lunedì 14 aprile 2014

Un music server su Mac Mini - V parte - l'uso pratico

Dopo alcuni mesi di utilizzo ed oltre 700 album caricati nella libreria musicale può essere utile condividere le lezioni apprese dall'uso pratico della soluzione per la musica liquida illustrata nel post del 24 maggio 2013 e poi integrata dai successivi articoli sul media player, sulla integrazione con Spotify e sul lettore hi-fi Fidelia.
La soluzione era una implementazione del music server proposto nel suo noto libro da Oliver Masciarotte, con qualche semplificazione e variazione, ed è una composizione di vari componenti hardware e software, anche gratuiti. La principale soluzione alternativa è un music server integrato e dedicato come quelli proposti da Linn, Naim, Olive o Marantz (o molti altri). Rispetto a questa proporrò quindi gli eventuali confronti.




Lo storage di rete
La scelta era caduta su uno storage semplice, non ridondato (non NAS) anche per ragioni di spazio e di "intrusività" casalinga. Nessun problema (almeno sinora), funzionamento sempre perfetto, ma anche questo componente a modo suo è intrusivo. Nel senso che la strategia di "sleep" di default di Lacie comporta che lo storage rimanga quasi sempre attivo, con il classico ronzio del disco che gira (pur appena avvertibile) e con la scenografica luce azzurra sottostante. Basta che in casa sulla rete wi-fi ci sia qualche componente acceso che con qualche app si collega allo storage server (praticamente accade sempre) e lo storage server si attiva o rimane tale. Problema minimo, ma nel caso improbabile che vi venga in mente di posizionarlo nella camera da letto di qualcuno col sonno leggero, dovreste cambiare idea, o leggere attentamente il manuale individuando la modalità di gestione adatta al vostro caso (operando da un computer sull'unità) oppure, più intuitivamente, spegnendo e riaccendendo manualmente l'unità con il tasto posteriore (premendolo per tre secondi).

I limiti di iTunes

E' il media player più logico per un utilizzo su un Mac, essendo integrato, oltre che gratuito, e quindi il test ha puntato su questa scelta. Nessun problema neanche qui, ma l'uso pratico ha mostrato alcune rigidità e storiche carenze di un prodotto pensato per un ecosistema tutto Apple.

La prima rigidità deriva dalla scelta dello storage di rete. Nonostante la lettura della documentazione Apple e numerose re-installazioni ha sempre vinto lui (iTunes): la struttura della libreria la installa sul disco del Mac. Questo comporta che la libreria debba essere sincronizzata ogni volta che aggiungiamo con ripping o con download nuovo materiale (come descritto in maggior dettaglio nel primo articolo). In più lo storage server Lacie, come riportato sopra, non si spegne tanto spesso, ma capita che sia in "sonno" proprio quando iTunes vorrebbe vederlo. E in questo caso bisogna "svegliarlo" con Finder.
La stessa necessità si ripete anche per Fidelia, in questo caso però è sistematica, nel senso che l'operazione di "rescan" (vedi il post su Fidelia) deve essere effettuata ogni volta. Ho scritto anche al produttore Audiofile Engineering e la operazione dovrebbe essere automatica, ma in questo caso non lo è, altro probabile effetto dello storage server esterno, tenendo conto che Fidelia si appoggia alla libreria di iTunes.

Ne consegue che la soluzione più pratica per chi sceglie Mac + iTunes è utilizzare il disco interno del Mac Mini e farselo bastare. Negli ultimi modelli è da 500GB o 1TB ed è già è sufficiente in molti casi, ancor più se si evita di rippare i CD che si ascoltano con la stessa qualità con Spotify Premium (vedi post precedente). E usare il Mac anche per le operazioni di ripping e per caricare i file audio acquisiti in download (con i modelli di Mac Mini che hanno ancora il lettore di dischi ottici). Naturalmente si perde la possibilità di usare lo storage server per altri usi, tipo archivio foto e video per tutti i computer e marchingegni vari della casa.

File audio duplicati
Altri due storici limiti di iTunes (che è la prima applicazione Apple del nuovo corso trionfale, lo ricordo, e quindi è un po' datata) è la propensione a creare duplicati e la difficoltà di reperire le copertine degli album. Non si capisce perché la grande Apple, azienda di informatica numero 1 al mondo, su un prodotto arrivato alla release 11 non sia riuscita a risolvere il problema. Che presumibilmente è risolvibile, perché altri fornitori vendono da anni prodotti ad hoc per risistemare la libreria ed eliminare i duplicati, di solito a pagamento. Sta di fatto che si creano ogni tanto e che la soluzione con disco esterno sembra favorire il fenomeno (e impedire il funzionamento di quelli gratuiti od open source).

La soluzione più semplice, anche se ovviamente non molto rapida, è cancellare e ricreare la libreria. Mi è capitato di doverlo fare solo una volta. Ci sono le istruzioni sul sito di supporto della Apple, sono due o tre semplici azioni, bisogna ricordarsi di resettare il flag che prevede la copia della intera libreria sul Mac (ovviamente). Naturalmente se la libreria ha raggiunto nel frattempo i 500GB o il TB la ricostruzione della libreria richiede parecchio tempo (decine di minuti).
I prodotti citati mi sono rifiutato di comprarli (non sono disponibili neanche in demo) e non posso testimoniare se e quanto siano efficaci. In ogni caso hanno un costo simile a quello di J.River Media (di cui parlo anche dopo) che invece consente una gestione della libreria musicale più completa e che integra anche un player di qualità, quindi rendono non conveniente la soluzione basata su iTunes.


Copertine introvabili (per iTunes)
L'altra storica carenza già citata è la ricerca automatica delle copertine degli album. Che in realtà nella musica liquida non servirebbero, ma pare che psicologicamente non ne possiamo fare a meno. È stato anzi il plus alla base del successo dello storico iPod.
Quelle di dischi rari (o italiani) spesso iTunes non riesce a trovarle, ma a volte capita anche per quelle di album noti. Dipende in questo caso di solito da difformità nei metadata, che sono anche individuabili facilmente. Così come sono facilmente individuabili ed inseribili tra le info le copertine mancanti. Ma per centinaia o anche per decine di album è un lavoro certosino e ripetitivo che mi sono rifiutato di fare, così come mi sono rifiutato di comprare i prodotti che promettono di risolvere anche questo problema, per uno scopo in fondo del tutto inutile. Ho tenuto quelle che individuava lui (circa 6 su 7) e poi il problema si è risolto definitivamente quando ho deciso di usare come player Fidelia, che nella app Fidelia Remote non le supporta proprio.

L'organizzazione della musica classica
Da citare sempre per iTunes il noto problema della classica. La struttura di metadata del noto media player non prende proprio in considerazione l'alternativa tra autore ed esecutore e la classificazione in sotto generi. Questo comporta che quando carichiamo su iTunes il classico disco di classica strutturato come recital, con brani di più autori, verrà di solito spezzettato in più "album", uno per autore. La conseguenza è una ricerca complessa se la sezione di classica della nostra libreria è consistente e vogliamo ascoltare gli album così come sono stati pensati. Oppure passare ad un ascolto più creativo, tipo playlist, anche per la classica. Per un utilizzo che consenta l'organizzazione tradizionale serve quindi qualche media player più completo, come J.River Media (vedi l'esempio che segue) che però gratuito non è.



Lo start-up

Altra prevedibile conseguenza della scelta di realizzare il music server personalizzando un computer che magari già abbiamo, è la necessità di attendere lo start-up del sistema. L'ambiente operativo del Mac è considerato più rapido rispetto a quello di Windows, ma nella pratica, per l'avvio di quattro applicazioni, pur se automatizzate, occorrono alcuni minuti e a volte anche qualche intervento manuale. Le applicazioni sono iTunes, Spotify, Spotify Remote, Fidelia, sono configurate per la partenza in automatico allo start-up ma, come tutte le applicazioni per computer, prevedono spesso aggiornamenti che bisognerà confermare prima o poi, più quelle richieste dal sistema operativo, naturalmente. In più, c'è la necessità già ricordata di sincronizzare lo storage server anche per Fidelia.

L'alternativa
La soluzione alternativa per un appassionato che voglia inserire nell'impianto un sistema completo per la riproduzione della musica liquida è rappresentata da un music server integrato, come quelli prodotti da Linn, Marantz, Olive, Naim o altri, con alcune variazioni di configurazione (ad esempio Linn e Naim includono di solito anche l'amplificatore). Non ho sperimentato direttamente questo tipo di componenti ma ho partecipato a diverse dimostrazioni della Linn presso il negozio Musical Cherubini e il comportamento e l'utilizzo, peraltro semplicissimo, sono chiari. Come anche i vantaggi e gli svantaggi delle due soluzioni. Il componente integrato è più comodo, non deve essere assemblato, non deve essere configurato e periodicamente aggiornato, si accende ed è subito disponibile. Ma ha lo svantaggio di essere legato alle scelte del produttore e quindi a rischio di obsolescenza tecnologica in un settore in rapida evoluzione.

Il music server su computer ha tutti i piccoli (o grandi, dipende dai punti di vista) inconvenienti descritti nell'articolo, ma ha il vantaggio di essere flessibile e di poter evolvere con l'avanzare della tecnologia, ad esempio sostituendo il DAC o i componenti software più critici.

Il costo dipende dalle scelte che si fanno, può essere inferiore partendo da un computer, ma non è detto, soprattutto se si usano music server multimediali economici come quelli "made in China" di Popcorn Hour e similari. Normalmente più elevati invece i costi dei prodotti Linn e Naim, che includono però anche una amplificazione di qualità. Ognuno potrà scegliere in base alle proprie esigenze e preferenze.
 
Gli altri articoli che descrivono questa configurazione completa per la musica liquida:

Prima parte: Lo storage server e la rete
Seconda parte: Il media player
Terza parte: L'ascolto in streaming con Spotify
Quarta parte: Il player Hi-Fi Fidelia in prova



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