mercoledì 18 febbraio 2015

Tidal, il primo streaming lossless disponibile in Italia, provato

La promessa di Tidal (vedi post precedente) di rendere disponibile il servizio anche per il nostro paese dall'inizio del 2015 ha trovato conferma, e da ieri è possibile sottoscriverlo anche per noi, oltre che per cinque altri nuovi paesi. Si estende quindi il raggio d'azione della compagnia norvegese (Aspiro Music AS è il nome) anche oltre le solite nazioni preferite dalle case discografiche nel campo della musica digitale (USA, UK, Germania ecc.).

Come già descritto nel precedente post, è un servizio solo in streaming e in abbonamento, allo stesso costo di Qobuz (19,99  €/mese) disponibile per tutti e su più piattaforme (desktop via browser, smartphone, tablet, sia IOS sia Android, con app specifiche). A differenza di Qobuz, disponibile da noi solo su richiesta, è disponibile ufficialmente anche in Italia, seppur con interfaccia non nazionalizzata (in inglese). A differenza di Spotify, Deezer, Google Music Unlimited o Sony Unlimited, consente di ascoltare la musica anche in formato non compresso, quindi alla stessa qualità del CD (16 bit e 44.1KHz, ovvero 1411Kbps).

Il funzionamento nella prova che ho voluto fare tempestivamente, nel primo giorno di disponibilità, vista la unicità del servizio per noi, si è dimostrato del tutto soddisfacente, allo stesso livello di funzionalità di Qobuz, con qualche cosa di più sul lato delle playlist e della collaborazione e qualche raffinatezza grafica in più nelle app. La estensione del catalogo, almeno nelle prove fatte (parziali come sempre) è risultata meno ampia di quello del servizio streaming francese, per quanto riguarda la produzione più recente alternative, new jazz e world (il test come sempre lo faccio su musicisti meno conosciuti, per renderlo un minimo più significativo).

Il test
Il funzionamento è molto simile agli altri servizi già provati, non servono spiegazioni particolari e quindi vediamolo semplicemente videata per videata.

La schermata di benvenuto propone anche una semplice profilazione sui gusti, probabilmente per guidare poi i suggerimenti sulle novità e sulle playlist "della casa".


Le piattaforme disponibili. Come si vede il test era su un desktop.


Nella stessa videata sono elencati i partner di Tidal, ovvero i produttori di componenti hardware (music server, network player, lettori) che includono la licenza d'uso per tutti i paesi e un tot di mesi di servizio gratuito (es. 2 per la Linn).


La prima schermata propone articoli monografici, playlist pronte all'uso preparate e proposte da Tidal e album novità. Al primo accesso viene mostrata (vedi il pop-up) una mini guida sull'interfaccia e sulle funzionalità.


Tra le varie possibilità la tracklist "integrata" nella stessa schermata generale.


In ambienti condivisi i servizi streaming potrebbero essere bloccati dal firewall per ridurre il traffico. E' abbastanza comune per Spotify e a quanto pare anche Tidal viene "riconosciuto" (Qobuz no).


I settaggi previsti. La qualità lossless, FLAC 1411Kbps, è il default.



Il catalogo
Solito test con artisti meno noti, ma partendo da una serie di album che su Qobuz, per fare un confronto significativo, ci sono. Cominciamo da Youn Sun Nah, la brava cantante coreana di jazz (molto) moderno. Disponibilità inferiore a Qobuz, solo un paio di album più vecchi. Nuova casa discografica non in partnership con Tidal, evidentemente.


 Gli altri test. Ci sono:
  • Chris Connor (album 1955)
  • Max De Aloe - Borderline
  • Junior Wells
  • The Decemberists (più album che su Qobuz)
  • Baxter Dury - It's A Pleasure (nuovo album)
  • Amy Winehosuse (un tempo non c'era neanche su Spotify, su Qobuz neanche)
  • Kenny Barron & Dave Holland
  • Paolo Fresu - Desertico (ma pochissimi altri album)
Non ci sono:
  • Ultimi due di Youn Sun Nah
  • Amira Medujanin (world)
  • Michal Wolly (jazz DE)
Preciso che sono quasi tutti album recensiti sugli ultimi numeri di Audio Review, per chi ne volesse sapere di più (in diversi casi vale la pena). In sintesi il catalogo appare abbastanza fornito anche se non al livello dell'enciclopedico Spotify.

La app per iPhone
Interfaccia elegante e ben fatta. Non ha dato problemi nel test (ed era un iPhone 4 aggiornato all'ultima versione di IOS) mentre alcuni ne hanno riportati (app piantata).
La presentazione della app ripete la stessa grafica "headphone oriented".


Nei settaggi bisogna autorizzare esplicitamente lo streaming e il download anche in funzionamento 3G o 4G (per evitare di consumare tutto il traffico mensile)

 

Anche in questo caso si apre una finestra (con meno informazioni, per ovvie ragioni) sulle novità o sulle playlist, dalla quale si può continuare l'esplorazione. Oppure usare la solita funzione di ricerca, in alto a destra.


Oppure le playlist pronte all'uso, organizzate anche per "sentiment" (relax, party, ecc.).


Il solito menu per impostare i parametri di utilizzo. Importante quello che abilita allo streaming anche in mobilità. Il livello chiamato HiFì è la qualità CD in FLAC, ovvero il famoso lossless, qui indicato in termini meno tecnici.


Dopodiché si può selezionare qualcosa da sentire, ad esempio un album di qualche anno fa della cantante coreana (ma attiva soprattutto in Francia) Youn Sun Nah già citata prima. Il player funziona anche in orizzontale e ha un interfaccia gradevole che ricorda il classico iPod (con il quale tutto più o meno cominciò).



La app per iPad
Vediamo qualche altra funzione con la app per il più performante (come schermo) tablet della Apple.
La videata iniziale ripropone ovviamente lo stesso "family feeling".


La videta What's New è più ampia e contiene più informazioni, come è logico.


Anche la selezione per genere è sviluppata graficamente in modo molto gradevole. Da notare il player "minimizzato" nella parte inferiore e sempre presente, una scelta comune anche alla app per iPhone.


Qui vediamo una delle peculiarità e novità di Tidal, i contenuti editoriali speciali. dedicati in questo caso a una reissue di Steve Earle. 


Ecco come inizia la scheda, che è corredata anche da contenuti multimediali.


Stessa ricchezza di informazioni anche per il nuovo album di Diana Krall, una musicista che, come avranno capito ormai i visitatori di questo blog, in queste recensioni per un motivo o per l'altro non manca mai.


Il player è analogo e qui si mostra proprio in grande. Da notare in basso a destra l'indicatore di qualità. che in questo caso, naturalmente, è impostato alla massima.


Nella ricerca per artista viene mostrata una scheda che comprende anche una biografia piuttosto ampia, più l'elenco degli album disponibili, le canzoni più note e gli artisti similari. Tutto simile a Spotify o Qobuz. Questa ad esempio è la scheda della cantautrice St. Vincent.


Il plus rispetto agli altri servizi è (o sarebbe) la disponibilità anche di video dell'artista, in alta qualità. Non è però un punto di forza come sembrerebbe; i video non sempre sono presenti pur se esistono (niente, ad esempio, per i Sigur Ros che hanno invece prodotto videoclip notevoli), spesso sono in bassa qualità e non molto significativi della loro carriera. Quello che segue è  un fotogramma dall'unico video di St. Vincent (l'immagine come si nota non è migliorata, è come visibile sull'iPad).


Test nell'uso in mobilità
Come sempre concludo con un semplice test di utilizzo in mobilità, visto che lo streaming tramite app si presume sia l'uso primario per questo, come per gli altri servizi concorrenti. Il test è in condizioni difficili come le altre volte, quindi in auto, in 3G, con un iPhone 4 e gestore Telecom Italia, zona Roma semi-periferia e centro, ore 19.00 di un giorno feriale, passaggi in tangenziale e quindi anche a velocità abbastanza elevata, per un tragitto di circa 30'.



Ho selezionato per l'ascolto una delle novità proposte, l'album appena uscito della musicista norvegese a Susanne Sundfor e devo dire che il test è andato molto bene, ascolto fluido con solo due brevissime interruzioni, di cui una in galleria. E ricordo che il flusso è appunto 1411Kbps, per l'ascolto sono stati scaricati oltre 150MB. Non sempre le cose sono andate così, anche con servizi lossy come Spotify.
Questi test ovviamente sono più dipendenti dalla stabilità e dalle prestazioni della rete che dalle prestazioni dei server dei fornitori del servizio, e quindi più che un test in senso stretto il test deve essere considerato una testimonianza.  Comunque positiva. In ogni caso anche per non consumare tutto il traffico disponibile, per chi non ha abbonamenti flat o con limiti molto alti, l'uso prevalente in mobilità sarà su materiale pre scaricato in wi-fi.

In sintesi
Un servizio che funziona complessivamente bene, pochi rilievi trascurabili, l'unico da approfondire col tempo (e magari con qualche testimonianza dei visitatori) è la effettiva ampiezza del catalogo. A parte questo, il giudizio complessivo positivo, considerando poi che è anche l'unico con queste caratteristiche.

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