sabato 11 settembre 2010

Il blind test

Come si prova un componente hi-fi?
Come si fa a provare un componente hi-fi, ovvero a verificare con il proprio sistema uditivo se è effettivamente fedele? Non è così semplice, come sa chiunque ci abbia provato. Sicuramente è più difficile arrivare ad una determinazione oggettiva rispetto, ad esempio, a uno schermo per televisione od home cinema, essendo il nostro sistema ottico più selettivo e più allenato ai confronti, in quanto è, tra i cinque sensi, il più utilizzato.
Per iniziare, se fedele si chiama, fedele deve essere a quanto è chiamato a riprodurre. Il sistema più semplice per provarlo dovrebbe essere quindi il confronto dal vivo con uno strumento musicale o con una voce che canta. Questo tipo di prova in effetti si faceva un tempo nelle mostre hi-fi, ovviamente con strumenti semplici e facili da catturare con i microfoni, non con una intera orchestra, per esempio con un sax accompagnato da un contrabbasso o da percussioni. Non si tratta di un sistema facilmente utilizzabile per una prova in negozio. Oltre a ciò, non è in questo modo possibile la prova con più generi musicali.
In negozio quindi si usa un altro sistema, più dischi di generi musicali diversi, scelti tra quelli meglio incisi e coerenti con i gusti musicali del cliente. Non voglio occuparmi qui della scelta degli album ottimali, ma proprio del metodo di confronto, e in particolare della validità o meno del confronto, alla cieca (o "blind test").

Il blind test

Si tratta di un sistema di prova utilizzato abbastanza di frequente in alta fedeltà al momento del suo primo grande sviluppo (inizio anni '70), poi caduto progressivamente in disuso nei negozi e soprattutto nelle riviste, e ultimamente oggetto di una ripresa di interesse.
Il sistema è molto semplice nella concezione e consiste nel commutare in modo istantaneo la sorgente musicali tra i componenti in prova, eventualmente includendo un componente di riferimento (di qualità quindi nota e superiore). Gli ascoltatori, di solito più di uno, un "panel",  per avere una valutazione meno soggettiva, non sanno quale componente stanno ascoltando e quindi non sono influenzati dalle loro aspettative legate all'immagine della marca.Soprattutto, l'ascoltatore profano (tipicamente, il cliente) non è intimorito dal buon nome della marca e dal fatto di poter essere giudicato incompetente se valuta negativamente qualcosa che tutti giudicano di valore altissimo.
Tecnicamente mettere a punto un set per la commutazione istantanea non è sempre facile, e bisogna considerare anche la scelta coerente degli altri elementi della catena per un confronto realmente equo, ma si tratta di problemi risolvibili.

Le obiezioni
che però si fanno a questo metodo sono di altro tipo, e riguardano sia aspetti oggettivi sia lo stesso approccio metodologico.

Il primo punto critico è la grande sensibilità del nostro sistema uditivo alle variazioni di volume. I componenti hi-fi non hanno livelli di output normalizzati né, solitamente, regolazioni del volume di uscita, e quindi nella commutazione istantanea ci sarà inevitabilmente un componente che suona più forte ed uno che suona più piano, e il primo sarà fatalmente interpretato come migliore alla prima impressione di ascolto.
È possibile ovviare artigianalmente verificando preventivamente i livelli (a orecchio o addirittura con un fonometro) e poi aggiustandoli sul volume principale ad ogni commutazione.
Ma si tratta comunque di qualcosa che influenza solo la prima impressione. Nel seguito dell'ascolto, ponendo attenzione ad elementi fondamentali dell'ascolto in hi-fi, come la ricostruzione spaziale della scena, questa prima impressione non avrà più peso. La soluzione quindi è dedicare il giusto tempo all'ascolto.

Il secondo aspetto è più delicato e riguarda la figura del valutatore. Con la progressiva perdita di importanza e di credibilità delle misure strumentali sui componenti hi-fi (ci dedicherò un prossimo post) nelle riviste si è consolidata la presenza di esperti in grado di cogliere le sfumature tra componenti diversi anche molto simili, anche a distanza di tempo, anche per successive versioni dello stesso modello. Persone che fanno questo per lavoro, che conoscono la musica, gli strumenti e la tecnica di registrazione, il cui parere conta per giudicare valido o meno un componente, il cui suono descrivono in lunghi articoli.
E che non possono essere certo influenzati da nomi o riferimenti avendoli già tutti in testa grazie alla loro vasta esperienza di aristocratici del suono.
All'opposto l'approccio blind test è più democratico, una sorta di giuria popolare che cerca di attribuire i valori in base ad elementi oggettivi, da tutti comprensibili e condivisibili.

Sono evidenti gli interessi contrapposti, ma occorre considerare che nel mondo musicale professionale in effetti gli esperti esistono, il liutaio che riconosce al volo i difetti di un violino o che è in grado di consigliare quello adatto, l'accordatore di pianoforte. Non ci stupiamo delle loro "orecchie da pipistrello" e a loro si affidano anche i musicisti professionisti. Certo in questo caso la garanzia è data anche dalla loro storia professionale e dalla loro indipendenza, in un mondo peraltro meno influenzato dal mercato.


Una questione quindi di
autorevolezza e credibilità che non tutti, a giudicare dalle polemiche in rete, concedono ai numerosi valutatori di professione del mondo hi-fi. Ma si tratta di una scelta personale, se affidarsi o meno nella scelta al loro giudizio.

Se invece abbiamo sufficiente sicurezza in noi stessi di affidarci al nostro giudizio e alle nostre orecchie il metodo del blind test è quello che garantisce i risultati più oggettivi. Conto di tornarci sopra.


(Le immagini sono tratte dal film Un cuore in inverno, il cui protagonista, interpretato da Daniel Auteuil, era appunto un liutaio, accordatore e riparatore di strumenti ad arco)


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