolari dell'esecuzione, con un impianto in grado di riprodurla con accettabile fedeltà, pur se in mobilità o in auto. Per chi non si pone questi vincoli anche YouTube va bene. E per di più è (apparentemente) gratis.

Il paradosso delle cuffie Beats
Musica gratis ma in bassa risoluzione (massimo 160 Kbps è la qualità garantita da YouTube, 128 Kbps se non conforme ai formati supportati, l'HQ è solo per il video) e con una qualità audio che dipende dai sorgenti caricati dagli uploader, che a loro volta erano compressi anche di più o di provenienza incerta, e per di più spesso passati per editor video con possibile aggiunta di distorsione. Con materiale di bassa qualità audio quale quello disponibile che senso ha spendere molti soldi per cuffie di grandi pretese come le famose Beats o le molte altre di classe elevata ma di concezione moderna e "giovane"  proposte ormai da tutti i produttori (con B&W, Oppo e Focal in testa)? Nessun senso apparentemente, perché nessun diffusore di alta qualità potrà mai correggere un sorgente audio di bassa qualità. Eppure la produzione e la vendita di cuffie di qualità è in crescita esponenziale.

Cosa ascoltano quelli che comprano le Beats e le indossano in giro per le città?
L'ascolto in cuffia è quanto di più lontano ci sia dall'ascolto come sottofondo mentre si svolgono altre attività, al contrario uno degli scopi che ha è di isolare dal mondo esterno e quindi di concentrasi sulla musica che si sta ascoltando. Se la cuffia è di buona qualità non può non amplificare anche i difetti delle sorgenti e quindi mi stupirei se in cuffia venisse ascoltato acriticamente il materiale presente su YouTube. Anche perché per questo tipo di ascolto, di solito in mobilità, i video associati non sono un plus. Possiamo supporre che il materiale audio sia in questo caso proveniente da download o da ripping di CD o da file audio in buona qualità "prestati", il tutto trasferito sullo smartphone o sul tablet (che difatti vengono richiesti con memoria interna sempre più ampia). E in parallelo è possibile che proprio da questa categoria di utenti provengano buona parte degli abbonamenti a pagamento per i servizi in streaming (cresciuti a 11 milioni negli USA nel 2015).

Come si presenta Spotify free su un PC desktop
YouTube è anche il nemico numero uno dei profitti dei musicisti
Aumentano ogni anno le visualizzazioni di video musicali, ma la percentuale di guadagno per chi questa musica la crea e la produce diminuisce. Il numero sempre crescente di offerenti  abbassa il prezzo delle inserzioni nel caso di YouTube e, per i servizi in streaming, la percentuale rilevante di abbonamenti gratuiti rispetto a quelli di pagamento riduce i ricavi per il servizio, e la conseguenza è la continua diminuzione delle tariffe (fares) dovute agli autori e agli interpreti. Si ascolta sempre più musica (4 ore al giorno in media per ogni americano, secondo il rapporto RIAA, quindi qualcuno ascolta assai di più) ma la torta pubblicitaria e degli abbonamenti non si adegua e non cresce in proporzione e si suddivide su un numero di soggetti in continua crescita. così ognuno di essi guadagna sempre di meno, tranne gli eletti da Grammy Awards (e i fornitori del servizio, Google in testa e a seguire i provider).

Il paradosso del vinile
Nel rapporto annuale 2015 della RIAA (l'associazione USA dei discografici) recentemente pubblicato è citato il paradosso dei ricavi del vinile rispetto ai servizi digitali. Il vinile (e ne siamo contenti) continua a guadagnare terreno, pur rimanendo un mercato di nicchia, se non altro perché non tutti hanno un giradischi in casa. Ebbene dai dati rilevati risulta che, sorprendentemente, i ricavi del vinile sono superiori ai ricavi dell'ascolto in streaming digitale gratuito con pubblicità, tramite YouTube (essenzialmente) e in parte streaming gratuito (Spotify e analoghi).
Per la precisione, sempre dati USA 2015, 16,9 milioni di vinili venduti producono 416 M$ di ricavi, la pubblicità sui canali citati qualcosa di meno: 385 M$. Solo che gli utenti dei vinili sono al massimo 16,9 milioni (ma in realtà molti meno: compreranno più di un LP all'anno, si suppone) mentre gli utenti di YouTube sono quasi tutti i cittadini USA. E la differenza diventa incomparabile se consideriamo le ore di ascolto sull'uno e sull'altro media.

La risposta è una sola: la qualità
I report delle case discografiche (IFPI e RIAA) sono ricchi di grafici e di considerazioni, e cercano le cause anche nella legislazione sui diritti d'autore, eppure questo esempio che loro stessi fanno dovrebbe fornire la risposta, chiara e semplice, sempre quella che loro continuano a non vedere. I clienti sono disposti a pagare solo per qualcosa che promette una qualità superiore, ma deve essere una qualità percepibile,  E per qualità si può intendere qualità audio, ma anche qualità e immagine del prodotto, suo valore come status symbol obbligatorio o differenziante sociale. Le tecnologie ci sono già, l'alta definizione, il multicanale, le registrazioni binaurali, la registrazione e produzione di master accurati e non compressi e che sfruttano in pieno la potenzialità dell'alta definizione. Anche i supporti fisici possono essere resi più gradevoli e "sexy", come dicono gli anglosassoni, sulla scorta dell'esperienza col vinile. Più i vantaggi dell'assenza di pubblicità e di contenuti esclusivi, che sono stati la molla per il successo dei servizi in abbonamento, nel settore della televisione.

Nessun segnale in questa direzione ...
Le case discografiche continuano invece a non promuovere a anzi ad ostacolare l'alta definizione, così che la maggioranza dei potenziali clienti non sa neanche che esiste e dove si trova, inclusi i giovani acquirenti delle cuffie di alta qualità citati prima. Il problema se si sente o meno la differenza, che angustia e ossessiona buona parte degli appassionati, è un falso problema: ai nuovi clienti potenziali non interessa il confronto con qualcosa che non hanno neanche mai conosciuto come tale (la qualità CD), ma la possibilità di fare una esperienza sensoriale nuova e appagante. Cosa che una registrazione con un master di qualità trasmesso in alta definizione può fare e che una cuffia di qualità può consentire di apprezzare, anche da un buon smartphone (e senza problemi di costosi impianti). Il risultato è che in tutti i rapporti esaltano la crescita dello streaming (in Italia molto meno in crescita, in realtà) ma poi dipendono sempre in buona parte da YouTube.

... o quasi
Perché qualcosa forse stanno facendo in questa direzione, un piccolo passo, ma forse un indizio che finalmente una promozione sta iniziando. Hanno definito e condiviso, almeno in USA, un logo (qui a fianco) e un claim per indicare la musica in alta definizione: HI-RES Music. Si applica indifferentemente a tutta la musica di risoluzione superiore a 20 bit e 48KHz indipendentemente dal formato digitale, e così non confonde le idee con raffinatezze tecnologici. Almeno i potenziali clienti potranno identificare il nuovo (anche se in realtà non tanto nuovo) prodotto.
Chissà se a questo segno di vita seguirà qualche azione pratica e l'abbattimento di qualche barriera.

Perché ci interessa
In fondo noi apprezziamo la qualità, sappiamo cercarla e anche a buon prezzo, se il resto del mondo vive bene così, con la pubblicità e l'audio in bassa risoluzione, come se a casa avesse ancora i televisori a tubo catodico a 100Hz (la generazione tecnologica è la medesima) dovrebbe importarci ben poco. Invece no, e non solo per solidarietà con i giovani inconsapevoli o con altre priorità (ma che magari sanno suonare). Perché siamo interessati a che la musica nuova, creata nel nostro tempo, sia sempre più valida e multiforme, e per questo ci vogliono anche musicisti che siano premiati e giustamente remunerati per il loro lavoro, e perché la tecnologia per l'ascolto (software e hardware, streaming o download) progredisce e diventa sempre più accessibile pur crescendo di qualità e soluzioni tecnologiche se il mercato è di massa, come avviene per i monitor TV già pronti ad andare oltre il 4K e per i produttori di contenuti che inseguono,