lunedì 19 ottobre 2020

La musica secondo i giganti del web

Si è aggiunta ora con una sua linea (sviluppata in collaborazione con Sonos) anche Ikea ai giganti del web, tutti impegnati a rispondere al bisogno di musica sempre più impellente nel mondo attuale, nel quale è quasi impossibile imbattersi in un a volte benefico e benvenuto silenzio.

Google ha schierato i suoi nuovi prodotti qualche settimana fa, la linea si chiama Nest Audio (un nido per l'audio), e le dimensioni sono quelle di un nido, ma non di quello di una cicogna:

la grande novità della nuova linea viene espressa con entusiasmo nel claim che accompagna il lancio "Basta accoppiare due altoparlanti Nest Audio per un effetto audio stereo". Non una grande novità, lo stereo risale a 90 anni fa, ma il claim è rivolto al concorrente Amazon, che di speaker ne propone solo uno, ma a 360°. Il tizio biancovestito della foto promozionale sembra molto soddisfatto di aver scoperto lo stereo, nonostante l'apprezzi poco (vista la posizione dalla quale sta ascoltando).

Certo c'è da chiedersi come mai uno che possiede un'elegante casa con boiserie e mobili di design non possa spendere qualcosa di più di 200 € per ascoltare la musica in modo decente. Probabilmente ignora questa alternativa (Google o chi se ne occupa non so).

Il concorrente è quindi Amazon, che ritiene coerente con la parola "musica" ascoltarla con questo oggetto, chiamato Alexa Echo Dot (faccio outing, in casa ne ho due, ma non ci ascolto la musica, e a dir la verità neanche un granché di altre funzioni).

Ma in Amazon sono consapevoli che la musica richiede di più, e secondo entusiasti recensori (ovviamente assolutamente indipendenti) ha compiuto "Il passo di Amazon nel mondo della musica audiophile", con quest'altro oggetto. Alexa Echo Studio (successore di Echo Plus):

Secondo Amazon ne basta uno, perché "si adatta automaticamente all'acustica dell'ambiente su cui si trova" ma, bontà loro, è possibile per i conservatori ostinati disporne due in stereo. 

Non poteva mancare al terzetto la Apple, che risponde agli altri due giganti con una recentissima proposta (settembre 2020) ancora più radicale, ecco a voi l'HomePod Mini:

Se fate fatica a individuarlo nella foto promozionale, è quella palletta davanti alla mano destra del bambino, non è un porta matite vuoto. Ma niente paura, suona benissimo, probabilmente meglio delle nostre arcaiche casse a torre, perché "HomePod Mini include tecnologie innovative e software evoluti che insieme abilitano l’audio computazionale per offrire una qualità strepitosa ovunque lo si posizioni". Il prezzo ovviamente è sempre il solito: 99€. Il claim è "un suono che riempie la stanza", anche per lui. Ah, se vi chiedete che cos'è "l'audio computazionale", si tratta della definizione che il marketing della Apple ha voluto dare al DSP. 

Possiamo tirare delle conclusioni?
Lo so, prima di tirare le conclusioni bisognerebbe ascoltare i 3 oggetti, ma è difficile credere ai miracoli, anche perché i 3 soggetti non mi sembrano titolati a farne. Personalmente ho ascoltato musica solo con Alexa Echo Dot, ma ho promesso a me stesso di non farlo più, per rispetto prima di tutto a chi la musica la crea, fosse anche Al Bano. Ho ascoltato anche Echo Plus a casa di mia figlia, che al massimo può servire a suggerire un vero ascolto o a ricordarlo, avendo la cautela di non alzare il volume. Ho ascoltato il Mu-So di Naim, realizzato con ben altro spiegamento di mezzi, dotato di DSP, e che pur valido nel suo contesto, non può per motivi fisici equiparare il risultato ottenibile con 2 diffusori separati di dimensioni adeguate, attivi o meno. E' improbabile che abbiano fatto di meglio a 1/10 del costo e 1/50 di dimensioni.

Ma hanno sicuramente ragione loro
Quindi, tirando le prime conclusioni, anche se le scelte tecnologiche dei giganti del web ci gettano nel più nero sconforto, cominciamo col dire che hanno sicuramente ragione loro, quello che propongono è quello che la maggior parte delle persone cerca. Qualcosa che suona con decente precisione una musica da sottofondo. Non importa la ricostruzione spaziale, ma che la musica si diffonda nella stanza. Non importa distinguere gli strumenti, le finezze di arrangiamento o le sfumature della voce, ma solo ricreare le sensazioni e le emozioni delle canzoni che già si conoscono dai video su YouTube.

Prima però di iniziare la solita tirata sull'ignoranza della massa e sui bei tempi andati quando tutti amavano la musica e compravano la "catena" hi-fi, applico un sistema che ho imparato negli anni. Ovvero, se la maggior parte delle persone vanno da un'altra parte, prima di ergersi a giudici che criticano dall'alto del proprio sapere e gusto raffinato, è meglio cercare di capire cosa succede e perché.

Il paradosso delle cuffie stereo
Nell'ascolto "open ear" non c'è dubbio che la tendenza sia questa. Ma le stesse persone che non si sognano proprio di spendere più di 200€ per ascoltare la musica in casa investono invece somme anche molto superiori per cuffie stereo o auricolari "in ear" di qualità. Un mercato infatti in continuo sviluppo con proposte sempre più raffinate tecnologicamente ed esteticamente, e prezzi che salgono ben oltre i 1000 €. E sappiamo che bastano gli auricolari in ear, anche economici se ben realizzati e ben inseriti nel padiglione auricolare, per apprezzare tutti quegli aspetti dell'ascolto che vanno persi con le cassettine di Apple, Google e Amazon: i bassi ci sono, gli strumenti si distinguono e si posizionano, le sfumature anche. La musica è salva e lo sforzo creativo degli autori non va perduto.

Le strade per arrivare alla musica
Quindi, non saltiamo a conclusioni affrettate, non è l'ignoranza di quello che la musica rappresenta che produce la domanda a cui i 3 big +1 prontamente rispondono. E' il fatto che la musica arriva ora agli ascoltatori per tre strade ben distinte:

  1. La scoperta: la strada è il video, la musica che emoziona e che piace viene scoperta o si consolida tramite il video su YouTube, senza il video si confonderebbe con 1000 altre, con il video si fissa l'emozione ed entra nella "heavy rotation" personale
  2. L'approfondimento: quando vale la pena, arrivano le cuffie stereo, ci si astrae dal resto (la cuffia è l'ideale per questo) e l'udito è l'unico senso libero (siamo in metro, ad esempio, o sul lettino in spiaggia), è possibile concentrarsi sulle parole, sui dettagli e sulle sorprese dell'arrangiamento
  3. L'accompagnamento: in casa, in ufficio, in negozio bisogna sconfiggere il silenzio e la musica, quella preferita e conosciuta e quella che assomiglia (generata automaticamente dalle playlist mix di YouTube o Spotify) diventa sottofondo, deve solo espandersi nell'ambiente, non disturbare, non occorre sentirla con concentrazione, stiamo facendo altro (come il personaggio della pubblicità di Google) d'altra parte la conosciamo già.
Due mondi separati e divergenti
Lo sono, in conclusione, il loro e il nostro, quello degli ostinati e ormai non più giovanissimi "audiofili" e dei più giovani rincalzi attirati sia dalla loro conoscenza della musica (magari anche suonata) sia dall'oggetto esclusivo e distintivo. Quelli che ascoltano gli album e non le playlist, concentrati sulla musica (si spera, non sull'impianto), senza essere impegnati in altre attività, a volume realistico (alto, come in una sala di concerto). Due mondi distinti e che si allontanano sempre più, incomprensibili gli uni agli altri, unico punto di contatto le cuffie stereo ad alte prestazioni, oggetto del desiderio per entrambi.

A meno che ...
... un giovane interessato anche alla musica sia colpito sulla via di Damasco dall'ascolto di un vero impianto. Come è successo al fidanzato di mia figlia che, una volta che eravamo a casa mia in attesa delle rispettive compagne uscite a fare shopping, ho coinvolto in un ascolto del mio impianto. Lui suona un piano ed ha passioni musicali, come gli Oasis di cui ha acquistato l'opera omnia, ma impianti zero. La dinamica, l'impatto, ma soprattutto individuare i vari strumenti posizionati sul fronte sonoro (suonava il quintetto di Miles Davis) realistici e precisi per distinguere senza sforzo il suono diverso dei sax tenore di Coltrane e di quello di Hank Mobley, sono stati una sorpresa per lui, ed è scattato forse il desiderio di ascoltare così anche a casa loro. Forse, perchè per ora nulla è successo, ma è anche questione di priorità, per una giovane coppia.

Miles Davis, Cannonball Adderley e John Coltrane registrano Milestones (1958)

3 commenti:

  1. Bel post, complimenti!

    RispondiElimina
  2. Anonimo24/10/20

    Grazie sempre per questo tipo di informazione libera e, quindi, oggi sempre più preziosa.
    Il commento alla seconda immagine mi ha steso :-))
    enrico

    RispondiElimina
  3. Sempre sul pezzo senza fanatismi, ogni tuo articolo è preziosissimo. Grazie.

    RispondiElimina

Sono stati segnalati occasionali problemi nell'inserimento dei commento con account Google con alcuni browser e impostazioni di protezione. In questo caso inserire il commento come "anonimo". Grazie