mercoledì 13 febbraio 2019

Un subwoofer nell'impianto stereo

Idea: per le frequenze basse, le piu' critiche e difficili da riprodurre, ma anche le piu' caratterizzanti, perché non aggiungere un subwoofer all'impianto invece che investire soldi e tempi nell'upgrade delle casse e, probabilmente, anche dell'amplificatore? Ce ne sono ormai molti, attivi, a prezzi molto economici. Un subwoofer attivo, ovviamente, perché un sub passivo ha bisogno di un proprio amplificatore e quindi non può essere collegato a un tradizionale amplificatore stereo, che è invece il nostro obiettivo. Prima di impegnarci nell'avventura di aggiungere al nostro impianto un sub, è però meglio studiare le alternative che abbiamo a disposizione.

I subwoofer attivi sono di 2 tipi x 2 tecnologie
I sub offerti da un grande numero di produttori (è un settore di mercato fiorente, perchè è indirizzato anche all'home theater) possono essere bass-reflex (con accordo aperto o woofer passivo) oppure in sospensione pneumatica. La differenza con il settore dei diffusori è che i modelli a sospensione pneumatica sono in buon numero, anche se la maggioranza è ancora in bass reflex. Ci torno dopo su vantaggi e svantaggi (che più o meno si equivalgono).
Le tipologie invece fanno parecchia differenza. I sub possono essere dotati di input e di output oppure di solo input.
Un'ambientazione in pieno relax scelta da REL Acoustic per la pagina di confronto tra i modelli
I sub con sole connessioni di input
Sono i più diffusi, anche se non necessariamente i più economici. Gli ingressi sono quasi sempre tre: 1 a basso livello stereo, 1 a basso livello mono e 1 ad alto livello. Quello mono (chiamato anche LFE) è pensato per la connessione ad amplificatori HT e bypassa il filtro passa basso, quindi non ci interessa (è adatto solo ad ampl HD. Lo stereo a basso livello è pensato per l'uscita REC dell'amplificatore, mentre quello ad alto livello consente, in alternativa, di connetersi all'uscita ad alto livello per i diffusori. L'audio in ingresso però sarà a gamma intera e quindi ci può essere sovrapposizione tra i woofer e il subwoofer. Nella pratica questi sub sono normalmente connessi all'uscita REC, l'altra opzione è riservata ai rari casi di amplificatore che ne è sprovvisto o di impianti in cui è già in uso. In ogni caso l'amplificatore dovrà avere uscite casse doppie (a meno di usare connettori a Y, cosa sconsigliabile a mio parere).

B&W sceglie invece un meno rilassante colore viola per il suo non convenzionale modello PV1D 
I sub con connessioni di input e di output
In questi modelli è possibile collegare nuovamente l'amplificatore o le casse a valle del filtro passa basso in modo da non inviare alle casse frontali le frequenze affidate al sub ed evitare sovrapposizioni. Per il collegamento linea (RCA) è necessario che l'amplificatore abbia ingressi pre e finale separati oppure la cosiddetta doppia barra di registrazione. In caso contrario dovrà essere usata l'uscita ad alto livello. Questa seconda opzione non è così negativa come può sembrare, il sub non fa altro che una connessione elettrica tra ingressi e uscita dopo un filtraggio passivo del tutto analogo a quello attuato dai crossover interni dei diffusori, e il carico offerto all'ampli è molto basso e non pone problemi. Questa seconda opzione non è però sempre presente.

Perché è necessario che il sub abbia ingressi e uscite
Il problema nell'utilizzo di un sub aggiuntivo ad un impianto hi-fi è l'incrocio alle basse frequenze. Se il sub ha solo ingressi la sua emissione, come anticipato, può sovrapporsi a quelle delle casse dell'impianto originale. Poiché l'emissione non è on-off ma ha una pendenza o salita più o meno accentuata, il sub dovrebbe essere relegato alla riproduzione di frequenze molto basse, ma col rischio di creare un "buco" di frequenze. In pratica è una soluzione tecnologica adatta per aggiungere le frequenze basse dove proprio non ci sono, quindi con impianti HT o anche stereo con mini casse frontali.

Del tutto convenzionale invece la foto di presentazione scelta da SVS per il suo potente sub SB 3000 con woofer da 30cm.
Il problema dell'incrocio e la messa a punto
Quindi abbiamo un sub con ingressi e uscite e un amplificatore con uscita pre e ingressi finale separati, oppure un sub con input-output ad alto livello. A questo punto possiamo occuparci dei controlli messi a disposizìone per individuare e configurare l'incrocio ottimale, che sono:
  • un crossover elettronico passa basso - passa alto con frequenza di taglio regolabile, per esempio da 50 a 200 Hz (ma pendenza fissa, di solito a 12dB/ottava)
  • un controllo di volume
  • un controllo di fase, regolabile con continuità da 0 a 180 gradi (oppure un interruttore 0-180)
La messa a punto è un processo che si deve affrontare per gradi, possibilmente in due (uno giudica il suono e l'altro regola i controlli o sposta il sub) iniziando dalla regolazione della fase e finendo con quella della frequenza di taglio del crossover. In alternativa possono essere usati un fonometro e altri strumenti di misura, a cura magari di uno specialista. L'appassionato preferirà invece occuparsene lui, a questo scopo in appendice è disponibile una guida che sembra molto chiara e pratica, che ho tradotto dai manuali dei sub REL Acoustic, rinomata casa inglese specialista del settore.

La localizzazione
La localizzazione del sub è da evitare, non si deve percepire dove si trova, in altre parole. Se invece riusciamo a individuare la sorgente delle frequenze basse affidate al sub, ovvero si percepisce una variazione quando si sposta il componente, bisogna intervenire sulla regolazione della fase e sulla regolazione di incrocio per farlo nuovamente "sparire". Tipicamente è stato scelto un taglio troppo in alto o ci sono problemi di fase.

Un'altra raffinata ambientazione scelta da REL Acoustic per il suo modello top. La casa inglese specializzata in sub (produce solo quello) investe molto nella comunicazione per immagini presente sul proprio sito.
Una verifica sul nostro impianto
Prima di imbarcarsi nell'acquisto e nella installazione di un sub conviene accertarsi in modo più oggettivo, rispetta alle impressioni musicali, delle reali prestazioni sui bassi del nostro impianto. Anche per avere un'idea di dove dovrà essere posizionata la frequenza di taglio, senza andare necessariamente per tentativi. La curva risposta sui bassi delle nostre casse dovremmo conoscerla, o perché era riportata nel manuale o grazie alle prove di qualche rivista. Ma ascoltarla e verificarla con il nostro sistema uditivo non fa male, ed è anche molto semplice.

Il disco test
Per farlo basta avere un disco test con una serie di frequenze basse, non dobbiamo giudicare la qualità del suono, ma solo se sentiamo qualcosa, e come. Stranamente i dischi test forniscono di solito un'unica traccia con tutte le frequenze e per riconoscerle una dall'altra bisogna contare.
Sarebbe più pratico avere una traccia per ogni frequenza, senza andarlo a cercare l'ho realizzato io, creando un disco test su misura, che ho messo a disposizione (con altri test) sul sito Audio-Clips. Le frequenze o note campione scelte sono elencate nel seguito, il link per scaricare i file audio e creare un CD test è questo (vedi "Gamma frequenze basse"):
  • 196 Hertz 25sec - violino.wav
  • 65 Hertz 26sec - violoncello.wav
  • 43 Hertz 27sec - basso tuba.wav
  • 41 Hertz 26sec - contrabbasso.wav
  • 31 Hertz 20sec.wav
  • 29 Hertz 26sec - controfagotto.wav
  • 27.5 Hertz 26sec - piano.wav
  • 25 Hertz 20sec.wav
  • 20 Hertz 20sec.wav
  • 16.3 Hertz 27sec - organo.wav
Ogni campione è ripetuto 3 volte in modo da avere il tempo di ascolto e per l'eventuale azione del volume. Perché non bisogna scordare che i diffusori, tutti, hanno un progressivo roll-off (caduta) sulle basse. Per esempio un diffusore con risposta da 40Hz a 20KHz entro 3dB a 40Hz avrà già un volume di 3dB inferiore a quello medio (e pobabilmente a 60 Hz saranno già 6dB).
Nella pratica per ascoltare le frequenza basse man mano che andiamo fuori dalla risposta in frequenza garantita bisognerà alzare il volume.

La risposta italiana è affidata soprattutto
a Indiana Line con i suoi modelli Basso.
Questo è il Basso 880 (reflex)
Le frequenze
I campioni scelti, che sono tratti dal noto disco test della RCA, sono molto "musicali," nel senso che hanno scelto le note più basse che possono essere emesse dal violino, dal violoncello ecc. fino al cotrofagotto e all'organo. Poiché qualche volta in qualche opera musicale queste note saranno pure state usate, può essere utile verificare se il nostro impianto è in grado di riprodurle o le taglia proprio, e cosa cambia aggiungendo un sub.

Il test 
Molto semplicemente bisogna solo ascoltare le tracce partendo dalle più alte. Ascolteremo senz'altro senza problemi le prime due, magari la nota bassa del violoncello (65Hz) un po' attenuata. Scendendo dovremo cominciare ad agire sul volume, per compensare il roll off. La risposta in frequenza delle mie casse (Kef 103/4) è 50Hz-20KHz entro 2,5dB, e così a 43 Hz (basso tuba) ho dovuto iniziare ad alzare il volume. E ho continuato ad alzarlo fino al campione a 25Hz, l'ultimo che i diffusori riuscivano a riprodurre. Ma già da frequenze sotto i 30Hz in realtà il mio sistema uditivo non ascoltava un suono proveniente dalle casse. Quello che si percepiva era invece l'effetto delle onde sonore a frequenze molto basse. Per esempio a 29 e 27,5Hz quello che sentivo era la vibrazione dei vetri sopra la porta di un'altra stanza a diversi metri di corridoio (mentre io ascoltavo nella sala) eccitata non si sa come dalle onde stazionare emesse dalle Kef.
Da aggiungere che il volume del mio amplificatore (che è piuttosto potente, 70W) era già a 3/4 e quindi a un livello inaccettabile in un appartamento (e non so quanto dai diffusori).
Un test molto istruttivo, tra l'altro ha confermato la risposta in frequenza (misurata nei test fatti dalla rivista Stereophile), riportata in figura.
La tecnologia
Come anticipato ci sono sub in bass-reflex e altri in sospensione pneumatica.
In pratica vantaggi e svantaggi si equivalgono, nel comune obiettivo di garantire una risposta in frequenza molto estesa sui bassi con dimensioni e costi contenuti. La sospensione pneumatica ha il vantaggio di non richiedere un condotto di accordo che a frequenze basse può richiedere lunghezza e ampiezza difficili da conciliare con il mobile compatto (a volte i progettisti usano per risovere il problema un woofer passivo). La estensione, ovvero la compensazione del roll-off, si ottiene facilmente con l'equalizzazione (lo stesso vale per i bass-reflex) e la potenza necessaria (elevata) non è un problema ora con il generale utilizzo per i sub di amplificatori in classe D.

Il vantaggio per i bass-reflex è invece il costo, meno stringenti a parità di prestazioni di targa le esigenze di potenza dell'amplificatore, di escursione dell'altoparlante, di robustezza e indeformabilità della cassa. Quindi scelta libera a parità di serietà di realizzazione, anche se chi cerca bassi il più possibile controllati (come me) preferirà probabilmente sub a sospensione pneumatica, visto che esistono e sono abbastanza diffusi, a differenza di quello che avviene tra i diffusori.

In sintesi
Quindi è tutto chiaro. Basta trovare un sub con ingressi e uscite e qualità adeguata che non costi uno sproposito, e provare.

Ancora un modello T della REL Acoustic, qui in versione bianca, in camera anecoica

Appendice. Guida alla installazione e messa a punto di un subwoofer per un impianto audio


1. Posizionamento: la posizione ottimale per il sub è in uno degli angoli dietro i diffusori principali. Questa posizione fornisce 9 dB di amplificazione meccanica e consente la diffusione più lineare delle basse frequenze, grazie alla possibilità di sincronizzare il sub sulla lunghezza maggiore della stanza e quindi generare anche le forme d’onda delle frequenze più basse.

2. Il processo da seguire. Per iniziare il processo di set-up, scegli un brano musicale con una linea di basso ripetitiva che abbia una frequenza molto bassa. Ti consigliamo la traccia 4 dalla colonna sonora di Sneakers (Columbia CK 53146). Questo ha un battito di batteria sul basso ripetitiva che dà molto tempo per spostare il sub cercando la posizione ottimale, ma ancora più importante, la sede della registrazione era abbastanza grande per questa registrazione, e quindi ha una immagine dei bassi molto profonda ed ampia. Questo tipo di traccia è perfetto per il processo di set-up e dovrebbe essere riprodotto al più alto livello ragionevole previsto per la riproduzione del sistema. Lavorare con un partner, uno nella posizione di ascolto e uno vicino al sub che opera sui controlli, è il modo più efficace ed efficiente per impostare il sub. Se si lavora da soli, i passaggi iniziali nel set-up possono essere eseguiti in modo molto efficace dalla posizione del sub. Cercando di ignorare tutta l'altra musica nella traccia, ascolta la cassa della batteria e il suo effetto nella stanza d'ascolto.

3. Messa a punto della fase: una volta installato e attivato il sub dobbiamo regolare la fase. Questo potrebbe essere il passo più critico, e poiché è in realtà molto semplice, è spesso affrontato con troppa preoccupazione. Tieni a mente: la fase corretta è quella in cui il suono è più forte o più pieno. Mentre si riproduce musica con veri bassi profondi, regolare il crossover in un punto in cui il sub e l'altoparlante condivideranno sicuramente le frequenze (circa a metà del potenziometro del crossover ovvero a ore 12 o leggermente più in alto per i diffusori più piccoli. A questo punto ruotare il controllo di volume HI / LO in modo che sia il sub che i diffusori abbiano un volume approssimativamente uguale e quindi commutare lentamente, usando il potenziometro di fase, da posizioni di fase "0" a "180". Ancora una volta, qualunque posizione sia la più alta o la più piena, è la posizione corretta. Cioè, quando la posizione funziona in armonia con i diffusori principali, rinforzando i bassi e non cancellandoli.

(Nel caso frequente di sub che hanno invece solo un interruttore di fase con due posizioni, 0° o 180°, le istruzioni sono diverse, queste sono del Velodyne Impact:
Questo controllo consente di "invertire" la fase del segnale di uscita del subwoofer di 180 ° per correggere per quanto possibile mancata corrispondenza e risultante annullamento tra il subwoofer e i diffusori principali. Per regolare la fase, semplicemente ascoltare il sistema con la riproduzione musicale, quindi premere l'interruttore di fase da una posizione all'altra e ascoltare come cambia il livello di uscita dei medio bassi. La posizione corretta avrà una quantità maggiore di medio bassi. Se le impostazioni sembrano simili, lasciare la posizione "0".)

4. Posizionamento: il passo successivo è determinare con esattezza quanto lontano dall'angolo debba essere posizionato il sub per ottenere l'uscita più efficiente, così come la risposta in frequenza più bassa. Con il sub completamente nell'angolo, e puntando verso l'esterno lungo la diagonale uscendo dall'angolo, continuando a suonare la musica, spostare lentamente il sub dall'angolo sulla diagonale, equidistante da entrambi i lati e dalla parete posteriore. Ad un certo punto (a volte solo pochi centimetri, in rari casi un piede o poco più) l’uscita del sub arriverà più in basso, suonerà più forte, e, se lo blocchi nella stanza e il sub la riempie completamente di suono, l'aria intorno al sub sembrerà essere energizzato, allora fermati proprio lì! Questa è la posizione corretta dall'angolo per il sub.

5. Orientamento: una volta stabilita la posizione dall'angolo, l'orientamento del woofer deve essere determinato ruotando il sub da un immaginario punto centrale sul retro. Quando il sub viene spostato da un lato all'altro, si ascolta il massimo livello di uscita e la linearità del basso. In effetti, il sub dovrebbe essere lasciato nella posizione in cui sta suonando più forte e con la più ampia estensione verso il basso.

6. Impostazioni del crossover e del volume: per determinare il punto di taglio del crossover, portare il volume del sub (usando il controllo del livello HI / LO) completamente verso il basso e posizionare il crossover su 25 Hz. A questo punto, riporta lentamente il volume del sub al punto in cui hai raggiunto un equilibrio appena accennato, cioè il punto in cui puoi sentire il REL anche se i diffusori principali suonano. Ora porta il taglio del crossover fino al punto in cui è troppo alto; a questo punto portalo alla giusta impostazione intermedia inferiore. A tutti gli effetti, questo è il punto di crossover corretto. Una volta raggiunto questo livello, è possibile apportare lievi modifiche al volume e al crossover per fornire l'ultimo bit di integrazione completa e senza discontinuità. Con ciò, il set-up è completo.

Suggerimento: potrebbe esserci una tendenza a impostare il punto di crossover troppo alto e il volume del sub troppo basso nei primi passi di integrazione del sub con l’impianto, il timore è di sopraffare i diffusori principali con i bassi. Ma così facendo, il set-up risultante sarà privo di profondità e dinamica dei bassi. Il corretto punto di crossover e l'impostazione del volume aumenteranno invece le dinamiche generali, consentiranno l'estensione delle basse frequenze e miglioreranno il realismo del palcoscenico virtuale. Nota, il volume deve essere regolato insieme alle modifiche del crossover. In generale, quando si seleziona un punto di crossover inferiore, potrebbe essere necessario alzare il volume.

giovedì 31 gennaio 2019

Un vero impianto Hi-Fi sotto ai 1000 €

Questo sarebbe un momento molto favorevole per chi ama la musica e la vuole ascoltare al meglio a casa propria, in particolare se giovani, al primo impianto per la prima casa. E anche per chi dopo qualche anno di interruzione vorrebbe tornare ad ascoltare come si deve. Ampia scelta di componenti di eccellente qualità a prezzi inimmaginabili 20 o 30 anni fa grazie all'avanzamento della tecnologia e alla possibilità di produrre in Cina. Inoltre c’è il vantaggio che uno dei componenti non serve più: la sorgente. Infatti ogni smartphone o tablet può diventare una sorgente in qualità CD (e anche HD) grazie a un ricevitore wireless con DAC. Il ricevitore trasforma in pratica l’intero impianto in uno speaker wireless.

Il ricevitore wireless più diffuso sino a metà gennaio 2019 era Chromecast Audio di Google, dal rapporto qualità / prezzo imbattibile, ma purtroppo Google ha deciso di sospenderne la produzione. Esistono però diverse alternative, alcune sono presentate in questo blog nel precedente post.

Rotel A10
L’impegno economico, scegliendo componenti hifi di ultima generazione che garantiscono già prestazioni eccellenti, superiori sicuramente a quelle di qualsiasi speaker wireless vero e proprio, può rimanere sotto alla soglia psicologica di 1000 €.

Che, lo ricordo, e’ un costo comparabile a quello di uno smartphone di fascia alta. Un acquisto che quasi tutti in Italia fanno senza porsi troppi problemi, e cambiandolo poi ogni 2-3 anni, mentre l’impianto hifi può durare anche 30 anni e più.

In altri post erano presentate le varie soluzioni possibili ora, in forma schematica. Questa volta voglio proprio arrivare al l’indicazione degli specifici componenti e dei relativi prezzi medi attuali. Un post quindi destinato ad inevitabile obsolescenza, visto l’avvicendamento dei modelli, anche se ho scelto dei long-seller.

NAD C316BEE

I componenti
Servono solo due acquisti importanti: l’amplificatore e le casse. L'amplificatore non è necessario, viste le premesse, che abbia ingressi digitali con DAC e/o ingresso phono.
Le casse possono essere di due tipi: da scaffale o a torre, da terra. Nel primo caso serve anche un supporto per posizionarle alla giusta altezza. Il secondo tipo e’ più adatto ad ambienti grandi e quindi si può pensare di scegliere amplificatori di maggior potenza.

Cambridge Audio SR10
Poi serve il ricevitore wireless, la scelta venendo a mancare Chromecast Audio, può cadere su Nuprime, 2 cavi di potenza e, infine, il componente più importante: la stanza dove collocare l’impianto rispettando le regole di posizionamento per le casse: giusta altezza, distanza dalle pareti, e il punto di ascolto al terzo vertice del triangolo stereo.
In assenza di queste possibilità, neanche accettando compromessi (vedi questa guida) conviene riununciare all’impianto a componenti separati ripiegare su un buon speaker wireless, che non costa comunque molto meno.

Le scelte
Le marche che producono amplificatori entry level costruiti con tutti i crismi non sono molte, mi sono concentrato su 3 classiche: Rotel, NAD e Cambridge Audio. Ci sono anche buoni modelli economici prodotti dai giganti giapponesi o assimilati (Denon, Onkyo e Marantz) ma con ricambio continuo dei modelli. Ci sono anche i famosi amplificatori in classe D derivati dal celebre T-Amp, ma mi concentrerei su soluzioni più semplici e di migliore accoglienza estetica in casa. Nel frattempo (sono passati 10 anni) anche gli ampli tradizionali in classe AB sono parecchio evoluti e più performanti.

Indiana Line Nota 550

I modelli scelti sono gli entry level delle 3 marche individuate. Il più recente è il Rotel, essenziale, non ha DAC e ingresso phono, è un componente però che punta alla qualità elevata, ha un costo superiore agli altri. Molto economico il piccolo  NAD, sul mercato da molti anni e che gode proprio per queso di buona fama. Per entrambi la potenza è di 40W del tutto sufficiente per stanze d'ascolto di medie dimensioni. Se serve una maggiore potenze, per rientrare nel budget la scelta è caduta su un componente della Cambridge Audio che in realtà è un sinto-amplificatore. Serve a poco la ricezione FM nella deprimente situazione della radio italiana, specialmente se parliamo di musica, ma il costo è comunque tra i più bassi per questo livello di prestazioni.











Per le casse ci sono ancora più alternative, mi sono limitato a due marchi con ampia produzione, tecnologie aggiornate e recensioni molto buone, con prezzi veramente budget: Indiana Line ed Elac (le immagini qui sopra sono dei modelli Diva 262 e Debut B6).
Elac Debut F6

La Indiana Line ha tre serie con qualità di realizzazione crescente. La serie superiore Diva è accessibile per rientrare nel budget solo nella dimensione bookshelf da cui la scelta della serie Tesi per la soluzione da terra. Con non molto di più si potrebbe arrivare al modello equivalente Diva. La Elac nel suo nuovo corso sta producendo diffusiori dall'eccellente rapporto qualità / prezzo, apprezati in molte recensione. Facile individuare due modelli che promettono prestazioni molto buone.

I piedistalli per le casse si trovano facilmente anche su Amazon tra i produttori di accessori per la sonorizzazione e non costano molto. Infine i cavi; anche questi si trovano e di buona qualità su Amazon e altri negozi online a poche decine di Euro, e’ finita da tempo la moda dei cavi super costosi che risolvono tutto.

Le 5 combinazioni
Due alternative per la soluzione con casse da scaffale, che consente di arrivare anche a un modello della linea top di Indiana Line, e due con casse a torre, in grado di estendere maggiormente la risposta sui bassi, ed infine una appena over-budget. Sono riassunti nella tabella qui sotto con i relativi costi, alla data di questo post, ricavati da Amazon e altri servizi di e-commerce.
Tutte le combinazioni proposte, se sono correttamente posizionate le casse, consentono di ascoltare in real stereo e con buona fedeltà timbrica, consentendo un ingresso nel mondo dell’ascolto in alta fedeltà che potrà rimanere soddisfacente anche per molto tempo (dipende dalle priorità) oppure essere il punto di partenza per un impianto di alto livello. In questo caso e’ consigliabile partire dall’ampli.



E, la sorgente?
Qui e’ tutto molto semplice per chi è curioso e alla ricerca di sempre nuova musica: un abbonamento a Qobuz o Tidal o Deezer in qualità CD, al costo di 4 pacchetti di sigarette al mese, e non c’è bisogno di niente altro.
Altro non serve, perché normalmente chi ha il desiderio o la semplice idea di entrare nel mondo dell’alta fedeltà non ha musica in HD o in qualità CD scaricata in download e neanche una collezione di CD,

Per chi vuole sentire invece la “sua” musica
Nel caso però che ci fosse già una collezione di CD da recuperare, musica liquida su un PC o su un NAS la sorgente può essere (come probabilmente già lo e’) un PC o un notebook o anche uno smartphone, installando app player in grado di utilizzare il protocollo AirPlay di Apple o Bluetooth Aptx per i dispositivi Android. Per le modalità di connessione rimando a prossimi post perché è necessario provarle in pratica.

martedì 15 gennaio 2019

Addio a Chromecast Audio: le alternative

Un breve comunicato di Google del 12 gennaio 2019 conferma che è cessata la produzione di Chromecast Audio.

"Our product portfolio continues to evolve, and now we have a variety of products for users to enjoy audio,” a Google statement notes. “We have therefore stopped manufacturing our Chromecast Audio products. We will continue to offer assistance for Chromecast Audio devices, so users can continue to enjoy their music, podcasts and more.”

Il product portfolio di Google, se parliamo di audio, evolve verso la bassa qualità, ma evidentemente molta gente considera oggetti per ascoltare la musica in modo adeguato gli speaker wireless della linea Google Home o i competitor di Alexa Amazon.

Con Chromecast Audio si può (o si poteva) invece trasformare in speaker wireless un vero impianto hi-fi ma, o questa possibilità e’ stata poco sfruttata dai loro possessori, i famosi “audiofili” (ovvero quelli che leggono questo blog) o sono comunque troppo pochi per giustificare un interesse commerciale per il gigante Google. Mentre invece i possessori di TV non Smart sono in numero sufficiente e tuttora abbastanza interessati per giustificare la prosecuzione di Chromecast standard.

L'ambientazione molto audiofila scelta per un'immagine pubblicitaria di Bluesound Node 2i, un blasonato possibile rimpiazzo per Chromecast Audio
Chi ce l’ha (come me) lo utilizza ampiamente e se lo tiene ben stretto. Chi non ce l’ha ma ha capito l’utilità si sta affrettando ad accaparrarsi gli ultimi su eBay, ma per gli altri, che alternative ci sono?

Veramente poche, perché Apple, il competitore globale di Google, ha fatto già la stessa cosa a metà 2018, sopprimendo la linea Airport ed in particolare Airport Express che, come Chromecast Audio, consentiva lo streaming di musica via Wi-Fi.
Con minori prestazioni, ma comunque consentendo almeno la qualità CD, e costo superiore ma non proibitivo, ed infine solo per IOS, poteva comunque essere un’alternativa, ma così non è.

Le alternative
Quindi non sono molte e sono anche difficili da trovare, a dimostrazione che è proprio un mercato di nicchia. Nel seguito sono presentate quelle disponibili alla data dell'aggiornamento di questa pagina, periodicamente infatti emergono (ma poi a volte escono di produzione) soluzioni proposte da marchi orientali a loro volta non sempre stabili. Non sono inclusi ovviamente gli streamer Bluetooth ma solo quelli Wi-Fi. Alla data (luglio 2021) la situazione è questa:
  • Sonos Connect: uscito di produzione
  • Sonos Port: sostituisce Sonos Connect con meno funzionalità (no output digitale) - 24 bit /48KHz, stesso prezzo (400 € ca.)
  • Yamaha WXAD-10: ca. 130 €
  • Bluesound Node-2i: ca. 560 €
  • Nuprime WR100D: uscito di produzione
  • Nuprime Omnia WR-1: nuovo modello. Funzionalità e prestazioni simili, DAC superiore (Sabre) e prezzo quadruplicato (399 €)
  • August WR320: funzionalità ma anche prezzo comparabili a Chromecast Audio, DAC e interfacce digital basate sull'aprezzata scheda Wolfson Audio sviluppata per i sistemi Raspberry (24-192). Output digitale. Include anche funzioni multiroom, a meno di 60€.
  • Arylic S10: funzionalità e prestazioni imili allo Yamaha (no output digitale) : circa 70 €
Quindi solo uno, al momento, ha prestazioni e costo comparabile, altri due, Yamaha e Arylic, hanno costo ancora abbordabile ma si rimane limitati al loro DAC interno.
Nel seguito le schede con informazioni più dettgliate su alcuni di questi streamer.

Sonos Connect
Un’alternativa che esiste da anni, uscita di produzioe di recente, e’ Sonos Connect, illustrato anche a suo tempo sul blog.

Sonos Connect

Non si trovano informazioni sul DAC interno, in particolare fino a che risoluzione lavori (per il settore del multi room pare non abbia importanza, comunque dovrebbe essere 24/48) ma è possibile, come per Chromecast Audio, utilizzare un DAC esterno. Sulla fiducia speriamo che lo streaming via Wi-Fi non subisca downgrade. A parte questo ha le stesse funzionalità di Chromecast. Come tutti gli altri si alimenta solo tramite la rete elettrica e non anche da USB come Chromecast. Come tutti gli altri supporta tutti i servizi di streaming lossless. Costa 10 volte Chromecast Audio.

Gli ingressi e uscite di Sonos Connect. C'è in più l'uscita con PIN jack RCA e il rinvio per il multiroom anche via Ethernet

Yamaha WXAD-10 MusicCast

Una soluzione più recente che sembra progettata proprio per far concorrenza a Chromecast, che propone anche un proprio protocollo alternativo di trasmissione: MusicCast. Ora dovrebbe avere campo libero, pochi competitor. Rispetto a Chromecast Audio ha qualcosa in più (HD fino a 192Khz e non limitato a 96 e ingresso LAN Ethernet) e qualcosa in meno (nessuna uscita digitale). Più importante la cosa che manca di quella che c'è in più. Supporta tutti i servizi streaming in qualità CD ma anche, grazie al supporto di AirPlay, altre app musicali sui dispositivi Apple. Costa un po’ di più ma ancora poco: 110-120 €.
Anche lo Yamaha WXAD.10 è una scatoletta di piccole dimensioni.
Gli essenziali ingressi e uscite. C'è l'uscita con PIN jack RCA ma manca un'uscita digitale. Non è possibile l'upgrade a un DAC più performante, a differenza del componente micro di Google.
Bluesound Node 2i
Per gli audiofili che considerano questi costi troppo bassi per un componente da aggiungere al loro impianto, c’è Bluesound con il modello Node 2i (549 € di listino). Anche questo consente il multiroom, e la cosa ci interessa meno, ma viene almeno dichiarato che il DAC e’ HD 24/192, quindi siamo tranquilli anche riguardo alla trasmissione in Wi-Fi. Bluesound a quanto ho capito e’ un partner di NAD che punta al nuovo mercato dei wireless speaker di fascia alta, multiroom e anche home theater, con prodotti che sembrano obiettivamente molto interessanti per il settore. Per il resto ha parecchio di più, come ci si può attendere: ingresso LAN, uscita subwoofer e DAC di elevato livello.
Il ripetitore-DAC Bluesound Node 2i
La completa dotazione di ingressi e uscite del componente della ditta canadese.
Nuprime WR100D
Un altro ricevitore interessante è prodotto e commercializzato da Nuprime. E' quello tra i 4 che mantiene tutti i plus di Chromecast Audio ad un costo ancora contenuto. Rispetto al componente Yamaha c'è infatti in più l'uscita digitale, e quindi la possibilità di utilizzare in seguito un DAC esterno più performante al posto di quello interno. Rispetto a Chromecast Audio c'è in più la conversione fino a 24/196 (non è che cambi molto rispetto al 24/96) oltre al multiroom. L'uscita audio è solo con mini jack stereo invece che con due uscite RCA, non si capisce perché (non mancava certo lo spazio) ma è solo una limitazione estetico / psicologica. Ci sono poi altre funzionalità come il supporto Airplay che può servire per connetere (da dispositivi Apple) altre app musicali oltre ai servizi streaming gestiti di default.

Il Nuprime in vista posteriore con gli ingressi e uscite disponibili (la vista frontale non è molto interessante, è totalmente spoglia),

La soluzione secondo loro
Poi c’è la soluzione verso la quale spingono gli sciagurati giganti del settore, ovvero mettere il nostro impianto hifi in coda alle loro cassettine per multiroom. Queste hanno infatti, anche se non sempre (quelle di Google Home ancora no, ulteriore paradosso) una uscita audio con un jack stereo e da qui dovrebbe passare la nostra preziosa musica, dopo aver attraversato il DAC della modesta cassettina amplificata, ma multiroom e parlante. Anzi un’altra ipotesi per i motivi della soppressione di Chromecast Audio è che era perdente perché non multiroom. Pare che siano molti di più quelli che hanno bisogno di sentire sempre qualcosa chiamato musica dovunque si trovino, che quelli interessati invece ad ascoltare la musica.

sabato 5 gennaio 2019

Ma l'audiofilo è più interessato ad ascoltare la musica o a possederla?

A comprarla e averne il possesso, preferibilmente su supporto fisico, a quanto pare leggendo i blog del settore o le riviste di hi-fi, che riservano uno spazio marginale ai servizi in streaming che, invece, sono sempre più orientati alla massima qualità. In Italia almeno, perché in USA blog autorevoli come Audiostream o riviste come Computer Audiophile danno ampio risalto ad ogni novità nello streaming.

Per esempio basta leggere i commenti alla recensione di Qobuz HD (Sublime+) pubblicata dal blog tecnologico del Corriere della Sera. Che presentava in modo molto positivo lo streaming in HD (fino a 24/192) offerto dallo scorso anno dal servizio francese. Che peraltro nel frattempo ha fatto un ulteriore passo verso i clienti, offrendolo non solo in abbonamento annuale ma anche mensile, a 24,99 €/mese. Il link della recensione è questo ma se dovesse sparire o cambiare in futuro si possono leggere recensione e commenti anche a questo link.


Praticamente nessun commento condivide i giudizi espressi nella recensione, in linea con l'attuale prevalente approccio italiano, anticipato proprio dagli audiofili e ancor prima dagli aspiranti allenatori di calcio. Ovvero ogni commentatore si ritiene più esperto di chi lo fa per mestiere.

I molti commenti, come può leggere chi apre il link, si dividono in tre filoni:
  • Quelli che colgono l'occasione per negare l'utilità dell'alta definizione, un evergreen dell'audiofiolo italiano da almeno 10 anni. E che ovviamente citano sempre lo stesso articolo apparentemente scientifico di 10 anni fa, invece di fare una cosa molto più semplice: provare ad ascoltare la differenza con le proprie orecchie. Altrimenti come fanno a sentirsi audiofili e a commentare se hanno bisogno di qualcun altro (sconosciuto peratro) che dice loro quel che è buono e quel che non lo è? Ma sapete come funziona, l'esperto trovato sul web serve a confermare i propri pre-giudizi e a risparmiarsi l'approfondimento.
  • Quelli che preferiscono Tidal ma non è che spiegano tanto bene il perché.
  • E poi quelli che ci interessano per questo breve post: ovvero che confrontano i costi dello streaming con quelli del CD o del vinile o dello streaming, ma al contrario, con queste curiose affermazioni:

    "A quella cifra mi compro facilmente 2/3 CD al mese, me li converto in Flac e li metto sulla NAS"
    "Ha, ha, ha, spendere 349,99 euro all'anno per stremingare, e non avere niente tra le mani per me è inconcepibile, mi compro in vinile di quello che mi piace e godo l'ascolto insieme allo sguardo della confezione"
    "Con 349 € compro almeno 20 CD"
Ascoltare o comprare?
Da questi esempi (molto comuni) si vede che ai commentatori proprio non viene in mente che con lo streaming, di "CD" (album, si dovrebbe dire) ne possono ascoltare anche 20/30 al mese o 200/300 all'anno, o anche di più, dipende solo dal tempo che dedicano alla musica. Il problema, per loro, è che non li possiedono. Non certo che non li possono riascoltare, ammesso che poi i 2/3 CD al mese li riascoltino più di una volta (vedi alla voce "errato acquisto"). E' proprio che non li possiedono. La musica, a quanto pare, si divide per loro in due grandi categoria: quella che ho e che ascolto e quella che non ho e che quindi non ascolto.Poi c'è il vinile, che richiede un disorso a parte.

A cosa serve il supporto fisico, oggi?
Questa è la vera domanda che dovrebbe farsi l'audiofilo oggi, e non potrebbe certo negare che per il puro ascolto, non serve più. In particolare dopo che le ultime etichette "resistenti" come la ECM hanno deciso di offrire la propria produzione anche in streaming. Rimangono escluse solo alcune produzioni storiche (di classica o lirica soprattutto), musica world (o italiana) particolare, alcuni autori che hanno litigato con le case discografiche (come Van Morrison) per parte della loro produzione. Quindi, produzione che è difficile da trovare anche nel nuovo e nei cataloghi online e, per la quale ci si deve rivolgere di solito ai canali dell'usato.
Non si tratta di supposizioni o di previsioni ma di pura osservazione della realtà, considerando il calo rapido e costante delle vendite dei CD e soprattutto la progressiva sparizione dei lettori CD (o dei sistemi hi-fi con  CD) nei negozi di elettronica e negli impianti di serie delle auto nuove.

Le motivazioni non legate all'ascolto
Rimangono quindi solo altre motivazioni, non legate all'utilizzo primario (l'ascolto) e che pure hanno un loro peso. Motivazioni che ognuno poi gestisce liberamente:
  • Il libretto o booklet, con le note all'album e magari con i testi delle canzoni (quando c'è). E' facilmente sostituibile con un qualsiasi tablet facendo una rapida ricerca su Google, trovando in genere anche più informazioni, ma qui entrano in gioco altri elementi come l'abitudine, il piacere di avere per le mani un elegante booklet, la comodità di averlo subito a portata di mani, la maggiore possibilità di concentrazione rispetto a un distraente tablet.
  • L'immagine che da' di noi una libreria musicale, una casa piena di CD e/o di vinili, così come di libri, rispetto ad una casa con pareti vuote . Per qualcuno è importante trasmettere questi messaggi a chi viene a trovarlo.
  • Lasciare qualcosa di tangibile ai propri figli o nipoti, esattamente come per i libri. Con la non trascurabile differenza che il libro sarà sempre fruibile, anche tra secoli, mentre per i supporti fisici, non è affatto detto. Bisogna poi avere una certa fiducia nei propri discendenti, vista la massa di supporti fisici in vendita nel mercato dell'usato.
  • Il collezionismo, il piacere di avere (e mostrare) l'intera produzione di Miles Davis o dei R.E.M., su CD o su vinile, ma soprattutto, per il collezionista (una fissazione abbastanza diffusa) l'obiettivo è proprio quello di "avere".
  • Il piacere di mettere in bella mostra qualcosa di bello e raffinato, che ci caratterizza, l'equivalente del libro d'arte da lasciare con studiata casualità sul tavolino della sala (vedi il film Carnage di Roman Polanski). Un equivalente che in musica può dare solo il vinile, il CD (ma anche il SACD) qui ha perso la battaglia da anni.

Il vinile, un discorso a parte
Perché qui la motivazione è tutta e solo nel supporto. Che garantisce un ascolto sorprendentemente appagante a detta di molti e ha una confenzione e una immagine (assieme al suo strumento di riproduzione, il giradischi e i suoi accessori) che risponde in pieno a buona parte delle motivazioni elencate sopra. Rispetto ai libri d'arte il posizionamento dovrà essere però studiato accurataente (pochi dischi scelti con la copertina in mostra, messi di costa a differenza dei libri gli LP non dicono chi sono.

In sintesi
Quindi bisogna passare allo streaming e abbandonare i supporti fisici? No, non è questo il senso di questo post, solo un elenco il più possibile oggettivo delle motivazioni per continuare a possedere supporti fisici e a comprearne di nuovi (o nuovi-usati). Io sono un testimonial in questo senso, perchè per buona parte delle motivazioni elencate continuo a comprare vinili, CD o anche, quando li trovo, nastri a bobina pre-registrati (reel-to-reel), affiancando però questa scelta allo streaming.
Come consiglio di fare, se è l'ascolto della musica il vostro principale interesse. 

mercoledì 26 dicembre 2018

Music server su PC. Bilancio ed evoluzione

Con una serie di articoli linkati qui sotto ho descritto il mio impianto per la musica liquida in alta definizion realizzato nel 2014. Le alternative erano un music server basato su PC (più flessibile) e un music server acquistato pronto ovvero un Network Audio Player (più semplice). La scelta è stata un music server basato su PC Mac Mini realizzato secondo le indicazioni del libro To Serve & Groove del noto tecnico del suono Oliver Masciarotte. In questo posto faccio un primo bilancio dell'esperienza fatta, utile per chi si avvia adesso a passare ad un impianto serio per la musica liquida. Gli articoli erano i seguenti:

Prima parte:      Lo storage server e la rete
Seconda parte:  Il media player
Terza parte:       L'ascolto in streaming con Spotify
Quarta parte:     Il player Hi-Fi Fidelia in prova
Quinta parte:     L'uso pratico

L'architettura della soluzione era questa.

Cosa è cambiato dopo 4 anni e mezzo
Parecchie cose sono successe nella musica liquida e nell'impianto:
  • Affermazione progressiva dell'alternativa streaming, ora disponibile anche in qualità CD e anche HD
  • iTunes è diventato un prodotto residuale per Apple
  • E' tornato il formato DSD ed è diventato nella opinione generale il più quotato tra i formati HD
  • La tecnologie e le prestazioni dei DAC hanno fatto impressionanti passi avanti 
  • Il Mac Mini, che era già di qualche anno prima, è rimasto fermo alla versione OSX 10.7 
  • Lo storage server su disco singolo ha cessato di funzionare dopo 4 anni e mezzo
  • Nel settore dei Network Audio Player sono usciti molti nuovi modelli da produttori tradizionali (come Marantz o Naim) o nuovi e specializzati (Cocktail Audio) e altri produttori sono spariti
  • La Oppo Digital ha cessato la produzione.
Lasciando per ultimo lo streaming, vediamo i vari punti.

iTunes
Anche Apple è passata allo streaming  con Apple Music (vedi il test) ma iTunes come prodotto resiste ancora ma, pare, per pura sopravvivenza. Considerando le limitazioni di questa libreria musicale (vedi quinta parte) derivante dalle scelte proprietarie di Apple, non ha molto senso continuare con un player come Fidelia che non ha alternative ad esso. Aggiungendo inoltre che le ultime versioni non sono compatibili con la versione OSX ancora supportata sul Mac Mini. Bisognerebbe comprarne uno nuovo.

Il DSD
Un music server che non consente di verificare e/o di sfruttare le nuive frontiere dell'alta definizione digitale è una grossa limitazione, considerando anche l'abbondante offerta di musica in questo formato (a risoluzioni sempre più elevate). Qui il music server su PC presenta un importante vantaggio rispetto a quello di tipo "appliance" (Network Audio Player). Basta infatti cambiare il DAC.

Le prestazioni dei DAC
In 4 anni, a parte la inclusione in tutti i nuovi modelli della conversione in DSD, prestazioni che erani appannaggio solo di modelli alto di gamma, semi professionali, sono state raggiunte anche da modelli dal costo di poche centinaia di Euro, anche miniaturizzati. Il tutto grazie alla proposta sul mercato di chipset sempre più performani da parte della case del settore.
Su Mac la connessione "bit-perfect" è di default e quindi anche gli ultimi modelli sono sempre supportati. L'investimento su un nuovo DAC è quindi quasi un obbligo. Da verificare invece il supporto del player.
Molti nuovi DAC inoltre gestiscono più sorgenti, quindi possono servire sia il music server sia altre sorgenti come Chromecast.

L'obsolescenza dei PC (e dei Network Audio Player)
Qualunque sia la scelta, un Mac Mini, un notebook Windows, un PC Windows, la obslescenza colpisce sempre dopo un numero di anni non breve ma neanche tanto lungo. Nel mio impianto è presente e funziona ancora perfettamente e senza necessità di alcun intervento un sintonizzatore RDS Kenwood di oltre 40 anni fa (comprato usato 15 anni fa) mentre sul Mac Mini di 10 anni fa quasi tutte le nuove versioni di software non sono più supportate. Inclusa ad esempio la app di Tidal che supporta MQA. E' un elemento da tenere presente quando si sceglie la soluzione Music Server: sarà necessario prima o poi rimetterci mano, e comunque lavorarci sopra per tenerlo comunque funzionante.
Niente di diverso però per la soluzione alternativa Network Audio Player: sono "appliance" ovvero sempre PC internamente ma personalizzati per una sola funzione. Forse ancora più soggetti a obsolescenza (vedi dopo).

Lo storage server
La scelta era stata di un componente a disco unico, senza backup integrato e automatico quindi, dato che non avevo intenzione di liberarmi dell'ampia collezione di CD. Probabilmente a causa del non efficace funzionamento della funzione sleep (vedi "Parte 5") e dell'utilizzo di un disco interno standard e non H24 dopo 4 anni e mezzo il Lacie Cloudbox ha cessato di funzionare. I backup c'erano per tutta la musica in HD e anche per i CD "rippati" ma, come sempre avviene, non per gli ultimi. Si conferma per un music server (ma anche per un Network Audio Player) un NAS ridondante è un obbligo.

I Network Audio Player
L'alternativa che avevo valutato era il Marantz NA7004, non più in produzione da tempo e che all'epoca era una scelta quasi obbligata, con poche alternative. Nel frattempo la Marantz ha immesso sul mercato nuovo modelli che ovviamente ora hanno quasi tutto, il settore si è molto sviluppato e altre case propongono alternative con diverse combinazioni, ad esempio con ampli integrato o con storage integrato. Nuovi produttori sono entrati nel settore come Cocktail Audio spesso proposto come soluzione ottimale da TNT-Audio. Assieme a molti altri marchi high-end.
Alcuni invece sono spariti, come Olive Audio di cui avevo presentato alcuni prodotti e che sembrava leader del mercato a suo tempo.
Rimangono sempre le stesse limitazioni rispetto al music server su PC:
  • La rapida obsolescenza di un sistema chiuso e non modulare e aggiornabile a nuove funzioni. Il NA 7004 ad esempio non sarebbe ora compatibile né con DSD né con MQA, nè aggiornabile, solo da cambiare con un nuovo modello.
  • La necessità di utilizzare comunque un PC per creare e gestire la libreria digitale e di un NAS ridondante e con backup per ospitarla.
Rimane il vantaggio non marginale: gestione semplice, disponibilità immediata per le funzioni implementate e pronte, ovvero: più tempo da dedicare all'ascolto della musica,

Oppo Digital
Era l'alternativa a cui stavo pensando per superare le necessità di intervento e manutenzione sul music server, adottando un network audio player di Oppo Digital, che sono anche lettori multifornato audio-video, e hanno (avevano) un rapporto qualità / prezzo imbattibile. Ma nel frattempo il produttore californiano (con produzione in Cina) ha cessato l'attività nel silenzio generale. Nel senso che il sito del produttore lo comunica senza possibilità di dubbio ma sinora le riviste del settore (e i partner) non ne parlano.

Streaming in espansione continua
Lasciate per ultime ma decisamente le più importanti, le evoluzioni dell'offerta in streaming, forte crescita sul mercato e sempre nuove funzionalità, Tanto importanti da cambiare anche le prospettive per la musica liquida e l'alta definizione. Vediamo csa è successo, dal 2014:
  • Nel febbraio 2015 è arrivato il primo servizio streaming lossless (qualità CD) disponibile anche in Italia: Tidal Hi-Fi;
  • Da febbraio 2017 su Tidal è disponibile anche l'alta definizione con il particolare formato di compressione MQA, per la parte del catalogo disponbile in HD e in questo formato;
  • Da inizio 2018 anche Qobuz, l'altro servizio streaming in qualità CD, è disponibile in Italia;
  • Dal 2018 lo streaming Qobuz è anche in alta definizione, con compressione standard FLAC e su tutta la produzione già in HD;
  • L'etichetta specializzata Blue Coast Music sta analizzando la possibilità di proporre un servizio streaming in DSD.
In questo nuovo contesto è proprio la necessità di una libreria musicale digitale (e di un music server per ascoltarla al meglio) che viene messa in dubbio:
  • Perchè "rippare" i propri CD se si possono ascoltare con la stessa qualità dal servizio streaming?
  • Perché "sopportare" i tempi di attivazione del music server per ascoltare i CD, se la stessa identica qualità si può ottenere anche utilizzando un tablet? Basta infatti collegare Chromecast all'ingresso ottico del nostro DAC per avere la stess qualità di ascolto.
  • Perché comprare, scaricare e archiviare album in HD se gli stessi si possono selezionare ed ascoltare con Qobuz HD, anche da tablet? (Serve un discorso a parte per Tidal e MQA),
Per chi ha già un abbonamento in qualità CD con Tidal o Qobuz viene certamente il dubbio: il vantaggio è evidente. Per gli altri, che devono fare un investimento di 25 € / mese forse lo è meno, soprattutto se ascoltano pochi dischi nuovi, ma il vero punto dirimente è un altro.

Perchè comprare nuovi supporti fisici?
Se li ha già e non ha esigenze irrinunciabili di spazio sono certo che qualsiasi audiofilo che si definisca tale non se ne libererà, in qualsiasi formato siano.
Ma comprarne di nuovi non ha motivi razionali, se non per musica non disponibile in streaming, qiuindi per eccezioni. Ma qui serve un altro (prossimo) post. 

La nuova configurazione
Raccogliendo tutte queste sollecitazioni e cambiamenti, la configurazione (ed il futuro) del music server sono cambiati ed è ora come illustrato qui nel seguito e nello schema.
  • Player e libreria digitale sono stati sostituiti da J River Media (che era peraltro l'applicazione consigliata da Masciarotte). Un altro mondo rispetto a iTunes, in effetti.
  • Il DAC è stato sostituito con un Pro-Ject DAC DS2+ che ha ingresso USB, ottico e coassiale (e che supporta il DSD nativo)
  • Lo storage server è stato realizzato temporaneamente su un hard disk esterno collegato in USB (e formattato exFAT) con un disco mirror gemello (in attesa di prendere decisioni su un NAS)
  • Nello storage server è archiviata solo musica in HD (e i CD già rippati e recuperati)
  • Il music server è usato solo per l'ascolto della musica liquida in HD 
Quindi in sintesi, l'ascolto sull'impianto hi-fi avviene così:
  • Musica in HD non su supporto fisico: Music Server + DAC Box Pro-Ject
  • Musica in HD su SACD fisico: Lettore multiformato Oppo 
  • CD disponibili in streaming: iPAD collegato a Chromecast collegato al DAC Box
  • CD non disponibili in streaming: Lettore CD Audio Analogue Paganini
  • Vinili: Giradischi + Pre Phono Pro-Ject
Prossimi passi (2019):

  • Upgrade di Qobuz in HD e ulteriore riduzione dell'uso del Music server ai soli album in HD non disponibili in streaming o in formato DSD.
  • Libreria musicale: su NAS e aggiornata periodicamente, a disposizione per l'ascolto in cuffia da tablet o smartphone o da speaker esterni e come archivio unico e facilmente accessibile.
Il nuovo schema semplificato è questo (J River è anche Media Server DLNA per accesso esterno alla libreria digitale).


sabato 8 dicembre 2018

Un player video DLNA e HD: PlayerXtreme

Ho scritto diversi post sulle possibilità di utilizzare uno smartphone come economica ed efficiente cuffia wireless casalinga per ascoltare la musica, in qualità CD ma anche in alta definizione. Per farlo è sufficiente abbonarsi ad un servizio streaming in qualità CD, ed ora anche eventualmente in HD, come Qobuz o Tidal e utilizzare la rete wi-fi di casa.
Oppure in alternativa collegarsi al network storage server, il NAS come comunemente lo chiamiamo, dove invece abbiamo archiviato in digitale la musica di nostra proprietà, in alta definizione o in qualità CD, utilizzando un player HD compatibile DLNA, come Neplayer provato a suo tempo con eccellenti risultati, e che tuttora uso di frequente.

Ma se volessimo invece ascoltare in cuffia e vedere su un tablet i video musicali dei concerti, quelli distribuiti su DVD, ci sarebbe qualcosa di analogo? Per un uso analogo a quello tupico della cuffia, intendo, per esempio la sera tardi, o quando altri in casa vogliono vedere la TV  con Sky, Netflix o quello che volete, e voi preferite fare gli isolazionisti audiofili.

Il video test: Diana Krall Live in Paris
Esiste una soluzione, anche se non completa come per la musica
La differenza infatti è che per il cinema il passaggio completo allo streaming oal download a pagamento ancora non è avvenuto. Lo streaming c'è solo su Netflix o su Sky On Demand, ma per un numero di titoli (di film ma più che altro di serial) ridicolo rispetto ai film prodotti nel mondo (mentre per la musica c'è ormai quasi tutto, almeno per la musica moderna). E comunque non ci sono i concerti di classica, jazz o roick che siano. Tralasciando iniziative di nicchia come quella dei Berliner Philarmoniker provata e sperimentata tempo fa, lo streaming semplicemente non c'è.
E neanche il download, perchè la distribuzione libera dei film, inclusi quelli musicali e dei concerti, è ancora su supporto fisico, DVD soprattutto, tuttora, più Blu-ray. Disponibili nelle grandi catene di librerie come Feltrinelli ma anche in e-commerce su Amazon.


Il NAS per i video musicali
La soluzione quindi è semplice, apparentemente, visto che il protocollo DLNA è multimediale, basta comprare nuovi o usati i DVD dei concerti, ripparli. metterli sul NAS comforme al DLNA (lo sono tutti) e trovare una app player per il nostro iPad o tablet Android che sia anch'essa compatibile DLNA.
Ma ne esistono? Sì, e anche più di una. Ne ho provate 3 partendo dalle segnalazioni su Apple Store, e quella più citata PlayerXtreme, effettivamente funziona, fa quello che ci si aspetta. Ovvero consente di vedere i contenuti sul NAS, scegliere il video che vogliamo, e mostracelo (e farcelo ascoltare) sul tablet. Come se fosse uno di quei lettori DVD portatili di qualche anno fa che usavano i genitori per anestetizzare i figli piccoli quando li portavano al ristorante o in viaggio in macchina (e poi ci lamentiamo che i millenials sono troppo passivi).


PlayerXtreme
Vediamo allora come funziona questa app molto diffusa, Che esiste in versione gratuita con pubblicità oppure "pro" senza pubblicità e con qualche funzione in più, a 7,99 € una tantum. La prova si riferisce a questa seconda versione. La prima ha qualche funzione in meno (audio HD e gestione sottotitoli) ma soprattutto la pubblicità. Non molto invasiva però, viene trasmessa prima dell'avvio del video o durante la navigazione. Inserzionisti importanti (es. Amazon) evidentemente è una app molto diffusa.

Il primo impatto, ovvero l'accesso alla rete, il riconoscimento del media server DLNA e la navigazione vanno molto bene, tutto veloce e senza problemi, si vedono tutti i file multimediali supportati e si può scegliere cosa vedere nella nostra libreria musicale / video.
A questo punto ci viene naturale cliccare sul file video che abbiamo caricato e ci aspettiamo che parta la visione, anche per la app dichiara di leggere tutti i formati. A differenza della musica, dove sono al massimo 4 o 5, nel video ce ne sono dozzine. Ma non succede niente. Lo schermo rimane nero.
Tornando alla navigazione notiamo però che compare un'altra directorty fantasma (nel disco del NAS non c'è) chiamata TRANSCODE, aprendola se ne trova un'altra e qui una sereie di file video (fantasma anche loro, credo, collegamenti in altre parole) in vari formati, Alcuni con i simboli di una bandiera (USA o Italia ad esempio) ad indicare la ingua. Provandoli in sequenza sul mio iPAD (ultimo tipo, aggornato a IOS 12) alla fine ne trovo uno che funziona, è sempre quello che ha come nome "no encoding", ovvero "nessuna codifica". Si clicca e parte la visione regolarmete, senza imtoppi e rallentamenti.


Analisi veloce del fenomeno
Viene la curiosità di capire il motivo di questa interfaccia così contorta e della apparente inutilità delle funzioni di codifica, forse c'è qualcosa di anomalo nella mia configurazione, oppure sono disponibili effettivamente solo con file video sul tablet, e tutte le recensioni e i comment sullo store che trovo sono relative all'utilizzo meno interessante per me ma evidentemente non per gli altri. Ho cercato spiegazioni o comandi da settare (ma le impostazioni sono veramente minimal) senza alcun successo e quindi sono andato per esclusione. Stavo usando come media server non un vero NAS ma un NAS virtuale realizzato con PS3 Media Server, che è supportato, dice la app, ma forse il problema è qui. Ho provato quindi con un altro media server DLNA, quello incluso in Windows 10. E qui invece la visione è diretta, si clicca sul file AVI o M4A (MPEG-.4) e la visione parte. La cartella TRANSCODE quindi è creata automaticamente dal media server PS3.
Non solo, caricando poi file video in formato .MKV (Matroska) che, come vediamo dopo, è il formato preferibile, perché consente di mantenere l'audio lossless (In MPEG-4 è comunque compresso) anche il problema video sparisce. PlayerXtreme legge direttamemte il file video .mkv.

Le altre immagini si riferiscono invece al concerto di Diana Krall al Montreal Jazz Festivale del 2004
Video e musica in HD
PlayerXtreme dichiara di poter riprodurre video e audio anche in HD, con risoluzione non specificata. Non ho strumenti per convertire un video HD su supporto Blu-Ray, quindi mi sono limitato a fare delle prove con file video non compressi, quindi in formato DVD, preventivamente rippati senza compressione utilizzando il ben noto convertitore DVDShrink. La prima osservazione fatta è che il player non è in grado di "aprire" il formato ISO, ovvero la immagine del DVD. Bisogna quindi aprirlo con Winrar, ad esempio, e andare a cercare i file VOB (ovvero .mpg non compresso) dentro la cartella VIDEO_TS, e poi provare a farlo partire. Il risultato è che con il PS3 Media Server la cosa non è possibile, anche i file "no encoding" non funzionano. Con il Media Server incluso in Windows 10 invece la riproduzione è possibile.


Non so se per incompatibilità del software o a causa della diversa potenza dei PC (Windows è su un notebook recente, i7 e con disco SSD) ma qui PlayerXtreme legge effettivamente anche in qualità DVD e probabilmete anche in  HD Video.
Purtroppo la cosa è priva di particolare interesse perché nonostante le connessioni wi-fi ultima generazione e la coppia iPad - Notebook di ultima generazione, non ce la fa come prestazioni. Il video parte ma spesso si ferma, la risoluzione spesso cala mostrando. Insomma, inutile. Se vogliamo usare un tablet per la visione personale dei concerti o dei film bisogna adottare i formati compressi.


Ripping e conversione
Vediamo quindi i passaggi per i concerti e i film che abbiamo noi (per quelli trovati in giro possiamo fare ben poco, tanto vale guardadarli su YouTube).
  1. Ripping del DVD (solo se il file ISO vi servirà ancora come backup o per copie). Qui l'applicazione è sempre quella da anni: DVDShrink, Funziona benissimo ma non è più aggiornata da molto tempo. Si trova con un po' di difficolta da una organizzazione .org, ma bisogna lasciare una donazione da 5€. Se però l'avete già funziona sempre. Accortezze:
    • deselezionare tutto quello che non serve (extra, interviste ecc.)
    • deselezionare l'audio multicanale se non serve
    • selezionare la opzione "no compression" per evitare una doppia compressione  (può succedere che l'applicazione mostri un messaggio di warning perché la dimensione supera quella di un DVD fisico, ma questo non ci interessa)
  2. Creazione del file in formato compresso. Qui di applicazioni ce ne sono parecchie. Quella che mi è piaciuta di più è Handbrake, gratuita, semplice e intuitiva da usare, e con tutte le funzioni essenziali, e legge direttamente il file ISO creato da DVD Shrink, oppure in alternativa, se salvare il file ISO non vi serve, può leggere direttamente il DVD, tenendo conto però che la conversione da disco è molto più lenta (3 volte ca. rispetto al file .ISO, che richiede ca. 15'). Accortezze:
    • la qualità video va settata al massimo possibile che però di solito è quella impostata di default (andare sulla scheda "picture" per controllare)
    • scegliere sempre il formato MKV (non MP4) perché consente a differenza del secondo di memorizzare l'audio in formato lossless e in HD fino a 24/48 (in MP4 è compresso al massimo a 448kbps)
    • per la scelta della qualità audio dovrebbe essere sempre presente il formato lossless FLAC a 24/48 (ma a volte può essere 24/44.1 o 16/48) che però non è il default, scegliere sempre la qualità più elevata
    • se già non è stato fatto nel primo passaggio, scegliere audio stereo perchè il multicanale ovviamente non serve e appensantisce solo il file.
    • selezionare i sottotitoli solo se servono (rimarranno fissi e non eliminabili nel file di output).

Quello che rimane da fare a questo punto è solo trasferire il file .AVI o ,MP4 o .MKV (dipende dal formato input) sul media server e riprodurlo quando ci va.


La visione e l'ascolto
Una volta predisposto il file video con la migliore qualità possibile si può valutare la qualità video e audio e la usabilità della app. Per quest'ultimo aspetto, a parte la complessità già evidenziata con il media server PS3, si seleziona "network" e il media server, si naviga per directory, si individua il film e si fa partire la visione. In più nel caso di PS3 bisogna andare a cercare la versione visualizzabile nella cartella TRANSCODE.
Come test ho usato i primi due concerti dal vivo di Diana Krall usciti su DVD (quello di Parigi del 2002 e quello di Montreal del 2004), registrati molto bene sia come video sia come audio (e come qualità delle riprese e del montaggio).
Le immagini sono di ottima qualità e la visione sullo schermo dell'iPad (6a generazione, schermo Retina) è eccellente. Ovviamente la qualità è facilitata dallo schermo piccolo, di circa 10", in una proiezione su schermo grande si potrebbe notare più facilmente la perdita di qualità dovuta alla compressone.
Sempre dal concerto di Montreal con il batterista Peter Erskine
L'audio non compresso, teoricamente sarebbe a 24/48KHz, sempre che PlayerXtreme non preveda un downgrade. E' dichiarato che la versione a pagamento, che stavo provando, supporta audio in HD e quindi così dovrebbe essere. Non è possibile una verifica su un oggetto chiuso come un iPad ma al massimo il downgrade sarà a 16/44.1, qualità CD, lo standard per il tablet Apple. La qualità audio dipende quindi essenzialmente dal DAC interno dell'iPad e dalla cuffia, nel mio caso una Grado SR80, L'audio risulta ben dettagliato, timbrica corretta e ottima  definizione è il tutto è aiutato anche dall'ascolto in cuffia che esalta l'effetto stereo. Ho fatto anche un confronto con un video con audio compresso in formato MPEG-4 con l'altro concerto a Montreal del 2004. A un primo ascolto l'impressione è buona, ascolto realistico, passando però ad audio non compresso si aggiunge effettivamente qualcosa, la voce di Diana Krall ha ora il leggero eco del grande concerto e  l'ascolto è quindi ora più realistico.

Osservazioni
L'unico elemento che ho notato è stata la presenza a volte di alcune incertezze nella riproduzione quando la ripresa si spostava velocemente, non rallentamenti o blocchi ma la comparsa per qualche attimo ad uno sguardo molto attento, delle righe orizzontali, Un problema di prestazioni delle schede video o di velocità di trasmissione, di solito. Nel test usato un iPad di ultima generazione e lo speed test in wi-fi dava 45Mbps quindi è improbabile che il probema stesse da quella parte, mentre il media server come ho anticipato non era su vero NAS ma su un NAS software realizzato com PS3 Media Server su un Mac Mini non recente, seppur potenziato. Molto probabile che su una diversa configurazione il problema non si mostrerebbe. Proverò in seguito o potrebbe provare qualsiasi visitatore del blog perché la app è gratuita con le funzioni base.

In sintesi
Chi ha la fortuna di avere un ottimo impianto audio / video con grande schermo e stereo o multicanale veramente hi-fi è meglio che continui a vedere i concerti in video dai DVD o dai Blu Ray. Ma se così non è (stereo da una parte e TV da un'altra) o se l'ascolto privato è necessario per l'armonia familiare, la soluzione del player video sul nostro tablet è comoda efficiente e non fa perdere quasi nulla del piacere di visione.



Appendice: I film e i sottotitoli

Nei concerti il problema del parlato non c'è, non sono mai doppiati e sono di solito o in inglese o in italiano. Nei film invece possono servire se appunto non sono in italiano o in inglese o in un'altra lingua che non conoscete.
Se ne avete necessità e se sono presenti nel DVD dovrete solo selezionarli nella creazione del file video su Handbrake (ma poi non si potranno disabilitare).
Se invece il video non è su un DVD ma ha un'altra provenienza, ovvero è già compresso in Divx, Xivd e simili, i sottotitoli se non presenti si possono aggiungere ricorrendo ai diffusi file in formato .srt, disponibili e quasi sempre creati da appassionati, per molte lingue tra cui l'italiano e pressochè sempre l'inglese. Il sito più frequentato su cui si trovano per un gran numero di film Opensubtitles, che richiede però una registrazione. Trovati e scaricati, occorre spesso sincronizzarli con l'audio, perché di frequente i credit iniziali sono diversi da copia a copia dello stesso film e quindi i tempi possono essere sfalsati. Questa operazione di sincronizzazione può essere fatta con un po' di pazienza con il più noto e diffuso player free, ovvero Videolan (o VLC) che ovviamente supporta anche i sottotitoli.


E su PlayerXtreme? La situazione è un po' diversa, nel senso che non è possibile far vedere al player i file .srt individuati sul web, ma è inclusa una funzione di ricerca su un DB della app.
I risultati secondo un breve test su film rari ma non sconosciuti, è contradditorio: PlayerXtreme ha trovato senza problemi i sottotitoli (in inglese) per il primo film di Polansky, uscito in Polonia nel 1962 e ovviamente con audio in polacco, Il coltello nell'acqua (che ha anche una pregevole coonna sonora jazz a cura dell'ottimo jazzista polacco Krystow Komeda), Mentre non ha trovato nulla per un film forse più noto, Monica e il desiderio, il primo film di relativo successo di Ingmar Bergman (del 1953) per il quale invece su Opensubtitles si trovano i sottotitoli per l'audio in svedese, anche in italiano.

E per finire ancora alcune espressioni della pianista e cantante canadese durante la sua eccellente performance a Montreal.