domenica 15 maggio 2016

Nuovi modi per ascoltare la musica: impianti integrati, wireless e raffinati


Sta cambiando velocemente il modo di sentire la musica, la disponibilità quasi illimitata di musica in streaming, la sparizione del supporto fisico, il declino del formato album e la preferenza per le playlist, una attenzione maggiore alla compatibilità con gli ambienti in cui si vive e si fanno molte altre cose, la tecnologia wireless, sono alcuni degli elementi che rendono sempre più di nicchia il tradizionale impianto sorgente - ampli - casse. In questo articolo è presentata una rassegna dei nuovi modi che si stanno affermando (mentre continuamente altri ne vengono proposti) soprattutto tra chi ha conosciuto solo questo nuovo approccio alla musica, i giovani, con una serie di esempi di "impianti" completamente ripensati, ma sempre ben suonanti.

Della crisi dell'impianto tradizionale ne scriveva anche il direttore di TNT-Audio, la nota rivista online dedicata all'alta fedeltà, che ha pubblicato di recente (17 aprile) un divertente ma preoccupato editoriale sulla mostra Milano hi-fidelity 2016. Invito a leggerlo, ma in sintesi mette in evidenza una situazione di progressivo rinchiudersi del settore in una proposta di prodotti di costo sempre più elevato (anche sopra i 100.000 €) per un target sempre più ristretto, e soprattutto sempre più adulto (e quasi solo maschile) con l'inevitabile conseguenza di continua riduzione per assenza di ricambio. Anche Audio Review, che resiste in edicola, penso, sempre grazie a chi ha conosciuto la hi-fi negli anni '70, insiste quasi ogni mese sulla necessità del ricambio, ma poi scivola lentamente ma inesorabilmente nella stessa direzione degli impianti e dei componenti da sogno (e inarrivabili), per un target di lettori molto diverso ma con approccio simile a quello che acquista le riviste o frequenta le mostre dedicate alle super-car.


Il fattore costo è sempre relativo (al proprio reddito) così come il fattore anagrafico. Basta fare un giro in un qualsiasi porticciolo turistico, anche all'Elba, senza andare a Cap d'Antibes, per vedere ormeggiate barche di ogni genere con skipper e altri abitanti anche piuttosto giovani. Tralasciando i non rari yacht con equipaggio, un normale cabinato a vela medio da 15 metri tutto attrezzato, ha un costo dell'ordine di 350.000 tutto attrezzato a cui si aggiungono 20-30.000 € all'anno per ormeggio, rimessaggio e manutenzione. Chi ha la disponibilità economica per acquistare un oggetto di questo tipo (non rinunciando probabilmente ad altro) pur considerando l'uso non continuativo, non avrà neanche problemi particolari ad acquistare il componente DAC + ampli Playback Design IPS-3 provato qualche tempo fa da AR, e presentato dal recensore come "una soluzione per il giovane che vuole un componente ben suonante ma con minimi problemi di configurazione", che costa però 14.000 € (e bisognerà aggiungere per restare allo stesso livello - di immagine ma anche di suono - almeno una coppia di Wilson Audio Sophia, altri 15.000 €).

Il problema non è quindi soltanto il costo, ma il fatto che il suddetto giovane benestante proprio non sente questo "bisogno". Se vuole inserire in casa un impianto di adeguata immagine probabilmente la sua scelta cadrà su componenti raffinati della B&O o di prestigio come i McIntosh (con casse magari ben nascoste).

Agli operatori del settore questa situazione provoca non poche preoccupazioni, ma molto meno a noi che, anche avendo queste cifre occasionalmente a disposizione, avremmo altre priorità, nonostante la passione audiofila. Quindi possiamo lasciarli alle loro preoccupazioni e ad ingegnarsi a trovare strade diverse per ricreare il "bisogno" che stimola l'acquisto. Ci interessa di più il paradosso di assistere al mancato incontro tra un mondo che ascolta sempre più musica e una tecnologia che consente di riprodurla in modo sempre più fedele e a costi sempre più ridotti.

Come ascoltano la musica i giovani
Cerchiamo di capire dov'è che i due mondi si incamminano su strade divergenti, riflettendo su come i maggiori consumatori ascoltano la musica. Cominciando ovviamente da ...

Le cuffie stereo
Boom di vendite, sempre più produttori specializzati in altri componenti che aprono la loro linea di cuffie (B&W, Focal, Oppo, il cui modello PM-1 è mostrato sopra, e molte altre), una scelta vastissima e una qualità effettivamente adeguata ad essere considerata hi-fi già da poco oltre i 50 € e anche i modelli più costosi non sono inarrivabili: non c'è dubbio che in questi ultimissimi anni una massa sempre più grande di consumatori di musica soprattutto giovani ha scoperto l'emozione che può dare un ascolto hi-fi e non vuole più rinunciarvi. Una soluzione certamente non universale ma che garantisce il miglior rapporto qualità / prezzo (a precise condizioni e pur con le note limitazioni) alla quale sarà dedicato il prossimo post.

L'audio da scrivania
Quando si vuole ascoltare in modo più rilassato, meno concentrato oppure (ahimè) come sottofondo sono preferiti da sempre gli altoparlanti in campo libero. Altoparlanti, perché ormai la disponibilità per tutti di PC, smartphone, tablet (e connessione web) rende la sorgente una scelta scontata: può essere uno qualsiasi di questi componenti, non più un player specializzato come un lettore CD o suoi successori, manca quindi solo lo "speaker". I produttori di tutto il mondo si stanno quindi ingegnando da tempo, sulla scia del capostipite, lo Zeppelin di B&W, di proporre modelli con buona qualità di suono, compatti, esteticamente gradevoli e originali, e possibilmente wireless. In grado si sostituire quelle soluzioni 2+1 (2 satelliti + sub) da collegare all'uscita audio dei PC, di basso costo e bassa qualità, diffusi fino a qualche tempo fa e per i quali l'interesse è in diminuzione continua (come per i PC fissi). Vediamo di cosa si tratta con alcuni esempi, partendo ovviamente dallo Zeppelin.

Zeppelin Air LCM / Wireless 
Tecnicamente è un diffusore attivo stereo a due unità "satelliti" medio-alti più subwoofer in una costruzione monoblocco. Le unità medio-alti sono composte da un tweeter e un mid e sono ai due lati e il sub (da 15 cm nel modello wireless, da 12,5 nel Air) è centrale. Una architettura simile a storici modelli da casa degli anni '60 come il Paragon della JBL, che però occupava tutta una stanza.
Unità di amplificazione separate in classe D guidano gli altoparlanti. A seconda dei modelli a sorgente si può collegare direttamente su una connessione diretta o più comodamente via wireless. I due modelli hanno funzionalità diverse sotto questo aspetto: il modello Air Speaker consente connessione diretta da device Apple o via wireless con il protocollo Apple AirPlay (più connessione USB). Il modello wireless, più recente, come dice il nome è solo wireless con protocollo AirPlay, Spotify Connect e anche Bluetooth AptX (supporta anche l'alta definizione). Il costo passa dai 400 € per il primo modello Air ai 700 € per il successivo e più performante modello Wireless. Nella gamma "New Media" la B&W propone inoltre altre varianti sul tema dello speaker wireless.

Pur essendo tuttora in produzione si trovano solo immagini, come questa, con collegato un iPhone 4
Lo Zeppelin consente un ascolto di qualità timbricamente corretto ed indistorto anche a volumi relativamente elevati e con una buona estensione sui bassi, soprattutto sul modello wireless, e può essere usato anche per sonorizzare stanze di medio-piccole dimensioni. L'uso è estremamente comodo e la musica può essere selezionata ed organizzata semplicemente usando un iPad o un iPhone, non serve niente altro se non l'abbonamento a un servizio streaming. Il limite come per tutti questi componenti è la ricostruzione spaziale della scena sonora originale. Non è un hi-fi completo insomma, ma una soluzione di compromesso.

Lo Zeppelin Wireless. La scelta estetica minimalista lo rende, come si vede, praticamente in-fotografabile.
La struttura interna del modello Air LCM

L'interno del modello wireless, molto simile ma con altoparlante sub più grande e performante

Il Paragon della JBL con componenti a tromba
Sonos Play:5 wireless speaker
Prodotto da un'azienda californiana nata nel 2002 proprio per proporre componenti per l'audio digitale e divenuta poi una delle principali del settore, è il successore 2015 del precedente modello 2009, altro apripista del settore. A parte la forma più usuale lo speaker non è molto diverso dallo Zeppelin wireless come architettura, in particolare nella precedente versione, dove c'erano due "satelliti" a 2 vie nella stessa cassa monoblocco più un altoparlante per i bassi, mentre nell'ultima versione la Sonos ha puntato maggiormente sui bassi e sulla estensione spaziale del suono, montando 3 woofer uguali da 10 cm. e 3 tweeter di cui due angolati e caricati con una piccola tromba, tutti con ampli in classe D dedicato. Inoltre il nuovo modello è a sospensione pneumatica (pensiamo per rendere possibile la correzione DSP sui bassi) mentre il precedente era bass-reflex con condotto posteriore.
Anche questo speaker, a parte un input volante con mini jack stereo, è pensato per una connessione senza fili consentendo anche una maggiore flessibilità, grazie ad app per le device mobili IOS e Android (e per desktop) e il supporto diretto per servizi di streaming come Spotify e Tidal (quindi anche in qualità CD). Niente alta definizione, a differenza dello speaker B&W, solo qualità CD.


Il Play:5 di Sonos ha inoltre altre funzionalità orientate alla sonorizzazione degli ambienti (il cosiddetto multi-room): più unità possono essere collegate assieme e possono essere anche sistemate in posizioni non ottimale grazie ad un software di correzione di ambiente DSP (chiamato Trueplay) che fa ricorso ad uno smartphone iPhone per correggere la risposta (sui bassi, riteniamo). Molto utile per riempire di musica di sottofondo gli ambienti, che è proprio quello che noi appassionati di musica vorremmo che si evitasse di fare (per rispetto della musica), ma se proprio servisse, la gamma Sonos (che comprende un Play:1 e un Play:3) è una delle possibili risposte.
Giudicato nelle recensioni anche dinamicamente superiore allo Zeppelin, nel senso che può sonorizzare ambienti anche medio-grandi garantendo bassi presenti e suono non distorto anche a volume relativamente elevato. Se i bassi per alcuni generi di musica fossero eccessivi la app consente anche la equalizzazione. Se invece se ne volessero di più c'è anche una unità sub aggiuntiva (ovviamente sempre wireless). Il prezzo attuale è intorno ai 570 €. Nelle immagini seguenti l'architettura interna.

L'archiettura del modello 2009, più "tradizionale" per questo tipo di componenti

La struttura interna del modello 2015. La foto proviene dalla recensione della rivista What Hi-Fi.
Non se ne trova al momento una migliore e tecnicamente pulita come quella precedente.

NAIM Mu-So
I due wireless speaker citati come esempio (come tutti gli altri) consentono grazie ad un buon progetto e ad una attenta costruzione di garantire una buona timbrica (anche sulla voce) e una buona dinamica con poca distorsione che consente di riprodurre anche contenuti musicali impegnativi. Quella che manca è la immagine stereo, che d'altra parte è ben difficile da ricreare con due tweeter distanziati al massimo di 50 cm. invece che dei canonici 2-3 mt (come nel JBL Paragon). La Naim Audio, prestigioso marchio inglese nato nel 1969 e da sempre orientato ad un approccio minimalista e conservatore, ha abbracciato invece tra i primi (assieme alla concorrente Linn) l'audio digitale ed è da tempo uno dei più credibili attori del settore, e recentemente è entrata anche nello specifico settore degli speaker wireless all-in-1 con questo componente dal nome un po' curioso, almeno per noi, indirizzando proprio questa limitazione.


Il Mu-So nella versione "customisation red". La base in plexiglas, ulteriore raffinatezza,
lo fa sembrare fluttuante nell'aria.
La tecnologia con cui è affrontato il problema è quella da tempo usata nelle soundbar per home theater, quindi l'utilizzo di più altoparlanti (6 nel Mu-So con  altrettanti amplificatori in classe D per complessivi 450 W) più un raffinato software DSP messo a punto da Naim. Tra le personalizzazioni che consente non c'è soltanto la correzione sul posizionamento per la risposta sui bassi, come nel Sonos, ma anche la simulazione dell'immagine stereo. Curiosamente questa funzionalità, che molte recensioni e anche feedback nei forum dichiarano molto efficace, non è evidenziata nelle pubblicazioni marketing del marchio, dove è accuratamente evitato il termine "soundbar", tipicamente associato a componenti commerciali per HT, e neanche in molte recensioni. Ma, assieme alla qualità del suono da tutti giudicata eccellente, rende questo speaker wireless (le possibilità di connessione sono quelle del Sonos più il DLNA per NAS e altro software esterno) probabilmente il migliore attualmente acquistabile. Il che è anche giusto visto il prezzo che è sensibilmente superiore anche se non proibitivo, intorno ai 1300 €. Esiste però un modello più piccolo (meno bello esteticamente, è un cubo) con prestazioni ovviamente non identiche (ma dicono sempre buone) chiamato Mu-So Qb, a circa 820 €.

Gli altoparlanti del Mu-So sono costruiti appositamente per Naim.
Il cerchio in alto è il comando rotante multifunzione (ma per fortuna c'è anche una comoda app).
Una immagine del Mu-So in ambiente che mostra come le dimensioni siano più grandi di Sonos e Zeppelin
Tutti gli altri
Sono veramente molti, come quello delle cuffie stereo è un settore in continua espansione, segno che questa soluzione è quella che viene cercata da chi vuole ascoltare bene la musica oggi. Li stanno proponendo molte case tradizionali hi-fi, come Denon, Panasonic, Dali, NAD, e molte altre se ne aggiungono continuamente. Sono in generale variazioni sul tema ma con varie particolarità soprattutto sulle sorgenti supportate e sulla disposizione interna degli altoparlanti. I modelli seguenti presentati come esempio sono sempre i top di gamma.

Denon Heos 7 (ca. 570 €)
Panasonic SC-all9 (ca. 350 €)
Il Dali Kubik Free e il compagno Dali Kubik Xtra. Il modello Free (890 €) può funzionare anche da solo come
tutti gli altri speaker wireless. Aggiungendo il Kubik Xtra (690 €) si può creare un vero impianto stereo con la coppia
di diffusori, ma tutta wireless, oppure può essere usato in multi room. 

Una alternativa "true stereo"
Abbiamo visto 3+3 esempi di soluzioni che si stanno diffondendo nelle case, accomunate in modo più o meno marcato dalla rinuncia ad una piena immagine stereo, ovvero alla ricostruzione spaziale dell'evento musicale originale, reale o virtuale che sia. Una rinuncia a volte (forse spesso) obbligata a causa delle limitazioni nel nostro ambiente d'ascolto, ma che, se questa limitazione non c'è, è un vero peccato non superare. In particolare se la tecnologia digitale consente alternative altrettanto semplici nell'uso, anche non penalizzanti dal punto di vista estetico e dello stesso ordine di impegno economico.

Per la prima soluzione tutto quello che serve è una coppia di speaker dinamici. Possono essere wireless come i Dynaudio Xeo o tradizionali come i noti Genelec (quindi con un ingresso analogico RCA, detto anche pin jack). La connessione in tutti i casi è realizzata per la massima semplicità di configurazione con un economico connettore wireless Google ChromeCast Audio. Tutto il resto che serve probabilmente lo abbiamo già o lo possiamo acquisire facilmente in abbonamento.


Lo schema è facilmente comprensibile, sull'iPad (o su un altro tablet) attiviamo Spotify Premium o ancor meglio Qobuz in qualità CD, connettiamo il diffusore master sull'ingresso analogico attraverso Google ChromeCast e ascoltiamo dai diffusori amplificati. Costo: ca. 1270 € le Dynaudio (+ 190 per lo stand, se necessario), 10 € / mese Spotify Premium (o 20 € Qobuz) per tutta la musica del mondo o quasi, 39  € per ChromeCast Audio. In alternativa a ChromeCast Audio si può usare Dynaudio Connect (ca. 390 €) e la connessione sarà wireless sino ai diffusori, quindi senza doppia conversione AD-DA.
Risultato: anche se non con bassi profondissimi e dinamica eccezionale (ma sempre migliore degli speaker wireless che abbiamo visto prima) dato che le Dynaudio, le più piccole della serie Xeo, hanno un piccolo mid-woofer da 13 cm., avremo un vero impianto stereo in grado di restituire una credibile immagine stereo.

Ancora più semplice ed economica, anche se meno trendy, la seconda soluzione:


Qui vengono usati due diffusori passivi tradizionali, pilotati da un noto amplificatore in classe D campione nel rapporto qualità prezzo e di potenza adeguata per una stanza normale pur se non altissima (15W), come tutti gli ampli di derivazione T-Amp. In alternativa l'altrettanto noto Dayton Audio DTA 100 garantisce 30W per canale. Per i diffusori ci sono moltissime alternative, sempre restando nei bookshelf per mantenere basso il costo totale. Le nuove Indiana Line della serie superiore Diva costano solo 500 € e grazie alle dimensioni e al woofer da 17 cm garantiscono una dinamica ed una risposta sui bassi adeguata anche per programmi musicali impegnativi (concerti rock, grandi orchestre).
Costo: 500 € diffusori, 80 o 120 € amplificatore, 39 € ChromeCast più abbonamenti e cavi e supporti se necessari.

Le due presentate sono configurazioni base, pensate per confrontarsi come costo agli speaker wireless "già pronti" ma ovviamente salendo come livello sul lato diffusori (+ ampli) si possono raggiungere livelli di qualità da impianto medio-alto.

In sintesi
Si può azzardare come sintesi che da un lato è vero, l'alta fedeltà con impianto tradizionale sta diventando un prodotto di nicchia, per super appassionati, e i costi fatalmente aumentano. Niente di anomalo o di scandaloso, per citare un mercato contiguo, gli strumenti musicali, anche lì nome o lavorazione artigianale comportano (e in qualche caso giustificano) prezzi altissimi. Dall'altro lato però non mancano le soluzioni per chi non vuole imbarcarsi in impegnative combinazioni di componenti, alti costi e risultati non certi. Non allo stesso livello ma neanche troppo lontano se pensiamo ad un impianto medio, e con costi più che ragionevoli se confrontati con smartphone o notebook di ultima generazione.
Per chi invece vuole sfruttare al massimo le potenzialità del digitale, un impianto di vera alta fedeltà può essere ora semplificato al massimo, e avere un costo analogo, con soluzioni come quelle di cui sono presentati due esempi e che comportano come contropartita solo un minimo di complicazione nella installazione.

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