martedì 19 settembre 2017

iPhone X: delusione audio

La Apple ha presentato pochi giorni fa il "futuro dello smartphone" ovvero l'iPhone X, dove X sta per 10 in numeri romani, 10 anni dalla presentazione del primo iPhone, che noi in Italia (io compreso, allora quasi felice utente dei Communicator Nokia) abbiamo quasi ignorato.

Tutto bellissimo, schermo totale a risoluzione stratosferica, altissima potenza, funzionalità esclusive, a parte il motivo per cui non lo comprerò (prezzo a parte), ovvero la incomprensibile scomparsa del TouchID, il riconoscimento del l'impronta digitale. Molto affascinante il riconoscimento facciale in 3D, ma secondo Apple come farei ad attivare l'iPhone mentre guido? Adesso posso farlo senza problemi, basta che so dov'è il mio iPhone, non devo guardarlo, posso continuare a guardare la strada. Con l'iPhone X devo aspettare di potermi comprare anche una Tesla Model X e soprattutto attendere che sia ammessa la guida autonoma anche in Italia.


Ma basta con le divagazioni e arriviamo al motivo della delusione, che è anche fonte di malinconia: la totale assenza di ogni innovazione, ma anche di ogni minimo accenno alle prestazioni audio dei nuovi modelli. Tutti ascoltano incessantemente musica con gli smartphone (e anche, ogni tanto, telefonano) ma l'audio sembra ormai, al di fuori della nostra nicchia di appassionati di buona musica e ben riprodotta, la Cenerentola della tecnologia. Non si sa se perché chi ascolta la musica non è interessato ad ascoltarla bene o perché l'industria della tecnologia non punta a questo settore, e quindi la massa crede che basti una cuffia Beats per ascoltare bene, anche se il sorgente è un orrido mp3 mal codificato.

Nell'annuncio e nei vari report e articoli non troverete proprio la parola "audio", bisogna cercare bene tra le specifiche ufficiali, e così si scopre faticosamente l'unica innovazione arrivata il 12 settembre, ovvero il supporto per la codifica FLAC. A quanto si è capito non si tratta altro che l'abilitazione del firmware già presente nei chip degli iPhone dal 7 in poi (iPad ancora no), che sarà inclusa nella prossima versione 11 di IOS. Il che non sembra strano, visto che i chip sono sempre più potenti e includono già nel firmware le operazioni di codifica e decodifica dei sistemi di compressione più diffusi. Da una parte possiamo dire "finalmente" vedendo uno dei rari cedimenti agli standard diffusi da parte della Apple, ma dal punto di vista audiofilo è un passo avanti quasi ininfluente, se non è accompagnato dal supporto per la decodifica di file audio a 96Khz e superiori. Che è invece una evoluzione non annunciata nella documentazione fornita, e quindi dobbiamo supporre che rimanga il limite degli iPhone (e iPad) a 24/48Khz, mentre la trasmissione via Bluetooth o con protocollo AirPlay continua ad essere limitata a 16/44.1.

Tirando le somme, come qualità del suono non c'è nessun passo avanti decisivo, né qualitativo né di comodità d'uso, se non è accompagnato dal supporto anche in iTunes, di cui invece non si parla, almeno per ora. Il fatto è che già ora, con un iPhone con la codifica ALAC di Apple, che peraltro non è più proprietaria, è possibile ascoltare in qualità CD o anche HD fino a 24 bit e 48Khz. Mentre con player terze parti come NePlayer e' già ora possibile ascoltare file audio codificati FLAC alla stessa risoluzione.

Quello che mancaMa che evidentemente Apple non considera strategico, sarebbe, lato comodità d'uso:

  • il supporto per file audio FLAC anche in iTunes e Music
  • il supporto di file audio codificati FLAC o ALAC anche in HD con frequenza di campionamento superiore a 48KHz.
Potremmo così trasferire file audio dalla nostra libreria musicale in entrambi i formati e con qualsiasi risoluzione in origine sulla libreria Apple Music e ascoltarli in locale (fino a 24/48) o da remoto con Airplay (fino 16/44.1). Sul lato qualità invece il vero passo avanti sarebbero:
  • un player audiofilo invece di quello standard di Apple Music, quindi con codifica bit perfect, dithering opzionale e gli altri accorgimenti implementati in player come Onkyo HF Player o NePlayer
  • Il supporto in Airplay per la trasmissione via Wi-Fi a bitrate superiori (almeno sino a 24/96) 
  • Il supporto fino a 96KHz almeno.per il decoder interno.
Tutte limitazioni aggirabili con prodotti terze parti (o DAC esterni), come premesso, ma sarebbe nella logica dello smartphone "sostituisci tutto" l'inserimento direttamente nella dotazione di base made in Apple di queste funzionalità, peraltro ormai disponibili nei chip audio da anni. Continuiamo quindi ancora ad aspettare il risveglio di interesse di Apple per l'audio di qualità, avendo ormai perso le speranze di un analogo risveglio da parte delle case discografiche.

lunedì 11 settembre 2017

Ma la pirateria, che fine ha fatto?

Era la preoccupazione principale della case discografiche fino a non molti anni fa. Il report annuale della IFPI, l'associazione mondiale dei discografici, sembrava più che altro un bollettino di guerra che esaltava le vittorie ottenute nella lotta contro i pirati del web. Poi, più nulla.

Il motivo è semplice, nel frattempo è arrivato l'armistizio con il terzo incomodo, ovvero YouTube ovvero Google. Non venivano più bloccati i caricamenti da parte di milioni di appassionati, ma in cambio veniva assegnata una parte degli introiti pubblicitari ai detentori dei diritti (e zero ai caricatori), detentori individuati automaticamente dal potente software messo a punto da Google.
Alla fine le case discografiche si sono accorte che guadagnavano più così che nella vana guerra ai pirati, per proteggere musica che magari interessava a pochissime persone.

Dall'altra parte gli utenti, gli infaticabili downloaders di MP3, non avevano più alcun motivo di perdere tempo con eMule e soci, e rischiare di essere individuati, visto che potevano trovare tutto e di più su YouTube. Se poi cercavano album interi senza fatica, c'era nel frattempo Spotify gratuito. Un po' di pubblicità e l'ascolto solo in shuffle, ma la parola magica latina gratis giustifica ogni rinuncia.

La pregevole cover (del noto illustratore USA Phil Hays)  del classico di Miles davis con il quintetto che includeva Coltrane. Uno degli album ripubblicati in SACD con copia direttamente dai master, irreperibili sui canali ufficiali 

La pirateria oggi: un fenomeno di nicchia
Non è scomparsa del tutto, però, anche se interessa ad un numero molto ridotto di appassionati di musica. Si indirizza ovviamente a quello che su YouTube o in download non c'è: musica in alta definizione o lossless in qualità CD. La cosa bizzarra e' che molto spesso questo genere di musica non la si trova neanche pagando, da cui si comprende lo scarso interesse delle case discografiche per questa pirateria. Vediamo allora cosa si trova sul web:
  • album in SACD digitalizzati (DSD64) in formato ISO (e di solito anche in PCM)
  • LP digitalizzati da appassionati in formato PCM (di solito 24/96)
  • Album in formato CD di varia provenienza
  • Album in HD 24/192 provenienti dal sistema Pono
  • Album in HD e formato PCM provenienti da siti di download 
I SACD in formato ISO 
Il primo gruppo e' il più interessante. Sono i Super Audio CD prodotti dalla industria discografica dal 2000 in poi, in larga maggioranza classici del rock e del jazz (più classica). Trasferiti in buona parte da appassionati in formato nativo ISO (leggibile dai moderni player e DAC preservando la conversione a 1bit, a detta di molti superiore) grazie alla famosa Playstation PS3 di qualche anno fa abilitata incautamente da Sony alla lettura dei SACD, oppure dagli stessi siti di download ufficiali.

La prima cosa che stupisce ricercando questi file ISO e' l'ampiezza, a noi (italiani) sconosciuta, dei cataloghi SACD, ai tempi in cui le case ci credevano. È sorprendente scoprire ad esempio che l'intera produzione di Miles Davis o dei Weather Report fosse stata resa disponibile anche in alta definizione, ma senza alcuna diffusione in Italia. Mai visti nei negozi, ne' sulle riviste specializzate. Altrimenti, quando i lettori SACD sono diventati accessibili ne avrei certamente acquistato qualcuno. Invece gli unici che ho acquistato sono di provenienza eBay dove si trovavano a buon prezzo negli anni dell'abbandono del formato e prima del suo ritorno di interesse.

Ora sono acquistabili? Non sempre, l'unico sito con DSD accessibile per noi italiani e' HighResAudio (gli altri sono interdetti a noi) e non tutto è disponibile anche per noi, lo si scopre solo al momento dell'acquisto. Per esempio l'album storico di Miles Davis della illustrazione è disponibile solo in PCM (pur essendo il remaster in SACD un riferimento) e comunque non in Italia. Dei circa 20 SACD di Davis solo 6 sono disponibili sui negozi online in HD anche in ISO ma solo uno (In A Silent Way) è disponibile anche in Italia.
Ma non sono stati pubblicati integralmente solo questi classici del jazz, anche per il popolare progressive rock, in SACD e DVD-Audio si trova tutta la produzione dei King Crimson, degli Emerson Lake & Palmer, quasi tutto dei Genesis e così via. Tutto fuori mercato ovviamente.

Gli LP digitalizzati in alta definizione
Altro caso di conversione lunga e complessa e dal risultato non certo, che volonterosi e ammirevoli appassionati mettono a disposizione senza fini di lucro (almeno per loro). Di solito sono però lavori accurati e a volte si tratta di LP non trasferiti su CD o comunque rari.

I CD lossless
Anche questi in realtà sono stati messi in vendita online poco e pochissimo in Italia e poco anche nel mondo (tranne per la classica). Sui siti specializzati in download di musica in HD ovviamente non ci sono, possono esserci su alcuni servizi di streaming che fanno solo download, come Qobuz e non so chi altri, ma Qobuz non è disponibile in Italia. Da aggiungere però che, tranne rari casi di CD rari o di case che non hanno accordi con i servizi di streaming in qualità CD, non c'è proprio bisogno di fare un download per ascoltarli, basta un economico abbonamento streaming.

Il triste caso del lettore Pono e dei suoi file
Come qualcuno ricorda il grande musicista rock Neil Young e' un convinto sostenitore della musica in HD ed ha avuto l'idea, con alcuni finanziatori, di lanciare un lettore post iPod in grado di riprodurre file audio in formato PCM 24/192, concludendo accordi con un discreto numero di case discografiche. Purtroppo per lui l'idea era superata in partenza perché nel frattempo i lettori portatili sono scomparsi, sostituiti molto semplicemente dagli smartphone che abbiamo tutti. Come risultato però sono stati messi sul mercato molti album, anche in questo caso in maggioranza classici in prevalenza del rock, in formato 24/192. Arrivati dopo poco tempo ai siti non autorizzati. 

Il materiale proveniente dai siti di download HD 
Questo è il caso più evidente di guadagno sottratto a qualcuno. Ma molto poco alle case discografiche che questi siti (HDtracks, Acoustic Sound, Higresaudio, ecc.) non li hanno mai sostenuti e neanche agevolati, anzi hanno chiesto percentuali elevate e messo vincoli e ostacoli per la vendita in tutti i paesi. 

Come funzionano 
Non sono basati sul peer to peer come eMule, sono siti (molto spesso russi) organizzati come un elenco di album classificati per genere, artista ecc., con una descrizione anche ampia (presa di solito da Allmusic) e poi i link per scaricare nei vari formati disponibili. A volte è necessaria una registrazione (con pochi dati, in pratica si fornisce solo la email) a volte no. Dopodiché il download teoricamente e' free. Solo in teoria però, per chi non ha pazienza e tempo in dosi molto elevate, perché viene volutamente rallentato e disturbato da pubblicità molto invasiva. Per spingere al vero business, la sottoscrizione di abbonamenti a servizi cloud collegati al sito, che consentono di avere una propria area di memoria, ma anche, guarda un po', di scaricare in alta velocità per un certo periodo i file che abbiamo individuato.

Un sistema ben noto, quello del noto servizio Megaupload poi chiuso per intervento delle case cinematografiche (film e serie Tv sono il vero nuovo fronte per la pirateria) e dei suoi molti emuli, ma che continua con sempre nuovi gestori cloud in se' e per se' perfettamente legali, dipende da cosa ci si mette dentro. In alcuni casi lo stesso servizio può essere usato anche per fornire nuovi file audio digitalizzati al sito lossless, ristabilendo in qualche modo il peer to peer.

Tutto ciò è legale?
Ovviamente no, i siti lossless mettono a disposizione materiale di cui non hanno e non pagano i diritti. Anche se lo facessero senza fini di lucro non sarebbe legale. Infatti ogni tanto spariscono, probabilmente per intervento dei siti di download HD.
Per un utente invece non è detto che sia così. La differenza la fa sempre la regola che una copia di backup di un album di cui siamo legalmente in possesso e' ammessa, purché sia "privata" e di riserva (1). Quindi per esempio una copia digitalizzata in formato CD di un album che abbiamo in LP, non importa se realizzata da noi o recuperata, se non distinguibile, non può costituire un problema. Idem per una copia di un CD, di cui potremmo risparmiare la fase di ripping (ma è sconsigliabile, non sappiamo se è stato eseguito al meglio). Anche nel caso siano in HD potrebbe essere stato l'esito di un upsampling. Un po' più complicata la copia di un SACD che ha un sistema di protezione incluso, ma sostanzialmente anche si questo aspetto la giurisprudenza non è univoca.

Se invece l'utente non ha un originale da lui acquistato i file lossless o HD sono nella stessa situazione di altri formati lossy, nel caso assai comune che ne abbia sparsi tra PC, hard disk USB e smartphone vari. Quindi è una pratica sicuramente da evitare, a maggior ragione nell'era dello streaming gratuito o di qualità a basso costo.

Le esecuzioni public domain
Sempre restando agli aspetti legali, da considerare è anche l'età delle esecuzione. Se anteriore di 50 anni in Europa (ma non in USA) i diritti per l'esecuzione sono scaduti, quindi tecnicamente è considerata di pubblico dominio (come l'album di Miles Davis usato come esempio) e averne una copia non infrange i diritti di sfruttamento commerciale di chi ha pubblicato il disco. Questo almeno dice la legge italiana non facendo distinzione tra prima edizione, ristampe e pubblicazioni speciali, ovvero sul supporto, ma interessandosi solo al contenuto. Non tutte le case discografiche concordano e le legislazioni europee sono differenti da Stato a Stato, e quindi anche una ristampa speciale in HD secondo loro è un'opera di ingegno e quindi tutelata e non public domain. E' questa la posizione che hanno in YouTube, ad esempio. Ma esistono al contrario etichette che pubblicano tranquillamente materale public domain ovviamente a prezzo scontato, quindi addirittura a fini di lucro, senza incorrere in problemi legali. Basta che siano supporti fisici e non distribuiti via web (che non ha confini). A maggior ragione è aleatorio il dolo di chi ne fa un uso solo personale, non lo distribuisce via web meno che mai a fini di lucro.

In sintesi
Siamo sempre nella situazione paradossale di case discografiche e detentori di diritti che adottano politiche economiche incomprensibili. Esiste evidentemente un interesse e quindi un mercato, seppur non molto ampio, per la musica in HD, come dimostra la presenza di siti non autorizzati che comunque devono accontentarsi di briciole, economicamente parlando. Eppure continuano, le case discografiche superstiti, a non mettere a disposizione tutto il loro catalogo neanche nei paesi "buoni" e a vietare la vendita in tutti gli altri. I paesi buoni sono USA e Canada e in Europa solo UK, Germania e non sempre Francia. Poi persiste anche un problema prezzo: 21,5 € per un (quasi inutile) PCM 24/192 e 17 € per un SACD, pur essendo i costi di produzione di musica smaterializzata ovviamente minimi. Sta arrivando però lo streaming in HD, grazie al formato MQA ,e forse presto anche questa nicchia di download si avvierà ad una lenta sparizione come iTunes. Così come la pirateria collegata.

Note
(1) Le cose, come tutto nel campo legislativo del copyright, terremotato dalla digitalizzazione e dalla dematerializzazione, sono un po' più complicate, perché questo diritto è sancito in modo esplicito per il software mentre è stabilito in modo contraddittorio per la musica su supporto fisico (in totale incoerenza), ma sentenze in giudicato hanno stabilito la liceità della copia di riserva per uso privato e ci sono anche pareri secondo i quali anche il superamento della protezione è ammesso in questo caso. 

domenica 3 settembre 2017

IDAGIO. Un nuovo servizio streaming in qualità CD (per la classica)

Dopo un tentativo a vuoto chiuso alcuni mesi fa, un'altra organizzazione prova a proporre un servizio streaming lossless, ovvero con la stessa qualità d'ascolto dei CD, non compresso, specializzato per la musica classica (intesa nella più ampia accezione del termine). Il nome ispirato alle indicazioni di tempo nelle composizioni (normalmente indicati in italiano) suona un po' curioso nella nostra lingua, ma è facile da identificare e da ricordare. Particolare importante: la versione premium costa molto meno dei "generalisti": 7,99 al mese contro 19,99, meno anche di Spotify Premium e dei suoi emuli. E' un sito tedesco in linea da oltre un anno e da poco accessibile con abbonamento anche dall'Italia.

La videata iniziale di Idagio su iPhone.
Le caratteristiche principali
In cosa si differenzia Idagio dagli altri streaming lossless che hanno ovviamente un'ampia sezione di classica? In altre parole, perché un appassionato di musica dovrebbe sceglierlo o almeno provare interesse? Prima di tutto, ovviamente, se ascolta solo la classica e l'operistica. Ma se ha invece interessi più ampi, Idagio propone effettivamente alcuni plus:
  • Un catalogo molto ampio. Non nel senso di un'ampia scelta di interpreti famosi, i divi e le dive della classica sono sulle etichette delle major e non sono in streaming. Ma nel repertorio classico. Ho provato con alcuni compositori meno noti, come per esempio Hindemith o Penderecky, e la scelta è molto ampia e spazia nei vari generi da loro trattati, includendo anche composizioni meno note.
  • La facilità di ricerca. Mentre gli altri sono ad una dimensione (il compositore o l'interprete) qui si può raffinare la ricerca con filtri (interpretazioni in ordine di data, tipo di composizione, strumento e molti altri).
  • Le novità e le interpretazioni esclusiva da festival. Le novità in evidenza sono una funzione anche di Qobuz, ma qui in più ci sono interpretazioni da festival vari, anche in esclusiva.
  • La qualità delle esecuzioni.. Non sono nomi noti ma sembrano accuratamente scelti tra ottimi professionisti delle orchestre europee. 
  • Le prestazioni del sito. Le ricerche e l'avvio dell'ascolto hanno tempi di risposta veramente rapidi. In caso di linee lente si può comunque scendere volendo anche a 320Kbps.
  • Stimolare la curiosità. Questo è forse il plus più significativo. La vasta gamma di di compositori e interpreti, stili ed epoche, assieme alla rapidità con cui si possono cercare e consultare, stimola un ascolto attivo, più vicino alla playlist (o alla radio, ma con palinsesto deciso da noi) che al classico ascolto di interi album e intere composizioni.
App e desktop
Ovviamente è possibile l'ascolto dal sito web su desktop, ma come sempre per i servizi di streaming l'ascolto preferenziale sarà probabilmente con uno smartphone, in cuffia o con l'impianto, grazie al completo supporto del protocollo Chromecast e anche del rivale ( e più datato) Airplay di Apple.
Qui ci sono limitazioni: la app è solo per iPhone e non c'è per iPad (bisogna usare quella dell'iPhone, zero vantaggi quindi). Funziona però molto bene (vedi gli screenshot) con una grafica modena e professionale (minimalista anche nei colori) e soprattutto funzionale, la interfaccia utente è molto intuitiva. Una stranezza è la impossibilità di controllare il volume nell'uso con Chromecast (se c'è. è molto ben nascosta).

Prova pratica e costo
Il servizio è stato provato sia in 4G (non in mobilità, inteso in auto) sia in WiFi: la connessione è sempre stata stabile e senza interruzioni all'ascolto. Come tutti questi servizi fa caching temporaneo ma alla fine della esecuzione (dopo un time-out apparentemente) libera lo spazio. Per ascoltare offline è disponibile ovviamente la possibilità di scaricare sul dispositivo quello che abbiamo ascoltato o prenotato per l'ascolto.
Il costo come anticipato è di € 7,99 al mese, è possibile un trial senza limitazioni di 2 settimane. Esiste anche una versione free ma con meno funzionalità (e non lossless ovviamente) e soprattutto meno scelta, come catalogo. In sostanza non c'è alcun motivo di sceglierla, esiste solo come promozione. Comunque non ha pubblicità.

In sintesi
Questo nuovo servizio merita una valutazione molto positiva e speriamo che possa durare (sembra però che abbia spalle forti). per gli appassionati di classica, e di musica in genere, consente di passare ad un nuovo approccio, più in linea con la grande disponibilità di contenuti da ascoltare che la musica liquida ci da'. Un ascolto più basato sulla scoperta che sulla riproposizione con interpreti sempre diversi, sempre della solita musica.

Idagio in pratica
Ecco infine una selezione di screenshot nell'uso del nuovo e interessante servizio.

Un altro esempio di videata iniziale con in evidenza la sezione "Discover"
La ricerca dei brani per un compositore meno noto, Paul Hindemith. Si può ricercare per composizioni e per interpretazioni.

Una volta scelto il brano si può avviare la riproduzione

Si può scegliere, cliccando su "Streaming to Device", come riprodurre il brano, sulle cuffie stereo (Internal), con Chromecast Audio oppure Airplay. E' possibile come si vede anche la riproduzione su Chromecast video, ovvero su un monitor TV.

Attenzione anche alla scelta della qualità audio. Associata al vostro profilo ma modificabile ad ogni ascolto. Viene anche fornita una stima dei tempi di download.
Un'ulteriore possibilità d'ascolto è basata sullo stato d'animo del momento (Mood). Può essere Gentle, Optimistic, Radiant, Festive, Exciting, Passionate, Powerful, ma anche Angry e Tragic... Ci fa piacere scoprire che se scegliamo invece Joyful (gioioso) viene proposto come primo suggerimento di ascolto la Sinfonia di Mendelssohn "Italiana".
Uno degli ascolti proposti nella sezione Discover. Eccellente interpretazione, ha consentito un test sulla voce molto efficace.

Per il test delle funzioni di filtraggio scegliamo un altro compositore meno frequentemente presente negli auditorium.


Queste sono le funzioni di filtro che vediamo selezionabili sopra (ma solo per le registrazioni). Ce ne sono anche altre, la pagina scorre e si può anche filtrare per solista e per tipo di registrazione (broadcast, live o studio).

Questo è il menu (ovviamente scorre) se scegliamo il filtro per strumento, applicato però a questo specifico compositore.


Concludiamo con un altro suggerimento della sezione Discover, utile per un efficace test sulla grande orchestra.


giovedì 24 agosto 2017

J River Media Center alla prova

Per ascoltare i contenuti della nostra libreria digitale archiviata su un NAS si può scegliere tra un Network Player e un PC configurato come Music server dedicato e collegato a un DAC. Sul blog esistono molti articoli e anche prove pratiche delle due modalità. La mia scelta, documentata in una serie di post, era il PC, un Mac Mini, dotato di player "audiofile" Fidelia e con media library iTunes,

L'alternativa, consigliata anche da molti, era J River MC, ma a suo tempo ho scelto due prodotti che apparivano più interessanti per un blog, perché standard e gratuito (iTunes) e meno costoso (Fidelia).
Ma è arrivato il momento di cambiare, perché Fidelia non è più aggiornato alla versione di OS-X del mio Mac Mini dedicato (che non ho nessuna intenzione di cambiare solo perché quelli di Fidelia non supportano più la versione 10.7) e soprattutto perché iTunes si è dimostrato poco adatto allo scopo. Il problema è la sua scarsa propensione a gestire una libreria collegata in rete, e la conseguente ciclica creazione di duplicati (un problema molto fastidioso, tipico di iTunes). Passiamo quindi a J River, ed ecco nel seguito la prova pratica. Per completezza aggiungo che esiste un'altra valida alternativa, Roon, un intero "ecosistema digitale", ma costa 10 volte tanto. Procediamo per gradi.


J River Media Center alla prova: la libreria
Sulla carta ha molti vantaggi (confermati) rispetto a iTunes, anche perché non è collegato ad un sistema di e-commerce musicale:
  • -    supporta tutti i formati, incluso il DSD nativo (in formato ISO), non soltanto ALAC
  • -    importa in pochi passi e aggiorna automaticamente la libreria musicale
  • -    Individua automaticamente eventuali file corrotti
  • -    Trova automaticamente le copertine (quasi tutte) accedendo anche ai file jpg già presenti (altro limite di ITunes, che ne trova sempre poche e solo in rete e se le devi inserire tu, il processo e di una lentezza incredibile)
  • -    Ha una interfaccia di navigazione e ricerca molto intuitiva e veloce.
Vediamo i passi da fare per attivare la libreria su J River, dopo averlo installato. Su Mac l'ultima versione e' la 23, disponibile anche in trial senza limitazioni per 30 giorni.

Importazione
Se la libreria e' archiviata su NAS o storage server in genere in una serie di directory basta indicare nel pannello di import il percorso della directory principale e l'importazione può partire in automatico con i parametri di default. Se usate J River solo per la musica conviene settario nella versione solo audio (può gestire anche video e foto).
Nel mio caso la libreria e' strutturata in 4 directory principali per macro-generi (classica-soundtracks, pop-rock, jazz, world) e un numero variabile di sotto-directory per formato (CD ALAC, CD FLAC, HD ALAC 96, HD FLAC 96, DSD, ...) e conta al momento poco più di 10.000 brani (non ho ancora completato il ripping di tutta la libreria fisica). Il processo di import ha impiegato circa 20', su un Mac Mini non recente seppur upgradato, quindi direi che è molto veloce.
Un certo numero di brani (ca. 300) non sono stati caricati perché effettivamente erano duplicati o corrotti (quindi ha fatto anche una utile azione di pulizia).
I parametri da scegliere sono
  • -    ignorare i file jpg e altri non musicali (obbligatorio)
  • -    analizzare ogni file (consigliabile farlo in seguito, processo molto lungo).
Dopo l'importazione ovviamente la struttura della libreria non si vede più e viene sostituita da una organizzazione più articolata per artisti, album ecc , ma rimane la possibilità di verificare il formato di ogni album.
I contenuti possono essere poi " taggati" in vari modi (anche in parte automaticamente) per organizzare la libreria e consentire ricerche per varie chiave. Tutta un'area da approfondire perché è considerata un punto di forza di J River.


Gli aggiornamenti avvengono di solito semplicemente inserendo nuove directory e nuovi file audio nella struttura file del nostro network storage. Dopo ogni modifica J River procede automaticamente agli aggiornamenti. Se si vuole velocizzare l'aggiornamento è possibile selezionare > Tools > Import e nel pannello selezionare l'opzione "Run import now".

Ricerca brani
Una volta caricata la libreria e' possibile navigarla in diversi modi, come sempre, inclusa la ricerca libera (molto veloce). Nella visualizzazione standard sulla destra si può scegliere, espandendo la voce Audio, se mostrare i contenuti per album, per artista e così via, ovviamente usando le copertine per facilitare la individuazione al volo. Nulla di nuovo, una particolarità però c'è per la visualizzazione per artista, dove vengono mostrate le copertine dei suoi album sovrapposte e cliccando sopra si passa dall'uno all'altro trovando velocemente (a meno che siano 100) quello da ascoltare.

Nella selezione per album si ha il tappeto di copertine che vediamo nella prima immagine, e la visualizzazione è di default a schermo intero. Per rimpicciolire bisogna cliccare sul pallino verde (siamo su Mac) e si passerà ad una visualizzazione dimezzata (e variabile), con lo stesso comando si potrà tornare a schermo intero. Attenzione in schermo intero ai messaggi a cui dare conferma, che possono essere nascosti. nel caso verificare sul dock con la opzione "mostra tutte le finestre".

Se abbiamo lo stesso album in più formati (per esempio in qualità CD e in HD o DSD) per poterli riprodurre su device di caratteristiche diverse, un sistema per visualizzarli separatamente è ricorrere ai tag: è sufficiente aggiungere nel tag "album" di ciascun brano un suffisso che lo identifichi (ad esempio "- HD") e J River li mostrerà separatamente.

Ascolto
In ascolto si apre un player che mostra tutti i brani con varie informazioni associate, personalizzabili (sempre in visualizzazione standard), tra cui ovviamente il formato, la risoluzione (bit depth), la frequenza di campionamento e il bitrate (di default) e i tag associati al brano.


L'ascolto di qualità
J River nasce proprio con questa particolare attenzione "audiofila" ed uno dei fondatori e' anche un noto esperto del settore, sviluppatore a suo tempo del sistema di compressione lossless APE, e l'ascolto di default e' dichiarato essere già pronto per la massima qualità, selezionando ad esempio automaticamente il DAC collegato se presente.
Il requisito principale è, come sappiamo, il bypass dei driver audio interni, ovvero la modalità di trasferimento "bit perfect" al DAC. Questo avviene di default se il sistema operativo e' l"OS-X dei MAC mentre in Windows occorre scegliere se usare i driver Wasapi o ASIO nulla di particolarmente diverso da quello che occorre fare per Foobar 2000 a cui rimando per approfondimenti.
Per incrementare ulteriormente le prestazioni in direzione audiofila le possibilità di base sono:

  • passare alla modalità di ascolto in memoria (da quella standard da disco con memoria cache); non lo consigliano dichiarando che il trasferimento da disco è già ottimizzato con un prebuffering di 6", e in più per file HD (soprattutto se a 192) il tempo di avvio può allungarsi di parecchio, ma chi vuol essere sicuro di avere il massimo può applicarlo per singoli album o di default;
  • selezionare la modalità in upsampling per i file audio in formato CD (consigliato, a 96KHz);
  • selezionare l'applicazione del dithering in ascolto, di default come in Fidelia (consigliato mantenerla, è di default).

Poi si può intervenire con molte funzioni DSP, anche in estensione con plug-in di varia provenienza, anche eventualmente con potenti funzioni di correzione ambientale.


Prova di ascolto
L'ascolto dei brani sia in HD sia in formato CD è molto soddisfacente e a memoria non si notano differenze con Fidelia o altri player bit perfect.
Un player audiofilo "bit perfect" dovrebbe essere coerente con questa sua caratteristica e quindi fornire al DAC esattamente la sequenza di bit del file musicale, con la giusta temporizzazione, quindi la differenza nel suono dovrebbe farla il DAC. Confrontare due player, con lo stesso DAC dovrebbe quindi dare la stessa resa sonora. La  differenza può farla la opzione di lavorare solo in memoria (default per Fidelia) o anche su disco con pre-buffering (default per J River, che ritiene il suo algoritmo di caching sufficiente).

Per avere la conferma occorre una prova a confronto. Non molto semplice proprio perché questi player chiedono l'uso esclusivo del DAC e quindi passare da uno all'altro richiede ogni volta una riconfigurazione, e inoltre il volume base (al 100%) non è allo stesso livello, come invece speravo io.
In sostanza i confronti non si possono fare a commutazione immediata, ma a memoria, quindi è più difficile una valutazione oggettiva ed è impossibile un test in  "cieco".
Nel mio caso ho fatto comunque il confronto (con Audirvana) e, pur con questi limiti, trovare le differenze era veramente difficile. Forse solo un poco più di "aria" intorno alla voce di Diana Krall con J River in alcuni brani di test (A Case Of You dal vivo e All Or Nothing At All).


Istruzioni e documentazione in formato Wiki
Un altro non indifferente punto di forza e' il manuale d'uso, molto completo è strutturato come iper testo secondo il familiare formato di Wikipedia.

Altre caratteristiche
Sono ancora da provare e pianificate per prossimi post le possibilità della potente sezione DSP e l'utilizzo con la gestione da remoto con la popolare app Gizmo.

Il costo e la versione per Windows
Il prodotto costa 50 € (49,99 nel solito sistema di prezzo stile USA) per solo Mac o Windows, e 70 per tutte le piattaforme. La app da remoto di J River 10 €, Gizmo invece è gratuita ma solo per Android. Considerando l'ampiezza e la qualità delle funzioni è un prezzo senza dubbio conveniente.
La versione multi-standard per chi ha un Mac non è consigliabile, perché su Windows è disponibile gratuitamente un media center di prestazioni analoghe, ma gratuito, ovviamente Foobar2000.

domenica 16 luglio 2017

Migliorare l'ascolto in cuffia - 2 app player in prova

Boom delle cuffie stereo, il modo più semplice ed efficace, e anche più economico per ascoltare la musica, qualsiasi musica. Ma c'è un problema, il suono e' sì dettagliato, si possono individuare gli strumenti e le voci con grande precisione, ma sembrano provenire da dentro la nostra testa. Invece che da davanti a noi, come a un concerto (o con il nostro impianto stereo).
Sono da anni proposti sistemi per superare il problema, da semplici miscelatori dei due canali che diminuiscono l'effetto stereo, a sistemi più raffinati che ricorrono alla elaborazione di frequenza e fase, ormai di facile realizzazione grazie ai processori DSP nel dominio digitale. Soluzioni disponibili anche come app per smartphone e tablet.

Ne abbiamo provate due. La prima di una nota casa specializzata in tool di elaborazione digitale, la XIveto Gmbh, tedesca, si chiama HPEX Play. La seconda di un produttore coreano, Cear Music Player. Entrambe a pagamento, circa 5 € la prima, circa 1 € la seconda.

Come si presenta il player Cear Music
La prima è disponibile anche in versione demo, 30" e poi la elaborazione cessa, così si può verificare l'effetto. Una volta installata si possono scegliere i brani con una interfaccia minimal ma non troppo intuitiva (ne' veloce) ma certo chiunque riesce ad usarla.
L'effetto si può graduare agendo sia sulla profondità che sulla larghezza dell'effetto di ampliamento della origine del suono. Di default parte da 75% per entrambi. Ho provato ad incrementare entrambe e l'effetto più evidente si ha con la larghezza.

I brani selezionabili sono solo quelli presenti in locale, nel mio iPad durante la prova, non supporta fonti esterne come network storage e ovviamente niente streaming, quindi niente HD, al massimo qualità CD.
Ho provato diversi brani, dove possibilmente la voce o strumenti in primo piano apparissero entro 30", ad esempio Cat Power, Diana Krall dal vivo, Bruce Springsteen nelle Seeger Sessions. L'effetto c'è, non ostentato e scenografico, ma si avverte chiaramente la voce o lo strumento solista che rientra dentro la testa alla fine dei 30", in alcuni brani di più (Bruce,Krall in formato HD 24/48), in altri meno (Katie Melua, Belle & Sebastian, che erano peraltro in formato compresso AAC) ma sempre avvertibile nel passaggio ad ascolto standard, anche il confronto è aiutato da una leggera diminuzione del volume. Funziona, ed effettivamente l'ascolto e' più naturale e meno affaticante.
Le prove di ascolto sono state effettuate con cuffie Grado SR80.

L'interfaccia con grafica minimalista di HPEX PLAY
Cear ha una interfaccia molto più veloce e intuitiva, la configurazione è' semplificata ed intuitiva, si sceglie come prima cosa il sistema di riproduzione (auricolari, auricolari chiusi, cuffie stereo e anche speaker della mobile device) e. A seguire l'effetto di profondità in tre gradi: vicino, lontano e molto lontano.
L'efficacia in posizione lontano e' simile a HPEX, la voce solista e' ora apparentemente davanti a noi (sempre piuttosto vicina) e gli altri strumenti attorno a noi.
Il confronto con l'ascolto senza correzione e' meno immediato dovendo passare a un player diverso. Ho provato quindi sullo stesso brano (sempre Krall e Springsteen) alternando Cear è un player standard ( Neplayer) e poi Cear e HPEX. Il risultato è che si conferma l'effetto di riposizionamento della sorgente del suono davanti a noi, in modo più o meno marcato in diversi brani, ma mai molto accentuato. Riguardo al confronto con l'altro player, l'effetto con Cear sembra più marcato in posizione "very far" in confronto con HPEX al 100% di "stage depth".

La configurazione di Cear Music Player. I due selettori sono a scorrimento.
A questo punto mancava solo l'ultimo confronto con il player di alta qualità già citato (NePlayer, provato in precedenza) per verificare se si perde qualcosa in qualità e soprattutto se la mancanza di questa "spazializzazione" del suono e' così importante da giustificare il cambio. La prova di ascolto e' stata fatta sugli stessi brani e l'impressione di ascolto ha confermato i precedenti confronti: la qualità dell'ascolto e' molto simile pur accettando il downgrade a qualità CD, le differenze ci sono (non eclatanti, come già riportato) ma sono compensate in qualche modo dalla spazialità acquisita. Tra i due player specializzati XPEH sembra più vicino alla riproduzione di Neplayer, quindi accurata e ricca di sfumature. 
L'ascolto con NePlayer pero' non è particolarmente penalizzante, siamo abituati da anni all'ascolto in cuffia e con il proseguire dell'ascolto la nostra mente si concentra sulla musica e "aggiusta" psicologicamente l'origine del suono. Può insorgere una fatica di ascolto maggiore, ma questo è un fattore soggettivo.

Quindi, in sintesi: adottare o no un nuovo player?
È una decisione personale. Nel mio caso, no. Perché ho deciso da anni di non sottrarre tempo alla musica spostando file audio da una parte all'altra, scegliendo cosa ascoltare in precedenza, e quindi la musica che ascolto e' in due grandi "recipienti": quella HD o rara nel mio storage server da 2T e tutta la restante in cloud col servizio in streaming in qualità CD che uso da anni. Inoltre, ascolto solo occasionalmente in cuffia e invece in prevalenza dall'impianto a casa o in auto.
Chi invece ha fatto altre scelte e può dedicare più tempo a caricare (e scaricare periodicamente) il suo tablet o smartphone di musica, e ascolta spesso e a lungo in cuffia, deve a mio parere provare i player in prova con la sua musica e la sua cuffia preferita, molto probabilmente lo troverà un'alternativa interessante.

Un'alternativa per ascoltare anche in HD
Aggiungo solo per completare la prova che Xivero produce anche una variante per desktop (HPEX Headphone Experience) che consente di predisporre i file audio per l'ascolto in cuffia applicando l'algoritmo di correzione messo a punto da Xivero, inclusi i file audio in HD. Una volta eseguita questa operazione si trasferiscono sulla mobile device e l'ascolto avviene sempre sfruttando il loro algoritmo e beneficiando della spazialità che consente, invece che facendo la correzione in real time. Ovviamente si allunga ancora il tempo di predisposizione, che include anche il trasferimento verso una device IOS (il player e' solo disponibile su Apple Store) che notoriamente non è molto semplice.

Allegati
Oltre ai soliti screenshot di funzionamento, i claim dei due prodotti testati.





Xivero HPEX

Headphones have the potential to provide extremely high quality and immersive music reproduction, even on the go. Unfortunately, there is one major drawback which is called “In Head Localization”. Listening to a piece of music via headphones creates the effect of having all the instruments within the head. It gets even worse if the Audio Engineer pans dedicated instruments far to the left or right, creating effects tolerable for loudspeaker but quite disturbing on headphones.
There are quite some hardware and software solutions on the market, claiming to reduce the “In Head Localization” by applying different algorithms and especially dedicated “Head Related Transfer Functions (HRTFs)”.
Unfortunately, these solutions have further disadvantages by introducing tonal coloration, strong room reverberations or ambiguous sound location. Most of those products are focused on movie or gaming sound, neglecting the transparent reproduction demands of a classical HiFi setup where a minimum of tonal changes is crucial.
HPEX PLAY has been developed with the HiFi–Enthusiast in mind. Our main goals are the preservation of the timbre with a minimum of tonal changes, achieving a strong reduction of “In Head Localization” and therefore less “Headphone Listening Fatigue”.
WHAT ARE THE ADVANTAGES OF HPEX PLAY?
HPEX PLAY does not use “Head Related Transfer Functions” because those introduce tonal changes and if the modeled HRTF differs from yours, defined by head size and especially the pinna, then the localization of sound sources can be way off. That can go as far as you locate an instrument behind your head even if it is in front of you.
The best solution would be the measurement of the listeners HRTF. That approach could lead to nearly perfect binaural listening. Well, unfortunately it is quite difficult and cumbersome to measure individual HRTFs, therefore that approach needs to be dismissed for time being.
HPEX PLAY simulates the listening through HiFi speakers by introducing the acoustic effects of speakers within a listening room. The key effects are cross talk as well as small reverberations and early reflections.
The algorithm we use moves the sound stage from between the ears to a more comfortable forward position with a wider natural sound field. Those subtle changes assure that HPEX transformed music reduces the effect of Headphone Listening Fatigue by a great deal and makes headphone listening a real pleasurable and immersive experience.
HPEX PLAY works in a very subtle way to enhance the headphone listening of HiFi stereo recordings. It does not provide the heavy effects of 3D around the head sound stages with all their disadvantages.

Cear Music Player

The headphones and earphones are very convenient for enjoying the music,
but the headphones users will feel the stress and fatigue 
if they continue using for a long time.
Because the reproduction sound from the headphones give the listeners
a feeling of oppression, stress, and tiredness by inside-head localization.

[cear music player] is new music player for the apple devices
utilizing the latest sound signal processing technology [cear].
You can enjoy the liberated clear sound with your
favorite headphones by simple operation of [cear music player].
You will be able to enjoy the reproduction sound with relaxing from headphones
for a long time as if the sound is reproduced from good loud speakers.

Moreover [cear music player] delivers the enhanced reproduction sound from built-in speaker.

sabato 6 maggio 2017

NePlayer: un player full-HD per dispositivi mobili

Per ascoltare musica in alta definizione e con alta qualità audio su un tablet o uno smartpgone il player standard non basta. Apple Music o Google Play Music non hanno queste funzionalità, ma installando un player HD "audiofilo" il nostro dispositivo assieme ad una buona cuffia diventa un notevole strumento per ascoltare la musica senza fili, molto meglio delle migliori cuffie wireless e con una spesa anche inferiore.

Il player che avevo scelto a suo tempo a questo scopo e provato per il blog, Media:Connect di Persona Software, non è più disponibile negli store (le start-up a volte diventano end-up, la recensione è di 5 anni e mezzo fa) e così ho dovuto cercarne un altro. Scoprendo che non ce ne sono molti, in particolare per IOS. Anzi, volendo anche avere la possibilità di ascoltare la musica da un network storage (comunemente anche se non sempre correttamente chiamato NAS) sono soltanto due:
  • Neutron Player di Neutron Code Ltd
  • NePLAYER di Radius
Il più noto è un altro, Onkyo HF Player, ma può riprodurre solo musica copiata in locale sul dispositivo.
Sono tutti a pagamento, prezzi irrisori se confrontati con i componenti hi-fi, ma alti se confrontati con le normali app: 6 € per Neutron e Onkyo e "addirittura" 15 € per il NePlayer. Che però ha le funzionalità più spinte in termini di qualità ed è quindi l'oggetto della prova.

Le caratteristiche particolari del NePlayer di Radius
E' scontato che possa suonare musica in alta definizione fino a bitrate elevati e che supporti tutti i formati lossless più diffusi (Flac, Alac, ecc.). In più dichiara:
  1. il mantenimento della qualità del file sorgente fino al DAC (e dovrebbe essere scontato)
  2. il mantenimento della qualità del file sorgente nel trasferimento dal NAS al dispositivo (e questo è esclusivo)
  3. l'upgrade della qualità audio del file sorgente fino a 24/48 (e oltre, su Android)
  4. il supporto anche dei formati DSD
Prima di entusiasmarci facciamo però un approfondimento sul DAC, che alla fine è indispensabile ed è un attore altrettanto importante ai fini del risultato finale.

Il DAC del dispositivo
Qui non è un DAC esterno, se vogliamo usare il dispositivo assieme alla cuffia in modo semplice e pratico: è il DAC interno del dispositivo, quello che fornisce l'output analogico sul jack cuffia (iPhone fino al 6) oppure integrato nella cuffia (cuffia per uscita digitale lightning da iPhone 7 in poi). Un DAC basato su chipset dei produttori del settore (Cirrus Logic per Apple) che almeno per ora sui dispositivi Apple è limitato a 24 bit e 48KHz.
Quindi attenzione: la qualità audio, indipendentemente dalla elevata qualità del file sorgente, sarà sempre ridotta (downgrade) a 24/48.
E su Android? Dipende dal modello e dal produttore. Alcuni dichiarano il supporto fino a 24/96, altri non dichiarano nulla. Bisognerebbe analizzare caso a caso.

E' un dramma? Cosa si perde?
Qualcosa, ma non è un dramma. Un ascolto a 24 bit e 48KHz è già in HD. Prima di tutto l'incremento di qualità maggiore lo garantisce il campione, non più solo a 16 bit ma a 24 bit. E' l'equivalente di un incremento consistente di pixel nelle macchine fotografiche digitali. Aumenta la risoluzione propriamente detta.
Con la riduzione (il dimezzamento, di solito) della frequenza di campionamento avvengono invece due fenomeni:
  1. per il teorema di Nyquist vengono tagliati tutti i contenuti audio di frequenza superiore a 24KHz
  2. le variazioni tra un campione e l'altro vengono ridotte (sempre a metà nel caso di downgrade da 96KHz)
Nel primo caso perdiamo qualcosa che di solito non c'è (gli strumenti acustici normali non producono "ultrasuoni") o è a livelli molto bassi (vedi nostri test) e comunque che non possiamo sentire (perché solo da giovani arriviamo a 20 KHz e dopo i 40 anni siamo di solito limitati a 16KHz). E' vero che alcuni test hanno dimostrato la possibilità in alcuni casi e per alcuni soggetti di percepire comunque una differenza, ma pare che la percezione si ottenga grazie ad alcune parti dello scheletro del cranio. Mentre noi ascolteremo in cuffia e quindi usando come "sensore" solo i nostri timpani e l'orecchio.
A parte queste ipotesi "estreme" si tratta comunque di un sacrificio trascurabile.

Maggiore in teoria il sacrificio nel secondo caso, ma nella gran parte dei contenuti musicali verranno probabilmente eliminati campioni uguali o con variazioni minime. Anche qui percepire una differenza, anche in base alle nostre esperienze, rimane alla portata di ascoltatori veramente in grado di apprezzare le minime variazioni di suono. Voi siete in grado di accordare un pianoforte? Se come probabile la risposta è no, probabilmente anche per questo downgrade potete stare tranquilli e prendervela con quelli della Apple solo per principio (ma comunque rimangono condannabili per la loro insensibilità sull'HD).

La prova del NePlayer
Dopo queste premesse veniamo alla prova, orientata a verificare quanto dichiarato dal costruttore e la funzionalità del prodotto.
Il primo set di prove è dedicato alla configurazione più comoda e razionale, quindi con il materiale audio da ascoltare è archiviato su un NAS. Anche per verificare una funzionalità esclusiva del prodotto, ovvero la trasmissione senza downgrade dal NAS al dispositivo, che ovviamente è via wi-fi. La prova è stata effettuata con un iPad 2 e con un iPhone SE, tutti e due all'ultima versione di IOS alla data (9.3.5). La cuffia era di classe medio-alta, una Grado SR-80.

La prova con NAS
Se nella rete wi-fi è presente un NAS sulla videata iniziale di Neplayer (veramente minimal come grafica) compare su un lato il simbolo tipico del wi-fi (il ventaglio) in dimensioni minuscole. Cliccandoci sopra il player si connette all'unità e si può navigare con i soliti sistemi (per folder, per genere ecc.) fino al brano da ascoltare.
Nel mio caso avevo deciso di iniziare da 24/96 e ho scelto un album di Diana Krall (in queste prove non manca mai), Love Scenes, uno dei miei dischi test. Nello screenshot che segue le informazioni che propone Neplayer per l'album e per il singolo brano.




Nella prima immagine viene mostrato in alto a destra il bitrate in scaricamento, in input a Neplayer (sopra) e in output (sotto), quest'ultimo non applicabile per questa configurazione (Neplayer può essere usato anche con device esterne prodotte dal fornitore).
Il display conferma quindi che il trasferimento avviene a 24/96, senza downgrade. Dobbiamo fidarci in mancanza di strumenti di misura ma, come si vedrà nel seguito, la comprova empirica esiste e lo conferma.
Le altre informazioni che ci interessano, sul contenuto musicale "live", in questa modalità di ascolto non sono mostrate, e quindi rimandiamo alla prova con musica in locale. Una informazione però viene data sul bitrate supportato dalla device, che è 48KHz per i dispositivi Apple.
Concentriamoci quindi sull'ascolto.

La prima prova d'ascolto
La prova più significativa tra i brani ascoltati è stata quella di How Deep Is The Ocean, una delle migliori interpretazioni dell'album, per sola voce e pianoforte. La voce è sempre un buon test, rivelatore, soprattutto se ricca di sfumature come quella della pianista canadese, in particolare evidenza in questo caso. Una ricchezza preservata in questo ascolto e ben apprezzabile grazie all'ascolto in cuffia. 
Subito dopo ho fatto un confronto con il player precedente, Media:Connect, e la differenza si percepiva. Non era un ascolto a confronto immediato, non era possibile in questa configurazione. Con Media:Connect la riproduzione era pur sempre corretta, ma il respiro e la ricchezza di sfumature non raggiungevano la stessa pienezza. Sempre sfumature percepibili con un ascolto attento, lo ribadisco, ma sono indizi di quelle differenze che poi si consolidano nel tempo. E, cosa più importante, l'ascolto era veramente appagante.

La prova con musica in locale
Per provare tutte le funzionalità la prova è quindi proseguita con materiale audio trasferito in locale sull'iPad e poi sull'iPhone. Anche perché a risoluzione più elevata, ma anche spesso a 24/96, si sono evidenziati problemi di prestazioni del mio iPad (non recente), problemi su cui ritorno dopo.
Con le modalità descritte nel precedente post dedicato appunto a come trasferire file audio in alta risoluzione su IOS (un ambiente non troppo accogliente per l'HD) ho fatto quindi una serie di test a risoluzione via via crescente:
  • PCM: 24/88.2 - 24/96 - 24/192 - 24/352
  • DSD: DSD64 (2.8Mb) - DSD128 (5,6Mb) - DSD256 (11.2Mb)
Non mostro tutti i test per brevità, cominciamo da 24/192, è un brano test di jazzisti giapponesi alle prese con il classico tema di Biancaneve oggetto di una celebre rivisitazione da parte di Miles Davis. Quello che interessa è il display dinamico mostrato in alto a destra.


Nella parte superiore è mostrato il contenuto musicale come esce dal Neplayer, suddiviso per frequenza, nella parte bassa come invece esce dalla device in uso (in questo caso un iPad, anche se neplayer lo chiama "other" perché non è una device di Radius, suppongo). Si nota subito che contenuto musicale oltre i 48KHz in origine ce n'è molto poco. Il grafico è dinamico ed ho fotografato un istante del flusso musicale, ma raramente si vedeva qualcosa di più consistente. Che comunque viene ovviamente tagliato passando a 48KHz come campionamento. Nulla di nuovo quindi rispetto alle analisi del contenuto musicale in HD pubblicate su questo blog diversi anni fa.
Ho provato anche una risoluzione più elevata (24/352) disponibile tra i file esempio di 2L The Nordic Sound ma ovviamente nulla cambiava.

Più interessanti le prove di materiale audio in formato DSD, che Neplayer è in grado di gestire ovviamente con conversione in PCM (poiché il DAC del dispositivo è solo PCM). Si possono settare due diverse modalità di conversione: DoP (DSD over PCM) online, o con conversione preliminare. Nel primo caso, se le prestazioni del dispositivo sono insufficienti si può generare rumore spurio (dicono).


Nella immagine si vede cosa succede in riproduzione del brano di Britten, scelto perché particolarmente breve. In DSD128 (quello mostrato) in formato DSD sono infatti già 135MB per 1'37" di musica, a DSD256 sono il doppio, 270MB. Il tutto per ascoltare sempre a 48KHz.
Si notano anche delle spurie ad alta frequenza. Che sono presenti però solo in DSD64 e DSD128, nella prova che ho fatto a DSD256 (su iPhone) invece non ci sono. Non dovrebbero essere problemi di prestazioni della CPU perché rimangono anche abbassando i parametri di qualità. Sembrano proprio nei file in input, misteri dell'audio digitale che non so spiegare.


Ma sono prove solo teoriche. Il DSD su un dispositivo mobile non ha senso: non si apprezza in pieno usando il DAC interno (che non è DSD), richiede una quantità enorme di memoria locale e tempo conseguente di trasferimento, mette sotto stress l'architettura.

La funzionalità di upgrade
Rimane da provare la possibilità offerta di default da NePlayer di convertire comunque in 24/48 (sempre su IOS) il file in input, a meno di disabilitare la funzionalità. Basta quindi suonare un qualsiasi brano in risoluzione standard, come questo:


Si tratta di uno screenshot "live" e, come si vede, la conversione è effettuata e, addirittura, aggiunge qualcosa (che non c'era) sopra i 44.1 KHz. Si tratta probabilmente di rumore di fondo non è un problema.

Le prestazioni: un punto critico
Neplayer è un player "audiofilo" e a quanto sembra non fa uso di caching ma tutto il processo avviene in modalità diretta. Mette quindi sotto stress la potenza elaborativa del dispositivo, per le varie conversioni necessarie, e anche la rete wi-fi nel caso dell'uso del NAS.

Partiamo dal secondo aspetto, che è il primo che ho sperimentato. Nel senso che già a 24/96 con l'iPad si verificavano a volte delle interruzioni. Passando sul più recente e performante iPhone (la CPU e tutta l'architettura è quella dell'iPhone 6) il problema spariva. Almeno sino al 24/192 dove a volte il fenomeno si è ripetuto.
Abbiamo  in questo modo la conferma empirica che non viene effettuato alcuna ottimizzazione e compressione dei file audio per trasmetterli in wi-fi.
Anche in riproduzione in locale su iPad si sono verificate interruzioni su materiale 24/96 mentre su iPhone SE fino a 24/192 tutto veniva gestito bene.

Ho quindi scoperto grazie a Neplayer che il mio iPad, che è un iPad 2 quindi di qualche anno fa, ma che per tutto il resto va benissimo, ha dei limiti come player in HD. E anche che la mia rete, che è basata su componenti powerline di qualche anno fa anche loro, da 300Mb (ma, misurata, rimane piuttosto al di sotto di questo target) incomincia ad essere insufficiente per bitrate di 9Mb/sec continui richiesti dal 24/192. 

In sintesi
Neplayer garantisce prestazioni di ascolto elevate e consente di godere del suono in alta definizione anche da uno smartphone e tablet recente e dotato di un buon DAC audio. Non è molto intuitivo e pratico nel funzionamento e ha alcune limitazioni funzionali nell'uso casalingo più comodo, ovvero in unione a un NAS e comunque richiede una rete wi-fi ad alte prestazioni. Non è il partner ideale per dispositivi IOS che, come noto, hanno diverse limitazioni (volute, per proteggere l'ambiente "chiuso" IOS) nel trasferimento di file dall'esterno.

Alternative e semplificazioni
La prima semplificazione consiste nell'utilizzare un sistema Android. Ipotesi scartata all'origine da chi ha adottato da anni il sistema IOS (come me) ma sicuramente da prendere in considerazione per gli altri.
Si può anche pensare di utilizzare uno smartphone Android ancora valido ma sostituito da uno più fashion (in ogni casa ormai ce n'è uno) a questo solo scopo.
Altra semplificazione consiste nel ridurre già in origine il bitrate a 24/48. E' una operazione molto semplice utilizzando un convertitore di bitrate come R8brain (gratuito) assieme a Foobar2000 per la conversione a/da Wav (r8brain lavora solo in Wav). Un po' lunga quindi anche perché in tre passi ma si possono convertire in ogni singola fase interi album.
Infine una ulteriore semplificazione consiste nell'abbandonare proprio l'ipotesi di usare il nostro smartphone e rivolgersi a un componente specializzato, ovvero un DAP (Digital Audio Player) in HD come l'Onkyo DP-X1. Alternativa sicuramente valida ma non economica, questi oggetti partono dai 500 € o giù di lì.
Oppure l'alternativa ancora più radicale: ascoltare l'HD in casa e passare allo streaming in SD fuori, evitando così di perdere tempo prezioso nel caricare e scaricare memorie di dispositivi mobili.

venerdì 28 aprile 2017

Rassegna delle possibilità di ascolto in alta qualità su dispositivi mobili

Questo post è dedicato all'ascolto della musica in qualità CD o HD sui dispositivi mobili, sia autonomamente (in cuffia) sia come sorgente del nostro impianto. E' presentata una rassegna di quello che è necessario fare ed installare sul dispositivo per la varie fonti di musica e scelte di ascolto. Sempre puntando alla massima qualità possibile.

Quadro sinottico delle possibilità di ascolto su dispositivi mobili
Nella tabella seguente sono sintetizzate le varie possibilità in base alla qualità della musica da ascoltare, alla sorgente da cui attingiamo, alla locazione  in cui ascoltiamo e alla modalità di ascolto. le soluzioni sono elencate in ordine di comodità.


Qualità

Archiviazione

Casa: Impianto

Casa: Cuffia

Mobilità

CD

Cloud

Tidal

Tidal

Tidal

CD (1)

NAS

LocalCast

Player DLNA



CD (2)

Locale





Player standard

HD (3)

Cloud


Tidal


Tidal



HD

NAS

LocalCast (4)

Player HD DLNA (5)



HD

Locale

LocalCast (4)

Player HD (5)

Player HD

Nel seguito sono approfondite le varie opzioni, ad esclusione dello streaming, che include tutto.

(1) Musica in qualità CD e archiviata in NAS: l'ascolto in cuffia
Diana Krall in tour per Wallflower.
Gli album della pianista canadese
sono sempre disponibili in streaming.
La soluzione preferibile per l'ascolto in qualità CD è ormai un servizio in streaming, a questa soluzione sono stati dedicati numerosi post su questo blog. Se adottiamo questo sistema la necessità di archiviare musica in locale rimane solo per l'ascolto di musica non disponibile in streaming (quindi ECM o Deutsche Grammophone e poco altro) che possediamo e che archiviamo su NAS.

I player per Chromecast normalmente sono progettati per mandare l'output su Chromecast e non su una cuffia e quindi serve un player non standard, un player che supporta quindi il protocollo DLNA o UpNP. Player con questa funzionalità più o meno ben realizzata ne esistono diversi, ma dovendo installarne uno ad  hoc è più pratico sceglierne uno che sia anche in grado di gestire musica in alta definizione. Al momento non ne esistono molti, ne risultano solo due (a pagamento), che sono trattati dopo:
  • Neutron Player di Neutron Code Ltd
  • NePlayer di Radius
Quello che avevo selezionato, acquisito e recensito sul blog anni fa, Media:Connect di Persona Software, invece non è più disponibile. 

(2) Musica in qualità CD archiviata in locale per ascolto in mobilità
Come premesso nel caso (1) precedente, adottando la soluzione streaming questa esigenza rimane soltanto per musica non disponibile sui servizi streaming e che possediamo. In mobilità ovviamente non abbiamo accesso al NAS (si potrebbe anche con molti NAS che offrono anche un URL accessibile all'esterno, ma per ragioni di sicurezza lo sconsiglio a chi non è proprio un esperto appunto di sicurezza informatica) e quindi dovremo per forza trasferire in locale questi contenuti.

Per l'ascolto in cuffia di musica in qualità CD archiviata in locale sul dispositivo è sufficiente il player standard del dispositivo, quindi Apple Music per IOS o Google Play Music per Android.

Prerequisito per l'ascolto è trasferire i file audio musicali sul dispositivo, un'operazione molto semplice su Android e anche senza grandi limitazioni se il dispostitivo ha anche uno slot SD (come quasi tutti) ma parecchio più complessa su IOS di Apple. A questa funzione per iPhone e iPad è stato dedicato il precedente post.

(3) L'ascolto in alta definizione in streaming: limitazioni
Tidal sta iniziando ad offrire anche contenuti in alta definizione con il formato MQA (vedi post con recensione) ma per ora soltanto su desktop e non su device mobili. Inoltre il catalogo in formato MQA è ancora molto ridotto, soprattutto se comparato con quello in qualità CD. In tabella quindi è presente solo per completezza. Su device mobili bisogna per forza ricorrere ad un NAS o all'archiviazione in locale.

(4) Ascolto in alta definizione su un dispositivo mobile: Sull'impianto
Passando all'alta definizione la differenza (con le scelte tecnologiche attuali dei produttori) la fa la modalità di ascolto. Se usiamo il tablet o lo smartphone per inviare musica dall'impianto usando una unità Chromecast Audio la conversione viene effettuata dal DAC interno del Chromecast, che gestisce tranquillamente audio in HD fino a 24/192 (post). Quindi l'unica esigenza è avere una app che trasmette a Chromecast il flusso senza downgrade e la qualità HD è preservata. Così dovrebbe essere con la app Localcast recensita sul blog e che attualmente uso. Il condizionale è d'obbligo perché nei trasferimenti via wi-fi tra device varie su protocolli (come Cast di Google) le cui specifiche non sono note e pubblicate bisogna fare solo una previsione in base a ciò che non è escluso.

(5) Ascolto in alta definizione su un dispositivo mobile: In cuffia
In questo caso invece il DAC è proprio quello dello smartphone o del tablet che decodifica in analogico a beneficio dell'uscita jack stereo per la cuffia. In alcuni modelli Android è esplicitamente dichiarato il supporto HD, in altri la questione è ignorata. Ma penso che ormai tutti i chip DAC recenti e adottati, forniti dalla Cirrus Logic o da altri produttori specializzati, sono come minimo 247192. La differenza la fanno le scelte del produttore della device e i driver che adotta.
Nel caso del primo produttore al mondo (la Apple) la scelta è non supportare in pieno l'alta definizione. In base ad un articolo pubblicato da What If nel 2016 i penultimi modelli (iPhone 6, iPhone SE e, suppongo, corrispondenti iPad) hanno a bordo un chip Cirrus Logic custom che supporta sino a 24/96, ma il driver interno dell'uscita jack è limitato a 24/48. Questa è d'altra parte la limitazione indicata anche da iTunes in trasferimento di file audio su iPad o iPhone.

Diversa la situazione sull'ultimo modello iPhone 7, che ha soppresso l'uscita jack e dove la cuffia può essere collegata solo alla interfaccia digitale Lightning e serve quindi una cuffia collegabile a questa porta universale Apple, come la Philips M2L/27. Alcune anticipazioni parlavano di supporto HD oltre i 48KHz per questa nuova versione dell'iPhone, ma non sono arrivate conferme in merito. Non ho un iPhone 7 o un iPad dell'ultima serie e non posso quindi fare la prova.
A mio parere basterebbe tentare di trasferire un file 24/96 con iTunes (vedi post precedente). Se il trasferimento avviene significa che il blocco è superato, se rimane vuol dire che il taglio c'è ancora.

I player HD per l'ascolto in cuffia
Per ottenere il massimo da i file audio HD che abbiamo trasferito sul dispositivo è opportuno usare un player specializzato, anche perché Apple Music nulla asserisce in merito al supporto e possiamo anche supporre che faccia un downgrade preventivo. I player disponibili e abbastanza diffusi da avere recensioni sono 2 con supporto anche DLNA /UpNP (già citati prima) e 2 solo per file locali:
  • Neutron Player di Neutron Code Ltd
  • NePlayer di Radius
  • Onkyo HF Player
  • VLC
Tutti garantiscono supporto anche 24/96 ed oltre, ma su iPhone e iPad, come premesso, è improbabile che possano andare oltre 24/48 (non è un dramma comunque, sempre meglio del 16/44.1). NePlayer fa molte affermazioni e promesse in merito ai formati pienamente supportati. anche con soluzioni proprietarie, ed è oggetto di un test di verifica attualmente in corso che sarà pubblicato a breve.