domenica 25 maggio 2014

Digital radio: si prosegue

Il tentativo, sicuramente ambizioso, prosegue. La seconda fase della campagna, iniziata nei mesi scorsi, ha una accelerazione da questo mese di maggio ed è diretta al segmento di ascolto più importante, e decisivo, come notavo nel precedente post su questo argomento: l'ascolto in auto. Si può leggere qui il comunicato stampa sulla nuova campagna inviata dalla associazione Digital Radio agli iscritti alla newsletter.

In sostanza il tema scelto è il fattore distintivo, un'auto senza digital radio (ovvero DAB+ tra le opzioni del sistema di infotainment) non è completa. Non so quanto questa campagna sarà efficace, dedico solo alcune considerazioni a questo aspetto ed il resto del post invece agli effetti positivi o negativi che potrebbe avere su chi è appassionato di musica riprodotta (bene), l'eventuale affermazione della digital radio per l'ascolto prevalentemente casalingo.


Si affermerà o sarà un altro flop?
Non faccio previsioni lasciandole agli operatori del settore, ma condivido soltanto alcune osservazioni frutto di veloci ricerche sul campo e sul web. Iniziando dai riproduttori per l'abitazione.
Nei media store la presenza è variabile, nella catena Trony non c'è traccia di ricevitori per la digital radio, il piccolissimo e residuale settore radio vede solo alcuni apparecchi tradizionali in maggioranza in stile finto vintage. Sono invece presenti nella catena Media World, anche qui pochi metri lineari e pochi prodotti, essenzialmente della gamma Pure della Evoke. Sono prodotti per il mercato inglese (dove la diffusione del DAB+ è la più estesa in Europa) e sono venduti anche via Amazon.

Includono  ovviamente anche un ricevitore FM, la compatibilità all'indietro c'è. Il costo è piuttosto elevato, 235 € per il modello "da casa", 158 per quello portatile (prezzi di Amazon.It maggio 2014). Per un confronto, una Tivoli Model One, sicuramente superiore come suono, costa 176 €. Ma il confronto vero è con un normale TV di medie dimensioni, quelli per la seconda stanza. Un Samsung da 22" con  tecnologia LED costa 190 €, un 32" 245 €, nei media store si trovano poi forse anche condizioni migliori. E tutti quanti, oltre che vedere i programmi televisivi, consentono anche di ascoltare le stazioni radio su DTT, e le stazioni sono molte di più delle 10 (pur importanti) che hanno aderito sinora alla Digital Radio (vedi la lista nel comunicato). Inoltre si può anche registrare dalla DTT con il sistema descritto a suo tempo su un post del blog.


Il secondo punto delicato è la ricezione. La copertura si può controllare preventivamente in qualche modo dai siti, ma la effettiva ricezione a casa nostra dipende dalle riflessione sui palazzi vicini, se non abitiamo in una casa unifamiliare isolata. A meno che installiamo una antenna esterna. Ma se potessimo o volessimo farlo avremmo già risolto il problema della ricezione carente su FM, che può essere al momento l'unica motivazione per un passaggio alla digital radio in casa. Per verificare la effettiva copertura bisognerebbe avere un ricevitore in prova e poi restituirlo se non va bene. Con Amazon si può anche fare, coi media store no, ma non so chi si imbarcherebbe in questa operazione. Con un normale televisore in DTT, dato che l'antenna c'è già e sicuramente funziona, problemi non ce ne sono.

In auto per la disponibilità la situazione è simile, nel senso che se su alcune auto è disponibile al momento è perché, per ragioni loro di produzione, includono nei modelli per tutti i mercati il ricevitore DAB+ previsto per il mercato inglese. D'altra parte è un chip dal costo irrisorio all'origine, ne sono certo, e quindi inserirlo o meno è solo una scelta commerciale, il costo in più è solo per i servizi accessori (assistenza, documentazione ecc.). Fa così ad esempio la Citroen con il monovolume C5 Picasso. Quando è invece è un optional (sulla Fiat 500L, su alcuni modelli BMW, sualcuni modelli Seat) invece costa, e il costo è quello tipico degli optional, mai trascurabile. Ma soprattutto, visto che le auto si comprano di solito già accessoriate, e non a la carte (perché addio sconti) è improbabile che al momento lo si trovi già incluso.


Dovrebbe essere il consorzio abbastanza forte da farlo inserire all'origine, ma leggendo alla data di questo post gli optional delle marche anche tedesche di punta (in Germania il DAB c'è da anni con discreta diffusione) si fa veramente fatica a trovarne traccia. Vedremo in futuro.
Mentre invece è molto evidenziata la connessione ad Internet, ormai anche nativa (senza bisogno di un iPhone o altro smartphone) con accesso diretto a servizi in streaming e a web radio.
Da aggiungere solo che sono in commercio (soprattutto in UK e Germania) ricevitori esterni da montare in auto in vari modi e che si connettono all'impianto audio dell'auto. Qualcosa di simile ai decoder usati per la DTT all'inizio. Una strada che può avere un peso consistente solo in presenza di uno switch off pianificato o di un sensibile e visibile vantaggio del nuovo standard.

Sulla ricezione invece la situazione dovrebbe essere migliore ma anche qui senza certezza del risultato e soprattutto con la ragionevole certezza che in un viaggio lungo o anche medio si entrerà in zone senza copertura DAB.

In sintesi, appare difficile che il tentativo di passare in digital radio quando la tecnologia e il mercato hanno già proposto alternative gradite agli utenti possa avere successo. Vantaggi comunque ce ne sono, a cominciare dai costi di trasmissione nulli (a differenza dei servizi streaming su web) e i partecipanti al consorzio evidentemente ci credono, visto che hanno investito, secondo il comunicato stampa, un milione e mezzo di Euro nella suddetta campagna. La motivazione risiede probabilmente nella previsione che l'FM non uscirà mai più in Italia dal caos delle frequenze attuale e andrà lentamente a morire, e chi si troverà sulla piattaforma radio digitale (qualunque essa sia) sfruttando per primo una imprevista disponibilità di frequenze avrà un vantaggio in termini di presenza certificata e quindi di tariffe per la pubblicità. Motivazione non condivisa da tutti, in particolare non dalle emittenti locali, hanno aderito solo le radio a copertura nazionale. L'associazione delle radio locali la Aeranti-Corallo, difatti non aderisce e chiede prima che vengano risolti alcuni problemi di riduzione delle frequenze. Ad esempio la emittente locale probabilmente prima per ascolti a Roma, Radio Globo, proprio questo mese fa una campagna di cartellonistica (quindi non a basso costo) pubblicizzando la propria frequenza FM.

Dal punto di vista dell'ascoltatore di musica
Il successo della iniziativa interessa agli operatori del settore, che sicuramente hanno i loro motivi per sostenere questa iniziativa o disinteressarsene. Per l'ascoltatore di musica di qualità le priorità sono altre. Sono (sarebbero) poter sentire programmi di musica con qualità adeguata e in modalità "radio". Musica cioè da scoprire, non scelta da noi ma da qualcuno che ha gusti o curiosità nella musica simili ai nostri. Una modalità che non tutti seguono ma che è alla base del successo degli ultimi servizi streaming, come Pandora e Sportify, e non a caso l'alternativa proposta da Apple (e forse disponibile dall'anno prossimo anche in Italia) si chiama iTunes Radio.

Per questo scopo la tecnologia disponibile ci sarebbe già, e anche da molti anni, ed è proprio l'FM, tecnologia vintage, anni '60, ma dal suono eccellente, semplice ed economica, come riportavo in un precedente post. Purtroppo la incapacità di gestire l'occupazione delle frequenze negli anni '70, con una situazione chiamata comunemente "far west dell'etere", mai risolta nei decenni successivi, ha comportato le note difficoltà di ricezione. Si è aggiunto poi il fatto che la tecnologia prevalente adottata nelle radio negli ultimi anni è basata sull'audio digitale compresso e quindi anche la qualità dello standard FM, di base allo stesso livello se non superiore al mitico vinile, è stata abbattuta all'origine. L'unica radio superstite che trasmette in FM analogico autentico rimane la stazione FD5 della Rai, che trasmette solo musica classica e lirica (ed è un "programma di pubblica utilità"). Peraltro negli annunci ripetuti dagli speaker anche la emittente Rai ha aderito alla Digital Radio (anche se la Rai non è nella lista del comunicato, forse non ha messo i soldi nella campagna). E in più trasmettono su web, ma ovviamente in compressione (90Kbps se ho ben capito), scarsa qualità, per materiale a volte eccezionale.

Con la Digital radio migliorerà qualcosa?
Teoricamente sì, sul lato ricezione, ma solo in presenza di uno switch over piuttosto ampio e quindi di una stabilizzazione della situazione antenne e frequenze, come è avvenuto con la DTT (di cui è stretta parente). Ma sarebbe solo un effetto derivato dal caos delle frequenze. Il suono perfetto, il claim della campagna Digital Radio, fa riferimento in realtà a questo, un suono senza i disturbi e la perdita di sintonia dell'FM selvaggio italiano. Non un suono di qualità, di cui non si parla da nessuna parte.
nel comunicato la parola "qualità" non esiste, si afferma solo che verrà offerta "la musica nel modo migliore", quindi non migliore relativamente alla FM o alla web radio, ma migliore in assoluto. Il che non è vero in questo caso ma non è vero mai. Quindi una semplice affermazione pubblicitaria che non è certo il cuore del messaggio.

Difatti sul lato della qualità audio non ci sarà alcun miglioramento, suono compresso era e suono compresso sarà, e per giunta quelle poche stazioni superstiti in FM analogico passeranno al digitale compresso anche loro, se si arrivasse anche a uno switch off. L'ascolto della musica con criteri di qualità non è al centro della campagna e neanche citato in modo esplicito come notato prima. Non è il loro target l'appassionato ascoltatore di musica. Pur se lo standard consentirebbe, volendo, di trasmettere anche in formato non compresso.

Ma forse invece un effetto positivo potrebbe anche esserci. Se la Digital Radio nonostante tutte le previsioni si affermerà assisteremo ad una rarefazione inevitabile tra le emittenti FM. Non perché quelle principali abbandoneranno il vecchio standard, non sono obbligate a farlo perché in Italia (e da nessuna parte in Europa tranne la Norvegia, par) è previsto uno switch off totale come per la DTT, ma anche se lo facessero manterrebbero occupate le frequenze che già hanno perchè costa molto poco tenerle occupate, o le venderebbero come ha fatto a suo tempo Life Gate Radio. Ma perché quelle che non hanno la forza economica per passare alla nuova tecnologia si troveranno progressivamente in un settore marginale con audience sempre più ridotta, ricavi pubblicitari ancora più calanti di ora, nessun rilevamento degli ascolti (già ora fermo da anni), e tra esse qualcuna che mollerà frequenze ormai prive di valore ci sarà.
Con la conseguenza che le residue emittenti maggiori forse si sentiranno meglio o addirittura qualcuno potrebbe rilanciare il suono analogico anche nell'etere, un ritorno sul tipo di quello del vinile. Ipotesi remota, ma non come quella che invece venga finalmente regolata e riaperta l'assegnazione delle frequenze.

Insomma un rinascimento musicale della buona ricezione analogica anche nella radio grazie proprio alla Digital Radio (nulla contro il digitale se sfrutta le potenzialità della tecnologia per migliorare la qualità, ma non è questo il caso). Ma forse è un sogno.

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