domenica 25 luglio 2010

Il multicanale in pratica

Prima di proseguire con l'analisi del materiale software disponibile in multicanale e sui piani delle majors per il lancio di questo formato, è il caso di farsi una idea su cosa è necessario, in termini di componenti,spazi, installazione, e impegno economico, per dotarsi di un impianto multicanale audio. Anche perché nel precedente post avevo fatto un paio di cifre per posizionare almeno sotto questo aspetto un impianto "surround". Ci aiutiamo con alcuni esempi, senza alcuna pretesa di fornire una analisi esaustiva delle varie alternative, ma cercando di comporre soltanto: un impianto di fascia medio-alta, completamente audio, uno di fascia media, ed uno economico. I componenti come sempre si suddividono in 3 categorie, lettore, amplificazione, diffusione sonora. Solo che qui, invece che 1+1+2 componenti, ne servono parecchi di più.


Le casse
Cominciamo dai sistemi di altoparlanti, ovvero dalle casse. Se il multicanale è 5+1 evidentemente ne servono 6. Una di queste, il canale centrale, deve essere un diffusore specializzato per questo scopo, mentre gli altri, subwoofer, laterali e frontali, sono normali componenti audio, anche se alcuni produttori hanno linee specializzate per diffusori multicanale, ovviamente per l'home theater (HT) o home cinema, come spesso si definisce ora.

Dovendo scegliere un produttore per il nostro esempio non ci sforziamo troppo e andiamo a vedere l'offerta del principale produttore mondiale di diffusori di qualità, la casa inglese Bowers & Wilkins (B&W). Nella sua serie di livello più alto, la serie 800, si trova tutto quello che serve:
- due diffusori frontali: con gli 804D a torre siamo già a un livello molto alto
- due sistemi laterali: gli 805D da supporto
- un subwoofer della stessa serie, ovviamente attivo: DB1
- un canale centrale, nella gamma fornitissima della casa inglese ovviamente c'è: si chiama HTM 2D

Facciamo due conti (i prezzi sono quelli riportati nel sito del distributore italiano):



B&W 804D 7.000
B&W 805D 4.500
B&W HTM2 D 4.700
B&W DB1 4.250
Totale 20.450


Siamo effettivamente a livelli piuttosto elevati, sia come qualità sia come costo. B&W ha anche una serie famosa per il rapporto qualità prezzo, che utilizza buona parte della tecnologia della raffinata gamma superiore, è la serie CM. Anche qui c'è tutto ma si scende parecchio come impegno economico:

Frontali x 2 B&W CM7 1.600
Laterali x 2 B&W CM1 800
Centrale B&W CM Centre 2 990
Subwoofer B&W ASW 10CM 1.350
Totale 4.740

B&W ha anche una terza serie con la quale, a fronte di soluzioni tecniche più semplici, si può scendere ancora di prezzo, è la serie 600:

Frontali x 2 B&W 684 990
Laterali x 2 B&W 685 590
Centrale B&W HTM62 390
Subwoofer B&W ASW 610  600
Totale 2.570

L'amplificazione
Il punto centrale dell'impianto multicanale è l'amplificazione. Perché in questo caso deve essere realizzata con sistemi progettati specificatamente per il multicanale, non si possono usare senza limitazioni componenti pensati per lo stereo. Il motivo banale risiede nella necessità di avere un unico comando di volume per tutti e 6 gli altoparlanti. In più, saranno necessari altri comandi per bilanciare opportunamente tra loro le varie sezioni, così come è possibile fare, ad esempio, con un normale sistema car audio (che è un sistema multicanale, a 4 o 4+1 canali) con il comando fader per i canali anteriori e posteriori.

Un preamplificatore multicanale audio
Ai tempi in cui l'industria dell'hardware credeva ancora in qualche successo del DVD-Audio o del SACD sono stati timidamente prodotti, in piccola serie e da case di un certo livello, componenti solo audio per multicanale. Non ne rimangono molti in produzione. Limitandoci in questa breve rassegna soltanto ad esempi, come abbiamo premesso, e non puntando ad una specie di rassegna, destinata fatalmente a rapida obsolescenza, ne citiamo solo uno, lo Electrocompaniet EC-4.9. La Electrocompaniet è una nota casa scandinava (norvegese) che esiste da decenni e gode di un'ottima reputazione, con una limitata ma ben focalizzata offerta di elettroniche di fascia medio-alta. Tra queste appunto è tuttora presente questo pre a 6 canali, con input analogici (il decoder deve quindi essere quello del lettore), e che può pilotare gli amplificatori finali che a loro volta guideranno le 5 casse acustiche (il subwoofer solitamente è attivo, e quindi ha un suo proprio ampli integrato).


Electrocompaniet produce ovviamente anche finali, e in particolare due modelli pensati proprio per questo scopo, e specificatamente un sistema a 2 canali (per i frontali) e uno a 3 canali (per il centrale e i laterali-posteriori). Potrebbero essere ovviamente usati amplificatori finali di qualsiasi altro produttore, anche a valvole se è preferita questa tecnoogia (gli Electrocompaniet sono a stato solido) ma volendo continuare con il nostro esempio adottiamo virtualmente senz'altro i modelli della casa norvegese, che sono sicuramente compatibili e allineati come prestazioni. Ecco quindi il conto del sistema di amplificazione:

Pre
Electrocompaniet EC 4.9
6.300
Finale 2 canali
Electrocompaniet 2x120-M
4.000
Finale 3 canali
Electrocompaniet 3x120-M
5.000
Totale

15.300

La decodifica dell'audio multicanale
Rimane da individuare un lettore multicanale all'altezza, ma prima occorre una premessa riguardo all'audio multicanale. Che è codificato con vari sistemi, e anche solitamente compresso, nel caso di audio multicanale associato ad un video.

Non mi soffermo qui sui vari sistemi di codifica multicanale, si possono trovare molte risorse in Internet che ne parlano diffusamente. Ricordo solo che i due sistemi principali sono il Dolby Digital e il DTS 5+1, e che ciascuno dei due competitor ha proposto in anni recenti anche una versione con audio non compresso e in alta definizione,  Dolby TrueHD per Dolby e DTS-HD Master Audio per Digital Theater System. Da segnalare anche il sistema di codifica Advanced Resolution Surround Sound usato a suo tempo per il DVD-Audio e standard per questo formato (che quindi richiede lettori multiformato compatibili DVD-A).

Il lettore multiformato
Electrocompaniet produce anche un lettore multiformato, il modello EMP-1/M, che però non supporta il formato Blu Ray (e costa 7.000 €) quindi selezioniamo un modello della Denon, casa giapponese con una ampia e apprezzata produzione di multicanale e HT di fascia alta, recentemente provato con esiti molto soddisfacenti dalla rivista italiana Audio Review, il modello DVD-A1UD, che costa 5.550 €.

Un impianto di fascia medio-alta
Possiamo quindi tirare le somme e comporre il nostro impianto multicanale audio, con i componenti che abbiamo commentato in precedenza.

Lettore Denon DVD-A1UD 5.500
Amplificazione Electrocompaniet 15.300
Diffusori B&W serie 800 20.450
Cavi (stima) 1.350
Totale 42.600

42.600 € può sembrare una cifra spropositata per un impianto per ascoltare la musica (e senz'altro lo è sino a quando la musica prodotta in multicanale è in quantità così ridotta) ma questo tipo di valutazione è sempre un fatto di priorità. Come notano spesso i recensori delle riviste, l'acquisto di un SUV o di una berlina tedesca di grossa cilindrata richiede 60 o 70 mila €, e questa scelta non suscita alcuna riprovazione sociale o crisi familiare con la moglie dell'audiofilo. Il quale potrebbe invece comprare una Panda, che fa la stessa funzione delle auto citate prima, anzi è anche più comoda in città (se l'uso è solo o quasi per il percorso casa-ufficio con una persona a bordo) risparmiando l'importo necessario per questo impianto o anche per uno superiore (considerando i costi di esercizio delle auto).

Si può comunque scendere di molto rinunciando ai costosi sistemi della serie 800 e utilizzando i diffusori della serie CM, noti per il loro eccellente rapporto qualità / prezzo. Si potrebbe dire che l'impianto a questo punto è sbilanciato, che la qualità non è allineata alla amplificazione Electrocompaniet, ma penso che sarebbe comunque un impianto molto soddisfacente, anche considerando che i diffusori sono ben sei.
Ecco quindi l'impianto da 25.000 € circa a cui accennavo nel post precedente.

Lettore Denon DVD-A1UD 5.500
Amplificazione Electrocompaniet 15.300
Diffusori B&W serie CM 4.740
Cavi (stima) 1.350
Totale 26.890

Per scendere ancora non resta che ricorrere ad elettroniche appartenenti a sistemi audio/video, prodotte in maggiore quantità e quindi di costo inferiore.

Una alternativa: elettroniche A/V di serie
I sistemi HT hanno un mercato piuttosto esteso e sono prodotti in grande serie, quindi con costi ridotti, e includono una completa sezione per l'ascolto dell'audio multicanale associato ai contenuti video. Perché non fare ricorso alle elettroniche di questa categoria per assemblare un impianto di costo più accessibile?
Un primo motivo è rappresentato dall'amplificazione di potenza. Dovendo inserire 5 o 7 o addirittura 9 canali in un solo contenitore i produttori fanno ricorso infatti, per gli amplificatori integrati multicanale A/V all'amplificazione in classe D. E' una tecnologia di amplificazioni "a commutazione" (non è il caso di approfondire qui come funziona) che esiste da diversi anni e che ha trovato una sua vasta applicazione proprio qui, perché consente una forte riduzione delle dimensioni rispetto agli amplificatori tradizionali in classe A o AB.
Non godono però di una grande considerazione tra gli audiofili, nonostante i miglioramenti dichiarati dai costruttori per le nuove realizzazioni. Non ho conoscenza di prove di ascolto per una verifica nei fatti di questa specie di assioma, ma empiricamente si può considerare che, se avessero prestazioni all'ascolto uguali o superiori agli amplificatori tradizionali, questi ultimi sarebbero ormai spariti. Perché costano molto meno e occupano molto meno spazio.

Un pre multicanale audio / video
E' possibile però eliminare questo dubbio utilizzando un preamplificatore audio/video e collegandolo a finali tradizionali. Scegliendo per esempio nella produzione di un altro fornitore ben noto per l'ottimo rapporto qualità / prezzo, la Rotel. Il modello RSP 1570 può gestire gli amplificatori finali necessari per l'audio multicanale, e include anche una completa sezione di decodifica, che supporta tutti i più recenti formati, inclusi il TrueHD e il DTS-HD (ma non il 5+1 del DVD-Audio, a quanto sembra). In più ha una serie di ingressi video che possono consentire di collegare all'audio multicanale più sorgenti (ad esempio il decoder da satellite e il digitale terrestre, oltre al lettore DVD-BD). Una funzione che non può essere fornita da un pre MC audio come l'Electrompaniet EC-9, che può funzionare anche per sonorizzare contenuti video, ma solo con il lettore DVD o Blu Ray Disc.


Un impianto multicanale medio
Utilizzando quindi questo componente si può comporre un impianto di costo medio (sempre relativamente all'impegno richiesto dal multicanale). Sfruttando anche il fatto che la sezione di decodifica è inclusa nel pre e quindi non è necessario un lettore di classe molto alta. E' sufficiente un lettore "budget" come l'Oppo BD80 che, in più, contiene anche la decodifica per SACD e DVD-Audio e quindi integra le funzionalità dell'RSP-1570. Sulla differenza di qualità dei decoder non posso esprimermi ma, si spera che in considerazione del prezzo (l'RSP-1570 costa 1.700 € e l'Oppo 400 circa) la qualità dei processori del pre sia almeno pari se non superiore a quella dell'Oppo.
Per gli amplificatori finali si potrebbe ricorrere a qualsiasi fornitore ma, anche in questo caso, restiamo per coerenza in casa Rotel, che ha a listino alcuni amplificatori stereo tradizionali adatti allo scopo:
- il modello RB-1552 stereo (ne servono 2, per gli altoparlanti frontali e surround) (120W)
- il modello RB-06 configurato in mono a ponte per il canale centrale (2x70W)
Il tutto ha un prezzo complessivo di 3.850 € ca. (1700+850+850+450).

Ecco quindi l'esempio di impianto multicanale medio. Non è un multicanale audio puro ma, considerando che le differenze tra i pre non sono mai così eclatanti, non penso che si tratti di una riduzione significativa. Anche per i cavi ho considerato qualcosa in meno tenendo conto della connessione digitale tra lettore e pre.

Lettore Oppo BD80 400
Amplificazione Rotel 3.850
Diffusori B&W serie CM 4.740
Cavi (stima) 900
Totale 9.890

Un impianto "economico"
Siamo quindi arrivati a livelli più terreni, anche se si tratta sempre di cifre importanti. Per spendere ancora meno è giocoforza rivolgersi a receiver audio / video con amplificazione in classe D. Ne esistono molti, anche di prezzo sorprendentemente basso, grazie alla produzione in grande serie, come alcuni modelli Marantz sotto ai 500 €. Volendo rimanere su un livello di qualità (attesa) presumibilmente più elevato, facciamo riferimento, sempre come esempio, ai modelli di un'altra casa giapponese che è uno dei principali player del settore, la Onkyo. Il modello PR-SC5507 ha tutto, anche parecchie cose che non servono o si escludono a vicenda (è una caratteristica comune alla grande maggioranza dei receiver) e costa 1700 €. 
Un impianto economico nell'ordine dei 5000 €, come anticipato nel post precedente, potrebbe essere quindi composto da:

Lettore Oppo BD80 400
Amplificazione Onkyo PR-SC5507 1.700
Diffusori B&W serie 600 2.570
Cavi (stima) 900
Totale 5.570

In sintesi
Con la stessa cifra dei tre impianti esemplificativi discussi, ma per un impianto stereo, si può arrivare ad un impianto di livello superiore. Anche con l'uso solo stereo questi impianti esemplificativi dovrebbero però rimanere ad un livello qualitativo molto elevato o comunque non penalizzante. Da considerare l'installazione e l'ambiente necessario (serve una stanza di discrete dimensioni, es. 4x5,5 o superiori). 
Confermo quindi le 4 domande preliminari che chiunque tratta di multicanale dovrebbe porsi e porre agli interlocutori, ricordando anche però che non deve neanche diventare, questo famoso multicanale, un aprioristico tabù:

1) sei disposto a spendere almeno 5 mila euro (meglio però ... 10 mila e ancor meglio 25 mila) per il tuo impianto?
2) hai un ambiente molto grande dove installarlo e la possibilità di sistemarvi 6 casse, ognuna con i suoi cavi da passare per tutta la stanza?
3) ascolti solo o in prevalenza musica acustica o concerti?
4) sei disposto ad acquistare musica scegliendo in base al formato invece che al contenuto, almeno fino a che il multicanale diventerà lo standard (se mai accadrà)? 

(I prezzi indicati sono ricavati dai listini a luglio 2010 o dalla rivista Audio Review, possono quindi variare a seguito di sconti o aumenti decisi dai produttori)

domenica 18 luglio 2010

Multicanale: interessa a qualcuno?

Ai cosiddetti audiofili apparentemente no, a giudicare da quanto proposto dai negozi specializzati, dalle mostre e anche dal successo della iniziativa "we support real stereo". Alle case discografiche principali, le cosiddette majors, neppure, vista la scarsa od ormai nulla quantità di dischi proposti in formato multicanale.

Parliamo naturalmente del
 multicanale audio, quello che condivide con il multicanale che tutti conoscono, quello dei film e del cinema in casa, l'home theatre per intenderci, la stessa tecnologia su 5 canali più un subwoofer, ma con lo scopo di rendere ancora più realistico, rispetto alla stereofonia, la riproduzione in casa di un evento musicale.
Ho deciso di dedicare una serie di post alla riproduzione audio multicanale, perché se ne riparla (vedi post precedente) come motivazione per il nuovo formato che qualcuno (in primis la 2L, piccola etichetta audiophile norvegese) sta proponendo su supporto blu ray disc (BD), il Pure Audio Blu Ray.

Senza la "scusa" del
 multicanale audio infatti il formato BD non ha alcun motivo di essere preferito al comunissimo DVD, perché su un DVD un album stereo, anche in alta definizione alla massima risoluzione possibile (24/192), anche non compresso lossless, anche molto lungo, ci sta comodamente.
Eppure 5 canali per ricostruire una scena sonora sono sicuramente più efficaci di 2, si possono riprendere in modo più completo le riflessioni dell'ambiente originale, si può rafforzare il solista con il canale centrale, gli elementi a disposizione del tecnico del suono sono di più. Se li sa usare può raggiungere meglio il risultato.
Ma non tutto è così semplice.

Un piccolo test

Per sapere se il multicanale audio può interessare è sufficiente rispondere a un piccolo test:

1) sei disposto a spendere almeno 5 mila euro (meglio però ... 25 mila) per il tuo impianto?

2) hai un ambiente molto grande dove installarlo e la possibilità di sistemarvi 6 casse, ognuna con i suoi cavi da passare per tutta la stanza?
3) ascolti solo o in prevalenza musica acustica o concerti?
4) sei disposto ad acquistare musica scegliendo in base al formato invece che al contenuto, almeno fino a che il multicanale diventerà lo standard (se mai accadrà)? 

Se la risposta è SI per tutte e 4 le domande siamo in presenza di un potenziale audiofilo interessato al 
multicanale. Non saranno molti, con questi vincoli, ma qualcuno pur ce ne sarà nel vasto mondo globalizzato, e potrebbe essere l'avanguardia di una nuova fase dell'alta fedeltà.

Allora perché le majors trascurano in modo così palese questo mercato potenziale, tanto da aver cessato la produzione di dischi multicanale in SACD (in DVD-A hanno sempre prodotto poco)?


Non lo ritengono un mercato potenziale, evidentemente, e le probabili motivazioni sono:

A) gli audiofili che si smuovono e spendono per amplificatori a valvole, giradischi, bracci e testine, pannelli elettrostatici e altri componenti costosi e complessi, continuano ad essere indifferenti, o anche pregiudizionalmente contrari al multicanale;

B) i non audiofili ma semplici consumatori non si imbarcheranno mai nella installazione di 6 casse in casa, neanche se gli impianti costassero poco o nulla, ma 6 diffusori e 6 finali, per quanto fatti in Cina o in Cambogia, non potranno mai costare pochissimo, mantenendo una qualità decente.
  


Risultato
, il
 multicanale continua a restare lì come semplice esercizio tecnologico, e per quanto mi riguarda continuo a considerare ragionevole la iniziativa we support real stereo (le motivazioni più dettagliate si possono leggere qui): concentriamoci su un buon stereo che già arriva ad un livello di fedeltà e di realismo che ben pochi sospettano possano essere raggiunti.
Ma occorre sempre avere la mente aperta a nuove idee e sviluppi, ed è anche interessante cercare di vedere dove potrà andare in futuro della riproduzione del suono, e quindi proviamo ad andare più a fondo.
Cominciando da una domanda che lasciamo al prossimo post: non potrebbeto essere invece utilizzati o fungere da base per il nuovo standard gli impianti HT per la TV e il cinema in casa, 
già relativamente diffusi? Non potrebbe essere questa la base per un nuovo mercato a cui le majors potrebbero puntare? 


(La immagine in basso illustra il set di connessioni di un versatile amplificatore multicanale per home cinema, il Denon AVP-A1HDA, non è proprio necessario collegare tutto, ma una discreta parte sì ...)

domenica 6 giugno 2010

Pure Audio Blu Ray

Ecco s'avanza un nuovo formato per l'alta definizione. Se ne parla in rete da tempo e adesso, nell'ultimo numero della principale rivista italiana di alta fedeltà, Audio Review, il direttore nel suo editoriale tecnico e una recensione di un lettore multiformato (e BD) Denon lanciano questa nuova alternativa agli ormai quasi dimenticati Super Audio CD (o SACD) e DVD-Audio, come supporto fisico per distribuire la musica in alta definizione. Per chi vuole saperne di più c'è anche un sito dedicato: http://www.pureaudio-bluray.com. Il nuovo standard è stato sviluppato dagli studi di registrazione msm-studios di Monaco assieme alla etichetta discografica 2L Lindberg.

Cosa c'è di nuovo? E, soprattutto, cosa ha di più rispetto al DVD?
La risposta è semplice, nulla. O quasi. L'obiettivo dovrebbe essere distribuire musica alla massima risoluzione possibile, che è quella dei master digitali attuali, quindi 24 bit / 192KHz. Un album di lunghezza standard, diciamo 60-70', occupa uno spazio disco di 5-6 GB. Ad esempio il noto album della Linn Records con la Scottish Chamber Orchestra impegnata nei concerti per piano di Beethoven, registrati a 24/192, per il 3°e 4° concerto (67' di musica) richiede 5,45 GB di spazio. Che è un po' di più di quanto può contenere un DVD standard (4,7GB), ma potrebbe essere contenuto comunque in un DVD double-layer.
Ma poi ci sono anche i sistemi di compressione lossless, come il FLAC. Sono lossless, senza perdita, e quindi si possono usare senza problemi. Con il FLAC si ha una riduzione di circa il 45-46% (dipende dal segnale musicale) e quindi sono sufficienti 2,46 GB, e in un DVD standard ci può entrare anche il concerto n.5 per un totale di 3,78 GB (e 103' di musica) come appunto nell'album venduto via Internet da Linn.

Ancora il multicanale
Ma col Blu Ray si potrebbe fare di più, dice Lucchesi, si potrebbe anche distribuire musica in alta definizione, a risoluzione piena e non soltanto stereo, ma anche multicanale.
Sul multicanale (5+1) personalmente ho molti dubbi (come la maggior parte degli appassionati o semplici utilizzatori di alta fedeltà, che infatti hanno ignorato questa supposta evoluzione dello stereo). Dubbi che ho espresso a suo tempo qui, aderendo alla campagna "we support real stereo" di TNT-Audio.
Ma anche supponendo che il multicanale in alta fedeltà susciti alla fine l'interesse di qualcuno, e che qualcun altro incominci a produrre in massa registrazioni in alta definizione multicanale, il ricorso al BD rimane superfluo, considerando che 60 o 70' di musica in 5 canali (circa 6,5 GB estrapolando i dati dell'album Linn che ho preso come riferimento) entrerebbero comodamente in un DVD double layer (8,5GB) o dual layer (9,4GB), ovviamente, utilizzando la compressione lossless FLAC (o APE o WavPack o altre).


Però questo sarebbe "pure audio", utilizzabile senza collegarsi al TV
Anche un normale DVD-R (o DVD universale) può esserlo. Lo può realizzare chiunque utilizzando ad esempio il programmino gratuito Lplex di cui ho parlato a suo tempo (tempo occorrente meno di un minuto, fa tutto in automatico) oppure comprandoli già fatti da Classic Records o altri (vedi il post "Il successore del CD esiste già"). Vi assicuro che dischi di questo tipo si inseriscono nel lettore e partono a leggere il loro contenuto dalla prima traccia come fa un qualsiasi CD. Basta che siano nel solo formato stereo o, al limite, solo in 5+1. Quando sono in doppio formato occorre un menu (a meno che il primo nell'ordine dei due, di solito il 5+1, vada bene). Se il disco è in formato SACD e si usa un lettore SACD è possibile usare il telecomando, se è un DVD-Audio bisogna usare per forza lo schermo TV (questo era un limite di questo formato, secondo alcuni), anche con i Pure Audio Blu Ray è possibile usare il telecomando del lettore Blu Ray sfruttando opportunamente alcuni tasti standard, e questa sarebbe la novità e il plus del nuovo formato.

Quindi è la solita speculazione, un tentativo di sostenere lo stentato affermarsi del BD?
La dietrologia non mi interessa e comunque non è un campo nel quale sono esperto, evito e rimando gli interessati ai numerosi forum sul tema. Ma perché invece non provare a vedere gli aspetti positivi di questo tentativo?

Forse qualcosa di buono ne può venire
D'accordo, SACD e DVD-A sono stati passi falsi e hanno fallito l'obiettivo, il semplice utilizzo del DVD (che infatti si chiama non a caso Digital Versatile Disc) anche per la musica ad alta definizione sarebbe stata la scelta più logica e coerente e avrebbe affiancato un nuovo supporto di alto livello ma di facile accettabilità al CD, evitando probabilmente anche la crisi dell'industria discografica degli ultimi anni, ma queste son cose che si vedono bene col senno di poi, e ormai il treno è passato (10 anni fa).
Ora c'è un nuovo supporto, stavolta finalmente unico e standard (anche qui dopo una battaglia durata almeno cinque anni) e con una buona immagine marketing di "ritrovato tecnologico di ultima generazione". Condizioni sufficienti a suscitare finalmente l'interesse sia degli audiofili sia dell'utente medio ma attento alle ultime novità tecnologiche?
Vedremo, intanto si può dire che:

  • anche se lo spazio disco del DVD sarebbe sufficiente, averne di più sarà sempre un vantaggio;
  • è incompatibile con i lettori CD (per esempio quelli per auto), ma anche il DVD lo è;
  • i Pure Audio Blu Ray proposti ad esempio dalla 2L risolvono però il problema includendo nella confezione un secondo disco in formato SACD ibrido, compatibile quindi anche con lettori CD
  • si potrebbero sfruttare ancor di più le prestazioni superiori della interfaccia HDMI;
  • il costo dei lettori può essere anche basso essendo basato su un prodotto di massa (vedi l'Oppo BD-83)
  • non è affatto detto che debba essere una alternativa assoluta alla "musica liquida", può convivere per prodotti e/o utenti diversi;
  • in fondo, non bisogna dimenticarlo mai, negli anni d'oro il CD ha prosperato perché esisteva una alternativa economica e diffusa della quale tendiamo a scordarci: la musicassetta; più sono le alternative disponibili e maggiore è la possibilità di rispondere alle richieste del mercato.
Avrà successo?
Questa previsione è la più facile e deriva direttamente dalla osservazione dei precedenti tentativi di introdurre nuovi standard nel settore. Se le case discografiche inizieranno a proporre una percentuale significativa delle uscite nel nuovo formato, e passeranno alla maggior parte nel giro di poco tempo (1-2 anni), SI'. Se inizieranno a tastare il terreno, mandando avanti piccole etichette indipendenti (come la norvegese 2L) puntando poi su "plus" che interessano a pochissimi come il multicanale, e continueranno ad essere terrorizzate dalla copia dei preziosi contenuti in alta definizione, NO. 
Non è una previsione difficile, la prima strada infatti è quella che le majors hanno seguito nel lancio del CD (successo), la seconda quella che hanno seguito nel lancio (?) del SACD (flop).
A quanto si è capito le majors stanno pensando con un qualche interesse a questa soluzione proprio perché si fidano maggiormente (non so quanto a ragione) dei sistemi anti copia previsti dal nuovo standard Blu Ray. Non si tratta quindi che di aspettare e vedere come si muoveranno effettivamente. Il pallino ce l'hanno loro.

Così si avrà anche risposta a un dubbio più volte espresso in rete e sulle riviste (ad esempio da Lincetto o Marco Benedetti), vale a dire che sembra improbabile che le case discografiche diano in pasto alle moltitudini di utenti Internet e PC armate di raffinati programmi anti-copia (e infinita pazienza) i loro preziosi materiali in qualità "master" (la massima possibile). Se lo faranno avremo la risposta.
Personalmente penso che una qualità superiore a quella del CD (24/96) sarebbe già sufficiente per la grandissima maggioranza degli impianti alta fedeltà diffusi nel mondo e per i loro "padroni" e che la "qualità master" sia un falso problema. Ma è una mia opinione.

(Nelle immagini 2 Pure Audio Blu Ray disponibili sui cataloghi 2L e msm-studios e una immagine della registrazione di Flute Mystery dal sito 2L)

sabato 29 maggio 2010

Il Musiland Monitor 01 US alla prova

ATTENZIONE. QUESTO POST E' DI MAGGIO 2010 , QUSETA MARCA E QUETO MODELLO DI DAC NON ESISTONO PIU E NEI PIU' DI 15ANNI PASSATILA TECNOLOGIA DEI DAC HA FATTO ENORMI PASSI IN AVANTI 

E' arrivato qualche settimana fa dalla Cina il DAC più interfaccia digitale di cui si parla, per via del rapporto qualità / prezzo particolarmente invitante (vedi il precedente post sui DAC USB), e che ho deciso di provare anch'io. Più che una prova a confronto, ne propongo una di funzionamento. Un confronto della parte più critica (il DAC) con DAC standard, come quelli inclusi in lettori multiformato o nel PC, per verificare i vantaggi che può portare, o con DAC di prezzo e (si spera) qualità elevata è da un lato complesso (servirebbero due catene in parallelo) e dall'altro fuori dalla portata di un semplice blog. Sarebbe bello che lo facesse qualche rivista, ma continuano a proporre i soliti amplificatori a valvole in classe A che consumano (e costano) come una Smart e testine a bobina mobile fatte a mano una per una.



Diciamo subito che a Vista Business, il sistema operativo che utilizzo attualmente, il software del Musiland non piace proprio. Nonostante tutti i tentativi di convincerlo che non si tratta di un software pericoloso o comunque di farsi gli affari suoi il sistema di Microsoft o Windows Defender o chissà quale altro pezzo di sistema continua a inserirlo tra i componenti bloccati e prima di sbloccarlo chiede altre due o tre volte "ma sei proprio sicuro di quello che fai?".  Naturalmente stavo usando il software arrivato su CD assieme al prodotto. Dopo di che però il driver riesce a partire e presenta una interfaccia (vedi l'immagine) non proprio ricca di comandi e spiegazioni ma comunque usabile. Inutile cercare in Internet il manuale, è in cinese, ma le operazioni essenziali sono abbastanza intuitive.

L'unica opzione che è necessario selezionare dal software del Musiland è la selezione dell'output, che può essere il jack per cuffia (HP: headphones) o l'uscita RCA (LINE). Io ho utilizzato il Musiland per connettere una cuffia elettrostatica Stax (era questo lo scopo per cui l'ho acquistato) e quindi ho usato la uscita Line e quella HP solo per brevi confronti.  E' anche possibile selezionare una frequenza di campionamento diversa da quella del materiale audio in input  (che viene rilevata automaticamente) accedendo a tab "Advance".

L'operazione preliminare da fare per ascoltare, almeno con il media player che ho deciso di utilizzare per la prova, Foobar2000 (il migliore secondo molti, anche se certo non il più pratico nell'uso) è la configurazione come "output device" nel pannello File > Preferences. Aggiungo che ho usato il driver standard WDM anzichè i driver ASIO che nei vari forum molti dichiarano superiori perché ... sono pigro (già non è facile farlo partire su Vista). E' possibile quindi che le prestazioni possano essere anche migliorabili.
Finite queste brevi operazioni preliminari e collegato il Musiland al pre per la cuffia elettrostatica e a null'altro (si alimenta dalla porta USB, come noto) si può iniziare ad ascoltare. 


Ho inziato con un brano semplice musicalmente, ma molto ben registrato, Diamonds and Rust di Joan Baez (digitalizzato a 24/96 da una ristampa in vinile alta qualità da un gentile appassionato di nome Doctor Robert) si apprezza in pieno la voce limpida di Joan Baez, gli arpeggi di chitarra e soprattutto di chitarra basso acustica, e il corredo di piccole percussioni. 

L'ascolto sembra pienamente appagante e non sembra che si possa chiedere di più. Il confronto con la cuffia Sennheiser dinamica, sempre collegata al Musiland con DAC 24/96 non sembra ad un primo ascolto comportare una perdita rilevante, poi si nota col tempo la minore estensione e pienezza dei bassi e anche una inferiore separazione dei vari messaggi sonori. Ma intendiamoci, sono differenze non molto marcate, con questa musica molto accattivante anche l'ascolto con il driver interno di Vista (24/48), sempre ovviamente con la cuffia dinamica, risulta ancora valido.


Passiamo quindi a qualcosa di decisamente più impegnativo, Beethoven nel noto disco Linn Records a 24/192 con la Scottish Chamber Orchestra. Lascio ancora il settaggio del Musiland a 24/96. Nell'orchestrale iniziale piani sonori ben distinti tra archi e fiati, con contrabbassi profondi sempre ben in evidenza, dinamica ampia e pieni orchestrali possenti. Ascoltando più a lungo e in modo ancora più critico sembra però che manchi qualcosa nel dettaglio, che le masse sonore dell'orchestra siano troppo compatte rispetto a quello che psicologicamente ci aspettiamo da una registrazione in alta definizione. Limiti del convertitore del Musiland? O è l'ascolto in cuffia che da' questa impressione, nel senso che psicologicamente si vorrebbe sentire espandere il pieno orchestrale nella sala, come in auditorium? A memoria però lo stesso disco, in DVD HD, neanche con l'Oppo non suonava più netto e stagliato come la nostra estetica di audiofili vorrebbe. Da considerare però che anche in sala da concerto si ascolta una massa sonora e non un insieme di strumenti. Non mi sento quindi di segnalare ipotetici limiti del convertitore, anche se ci saranno pure delle differenze e quindi possibilità di un ascolto ancora più naturale con DAC più raffinati e costosi di questa scatoletta cinese.

Comunque all'entrata del pianoforte i dubbi si allontanano, la performance diventa notevole, niente distorsione anche nei passaggi più veementi, naturalezza e precisione. Un buon indizio che le cose vanno bene è l'impulso ad alzare continuamente il volume per ottenere un coinvolgimento ancora maggiore. Notevoli veramente i fortissimi alla fine del primo movimemento (è il notissimo concerto n.3) con gli interventi dei timpani che sembrano quasi naturali nonostante la scarsa naturalezza congenita dello strumento "cuffia".
La distanza con la cuffia dinamica diventa qui ovviamente più netta soprattutto per la precisione ed estensione dei bassi.

Passiamo infine a 24/192 ascoltando il secondo movimento, che è un Adagio con il pianoforte in evidenza. Niente da dire, è quello che ci si aspetta di sentire da un sistema di lettura di alta qualità. 
Proviamo infine a risentire il primo movimento a 24/192. I dubbi di prima spariscono? Non è possibile un ascolto a commutazione immediata e alla cieca (l'unico che può dare risposte in qualche modo oggettive) e quindi mi guardo bene dal riportare conclusioni in base ad impressioni. Soprattutto considerando i dubbi diffusi sulla effettiva possibilità di ascoltare differenze tra il campionamento a 96 e a 192. Non posso non notare comunque che il suono sembra ancora più netto e pieno, ma può essere benissimo una suggestione. In ogni caso non si perde nulla, come è ovvio.

Difetti? Il rumore di fondo del Notebook con Vista. Le nuove tecnologie hanno cancellato il rumore di fondo del vinile o del nastro, ma qualcosa di analogico rimane: la micidiale ventola! Purtroppo il Musiland per Mac non è supportato e quindi bisogna convivere con questi fastidiosi limiti che affliggono per motivi ignoti i sistemi della famiglia Microsoft.


In conclusione confermo che il Musiland Monitor 01 US è un prodotto interessante, a un prezzo veramente basso (75 € inclusa spedizione da Hong Kong ai tempi d'oro dell'Euro forte, ora sarà un po' di più, ma sempre ben sotto i 100). Tenendo conto che include una interfaccia digitale in grado di usare una porta USB sino a campionamento a 192KHz, anziché ai 48KHz di tutti gli altri o quasi, grazie a circuiti di reclock interno (così affermano), assieme a un DAC integrato PCM. Per le stesse prestazioni era necessario in precedenza arrivare ad un prodotto come il Benchmark DAC a 10 volte tanto (o altri ancora più costosi). Non dubito (e anzi spero) che il Benchmark fornisca ancora qualcosa di più in termini di qualità, ma da questo breve test emerge, sempre a mio parere, che siamo già a livelli molto soddisfacenti.


Nell'ultima foto il set di prova.

domenica 25 aprile 2010

Ascoltare la musica liquida: la soluzione all-in-1

Per ascoltare la musica "liquida" scaricabile via Internet dai siti specializzati, possibilmente in alta definizione, bisogna assemblare normalmente diversi componenti, hardware e software. Una operazione che richiede pazienza e anche una certa competenza, e che magari va ripetuta anche per successivi ascolti se si utilizza, come sorgente, un notebook portatile usato anche per altri scopi.
Ma non c'è una soluzione più semplice, già pronta e compatta, insomma una soluzione "tutto in uno"?

Ma certo, anche perché con la tecnologia attuale, in una scatola delle dimensioni di un normale componente hi-fi può entrarci proprio tutto quello che serve, fatta eccezione, per limiti fisici invalicabili,  per i diffusori (le "casse").

La ipotetica soluzione all-in-1 dovrebbe quindi contenere:
  1. uno spazio disco dove memorizzare la musica liquida (uno storage server)
  2. un media player per organizzarla, selezionarla e suonarla
  3. un monitor per visualizzare l'archivio musicale e comandare il media player
  4. un lettore CD/DVD per leggere e acquisire la musica da supporto fisico
  5. una connessione ad Internet per acquistare e scaricare la musica liquida
  6. un convertitore digitale analogico (DAC) multiformato
  7. un amplificatore stereo per guidare le casse
Anche se la tecnologia consentirebbe una integrazione completa, non mi risulta che al momento sia proposto da alcun fornitore una unità che comprenda tutti e sette questi componenti. Però esistono già interessanti soluzioni intermedie. Ne vediamo alcune descrivendo le caratteristiche principali, e rimandando ad approfondimenti successivi per le più interessanti.

Cyrus 8xp d
Si tratta di un classico amplificatore inglese, piacevolmente compatto e molto apprezzato, in produzione con diverse versioni da molti anni, e costantemente aggiornato. Il costruttore ha aggiunto ora un DAC interno, che consente quindi di collegare anche un PC, sia su una porta S/PDIF (anche in HD fino a 96Kbps) sia su USB (limitato a 48K). Solo i punti 5 e 6 sono quindi inclusi in questa unità, che però è una soluzione molto indicata per la connessione di un notebook, in particolare di un MacBook della Apple (che ha la connessione S/PDIF), che potrà includere tutti gli altri 4 componenti. Diventerà ancora più interessante quando il costruttore (questione di tempo, penso), includerà un DAC di ultima generazione, in grado di gestire audio in alta definizione massima anche dalla porta USB.
E' una soluzione particolarmente orientata al versante hi-fi analogico e agli appassionati tradizionali. E che si sta diffondendo, con sempre nuovi modelli dotati anche di ingresso USB.

Olive O4HD Music Server
Tra i molti music server proposti da fornitori spesso agli inizi segnaliamo, sempre a titolo di esempio, questo, proposto da una casa americana specializzata, che produce solo in USA, certo non di prima grandezza ma già abbastanza affermata. Questo modello include tutti i componenti, fatta eccezione per l'amplificatore audio (7) e il download digitale (5).  Persino il monitor è incluso, con un comodo schermo touch screen sul frontale, di ridotte dimensioni ma sufficiente allo scopo, e comunque sostituibile da un monitor TV tramite una connessione HDMI.
Per l'ascolto quindi dovrà essere collegato all'impianto hi-fi come una qualsiasi sorgente analogica. Per incrementare la libreria musicale potrà essere collegato ad un computer mediante la connessione Ethernet  o Wi-Fi inclusa, mediante la quale sarà visto dal PC come uno storage server, o si potrà utilizzare la unità CD per importare musica su supporto fisico.
DAC di ultima generazione e qualità complessiva molto buona, a detta di Computer Audiophile, ne fanno una soluzione tra le più comode ed efficaci attualmente offerte dal mercato.

Mac Mini
Il popolare Mac compatto può essere anche una efficace soluzione all-in-1 per la musica digitale. Tutti i componenti da 1 a 5 li include, salvo il monitor, che però può essere anche realizzato con un collegamento ad uno schermo TV (se il layout lo consente: ovvero se è posizionato vicino ad esso). Al posto della tastiera per comandare il media player, che sarà in questo caso naturalmente iTunes, si potrà usare un iPhone o un iPod Touch con una apposita applicazione che lo trasforma in un comodo telecomando.
Rimane fuori solo il DAC (ce ne sono a partire da 100 €, come già accennato) e l'amplificatore.
Il costo è basso se confrontato ad altri prodotti hi-fi e quindi questa soluzione, anche se il Mac Mini fosse dedicato solo a questo scopo, potrebbe anche essere una delle più economiche, soprattutto per chi un buon amplificatore lo abbia già. In unione con un ampli come il Cyrus avrebbe tutti i componenti in due compatti box.
Unica limitazione (pratica) può essere rappresentata dalla incompatibilità con iTunes di buona parte della musica liquida in alta definizione disponibile (quella in formato Flac, il più diffuso, o WavPack). Non è una incompatibilità insuperabile, è una scomodità (un po' pesante) che richiede la conversione preventiva in formato Apple lossless del materiale scaricato in questo formato.
Perché proprio il Mac e non un altro PC qualsiasi? Perché è estremamente compatto e soprattutto è silenzioso.

Linn Majk DS-I
La soluzione all-in-1 proposta dalla Linn, l'importante produttore inglese (scozzese) che gestisce anche una casa discografica e un sito specializzato in produzioni musicali in alta definizione, è simile come impostazione al music server della Olive.

La differenza principale è che in questo caso è inclusa nella scatola la unità di amplificazione e invece non è incluso il disco fisso, ovvero lo storage server dove dovrà risiedere la libreria dei file musicali in formato digitale. Di conseguenza anche la unità di lettura CD/DVD, che per chi vuole passare al digitale serve essenzialmente per trasferire la musica in digitale, non è inclusa. La connessione allo storage server esterno (che può essere un modello qualsiasi, un PC o anche un modello specifico proposto da Linn) avviene tramite una connessione di rete Ehernet, utilizzando un protocollo standard adottato da diversi fornitori, il DLNA, e in casa potrebbe essere rappresentata da una comoda connessione powerline (su rete elettrica).
Per il resto è una unità molto versatile, con un gran numero di ingressi digitali ed analogici, e un amplificatore integrato da 100W, con qualità e potenza adeguati per qualsiasi sistema di altoparlanti.
Per la selezione e l'ascolto della musica può essere usato un PC (che vede questa unità come un DAC esterno) oppure, e questa sarà la soluzione standard per chi inserirà questa unità nel proprio impianto hi-fi, con un telecomando collegato via wi-fi, funzione che può essere svolta da un iPod touch o da un iPhone con l'apposito software.
Il music server della Linn è poi particolarmente progettato per gestire la musica in streaming, quindi i numerosi ingressi digitali possono servire per connettere al DAC trasmissioni musicali via satellite o da altre sorgenti digitali, ricavandone le migliori prestazioni. DAC interno che gestisce tutti i formati attuali e può essere aggiornato.

Naim Uniti
Uno dei massimi competitori in UK della Linn, la ben nota casa Naim (amplificatori, lettori CD, casse) propone un'altra interessante soluzione all-in-1, che si dichiara tale sin dal nome. L'insieme non differisce di molto dal Linn Majik DS-I, ci sono gli stessi componenti con in più il lettore CD (non multiformato né DVD, però). L'amplificatore incluso è di potenza inferiore e per il resto sono disponibili anche qui un DAC integrato adatto anche all'alta definizione e che supporta il formato FLAC, collegamenti in rete Ethernet e wi-fi per il disco esterno, anche qui con protocollo DLNA, numerosi ingressi e predisposizione per lo streaming di contenuti audio (che evidentemente in UK sono più interessanti che da noi, per un appassionato di musica).
Sulla qualità in confronto con il Linn il dibattito in rete è aperto, apparentemente sono in maggioranza i sostenitori della Naim (poprio come produttore) e questo vale anche per le loro soluzioni all-in-1. Non ho dubbi perà che anche la qualità del Linn sia più che buona.

La Naim ha comunque messo in commercio dopo lo Uniti (che pare abbia avuto un buon successo) una versione compatta e decisamente più economica, lo UnitiQute. A parte le dimensioni molto ridotte (la metà circa) e il prezzo decisamente inferiore (meno della metà) manca in pratica solo il lettore CD e per il resto le funzionalità sono equivalenti. Molto interessante quindi per chi non abbia già un ampli di qualità o lo debba rinnovare.

In sintesi, le soluzioni all-in-1 ci sono e si stanno sviluppando. I prezzi non sono economici ma neanche proibitivi, tenendo conto che occorre poco altro e si risparmia anche sui cavi. Il Naim Uniti è oltre le 3000 sterline, ma lo UnitiQute è sotto le 1500, sotto alle 2000 il Majik DS-I, e nello stesso livello di prezzo il Cyrus, il MacMini cme noto è intorno ai 600 €, e l'Olive è sotto i 2000 $ con 2TByte.
Investimenti impegnativi in assoluto ma quasi da fascia bassa se confrontati ai prezzi tipici dell'Hi-Fi.

Sarebbe bello poterli provare sul campo, ma non è nelle possibilità di un semplice blog. Le riviste del settore tipo Audio Review, che invece potrebbero, piuttosto che provare questi componenti che sicuramente interessano a molti, si attardano a provare componenti specializzatissimi hi-end come preamplificatori phono che costano cifre con le quali si farebbe due volte il giro del mondo e che interessano (forse) a 4-5 persone in tutta Italia.

sabato 3 aprile 2010

Lotta al caro disco

Qualche giorno fa stavo pagando dopo aver acquistato alcuni libri da Feltrinelli e ho visto vicino alla cassa l'ultimo CD, appena uscito, di Sade, Stavo per comprarlo ma mi è caduto l'occhio sul prezzo, che è rimasto sempre quello per un album nuovo, crisi o non crisi del CD, 20 € e 90. Il prezzo che le case discografiche cercano di imporre da anni e che la totalità degli acquirenti considera esagerato per un CD. A malapena lo accettano se si tratta di un CD da regalare (regalo poco originale) o dell'ultimo album del proprio gruppo o interprete preferito.

Un po' come in questo caso.  Ma esiste una alternativa per avere un CD "doc"?
Ma certo. Si può comprare su Amazon. Per esempio su Amazon UK, che è vicino e costa meno di spedizione. Non è che stia facendo la pubblicità a questo popolare e profittevole servizio (non ci guadagno nulla, non ho neanche la inserzione) racconto solo come funziona e mi chiedo come mai funzioni così.

Andando sul sito di Amazon si possono facilmente cercare gli album che interessano. C'è praticamente tutto (anche in formato LP) perché oltre al magazzino principale di Amazon stessa ci sono molti "negozi" associati. In questo caso si trattava di una novità, facilmente reperibile da Amazon, con un prezzo base di 7.08 sterline. Considerato il costo della vita in UK sono circa 7 € e già qui uno si fa qualche domanda. Grazie poi al cambio favorevole che deriva dal nostro caro Euro forte anche l'acquisto dall'Italia rimane decisamente conveniente. Quando ho acquistato io era a 0,9 e quindi partivamo a meno di 8 €. Poi c'è l'IVA (VAT) che però in UK è solo il 16,7% e si arriva quindi a 9,2 € circa, E chi non accetterebbe come prezzo per un CD appena uscito 9 o 10 Euro? Certo, comprando via Internet ci sono da aggiungere i costi di spedizione, ma aspettiamo un momento.

Visto che i costi di spedizione, che di solito sono attorno alle 3 sterline, diminuiscono proporzionalmente acquistando più CD ho cercato se c'era qualcosa di interessante da aggiungere. Per esempio l'ultimo disco e il sorprendente grande successo internazionale (per un album di qualità e anche minimalista) di Jack Johnson, Sleep Through The Static (#16 mondiale nel 2008). Questo non è più una novità e il prezzo è anche inferiore: 4,66. Un terzo disco? Mi andava di riascoltare il fulminante esordio di Amy MacDonald: è del 2007, sono sufficienti 4,60 sterline anche in questo caso.

Totale? La spedizione costava 2,96 GBP, l'IVA pesava per altre 3,3 sterline, i tre dischi venivano 19,9 sterline che, tradotte in europei soldi, aggiungendo anche il cambio maggiorato della carta di credito, facevano 22,9 € in tutto. Due soli miseri € in più dell'acquisto immediato da Feltrinelli o Mondadori.

E il tempo di spedizione? Dagli Stati Uniti effettivamente bisogna spesso aspettare molto, anche un mese, ma dal Regno Unito i tempi sono come in Italia, magari pure più rapidi. Dopo 5 giorni il pacchetto era arrivato con tre CD nuovi, completi di libretto, foto, testi, e anche della confezione ecologica tutta in cartoncino del coerente Jack Johnson. Che era una ristampa e quindi anche con bonus track (spesso è così nelle stampe inglesi).
Con una media di meno di 8 € tutto incluso per ogni album direi che la lotta al caro CD può dirsi vinta, sono costati  meno che acquistarli su iTunes (dove Sade e Jack Johnson sono ancora a prezzo pieno di 9,99 € e This Is The Life è a prezzo ridotto di 7,99). Ma per gli affezionati al formato album e alla musica su supporto fisico (come me) poi rimane ancora la confezione e la stampa su CD. Anche se adesso Apple ha introdotto qualcosa di simile, almeno come funzionalità, anche nel mondo digitale, i "digital booklet" associabili ad ogni album intero copiato.

Da osservare infine che il costo di acquisto potrebbe essere ancora più basso, almeno per il catalogo (gli album non novità) rivolgendosi agli altri negozi Amazon che vendono anche usato. I CD se tenuti regolarmente non subiscono usura e quindi si possono trovare a prezzi veramente bassi in condizione "as new". Ci sarebbe poi anche la alternativa eBay ma qui l'acquisto di CD richiede qualche attenzione in più, per la grande quantità di CD "fatti in casa" (anche e soprattutto all'estero, Forcella non è solo a Napoli) in cui si può incappare. Diverso ovviamente il caso per LP o DVD-A o SACD, che non sono realizzabili se non industrialmente.

Rimane invece senza risposta le domanda sottintesa sin dall'inizio: perché le case discografiche seguono queste strategie di prezzo? Forse perché qualcuno che compra nei negozi a questi prezzi ancora c'è. Forse perché Amazon può strappare sconti o accettare margini inferiori. Sta di fatto che, evidentemente, i CD potrebbero costare 10 €, e gli acquirenti (sempre meno numerosi) non fanno fatica ad averne la prova. Arriveranno mai alla conclusione che per vendere un oggetto forse conviene metterlo al prezzo che gli acquirenti potenziali sono disposti a pagare, prima che gli acquirenti potenziali svaniscano?

Per ora pare di no, e il recente rapporto sull'anno 2009 che si può leggere sul sito dell'IFPI (l'associazione mondiale della industria discografica) è tutto un inno ai magnifici risultati del download digitale, in forte crescita (ma la musica pesa per il 27% del totale e questa crescita non compensa la caduta del fatturato nei supporti fisici) e tutto un atto di accusa al colpevole numero uno, che per loro rimane sempre la pirateria.

mercoledì 24 marzo 2010

Magia dell'analogico: 2. Il Wi-Fi degli anni '60

Riprendendo a raccontare di come negli anni dell'analogico si potesse ascoltare la musica con ancora maggior fedeltà del tanto celebrato vinile eccoci a ricordare una tecnologia Wi-Fi degli anni '60. Una alternativa ai "bobina", i registratori a bobine aperte (reel-to-reel) e ai nastri pre-registrati, allora praticamente non diffusi da noi, che personalmente sto continuando ad acquistare (in USA di solito) incappando in registrazioni spesso eccezionali.

La tecnologia a cui alludo è molto nota, e penso che molti trovino bizzarro o insensato accostarla a un suono di qualità. Parlo infatti dell'FM Stereo. Che era sicuramente senza fili, ma sorprendentemente anche di alta qualità, almeno prima di ... ma non precorriamo i tempi. Alta qualità rispetto all'LP, naturalmente, che all'epoca non era circondato dalla incondizionata ammirazione di ora. Stampe non perfette, vinile di bassa qualità, giradischi e bracci non sempre impeccabili, usura e necessità di pulizia, rendevano questo sistema di non facile gestione (per questo poi il CD è stato accolto, almeno all'inizio, come una liberazione).

La radio FM nella sua versione stereo non aveva questi problemi d'origine, e per un certo periodo è stata la sorgente preferita in molti impianti di alto livello, come testimoniato dalla presenza sul mercato di sintonizzatori di costo assai elevato, come il famoso Sequerra della foto, che costavano come una utilitaria dell'epoca.

Non in Italia, però
Da noi le cose sono andate diversamente. La radio diffusione era nata in modulazione di ampiezza AM, ed è rimasta tale sino agli anni '40-'50, quando la nuova tecnologia in modulazione di frequenza (FM), che consentiva una migliore ricezione ed una risposta in frequenza più ampia (e quindi anche di trasmettere la musica in modo adeguato) è diventata disponibile commercialmente, prima in USA e poi nei paesi europei. Il passo successivo per arrivare all'alta fedeltà era aggiungere i due canali necessari per l'ascolto in stereo, e quindi per la ricostruzione spaziale. A questo risultato si è arrivati all'inizio degli anni '60 (nel 1961 in USA è stato approvato dalla commissione governativa preposta lo standard e sono iniziate le trasmissioni).

In Italia invece c'era un monopolio chiamato Rai. Con i suoi laboratori all'avanguardia, ma anche con i suoi tempi lentissimi. Quasi subito, pochi anni dopo la disponibilità della nuova tecnologia, sono iniziate anche in Rai le sperimentazioni in FM Stereo. Solo per poche ore al giorno ed apprezzabili solo dai pochi che investivano in sintetizzatori stereo, costosi ma utilizzabili per ben poche trasmissioni. Come sarà stata valutata la efficacia di questa sperimentazione non lo sappiamo, ma sta di fatto che è durata dai primi anni '60 sino agli anni '70, fino a quando il monopolio è caduto con la esplosione delle radio libere, che hanno iniziato ad utilizzare in modo esteso anche questa tecnologia, ormai matura. Nel 1982, in uno scenario del tutto mutato, sono iniziate le trasmissioni regolari in stereo anche da parte della emittente pubblica, che seguivano quelle in filodiffusione attive sin dagli anni '60.

C'è da dire che negli anni dell'immobilismo Rai qualcun altro trasmetteva in FM Stereo, era Radio Vaticana (quindi quasi solo musica classica) e gli appassionati si rivolgevano anche a questa emittente.

Negli anni '70 finalmente l'FM Stereo era quindi una realtà. Purtroppo del tutto inutile per chi cercava la qualità. Nel frattempo infatti era iniziato l'assalto all'etere, l'affollamento delle radio, le sovrapposizioni di frequenza, le sovramodulazioni, e parlare di qualità d'ascolto era quasi ironico, tenendo conto che spesso non era garantito neanche l'ascolto, neanche dalle stazioni maggiori. Oltre 30 anni dopo, a testimonianza di come riusciamo in Italia a rendere stabili le situazioni instabili, la situazione non è molto migliorata. Anche dove l'ascolto è diventato quasi stabile e con segnale forte e non disturbato è rimasta lo stesso una promessa. Le stazioni commerciali hanno infatti iniziato ad adottare sistemi computerizzati per la diffusione della musica, archiviata ovviamente in formato compresso (MP3 e simili) con le ben note limitazioni in termini di qualità. Il canale trasmissivo è ora di migliore qualità, ma il contenuto trasmesso è compresso, non può raggiungere i parametri di qualità richiesti dall'Hi-Fi.

Il suono FM
A fronte di una risposta in frequenza meno estesa rispetto a quella consentita teoricamente dal disco microsolco (LP in vinile), 15KHz anziché 20KHz, la tecnologia FM Stereo garantisce un minore rumore di fondo e una gamma dinamica spesso superiore, e in generale una superiore musicalità e ricostruzione spaziale. A patto che il segnale sia sufficientemente forte, l'antenna ben posizionata, il programma all'origine ben registrato.

Negli anni dell'analogico, se la musica arrivava da un LP evidentemente non si poteva migliorare di molto, magari un vantaggio c'era perché il giradischi non era quello del mobile Hi-Fi Grundig o JBL, ma un formidabile (e ora ricercatissimo) EMT professionale.

Ma il vero plus si otteneva se quello che era diffuso era un programma registrato dal vivo, o addirittura trasmesso dal vivo. Nel primo caso era registrato su nastri master di alta qualità, nel secondo caso era trasmesso senza interposizioni e conseguenti perdite di qualità. Se i microfoni erano disposti bene (ed erano tempi in cui in queste cose si guardava meno ai costi rispetto ad ora) il risultato non poteva che essere ottimo, di solito superiore all'LP.
Naturalmente parliamo soprattutto di musica classica, ma non mancavano, per esempio alla BBC, concerti dal vivo di musica folk o moderna, che sono poi diventati dischi anni dopo (come le BBC sessions dei Pentangle)

Il risultato, per chi viveva in zone dall'etere poco congestionato e poteva ascoltare in FM stereo Radio Vaticana o i pochi programmi Rai sperimentali, era una qualità che poteva tenere testa alla migliori registrazioni su vinile e anche superarle in molti casi. Esattamente come avveniva negli USA, dove difatti era una situazione comune vedere negli impianti hi-fi, anche di livello elevato, un sintoamplificatore invece del tradizionale amplificatore specializzato.

E ora?
E' ancora una tecnologia di qualche interesse, per chi voglia sperimentare strade alternative nell'analogico? Direi di sì. la situazione nella radiofonia è rimasta infatti più o meno uguale a quella degli anni '70 e '80, l'unica differenza è che ora quasi tutte le trasmissioni FM, Rai e private, sono in stereofonia (con quale qualità è poi da vedere) e che il "far-west dell'etere" creatosi negli anni '70 non è stato risolto (in fondo sono passati solo 30 anni), ma si è cristallizzato. Continua ad essere difficile in alcuni casi e in alcune aree affollate (come Milano o Roma) ascoltare emittenti, incluse quelle Rai, che trasmettono attenendosi ai parametri. Ma in generale, investendo magari in una antenna esterna, è possibile raggiungere una ricezione adeguata.

In teoria tutta la radiofonia dovrebbe essere passata già in digitale, da quasi dieci anni, con il nuovo standard DAB (Digital Audio Broadcasting) o con l'alternativa T-DMB. In realtà invece sono in corso solo sperimentazioni ma non esistono piani certi di diffusione. Una scheda sulla situazione della radio digitale terrestre si può leggere qui. Ma il ritardo, per gli appassionati di alta fedeltà, è in questo caso un bene. Lo standard DAB prevede la diffusione del segnale in formato compresso e non ha come obiettivo un miglioramento della qualità rispetto all'FM, ma altri servizi e un migliore sfruttamento dell'etere. meno che mai l'alta definizione (anche se tecnicamente sarebbe possibile tutto). Quindi, meglio così.

In sintesi, come si può provare il suono analogico FM?
Per prima cosa, se non c'è nell'impianto, bisogna procurarsi un sintonizzatore. Sono componenti ormai spariti dai negozi di alta fedeltà, cancellati dal caos dell'etere, ma si trovano facilmente su eBay, soprattutto in Germania o nel Regno Unito, dove la transizione alla radio digitale terrestre è stata invece effettivamente avviata. I modelli sono moltissimi, sono affidabili, tutta elettronica e non soggetti a grande invecchiamento; conviene rivolgersi a quelli relativamente più recenti a sintesi di frequenza (come le autoradio). L'antenna può essere il solito doppino a T dentro casa o, meglio per chi può, una antenna esterna. Nei negozi di elettronica ben forniti si trovano ancora facilmente questi componenti.
I programmi in effettiva alta fedeltà che si possono ascoltare sono quelli musicali di Radio Vaticana, alcuni programmi di Radiorai 3 (eccezionali i concerti dal vivo) o le trasmissioni in FM stereo del canale di musica classica della filodiffusione FD5 (100.300) che trasmette 7x24, a volte però registrazioni storiche, magari interessanti, ma in mono e di qualità non eccelsa, e soprattutto ad un livello molto basso, probabilmente per attenersi ai parametri o forse per vincoli legati alla filodiffusione (che incredibilmente esiste ancora e ha ancora abbonati, non si sa quanto consapevoli di esserlo) con conseguente rischio di rumore di fondo.

Tutto il resto, inclusa la migliore emittente musicale italiana (Lifegate Radio) pare proprio che sia trasmesso a partire da audio compresso, l'ascolto può anche essere piacevole, ma si sente la differenza.

Quindi pochissime emittenti e pochi programmi, e in maggioranza di musica classica, ma quando la trasmissione è quella giusta si riesce ad ascoltare con una naturalezza del suono ed una efficacia nella ricostruzione spaziale sorprendenti, che consentono di apprezzare anche in questo caso la magia dell'analogico.