lunedì 23 novembre 2015

Chromecast Audio in prova: una soluzione comoda ed economica per lo streaming

Nel post precedente avevamo visto che per mettere assieme l'esigenza di avere un network player aggiornato alle ultime tendenze (DSD) ma anche in grado di sfruttare le grandi potenzialità dello streaming in qualità CD (Tidal o Qobuz) l'alternativa era piuttosto limitata: un solo componente "bi-standard" e peraltro pensato anche per altro (video). Altrimenti rimaneva una sola alternativa: utilizzare come music server un PC (tipicamente un Mac Mini).

Un interessante prodotto presentato da tempo da Google e da poco rinnovato consente però una alternativa di grande interesse, spostando l'intervento sull'impianto hi-fi analogico, per farlo diventare wi-fi. In questo modo non è più necessario che il network player sia compatibile con Tidal, con Qobuz o con altri servizi streaming presenti o futuri. E' sufficiente che lo sia un compnente anche lui collegabile con wi-fi, ad esempio il tablet che probabilmente abbiamo già in casa e che altrettanto probabilmente già useremmo come telecomando evoluto.

Google Chromecast Audio
Il componente in questione è il Chromecast Audio di Google. Non il Chromecast che più o meno tutti conoscono e che è pensato per connettere il tablet (o lo smartphone) al TV non smart, e che ha per questo scopo una uscita HDMI. Ma un prodotto molto simile e di prezzo analogo (39 €, molto poco rispetto alla concorrenza) che ha invece una uscita composita solo audio di tipo jack stereo analogica / digitale coassiale (o S/PDIF). Sul tablet bisogna solo installare la app collegata (che si chiama ovviamente Google Cast) e tutte le applicazioni audio che supportano il protocollo cast di Google potranno scegliere se usare in alternativa agli altoparlanti interni del tablet o alla cuffia il nostro prezioso impianto hi-fi stereo (con risultati sicuramente superiori).


Nell'immagine vediamo come si presenta la app Google Cast una volta installata sull'iPad. Sono riconosciute e inserite automatiche le app compatibili con il protocollo cast già presenti sul tablet. Quando però colleghiamo il nostro Chromecast audio e non video le prime due app (anche YouTube quindi) spariscono. 

Qobuz e Chromecast
Le app devono essere compatibili col protocollo cast di Google (come dice il nome, un protocollo ottimizzato per l'invio multiplo). Oltre a quelle riconosciute subito ce ne sono altre e in particolare una che ci interessa molto, perché è un servizio streaming lossless. Si ha la conferma della compatibilità accedendo al servizio.



Nelle due videate la compatibilità di Qobuz in pratica. Aguzzando la vista nella prima immagine in alto si vede il logo di Chromecast. Si tratta solo di selezionarlo come output al posto degli altoparlanti interni e la musica che abbiamo scelto di ascoltare in streaming selezionandola dalla libreria sarà suonata dal nostro impianto. E potremo utilizzare l'interfaccia della app di Qobuz come telecomando, ovviamente. Semplice e comodo.

La qualità
I parametri di qualità da considerare sono la risoluzione della musica trasmessa e la conversione da digitale ad analogico. Bisognerebbe verificare se il materiale audio scaricato da streaming con il servizio Qobuz (quindi a risoluzione 16/44.1 quella del CD) viene poi effettivamente ritrasmessa all'unità Chromecast con la stessa qualità oppure se è effettuato preventivamente un downgrade per ridurre la criticità della trasmissione. Provarlo tecnicamente non è alla mia portata. Ci possiamo riferire però a quanto afferma ufficialmente Qobuz sul proprio blog:

The Qobuz Music user on iOS and Android can now experience Qobuz in original, lossless quality. You can also receive phone calls without turning off your music, and thereby save the battery on your smartphone or tablet.
Qobuz is, what’s more, the first service to offer True CD Quality on Google Cast.

Se lo affermano, significa che sarà così. Sul lato  app bisogna però anche settare la massima qualità che infatti è riservata agli "speaker" hi-fi.

Il DAC
Chromecast ha una uscita composita digitale / analogica. Se colleghiamo la unità ad un ingresso analogico del nostro impianto, quindi dell'amplificatore, con un cavetto mini jack stereo da un lato e RCA dall'altro, la conversione sarà effettuata da Chromecast stesso. Il DAC interno secondo le recensioni esistenti è di buona qualità, ma naturalmente non ai massimi livelli. Per migliorarlo si può adottare in alterntiva la uscita ottica coassiale. collegandola ad un DAC dotato di ingresso digitale coassiale S/PDIF, se lo ha. Se non lo ha (come è quasi la norma, ormai sono tutti USB), si potrà usare in alternativa un convertitore come il noto Hi-Face.

I network player compatibili
Ancora meglio sarebbe collegarlo direttamente ad un ingresso digitale del network player, in modo da semplificare ulteriormente l'impianto (il Chromecast è un componente miniaturizzato) e beneficiare del DAC interno del network player, sicuramente superiore. Non tutti hanno questa possibilità, anzi pochi, ma due compatibili DSD (vedi lista nel post precedente) ci sono:
- Marantz NA8005
- Pioneer N70


Nelle due immagini che mostrano il retro dei network player citati
si possono vedere gli ingressi digitali ottico e coassiale opportunamente previsti


Questi due player di prezzo  ancora terreno consentono quindi, con la sola aggiunta dell'accessibile ed economico Chromecast Audio, di costruire un impianto per la musica liquida senza PC di nessun tipo, ma senza rinunciare neanche a nessuna funzionalità e possibilità di upgrade. Che potrà interessare anche il DAC eventualmente perché, come (quasi) tutti i network audio player, hanno anche una uscita digitale.

Gli altri servizi di streaming compatibili
I servizi streaming lossy, cioè Spotify, Deezer e ovviamente Play Music di Google sono tutti compatibili, come si vede nella prima immagine. La funzionalità non è però accessibile con la opzione free che Spotify e Deezer ancora offrono (Play Music non la prevede proprio). Bisogna avere la versione premium, come si vede nella immagine seguente.




Perché Tidal no
L'altro servizio streaming lossless, che ha la importante caratteristica di essere disponibile ufficialmente anche in Italia, non supporta al momento il protocollo cast. Forse dipende dagli accordi che hanno già fatto con soluzioni alternative (e più costose seppur più complete, per multiroom ad esempio) proposte da altri fornitori come Sonos che sono ora in competizione in questo campo con Google.
Un peccato perché Qobuz oltre a non essere ufficialmente disponibile in Italia sta incontrando alcune difficoltà economiche che speriamo siano presto superate, ma non si può mai sapere. Il mercato della musica attuale è a bassi margini per la concorrenza dei servizi finto free come YouTube.

(Dopo la pubblicazione di questo post il supporto di Tidal è arrivato, da luglio 2016. Quindi anche con l'unico servizio streaming in qualità CD disponibile in Italia si può usare Chromecast Audio per un impianto di qualità dove il lettore può essere semplicemente un tablet o anche uno smartphone)

Il casting per tutti con Chrome
Per completezza informativa, perché ai nostri scopi non serve, aggiungo che Chrome con la installazione di un apposito plugin Google Cast Extension può collegarsi a Chromecast e trasmettere qualsiasi pagina web che trasmette anche suoni. Accedendo con il browser Chrome a YouTube o anche a Tidal l'audio può essere inviato via Chromecast all'impianto hi-fi. Soltanto che: 1) la estensione è disponibile solo per la versione desktop di Chrome, non per quella iPad; 2) la qualità di trasmissione è ridotta a 480 o 720kbps, la metà di quanto serve per un flusso lossless 16/44.1 (1441Kbps).
Quindi è una alternativa che può anche essere interessante se vicino al PC avete uno speaker non wi-fi, ma per i nostri scopi non consente di eliminare il PC né di ascoltare Tidal in qualità CD.
Devo aggiungere anche che nelle prove fatte con un PC con Windows 10 non ho incontrato problemi, mentre con un altro con Windows 7 ho rilevato alcune interruzioni nel flusso audio. 

Esempio di ascolto da YouTube con Google Cast Extension

In questa successiva immagine è selezionato in alto a destra il menu a tendina
con le due scelte possibili relativamente alla qualità audio


Spotify e Deezer
L'uso di Chromecast è stato esaminato sinora solo per sopperire alla mancanza di integrazione tra servizi di streaming lossless e la totalità o quasi del network audio player in commercio in grado di trattare anche il DSD. Ma può essere utile anche per altri scopi.
Può essere usato per esempio con Spotify in alternativa a Spotify connect. Non ho la possibilità di provare il funzionamento pratico di Spotify connect con i vari modelli in commercio, sulla carta dovrebbe consentire una operatività del tutto simile a quella descritta prima, e quindi si farebbe tutto dalla app Spotify del tablet o dello smartphone. Chromecast non darebbe di conseguenza alcun vantaggio. Ma se l'uso fosse in realtà meno immediato e più macchinoso, visto l'esiguo costo aggiuntivo, potrebbe essere un'alternativa utile.
Per Deezer, servizio per il quale è meno diffuso il supporto, potrebbe essere invece una soluzione altrettanto brillante che per Qobuz.

Chromecast anche per chi non ha un impianto per musica liquida
Infine, la modalità di connessione wi-fi con un apparato come Chromecast può essere assai utile anche all'appassionato che non è ancora passato alla musica liquida e ci sta magari pensando, senza aver preso ancora una decisione.
Con la modica cifra richiesta può trasformare uno degli ingressi del suo tradizionale amplificatore in un ingresso wi-fi, da collegare ad un servizio di streaming lossless come Qobuz o lossy come Spotify, ascoltare tutta la musica che lo interessa, e concentrare gli acquisti di CD o SACD o vinile solo su quello che veramente lo convince e a suo giudizio vale l'acquisto. L'unica cosa che gli o le serve (oltre all'abbonamento e ad una rete wi-fi in casa) è un tablet o anche uno smartphone, ed è assai improbabile che ne sia sprovvisto.

La installazione di Chromecast audio

Lascio per ultima questa sezione perché c'è veramente poco da dire, basta la immagine della confezione con le semplici istruzioni. Funziona subito, basta solo avere la pazienza di attendere il setup e il riconoscimento dei reciproci componenti tra iPad e Chromecast, che viene segnalato da una piccola spia LED all'accensione che passa da arancione a bianca.
Unico punto di attenzione: l'oggetto deve essere collegato ad una presa di corrente o in alternativa alla porta USB di un PC, che però deve essere acceso per tutta la durata dell'utilizzo (non ha una batteria interna). 




In sintesi 
un prodotto interessante è comodo, non solo per superare la necessità di realizzare un music server su PC, ma anche per accedere immediatamente alla musica in streaming, senza attendere la configurazione iniziale del PC che, considerando i diversi elementi in gioco, può richiedere un po' di tempo in più di quello che vorremmo aspettare. Nel caso di Qobuz c'è poi un'altra comodità, perché il servizio francese non ha al momento una app remote per iPad o tablet come Spotify. O come Tidal con i network player compatibili (come i Linn). Una comoda interfaccia remota che invece così diventa disponibile.

lunedì 9 novembre 2015

Un impianto per la musica liquida - Le alternative oggi

Il post che presentava le 4 possibili scelte per un impianto adatto ad ascoltare anche la musica liquida risale a diverso tempo fa (marzo 2012). Dopo tre anni e mezzo qualcosa è cambiato nella musica digitale, ma non molto, e le alternative rimangono sostanzialmente le stesse. Con due novità, una sul lato dell'hardware (il NAS e il tramonto dei sistemi all-in-1) e due sul lato del software (lo streaming in qualità CD e il formato DSD).

L'archiviazione della musica: la soluzione NAS
Il tempo intercorso ha reso il NAS la scelta standard di archiviazione per la musica liquida acquistata o "rippata" a partire da supporti fisici. Hanno concorso a questa situazione sia la crescita di dimensione dei file audio musicali, con la estensione dell'interesse per il formato DSD (che, ricordo, non è mai compresso lossless, e può essere a risoluzione doppia o quadrupla del SACD) e, in misura minore, per i formati digitali in HD anche superiori al 24/192, sia la preoccupazione di non perdere per problemi tecnici hardware librerie musicali sempre più ampie, frutto magari di ore ed ore di ripping. In realtà il NAS (Network Attached Storage) con dischi ridondanti in tecnologia RAID non risolve tutti i rischi di perdita dati nel tempo, un altro post è stato dedicato a questo argomento, ma certamente è la soluzione più semplice e rapida per diminuirli.

Una classica soluzione per il PC Hi-Fi: il Mac Mini

Questa tendenza ha messo rapidamente fuori mercato le soluzioni all-in-1 con storage interno, come i music server della Olive che avevano dato l'avvio a questo tipo di soluzione, e che non sono più distribuiti in Italia da Audiogamma e sembrano essere spariti dalle recensioni nei siti internazionali. C'è da aggiungere che nel corso di una audizione un importatore italiano aveva fornito anche un altro elemento interessante: la stabilità dei music server che non sono altro che un PC Windows carrozzato come componente alta fedeltà. Chiunque ha esperienza dei sistemi Windows, nonostante gli indubbi sforzi di Microsoft, non ha bisogno di sapere di più oltre questo fugace indizio.
Di fatto il mercato propone ora quasi soltanto network audio player senza memoria disco interna tranne un paio di modelli della Cocktail Audio con HD opzionale inseribile.

Lo streaming lossless (e non)
Una alternativa che 3 anni e mezzo fa non c'era e che un impianto per la musica liquida anche orientato alla massima qualità difficilmente può ignorare. Con il costo di un paio di CD (o anche meno) al mese si ha infatti l'accesso illimitato se non a tutta, a una enorme quantità di musica allo stesso livello di qualità, con servizi come Tidal o Qobuz.
Un impianto che rinuncia a priori a questa possibilità è quindi il risultato di una scelta ben precisa e prioritaria verso l'alta definizione e/o il multicanale (che via streaming ancora non ci sono, ma potrebbero arrivare in futuro).

Un network player che supporta Tidal: il Pro-Ject Box DSA

Il dilemma per la composizione dell'impianto
La sparizione dei sistemi all-in-1 non cambia molto le cose, tenendo conto che un sistema di archiviazione NAS potrebbe essere utilizzato anche per altri scopi (immagini e video di casa ad esempio) e quindi magari esiste già. Anche il formato DSD non costituisce un problema, nel senso che, indipendentemente dalla scelta di configurazione dell'impianto, sarà necessario migrare a un componente (DAC o network player) compatibile con il nuovo standard (che però si stanno rapidamente diffondendo).
Il vero dilemma nasce con lo streaming, perché le due alternative rimaste, il music server basato su PC o il componente hi-fi specializzato, ovvero il network audio player, presentano vantaggi e svantaggi:
  • Network Audio Player
    • Vantaggi: 
      • Disponibilità immediata (si accende subito)
      • Aggiornamenti meno frequenti e più semplici
      • Non ha necessità di un monitor video
      • Piena integrazione nell'impianto e semplicità operativa
    • Svantaggi:
      • Streaming lossless non sempre disponibile (vedi dopo)
      • DAC interno semi-obbligato
      • Player software interno obbligato
      • Media library obbligata (tipicamente non specializzata per la classica)
  • PC Hi-Fi
    • Vantaggi:
      • Streaming lossless sempre disponibile (anche per nuovi servizi futuri)
      • Libertà di scelta per il DAC
      • Libertà di scelta per il player software
      • Libertà di scelta per la media library
    • Svantaggi:
      • Tempi di accensione tipici dei PC
      • Necessità di aggiornamento periodico di tutti i componenti software 
      • Risoluzione a carico dell'utente di eventuali problemi di integrazione tra i componenti
      • Necessità di un monitor e di una tastiera + mouse per le operazioni di configurazione, manutenzione, e di estensione della libreria musicale
La operatività, una volta che sono configurati e accesi, non cambia invece tra network player e PC Hi-Fi, perché può essere praticamente sempre gestita con app per smartphone o tablet.
Poiché questi svantaggi e vantaggi sono reciproci, possiamo approfondirli singolarmente.

L'ultimo e molto completo network playerdi una casa che tra
le prime ha creduto nella musica liquida: Marantz NA8005

La libertà di scelta del DAC
E' il componente più critico in un impianto per la musica liquida, e quello su cui i produttori stanno facendo più investimenti per incrementarne la qualità. La libertà di scelta e quindi di upgrade appare una opzione importante, anche se a giudicare da quanto affermano gli esperti del settore, il livello di qualità continua a crescere e quindi le differenze si cominciano a percepire a partire da impianti top.
Per la gestione del DSD (ma anche del PCM a 32/284) valgono considerazioni analoghe: un network player non DSD o limitato a 96 o 192KHz potrebbe essere considerato da un utente non obsoleto per i suoi scopi, mentre un PC Hi-Fi sarà sempre aggiornabile cambiando solo il DAC.
Se il network player ha una uscita digitale e quindi consente l'utilizzo di un DAC esterno la libertà di scelta è però in parte preservata, anche se occorre considerare:
  • il costo del network player (e quindi la perdita di valore se rinunciamo ad un suo elemento essenziale);
  • il tipo di uscita digitale (se solo S/PIDF, come nella quasi totalità dei casi, limita la possibilità di scelta del DAC, ormai quasi tutti USB, o richiede un adattatore intermedio);
  • l'upgrade con DAC esterno è possibile solo con la codifica PCM, se il network player non supporta il DSD nativamente non può supportarlo grazie a un DAC esterno compatibile DSD. 
La libertà di scelta dell'audio player
Come abbiamo visto nelle prove dei player standard di iTunes e di quelli progettati per esigenze audiophile, come Fidelia o Audirvana, la differenza c'è, anche come versatilità operativa. Anche questa è una possibilità possibile solo con una configurazione basata un PC  Hi-Fi e quindi comporta inevitabilmente una maggiore complessità.
Da notare che questa alternativa riguarda solo l'ascolto di materiale presente sulla libreria musicale, non per lo streaming.

La libertà di scelta del gestore della libreria musicale (media library)
E' un problema in realtà solo per chi ha una consistente libreria di musica classica. Per gli altri generi la organizzazione della libreria segue all'incirca sempre lo stesso standard (titolo brano, titolo album, interprete, genere, immagine copertina, più eventuali altri come autori ecc.). Nel caso della classica è importante poter gestire anche il compositore allo stesso livello dell'autore, la forma musicale, i movimenti, gli strumenti e la vista alternativa per opera oltre che per album. Si possono gestire queste esigenze in qualche modo anche con i media library tradizionali, usando i commenti, ma per una gestione completa il PC Hi-Fi, al netto di novità, appare ancora una scelta obbligata.

Il costo
Il costo di partenza per le due soluzioni non differisce di molto. Ci sono network player che costano meno di un Mac Mini (tipica piattaforma per il PC Hi-Fi) anche se non di molto, ma aggiungendo il DAC si equivalgono. Salendo di qualità (attesa o desiderata) invece la soluzione network player può avere costi anche molto più elevati (nell'ordine delle migliaia di €).

La disponibilità dei network player in pratica
Facendo ricorso ad una rassegna di mercato sui network player pubblicata sul numero di ottobre 2015 di Audio Review (N. 368) vediamo in concreto cosa offre il mercato oggi. La situazione è molto evoluta dai primi tempi in cui l'unico network player a prezzo abbordabile era il Marantz NA7004, molte case sia nuove sia tradizionali sono entrate nel settore e l'offerta è abbastanza ampia. Non ancora completa però, se cerchiamo un modello che supporti sia il DSD sia lo streaming lossless. Al momento ce n'è difatti solo uno, il notevole e apprezzato lettore multi-formato Oppo BDP 105, ben noto anche per la sua versatilità e possibilità di upgrade.



Marca


Modello


PCM


DSD


DigitalOut


Streaming


Prezzo


Oppo


BDP-105


24/192


DSD128


S/PDIF


Tidal


1599

Pro-Ject


Stream Box DS


24/96


NO


S/PDIF


Tidal


699


Pro-Ject


Stream Box DSA*


24/192


NO


S/PDIF


Tidal


1299


Linn


Sneaky DS


24/192


NO


S/PDIF


Tidal


1440


Linn


Majik DS


24/192


NO


S/PDIF


Tidal


2428 


Moon


180 Mind


24/192


NO


S/PDIF


Tidal


1350


Naim


UnitiQute 2*


24/192


NO


NO


Tidal


2290


Naim


Uniti 2*


24/192


NO


NO


Tidal


5350

Marantz


NA 8005


24/192


DSD128


S/PDIF


Spotify Connect


1099


Denon


DNP-730AE


24/192


DSD128


S/PDIF


Spotify Connect


499


Pioneer


N-70


24/192


DSD128


S/PDIF


Spotify Connect


1299


Technics


ST-C700


24/192


DSD128


S/PDIF


Spotify Connect


999

Dopo questo modello, indicato in verde, sono elencati ed evidenziati in blu i modelli che supportano Tidal (ma non DSD) e i modelli che all'opposto supportano la codifica DSD ma non Tidal. In alternative però supportano lo streaming (via rete sempre) dal servizio lossy (ma di buona qualità) Spotify. Con un asterisco sono segnati i modelli che includono anche un amplificatore. I prezzi indicati sono quelli offerti sul web nei siti e negozi ufficiali, quindi possono variare anche se non di molto.

Il versatile e completissimo lettore multi-formato Oppo BDP-105

In sintesi
Per la massima flessibilità e accesso a tutte le opportunità offerte dalla musica liquida la soluzione obbligata è ancora il PC Hi-Fi. Per ora un solo modello (e marca) offre qualcosa di comparabile in un componente integrato e specializzato, ma non dubito che se ne aggiungeranno altri. Poiché non sono obbligatori né il formato DSD né lo streaming lossless gli appassionati che danno priorità alla semplicità d'uso hanno già oggi numerose alternative, alcune delle quali anche non molto costose.

sabato 24 ottobre 2015

Il download in alta definizione - Aggiornamento 2015: Musica classica

Come anticipato, dedico un post a parte alla musica classica, dove la musica in alta definizione, in massima parte acquisita in download, sta diventando una alternativa reale e sta creando un mercato che si avvia alla maturità. Diverso il target rispetto alla musica moderna: gli appassionati di classica, solitamente adulti e con mezzi adeguati (quelli necessari ad esempio per un abbonamento annuale a un auditorium), interessati e attenti alla qualità, con interessi molto differenziati, spesso conoscitori anche della teoria e della pratica della musica.


Il "download" dei supporti fisici
Nel settore della classica i supporti fisici per l'alta definizione ancora esistono e resistono. Hanno tuttora un loro ruolo perché obiettivamente, a parte gli eventuali problemi di spazio, la comodità di avere in un solo posto, assieme al supporto, anche il libretto con tutte le necessarie informazioni sull'opera, sul compositore, sulla esecuzione e sugli esecutori, è un vantaggio non trascurabile per musica impegnativa e complessa, e queste informazioni rendono più completa la esperienza di ascolto. Si trovano anche su Internet, su Wikipedia e su siti specializzati, certo, ma è molto più semplice così, e almeno durante l'ascolto si può, per una volta, spegnere o trascurare il PC o l'iPad. E non si deve rivoluzionare l'impianto.

I supporti ancora prodotti da alcune etichette specializzate (non dalle major) sono SACD o Blu-Ray, ma sembra che siano distribuiti in ben pochi negozi, almeno in Italia. Ho fatto alcuni test recenti a Feltrinelli di Roma a Piazza Argentina, che ha una sezione di musica e dischi molto ampia, e in precedenza alla discoteca dell'Auditorium, ma in nessuno di essi erano in vendita SACD o Blu-Ray in HD o multicanale. Secondo i gestori evidentemente non hanno mercato da noi. La novità in questi negozi sono gli LP (ma non di classica) e le continue offerte sconto. Per la classica, i cofanetti multi CD delle opere complete dei classici, più anche qui CD scontati e scontatissimi con vari motivi.

Chi è interessato ad ascoltare in alta definizione, ma senza la complessità di un impianto per musica liquida, deve quindi rivolgersi comunque alla rete e comprare per corrispondenza sui siti specializzati in questo tipo di vendita e che trattano più etichette, come MDT, o i siti delle etichette e che vendono anche per corrispondenza, come 2L The Nordic Sound. Bisogna aggiungere il costo della spedizione, naturalmente, ma i costi non sono superiori rispetto al download digitale, come ci si aspetterebbe, anzi. Per un SACD multicanale + stereo della 2L (vedi le immagini) il costo base è 16 € che diventano 18,72 con la spedizione in Italia. Dallo stesso store della 2L (operato da un'altra società norvegese: Klicktrack) è possibile acquistare anche in download e i prezzi, stranamente, sono superiori. La versione analoga al SACD come risoluzione (24/96) costa 21 €, ma solo stereo, e i prezzi salgono al salire della risoluzione o per il multicanale (vedi immagine) fino alla risoluzione massima che per 2L è 32bit / 382KHz (una specie di 4K per la musica). Lo stesso album è venduto da HighResAudio sempre a 21 € (con booklet da scaricare) in risoluzione 24/96. Nessun vincolo per paese in questo caso. Non resta che provare, cosa che ho fatto, e di cui darò conto nei commenti (il SACD di Beethoven acquistato un paio di giorni fa non è ancora arrivato).


La pagina con l'offerta in SACD della etichetta 2L - The Nordic Sound.
Le specifiche di uno dei SACD in offerta (quello che poi acquisterò per test).
Nel seguito gli screenshot che documentano la possibilità di  acquisto del
SACD o in alternativa il download in HD in vari formati o in CD





Il sito eClassical
Per l'acquisto in download si può accedere agli stessi siti già citati nel post precedente sulla musica moderna, oltre che al portale FindHDmusic che ricerca su tutti i siti. L'alternativa è questo noto sito specializzato sulla musica classica.
Tratta le etichette classiche specializzate, la maggior parte, non tratta quelle delle major, e garantisce quindi una buona copertura della produzione attuale disponibile anche in formato liquido HD,
La struttura del sito è pensata proprio per la classica, e consente una navigazione per la ricerca di quello che interessa (e per trovare stimoli all'acquisto) può seguire diversi percorsi, per compositore, per interprete, per genere e così via. Per esempio se il nostro interesse e' Prokofiev si può partire da una breve scheda sul compositore russo, poi passare alle incisioni dedicate a sue opere più popolari (più vendute) sul sito e poi ad una scelta più dettagliata in base alla forma musicale. Oppure in alternativa si può partire dal l'interprete o dalla forma musicale stessa. Un sistema di navigazione pensato quindi per chi cerca suggerimenti e stimoli e non solo uno specifico album di cui ha letto una positiva recensione.

La ricerca per strumenti musicali su eClassical

La scheda per un album (il concerto per piano e orchestra op.54
di Schumann) e  le varie opzioni di acquisto


La scheda dedicata ad un compositore: Prokofiev

Gli altri siti generalisti e i siti delle case discografiche
HDtracks e HighResAudio trattano ovviamente anche la classica. Il secondo quasi tutto, HDtracks alcune piccole etichette e soprattutto la produzione "liquida" in HD delle major (DG e Decca sicuramente). Non disponibile in Italia, però, come già avevo anticipato.
Tra i siti delle case discografiche in evidenza sempre quello della Hyperion, una casa con una produzione continua e molto ricca, ottima reputazione riguardo alla qualità delle registrazione.
Il sito è ben strutturato e ben navigabile, aggiornato nella grafica mminimal, come si vede nelle videate seguenti. Sul lato dell'offerta "tecnica" sono rimasti un po' fermi perché i formati sono sempre il CD e HD 24/96, nessuna apertura al DSD che adesso molti appassionati cercano, e neanche nulla sul multicanale.

La home page del sito. Con il menu a tendina sono presentati diversi
suggerimenti per la ricerca: per album HD (studio master), per musica
da camera, orchestrale e così via. In evidenza le novità e le ultime uscite.
La scheda di un album: musica per piano di Schubert. La qualità audio
a scelta può essere compressa (via iTunes), CD o "standard" HD (24/96),
i formati ancora ALAC o FLAC, niente DSD. Da notare e apprezzare
in alto a destra la scheda dettagliata sull'esecuzione, con informazioni
sul produttore e sull'ingegnere del suono

Una novità: la produzione diretta da parte di una grande orchestra
All'orchestra più celebre del mondo, i Berliner Philarmoniker, hanno avuto una buona idea: estendere (di molto) il loro pubblico grazie al web. Saltando le case discografiche e i broadcaster e diventando editori di sé stessi. Magari potrebbe essere copiata da altre orchestre famose, vedremo. Procedono in due direzioni: avviando la produzione diretta di album, distribuiti poi sia su supporto fisico sia in download, ma con qualità e ricchezza di contenuti sconosciuta alle catatoniche major. E fornendo in parallelo la possibilità di diretta streaming (video e audio) dei concerti, in tempo reale, quindi (oltre che in differita, ovviamente).

La produzione discografica
Dal produttore al consumatore, sono e saranno distribuite direttamente le accurate registrazioni con tecnologie di elevata qualità gestite dallo staff dell'orchestra (segnalo un articolo su AR 345 con una descrizione molto ampia della tecnologia adottata e della iniziativa in generale). Al momento ci sono alcune integrali per eventi speciali, come questa dedicata a tutte le sinfonie di Jean Sibelius.



Come si vede nella videata successiva, su supporto fisico si può ascoltare il contenuto su CD (4 CD complessivi per le 7 sinfonie) oppure in HD (24/96) su supporto Pure Audio Blu-Ray, non solo in stereo ma anche in multicanale 5.0 non compresso. In più sempre su Blu-Ray la esecuzione ripresa su video in Full HD, in questo caso l'audio è in stereo qualità CD  oppure multicanale 5.0 in formato DTS (lo standard per il Blu-Ray). In più anche 7 giorni di abbonamento alla Digital Concert Hall, che vediamo dopo. E infine il booklet di 64 pagine.
Il tutto per 69 € che per 6 dischetti (di cui 2 Blu-Ray) e tutto il resto non sembra davvero molto (11,5 € l'uno). Certo bisogna aver interesse a sentire o vedere eseguite tutte le sinfonie del compositore finlandese dalla prima all'ultima, ma questa è un'altra storia e riguarda tutto il settore "cofanetti"


L'alternativa è il download, che in questo caso (giustamente) costa meno (49 €) anche perché ha qualcosa di meno, la parte video. Ha anche qualcosa in più però, il contenuto in risoluzione 24/192. Per il resto i contenuti sono gli stessi e la distribuzione è anche in formato WAV oltre che nel comune FLAC (niente DSD).

La principale novità: la diretta dei concerti
Chi ha in casa un buon impianto HT con grande schermo in alta definizione e impianto di classe adeguata ha la possibilità, abbonandosi alla Digital Concert Hall, di assistere alla esecuzione dei concerti dell'orchestra berlinese, o dei vari solisti o complessi di musica da camera in programma, come se fosse presente alla Philarmonie di Berlino. Forse anche meglio che se fosse fisicamente presente lì, perché grazie alla regia sarà virtualmente ai posti migliori, l'audio non sarà disturbato né sacrificato da qualche posizione infelice, e la poltrona o il divano sarà il suo di casa, e non le pur comode poltroncine dell'auditorium berlinese. L'audio non sarà multicanale ma stereo (le reti attuali non ce la fanno) ma eventualmente si potrà ricorrere alla virtualizzazione. Oppure rimanere in stereo, che forse è ancora meglio.

Certo, mancherà il coinvolgimento emozionale dell'evento e della partecipazione di persona, ma come noto ci stiamo progressivamente dematerializzando, Oppure invece ci verrà il desiderio di trovare un volo low cost e un alloggio Airbnb a Berlino e andarci di persona qualche volta. I prezzi dei biglietti che si possono consultare sul sito della filarmonica non sono affatto alti o proibitivi.

Sul lato della qualità siamo al top di quello che la tecnologia attuale consente per la diffusione sulla rete web con accesso ADSL, quindi con la massima disponibilità di banda che al momento tutti più o meno abbiamo a disposizione. L'audio quindi è stereo e compresso MP4 (o AAC) a 256Kbps, ma ottenuto per compressione da ripresa e registrazione in HD 24/48. Il video è Full HD scalabile come risoluzione in base alla banda; il livello massimo è 2,5Mb/sec che dovrebbe essere alla portata di chiunque è in grado di vedere film on demand in HD scaricati da Netflix o Sky On Demand.

I costi sono quelli che si vedono sotto. Non è previsto l'acquisto con biglietto (on demand) ma solo l'abbonamento, penso per evitare complicazioni con la differita. Oltre che la possibilità di una prova gratuita (anche per testare la capacità della vostra rete) c'è una specie di abbonamento prova di una settimana oltreché altre formule a costi giornalieri decrescenti. L'equivalente dell'abbonamento Netflix o Spotify è 14,90 € al mese, quindi stesso ordine di grandezza.


In sintesi
Si conferma che il mondo della classica, per l'appassionato interessato anche ai buoni ascolti, è molto più ospitale di quello della musica rock e pop, e moderna in genere.




domenica 27 settembre 2015

L'ultima radio analogica (o quasi)

Come stiamo documentando in alcuni post e iniziata la lenta transizione dalla FM analogica alla Digital radio. Non c'è un calendario definito né una data per lo switch off e neanche una adesione massiccia da parte delle radio private (locali soprattutto) ma il movimento è iniziato ed è guidato delle reti nazionali maggiori.
Per gli appassionati di musica non è una buona notizia, non nel senso che perderanno qualcosa, ma che non avranno alcun vantaggio con la nuova tecnologia. Infatti, a parte che si tratta sempre di suono compresso, tra gli obiettivi della iniziativa non c'è la qualità dell'ascolto musicale, quando parlano di "suono perfetto" vogliono dire "senza disturbi", cioè senza gli effetti del pluri-decennale caos delle frequenza nelle aree più popolate d'Italia.

Musica compressa due volte
Non si perde nulla perché, anche se il canale trasmissivo continua ad essere analogico, la musica in FM in Italia (e anche all'estero) è archiviata e gestita in formato compresso da anni. Non per per ridurre i costi di trasmissione, con la FM analogica non c'è differenza, ma per ridurre i costi di gestione. La musica è archiviata su applicazioni professionali come il noto Selector, in formato compresso per praticità (minori dimensioni, tempi di processing più veloci), solitamente in formato MPEG2 o MP2 (vedi nel seguito qualche informazione in merito), già pronta anche per la web radio associata. Tanto per la musica in heavy rotation trasmessa dalle radio commerciali nessuno sentirà la differenza. Questo non sarebbe neanche il problema maggiore, a meno che il tasso di compressione sia elevato (96Kbps ad esempio, come peraltro supponiamo che spesso sia). Oltre a questa compressione che interessa la quantità di dati da archiviare e la potenza di calcolo in invio alla trasmissione (streaming), praticamente tutte le radio commerciali applicano una ulteriore compressione dinamica di tipo loudness (vedi il post sulla loudness war) per suonare apparentemente più forte ed essere meglio udibili in auto e in ambienti  rumorosi, e anche per non soccombere con le radio vicine nell'affollato e anarchico etere italiano.

Alla fine ne rimase solo una
Fino a qualche anno fa resistevano in Italia almeno due radio, che trasmettono in prevalenza classica, che non adottavano il Selector o altri sistemi computerizzati e trasmettevano senza compressione dinamica: le reti Rai Radio 3 e FD5. Radio 3 è passata però anch'essa al Selector alcuni anni fa per la maggioranza della musica trasmessa, e adotta in parte la compressione dinamica per non non essere sommersa dalle radio commerciali, mentre trasmette ancora in analogico gli eventi live. FD5 invece trasmette la musica dal suo sistema di archiviazione digitale in compressione MP2, ma non applica la compressione dinamica (e quindi pare che trasmetta pianissimo, ma sarebbe il livello giusto se tutti l'adottassero). Quindi l'ultimo baluardo dell'analogico è Rai Radio 3, ma solo per alcune dirette serali, mentre l'ultima radio "analogica", non in senso stretto, ma come attenzione alla qualità del suono per tutta la musica trasmessa, è FD5. 

Rai FD5
Una emittente che viene da molto lontano, precisamente dai tempi della filodiffusione, la radio trasmessa tramite la rete telefonica della SIP, una tecnologia superiore come qualità alla radio in AM quando è stata adottata in Italia (1959) e anche alla FM almeno fino alla metà degli anni '70, cioè quando la Rai non trasmetteva ancora in stereo.
Incredibilmente la filodiffusione è arrivata fino a noi, è ancora disponibile e pare abbia ancora utenti consapevoli, pur trasmettendo solo i tre canali Rai, più il canale FD4 (Filo Diffusione 4) specializzato in musica leggera e FD5 specializzata in classica (ci siamo arrivati).

Perché ci interessa
Perché essendo considerata per legge servizio di pubblica utilità (servizio universale) per i contratti di servizio della Rai, la produzione di contenuti e proseguita sino ad ora, non prevede inserzioni pubblicitarie e deve coprire le 24 ore. E, avendo questi contenuti pronti e ormai pochi utenti sulla filodiffusione, da molti anni la Rai li diffonde anche su altri canali: satellite, digitale terrestre, web, Digital radio, e anche FM (ma solo per FD5).

Cosa trasmette
Solo musica classica nella accezione tradizionale del termine, cioè il genere di musica, chiamato a volte anche musica colta, che viene proposto in Auditorium e sale da concerto. Inclusa ovviamente la musica sacra e corale e la lirica, a cui è dedicata buona parte del palinsesto. Ma sono presenti anche la musica barocca e medievale, le colonne sonore (eseguite con orchestra classica ) e pure la contemporanea, quella ormai storica, ma in alcuni casi anche quella recente o recentissima.
Un ascolto quindi per persone interessate e consapevoli, non sempre (ma a volte sì) adatto a sottofondo.



I programmi
All'inizio erano pizzoni con replica nello stesso giorno ma da alcuni anni c'è un vero e proprio palinsesto (vedere il sito della radio). Lo stile è quello della Rai di un tempo, con programmi tipo "Almanacco" che propongono brani di compositori nati o morti nel giorno, selezioni di romanze e cantanti lirici da indovinare (questa e la parte più innovativa) o dedicati a particolari strumenti o forme musicali con nomi come "Concerto del mattino", "Pagine corali" e simili. Ogni brano è annunciato all'inizio e alla fine da annunciatori plurilingue estremamente professionali che pronunciano con perfetta dizione tedesca, inglese o francese i tempi dei movimenti. Un ottimo sistema per sapere come si pronunciamo correttamente i nomi dei compositori tedeschi. E poi ogni opera viene trasmessa per intero e senza interruzioni, fosse anche la quinta sinfonia di Mahler. 

Il palinsesto segue i gusti presunti degli ascoltatori (presunti perché non so se vengano fatti rilevamenti per questa radio). Così la sera, che pare sia la fascia di maggiore ascolto, viene trasmessa prevalentemente musica lirica, che per tradizione in Italia sembra preferita alla orchestrale, anche se da un pubblico ormai avanti con gli anni. Non mancano impegnativi ascolti di musica contemporanea, ma anche meno impegnativi ascolti di musica barocca. Inoltre sono frequenti le registrazioni dei concerti negli Auditorium Rai e anche quelle, spesso interessanti perché a volte riguardano generi più originali, come musica medievale o etnica, dei concerti che si tengono la domenica mattina nella Cappella Paolina del Quirinale per impulso dei vari presidenti (Ciampi e Napolitano in particolare). Che tra l'altro sono registrati particolarmente bene.

La ricezione di FD5 in FM
E' possibile ascoltare, come anticipato, le trasmissioni anche su web, satellite, digitale terrestre e DAB+ ovvero digital radio, ma la nostra attenzione va all'ascolto in FM che dovrebbe essere alla massima qualità. Su questi altri canali la compressione è superiore, probabilmente anche 96kbps su web. Il dato comunque non è dichiarato.

Per prima cosa però è necessario vivere nelle principali città italiane (più Ancona) le uniche coperte dal servizio (le frequenze sono sul sito); secondo requisito indispensabile è dotare il sintonizzatore di un'antenna. Basta di solito una normale antenna casalinga a T di ragionevole estensione (un paio di metri) ma è meglio dotarsi di un'antenna esterna se la situazione della vostra casa lo consente (villetta mono o bifamiliare, piano alto, cavedio dsponibile). Il motivo è che FD5 trasmette senza compressione dinamica, come riportato prima, e quindi il pianissimo è proprio pianissimo e rischia di confondersi con i disturbi di fondo se la ricezione non è ottimale. Poi c'è la necessità di ridurre le sovramodulazioni e gli sconfinamenti delle radio vicine, che ovviamente trasmettono senza rispettare le regole cercando di sopravanzarsi una sull'altra, come è la norma nel far west dell'etere che si protrae in Italia da 40 anni nell'indifferenza generale.
In questa gara FD5 soccombe perché rispettando le regole suona più piano delle radio circostanti, anche nei fortissimi orchestrali.

Da considerare anche che la trasmissione FM è soggetta a riflessioni in città per effetto delle costruzioni circostanti la vostra casa, che hanno effetto ovviamente sulla ricezione, e quindi un'antenna esterna in posizione elevata può essere necessaria anche per catturare la frequenza senza riflessioni. Con questi accorgimenti e un buon sintonizzatore stereo la qualità dell'ascolto è eccellente, non si notano effetti negativi legati alla dichiarata compressione dati, la ricostruzione spaziale in particolare è particolarmente realistica se le registrazioni originali, come spesso avviene, sono di alta qualità.
Molto evidente anche l'assenza di compressione dinamica e il positivo effetto sulla qualità dell'ascolto.

Da aggiungere che in città con etere affollato le trasmissioni fuori standard delle emittenti adiacenti possono rendere l'ascolto difficile o impossibile. Questo si verifica ad esempio a Roma ed è giusto, anche se dubito che mai leggeranno questo articolo, che si sappiano i nomi delle radio che, almeno a me, impediscono l'ascolto di FD5 in alcune zone della mia casa (centro città): R 101 (100.0 MHz) e Power Station (100.5 MHz).

Infine l'ascolto in mobilità: almeno a Roma, in auto, è quasi impossibile. Sia per l'effetto di altre radio che invadono la frequenza sia per le frequenti zone di scarsa ricezione la banda non è sufficiente per un ascolto adeguato causa presenza non rara di rumore di fondo o disturbi vari. Risulta possibile solo se ci si trova per caso in una zona di buona ricezione e il traffico è bloccato o lentissimo. Situazione comunque piuttosto frequente a Roma e quindi qualche speranza di ascolto in auto rimane.

La qualità audio delle trasmissioni in FM 
La produzione musicaledi FD5 utilizza dal 2001 una piattaforma digitale. Il sistema software che ha scelto ed utilizza FD5 è il Netia, poi dal 2004 esteso come Netia Octopus, includendo anche la gestione automatizzata del palinsesto. Il software Netia attinge ad un archivio musicale digitalizzato, a quanto si capisce, accedendo anche a quello centralizzato della Rai. I file musicali nell'archivio sono in formato compresso MPEG-2 (o MP2), che è una specie di standard per le radio di qualità attuali. Queste informazioni con tutta la storia della tecnologia trasmissiva e di gestione della musica si possono leggere qui. I sorgenti musicali derivano da CD o da registrazioni originali Rai (negli auditorium di Roma e Torino o alla Cappella Paolina o agli eventi registrati da Radio 3) tutti, a quanto si capisce, trasferiti in MPEG-2. Fino a qualche anno fa erano trasmesse le dirette anche su FD5, ma ascoltando la radio o guardando i palinsesti pare proprio che non siano più previsti. Peccato perché sarebbero gli unici casi di trasmissione tutta analogica.

Il formato MPEG-2
Sarebbe MPEG-1 Layer II, e definisce il formato di compressione audio utilizzato per le trasmissioni broadcast audio-video. Chiamato anche (o più correttamente) MP2, è un formato di compressione audio con perdita (lossy) basato su criteri di psicoacustica, come tutti i sistemi di questo tipo. E' parente stretto del più noto MP3 (MPEG-1 layer III). La differenza risiede nel fatto che l'MP3 è specializzato per la compressione dati su PC mentre l'MP2 per la compressione in streaming. Quindi l'MP3 ha l'obiettivo di raggiungere una compressione dati più spinta (file più piccoli), mentre per l'MP2 l'obiettivo principale è la costanza e stabilità nel tempo. Gli algoritmi di psicoacustica di base sono gli stessi, quello che fa la differenza è quindi il metodo con cui è realizzata la compressione. Ad elevati bitrate (256 o 384Kbps) sono equivalenti all'ascolto, nei rispettivi campi di applicazione, e, come noto, raggiungono un buon grado di approssimazione con il formato non compresso.
Questi standard sono stati sviluppati all'inizio degli anni '90. Alla fine del decennio (1997) sono stati avviati altri studi orientati al miglioramento degli algoritmi di base, che hanno portato allo standard AAC (Advanced Audio Coding) poi standardizzato come MP4 o MPEG-4 (includendo la parte video). E' l'algoritmo di base più recente ed efficiente usato da Apple per iTunes e da Google per iTunes, e non è compatibile all'indietro con MP2 (nel senso che i DAC MP2 precedenti non possono convertire file audio MP4).


A che livello di compressione trasmette FD5?
Perché tutta questa tirata sulla compressione digitale (per gli appassionati, tutti gli approfondimenti sono su Wikipedia in inglese) in un post dedicato ad una radio che dovrebbe essere analogica? Perché analogica del tutto non è più, e vorremmo che almeno il bitrate fosse il più alto possibile. Purtroppo questo dato non è fornito sul sito dell'emittente e, nonostante due richieste via email che ho inviato a partire da un mese e mezzo fa, non ho ricevuto risposta alcuna.

In generale le radio musicali serie trasmettono a 256Kbps e in molti casi di radio pubbliche anche a 384Kbps, quindi penso che al minimo la trasmissione sia a 256Kbps. Inoltre, poiché lo standard AAC risale a oltre 15 anni fa, ritengo anche che tutto il materiale più recente sia stato digitalizzato con questo formato. Il software di gestione è sicuramente in grado di gestirli entrambi. Una qualità non a livello CD quindi, ma abbastanza elevata (superiore all'MP3 sia per la tecnica di compressione sia per gli algoritmi di base) da consentire un ascolto molto appagante anche con la impegnativa musica classica, grazie all'assenza di compressione dinamica e al "suono FM" (campo minato: il suono più "caldo" e "senza asprezze" che ci si aspetta dai vinili derivati da registrazioni digitali).

In sintesi
Preferiremmo che FD5 utilizzasse ancora come sorgente il sistema precedente basato su lettori di nastri magnetici Tandberg, tutto analogico e pieno sfruttamento della grandi potenzialità della trasmissione FM. Ma ci rendiamo conto che un sistema di gestione computerizzata delle trasmissioni e del palinsesto consente costi di gestione (del personale) più facilmente sopportabili, quindi ci sta bene così. Magari è solo grazie a questa innovazione che possiamo ancora ascoltare una radio (quasi) analogica.

(Le illustrazioni si riferiscono al palinsesto di FD5 del 26.9.2015: Jordi Savall e le soprano Montserrat Figueras e Maria Cristina Kiehr impegnati/e nella colonna sonora di Tous les matins du monde, il maestro Nicola Piovani di cui sono state trasmesse alcune composizioni, la mezzo soprano russa Elena Obraztsova interprete nell'Alexander Nevsky di Prokofiev diretto da Claudio Abbado nel 1991).