domenica 30 dicembre 2012

La Loudness War

Pare sia in corso una guerra in campo musicale: la loudness war. Ne parla anche Wikipedia e sugli ultimi numeri di TNT-Audio editoriali del direttore e lettere dei visitatori evidenziano questa gara al peggio ingaggiata, a quanto pare, da fonici, produttori e, ovviamente, case discografiche, tra di loro, ma con destinatari ultimi noi poveri appassionati dei buoni ascolti.

Come si ascolta la musica, oggi?
Come ascoltano la musica, oggi, i consumatori ai cui puntano i suddetti produttori, editori  e case discografiche? Questa è la prima domanda da porsi per cercare di capire questo fenomeno.

  1. Con l'iPod e gli auricolari in dotazione
  2. Con l'iPod (o altro lettore, o smartphone) e una cuffia di caratteristiche hi-fi
  3. Con un notebook o un tablet e il sistema audio incluso
  4. Con un sistema 2+1 collegato al PC o al notebook
  5. Con un iPhone collegato a un dock amplificato
  6. Con un sistema multi-room con diffusori a parete o dissimulati
  7. Con un sistema portatile da esterni lettore + radio 
  8. In auto con l'impianto di serie
  9. In auto con un impianto car-audio
  10. A casa con un mini coordinato hi-fi
  11. A casa con lo stesso impianto Home-Theatre del televisore (2+1, 5+1 o soundbar)
  12. A casa con un impianto hi-fi 
A parte la configurazione numero 12 e, in parte, quella numero 8, appare chiaro a chiunque che in tutti gli altri casi non si può parlare di riproduzione con caratteristiche hi-fi. Anche quando (non sempre) la correttezza timbrica e la distorsione sono ancora accettabili mancano, per pura limitazione fisica dell'impianto, ed in misura più o meno marcata, la possibilità di riprodurre la gamma dinamica e la distribuzione spaziale dei suoni di un evento musicale. Che sono invece i parametri che caratterizzano un sistema hi-fi.

In particolare, la "potenza" dell'impianto non è in grado in nessun caso di ricreare una pressione sonora che si avvicina a quella di un evento reale (tranne forse nel caso 8) e, in più, la presenza di un rumore di fondo più o meno invasivo, tipico dell'ascolto in mobilità, rende la dinamica effettivamente udibile molto inferiore a quella che sarebbe richiesta. Inoltre, la ricostruzione spaziale richiede una precisa disposizione dei diffusori, impossibile con questi sistemi di ascolto.

Chi ascolta la musica e come?
All'elenco manca un elemento importante, la percentuale per ciascun tipo di ascolto, magari con il dettaglio per genere e per paese. Non so se le case discografiche abbiano questo dato, ne dubito. Ma sono certe, credo a ragione, che l'ascolto di tipo 11 (quello che interessa a noi e al quale è dedicato questo blog) è largamente minoritario e limitato a consumatori di musica interessati alla classica, al jazz, al new folk, al genere "adult contemporary" e, in misura minore, all'alternativa.

Tutti gli altri generi, quelli scaricati in grandi volumi, a volte persino a pagamento, quelli che producono fenomeni di divismo e di interesse che riempiono stadi per i concerti, o che producono passaggi radio o inserimenti in pubblicità e conseguenti ricchi copyrights, quelli, in definitiva, che producono la maggior percentuale dei magri ricavi che rimangono alle case major superstiti in questi anni di crisi inarrestabile del CD, sono ascoltati in prevalenza con gli impianti non hi-fi che sono elencati sopra. E a questa destinazione è rivolto il pensiero di produttori, fonici e, penso, anche dei musicisti.


Il loudness
Il loudness è la soluzione. Non è altro che una curva di equalizzazione che esalta i bassi e gli alti contemporaneamente. Era un controllo nato per consentire di ascoltare correttamente la musica anche a basso volume. Una condizione nella quale il nostro sistema uditivo privilegia le frequenze medie; esaltando gli estremi si ottiene un riequilibrio che consente di apprezzare, per esempio, i violoncelli o i contrabbassi in un concerto per pianoforte o in una sinfonia. Negli amplificatori anni '70 era sempre presente un pulsante o anche un potenziometro apposito. Poi caduto in disuso assieme ai controlli di tono.
Ma di nuovo utile per rendere più emozionante l'impressione d'ascolto quando si utilizza un altro sistema che si rende obbligatorio con sistemi di riproduzione carenti di dinamica: la compressione della dinamica. Così, ironia della sorte, il CD è stato introdotto negli anni '80 perché si diceva che la dinamica dell'LP era insufficiente, e ora proprio l'elevata dinamica è diventata un ingombro inutile.

Ma funziona?
Certamente. Per sincerarsene basta provare ad ascoltare un brano di musica classica in auto. Per esempio il primo movimento della IV di Beethoven, o una sonata per pianoforte del periodo romantico. Ci accorgeremo subito che la musica nei momenti di piano orchestrale sembra sparire sotto l'inevitabile rumore di fondo (dell'ordine dei 45 dB in un'auto moderna media e anche più ad alta velocità, quindi 10 dB in più, ed è una scala logaritmica, rispetto ad una stanza di casa) mentre, se aumentiamo il volume per sentire qualcosa, nei pieni orchestrali l'impianto o non ce la fa e distorce, oppure si supera il livello sopportabile per noi. Un ascolto molto irritante che conduce molto presto a cambiare musica o a spegnere.
E le case discografiche dovrebbero distribuire la musica che è il loro pane, il pop, il rock più recente nei suoi vari sotto-generi, l'electronica, con registrazioni quasi inascoltabili sugli "impianti" che i loro clienti più numerosi e importanti (i giovani) utilizzano? Ovviamente no, e così ad ogni nuovo album che esce la compressione aumenta e il volume apparente anche. La "loudness war" o "loudness race", appunto.

Qualcuno non se n'è neanche accorto
Come in tutte le guerre esistono anche delle zone neutrali. Sono appunto le produzioni dei generi "per adulti" che ho citato prima, con in grande evidenza la classica. Dove anzi c'è una piccola rincorsa a produzioni di qualità sempre più elevata, con elevata dinamica, più canali, utilizzo di nuovi supporti come il blu ray. Senza preoccuparsi della necessità di upgrade dell'impianto che possono indurre. E' un settore di nicchia, per quanto vasto a livello mondiale, e per chi segue questi generi la produzione continua ad essere accurata e priva di qualsiasi artificio peggiorativo. Certo, un contagio sui generi di confine può esistere. Casualmente, me ne sono reso conto scrivendo questo post, la grande maggioranza della musica che acquisto e ascolto io è di questo tipo, e quindi effettivamente della loudness war me ne sono accorto solo perché ne ho letto su vari media.

E c'è anche musica dove non ha effetto
Ci sono anche generi musicali naturalmente a limitata dinamica. In primis il folk, voce umana non impostata, chitarra acustica, contrabbasso o piccole percussioni non hanno escursioni dinamiche molto elevate, e si possono ascoltare piacevolmente a volume adeguato anche in situazioni dove la gamma dinamica a disposizione è naturalmente ridotta. Lo stesso discorso vale, all'opposto (verso gli alti livelli di pressione sonora) per la musica techno o house. Non è quindi un problema universale.

Una possibile soluzione
Uno dei cortesi visitatori che ha scritto a TNT-Audio proponeva come soluzione equalizzazioni personalizzate in base all'uso. A dinamica piena per impianti hi-fi o supporto vinile, a dinamica compressa per gli altri. Sarebbe logico, e anche molto bello, ma nell'attuale situazione del mercato discografico è pura teoria. Perché mai case discografiche in difficoltà e in continua riduzione dei margini dovrebbero investire risorse, non cospicue ma non nulle, per mercati assolutamente marginali e in contrazione come quello dell'hi-fi di livello? Senza alcuna garanzia di un ritorno dell'investimento. 

La vera soluzione
Sarebbe la valorizzazione della qualità. Ma i molti scettici del settore hi-fi, tra cui è inclusa anche la altrimenti encomiabile TNT-Audio (non in solitudine, assieme alla maggioranza degli audiofili) si sono sempre schierati contro i timidissimi tentativi dell'industria della musica di introdurre sistemi di maggiore qualità, prima il SACD e il DVD-Audio, e ora l'alta definizione in digital download. Se anche il target di mercato a cui erano diretti rifiutava i nuovi formati, come proporli al grande pubblico? E hanno rinunciato quasi subito. 
Il risultato è che la qualità non è un valore vendibile in musica e che è un concetto ignoto al grande pubblico, a cui va benissimo l'MP3 (e se va bene a loro va ancora più bene alle case discografiche). A questo punto è inutile lamentarsi, per giustificare le funzionalità dei nuovi supporti la qualità e la dinamica non avrebbero potuto essere limitate ma casomai esaltate, o addirittura sarebbero nate registrazioni di serie A e di serie B, con inevitabile movimento verso la seria A.

Segnali di luce in fondo al tunnel?
Per fortuna almeno la Apple un minimo di attenzione la mantiene e ha introdotto autonomamente l'AAC a 256kbps che con musica semplice da' risultati più che accettabili, quasi indistinguibili dal CD. Grazie anche a validi DAC sugli iPhone. E alcuni ragazzi se ne sono accorti e vanno in giro con cuffie semi chiuse di buon livello (e buoni ascolti: provare per credere). Ma da questo a pensare che si stia diffondendo uno spontaneo movimento verso la qualità, come ho letto in qualche ottimistico editoriale recente, penso proprio che ce ne corra. Manca come minimo anche la sola consapevolezza di come si può sentire con un impianto hi-fi pur semplice ed economico, e anche un approccio diverso all'ascolto.

In sintesi
Contrastare le leggi di mercato è una impresa piuttosto difficile. Encomiabili gli sforzi di chi ci prova, come appunto TNT-Audio o l'associazione Pleasurize Music Foundation, ma fino a che non arriverà un nuovo Rinascimento audiofilo bisognerà scegliere la musica tra i generi rimasti nei territori neutrali o, se proprio si vogliono praticare i generi più popolari si dovranno ascoltare per come sono prodotti ora e per come la maggior parte degli ascoltatori (e dei musicisti) li concepiscono, magari anche sui sistemi per cui è pensato il loro mastering. 

(Nelle immagini due dock per iPhone ultima generazione, il Viso 1 della NAD e lo Zeppelin Air della B&W. Prodotti sicuramente validi ma con quello che costano si possono comprare un amplificatore in classe D e due casse compatte e ascoltare in alta fedeltà vera, seppur ai limiti inferiori. Ma sono sicuramente due sistemi più attraenti e giusti come look, oltre che più comodi da posizionare e installare. Chi vincerà?)

sabato 8 dicembre 2012

L'ascolto binaurale

La stereofonia, con soli due diffusori, può riprodurre un evento musicale in tre dimensioni? Grandi polemiche e dibattiti in rete su questo assunto, ma per un'altra tecnica che utilizza sempre due canali, quindi stretta parente della stereofonia, la risposta è sicuramente affermativa.

Prima di iniziare a descriverla, dovremmo forse chiederci come è all'origine il suono e come facciamo a individuarne la provenienza, e quindi a collocarlo nello spazio che per noi è, come sappiamo, in tre dimensioni. Nel paese di Flatlandia immaginato dallo scrittore inglese Edwin Abbott lo spazio era a due dimensioni, magari in qualche altro universo è a quattro o anche di più, ma per ora penso che tre dimensioni possano bastare.

Il suono, come noto, si propaga nell'aria con onde sonore di compressione e decompressione e il nostro sistema uditivo riesce a individuarne l'origine grazie al fatto che siamo dotati di due microfoni chiamati comunemente orecchie (come i nostri parenti mammiferi e la maggior parte degli esseri viventi) e di un raffinato sistema di elaborazione dei suoni posizionato nel nostro cervello che, attraverso le differenze di tempo, di intensità e di fase con cui arrivano i suoni (oltre una certa frequenza) ci informa della provenienza del suono stesso, con una buona approssimazione.

Una buona approssimazione che era particolarmente utile per l'uomo quando era ancora cacciatore (o preda) e doveva individuare al volo nella foresta un uccello verso cui scagliare una freccia o un giaguaro pronto a saltargli addosso.
Adesso ci serve per evitare di essere investiti da un'auto contromano o da uno scooter salito sul marciapiede, ma anche per godere nel modo più completo di una esecuzione orchestrale, individuando e localizzando la posizione degli strumentisti sul palco (vedi anche: La posizione degli strumenti).

Risulta quindi abbastanza intuitivo il motivo per cui Blumlein e altri hanno avuto l'idea della riproduzione stereofonica, che però nella seconda fase, la riproduzione, si porta dietro parecchie elementi di complessità rispetto al modello all'origine semplice di "2 microfoni - 2 diffusori - 2 orecchie".

L'ascolto binaurale
Neumann KU100
Con la tecnica binaurale ci si può invece ricondurre proprio a questo schema. Su Wikipedia e su altre fonti sono presenti trattazioni più approfondite, ma l'essenza è molto semplice: i due microfoni sono posizionati in una testa artificiale (o dummy head) in pratica la testa di un manichino nella quale sono riprodotti anche con precisione i padiglioni auricolari di un umano. I due microfoni, che dovranno essere ovviamente di buona qualità, posizionati dentro le "orecchie", cattureranno i suoni con lo stesso ritardo reciproco, la stessa fase, la stessa frequenza, la stessa intensità di una persona posizionata nello stesso punto dello spazio. Una volta registrati con un sistema di buona qualità e infine riprodotti con una cuffia stereo riproporranno alle nostre orecchie lo stesso mix di onde sonore che avremmo percepito se fossimo stati sul luogo della registrazione.

Già da questa breve descrizione si può capire che il sistema può funzionare, ma è possibile sincerarsene di persona grazie al fatto che per apprezzare il realismo della riproduzione non sono necessarie attrezzature di elevatissima qualità e neanche l'alta definizione. Basta una cuffia di buona qualità e un audio anche compresso, come quello che si può veicolare su YouTube. Dove infatti digitando "binaural" si trovano più di 20.000 risultati, tra cui molti video/audio intesi a produrre rilassamento e distensione attraverso la immersione virtuale in suoni pensati allo scopo.

Tra tutti ne segnalo due, uno musicale ed uno no, che possono togliere ogni dubbio e fornire anche una esperienza di ascolto interessante e divertente. Ovviamente bisogna indossare le cuffie. E anche fare attenzione ad indossare correttamente.



E anche quest'altro con diverse esperienze sensoriali comuni. Parecchi altri esempi si possono ascoltare da questo sito.

La suggestione
Come si può notare il messaggio sonoro inviato dalle cuffie è in grado di ingannare molto bene il nostro sistema di percezione, facendo credere che dietro di noi o intorno a noi ci siano effettivamente persone che suonano o fanno azioni che producono i rumori che stiamo ascoltando. Questa individuazione è facilitata ovviamente anche dalla nostra esperienza, ovvero dalla memoria uditiva acquisita nel tempo. Ad esempio individuiamo più facilmente il suono dei fiammiferi o delle forbici perché ne abbiamo avuto esperienza nella vita reale, fosse un suono a noi non familiare la suggestione sarebbe meno efficace. Lo stesso avviene per la musica, la immedesimazione nello spazio sonoro funziona maggiormente se abbiamo frequentato le sale da concerto e ascoltato musica dal vivo.

La musica in binaurale
A parte gli effetti speciali e le registrazioni ambientali intese a dimostrare la potenzialità del sistema, esiste anche musica registrata in binaurale per poter finalmente ottenere una vera ricostruzione spaziale. Alcune etichette specializzate stanno iniziando a produrla, utilizzando microfoni come il Neumann UK100 che si può vedere sopra. Una è la nota Chesky Records di David Chesky che gestisce anche il portale HDtracks, che ha una piccola sezione in binaurale (4 album al momento) distribuiti anche in HD con la registrazione a scelta in binaurale o con registrazione stereo con microfoni disposti in "Blumlein pair".

This recording was done in two versions. The first, like all Chesky recordings, was done with the Soundfield microphone configured as a Blumlein Pair, which is a stereo recording technique that produces an exceptionally realistic soundstage.
The second version was recorded with a Neumann KU-100 binaural microphone, which consists of a "dummy" head with a microphone implanted in the head's ear canals, to record a sound image as it would be heard by a human. When played over a good-quality full-size system or through in-ear headphones, the binaural version will give a stunningly accurate and realistic 3D reproduction of the original sound field.

La posizione della testa artificiale si può vedere in questa foto ripresa dal sito di head-fi.org relativa a una delle registrazioni, una sessione jazz con un gruppo di noti percussionisti.

Durante la registrazione di Explorations In Time and Space, con il batterista Lenny White,
a suo tempo nei Return to Forever, Jamey Haddad e Mark Sherman 
Ho scaricato qualche brano dall'album cui si riferisce l'immagine ed effettivamente l'ascolto in cuffia da' l'impressione di essere assieme ai musicisti che stanno suonando. Da provare.

E con due casse non si può fare la stessa cosa?
Non è così semplice. Con l'ascolto in cuffia si evitano all'origine due cause di distorsione del messaggio sonoro originale: le riflessioni nell'ambiente d'ascolto e la interferenza (derivata anche dalle riflessioni) tra i due canali stereo (l'orecchio destro sente inevitabilmente anche i suoni emessi dal diffusore sinistro e viceversa, in inglese crosstalk). Per questo motivo la ricostruzione spaziale in un ambiente diverso da quello originale (e sarà sempre così) potrà essere al massimo una approssimazione dell'evento originale e non potrà essere ottenuta con la tecnica binaurale ma con opportune tecniche di registrazione dell'evento originale. Sempre per questo motivo nel corso del tempo sono state proposte diverse tecniche che tentavano di realizzare la riproduzione binaurale anche in campo aperto eliminando il crosstalk (ambiophonic) oppure di catturare e riprodurre anche i suoni riflessi (quadrifonia e, in seguito, multicanale in diverse implementazioni).
Sulle potenzialità della semplice stereofonia nella riproduzione di una immagine spaziale proverò ad andare in maggiore dettaglio, anche con prove pratiche, in un prossimo post.

Hyperion in HD

Interessanti novità da Hyperion. Da una nuova sezione "studio master" è possibile ora scaricare materiale in qualità HD ad un prezzo base per album di 9-10 € circa. Rimane sempre disponibile la qualità CD a prezzo inferiore. Simpatica anche la possibilità di scaricare un brano sample gratis per diversi album, anche a qualità HD.  La risoluzione va da 20/44.1 sino 24/96 in base alla tecnica di registrazione, la maggior parte è produzione recente a 24/96. Il sito della casa discografica inglese specializzata nella musica classica presenta la lodevole iniziativa così:

An ever-increasing number of our albums offer Studio Master FLAC & ALAC files. These are 24-bit (or 20-bit in the case of some older recordings) and at whatever sampling frequency (44.1 kHz, 48 kHz, 88.2 kHz or 96 kHz) was used by the recording engineer at the time of recording (hence 'Studio Master'). These files are anything up to five times the size of their 16-bit 44.1 kHz equivalents and are more expensive. You should check the documentation of your playback equipment for compatibility with higher bit-rates and frequencies; most of our newest albums offer sample tracks for you to download and test free of charge.


Nel dorato mondo della classica si conferma quindi che la musica liquida e l'alta definizione sono già una alternativa reale a disposizione degli appassionati, senza che per questo debbano abbandonare per forza il tradizionale CD, in questo caso non con una proposta di nicchia, considerando la vastità e l'interesse del catalogo Hyperion. Vediamo velocemente alcune caratteristiche di questa nuova sezione e un aggiornamento generale sul sito, uno dei migliori in assoluto nel settore.

Codifica
Come nel resto del sito della casa britannica è possibile scegliere per la codifica tra il formato FLAC, comoda e preferibile per chi usa Foobar2000 o J.Media River come media player, e in generale più universale, e il formato ALAC di Apple per chi preferisce iTunes. La selezione è in alto a destra e in base ad essa vengono visualizzati i pulsanti di download diversi. Che per facilitare la scelta "switchano" anche loro tra i due colori adottati (verde per ALAC e blu per FLAC). I prezzi per il download sono i medesimi.

Prezzi
Sono variabili in base alla durata degli album e vanno da 7.45 sterline (poco più di 9 € al momento) per album in offerta intorno ai 60 minuti a 12 £ (quasi 15 €) per album tra i 70 e gli 80 minuti, e ancora più per i "doppi" da 125' e oltre. Prezzi competitivi rispetto a quelli di HDtracks e allineati a quelli di eClassical. Selezionando un album si possono anche scegliere singoli brani o movimenti di una sonata, altro vantaggio rispetto a HDtracks dove spesso per l'HD è possibile solo l'acquisto dell'intero album.


Sample
Come si vede nella videata di esempio in molte registrazioni recenti (questa è di dicembre 2011) è presente una traccia esemplificativa del lavoro, che si può acquistare e scaricare, al prezzo di zero sterline (you have nothing to pay è il messaggio prima del checkout), anche in qualità HD. Una scelta molto simpatica che secondo me invoglia l'appassionato a sperimentare e magari scoprire nuove cose nel vasto mondo della classica. Una soluzione a mio avviso migliore di quella scelta da Deutsche Grammophone, che offre il pre ascolto dell'intero album, ma in bassa qualità (90kbps) e pagando, anche se con un costo molto contenuto.


Download
Per completare il test di aggiornamento sul sito Hyperion ho proceduto nell'acquisto di un album, dopo aver scaricato alcuni sample gratuiti, anche per verificare l'efficacia del download. La scelta è caduta, tra le molte interessanti novità, su un album con musiche per violoncello e orchestra ispirate alla tradizione ebraica, dei compositori Bloch e Bruck, in risoluzione 24/96 e formato ALAC; perché il test questa volta l'ho fatto su un Mac, Un album che è anche incluso tra le offerte di Natale a 7.45£ in HD. Il checkout è molto semplice, per il pagamento l'unica cosa da notare è che non è incluso tra i sistemi accettati il popolare PayPal. Bisogna quindi usare la carta di credito che si usa per gli acquisti su Internet (e sulla quale consiglio sempre di attivare la notifica via SMS con soglia bassa).


Il download standard richiede la installazione di una applicazione ad hoc, Adobe Air, e quindi non è il massimo della comodità. E' possibile però in alternativa anche il download via browser, come per eClassical.  Tutto avviene comunque con grande facilità e gli stessi contenuti acquistati rimangono a disposizione per essere scaricati da PC diversi in tempi successivi.


Offerte speciali
Come iscritto al sito mi è arrivata oggi una email che elencava una serie di offerte speciali per le festività natalizie, con prezzi anche inferiori alle 6 sterline (per HD). L'aspetto economico, di una certa attualità ultimamente, è in evidenza anche nella pagina iniziale, che consente di cercare gli album con prezzo inferiore alle 6 o alle 4,5 sterline. Da aggiungere infine che il sito consente anche di acquistare i CD fisici via posta, con prezzo escluso spedizione di solito sotto le 10 sterline.


Altre simpatiche caratteristiche
Hyperion fornisce anche i dettagli di ogni registrazioni, luogo di registrazione, ingegnere del suono, produttore, oltre che risoluzione utilizzata (quella della copia in qualità "studio master" e inserisce perfino nei CD qualcosa che sarebbe previsto e possibile sin dai primordi, dallo standard Red Book ma che, per motivi misteriosi, le major e le altre case non hanno inserito quasi mai sui CD prodotti, il mitico CD text, quello che compare sul display del lettore.

Recording details: September 2011
City Halls, Candleriggs, Glasgow, United Kingdom
Produced by Simon Kiln
Engineered by Arne Akselberg
Release date: August 2012
Total duration: 61 minutes 29 seconds

Almost all newly manufactured Hyperion CDs (new releases and back catalogue) include CD-TEXT which can be read by many computer-based CD players as well as some of the more advanced free-standing players. Data is formatted as illustrated above.

E le major?
Sempre ferme allo stesso punto. Diffidenti verso gli utenti Internet anche nel mondo della classica. Ecco ad esempio una email promozionale di Ariama (della Sony) e che cosa viene risposto al potenziale cliente italiano interessato all'acquisto. Le major nel frattempo sono rimaste in tre, si estingueranno pur di non cambiare idea sull'utilizzo della rete o si fermeranno prima del precipizio (il cliff he ultimamente va così di moda)?



domenica 25 novembre 2012

Il vinile in pratica

Per chi ha iniziato ad ascoltare la musica ai tempi in cui il disco era di vinile, le azioni e gli accorgimenti per trattare in modo corretto i suddetti dischi erano noti ed  applicati da ogni appassionato appena un po' attento alla propria preziosa discoteca.

Il CD ha però generato una pausa di almeno 25 anni, una generazione, fino al ritorno del vinile (pur se non di massa) e può darsi che un ripasso di questi accorgimenti possa essere utile a chi l'ha scoperto o riscoperto.
Per tutti gli altri sono suggerimenti veramente banali, almeno credo. Al massimo possono costituire un ripasso.

La discoteca
La prima necessità da affrontare e' dove mettere i dischi e come disporli. Non è un problema se sono pochi, ma si spera che nel tempo diventino molti di più e di conseguenza bisogna trovare uno spazio adeguato. L'ingombro è ben maggiore rispetto ai CD, le copertine cartonate hanno una dimensione di 31x31 cm e quindi serve un ripiano di libreria di altezza adeguata, come quelli per i libri fotografici o per le enciclopedie, per chi ancora le ha. Perché i vinili vanno posizionati in piedi, mai sdraiati uno sull'altro. Perché pesano e il peso diseguale potrebbe deformarli, e certo nessuno vuole trovarsi nel tempo con i propri preziosi vinili ondulati.

LP pronti all'uso, ma sempre in posizione verticale.
L'archiviazione invece in una libreria chiusa e al riparo dalla polvere.

La copertina, la busta e le protezioni
I vinili nuovi a volte sono sigillati (sealed) con un rivestimento di plastica leggera che serve per proteggere la copertina cartonata durante il trasporto e/o l'esposizione nel negozio. Una volta aperta bisogna però toglierla perché è pensata per una tensione su quattro lati, e con un lato aperto potrebbe provocare una deformazione del vinile. Il rivestimento deve essere sostituito con una busta di plastica apposita, che si può trovare senza grandi difficoltà nei negozi specializzati di buste e cellophane o in rete.

Un classico di Miles Davis, Tutu, con la busta esterna di protezione
e la busta interna di carta originale per contenere il vinile.
La stessa cosa e' consigliabile fare per i dischi non sigillati o acquistati usati.

Il vinile e' poi protetto da una busta interna, normalmente di carta. Se fosse di plastica (e' molto raro), e' consigliabile cambiarla con una in carta perché può caricare elettrostaticamente il disco. Se l'album e' usato e la busta e' in buone condizioni si può lasciarla, negli altri casi, a meno che non sia una busta con foto o altro (come nel caso del disco di Miles Davis in figura) si può sostituire con una nuova, anche queste si trovano ormai con facilità.



Mettere il vinile sul piatto
Come tutti sanno la superficie del vinile si può sporcare e le tracce di polvere o altro possono avere effetto sulla riproduzione. In particolare sono molto temute le ditate che le mani anche minimamente sudate possono lasciare. Si possono togliere trattando il disco in vari modi ma è meglio evitarle, come è ovvio. Per estrarre il disco senza toccare le tracce con le dita bisogna farlo scorrere dalla busta di carta sulla mano aperta, fermandolo sul bordo con il pollice e bilanciandolo con il dito medio sul foro centrale della etichetta.


Come estrarre un vinile dalla busta interna
senza toccare i solchi con i polpastrelli
Il passo successivo sarà prenderlo con l'altra mano soltanto sul bordo e posizionarlo sul piatto, facendo attenzione a centrare il perno centrale del giradischi.
Una mano di dimensioni normali non ha problemi a tenere un disco in questo modo, anche se fosse la mano di una appassionata di vinile di genere femminile. Ho fatto fare con esito positivo un test di conferma  a mia figlia (che non è una appassionata di vinile, ma ha le mani piccole).

Per rimettere il disco nella copertina si seguiranno le stesse operazioni in sequenza inversa. Fare attenzione nell'infilare la busta con il vinile nella copertina cartonata a mantenere il lato aperto nella parte alta. In questo modo si protegge maggiormente il vinile stesso dall'ingresso della polvere e si evita anche che, prendendo l'album in mano, il vinile, più pesante, possa uscire e cadere dal lato aperto della copertina.

La puntina sul solco
La puntina deve scendere pochi millimetri prima del primo solco, dove ci sono i solchi guida; con un minimo di attenzione è possibile riuscire in questa operazione senza farla scendere a musica iniziata (dove i solchi sono fitti) e possibilmente senza mancare il piatto. Se si sente un po' di rumore all'inizio nessun problema, e' la testina che cerca il primo solco guida. Conviene pero partire con il volume più basso de normale. È un mondo dove tutto è manuale.

Altra questione è selezionare e ascoltare una traccia interna. Per chi viene dal CD ed è abituato a creare una propria scaletta di ascolto può essere una sorpresa. I vinili sono fatti per ascoltare i brani in sequenza, dall'inizio alla fine. Ma con un po' di abilità si può far partire l'ascolto anche da una traccia interna. D'altra parte ai tempi del vinile questi dischi venivano usati anche dalle stazioni radio, e i tecnici di studio dovevano per forza individuare la traccia del brano scelto per l'ascolto dal conduttore o dal DJ. Erano però spesso facilitati da giradischi professionali come i leggendari EMT, che avevano una piccola luce sulla testina per illuminare la pausa tra un solco e l'altro e facilitare così la operazione. Chi abbia la stessa esigenza può provvedere posizionando una luce diretta sul piatto (ad esempio una lampada da tavolo) e facendo un segno sulla testina (una striscia di etichetta adesiva) per individuare dall'alto la posizione della puntina.



La pulizia del disco
Se il disco e' gestito con un minimo di attenzione l'unica pulizia che occorre fare consiste nella rimozione della polvere, che fatalmente si accumula nel tempo anche nelle case più pulite e per i dischi più chiusi in sportelli e simili (ma non a grande velocità, non occorre essere ossessivi, ovviamente si suppone che i dischi e i giradischi siano in un ambiente ragionevolmente pulito e adatto al soggiorno di umani).

Il sistema più efficace e ormai rodato negli anni (o nei decenni) sono le spazzoline con elementi in fibra di carbonio tipo "record brush". Il carbonio e' conduttore e quindi durante la polizia può scaricare le eventuali cariche elettrostatiche, quelle che provocano i piccoli "tic" che a volte si ascoltano. E le setole sono abbastanza sottili da entrare nei solchi. La polvere poi si vede, se c'è, e si sposta gradatamente con un movimento a spirale fuori dal disco, pulendo poi ovviamente la spazzola dopo ogni passata sul bordo del supporto.



L'operazione di pulizia è semplicissima e intuitiva e deve seguire, come viene logico fare, lo stesso verso del movimento che farebbe il disco sul piatto. Ovviamente il piatto deve essere fermo.


Un accessorio ancora più efficace per togliere la polvere dalla superficie dei vinili è il sistema Nagaoka Rolling Cleaner, anche questo in uso da decenni e nuovamente in vendita da diversi anni. Un rullo con un materiale adesivo che cattura la polvere anche all'interno dei solchi, costa un po' di più ma è certamente più efficace, ma non essenziale per dischi ben tenuti. Da non utilizzare sul piatto del giradischi ma su un piano di appoggio diverso. Si può leggere una recensione dell'oggetto su TNT-Audio.

La pulizia della puntina
La puntina e' meglio lasciarla in pace il più possibile. Ma ovviamente può raccogliere la polvere per come lavora e quindi ogni tanto occorre controllarla ed eventualmente pulirla. Normalmente l'accumulo di polvere si può vedere in controluce e anche sentire (come distorsione) quindi non bisogna ripetere l'operazione tutte le volte.

Un'operazione molto semplice, lo strumento da utilizzare e' un normale pennello per dipingere (quadri ovviamente, non muri), di misura ridotta e con setole morbide. Il detergente, normale alcool denaturato. L'unica accortezza e' muovere il pennello 2-3 volte nel verso del cantilever (il braccetto sul quale è incernierata la puntina, molto delicato) quindi dalla testina verso l'esterno del braccio. Il tutto ovviamente con la massima delicatezza e attenzione.

E se il disco e' proprio sporco?
Si può lavare. Le macchine per farlo sono piuttosto costose e se i dischi da lavare non sono decine costa meno ricomprarli. Pochissimi super appassionati hanno nell'impianto anche questi oggetti, i "lava dischi". Alcuni negozi specializzati forniscono il servizio a 5-10 euro a disco inclusa busta interna nuova. Bisogna cercarli, ma almeno nelle grandi città si dovrebbero trovare. Esistono poi diversi sistemi casalinghi per la pulizia di dischi talmente sporchi da essere inascoltabili ma, a mio parere, in questi casi un recupero è veramente improbabile. Se non è proprio anche questo un hobby e se il contenuto non è proprio introvabile conviene ricomprarlo, magari in CD o con download digitale.

L'ultimo solco
Tutti i giradischi hi-fi sono manuali e quindi al termine dell'ascolto di una facciata occorre sollevare il braccio con la stessa levetta usata per calarlo sui solchi, spegnere il motore, riprendere il vinile e riporlo nella busta interna con le stesse operazioni manuali viste prime, al contrario. Se però bisogna passare alla seconda facciata occorre ruotarlo tenendolo con il palmo delle due mani, e aiutandosi con una rotazione del polso. Più difficile da spiegare a parole che da farsi, è un movimento che viene naturale se teniamo ben in mente che la cosa fondamentale è evitare di mettere le dita sui solchi e toccare solo il bordo del disco. Ovviamente in questa operazione di rotazione bisogna stare attenti a non far cadere il prezioso vinile. Non è fragile come il suo predecessore, il 78 giri, ma è meglio evitare di metterlo alla prova.

L'etichetta rivelatrice
Appoggiare il disco sul piatto centrando il perno centrale non è una operazione così facile come sembra. Inevitabilmente si appoggia quasi sempre il perno sulla etichetta di carta centrale una-due volte prima di infilare il foro. E si lascia così un segno rivelatore sulla etichetta stessa. Visibile in controluce, e che è una sorta di memoria del numero di volte che il disco e' stato suonato. Un disco nuovo non dovrebbe aver alcuna traccia sull'etichetta.

Chi rovina gli LP
La polvere che riesce comunque ad entrare nonostante le protezioni, la puntina che scende sui solchi anziché nelle pause, i numerosi ascolti, non sono queste le cause del degrado dei dischi in vinile, sino alla impossibilità di ascoltarli in modo decente. Un LP può essere invece rovinato in modo irrimediabile in due modi: 1) utilizzare un giradischi di bassa qualità o applicare un peso di lettura sbagliato in modo consistente (troppo elevato o troppo basso è la stessa cosa). Prima della diffusione di massa dell'hi-fi (seconda metà anni '70) si usavano giradischi con testina piezolettrica, se un disco è passato su un giradischi di questo tipo, anche per poche volte, è irrecuperabile per un ascolto adeguato. In seguito si sono diffusi giradischi e testine molto economiche, ma non erano in grado da sole di rovinare gli LP. Potevano esserlo invece la scarsa attenzione alle regolazioni di base, in particolare il peso di lettura o la correzione anti skating starata. Oppure: 2) archiviare i dischi senza copertine interne, senza copertine del tutto, appoggiati uno sull'altro, sotto libri pesanti. Tutte modalità che provocano irrimediabili graffi e ondulazioni della plastica con cui sono realizzati.

In sintesi, se siete interessati a LP usati, o qualche parente o amico ve li offre perché sta facendo trasloco e non sa più dove metterli, la prima cosa da chiedere è su quale impianto sono stati usati e come sono stati tenuti. Se non era a caratteristiche hi-fi e/o se sono stati archiviati male, possono essere interessanti solo per le copertine.

Il vinile non è affatto complicato

domenica 18 novembre 2012

Stato della musica liquida

Ogni anno di questi tempi pubblico un aggiornamento sulla situazione della musica liquida online. L'obiettivo è sempre lo stesso: verificare lo stato della musica liquida, ovvero la effettiva possibilità di passare ad una libreria musicale "liquida", dove gli acquisti si fanno con download dalla rete e i contenuti sono in alta definizione, e/o in multicanale, o almeno in qualità CD, a 16 bit e 44,1KHz ovvero, parola magica in rete, "lossless". (Altri report: link alle risorse sulla musica liquida).

Ma una libreria che consenta un ascolto che non sia un passo indietro rispetto alla qualità, una libreria non compressa. Perché per chi si accontenta di una libreria musicale con audio compresso la soluzione c'è già e anche da anni, si chiama iTunes (in Italia, peraltro, solo iTunes).

La situazione in sintesi
Anticipo subito i risultati di questo aggiornamento perché i passi avanti rispetto all'anno passato ci sono, ma sono minimi, e si possono sintetizzare in pochi punti:
  • per la musica classica la opzione liquida è una realtà in qualità CD, è a buon punto per l'HD, un po' più indietro per il multicanale;
  • per la musica moderna, lentamente, ma con progressione visibile, il portale americano HDtracks va acquisendo il ruolo che aveva iTunes ai primi tempi; catalogo in ampliamento anche con nuove case discografiche, incluse major in partnership; lontanissimo come ampiezza da iTunes o Amazon (per la musica solida) ma che comincia a consentire una scelta reale per lossless e HD;
  • Apple nonostante anticipazioni che si ripetono da anni non si decide ad uscire dal recinto della musica compressa, pur se compressa bene (AAC 256kbps), unica novità la sezione "masterizzato per iTunes" (ma sempre audio compresso);
  • le novità nel settore download digitale non riguardano per ora l'Italia (salvo iTunes Match) e non riguardano l'audio lossless, quindi in questa pagina non ce ne occupiamo;
  • per gli altri siti e portali lossless rimane quanto riferito nel post analogo dell'anno scorso, con minime variazioni; non si vedono alternative ad HDtracks.
Dedichiamo quindi il resto dell'analisi ad un punto sulla situazione nella classica, ad HDtracks e alle poche novità su iTunes. Ricordando che in un precedente post di settembre dedicato ad una verifica della convenienza economica tra musica liquida e musica solida.

La classica è già liquida (o quasi)
Per quanto riguarda la produzione lossless, nel settore della classica le case discografiche con la produzione più completa hanno da tempo siti che consentono il download dei loro album anche in questo formato. Tra le major, Deutsche Grammophon e Decca con il sito della DG, Hyperion tra le principali case indipendenti, e poi il portale eClassical che gestisce altre etichette indipendenti come la BIS. Prezzi per album in lossless dello stesso ordine di grandezza (o anche inferiori) dei corrispondenti in formato compresso su iTunes.

Rimangono indietro le altre major che hanno online parte della loro produzione ma solo per alcuni paesi (tra cui mai il nostro), come la Sony Classical. Da aggiungere anche che per DG non tutta la produzione e' subito disponibile, le nuove uscite sono in genere solo su supporto fisico. Una scelta che forse vuole tutelare la rete dei negozi tradizionali. Come se il sistema per salvarli possa essere l'esclusiva limitata nel tempo. La UMG è pur sempre una major, lenta (per usare un eufemismo) nel capire le opportunità che offre la rete.


Il catalogo disponibile per download in formato lossless, nonostante le major, e' ormai abbastanza vasto e si può concludere che un appassionato può coprire praticamente ogni sua esigenza con il download,soprattutto se non è troppo focalizzato sugli interpreti, e quindi può passare, se vuole, ad una libreria musicale completamente dematerializzata. I pochi titoli che veramente gli interessano e che sono disponibili solo su supporto fisico potranno essere trasferiti in digitale via ripping.

Classica in alta definizione
Anche per la musica in alta definizione la situazione sta evolvendo positivamente. DG e Hyperion non mettono online materiale in HD ma eClassical e diverse altre etichette indipendenti lo fanno. Esempi sono Channel Classics, 2L, Linn Records. Da citare anche il portale iTrax con un catalogo sempre di produzioni indipendenti, un poco meno vario e vasto di quello di eClassical. Le scelte per chi è interessato al HD saranno meno ampie ma la produzione non è limitante.

Come test della situazione attuale ho provato ad acquistare qualcosa su eClassical, che potrebbe diventare una specie di iTunes per la classica, almeno per le indipendenti. Ogni tanto fanno anche offerte speciali, come quella che ho sfruttato, che proponeva allo stesso prezzo il materiale in HD, SD o MP3. Nello specifico era un album della pianista giapponese Noriko Ogawa. registrato e pubblicato dalla BIS e dedicato a tre celebri sonate di Mozart.


Oltre un'ora e mezza di musica con una esecuzione eccellente dal punto di vista tecnico (forse un po' troppo "precisa", almeno a mia sensazione) in definizione 24/96 ad un costo totale che è inferiore a quello di un album in formato compresso su iTunes. Unica osservazione, per chi e' interessato anche al multi canale, che il disco originale (un SACD) prevedeva anche questa opzione, mentre la versione in download e' solo stereo. Altra osservazione sulla frequenza di campionamento, che non è 88,2KHz come in genere avviene dopo il trasferimento da SACD, ma lo standard 96KHz. Probabilmente la registrazione originale non era DSD.

Il download e' realizzato con semplicità e grande efficacia, si usa direttamente il browser senza dover installare nessun componente aggiuntivo. Sono disponibili anche le copertine e il libretto in formato PDF. Chi vuole ricreare il disco fisico può semplicemente stamparli con una stampante a colori mantenendo il formato originale e inserirli in un jewel box. Ho provato anche la conversione in DVD universale con Lplex e funziona tutto.


Per chi cerca materiale multi canale il supporto fisico rimane invece la fonte prevalente per la musica. In download digitale e' reperibile praticamente solo il materiale presente sul sito iTrax. Mentre una buona parte delle etichette indipendenti, come ad esempio anche la BIS citata prima, e' registrata anche su 5 canali, ma distribuita solo su SACD fisico.

HDtracks
A volte chi arriva per primo in un nuovo settore ne ricava veramente vantaggi. È il caso di HDtracks, il portale dell'etichetta audiophile Chesky Records degli omonimi fratelli, che ha iniziato da subito una politica di accordi con altre case discografiche che gli consentono ormai di proporre e veicolare un catalogo abbastanza ampio, che comprende anche alcune etichette delle major. Una strategia analoga a quella di iTunes dei primi tempi che fa ora di HDtracks una specie di iTunes in scala, ma con contenuti HD e lossless.


Nonostante il nome, anzi, i contenuti in qualità CD sembrano in quantità e peso prevalenti rispetto a quelli in alta definizione, beneficiando della perdurante assenza di iniziative in questo senso da parte di Apple iTunes e dei suoi concorrenti.

Facendo un rapido tour sul portale per vedere quello che c'è si nota una presenza buona di interpreti anche ben noti/e collocabili in area "alternative", con prevalenza dei nomi USA rispetto a quelli UK. Per esempio e' disponibile tutta o quasi la produzione di Ani Di Franco, di Cat Power, di Norah Jones, di Esperanza Spalding, di Tori Amos.


Poco materiale invece per Beth Orton o Laura Marling, per verificare alcuni nomi inglesi. Nulla per cose più recenti dello stesso ambito come Bon Iver ( ma in questo ultimo caso non è poi così male).

I prezzi per gli album in formato lossless, qualità CD, sono medi, considerando il cambio attuale (poco più di 1,2 per $). Per un album completo occorrono 11,98 $ (prezzo secondo l'uso americano), quindi intorno ai 10 € con il cambio applicato da PayPal. Quindi quasi uguale al prezzo in formato compresso AAC 256kbps su iTunes, sicuramente é più conveniente. Come documentato in un precedente post il CD "fisico" su Amazon, spedizione compresi, in diversi casi riesce però a costare anche di meno. Il vantaggio del digital download rimane quindi concentrato nel fattore tempo.


HDtracks per l'alta definizione
Passando all'alta definizione per la quale HDtracks sarebbe nato, si notano subito nella pagina iniziale le interessanti partnership che il portale ha stretto nel frattempo. Con la Warner / Atlantic, con la EMI/Virgin Classics, conla Naxos, con la Blue Note, e due "store" specializzati per la produzione riversata in HD dei Rolling Stones e dei Doors.


Qui i prezzi sono più alti, al cambio circa 15 € per un album normale a 96KHz, intorno ai 23 per la risoluzione massima (24/192 o 24/188,2), quando è disponibile. Nessuno sconto, come si vede per la compilation dei singoli degli Stones, per album più estesi. In più c'è da considerare che la maggior parte del materiale HD e ' acquistabile solo ad intero album, non per singolo brano. Il confronto in questo caso non si applica perché quasi sempre l'unica opzione di acquisto in HD è questa via digital download.

Come test ho acquistato, con pagamento via PayPal (unico possibile dall'Europa) un album recente di Esperanza Spalding in risoluzione 24/96.



Poiché un visitatore del sito aveva a suo tempo espresso critiche a HDtracks perché aveva acquistato materiale 24/96 (o 24/88.2) che in realtà risultava troncato sopra i 20KHz (ma un altro visitatore lamentava invece la fallace illusione dell'HD, perché  sopra i 20 KHz non c'e nulla di udibile per l'orecchio umano, opinioni divergenti) ho eseguito anche l'analisi spettrale:


Predominanza della parte bassa dello spettro (d'altra parte la titolare è una bassista) e nessun troncamento a 20KHz, e quindi nessuna incoerenza di HDtracks. Le frequenze oltre i 20Khz ci sono. Utili o inutili che siano (ma il plus principale dell'HD sono i 24 bit di risoluzione).

Riguardo all'utilizzo pratico, il download su HDtracks è realizzato con una applicazione apposita da scaricare e installare, quindi già più scomodo e meno immediato all'origine, e in più, almeno in questo caso (in precedenza non mi era capitato) non funziona molto bene. Su Windows 7 e con una connessione di rete a 20Mb nominali, quindi in condizioni ottimali ala data, il download si è bloccato più volte. La procedura di resume è semplice e si effettua dal sito (bisogna reinstallare il componente) ma non ci si aspettano questi problemi da un download di contenuti audio, seppur HD, di circa 1GB come dimensione complessiva.
Da segnalare infine che formalmente HDtracks rimane sempre ad accesso limitato per gli acquisti agli utenti USA. Un blocco facilmente superabile usando PayPal per gli acquisti. Anche da questo lato tutto fermo quindi alla situazione di tre anni fa.

Apple iTunes
Commercialmente vivace e con continue novità, ma non sul versante audio. Qui il passo avanti e' stato passare negli scorsi 2 anni per tutto il nuovo catalogo dalla compressione AAC a 128kbps a quella a 256kbps, estendendo l'incremento di qualità anche alle intere librerie dei clienti, passando a iTunes Match.

Nulla invece all'orizzonte per la musica in formato lossless e a maggior ragione nulla neanche per l'alta definizione, nonostante le proposte e i contatti a suo tempo avviati da Neil Young, nuovo profeta dell'HD, incurante dei negazionisti tecnologici, con lo stesso Steve Jobs. La realtà e' che secondo Apple non c'è interesse per questo tipo di evoluzione, la qualità a 256 per l'ascolto in cuffia (prevalente ormai) o al limite con l'impianto audio 2.1 collegato al PC, e' più che sufficiente per la musica moderna. Stanno invece investendo sull'HD nel video, dove la differenza si "vede" più facilmente ed è ricercata.

Unica novità nell'audio e' la sezione "masterizzato per iTunes" (mastered for iTunes).


La risoluzione e' sempre 256kbps, in formato compresso, ma attraverso una serie di accorgimento il suono e' reso più ricco e con maggiore dinamica. Una opportunità sia per chi acquista da iTunes, sia per chi vi inserisce contenuti da vendere.


Provato a scaricare qualcosa (come alcune cose di Lana Del Rey e musica classica), come si vede nell'immagine si tratta di semplice audio a 256Kbps. L'ascolto e' buono, ma non potendo fare il confronto è difficile dire se ci siano miglioramenti significativi o almeno udibili. Sulla musica classica la impressione e' che un vero miglioramento si avrebbe passando al lossless, senza sforzarsi ulteriormente sulla compressione, che tecnicamente non serve più, come dimostra il materiale video HD generosamente inserito e scaricabile dal portale. Una iniziativa che non fa pare passi avanti verso l'audio di qualità.

Per l'audio di qualità su iTunes bisogna aspettare ancora.

sabato 17 novembre 2012

Musica public domain - Parte II

Per completare il post precedente sulla musica public domain può essere utile approfondire chi sono quelle compagnie che accampano diritti sui brani musicali eseguiti oltre 50 anni fa, e per conto di chi lo fanno.

Come si è visto le compagnie che hanno posto un claim su YouTube sono IODA e Believe, più la UMG (Universal Music Group, la prima delle major) ed altre per il brano Airegin eseguito dal quintetto di Miles Davis, ma solo in Germania. Vediamo chi sono.

IODA
Una compagnia inglese, recentemente fusa con la compagnia americana The Orchard, si occupa proprio di distribuzione di contenuti musicali in rete (digital copyrights) e quindi di esazione dei diritti per conto dei suoi clienti.


Il primo controllo e' quindi se tra i clienti di IODA ci siano effettivamente gli esecutori o gli autori dei brani su cui viene fatta una rivendicazione di diritti. Cominciamo dalla performance. La esecuzione originale del 1954 era stata registrata dalla Prestige Records, che quindi è il detentore dei diritti, ancora esigibili in USA come sappiamo (ma scaduti in Europa ). La Prestige Records ha cessato le attività da molti anni e tutto il catalogo e' stato acquisito da Concord Music Group, che a sua volta si appoggia per la distribuzione a livello mondiale alla UMG. Quindi cosa c'entra IODA? Cerchiamo nel suo sito un elenco degli artisti sotto contratto ma questo elenco non c'è. Poiché si è fusa con The Orchard possiamo cercare nel sito del "frutteto". Per gli artisti jazz c'è una apposita sezione, con un elenco a quanto si capisce esaustivo, comprendente anche alcuni musicisti storici, ma nessuno dei cinque esecutori dei due storici brani inseriti come test.



Un caso di furto di diritti?
Su Internet in numerosi forum si parla di IODA più o meno come si parla negli ultimi tempi di Equitalia, accusandola di tutto e in particolare di essere dedita sistematicamente ad accampare diritti su produzione originale, public domain e comunque non propria. Allo scopo di intercettare i guadagni pubblicitari su YouTube. Sono incappato in questa situazione e in una società che reclama diritti a prescindere? Non so se negli altri casi sia vero, ma in questo credo proprio di no. Compagnie multinazionali come la UMG sono molto attente nella tutela dei loro diritti, in particolari di artisti ancora attuali come Miles Davis e ancora attivi come Sonny Rollins, e ritengo improbabile che possano lasciare un concorrente libero di pascolare nei loro campi. E' più probabile che IODA abbia un accordo con la UMG o con l'editore di Rollins. Accordo non necessariamente né obbligatoriamente citato sul sito della organizzazione.

Believe
Anche questa è una società che si occupa di digital rights. Una piccola multinazionale attiva nei principali paesi europei più gli USA, Believe, come le società citate in precedenza, cura la tutela dei diritti digitali di una serie piuttosto ampia e significativa di artisti, anche italiani. Da notare che è stata fondata (nel 2004) dal creatore, in anni precedenti, del noto sito MP3.com (il primo a sfruttare la compressione della musica) e poi dell'altrettanto noto portale di digital download eMusic.


Anche per Believe la ricerca se tra gli artisti ci fossero Davis e Rollins non ha dato riscontri positivi. Valgono quindi le considerazioni fatte in precedenza.
Con l'aggiunta che, se accordo c'è, non è probabilmente di esclusiva, visto che società diverse lo accampano sulle stesse esecuzioni e/o sulle stesse composizioni. Può darsi che ci sia una suddivisione per paese. Certo,se fosse così, la suddivisione del ricavo pubblicitario ricorderebbe la divisione dell'atomo. Una quota a YouTube e una quota al "caricatore" (se partecipa alla pubblicità). Poi, per la quota YouTube, una parte a Google, una a IODA ed una a Believe. E poi da ciascuna di questi una ulteriore quota all'effettivo detentore dei diritti, UMG. E infine, buoni ultimi, e sempre in quota parte, gli eredi di Davis e il grande Sonny.

I diritti in Germania
Mi è capitato in altri casi (Dry Run di Joan Armatrading, sempre UMG la major) che il video sia caricato su YouTube e normalmente ascoltabile, ma bloccato in Germania. La legislazione del più grande paese europeo sembra quindi essere più restrittiva di altre.

In questo caso, in particolare, l'origine del nuovo copyright sembra essere una riedizione rimasterizzata dei classici di Davis e Rollins incisi per la Prestige negli anni '50. E' la serie Prestige RVG Remaster, pubblicata da Concord Music Group, dove RVG sta per Rudy Van Gelder, celebre produttore e tecnico del suono. Tra i brani rimasterizzati c'è Airegin ma non But Not For Me e difatti solo sul primo brano compare questo claim (con blocco) dei diritti. I controlli di YouTube sembrano quindi effettivamente mirati e non aleatori come affermato in diversi forum.

Sembra anche che, almeno in Germania, il remaster (con obiettivo di miglioramento della qualità) di una vecchia registrazione fa ripartire l'orologio della validità dei diritti per gli esecutori.
Resta il fatto che il brano che ho caricato su YouTube non proviene affatto da questo remaster. Proviene invece dalla digitalizzazione degli LP originali. Il concetto di tutela per un remaster è piuttosto vago, una volta che l'originale sia stato trasferito, compresso e ricompresso per YouTube.

Ultima osservazione su altre due compagnie di gestione diritti, una tedesca (Kontor New Media) ed una californiana (INgrooves) che si aggiungono alla lunga lista di quelli che si aspettano di guadagnare qualcosa, in questo caso dalla distribuzione digitale (ma non su YouTube) di questo brano.

sabato 10 novembre 2012

Musica public domain

Le diverse normative sul diritto d'autore in vigore nei vari paesi (non sono uniformi) consentono ad una certa parte della musica registrata nel corso del 900 di essere di pubblico dominio, quindi inseribile su siti web per ascoltarla in streaming o scaricarla in download, sia a titolo gratuito che a pagamento, oppure utilizzabile come contenuto per la produzione di CD o altri supporti fisici, normalmente a pagamento in questo caso, oppure ancora come base musicale in pubblicità, presentazioni, spot o altri usi.

Il tempo trascorso dalle prime registrazioni di qualità ancora utilizzabili oggi (anni '40 del 900) e la persistente validità ed interesse di esecuzioni anche di decenni fa rende questa opportunità piuttosto interessante. Vi dedichiamo quindi una pagina ad hoc su Musica & Memoria, nella quale sono sintetizzate le condizioni in base alle quali la musica può essere effettivamente public domain, facendo ricorso anche ad alcune prove pratiche di messa in linea, i cui risultati sono illustrati in questo post.

Quando un brano è public domain
Premettiamo subito però che le condizioni di musica effettivamente a diritti scaduti, in particolare per diffusione su Internet, si applicano ancora e soltanto in pochi e ristretti casi.
Rimandando alla pagina citata di Musica & Memoria per tutti gli approfondimenti, anticipo solo, per rendere più agevole la lettura le condizioni principali perché un brano sia public domain (a parte la esplicita volontà dell'autore / interprete:
  • la esecuzione è anteriore rispetto al momento della pubblicazione di 50 anni (in Europa) o al 1923 (in USA)
  • l'autore della composizione musicale è scomparso da più di 70 anni o è ignoto.
YouTube come verificatore indipendente
Per controllare se la musica che si intende mettere su un sito è effettivamente public domain, senza aspettare che si faccia vivo il detentore dei diritti, vero o presunto che sia (ma sempre più potente e agguerrito di un sito o di un blog normale) con probabili conseguenze negative, un sistema molto semplice ed abbastanza efficace è utilizzare YouTube come test preventivo.
Youtube fa riferimento alla legislazione USA e quindi di public domain in senso stretto se ne troverà ben poco, ma si potrà anche individuare grazie a YouTube chi sono i detentori dei diritti.

Primo test: un brano molto noto ma registrato oltre 50 anni fa
La prima prova la facciamo con una celebre esecuzione del quintetto di Miles Davis, con Sonny Rollins al sax tenore, impegnato in un brano molto noto dello stesso Rollins, Airegin (Nigeria al contrario, omaggio ante litteram alla africanità). La esecuzione è del 1954, quindi oltre 50 anni fa, la casa dicografica, la Prestige non può più accampare diritti in Europa ma li detiene ancora in USA
Mentre i diritti d'autore per il grande sassofonista sono ben presenti. Il risultato dell'upload su YouTube si può vedere nella immagine seguente.


Grazie a YouTube scopriamo che i diritti della esecuzione sono curati da due editori, la IODA del gruppo Orchid Music e la Believe, probabilmente su aree geografiche diverse. A cui si aggiungono altri sei detentori dei diritti che curano, a quanto si legge, i diritti di un remastering della stessa esecuzione, ma solo in Germania, forse perché pubblicata in quel paese, oppure perché in Germania la legislazione copre anche questo caso.

Secondo test: uno standard con diritti d'autore scaduti.
Altre interpretazioni nella stessa sessione sono invece di classici, di standard, come But Not For Me di George Gershwin o The Way You Look Tonight di Jerome Kern e Dorothy Fields. Kern è scomparso nel 1945 e quindi per i suoi eredi (se esistono) i diritti d'autore sono ancora efficaci sino al 2015. La Fields invece è scomparsa nel 1974 e quindi nel suo caso la liberatoria dei diritti avverrebbe, un po' più in la', nel 2044. George Gershwin è scomparso invece prematuramente nel 1937 e quindi i diritti degli eredi sono scaduti nel 2007, e la canzone dovrebbe essere ormai public domain. Ma non è detto, perché l'autore del testo era il fratello maggiore Ira Gershwin, che è vissuto molto più a lungo, sino al 1984. Ovviamente la interpretazione di Miles Davis con Rollins non include il testo, ma gli autori è possibile che non siano divisibili per un'opera d'ingegno unitaria (il testo influenza la musica e viceversa) e quindi anche per questo brano potrebbe teoricamente uscire fuori un detentore dei diritti ad esigerli. Come vediamo dal test però ancora una volta non è il detentore dei diritti d'autore a pretenderli su YouTube.


Anche in questo caso sono IODA e Believe a reclamare diritti, ma sulla esecuzione, per conto degli interpreti (se non li hanno ceduti indefinitamente) e/o della casa discografica, non per conto dell'autore. Poiché in USA questi diritti sono ancora attivi, il motivo della notifica sui diritti dovrebbe essere proprio nella legislazione americana. Poiché il portale è internazionale e non può bloccare gli accessi dagli USA, si tratta di una asserzione corretta, non è quindi applicabile la contestazione che, come si vede, l'uploader potrebbe anche esercitare (vedi immagine seguente).


Si può concludere quindi che questo brano su un sito oscurato per visitatori usa potrebbe anche essere trattato come public domain, oltre che essere pubblicato su CD in Europa.
Da notare inoltre che i detentori dei diritti ne consentono comunque la diffusione, vediamo dopo il perché.

Terzo test: un brano sempre con diritti di esecuzione scaduti, ma meno noto
In questo caso abbiamo provato a caricare su YouTube un brano registrato sempre a New York, ma qualche anno prima, nel 1949, da uno dei pionieri del be-bop, il bassista e violoncellista Oscar Pettiford, con il suo sestetto nel quale spiccava il celebre sax baritono Serge Chaloff. Il brano che ho scelto è Bop Scotch ed è a firma proprio di Pettiford e Chaloff ed è stato ripubblicato qualche anno fa  come bonus track su un CD dedicato al jazzista americano.


Come si vede nella immagine nessun editore o collecting society reclama diritti su questo brano. Una azione che di solito segue di pochi minuti l'upload, ma che qualche arriva ore dopo, e che in questo caso non pare essere stata avviata da nessuno. La situazione tecnicamente è la stessa del brano precedente. La differenza probabilmente risiede nel fatto che chi potrebbe accampare diritti (tutti i membri del sestetto più i due autori più la casa discografica) ha chiuso i contratti di esazione diritti con le società che fanno questo mestiere (e che non lo fanno gratis) considerando probabilmente che per brani così poco noto e lontani nel tempo non ne vale la pena. E naturalmente c'è anche da considerare il fattore tempo, sono passati più di 60 anni, la qualità della registrazione è adatta per una testimonianza storica, più che per un ascolto odierno.

Quarto test: un brano sicuramente public domain
Un brano tradizionale registrato in Europa tra il 1945 e il 1950 è sicuramente public domain. A maggior ragione se nel libretto interno del CD, pubblicato da Proper Records nel 2000, è specificato che è proprio così per 33 dei 40 brani contenuti in questa antologia di canzoni, reels e jigs popolari irlandesi.
Quella che ho scelto per il test, molto bella, si chiama "The Maid Of The Moorlaugh Shore" e già si capisce che è una tipica storia di promessa sposa sfortunata. Una volta caricata su YouTube, per circa 24 ore è stata valutata libera da ogni diritto di diffusione, poi sono comparsi e reclamarli "one or more publishing rights collecting societies", come si vede nella videata seguente.


Sfidando coraggiosamente la velata minaccia che, in caso di reclamo infondato, il mio canale YouTube poteva essere chiuso (come si legge nel testo della contestazione) ho comunque voluto provare l'efficacia di questa procedura. D'altra parte la mia buona fede era evidente e dimostrabile, poggiandosi sulla declaratoria contenuta nel disco stesso. Mi aspettavo una procedura lunga, o eventuali richieste di ulteriori elementi o chiarimenti, una certa resistenza da parte di queste collecting societies non precisate alle quali, immaginavo, YouTube avrebbe girato la contestazione.

Ma non è andata così, meno di un minuto dopo l'invio della contestazione è arrivata questa email all'account associato al canale YouTube.


Come si vede la contestazione stessa ha fatto decadere la pretesa, ad opera, evidentemente, non di un intervento umano ma di una procedura informatizzata. Contestualmente spariva l'avviso "corrispondenza con contenuti di terze parti".

Su questo esito, credo definitivo (vedremo in seguito) posso tentare solo alcune ipotesi. Partendo dal fatto che detentori dei diritti e collecting societies in genere hanno convenienza economica a dichiarare la proprietà dei diritti, e poi consentire comunque la diffusione. In questo modo infatti possono ottenere una parte dei ricavi pubblicitari raccolti da YouTube per la diffusione di quel video. Entrate che, per video di successo, sono convinto che siano superiori allo sfruttamento con metodi tradizionali del brano originale, spesso molto particolare e ormai fuori mercato (come in questo caso).
Posso quindi supporre che tra il soggetto che accampa i diritti e il "caricatore" YouTube / Google in caso di contestazione dia più credito al secondo, che non ha nulla da guadagnare nella contestazione, anzi casomai rischia la chiusura del canale (che a volte partecipa anch'esso alla raccolta pubblicitaria).
Da qui la chiusura automatica della contestazione.
E' soltanto una ipotesi comunque.

Ultimo test: un altro brano tradizionale irlandese
Come ulteriore controprova ho caricato anche uno dei brani dell'antologia scelto tra quelli che nelle note non erano dichiarati public domain. A quanto ho capito in questo caso l'interprete (Angela Murphy) era professionista.



Come si vede anche in questo caso non è emerso (neanche a distanza di alcuni giorni) alcun pretendente i diritti. Può darsi che siano scaduti o siano cessate le convenzioni nel frattempo (il disco era stato pubblicato nel 2000) oppure può essere che il curatore dei diritti non si sia accreditato su YouTube.

In sintesi
Da questi test si conferma che con grande attenzione si può diffondere o distribuire, e in generale gestire anche musica public domain in un sito. Punti critici sono i diritti d'autore, non è facilmente individuabile chi li cura in un ambito mondiale, e la necessità di filtrare il traffico dai paesi dove i tempi di scadenza dei diritti dell'esecuzione sono più lunghi che non da noi.

(Se qualcuno ha la curiosità di vedere ed ascoltare questi video li può cercare con il titolo direttamente su YouTube. Non inserisco i link per via delle norme che regolano lo sfruttamento pubblicitario di video YouTube linkato o embedded)

lunedì 29 ottobre 2012

Audio Review: fine di un'epoca

A sorpresa, senza che nei numeri precedenti fossero anticipate criticità di sorta, nell'ultimo numero di Audio Review uscito in edicola nei giorni scorsi, il numero 337 di ottobre 2012' l'editoriale del fondatore Paolo Nuti e quello in ultima pagina del direttore Roberto Lucchesi annunciano la chiusura della storica rivista, da molto tempo se non da sempre la principale del settore in Italia. Solo l'editoriale del responsabile della (ottima) sezione musica, Federico Guglielmi, parla dell'eventualità in termini ipotetici, ma aveva preannunciato problemi il mese scorso e ospita una lunga lettera preoccupata di un lettore. Una chiusura peraltro, a quello che si legge, definitiva, e che rimanda al sito ma solo come memoria storica dei numeri pubblicati.

Con la chiusura di Audio Review finisce veramente un'epoca per l'alta fedeltà in Italia. La rivista infatti nasce da una scissione, dalla costola di Suono Stereo, la rivista nata negli anni '70 per iniziativa, tra gli altri, proprio di Paolo Nuti, e che ha accompagnato la crescita tumultuosa del settore. Talmente ricettivo da consentire la creazione di una rivista derivata di taglio più "popolare", con prove semplificate e più orientata ai neofiti, Stereoplay. Oltre a varie riviste concorrenti. Con Audio Review (o semplicemente AR) e' proseguita la linea di Suono, incentrata soprattutto sulle misure di laboratorio, con aggiornamenti dettati dalla evoluzione del mercato e delle priorità degli appassionati, con la introduzione di una sezione Audio Club di prove di ascolto senza test e la progressiva espansione della parte musicale, prima affidata a Maurizio Crisostomi e poi a Guglielmi.

NB: Come riportato più diffusamente nei commenti, nelle settimane successive alla pubblicazione di questo post un gruppo di redattori ha rilevato il periodico e ha potuto far proseguire le pubblicazioni, assieme a quelle delle riviste del gruppo Audio Costruzioni e Car Stereo, con una revisione della linea editoriale e la definitiva uscita di Nuti e Ferrarese. Ad oggi (marzo 2014) le pubblicazioni proseguono con la formula "tre riviste in una" a cura della coop dei redattori.


Cosa e' successo?

Non voglio fare qui una una storia della rivista o dell'editoria del settore in Italia ne' considerazioni sulla validità o meno delle riviste tradizionali, che ho già inserito in un post diverso tempo fa. La situazione e' questa, il mondo e' cambiato e fare considerazioni sul buon tempo andato, ammesso poi che fosse veramente migliore, non penso sia molto utile. Mi spiacerà non poter proseguire l'abitudine di leggere ogni mese la rivista che il mio edicolante mi mette da parte regolarmente. E mi spiace soprattutto per tutti quelli che vi hanno lavorato sino ad ora in vari ruoli, incluso il mio ex compagno di liceo Dario Tassa, storico curatore della linea grafica della rivista (e, prima, di Suono).

Più interessante e' capire come mai non sia possibile, in un paese dove esistono e resistono centinaia di riviste mensili specializzate, e dedicate ad ogni argomento anche veramente di nicchia (mi risulta che esistano ben due riviste specializzate sulla caccia al cinghiale, non so cosa possano scrivere tutti i mesi) non c'è spazio per una rivista che tratta degli strumenti per ascoltare la musica, un interesse che accomuna milioni di persone, tenendo anche conto che le altre due riviste rimaste, Suono nella nuova edizione più orientata alla musica, e Fedeltà del suono (FDS) sempre più ridotta nei contenuti, non sembrano in ottima salute, ed una nuova rivista molto ben fatta e che trattava anche AF Digitale, ha chiuso anch'essa pochi mesi fa.

Il colpevole sarebbe sempre il solito, Internet. Dove si trovano le stesse informazioni, recensioni, prezzi, nuovi prodotti, discussioni e confronti, per di più gratis e indipendenti, non condizionate dagli inserzionisti, acquirenti degli spazi pubblicitari, principale fonte di ricavo per le riviste. E poi naturalmente la crisi.

Non sono convinto che sia così. Le riviste online sono strutturate in modo diverso e anzi ben poche sono strutturate in forma di rivista così da costituirne una alternativa. Sono prodotti editoriali ben diversi che potrebbero convivere, almeno sino a quando resisterà la carta stampata. E basta entrare in una edicola per verificare che resiste eccome.

Penso invece che il motivo sia legato a questo specifico settore, ed in particole ad un elemento che cita nel suo editoriale proprio Federico Guglielmi: la mancanza di di ricambio nel parco-lettori. Con una aggiunta, la progressiva riduzione in numero e peso specifico dei distributori-importatori, che sono poi i naturali inserzionisti per queste riviste.

Una rivista impostata come AR ha un costo elevato, soprattutto per la necessità di effettuare prove di laboratorio con strumenti di misura complessi che richiedono redattori e tecnici competenti. E si aggiunge a questo la scelta di coprire a 360 gradi il settore, dalle novità al vintage, dal vinile alla musica su computer, dai prodotti high-end fuori dalla portata per il 99,76% degli italiani (in base alle ultime dichiarazioni dei redditi ufficiali) ai prodotti entry level, dalle grandi mostre internazionali alle visite ai produttori. Quindi una redazìone ampia e costi elevati che possono essere coperti soltanto da vendite in edicola coerenti (nella seconda metà dei '70 se ben ricordo vendeva oltre 100 mila copie, era ai livelli di Quattroruote) e inserzioni numerose e a tariffe elevate.

Con gli anni i lettori interessati sono costantemente diminuiti. Dispersi in parte gli appassionati nelle varie tendenze ( o sette) dell'high-end, per nulla interessata al l'hi-fi, all'ascolto lungo e concentrato, all'ascolto open-air la generazione MP3 e quindi lontanissima anche solo dall'idea di acquistare una rivista. Poi l'antitesi alle riviste troppo sensibili agli interessi commerciali, le alternative gratis su Internet. Un calo fisiologico e inarrestabile.

Sul lato degli inserzionisti i grandi nomi dell'elettronica di consumo hanno abbandonato il settore (Pioneer) o l'hanno mantenuto per veicolarlo tramite gli stessi canali del "nero" e non vedevano alcun ritorno dalla pubblicità su una rivista specializzata e fatalmente orientata alla produzione specializzata, high-end, non di massa, che interessava ai suoi lettori. Pur se AR su questo versante ha continuato a garantire una presenza.

Gli importatori / distributori di marchi specializzati si sono ridotti di numero e peso perché alcune case più importanti hanno raggiunto una dimensione sufficiente a curare la distribuzione e la promozione in proprio, e la riduzione del mercato, sempre più frammentato, con sempre meno appassionati disposti a spendere cifre importanti per la heavy rotation dei componenti ha fatto il resto.

In conclusione, lettori in calo e senza possibilità di risalita, inserzionisti in calo numerico e tariffe pubblicitarie in diminuzione come per tutta la carta stampata (e come conseguenza della riduzione delle tirature) e costi interni non comprimibili sotto una certa soglia senza stravolgere l'impostazione della rivista, e si è arrivati così alla conclusione. Come d'altra parte scrive un po' tra le righe lo stesso Nuti.

Si poteva contrastare il calo dei lettori?

Condizioni per una ripresa del settore potevano essere negli anni passati il passaggio dal CD all'alta definizione, con il SACD, o il passaggio dalla stereofonia al multi canale. Due rivoluzioni nel settore che avrebbero richiesto un rinnovo quasi totale degli impianti e quindi un rilancio del mercato e, con esso, delle riviste. Ma sappiamo che non è andata così, neanche per lontana approssimazione. Le prime a non crederai sono state le case discografiche, che non hanno prodotto ne' promozionato nulla o quasi nei nuovi formati, che sono poi rimasti, come sappiamo, solo nel piccolo giardinetto della classica, che certo non poteva garantire un indotto tale da influire sui numeri complessivi del settore. E neanche dai produttori di hardware, che hanno seguito un approccio wait & see, e sono rimasti a guardare.

AR ha seguito e ha cercato di spingere entrambe le transizioni, pubblicando per anni una sezione di nuove uscite su SACD e sforzandosi di vedere, negli editoriali di Nuti e negli articoli, uno sviluppo che nella realtà, come si è visto non c'era. E che una rivista comunque di nicchia da sola non poteva creare. In questo modo ha perso anche qualche punto tra gli appassionati duri e puri, che l'hanno (ingiustamente, a mio parere) catalogata subito come troppo sensibile agli interessi commerciali delle case discografiche e dei produttori di elettroniche. Quali interessi non saprei proprio, visto che avere un ritorno commerciale senza mettere sul mercato nulla e, nel caso che lo facessero, senza fare nessuna promozione pubblicitaria, non è proprio possibile nel mondo conosciuto. In realtà non ci hanno mai creduto e dopo le prime analisi di mercato hanno stimato che il ritorno dei cospicui investimenti (soprattutto pubblicitari) non ci sarebbe stato e hanno lasciato perdere.

Da ultima la musica liquida (una definizione introdotta proprio in casa AR ) a cui peraltro è dedicato in gran parte anche questo blog. E anche qui, come sappiamo, promozione e adesione un po' più convinta da parte dei produttori di hardware ma zero coinvolgimento da parte delle majors, dopo 2-3 anni e' ancora un settore di nicchia.

La passione di AR per queste nuove tecnologie era puramente tecnologica, in coerenza con la linea seguita sin dai primi anni '70, da positivisti entusiasti della tecnologia applicata alla musica. Se avessero seguito i loro interessi commerciali avrebbero dovuto casomai convertirsi al vinile e ridurre le prove con misure o eliminarle del tutto. Ma sono stati invece sempre coerenti, anche contro i loro interessi, a dispetto delle accuse ripetute di inclinazione commerciale. Che peraltro non è una colpa in se', una rivista specializzata e' anche una impresa e deve produrre un utile. Certo, rimanendo imparziale nei giudizi. Considerazioni comunque molto facili con il senno di poi e mi scuso se sembrano troppo nette.

Il vero problema

Il vero problema che la chiusura di Audio Review evidenzia rimane però la progressiva marginalizzazione dell'audio. Mentre nel video si assiste ai continui lancio di nuove tecnologie, accolte più o meno favorevolmente dal mercato, ma sempre accolte perché c'è un interesse e un desiderio di vedere sempre meglio, in modo più realistico (alta fedeltà ?) le immagini in movimento di film e documentari, e lo stesso avviene per la fotografia digitale. L'audio rimane invece bloccato e sembra non riuscire ad uscire, almeno per il mercato di massa, neanche dalla compressione. I colpevoli? Sempre loro, le case discografiche principali, le majors, e la loro incapacità (che si è ritorta pesantemente contro i loro stessi interessi) di gestire la rivoluzione della musica su Internet e le grandi opportunità che proponeva ( e che qualcun altro ha saputo cogliere in pieno).