giovedì 11 aprile 2013

Ascolti a confronto all'Auditorium

I negozi di alta fedeltà si riducono di numero o si dedicano a mercati paralleli come l'Home Theater o gli strumenti musicali, ma i distributori, in partnership con gli stessi negozi  o con strutture pubbliche benemerite dedicate alla musica a 360° come l'Auditorium di Roma (in Italia ogni tanto si realizza anche qualcosa di nuovo che è anche destinato a durare) intervengono a coprire in qualche modo lo spazio rimasto scoperto, per fornire risposte e stimoli agli appassionati dei buoni ascolti.

All'Auditorium sono riprese anche quest'anno le "Lezioni d'ascolto" curate (almeno le ultime due) dall'importatore del più importante marchio hi-fi per i diffusori (e uno dei più importanti in assoluto), mi riferisco ovviamente alla Bowers & Wilkins. Che è anche partner dell'Auditorium perché ha fornito la sonorizzazione di alcune sale studio. Tra cui quella dello Studio 3 dove sono organizzate per l'appunto queste serate, di cui riferisco alcuni risultati che ritengo interessanti, perché non capita di frequente l'opportunità di ascoltare un impianto di sonorizzazione al massimo livello, che difficilmente potremo avere nella nostra abitazione, ma di impostazione analoga a quello di un impianto casalingo.

Peter Gabriel mostra il suo studio compatto The Shed
al congresso della Audio Engineering Association (2007, da Wired)
Il primo incontro era dedicato al confronto tra vari formati di audio digitale in versione "musica liquida", compressi e non. Precisamente in formato compresso AAC 256K e Ogg Vorbis 320K(quello di Spotify, anche perchè proprio Spotify era la sorgente) e non compresso FLAC, in definizione standard e HD. Quest'ultima proveniente peraltro dai master, grazie al fatto che la B&W ha da anni in corso una collaborazione con Peter Gabriel, e proprio del musicista inglese, notoriamente da sempre interessato alla qualità delle registrazioni e alle tecnologie per raggiungerla al meglio, erano i brani di prova (Don't Give Up, il brano di So interpretato assieme a Kate Bush).

Il tutto veniva suonato, nella grande sala perfettamente insonorizzata con pannelli curvi in legno del Trentino, su un impianto con diffusori B&W 800 (il top della casa inglese) tri-amplificati con tre ampli professionali da 600 W e guidati da un pre a due telai della Classé Audio (la casa canadese entrata da qualche anno sotto il controllo della B&W). E cavi top, ovviamente. La sorgente era molto semplice a confronto: un MacBook Air collegato a un DAC USB della HRT (il modello con uscite bilanciate). Un impianto ovviamente molto costoso (molto, nell'ordine dei 100 mila €), analogo a quello usato negli studios Abbey Road di Londra, ma non incompatibile con un ambiente casalingo.

Gli ascolti erano in sequenza e mettevano anche a confronto tre diversi media player, iTunes "nativo", Amarra, il noto media player di fascia alta per Mac, e il gratuito VLC (o VideoLan). Gli ascolti hanno mostrato in modo abbastanza chiaro il miglioramento ottenibile con Amarra anche su file compressi  e la validità di un prodotto free come VLC. Foobar2000 era fuori gioco perché l'ambiente informatico era su Mac, altrimenti sarebbe stato un altro ascolto interessante. Da aggiungere che il curatore degli incontri, il simpatico e competente Giancarlo Valletta, responsabile marketing di Audiogamma, ha anche introdotto ogni ascolto con una spiegazione teorica, rapida ma esauriente, sui fondamenti della musica digitale.

Da precisare che gli ascolti non erano in blind test e neanche a commutazione istantanea e quindi fatalmente l'effetto suggestione poteva esserci, ma sarebbe stato probabilmente troppo complesso e dispendioso in termini di tempo un approccio diverso. D'altra parte lo scopo non era scegliere l'impianto, ma avere la possibilità di verificare realmente le sensazioni che può dare un impianto di alta fedeltà stereo perfettamente assemblato e a punto e di avere un aggiornamento sullo stato della musica liquida.

Visto che gli ascolti erano in gran parte di musica rock abbiamo anche potuto sfatare il pregiudizio che le B&W siano casse troppo neutre e asciutte per questo genere. Se opportunamente amplificate riempivano di musica ad altissimo volume, e con bassa distorsione, la grande sala con 50 persone sedute.

Una curiosità l'ascolto a confronto di un cavo di segnale buono e di uno top e costosissimo (oltre 1000 € al metro se ben ricordo), nonostante lo scetticismo generale l'uditorio (anche io e mio fratello, lo ammetto) una differenza l'ha percepita, essenzialmente, per quanto mi riguarda, costituita da un dettaglio superiore. Sfumature, ovviamente, che non saprei se giustificano la spesa e soprattutto se si ripetono in tutte le situazioni.


Lo studio anni '70 di Peter Gabriel
Come suonava in definitiva questo impianto stellare? Gli ulteriori ascolti utilizzavano come sorgenti file audio sempre provenienti dai master, registrati nello stesso auditorium in occasione della performance di Gino Paoli accompagnato dal pianista Danilo Rea, con scelte mirate su classici dei cantautori italiani (incluso Paoli stesso ovviamente), che hanno consentito di mettere alla prova l'impianto anche con musica suonata con strumenti acustici, più adatta, secondo me, a evidenziare le capacità di riproduzione fedele dei componenti audio. Il pianoforte in particolare veniva fuori con grande realismo. L'ascolto comunque, come sempre in questi eventi, era una specie di assaggio delle potenzialità, perché è difficile sistemarsi nella posizione ideale, c'è il "muro" delle persone davanti e il volume è sempre fatalmente troppo alto e non realistico (Paoli neanche a 20 anni avrebbe cantato così forte). Sempre interessante comunque.

Il secondo incontro era dedicato al confronto tra vinile e alta definizione, e ne parlerò nel prossimo post.

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