lunedì 29 gennaio 2018

Il vinile digitale

Vinile è sinonimo di suono analogico, per questo è tornato non solo come moda ma anche come quota di mercato e di vendita. Ma non è detto che sia sempre così, neanche nei tempi d'oro in cui il CD era ancora a livello di progetto o ai primissimi e pionieristici passi.

Per esempio in questo ottimo LP della Telefunken che ho acquistato su eBay. E' un'abitudine che ho da un paio d'anni, eccezionali dischi di musica barocca, eseguiti con strumenti originali da musicisti del calibro di Nikolaus Harnoncourt, Gustav Leonhardt, Frans Bruggen, Alice Harnoncourt e così via, registrati splendidamente e stampati con cura per la mitica serie Das Alte Werk della Telefunken (o Teldec) si trovano abbastanza facilmente su eBay a buon prezzo, 15 € o meno inclusa spedizione (dalla Germania quasi sempre). E sono sempre semi nuovi o proprio mai suonati, come questo.


Ma sul retro copertina si può leggere: "This TELDEC DIGITAL RECORDING establishes new standards for optimum sound quality. Digital magnetic tape recorders were used for the recordings. In addition, a newly developed microphone technique and ultra-modern production facilities were employed. Compared with cenventional analagous recordings it is now possible to produce completely faulltless and authentic recordings. In order to retain these significant improvements of the quality on the conventional (analogous) disk, the fabrication process has been further enhanced.
This TELDEC DIGITAL RECORDING offers: - clarity and transparency of sound obtained until now only by "Direct Cut" methods, no tape hiss, high impulse fidelity, no sound compression, optimum dynamic range of the program material".

Naturalmente avrei preferito un disco registrato con "conventional analogous technology" e magari con la tecnica di incisione "direct cut" (ovvero Digital Metal Master o DMM) citata ma non usata qui, ma la incisione all'ascolto è comunque valida oltre che essere un'esecuzione storica per questo repertorio. Probabilmente però il prezzo particolarmente conveniente (4,99 £) derivava proprio da questa parola "digital". Ma a questo punto emerge una curiosità: come l'avranno registrato?

Il digitale prima del CD
E' nata assai prima del CD la tecnologia digitale PCM, come si sa, per la precisione, durante la II Guerra Mondiale, nei Bell Labs, anche come forma di crittografia per trasmettere il parlato in modo non intercettabile dai tedeschi. La tecnologia digitale per il suono (ancora parlato) è arrivata poi alle radio nel 1960 con la rete radiofonica giapponese NHK, che ha sviluppato i primi registratori PCM (erano a 13 bit come parola e 32KHz come frequenza di campionamento, neanche disprezzabili). Per l'utilizzo con la musica sono passati altri 8-9 anni e ancora una compagnia giapponese, la Denon, ha iniziato questa nuova avventura partendo proprio dalla tecnologia NHK, nel 1969.
E così è stato registrato e pubbliacato il primo disco digitale, Something di Steve Marcus (un sassofonista americano) nel 1971. Nel frattempo la Denon stava migliorando la tecnologia NHK e nel 1972 metteva in produzione un registratore digitale ad 8 canali, con risoluzione a 13 bit e frequenza di campionamento 47,25KHz (già superiore a quella del CD). La registrazione avveniva su normali nastri a bobina da computer già comuni a quel tempo. Il primo LP registrato con questa tecnologia conteneva i quartetti di Mozart K458 e K471 eseguiti dal quartetto Smetana. Ovviamente l'etichetta era Denon.

L'ingegnere della Denon Takeaki Anawanacon il registratore digitale Denon DN-023R,
il primo mdello a 13 bit.

Nel 1977 la Denon sviluppa un ulteriore modello più perfezionato, a 14 bit con enfatizzazione (corrisponde a 15,5 bit) e sempre la stessa frequenza. Prestazioni di targa quindi superiore a quelle del mio primo lettore CD Philips di qualche anno dopo (poi da me incautamente venduto) che era 14 bit e 44.1KHz, seppur con oversampling.
Negli stessi anni in USA una compagnia chiamata SoundStream sviluppava il PCM per la musica con una risoluzione maggiore, 16 bit, prima con frequenza ancora limitata a 37,5KHz (non arrivava quindi alla frequenza audio di 20KHz) ma nel 1978, con un incremento di prestazioni, sono arrivati a 16 bit / 50KHz, quindi meglio del CD e pure del DAT, e hanno anche pubblicato alcuni dischi di classica con questo formato.
In Europa un percorso analogo lo seguiva la Decca, negli stessi anni, con alcune incisioni digitali all'attivo.

Il digitale che però è analogico
Tutto questo sforzo orientato ad una registrazione digitale, quindi secondo le aspettative del tempo più pulita e trasparente (con meno distorsione conosciuta ma, come sappiamo con più distorsione ancora non conosciuta) era però abbastanza sterile, visto che poi il tutto doveva essere convertito di nuovo in analogico e trasferito su un media certo non ottimale come dinamica, rumore di fondo e distorsione, il vinile appunto.
Qui veniva in soccorso la tecnica "direct cut" o DMM messa a punto proprio dalla Telefunken assieme alla Neumann. Il master per stampare i vinili veniva prodotto con una incisione su supporto metallico anziché su una classica "lacca" con parecchi vantaggi in termini di qualità delle stampe e di minori passaggi (su Wikipedia ampie spiegazioni). Ma il vinile che avevamo a casa alla fine di tutti questi sforzi sempre quelle prestazioni aveva.

E il mio nuovo come è stato registrato?
Non ho trovato informazioni sulla tecnologia che usava la Telefunken ma, poiché l'album è stato prodotto nel 1982, anno di nascita del CD, è probabile anzi quasi certo che usassero gli stessi registratori digitali con cui si accingevano a produrre le prime registrazioni (DDD = digital recording, digital mixing, digital transfer). Quindi i primi modelli messi a disposizione delle case discografiche da Sony e Philips, 16 bit e 44.1 KHz e multicanale. Con parecchi limiti nei Codec e nei DAC, come sappiamo.

Sarebbe stato meglio non lasciare la strada vecchia per la nuova?
Certamente sì, con quello che sappiamo ora. Fantastici registratori analogici da 1 pollice e 38 cm/sec, registrazioni dirette senza mixer a 2 canali o al massimo 4, microfoni a condensatore già ai massimi livelli, stampa magari senza master, "direct-to disc", tutte cose che sono oggetti del desiderio oggi e che alla Telefunken erano lo standard, erano neglette e trascurate per creare un "quasi CD" negli anni in cui il vinile e chi lo produceva viveva un acuto complesso di inferiorità. Peccato, ma la tecnologia a volte ha corsi e ricorsi storici.

Però è lo standard di oggi, o quasi
Non possiamo più di tanto stupirci o scandalizzarci, se compriamo vinili nuovi e non vinili usati come faccio io. I vinili prodotti oggi, salvo rarissimi casi, sono prodotti nello stesso modo: una registrazione digitale che poi viene riversata in analogico.
E' molto migliore il registratore digitale, perché ora è un componente ad alta risoluzione, 32 bit e 382 KHz almeno, e anche il trasferimento su vinile è migliorato e meno soggetto a difetti di stampa (infatti i vinili nuovi costano un occhio della testa).
Quindi risultati senza dubbio buoni e all'altezza dell'alta definizione. Ma se vinile deve essere, che vinile sia, a partire dal nastro a bobina per la registrazione.

(Le informazioni sui primi passi del digitale in musica sono tratti dallo studio The Dawn of Commercial Digital Recording di Thomas Fine, pubblicato dall'ARSC Journal dell'Audio Engineering Society nel 2008)

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