lunedì 18 marzo 2013

Spotify II parte

Qualche dato in più su Spotify ripreso dal numero in edicola di Wired, che presenta il servizio musicale  come il prossimo winner nel settore.
Intanto chi c'è dietro al successo, non soltanto il gruppo di sviluppatori svedese guidato da Daniel Ek ma anche Sean Parker, già alla guida di Napster 2.0 (un servizio ad abbonamento che esiste da molti anni, disponibile solo in USA). Con il suo contributo sono arrivati gli accordi con le case discografiche e con Facebook. I primi hanno consentito a Spotify di mettere a disposizione una libreria con 20 milioni di titoli con un ritmo di aggiornamento di 100-200 mila brani al giorno (per questo si trova quasi tutto) e in seguito l'estensione ad altri paesi europei incluso il nostro ( assieme a Polonia e Portogallo, evidentemente godono della stessa reputazione).
L'accordo con FB ha consentito di dotare il sistema delle versatili funzioni di socializzazione che sono state all'origine della rapida affermazione di Spotify, piuttosto che l'ampiezza del catalogo, secondo l'opinione di Wired, che quindi differisce dalla mia (ma forse hanno ragione loro, dal punto di vista del consumatore medio di musica).

L'annuncio per lo sbarco in Italia

Social Spotify
In effetti realizzare e condividere playlist con amici vecchi e nuovi che hanno gusti musicali simili o anche diversi e' divertente e stimolante. FB e' il media che trasmette il link alla playlist e tutto ciò che resta da fare e' mettersi in ascolto, saltando magari le selezioni che ci piacciono meno, oppure fare modifiche o integrazioni alla playlist proposta, della quale manteniamo l'idea il filo conduttore.
L'altra funzione principale, quella di accedere alle moltissime stazioni radio, flussi continui di musica create da appassionati o da software che analizzano i nostri gusti musicali, può anch'essa essere desiderabile per molti, penso ad esempio all'accompagnamento di sottofondo (brutta abitudine, se è intesa per sonorizzare un ristorante o altri luoghi dove un po' di silenzio piuttosto che musica imposta sarebbe preferibile, ma questa e' un'altra storia). Si avrà a disposizione un gran numero di stazioni a tema, senza interruzioni pubblicitarie, con qualità audio in genere superiore a quella delle web radio, raggruppate tra loro e facilmente cercabili.

I fondatori di Spotify Martin Lorentzon e Daniel Ek

Un vero premium
Il succo però è che su Spotify i servizi disponibili con l'opzione premium, a differenza di molti altri ambienti dove è presente anche un'opzione gratuita, sono effettivamente percepiti come un valore in più e, considerando il costo non eccessivo (anche solo 4,99 € al mese per chi usa solo PC e Notebook, ma è difficile rinunciare ai plus di uno smartphone o di un tablet, e qui si arriva ad un ancora ragionevole 9,99, peraltro interrompibile a piacere). E questo spiega il successo mondiale di Spotify nel mercato della musica digitale, dove si avvia ad essere un player competitivo con l'"incumbent" iTunes; un successo che ha consentito in poco tempo di aprire sedi in 20 paesi al mondo con 700 dipendenti (di cui ora qualcuno anche italiano). Con un contributo all'industria della musica non marginale, si parla di 500 milioni di dollari di diritti d'autore sinora versati alle case discografiche, a cui finiscono, secondo Spotify, il 70% dei ricavi del servizio.
Gli abbonati al servizio a pagamento al 31 dicembre 2012 erano (fonte Spotify) 5 milioni di cui 1 milione negli USA, quindi si può avere una idea del fatturato, tra i 30 e i 40 milioni di Euro solo per gli abbonamenti, a cui si aggiunge la raccolta pubblicitaria. Che e' diretta agli altri 15 milioni di utenti che utilizzano il servizio free. Non si sa quanti siano attivi, ma sono un bel numero e dovrebbero garantire tariffe per le inserzioni piuttosto consistenti.

Numeri elevati ma che, considerando l'ampiezza della rete e il vento in poppa per questo nuovo servizio (nuovo da noi, ma anche in assoluto, e' al quarto anno di attività) garantiscono un notevole potenziale. Vedremo.



E iTunes ?
In realtà queste funzioni di condivisione, pubblicazioni di playlist e simili ci sono anche sul portale di Apple, sia con la funzione Genius, per la generazione automatica di playlist (che funziona bene) sia con la possibilità di condividere (pubblicare) le playlist. Con una fondamentale limitazione però, che lavora solo sulla musica che si trova nella nostra libreria, non nella libreria universale. Oltre a non essere così integrata con Facebook e neanche con i dispositivi mobili.
Non c'è partita quindi, e secondo molti commentatori il futuro della musica liquida, anzi il sistema che renderà veramente liquida e de materializzata la musica sarà proprio Spotify o suoi eventuali epigoni. L'obiettivo di Spotify e' in effetti superare iTunes in un paio di anni e già ora secondo alcuni analisti ha superato tutti gli altri competitori del portale e sono il contributore esterno numero due dell'industria discografica, anche se a notevole distanza (il fatturato della sola parte musicale di iTunes per il 2012 non è facile da trovare, ma era 6,2 miliardi di $ nel 2011 e la parte musicale e' rimasta prevalente anche nel 2012, dovrebbe essere dell'ordine di grandezza di 5 miliardi, quindi 10 volte considerando anche che il contributo all'industria della musica del portale Apple e' stato di 3,2 miliardi).

Un dubbio
Ma tutto ciò avverrà subito o quando? Un plus per iTunes rimane, e' ampiamente in attivo e genera profitti per la Apple, anche solo come portale di e-commerce musicale. Marginali per il gigante Apple (sotto al 10%) ma consistenti in assoluto. Non così Spotify, almeno per l'ultimo anno, in base ai dati in parte resi noti o ricavabili da Internet (TechCrunch in particolare). Il fatturato e' stato consistente nel 2012, primo anno di quasi attivo, ma detraendo i diritti da passare a editori e case discografiche, il 70% di cui si parlava prima, e i costi di struttura il margine lordo era di 40 milioni di $. Con gli investimenti per la espansione l'anno si è chiuso, secondo queste fonti, ancora in rosso per 60 M$. Non è una novità per le start-up su Internet, un certo periodo di tempo a carico dei venture capitalists. Ma, ancora una volta, sorge la riflessione sulla miopia delle case discografiche che devono solo sperare che questa nuova scialuppa di salvataggio (per loro) resista abbastanza a lungo alle loro pretese, evidentemente fuori mercato.

Negli uffici della Spotify

Prova pratica in mobilità
Tornando alle funzionalità rimaneva da provare l'uso con uno smartphone e in mobilità. Poco da dire, l'interfaccia è ben fatta e si usa con buona facilità anche sullo schermo da 4 pollici di un iPhone. Ho testato l'uso più interessante che può fare, come sorgente inesauribile di musica, da ascoltare in cuffia in viaggio o in momenti di relax, oppure collegata all'impianto dell'auto, anche con un semplice cavo stereo mini-jack sull'ingresso aux se l'impianto non è uno di quelli ultimi e raffinati con la connessione per iPhone (che peraltro ha assurdamente cambiato standard). Un uso analogo a quello possibile con iTunes Match e che avevo provato a suo tempo. Solo che qui la libreria a cui attingere non è quella nostra personale, ma quella di Spotify con i 20 milioni di brani di cui dicevo prima, magari già esplorata e trasformata in accattivanti playlist da amici o parenti (mio fratello inesauribile produttore, nel mio caso). Le prestazioni in numerosi trasferimenti nella città di Roma, anche in qualità massima e a velocità sostenuta sono del tutto soddisfacenti, l'ascolto procede senza intoppi come per iTunes Match con solo occasionali interruzioni del flusso audio, dovute con ogni probabilità alla rete 3G (operatore Tim nel mio caso) leggermente più frequenti che con iTunes Match, ma è probabile che si tratti di una casualità e non delle prestazioni dei server.

Il download
Per ovviare a questo problema potenziale (soprattutto in aree congestionate o poco coperte) anche Spotify permette un download in locale e l'ascolto offline. Il fatto è che su iTunes Match quello che scarichiamo è già nostro (o così si spera) mentre per Spotify si tratta di una forma particolare di noleggio, e in ogni caso i contenuti musicali dovrebbero rimanere a nostra disposizione solo fino a che è attivo l'abbonamento. Il sistema ideato è la memorizzazione in una struttura di cartelle complessa e nascosta e con formati probabilmente crittografati. Inutile dire che volonterosi programmatori si sono già ingegnati con alterne fortune ad aprire la "scatola" entro la quale Spotify archivia provvisoriamente i materiali audio per l'ascolto offline. Non hanno capito che stiamo entrando nella nuova era della musica quando serve, ma molto oltre i confini del vecchio juke-box, e della liberazione dalle librerie musicali personali, da accumulare (oltre le capacità fisiche di ascolto) e da incrementare  per il puro ed effimero piacere del possesso.



2 commenti:

  1. Segnalo un parziale cambio di strategia di Spotify, sul versante per ascolto gratuito. Da questo mese non lo sarà più per un tempo illimitato, ma solo per i primi 6 mesi. Dopo di che saranno disponibili 10 ore al mese di ascolto gratuito (con pubblicità e qualità limitata, come prima). Una spinta all'abbonamento, al servizio "premium". La pubblicità evidentemente non basta per far tornare i conti. Ecco il comunicato "abbiamo pubblicato le nuove Condizioni applicabili agli Accordi a partire dal 12 agosto 2013 che comprendono delle modifiche del Servizio Gratuito di Spotify. A seguito di queste modifiche, tu potrai usufruire di un accesso gratuito ed illimitato alla musica per un periodo iniziale di sei mesi, decorsi i quali l'accesso sarà limitato ad un tetto massimo di 10 ore al mese. Se hai creato il tuo account da sei mesi o più, il tetto di dieci ore si applicherà a decorrere dal 12 agosto 2013.Puoi prendere visione delle nuove Condizioni sul nostro sito. Ti invitiamo a leggere le nuove Condizioni per familiarizzarti con i cambiamenti apportati.Confidiamo che continuerai ad apprezzare Spotify."

    RispondiElimina
  2. Ulteriori aggiornamenti sul servizio gratuito, su cui Spotify interviene di continuo. Rappresenta infatti il suo punto di forza e di differenziazione con la concorrenza ma anche il suo punto di debolezza, perché la maggior parte degli abbonamenti continuano ad essere gratuiti. Per un certo periodo sulle app per smartphone non è stata più disponibile la ricerca, poi ripristinata dal 2015 ma con l'obbligo dell'ascolto casuale (o shuffle) più inserti pubblicitari anche audio e abbastanza frequenti. Infine il supporto al popolare protocollo Cast di Google per la trasmissione via wi-fi all'impianto o agli speaker di casa non disponibile sulla versione free. Tentativi di rendere il passaggio alla versione premium da 9,90 E al mese più appetibile.

    RispondiElimina