domenica 6 dicembre 2015

La soluzione Sonos Connect per Tidal

Il post precedente è stato dedicato ad un oggettino di Google che risolve veramente molti problemi di integrazione tra i componenti per l'appassionato che ha un impianto di musica liquida, e sta inserendo tra le sue sorgenti lo streaming lossless (la scelta più logica ed economica soprattutto per chi parte e non ha già una grande libreria digitale).

Tidal, servizio di streaming  musicale lossless interessante per noi soprattutto perché ufficialmente disponibile in Italia, al momento non supporta il protocollo cast di Google, ma non si tratta dell'unica possibilità di ascoltarlo dal nostro impianto, non avendo a disposizione un network player compatibile Tidal, come i modelli della Linn o della Pro-Ject. La soluzione esiste ed è anzi un cavallo di battaglia di un produttore specializzato, nel campo della musica liquida presentata e gestita in modo innovativo.

Sonos Connect
Per chi ha letto o va a leggere la prova di Chromecast Audio non c'è praticamente nulla da aggiungere, a parte la forma più elegante e le funzionalità aggiuntive su cui torno dopo, le funzionalità di base e la operatività sono del tutto simili. Il "mattoncino" si connette alla rete (in wi-fi ma anche via LAN in questo caso), effettua se necessario la decodifica cioè la funzione di DAC, oppure in alternativa la "passa" al network player o a un DAC esterno mediante una uscita digitale coassiale S/PDIF, e si connette con una vasta gamma di servizi musicali direttamente dalle rispettive app per tablet o smartphone.


Tra i servizi supportati è incluso ovviamente Tidal, (e anche Qobuz) più vari servizi lossy (l'elenco è questo). In maggioranza non sono disponibili in Italia o sono radio web quindi al momento per noi l'ampliamento interessante è solo quello che riguarda Tidal.
Quindi anche in questo caso una volta installata la app di Sonos, l'oggettino è acceso, collegato all'impianto e riconosciuto come "speaker" alternativo dalla app sul nostro tablet o smartphone, l'unica cosa da fare è selezionarlo come speaker e godersi la musica (o interromperla e passare ad altro se abbiamo scelto male).

L'unica sostanziale differenza è il costo: giusto 10 volte tanto, 399 €.

La qualità e le funzioni aggiuntive
Sulla qualità del DAC interno e della catena trasmissiva sarebbe necessario avere a disposizione test attendibili, ma istintivamente vedendoli a confronto ci sembra credibile che nel poco spazio a disposizione del dischetto prodotto da Google non ci possa stare, ad esempio, una sezione di output analogico di qualità confrontabile. Qualcosa in meno come qualità ci sarà, viene da pensare. Ma alcune prove di DAC miniaturizzati presentate recentemente anche dalla stessa Audio Review fanno venire il dubbio che il nostro metro di giudizio possa essere viziato dal fatto di essere ancora troppo analogici.


Le funzioni aggiuntive sono più oggettive, e oltre alla connessione LAN (che ci lascia più tranquilli sulla stabilità della connessione) ci sono la possibilità opzionale di aggiungere un sub della stessa Sonos (utile quando Connect è usato per impianti compatti da scrivania e simili) o la connessione ad altre unità similari per una installazione audio multi room. In ambienti commerciali quindi ma anche, per chi è interessato alla musica di sottofondo (non gli appassionati e i musicisti, quindi) anche per la casa.
Per la cronaca esiste anche un modello Connect Amp che per 180 € in più include anche un amplificatore (in classe D, 55W) e quindi consente di realizzare un impianto (tutto digitale e tutto streaming) aggiungendo solo due diffusori.

In sintesi
Comunque una alternativa che può risultare utile nella composizione di versatili impianti per musica liquida, e quindi da conoscere. La questione prezzo / qualità e soprattutto prezzo / valore intrinseco, come ormai sappiamo, nel campo della musica liquida è assai difficile da valutare ed è soprattutto in continuo cambiamento. Alla fine l'unico elemento che conta è quanto vale per noi.

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