domenica 24 febbraio 2013

Spotify arriva in Italia

Dopo Music Unlimited di Sony e iTunes Match di Apple l'embargo all'inaffidabile Italia (secondo le case discografiche) e' stato superato anche dal popolare servizio di streaming musicale Spotify, grande successo in tutto il mondo. Rimangono ancora fuori, tra quelli più noti, Rhapsody (che penso rimarrà solo USA), Google Music e Netflix (per il video) che però sembra stia per arrivare.
Spotify ha diversi punti di contatto con Sony Music Unlimited, che avevo provato diverso tempo fa ed è sempre disponibile (non so quanto diffuso). Alcune differenze ovviamente ci sono, la più evidente è che il servizio è fornito anche gratuitamente. Il servizio gratuito prevede naturalmente limitazioni, anzitutto è disponibile solo in ambiente PC e non su terminali mobili, poi alcuni servizi, e in particolare la qualità audio superiore, non sono disponibili. In più, c'è la pubblicità. In alternativa il servizio è in abbonamento alla modica cifra di 4,99 € al mese con ancora alcune limitazioni oppure a 9,99 €, lo stesso prezzo di Music Unlimited, per l'abbonamento premium.

La versione per iPad - Maschera Novità

Il catalogo
La prima cosa da verificare come sempre è il catalogo. La disponibilità con la opzione premium e veramente ampia, ho fatto come test alcune ricerche di musicisti del passato molto di nicchia come Pentangle, Shawn Phillips e Anne Briggs, o classici come Jaon Baez, e ci sono. Sui moderni ho provato Lia Ices e anche per la cantautrice americana c'è tutta la produzione. Ho provato poi qualcosa di molto recente, Privateering, l'ultimo album di Mark Knopfler, oggetto proprio in questi giorni di una interessante iniziativa della Linn di promozione delle proprie soluzioni per la musica liquida e l'HD, Linn Lounge. Poi ho continuato col progressive italiano e anche qui Banco, Alusa Fallax, Quella vecchia locanda, si trova un po' tutto. Qualcosa che non c'è però l'ho individuato, le produzioni di Rebecca Pidgeon, Ana Caram, Christy Baron, tipiche interpreti da dischi "audiophile" che cercavo appunto per un test sulla qualità. Di Sara K c'è tutto, ma manca ad esempio il noto The Raven della Pidgeon.
Ampia nel senso delle composizioni, meno degli interpreti come sempre, anche la disponibilità per la classica. Quindi a questa prima impressione appare essere, come il già citato Music Unlimited, un servizio in grado di soddisfare quasi tutte le curiosità musicali di chi lo sceglierà. D'altra parte arriva da noi ad uno stadio di maturità, dopo essere stato lanciato e poi via via sempre più apprezzato in altri paesi.



La versione free
Tutto ciò nella versione premium, pagando l'abbonamento. Con la versione free ecco l'elenco di quello che non c'è: Accesso completo sul tuo cellulare, Modalità offline, Qualità audio superiore, Accesso illimitato in viaggio, Contenuti esclusivi, Spotify senza pubblicità. Viene il dubbio che i contenuti esclusivi possano essere, ad esempio, album recentemente usciti e promozionati. A questo scopo avevo scelto quello di Mark Knopfler, che è di settembre scorso ed è venduto in due o tre edizioni tra cui una deluxe molto costosa. Ma, come si vede nelle videate di test, c'è, completo e in ascolto integrale. Con qualità 90kbps e un po' di pubblicità, la maggior parte inerente il mondo della musica, a quanto sembra. Come quella della immagine, che promuove il vincitore dell'ultimo Sanremo (e di uno degli ultimi X-Factor made in RAI), Marco Mengoni. Cosa promuove non mi è chiaro, visto che la sua ultima produzione, incluso il brano vincitore a Sanremo, L'essenziale, è ascoltabile qui su Spotify senza limiti e senza problemi, sembra anzi che tutti i contenuti disponibili a pagamento su iTunes siano disponibili anche su Spotify, gratis. Non si capisce perché mai qualcuno dovrebbe comprarli. L'unica differenza sarebbe la maggiore qualità all'ascolto, ma non sembra che iTunes o chiunque altro punti su questo. La promozione a quanto pare è sulla "comunità" (di fans), sul social e quindi sui concerti e gli eventi. Ma questo, sul business model della musica oggi, sarebbe un altro discorso.


Radio musicale
Il punto di forza e la novità di Spotify non è però tanto il servizio di musica on demand, ma la possibilità di utilizzo come una radio musicale, sia scegliendo playlist proposte da Spotify o da altri abbonati, sia lanciando l'ascolto "passivo" come una classica radio musicale. Ma senza annunciatori e senza spot. Avendo anche la possibilità di scegliere la stazione secondo i propri gusti tra una moltitudine di alternative.
Praticamente ogni utente può creare proprie "stazioni" e proporre scalette e così non resta che sceglierne una. Nell'esempio una stazione ispirata al gruppo new folk inglese Mumford & Sons, che inizia con i Kooks. Si può anche scegliere un approccio sul tipo di Genius di iTunes, che genera playlist in base ad una canzone che scegliamo. Devo dire che ho provato con i Belle and Sebastian e mi ha proposto, almeno per le prime 5-6 scelte solo brani dell'ensemble scozzese.
E' comunque un buon modo per conoscere nuova musica e per accompagnare ascolti rilassati e meno impegnati.



La qualità
Qui c'e' un importante plus rispetto a Music Unlimited, che non dichiara il bitrate, ma dovrebbe essere 90-120 pur se con un algoritmo di compressione di derivazione Atrac particolarmente efficace (anche se a breve arrivare l'alta qualità anche per il servizio della Sony). In Spotify invece le opzioni possibili (con la formula premium) sono tre (bassa, media e alta) tutte dichiarate e la più elevata (vedi figura, relativa alla app per iPad) e' pari a 320kbps, quindi adatta per avere una qualità non distinguibile dal CD almeno per la musica moderna, e ancora adeguata per la classica o la musica acustica registrata con attenzione particolare alla fedeltà. Nella versione desktop c'è solo una opzione "ascolto in alta qualità". Leggendo varie informazioni in Internet sembra essere 320kbps, a patto che l'originale lo sia, e quindi dovrebbe essere così sempre. Come iTunes, in pratica.
L'algoritmo di compressione adottato è Ogg Vorbis, quindi uno dei migliori, sicuramente superiore all'MP3. Da aggiungere che è presente anche una opzione di compressione dinamica, utile per ascolto in auto o in ambienti rumorosi, ma da eliminare per un ascolto casalingo e più accurato.



Le funzioni social
Non mancano mai e per una parte degli utenti possono essere un punto di forza. Vertono essenzialmente sulla condivisione delle playlist e quindi sono orientate sempre alla scoperta di nuovi stimoli nel mondo sempre più vasto e variegato della musica. Ci sono anche su iTunes (o Amazon) ma la mia impressione e' che per vari motivi, il principale dei quali è che Spotify è un servizio che fornisce anche musica gratuitamente, su Spotify questi servizi siano molto più utilizzati che su iTunes e quindi più interessanti e realmente un plus. C'è anche una integrazione molto più spinta con Facebook, i due account funzionano in tandem e in questo modo i vostri amici su FB potranno sapere tutto quello che fate su Spotify momento per momento, e probabilmente vi bloccheranno, esausti, dopo un po'. Spotify cerca in tutti in modi di agganciarsi al vostro account FB. Al momento della sincronizzazione vengono però dichiarati con sufficiente trasparenza i livelli di privacy. In ogni caso possiamo fare outing solo dei nostri gusti musicali, non dovrebbe essere troppo "pericoloso".



Le app
Il concetto di app si diffonde anche se tende a costituire, come ha scritto qualcuno, un mondo organizzato in giardini privati accessibili ai soli sottoscrittori o acquirenti dei prodotti di questo o quel sistema. Comunque ci sono anche qui, prodotte dai soggetti che operano nel settore e in particolare dalle case discografiche. Credo che siano tutte gratuite. Alcune sono veramente interessanti e ben fatte e danno un valore aggiunto, ad esempio da provare è quella della Blue Note, nota e storica (ma tuttora attivissima) casa discografica specializzata in jazz e ampi dintorni.


Le varie versioni
Spotify è utilizzabile su desktop e su dispositivi mobili con apposite app. Io ho provato quella per desktop Windows, quella per iPad e quella per iPhone, e le immagini si riferiscono alle prime due. La versione per desktop ha una interfaccia molto simile a quella di iTunes, e appena installata si collega alla libreria del media player di Apple, se è installato, con l'obiettivo esplicito di prendere il suo posto. Con qualche possibilità di successo, considerato che può aggiungere la possibilità dell'ascolto gratis o quasi. La operatività sulle versioni che ho provato (desktop e iPad) sembra molto buona, a livello di iTunes, si conferma che è un prodotto maturo e ben progettato. Niente a che vedere con Deezer o iMesh. Funzionale e ben fatta anche quella per iPhone.



L'account premium in condivisione
Per accedere al servizio premium si usano come sempre le credenziali, username e password che, sia su iPad/iPhone/Android sia su desktop, rimangono in memoria da una sessione all'altra e quindi non è necessario inserirle ogni volta, o dopo che si è spento o scaricato lo smartphone. Le stesse credenziali si usano su tutti gli ambienti senza alcuna complicazione. Ma con una limitazione sì, ovviamente: uno alla volta. Altrimenti con lo stesso account Spotify potrebbe ascoltare musica in modo illimitato un intero condominio, ed oltre. Il controllo non è troppo drastico, nel senso che se vengono rilevati dai server di Spotify due terminali che stanno scaricando musica dallo stesso account, solo dopo un certo tempo viene interrotta la riproduzione, con un messaggio che indica esplicitamente il motivo. Questo avviene per il sistema di caricamento su buffer, quindi asincrono. Da notare che viene inibito anche l'ascolto di eventuali playlist o album che avevamo scaricato in locale per l'ascolto offline, sempre per l'intuibile motivo di garantire una giusta renumerazione al servizio.

In sintesi
In sintesi, è un vero peccato che l'audio disponibile per questo sistema come per tutti i concorrenti sia ancora ostinatamente in formato compresso, pur se di qualità più che accettabile per la musica moderna di genere pop. Altrimenti Spotify con il suo vasto catalogo e le molte funzioni potrebbe soddisfare quasi ogni esigenza di ascolto della musica, pur se con qualche rischio di passare inevitabilmente e fatalmente ad un ascolto passivo invece che guidato dalle nostre scelte. Rimarrebbe fuori solo qualcosa di raro o specifico o il piacere dell'ascolto "eufonico" con il vinile.
Ascolto che può uscire dal mondo PC ed essere veicolato direttamente dall'iPad all'impianto Hi-Fi con un music digital streamer, come ad esempio il Linn Majik DSM, che era in funzione ieri all'evento Linn Lounge di cui ho fatto cenno prima, e che appunto è stato usato, non a caso, anche in connessione con Spotify (passando però negli ascolti successivi all'alta definizione).

mercoledì 20 febbraio 2013

La ricostruzione spaziale in stereofonia - Parte I

La stereofonia e gli esperimenti di riproduzione sonora che l'hanno preceduta sono nati per tentare di realizzare una ricostruzione spaziale effettiva, quindi in tre dimensioni, ma in un ambiente diverso da quello dell'evento originale. Senza questa esigenza, raggiungere un certo grado di realismo nella riproduzione (che poi è stato battezzato ottimisticamente "alta fedeltà"), sarebbe stata sufficiente la monofonia degli inizi, molto più semplice ed economica, che invece è rimasta (a parte alcune "sette" di appassionati) solo dove è l'unica soluzione applicabile.

Ma è veramente possibile ottenere con due soli diffusori una ricostruzione spaziale? Senza voler avere l'ambizioso, anzi irrealizzabile, obiettivo di dare una risposta definitiva o anche solo condivisa su un tema che suscita molte discussioni nel mondo ristretto e, pare, in costante riduzione numerica (forse anche per queste discussioni) degli appassionati "audiofili", dopo il precedente articolo sui risultati ottenibili con la riproduzione binaurale, metto in fila a partire da questo post alcuni elementi di riflessione.

Una prova pratica
Visto che l'obiettivo finale è l'ascolto in casa nostra con un impianto economicamente e logisticamente accessibile, la prima cosa che viene naturale fare è una prova pratica. Un test accessibile a chiunque, senza strumenti di misura che non siano il sistema uditivo di un audiofilo medio, il suo impianto (correttamente installato) e la musica o i suoni da riprodurre.

Prima prova: da dove proviene il suono
Visto che davanti a noi abbiamo due diffusori, disposti ai due vertici di un triangolo equilatero dove al terzo vertice, seduti comodamente in poltrona, ci siamo noi, se la ricostruzione spaziale non ci fosse o fosse carente ci aspetteremmo di sentire il suono provenire dai suddetti diffusori.
Se mettiamo nel lettore CD un brano semplicissimo, per voce e strumenti acustici, possiamo fare questa prima prova, apparentemente banale. Meglio una voce femminile, più sui toni acuti e più direttiva, per esempio è ottima a questo scopo la versione di Waters Of March, il celebre brano di Tom Jobim, nella esecuzione della cantante canadese Holly Cole, oppure Diana Krall in versione quasi solo acustica nel suo album Love Scenes, oppure qualsiasi altro brano di caratteristiche analoghe.

Da dove sembra provenire la voce della cantante? Dal centro della scena, quindi ben al di fuori dei diffusori, oppure da qualche punto indistinto? E anche chitarra e basso acustico riusciamo a percepirli in una zona intermedia tra i diffusori e il centro dove dovrebbe essersi "materializzata" (come scrivono di solito nelle recensioni) l'una o l'altra delle interpreti canadesi citate? Oppure sembrano provenire dal rettangolo di spazio coperto dalle casse?

Un primo test facile, dall'esito penso scontato. Ma da quale altezza dal suolo sembra provenire la voce della cantante? I suoni nell'intervallo di frequenza della voce femminile sono riprodotti in buona parte dal tweeter, e sono anche i più direttivi, il tweeter nelle nostre casse (a torre o mini diffusori da piedistallo, supponiamo, sono le soluzioni più diffuse) sono a circa 80-90 cm di altezza, un poco più in basso della nostra testa mentre siamo seduti in poltrona, e quindi se fossero percepiti allo stesso livello dei tweeter di cui sopra dovremmo avere l'impressione che Holly Cole, che pure non è molto alta, stia cantando seduta per terra o al massimo su una sedia molto bassa.
E' così, oppure la voce sembra provenire da una posizione più elevata, quella che effettivamente ci attendiamo per una riproduzione "naturale", con la cantante che canta in piedi? Discorso opposto per la chitarra, che non ci aspettiamo proprio il chitarrista imbracci alla stessa altezza del capo della cantante. Il suono appare provenire da un punto situato più in basso o anche in questo caso è alla stessa altezza dei tweeter?

Seconda prova: suoni in movimento
Utilizzando questa volta alcuni suoni 3D opportunamente sintetizzati che un cortese team di addetti ai lavori mette gratuitamente a disposizione sul sito Audiocheck, assieme a molti altri test utilizzabili per vari scopi possiamo effettuare una prova più approfondita.
Si chiamano LEDR (Listening Environment Diagnostic Recording), sono stati messi a punto da uno studioso di acustica di nome Doug Jones, professore al Columbia College e membro della Audio Engineering Society. E' possibile scaricarli in formato Wav (usando la minuscola freccetta laterale rivolta verso il basso nella figura minimalista che usano sul sito). Nel sito sono presenti anche molti altri suoni di test utili per la messa in fase e altri scopi.

Il test
Per effettuare il test il sistema più semplice è creare un CD, con i suoni di test in una opportuna sequenza che riportiamo qui di seguito.
  • Left 
  • Right
  • Center
  • LEDR: Lateral 
  • LEDR: Up: Left 
  • LEDR: Up: Right 
  • LEDR: Over 
  • LEDR: Behind 
Abbiamo aggiunto tre test iniziali molto semplici, per mettere a punto il centro della scena provato in precedenza. Quindi si parte con solo canale sinistro, solo canale destro, e infine entrambi i canali, quindi in monofonia e riproduzione centrale.
Questi 3 test audio forniti da Audiocheck sono troppo brevi per essere trasferiti su CD, li ho elaborati opportunamente (allungandoli per semplice ripetizione a 5 secondi) e si possono scaricare da questo link.
Un primo insieme di test semplice, la cosa più importante da verificare, come anticipato, è che nel terzo di essi il suono provenga effettivamente dal centro. Potremmo accorgerci che la nostra posizione di ascolto preferita non è così centrale come credevamo.

Nei test successivi un suono sintetizzato (che ricorda uno sfregamento di oggetti) si muove davanti a noi simulando  il movimento. Poiché non sono annunciati, non sarà sempre possibile individuare quando comincia un test e ne inizia un altro. Per rendere più agevole la prova  si può inserire prima di ciascuno di essi un annuncio. Allo scopo, sempre dalla stessa pagina, si possono scaricare file audio con i numeri da 1 a 5 (in inglese, in italiano col generatore che ho usato avevano un accento che non mi piaceva). Perché i numeri? Per non influenzare il test annunciando cosa si dovrebbe sentire. In questo modo si potrà anche organizzare facilmente un blind test.

Nel primo dei 5 test LEDR (che sul CD avrà la numerazione 5) la sorgente del suono si dovrebbe spostare da sinistra a destra e viceversa, su un piano orizzontale.

Con i successivi tre test passiamo dalla dimensione orizzontale a quella verticale. Lo stesso suono si dovrebbe percepire in ascesa verticale prima sul diffusore sinistro, poi su quello destro, poi in movimento secondo un arco di circonferenza da sinistra a destra e viceversa. Come descritto con la sottile ironia anglo-sassone che caratterizza il sito Audiocheck, l'effetto dovrebbe essere questo:

UP paths, Left and Right. The sound should begin at about eye level and then travel as straight as possible up to one or two meters above the loudspeaker. Use the Left and Right paths to check for symmetry. If the sound does not rise up from your loudspeakers, try using high quality headphones instead. If headphones work, your loudspeakers and/or listening environment are at fault. If not, the pinna transform embedded into the test signal is possibly too different from your own pinna transfer function; the LEDR test will then fail in this particular case.

OVER. The sound should begin at one speaker and travel in a smooth arc to the other speaker, from left to right and then return back to the left. The arc should be unbroken, smooth and symmetrical. The top of the rainbow should be as high as the Up signals.

Siete riusciti a percepire questo movimento? O tutto continuava ad essere confinato nelle casse? Se il primo test era positivo dovreste aver percepito quanto previsto anche da quest'altro insieme di test, pur se normalmente in modo meno netto rispetto al test destra-sinistra. Altrimenti, come suggeriscono quelli di Audiocheck, il problema potrebbe risiedere nel processamento del suono tra il padiglione esterno delle vostre orecchie e il vostro cervello (pinna transform).

La terza dimensione
Abbiamo provato la dimensione orizzontale, quella verticale, non rimane che provare la profondità. Questa è però più facile da simulare, perché il nostro sistema uditivo percepisce come allontanamento anche un suono che diminuisce di intensità. La percezione della profondità su normali brani musicali richiede un impianto assemblato e posizionato con grande cura ed è notoriamente una verifica cruciale per questi aspetti. In particolare, le casse devono avere un sufficiente spazio dietro di esse. Nel gruppo di test LEDR di audiocheck c'è n'è anche uno per questo scopo (Behind) che utilizza sempre un rumore sintetizzato.
Nella immagine seguente come appare all'editor audio uno dei test LEDR (lateral).


Il blind test
Poiché sappiamo già all'origine, dal titolo stesso dei test, cosa dobbiamo aspettarci, e anche che quello che il test si propone di verificare dovrebbe essere un requisito di un impianto hi-fi regolarmente composto e installato, mentalmente potremmo tentare di adeguare la sensazione uditiva alle aspettative.
Per evitare queste ipotetiche auto-suggestioni possiamo sottomettere il test a qualcuno che non sa cosa deve ascoltare, e non è neanche troppo interessato alla questione. Mogli e figlie o figli, se dotate/i della necessaria pazienza (ma in tutto sono meno di tre minuti) sono l'ideale allo scopo. Meno adatti gli amici audiofili. Il famoso test "alla cieca". Come ho fatto anche io, ricorrendo a mia moglie e mia figlia.

I risultati
Ho volutamente proposto un test molto semplice e replicabile (come peraltro quasi tutti i test di ascolto e di funzionamento su questo blog), provvedendo anche a mettere a disposizione strumenti e file già pronti per semplificarne la  realizzazione. Quindi non è necessario riferire i risultati ottenuti sul mio impianto, ogni lettore / visitatore interessato a questo tema potrà verificare la ricostruzione spaziale sul suo proprio impianto. E, se lo desidera, riferire le sue impressioni nei commenti.

Il prossimo passo
Dopo questo test saremo pronti per affrontare la successiva parte (non so se anche l'ultima) di questa serie di articoli, nel quale ci chiederemo se con un impianto stereo si può effettivamente ascoltare in tre dimensioni e con quali prerequisiti, o cos'altro è necessario per raggiungere compiutamente questo risultato.

martedì 29 gennaio 2013

Un compressore dinamico in prova

Un precedente post era dedicato agli effetti negativi della compressione dinamica sui buoni ascolti e a tutta la polemica su questo argomento che normalmente è indicata con il termine "loudness war".
La compressione dinamica rende la musica meno realistica all'ascolto, ma più adatta ad essere suonata su impianti non hi-fi (i più diffusi) o in situazioni in cui ascolti hi-fi non sono possibili.

La compressione dinamica può però aggiungere al nostro corredo di applicazioni per la gestione dei contenuti una funzionalità utile per l'ascolto di materiale musicale ad alta dinamica in ambienti o situazioni nei quali la gamma dinamica non è sufficiente. Esempio tipico è l'ascolto in auto di musica classica, un ambiente che non può essere silenzioso come una stanza della nostra casa e contenuti musicali che, come abbiamo visto nel post precedente dedicato alla misura della dinamica con il metodo DR (dynamic range) possono raggiungere anche i 16-17 dB di variazione rispetto al valor medio pesato. Questo post è dedicato alla verifica dell'efficacia di questa soluzione.

Il compressore di dinamica
Un compressore di dinamica è un algoritmo della categoria DSP (digital signal processing) che alza opportunamente i passaggi a basso livello, quelli che sarebbero coperti dal rumore di fondo, e abbassa quelli ad alto livello, che porterebbero l'impianto in zona distorsione e/o sarebbero troppo elevati in auto e anche non sicuri perché mascherano i rumori esterni. Dovrebbe fare il tutto in modo automatico e più efficace quello che facciamo noi istintivamente in questa situazione, abbassando e alzando continuamente il volume, e perdendo molto presto ogni interesse a proseguire l'ascolto in questa situazione.
L'ideale sarebbe che questa funzionalità di elaborazione audio fosse inclusa direttamente negli impianti di serie delle vetture, ma così non è, e una diversa strategia può essere quella di preparare preventivamente il materiale compresso per l'ascolto in auto, partendo da quello non compresso che ascoltiamo a casa.

Il component Effect DSP di Foobar2000
Un compressore di dinamica può essere un componente specializzato professionale per studio di registrazione ma può essere anche una applicazione per PC. Ne esistono diverse ed una che gode buona fama si chiama vlevel ed è stata sviluppata per ambiente Linux. E' stata portata anche in ambiente Windows con la realizzazione di un component per Foobar2000, ma provando ad installarlo sull'ultima versione del popolare media player da' un errore di incompatibilità. Problemi di aggiornamento evidentemente. Ho ripiegato quindi su un diverso component, che aggiunge alle funzioni DSP già presenti di default sul media player la compressione dinamica.

Preparazione del materiale
Una volta installato, il component, che si chiama Effect DSP (foo_dsp_effect) è auto-installante e si trova alla solita pagina dei componenti aggiuntivi, non fa altre che aggiungere, tra molte altre, una nuova funzionalità "dynamic compressor" alla lista di quelle attivabili nella sezione processing del converter setup, come si vede nella figura sotto. Per ottenere un brano o un intero album compresso dinamicamente l'unica cosa da fare quindi è convertirlo in questo modo. Ricordandosi poi di deselezionare questa funzionalità e di rinominare i file o la cartella per riconoscerli come compressi.


Con il tasto Configure selected si possono variare i parametri della compressione. Nel test che ho fatto ho lasciato i valori di default, confidando che non siano scelti a caso ma perché sono quelli comunemente più efficaci.


Per verificare l'efficacia bisogna fare una prova d'ascolto, ma per rendere più oggettivo il test si può anche misurare l'effetto del processamento usando proprio la utility dynamic range già analizzata in un precedente post, prima e dopo la cura. I brani che ho scelto erano di musica classica, ovviamente, provenienti da un eccellente disco della BIS (un SACD, ma ho usato lo strato CD) e da un altro CD sempre di musica per piano, ma più semplice, e sempre di Prokofiev:


  • Prokofiev: Piano Concerto No. 2 in G minor, Op. 16 - III. Intermezzo- Allegro moderato - Pianista Freddy Kempf, Bergen Philharmonic Orchestra diretta da Andrew Litton
  • Prokofiev: Piano Sonata No. 2 in D minor, Op. 14 - IV. Vivace, Moderato, Vivace
  • Prokofiev: Toccata da 10 Small Pieces, pianista Eteri Andjaparidze

L'analisi mostrava sul primo pezzo un DR pari a 15, 16 sul secondo e 12 sul terzo. Tutti brani quindi effettivamente ad alta dinamica. Dopo il trattamento il primo scendeva a 12, il secondo a 14 e il terzo a 11 DR. Qui nel seguito i dati del primo pezzo prima e dopo la compressione.


Come si vede dai log riportati sotto il programma ha anche livellato i due canali e ha alzato di parecchio il livello più basso (RMS è il punto medio) mentre non ha agito sul massimo ovviamente, che era già prossimo allo 0dB,



Per l'ascolto in auto occorre poi trasferire i file audio convertiti su un CD o su una pen-drive USB a seconda degli ingressi disponibili sul lettore dell'auto. Io ho usato un CD. L'importante è scegliere l'ingresso sul quale non viene fatto alcun pre-processamento, normalmente il lettore CD (se ancora c'è) dovrebbe essere "pulito".

L'ascolto in auto
Occorre fare una doverosa premessa. Un impianto di serie, tranne (forse) alcune auto alto di gamma, è in criticità proprio all'origine per un ascolto con una escursione dinamica elevata, perché ha difficoltà a produrre alti volumi senza distorcere in maniera udibile. I risultati ottimali richiedono un impianto realizzato da un installatore specializzato con amplificatori dedicati alle diverse vie e altri accorgimenti connessi. Come quello che ho in auto e su cui ho fatto la prova, che non si applica quindi ad impianti di serie dove, ritengo, l'effetto potrebbe essere meno evidente.
Nel CD avevo semplicemente alternato gli stessi brani non compressi e compressi e ho proceduto all'ascolto in un normale trasferimento in città quindi in condizioni di rumorosità ambientale medie. Per fornire tutti i dati aggiungo che l'auto è una Mini ultimo tipo, quindi un'auto di impostazione sportiva ma non troppo, quindi non ai massimi livelli di silenziosità ma comunque con buon livello di insonorizzazione rispetto ai rumori esterni (non avevo a disposizione un'Audi A8 per fare una prova comparativa).

Risultato ottenuto
Il risultato all'ascolto, anche con i parametri di default è stato molto positivo. Tutti e tre i brani, ma più marcatamente il secondo, senza compressione risultavano molto difficili da ascoltare con soddisfazione, i frequenti passaggi a basso livello diventavano meno intellegibili perché disturbati dal rumore di fondo. La compressione invece era molto efficace. Per prima cosa, non avvertibile alcun effetto artificioso né un abbattimento eccessivo della dinamica, che sembrava anzi ancora più evidente, paradossalmente, perché percepibile per intero. Basta solo trovare il volume giusto (non troppo alto nei fortissimo) e poi godersi la musica, anche nei momenti più critici rumoristicamente parlando, come gli occasionali passaggi sul mitico sampietrino (pavé) romano. Uno strumento molto utile.

domenica 6 gennaio 2013

Foobar2000 versione 1.2: Aggiornamenti

I prodotti software evolvono, arrivano nuove versioni, e le guide in Internet inevitabilmente invecchiano. Succede anche per quelle che abbiamo pubblicato per Foobar2000, arrivato ora alla versione 1.2. Ora un po' più semplice da configurare.
Questo post è quindi un aggiornamento alle precedenti mini-guide di Foobar2000 elencate nel seguito:
1. Dopo l'installazione
La versione 1.2 comprende già una serie di componenti (vedi figura) e all'avvio la prima volta consente di scegliere "a vista" la interfaccia che si vuole usare tra una decina di configurazioni (si può cambiare anche dopo). Ho scelto quella più semplice che mostra i dati dell'album che si sta eseguendo. Si può anche inserire in una delle finestre la libreria (album list) oppure lasciare la visione della libreria in una finestra a parte, attivabile con Library > Album List e poi configurabile.
Questa configurazione a vista è anche richiamabile in seguito con View > Layout > Quick Setup.




2. Quello che è già incluso

Playback
Sono già inclusi nel kit quasi tutti i formati audio lossless, sono da installare a parte solo Monkey Audio (.APE) e SACD (.DFF). Quelli inclusi quindi sono:
  • non compressi: WAV, AIFF
  • compressi lossless: WMA, FLAC, ALAC, WavPack
  • compressi lossy: AAC, MP3, MusePack
Convert
Come in precedenza il kit arriva con inclusi soltanto i convertitori ai formati non compressi WAV e AIFF. Per tutti gli altri formati occorre inserire in una directory del PC l'appropriato encoder e selezionarlo la prima volta. Dopodiché penserà Foobar2000 a ritrovarlo e a procedere con la conversione. Gli encoder bisogna cercarli pazientemente in rete ma quasi tutti i formati sono già preconfigurati sul media player e quindi non bisogna fare nulla di più.

I formati lossless di Apple (ALAC) e Microsoft (WMA) non sono invece preconfigurati e quindi occorre anche creare un nuovo formato nella sezione converter. In sintesi:
  • formati output non compressi supportati: WAV, AIFF
  • formati output compressi lossless preconfigurati da aggiungere: FLAC, WavPack
  • formati output compressi lossy preconfigurati da aggiungere: AAC, MP3, Musepack, Ogg Vorbis
  • formati output compressi lossless non preconfigurati: ALAC, WMA, APE (vedi nel seguito)

Driver bit perfect
Nella versione standard i driver vengono selezionati tra quelli installati sul sistema, incluso quello dell'eventuale driver esterno. Volendo utilizzare un driver bit perfect (WASAPI o ASIO) bisogna procedere con la installazione di un componente aggiuntivo (vedi dopo).

DLNA / UpNP
La configurazione di Foobar2000 per funzionare con protocollo DLNA come media renderer o media library è un'altra operazione che bisogna fare a posteriori.

Masterizzazione CD (Burn Audio CD)
Un'altra funzione molto utile che deve essere installata a parte. Consente di creare CD Audio standard da qualsiasi formato gestito da Foobar2000 e si aggiunge alle funzioni di Convert.

3. Mini guida alle personalizzazioni più utili
Sono disponibili nella libreria di Foobar2000 i components già pronti per aggiungere le seguenti personalizzazioni:
  • supporto WASAPI
  • supporto ASIO
  • supporto APE (MediaMonkey)
  • supporto DFF (file audio DSD - SACD)
  • funzionalità DLNA/UpNP
  • funzionalità Burn Audio CD
E' invece necessario rivolgersi a componenti esterni per i convertitori in formato ALAC e WMA.
Un'altra novità è che per molti components è ora disponibile un kit auto-installante. Basta quindi attivarlo cliccandovi sopra per inserire la nuova funzionalità in Foobar2000. Per gli altri bisogna invece procedere come prima, quindi: 1) estrarre dal file zippato l'eseguibile in formato .dll  2) trascinare col mouse il component estratto nel pannello che si apre con la sequenza Preferences > Components  3) selezionare il componente da installare e cliccare sul tasto Apply.

WASAPI
A differenza che in precedenti configurazioni il supporto WASAPI deve essere installato a parte. Il component si scarica sempre da http://www.foobar2000.org/components e per la ricerca si può usare CTRL-F > wasapi. Il componente specifico è foo_out_wasapi ed è auto-installante: si lancia, si aggiunge agli altri automaticamente , bisogna solo selezionare il pulsante Apply in Preferences > Output.
La novità è che ora sono presenti due modalità, Events e Push tra le quali si può scegliere (vedi figura). La modalità Events secondo la documentazione è quella preferibile, se il DAC USB la supporta.


ASIO
Identiche operazioni per il supporto ASIO. In questo caso è prevista una sola opzione e procedendo come sempre viene aggiunta la nuova funzionalità.


Player: Supporto APE
Anche in questo caso il component scaricato è auto installante e tutto funziona in pochi attimi, consentendo si ascoltare mediante Foobar2000 anche file audio in questo formato.

Player: Supporto DFF
Sono i file per PC convertiti da album in formato SACD, quindi in risoluzione 24/88.2.
Il component in questo caso non è auto installante e bisogna inserirlo a mano, come anticipato in precedenza. Almeno su Windows 7 ho notato che l'unico sistema che funziona è il drag & drop. In altre parole bisogna aprire il pop-up Preferences > Component e trascinare il file .dll dalla directory in cui è stato decompresso e salvato sull'elenco dei componenti. Dopodiché si procede con Apply come negli altri casi.

Conversione in ALAC
E' il  formato più compodo per chi usa anche iTunes e quindi inserisco alcune informazioni aggiuntive perché l'installazione è un poco laboriosa.
L'encoder si chiama qaac.exe e si trova (almeno attualmente) in questo sito della organizzazione che lo ha sviluppato. Nel testo descrittivo a un certo punto viene indicato dove scaricare gli eseguibili (... download latest version here ...).
Si deve inserire in una directory a propria scelta e poi configurare un nuovo encoder nel pannello Convert > Choose Output Format di Foobar2000.
Per aggiungere un nuovo convertitore utilizzare il pulsante Add New  e poi nel menu a tendina la opzione Custom (vedi figura).
I vari campi del pannello vanno compilati esattamente come indicato nella seconda figura, nel primo campo va inserita la directory dove è stata salvata l'applicazione qaac.exe, nel secondo la estensione del file che verrà creato, nel terzo i parametri e così via. Usare esattamente questi valori e selezionare l'ultima versione (la 2.10 in questo momento).
Importante, per funzionare deve essere installato anche Quick Time, che sarà però presente già se avete installato iTunes.
Fatte queste operazioni preliminari la conversione si potrà eseguire nel solito modo e sarà come sempre molto veloce.



Nota 1: La verifica delle funzionalità a cui si riferiscono gli screenshots pubblicati nel post è stata effettuata con Foobar2000 alla versione 1.2 su sistema operativo Windows 7 Home Premium aggiornato a Service Pack 1.
Nota 2: Possono esservi modalità diverse in altre versione del sistema operativo, nel caso ciò avvenga, può essere segnalato nei commenti.

giovedì 3 gennaio 2013

Dynamic Range: prova pratica

Proseguendo il discorso iniziato con il post precedente, e prendendo spunto dai commenti, proviamo ad approfondire gli strumenti e le analisi sulla tecniche di registrazione utilizzate negli ultimi anni e soprattutto sulla tendenza a utilizzare compressione dinamica ed equalizzazione loudness per far suonare "forte" le ultime produzioni, con possibili effetti collaterali negativi sulla qualità del suono.

Rendere (nuovamente) piacevole la musica
L'associazione che ho citato nel post precedente, e alla quale ha fatto riferimento in più riprese TNT-Audio, che ha preso il nome di Pleasurize Music Foundation, è nata proprio con lo scopo di proporre e diffondere una misura della dinamica per ogni nuovo album in uscita che, secondo le loro intenzioni, avrebbe aiutato, come una specie di marchio DOC, la diffusione di registrazioni migliori e quindi la fine di quella rincorsa senza fine a cui è stato dato il nome di loudness war.
Intenzione lodevole ma a quanto sembra poi arenatesi, visto che gli ultimi aggiornamenti sul sito risalgono al 2010 (l'iniziativa era partita nel 2009), nonostante il buon interesse riscontrato, con oltre 20 mila sostenitori, in grande maggioranza operatori del settore.

Il Dynamic Range (DR)
La misura del Dynamic Range è però rimasta come risultato, oltre che tutto il sito dove, nelle interessanti FAQ si possono leggere informazioni sugli effetti negativi che la compressione ha sul risultato all'ascolto, secondo i componenti dell'associazione (in gran parte professori universitari e simili). In particolare, è stato sviluppato un software open source e portabile per misurare questo dato, ed è stato possibile per sviluppatori di ogni parte del mondo crearne altre versioni. Tra questi un benemerito programmatore olandese ha sviluppato anche un component per Foobar2000, che ha il vantaggio di poter applicare la misura a quasi tutti i formati supportati dal popolare media player, oltre che di rendere molto agevoli le operazioni. Il programmatore si chiama Soerin Jockan e il component per Foobar2000 si può scaricare da questo link. Ovviamente l'ho provato, sembra che funzioni correttamente, e nel resto dell'articolo sono commentati i risultati delle prove.
(Se il link non fosse disponibile è possibile recuperare il component a questo link sul nostro blog).

Le misure di Dynamic Range 
Valutare in modo oggettivo la qualità di una registrazione non è impresa facile, ammesso che sia possibile, l'obiettivo quindi è più limitato, un indicatore della dinamica effettivamente presente nella registrazione, e dell'eventuale ricorso alla compressione. Come spiegato nel sito dell'associazione che ha introdotto la misura non si tratta di un semplice rapporto tra il livello sonoro più alto e il più basso nel pezzo musicale da analizzare, ma della misura della distanza in decibel tra il livello medio di attenuazione rispetto allo zero e il livello di picco presenti nella registrazione, applicando anche opportuni correttori, per esempio per eliminare l'effetto dell'intro o della coda. Una sorta di media pesata della variazione dinamica, che può essere applicata alla durata di un brano o di un intero album. In questa sezione del sito (finché rimane accessibile) per chi voglia approfondire c'è una spiegazione più ampia del metodo seguito.

Il risultato tipico della misura è tra 8 e 12, ma il significato può variare in base al genere musicale, e quindi alla variabilità dinamica intrinseca che si porta dietro. In questa tabella, ripresa sempre dal sito, sono indicati i livelli di DR ottimali, buoni, o indicativi di compressione (verde, giallo, rosso) per i vari generi musicali.


Le misure
Prendendo come riferimento questa tabella ho iniziato a misurare alcuni album, per verificare se con questo metodo si possono recuperare informazioni più oggettive sullo stato della musica registrata.


La prima misura si riferisce al risultato più elevato in termini di dinamica che ho rilevato. Di 3 dB superiore al livello ottimale secondo la tabella (quindi un incremento consistente, essendo una scala logaritmica), è il dato ottenuto dalla registrazione diretta e senza editing della Chesky Records di un set tutto percussivo, lo stesso di cui ho parlato nel post dedicato all'audio binaurale.
L'applicazione è fatta molto bene e prevede anche un log con il dettaglio delle operazioni di misura effettuate.


Come si può vedere in questo brano il valore efficace del segnale (root mean square) è posizionato a meno 21 dB circa rispetto allo zero, e il valore di picco è prossimo allo zero. Con i correttivi previsti la misura secondo il metodo fornisce un valore di 17 per il Dynamic Range, o DR.

Con altri album di jazz e di classica che ho provato siamo sempre in zona verde, sopra al 12, fino anche al 16.




Vediamo come va sul rock
Ho iniziato da un album famoso per la qualità della registrazione, Dark Side Of The Moon, il risultato almeno da questo punto di vista, e secondo questo metodo di misura, è medio, DR11 sul brano più "dinamico".


Si trattava di una edizione rimasterizzata su CD, quindi sperabilmente corretta. Per scrupolo ho provato anche una versione in alta definizione (SACD) ma convertita per PC. Il risultato è simile, d'altra parte il livello di risoluzione non dovrebbe avere relazione con la dinamica.
Ho cercato quindi se altre registrazioni rock avevano una gamma più ampia. Andando un po' a caso ho trovato risultati prossimi all'ottimale con due incisioni sempre anni '70 degli Audience e dei Creedence Clearwater Revival (o CCR come li chiamavano i numerosi fans).



Con altri album eravamo sempre sopra al 10, quindi non in zona critica. Anche con album di musica soul recente e quindi apparentemente diretta ad un pubblico non da hi-fi casalingo, come Get Lifted di John Legend. Ma si tratta di una edizione in Dual Disc 16/48, forse questo fa la differenza.


Alla ricerca della compressione
A questo punto non restava che cercare qualche registrazione più recente, per vedere se effettivamente la gamma dinamica teoricamente riproducibile viene effettivamente compressa in alcuni casi. Proviamo con un album dell'anno scorso e di grande successo di una interprete molto trendy, Lana Del Rey.


Qui effettivamente siamo a livelli molto inferiori, prossimi alla zona rossa. Analizzando anche il log si vede che la attenuazione parte proprio dallo zero e in questo brano il livello medio è a meno di 7dB sotto lo zero.


Può darsi che questo dipenda dal tipo di musica, da un brano che per sua natura ha poche variazioni di dinamica. Per tentare una controprova ho pensato di esaminare qualcosa che intrinsecamente ha poca dinamica, per esempio un brano folk con solo chitarra, voce e armonica. Ad esempio un classico di Bob Dylan.


E' lo strato CD di un SACD recente, quindi rieditato con tutti i crismi, ma anche con un contenuto musicale così semplice la dinamica c'è. E anche un altro album di Dylan che era invece un CD standard aveva gli stessi valori. Sembra proprio che nell'album di Lana Del Rey, come in altri di genere analogo e recenti che ho provato (es. Avril Lavigne, DR7) la compressione dinamica sia applicata. Insomma, è una questione di genere musicale, ribadisco quello che scrivevo nel post precedente, esiste, c'è un motivo perché esiste, non si può farci molto (come dimostra indirettamente la apparente conclusione degli sforzi della associazione citata) e per il resto è anche questione di gusti musicali.

Prove aperte
La installazione del component è molto semplice e segue le solite regole per Foobar2000, la misura è molto veloce (pochi secondi per un brano, un minuto o anche meno per un album intero) e quindi eventuali lettori curiosi possono fare le loro prove, per esempio per verificare se ci sono differenze tra case discografiche o se altre registrazioni hanno valori ancora più elevati di quelli che ho trovato, o se successive edizioni dello stesso album presentano valori diversi. E magari condividerle qui.

domenica 30 dicembre 2012

La Loudness War

Pare sia in corso una guerra in campo musicale: la loudness war. Ne parla anche Wikipedia e sugli ultimi numeri di TNT-Audio editoriali del direttore e lettere dei visitatori evidenziano questa gara al peggio ingaggiata, a quanto pare, da fonici, produttori e, ovviamente, case discografiche, tra di loro, ma con destinatari ultimi noi poveri appassionati dei buoni ascolti.

Come si ascolta la musica, oggi?
Come ascoltano la musica, oggi, i consumatori ai cui puntano i suddetti produttori, editori  e case discografiche? Questa è la prima domanda da porsi per cercare di capire questo fenomeno.

  1. Con l'iPod e gli auricolari in dotazione
  2. Con l'iPod (o altro lettore, o smartphone) e una cuffia di caratteristiche hi-fi
  3. Con un notebook o un tablet e il sistema audio incluso
  4. Con un sistema 2+1 collegato al PC o al notebook
  5. Con un iPhone collegato a un dock amplificato
  6. Con un sistema multi-room con diffusori a parete o dissimulati
  7. Con un sistema portatile da esterni lettore + radio 
  8. In auto con l'impianto di serie
  9. In auto con un impianto car-audio
  10. A casa con un mini coordinato hi-fi
  11. A casa con lo stesso impianto Home-Theatre del televisore (2+1, 5+1 o soundbar)
  12. A casa con un impianto hi-fi 
A parte la configurazione numero 12 e, in parte, quella numero 8, appare chiaro a chiunque che in tutti gli altri casi non si può parlare di riproduzione con caratteristiche hi-fi. Anche quando (non sempre) la correttezza timbrica e la distorsione sono ancora accettabili mancano, per pura limitazione fisica dell'impianto, ed in misura più o meno marcata, la possibilità di riprodurre la gamma dinamica e la distribuzione spaziale dei suoni di un evento musicale. Che sono invece i parametri che caratterizzano un sistema hi-fi.

In particolare, la "potenza" dell'impianto non è in grado in nessun caso di ricreare una pressione sonora che si avvicina a quella di un evento reale (tranne forse nel caso 8) e, in più, la presenza di un rumore di fondo più o meno invasivo, tipico dell'ascolto in mobilità, rende la dinamica effettivamente udibile molto inferiore a quella che sarebbe richiesta. Inoltre, la ricostruzione spaziale richiede una precisa disposizione dei diffusori, impossibile con questi sistemi di ascolto.

Chi ascolta la musica e come?
All'elenco manca un elemento importante, la percentuale per ciascun tipo di ascolto, magari con il dettaglio per genere e per paese. Non so se le case discografiche abbiano questo dato, ne dubito. Ma sono certe, credo a ragione, che l'ascolto di tipo 11 (quello che interessa a noi e al quale è dedicato questo blog) è largamente minoritario e limitato a consumatori di musica interessati alla classica, al jazz, al new folk, al genere "adult contemporary" e, in misura minore, all'alternativa.

Tutti gli altri generi, quelli scaricati in grandi volumi, a volte persino a pagamento, quelli che producono fenomeni di divismo e di interesse che riempiono stadi per i concerti, o che producono passaggi radio o inserimenti in pubblicità e conseguenti ricchi copyrights, quelli, in definitiva, che producono la maggior percentuale dei magri ricavi che rimangono alle case major superstiti in questi anni di crisi inarrestabile del CD, sono ascoltati in prevalenza con gli impianti non hi-fi che sono elencati sopra. E a questa destinazione è rivolto il pensiero di produttori, fonici e, penso, anche dei musicisti.


Il loudness
Il loudness è la soluzione. Non è altro che una curva di equalizzazione che esalta i bassi e gli alti contemporaneamente. Era un controllo nato per consentire di ascoltare correttamente la musica anche a basso volume. Una condizione nella quale il nostro sistema uditivo privilegia le frequenze medie; esaltando gli estremi si ottiene un riequilibrio che consente di apprezzare, per esempio, i violoncelli o i contrabbassi in un concerto per pianoforte o in una sinfonia. Negli amplificatori anni '70 era sempre presente un pulsante o anche un potenziometro apposito. Poi caduto in disuso assieme ai controlli di tono.
Ma di nuovo utile per rendere più emozionante l'impressione d'ascolto quando si utilizza un altro sistema che si rende obbligatorio con sistemi di riproduzione carenti di dinamica: la compressione della dinamica. Così, ironia della sorte, il CD è stato introdotto negli anni '80 perché si diceva che la dinamica dell'LP era insufficiente, e ora proprio l'elevata dinamica è diventata un ingombro inutile.

Ma funziona?
Certamente. Per sincerarsene basta provare ad ascoltare un brano di musica classica in auto. Per esempio il primo movimento della IV di Beethoven, o una sonata per pianoforte del periodo romantico. Ci accorgeremo subito che la musica nei momenti di piano orchestrale sembra sparire sotto l'inevitabile rumore di fondo (dell'ordine dei 45 dB in un'auto moderna media e anche più ad alta velocità, quindi 10 dB in più, ed è una scala logaritmica, rispetto ad una stanza di casa) mentre, se aumentiamo il volume per sentire qualcosa, nei pieni orchestrali l'impianto o non ce la fa e distorce, oppure si supera il livello sopportabile per noi. Un ascolto molto irritante che conduce molto presto a cambiare musica o a spegnere.
E le case discografiche dovrebbero distribuire la musica che è il loro pane, il pop, il rock più recente nei suoi vari sotto-generi, l'electronica, con registrazioni quasi inascoltabili sugli "impianti" che i loro clienti più numerosi e importanti (i giovani) utilizzano? Ovviamente no, e così ad ogni nuovo album che esce la compressione aumenta e il volume apparente anche. La "loudness war" o "loudness race", appunto.

Qualcuno non se n'è neanche accorto
Come in tutte le guerre esistono anche delle zone neutrali. Sono appunto le produzioni dei generi "per adulti" che ho citato prima, con in grande evidenza la classica. Dove anzi c'è una piccola rincorsa a produzioni di qualità sempre più elevata, con elevata dinamica, più canali, utilizzo di nuovi supporti come il blu ray. Senza preoccuparsi della necessità di upgrade dell'impianto che possono indurre. E' un settore di nicchia, per quanto vasto a livello mondiale, e per chi segue questi generi la produzione continua ad essere accurata e priva di qualsiasi artificio peggiorativo. Certo, un contagio sui generi di confine può esistere. Casualmente, me ne sono reso conto scrivendo questo post, la grande maggioranza della musica che acquisto e ascolto io è di questo tipo, e quindi effettivamente della loudness war me ne sono accorto solo perché ne ho letto su vari media.

E c'è anche musica dove non ha effetto
Ci sono anche generi musicali naturalmente a limitata dinamica. In primis il folk, voce umana non impostata, chitarra acustica, contrabbasso o piccole percussioni non hanno escursioni dinamiche molto elevate, e si possono ascoltare piacevolmente a volume adeguato anche in situazioni dove la gamma dinamica a disposizione è naturalmente ridotta. Lo stesso discorso vale, all'opposto (verso gli alti livelli di pressione sonora) per la musica techno o house. Non è quindi un problema universale.

Una possibile soluzione
Uno dei cortesi visitatori che ha scritto a TNT-Audio proponeva come soluzione equalizzazioni personalizzate in base all'uso. A dinamica piena per impianti hi-fi o supporto vinile, a dinamica compressa per gli altri. Sarebbe logico, e anche molto bello, ma nell'attuale situazione del mercato discografico è pura teoria. Perché mai case discografiche in difficoltà e in continua riduzione dei margini dovrebbero investire risorse, non cospicue ma non nulle, per mercati assolutamente marginali e in contrazione come quello dell'hi-fi di livello? Senza alcuna garanzia di un ritorno dell'investimento. 

La vera soluzione
Sarebbe la valorizzazione della qualità. Ma i molti scettici del settore hi-fi, tra cui è inclusa anche la altrimenti encomiabile TNT-Audio (non in solitudine, assieme alla maggioranza degli audiofili) si sono sempre schierati contro i timidissimi tentativi dell'industria della musica di introdurre sistemi di maggiore qualità, prima il SACD e il DVD-Audio, e ora l'alta definizione in digital download. Se anche il target di mercato a cui erano diretti rifiutava i nuovi formati, come proporli al grande pubblico? E hanno rinunciato quasi subito. 
Il risultato è che la qualità non è un valore vendibile in musica e che è un concetto ignoto al grande pubblico, a cui va benissimo l'MP3 (e se va bene a loro va ancora più bene alle case discografiche). A questo punto è inutile lamentarsi, per giustificare le funzionalità dei nuovi supporti la qualità e la dinamica non avrebbero potuto essere limitate ma casomai esaltate, o addirittura sarebbero nate registrazioni di serie A e di serie B, con inevitabile movimento verso la seria A.

Segnali di luce in fondo al tunnel?
Per fortuna almeno la Apple un minimo di attenzione la mantiene e ha introdotto autonomamente l'AAC a 256kbps che con musica semplice da' risultati più che accettabili, quasi indistinguibili dal CD. Grazie anche a validi DAC sugli iPhone. E alcuni ragazzi se ne sono accorti e vanno in giro con cuffie semi chiuse di buon livello (e buoni ascolti: provare per credere). Ma da questo a pensare che si stia diffondendo uno spontaneo movimento verso la qualità, come ho letto in qualche ottimistico editoriale recente, penso proprio che ce ne corra. Manca come minimo anche la sola consapevolezza di come si può sentire con un impianto hi-fi pur semplice ed economico, e anche un approccio diverso all'ascolto.

In sintesi
Contrastare le leggi di mercato è una impresa piuttosto difficile. Encomiabili gli sforzi di chi ci prova, come appunto TNT-Audio o l'associazione Pleasurize Music Foundation, ma fino a che non arriverà un nuovo Rinascimento audiofilo bisognerà scegliere la musica tra i generi rimasti nei territori neutrali o, se proprio si vogliono praticare i generi più popolari si dovranno ascoltare per come sono prodotti ora e per come la maggior parte degli ascoltatori (e dei musicisti) li concepiscono, magari anche sui sistemi per cui è pensato il loro mastering. 

(Nelle immagini due dock per iPhone ultima generazione, il Viso 1 della NAD e lo Zeppelin Air della B&W. Prodotti sicuramente validi ma con quello che costano si possono comprare un amplificatore in classe D e due casse compatte e ascoltare in alta fedeltà vera, seppur ai limiti inferiori. Ma sono sicuramente due sistemi più attraenti e giusti come look, oltre che più comodi da posizionare e installare. Chi vincerà?)

sabato 8 dicembre 2012

L'ascolto binaurale

La stereofonia, con soli due diffusori, può riprodurre un evento musicale in tre dimensioni? Grandi polemiche e dibattiti in rete su questo assunto, ma per un'altra tecnica che utilizza sempre due canali, quindi stretta parente della stereofonia, la risposta è sicuramente affermativa.

Prima di iniziare a descriverla, dovremmo forse chiederci come è all'origine il suono e come facciamo a individuarne la provenienza, e quindi a collocarlo nello spazio che per noi è, come sappiamo, in tre dimensioni. Nel paese di Flatlandia immaginato dallo scrittore inglese Edwin Abbott lo spazio era a due dimensioni, magari in qualche altro universo è a quattro o anche di più, ma per ora penso che tre dimensioni possano bastare.

Il suono, come noto, si propaga nell'aria con onde sonore di compressione e decompressione e il nostro sistema uditivo riesce a individuarne l'origine grazie al fatto che siamo dotati di due microfoni chiamati comunemente orecchie (come i nostri parenti mammiferi e la maggior parte degli esseri viventi) e di un raffinato sistema di elaborazione dei suoni posizionato nel nostro cervello che, attraverso le differenze di tempo, di intensità e di fase con cui arrivano i suoni (oltre una certa frequenza) ci informa della provenienza del suono stesso, con una buona approssimazione.

Una buona approssimazione che era particolarmente utile per l'uomo quando era ancora cacciatore (o preda) e doveva individuare al volo nella foresta un uccello verso cui scagliare una freccia o un giaguaro pronto a saltargli addosso.
Adesso ci serve per evitare di essere investiti da un'auto contromano o da uno scooter salito sul marciapiede, ma anche per godere nel modo più completo di una esecuzione orchestrale, individuando e localizzando la posizione degli strumentisti sul palco (vedi anche: La posizione degli strumenti).

Risulta quindi abbastanza intuitivo il motivo per cui Blumlein e altri hanno avuto l'idea della riproduzione stereofonica, che però nella seconda fase, la riproduzione, si porta dietro parecchie elementi di complessità rispetto al modello all'origine semplice di "2 microfoni - 2 diffusori - 2 orecchie".

L'ascolto binaurale
Neumann KU100
Con la tecnica binaurale ci si può invece ricondurre proprio a questo schema. Su Wikipedia e su altre fonti sono presenti trattazioni più approfondite, ma l'essenza è molto semplice: i due microfoni sono posizionati in una testa artificiale (o dummy head) in pratica la testa di un manichino nella quale sono riprodotti anche con precisione i padiglioni auricolari di un umano. I due microfoni, che dovranno essere ovviamente di buona qualità, posizionati dentro le "orecchie", cattureranno i suoni con lo stesso ritardo reciproco, la stessa fase, la stessa frequenza, la stessa intensità di una persona posizionata nello stesso punto dello spazio. Una volta registrati con un sistema di buona qualità e infine riprodotti con una cuffia stereo riproporranno alle nostre orecchie lo stesso mix di onde sonore che avremmo percepito se fossimo stati sul luogo della registrazione.

Già da questa breve descrizione si può capire che il sistema può funzionare, ma è possibile sincerarsene di persona grazie al fatto che per apprezzare il realismo della riproduzione non sono necessarie attrezzature di elevatissima qualità e neanche l'alta definizione. Basta una cuffia di buona qualità e un audio anche compresso, come quello che si può veicolare su YouTube. Dove infatti digitando "binaural" si trovano più di 20.000 risultati, tra cui molti video/audio intesi a produrre rilassamento e distensione attraverso la immersione virtuale in suoni pensati allo scopo.

Tra tutti ne segnalo due, uno musicale ed uno no, che possono togliere ogni dubbio e fornire anche una esperienza di ascolto interessante e divertente. Ovviamente bisogna indossare le cuffie. E anche fare attenzione ad indossare correttamente.



E anche quest'altro con diverse esperienze sensoriali comuni. Parecchi altri esempi si possono ascoltare da questo sito.

La suggestione
Come si può notare il messaggio sonoro inviato dalle cuffie è in grado di ingannare molto bene il nostro sistema di percezione, facendo credere che dietro di noi o intorno a noi ci siano effettivamente persone che suonano o fanno azioni che producono i rumori che stiamo ascoltando. Questa individuazione è facilitata ovviamente anche dalla nostra esperienza, ovvero dalla memoria uditiva acquisita nel tempo. Ad esempio individuiamo più facilmente il suono dei fiammiferi o delle forbici perché ne abbiamo avuto esperienza nella vita reale, fosse un suono a noi non familiare la suggestione sarebbe meno efficace. Lo stesso avviene per la musica, la immedesimazione nello spazio sonoro funziona maggiormente se abbiamo frequentato le sale da concerto e ascoltato musica dal vivo.

La musica in binaurale
A parte gli effetti speciali e le registrazioni ambientali intese a dimostrare la potenzialità del sistema, esiste anche musica registrata in binaurale per poter finalmente ottenere una vera ricostruzione spaziale. Alcune etichette specializzate stanno iniziando a produrla, utilizzando microfoni come il Neumann UK100 che si può vedere sopra. Una è la nota Chesky Records di David Chesky che gestisce anche il portale HDtracks, che ha una piccola sezione in binaurale (4 album al momento) distribuiti anche in HD con la registrazione a scelta in binaurale o con registrazione stereo con microfoni disposti in "Blumlein pair".

This recording was done in two versions. The first, like all Chesky recordings, was done with the Soundfield microphone configured as a Blumlein Pair, which is a stereo recording technique that produces an exceptionally realistic soundstage.
The second version was recorded with a Neumann KU-100 binaural microphone, which consists of a "dummy" head with a microphone implanted in the head's ear canals, to record a sound image as it would be heard by a human. When played over a good-quality full-size system or through in-ear headphones, the binaural version will give a stunningly accurate and realistic 3D reproduction of the original sound field.

La posizione della testa artificiale si può vedere in questa foto ripresa dal sito di head-fi.org relativa a una delle registrazioni, una sessione jazz con un gruppo di noti percussionisti.

Durante la registrazione di Explorations In Time and Space, con il batterista Lenny White,
a suo tempo nei Return to Forever, Jamey Haddad e Mark Sherman 
Ho scaricato qualche brano dall'album cui si riferisce l'immagine ed effettivamente l'ascolto in cuffia da' l'impressione di essere assieme ai musicisti che stanno suonando. Da provare.

E con due casse non si può fare la stessa cosa?
Non è così semplice. Con l'ascolto in cuffia si evitano all'origine due cause di distorsione del messaggio sonoro originale: le riflessioni nell'ambiente d'ascolto e la interferenza (derivata anche dalle riflessioni) tra i due canali stereo (l'orecchio destro sente inevitabilmente anche i suoni emessi dal diffusore sinistro e viceversa, in inglese crosstalk). Per questo motivo la ricostruzione spaziale in un ambiente diverso da quello originale (e sarà sempre così) potrà essere al massimo una approssimazione dell'evento originale e non potrà essere ottenuta con la tecnica binaurale ma con opportune tecniche di registrazione dell'evento originale. Sempre per questo motivo nel corso del tempo sono state proposte diverse tecniche che tentavano di realizzare la riproduzione binaurale anche in campo aperto eliminando il crosstalk (ambiophonic) oppure di catturare e riprodurre anche i suoni riflessi (quadrifonia e, in seguito, multicanale in diverse implementazioni).
Sulle potenzialità della semplice stereofonia nella riproduzione di una immagine spaziale proverò ad andare in maggiore dettaglio, anche con prove pratiche, in un prossimo post.