mercoledì 7 agosto 2013

L'ascoltatore post-hi-fi

Non c'è dubbio che l'alta fedeltà non sia in un momento felice della sua storia, iniziata negli anni '50 del secolo scorso negli USA. Una crisi che può essere verificata anche senza grandi analisi marketing ma con una sola osservazione che possiamo fare tutti: un impianto hi-fi (buono o cattivo che sia) non è più nella lista dei desideri tecnologici da avere in casa per chi, single o giovani coppie, si appresta ad iniziare la sua vita autonoma.

La TV a schermo piatto c'è, a volte anche con un suo impianto audio dedicato (Bose, di solito), la reflex o mirrorless digitale, che fa anche i film per il figlio che arriverà, c'è, il notebook, il tablet e gli smartphone c'erano già, la playstation anche, poi ci sarà la palestra casalinga Techno Gym con computer di bordo, i robot da cucina o il Roomba per pulire i pavimenti. Inutile continuare con la lista dei desideri in tema di gadget o status symbol, l'impianto hi-fi come lo definisce l'appassionato medio di mezza età non c'è, non c'è più nella lista. Fino a qualche anno fa c'era (molto in basso nella scala dei desideri) il "coordinato hi-fi", triste oggetto da supermercato di elettronica, con qualche rara eccezione. Ma ormai è sparito anche da Media World e simili.

Il motivo è semplice, è sparita la sorgente. Il CD è in estinzione. I giovani sopra ai 20 anni ne hanno comprato o regalato ancora qualcuno quando erano adolescenti, e i CD superstiti sono ancora nella loro camera sino a che non se ne vanno. Quando se ne vanno li lasciano lì. Quelli sotto ai vent'anni ne conoscono vagamente l'esistenza ma non ne hanno mai comprato uno. Al massimo ne hanno ricevuto qualcuno in regalo da zii un po' fuori del tempo.Per gli uni e per gli altri e sempre più per quelli che stanno crescendo, che usano l'iPhone e l'iPad già dalle medie, la sorgente è il PC, il tablet o lo smartphone. L'impianto stereo quindi è un sistema audio dedicato a queste sorgenti, che sia un auricolare, una cuffia stereo, uno speaker system per collegare direttamente smartphone o tablet, o un sistema 2.1 per il PC.

L'alta fedeltà e' arrivata anche qui, sotto forma di cuffie stereo chiuse o semi chiuse di media o alta qualità, di speaker system progettati e prodotti da case di grande esperienza nel l'hi-fi. Non è alta fedeltà in termini assoluti (non lo dovrebbe essere mai, in realtà) ma in termini relativi, nel senso che questi componenti consentono di ascoltare con una qualità "più alta" dei componenti che si usavano agli inizi, auricolari o cassettine da PC con un piccolo sub.


Si può fare di più
Più alta e spesso anche di ottimo livello, con componenti di pregio come lo Zeppelin Air della B&W o alcuni suoi emuli, almeno per quanto riguarda la timbrica corretta in gamma media e la bassa distorsione. Per non parlare delle cuffie stereo dove si possono raggiungere prestazioni molto buone anche solo connettendosi alla uscita audio di tablet di pregio come il diffuso iPad o l'iPhone. Ma ancora migliori usando su PC o notebook un micro DAC come il DragonFly, il Music Streamer di HRT o lo HiFace DAC della italiana M2Tech.

Un vero impianto hi-fi, anche entry level, consentirebbe però molto di più in termini di realismo nella riproduzione: dinamica, estensione alle basse frequenze, ricostruzione spaziale. prestazioni impossibili per uno speaker system per quanto raffinato e costoso. Il giovane e meno giovane ascoltatore post hi-fi però non ci pensa proprio a complicarsi la vita con l'acquisto e la installazione di un impianto hi-fi. Forse perché ritiene che sarebbe troppo costoso, forse perché non ne sente la necessità, si sente appagato da come ascolta con il suo speaker system e la sua cuffia.



Peccato, perché non è mai stato così facile e così poco costoso ascoltare bene
Negli anni '70 quando la "catena" hi-fi era diventata uno status symbol e si facevano le rate per comprarla e piazzarla in evidenza nel salone, il costo era piuttosto basso e dello stesso ordine di grandezza di un TV color, ma anche la qualità lo era, e soltanto alcuni ingenui di oggi ritengono che quei componenti audio di grande serie e grandi compromessi costruttivo consentano di scoprire un audio "vintage".
Negli anni la tecnologia si è invece molto evoluta e la struttura produttiva si è estesa a paesi con il costo del lavoro molto basso. Con cifre assai ridotte anche in valore assoluto si possono ottenere risultati irraggiungibili per quelle catene hi-fi e anche per impianti di medio livello di 10-15 anni fa.


Un esempio per il nostro ascoltatore post hi-fi
Che avrà probabilmente in casa un notebook come sorgente della musica. Al quale collegherà poi il suo iPhone o iPad per alimentarli con la musica che ha scaricato. Per un impianto hi-fi di ottimo livello gli servono solo tre componenti: un media player sul notebook, un DAC da collegare al notebook per la conversione in analogico, una coppia di casse attive.
Il media player potrebbe essere Foobar2000, il migliore per uso audio di qualità, il DAC potrebbe essere il Music Streamer di HRT, che in questo momento ha un rapporto qualità / prezzo difficilmente superabile, le casse attive potrebbero essere le M-Audio BX8 D2 provate recentemente con responso molto positivo da TNT-Audio. Il Music Streamer costa circa 130 €, le M-Audio 350 €, Foobar2000 non costa nulla, aggiungendo un buon cavo si superano di poco i 500 €, meno di uno smartphone buono (il minimo indispensabile per nostro figlio), meno dell'assicurazione annuale dello scooter, per avere un impianto che ha già tutto; con buon materiale audio SD o HD e una installazione appena appena attenta, dinamica, bassi, correttezza timbrica, bassa distorsione sono già a un livello eccellente. Migliorabile certo, come tutto in hi-fi, ma ricordiamoci a che livelli di prezzo siamo.



Perché così poco interesse?
Qui comincia la ricerca dei colpevoli. Che secondo molti, tra cui la già citata rivista online TNT-Audio, con la quale sono quasi sempre d'accordo, ma non in questa occasione, sono senza dubbio le case discografiche. Che hanno abbandonato la stereofonia e il CD per puntare per motivi speculativi prima all'alta definizione con il SACD, poi al multicanale e ora al Pure Audio Blu Ray. Indipendentemente da quello che si pensa di queste tecnologie,  con il superamento e l'abbandono dell'hi-fi non c'entrano nulla. L'ascoltatore post hi-fi, l'uomo della strada, non ha mai avuto neanche il più vago sentore di questi tentativi molto poco convinti.
Le motivazioni sono altre, probabilmente lo spostamento verso altre forme di entertainment, la preferenza verso forme d'intrattenimento che richiedono meno tempo di preparazione e meno impegno per ottenere il risultato.


Il paradosso
Sta di fatto che la situazione è paradossale: viviamo in un mondo dove si ascolta sempre più musica, dove anzi è difficile sottrarsi alla musica che invade tutto, dove la tecnologia e i suoi costi sempre più bassi consentirebbero di ascoltarla con la migliore qualità di sempre, ma dove la si ascolta molto al di sotto delle sue possibilità, e dove la maggior parte delle persone non sospettano neanche che esistano queste possibilità, e quindi non sono interessate a scoprirle. Mentre invece nel settore video assistiamo ad una rincorsa spasmodica e condivisa dai clienti (noi) ad una qualità d'immagine sempre più alta, con l'alta definizione appena affermata e già superata dall'ultima Ultra-HD (tecnologia 4K) che rimpiazza peraltro anche il 3D. Va bene che la qualità dell'immagine è più riconoscibile della qualità audio, ma chiunque può avvertire la differenza tra un impianto stereo vero e un 2.1 da PC. Anche con materiale compresso e magari di Fabri  Fibra o Bruno Mars.


Ritornerà?
Per ora non si vedono al l'orizzonte possibili inversioni di tendenza. L'alta fedeltà appare destinata a diventare un settore di nicchia, per appassionati interessati alla cultura della musica e/o all'esercizio tecnologico, divisi tra quelli che ricercano le soluzioni più ottimizzate ricorrendo anche all'usato e all'auto-costruzione e/o alla sperimentazione consentita dalla tecnologia informatica applicata alla musica, e i danarosi pronti a spendere cifre imponenti per coltivare il loro hobby esclusivo. Entrambi non possono costituire un modello e un'attrattiva per il mercato di massa.

Che tornerà ad interessarsi all'audio e a rimettere uno stereo da casa quando l'offerta soddisferà tre condizioni: una estetica coerente, un costo paragonabile agli altri desideri casalinghi (impianti TV in primis) una promozione estesa ed efficace. Oltre la qualità senza incertezze e la completa conformità con la musica liquida, ovviamente. Le casse attive che ho citato prima sono ad esempio esteticamente grezze, da studio di registrazione, non riuscirebbero ad entrare in un appartamento abitato da persone "normali", al massimo potrebbero avere accesso allo studio - territorio esclusivo dell'appassionato. Prodotti che rispondono almeno ad alcuni di questi requisiti ci sono anche. Quelli proposti dalle case del Regno Unito Linn e B&W o dalla danese B&O per esempio. L'impegno economico richiesto e però ancora troppo alto per poter uscire dalla nicchia. E di conseguenza anche la promozione risulta mirata ai consumatori cosiddetti "affluent". Non per tutti, mentre potrebbe essere veramente per tutti.


(Nelle immagini una piccola scelta di componenti che avrebbero tutte le carte in regola per diventare oggetti del desiderio per qualunque persona interessata anche in modo non intenso alla musica; dall'alto una delle nuove cuffie B&W, la P5, una ambientazione con arredamento di design delle B&W Diamond 805 in elegante versione "black glossy", il pre digitale e analogico della Linn Klimax-Kontrol (un nome che forse in Italia andrebbe cambiato), i raffinati diffusori omni direzionali Beolab 5 della danese B&O in un raffinato loft, ancora la Diamond 805 in versione "ciliegio" e uno dei network player della Linn, il modello Akurate DSM, infine una ambientazione che non ha bisogno di commenti per l'ultima versione delle Guarneri di Sonus Faber. Se solo costassero 5 o 10 volte di meno non c'è alcun dubbio che sarebbero già oggetti del desiderio)

5 commenti:

  1. Veramente un'ottima analisi della situazione.

    Certo se le case discografiche offrissero un catalogo "completo" di musica liquida in alta risoluzione sarebbe un buon incentivo.

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    1. La strategia delle majors e anche delle indies principali sembra abbastanza definita attualmente. Puntano soprattutto sullo streaming di musica in media definizione, con la formula abbonamento, in aggiunta al download tradizionale via iTunes e ora Google Play Music. Per sincerarsene basta consultare il sito della organizzazione mondiale, la IFPI, e i report annuali dedicati alla musica digitale. Sulla musica HD hanno solo una strategia me too, attendista, non vedono un riscontro commerciale a breve. Per un catalogo di quanto esiste in HD, escludendo la classica, e' sufficiente in pratica consultare HDtracks.

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    2. Aggiungo un aggiornamento a questa risposta. Oltre ad HDtracks, che purtroppo ha dovuto inserire dei blocchi per provenienza geografica, esistono altri portali alternativi anche europei. Per la ricerca è disponibile ora un motore di ricerca specializzato, Find HD Music, al quale ho dedicato un post successivo a questo.

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  2. Anonimo25/4/14

    Purtroppo le persone che trovano interiormente appagante l'audio puro (senza nient'altro) sono una MINORANZA. Gli altri trattano l'audio come fosse video, cioe' lo vivono in modo superficiale (il video e' piu' diretto per sua natura). Ecco spiegata la diffusione di massa della musica, vissuta in modo cosi' non Hi-Fi. Alla fine e' una solita questione di sensibilita'...

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    1. Vero, lo noto anche io e la conferma è il grande e pervasivo successo di YouTube anche per il solo ascolto di musica, La parte visiva magari è una immagine fissa o una serie di immagini fisse ma pare che molti sentano la mancanza di qualcosa, se non c'è.

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