sabato 28 giugno 2014

La musica liquida e' eterna?

Anni fa sulla posta di TNT-Audio era stata pubblicata una lettera involontariamente comica di una visitatrice del sito ossessionata dalla ipotesi che i suoi CD invecchiassero o diventassero inservibili per il degrado del supporto. Non sapeva che quello che invecchia non è solo il supporto.
Da qualche parte ho ancora un DAT che ho portato via lasciando ormai più di 15 anni fa una società multinazionale di computer per passare al settore delle TLC. C'erano tante informazioni che sarebbe interessante recuperare, come l'indice della rete Easynet, una vera e propria anticipazione di Internet.


Il supporto sono convinto sia ancora perfettamente valido, come d'altra parte lo sono i nastri magnetici di fine anni '50 che ho acquistato anni dopo da eBay. Il problema è il formato con cui sono scritti i dati, in questo caso ad esempio servirebbe per leggerli un sistema VAX/VMS, un eccellente computer, forse uno dei migliori mai prodotti, ma fuori produzione da anni e comunque inaccessibile, perché non era un sistema personale, ma un sistema dipartimentale che costava all'epoca centinaia di milioni di lire.

Queste considerazioni dovrebbero preoccupare ancor più i detentori di vasti archivi di musica liquida, acquistata dalla rete, da siti che vendono materiale HD, o derivata dal ripping di CD o vinili. I più attenti e previdenti pensano di mettersi al sicuro acquistando storage server di tipo NAS, ma non basta. Quello che serve è un vero e proprio sistema di conservazione, come quello previsto dagli standard inclusi nel nostro paese dal Codice della Amministrazione Digitale (CAD) per la conservazione dei documenti informatici sia nativi (creati e trattati sempre digitalmente) sia derivanti dal trasferimento in digitale (conservazione sostitutiva) di documenti cartacei.

Son cose noiose, ma bisogna pensarci prima o poi
Bisogna pensarci se non vogliamo correre il rischio di perdere quello che abbiamo acquistato (caso di di download a pagamento) o di dover ripetere il ripping (magari centinaia di ore di lavoro). Certo, grazie ai sistemi di streaming nella gran parte dei casi la musica la potremo ascoltare comunque, anche se magari non con la stessa qualità, non è come perdere un certificato di nascita o un passaggio di proprietà, ma potrebbe anche trattarsi di musica rara o non più reperibile (o nostra) e comunque mai vorremmo trovarci un questa situazione.

Ma non basta un NAS?
No. Un cosiddetto NAS è uno storage server che adotta la tecnologia RAID cioè utilizza un numero di dischi magnetici superiore al necessario (ridondanti) e un software di controllo che permette di non perdere i dati anche se uno di essi non funziona più bene (spiegazione terra terra, perché chi vuole approfondire può farlo senza problemi su wikipedia: evitiamo ripetizioni inutili). Questo evento, il disco che si guasta, non è poi il più frequente, altrettanto frequente è l'errore umano o il guasto dell'elettronica di controllo del sistema dischi o dell'interfaccia. Eventi comunque abbastanza rari e per i quali è possibile una azione di recupero da parte di un buon laboratorio (non gratis). Tranne che per l'errore umano, che può essere anche non riparabile o solo parzialmente riparabile (cos'è l'errore umano? Quando cancelliamo noi accidentalmente i nostri stessi file magari per riorganizzarli meglio). Il sistema di conservazione deve guardare più avanti, molto più avanti.

Il sistema di conservazione
Vediamo cosa prevede il CAD citato prima per i documenti che non possono essere persi, e come si possono applicare questi principi anche alla conservazione della musica liquida.

1. Identificazione certa del soggetto che ha creato il documento
2. Integrità del documento digitale
3. Leggibilità:
3.1. Contenuto
3.2. Metadata
3.3. Informazioni di registrazione
3.4. Informazioni di classificazione
4. Rispetto delle misure di sicurezza per l'accesso al documento e per la sua conservazione (backup)

(Per i più attenti e pignoli si può leggere la descrizione completa sul sito dell'Agid)

Identificazione del soggetto

Sembra banale, se si tratta di un disco esterno sul quale abbiamo lavorato solo noi archiviandoci i contenuti. Ma i principi della conservazione devono considerare tutti i casi, anche quelli (che saranno comuni nelle organizzazioni) di più soggetti in parallelo o nel corso del tempo. E, soprattutto, la conservazione non si pone limiti temporali. Se il suddetto disco esterno dovesse arrivare ai pronipoti dei nostri pronipoti probabilmente non sarebbe così banale ne' superfluo sapere chi fra gli antenati lo ha preparato. E il nickname forse non basterebbe ad individuarlo. Non è certo l'elemento essenziale ma non costa nulla aggiungere una scheda in txt con queste informazioni di base.

Integrità del documento
Questo requisito nella musica è meno stringente. Noi infatti archiviamo in realtà sempre copie di brani musicali il cui originale è archiviato da qualche parte a cura dell'editore. Tranne casi rarissimi di musica nostra e non registrata a un editore. Se anche il nostro documento (un file audio) non fosse integro per errori hardware o di trasferimento nella stragrande maggioranza dei casi non sarebbe una perdita grave, come lo sarebbe invece per un certificato di nascita o un certificato di proprietà.

Leggibilità: contenuti e metadata
Si suppone che tutto quello che archiviamo lo ascoltiamo anche, almeno una volta, e quindi la verifica di leggibilità è implicita. Nel caso non fosse così si ricadrebbe nella situazione precedente. Più o meno lo stesso discorso vale per i metadata.

Informazioni di classificazione
Se abbiamo archiviato migliaia di brani musicali, probabilmente li abbiamo anche organizzati su disco con qualche logica, per genere, per anno, per autore, per risoluzione, per nazionalità o con qualsiasi altro criterio. Chiaramente si potranno sempre cercare con una ricerca libera, ma per recuperare ed utilizzare un archivio fatto da qualcun altro anche la documentazione sulle scelte della archiviazione e sulla organizzazione dei dati è molto utile. Anche in questo caso una semplice guida in formato universale txt è già una soluzione sufficiente.

Informazioni di registrazione
Qui arriviamo al punto centrale. Ed è opportuno fare prima un passo indietro, riconducendoci agli archivi di cui abbiamo esperienza, una libreria o una discoteca. Nel caso della libreria, a parte le ovvie attenzioni all'umidità o altre forme di danneggiamento fisico non dobbiamo preoccuparci di nulla, fino a che ci sarà qualcuno in grado di leggere la lingua italiana il contenuto di ogni libro continuerà ad essere fruibile. Per una discoteca tradizionale su vinili o su CD la situazione non è molto diversa, serve in più soltanto un lettore, cioè un giradischi (più un pre phono) o un lettore CD. Che sono componenti hardware e quindi non richiedono aggiornamenti o di essere ospitati in uno specifico ambiente operativo per fare il loro lavoro. Anche tra cento anni quando saranno andati totalmente in disuso (ma il vinile forse no) basterà, avendone uno a disposizione, leggere le istruzioni per farli funzionare ancora. Quindi per la conservazione è necessario associare alla libreria anche un giradischi completo e/o un lettore CD e le istruzioni per farlo funzionare (ma anche nel lontano futuro ci sarà Wikipedia).
Per accedere ai contenuti del nostro storage server la situazione è più complessa. Per estrarre un file audio devono infatti operare in sincronia quattro elementi: un software che decodifica il formato del file audio, un file system che consente di accedere al file, una interfaccia o una porta di rete  che connette lo storage server ad un computer, e il computer.

La obsolescenza programmata
Basta andare con la memoria a non molti anni or sono per rendersi conto della veloce obsolescenza di questi elementi. Che sono per loro natura soggetti a evoluzione continua, e non sempre è garantita la compatibilità all'indietro, nel senso che un software di alcuni anni fa potrebbe non funzionare più sulle versioni più recenti del sistema operativo (ci capita spesso di sperimentarlo), più tutte le altre combinazioni possibili di incompatibilità tra interfaccia e file system.

La soluzione potrebbe essere quella di realizzare anche in questo caso una vera e propria stazione di codifica / decodifica autosufficiente, composta ad esempio (oggi) da un PC Windows 7 o 8, da un software di codifica / decodifica, ad esempio Foobar2000, un router per collegare in rete lo storage server (a meno di usare uno storage server USB). O gli equivalenti in ambiente Mac. Una sorta di "fotografia" dell'ambiente nel quale gestiamo ora la nostra musica liquida. Il problema è che dovremmo tenerlo costantemente aggiornato e allineato al nostro ambiente di lavoro principale. Il che non è un compito banale se pensiamo al ritmo vorticoso con cui vengono proposte sempre nuove versioni dei software e delle interfacce e a quanto sia obsoleto oggi non dico un ambiente Windows 2000 ma anche il successivo XP. E anche all'obiettivo di mettere assieme qualcosa che all'occorrenza consenta l'accesso ai contenuti con la stessa facilità non dico di un libro, ma almeno di un giradischi analogico. Quindi è chiaro cosa bisognerebbe fare in teoria: mantenere costantemente aggiornato un ambiente di riferimento, del tipo di quello accennato, e corredarlo di un vero e proprio manuale d'uso completo ed esauriente, possibilmente da testare facendolo usare a qualcuno diverso da noi per recuperare un campione dei contenuti. Nell'ultima versione, anche se fossero sospesi l'utilizzo e gli aggiornamenti, sarebbe sempre in grado di consentire l'accesso ai contenuti.

Quello che si dovrebbe fare, al minimo
La soluzione indicata per sommi capi sopra è quella definitiva ed ideale. Ma possiamo fare alcune semplificazioni pensando che tutto sommato siamo in un contesto sociale, la nostra preziosa libreria musicale non dovrà essere fruita su un'isola deserta ed isolata dalla civiltà o nell'ultima enclave del mondo civilizzato dopo una catastrofe a scelta tra le molte proposte ciclicamente dal cinema e che portano alla estinzione quasi totale dell'umanità. Possiamo quindi fare un minimo di affidamento sul fatto che, rivolgendosi a laboratori specializzati, si possa accedere sempre ai contenuti anche se codificati e memorizzati con software obsoleto e abbandonato da tempo, e al limite convertirli, un po' come succede anche ora per i film in VHS o su pellicola chimica. Certo se i costi fossero come quelli attuali per i formati citati passerebbe subito la voglia.
Qualche accorgimento semplice lo metterei comunque in atto :
  • un software il più semplice possibile per la conversione in un formato digitale standard e a meno probabilità di obsolescenza (in wav) del formato che utilizziamo (che sarà probabilmente Flac o Alac); escluderei quindi Foobar2000 che è piuttosto complesso da assemblare e consiglierei una applicazione che fa solo questo mestiere come dBPowerAmp;
  • un backup (vedi dopo) dei contenuti su un sistema di archiviazione che adotta una diversa tecnologia;
  • un manuale di istruzione il più completo possibile e testato.
Misure di sicurezza e backup
Non ci pensiamo proprio a mettere password sulle cartelle o sul volume (sul disco) perché sarebbero le prime cose che se, andassero perse, renderebbero inaccessibile tutta la libreria  musicale. E non hanno senso come non avrebbe senso chiudere a chiave una libreria tradizionale. Sono precauzioni necessarie per documenti di ufficio ma non per la musica.
Invece a un backup bisognerebbe pensarci. Come anticipato l'adozione di un NAS rende meno probabile la eventualità di un guasto hardware che comprometta l'accesso ai contenuti, anche se non copre tutti i possibili malfunzionamenti. Per stare veramente sicuri bisognerebbe adottare una vera e propria strategia di "disaster recovery" come per gli archivi informatici professionali.
Nel nostro mondo sarebbe semplicemente una seconda copia su un secondo storage server separato, possibilmente su tecnologia diversa (ad esempio di tipo USB se il principale è un network storage server e viceversa). Un ulteriore adempimento un po' noioso da seguire con costanza, ma in fondo una copia anche consistente può procedere da sola senza bisogno di noi.

In alternativa il backup può essere proprio il supporto fisico. Nel caso dei CD rippati possono essere i CD stessi (da non buttare via), nel caso dei download sarebbe una copia su disco, CD o DVD, da eseguire con regolarità. Un'alternativa preferibile se il materiale "rippato", magari anche da SACD o DVD-Audio (o vinile) è prevalente.

In sintesi
E' un compito in più che con la musica non ha molto fare e che anzi sottrae tempo all'ascolto, ma per librerie sempre più grandi, per chi non cede all'alternativa radicale dello streaming, è un compito necessario. Non assolutamente indispensabile, si può anche decidere che il rischio non vale l'impegno di ridurlo.

(Le immagini sono tratte dal booklet della versione in DVD Audio di un ottimo album di Diana Krall, forse il migliore della pianista e cantante jazz canadese. Un esempio di contenuti che vale la pena di preservare.)

venerdì 20 giugno 2014

Audirvana Plus per audio DSD e non solo


Le relazioni pubblicate su TNT-Audio e Audio Review sulla recente fiera di Monaco di Baviera (High-End 2014 Show) e diversi articoli recenti sul sito Audiostream testimoniamo di un forte interesse per il nuovo (o meglio, ritrovato) formato DSD. Sembra quasi una nuova moda audiofila sul modello del vinile una quindicina di anni fa. Una notizia attesa da anni dai produttori di elettronica, se poi effettivamente oltre che nei blog e nelle fiere i prodotti "full-DSD" arriveranno nelle case, almeno in quelle dei sopra citati audiofili. Anche la Linn penso che dovrà adeguarsi più prima che poi.

Quali sono i prodotti che l'audiofilo convertito da PCM a DSD deve procurarsi?
In pratica sono solo due, un player software in grado di trattare file audio in formato DSD in modo nativo, senza passare per il PCM, e un DAC in grado di effettuare la decodifica in analogico appunto usando lo standard DSD. Network player al momento, a parte il solito letttore universale della benemerita Oppo, ancora nulla. La novità, gradita ai produttori e un po' meno agli appassionati, è che i player non sono gratuiti e tra i DAC non ci sono quei prodotti made in China a basso costo che hanno consentito a molti appassionati di cominciare a sperimentare la musica liquida e di aspettare anche che uscissero i modelli più perfezionati. I DAC disponibili alla data di questo post non scendono sotto i 400 € e quelli più citati si avvicinano pericolosamente ai 1000 (i top non li menziono neanche, anche 20.000 € e più). Con l'aggravante che probabilmente si tratterebbe di una sostituzione di un DAC solo PCM magari anche di elevata qualità e costo. Insomma il passo avanti dovrebbe essere veramente tale per giustificare l'upgrade.

Quindi sembrerebbe che gli audiofili, che in generale erano scettici sulla possibilità di sentire le differenze tra CD e HD e per questo non passavano all'HD (anche se in pratica il costo era ed è lo stesso), ora sono tanto convinti della superiorità e quindi dell'avvertibile differenza tra due formati HD da investire in questo upgrade cifre non proprio irrisorie, anche se non esagerate. Vedremo se andrà veramente così, ma la spinta sembra forte.

La gamma dei player
Foobar2000, iTunes, Media Monkey e altri media player gratuiti non bastano più. Al massimo, come Foobar2000 con opportuni component (vedi post precedente), possono gestire file DSD o interi contenitori ISO con il sistema dell'incapsulamento in PCM (DoP: DSD on PCM). Per sfruttare appieno i vantaggi veri o presunti del DSD occorrono player che hanno questa funzione, e però sono tutti a pagamento e neanche troppo economici, oppure forniti soltanto assieme al DAC. Uno di essi (del primo gruppo) è Audirvana Plus, che ha ora anche questa funzionalità (anzi sembra ormai la più enfatizzata) e al quale è dedicata questa breve prova sul campo. Come noto, è un player per solo per ambiente Mac.

Audirvana Plus: caratteristiche principali e costo
Disponibile da alcuni anni, è prodotto a quanto pare da una società che ha lo stesso nome e che nulla di più comunica sul sito, se non la sua impegnativa mission (The sound of your dreams). Esisteva a suo tempo anche in versione free con funzionalità ridotte, ma ora sembra disponibile solo la versione a pagamento Plus. E' però possibile un trial con funzionalità complete (ottima idea, non ho mai capito a cosa servano i trial con funzionalità ridotte, è come se ti facessero provare una macchina nuova ma senza la possibilità di inserire la quinta o la sesta) per una durata di 15 giorni. Il software è acquistabile anche in Italia e il costo alla data del post è 59 € + IVA, quindi 71,39 € totali (in America pare che non sappiano che l'IVA da noi è passata al 22%, ma cambia di poco). Non tanto economico, per l'eventuale acquisto sarà da considerare l'alternativa con JRiver Media Center, che costa 50$ e include anche la libreria (Audirvana si appoggia a iTunes) ma dovrebbe avere meno funzionalità di elaborazione e gestione del segnale nel dominio digitale, pur godendo comunque di una eccellente fama audiofila.

Come si presenta Audirvana operativo, in modalità playlist.

Funzioni base
La interfaccia utente e anche l'aspetto sono molto simili a quelle scelte da Audiofile Engineering per Fidelia. Si presenta come un componente hi-fi virtuale (più semplice graficamente di quello di Fidelia, un po' in stile dimesso-minimalista alla Naim) dal quale si controllano col mouse comandi e volume. I file audio si possono selezionare in modalità playlist (semplicemente spostandoli col mouse sul pannello) oppure si può selezionare la integrazione con la libreria iTunes.
I controlli più raffinati e complessi si devono impostare in modo tradizionale con una serie di schede per le preferenze di configurazione.
Qui è arrivata una prima sorpresa perché il lettore con la configurazione di default si rifiutava tenacemente di suonare in connessione con il DAC anche i file audio in formato standard CD. Di solito nella configurazione base tutto funziona e poi si va a modificare i parametri per ottimizzare le prestazioni. Qui invece è stato necessario individuare (per tentativi, documentazione particolarmente evasiva se non assente) quali parametri di default non andavano d'accordo con il DAC. DAC che non era certo un modello esoterico o con particolari configurazioni, perché è, come forse qualcuno ricorderà, un Music Streamer II della HRT, quindi uno dei primi DAC 24/96 su USB, in commercio da anni e molto diffuso, che non prevede un driver specifico e per il quale non è richiesta alcuna configurazione.

I parametri per un DAC standard
Sta di fatto che i file audio suonavano solo con la scheda audio inetrna del Mac, quindi era un problema di configurazione del DAC e dopo molti tentativi per esclusione ho verificato che i parametri che andavano in conflitto erano quelli relativi alla modalità di gestione DSD, alla massima frequenza di campionamento e alla gestione del volume.
La modalità di gestione DSD di default è "auto detect" ma forse va bene per i DAC compatibili DSD, con un DAC solo PCM bisogna impostare "None: convert to PCM" (quindi DoP). Il default per la velocità era "no limit", ma bisogna invece impostare la massima del DAC (96KHz in questo caso). Infine il controllo di volume che di default è impostato su DAC ma se, come in questo caso, il DAC non ha alcun controllo di volume deve essere impostata su "only software" o entrambi. Attenzione che questa modifica ha effetto solo spegnendo e riaccendendo il player. A complicare le cose la mancanza totale di messaggi di errore che comunichino quello che manca al player per suonare e che possano suggerire in quale direzione agire.
Comunque alla fine dopo qualche decina di minuti di tentativi la configurazione finale (vedi le videate in fondo al post) era stata individuata e il player eseguiva finalmente il compito che il suo nome dichiara.



Prove con vari formati di file
L'obiettivo era provare il funzionamento con file DSD ma ovviamente ero partito per conferma con file audio in formato CD 16/44.1 e in alta definizione 24/96 e 24/192. Come si vede nelle videate, Audirvana sul display virtuale mostra parecchie informazioni sul file in esecuzione (a differenza di Fidelia) e anche sul DAC. Riproducendo ad esempio materiale in formato HD 24/192 informa anche che la frequenza del file è 192KHz ma che il DAC eseguirà la decodifica a 96KHz.



Per il formato DSD ho utilizzato diverso software demo dai vari siti che lo mettono a disposizione, 2L, Blue Coast, Native DSD. Da questo ultimo ho potuto scaricare anche brani codificati in DSD a qualità ancora più elevata, DSD128 e DSD256. Inoltre ho provato sia codifica DFF che DSF (con metadata, vedi post precedente su questo argomento).

In tutti i casi tranne uno l'ascolto parte senza problemi e anche con tempi di attesa inferiori a quelli di Fidelia (ma probabilmente perchè non ho impostato il buffer alla massima capienza).
E' importante notare che i file DSD una volta trasferiti in PCM mantengono la frequenza di campionamento equivalente. Come si può vedere nel primo screenshot in alto, quello di Diana Krall, la frequenza di campionamento utilizzata sul DAC è 88.2KHz (coerente con la codifica DSD64) mentre nella riproduzione del DSD128 qua sotto è utilizzata la massima disponibile sul DAC, 96KHz. Ne consegue che se fosse usato un DAC 24/192 sarebbe selezionata la corretta frequenza 172,4KHz. Da notare che oltre al display su Audirvana la selezione di queste frequenze era confermata anche dagli appositi LED sul decoder HRT.


Il formato non supportato è come prevedibile il DSD256, dove l'effetto è strano, suono attenuato mischiato a rumori elettronici. Non so quindi se si tratta di un mancato supporto lato software o di insufficienti risorse di sistema del Mac Mini non recentissimo seppur aggiornato (4GB + Lion) che sto usando o ancora di una insufficiente prestazione della porta USB di un modello non recente. Un problema comunque relativo, perche DAC compatibili DSD256 praticamente ce ne sono pochissimi e quei pochi costano attualmente dai 10.000 € in su.

Ne approfitto anche per tornare su questi affascinanti acronimi, che vengono di solito spiegati come "64 volte la frequenza del CD". Il che è vero da un punto di vista numerico, perché la frequenza del SACD, quindi della codifica DSD64, è effettivamente 2.882.400Hz  = 64 * 44.100Hz e così via per i bitrate superiori. Ma questa elevata frequenza è relativa ad un campionamento a un bit, mentre il formato PCM del CD adotta campioni da 16 bit l'uno. Non è quindi assolutamente "64 volte superiore".

Prova con i famosi file ISO
I maligni sostengono che il vero motivo della popolarità del DSD sia legato alla disponibilità dei file ISO. Che poi sarebbero i dischi SACD trasferiti in digitale grazie all'incauta decisione della Sony di qualche anno fa di inserire nella Playstation 3 la possibilità di leggere i suddetti SACD. Quindi i SACD che all'epoca nessuno comprava anche se costavano come i CD, ora sarebbero così desiderati da giustificare tutto questo interesse. Va bene che sono gratis ma tutto il marchingegno per riprodurli non lo è. Se fosse così, ancora una volta il motore dell'innovazione tecnologica sarebbe rappresentato dalla musica più o meno illusoriamente gratuita, come ai tempi eroici di Napster e dell'MP3. Non so se sia veramente così, non credo, ma a parte queste considerazioni di sociologia spicciola o forse di antropologia dei popoli moderni, vediamo come si comporta Audirvana con file ISO magari trasferiti in musica liquida e magari proprio mediante la propria Playstation allo scopo adattata o addirittura acquistata usata su eBay (non è più in produzione da anni).

Allo scopo me ne sono procurato uno, in questo caso legale perché il contenuto musicale è di oltre 50 anni fa e quindi di pubblico dominio in Italia, e perché comunque lo possedevo già. E' un classico di Miles Davis addiritrtura in mono, Relaxin' With The Miles Davis Quintet, una delle famose registrazioni Prestige con Coltrane al sax.
Un file ISO è una immagine disco pronta per essere masterizzata, e questo è un possibile scopo (quindi duplicazione, magari anche legale se a scopo di backup per chi possiede l'originale) oppure archiviata su un disco per un uso "liquido". Molti player sono in grado di leggere direttamente le tracce dal file ISO, anche se normalmente i singoli brani sono estratti per un uso più libero, usando il formato DFF (che è l'equivalente DSD del WAV). Una operazione che può fare tranquillamente anche Foobar2000 installando il component che legge i DFF. La qualità all'ascolto tra un DFF e la lettura diretta dell'ISO ovviamente non può cambiare e quindi questa funzionalità non è altro che una comodità in più. Da aggiungere che i file ISO ricavati da SACD sono tutti in formato standard quindi DSD64.


Con Audirvana (come con Foobar2000) tutto è molto semplice, basta trasferire il file in formato ISO nel pannello della playlist in esecuzione e vengono automaticamente riconosciute le tracce con i metadata disponibili. Dopodiché si può avviare l'ascolto con le solite modalità, playlist o iTunes integrato (come nell'immagine mostrata sopra).

La integrazione con iTunes
Con una semplice opzione del menu principale si può selezionare l'alimentazione dei file audio da riprodurre da una playlist gestita manualmente (come in tutti gli esempi fatti in precedenza) oppure dalla libreria iTunes. Con questa seconda opzione la integrazione è molto semplice ed efficace (più di quella di Fidelia), in pratica come si vede in figura iTunes può continuare ad essere utilizzato per visualizzare e cercare la musica da ascoltare, poi quando si attiva l'ascolto il player Audirvana prende il posto di quello incluso in iTunes, bypassando anche tutte le eventuali configurazioni presenti per la sezione audio del Mac.

Audirvana in funzionamento integrato con iTunes. Selezionando un album parte la riproduzione
e sul display vengono mostrati tutti i dati significativi sul brano, incluso l'autore
Essendo Audirvana un prodotto che ormai punta decisamente a servire il nuovo promettente mercato della musica in DSD viene il dubbio che questa efficace integrazione serva solo in parte, poiché iTunes non supporta file in formato DSD (e neanche in Flac) e non può archiviarli. Ma Audirvana Plus dalla versione 1.2 ha anche questa funzionalità, un upgrade alla libreria iTunes per ospitare tutti i file in questo formato (DFF, DSF e ISO) . Costituisce quindi insieme ad iTunes "upgradato" un media player completo compatibile con il formato DSD e con player "audiofilo".

Solo un paio di avvertenze: 1) come in tutti gli altri casi in cui a iTunes si connettono librerie gestite da un software esterno, bisogna evitare di selezionare le opzioni "Keep iTunes Media folder organized” and “Copy files to iTunes Media folder when adding to library" per evitare che iTunes scompagini l'organizzazione dell'archivio aggiuntivo controllato da Audirvana; 2) il sistema che adotta iTunes è basato su file intermedi (proxy files) che non è molto lineare ed è criticato per alcuni malfunzionamenti in casi particolari; nel caricamento lasciare tutti i parametri di default, soprattutto la frequenza di campionamento per il proxy; aumentandola ho sperimentato che i file di output venivano troncati; non toccando nulla funziona.

In appendice gli screenshot sul caricamento, qui di seguito Audirvana che suona un file DSF caricato in iTunes e nella immagine mostrata sopra, una traccia del file ISO di prova, quello di Miles Davis, suonata tramite iTunes.

Un file DSF con il duo folk Keith Greeninger e Dayan Kai della Blue Coast Records,
caricato su iTunes con il sistema dei file proxy e suonato come tutti gli altri

Elaborazione e personalizzazione del suono
Altra importante caratteristica di un player "audiofilo" è la possibilità di intervenire sulla elaborazione del suono, scegliendo modalità di filtraggio diverse o upsampling a frequenza di campionamento superiore o processamento del segnale. Sotto questo punto di vista Audirvana ha una dotazione molto completa, più ampia della versione "base" di Fidelia ma equivalente alla versione advanced. Interessante è il pannello che consente di disattivare le impostazioni di default del sistema operativo Mac che possono influenzare negativamente la fase di processamento del file audio. Sono quei consigli di configurazione su cui si diffonde Oliver Masciarotte nel suo noto libro "To Serve & Groove" e che con Audirvana si possono gestire nel modo più semplice e a prova di errore.
Per un dettaglio sulle funzionalità di elaborazione e personalizzazione rimando all'appendice.

L'utilizzo da remoto

Sia iTunes sia Fidelia consentono di scegliere la musica da ascoltare e controllare la riproduzione mediante una app installata su smartphone o su tablet. In questo modo ci si dimentica del computer e del suo monitor e si può navigare sull'intera libreria musicale usando questi apparati mobili come raffinati telecomandi. Una possibilità non prevista per Audirvana che quindi, come si vede in questi screenshot, deve essere gestito da computer, fisso o portatile che sia, ma con il monitor sempre acceso.

Sì, ma come suona?
Ho scritto nelle settimane precedenti almeno altri due post sulle attenzioni da tenere nell'ascolto a confronto e quindi eviterò accuratamente di fornire "prime impressioni" o sensazioni d'ascolto prima di una sessione approfondita. Tra l'altro secondo tutti gli estimatori del DSD (ad esempio Marco Benedetti su AR) la vera svolta si ha col DSD nativo. Posso solo dire che l'ascolto è molto soddisfacente, che non manca apparentemente nulla e che a parità di condizioni è molto arduo individuare differenze con il player Fidelia che normalmente uso. Per un quadro completo poi dovrebbero essere anche sperimentate le numerose possibilità di personalizzazione del suono che il player Audirvana include.
Da ricordare sempre che il bello di questi test, a differenza di quelli dei componenti hardware, è che possono farli tutti, anche i lettori del post, senza spendere nulla se non qualche mezzora del loro tempo. E farsi quindi la loro personale opinione e valutazione.

In sintesi
L'obiettivo principale del post era effettuare una verifica delle funzionalità di un player dalla ottima reputazione e per questa strada sperimentare anche cosa comporta oggi la scelta di utilizzare (anche) materiale DSD. Si può dire che Audirvana è un prodotto molto completo e anche semplice nell'uso, una volta vinta la battaglia iniziale per l'interfacciamento con il DAC. La tecnologia utilizzata e la versatilità di configurazione garantiscono a livello teorico le migliori prestazioni anche per l'ascolto, almeno per quanto può essere influenzato dal player, e dal test, che invito comunque tutti i lettori a replicare, non sono emersi limiti di sorta. La "architettura" complessiva del prodotto mostra alcune contraddizioni ed il costo è piuttosto elevato se confrontato con un prodotto completo e apprezzato da molto tempo come JRiver Media, rispetto al quale può avere un vantaggio in termini di semplicità d'uso (è solo un player) soprattutto per chi ha già investito il suo tempo nella organizzazione di un'ampia libreria iTunes. Rispetto a Fidelia è l'elemento prezzo che fa la differenza, per il resto le funzionalità e la qualità paiono equivalenti e Audirvana presenta qualche vantaggio in termini di semplicità e flessibilità d'uso, e invece una limitazione nell'uso da remoto, non prevedendo una app per smartphone / tablet.

Appendice: i parametri di configurazione
Vista la scarsità di documentazione del prodotto, aggiungo qui i pannelli di configurazione principali con le opzioni possibili e il mix di opzioni che consente ad Audirvana Plus di operare correttamente con il DAC HRT Music Streamer (e probabilmente con tutti gli altri DAC dello stesso tipo).

Il pannello iniziale mostrato alla installazione  per la scelta del DAC e la selezione dei file audio.
Il DAC presente e collegato in USB è riconosciuto automaticamente. 
Il tipo di controllo di volume da selezionare.
Il default DAC Only non va bene con DAC di tipo "streamer" e va modificato.
I parametri di default per la configurazione del sistema audio driver + DAC.
In base alla scheda audio o al DAC vengono indicate in verde le frequenze di campionamento supportate.
Le opzioni disponibili per il parametro Native DSD Capability

Le opzioni disponibili per il parametro DSD to PCM Algorithm
Le opzioni individuate per consentire il funzionamento con un DAC PCM di tipo streamer.
Devono essere modificate per Native DSD Capability, DSD to PCM Algorithm e Max sample rate limit.

Il pannello che consente le altre personalizzazioni di lettura.
Le varie opzioni disponibili per l'upsampling e il downsampling
Gli effetti di modifica dell'audio disponibili nella sezione AudioUnits
L'inserimento (add) di file DSD su iTunes dall'apposito selezionabile dal menu principale
di Audirvana Plus. Gli esempi sono di file DSF e DFF tra cui quello della Blue Coast della immagine precedente.

L'inserimento in iTunes di un intero caricatore ISO. Basta spostare con il mouse l'intero file ISO nell'area di ricezione
e vengono riconosciute le tracce già disposte per il caricamento. Attenzione al parametro modificato come test a 88,2KHz, deve invece restare a 44.1 (tanto non ha effetto, riguarda il proxy file). Attenzione anche al tempo di caricamento, per file grandi quindi DSD128 (ricordiamo che è un formato non compresso) servono diversi minuti.

sabato 14 giugno 2014

L'ascolto selettivo

Una riproduzione fedele di un evento musicale è la premessa per un ascolto in alta fedeltà o high fidelity. Che deve garantire, per definirsi tale, una restituzione il più possibile simile all'evento originale. Una restituzione perfetta non è possibile perché la perfezione non esiste in natura (anche se spesso è presente nella pubblicità) ma vorremmo che fosse il più possibile fedele nei parametri che caratterizzano maggiormente quel tipo di suono complesso che chiamiamo musica.

I parametri di valutazione
Nelle recensioni i giornalisti specializzati usano parametri come microdinamica, microdettaglio, colorazione, timbrica, spazialità, che a volte fanno riferimento a parametri fisici, cioè misurabili, a volte ad un insieme di elementi collegati tra loro, e si tratta in questo caso di "grandezze "multidimensionali" non facilmente descrivibili e non misurabili. Avviene lo stesso in campo enologico o di valutazione dei cibi o dei profumi, dove sono coinvolti sensi che non usiamo o usiamo solo parzialmente per una comunicazione codificata, a differenza di quanto avviene con la vista.



Parametrare la musica
Quello che chiamiamo musica è una organizzazione ordinata dei suoni secondo regole, suoni generati da strumenti (inclusa la voce umana) in grado di generare una gamma di suoni virtualmente infinita. L'insieme di regole consente di individuare i parametri che nel tempo sono stati proposti per giudicare il suono. Alcuni di questi sono misurabili e definibili.

L'altezza dei suoni e la pressione sonora: la linearità
L'altezza è il nome che in musica si da' alla frequenza di un suono. Nel più classico degli strumenti, il pianoforte, è una sequenza discreta di 88 suoni corrispondenti agli 88 tasti, dal suono a minore frequenza (più grave o basso) pari a 27,5Hz, a quello a maggiore frequenza (più acuto o alto) pari a 4186Hz. Questi "suoni" non sono altro che le note della notazione musicale occidentale. Altri strumenti possono arrivare a frequenze inferiori, come l'organo da chiesa (16,3Hz) o superiori, come l'ottavino (oltre 10KHz). La gamma in frequenza è ovviamente coerente con la risposta del sistema uditivo umano: 20Hz-20KHz per udito perfetto e da giovani, ridotto a 16KHz o meno con l'avanzare dell'età.

Ogni suono elementare o nota è poi generato con una diversa intensità, regolabile in modo continuo dal musicista. Non a caso il principale strumento in orchestra si chiama proprio piano-forte.
Il primo parametro che un sistema in alta fedeltà deve rispettare è di conseguenza la linearità, cioè la capacità di riprodurre tutta la gamma dei suoni alla stessa intensità in cui li ha generati il musicista sullo strumento originale. Una grandezza relativamente semplice da misurare, utilizzando un suono convenzionale, è la famosa risposta in frequenza. Una risposta in frequenza dovrebbe essere ovviamente lineare, o "piatta", da 20 a 20.000Hz, questo è tecnicamente possibile per i componenti elettronici, ma molto più difficile da ottenere per i diffusori acustici, come si vede ad esempio dal grafico qui di seguito riprodotto.



La risposta, come si vede nel grafico (tratto dalla rivista Audio Review), pur trattandosi di un diffusore di elevato livello, non è lineare ai bassi livelli, che non possono essere riprodotti alla stessa intensità originale al di sotto dei 70Hz, e presenta alcune deviazioni, chiamate appunto non linearità, sulle frequenze medio-alte. Per questo modello della italiana Sonus Faber la risposta in frequenza è lineare  da 70Hz a 20KHz entro un range di +-4dB. Nonostante le apparenze la misura denota una cassa molto lineare, altri modelli anche di gran pregio hanno deviazioni più pronunciate.

La dinamica (e la distorsione)
La dinamica è la differenza tra il suono a minore e maggiore intensità o pressione sonora. Per il pianoforte il "piano" corrisponde a meno di 60dB (una stanza silenziosa ma "abitata" è circa 35dB) e il "forte" arriva fino a 100dB. Una intera orchestra, o suoni generati elettronicamente, possono arrivare sino alla soglia del dolore per il nostro sistema uditivo, quindi 110 dB (è una scala logaritmica che raddoppia ogni 3dB, lo ricordiamo).
Quindi il secondo importante parametro fisico che un sistema hi-fi deve possedere è una gamma dinamica indistorta, cioè la capacità di riprodurre suoni a livello uniforme sulla intera gamma coperta dalla musica, che è praticamente la massima con cui un umano può convivere, da 35 a 110dB, e senza distorsione.

Cos'è la distorsione? Non un parametro musicale, ma una caratteristica non completamente eliminabile del sistema con cui viene riprodotto il suono: la differenza, misurabile, tra il suono originale e quello riprodotto. Oltre un certo livello di incidenza e di pressione sonora è facilmente avvertibile in ascolto e rende prima sgradevole e poi quasi impossibile l'ascolto. Il livello immediatamente precedente è la massima pressione indistorta.



Per esemplificare questo parametro, ancora per le casse acustiche, ecco nella immagine qui sopra una misura di MOL (Maximum Output Level). Come si vede questo ottimo diffusore, sempre il modello Liuto della Sonus Faber, riesce a generare una pressione indistorta da 56Hz a 20KHz, in modo lineare sino al livello di 107dB.

La ricostruzione spaziale
Ascoltiamo la musica in stereo almeno dagli anni '50 per un motivo: ottenere una simulazione più o meno fedele dell'evento sonoro originale anche come individuazione dell'origine dei suoni. Per quanto a molti può sembrare strano, con solo due diffusori e sfruttando le riflessioni in ambiente si può "ingannare l'orecchio" e farci credere che il suono provenga dal centro, tra i due diffusori, più avanti o più indietro di essi, all'esterno dei medesimi o anche (con qualche difficoltà) a diversa altezza. Il tema è stato dibattuto sul blog in molti altri post a cui rimando per approfondimenti, ma qui interessa soltanto perché questo parametro, che alcuni chiamano anche ambienza, è particolarmente selettivo. Nel senso che impianti o software con differente codifica possono generare differenze percepibili e garantire quindi una riproduzione più o meno realistica, quindi più o meno vicina al concetto teorico di "alta fedeltà".

La timbrica o il timbro
Questo è il parametro più facile da descrivere ma più difficile da misurare. Facile da descrivere perché è esattamente come il timbro della voce, quel particolare mix di altezza, articolazione e modo di emettere i fonemi che ci permette di riconoscere la nostra compagna o nostra figlia anche quando da un telefono disturbato ci dice "Ciao, come va?". Per gli strumenti musicali è la stessa cosa. Il tipo di legno, di corde, di vernice, il livello di vibrazioni e molti altri elementi concorrono a definire un timbro dello strumento che lo rende unico e distinguibile rispetto ad un altro. Ad esempio il violoncello Maggini del 1600 di Mario Brunello rispetto ad uno strumento moderno perfettamente prodotto. Non perché emettono suoni diversi, accordati con precisione emetteranno le note alla stessa altezza e con la stessa precisione, ma il "colore" del suono, come cercano di definirlo gli anglosassoni, sarà diverso e riconoscibile anche sulla stessa melodia. Come un'aria interpretata da Cecilia Bartoli e la stessa interpretata da Anna Netrebko. Soltanto che qui a differenza che con la voce dei nostri amici e amiche, per riconoscere le differenze tra voci "educate" al canto occorre un sistema uditivo educato ad ascoltare la musica (e una conoscenza della musica) mentre il riconoscimento del timbro della voce di chi ci circonda lo apprendiamo in modo naturale nei primi anni di vita.

Il parametro più significativo?
Un parametro decisivo per la verifica di un impianto hi-fi, apparentemente. Basterebbe registrare la voce di qualcuno che si conosce e riascoltarla. O magari di uno strumento suonato dal vero e poi riprodotto. Effettivamente test di questo tipo si facevano anni fa nelle mostre hi-fi. Ma contrariamente alle apparenze non sono così decisive. Il nostro sistema uditivo è molto raffinato ed è programmato per minimizzare le differenze. Proprio per riconoscere una voce amica anche quando chiama da un telefono disturbato o da grande distanza. Ed inoltre gli impianti moderni sono a un livello superiore a quello necessario per riconoscere il parlato, che è limitato alle frequenze medie. Lo stesso avviene, in misura diversa, per gli strumenti musicali, con la ulteriore difficoltà dei confronti a memoria.

Sarebbe invece più utile individuare i parametri singoli che compongono questo parametro multidimensionale, perché alcuni tra essi dovrebbero essere i più significativi. E qui la ricerca di definizioni si è applicata estesamente: il microdettaglio, la velocità, la microdinamica, la risposta ai transienti e così via. Non facilmente definibili anche perché sembra che recensori abbiano idee in parte diverse in merito (e sicuramente criticherebbero queste righe temerarie se si imbattessero in queste pagine). Il noto recensore Mark Wheeler , collaboratore di TNT-Audio, ha elaborato 24 parametri suddivisi in 6 gruppi per analizzare il suono riprodotto. Parametri in gran parte soggettivi e personali, un po' come quelli degli assaggiatori dei vini, parametri quindi utili per il recensore, per confrontare componenti diversi, ma difficilmente generalizzabili. Il suo sistema di valutazione si può leggere qui assieme a molte altre interessanti considerazioni sulla specificità dell'evento sonoro e musicale.

Torniamo alla musica
Se quello che vogliamo valutare è la musica, quanto fedelmente viene riprodotta, per provare a definire cosa si intende per alcuni di questi parametri possiamo partire dalla osservazione del contenuto musicale e dall'esame degli elementi di complessità che possono rendere difficile registrarla e riprodurla. L'obiettivo è individuare quelli più evidenti all'ascolto (ed evitare possibilmente di dover valutare con un voto 24 parametri). Senza pretese di essere esaustivi o di dare una specie di metodo definitivo (non c'è) proviamo a partire da una composizione molto nota, dalle prime 14 battute della sonata per pianoforte K330 di Mozart .


Nella prima battuta (sapete riconoscere una battuta vero?) notiamo che la prima nota per la mano destra, un SOL, ha una lineetta sopra, così come le stesse due note in terza battuta, e nella quarta battuta, nella scala che inizia con un LA, le prime 5 note hanno un puntino al di sopra, e la quinta una lineetta. Inoltre all'inizio della prima e della quarta battuta si possono leggere le lettere f e p. In altri gruppi di note nella prima e terza battuta le note sono invece collegate tra loro con una linea ad arco. Come sa chiunque sia in grado di suonare anche come dilettante, questi sono tutti segni di espressione per l'esecutore. I segni sopra le note indicano che le note stesse devono essere suonate staccate, e non legate senza interruzione come nelle note raggruppate, e lo staccato deve essere più incisivo nel caso della lineetta verticale. Le lettere poi indicano che le prime battute devono essere suonate a volume più elevato (forte) e la quarta a volume ridotto (piano) da uno strumento che non a caso si chiama pianoforte come già scrivevo prima.



L'effetto si può verificare ascoltando anche su YouTube una delle molte esecuzioni di questa notissima sonata, come ad esempio questa dal vivo di Barenboim. E questi sono soltanto alcuni dei molti segni di espressione usati dai compositori.

Perché questa lunga pseudo lezione di musica?
Perché le note del pianoforte (i tasti) suonate da me o da Noriko Ogawa (la valida pianista giapponese ritratta nella prima foto) suoneranno uguali, se il pianoforte è il medesimo. Ma l'espressione, quanto piano e quanto forte, quanto breve lo stacco e a quale differenza di volume con le note successive, suonerà invece diversa anche tra lei, Evgeny Kissin o qualsiasi altro interprete. Sono queste sfumature, percepibili dagli ascoltatori nel loro insieme, che rendono diversa una interpretazione dall'altra e che un buon sistema di riproduzione deve essere in grado di non livellare. Per questo scopo serve una delle caratteristiche che abbiamo visto prima, la microdinamica, non quindi la dinamica tra il punto più basso e più alto di una intera composizione (questa è la dinamica) ma tra una variazione anche repentina tra una nota e la successiva. Con una transizione con gli stessi tempi garantiti dallo strumento, con un meccanismo specializzato di corde e martelletti, in questo caso. Quindi con la velocità di risposta ai transienti, spesso citata nelle prove soprattutto dei diffusori.

Continuando questo piccolo esame possiamo anche osservare il secondo rigo, quello di basso, per la mano sinistra. Altre note che vengono suonate assieme a quelle della mano destra, e dalla undicesima battuta, anche due note assieme, cioè accordi (anche se qui di sole due note anziché di tre), la caratteristica di base del nostro sistema tonale occidentale. Che nel segnale musicale si trasformano in un inviluppo, una somma di suoni di base (le note) e delle relative armoniche. Una somma assai gradevole ma che rende il segnale audio più complesso, perché dobbiamo continuare a distinguere i singoli suoni e la loro origine. Ancora più complesso se assieme al pianoforte suona, ad esempio un violino, o una intera orchestra. Qui il parametro che indica una buona riproduzione è il secondo citato prima, il microdettaglio (il dettaglio, inteso come riconoscimento del violino e del pianoforte, ma anche del violino dalla viola, lo diamo per scontato in un sistema hi_fi).

Cosa ci facciamo di tutte queste informazioni
Si potrebbe continuare analizzando altri parametri, anche se per alcuni, come la "corporeità delle voci" o la "chiarezza degli alti" non sarebbe molto semplice, ma l'obiettivo è un altro: arrivare da queste considerazioni per quanto possibile oggettive a indicazioni utili per un ascolto selettivo.
Rivediamo i cinque parametri base alla luce di questo ambizioso obiettivo.

Ascoltare e verificare la linearità
Forse non sarebbe neanche necessario. La non linearità infatti e come abbiamo visto nell'esempio si
presenta essenzialmente sulle basse frequenze.
La verifica in questo caso si può fare anche ad occhio, semplicemente osservando la dimensione dei diffusori e degli altoparlanti deputati alla riproduzione delle basse frequenze, i woofer. Il limite difatti è puramente fisico, un woofer da 13 o 15 cm, tipico dei mini-diffusori da scaffale (bookshelf) o delle mini-tower non potrà mai riprodurre a livello percepibile le frequenze inferiori di un organo da chiesa, del pianoforte, del basso tuba, del controfagotto  o dei timpani. Potrà essere aiutato a scendere oltre i suoi limiti fisici con varie tecnologie, in particolare quelle adottate nelle casse attive con equalizzazione sui bassi, ma per arrivare ad una riproduzione lineare fino a 40Hz e anche più in basso servono diffusori di grandi dimensioni e/o subwoofer specializzati.

Grandi dimensioni, grandi problemi di convivenza in casa, grandi costi, che devono essere ben valutati in base a quello che si ascolta. Difatti ben di rado nella musica che ascoltiamo si arriva a queste frequenze inferiori. Non posso certo controllarlo, ma dubito che Mozart in tutte le centinaia di ore di musica per piano che ha composto abbia mai utilizzato il primo tasto del pianoforte, il LA a 27,5Hz citato prima (anche perché i fortepiano della sua epoca arrivavano ad una estensione di cinque ottave, forse sei negli ultimi). Il basso potente e presente che apprezziamo nella musica rock e nel jazz è in realtà un medio-basso. Per questo i diffusori tower con risposta fino a 60-70Hz vanno benissimo per tutte le esigenze o quasi. Anche se è chiaro che chi può permettersi sistemi a gamma completa come le Wilson Audio Alexandria della foto potrà spaziare al meglio su qualsiasi genere di musica e anche avere benefici sulla musica meno estesa. Ma non si può aver tutto nella vita, come noto.

Rimangono le non linearità sulle medio alte che molti diffusori presentano. Qui però bisogna chiarire che la risposta in frequenza non è quella reale che percepiamo nella nostra stanza d'ascolto, ovviamente, ma una risposta standardizzata, tipica del diffusore, misurata in camera anecoica. In ambiente la risposta sarà integrata dalle riflessioni della stanza e le alterazioni saranno attenuate (o enfatizzate) in dipendenza della efficacia del progetto.
Non è sicuramente questo il parametro decisivo per valutare una cassa o un impianto. Ma per chi volesse divertirsi a verificare la risposta in ambiente "ad orecchio" in questa pagina del sito audio-clips.it ho messo a disposizione una serie di segnali di prova in formato Wav su tutta la gamma audio, più le note più gravi e più acute degli strumenti da orchestra più comuni. Sono tracce che si trovano in molti dischi test, questo è un disco test della RCA di diversi anni fa.

Ascoltare e verificare la gamma dinamica
La gamma dinamica può essere critica sia verso l'alto sia verso il basso e quindi è un parametro più interessante da valutare. Partendo da materiale musicale su vinile la limitazione teoricamente potrebbe nascere già all'origine, perché la gamma dinamica di un normale LP arriva all'incirca a 60 dB. Che è però già comunque impegnativa per un impianto medio. Stesso discorso si può fare con qualche approssimazione per il supporto CD. Mentre per i supporti in alta definizione, fisici o liquidi che siano, il range è molto più ampio, più ampio anche di qualsiasi programma musicale. Perché esiste anche questo limite non tecnologico. Come noto buona parte della musica moderna è "incisa" con una gamma dinamica volutamente compressa, la famosa loudness war delle case discografiche (contro gli ascoltatori esigenti) della quale abbiamo scritto già nel blog proponendo delle misure oggettive.

Volendo si potrebbe anche usare un fonometro per misurare il volume raggiunto ai due estremi, per iPhone esiste una buona app sufficientemente precisa per questi scopi amatoriali chiamata Vumeter. Oppure usare i dischi test dove di solito c'è un brano musicale ripetuto con attenuazione progressiva da 0 a -60dB. Ma si possono anche semplicemente utilizzare le nostre orecchie. Una volta scelto un file musicale o un disco ad elevata dinamica, tipicamente un brano di classica che passa dal pianissimo al fortissimo (come il celebre passaggio nel primo movimento della IV di Beethoven) o più semplicemente due brani con queste caratteristiche. Ci si accorgerà che verso l'alto con impianti hi-fi anche di livello medio non si riuscirà ad arrivare ai suoi limiti. Molto prima di percepire una udibile e non sopportabile distorsione (che alcuni chiamano anche compressione), vicini di casa, familiari o altri clienti del negozio, se siamo in negozio, saranno intervenuti per capire cosa sta succedendo. Con mini diffusori, amplificatori in classe T o mono triodo e altre scelte hi-fi particolari il pieno orchestrale sarà invece fuori portata. Come era già probabilmente noto.



Più interessante la capacità di riprodurre in modo fedele anche i bassi livelli, che pure in musica esistono. Qui l'ascolto deve essere più attento (e in un ambiente silenzioso) per verificare, ad esempio, se strumenti o voci di accompagnamento si percepiscono ancora con la stessa chiarezza. Attenzione però al fatto che l'orecchio umano è meno sensibile alla parte bassa e alta dello spettro sonoro ai bassi livelli, quindi se il contrabbasso tende a sparire è un fenomeno naturale. La curva di loudness citata indirettamente prima serviva in origine proprio a compensare questo fenomeno fisico.

La ricostruzione spaziale
Questo è invece un parametro di importanza fondamentale, per giudicare sia un impianto nel suo complesso, sia l'inserimento di nuovi componenti, sia le differenza tra un formato digitale ed un altro. Non è misurabile in alcun modo, perché la ricostruzione spaziale è una simulazione che "inganna" il nostro sistema uditivo. Il metodo tipico è confrontare il livello di realismo tra due soluzioni alternative e individuare quella che appare migliore "a sensazione".
Ci manca però quasi sempre il riferimento oggettivo: come erano posizionati i musicisti nell'evento originale dal vivo o in studio? In un altro post (tra i più visitati del blog) sono state fornite informazioni sul posizionamento tipico degli strumenti in vari generi musicali, ma una informazione di dettaglio e specifica non è quasi mai presente nelle note che accompagnano la registrazione.


Si può quindi soltanto procedere in modo indiretto, utilizzando un sistema di riferimento di elevata qualità. Ascoltandolo con attenzione verificheremo, e segneremo su un taccuino (o su un tablet) il posizionamento degli strumenti sul piano orizzontale, in profondità, ai lati esterni rispetto alle casse e in altezza.
Nei test si annoteranno quindi le variazioni rispetto al riferimento, verificando anche la stabilità del posizionamento, quindi se gli strumenti o le voci rimangono apparentemente nella stessa posizione al variare della intensità o dell'altezza del suono. Con questo sistema il test potrebbe essere anche effettuato a distanza di tempo. Per la scelta della musica su cui effettuare il test, tenendo conto delle caratteristiche tipiche delle registrazioni e dei propri gusti musicali si sceglieranno uno o più brani musicali significativi per verificare la ricostruzione spaziale. Ad esempio un piccolo complesso di musica da camera, una registrazione jazz dal vivo o altri set acustici.

La timbrica
Più che individuare la corretta restituzione del timbro di un violoncello Maggini o di un violino Guarneri del Gesù, compito fuori dalla portata, credo, per la maggior parte degli audiofili anche in una esecuzione dal vivo (1), l'obiettivo può essere più semplicemente la verifica del timbro di uno strumento "standard". Per un confronto efficace bisogna conoscerne il suono reale dal vivo, che sia un pianoforte, un sax, un violino, un violoncello, una chitarra o quello che vogliamo. L'ascolto attento ai dettagli cercherà di verificare a memoria quanto il suono riprodotto sia realistico, per volume di suono, intonazione, capacità di riprodurre le variazioni di suono, in particolare se molto rapide, e così via.
Anche in questo caso una via alternativa potrebbe essere quella di ricorrere ad un sistema di riferimento di sicura qualità, da prendere come esempio di timbrica correttamente riprodotta. Il problema, rispetto alla ricostruzione spaziale, è che la valutazione di questi sotto-parametri che abbiamo elencato è meno oggettiva e difficilmente riportabile su un taccuino per un confronto a memoria. Al massimo potremmo dare un valore numerico su una scala come propone Wheeler nel suo articolo. Con tutte le indeterminatezze e i possibili ripensamenti del caso in ascolti successivi, però.
Per questo tipo di verifica è più efficace il confronto on-line, possibilmente in cieco, che abbiamo descritto in un altro post per diverse configurazioni. 



Il dettaglio
Uno strumento da solo è relativamente facile da valutare, si può concentrare l'attenzione su un solo elemento per quanto complesso e sfaccettato. La musica è però di solito creata attraverso l'apporto sinergico di più voci e strumenti che in una esecuzione dal vivo siamo in grado di isolare abbastanza efficacemente, percependone il singolo suono e direzione. La musica riprodotta dovrebbe raggiungere lo stesso risultato, obiettivo, come intuibile, niente affatto semplice.
Non c'è per questo obiettivo da aggiungere molto di più a quanto scritto prima, conoscenza del suono del piccolo o grande complesso orchestrale dal vivo, attenzione ai dettagli e alla riconoscibilità delle singole voci, e valutazione per ciascuna di esse. Un ascolto ancor più complesso e che probabilmente eccede dalle possibilità di una classica seduta di ascolto di valutazione a confronto. Conviene forse concentrarsi sul proprio genere musicale preferito piuttosto che su un genere rivelatore, e confrontare in più passaggi la naturalezza e piacevolezza dell'ascolto.

Ma che fine hanno fatto la microdinamica e il microdettaglio?
E' già difficile individuare quelle differenze nella riproduzione che possono modificare la timbrica di una voce o di uno strumento e seguire il suono di specifici strumenti o sezioni di orchestra, la valutazione generale e sintetica del microdettaglio o della microdinamica è probabilmente meglio lasciarla ai recensori professionisti e ai loro numerosi emuli. Anche se queste sono, come cercavo di esemplificare, caratteristiche che fanno la differenza nella tecnologia di riproduzione sonora. Concentrarsi su alcuni aspetti dell'ascolto, come nei suggerimenti riportati sinteticamente nell'articolo, è già abbastanza impegnativo. Per chi voglia andare oltre l'approccio umanistico che rappresenta comunque a mio parere una interessante alternativa.

Note
(1) L'affermazione non deriva da una cattiva opinione preconcetta sulle capacità di ascolto degli "audiofili", ma dai risultati di un test in doppio cieco molto noto di alcuni anni fa effettuato con diversi violinisti professionisti che in buon numero hanno avuto difficoltà a riconoscere il suono di uno Stradivari da quello di un buon violino moderno.

Le immagini sono ovviamente dedicate ai musicisti citati, la pianista Noriko Ogawa, le cantanti liriche Anna Netrebko e Cecilia Bartoli, il violoncellista Mario Brunello.