mercoledì 8 agosto 2012

L'alta fedeltà costa poco

Un'affermazione non così assurda come può sembrare. E' vero che negli ultimi numeri di Audio Review i componenti più economici in prova richiedevano per essere acquistati due mesi di stipendio di un impiegato medio. Ed erano per giunta solo una parte di in impianto. Ma la musica liquida, assieme al mondo globalizzato e tenuto insieme dalla grande rete può essere anche una risorsa per abbassare il costo del primo impianto. Quell'impianto minimale, ma già rispondente ai parametri dell'alta fedeltà che ai tempi della prima affermazione di questo settore le riviste non mancavano mai di proporre. E che ora, in tempo di crisi e di difficile scelta tra priorità da conciliare, ci sembra giusto provare a riproporre.

Il primo impianto
Scontando alcuni limiti inevitabili, deve essere in grado di far apprezzare al proprietario almeno le basi della riproduzione fedele (o più fedele): la correttezza timbrica e la ricostruzione spaziale.
La musica liquida consente di raggiungere questo risultato avendo già fatto un buon tratto di strada. Il
lettore infatti c'è già, e' il notebook o il PC con cui leggiamo blog o partecipiamo a forum, opportunamente attrezzato con un buon media player con caratteristiche hi-fi, che può essere Foobar2000 o anche iTunes,e consente di riprodurre anche materiale in alta definizione.
Quindi questo lo abbiamo già, gli elementi da acquistare rimangono solo tre: un convertitore da digitale ad analogico, un DAC, un amplificatore, una coppia di casse. Più tre accessori indispensabili: un cavo di segnale, un cavo di potenza, due piedistalli per le casse. E pazienza ed attenzione sufficiente per installare il tutto in modo ottimale. Costo orientativo dell'impianto minimale: 550 €. Meno del notebook che comunque abbiamo acquistato, ma con la opportunità di ascoltare la musica com'e'.

I componenti minimali
In questo tipo di articoli non si può essere generici, e i nomi bisogna farli. Con il rischio quindi che l'impianto invecchi con l'arrivo di nuovi modelli. Ma le alternative per questi tre componenti sono talmente numerose e così frequenti i nuovi prodotti che non ci sarà problema ad individuarne altri, simili, in futuro. Fanno parte infatti di classi ben consolidate, ormai:
- DAC Made in China (o Hong-Kong) assemblato sulla base di chip specializzati
- amplificatore in classe D tipo T-amp o derivati
- casse compatte a 2 vie bass reflex progettate in Europa e costruite eventualmente in Cina.

I componenti
Per il DAC scegliamo tra le molte alternative disponibili il Musiland Monitor 02 US. Ho provato a suo tempo lo 01 e andava bene, e altri in rete lo confermavano. Questo e' il nuovo modello. Si può avere qualcosa di più dell'integrato che si occupa dell'uscita analogica, spendendo più dei 120 € inclusa spedizione che costa su eBay, ma e' già hi-fi.

Per l'amplificatore l'economicissimo T-amp scoperto da TNT audio e' la soluzione ideale ed e' perfino ormai quasi caduto l'ostracismo da parte delle riviste tradizionali. Unico problema era la bassa potenza che rendeva necessario il ricorso a diffusori molto efficienti, caratteristica difficilmente conciliabile col costo molto basso.
Ma nel frattempo sono stati proposti anche ampli in classe D di potenza adeguata, come il Dayton Audio DTA-100a che costa anche lui circa 120 € e fornisce circa 30W per canale.

Con i quali si può pilotare agevolmente una cassa compatta come la Tannoy Mercury V1 che, come tutte le le altre di questa classe ha il limite di una bassa efficienza.  Come le altre è un mini diffusore a due vie con un piccolo woofer da 15 cm e un tweeter a cupola e caricamento in bass reflex. Un mini diffusore con queste caratteristiche non e' un componente complesso e quindi può costare poco, bastano 200 € per la coppia, ma in questo caso conviene comprarle in qualche negozio perché anche se mini, pesano, e la spedizione può essere costosa.
Un'alternativa italiana? Le Indiana Line Nota 250, sulle quali i commenti in rete sono meno unanimamente sul positivo spinto, ma da approfondire. Prezzo comunque molto simile.


L'installazione
Con questi tre componenti ce la possiamo cavare con 450 € o poco più, ma per arrivare a un effetto hi-fi e' fondamentale la installazione, sulla quale e' necessario quindi spendere qualche parola.
Le casse compatte, o mini diffusori, consentono infatti di ottenere ottime prestazioni con costi bassi ma per raggiungerle effettivamente e' necessario rispettare alcuni pre requisiti: 1) una stanza non troppo grande, massimo 20 mq, 2) un posizionamento delle casse all'altezza delle orecchie di una persona seduta , 3) una distanza dalle pareti laterali e posteriori di 60-100 cm (varia con i modelli).
Per ottenere gli ultimi due requisiti serve quindi un piedistallo, o stand, stabile e in grado di assorbire le vibrazioni. I mini diffusori di pregio che costano più di 1000 € e a volte anche molto di più li prevedono, sono progettati assieme ad essi, ma costano più delle casse che abbiamo proposto.
Per i mini diffusori economici gli stand sono il componente più critico, per chi non ha capacita' anche minime di bricoleur. Perché chi e' in grado di tagliare o far tagliare alcuni pannelli di truciolare può agevolmente costruirli da solo, esistono in proposito innumerevoli progetti. Come ad esempio quelli proposti da TNT-Audio.
Per gli altri sarà giocoforza cercare in internet o nei negozi stand usati previsti per altre casse di dimensioni simili, o individuare altre soluzioni artigianali. L'importante e' che siano stabili, quindi pesanti ed esenti da vibrazioni.

I cavi
L'ultima inevitabile esigenza sono i cavi. Quello USB dal notebook al DAC di solito e' incluso nel DAC, non e' critico, e' meglio che sia corto.
Anche gli altri due e' meglio che siano corti. Se li andate a comprare in un negozio di hi-fi, anche scegliendo tra i prodotti entry level dei principali operatori del settore rischiano di costare più di 100 € l'uno compromettendo l'economicità dell'impianto.
Poiché e' ormai coscienza comune nel settore che un cavo non migliorerà mai il suono, ma potrebbe al massimo peggiorarlo se e' proprio scadente, in questo caso e' sufficiente rivolgersi a buoni negozi di materiale elettrico ed elettronico, scegliendo i tipi di migliore qualità. In questo modo, con 100 € o anche meno dovrebbero essere sufficienti. Anche in questo caso chi abbia un minimo di pratica col saldatore e una discreta dose di pazienza ed attenzione può tentare l'autocostruzione spendendo molto poco, sempre su TNT-Audio sono presenti diversi progetti.

L'ascolto
Musica acustica, jazz, il nuovo folk contaminato che va ora, il canto e la voce maschile e femminile, sono tutti generi che si potranno ascoltare con grande soddisfazione con questo impianto. In modo non ottimale e migliorabile (questo vale per ogni impianto) ma già hi-fi.
La grande orchestra classica, il rock a tutto volume, la musica corale, rimarranno fuori portata e si potranno ascoltare solo per approssimazione, in scala ridotta, ma ancora timbricarmente corretti nel registro medio.

19 commenti:

  1. Non sarebbe meglio un buon altoparlante larga banda? Se comunque non hai estensione preferisco il suono delle Tivoli, o cose del genere.
    Ne approffitto per farti i complimenti per l'ottimo blog.

    RispondiElimina
  2. Ti ringrazio per gli apprezzamenti. Sulla alternativa di utilizzo di buoni componenti a banda larga concordo, teoricamente potrebbero raggiungere un rapporto qualità / prezzo ancora superiore, soltanto che di produzione economica non mi risulta ce ne siano, mentre io volevo fare nel post qualche esempio pratico e concreto. Se conosci qualche prodotto interessante, faccelo sapere.

    RispondiElimina
  3. pensavo proprio allo speaker della Tivoli. Il model 10. Però non so se si può utilizzare al di fuori del mondo Tivoli.

    RispondiElimina
  4. Può essere effettivamente una alternativa interessante per chi ascolta ancora la radio FM con continuità, aggiungendo alla Model 10 un secondo speaker per lo stereo o utilizzando la Model 2. Poi volendo c'è anche un piccolo subwoofer dedicato. Certo, il tutto alla fine viene a costare parecchio di più.

    RispondiElimina
  5. Non sono d'accordo su alcune cose:

    1 - gli stand anti-vibrazione, insomma. Le casse producono musica vibrando, se vibra un po' anche lo stand pazienza.

    2 - i cavi, per favore no. Esistono prove in doppio cieco che dimostrano come non sia possibile sentire la differenza tra un cavo da 1.000 euro al metro e una piattina rossa/nera da elettricista. quello dei cavi è uno degli aspetti più assurdi dell'hi-fi. (il più assurdo è quello dei cavi hi-fi per la corrente)

    3 - il posizionamento nella stanza, è importante ma del tutto marginale rispetto al trattamento acustico della stessa.
    Negli studi di registrazione la differenza acustica è data dal trattamento della stanza: trappole per i bassi e pannelli fonoassorbenti sono indispensabili per eliminare il suono riflesso, che cambia completamente il suono di qualsiasi impianto/cassa.
    In una stanza rettangolare con pareti parallele (cioè nel 99,99% delle stanze di qualsiasi casa) il suono di qualsiasi impianto hi-fi è così colorato dalle riflessioni che non ha davvero senso parlare di "alta fedeltà" (nel senso di riproduzione fedele di un originale)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

      Elimina
    2. Il suono e' vibrazione, ma non tutte le vibrazioni producono un suono gradevole. Prova a mettere le casse su un tavolino traballante e poi mi dirai.

      Elimina
    3. Sui cavi ho scritto anch'io che non sono essenziali. Se potresti pero' fornire la fonte della prova a doppio cieco che citi sarei curioso di saperne di più.

      Elimina
    4. Infine la tua osservazione sull'ambiente d'ascolto. Che non e' una sala di registrazione e neanche una camera anecoica per misurare la risposta in frequenza degli altoparlanti. E non e' diverso da una qualsiasi sala per ascoltare la musica. Per esempio questa estate ero all'istituto geografico di Roma e ascoltavo alcuni solisti di una giovane orchestra impegnati ad eseguire (molto bene) Vivaldi. La sala era del tutto simile ad una sala di un'abitazione, con pareti verniciate, qualche mobile in legno e come unico assorbente acustico noi ascoltatori seduti sulle sedie. Eppure ti assicuro che si sentiva benissimo anche senza bisogno di trappole acustico. D'altronde quella che io chiamo musica nasce e si suona proprio così. Con tutte le riflessioni. Per riprodurrà in casa serve un ambiente il più possibile analogo, ne' troppo riflettente ne' troppo assorbente.

      Elimina
  6. Tra un tavolino traballante e uno stand esente da vibrazioni c'è una bella differenza.
    L'hai mica detto tu che non bisogna essere troppo talebani? :)

    Per i cavi, basta cercare su google "do coat hangers sound as good monster cables", trovi decine di link.
    Poi mi ricordavo male, non era la piattina da elettricista ma le stampelle appendiabiti, la sostanza non cambia.
    Ad esempio qui.

    Per il trattamento acustico, non capisco.
    L'hi-fi esoterico bada alle cose più assurde, dai cavi per la corrente da 10.000 euro al metro ai tweeter ad ultrasuoni osmotici, però una cosa scientificamente dimostrabile come la colorazione del suono dovuta alle riflessioni dell'ambiente è irrilevante?
    Cioè io prendo una cassa da 50.000 euro e la piazzo in un ambiente non trattato acusticamente e va bene così?
    La risposta in frequenza più o meno lineare di ampli, casse e quant'altro è completamente falsata dalle riflessioni ambientali e non c'è nessun problema?
    Seriamente, qual è il punto?
    Dov'è la riproduzione "neutrale" del suono autentico degli strumenti?
    Di che cosa stiamo parlando?
    Mi ripeto: non capisco.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Senti a questo punto non capisco, visto che nelle tue risposte estremizzi sistematicamente ogni (banale) chiarimento che faccio (ho forse scritto che un impianto deve essere installato in una stanza vuota?) e che a quanto pare secondo te l'alta fedeltà è impossibile da ottenere in casa, l'alta definizione e' un inganno commerciale, la stereofonia non può restituire una immagine spaziale dell'evento sonoro, sono io a farti una domanda: ma tu la musica che commenti nel tuo blog con quale impianto (o altro mezzo di riproduzione sonora) la senti?

      Elimina
  7. Ascolto musica come capita, quando capita, dove capita: di massima in auto, con iPod e mp3.

    Quanto a banalizzare ed estremizzare le risposte, rileggi il tuo commento qui sopra... :)
    - Io non ho parlato di stanze vuote.
    - L'alta fedeltà non è "impossibile da ottenere in casa", a mio parere è patafisica.
    - ho detto che la stereofonia non può restituire un'immagine spaziale alto/basso, non un'immagine spaziale tout court. Aspetto ancora di capire come sia possibile, a tuo parere, ottenere tale effetto.
    - l'alta definizione è un inganno commerciale, esatto, questo l'ho detto e lo confermo.

    Dopodichè, se ti interessa discutere anche senza essere preventivamente d'accordo, per me va bene, se no va bene lo stesso.
    :)

    Ad esempio, io non capisco una cosa: se alta fedeltà significa riprodurre senza cambiamenti l'ideale della "musica dal vivo", perchè tutti gli apparecchi hi-fi non suonano allo stesso modo?
    Soprattutto quelli hi-end, dove non ci sono limitazioni di budget, come è possibile che suonino diversamente se l'ideale è uno?

    ps - la funzione di verifica dei commenti è veramente estenuante.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Bene, allora per prima cosa abbiamo imparato che sei critico sull'alta fedeltà e l'alta definizione ma non l'ascolti. Quindi parli solo in teoria. Comunque continuiamo con le domande, che mi sembra l'approccio più efficace:
      - nella sala che ho portato esempio, dove suonava il piccolo gruppo strumentale di musica barocca, era indispensabile un trattamento acustico (che non c'era) per ascoltare bene la musica?
      - con la frase l'"alta fedeltà è patafisica" (ovvero "la scienza delle soluzioni immaginarie") intendi che si tratta di un mero inganno commerciale?
      - come fa una immagine spaziale a non essere in tre dimensioni? viviamo in Flatlandia?
      - come fanno i probabili registi dell'inganno commerciale chiamato "alta definizione", cioè le major, a fare soldi con questo inganno commerciale se non la vendono?
      E infine, non volendo con questo chiudere alcuna discussione con chi ha diverse opinioni (e infatti stiamo continuando):
      - se hai deciso di fare a meno sia dell'alta fedeltà per ascoltare la musica, e a maggior ragione dell'alta definizione, da dove nasce il tuo interesse per un blog dedicato all'alta fedeltà e all'alta definizione?

      Ancora un paio di chiarimenti:
      - estremizzazioni: mai sentito parlare di domande retoriche? (come questa)
      - alta fedeltà = riproduzione senza cambiamenti della musica dal vivo : mai sostenuto da nessuno, credo, e meno che mai da me; l'aggettivo "alta" non vuol dire "totale" o "perfetta"; come in tutte le cose del nostro mondo la perfezione non esiste, è stata come noto negata all'uomo dopo la cacciata dal Paradiso Terrestre. E' una tecnologia che sfrutta le caratteristiche del sistema uditivo umano per cercare di avvicinarsi il più possibile all'evento originale. Senza poterci arrivare mai, per definizione. E, per inciso, non è detto che chi si avvicina di più sia hi-end (o hi-cost).

      PS: funzione di verifica dei commenti? Ora controllo.

      Elimina
    2. Tu mi hai chiesto come ascolto la musica, non la mia storia di ascolto...
      Come tutti (beh, molti...) ho cominciato da pischello negli anni '70, appassionandomi prima alle apparecchiature che alla musica: per dire, ascoltavo Queen, Bee Gees e Pink Floyd...
      Però leggevo le riviste di alta fedeltà, e a sedici anni riuscii a farmi regalare "lo stereo".
      Casse Rcf, ampli Luxman, giradischi Technics con testina Ortofon (? credo) e piastra a cassette Toshiba con ADRES (il dbx costava una cifra e il dolby C non era ancora stato inventato)

      Poi piano piano ho cominciato ad appassionarmi di musica, e i mie ascolti si sono spostati dall'ascoltare la resa dei medi dell'amplificatore al semplice ascolto della musica prima, e al farla attivamente poi, suonandola e registrandola.

      Oggi tendo a non dare nessuna importanza alle apparecchiature e ai mezzi con i quali ascolto la musica, che è invece l'unica cosa che mi interessa: non il suono delle casse o la risposta in frequenza del dac. La musica.

      Perchè mi interesso a un blog che parla di queste cose?
      E perchè no? Ci si deve interessare solo alle cose con le quali si è d'accordo a prescindere?
      Penso che l'hi-fi sia, di massima, una truffa commerciale.
      Però mi interessa moltissimo la musica, e quindi devo avere a che fare per forza con gli apparecchi che servono a registrarla e riprodurla.

      Su questo blog ho trovato quindi parecchie cose interessanti e alcune cose su cui non sono d'accordo.
      Ad esempio la cosa sulla tridimensionalità: certo che non viviamo in flatlandia, nella realtà il suono è tridimensionale.
      Ma una registrazione stereo non ha nessun modo di riprodurre le variazioni di posizione alto/basse. E' un assurdo tecnico, e sto ancora aspettando una spiegazione di come sia, secondo te, possibile farlo.

      Elimina
    3. Non e' che cambi poi molto, in sostanza da 20 o 30 anni ascolti solo in low-fi. Una scelta non comune, soprattutto per un appassionato di musica. Capirei se fosse una scelta radicale, del tipo "ogni musica riprodotta e' un inganno, ascolterò solo musica dal vivo ( e acustica, ovviamente)". Ma ognuno e' libero di fare quello che gli va, come cantava Luigi Tenco.
      Poi la registrazione. Chi fa registrazione professionale o anche amatoriale e' solitamente molto attento alla qualità della riproduzione, perché solo così potrà controllare al meglio il risultato, quindi cuffie chiuse di alto livello, diffusori amplificati near field monitor, DAC di classe elevata e di produttori specializzati e così via. Spero che almeno le registrazioni non le realizzi in formato MP3 e poi le controlli con l'iPod.

      Leggendo in modo approfondito i tuoi interventi sugli altri punti in realtà siamo d'accordo, cambiano solo le proporzioni relative. Per esempio affermi che l'alta fedeltà *di massima* e' una truffa, quindi qualche volta non lo e'. Io penso e scrivo che bisogna valutare con attenzione il valore di quello che si compra perché a volte il prezzo e' costituito in misura consistente dal "contorno", ma che applicando il buon senso si può mettere assieme un buon impianto. A parte le proporzioni reciproche e' in sostanza lo stesso concetto, mi pare.

      Anche sul concetto di alta fedeltà non capisco perché continui a polemizzare visto che diciamo la stessa cosa. La tecnologia chiamata alta fedeltà ha lo scopo di riprodurre un evento sonoro con la maggiore somiglianza possibile all'evento originale. E' la stessa cosa che dici tu (nel commento successivo) e che avevo scritto anch'io. Penso che siamo anche d'accordo che raggiungere in pieno questo obiettivo che anche tu definisci "ideale" e' impossibile, come per qualsiasi obiettivo di perfezione su questa terra, e ci si può avvicinare ad esso solo asintoticamente. Dopodiché non so più con che altre parole esprimere questo concetto apparentemente banale.

      Infine sulla tecnologia hi-fi come mezzo per ascoltare la musica e non come fine a se' stante. Anche questo e' un concetto che ho espresso più volte sia qui sul blog sia su Musica & Memoria, prendendo come esempio gli appassionati (sempre meno, in realtà, ma perché l'hi-fi e' passato di moda ) interessati solo a cambiare continuamente i componenti dell’impianto e con una discoteca fatta solo di dischi test e edizioni audiophile.

      Sul tema della tridimensionalità tra suggestione e realtà ho risposto nell'altro post nel quale lo avevi sollevato.

      Quindi in sintesi benvenuto sul blog, le critiche sono stimolanti e consentono anche di precisare concetti non espressi in modo chiaro. Magari potresti anche ritrovare la spinta per ascoltare la musica al meglio.

      Elimina
  8. (ho dimenticato l'ultimo paragrafo)

    Se l'alta fedeltà non si propone di riprodurre l'evento musicale tendendo all'ideale della musica dal vivo, allora non ho capito cosa sia.
    Se gentilmente vuoi spiegarmelo, ascolto con piacere.

    ps - per la verifica dei commenti, fai log-out dal blog e prova a lasciare un commento anonimo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Si ho provato l'inserimento dei commenti, effettivamente ho notato che, se si sbaglia il captcha che da qualche tempo la piattaforma Blogger inserisce le operazioni si rallentano di molto. Inserendolo giusto invece nelle prove che ho fatto tutto procedeva celermente. D'altra parte non so se sia previsto un modo per togliere questo controllo, ma anche se fosse così, non sarebbe consigliabile levarlo. Comunque approfondirò.

      Elimina
  9. Anonimo13/2/18

    Ciao o delle musiche cassette come faccio a passarle nel PC ?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Su questo blog nel post "GarageBand per digitalizzare LP" è illustrato un sistema per convertire LP o musicassette in alta qualità, su computer Mac.
      Se hai esigenze minori ci sono molti modelli di convertitori a prezzi veramente economici che si connettono all'uscita di un lettore musicassette e lo collegano a un PC su porta USB.
      Li trovi su Amazon inserendo "analog to digital converter".
      Più semplice ancora la scelta di un lettore già dotato di uscita USB o di registrazione su scheda SD, anche in formato "walkman" e di solito "made in China" e molto economici. Si trovano anche questi su Amazon ma di solito anche nei supermercati dell'elettronica tipo Media World.

      Elimina