mercoledì 15 giugno 2016

La scelta delle cuffie stereo

Accessorio un tempo considerato quasi superfluo complemento di un impianto hi-fi ora diventato quasi l'unico componente alta fedeltà che suscita interesse anche al di fuori del recinto sempre più ristretto degli appassionati. Come logica conseguenza un numero sempre più elevato di nomi classici dell'alta fedeltà hanno iniziato a proporre una loro gamma di cuffie stereo, in parallelo a nomi nuovi che introducono anche nuove tecnologie o varianti di quelle classiche.
Può essere utile quindi riassumere alcune informazioni sulla scelta delle cuffie stereo. Concentrandoci però sull'uso che interessa ai nuovi utenti, ovvero collegate a dispositivi mobili, ovvero a smartphone o tablet.

Esistono altri usi?
Certo, collegate ad un impianto hi-fi, per un ascolto ad esempio notturno, oppure come monitor per un controllo accurato durante una registrazione in proprio o di altri, o di componenti dell'impianto. In questo caso saranno collegate di solito a un amplificatore specializzato per cuffie o ad un DAC con uscita cuffia, perché la maggior parte degli amplificatori da molti anni non hanno più la questa uscita. Poi ci sono le cuffie non collegate con un cavo, ma via etere con tecnologie Bluetooth o Wi-Fi, ma non sono trattate qui. E ci sono anche sistemi diversi, auricolari infraurali, auricolari e cuffie per uso durante lo sport, adatte per ascoltare l'audio dei film in un lungo viaggio aereo, per ascoltare musica di sottofondo durante allenamenti e attività fisica, usi che con l'ascolto appropriato della musica hanno poco a che fare. Infine ci sono anche cuffie che, grazie a una elaborazione digitale del suono, riducono fino ad annullarli i rumori esterni. Ideali per chi lavora in ambienti rumorosi, ma per la musica siamo lontani dalla nostra idea di ascolto, da praticare in un ambiente gradevole, casa nostra oppure in esterni in una spiaggia solitaria o in una radura in un bosco o nel patio di una casa di campagna. Non per ascoltarla in un ambiente ostile, tra i rumori del traffico o in mezzo a una folla vociante. Anche perché se qualcuno ci lancia un allarme o un ordine di evacuazione potremmo trovarci da soli quando ormai l'irreparabile e' vicino.

Sennheiser Momentum
La tecnica in breve
le uniche caratteristiche che interessano, avendo eliminato quelle sopra elencate, riguardano quindi la struttura, la sensibilità e la curva di risposta. La struttura può essere chiusa, aperta o semi aperta, e gli auricolari possono essere circumaurali (circondano l'orecchio) o sovraurali. Le cuffie chiuse e circumaurali circondano completamente l'orecchio e isolano dai rumori esterni, garantiscono la risposta ottimale sui bassi ma a volume appena elevato isolano molto dal mondo esterno, non sono adatte quindi all'uso in esterni e per la necessità di "stringere" non sono molto confortevoli. Sono adottate  soprattutto nell'uso professionale. Le sovraurali si appoggiano invece sull'orecchio e sono sempre permeabili al suono (in entrambe le direzioni), più confortevoli e di utilizzo universale, garantiscono comunque se ben progettate una risposta sufficientemente lineare e corretta. Le semi-aperte come dice il nome sono una efficace soluzione di compromesso, circumaurali ma con cuscinetti o retro padiglioni trasparenti al suono. Esistono naturalmente altre varianti. La sensibilità può variare anche di molto nei vari modelli, per l'uso con smartphone può essere un elemento da considerare, la tensione di uscita può essere bassa e la sensibilità della cuffia deve essere comunque adeguata ad ascoltare a volume realistico (mai troppo alto pero': attenzione). Infine la risposta, molte cuffie recenti sono equalizzate per correggere software di scarsa qualità ed in particolare per esaltare bassi e acuti. Scegliere sempre le cuffie cosiddette "monitor" quindi con risposta flat.

Le cuffie in assoluto migliori per noi comunque non le troveremo
Questo è il primo principio. Un tempo forse poteva anche essere possibile individuare un modello di cuffia e provarla o farsi consigliare da qualcuno di fiducia, perché i produttori in tutto erano 4 o 5, la Koss che aveva quasi il monopolio del mercato consumer, Sennheiser, Beyerdinamic e AKG che dominavano il mercato professionale e semi-pro, la Stax che produceva cuffie elettrostatiche, tecnicamente è indubitatamente migliori, ma molto costose, più tardi le spartane ma ottime Grado.
Adesso la produzione si è moltiplicata sia come case produttrici sia sopratutto come gamma, con sempre nuovi modelli. Impossibile provarle tutte o anche in buon numero. Potremo quindi solo scegliere la migliore (per noi, relativamente ai nostri scopi e al nostro budget) tra quelle disponibili e ascoltabili nel mese o nella settimana in cui la cerchiamo. 

Beyerdinamic T51i

Le cuffie non sono per sempre
Questo è il secondo principio. Sono soggette ad usura molto più di altri componenti hi-fi. Non solo per l'uso in mobilità, trasportate in valigie e zainetti, appoggiate da varie parti e a rischio caduta e così via. Anche nell'uso più attento i padiglioni e l'archetto sono a contatto con noi che produciamo inevitabilmente sudore che deteriora i materiali a contatto, che devono essere ovviamente morbidi e soffici e non impermeabili, con conseguente necessità di manutenzione e periodica sostituzione. Altri elementi critici (anche di più perché non sostituibili)  i cavetti che sono soggetti a stress continuo, lo spinotto pin-jack, le parti flessibili. Nelle cuffie soprattutto se usate di frequente tutto si usura e fatalmente dopo un certo numero di anni dovremo cambiarle. Meglio esserne coscienti. Per limitare l'obsolescenza e' opportuno dotarle sempre di una custodia protettiva da usare in ogni spostamento e sempre dopo l'uso (di solito i buoni modelli la prevedono). Altro sistema e' dotarsi di due cuffie, una da battaglia e una da tenere da conto è ben protetta per gli usi più impegnativi e preziosi. Soluzione sconsigliabile perché la cuffia buona alla fine in questo modo non la useremo quasi mai e dopo qualche anno ci chiederemo perché abbiamo rinunciato volontariamente al meglio.

Le cuffie debbono essere comode
La qualità del suono e' importante ma il comfort lo è anche di più. Sempre gradito può essere forse messo in secondo piano nell'uso professionale (prima il dovere e poi il piacere) ma nel nostro uso e' fondamentale. Le cuffie quindi devono essere leggere, non stringere sulle orecchie, non dare una sensazione di calore nella stagione estiva o in una casa molto riscaldata, avere a contatto con la pelle superfici e materiali piacevoli, non dovrebbero legare i movimenti con il cavo, insomma bisognerebbe scordarsi di averle in testa. Una esigenza che è in antitesi con quanto richiesto per una buona risposta soprattutto sui bassi, quindi tutte le cuffie nascono da un compromesso tra comfort e struttura ideale per una risposta lineare. Il consiglio è di non trascurare e non mettere mai in secondo piano il comfort, che deve essere invece una priorità.

B&W (Bowers & Wilkins) P5

Come scegliere le cuffie
Bisognerebbe poterle indossare e anche per un tempo non brevissimo, per verificare il comfort, e anche poterle provare con diversi esempi musicali e con una sorgente simile a quella che useremo, per verificare la qualità del suono. E l'operazione dovrebbe essere ripetuta, ma non a distanza di molto tempo, per tutti i modelli che abbiamo selezionato in base alle recensioni positive. In più sarebbe opportuno avere per confronto e conferma anche delle misure di laboratorio.
Sarebbe l'ideale, ma non è possibile. Per cominciare le misure non sono più effettuare dalle riviste da anni. Si facevano un tempo usando una testa artificiale, che però poteva misurare solo in parte i parametri significativi, oltre ad essere una media delle teste naturali, e probabilmente un po' diversa dalla nostra.
Poi è quasi impossibile avere a disposizione tutte le cuffie che ci interessano e soprattutto averle a disposizione per una prova, in particolar modo se di prezzo medio alto. Le cuffie usate per i test e indossate da molti aspiranti acquirenti difficilmente potevano poi essere rivendute. Con l'attuale restringimento dei margini per i negozi questa possibilità è logicamente caduta.
Rimangono quindi solo due sistemi: fidarsi delle recensioni o la prova casuale al grande magazzino di elettronica.

Fidarsi delle recensioni
Il mercato e' ricettivo e quindi le recensioni non mancano. Naturalmente possono essere pilotate o interessate, ma differenze di qualità profonde tra modelli di cuffie stereo delle principali Marche sono improbabili con le tecnologie attuali. Bisogna solo leggere con attenzione le recensioni e in particolare i dettagli o le piccole osservazioni sul suono o sulla comodità e poi scegliere tra i modelli migliori delle case più note nella fascia di prezzo che abbiamo pre- fissato. 
Per fare un esempio (che non è un consiglio, perché questi post poi rimangono visibili a lungo, e nel frattempo modelli e recensioni a cui si fa riferimento diventano rapidamente obsoleti) la popolare rivista inglese What Hi-Fi ha anche una sezione on-line accessibile liberamente nel quale pubblica recensioni sintetiche ma esaustive e che indirizzano ovviamente anche alcuni best seller attuali per rapporto qualità prezzo , come la B&W P5, la Sennheiser Momentum o la Beyerdinamic T51i. Tutte e tre di prezzo medio, aggiungerei alla lista le Grado SR225 (leggermente più scomode per via dei due cavetti separati, come le Beyerdinamic) possiamo stare sicuri che difficilmente avremo delusioni sul suono anche se non sapremo che il suono di un'altra delle 3 o 4 ci sarebbe piaciuto di più.
Come si vede dalle figure due sono semi-aperte e sovraurali (Beyerdinamic e Grado) e due  circumaurali ma semi-aperte. Leggendo le recensioni o altre informazioni dovremo solo cercare di avere una rassicurazione sulla sensibilità e sul comfort. In sintesi, il risultato con il minimo sforzo.
(Ripeto a scanso di equivoci, non sono consigli per gli acquisti, non sono state provate da me (tranne la Grado) e sono solo 4 esempi tra molti altri e molte altre cose.)

Grado SR225e

La prova casuale al grande magazzino di elettronica
Sicuramente la catena Media World ma anche altri danno la possibilità di provare un'ampia selezione delle cuffie in vendita. La prova nell'era degli smartphone è semplicissima, le cuffie sono su una specie di rastrelliera, con vicino ovviamente il modello e il prezzo, basta prenderle e collegarle al proprio smartphone, non serve altro (neanche l'assistenza di un commesso). Naturalmente non vengono igienizzate tra un test e l'altro, è una prova "nature", per chi non si fa di questi problemi (come me, che ho applicato diverse volte questo sistema anche per cuffie da regalare). Consigliabile come ovvio un giorno di non grande affollamento. Individuati i modelli che ci interessano (solo di categoria monitor, lo ricordo) in pochi minuti si hanno le risposte che cerchiamo riguardo al comfort (aspettare un po' per giudicare) e alla sensibilità, facendo riprodurre allo smartphone una musica qualsiasi e controllando che il volume non vada a fine corsa.
Per la prova della qualità audio bisogna investire più tempo, sia per la scelta dei brani giusti (vedi la pagina sulle regole per la prova di ascolto su Musica & Memoria) sia per la qualità del file audio. Che non deve essere un MP3 compresso di ignota origine. Facciamo in modo che siano file audio in qualità CD, visto che è possibile e anche facile. Mettiamo le cuffie da provare nelle condizioni più difficili e più selettive.

File audio di test in qualità CD
Gli abbonati a un servizio streaming in qualità CD come Qobuz o Tidal non devono fare praticamente nulla, se non caricare i file audio prescelti per poterli riprodurre offline (non è detto che nel negozio la ricezione sia sufficiente).
Per gli altri, se hanno uno smartphone Android i passi da fare sono semplice: collegare lo smartphone a un PC sulla porta USB e caricare, come se fosse una memoria esterna, i file audio in formato wav non compresso o Flac compresso lossless nella cartella Musica, e installare se già non l'hanno fatto la app (gratuita) del popolare player VLC (o VideoLAN). Serve perché il player standard di Android (Google Play Music) a quanto scritto sulla documentazione non supporta il formato 16/44.1, quindi effettua comunque la compressione.
Su IOS, quindi su iPhone, il trasferimento è un poco più complesso perché richiede obbligatoriamente iTunes, che deve essere quindi installato sul PC e configurato con lo stesso account anche sull'iPhone. Una volta collegato si trasferiscono via iTunes i file audio in qualità CD prescelti mediante la funzione di sincronizzazione; i file sincronizzati saranno quindi leggibili sulla app Musica dell'iPhone che supporta la conversione audio fino a qualità CD, non è necessario un altro player. Attenzione però: bisogna controllare che nella configurazione dell'iPhone non sia settato tra le opzioni "Converti brani con frequenza bit più alta a (128 o altro)".
Il processo di sincronizzazione è un po' complesso di come rappresentato qui, e in appendice è riportato con maggior dettaglio.

Il test 
Tra le cuffie presenti molto difficilmente ci saranno quelle di cui abbiamo letto le recensioni, ci saranno modelli simili o equivalenti di altre marche. Si sceglieranno per il test in base a questi elementi e al prezzo, e magari anche all'estetica e alle impressioni di robustezza e costruzione solida e/o con buoni materiali. E' il limite di questo metodo per le prove d'ascolto (che però è l'unico possibile) la scelta è limitata alle 8-10 cuffie presenti e che ricadono nei parametri a cui ci siamo orientati. Ma almeno alla fine avremo scelto qualcosa che abbiamo provato e saremo sicuri sia della comodità sia della piena compatibilità con il nostro smartphone o tablet.

In sintesi
Comprare delle buone cuffie stereo investendo tra i 100 e 200 € non è difficile, i modelli validi sono molti e le cuffie con la loro caratteristica di avvicinare il suono riescono sempre a rendere molto appagante l'esperienza di ascolto, se di qualità adeguata. Sarà improbabile rimanere insoddisfatti dell'acquisto, anche se ovviamente potremmo sempre trovare qualcosa di più soddisfacente (come in tutte le cose del mondo, avendo un tempo infinito).
Salendo di livello e di prezzo si arriva poi a una qualità sonora superiore a quella dei diffusori equivalenti, ma rimane la minor naturalezza rispetto ad un ascolto "aperto". A livelli di prezzo sopra ai 1000 € però un ascolto di prova si può anche pretendere.


Appendice: Trasferire file in qualità CD su un iPhone

Premessa: configurare iTunes su PC

1) disabilitare iTunes Match (nel caso siate abbonati a questo servizio cloud)
2) verificare che non sia abilitato "Converti brani con frequenza bit più alta a (128 o altro)".
3) collegare l'iPhone e selezionare il dispositivo tra "i miei dispositivi"

Sincronizzare ovvero trasferire file audio 16/44.1

4) Selezionare tra le viste iPhone (icona dello smartphone)
5) Selezionare "musica" (vedi fig.1)
6) Selezionare "laylist" invece di "tutti" (per non trasferire tutta la musica presente sul PC(
7) Selezionare il brano o i brani in formato CD da trasferire
8) Spuntare "Sincronizza" e attendere (vedi fig. 2); nella barra in alto viene mostrato il progresso dell'operazione
9) Sull'iPhone saranno ora presenti i brani di test da utilizzare (nel nostro caso è quello di Chris Connor spuntato con il flag)

A parte l'esigenza di effettuare un test questi passi possono essere seguiti in tutti i casi in cui si vuole trasferire sul'iPhone propri file audio rippati.

Figura 1


Figura 2

domenica 15 maggio 2016

Nuovi modi per ascoltare la musica: impianti integrati, wireless e raffinati

Sta cambiando velocemente il modo di sentire la musica, la disponibilità quasi illimitata di musica in streaming, la sparizione del supporto fisico, il declino del formato album e la preferenza per le playlist, una attenzione maggiore alla compatibilità con gli ambienti in cui si vive e si fanno molte altre cose, la tecnologia wireless, sono alcuni degli elementi che rendono sempre più di nicchia il tradizionale impianto sorgente - ampli - casse. In questo articolo è presentata una rassegna dei nuovi modi che si stanno affermando (mentre continuamente altri ne vengono proposti) soprattutto tra chi ha conosciuto solo questo nuovo approccio alla musica, i giovani, con una serie di esempi di "impianti" completamente ripensati, ma sempre ben suonanti.

Della crisi dell'impianto tradizionale ne scriveva anche il direttore di TNT-Audio, la nota rivista online dedicata all'alta fedeltà, che ha pubblicato di recente (17 aprile) un divertente ma preoccupato editoriale sulla mostra Milano hi-fidelity 2016. Invito a leggerlo, ma in sintesi mette in evidenza una situazione di progressivo rinchiudersi del settore in una proposta di prodotti di costo sempre più elevato (anche sopra i 100.000 €) per un target sempre più ristretto, e soprattutto sempre più adulto (e quasi solo maschile) con l'inevitabile conseguenza di continua riduzione per assenza di ricambio. Anche Audio Review, che resiste in edicola, penso, sempre grazie a chi ha conosciuto la hi-fi negli anni '70, insiste quasi ogni mese sulla necessità del ricambio, ma poi scivola lentamente ma inesorabilmente nella stessa direzione degli impianti e dei componenti da sogno (e inarrivabili), per un target di lettori molto diverso ma con approccio simile a quello che acquista le riviste o frequenta le mostre dedicate alle super-car.


Il fattore costo è sempre relativo (al proprio reddito) così come il fattore anagrafico. Basta fare un giro in un qualsiasi porticciolo turistico, anche all'Elba, senza andare a Cap d'Antibes, per vedere ormeggiate barche di ogni genere con skipper e altri abitanti anche piuttosto giovani. Tralasciando i non rari yacht con equipaggio, un normale cabinato a vela medio da 15 metri tutto attrezzato, ha un costo dell'ordine di 350.000 tutto attrezzato a cui si aggiungono 20-30.000 € all'anno per ormeggio, rimessaggio e manutenzione. Chi ha la disponibilità economica per acquistare un oggetto di questo tipo (non rinunciando probabilmente ad altro) pur considerando l'uso non continuativo, non avrà neanche problemi particolari ad acquistare il componente DAC + ampli Playback Design IPS-3 provato qualche tempo fa da AR, e presentato dal recensore come "una soluzione per il giovane che vuole un componente ben suonante ma con minimi problemi di configurazione", che costa però 14.000 € (e bisognerà aggiungere per restare allo stesso livello - di immagine ma anche di suono - almeno una coppia di Wilson Audio Sophia, altri 15.000 €).

Il problema non è quindi soltanto il costo, ma il fatto che il suddetto giovane benestante proprio non sente questo "bisogno". Se vuole inserire in casa un impianto di adeguata immagine probabilmente la sua scelta cadrà su componenti raffinati della B&O o di prestigio come i McIntosh (con casse magari ben nascoste).

Agli operatori del settore questa situazione provoca non poche preoccupazioni, ma molto meno a noi che, anche avendo queste cifre occasionalmente a disposizione, avremmo altre priorità, nonostante la passione audiofila. Quindi possiamo lasciarli alle loro preoccupazioni e ad ingegnarsi a trovare strade diverse per ricreare il "bisogno" che stimola l'acquisto. Ci interessa di più il paradosso di assistere al mancato incontro tra un mondo che ascolta sempre più musica e una tecnologia che consente di riprodurla in modo sempre più fedele e a costi sempre più ridotti.

Come ascoltano la musica i giovani
Cerchiamo di capire dov'è che i due mondi si incamminano su strade divergenti, riflettendo su come i maggiori consumatori ascoltano la musica. Cominciando ovviamente da ...

Le cuffie stereo
Boom di vendite, sempre più produttori specializzati in altri componenti che aprono la loro linea di cuffie (B&W, Focal, Oppo, il cui modello PM-1 è mostrato sopra, e molte altre), una scelta vastissima e una qualità effettivamente adeguata ad essere considerata hi-fi già da poco oltre i 50 € e anche i modelli più costosi non sono inarrivabili: non c'è dubbio che in questi ultimissimi anni una massa sempre più grande di consumatori di musica soprattutto giovani ha scoperto l'emozione che può dare un ascolto hi-fi e non vuole più rinunciarvi. Una soluzione certamente non universale ma che garantisce il miglior rapporto qualità / prezzo (a precise condizioni e pur con le note limitazioni) alla quale sarà dedicato il prossimo post.

L'audio da scrivania
Quando si vuole ascoltare in modo più rilassato, meno concentrato oppure (ahimè) come sottofondo sono preferiti da sempre gli altoparlanti in campo libero. Altoparlanti, perché ormai la disponibilità per tutti di PC, smartphone, tablet (e connessione web) rende la sorgente una scelta scontata: può essere uno qualsiasi di questi componenti, non più un player specializzato come un lettore CD o suoi successori, manca quindi solo lo "speaker". I produttori di tutto il mondo si stanno quindi ingegnando da tempo, sulla scia del capostipite, lo Zeppelin di B&W, di proporre modelli con buona qualità di suono, compatti, esteticamente gradevoli e originali, e possibilmente wireless. In grado si sostituire quelle soluzioni 2+1 (2 satelliti + sub) da collegare all'uscita audio dei PC, di basso costo e bassa qualità, diffusi fino a qualche tempo fa e per i quali l'interesse è in diminuzione continua (come per i PC fissi). Vediamo di cosa si tratta con alcuni esempi, partendo ovviamente dallo Zeppelin.

Zeppelin Air LCM / Wireless 
Tecnicamente è un diffusore attivo stereo a due unità "satelliti" medio-alti più subwoofer in una costruzione monoblocco. Le unità medio-alti sono composte da un tweeter e un mid e sono ai due lati e il sub (da 15 cm nel modello wireless, da 12,5 nel Air) è centrale. Una architettura simile a storici modelli da casa degli anni '60 come il Paragon della JBL, che però occupava tutta una stanza.
Unità di amplificazione separate in classe D guidano gli altoparlanti. A seconda dei modelli a sorgente si può collegare direttamente su una connessione diretta o più comodamente via wireless. I due modelli hanno funzionalità diverse sotto questo aspetto: il modello Air Speaker consente connessione diretta da device Apple o via wireless con il protocollo Apple AirPlay (più connessione USB). Il modello wireless, più recente, come dice il nome è solo wireless con protocollo AirPlay, Spotify Connect e anche Bluetooth AptX (supporta anche l'alta definizione). Il costo passa dai 400 € per il primo modello Air ai 700 € per il successivo e più performante modello Wireless. Nella gamma "New Media" la B&W propone inoltre altre varianti sul tema dello speaker wireless.

Pur essendo tuttora in produzione si trovano solo immagini, come questa, con collegato un iPhone 4
Lo Zeppelin consente un ascolto di qualità timbricamente corretto ed indistorto anche a volumi relativamente elevati e con una buona estensione sui bassi, soprattutto sul modello wireless, e può essere usato anche per sonorizzare stanze di medio-piccole dimensioni. L'uso è estremamente comodo e la musica può essere selezionata ed organizzata semplicemente usando un iPad o un iPhone, non serve niente altro se non l'abbonamento a un servizio streaming. Il limite come per tutti questi componenti è la ricostruzione spaziale della scena sonora originale. Non è un hi-fi completo insomma, ma una soluzione di compromesso.

Lo Zeppelin Wireless. La scelta estetica minimalista lo rende, come si vede, praticamente in-fotografabile.
La struttura interna del modello Air LCM

L'interno del modello wireless, molto simile ma con altoparlante sub più grande e performante

Il Paragon della JBL con componenti a tromba
Sonos Play:5 wireless speaker
Prodotto da un'azienda californiana nata nel 2002 proprio per proporre componenti per l'audio digitale e divenuta poi una delle principali del settore, è il successore 2015 del precedente modello 2009, altro apripista del settore. A parte la forma più usuale lo speaker non è molto diverso dallo Zeppelin wireless come architettura, in particolare nella precedente versione, dove c'erano due "satelliti" a 2 vie nella stessa cassa monoblocco più un altoparlante per i bassi, mentre nell'ultima versione la Sonos ha puntato maggiormente sui bassi e sulla estensione spaziale del suono, montando 3 woofer uguali da 10 cm. e 3 tweeter di cui due angolati e caricati con una piccola tromba, tutti con ampli in classe D dedicato. Inoltre il nuovo modello è a sospensione pneumatica (pensiamo per rendere possibile la correzione DSP sui bassi) mentre il precedente era bass-reflex con condotto posteriore.
Anche questo speaker, a parte un input volante con mini jack stereo, è pensato per una connessione senza fili consentendo anche una maggiore flessibilità, grazie ad app per le device mobili IOS e Android (e per desktop) e il supporto diretto per servizi di streaming come Spotify e Tidal (quindi anche in qualità CD). Niente alta definizione, a differenza dello speaker B&W, solo qualità CD.


Il Play:5 di Sonos ha inoltre altre funzionalità orientate alla sonorizzazione degli ambienti (il cosiddetto multi-room): più unità possono essere collegate assieme e possono essere anche sistemate in posizioni non ottimale grazie ad un software di correzione di ambiente DSP (chiamato Trueplay) che fa ricorso ad uno smartphone iPhone per correggere la risposta (sui bassi, riteniamo). Molto utile per riempire di musica di sottofondo gli ambienti, che è proprio quello che noi appassionati di musica vorremmo che si evitasse di fare (per rispetto della musica), ma se proprio servisse, la gamma Sonos (che comprende un Play:1 e un Play:3) è una delle possibili risposte.
Giudicato nelle recensioni anche dinamicamente superiore allo Zeppelin, nel senso che può sonorizzare ambienti anche medio-grandi garantendo bassi presenti e suono non distorto anche a volume relativamente elevato. Se i bassi per alcuni generi di musica fossero eccessivi la app consente anche la equalizzazione. Se invece se ne volessero di più c'è anche una unità sub aggiuntiva (ovviamente sempre wireless). Il prezzo attuale è intorno ai 570 €. Nelle immagini seguenti l'architettura interna.

L'archiettura del modello 2009, più "tradizionale" per questo tipo di componenti

La struttura interna del modello 2015. La foto proviene dalla recensione della rivista What Hi-Fi.
Non se ne trova al momento una migliore e tecnicamente pulita come quella precedente.

NAIM Mu-So
I due wireless speaker citati come esempio (come tutti gli altri) consentono grazie ad un buon progetto e ad una attenta costruzione di garantire una buona timbrica (anche sulla voce) e una buona dinamica con poca distorsione che consente di riprodurre anche contenuti musicali impegnativi. Quella che manca è la immagine stereo, che d'altra parte è ben difficile da ricreare con due tweeter distanziati al massimo di 50 cm. invece che dei canonici 2-3 mt (come nel JBL Paragon). La Naim Audio, prestigioso marchio inglese nato nel 1969 e da sempre orientato ad un approccio minimalista e conservatore, ha abbracciato invece tra i primi (assieme alla concorrente Linn) l'audio digitale ed è da tempo uno dei più credibili attori del settore, e recentemente è entrata anche nello specifico settore degli speaker wireless all-in-1 con questo componente dal nome un po' curioso, almeno per noi, indirizzando proprio questa limitazione.

Il Mu-so nella versione "customisation red". La base in plexiglas, ulteriore raffinatezza,
lo fa sembrare fluttuante nell'aria.
La tecnologia con cui è affrontato il problema è basata sull'utilizzo di più altoparlanti (6 nel Mu-So con  altrettanti amplificatori in classe D per complessivi 450 W) il tutto controllato da un processore digitale e da un software messo a punto da Naim. Sfruttando la forma particolare e le caratteristiche degli altoparlanti e (supponiamo, niente è dichiarato in tal senso) anche opportuni interventi di fase, il Mu-so punta a una ricostruzione spaziale a livello di quella di impianti di qualità, ovviamente non di grandi dimensioni. Assieme alla qualità del suono da tutti giudicata eccellente, questo aspetto, confermato da diverse recensioni, rende questo speaker wireless probabilmente il migliore attualmente acquistabile. Il che è anche giusto visto il prezzo che è sensibilmente superiore anche se non proibitivo, intorno ai 1250 €. Esiste però un modello più piccolo (meno bello esteticamente, è un cubo) con prestazioni ovviamente non identiche (ma dicono sempre buone) e più orientato ad un ascolto "da scrivania", chiamato Mu-so Qb, a circa 820 €.
Da segnalare anche la grande versatilità, il Mu-so può gestire praticamente ogni sorgente analogica, digitale o in cloud.

Gli altoparlanti del Mu-So sono costruiti appositamente per Naim.
Il cerchio in alto è il comando rotante multifunzione (ma per fortuna c'è anche una comoda app).
Una immagine del Mu-So in ambiente che mostra come le dimensioni siano più grandi di Sonos e Zeppelin
Tutti gli altri
Sono veramente molti, come quello delle cuffie stereo è un settore in continua espansione, segno che questa soluzione è quella che viene cercata da chi vuole ascoltare bene la musica oggi. Li stanno proponendo molte case tradizionali hi-fi, come Denon, Panasonic, Dali, NAD, e molte altre se ne aggiungono continuamente. Sono in generale variazioni sul tema ma con varie particolarità soprattutto sulle sorgenti supportate e sulla disposizione interna degli altoparlanti. I modelli seguenti presentati come esempio sono sempre i top di gamma.

Denon Heos 7 (ca. 570 €)
Panasonic SC-all9 (ca. 350 €)
Il Dali Kubik Free e il compagno Dali Kubik Xtra. Il modello Free (890 €) può funzionare anche da solo come
tutti gli altri speaker wireless. Aggiungendo il Kubik Xtra (690 €) si può creare un vero impianto stereo con la coppia
di diffusori, ma tutta wireless, oppure può essere usato in multi room. 

Una alternativa "true stereo"
Abbiamo visto 3+3 esempi di soluzioni che si stanno diffondendo nelle case, accomunate in modo più o meno marcato dalla rinuncia ad una piena immagine stereo, ovvero alla ricostruzione spaziale dell'evento musicale originale, reale o virtuale che sia. Una rinuncia a volte (forse spesso) obbligata a causa delle limitazioni nel nostro ambiente d'ascolto, ma che, se questa limitazione non c'è, è un vero peccato non superare. In particolare se la tecnologia digitale consente alternative altrettanto semplici nell'uso, anche non penalizzanti dal punto di vista estetico e dello stesso ordine di impegno economico.

Per la prima soluzione tutto quello che serve è una coppia di speaker dinamici. Possono essere wireless come i Dynaudio Xeo o tradizionali come i noti Genelec (quindi con un ingresso analogico RCA, detto anche pin jack). La connessione in tutti i casi è realizzata per la massima semplicità di configurazione con un economico connettore wireless Google ChromeCast Audio. Tutto il resto che serve probabilmente lo abbiamo già o lo possiamo acquisire facilmente in abbonamento.


Lo schema è facilmente comprensibile, sull'iPad (o su un altro tablet) attiviamo Spotify Premium o ancor meglio Qobuz in qualità CD, connettiamo il diffusore master sull'ingresso analogico attraverso Google ChromeCast e ascoltiamo dai diffusori amplificati. Costo: ca. 1270 € le Dynaudio (+ 190 per lo stand, se necessario), 10 € / mese Spotify Premium (o 20 € Qobuz) per tutta la musica del mondo o quasi, 39  € per ChromeCast Audio. In alternativa a ChromeCast Audio si può usare Dynaudio Connect (ca. 390 €) e la connessione sarà wireless sino ai diffusori, quindi senza doppia conversione AD-DA.
Risultato: anche se non con bassi profondissimi e dinamica eccezionale (ma sempre migliore degli speaker wireless che abbiamo visto prima) dato che le Dynaudio, le più piccole della serie Xeo, hanno un piccolo mid-woofer da 13 cm., avremo un vero impianto stereo in grado di restituire una credibile immagine stereo.

Ancora più semplice ed economica, anche se meno trendy, la seconda soluzione:


Qui vengono usati due diffusori passivi tradizionali, pilotati da un noto amplificatore in classe D campione nel rapporto qualità prezzo e di potenza adeguata per una stanza normale pur se non altissima (15W), come tutti gli ampli di derivazione T-Amp. In alternativa l'altrettanto noto Dayton Audio DTA 100 garantisce 30W per canale. Per i diffusori ci sono moltissime alternative, sempre restando nei bookshelf per mantenere basso il costo totale. Le nuove Indiana Line della serie superiore Diva costano solo 500 € e grazie alle dimensioni e al woofer da 17 cm garantiscono una dinamica ed una risposta sui bassi adeguata anche per programmi musicali impegnativi (concerti rock, grandi orchestre).
Costo: 500 € diffusori, 80 o 120 € amplificatore, 39 € ChromeCast più abbonamenti e cavi e supporti se necessari.

Le due presentate sono configurazioni base, pensate per confrontarsi come costo agli speaker wireless "già pronti" ma ovviamente salendo come livello sul lato diffusori (+ ampli) si possono raggiungere livelli di qualità da impianto medio-alto.

In sintesi
Si può azzardare come sintesi che da un lato è vero, l'alta fedeltà con impianto tradizionale sta diventando un prodotto di nicchia, per super appassionati, e i costi fatalmente aumentano. Niente di anomalo o di scandaloso, per citare un mercato contiguo, gli strumenti musicali, anche lì nome o lavorazione artigianale comportano (e in qualche caso giustificano) prezzi altissimi. Dall'altro lato però non mancano le soluzioni per chi non vuole imbarcarsi in impegnative combinazioni di componenti, alti costi e risultati non certi. Non allo stesso livello ma neanche troppo lontano se pensiamo ad un impianto medio, e con costi più che ragionevoli se confrontati con smartphone o notebook di ultima generazione.
Per chi invece vuole sfruttare al massimo le potenzialità del digitale, un impianto di vera alta fedeltà può essere ora semplificato al massimo, e avere un costo analogo, con soluzioni come quelle di cui sono presentati due esempi e che comportano come contropartita solo un minimo di complicazione nella installazione.

mercoledì 6 aprile 2016

L'ottimizzazione dell'ambiente d'ascolto

Il problema numero uno, per un ascolto corretto della musica che sfrutti appieno le potenzialità della stereofonia è rappresentato, come sappiamo, dall'ambiente d'ascolto. Che deve essere praticamente sempre condiviso con altri scopi (soggiorno, sala da pranzo, studio, anche tutti assieme, magari). La possibilità di ottimizzarlo per le sole esigenze dell'ascolto della musica è quindi molto remota, se non nulla.

La soluzione Linn
La casa scozzese, che da molti anni si è orientata decisamente verso l'audio digitale, ha ormai una gamma completa di music server (loro li chiamano ormai genericamente "streamer") dotati di una centrale digitale con CPU programmabile, sulla quale possono essere implementate soluzioni anche innovative, senza complessi upgrade o sostituzione con nuovi modelli, ma solo con aggiornamenti del firmware. Come la soluzione "Space Optimisation" che punta a indirizzare, almeno in parte ma puntando alla semplicità realizzativa, il problema dell'ambiente d'ascolto e dei compromessi tra diverse funzioni cui deve sottostare.
Insieme ad un altro piccolo gruppo di appassionati ho potuto partecipare ad una prova abbastanza esaustiva (quasi due ore) di questo nuovo sistema durante una presentazione, organizzata dalla Linn stessa presso un noto negozio di strumenti musicali e alta fedeltà di Roma (Musical Cherubini) e ne riassumo le impressioni in questo post.


Come funziona la soluzione Linn
Sistemi di correzione dell'ambiente esistono da anni, ed esistevano anche ai tempi dell'analogico, il digitale consente però di abbassarne i costi ed incrementare le funzionalità. Sono sistemi di correzione comuni e in normale produzione per i subwoofer e per le soundbar per l'audio home theater virtuali, mentre sono applicati solo ad impianti di alto livello, e con soluzioni custom o sperimentali, se indirizzati ad impianti stereo o multicanale completi e dedicati alla musica.
Linn ha preferito una strada molto semplificata e di limitato impatto per chi utilizza l'impianto, decidendo di limitare l'intervento solo al dominio della frequenza (i sistemi più completi coprono anche la correzione di fase), solo alle frequenze inferiori, quindi ai "bassi" (fino a 200Hz), solo in sottrazione e soprattutto rinunciando all'uso del microfono per le misure.

La modellazione dell'ambiente d'ascolto
Normalmente i sistemi citati sopra utilizzano uno o più microfoni per rilevare le riflessioni in ambiente ed apportare le correzioni, per esempio con un equalizzatore a più bande, se nel dominio della frequenza. Linn ha deciso invece di seguire una diversa strada: calcolare un modello matematico della risposta teorica in ambiente per i diffusori di propria produzione, più quelli di molte altre case (tra cui anche le Nautilus e le Klipschorn, sarebbe interessante provarle), e di costruire un modello della stanza di ascolto attraverso un set di misure che possono essere rilevate anche dall'appassionato stesso (pur se è previsto un servizio di assistenza a domicilio), perché richiede solo l'utilizzo di un normale metro, più ovviamente l'inserimento delle misure rilevate sul programma di simulazione, che si chiama Konfig.
Una volta completato il modello della stanza e del posizionamento dei diffusori partendo dai modelli pre-impostati (stanze "standard") l'algoritmo messo a punto da Linn (ed ovviamente proprietario) indicherà i punti di intervento, cioè le riflessioni generate dall'ambiente nella gamma di frequenze 20-200Hz e la loro ampiezza, e consentirà di effettuare una correzione, solo in negativo, come accennato, ovvero riducendo queste variazioni e rendendo la riposta lineare, consentendo anche aggiustamenti manuali "ad orecchio". Altri correttori più completi possono intervenire invece anche sui "buchi", ma i risultati e gli effetti collaterali sono più difficili da controllare. Ovviamente il software consente anche di confrontare ad orecchio l'effetto dell'intervento e di ridurne l'intervento, se necessario.
Per approfondire gli scopi e il funzionamento del sistema è possibile consultare l'area della documentazione tecnica messa a disposizione dalla Linn, in particolare in questa sezione.

Come si presenta il programma di configurazione in uso dopo aver inserito le misure.
NB: E' una immagine presa dalla rete (da un sito giapponese)
non si riferisce alla prova commentata in questo post

La prova
La dimostrazione prevedeva l'uso di diffusori non Linn, di uno streamer quasi entry-level (il Majik, ma il prezzo non è bassissimo, è sempre a standard Linn) e come ambiente una delle sale di ascolto di Cherubini, abbastanza vicina ad una forma standard (rettangolare) ma con una rientranza in parte corretta con due grandi elettrostatiche che facevano da (costosi) paraventi. I diffusori erano i notevoli e piuttosto noti Totem Forest Signature, casse molto semplici, reflex a due vie a torre, ma niente affatto entry level, e anche di notevole livello qualitativo, come abbiamo potuto ascoltare (le avevo sentite, modello precedente, anni addietro, e hanno confermato l'ottima impressione di allora). Erano posizionate non in modo ottimale ma neanche troppo bizzarro: potevano simulare un classico posizionamento sacrificato, ad esempio ai lati di una libreria, un po' troppo vicine alle pareti di fondo.
Il modello della stanza era stato ovviamente rilevato in precedenza, ma ci hanno fatto vedere come si procede: inserendo molte misure da rilevare e riportare con grande pazienza. Su un monitor veniva mostrato il modello calcolato e le correzioni che sarebbero state apportate,

I test di ascolto
Erano organizzati in modo semplice: due ascolti consecutivi di 30" del brano senza correzione, per familiarizzare con il brano stesso e individuare i momenti di confronto più efficaci, e aggiustare il volume, ed un ascolto a confronto con applicata la correzione.
I brani scelti erano un pezzo di musica soul-funky moderno con voce femminile (che non mi sono appuntato e non so individuare), un pezzo di musica italiana con voce maschile (De Andrè), un pezzo di prog (David Gilmour) e poi due pezzi a scelta dei presenti, io ho proposto come sempre jazz acustico con voce femminile e la scelta è caduta su Claire Martin, e un altro dei presenti un pezzo di classica con violini in evidenza, ma anche strumenti ad ancia in un passaggio della frase musicale.

I risultati
Nella descrizione dei test di ascolto vengono sempre evidenziate le differenze, come forse è giusto, ma penso che al lettore questo dia l'impressione che siano molto marcate ed immediatamente rilevabili. Come sa qualsiasi ascoltatore questo non avviene quasi mai (per fortuna, direi) e la differenza si percepisce in alcuni passaggi più complessi e anche in base alla sensibilità e alla attenzione, sempre selettiva, di chi ascolta.

Nel nostro caso le impressioni di ascolto, condivise con gli altri 4 partecipanti al test, erano anzitutto che la correzione non ha mai introdotto peggioramenti. I miglioramenti più marcati si percepivano nel brano soul-funky, sulla linea del basso elettrico, più precisa e "ritmica" e nel brano di progressive, dove il coro di voci che entrava a un certo punto era più dettagliato, con le voci meglio distinguibili, meno evidenti i miglioramenti con De Andrè, dove probabilmente ci concentravamo sulla voce particolare e ben nota del cantautore, e qualcosa di intermedio sulla classica, dove le differenze in meglio si percepivano meglio sugli strumenti ad ancia (non in evidenza nella registrazione) che risultavano più facilmente distinguibili. Non ho percepito grandi variazioni invece nella scena sonora, ma forse avrei avuto bisogno di più tempo e di brani di cui conoscevo meglio la spazialità.
Naturalmente si è aperto un dibattito su come un intervento sui soli rinforzi della stanza in fascia bassa potessero avere effetto anche sulla gamma media, ma un brano musicale come sappiamo è molto complesso e il nostro sistema uditivo lo è ancor di più, quindi non mi avventuro in teorie varie, ma sappiamo da sempre che la resa corretta sui bassi non ha benefici effetti solo sulla parte bassa del messaggio musicale.

L'ambiente della pubblicità Linn

La correzione degli errori
E' stato fatto anche un test della correzione di un posizionamento dei diffusori volutamente sbagliato (troppo larghi e asimmetrici). Qui senza correzione c'era un buco al centro, come è ovvio, che veniva ridotto (anche se un po' spostato da un lato, mia impressione, ero in posizione centrale, anzi nella posizione ottimale) con la correzione. Un effetto apprezzabile, non del tutto naturale però, che mi ricordava la correzione per il posizionamento virtuale che fa il sistema Audison nella mia auto. A mio parere questi sistemi non devono servire per posizionare con la massima libertà l'impianto e correggere il cattivo posizionamento a posteriori, ma per migliorare un posizionamento su cui già all'origine abbiamo lavorato per renderlo il migliore possibile, pur con i vincoli che abbiamo nella stanza.

La soluzione a banda intera di Linn (Space Optimisation+)
Da aggiungere per completezza che i modelli superiori di streamer, quelli che supportano la tecnologia Linn Exact che ho trattato diversi mesi fa, consentono una correzione a banda intera e che include anche interventi sulla fase, ma non se ne è parlato nel corso della presentazione. Su questi modelli inoltre l'intervento è possibile anche sugli ingressi analogici, mentre quella che abbiamo visto era dedicata ed utilizzabili solo alle sorgenti digitali.

In sintesi
Per chi possiede già uno streamer Linn o è già orientato a farne la base del suo impianto ovviamente l'adozione e l'utilizzo dello space optimisation è praticamente un obbligo. Per gli altri è sicuramente un plus importante, per la importanza unanimemente riconosciuta , ma tanto più evidente quanto più elevata la sensibilità a questo aspetto, sia per massimizzare la resa del proprio impianto, sia per correggere posizionamenti non ottimali (ma si spera non "disperati").

Le Totem Forest Signature, co-protagoniste della prova

venerdì 1 aprile 2016

Dieci euro al mese per un servizio musical streaming? Troppo!

Questa è l'osservazione che ho sentito fare diverse volte da persone giovani o quasi giovani, e comunque dell'era post CD. Una risposta che mi ha sorpreso molto, perché il confronto, dal punto di vista economico, non si pone proprio. Con il costo di un solo CD (scontato) o di un solo album in download da iTunes si può ascoltare per un intero mese tutta la musica che ci può venire in mente, con pochissime eccezioni, in ottima qualità, e comunque quasi indistinguibile da quella del CD, e da qualsiasi device. E per di più 10 € (meno il solito centesimo) in un mese anche in assoluto non sono quasi niente, non ci si pagano due birre medie in pizzeria, e neanche due pacchetti di sigarette.

Ci deve essere un'altra spiegazione
Probabilmente è il mio confronto che è errato, non bisogna confrontare questi 10 € al mese (interrompibili in qualsiasi mese) con un'alternativa che costa qualcosa. Non tanto perché i miei interlocutori e i molti che pensano la stessa cosa siano ancora seguaci della pirateria, in calo da anni per la musica, ma perché ascoltare la musica, tutta la musica, e su qualsiasi device, è alla portata di tutti, grazie ad un servizio che tutti conoscono: YouTube.

Il video di Hello di Adele: nuovo record di YouTube, oltre 1 miliardo
di visualizzazioni in pco più di due mesi.

YouTube l'ammazza streaming
Era nato per condividere video auto prodotti ed effettivamente ne vengono caricati tutti i giorni in gran numero (alla ricerca del video virale) ma è diventato anche il contenitore di tutta la musica del mondo (più di quella presente in Spotify o Apple Music, ci sono anche le musiche nazionali e ogni sorta di rarità) grazie a legioni di volonterosi "caricatori", peraltro privi di alcun fine di lucro.
Col tempo poi Google, che con lungimiranza ha acquistato YouTube tanti anni fa, ha inserito su YouTube molte funzioni tipiche dello streaming musicale, come la generazione di sequenze di brani selezionati automaticamente (funzione "radio") e ora anche la possibilità di creare e condividere playlist, Oltre che tutte le musiche del mondo ci sono quindi anche le funzioni social e l'ascolto passivo, punti di forza di Spotify e soci.
Quindi, perché pagare, anche se molto poco, per qualcosa che già posso ottenere gratis?  La pubblicità, come è stato per anni con la TV in chiaro, è un prezzo da pagare che si accetta per la mitica parola "gratis" (associata peraltro da sempre al web) facendo finta di ignorare che evidentemente qualcuno (probabilmente anche noi) comunque il servizio lo paga.

Come si ascolta la musica
A questa si aggiunge una motivazione ancor più profonda: il modo come si ascolta la musica. Non tutti, anzi temo molto pochi, la ascoltano come noi appassionati, ponendo attenzione a quello che si ascolta, mai come sottofondo, a volume non esagerato ma adeguato a sentire tutti gli strumenti e i particolari dell'esecuzione, con un impianto in grado di riprodurla con accettabile fedeltà, pur se in mobilità o in auto. Per chi non si pone questi vincoli anche YouTube va bene. E per di più è (apparentemente) gratis.

Il paradosso delle cuffie Beats
Musica gratis ma in bassa risoluzione (massimo 160 Kbps è la qualità garantita da YouTube, 128 Kbps se non conforme ai formati supportati, l'HQ è solo per il video) e con una qualità audio che dipende dai sorgenti caricati dagli uploader, che a loro volta erano compressi anche di più o di provenienza incerta, e per di più spesso passati per editor video con possibile aggiunta di distorsione. Con materiale di bassa qualità audio quale quello disponibile che senso ha spendere molti soldi per cuffie di grandi pretese come le famose Beats o le molte altre di classe elevata ma di concezione moderna e "giovane"  proposte ormai da tutti i produttori (con B&W, Oppo e Focal in testa)? Nessun senso apparentemente, perché nessun diffusore di alta qualità potrà mai correggere un sorgente audio di bassa qualità. Eppure la produzione e la vendita di cuffie di qualità è in crescita esponenziale.

Cosa ascoltano quelli che comprano le Beats e le indossano in giro per le città?
L'ascolto in cuffia è quanto di più lontano ci sia dall'ascolto come sottofondo mentre si svolgono altre attività, al contrario uno degli scopi che ha è di isolare dal mondo esterno e quindi di concentrasi sulla musica che si sta ascoltando. Se la cuffia è di buona qualità non può non amplificare anche i difetti delle sorgenti e quindi mi stupirei se in cuffia venisse ascoltato acriticamente il materiale presente su YouTube. Anche perché per questo tipo di ascolto, di solito in mobilità, i video associati non sono un plus. Possiamo supporre che il materiale audio sia in questo caso proveniente da download o da ripping di CD o da file audio in buona qualità "prestati", il tutto trasferito sullo smartphone o sul tablet (che difatti vengono richiesti con memoria interna sempre più ampia). E in parallelo è possibile che proprio da questa categoria di utenti provengano buona parte degli abbonamenti a pagamento per i servizi in streaming (cresciuti a 11 milioni negli USA nel 2015).

Come si presenta Spotify free su un PC desktop
YouTube è anche il nemico numero uno dei profitti dei musicisti
Aumentano ogni anno le visualizzazioni di video musicali, ma la percentuale di guadagno per chi questa musica la crea e la produce diminuisce. Il numero sempre crescente di offerenti  abbassa il prezzo delle inserzioni nel caso di YouTube e, per i servizi in streaming, la percentuale rilevante di abbonamenti gratuiti rispetto a quelli di pagamento riduce i ricavi per il servizio, e la conseguenza è la continua diminuzione delle tariffe (fares) dovute agli autori e agli interpreti. Si ascolta sempre più musica (4 ore al giorno in media per ogni americano, secondo il rapporto RIAA, quindi qualcuno ascolta assai di più) ma la torta pubblicitaria e degli abbonamenti non si adegua e non cresce in proporzione e si suddivide su un numero di soggetti in continua crescita. così ognuno di essi guadagna sempre di meno, tranne gli eletti da Grammy Awards (e i fornitori del servizio, Google in testa e a seguire i provider).

Il paradosso del vinile
Nel rapporto annuale 2015 della RIAA (l'associazione USA dei discografici) recentemente pubblicato è citato il paradosso dei ricavi del vinile rispetto ai servizi digitali. Il vinile (e ne siamo contenti) continua a guadagnare terreno, pur rimanendo un mercato di nicchia, se non altro perché non tutti hanno un giradischi in casa. Ebbene dai dati rilevati risulta che, sorprendentemente, i ricavi del vinile sono superiori ai ricavi dell'ascolto in streaming digitale gratuito con pubblicità, tramite YouTube (essenzialmente) e in parte streaming gratuito (Spotify e analoghi).
Per la precisione, sempre dati USA 2015, 16,9 milioni di vinili venduti producono 416 M$ di ricavi, la pubblicità sui canali citati qualcosa di meno: 385 M$. Solo che gli utenti dei vinili sono al massimo 16,9 milioni (ma in realtà molti meno: compreranno più di un LP all'anno, si suppone) mentre gli utenti di YouTube sono quasi tutti i cittadini USA. E la differenza diventa incomparabile se consideriamo le ore di ascolto sull'uno e sull'altro media.

La risposta è una sola: la qualità
I report delle case discografiche (IFPI e RIAA) sono ricchi di grafici e di considerazioni, e cercano le cause anche nella legislazione sui diritti d'autore, eppure questo esempio che loro stessi fanno dovrebbe fornire la risposta, chiara e semplice, sempre quella che loro continuano a non vedere. I clienti sono disposti a pagare solo per qualcosa che promette una qualità superiore, ma deve essere una qualità percepibile,  E per qualità si può intendere qualità audio, ma anche qualità e immagine del prodotto, suo valore come status symbol obbligatorio o differenziante sociale. Le tecnologie ci sono già, l'alta definizione, il multicanale, le registrazioni binaurali, la registrazione e produzione di master accurati e non compressi e che sfruttano in pieno la potenzialità dell'alta definizione. Anche i supporti fisici possono essere resi più gradevoli e "sexy", come dicono gli anglosassoni, sulla scorta dell'esperienza col vinile. Più i vantaggi dell'assenza di pubblicità e di contenuti esclusivi, che sono stati la molla per il successo dei servizi in abbonamento, nel settore della televisione.

Nessun segnale in questa direzione ...
Le case discografiche continuano invece a non promuovere a anzi ad ostacolare l'alta definizione, così che la maggioranza dei potenziali clienti non sa neanche che esiste e dove si trova, inclusi i giovani acquirenti delle cuffie di alta qualità citati prima. Il problema se si sente o meno la differenza, che angustia e ossessiona buona parte degli appassionati, è un falso problema: ai nuovi clienti potenziali non interessa il confronto con qualcosa che non hanno neanche mai conosciuto come tale (la qualità CD), ma la possibilità di fare una esperienza sensoriale nuova e appagante. Cosa che una registrazione con un master di qualità trasmesso in alta definizione può fare e che una cuffia di qualità può consentire di apprezzare, anche da un buon smartphone (e senza problemi di costosi impianti). Il risultato è che in tutti i rapporti esaltano la crescita dello streaming (in Italia molto meno in crescita, in realtà) ma poi dipendono sempre in buona parte da YouTube.

... o quasi
Perché qualcosa forse stanno facendo in questa direzione, un piccolo passo, ma forse un indizio che finalmente una promozione sta iniziando. Hanno definito e condiviso, almeno in USA, un logo (qui a fianco) e un claim per indicare la musica in alta definizione: HI-RES Music. Si applica indifferentemente a tutta la musica di risoluzione superiore a 20 bit e 48KHz indipendentemente dal formato digitale, e così non confonde le idee con raffinatezze tecnologici. Almeno i potenziali clienti potranno identificare il nuovo (anche se in realtà non tanto nuovo) prodotto.
Chissà se a questo segno di vita seguirà qualche azione pratica e l'abbattimento di qualche barriera.

Perché ci interessa
In fondo noi apprezziamo la qualità, sappiamo cercarla e anche a buon prezzo, se il resto del mondo vive bene così, con la pubblicità e l'audio in bassa risoluzione, come se a casa avesse ancora i televisori a tubo catodico a 100Hz (la generazione tecnologica è la medesima) dovrebbe importarci ben poco. Invece no, e non solo per solidarietà con i giovani inconsapevoli o con altre priorità (ma che magari sanno suonare). Perché siamo interessati a che la musica nuova, creata nel nostro tempo, sia sempre più valida e multiforme, e per questo ci vogliono anche musicisti che siano premiati e giustamente remunerati per il loro lavoro, e perché la tecnologia per l'ascolto (software e hardware, streaming o download) progredisce e diventa sempre più accessibile pur crescendo di qualità e soluzioni tecnologiche se il mercato è di massa, come avviene per i monitor TV già pronti ad andare oltre il 4K e per i produttori di contenuti che inseguono,

domenica 28 febbraio 2016

Digital Concert Hall, lo streaming audio / video dei Berliner Philharmoniker, alla prova

La più innovativa e completa formula per godere della musica utilizzando in pieno le nuove tecnologie arriva proprio nella musica classica, con il servizio Digital Concert Hall di una delle più celebri orchestre del mondo. Ne avevo già parlato nella rassegna della musica digitale nel 2015, ecco la prova.

Come avevo anticipato, è un servizio per la diffusione in streaming audio / video di concerti e recital di classica, sia dal vivo sia a catalogo, eseguiti nell'ambito delle attività dell'orchestra berlinese, con una particolare attenzione alla qualità sia audio sia video, allineata ai massimi livelli consentiti dalla tecnologia disponibile nella maggioranza delle abitazioni. Quindi TV HD e ADSL. Una scelta realistica e che garantisce comunque una qualità molto elevata con i moderni televisori.

L'orchestra disposta per un concerto per pianoforte di Mozart.
Nell'auditorium di Berlino, Philarmonie Berlin (ovviamente l'indirizzo è
Via Herbert Von Karajan n.1) l'orchestra è al centro, tra il pubblico.

Cosa vedere ed ascoltare 
L'offerta è veramente molto ampia, l'orchestra berlinese produce molto e le riprese con gli elevati standard richiesti sono iniziate almeno da 5 anni. In pratica si articola in concerti registrati, film documentari su importanti personaggi della musica (che sono entrati in relazione con i BP), interviste e concerti dal vivo. L'ultimo tipo di offerta è anche il più innovativo e interessante, perché consente di assistere da casa, in diretta, alle nuove esecuzioni della famosa orchestra. Non è la stessa cosa di essere lì presenti, e farà venire voglia di andare ogni tanto a Berlino (o magari all'Auditorium della nostra città) ma consente di godere di molta più musica.

Scegliendo invece noi si può procedere per interprete o per compositore ed essendo i BP una orchestra piuttosto eclettica la gamma di compositori presenti consente di soddisfare la maggior parte (non tutte, è ovvio) delle curiosità che possono venire ad un appassionato di musica. Inoltre, essendo una delle orchestre più prestigiose del mondo, molti dei più noti interpreti sono stati ospiti (oltre a quelli e che ne hanno fatto parte) e quindi anche la scelta degli interpreti è molto vasta.

Come funziona
Come tutti i servizi in streaming è in abbonamento, con più opzioni, la più economica è ovviamente l'abbonamento annuale (149 € quindi 12,4 € al mese) in alternativa con pagamento mensile sono 14,9 € al mese. Disponibili anche ticket una tantum, 9,9 € per 7 giorni o 19,9 per 30 giorni. Confrontandoli con i costi tipici di Spotify e soci, e tenendo conto anche dei contenuti video, non sono affatto prezzi alti, anzi sono più convenienti. 
La fruizione è possibile sia su dispositivi mobili, quindi essenzialmente su iPad e altri tablet, su desktop oppure su Smart TV. Quest'ultima è sicuramente la modalità di visione più adatta a sfruttare tutto il potenziale del servizio, quindi questa ho provato in primo luogo e ne do conto nel seguito.



Digital Concert Hall su Smart TV
Sugli smart TV di Sony (partner tecnologico) ma anche su quelle degli altri maggiori produttori (vedi il sito del servizio streaming), si trova installata tra le app anche quella di Digital Concert Hall, col tipico logo giallo con pentagoni uno dentro l'altro. Avviandola si ha subito una gradita sorpresa (vedi sopra): registrandosi o utilizzando una registrazione precedente si avranno 7 giorni di servizio flat gratuito. Basta collegarsi ad internet da una diversa device (anche mobile) e inserire il codice visualizzato su TV. Dopodiché si può avviare la visione direttamente sul televisore usando semplicemente il suo telecomando. I comandi necessari oltre a quelli soliti (play, avanti veloce ecc.) sono soltanto i tasti up e down del selettore presente in tutti i telecomandi moderni. Con il tasto down sono visualizzate le informazioni su quanto trasmesso, con il tasto up il menù di scelta dei contenuti.





Come premesso si può cercarli per eventi dal vivo, interpreti, compositori, documentari e passando poi a menù secondari. Per i compositori ad esempio si passa ad una ricerca per ordine alfabetico e quindi ai compositori e poi alle opere a catalogo. Come test ho cercato Vivaldi e del compositore veneziano erano presenti più di 10 esecuzioni. Scelto il concerto si avvia semplicemente la visione e l'ascolto, in ogni momento è possibile vedere anche in forma grafica la durata del concerto e dei vari movimenti e il punto in cui siamo. Interrompere è un peccato ma, nel caso, ritornare al movimento successivo usando l'avanti veloce è un'operazione molto veloce. Nessuna incertezza nella visione anche con un ADSL standard, come ho accennato il protocollo di visione è adattativio,ma nel mio caso non ho notato nessuna discesa dalla qualità HD.

Nel pannello in basso attivabile con il tasto down le informazioni sul brano e la grafica
intuitiva che indica la durata, i movimenti del concerto e il punto di avanzamento dell'ascolto
In alternativa è possibile vedere e ascoltare i concerti utilizzando un tablet o uno smartphone con la app di Digital Concert Hall e chromecast per la trasmissione sul televisore (anche non smart, basta che abbia un ingresso HDMI). Il supporto per chromecast (video, non quello audio) è disponibile però al momento soltanto per dispositivi mobili Android e la app, pur se ben fatta, non ha le stesse funzionalità di ricerca a più livelli della app per smart TV (almeno nelle versioni attuali). Inoltre la necessità di passare per una connessione wi-fi potrebbe ridurre la banda e quindi la qualità. Ho testato comunque anche questi due tipi di funzionamento (in standalone su iPad e connessione con chromecast da un phablet Android) verificando un comportamento senza incertezze e qualità video comunque buona anche in questo secondo caso.

Come si presenta la app per Android
In alto a destra il simbolo di chromecast per la trasmissione diretta su un TV dalla app.
Solo su Android al momento

Perché è preferibile lo Smart TV
Se vogliamo godere di un concerto quasi come se fossimo presenti in sala uno Smart TV accompagnato da un buon impianto audio, magari multicanale, consente un'ottima approssimazione. Il grande schermo è coinvolgente e l'audio fa il resto, e in questo caso lo schermo più grande e' e meglio e', un 50 o 55 pollici sono più che giustificati, ma ovviamente anche un più diffuso 40-42" consente una visione pienamente adeguata, alla giusta distanza. Un iPad o un altro tablet di fascia alta consente anch'esso una visione molto buona, grazie allo schermo ad alta definizione, soprattutto se accompagnato da una buona cuffia, ma è qualcosa di molto lontano da un concerto ascoltato e visto dalla nostra poltrona o dal nostro divano, possibilmente in compagnia, e quindi a mio parere è un ripiego, pur se un gradevole ripiego. A parte l'eventuale concorrenza sul TV a grande schermo di casa con altre persone della famiglia meno interessate alla classica.

La qualità 
Come riportato nel precedente post in cui era trattato questo nuovo servizio, siamo al top di quello che la tecnologia attuale consente per la diffusione di audio e video in streaming sulla rete web con accesso ADSL, quindi con la massima disponibilità di banda che al momento tutti più o meno abbiamo a disposizione. L'audio è stereo e compresso MP4 (o AAC) a 256Kbps, ma ottenuto per compressione da audio ripreso e registrato in HD 24/48; la qualità è sufficiente quindi anche per attivare il multicanale simulato, per chi ha questa possibilità. Il video è Full HD scalabile come risoluzione in base alla banda; il livello massimo è 2,5Mb/sec, alla portata quindi di una connessione ADSL media.
Il test ha confermato gli elevati livelli promessi, nessuna incertezza e necessità di adeguamento progressivo nella qualità, le immagini appaiono sempre in vero HD.
Tutto ciò naturalmente vale per i video recenti, nel catalogo sono presenti anche video storici, fino al 1975 ad esempio per Beethoven (diretto ovviamente da Herbert Von Karajan) con qualità all'origine ovviamente inferiore, anche se di indubbio valore storico e musicale.

In evidenza il primo flauto, Emmanuel Pahud e il primo oboe Albrecht Mayer e,
dietro di loro, il primo clarinetto Andreas Ottensamer
Da aggiungere anche una nota sulla qualità delle riprese, che non sono fisse e monocordi, ma utilizzano più telecamere per inquadrare i vari componenti dell'orchestra, e il montaggio e la regia sono altamente professionali e consentono di seguire molto efficacemente la esecuzione.

Qual è il vantaggio di vedere i concerti?
In fondo è musica, arte da ascoltare. Ma avendo la possibilità di "entrare" nella esecuzione l'appassionato di musica può andare oltre il puro ascolto, e apprezzare anche la complessità della costruzione musicale. Come al concerto e più che al concerto, grazie ai teleobiettivi che propongono primi piani degli interpreti. Possiamo vedere le loro espressioni e come sono a volte intensamente presi dalla musica che stanno suonando (e ascoltando), oppure sono impassibili e la vivono dentro di loro. Come le espressioni mutevoli del volto della grande interprete mozartiana Maria Joao Pires, che peraltro eseguiva, come suo solito, un intero concerto senza spartito.


Possiamo vedere gli strumenti e notare le differenze tra i violoncelli e i contrabbassi storici di alcuni e quelli moderni di altri. O la diteggiatura sulle corde dei violini e degli altri strumenti ad arco (e chiedersi, come me che non suono il violino, come facciano ad eseguire con sincronia e perfezione la frase musicale su quelle tastiere prive di ogni riferimento). Oppure ancora osservare come quella musica che, ascoltata da un disco o da un'altra sorgente, sembra un suono unico, sia formata da più strumenti e più persone che suonano come se fossero una cosa sola. In uno dei concerti che ho piacevolmente ascoltato, il "Gloria" di Vivaldi, sono stato colpito ad esempio dal coro femminile, vedevo sul video passare i visi delle coriste di ogni età impegnate in un movimento, e mi accorgevo che le loro 16 voci unite assieme diventavano un solo suono, come uno strumento che produceva uno dei suoni più armoniosi che si possano ascoltare.


Bella scoperta, penseranno i visitatori, non hai mai ascoltato un coro? Certo, ma potendo entrare così da vicino nell'orchestra e nel coro quello che è il motivo fondante della musica corale era lì davanti a me. A parte che, non sono esperto di musica e di interpretazione corale, ma ritengo che i cori non siano tutti uguali e quello dei BP è di altissimo livello,

Infine cito un altro vantaggio più pratico: siamo abituati a dare prevalenza alle informazioni visive, che in più tendono a concentrare la nostra attenzione su quello che stiamo guardando. Un buon modo per favorire la concentrazione sulla musica, evitando distrazioni su media tecnologici e non.

Perché non lo propongono anche altri celebri teatri ed orchestre?
Una motivazione probabilmente prevalente sono gli alti costi iniziali, si può leggere un documentato servizio di Audio Review di un anno fa per avere un'idea di quello che c'è dietro (telecamere HD e 4K, microfoni, cabina di regia, consolle per il mixaggio. più il team di persone esperte che forse sarà anche il costo maggiore, piattaforme hardware e software per la diffusione sul web e così via). Solo un'orchestra molto famosa, ben fornita finanziariamente dal governo di un paese ricco e con una buona attrattiva di sponsor (la Sony in questo caso, che ha fornito soprattutto la parte video) può superare questo gradino iniziale e poi avere sufficienti contratti per coprire almeno buona parte delle spese. Non so quanti siano gli abbonati, ma solo la app di Android è stata scaricata, dice il Google Play Store, oltre 50.000 volte. Forse altri seguiranno o si stanno preparando.

C'è qualcosa del genere anche per il pop e il rock?
Al momento no a quanto mi risulta. Apple Music consente lo streaming anche per i video, ma sono videoclip legati alla forma canzone, nulla di più di quello che si può cercare su YouTube (anche se a volte sono esclusivi) il valore aggiunto in termini di attrattiva è minimo e la scelta è notevolmente inferiore rispetto al servizio gratuito di Google. Se fossero proposti invece interi concerti, magari in diretta, sarebbe diverso, anche se il tipo di coinvolgimento che si attende il popolo del rock è diverso,
Questo test (molto positivo) di Digital Concert Hall mi ha fatto però considerare che aggiungere contenuti video di effettivo interesse all'offerta di contenuti audio, tenendo conto che al contenuto video diamo consciamente o inconsciamente un valore maggiore, potrebbe essere la chiave di volta per una vera affermazione dello streaming musicale, al momento piuttosto lenta.

In sintesi
Se siete appassionati o comunque ascoltate con piacere anche la classica, provare questo nuovo servizio è altamente consigliato,7 giorni sono gratuiti e anche un mese costa poco.
Difetti nel servizio non se ne vedono proprio, l'unica osservazione è che non si tratta di un vero servizio streaming "universale" come Spotify e simili perché il repertorio, seppur ampio, non copre certo tutte le composizioni e tutti gli interpreti o una ragionevole approssimazione di "tutto". Ma quello che c'è (e cresce continuamente) è in grado di saturare abbondantemente il poco tempo che di solito abbiamo per la musica, faticosamente salvato da quello da dedicare ai vari impegni della vita materiale.

L'organico stabile attuale dell'orchestra. Per i nomi e i volti di tutti andare a questo link.