domenica 24 aprile 2011

Archiviare per genere musicale

Chiunque ha molti dischi si è dovuto porre prima o poi il problema di archiviarli. Non tanto per esigenza astratta di ordine, ma semplicemente per ritrovarli, oltre la soglia di memorizzazione "a vista" di ciascuno (100 dischi? 500 dischi?). Qualcuno ingenuamente punta alla soluzione più semplice: l'ordine alfabetico per autore. Il problema, almeno con i supporti fisici, è che se si comprano 2 o 3 nuovi CD, poniamo, di Aretha Franklin, bisogna spostarli quasi tutti o quasi.
Per questo di solito si suddivide l'insieme degli album per generi, in modo che per ciascuno ci siano 50 o 100 unità, e si possano gestire più facilmente gli inserimenti.
Per i generi più consolidati, la musica classica, il jazz, il reggae, il progressive, la individuazione non è troppo difficile. Ma quali generi possiamo usare per classificare la musica "moderna", quella che potremmo chiamare pop-rock , in una fase nella quale si mischiano sempre di più le influenze, e il genere predominante sembra diventare il "crossover"?

Una classificazione per stile e ascolto
Cercando "generi musicali" su wikipedia si possono consultare elenchi con centinaia di generi, dai confini però piuttosto incerti. Ma anche su quelli più normalmente usati mi sorgono dubbi di fondo di difficile soluzione: Il rock diventa pop quando vende molto? (es. Coldplay). L’alternative (o avanguardia) è rock che però è poco conosciuto? Quando è lento è pop e quando c’è il “beat” è rock? Allora nello stesso album di un musicista rock si trova anche del pop? Come si fa di preciso a riconoscere un album "grunge" da un album rock? O la "new wave", da cosa è caratterizzata?

Per la musica moderna propongo invece una sistematizzazione più semplice, non "culturale", ma basata sullo stile della musica, partendo da alcuni criteri di base:
Acustica ßà Elettronica
Strumentale ßà Cantata
Ritmica ß à Melodica

Sono questi gli elementi che indirizzano maggiormente il “desiderio di ascolto”. Oggi mi va di sentire … una musica che da’ energia, che mi trascina … una musica raffinata, che mi fa pensare a serate eleganti o a situazioni fuori dal tempo … una musica rilassata, che mi accarezza le orecchie … una musica per musicisti, da ascoltare con attenzione per coglierne i particolari …?
Sarà questo il criterio più comodo da utilizzare: cosa mi va di ascoltare oggi? E ci dirigiamo in una parte della discoteca (virtuale o reale) per farci venire una idea.
Bisogna però prima prendere in considerazione altri due elementi che potremmo usare per una classificazione.

L'elemento tempo
Ha senso raggruppare la musica per epoche? Dividere il rock classico da quello posteriore? I Beatles dagli Oasis? E' una classificazione che nasce spontanea. Ma a mio parere ora non ha senso. Aveva senso negli anni '70, o prima, quando la musica del decennio precedente veniva definitivamente archiviata. Ora che viene continuamente citata, e che quindi rimane viva, conviene raggrupparla assieme.

L'elemento geografia o lingua
Mettere assieme il rock americano e inglese o lasciarli separati? Raggruppare il progressive italiano con il progressive inglese? Qui lascerei una suddivisione solo in base alla lingua, o meglio alla lingua conosciuta da chi ascolta (ma in famiglia potrebbe non andare bene per tutti). Sempre con una logica di predisposizione all'ascolto, non è la stessa cosa ascoltare un album di cui si comprendono le parole (e che quindi apprezzeremo anche per i testi, ma che richiederà una attenzione anche a questa dimensione) ed un altro del quale sappiamo magari di cosa parla, ma non riusciamo a seguire completamente parola per parola i brani.

Il giudizio implicito
Altre classificazioni includono un giudizio sulla musica, opinabile come tutti i giudizi. La musica colta sarebbe la musica classica o contemporanea; e l'altra cosa sarebbe, musica incolta? O la musica "commerciale", in cosa si differenzia dalla musica rock? Sono classificazioni soggettive, che possono variare in funzioni dei gusti musicali, e abbastanza inutili.

La classificazione della musica moderna
Vediamo subito la classificazione proposta, e poi approfondiamo come può essere individuata la musica per genere, e i possibili sotto-generi che si potranno applicare se gli album di un genere superano i 50 (o altro limite che si vuole applicare).

Club Jazz
Classico
New Jazz
New Folk
Cantato
Strumentale
New Soul
Black
UK / Others
Contemporary Song
Mainstream
Avantgarde


Club Jazz
Strumenti acustici (prevalentemente) / Sempre cantato.
Ritmica variabile e non uniforme come nel rock, andamento musicale derivato dal jazz o dal musical, con un riconoscibile contenuto di "swing" 
Esempi: Diana Krall, Holly Cole, Michael Bublè, …
La differenziazione può essere tra chi introduce varianti significative ai modelli (Sarah Vaughan, Billie Holiday, Frank Sinatra, ecc.) e chi invece li cita esplicitamente.

New Folk
Strumenti acustici (prevalentemente)
Solitamente senza batteria, strumento maggiormente caratterizzante la chitarra acustica, influenze blues, country o musiche popolari di vari paesi, ritmo moderato
Esempi: Emiliana Torrini, Eva Cassidy, Katie Melua, Norah Jones, Devandra Banhart, Kings Of Convenience, Jack Johnson, ma anche Penguin Cafè Orchestra, Pentangle, Incredible String Band, Belle & Sebastian ... e gli iniziatori del genere: Simon & Garfunkel, Joni Mitchell, ...

New Soul
Strumenti elettrici e fiati, sempre batteria / Sempre cantato
Elemento caratterizzante i fiati (sax e tromba), riprende gli esempi musicali R&B e soul degli anni '60, e anche a volte elementi di rap o addirittura di hip-hop, ma può anche pendere dal lato del pop. E' quella che molti chiamano semplicemente "black".
Esempi: Amy Winehouse, Adele, Joss Stone, Erykah Badu, John Legend, Alicia Keys, ...
la ulteriore suddivisione qui può essere per geografia


Contemporary Song
Sulla stessa base ritmica del rock e con gli stessi strumenti, aggiungendo solo (ma non sempre) una dose più elevata di melodia, c'è tutta la canzone moderna, da quella scritta con puri intenti commerciali, a quella che aspira alla poesia. Non volendo sezionare l'archivio per giudizio di valore in questa sezione andrebbe tutto il rock proposto da un cantante o una cantante che "non ha un gruppo rock" stabile, che segue la "forma canzone" sia negli album sia nei concerti, che non insegue lunghe suite od assoli dei vari strumenti ma mette al centro la canzone e il suo testo, ma che insegue l'energia del rock.
Esempi: Elton John , Billy Joel, Van Morrison, Amy MacDonald, Dido, Madonna, ... ma anche Bob Dylan o Leonard Cohen
La suddivisione ulteriore può essere basata anche qui sugli elementi di originalità o di adesione ad un modello, che danno conto anche degli obiettivi dell'autore / interprete. Oppure, se si preferisce un criterio più oggettivo, per area geografica.

In questi quattro segmenti si riesce a suddividere tutta la musica occidentale del nostro tempo, i confini certo non sono sempre netti, soprattutto per i sotto generi, e conviene quindi, se gli album non sono veramente tanti, organizzarli al secondo livello semplicemente per autore / interprete.

I generi tradizionali
Oltre a questi si potranno utilizzare poi i generi più codificati e più facili da individuare, la cui consistenza varierà in funzione dei gusti del proprietario della discoteca. Anche qui proponiamo una suddivisione per sotto-generi o sotto-classificazioni per il caso che gli album siano molto numerosi.

Rock
USA / UK
Rest Of The World
Jazz
(Strumenti)

Soul / R&B
(Autore/Interprete)

Reggae
Jamaica
Rest Of The World
Folk
(Paese)

World
(Paese)

Progressive
(Autore/Interprete)
Contemporary Instrumental
Soundtracks
New Age
MPB
Classica
Contemporanea
Italiana
(Autore/Interprete)

Classica
(Epoca)
(Autore / Forma)

Sono tutti facilmente individuabili. Occorrono solo alcune note per alcuni casi.

Rock
Qui vanno i dischi che vedono all'opera la classica formazione rock: basso, batteria, chitarre elettriche, eventualmente tastiere, interpretata da un gruppo o da un band leader che sia un vero rocker con il suo gruppo.
Il tasso di blues può essere più o meno elevato, il tempo può essere lento o veloce, ma lo stile è quello codificato negli anni '60 da Beatles e Rolling Stones e poi ripreso in infinite varianti sino ad ora. 
Esempi: Beatles, Stones, Cream, Deep Purple, Jefferson Airplane, Neil Young, Bruce Springsteen, Nivana, Pearl Jam, Ben Harper, ...
Include anche il blues rock, anche di solisti (Muddy Waters, BB King, Robert Cray, John Mayall, Dr. John, ...) che è molto affine.
La classificazione proposta a secondo livello è semplicemente per area geografica e lingua. Ma il rock ha di suo sviluppato molti sotto-generi negli ultimi quarant'anni e quindi, in base ai gusti, potranno essere create sotto-sezioni dedicate al blues-rock citato prima, al metal, al grunge, alla new wave, al british rock e così via.

Folk e World
Nel primo caso si intende il folk filologico, quello che vuole recuperare in pieno la tradizione della musica popolare. World è la musica che contamina influenze popolari con il ritmo e gli stili della musica moderna occidentali. In entrambi i casi far precedere la suddivisione per paese a quella per autore / interprete può essere una semplificazione.

Italiana
Essendo l'elemento caratterizzante la lingua, all'interno potrebbe essere riclassificata per tutti o quasi gli altri generi elencati. Come al solito dipende dalla numerosità. Se i numeri sono elevati si possono introdurre altre classificazioni (per esempio per cantautori o gruppi). Altrimenti una suddivisione per autori è sempre la più immediata.

Generi a cavallo
Dove collocare il folk rock o la fusion, ovvero il jazz rock, o il latin rock? O Ben Harper e altri adepti del crossover, è veramente rock, o folk o qualcos'altro? Dipende sempre dal volume e quindi dal peso nella discoteca. Se sono poche unità conviene associarli nel settore più affine (il rock, probabilmente).

L'archivio della media library
Questa suddivisione semplificata ma in grado di poter essere consultata in base ai "desideri" musicali del momento può essere ovviamente applicata anche all'archivio su storage server di una media library per musica liquida. In questo caso gli spostamenti e gli inserimenti sono più agevoli, ma per centinaia di titoli la pura e semplice suddivisione per autore è poo mnemonica, non aiuta a "suggerire" l'album che ci va di ascoltare al momento.

(Nelle immagini, dall'alto: Holly Cole, la Penguin Cafè Orchestra (cover), Jack Johnson, Alicia Keys, Eddie Vedder, Ben Harper)

domenica 17 aprile 2011

Il ripping dei CD con Foobar2000

NOTA: Questa guida, pubblicata originariamente nel 2011, è stata aggiornata alle evoluzioni di Foobar2000 e della musica digitale ad ottobre 2020

Chi vuole "liquefare" la propria discoteca e trasferirla su un archivio informatico (disco esterno o di rete che sia) deve effettuare una conversione in digitale chiamata universalmente "ripping".

E' una attività che può essere complicata a piacere, come si può verificare sul noto sito TNT-Audio, dove quattro successivi articoli sono dedicati ad una esauriente trattazione su tutto quello che occorre fare per trasferire in digitale alla perfezione sorgenti analogici (vinile) o CD. Ore di lavoro per un singolo album.

E' possibile però ridurre i tempi a 15-20' per CD usando prodotti già progettati per il ripping. Avendo eletto Foobar2000 a media player di riferimento, e poichè fa in modo completo ed esauriente anche questo mestiere(ed è gratuito), perché complicare la configurazione con altri software?

Una conversione accurata
Ma non è una operazione che si può fare automaticamente e semplicemente con iTunes?
Sì, ma la conversione potrebbe non essere accurata. Imperfezioni nel disco o errori temporanei nel sistema di lettura possono dare luogo a sequenze di bit non identiche a quelle del CD master. Non saranno frequenti, non saranno normalmente udibili in modo evidente, grazie alla correzione di errori prevista dal sistema, ma potrebbero creare un degrado all'ascolto avvertibile con ascolti più accurati o percepibili come "fatica d'ascolto". E, soprattutto, i tempi con iTunes sono quasi uguali, e la onversione è solo in formato ALAC.

Per una conversione la più precisa possibile si possono usare diversi sistemi e software, perfino il confronto con analizzatori di spettro tra i file digitali originali e quelli convertiti. Un software usato per la conversione si chiama proprio Exact Audio Copy (EAC) ed è gratuito anche lui ma, a detta di chi lo usa, la ricerca inesauribile della perfezione può anche richiedere numerosi tentativi e quindi, anche in questo caso, ore di lavoro.

Manteniamoci quindi in una via mediana con l'aiuto di Foobar2000 e dei suoi componenti aggiuntivi. Qualità sì, ma senza diventare paranoici.

Come sempre inseriamo qui la guida passo - passo qui nel seguito e la sequenza di immagini in fondo - per maggiore facilità e scorrevolezza di lettura.

1. Scegliere le modalità di ripping
Il primo passo, dopo aver inserito ovviamente il CD nel lettore, è selezionare File > Open CD. Il primo pannello da aprire è "Drive settings" nel quale si può scegliere la modalità di ripping, scegliendo tra due livelli crescenti di verifica: Standard e Paranoid (oppure Disabled, per nessun controllo). Riguardo al secondo livello è evidente dal nome che è lasciato soltanto a chi abbia tanto tempo a disposizione (nel senso che il processo è più lento e qualche minimo errore di conversione potrebbe scoprirlo). Conviene impostare il livello standard.

I due ulteriori parametri che si possono selezionare, dal primo pannello sono il Drive Offset e la velocità di lettura. Il Drive Offset (slittamento rispetto ad un valore di riferimento) è una caratteristica dei lettori. Allineandolo a quello del riferimento la verifica della correttezza della conversione sarà più precisa. Di default è disabilitato (a zero) ma selezionando Auto può essere ricavata (nella maggioranza dei casi) dal DB di AccurateRip in base al modello di lettore dischi ottici. L'altro pulsante consente invece di leggere a velocità ridotta, quindi con minore probabilità di ottenere errori (ma mettendoci più tempo). Da usare solo se serve, ovvero nel caso siano rilevati "minor problems" su una o più tracce.

2. Acquisire le informazioni per le tracce dell'album
E' l'operazione di "tagging" molto importante per avere alla fine delle conversioni una libreria musicale digitale ben organizzata e ben gestibile, necessaria perchè per motivi non noti i produttori di CD non hanno mai usato la funzione CD Text. Foobar2000 effettua questa operazione automaticamente collegandosi al DB open source FreeDB e selezionando quello che ritiene il risultato migliore, se lo trova.
Se non lo trova o se il risultato non è esatto (per esempio riguarda una diversa edizione dello stesso CD) c'è la possibilità di una ricerca più accurata con il tasto "Lookup" che apre la funzione di tagger su diverse edizioni su FreeDB, trovando quella corretta od una edizione alternativa che si adatta al nostro CD. 
Può anche succedere che il CD non sia presente sul vastissimo DB (collaborativo, creato da centinaia di migliao o forse milioni di utenti). Può essere un CD locale, nazionale, oppure un CD autoprodotto. In questo caso il tagging dobbiamo farlo noi, riempiendo tutti i campi (nomi delle tracce, genere, data, ecc.).
In questo caso su Foobar2000 si può anche installare un component che fa la ricerca su un altro grande DB mondiale, Discogs, che contiene anche molte edizioni locali e dichi rari. Richiede però di essere iscritti a Discogs.

3. Controllo dei tag
Anche nel caso di tagging automatico bisogna fare sempre un controllo sui tag, in particolare sulla data di edizione (spesso viene inserita quella di una ristampa invece di quella della prima edizione dell'album, e nella libreria deve esserci quest'ultima) e sul genere, di solito attribuito con mota fantasia (per esempio al primo album di Adele, "19" è attribuito il genere "folk").

4. Avvio della fase di ripping
Completate le operazioni di tagging nella successiva sezione"Actions" del pannello "Rip Audio CD"  si selezionerà il flag Verify with AccurateRip (altrimenti era inutile seguire questa procedura) e il quindi il pulsante Proceed to the Converter Setup Dialog. 

5. La scelta del formato e dei parametri di conversione
Nel pannello Converter Setup Dialog si potrà selezionare il formato di output e la directory di destinazione. Il formato di default è lo standard PCM (Wav oppure AIFF per Mac) ovviamente allo stesso bitrate e frequenza del CD originale. Normalmente però si utilizzerà un formato compresso lossless, per risparmiare sullo spazio disco, e quindi solitamente FLAC, e anche e soprattutto perché in Wav non è possibile associare le comode informazioni aggiuntive, i metadati. In alternativa si può usare anche WavPack, ma in tutti e due i casi è necessario installare il software di decodifica scaricando l'eseguibile dai siti relativi e copiandolo nella directory di destinazione. Di questa modalità un po' da smanettoni avevo già parlato nella mini guida di Foobar2000.

C'è anche nel pannello una terza opzione, chiamata "processing". Si può infatti elaborare l'audio in conversione utilizzando i DSP (Digital Signal Processors) inclusi nel pacchetto. La maggior parte sono di uso particolare (tipo conversione da mono a stereo e viceversa o simili) e interessano poco chi si poneva l'obiettivo opposto di riportare l'audio sul disco del PC nel modo più fedele possibile.

Può essere forse interessante Advanced Limiter o, meglio, Hard -6dB limiter, che possono ridurre i picchi di software non ben registrato e conseguenti problemi di clipping. Il secondo limita la riduzione, appunto, prudenzialmente a -6dB.

6. La conversione
A questo punto sono completate tutte le operazioni iniziali e si può dare il via alla conversione. Nel primo tentativo avevo usato tutti i valori di default, conversione Standard e Offset a 0. Sul mio notebook, un Sony Vaio con Windows 7 la durata di conversione di un album con questi parametri è stata piuttosto breve, 9-10' circa (il test era su Central Reservation di Beth Orton). Il notebook però è piuttosto potente e questo tempo potrebbe essere più lungo in altre configurazioni.

Alla fine il responso sulla famosa accuratezza è mostrato in un pannello di log. Di norma vengono riportati "no problems" con la indicazione del numero di comparazioni identiche (confidence) sul DB di AccurateRip (sino ad un massimo di tutta tranquillità di 200). In alcuni casi in alcune tracce vengono evidenziati "minor problems" con la indicazione del motivo, che può essere la necessità di più tentativi per arrivare al grado di confidenza accettabile. Oppure, come nel mio caso, nella prima traccia la conversione va comunque a buon fine grazie al sistema di correzione errori ma il risultato è di livello "Not accurate" quindi non identico ai riferimenti nel DB. All'ascolto non si nota nulla, ma bisogna approfondire. Anche perché è un disco comprato usato.

Facciamo allora un test con un altro CD, questa volta è acquistato nuovo, in ottime condizioni, è Someday My Prince Will Come di Miles Davis. In questo caso il risultato è analogo per le varie tracce, ma ancora una volta Not Accurate per l'ultima.

7. E adesso?
Qualche traccia non è perfetta, e adesso cosa si fa? Questa è la parte che fa rimpiangere il buon vecchio iTunes o i ripper gratuiti per Flac. Infatti non c'è un qualche altro software che risolve tutto. Bisogna procedere per tentativi usando le variabili a disposizione. Tanto per cominciare bisogna considerare criticamente la strategia di controllo. AccurateRip fa un confronto con il suo DB, con la media delle conversioni effettuate. Il suo allarme nasce da uno scostamento dalla media. Se la base statistica non è significativa (numeri non grandi, CD rari) il risultato può non essere significativo. Questo può accadere per i dischi di jazz meno diffusi.

Se però il CD non è raro e/o il difetto è confermato non rimane che: a) pulire perfettamente il CD sperando che questa sia l'origine del problema di trasferimento; b) controllare altri eventuali difetti del dischetto, ad esempio nel foro centrale; c) modificare i parametri (drive offset e velocità) uno alla volta; d) supporre che sia un problema di drive (lettore CD/DVD) e provare con un altro (anche più vecchio, potrebbe essere più robusto); e) quando tutto il resto non funziona, ricomprare il CD, possibilmente già in formato liquido. Più naturalmente molti altri consigli per facilitare il processo di lettura, che si possono trovare in rete.

8. Gli interventi correttivi
Come si vede ci sono tutti i presupposti per diventare pazzi dietro a questo processo di raggiungimento della perfezione. Ma a volte è sufficiente il primo intervento, cioè la pulizia del CD. Come nel caso del mio CD di Miles Davis che, al secondo tentativo, e dopo aver osservato, controllandolo meglio, che un'opera di pulizia non era inutile, ha riportato una conversione pienamente accettabile, con solo minor problems (Vedi Figura 12).

Per l'altro CD usato come test, quello di Beth Orton, la pulizia invece non ha dato risultati. Guardandolo con attenzione compaiono alcuni lievi graffi, che potrebbero essere l'origine del problema. Ho proceduto quindi a cambiare alcuni parametri. Con il driver offset in modalità "auto" (il valore rilevato è in questo caso 667) la segnalazione sulla prima traccia sparisce. Ho quindi proseguito anche con la limitazione di velocità e la conversione si è conclusa in modo quasi perfetto, con una segnalazione soltanto su una traccia (vedi Figura 13). Togliendo la limitazione di velocità e lasciando solo la correzione dell'offset il risultato era lo stesso. Ho anche provato il DSP hard -6dB limiter con risultati positivi: nella prima traccia Stolen, dove proprio nella registrazione originale in alcuni momenti la voce è troppo "sparata" con le sibilanti eccessivamente in evidenza, il difetto veniva attenuato.

Nel mio caso quindi il parametro più efficace era l'offset mentre il drive, anche ad alta velocità, non introduce errori. Non è detto che sia sempre così e quindi ognuno dovrà caso per caso trovare le combinazioni più efficaci.
Da notare che con il limitatore di velocità il tempo di conversione si estende ad oltre il doppio (25' nel mio caso) mentre aggiustando soltanto l'offset, ovviamente, non cambia.
Bisogna mettere in conto comunque fino a 20-30' di lavoro (e anche di più) per ogni CD, considerando i poassibili interventi correttivi.
Ovviamente la nuova azione di ripping a parametri modificati potremo applicarla, se vogliamo risparmiare tempo, solo alla traccia o alle tracce dichiarate non corrette nel report di ripping. La selezione delle sole tracce da convertire si può fare sempre dal pannello che si apre con il pulsante Rip. Operando su una sola traccia alla volta la lettura è evidentemente più agevole e il "minor problem" di solito scompare.

In conclusione
Quindi la conversione con controllo effettivamente funziona e può dare dei vantaggi effettivi rispetto ai programmi di acquisizione standard. Ma consiglio di fermarsi ai "minor problems".

La conversione passo-passo per immagini
Ecco come sempre le videate a commento dei vari passi di conversione.

1) La selezione del CD


2) Il primo pannello con la scelta delle operazioni da fare sul CD


3) La scelta dei parametri di conversione. Si notano il livello di Accurate Rip, il Read drive offset e il Limit Drive Speed.


4) Il pannelo Rip Audio Cd selezionato (in questo caso con "19" di Adele)


5) La ricerca dei nomi delle tracce (tags) per il CD di Beth Orton con Discogs e le numerose varianti visualizzate


6) L'acquisizione dei tags con Discogs


7) Il pannello Converter Setup Dialog con la selezione del formato su WAV


8) La selezione del formato di output.


9) Le opzioni disponibili per la conversione in FLAC


10) La conversione in corso per il CD di Adele


11) Il risultato della conversione con i parametri di default per il CD di Beth Orton


12) Il risultato della conversione del CD di Miles Davis dopo la pulizia a fondo


13) Il risultato della conversione del CD della Orton con i parametri modificati: Offset automatico (667) e limitazione velocità inserito.

domenica 3 aprile 2011

ASIO versus WASAPI

WASAPI (da non confondere con la nota micidiale salsa giapponese wasabi) sta per Windows Audio Sessions API, ed è la soluzione inserita da Microsoft, a partire dalla versione Vista in poi (inclusa quindi le successive dalla 7 in poi), per implementare nell'audio la funzionalità bit-perfect playback, ovvero la trasmissione precisa, bit per bit, dal lettore software su PC alla scheda audio, bypassando altri componenti software come il mixer di Windows, e consentendo quindi anche di dedicare in modo esclusivo la suddetta scheda audio all'ascolto della musica (per quanto interessa a noi e in questo blog) e ottenendo così le migliori prestazioni possibili.
Come si fa ad abilitare l'interfaccia WASAPI su Foobar2000 lo abbiamo già illustrato in un precedente post. In un altro abbiamo incluso una breve guida semplificata all'uso di Foobar2000, il media player gratuito considerato attualmente il migliore, come performance musicali.

Resta da analizzare la alternativa a WASAPI rappresentata dal driver ASIO (Audio Stream Input / Output), una tecnologia indipendente da Windows messa a punto dalla società tedesca Steinberg, un produttore di applicazioni per l'audio musicale (Cubase, WaveLab). Prima di WASAPI era la soluzione consigliata per ottenere le prestazioni migliori. Dopo l'arrivo della soluzione exact-bit di MS si pone il dubbio su quale utilizzare per ottenere il meglio.

Prima di affrontare questo tentativo di confronto occorre premettere una ulteriore mini-guida alla installazione di ASIO in Foobar. Ancora una volta le cose sono abbastanza  semplici (per chi è familiare con le modalità di installazione in questo media player): a) selezionando File >  Preferences > Output si dovrebbe vedere un sotto menu > ASIO Virtual Devices oppure in altre versioni semplicemente ASIO (se non c'è, vedi dopo);  b) selezionandolo si apre una scheda come quella mostrata sotto;


c) utilizzando il pulsante Add New si apre un'altro pop-up nel quale, da un menu a tendina, si possono selezionare le schede audio con driver ASIO presenti sul PC; d) si seleziona quella desiderata  (nel nostro caso è il DAC esterno Musiland Monitor 01 US) e a questo punto tra gli output disponibili si sarà aggiunto anche questa opzione.


Ovviamente, in precedenza si sarà dovuta installare la scheda audio interna o (come in questo caso) e il driver ASIO, che potrebbe essere incluso nella dotazione software del DAC (sempre il nostro caso) o della scheda audio oppure, se non presente, si può trovare in rete su ASIO4ALL.com.

Se il supporto ASIO in Foobar2000 non è incluso, si installa scaricandolo da www.foobar2000.org (si chiama foo_asio_out) e copiandolo nella cartella components della directory in cui è installato Foobar e procedendo poi alla installazione con i comandi Install e Apply da File > Preferences > Components.

A questo punto potremo scegliere, quando riproduciamo la nostra amata musica, la interfaccia exact-bit blayback che preferiamo, WASAPI o ASIO, selezionandola nel menu a tendina da Preferences > Output.

Qual è la migliore?
Risposta non semplice, perché dipende da diversi fattori, come ad esempio la qualità del DAC e la sua capacità di risoluzione nonché del driver ASIO utilizzato.
Anticipo subito il risultato: nella configurazione che ho utilizzato per la prova le differenze sono minime, e dopo molti test con diversi generi musicali risulta lievemente preferibile l'ASIO, ma non è facile individuare il perché.

Nello specifico, passando da WASAPI ad ASIO è sembrato di notare un miglioramento in diversi casi, ma poi commutando nuovamente non era facile individuare il parametro nel quale si aveva questo miglioramento, mentre nella direzione contraria questa sensazione non si avvertiva.

Ma vediamo le condizioni e configurazioni della prova. Il PC era un notebook Sony Vaio VPCF1 recente (2010) e piuttosto potente. Il media player era, come anticipato, Foobar2000 nella versione 1.1.2, il DAC esterno Musiland Monitor 01 US con i driver forniti dallo stesso produttore, con dimensione del buffer per entrambi a 1970 ms (molto di più del minimo consigliato, per escludere ogni problema di ritardo nella elaborazione). Per l'ascolto ho usato alternativamente una cuffia elettrostatica Stax SR-Classic connessa direttamente al DAC e il mio impianto, con amplificatore Fase Performance 2.0 e casse Kef 103/4 Reference da pavimento.

Il primo problema è stato trovare del materiale da ascoltare che evidenziasse le differenze. Difatti i primi ascolti con musica pop e dintorni, Diamonds And Rust di Joan Baez e Talking Book di Stevie Wonder (puntando a testare la voce e il ritmo e gli effetti percussivi) non hanno evidenziato differenze significative.

Alfred Brendel eseguito in Foobar2000, la interfaccia del Musiland indica
che il software è codificato a 44.1 e il driver è ASIO

 Mi sono quindi rivolto a software più impegnativo e in alta definizione. Prima Mozart eseguito splendidamente da Brendel in storiche registrazioni. Poi, dal sito di una ditta specializzata in componenti audio di qualità, LessLoss, ho scaricato alcuni esempi di registrazioni dirette a 24/96 senza editing in post produzione. Ho utilizzato una esecuzione classica con un piano gran coda Steinway & Sons, veramente notevole per dinamica e dettagli, del Mephisto Waltz di Liszt. Le differenze sono risultate poco apprezzabili, anche se emergeva una leggera prevalenza dell'ASIO, che però non mi sembrava decisiva.

Sono passato quindi a qualcosa di ancora più impegnativo, i concerti per piano di Beethoven registrati e distribuiti a 24/192 da Linn Records, interpretati dalla Scottisch Chamber Orchestra con Pizarro come pianista. Anche qui ottime performance in entrambe le configurazioni, difficile attribuire una prevalenza.

L'ascolto con driver ASIO della Scottisch Chamber Orchestra, il software di
provenienza Linn Records è a risoluzione 192 KHz
Cercando ancora, le maggiori differenze le ho alla fine individuate in alcune esecuzioni "light jazz" della cantante americana Christy Baron, in un album acquistato in alta definizione 24/96 da HDtracks, Take This Journey.

Nel brano Bitter With The Sweet, per sola voce e contrabbasso, il driver ASIO consente di sentire la voce più focalizzata, e con una maggiore dinamica nelle estensioni che di frequente applica la cantante nella interpretazione del brano. Differenze molto lievi, che si confermano anche nel brano successivo The Old Devil Moon, dove la voce è sommersa all'inizio da un arrangiamento piuttosto ridondante che impegna tutto il gruppo di accompagnamento. Anche qui la voce si staglia e si distingue meglio con ASIO, dando una motivazione alla istintiva preferenza che tendevo a dare a questa configurazione. Il tutto, lo ribadisco, solo con un ascolto molto attento e solo con le casse, perché in cuffia, pur essendo la elettrostatica senz'altro più selettiva, le differenze risultavano ancora più sfumate.

Preciso che il test non era a "doppio cieco", per una commutazione trasparente sarebbero stai necessari due computer identici e in configurazione identica. A complicare le cose anche il fatto che con il driver ASIO il volume era leggermente più elevato, e sarebbe stato necessario normalizzarli.

Nell'ascolto di Christy Baron è aperto il pannello del driver ASIO
con la selezione della dimensione del buffer.
In sintesi
Anzitutto posso affermare che, una volta tanto, la Microsoft ha fatto un buon lavoro, dotando gli ultimi sistemi operativi di una interfaccia software per audio che non rende obbligatorio installare driver esterni o fare svariate acrobazie. Anche se non si tratta del software standard, occorre sempre ricordarlo. Le differenze sono molto lievi e anzi in altre configurazioni probabilmente si invertono anche. Sul sito Computer Audiophile in prove e testimonianze relative a J.River Media Center (con altri DAC e altri driver), il media player (a pagamento) considerato attualmente il migliore sul mercato, è WASAPI la modalità che viene consigliata come migliore per qualità musicale.

Quindi possiamo consigliare agli utilizzatori pigri, quelli che vogliono raggiungere il migliore risultato con il minimo sforzo, di impegnarsi almeno a configurare su Foobar2000 un driver exact-bit playback, e di non utilizzare la configurazione standard. Riguardo alla scelta possono limitarsi a scegliere il più comodo in base al DAC che hanno. Se non include un driver ASIO la soluzione più immediata è WASAPI. Gli utilizzatori meno pigri e che vogliono assolutamente il meglio devono invece obbligatoriamente sobbarcarsi sedute d'ascolto a confronto come questa, nella propria specifica configurazione, e poi scegliere. Senza basarsi su questa prova o su altre presenti in rete, inevitabilmente legate alla specifica configurazione ed in particolare all'effetto sul risultato finale del componente più critico sul versante digitale, il decoder digitale analogico.

giovedì 17 marzo 2011

Il DualDisc

La necessità di superare la crisi del CD proponendo al mercato della musica qualche nuovo prodotto ha stimolato la creatività delle case discografiche. Dopo l'avvio stentato del Super Audio CD, o SACD, il consorzio alternativo che proponeva il DVD Audio, a metà degli anni 2000 ha proposto una variante, il  DualDisc, che ha suscitato un certo interesse in USA e UK, mai proposto in Italia, e poi sostanzialmente abbandonato anch'esso dopo pochi anni.

Proseguendo nelle nostre analisi sulla musica digitale, diamo qualche informazione anche su questo formato, per il quale si trova qualcosa nel mercato dell'usato o tra le scorte di magazzino, in particolare su Amazon (USA e UK). 

Il DualDisc non è altro che un disco doppia faccia, da un lato CD e dall'altro DVD (o DVD Audio). Per un approfondimento tecnico si può leggere qui su Musica & Memoria. Nato per fornire musica ad alta definizione ma garantendo anche la compatibilità con i lettori CD, come il SACD (possibilità preclusa invece al DVD Audio), a giudicare dal catalogo disponibile gli extra (rispetto al CD) sono diventati presto soltanto quelli video. In altre parole, la seconda facciata diventava un normale DVD, o almeno i contenuti video erano quelli enfatizzati maggiormente.

Vediamo i due esempi del nostro test, due album peraltro pregevoli, le Seeger Sessions di Bruce Springsteen e Get Lifted di John Legend, il nuovo campione del nu-Soul. Comprati entrambi su Amazon.Co.Uk come usato "very good" (vero, come nuovi) rispettivamente a 9 € e incredibili 0,60 € + spedizione (2,60 €, costa meno dal Regno Unito che Italia su Italia).

John Legend - Get Lifted (2004)
Sul lato CD l'album standard già noto. Sul lato DVD alcuni video con le esecuzioni dal vivo di alcuni brani, interviste, dietro le scene e videoclip. Per la parte musicale la stessa scaletta dell'album in formato multicanale 5.1 Surround Sound. Non è indicato se il formato è DTS o Dolby Digital, ma mediante una funzione del lettore su PC (Corel DVD) si scopre che è Dolby Digital compresso AC3 (448 Kbps). E' presente inoltre anche l'album in formato "PCM Stereo", quindi non compresso, anche in questo caso non è dichiarato il formato di campionamento, ma si può scoprire, sempre con Corel DVD, che è Linear PCM 1536 Kbps, quindi, in base alle tabelle DVD, si tratta di un 16 bit / 48 KHz (come il DAT), qualità quindi leggermente superiore a quella del CD. Dal punto di vista audio qualcosa di più c'è, anche se interessa solo a chi ha un impianto multicanale audio (o comunque con resa sonora adeguata). Niente alta definizione vera e propria, e neanche l'audio lossless sul multicanale.


La confezione è una specie di jewel box per CD modificato, con un lato arrotondato. Penso che fosse la nuova confezione studiata per lanciare il nuovo formato e caratterizzarlo. Più comoda di quella del DVD Audio (più grande, non ci sta nei porta CD normali) è compatibile con i vari sistemi di archiviazione. All'interno un ricco libretto con i testi. Una confezione attraente.
Da notare infine che, pur se il DualDisc non è mai stato sostanzialmente diffuso in Italia (tranne, se non ricordo male, in alcune promozioni legate a radio commerciali) il disco è predisposto anche per il mercato italiano, con menu e sottotitoli in lingua.


Bruce Springsteen - The Seeger Sessions (2006)
Su un lato, ovviamente, c'è il CD, uguale a quello standard. Sull'altro lato, quello DVD, un interessante documentario sulle "sessions" dedicate al grande Pete Seeger, che, come si sa, Springsteen ha organizzato proprio nella sua casa di campagna del New Jersey con grande attenzione alla spontaneità e al recupero dei suoni più diretti e naturali, con un gruppo di musicisti del circuito folk americano. Non contiene le solite interviste, ma proprio alcune esecuzioni dal vivo quasi per intero.


Dal punto di vista musicale sono riproposte le tracce del disco del lato CD in formato "PCM Stereo", anche in questo caso senza alcuna indicazione della risoluzione effettiva. Che però, contrariamente a quello che ci si potrebbe attendere (vista l'assenza di ogni enfatizzazione) è in alta definizione (anche se non spinta). Da Corel DVD risulta infatti un PCM lineare a 2304 Kbps, che corrisponde a 24 bit / 48 KHz.
Altro plus è rappresentato da due bonus track, peraltro interessanti.
Nel menu sono disponibili i sottotitoli, ma si scopre che si applicano solo al documentario video, e non alle canzoni.


La confezione in questo caso è un digipack cartonato molto elegante. Il lato DVD è protetto contro le copie e una scritta avverte che non si tratta di un CD standard e può avere problemi di lettura con alcuni lettori.

Non è esattamente un CD
Altro punto da testare è la compatibilità con i lettori CD. Trattandosi di un disco doppia faccia non è esattamente identico dal punto di vista fisico ad un CD standard, e questo, dicevano diverse prove (e i warning) può provocare problemi con alcuni lettori, in particolare quelli "a fessura". Coraggiosamente ho quindi provato ad ascoltare i dischi sulla mia auto (una Mini recente, del 2010, con il lettore di serie) e sul mio Mac Mini, e in entrambi i casi non si è verificato alcun problema. Nel Mac Mini anzi, trattandosi di DVD universale in entrambi i casi, è stata possibile la lettura anche della facciata DVD, a differenza che se si fosse trattato di un DVD Audio (il lettore standard del Mac non lo gestisce).

In sintesi
Alla fine, trattandosi di prodotti che avevano all'incirca lo stesso costo del CD, i DualDisc potevano anche avere un certo interesse e rappresentare uno stimolo all'acquisto. Sicuramente offrivano molto di più di un digital download. Rimane la leggera assurdità del disco a doppia faccia. Si può ottenere lo stesso risultato (probabilmente anche a costo inferiore) mettendo nella confezione un CD più un DVD, come hanno fatto in molti. Sta di fatto che l'effetto novità non c'è stato, oppure la promozione è stata insufficiente, e il risultato è che anche in questo caso il CD ha continuato indisturbato a rimanere il supporto di riferimento.
Infine da notare l'assoluto disinteresse delle case discografiche (la Sony BMG in questo caso, per entrambi gli album) per l'alta definizione audio e per le aspettative dei cosiddetti audiofili, arrivando persino a inserire l'alta definizione (o quasi) senza comunicarlo.




domenica 13 marzo 2011

Il formato album

E' in crisi. I ragazzi scaricano solo le singole canzoni. Nessuno ascolta più un album per intero. Quando lo fa mette il comando per la riproduzione casuale o salta i brani meno conosciuti con lo skip. Ignorando l'ordine pensato dal musicista. E, tutto questo pare sia una cosa negativa. Come se il formato album fosse una cosa naturale, il modo giusto, corretto culturalmente, per ascoltare la musica.

La dimensione della musica

Tutte le forme d'arte hanno una dimensione, che cambia con le epoche e il contesto sociale.
E che non sono correlate in alcun modo con il valore artistico. Che si può trovare al massimo livello in un quadro di piccole dimensioni come il Ritratto di gentiluomo o come La Gioconda, o in un'opera che occupa una intera parete, come la Marcia del IV stato o un quadro di Pollock, e la dimensione ha relazione solo sulla fruizione. Per dare una emozione i primi due esempi devono essere osservati da vicino,  mentre gli altri, anche da lontano in una grande sala mediamente affollata, mantengono la loro forza.

Nella musica la dimensione principale è la durata. E la cosa particolare è che questa è cambiata negli anni, in base all'uso della musica ma anche della tecnologia per diffonderla.
La musica come evento (il concerto) ha una durata codificata, regolamentata dal contesto sociale. Nell'800, quando chi andava ai concerti aveva molto tempo libero (il mondo del XIX secolo era diviso tra persone che lavoravano e persone che vivevano di rendita). Così un concerto poteva durare 3 ore e le opere liriche erano in 4 o 5 atti.
Nel 900 la forma d'arte di massa che ha preso in qualche modo il posto della lirica (il cinema) è arrivata ad una durata codificata inferiore, anche se comunque quasi standard, di 90'-100', più in linea con il minor tempo libero delle persone che lavorano, che nel secolo successivo, dopo il grande sconvolgimento della I guerra mondiale, sono diventate la norma. Era però anche in parte un limite tecnico, legato alle dimensioni delle "pizze" di pellicola.

Nel 900 è arrivata anche la riproducibilità tecnica della musica, che ha introdotto ulteriori vincoli e quindi nuovi formati e nuove durate.
La radio non aveva e non ha vincoli tecnici di durata, ma i supporti sì.

Dal 78 giri al Long Playing

Il primo supporto (relativamente di massa, il 78 giri, poteva contenere 3-4' di musica per lato. Era l'ideale per la romanza, l'aria d'opera, la forma allora (inizio 900) più richiesta, poi sostituita dalla canzone, che ne è una logica evoluzione. Per un'opera o una sinfonia servivano molti dischi, e l'ascolto doveva essere continuamente interrotta.
Nel secondo dopoguerra la nuova tecnologia che ha rivoluzionato il mondo della musica iindirizzava proprio il limite di durata. Il nome commerciale che è stato dato al microsolco, all'attuale disco in vinile, è stato infatti "long playing", lunga durata, LP. Era anche di molto incrementata la qualità e la robustezza, ma su questo punto hanno centrato il lancio. E difatti con l'LP era ora possibile ascoltare senza interruzioni un concerto di Mozart (ca. 20') e con una sola interruzione per voltare il disco, ma posizionata in uno dei tempi previsti dal compositore, per voltare un disco. La tecnologia negli anni '60 ha poi realizzato anche i cambiadischi, con più dischi impilati (che cadevano uno sull'altro con un meccanismo, è intuibile che sia una tecnologia dimenticata), in questo modo anche un'opera, registrata su 4 o 6 facciate, poteva essere ascoltate con una o due interruzioni (in questo caso anche gradite, penso) con l'accorgimento, che le case discografiche spesso seguivano, di stampare le facciate alternate (1 e 3 parte sullo stesso disco e così via).

E la canzone?
Qui il microsolco non forniva nulla di nuovo per la durata, solo per la dimensione fisica. Un paio di canzoni, una per lato, potevano essere infatti essere registrate su un disco più compatto, da 7", il 45 giri, chiamato anche, significativamente, "singolo".
L'LP poteva venire utile per registrare una raccolta di canzoni, a tema, oppure più di frequente con una raccolta di successi di un cantante, già usciti su singolo, magari integrati da qualche brano registrato apposta, magari una cover.
Erano organizzati così, ad esempio, i primi dischi dei Beatles, o di Elvis Presley e un po' tutti gli altri.
Un formato più comodo per gli appassionati, rispetto ai cambiadischi stile juke-box spesso presenti negli impianti casalinghi. Ma forzatamente indirizzati ad una platea molto meno vasta di clienti. Anche perché costava molto di più. Anche di più del vituperato CD.
Era, appunto, un album di canzoni, organizzate magari in ordine cronologico, un po' come gli album di foto di casa.



Una nuova forma d'arte   
Si discute chi sia stato il primo, ma negli anni '60 a parecchi musicisti "pop" è venuta la stessa idea. Utilizzare il molto spazio disponibile nell'LP per inserire qualcosa di più del solito album di successi. 
Sull'esempio della musica classica, per la quale nutrivano sempre meno rispetto reverenziale. Può darsi siano stati i Rolling Stones, con la versione di 10' del blues Goin' Home nel loro album Aftermath )1965), o i Beatles con Sgt. Pepper, un concept album, sempre canzoni ma con un filo conduttore, e ripetizione degli stessi temi di base come, appunto, nella classica. O ancora prima i Moody Blues con Days Of Future Passed (1967), altro prototipo del concept album. O gli Iron Butterfy con In A Gadda Da Vida (1968) e le sue suite che duravano, senza interruzioni, per una intera facciata.
Sta di fatto che nel giro di pochi anni, anzi di pochi mesi, nessun gruppo musicale e presto nessun interprete o quasi si è sottratto all'obbligo di individure un filo conduttore per il suo nuovo album, ripreso iconograficamente nella copertina, e spesso componendo brani proprio per quella idea di fondo.



Il progressive
Fino ad arrivare all'assalto al cielo del progressive rock. Più nessun timore reverenziale rispetto alla classica. Esplicitamente citata e reiventata in Atom Heart Mother dei Pink Floyd o in Valentyne Suite dei Colosseum, e poi in moltissimi altri (dietro agli apripista Procol Harum). O ripresa come forma, nelle suite solo strumentali, nell'uso di testi complessi, nelle invenzioni musicali.

L'ascolto
Album di questo tipo non si potevano ascoltare in ordine casuale o con il dito pronto sullo skip del telecomando (che comunque non esisteva). I ragazzi dell'epoca sul loro impianto di varia qualità (spesso purtroppo assai povera, perché quella musica ne avrebbe pretesa tanta) nelle loro cameretta chiudevano ogni altra attività e per 40' o più si dedicavano all'ascolto di Pawn Hearts o Lizard o Ummagumma o Darwin. Con la stessa concentrazione che i loro genitori (o "fratelli separati" casualmente colpiti da questo virus) mettevano nell'ascoltare la classica.
E lo stesso rispetto delle scelte del musicista era applicato anche per ciò che progressive non era. L'ordine scelto per le canzoni dai Rolling Stones o da Bob Dylan non era certo casuale, e andava rispettato per cogliere al meglio il valore della musica.

L'era del CD
Il CD consentiva una gestione ancora più semplice della durata. Con la capacità di 70' consentiva di ascoltare senza interruzioni anche sinfonie molto lunghe come la Nona di Beethoven. Anzi, secondo una leggenda metropolitana, ma forse è la realtà, il campionamento a 44,1 KHz, anzichè al più logico (e performante) 48 KHz sarebbe stato richiesto dal famoso direttore d'orchestra Herbert Von Karajan alla Philips proprio per poter contenere per intero in un CD, con la capacità standard della prima versione, questa sinfonia, la più nota e suo personale cavallo di battaglia.
A parte la classica però il nuovo strumento arrivava negli anni '80, quando il progressive era stato spazzato via dal punk, e il punk dal nuovo stile raffinato dei vari Matt Bianco, Sade e così via.
Nessuno di questi stili aveva bisogno della durata del CD per ospitare suite o ambiziose composizioni. Anzi, proprio il recupero della semplicità grezza degli inizi (nel punk) o della raffinatezza ed eleganza degli anni '40 e '50 erano gli elementi principali dei nuovi generi. Concerti e videoclip erano i canali di affermazione più efficaci.



I Dire Straits
Così il formato CD è decollato nelle vendite con un gruppo che non era nè punk, né new jazz, né progressive, ma di rock blues tradizionale, anche se eseguito al meglio e composto con grande ispirazione, mentenuta per l'intero spazio di un album.
Album che si sono succeduti dal primo omonimo del 1978 fino a Brothers In Arms (1985), garantendo agli ascoltatori una certa uniformità nella qualità e fruibilità dei brani, dal "picco", il brano trainante, il cosiddetto "killer" da promuovere per radio, quello che prendeva il posto del "singolo" nell'era precedente, ai brani lenti ed intensi, a quelli con qualche spunto di originalità, ma mai sperimentali e spiazzanti.


Questo tipo di album lo possiamo considerare il modello dell'era CD, non diverso dai classici album di rock, con un unica differenza: la spinta psicologica a riempire i 70 minuti disponibili. Con quello che costava un CD negli anni '80 vendere "solo" 40-45' di musica, la durata massima di un LP, sprecando quasi mezz'ora di prezioso spazio sul dischetto, sembrava una offesa all'ascolatore - consumatore. Non c'erano ancora i masterizzatori per PC e si poteva credere che effettivamente quel tecnologico dischetto avesse un costo e un valore di per se'.
Così sono nati i brani "filler", quelli composti ed inseriti per arrivare alla durata che gli acquirenti si aspettavano. E ha incominciato ad avere senso per molti ascoltatori quel nuovo comando "skip" sul frontale del lettore o del telecomando, o leggere le istruzioni per capire come si poteva programmare l'ascolto per saltare i brani filler. Che, beninteso, potevano essere diversi da ascoltatore ad ascoltatore. Per esempio, in un album sicuramente fondamentale come Out Of Time dei R.E.M. (19xx, piena era CD, xx minuti) quanti avranno saltato la iniziale e urticante Radio Song, che magari Stipe e compagni avevano messo lì proprio per compensare la dolcezza e immediatezza del resto dei brani?

Si ritorna al singolo
Da una parte il ritorno all'album come raccolta di canzoni e l'abbandono di ogni velleità di creare nuove forme musicali e nuove composizioni ispirate ai tempi della musica classica, dall'altro l'affermazione di Napster, dell'mp3, dell'iPod e in generale della musica diffusa tramite la rete, hanno rimesso al centro "il singolo", il brano musicale con corredo di parole che esaurisce da solo, in molti casi, il desiderio di conoscenza di quel musicista. Salvo che piaccia veramente tanto da esplorare più estesamente il suo mondo cercando un suo album. Come negli anni '60, con l'unica differenza che l'album deve comunque esserci ora, per riaffermare la serietà, potremmo quasi dire la effettiva esistenza come musicista effettiva, del suddetto titolare del singolo. Indipendentemente dal fatto che qualcuno questo album lo compri.

Cosa abbiamo perso?
I nostalgici di mezza età dei meravigliosi anni '70 non hanno dubbi sul fatto che i ragazzi di oggi in questo modo, con le loro playlist eterogenee, non riescono ad approfondire un mondo musicale. Ma può darsi che non sia una scelta: nessuno appare più in grado, o nessuno ha la voglia, di buttarsi in quelle imprese (spesso velleitarie) mentre legioni di mucisti si applicano a comporre in infiniti i vari stili, come chef (a volte creativi, altri meno) della musica.
E magari comporre una playlist richiede una certa dose attiva di creatività, qualche volta può essere preferibile ad un passivo e rispettoso ascolto di qualcosa che "deve" piacere. E, infine, per un giovane c'è sempre tutto quel mondo di album concept da scoprire. In fondo sono solo di 35-40 anni fa, e gli stili musicali non sono molto cambiati (e ciclicamente tornano sempre), nella musica classica si ascoltano e si riscoprono iterativamente le composizioni di 150 anni fa e oltre, si potrà fare anche qui.

Album o singolo
In sintesi, è giusto arrendersi al nuovo dominio del singolo. Per noi che abbiamo cominciato, a quanto vedo e per mia esperienza, non ci sono alternative. Dall'album non si può tornare indietro, fatalmente dobbiamo approfondire il valore di quel musicista che ci ha incuriosito esplorando più estesamente il suo mondo. Anche a costo di delusioni e perdite di tempo. Anche per i ragazzi non ci sono dubbi, e nessuno potrà convincerli del contrario puntando ad un presunto "ascolto corretto", o rispetto per l'opera dell'artista, o cercando di sottolineare quello che perdono. Perché in fondo il loro approccio è più razionale, se è la curiosità che li guida: si può scoprire molta più musica. E sarà casomai uno stimolo per i musicisti di creare nuovamente album dove tutte le parti sono essenziali.